Alberto Perino ASSOLTO perché il fatto non sussiste

Tav: difesa, “Perino è da sempre non violento” (ANSA) – TORINO, 13 DIC – 

“La sentenza dimostra una volta di più che Perino è da sempre non violento”. Questo il commento dell’avvocato Danilo Ghia, che insieme alla collega Cristina Patrito ha difeso Alberto Perino, 71 anni, nel processo – terminato oggi con l’assoluzione – in cui il leader storico dei No Tav era a accusato di violenza a pubblico ufficiale.  
“Semplicemente – aggiunge Ghia – Perino non ha commesso i fatti che gli erano contestati”. Gli episodi si riferivano a un parapiglia durante una manifestazione a Condove.
(ANSA). BRL 13-DIC-17 10:46

Tav: Perino assolto in appello da accusa lesioni carabinieri
(ANSA) – TORINO, 13 DIC – 

E’ stato assolto in appello dall’accusa di avere aggredito due carabinieri (rpt due carabinieri) Alberto Perino, leader carismatico del movimento No Tav della Valle di Susa. La sentenza è stata pronunciata dalla corte d’appello di Torino, che ha ribaltato quella di primo grado, che aveva visto Perino condannato a nove mesi senza la condizionale.
L’episodio contestato si era svolto il 20 gennaio 2010 a Condove, durante una manifestazione No Tav. Perino, accusato di violenza e lesioni a pubblico ufficiale, difeso dagli avvocati Cristina Patrito e Danilo Ghia, ha sempre negato tutto.
(ANSA). BRL 13-DIC-17 10:37

Tav: Perino assolto in appello da accusa lesioni poliziotti (ANSA) –

TORINO, 13 DIC – E’ stato assolto in appello dall’accusa di avere aggredito degli agenti di polizia Alberto Perino, leader carismatico del movimento No Tav della Valle di Susa. La sentenza è stata pronunciata dalla corte d’appello di Torino, che ha ribaltato quella di primo grado, che aveva visto Perino condannato a nove mesi senza la condizionale.
L’episodio contestato si era svolto il 20 gennaio 2010 a Condove, durante una manifestazione No Tav. Perino, accusato di violenza e lesioni a pubblico ufficiale, difeso dagli avvocati Cristina Patrito e Danilo Ghia, ha sempre negato tutto.
(ANSA). BRL 13-DIC-17 10:34

COSTI GONFIATI E CANTIERI SEMPRE IN RITARDO. SI INCRINA IL MITO DELLA PUNTUALITÀ TEDESCA

http://www.lastampa.it/2017/12/11/esteri/costi-gonfiati-e-cantieri-sempre-in-ritardo-si-incrina-il-mito-della-puntualit-tedesca-Pin5W2GN82ZuAzLE7v9PNK/pagina.html

Un guasto rovina l’inaugurazione del treno Berlino-Monaco. A Stoccarda 5 anni di lavori extra per la stazione

AFP

La cancelliera Angela Merkel all’inaugurazione del treno superveloce da Berlino a Monaco

Pubblicato il 11/12/2017
WALTER RAUHE
BERLINO

Doveva essere un’inaugurazione in pompa magna per festeggiare la più grande e costosa opera infrastrutturale dai tempi della riunificazione tedesca. Ma già poche ore dopo l’entrata in funzione della nuova linea ad alta velocità fra Berlino e Monaco si è verificato un imprevisto piuttosto imbarazzante per la Deutsche Bahn e il suo nuovissimo treno superveloce Ice poco prima battezzato in grande stile dalla cancelliera Angela Merkel. 

Sabato il treno è rimasto bloccato a causa di un guasto tecnico in un tunnel della nuova tratta fra il Nord e il Sud della Germania, arrivando a destinazione nella notte con oltre due ore di ritardo. È solo l’ultimo e più eclatante flop in una lunghissima serie di pasticci e ritardi che sembrano affliggere come un morbo le grandi opere pubbliche in Germania. I casi dei cantieri scandalo, degli errori di progettazione, delle lungaggini burocratiche e dello sperpero di denaro pubblico non si contano ormai più.  

A guidare la lista nera delle opere incompiute è il progetto di «Stoccarda 21», che costerà 4 miliardi di euro in più e verrà ultimato con cinque anni di ritardo rispetto alle previsioni. Da ormai dieci anni si scava per il trasferimento dell’attuale stazione centrale di testa ad una nuova stazione di transito situata a 20 metri di profondità e alla costruzione del passante ferroviario lungo 10 chilometri, che aggiungerebbe uno degli ultimi tasselli mancanti alla nuova magistrale europea che in futuro collegherà Parigi a Budapest. Ma i lavori non procedono, i costi lievitano a dismisura e i 620mila abitanti della città subiscono ormai rassegnati i pesanti disagi di un cantiere che non sembra finire mai. Stoccarda 21 è così diventato per la Germania quello che per l’Italia è la Tav in Val di Susa. 

Un altro flop clamoroso è quello del nuovo aeroporto di Berlino-Brandeburgo (Ber). Iniziati nel 2006, i lavori dovevano terminare nell’estate del 2012, quando però solo un mese prima dell’inaugurazione ufficiale, l’entrata in esercizio del mega hub venne rinviata per problemi all’impianto antincendio. Fino ad oggi l’aeroporto, anche se praticamente finito, non è stato ancora aperto e la sua entrata in funzione non è prevista prima del 2021, quando gli investimenti saranno lievitati dai 2,2 miliardi iniziali a ben 8 miliardi. Non solo. Il giorno che verrà finalmente inaugurato, sarà già troppo piccolo: era stato progettato per 27 milioni di passeggeri; ma già oggi da Tegel e Schönefeld ne transitano 33 milioni.  

Storia simile ad Amburgo. Qui la nuova sede della Filarmonica sull’Elba è stata aperta al pubblico. Per realizzarla ci sono voluti 7 anni più del previsto e dai 77 milioni preventivati si è arrivati alla bellezza di 789 milioni di euro. A confronto, il restauro della sede storica della Staatsoper di Berlino è costato una sciocchezza. «Appena» 400 milioni, contro i 240 preventivati. Per realizzare la nuova linea Berlino-Monaco ci sono voluti invece 4,5 miliardi e 10 anni in più. I treni «superveloci» impiegano ora 4 ore e 47 minuti, quasi 2 ore in meno rispetto a prima. Non proprio un record per 580 chilometri di tracciato. Ma a frenare il superveloce sono state in questo caso le interferenze dei potenti governi regionali, che hanno imposto alle ferrovie federali fermate obbligatorie nelle proprie stazioni. In tutto sette, comprese quelle improbabili di Wittenberg (50mila abitanti), Bamberga (70mila) o Coburg (41mila). 

Alla fin troppo «allegra» gestione dei soldi dei contribuenti si aggiungono le massicce proteste della popolazione. Nel caso di Stoccarda 21, gli scontri fra ambientalisti e polizia hanno provocato un terremoto politico nel Land del Baden Württemberg. L’ex roccaforte cristiano-democratica venne conquistata nel 2011 dai Verdi di Winfried Kretschmann. Lui, sospinto dalle proteste contro il passante, divenne il primo governatore verde in Germania con il 30,3% dei voti.  

UKRAINE : RIEN NE VA PLUS ENTRE LES MERCENAIRES DES USA !

NOVOROSSIYA COORDINATION CENTER/

Новороссия Новости/ 2017 12 09/

NOVO - LM saakashvili vs kiev (2017 12 09) FR 2

Après une tentative ratée, l’Ukraine a arrêté Mikhail Saakashvili … Rien ne va plus entre Poroshenko, le chef de la junte de Kiev, et l’ex président géorgien Saakashvili !

Les services de sécurité ukrainiens ont annoncé avoir réussi à arrêter à nouveau vendredi l’ex-président géorgien Mikhail Saakashvili, après avoir échoué dans une tentative précédente de détenir cet adversaire du président ukrainien Petro Porochenko. L’ancien président géorgien, devenu opposant ukrainien après avoir dirigé Odessa pour le compte de la Junte de kiev, avait été arrêté Mardi dernier. Avant d’être libéré par ses partisans descendus dans la rue.

LE MEDIAMENSONGE DU PROCUREUR GENERAL DE KIEV AVALISE PAR LES MEDIAS DE L’OTAN

Le procureur général Yuriy Lutsenko a précisé que l’opposant de 49 ans, qui milite notamment contre la corruption, était accusé « d’avoir essayé de fomenter un coup d’Etat, soutenu par la Russie ». Ce qui est un énorme médiamensonge du procureur général de Kiev, lorsqu’on connaît la carrière anti-russe au service des américains de Saakashvili. Médiamensonge répercuté sans recul par les médias de l’OTAN …

Saakashvili “a été placé dans un centre de détention provisoire”, a indiqué le procureur sur Facebook. “Nous avons l’intention d’enquêter, et de demander à la justice une audience pour une éventuelle liberté sous caution”, a-t-il poursuivi. Une vidéo en direct diffusée sur la page Facebook de Saakashvili a montré des dizaines de ses partisans criant “honte” devant son lieu de détention.

Mardi dernier, Saakashvili avait de manière spectaculaire réussi à s’échapper d’un véhicule d’agents de sécurité venus l’appréhender, sous la pression de ses partisans. Depuis, il a continué à mener des manifestations devant le parlement de Kiev, réclamant « la destitution du président Porochenko pour avoir échoué dans la lutte contre la corruption de haut vol ». Il soutient que ses actions sont légales et pacifiques.

LA CARRIERE ANTI-RUSSE AU SERVICE DES AMERICAINS DE SAAKASHVILI

Détenteur d’un passeport américain, Saakashvili avait été envoyé en Géorgie en 2003, où il avait réussi à opérer un changement de régime par une « révolution de couleur » (La « Révolution des Roses », appuyée par les « vitrines légales de la CIA » et les Réseaux Sorös (1). Devenu président il avait gouverné par la terreur et déclenche en 2008 une guerre contre la République auto-proclamée d’Ossétie du Sud (2), ouverte par le bombardement de la capitale sud-ossète Tskhinvali et de nombreuses mort civiles (3). La Russie s’était engagée alors et avait infligé une solide correction au régime géorgien, ne s’arrêtant que devant la Capitale Tbilissi. Le régime ayant perdu les élections, Saakashvili s’était ensuite enfui aux USA, poursuivi pour corruption, abus de pouvoir, détentions arbitraires et tortures, exécutions extra-judiciaires. Les USA refusant de l’extrader.

En 2015, le président Porochenko avait nommé, sur suggestion des américains, l’ancien président géorgien gouverneur de l’importante région ukrainienne d’Odessa, sur la Mer noire. Ville à majorité russophone qui, sans la répression sauvage (dont le massacre de la Maison des syndicats) (4) de la Junte de Kiev, aurait déclaré une République autoproclamée au printemps 2011 et rajoint la Novorossiya (DNR et LNR) … Mais par la suite les relations entre les deux hommes se sont fortement dégradées, et Mikhail Saakashvili s’est vu privé de son passeport ukrainien. Depuis c’est la guerre entre les mercenaires des USA !

LUC MICHEL(ЛЮК МИШЕЛЬ) / НОВОРОССИЯ НОВОСТИ

NOTES :

(1) De 2000 à 2005 une série de « révolutions de couleur » a installé des régimes pro-américains ou tenté de le faire : Serbie (le coup d’essai réussi en 2000) – Belarus (où Lukashenko a arrêté tous les coups d’état occidentaux) – Géorgie – Ukraine « orangiste » – Kyrgistan … Derrière les « révolutions de couleur » en Eurasie, le soi-disant « printemps arabe » et la déstabilisation africaine (les « révolutions de couleur à l’africaine »), il y a les mêmes réseaux spécialisés dans les changements de régime, pilotés depuis Washington. Et les mêmes donneurs d’ordre : CIA, NED, Soros et autres Mc Cain !

La « Révolution des Roses » en Géorgie, suivant les élections contestées de 2003, conduisirent à la chute d’Edouard Chevardnadzé et son remplacement par Mikheil Saakachvili, citoyen américain, après de nouvelles élections législatives en mars 2004. La révolution des roses était soutenu par le mouvement de résistance civique KMARA, la version locale d’OTPOR (formée à Belgrade par OTPOR/CANVAS).

(2) Ex-région autonome de la Géorgie d’après la division administrative de l’URSS, l’Ossétie du Sud (capitale Tskhinvali) a proclamé son indépendance le 20 septembre 1990. Tbilissi a alors riposté et les opérations militaires ont fait des milliers de morts de part et d’autre de 1990 à 1992. Lors du premier référendum de janvier 1992, au lendemain de la disparition de l’URSS, l’Ossétie du Sud s’est massivement exprimée en faveur de son indépendance envers la Géorgie. Les Sud-Ossètes mettent le cap sur le rapprochement avec l’Ossétie du Nord, république du Caucase du Nord russe, notant que les Ossètes, du Nord comme du Sud, ont bénévolement intégré la Russie en 1774, une bonne trentaine d’années avant la Géorgie. Près de 99% des Sud-Ossètes ont dit « oui » au référendum organisé ce 12 novembre 2006 par les autorités séparatistes et proposant de faire de la région un Etat indépendant. Tskhinvali ne cache pas son objectif stratégique de réunification avec l’Ossétie du Nord, une république russe du Caucase du Nord, et refuse catégoriquement de reconnaître la souveraineté géorgienne sur son territoire. Un « conflit gelé » perdure autour de cette république. En Abkhazie (autre république autoproclamée) et en Ossétie du Sud agressées par la Géorgie, les combats n’ont cessé qu’après l’intervention d’une force internationale de maintien de la paix. Après l’agression de l’Ossétie du Sud par la Géorgie en août 2008 et la courte guerre entre la Russie et la Géorgie, Moscou a reconnu les deux républiques caucasiennes.

Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/ LES ‘CONFLITS GELES’ DE L’ESPACE POST-SOVIETIQUE

sur http://www.eode.org/luc-michels-geopolitical-daily-les-conflits-geles-de-lespace-post-sovietique/

(3) Sur le site Archives 1995-2012 du PCN-NCP :

Cfr. Luc MICHEL, GUERRE DANS LE CAUCASE POUR LE CONTROLE DE L’EURASIE : CONTRE L’AGRESSION FASCISTE DE LA GEORGIE, DES USA ET DE L’OTAN ! AVEC LA REPUBLIQUE D’OSSETIE DU SUD ET LA RUSSIE !, PCN-INFO du 8 août 2008,

sur http://www.pcn-ncp.com/PIH/pih-080808.htm

(4) Ecouter le Podcast sur PCN-TV (YouTube) :

LE MASSACRE D’ODESSA ET AU-DELÀ (PAR LUC MICHEL) PCN-TV avec La Voix de la Russie — Europäischer Widerstand – lucmichel.net /

2014 05 08 / 69e ANNIVERSAIRE DE LA VICTOIRE DE 1945

sur https://www.youtube.com/watch?v=jrMs5EJ-KrQ

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CRISE DE JERUSALEM : LES SAOUDS COMPLICES DE TRUMP ET DU LIKOUD ISRAELIEN !?

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/
Luc MICHEL pour EODE/
Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/
2017 12 09/

* Voir aussi LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

RECONNAISSANCE DE JERUSALEM COMME CAPITALE D’ISRAEL: TRUMP LACHE SA BOMBE GEOPOLITIQUE SUR LE PROCHE-ORIENT !
sur http://www.lucmichel.net/2017/12/07/luc-michels-geopolitical-daily-reconnaissance-de-jerusalem-comme-capitale-disrael-trump-lache-sa-bombe-geopolitique-sur-le-proche-orient/

LM.GEOPOL - Saouds jerusalem (2017 12 09) FR 2

Lors de mes intrerventions sur PRESS TV (1), la Télévidion d’Etat iranienne francophone, j’ai évoqué le fait que, loin d’être « une provocation de Trump » ou un « geste inprévisible » comme la majorité des médias de l’OTAN tentent de nous le faire croire, il s’agit d’une décision réfléchie liée à la nouvelle configuration géopolitique de l’Axe Washington – Tel A1viv – Riyad. Et que Riyad est complice et partenaire de cette décision controversée.

La décision de trump répond a cette double réalité nouvelle :

* Celle de l’Axe geopolitique avecl’axe washington – tel aviv – riyad (2), avec l’Iran en ligne de mire ;
* Celle d’un nouvel Axe idéologique avec l’alignement sur le Likoud de Trump, des conservateurs américains et de la droite du Parti républicain » …

« JERUSALEM : LE SPECTACULAIRE REVIREMENT DE L’ARABIE SAOUDITE » (LE POINT)

Voici LE POINT (Paris, 6 déc.) qui donne plus de détails sur « le spectaculaire revirement de l’Arabie saoudite » : « Nouveau coup du futur roi : au nom de la lutte contre un ennemi commun, l’Iran, Riyad cherche à se rapprocher d’Israël, quitte à froisser les Palestiniens ».

L’information est passée relativement inaperçue, mais le New York Times s’en est aussi fait l’écho au début de la semaine. « Le mois dernier, le prince héritier d’Arabie saoudite, Mohammed ben Salmane (MBS), a rencontré le chef de l’autorité palestinienne, Mahmoud Abbas, et lui a fait une proposition pour le moins inattendue : renoncer à faire de Jérusalem-Est la capitale du futur État palestinien au profit d’Abu Dis, localité située au sud-est de la ville sainte ».

LM.GEOPOL - Saouds jerusalem (2017 12 09) FR 3

L’explication est évidemment dans la nouvelle configuration géopolitique régionale :

« Hors contexte, la suggestion est proprement incompréhensible : comment MBS, futur roi d’Arabie saoudite, peut-il suggérer à l’allié palestinien d’abandonner ce principe fondateur et faire ainsi le jeu de leur ennemi commun, Israël ? L’explication se trouve dans la redistribution des cartes au niveau régional ». Il s’agit de « contrer les offensives iraniennes » : « L’Arabie saoudite est aujourd’hui engagée dans un bras de fer contre l’Iran pour des raisons de prééminence à la fois religieuse (sunnites contre chiites) et géopolitique. En l’espace de quelques années, Téhéran a avancé ses pions en Irak, en Syrie, au Liban, plus récemment au Yémen, et Riyad voit dans ce voisin aux ambitions nucléaires affichées une menace bien plus préoccupante que celle théoriquement représentée par l’État hébreu.
De leur côté, les autorités israéliennes sont arrivées aux mêmes conclusions. D’autant que les forces iraniennes sont présentes massivement en Syrie et qu’elles continuent à armer le Hezbollah libanais. Il a suffi de ce commun dénominateur pour rapprocher l’Arabie saoudite d’Israël sans toutefois qu’une reconnaissance soit envisagée à ce stade. »

« LEVER L’OBSTACLE REPRESENTE PAR JERUSALEM-EST »

« La proposition ébouriffante de MBS s’inscrit dans ce contexte inédit. Lever l’obstacle représenté par Jérusalem-Est, c’est s’assurer une certaine reconnaissance de la part d’Israël mais aussi de Donald Trump, qui a décidé de faire de Jérusalem la capitale du seul État hébreu. Bref, c’est se ménager des alliés dans le grand jeu qui l’oppose à cette autre théocratie qu’est l’Iran. »

L’hebdo français ajoute qu’il « Il est peu probable que Mahmoud Abbas ait son mot à dire dans cette partie de billard alors qu’il est concerné au premier chef. MBS ne fait pas mystère de vouloir mettre à la retraite l’octogénaire président de l’autorité palestinienne pour lui substituer Mohammed Dahlan, autre compagnon de route de Yasser Arafat ».

Reste à savoir si la « méthode MBS », une géopolitique cynique et opportuniste, « qui ignore les tabous et la diplomatie traditionnelle, fonctionnera. Car elle a déjà donné des résultats contrastés. Le ménage opéré dans la tentaculaire famille royale saoudienne a impressionné. En revanche, l’implication massive de l’armée saoudienne dans la guerre au Yémen n’a pas donné les résultats escomptés sur le plan militaire, et elle est partiellement responsable de la situation humanitaire catastrophique qui règne dans ce pays ».

NOTES :

(1) Voir sur PCN-TV/
PRESS TV DEBAT AVEC LUC MICHEL:
LE CADEAU EMPOISONNÉ DE TRUMP À ISRAËL ? (8 DEC. 2017)

sur https://vimeo.com/246495659 Et :

Sur # PCN-TV/

PRESS TV INTERVIEWE LUC MICHEL SUR LA RECONNAISSANCE DE JERUSALEM COMME CAPITALE D’ISRAEL PAR LE PRESIDENT AMERICAIN

sur https://vimeo.com/246465518

(2) Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/ AXE WASHINGTON – TEL-AVIV – RYAD :

‘TRUMP S’ALIGNE SUR LE SCENARIO DE NETANYAHU’ CONTRE L’IRAN

sur http://www.lucmichel.net/2017/10/20/luc-michels-geopolitical-daily-axe-washington-tel-aviv-ryad-trump-saligne-sur-le-scenario-de-netanyahu-contre-liran/

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

* PAGE SPECIALE Luc MICHEL’s Geopolitical Daily https://www.facebook.com/LucMICHELgeopoliticalDaily/

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* Luc MICHEL (Люк МИШЕЛЬ) :

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Biden: “Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale”

renzi bidenDi Maio vola a Washington: “Fedeli agli Usa, non a Mosca”

Italy’s Prime Minister Matteo Renzi (L) meets U.S. Vice President Joe Biden at Villa Taverna in Rome, Italy November 27, 2015. REUTERS/Alessandro Bianchi

a seguire da “La stampa” Biden: “Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale”

se non è fake news questa…certo che le cosiddette democrazie avanzate, quelle che esportiamo a suon di bombe sono così “comprabili” ?

Chi cazzo ha preso i soldi di Putin senza darci un euro?!?!

Secondo Joe Biden (l’ex vice presidente degli Stati Uniti), Vladimir Putin aiutò i sostenitori del No a vincere il referendum costituzionale. Eppure ricordo benissimo che Obama sosteneva il Sì, come puparo di Renzi. Ricordo che il No non aveva praticamente nessun sostenitore “importante” nei mass media e nei poteri forti, tutti schierati per il Sì.

Ricordo che Renzi aveva dalla sua tutti i pezzi grossi, oltre a nani, ballerine e orsi danzanti (persino Vasco Rossi chiese di non usare la sua canzone “C’è chi dice no” per la campagna del No), e che Matteo e Maria Elena erano talmente sicuri di vincere da promettere le loro dimissioni in caso di sconfitta. Ricordo che la campagna per il No l’abbiamo fatta noi cittadini, singolarmente, senza soldi, parlando con le persone per le strade, discutendo giorno per giorno sui social network per spiegare perché bisognava votare No.

Quindi la mia domanda è: chi cazzo ha preso i soldi di Putin senza darci un euro?!?!
9.11.2017 Carmine Monaco
https://www.facebook.com/carmine.monaco/posts/10159897318600093?pnref=story

Biden: “Il Cremlino interferì in Italia sul referendum costituzionale”

La denuncia dell’ex vice presidente Usa: l’offensiva non è finita. Ora la Russia sta aiutando Lega e Cinque Stelle in vista delle elezioni
I «no» al referendum costituzionale del 12 aprile 2016 hanno sfiorato il 60%

La Russia ha interferito con il referendum costituzionale italiano dell’anno scorso, e sta aiutando la Lega e il Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni parlamentari. La denuncia viene dall’ex vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden, in un articolo pubblicato sulla rivista «Foreign Affairs» insieme all’ex vice assistente segretario alla Difesa Michael Carpenter.

Il saggio si intitola «How to Stand Up to the Kremlin», ossia come fronteggiare il Cremlino, e il catenaccio chiarisce l’obiettivo: «Difendere la democrazia contro i suoi nemici». Durante l’amministrazione Obama, il vice presidente era molto coinvolto negli affari internazionali, e aveva ricevuto in particolare l’incarico di gestire la crisi ucraina. Visto quanto sta avvenendo negli Usa con l’inchiesta sulla collusione tra la campagna elettorale di Trump e Mosca, molti osservatori hanno interpretato questo articolo come la conferma che Biden sta ancora considerando la possibilità di candidarsi alla Casa Bianca nel 2020.

Di Maio: “Soldi dai russi? Fake news, Biden e il Pd imparassero a perdere”

Il testo sostiene che Putin ha lanciato una campagna interna e internazionale per conservare il potere, basata su corruzione, ingerenza militare e politica. Secondo Biden la forza del capo del Cremlino è più apparenza che sostanza. L’economia russa dipende ormai esclusivamente dal petrolio e dal gas, e il calo dei prezzi l’ha profondamente danneggiata, al punto che la capitalizzazione sul mercato di Gazprom è scesa dai 368 miliardi del 2008 ai 52 di oggi. Il consenso politico è molto fragile, e per conservarlo Putin ha puntato su due cose: repressione dell’opposizione, e favoreggiamento della classe corrotta di oligarchi che lo aiutano a restare al potere. Ha creato una «democrazia Potemkin, in cui la forma democratica maschera il contenuto autoritario».

Questa strategia di sopravvivenza ha un importante aspetto internazionale, per almeno tre ragioni: difendersi dall’America, impedire ai Paesi vicini di passare nell’altro campo, e destabilizzare le democrazie occidentali. Biden scrive che gli Stati Uniti non hanno mai cercato di rovesciare Putin, ma lui si è convinto che hanno fomentato le rivolte in Serbia, Georgia, Ucraina, Kirgyzistan, mondo arabo, e le proteste scoppiate tra il 2011 e 2012 in varie città russe. Quindi considera Washington il suo nemico principale, e per difendersi ha orchestrato la campagna di disinformazione finalizzata a influenzare le presidenziali del 2016. Nello stesso tempo non può permettersi che i Paesi vicini, quelli nella sfera considerata di «interesse privilegiato russo», passino dalla parte occidentale, perché darebbero un esempio negativo agli stessi cittadini russi desiderosi di democrazia, libertà e sviluppo. Così si spiegano i vari interventi diretti, tipo Montenegro, Georgia, Ucraina, Moldova, dove ha usato i tentativi di colpo di stato o la forza militare.

Oltre alla difesa della Russia e dei territori vicini, la strategia di Putin comprende anche l’attacco dell’Occidente, per destabilizzarlo dall’interno e renderlo meno capace di contrastare Mosca. In questo quadro si inseriscono le iniziative lanciate per interferire con le elezioni. In Francia l’offensiva è fallita, ma «la Russia non si è arresa, e ha compiuto passi simili per influenzare le campagne politiche in vari Paesi europei, inclusi i referendum in Olanda (sull’integrazione dell’Ucraina in Europa), Italia (sulle riforme istituzionali), e in Spagna (sulla secessione della Catalogna)». Quindi Biden denuncia gli aiuti del Cremlino alla destra estrema in Germania, e aggiunge: «Un simile sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega Nord e quello populista dei Cinque Stelle in Italia, in vista delle prossime elezioni parlamentari». A questo proposito bisogna ricordare che l’ex vice presidente era alla Casa Bianca, quando nell’autunno del 2016 il dipartimento di Stato inviò una missione a Roma per informare l’ambasciata di Via Veneto sui sospetti di ingerenze del Cremlino, ed era con Obama quando poco dopo ricevette l’allora premier Renzi a Washington.

Biden cita l’Internet Research Agency di San Pietroburgo come uno degli strumenti usati per diffondere ovunque le fake news, e denuncia anche l’uso della corruzione. Ad esempio nel gennaio scorso le autorità di New York hanno accusato la Deutsche Bank di aver riciclato 10 miliardi di dollari dalla Russia, e pochi giorni fa il procuratore Mueller ha chiesto alla banca tedesca di fornire informazioni sui conti che hanno presso di lei Trump e i suoi familiari. L’ex manager della campagna presidenziale, Manafort, è stato incriminato proprio per riciclaggio.

Biden non discute i motivi che potrebbero aver spinto l’attuale capo della Casa Bianca a essere disponibile verso il Cremlino, ma avverte che se lui non difenderà gli Usa e l’interno Occidente da questa offensiva, il Congresso, i privati e gli alleati dovranno farlo al suo posto, per salvare la democrazia liberale.
Pubblicato il 08/12/2017 paolo mastrolilli
http://www.lastampa.it/2017/12/08/italia/politica/biden-il-cremlino-interfer-in-italia-sul-referendum-costituzionale-kga1zMpSJhKCS2yv3aMdMN/pagina.html

 

Le vere fake news, quelle che producono guerre

propaganda fake newsAlla trasmissione “L’aria che tira”, de La7, il deputato Andrea Romano del Partito democratico ha compiuto un triplo salto mortale in tema di fake news.

Citiamo testualmente. Dal secondo -1:20 a al secondo -0:55, Romano spiega: “La Nato, l’organizzazione internazionale che ci tutela in qualche modo dal punto di vista militare, è da qualche anno che investe soldi contro le fake news, ma non tanto per fare censure ma perché esse rappresentano uno strumento di conflitto geopolitico normalmente organizzato dalla Russia. O addirittura qualche giorno fa è venuto fuori che anche il Venezuela, che c’ha i suoi guai, era coinvolto nei motori di fake news“.

Tralasciamo la fake news sul coinvolgimento del Venezuela nelle fake news: giorni fa il sito venezuelano Mision verdad aveva al contrario smascherato i finanziamenti statunitensi (Usaid, Ned, Dipartimento di Stato e Dip. della difesa) a chi poi produce bufale sul Venezuela per l’appunto. Quindi è semmai il contrario, deputato.

Tralasciamo anche l’eufemismo con il quale Romano definisce la Nato: una specie di Madre Teresa, però più efficace nel proteggerci sotto il suo manto. 

Ma che della Nato si dica che combatte presunte fake news, è davvero un po’ troppo forte. Visto che quell’organizzazione e i suoi Stati membri di menzogne ne producono in quantità. Anche di recente. E sono fake news mortali, perché legittimano l’avvio di guerre e la loro prosecuzione. Il caso della Libia e della Siria è paradigmatico.

Peccato che in materia, il vignettista Vauro, anch’egli presente in trasmissione, si sia ricordato solo della fake news di Bush e Powell nel 2003 riguardo all’Iraq; dove non fu direttamente la Nato a bombardare. E questa sua sincera dimenticanza è un’ennesima prova che negli ultimi anni ben pochi fra gli ex pacifisti si sono impegnati a contrastare  le vere fake news, quelle che con le quali l’Asse delle Guerre Nato/Golfo agisce. Le hanno contrastate così poco che nemmeno le ricordano.

di Marinella Correggia – 08/12/2017 Fonte: sibialiria

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59865

Sondaggio: “Gli italiani hanno paura del fascismo”. Nicola Porro sputtana Repubblica: “Ma sapete che…?

bandiera imperosotto: Il pericolo farsista
Quasi la metà degli italiani, per la precisione il 46%, pensa che il fascismo oggi sia (molto o abbastanza) diffuso nel Paese. E’ quanto emerge dal sondaggio di Demos”, scrive Ilvo Diamanti su Repubblica. Continua: “Secondo i dati suscita molta inquietudine“. Ma questo nel sondaggio non c’è. “Il fascismo, infatti, viene percepito come un fenomeno diffuso da quasi il 60 per cento degli studenti”. Insomma, Repubblica nei titoloni di prima pagina e pagina 2 parla di “paura” e “pericolo fascismo” ma nell’articolo non ce n’è traccia, si parla solo di “diffusione”.
 
Nicola Porro, su Twitter, li sfotte: “Repubblica: fascisti un italiano su due ha paura. La paura a pag.2 diventa pericolo. Poi leggi il testo del sondaggio e paura e pericolo non ci sono. Boh”. Già…
9 Dicembre 2017
Il pericolo farsista

Siamo alla paranoia ideologica virale. Una bandiera del Secondo Reich, che era una monarchia costituzionale ottocentesca, tenuta in caserma da un ragazzo carabiniere di vent’anni, diventa il pretesto del giorno per gridare al Nazismo risorgente, che non c’entra un tubo con la bandiera e con la storia del secondo Reich.

L’uso fake della storia sconfina nel delirio persecutorio.

Ma non basta. In pieno autunno del 2017, un benemerito compagno ha scoperto una cosa tremenda: il 20 maggio del 1924, la città di Crema conferì su proposta della giunta locale la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.

L’orrenda scoperta ha subito compattato il valoroso popolo de sinistra – enti, associazioni, partiti e sindaca, oltre l’ineffabile Anpi – che ha intimato di provvedere subito a ritirare l’atto osceno in luogo pubblico.

Togliendo la cittadinanza onoraria di Crema a Mussolini avremo finalmente un Duce scremato. Tempestivo, non c’è che dire, se ne sentiva l’urgenza, 93 anni dopo.

Ma come dice un proverbio politicamente corretto, Chi va piano va Fiano e va lontano. E’ tutta una gara in Italia per scoprire e revocare la cittadinanza onoraria al Duce in un sacco di comuni.
Pensavo a questo eroico atto di ribellione al fascismo da parte della città cremosa mentre leggevo per il terzo giorno consecutivo commenti, anatemi e mobilitazioni contro il pericolo fascista dopo la sconcertante “azione squadrista” compiuta a pochi chilometri da Crema, a Como.

La Repubblica, per esempio, ha schierato il suo episcopato per condannare il fascismo risorgente e chiamare a raccolta l’antifascismo eterno. Sui tg c’è stato un tripudio di demenza militante a reti unificate. Non avevo intenzione di scriverne, mi pareva immeritevole d’attenzione, ma la paranoia mediatico-politica non accenna a scemare.

1) Ora, per cominciare, quell’irruzione in un’assemblea pro-migranti non è di stampo squadrista semmai di stampo sessantottino. Gli squadristi, come i loro dirimpettai rossi, non irrompevano per leggere comunicati e andarsene senza sfiorare nessuno.

L’abitudine di interrompere lezioni, assemblee, lavori è invece tipicamente sessantottina e poi entrò negli usi degli anarco-situazionisti, della sinistra rivoluzionaria, dei centri sociali, ecc. Gli “skin” in questione ne sono la copia tardiva, l’imitazione grottesca.

2) Secondo, i comunicati. Trovate pure demente e mal recitato, quel comunicato che gli impavidi neofascisti hanno letto interrompendo la riunione filo-migranti. A me fa sorridere, se penso ai comunicati degli anni di piombo.

Vi ricordate? Davano notizie o annunci di assassini, accompagnavano attentati ed erano a firma Br, Primalinea e gruppi affini. Quando penso a quei comunicati, deliranti ma corrispondenti ad azioni deliranti e sanguinose, trovo farsesco il remake a viso aperto di quattro fasci e l’allarme mediatico che ne è seguito.

3) Terzo, la violenza di irrompere e interrompere. Succede ancora, nelle università, in luoghi pubblici, verso chi non piace ai movimenti di sinistra radicale, lgbt, centri sociali o affini. È capitato anche a me, girando l’Italia, di trovare aule universitarie e luoghi pubblici in cui non riesci a parlare o parli sotto scorta, tra interruzioni, proclami e incursioni.

Di questo teppismo i giornali e i tg non ne parlano mai. E nessuna di queste anime belle che gridano indignate al pericolo fascista, ha mai espresso una parola di solidarietà e di condanna.

Lo dico anche al pinocchietto fiorentino che esorta la comunità nazionale a indignarsi tutta e non solo la sua parte politica, per l’episodio di Como, anzi per la strage virtuale: lui non ha mai speso una parola per stigmatizzare episodi di segno opposto, assai più numerosi e più violenti e pretende che l’Italia insorga compatta per una robetta del genere?

Diamine, ci sono ogni giorno storie di violenza e di morti, aggressioni in casa, e la comunità nazionale intera deve mobilitarsi unita di fronte a un episodio verbale così irrilevante?

In realtà, voi informazione pubblica, voi governativi, voi giornaloni e associati, siete i primi spacciatori di bufale o fake news. Perché prendete una minchiata qualsiasi e la fate diventare La Notizia della Settimana, ci imbastite teoremi, prediche, rieducazioni ideologiche, campagne e mobilitazioni antifasciste.

Se il pericolo che corrono le nostre istituzioni ha tratti così farseschi, allora il primo pericolo è la ridicolizzazione della storia e della democrazia da voi operata quando sostenete che sono messe a repentaglio da episodi così fatui e marginali.

Non sapete distinguere tra una bomba e una pernacchia. E finirete spernacchiati.

di Marcello Veneziani – 03/12/2017

Banca Etruria, indagato il padre della Boschi. Bufera sul procuratore di Arezzo. Ira della sottosegretaria

maria elena

ma è il governo dei giusti, tanto solidali ed antifascisti. Hanno solo rubato i soldi ai correntisti, mica è grave come il Rubygate.


Banca Etruria, indagato il padre della Boschi. Bufera sul procuratore di Arezzo. Ira della sottosegretaria

Rossi scrive a Casini: “Io corretto”

Un nuovo filone d’indagine sul crack di Banca Etruria riaccende i riflettori sulla famiglia Boschi. Sul padre della sottosegretaria Maria Elena, finito in un nuovo filone di indagine sulla banca aretina assieme a tutti i componenti del cda in carica dal 2011 al 2014. E sulla figlia, ex ministro ed ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, si abbatte di nuovo la bufera politica con M5s e Lega che fanno asse tornando a chiedere le sue dimissioni.

Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il PD” si difende la sottosegretaria che si lamenta: “chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà. Noi siamo interessati agli atti, non alle strumentalizzazioni”. Ma non è solo la famiglia Boschi a finire nel mirino delle polemiche: anche il procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, ascoltato dalla Commissione di inchiesta sulle banche lo scorso giovedì è oggi accusato di aver omesso la notizia che riguardava questo nuovo filone di indagine che prende spunto dalla trasmissione alla procura da parte di Consob degli atti relativi all’annullamento del prospetto di due emissioni e delle relative sanzioni a carico dell’intero cda. Il nuovo fascicolo aperto dalla procura di Arezzo riguarderebbe infatti la vendita di obbligazioni considerate rischiose ai clienti retail che non avrebbero avuto il profilo per acquisirle.

IL POST DELLA BOSCHI

“Tutto quello che avevo da dire l’ho detto in commissione giovedì scorso” si difende il procuratore Rossi. E a riprova della sua tesi invia una lettera al presidente della bicamerale, Pierferdinando Casini, in cui riporta la trascrizione della sua audizione. Nella lettera Rossi ricorda di aver risposto sulla posizione di Pier Luigi Boschi precisando che non è tra gli ex del cda Etruria rinviati a giudizio, ma di aver annuito quando gli è stato chiesto se lui e altri potrebbero essere indagati.

“Come si evince da questa breve ricostruzione, non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Pierluigi Boschi. Ho anzi chiarito e ribadito che la Sua esclusione riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti, a domanda, ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito” precisa Rossi che a proposito delle domande sul reato di falso in prospetto, ipotizzato nel nuovo fascicolo, chiarisce:ho chiesto la secretazione dell’audizione in quanto vi sono in corso indagini preliminari sul punto. Le domande in merito hanno riguardato i fatti oggetto di indagine e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati. Ho chiarito i punti che mi venivano sollecitati riferendomi ovviamente allo stato delle indagini in corso”.

4 Dic
Ferruccio de Bortoli
✔@DeBortoliF
Mi aspettavo l’annunciata querela per diffamazione, che non è mai arrivata. Dopo quasi sette mesi apprendo che l’onorevole Boschi mi farà causa civile per danni. Grazie.

maria elena boschi
✔@meb

Grazie a Lei, Direttore. Ci vediamo in tribunale, buona serata

20:51 – 4 dic 2017

“Mente” contrattata uno dei componenti della Commissione, il 5 Stelle Carlo Sibilia che chiede quindi la “desecretazione dell’audizione. Lui – spiega – ha precisa domanda ha parlato di un solo componente del Cda coinvolto nell’indagine, non di tutto l’organismo”. Rossi si dice comunque a disposizione della Commissione per altri chiarimenti e il senatore renziano Andrea Marcucci, componente della Commissione, conferma che chiederà a Casini di rinconvocarlo. E lo stesso Casini si dichiara disponibile a farlo anche se, precisa, “la lettera di Rossi chiarisce quello che avevo bisogno di chiarire”. Boschi intanto annuncia anche il ricorso alle vie giudiziarie. “Ho firmato oggi il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli. A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti” dice annunciando che per lei la misura è colma: “non l’ho mai fatto” ma a questo punto è “necessario che sulla verità dei fatti si pronunci un tribunale in nome della legge. Perché la legge è uguale per tutti, davvero”.

Francesca Chiri 05 dicembre 2017

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/12/04/banca-etruria-indagato-il-padre-della-boschi.-m5s-attacca-il-pd_f25167df-2954-4165-b749-d4352fd4d679.html

Mario Giordano :”E’ una strage di italiani”.Ecco che cosa ci uccide come in guerra La mortalità in Italia aumenta a livelli esponenziali con numeri da capogiro paragonabili ai tempi di guerra! A spiegare il perchè di ciò è Mario Giordano.

mappa satellite inquinamentoArticolo di due anni fa. Qualcuno è allarmato? A qualcuno dei nostri governanti tanto preoccupati per la nostra salute tanto da imporre vaccini si è preoccupato da allora? Che cosa è stato fatto in due anni? Ah giusto, i fasssisti …i populisti sono il vero problema del regime. Ma sarà una fake news, intanto l’Inps ringrazia.Poi ci sono le banche da salvare.
Un pò di dati da cui partire per approfondire l’argomento, si possono trovare qui
visto che i signori di bufale.net si sono subito prodigati a scrivere che non si possono imputare le morti all’inquinamento
Foto La mappa che dimostra come la Pianura Padana sia tra le aree più inquinate d’Europa (Esa – Sentinel 5P)

Mario Giordano :”E’ una strage di italiani”.Ecco che cosa ci uccide come in guerra
La mortalità in Italia aumenta a livelli esponenziali con numeri da capogiro paragonabili ai tempi di guerra! A spiegare il perchè di ciò è Mario Giordano.
In 8 mesi 46mila mila morti in più. Ogni mese, dunque, 5mila in più. Ogni giorno 166 in più. Significa che ogni ora in Italia muoiono 7 persone in più rispetto all’ anno scorso.
È un’ enormità. Tanto più che per trovare una simile impennata nella mortalità bisogna risalire al 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale.
 
E prima di allora al 1918, con la Prima Guerra Mondiale e l’ aggiunta dell’ influenza spagnola. Ma che cos’ è che sta sterminando gli italiani come se fossimo in guerra? Nessuno ha la risposta giusta, i demografi s’ interrogano, guardando i dati con stupore e preoccupazione. Ma è inevitabile che tutti pensino ad un’ unica grande causa. Il suo nome è: crisi. Purtroppo eravamo stati facili profeti: ogni generazione ha la sua guerra. I nostri nonni morirono nelle trincee del Carso, i nostri padri vissero fra Gestapo e bombardamenti. Noi siamo falcidiati da una depressione senza precedenti, unita naturalmente alle scelte assassine dell’ euro e dell’ Europa, applicate in Italia con ben nota ottusità.
Dal rigor Monti al rigor mortis, il passo è stato evidentemente breve: sempre più anziani non hanno i soldi per curarsi, la prevenzione è andata a farsi benedire, l’ alimentazione è peggiorata, le famiglie in difficoltà sono aumentate a dismisura e i tagli ai servizi sociali rendono sempre più complicato trovare aiuti nel welfare. Ora dobbiamo dire che stiamo bene, sennò Renzi s’ arrabbia.
Ma chi glielo spiega a quei 46mila connazionali che nel frattempo sono passati a miglior vita?*Numeri da epidemia – Ci potremmo provare. Scusi, signor defunto, lo sa che in Italia ora il Pil cresce dello 0,7 per cento? E il prossimo anno – parola del presidente del Consiglio – crescerà pure dell’ 1,5 per cento? Non si sente già un po’ meglio? Lo so che nel frattempo lei non può far crescere il suo Pil, al massimo fa crescere i crisantemi sulla tomba, ma che ci possiamo fare? Non mi faccia lo zombie-gufo, per cortesia, e mostri il volto dell’ Italia che ce la fa. Ce la fa a cosa? A defungere? Embeh? Ora non faccia come i giornalisti, che vedono sempre tutto nero. Sì, lo so che anche lei vede nero, ma non si formalizzi. E poi è solo perché il Parlamento non ha ancora approvato la riforma dei cimiteri, con l’ Italicum dei lumini e l’ abolizione delle lapidi. Altrimenti anche lei sarebbe già diventato renziano. Oserei dire: renziano da morire. Scherzi a parte, i dati dell’ Istat sono tragici. Nei primi otto mesi dell’ anno ci sono stati 445mila decessi contro i 399mila dello stesso periodo dell’ anno scorso. Un’ impennata dell’ 11 per cento.
Se si andrà avanti di questo passo, a fine dicembre i morti saranno 666mila, livello per l’ appunto mai più toccato in Italia dal 1945. Siccome, a quanto ci risulta, nel 2015 in Italia non c’ è stata una catastrofe nucleare e nemmeno un devastante terremoto, siccome non si è verificata un’ epidemia di peste bubbonica o di vaiolo pustoloso, a che cosa si può imputare questa crescita spaventosa? Certo: la popolazione invecchia. Certo: in inverno ci sono state meno vaccinazioni. E anche certi spettacoli della politica, a dir la verità, sono risultati piuttosto letali. Ma basta tutto questo a giustificare una strage simile a quella di una guerra mondiale? Ovviamente no. L’ unica spiegazione possibile è dunque quella della crisi economica. Quanti italiani hanno dovuto rinunciare a curarsi? Quanti negli ultimi anni hanno peggiorato il loro livello di alimentazione? Quanti sono stati costretti a dormire per strada? La verità è che il peso della crisi, lunghissima e assassina, si sta riversando d’ improvviso sulle spalle sempre più fragili del Paese.
E l’ effetto è così impressionante che non si può non tener conto, anche nelle scelte della politica. Siamo sicuri, per esempio, che si possa ancora risparmiare sulla sanità? Siamo sicuri che si possano nascondere tagli feroci sotto le parole dolci della “razionalizzazione”? Siamo sicuri che si possano aumentare i ticket per gli esami e ridurre i servizi? E questi 46mila morti non chiedono forse un intervento urgente sulla povertà? Magari provvedimenti più incisivi dei timidi tentativi contenuti in finanziaria?
 
Nodo Pensioni – E poi, ultimo ma non ultimo, se davvero la mortalità aumenta così rapidamente e il processo di allungamento della vita non è più “irreversibile”, come ci stanno spiegando gli esperti, ha davvero senso continuare ad allungare la vita lavorativa? Se la rotta demografica si è invertita così rapidamente, perché continuiamo ad alzare l’ età pensionabile? 46mila morti non bastano per cominciare a ripensare la legge Fornero? E che ci vuole allora? Lo sterminio degli ultrasessantenni? L’ annientamento dei capelli bianchi? L’ ecatombe al sapor di rughe e pannoloni?
25 Dicembre 2015 Di Mario Giordano per liberoquotidiano.it

“HA FAVORITO LE BANCHE”: FINALMENTE INDAGATO MARIO MONTI, IL TRADITORE DEL POPOLO ITALIANO!

 
Monti indagato
ma no, il tecnico favorisce le banche? E che sarà mai, se ci ha indebitato estorcendo sempre più tasse? Il vero pericolo sono i “fascisti” e le loro “Inaudite violenze” (leggere un volantino e manifestare contro due testate giornalistiche) E’ un governo bella-ciao, vuoi che non faccia gli interessi delle masse? (ah già sarebbe da populisti)

Il governo di Mario Monti e due ex ministri dell’Economia sono sotto inchiesta.
L’operazione derivati traMorgan Stanley e il Tesoro chiusa tra il 2011 e il 2012 avrebbe provocato danni erariali per circa 4 miliardi di euro. La procura regionale del Lazio della Corte dei conti, dopo aver terminato la fase istruttoria, ha presentato alla banca Usa e ad alcuni ex dirigenti del Tesoro quello che in gergo si chiama l’invito a dedurre. Tra i nomi interessati dalla procedura ci sono Maria Cannata, attuale direttore del Debito, il suo predecessoreVincenzo La Via,Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro poi passato proprio a Morgan Stanley e Vittorio Grilli, anche lui ex direttore generale del Tesoro. Siniscalco e Grilli sono poi diventati ministri dell’Economia.
 
In piena tempesta spread – L’istruttoria è stata avvita dalla Corte dei conti all’inizio del 2016. A far scattare la macchina della magistratura è stata la procedura che ha consentito a Morgan Stanley di chiudere anticipatamente, dall’oggi al domani, contratti stipulati con lo Stato italiano per un valore di 3,1 miliardi. L’operazione è stata resa possibile da una clausola, che permetteva appunto alla banca di recedere dai contratti stipulati nei primi anni del 2000, nel caso in cui si fossero verificate particolari situazioni. Clausola che l’istituto di credito ha deciso di utilizzare nel pieno della crisi del 2011, che ha portato lo spread italiano ha raggiungere numeri da capogiro, ottenendo 3,1 miliardi di euro. *A questa cifra si dovrebbero poi aggiungere gli interessi, legati al costo del finanziamento che è stato aperto per coprire il buco creato, che porterebbero il totale a 4 miliardi di euro.
“Il governo favoriva le banche” – Nella relazione dei giudici si leggono accuse pesanti: i comportamenti del ministero a volte sembravano volti “unicamente e senza un valido motivo, a favorire” le banche. Si nota poi “l’anomalo collegamento tra i giudizi di rating e la formazione dei contratti di derivati, cui a volte consegue l’emersione di una situazione di conflitto d’interessi tra le società di rating e gli istituti bancari”. Sullo sfondo, il caos politico che portò alla caduta di Silvio Berlusconi e all’arrivo del governo tecnico targato Monti, con l’occhio benevolo di Ue, Bce e Fmi.
 
dicembre 1, 2017