La Polonia riduce l’età pensionabile, sfidando il trend europeo

Fornero piangentesi può allora fare diversamente, meno male che in Italia questi pensionandi oltre a decenni di contribuzione li indebitiamo con le banche per accedere a quello che un tempo era un diritto. EVOLUZIONE europea, fantastica, LE BANCHE RINGRAZIANO.

Per fortuna da noi la tecnica resposabile Fornero ha “protetto” i conti pubblici (mo a sta balla ci credono in pochi)

Ma siamo matti pensare al popolo, sa di xenofobia e populismo…salviamo le banche

Dai che abbiam problemi seri, tipo Cristoforo Colombo e le guerre puniche di sto passo..

La Polonia riduce l’età pensionabile, sfidando il trend europeo

Come riporta Reuters, pare che nel mondo sia possibile essere un’economia più piccola di quella italiana, permettersi una propria moneta, crescere a ritmi del 3,9 per cento, fare politiche demografiche attive e addirittura abbassare l’età della pensione. Fortunatamente ci pensano gli austeri banchieri a ricordare a tutti il più grande pericolo per l’umanità, ossia che gli stipendi dei lavoratori crescano troppo velocemente. E che è proprio un peccato che certi governi tengano addirittura fede alle proprie promesse elettorali.
 
Varsavia (Reuters) – Lunedì la Polonia abbasserà l’età pensionabile, onorando una costosa promessa elettorale che il partito conservatore al governo aveva fatto, e andando controcorrente rispetto alle tendenze europee a incrementare gradualmente l’età della pensione, mentre le persone vivono più a lungo e rimangono più in salute.
L’abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini è un provvedimento caro soprattutto ai sostenitori del governo di centro-destra (sì, avete letto bene, anche in Polonia è il centro-destra a preoccuparsi degli interessi dei lavoratori NdVdE) del Partito della Legge e della Giustizia (PiS), e inverte un provvedimento che l’aveva portata a 67 anni, approvato nel 2012 dal governo centrista allora in carica.
 
Il provvedimento dovrebbe avere impatti immediati limitati sull’economia, che è in fase di boom, ma potrebbe mettere sotto pressione il bilancio statale in futuro.
 
Questa mossa avviene mentre la disoccupazione in Polonia è scesa ai livelli più bassi dai tempi dell’abbandono del comunismo all’inizio degli anni ’90, e potrebbe aumentare la tensione sui salari che stanno già crescendo al ritmo più alto da cinque anni a questa parte (Orrore! I salari crescono e l’età della pensione cala! È proprio vero che fuori dall’eurozona c’è solo l’inferno NdVdE).
 
“Il mercato del lavoro polacco deve affrontare una disponibilità sempre più limitata di lavoratori” ha dichiarato Rafal Benecki, un economista di Varsavia che si occupa dell’Europa Centrale presso ING Bank.
 
La popolazione della Polonia è di 38 milioni di abitanti e sta invecchiando a uno dei ritmi più rapidi all’interno dell’Unione Europea.
 
“Il governo sta buttando via uno degli strumenti più efficaci per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro”, ha detto Benecki (commovente come un banchiere si preoccupi che non ci sia abbastanza concorrenza – da parte dei loro nonni – per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro NdVdE).
  • I lavoratori che vengono dall’Ucraina
Gli economisti e i banchieri centrali dicono che il crescente afflusso in Polonia di centinaia di migliaia di lavoratori provenienti dall’Ucraina potrebbe ridurre la tensione sui salari (ecco un’altra tendenza che accomuna i banchieri: la tutela degli immigrati quando questi possono fare concorrenza ai lavoratori locali NdVdE).
I numeri del ministero del Lavoro mostrano che i datori di lavoro polacchi hanno richiesto più di 900.000 permessi a breve termine per i lavoratori ucraini nella prima metà del 2017, rispetto a 1.260.000 permessi totali nell’anno 2016.
 
“Con l’arrivo di lavoratori dall’Ucraina, finora il problema che alcuni avevano previsto – mancanza di lavoratori, tensioni sul mercato del lavoro – sta diminuendo” ha detto il Governatore della Banca Centrale  Adam Glapinski all’inizio di settembre.
Il governo ucraino del partito PiS ha stimato che il costo della riduzione dell’età pensionabile è di circa 10 miliardi di zloty (eh già, perché in Polonia gli euro non ce li hanno, poveri loro… NdVdE), ossia 2,74 miliardi di dollari, nel 2018, all’incirca lo 0,5 per cento del PIL.
Da quando è andato al potere, nel 2015, l’attuale governo ha velocemente aumentato la spesa pubblica per tenere fede alle promesse elettorali di aiutare le famiglie e ridistribuire i frutti della crescita economica in modo più equo (già scorgiamo gli austeri anti-populisti nostrani scuotere la testa con veemenza di fronte a questi sciagurati provvedimenti NdVdE).
 
Nonostante la crescita della spesa pubblica, il bilancio pubblico ha registrato il primo surplus da più di due decenni nel periodo gennaio-agosto, principalmente grazie a un intervento governativo contro l’evasione fiscale e grazie ai bonus concessi per i nuovi nati, che hanno alimentato i consumi (intollerabile: non solo la Polonia fa politiche di aiuto alle famiglie per risolvere i problemi demografici, ma addirittura osa sfruttare il moltiplicatore keynesiano! NdVdE).
 
La crescita economica ha raggiunto il 3,9 per cento nel secondo trimestre, ma gli economisti avvertono che l’aumentato costo delle pensioni potrebbe causare problemi, se l’economia dovesse rallentare.
 
“Sono preoccupato di quello che succederà quando il ciclo economico si invertirà” dice Marcin Mrowiec, capo economista presso Bank Pekao.
 
“Potremmo svegliarci con salari superiori a quelli che le società possono permettersi e… spese permanentemente più alte per le pensioni” (fortunatamente invece, nell’eurozona potremo affrontare la prossima recessione con una disoccupazione vicina ai massimi storici, un’età pensionabile sulla soglia della demenza senile e uno stato sociale che ha fatto passi indietro di decenni. Evviva! NdVdE).
Di Marcin Goettig, 1 ottobre 2017 – di Malachia Paperoga – ottobre 4, 2017

La polizia tedesca ordina: non dite la verità sul terrorismo islamico

Il Corriere del Ticino, principale testata del gruppo che dirigo, ha pubblicato questa mattina un documento riservato del Bundeskriminalamt (BKA) la Polizia criminale tedesca. Si intitola «Come agire in presenza di attacchi terroristici” e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa in queste circostanze. L’intenzione è lodevole: evitare il diffondere di allarmismi, ma le conseguenze pratiche sono sorprendenti. E inquietanti.
 
La premessa dà già il tono:
“Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tutto. Lo staff di consulenza del Governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica».
Capito? E ancora:
«Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbata. In aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di IS (Stato islamico, n.d.r.) o di Islam».
L’autore dello scoop, Stefan Müller, cita un esempio concreto: l’attentato di Dortmund dell’11 aprile contro il bus dell’omonima squadra di calcio. La polizia, dopo una decina di giorni, annunciò che era stato compiuto da Sergej W. (28.enne russo-tedesco nel frattempo arrestato a Tubinga), che aveva ordito l’attentato per speculare in Borsa. Versione, che all’epoca aveva suscitato non poche perplessità. Dal documento scoperto dal Corriere del Ticino si scopre che era giunta una rivendicazione dell’Isis, mai però comunicata ai media. Inevitabile chiedersi adesso: Chi è stato davvero? Sergei o un fanatico del Califfo?
 
 
Due pagine del documento della BKABKA docu
Molto interessante anche la parte del documento in cui, rilevando un netto aumento dei fenomeni terroristici in Europa, si osserva che il quadro è andato peggiorando con «l’apertura delle frontiere da parte di Merkel». Ovvero la Polizia criminale tedesca avvalora l’equazione che le sinistre tendono a liquidare come un pregiudizio o un teorema populista: più immigrati fuori controllo, più terrorismo. La BKA parla di un traffico di passaporti rubati usati dagli attivisti dell’Isis in Europa.
«Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al Qaeda (IS) e le attività terroristiche islamiste».
 
Sono menzognere anche le cifre sull’immigrazione clandestina, almeno quelle comunicate in Germania. Leggete questo passaggio del rapporto:
«La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità».
E lo stesso vale per i crimini ordinari commessi dagli immigrati. Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila. Queste cifre, peraltro, non contengono reati contro l’asilo e la socialità.
Ma “ai media – si legge nel rapporto – si parla rispettivamente di 209 mila reati e di 295 mila». Ben 170 mila in meno.
Decisamente esplosivo questo passaggio del rapporto:
«Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».
Sia chiaro: le autorità, da sempre, si riservano una certa discrezionalità nel diffondere le notizie più sensibili o per proteggere agenti infiltrati. Non dicono mai tutta la verità, com’è ovvio. Ma il quadro che emerge da questo rapporto va oltre i normali confini dell’intelligence.
 
Quando si modificano sistematicamente le statistiche, quando si tenta di dissimulare gli attentati fino a dare istruzioni per fabbricare versioni credibili agli occhi dell’opinione pubblica, quando un governo vieta di parlare di “migranti economici” si è in presenza di un metodo per la creazione di Post Verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni.
E tutto questo al fine di non turbare il processo elettorale, dunque di non intralciare la campagna elettorale della cancelliera Merkel.
Cose che capitano nella democratica Germania.
di Marcello Foa – 20/06/2017 Fonte: Marcello Foa

Macron presidente? Non illudetevi, sarà un nuovo Hollande

macron-rothschildEmmanuel Macron è stato eletto e non è certo una sorpresa. La sua è una vittoria annunciata e, se gli exit polls saranno confermati, ben oltre le previsioni.
 
E ora dobbiamo chiederci: che presidente sarà? So di andare controcorrente ma Macron non rappresenta, a mio giudizio, una vera novità politica ovvero non costituisce il cambiamento che  ha promesso in campagna elettorale. D’altronde, pensateci bene: come può un uomo che è stato consigliere dell’Eliseo e poi ministro dell’economia di un governo socialista incarnare un movimento politico se non rivoluzionario perlomeno molto innovativo, considerando che poco più di un anno fa “En marche!” non esisteva nemmeno?
Come può un ex banchiere rappresentare le istanze del socialismo e della sinistra?
I veri movimenti sorti dal nulla richiedono tempi di incubazione e di crescita più lunghi, vedi il lungo percorso della Lega Nord in Italia e, in tempi più recenti, del Movimento 5 Stelle  o di Podemos in Spagna.
In realtà Macron è, da sempre, un rappresentante dell’establishment e la sua ascesa è frutto di una brillante quanto spregiudicata operazione di marketing politico.
Ragioniamo. Sulla Francia incombeva un rischio: che  dopo la Brexit e  la vittoria di Trump, il vento del cambiamento si imponesse anche qui, spazzando via i due partiti tradizionali, sia quello socialista sia l’Ump, accomunati, agli occhi degli elettori, da lunghi anni di promesse tradite. Come scongiurarlo? Puntando sul nuovo, ma teleguidandolo. Dunque, più precisamente, presentando il vecchio vestito di nuovo.
Attenzione: non si tratta di congetture. Jacques Attali nell’aprile del 2016 pronosticava che uno sconosciuto avrebbe vinto le presidenziali del 2017 e indicava due possibili nomi: Emmanuel Macron a sinistra e Bruno  Le Maire. Vedi questo video in cui tra l’altro afferma che sarebbe stato lui a riempire di contenuti il programma di Macron.
Jacques Attali è uno dei personaggi più influenti in Francia sin dai tempi di Mitterrand, un francese globalista, convinto europeista, introdotto e stimato nell’establishment internazionale.  Era l’eminenza grigia di Mitterrand, poi è stato consigliere di Sarkozy ed era considerato da Hollande. Trasversale, come molti dei membri dell’élite che contano davvero in Francia e non.
Con queste premesse non è difficile scremare la retorica elettorale per decriptare le intenzioni  di Macron, il quale  non rappresenta il cambiamento ma la continuità. Sotto ogni punto di vista, anche riguardo la sua personalità. Con lui i francesi otterranno il proseguimento delle politiche di Hollande, che, paradossalmente, tanto hanno odiato.
 
Naturalmente il nuovo presidente non si scoprirà subito. Prima dovrà riuscire ad ottenere la maggioranza alle legislative di giugno e non sarà facile, poi beneficerà, come sempre, di un periodo di grazia ma nell’arco di qualche mese mostrerà il suo vero volto e le sue vere intenzioni. Temo che sarà una profonda delusione per molti dei suoi sostenitori, anche a sinistra.
L’uomo giusto per la Francia di oggi era Fillon, ma non era gradito a quell’establishment che infatti lo ha azzoppato.
 
E Marine Le Pen? Per portare a compimento la rimonta impossibile avrebbe dovuto vincere, anzi stravincere il confronto televisivo. E questo non è avvenuto per l’incapacità di mostrarsi presidenziale e propositiva nella seconda parte del dibattito di mercoledì sera. Anche la scelta di denunciare i presunti conti segreti alle Bahamas  di Macron è stata azzardata: queste cose le fai se ne sei sicurissimo altrimenti ti si ritorcono contro. Aggiungete la presunta gaffe con il Corriere della Sera  e gli echi del cosiddetto Macronleaks (le email trafugate), che, contrariamente a quanto scritto da molti giornali, hanno rafforzato il candidato di “En marche!”  permettendogli di presentarsi come vittima di una macchinazione.
 
La campagna di Marine Le Pen è stata ben strutturata e, per nove decimi, riuscita: il suo scopo era di presentarsi come un candidato sempre più neogollista e sempre meno Front National ma ha sbagliato la volata finale, contraddicendosi. Per stanchezza o forse in seguito a una suggestione. E possibile che lei e il suo stratega Florian Philippot abbiano pensato di replicare le tattiche  di Trump,  alzando i toni e sparando ogni cartuccia (conti alle Bahamas) . Ma la Francia non è l’America. E le svolte improvvise sono sempre rischiose. Se ti ispiri a De Gaulle non puoi comportarti d’un tratto come Trump.  Negli ultimi tre giorni della campagna la Le Pen ha bruciato i progressi fatti negli ultimi dieci.
 
Il suo è comunque un risultato storico, mai un candidato del Fronte aveva ottenuto tanti consensi, praticamente raddoppiati rispetto al 17,8% di Jean-Marie Le Pen nel 2002.
Resta un dato di fondo: se sommate i voti ottenuti al primo turno a destra dalla Le Pen e da Dupont-Aignan e a sinistra da Mélenchon, risulta che quasi il 50% dei francesi ha votato per partiti in aperta rottura con l’establishment, quasi anti-sistema. Questo significa che il malessere francese è profondo ed è destinato ad aumentare se l’economia francese non ricomincerà a crescere davvero e se la società francese non troverà un  nuovo slancio. Quel che l’élite alla Jacques Attali è incapace di realizzare da oltre un decennio.
Come dire: risentiremo parlare della Le Pen e di Mélenchon.
di Marcello Foa – 07/05/2017 Fonte: Marcello Foa

Il predestinato del Club Bilderberg

Dico la mia (e poi mi taccio) sulle elezioni presidenziali francesi. Apprendo da Internet macron attali2delle trame di Jacques Attali, il banchiere gran suggeritore di strategie mondialiste e stratega impegnato nella distruzione di identità, diritti, garanzie sociali in nome del potere finanziario internazionale senza volto (ma con molto culo), quel progressismo liberal che tanto piace anche ai coglioncelli liberali nostrani.
Apprendo quindi che fu Attali nel 2014 a presentare alla riunio…ne di quelli che tramano nel Club Bilderberg, questa sua giovane creatura di plastica in grado di rimpiazzare la rovinosa caduta del piccione Hollande e dare la mazzata finale allo Stato sociale in versione francese.
 
Da subito il promettente Macron si mise all’opera nel governo del Presidente che i francesi avevano scelto in massa dimostrando già allora la forte propensione ad essere fregati alla grande.
Dalla penna di Macron – divenuto ministro del piccione – infatti è uscita la legge che ha distrutto le garanzie del lavoro, premessa antisociale ad una serie di altri provvedimenti “global” come la svendita dei gioielli di famiglia dell’industria francese.
Non ci resta che stare a vedere cosa combinerà su questa strada la marionetta locale del Bilderberg anche se non ci vuole molta fantasia per indovinarlo.
Certo è che le strategie mediatiche dei vampiri internazionali si vanno sempre più affinando e le tecniche di controllo (del pensiero) di chi ancora cerca di contrastarle stanno sempre più diventando poliziesche.
Un altro piccolo esempio ci viene dalle elezioni tedesche di ieri in un Land, lo Schleswig-Holstein, nel quale come avevo facilmente previsto tempo fa sulla mia bacheca fb, i votanti locali hanno potuto scegliere con cosa suicidarsi, se con il cappio o con una revolverata, ovvero tra la Merdel e quella faccia da Kapò (per dirla una volta tanto con una immagine azzeccata da quell’altro bel tipo del Berlusca) di Schulz.
 
Anche in questo caso, gli “alternativi” locali dell’AfD (Alternative für Deutschland) che volavano nei sondaggi poco tempo fa, hanno visto un travaso di elettori dal loro campo a quello della Merdel, tentativo estremo (montanellianamente turandosi il naso) di bloccare l’avanzata del più spinto globalizzatore locale, probabilmente peggiore della democristiana dell’Est.
 
Il risultato, ai fini delle strategie mondialiste non cambia ma anche qui i cosiddetti “antieuropeisti” (che probabilmente sono veri europeisti a leggere la loro stampa!) sono stati messi nell’angolo dal quale difficilmente – almeno per il momento – riusciranno a muoversi.
Quando verrà il tempo che gli infamati messi nei ghetti di destra e di sinistra dai loro nemici “centristi” la smetteranno di finire nella trappola degli schemi del passato e si uniranno per rovesciare il sistema che tutti vuol rendere schiavi senza volto e identità?
 
[Nella foto, burattinaio e burattino: Attali e Macron]
di Amerino Griffini – 08/05/2017 Fonte: Amerino Griffini

Francia: la sinistra mondialista acclama il nuovo “enfant prodige” Macron, paladino della finanza cosmopolita.

epa05948994 Supporters of French presidential election candidate for the 'En Marche!' (Onwards!) political movement Emmanuel Macron (not pictured) gather at the Carrousel du Louvre to discover the results of the second round of the French presidential elections in Paris, France, 07 May 2017. EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Tutto come previsto il risultato al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia: vincono i due candidati largamente favoriti, Emmanuel Macron e la Marine Le Pen.

Il primo, il giovane Macron, rappresenta largamente l’establishment della grande finanza e dell’elite politica dominante in Francia, quella collegata con la massoneria ed i circoli dei potentati finanziari sovranazionali.
Che sia di centro o che sia di destra o che appartenga alla sinistra social democratica (quella stessa sinistra squalificata del presidente uscente Francois Hollande), conta poco o nulla. Si tratta soltanto di distinzioni formali dei vecchi schemi del 900 ormai obsoleti.
Infatti non a caso tutti i partiti e gli altri candidati, da Fillon al candidato socialista Benoit Hammon, tutti sconfitti nella contesa elettorale, hanno già proclamato l’intenzione di creare un fronte comune contro la candidata Marine Le Pen, del Front National, considerata un “pericolo” per l’establishment visto il suo programma di uscita dall’euro, abbandono della NATO, difesa delle frontiere e riavvicinamemto alla Russia.
L’unica eccezione il candidato dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, quello che veniva considerato il Tsipras francese, non ha ancora dato al momento indicazioni precise su chi votare al ballottaggio del secondo turno. Lui è fuori dai giochi ma il suo elettorato non è detto che dia necessariamente i suoi voti al condidato della finanza ipercapitalista Macron. Esiste quindi un margine di rischio per una possibile vittoria di Macron.
In ogni caso, il fronte unito dei globalisti che si andrà a coalizzare contro la Le Pen è caratterizzato dal neoliberismo, quale elemento comune ed ideologia di base.
Si tratta di quel fronte che aborrisce qualsiasi forma di allontanamento della Francia dalla UE e dal sistema dell’euro e che vuole fermamente continuare a mantenere la Francia al servizio degli interessi della grande finanza e della politica di dominazione egemonica USA, quella che vede le nazioni europee come vassalli di Washington, inesistenti sul piano internazionale. In una parola il fronte della conservazione.
Bisogna considerare che Il proletariato e la piccola borghesia francese, vittime della globalizzazione finanziaria, attraverso un voto alternativo ai denominati “populisti” come la Le Pen, stava tentando di uscire dal paradigma liberal-libertario e da quello del pensiero unico. Il panorama politico nazionale francese sta di fatto crollando, con i vecchi partiti storici ormai squalificati ed alcun forze come il FN ed altre, cercano di ricomporlo sulla base di una nuova presa di coscienza dei ceti produttivi marginalizzati dalle politiche neoliberiste dei governi asserviti agli interessi dei potentati finanziari.
 
A questo tentativo di ricomposizione, con tutti i limiti dati dalle caratteristiche della Le Pen e dalle sue ambiguità su alcune tematiche della contrapposizione al sistema globalista, il fronte neoliberista ha risposto ricompattandosi e presentando il suo candidato “enfant prodige”, Emanuel Macron.
Questo giovane “rampollo dell’alta borghesia”, vanta poca esperienza ma dispone di molti titoli: banchiere presso la potente banca Rothshild, specializzato nella Ena, l’alta scuola per quadri amministrativi da cui è uscita una buona parte della elite politica transalpina, con un professato impegno a sinistra, milionario grazie ai buoni affari realizzati con le multinazionali (Nestlè e Pfizer), membro dei circoli liberali che contano, come l’Istituto Montaigne, vicino alla Confindustria, sostenitore dell’immigrazione, della società multiculturale e cosmopolita, fervente sostentore dell’atlantismo e dell’interventismo francese a seguito degli USA (il vecchio “sub imperialismo” praticato dalla Francia in Africa e Medio Oriente).
Su di lui punta il fronte neoliberista, quello della grandi banche, della Confindustria e della oligrarchia europea di Bruxelles per mantenere sistema e privilegi della classe dominante. Non a caso a Macron sono già arrivate le congratulazioni della Merkel e dei responsabili della UE che vedono il lui lo “scampato pericolo” (se proseguirà ad avere i consensi al secondo turno).
 
Esiste però un problema: questo giovane candidato non sembra possedere carisma, al contrario i discorsi li legge e lui stesso dice che a volte non capisce cosa gli scrivono, si limita a ripetere frasi banali e generiche come “innovazione” e “riforme” mentre dimostra una certa prevenzione e disprezzo verso gli strati popolari della società francese definiti da lui in più occasioni come “illetterati” o “avvinazzati”. Macron loda i vantaggi dell’ipercapitalismo ed esalta la corsa all’arricchimento individuale, oltre a sostenere che non esiste una cultura francese ma piuttosto una cultura multipla.
Sarà davvero questo il personaggio a cui gli strati popolari francesi, quelli dei piccoli produttori, agricoltori, artigiani e piccoli commercianti, rovinati dalle politiche di Bruxelles e dalla globalizzazione, daranno il loro voto? Qualche dubbio esiste e qualche speranza per la Marine Le Pen al secondo turno.
Apr 24, 2017 di  Luciano Lago

La situazione è tragica, ma con le scomuniche non ce la caviamo……anzi, facciamo il gioco del nemico

2011berlin_149Tra pochi mesi oltralpe votano per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica Francese.
 
Questo importante avvenimento, per l’intera Europa oltre che per la sola Francia dato il notevole peso politico del governo di Parigi negli assetti europei, avviene in una fase critica; in un momento populista, in una fase di doppio movimento secondo Polanyi.
 
I popoli si stanno ribellando alle proprie élite sociali ed economiche, ai propri governi, alle narrazioni imposte a reti unificate che sono state la cornice ideologica di tutti i discorsi politici da almeno trenta anni in qua e stanno avendo luogo eventi di portata storica eccezionale.
 
Questa eccezionalità è una constatazione dell’entità dei fatti, non un giudizio di merito circa la loro qualità politica.
Purtroppo però la rivolta degli esclusi e degli sfruttati sta drasticamente orientandosi sul lato destro dello spettro politico con ad oggi tre sole eccezioni in Europa:
la Grecia, dove però il governo Tsipras II ha oggettivamente abdicato di fronte al III memorandum della trojka e il paese ridotto allo stremo sta revocando in massa il proprio consenso al governo, secondo i sondaggi
– Il Portogallo governato dalla coalizione del socialista Sousa, che include nella propria maggioranza anche un 18% di seggi parlamentari suddiviso tra rappresentanti del Bloco de Esquerda e della coalizione chiamata CDU composta da Partito Comunista Portoghese e dai Verdi Portoghesi.
 
Un partito di impostazione culturale molto più moderna il primo, tendenzialmente europeista, ma riorientatosi su una strategia più articolata dopo la defezione del governo greco impostata come piano a/piano b; molto vecchio stile i secondi, in compenso portatori di un programma di una chiarezza estrema avendo preso i propri voti sulla parola d’ordine fuori dall’ue, fuori dall’euro, prima possibile.
 
– La Spagna, nella quale Mariano Rajoy è riuscito a reinsediarsi sulla poltrona di capo dell’esecutivo ma in coalizione spuria col Psoe e dove comunque i ceti popolari hanno ritrovato organizzazioni politiche di massa grazie alla nascita e alla crescita di Podemos e al nuovo corso della rinnovata IU guidata da Alberto Garzon Espinosa, tra loro alleati.
Gli esempi in senso contrario sono però più numerosi. Non poco più numerosi.
L’orientamento a destra della protesta ha trovato una plateale dimostrazione con l’elezione di Trump, qualcosa di simile è accaduto nella campagna per il Leave in UK nella quale sono state presenti anche parti di sinistra e di sindacato ( e che ho moralmente supportato. Senza l’ombra di un rimpianto, fossi stato cittadino britannico, avrei a mia volta votato Leave ) ma che ugualmente ha trovato guida in parte del partito conservatore e in Ukip, e questo sta accadendo nelle intenzioni di voto in quasi tutti i paesi europei.
 
I motivi sono numerosi e potremmo enumerarne alcuni, anche se sicuramente essi non sono ancora esaustivi. Tra questi:
 
a) la conversione dei partiti di massa, socialisti e socialdemocratici, ai paradigmi dell’ordoliberismo, del liberoscambismo puro ed alla narrazione ideologica cosmopolita, da sempre alla portata dei soli ceti privilegiati perché per internazionalizzarsi bisogna saper parlare bene le lingue e avere professionalità preziose e ricercate da vendere, insomma prerogativa e qualità elitarie.
Piaccia o meno la larga maggioranza dei popoli è composta da persone per le quali un ben preciso radicamento geografico è necessitato e lo sradicamento, laddove per il capitale è massima espressione della sua forza, è invece per gli individui la più dura manifestazione della loro debolezza: tranne gli appartenenti alle élite che emigrano con soddisfazione per rincorrere le proprie ambizioni, le persone normali lo fanno perché sono costretti da circostanze e problemi soverchianti.
 
Credo si debba essere sempre precisi. L’idea di Stato ultraleggero, che resta completamente fuori dall’economia, della prosperità perseguita attraverso la leggenda del trickle down e del liberoscambismo puro, è un’idea prevalentemente anglosassone che affonda le proprie radici, tra le altre cose, anche nella tradizione giuridica del Common Law e nella prassi che ne discende secondo la quale al privato è tutto permesso tranne ciò che è esplicitamente proibito.
 
Nell’Europa continentale, nella quale la tradizione giuridica del Civil Law discende dal diritto romano è, al contrario, permesso ciò che è normato ed è permesso unicamente nelle forme in cui è normato mentre è proibito il resto.
 
Su questa tradizione si innesta molto meglio il modello dell’ordoliberalismo germanico; un modello di stato iperpresente e ipernormatore, ma nel ruolo esclusivo di guardiano notturno degli interessi di lorsignori.
Non un anglosassone lasciar fare, ma uno stato che fa propri i principi del liberismo e ti perseguita giorno e notte per importeli. Non uno stato leggero e assente quando piuttosto uno stato ipernormativamente assente e sadicamente aguzzino.
 
In pratica un neoliberismo in versione kapò.
 
b) La confusione delle sinistre più radicali, ancora spesso balbettanti dopo otto anni di crisi salvo purtroppo poche lodevoli eccezioni, che:
– per malintesi ideologici,
 
– involuzione culturale dei propri paradigmi ripetuti spesso in maniera astoricizzata e dogmatica,
 
– involuzione delle proprie strutture e dei propri quadri che spesso si sommano a opportunismi politici di pochissimo respiro per ottenere incarichi pubblici,
 
– elezioni e prebende in alleanza con le sinistre social-liberiste di cui sopra o semplice paura di realizzare una lotta di egemonia sui temi critici per timore di essere confuse con le destre,
insistono nel non prendere posizioni chiare e definite né sulla globalizzazione né sulla crisi europea.
c) Smobilitazione della partecipazione popolare non solo nei confronti dei partiti di sinistra ma anche degli apparati sindacali, a causa di un progressivo sgretolamento della credibilità anche di questi ultimi, in particolar modo in Italia.
Tre ore di sciopero per l’approvazione del Jobs Act e manifestazione il sabato? Nulla di nulla durante il governo Monti? Se i ceti popolari sono scappati dal PD e relativi reggicoda sono, spesso, non di meno scappati anche dal sindacato che non lotta quando a massacrare i lavoratori sono i governi amici targati, o retti, dalle maggioranze parlamentari targate PD.
Questo senza nemmeno citare le sconcezze varie assortite a cavallo tra cogestione finanziaria-sindacale dei fondi pensione privati, enti bilaterali, la conversione delle strutture sindacali dal ruolo di rappresentanza e organizzazione del conflitto al modello di mera impresa di fornitura di servizi, come i caaf, che per altro anche l’iscritto paga cari quasi quanto il commercialista pur dopo aver versato mensilmente le proprie quote e potrei continuare facendo l’esempio di abuso all’interno delle stesse strutture sindacali anche di lavoro precario e voucher.
Oramai quando i baroni della trimurti confederale dicono di stare dalla parte dei lavoratori il sentimento del popolo oscilla tra la voglia di mettersi a ridere e quella di tirargli dietro dei sanpietrini, e non senza motivo.
d) Atomizzazione e disintermediazione sociale generalizzata che incentiva la ricerca di salvezze individuali invece che collettive declinate in chiave puramente egoistica.
 
Da questa tragica situazione certamente non usciremo senza ricostruire strutture di rappresentanza democratiche e popolari, tanto politiche quanto sindacali e associazionistiche, che si incarichino di difendere i legittimi interessi degli sfruttati, degli impoveriti e di tutta la gente comune che fa lavori comuni e subisce il non avere potere contrattuale dalla parte del manico.
Lo si dovrà fare declinando le proprie istanze in una chiave democratica, solidaristica, votata alla pace nella gestione delle relazioni estere e inclusiva su basi etnico/culturali.
 
Questi strumenti al momento, purtroppo, non sono a nostra disposizione e vanno ricostruiti praticamente da capo.
Occorre però mettersi in testa che in questa cornice di ribellione dei popoli non argineremo lo sfondamento a destra illudendoci di potergli sbarrare la strada con le scomuniche o con la retorica dei buoni sentimenti.
Il Front National ha ormai assorbito buona parte dei ceti popolari, gli operai, le aree rurali; ha inglobato consistentissima parte di quello che fu l’elettorato del PCF, il simulacro di partito comunista ancora esistente che altro non è capace di fare che reiterare il proprio ruolo ancillare nei confronti del Partito Socialista di Hollande, padre della Loi Travail imposta bypassando il voto parlamentare.
Qualcuno crede forse che stigmatizzando queste persone come rossobruni, fascisti, populisti, rozzi villani, si possa arginare alcunché?
In epoca di spoliticizzazione di massa, sentir gridare al lupo al lupo, smuove soltanto le coscienza di 14 militanti consapevoli ancora in circolazione e a maggior ragione, al povero cristo che non riesce e mettere insieme il pranzo con la cena e convive con la frustrazione di figli almeno diplomati che non riescono a trovare un lavoro e farsi una vita, non gliene frega proprio un cazzo!
Suvvia, questa baggianata della pretesa di arginare i populismi di destra sventolando la spettro del fascismo è semplicemente ridicola, tragicamente ridicola: chi deve mettere insieme il pranzo con la cena e spera che i propri figli non restino disoccupati a vita, non ha tempo da perdere con queste seghe mentali da militanti di una sinistra completamente ripiegata su sé stessa che, per continuare serenamente a non fare i conti coi propri fallimenti, rinuncia a cercare di interpretare un ruolo egemone nella società e si illude di salvarsi la coscienza solo occupandosi della presunta purezza all’interno dei propri residuali ranghi.
 
Riporto le agghiaccianti immagini che mostrano la distribuzione del voto al FN e la distribuzione della disoccupazione sul territorio nazionale.
 
La sovrapponibilità delle due immagini è impressionante e chi crede che da tutto questo ci si possa salvare con quattro scomuniche moralistiche e tre discorsetti sulla purezza ideologica della sinistra valutata in termini astratti, senza prendersi la responsabilità di mettere le mani nella merda e riconquistarsi la fiducia del popolo, è molto semplicemente un ciarlatano.

disoccupazionefrancia

votoalFN
Ciò tuttavia non significa che si debbano fare concessioni a ciò che è e resta destra radicale, da combattere e contrastare senza se e senza ma.

Dobbiamo maturare la consapevolezza del fatto che l’unico modo per rappresentare i ceti popolari e arginare lo sfondamento a destra è essere metodologicamente seri ed analitici e studiare a fondo un fenomeno che ha portata continentale come premessa indispensabile al non agire a casaccio.

 
Bisogna capire perché, da una parte, anche se ha conquistato consistentissima parte dell’elettorato tradizionalmente di sinistra, il Front National resti un partito radicalmente di destra e insieme capire dall’altra parte del problema quali elementi spingano le persone a votarlo e cosa si dovrebbe trovare il coraggio di proporre per contendere alla destra il campo e far ritrovare ai ceti popolari uno sbocco politico se non immediatamente socialista almeno democratico, non autoritario e non xenofobo.
 
Per farsene un’idea precisa può esserci d’aiuto studiare analiticamente e rigorosamente il documento programmatico che costituisce la piattaforma della campagna presidenziale di Marine Le Pen, di cui il sito Voci dall’Estero ha appena proposto una traduzione.
Purtroppo non conosco il francese quindi farò riferimento a quest’ultima commentando in rosso i 144 punti del programma evidenziando come e perché, a mio giudizio, stiamo parlando di una destra radicale ( che ricicla al proprio interno anche dei fascisti, senza però essere nel proprio insieme un fascismo ) ma evidenziando anche il lato scomodo della questione, ovvero quegli elementi programmatici oggettivamente attraenti per i lavoratori abbandonati allo shock da globalizzazione e alla deflazione provocata dall’eurozona; argomenti non di destra, anzi in molti casi naturalmente includibili in una strategia di sinistra, rispetto ai quali per opportunismo, vendutismo, impreparazione grossolana o ignavia, da troppo tempo le sinistre latitano.
Lo scopo è misurarsi con le contraddizioni storiche oggi sul tavolo e capire quale debba essere il terreno di lotta e gli argomenti di contesa che una compagine popolare e democratica deve affrontare oggi, in Francia come nel resto d’Europa, per tornare a rappresentare i lavoratori e arginare derive autoritarie e/o incivili.
  1. UNA FRANCIA LIBERA
 RESTITUIRE ALLA FRANCIA LA PROPRIA SOVRANITA’ NAZIONALE.
VERSO UN’EUROPA DELLE NAZIONI INDIPENDENTI AL SERVIZIO DEI POPOLI
  1. Ritrovare la nostra libertà e il controllo sul nostro destino restituendo al popolo la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica). Per questo, intavoleremo una trattativa con i nostri partner europei, che sarà seguita da un referendum sulla nostra appartenenza all’Unione europea. L’obiettivo è arrivare a un progetto europeo rispettoso dell’indipendenza della Francia, delle sovranità nazionali e che serva gli interessi dei popoli.
Questo avrei potuto scriverlo serenamente anche io.
Tipicamente se fai una simile affermazione per i rosè sei già rossobruno, ma per quanto mi riguarda me ne farò serenamente una ragione.
Della sovranità nazionale non faccio una mistica né un fine; per me è uno strumento per il Front National non solo e mostrerò in seguito perché, tuttavia delle parole non si può e non si deve avere paura.
Per me la sovranità nazionale è la premessa dell’autodeterminazione del popolo e lo spazio politico, sociale, giuridico, geografico, entro il quale concretamente la sovranità popolare si può esercitare.
Se qualcuno crede di poter esibire casi storici concreti nei quali un popolo libero, che si governasse democraticamente, ha potuto essere politicamente e giuridicamente sovrano senza avere uno stato sovrano entro il quale esserlo, son curioso di valutare esempi concreti.
In tanti anni che pongo questa domanda nessuno è ancora riuscito a darmi una risposta a meno di non fare riferimento a tribù con stili di vita premoderni…
RIFORME ISTITUZIONALI: RIDARE LA PAROLA AL POPOLO
E STABILIRE UNA DEMOCRAZIA DI VICINANZA.
  1. Indire un referendum di revisione costituzionale e vincolare a referendum popolare tutte le future revisioni della Costituzione. Allargare il campo di applicazione dell’art. 11 della Costituzione.
Giusto il referendum sulla legge fondamentale, critico il passaggio successivo. Dato che l’articolo 11 della Costituzione Francese recita:
 
“Art. 11. Il Presidente della Repubblica, su proposta del Governo durante le sessioni, o su proposta congiunta delle due Assemblee, pubblicata nel Journal officiel, può sottoporre referendum ogni progetto di legge concernente l’organizzazione dei pubblici poteri, comportante l’approvazione di un accordo della Comunità o tendente ad autorizzare la ratifica di un trattato che, senza essere contrario alla Costituzione, potrebbe avere incidenza sul funzionamento delle istituzioni. ”
 
abbiamo qua un brutto esempio di moderno cesarismo o bonapartismo, un ulteriore esempio di accentramento di poteri sulla figura del Presidente della Repubblica, in una assetto istituzionale già fin troppo sbilanciato in tal senso. Un leader forte, ancor più forte di quanto già non lo sia in base alla costituzione del ’58 voluta da De Gaulle che, non dimentichiamolo, fu frutto di un golpe bianco ed era giustificata dalla necessità di fronteggiare la fine del colonialismo, il collasso del sistema politico e il terrorismo dell’OAS fiancheggiato da consistente parte delle forze armate oltre che capeggiato dal generale Salan.
  1. Permettere la rappresentatività di tutti i Francesi, attraverso il sistema elettorale proporzionale. All’Assemblea Nazionale vigerà il sistema proporzionale, con un premio di maggioranza del 30% dei seggi per la lista più votata ed uno sbarramento al 5%.
con un premio di maggioranza del 30% alla lista di maggioranza relativa, un Front National al 27% come lista che sopravanzi anche solo di una frazione percentuali il secondo arrivato prenderebbe il 57% dei seggi.
 
La ratio è sempre il cesarismo/bonapartismo del punto precedente. Palesemente è una truffa autoritaria. Con un premio di maggioranza di tale entità parlare di sistema proporzionale è una truffa bella e buona.
 
4. Abbassare il numero dei deputati a 300 (contro i 577 attuali) e il numero dei senatori a 200 (contro i 348 di attuali).
Ridurre la rappresentatività del popolo nelle istituzioni non è mai popolare, anche se il pessimo livello della classe politica può legittimare tale scelta. Renzi docet.
 
In questo caso il populismo non è interpretato come veicolo di una istanza popolare ma, cavalcando il sentimento antipolitico, di fatto mira a rendere la casta politicante più autoreferenziale.
  1. Creare un vero referendum d’iniziativa popolare, su proposta di almeno 500.000 elettori.
  2. Mantenere solo tre livelli di Amministrazione pubblica in luogo dei sei attuali: Comuni, Dipartimenti e Stato. Questa riforma sarà garanzia di:
  • semplificazione (eliminazione di sovrapposizioni e ripartizione chiara delle competenze);
  • vicinanza (dando più peso agli eletti che i Francesi conoscono, come i sindaci);
  • contenimento dei costi(in particolare sulle indennità degli eletti e i costi di funzionamento). Questo permetterà rapidamente un abbassamento delle imposte locali.
Valorizzare di conseguenza il ruolo e lo status dei sindaci delle piccole e medie comunità.
 
Nulla da ridire.
 
RIPORTARE LA FRANCIA A ESSERE UN PAESE DI LIBERTÀ
  1. Garantire la libertà di espressione e le libertà digitali attraverso la loro iscrizione tra le libertà fondamentali protette dalla Costituzione, ma rafforzando la lotta contro il cyber-jihadismo e la pedo-criminalità. In parallelo, semplificare per coloro che ne sono vittime le procedure per riconoscere la diffamazione o l’ingiuria. Una cosa giusta affiancata dall’ossessione anti-islamica, ci torneremo
  1. Emettere un atto istituzionale a tutela della protezione dei dati personali dei francesi, in particolare attraverso l’obbligo di archiviazione di questi dati su server localizzati in Francia. Ok
  1. Difendere i diritti delle donne: lottare contro l’islamismo che limita le loro libertà fondamentali; mettere in campo un piano nazionale per l’uguaglianza salariale donna/uomo e lottare contro la precarietà professionale e sociale. I datori di lavoro che, anche in Francia, pagano le donne meno, non limitano la loro libertà? La cultura della Chiesa Cattolica anche in Francia non legittima questa pratica? La seconda parte dell’articolo però è una cosa ovvia anche per qualsiasi partito di sinistra.
  1. Assicurare il rispetto della libertà di associazione entro i soli limiti richiesti dall’ordine pubblico e sostenere le piccole strutture associative culturali, sportive umanitarie, sociali, educative ecc., che animano la vita dei nostri territori. Instaurare una vera libertà sindacale attraverso la soppressione del monopolio di rappresentatività e correggere la vita sindacale con un controllo pubblico del finanziamento ai sindacati. Né sindacato unico, né controllato dal governo, pluralismo sindacale, trasparenza di finanziamento. Ok.
  1. Garantire la libertà di istruzione dei propri figli, ma monitorando più strettamente la compatibilità degli insegnamenti dispensati negli istituti privati con i valori della Repubblica. Da sinistra normale sarebbe puntare sul potenziamento dell’istruzione pubblica, ma qua nulla di grave.
  1. UNA FRANCIA SICURA La sicurezza non è di destra, possono esserlo i modi per perseguirla. Anche su questo tema la sinistra dovrebbe uscire dai propri quattro luoghi comuni petalosi in croce. Le persone la sicurezza la vogliono, il problema è dargliela senza ricorrere ai decreti Minniti o al Front National. Ah, comunque, sulla predica di chi inseguirebbe la destra sui suoi temi, piddini e reggicoda devono solo stare zitti dopo le recenti alzate d’ingegno del LORO ministro degli interni, per altro approvate in parlamento col voto e il plauso della Lega. RISTABILIRE L’ORDINE REPUBBLICANO E LO STATO DI DIRITTO DAPPERTUTTO E PER TUTTI
  1. Ristabilire la sicurezza, garantendo la protezione delle libertà individuali. Questo ordine pubblico, oltre alla questione musulmana, sta diventando un po’ un’ossessione…sembra quasi che in fondo in fondo un bello stato di polizia non dispiacerebbe.
  1. Potenziare in modo massiccio le forze dell’ordine: nel personale (piano di reclutamento di 15.000 poliziotti e gendarmi) nei materiali (modernizzazione degli equipaggiamenti, dei commissariati e delle caserme, adattamento delle dotazioni alle nuove minacce), ma anche moralmente e giuridicamente (soprattutto per la presunzione di legittima difesa). Garantire lo status militare dei gendarmi. Quod erat demonstrandum
  1. Focalizzare l’attività di polizia e gendarmeria sulla loro missione di sicurezza pubblica, liberandole da incombenze burocratiche e amministrative. Aridaje…
  1. Mettere in campo un piano di disarmo delle periferie che lo richiedono e ristabilire la presenza dello Stato nelle aree fuori controllo.Sorvegliare i 5. 000 capi delle bande delinquenti e criminali identificate dal ministero dell’Interno. Al fine d’impedirne la ricostituzione, aggiungere alla condanna penale l’ingiunzione civile di allontanamento. Diamogli occupazione, magari non delinquono. Ma abbiamo capito, ormai, il refrain.
  1. Ristabilire i servizi di intelligence locali per lottare contro i traffici criminali. I servizi segreti pure locali? E una webcam dentro ciascun WC no? Premi civici a chi fa la spia? La delazione come valore? Stiamo capendo perché radicalmente di destra? Legge e ordine in modo niente affatto garantista. Un partito con una prospettiva ideale da questurini con manie di grandezza. Abbastanza per parlare di fascismo? Non direi proprio. Ma si tratta ugualmente di una gigantesca schifezza.
 
UNA RISPOSTA PENALE FERMA E RAPIDA
  1. Applicare la tolleranza zero e togliere di mezzo il lassismo giudiziario con l’abrogazione delle leggi penali lassiste (come la legge Toubira), il ripristino delle pene minime e la soppressione della remissione automatica delle pene. Quod erat demonstrandum
  1. Lottare contro la delinquenza minorile responsabilizzando i genitori con la soppressione del versamento degli aiuti sociali ai genitori di minori recidivi in caso di carenza educativa manifesta. Quod erat demonstrandum con patate.
  1. Istituire un ergastolo reale non riducibile per i crimini più gravi. Quod erat demonstrandum con pomodorini.
  1. Creare 40.000 posti supplementari nelle carceri entro 5 anni. Quod erat demonstrandum con pomodorini, capperi e olive.
  1. Ristabilire l’espulsione automatica dei criminali e dei delinquenti stranieri. Stipulare accordi bilaterali che permettano che gli stranieri condannati scontino le loro pene nei paesi d’origine. Quod erat demonstrandum ( comincio a non poterne più )
  1. Riportare sotto il controllo del ministero dell’Interno l’amministrazione penitenziaria e rafforzare la raccolta di informazioni sui detenuti. Quod erat demonstrandum ( è un’ossessione. Ai tordi completamente impolitici, quelli che W anche il FN purché ci levi dalle palle l’UE, magari sta cominciando a venire un dubbio, perché non vorrei dire…..ma un sistema ti questo tipo è gestito in modo non troppo dissimile sul piano della giustizia e della sicurezza pubblica da quei regimi che venivano puntellati e tenuti in piedi dall’OVRA o dalla Stasi. E non sto mettendo fascismo o socialismo reale sullo stesso piano, ma il ‘900 di brutture ne ha mostrate da entrambi i lati, a differenza di altri lo riconosco. Ecco, magari invece di gridare al fascismo al fascismo, il che è palese forzatura, con riferimenti specifici sarebbe meglio parlare di Stato di polizia.
  1. Aumentare l’organico dei magistrati, soprattutto con reclutamento esterno. Al fine di rompere con la cultura del lassismo, sopprimere la Scuola Nazionale di Magistratura e creare una filiera di formazione comune alle carriere giudiziarie (con delle scuole di applicazione). Quod erat demonstrandum one more time. Si consideri in generale che sempre per via di come è nata la costituzione francese del ’58, la Francia in realtà come stato diritto è molto debole. I magistrati dipendono dal governo. Pessima cosa in uno stato di diritto. Il diritto penale francese è già ora estremamente forcaiolo e per niente garantista. Qua si pretende un giro di vite. Sembra quasi Minniti che scavalca a destra la lega sulla gestione dei flussi migratori. Le sinistre minimamente realistiche infatti su questo vanno, giustamente, in senso opposto. Mélenchon ad esempio vuole la VI Repubblica proprio per rimettere mano a questi problemi di impianto costituzionale. Hamon e il PS tacciono, perché una costituzione autoritaria gli serve ad implementare la governance europea come hanno appena fatto con la Loi Travail. La Le Pen invece di autoritarismo ne vuole di più, indipendentemente dai desiderata espressi lungo l’asse Bruxelles-Francoforte-Berlino.
  2. RISTABILIRE FRONTIERE DI PROTEZIONE E FERMARE L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA
  1. Ristabilire le frontiere nazionali e uscire dallo spazio Schengen (per i lavoratori frontalieri sarà stabilito un permesso speciale che agevoli loro il passaggio). Ricostituire gli effettivi soppressi nelle dogane con il reclutamento di 6.000 agenti durante il quinquennio. Da Schengen uscirei anche io. Ma si tratta di una questione di controllo sulla mobilità di merci, capitali, servizi. Per le persone si possono sempre fare trattati bilaterali tra stati: in Europa si circolava senza passaporto fino al 1914, per dire. Fin qui, quanto espresso nel programma, lo si potrebbe dire anche da sinistra, il problema è il seguito.
  1. Rendere impossibile la regolarizzazione o la naturalizzazione degli stranieri in situazione illegale. Semplificare e automatizzare la loro espulsione. Come si fa a regolarizzarsi se non presentando apposita richiesta, non essendolo in partenza? Ma se non puoi farlo? Cos’è il comma 22 delle Sturmtruppen?Chiunque sia pazzo può chiedere di essere esentato dal servizio militare, ma chi chiede di essere esentato dal servizio militare non è pazzo. Un conto è gestire, anche restrittivamente ( non sono un no-border ) l’immigrazione, un conto è creare paradossi per poter procedere ad espulsioni indiscriminate.
  1. Ridurre l’immigrazione legale a 10.000 unità all’anno. Mettere fine all’automatismo dei ricongiungimenti familiari così come all’acquisizione automatica della nazionalità francese per matrimonio. Eliminare le azioni che fomentano l’immigrazione. Regolamentare l’immigrazione per motivo economico procedendo per quote è una cosa, fissare una quota in termini assoluti non tenendo conto della distinzione in richiedenti asilo, rifugiati, semplici immigrati, potrebbe voler dire sbattere la porta in faccia e esuli per guerra o discriminati politici. Sui ricongiungimenti familiari invece si tratta di una leva per cacciare chi è già qui regolarmente. Vuoi rivedere tua moglie e i tuoi figli? Tornatene a casa tua, negro! ( o musulmano, o muso giallo, o quello che volete voi )
  1. Eliminare lo ius soli: l’acquisizione della nazionalità francese sarà possibile unicamente attraverso la filiazione o la naturalizzazione, le cui condizioni saranno rese inoltre più restrittive. Sopprimere la doppia nazionalità extra-europea. Stessa ratio di cui sopra.

Ritornare allo spirito iniziale del diritto d’asilo che potrà essere accordato solo a fronte di domande depositate presso ambasciate e consolati francesi nei paesi d’origine o nei paesi limitrofi. Se hai la guerra in casa o sei un oppositore di una dittatura e ti stanno cercando, potresti non fare in tempo a presentare scartoffie nel rispetto di una precisa e codificata procedura burocratica. Qua siamo sempre nella logica di Ponzio Pilato: crepa a casa tua e non rompere il cazzo a casa mia, la nostra legge è: ce ne laviamo le mani. Siamo fuori da una logica, pur restrittivamente regolazionista ma umanitariamente accettabile, di gestione dell’immigrazione. Qua siamo in territorio destra radicale, xenofobia di facciata e razzismo di fondo consequenziali alla logica etnoregionalista e alla dottrina del differenzialismo culturale che FN eredita dalla nouvelle droite da De Benoist e dal centro studi Greece in qua: nuovi abiti più presentabili per una attitudine discriminatoria che viene da lontano. Destra radicale, per il fascismo non basta ancora, perché per quello occorre anche una pura concezione organicistica del corpo sociale, il congelamento delle tensioni sociali e di classe e l’abolizione dell’ascensore sociale attraverso un rigidamente normato corporativismo e il partito organizzato in milizia. Non è giustificazionismo, è che le parole hanno un peso, e se realmente fosse fascismo a viso aperto allora bisognerebbe far fronte unito e votare anche Hollande o Fillon ( o in Italia Renzi ) senza troppo storcere il naso, inneggiando alle fantastiche sorti progressive della UE. Ma così non è.

SRADICARE IL TERRORISMO E SPEZZARE LE RETI FONDAMENTALISTE ISLAMICHE

  1. Interdire e sciogliere tutte le organizzazioni legate per loro natura al fondamentalismo islamico. Espellere tutti gli stranieri collegati al fondamentalismo islamico , soprattutto le schede S (schede segnaletiche concernenti la sicurezza dello Stato ndt). Capiamoci, nemmeno io vorrei salafiti, quaedisti o affiliati all’Isis nel mio paese. Ma chi lo è non va in giro con “Isis” tatuato in fronte. O discrimini a priori, o gestisci l’ordine pubblico a posteriori cercando di prevenire ( i servizi segreti servono a questo ). Certo se la Francia smettesse di fare del colonialismo in paesi musulmani e desse un lavoro degno agli immigrati di seconda generazione che son li per via del pregresso colonialismo, tutto sarebbe più semplice. Ma se sei sciovinista un simile dettagliuccio storico tendi a non notarlo.
  1. Chiudere tutte le moschee estremiste recensite dal ministero dell’Interno e vietare il finanziamento straniero dei luoghi di culto e del loro personale. Vietare tutti i finanziamenti pubblici (Stato, collettività territoriali) dei luoghi di culto e delle attività di culto.Chi decide cosa sia “estremista”? Mica scrivono “Isis” sulla facciata. Come sopra. Discriminazione mascherata da sicurezza.
  2. Lottare contro le reti jihadiste: disconoscimento della nazionalità francese, espulsione e interdizione dal territorio per tutti coloro con la doppia cittadinanza legati a una rete jihadista. Applicare l’articolo 441-4 del codice penale sull’intensa col nemico, mettere in detenzione preventiva tutti gli individui di nazionalità francese in collegamento con un’organizzazione straniera che provochino atti ostili o aggressioni contro la Francia e i francesi. Redigere delle liste di queste organizzazioni. Schedare i sospetti è normale in qualsiasi paese. Ma la cittadinanza non si può revocare, un paese può condannare chi delinque, non misconoscerlo. Propaganda de panza.
  1. Ristabilire l’indegnità nazionale per gli individui colpevoli di crimini e delitti legati al terrorismo islamista. E un terrorista francese, invece, è degnamente francese? C’è chi è uomo, se sei musulmano lo sei un po’ di meno. Brutta roba. Certo va detto, lo pensa anche mia suocera. Che vota il PD, ma è bigotta e va a messa tutti i giorni.
  1. Rafforzare i servizi d’informazione interni ed esteri con mezzi e uomini. Creare un’agenzia unica di lotta al terrorismo collegata direttamente al Primo Ministro, incaricata dell’analisi delle minacce e della coordinazione operativa. Aridaje co’ ‘sti sbirri. La sicurezza è pace sociale, stato sociale, benessere; non solo ronde e manganello.III. UNA FRANCIA PROSPERA
  2. UN NUOVO MODELLO PATRIOTTICO A FAVORE DEL LAVORO
  1. Stabilire un piano di reindustrializzazione nel quadro di una cooperazione che associ l’industria e lo Stato-stratega per privilegiare l’economia reale contro la finanza speculativa. Questo dovrebbe dirlo qualsiasi sinistra, da riformista a rivoluzionaria, che si rispetti. Il problema è che se per farlo devi chiedere i soldi in prestito alla BCE e la Germania non vuole concorrenti, stai parlando di niente. Occorre un paese pienamente sovrano per certi propositi, milioni di lavoratori e lavoratrici lo hanno capito, ed è qui che il FN comincia a far polpette della sinistra. ( e ci riesce per colpa della inconsistenza analitica e progettuale della sinistra )
    1. Sostenere le imprese francesi contro la concorrenza internazionale sleale con la creazione di un protezionismo intelligente e il recupero della moneta nazionale adatta alla nostra economia, leva della nostra competitività. Idem come sopra.
    1. Per assicurare la protezione dei consumatori e una concorrenza leale, vietare l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dall’estero che non rispettino le norme imposte ai produttori francesi. Parallelamente, sostenere il “Made in France” con un’etichettatura obbligatoria, chiara e trasparente sull’origine di prodotti e alimenti commercializzati in Francia. Idem come sopra. Il commercio, da sinistra, deve essere SEMPRE considerato come condizionato a precisi parametri di carattere politico: se non ci sono frontiere a merci e capitali si è soggetti a subire senza mediazione o possibilità di intervento qualsiasi sorta di dumping sociale, salariale, ambientale, fiscale, importato. Ci si mette in competizione non mediata con chi sfrutta la schiavitù o inquina senza remore, coi paradisi fiscali, senza da un lato alleviare la condizione degli schiavi e lasciando dall’altro lato disintegrare qualsiasi speranza di solidarismo concreto rispetto al proprio modello sociale interno. La gente lo capisce. Solo la sinistra liberoscambista-liberista non ci arriva. E infatti i lavoratori non la votano e fanno pure bene, perché sono i servi sciocchi dei padroni e fanno i cosmopoliti col culo e il posto di lavoro degli altri. Mélenchon, in modo assolutamente corretto, parla infatti nel proprio programma di protezionismo solidale.La gente normale, che fa lavori normali, HA BISOGNO DI POTER VOTARE UN PARTITO PRAGMATICAMENTE NO-GLOBAL PERCHÉ RISPONDE AI PROPRIO LEGITTIMI INTERESSI. SE QUESTO BISOGNO LO LASCIAMO INTERPRETARE ALLE DESTRE, NON POSSIAMO POI LAMENTARCI SE NEL LORO PROGRAMMA CI AGGIUNGONO ANCHE TUTTO CIO’ CHE LE CARATTERIZZA COME DESTRE!
    1. Instaurare un vero patriottismo economico liberandosi dei vincoli europei e riservando gli acquisti per la pubblica amministrazione alle imprese francesi se lo scarto fra i prezzi è ragionevole. Riservare una parte delle commesse pubbliche alle PMI. Idem con patate, dovremmo dirlo noi.
    1. Sopprimere sul nostro territorio la direttiva “distaccamento dei lavoratori” che qui ha creato una concorrenza sleale inammissibile. Instaurare una tassa addizionale sull’assunzione di lavoratori stranieri al fine di assicurare effettivamente la precedenza ai lavoratori francesi. Dopo un po’ di sinistra ecco la spruzzata di destra. Regolare i flussi migratori, nel rispetto delle porte spalancate per i rifugiati, è una cosa sulla quale la sinistra deve rimuovere i propri petalosi tabù moralistici; tassare di più o di meno a secondo di dove è nato un regolare lavoratore è invece incivile e irricevibile.
    1. Assicurare la protezione dei fattori strategici e trainanti attraverso un controllo degli investimenti stranieri che attentano agli interessi nazionali grazie a un’Autorità di Sicurezza Economica. Creare sotto la tutela della Cassa dei depositi e delle Consegne un fondo sovrano con la doppia missione di proteggere le imprese dai fondi avvoltoio o dalle Opa ostili e di acquisire partecipazioni in settori trainanti. Questo non dovrebbe dirlo la sinistra, dovrebbe GRIDARLO!
    1. Creare un segretariato di Stato dedicato ai cambiamenti economici collegato al ministero delle Finanze al fine di anticipare le evoluzioni delle forme di lavoro legate alle nuove tecnologie (uberizzazione, robotizzazione, economia di condivisione). In collaborazione con i settori interessati, stabilire una nuova regolamentazione, per preservare una concorrenza leale. A questo dovrebbe servire il CNEL, e dovremmo dirlo noi.
    1. Promuovere l’innovazione in Francia, impedendo per dieci anni, se ci sono state sovvenzioni pubbliche, che la società sia ceduta a una società straniera. Promuovere i settori strategici della ricerca e della innovazione, aumentando la deducibilità fiscale delle donazioni. Aumentare del 30% il budget pubblico della ricerca (per portarlo all’1%del PIL). Idem.
  1. 42 Creazione di un Ministero del Mare e dei Territori d’Oltremare per valorizzare la vocazione marittima della Francia e sviluppare un ampio piano d’investimenti per l’economia del nostro ‘oro blu’. 43 Riordino delle finanze pubbliche attraverso l’eliminazione di alcune cattive spese (in particolare quelle legate all’immigrazione e all’Unione Europea) e la lotta all’evasione fiscale e agli abusi. Liberarsi della dipendenza dai mercati finanziari attraverso il finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia. Altra roba giusta condita in salsa destrorsa. Dovremmo togliere la salsa, ma il concetto è nostro.SOSTENERE LE IMPRESE PRIVILEGIANDO L’ECONOMIA REALE
    1. Semplificazione della burocrazia e del fisco per le piccole e medie imprese: sportello unico dedicato (sociale, fiscale ed amministrativo), estensione del ‘titre emploi service entreprise’ (norma amministrativa per semplificare le assunzioni e la gestione del personale, ndT) alle piccole imprese, sostituzione della valutazione di lavoro usurante, inapplicabile nella sua forma attuale, con una nuova regolamentazione basata su valutazioni personalizzate attraverso la medicina del lavoro, che verrà ricostituita completamente. Il carattere usurante della professione, una volta accertato, verrà compensato da maggiorazioni sulla pensione. Ci sorprendiamo che i ceti popolari voti ciò invece di chi gli ha rifilato la Loi Travail bypassando il parlamento? Non si può chiedere al popolo di fare gli antifascisti contro i propri interessi materiali! L’antifascismo è giusto, ma sugli interessi materiali della gente normale la sinistra dov’è? Il FN se ne preoccupa, inutile lamentarsene se la sinistra da 20 si occupa solo di gay. ( sono favorevole al matrimonio civile senza distinzione di sesso, a scanso di equivoci, ma Cristo, la retorica gay NON PUÒ DIVENTARE UNA ETERNA SCUSA PER ABDICARE RISPETTO ALLA NOSTRA MISSIONE STORICA. Se abdichiamo….ci spellano vivi da destra. Ma dai, che strano!
    1. Per favorire le assunzioni, si dovranno ridurre gli obblighi amministrativi per le aziende fino a 50 dipendenti, ed incorporare gli organi rappresentativi del personale delle aziende tra i 50 e i 300 dipendenti (fuori dalla rappresentanza sindacale) in una struttura unica che mantenga le stesse competenze. Qua è un tantinello antisindacale. Ma in contesto come quello italiano, con la credibilità di cui godono i nostri sindacati, nessuno se ne scandalizzerebbe. Tutti guarderebbero solo al proattivo impegno per creare lavoro. Anche qua, la destra ci spella vivi perché non ci decidiamo a cambiare rotta rispetto alle porcherie fatte da 30 anni in qua.
    1. Significativa diminuzione degli oneri sociali per le PMI attraverso l’accorpamento dell’insieme dei dispositivi di esenzione degli oneri stessi in modo decrescente (il CICE, Credito d’imposta per la competitività e l’impiego, verrà trasformato in riduzione degli oneri e sarà introdotto nel dispositivo). Il principio non mi piace, ma almeno transitoriamente toccherebbe farlo anche in Italia, come viatico per la ricomposizione di un blocco storico piccoli versus grandi.Qualcosa di appetibile occorrerebbe offrir loro, in ogni caso il cuneo fiscale va abbassato un po’ altrimenti salta tutto. Qua è spiacevole questione di realismo.
  1. 47 Mantenimento dell’aliquota ridotta al 15% per le micro e piccole imprese e creazione di un’aliquota intermedia al 24% (anziché al 33%) per le PMI. Semplificazione dei trasferimenti d’impresa mediante l’esenzione totale della cessione delle plusvalenze di quote e azioni delle PMI fino a 7 anni. Idem 48 Obbligo per lo Stato e per gli Enti locali di rispettare i termini di pagamento applicando penali che siano davvero cogenti ed automatiche. Giusto 49 Semplificare l’accesso al credito per le micro e piccole aziende attraverso tassi agevolati supervisionati dalla Banque de France per far sì che la finanza torni al servizio dell’economia reale. Giustissimo 50 Dimezzamento del tetto massimo dei tassi d’interesse (tasso di usura) per prestiti e scoperti contratti da aziende e famiglie. Sacrosanto. Poi la gente vota a destra. Eh, se la “sinistra” in Italia non è altro che il prolungamento politico del cda di chi ti strozza col mutuo, non mi sembra poi così strano… 51 Rendere la Francia terra d’innovazione: riorientare il Credito d’Imposta per la Ricerca verso le PMI e le start-up, indirizzare una parte dell’assicurazione sulla vita (2%) verso il capitale di rischio e le start-up ed indurre i grandi gruppi a creare propri fondi d’investimento in aziende innovative. Ok. Cazzo, hanno anche un abbozzo di politica industriale. La sinistra italiana dice che deindustrializzare è bello per motivi ambientali. Geniale, leggere Latouche che già sarebbe da prendere con le molle, fraintenderlo pure, e poi sorprendersi che chi è rimasto disoccupato non ti vota. Ma dai?
  2. GARANTIRE LA PROTEZIONE SOCIALE
  3. 52 Età pensionabile fissata a 60 anni con 40 anni di contributi per accedere alla piena pensione.Ma è il programma del PCF? Ah, no, chiedo scusa…. 53 Abolizione della Loi TravailMi raccomando Laurent, continua a prendere su cadreghe locali al gancio del PS. Tornasse Lenin redivivo ti toccherebbe il plotone d’esecuzione, lo sai vero? E ti fai chiamare comunista.Chissà come mai nei nostri paesi i comunisti hanno perso così tanta credibilità….
  4. 54 Aumento progressivo del massimale del quoziente familiare, reintroduzione della reversibilità e defiscalizzazione della maggiorazione delle pensioni di anzianità per i genitori di famiglie numerose. E qualcuno si aspetta che chi campa con la minima voti Macron? O Orlando? Ma anche D’Alema e Laforgia? Fratoianni e Ferrero invece sarebbero d’accordo, peccato che Draghi non lo sia e il rubinetto dei soldi stia in mano a lui. La gente ha capito, impostori! 55 Mettere in opera una vera politica per la natalità delle sole famiglie francesi, ristabilendo il principio di universalità delle indennità familiari e mantenendone l’indicizzazione al costo della vita. Ristabilire la libera ripartizione del congedo parentale tra i genitori. Io faccio parte della prima generazione che ha avuto un tasso di natalità catastrofica perché non c’era più il futuro, e ormai rischiamo di non fare più in tempo, siamo sulla soglia della scadenza dei tempi biologici per la riproduzione. La differenza tra sinistra e destra è che da sinistra, giustamente, il congedo parentale lo si rende obbligatorio e uguale su entrambi i genitori per estinguere la pratica sconcia delle dimissioni in bianco firmate all’atto dell’assunzione dalle giovani donne, sulle quali compare la data appena restano incinte e chiedono la maternità e quindi per risolvere anche l’annosa questione della minor retribuzione alle donne. Ma attenzione che anche questo, che pure è importante, rischia di essere considerato come un dettaglio rispetto alla protezione del lavoro e della prospettiva di diventare genitori. Ho amici, amiche e coetanei, ultraprecari a 40 anni, niente affatto di destra, che se sapessero con certezza di non aver testimoni e avessero sottomano qualcuno di quelli che ci governano da 20 anni in qua, lo scannerebbero per la rabbia di non aver potuto avere una famiglia. Sarebbero felice di prenderli e scolarne il sangue in un tombino. La gente vota con la pancia. I populisti, dicono. Andassero dalle mie conoscenti con soli 5 anni più di me che avrebbero voluto almeno in figlio, non hanno potuto, e ormai incinte non ci rimangono più. Diteglielo a loro, che sono populiste. Bersani invece è ancora convinto di aver fatto un favore al paese a mettere su Monti e purché venga pensionato Renzi tutta la “sinistra” ufficiale sarebbe contenta di rivoltarlo. La realtà è che GLI ITALIANI SONO DEI SANTI SE LA LEGA NON E’ GIÀ ARRIVATA AL 40%. E LA LEGA E’ MERDA. MA QUESTA “SINISTRA” E’ PEGGIO.
  5. 56 Implementare la solidarietà intragenerazionale, consentendo a ciascun genitore di trasferire senza tassazione fino a 100.000,00 euro a ogni figlio ogni cinque anni (invece dei quindici anni attuali) e aumentando il tetto delle donazioni senza tassazione ai nipoti fino a 50.000,00 euro, sempre ogni cinque anni. 100.000 euro, per figlio, ogni 5 anni? Ok, qua abbiamo un favore ai milionari. 57 Creare uno scudo sociale per gli autonomi, offrendo loro la possibilità di aderire al sistema generale oppure mantenere il regime dedicato, dopo una revisione totale della RSI (Sistema previdenziale per gli autonomi) che funzionerà sulla base di auto-dichiarazioni trimestrali dei redditi. questione che sarebbero cruciale anche in Italia. Dai miei coetanei in giù è enorme la quantità di autonomi formali e dipendenti di fatto, letteralmente impiccati dalla gestione separata INPS.INTERVENTI SUL POTERE D’ACQUISTO58 Aggiornare l’età minima pensionabile in tutto il paese, anche nei territori d’oltre mare, a condizione di possedere la nazionalità francese oppure almeno venti anni di residenza su suolo francese,permettendo così di aumentare le pensioni minime. Mettendo un punto dopo “mare” e non andando oltre, dovremmo dirlo noi. 59 Introdurre un ‘Premio in favore del potere d’acquisto’ (PPA) per i redditi e le pensioni più basse (fino a 1.500,00 euro al mese), finanziato da un contributo sociale del 3% sulle importazioni. Giusto. 60 Abbattimento immediato del 5% delle tariffe regolamentate di gas ed energia elettrica.Giusto. Ah, la rete del gas, dell’acqua, della corrente, noi dovremmo anche dire di volerla integralmente rinazionalizzare. 61 Rendere sicuri i depositi e risparmi dei Francesi abrogando la direttiva europea sull’Unione Bancaria e la disposizione di legge Sapin II, che prevedono prelievo o congelamento dei risparmi bancari e dei contratti di assicurazione sulla vita in caso di minaccia di crisi bancaria. Mantenere la libertà e il pluralismo dei mezzi di pagamento. Quando avremo un leader della sinistra che va in TV e dice che Draghi e la Merkel, con le regole del bail in, ci si possono sfruconare il culo? La gente farebbe la hola solo a sentirlo dire. Perché non lo dicono, problemi di libro paga? 62 Aumentare le sanzioni contro i manager colpevoli di attività fraudolente che drenano parte del potere d’acquisto dei consumatori. Congelare le autorizzazioni per le grandi superfici e i negozi di vendita per corrispondenza, in attesa di una revisione completa delle superfici di vendita della grande distribuzione. Sacrosanto. 63 Mantenere l’orario di lavoro settimanale di 35 ore. Lasciare libertà di negoziazione di orari crescenti esclusivamente a livello dei settori professionali e a condizione che forniscano una compensazione salariale piena (37 ore pagate 37 o 39 ore pagate 39). Giusto. 64 Detassare gli straordinari e mantenerne le maggiorazioni. Favore ai padroni. Se hai bisogno di straordinari…..ASSUMI un disoccupato e organizza una doppia turnazione.IV UNA FRANCIA GIUSTA PROTEGGERE AL 100% LA SALUTE DEI CITTADINI FRANCESI65 Garantire l’assistenza sanitaria a tutti i francesi, così come il rimborso di tutti i costi sostenuti dall’Assicurazione sanitaria (previdenza sociale). Sostenerne il finanziamento semplificando l’amministrazione del sistema, lottando contro la cattiva gestione finanziaria e investendo in nuovi strumenti digitali per avere risparmi duraturi. Non so come funzioni l’assicurazione sanitaria in Francia. Noi dovremmo dire SSN per tutti, gratis, e ci metteremo tutti i soldi che servono per non avere più liste di attesa. Si può fare, è che non si vuole farlo! 66 Aumentare secondo necessità il numero chiuso per l’accesso ai corsi di studio in Scienze Mediche per evitare la forte dipendenza da medici stranieri e favorire il turnover. Promuovere la cooperazione tra gli operatori sanitari, riconoscendo le competenze specifiche di ciascuno. Solita porcheria sugli stranieri. Il tema numero chiuso noi dovremmo affrontarlo in tutt’altro modo, inquadrandolo nella prospettiva di sviluppo industriale, non tanto disincentivando certi studi quanto incentivando che si studi ciò che strategicamente ci serve. 67 Lottare contro la carenza di personale medico attraverso la creazione di stage nelle aree carenti che permetta anche ai medici in pensione di praticare la professione con deduzioni fiscali e la creazione di case di cura in loco. Assumi giovani, chi è in pensione si riposi. 68 Mantenimento massimo dei presidi sanitari territoriali ed aumento del personale degli ospedali pubblici. Giusto 69 Creazione di un settore specifico dell’assistenza sanitaria dedicato alla dipendenza, così da consentire ad ogni francese di curarsi e di vivere dignitosamente. Giusto 70 Supporto alle start-up francesi per modernizzare il sistema sanitario. Giusto: se vogliamo risparmiare e creare lavoro, ci serve una fabbrica nazionale di farmaci e presidi medico chirurgici. Make IRI graet again. Magari rimettersi a produrre panettoni anche no, ma perché non siringhe, bendaggi, e tutti i medicinali il cui brevetto è scaduto e avere anche un polo pubblico collegato alle università per farne di nuovi di brevetti, invece che comprare tutto da Bayer, Novartis eccettera? Questa è sovranità, democratica, popolare, che serve alla gente. Lavoro per tutti, ricerca pubblica, cure mediche per tutti. 71 Realizzare dei risparmi attraverso l’eliminazione dell’Aiuto di Stato sanitario per i clandestini, lotta contro le frodi (creazione di una tessera sanitaria con i dati biometrici integrata nella carta d’identità), la riduzione del prezzo dei farmaci costosi (attraverso l’aumento della proporzione di farmaci generici), lo sviluppo della vendita unitaria dei farmaci rimborsabili (si richiederà alle aziende di modificare allo scopo le catene di produzione). Morite a casa vostra. Ovvio che lo dicano. Il problema è lo spazio che gli abbiamo lasciato. Non lo ripeto ancora. 72 Protezione del sistema complementare di sanità pubblica e privata e della rete territoriale di attori sanitari indipendenti (farmacie, laboratori medici etc.). Lo Stato si deve occupare solo di sanità pubblica. Chi è ricco e vuole la stanza singola, se la paghi. 73 Riorganizzare e chiarire il ruolo e gli obblighi delle agenzie sanitarie e di sicurezza alimentare e garantirne l’indipendenza. Ok.RENDERE IL FISCO PIÙ GIUSTO74 Garantire una contribuzione fiscale equa, rifiutando qualsiasi aumento dell’IVA e del CSG (contributo sociale generalizzato) e della ISF. Ok. 75 Diminuzione delle imposte sul reddito del 10% sulle prime tre tranches. Ok, serve anche qua. 76 Semplificazione fiscale con l’eliminazione delle tasse a bassissimo rendimento. Ok. 77 Abolire la ritenuta alla fonte per proteggere la privacy dei francesi e per evitare complessità amministrative supplementari alle imprese. No, qua occorre un compromesso in Italia, una battaglia per l’equità fiscale prima che sulla fedeltà, altrimenti salta tutto. Ma coi nostri politicanti questo provvedimento equivarrebbe ad un diritto egualitario di evadere tutti nello stesso modo e in mezza giornata lo Stato si estinguerebbe. 78 Lottare efficacemente contro l’evasione fiscale per preservare il nostro modello sociale attaccando i paradisi fiscali e creando una tassazione sulle attività svolte in Francia dai maggiori gruppi e sui profitti presumibilmente sottratti. Continuare, a questo fine, la cooperazione fiscale internazionale. Prima equità, poi fedeltà. La gente è fedele a uno stato che non gli mette le corna. Smettiamola di disprezzare il nostro popolo. 79 Negare l’accesso ai mercati pubblici alle multinazionali che praticano l’evasione fiscale e si rifiutano di regolarizzare la loro situazione. Siemens, Bayer e Loockeed Martin fuori dal nostro paese? Niente di più dolce per le mie orecchie, dovremmo dirlo anche noi. 80 Disconoscere le convenzioni fiscali con i paesi del Golfo che concedono privilegi indebiti e che facilitano la scalata alle attività francesi attraverso i petrodollari, contrastando l’interesse nazionale. In effetti non serve essere islamofobi come il FN per porsi il problema di cosa sia l’Arabia Saudita. Basta essere democratici. Ma la sinistra rosè social-petalosa sulla politica estera non dice più nulla da lustri. PERMETTERE A CIASCUNO DI TROVARE IL SUO POSTO81 Rivalorizzare il lavoro manuale attraverso la creazione di reti professionali di eccellenza (sopprimere progressivamente il ‘collège unique’ – ciclo del sistema scolastico corrispondente più o meno alla nostra scuola media ndt -, autorizzare l’apprendistato dai 14 anni). Creare in tutto il paese scuole superiori tecniche e professionali come seconda possibilità per gli studenti che lasciano la scuola senza un diploma. Ok 82 Creazione di una normativa “primo lavoro” che esoneri totalmente le aziende dai costi legati alla prima assunzione di un giovane sotto i 21 anni per un periodo massimo di due anni. Ok, se il contratto è a tempo indeterminato, lo si può vedere come un elemento di diminuzione del cuneo fiscale. 83 Per una vera giustizia sociale, trasferire agli istituti superiori di istruzione generale e professionale l’onere di trovare uno stage per ogni studente. Col piffero. Anche se fanno poco perché sono inesperti, gli stagisti comunque producono a costo circa 0. Oneri de che? Se vogliamo che la formazione sia in parte fatta anche con gli stage, si stabiliscano in modo vincolante tempi non superabili di durata degli stage, e chi prende stagisti risarcisca i trasporti e paghi la mensa, che ci guadagna comunque. 84 Estendere all’intero paese il Service Militaire Adapté (istituzione militare per l’inserimento socioprofessionale ndt), prendendo a modello quello in vigore nei territori d’oltremare. Militaristi. Ma non ci deve sorprendere, è destra francese. Non illudiamoci però che non abbia senso, in Italia, se vogliamo reinternalizzare tutti quei servizi essenziali che abbiamo invece privatizzato per via del principio di sussidiarietà in costituzione ( una porcata da sola grande quasi quanto l’euro ), che ce la possiamo cavare senza reintrodurre la leva civile obbligatoria maschile e femminile. Entro i trent’anni ogni persone residente in Italia, nato in Italia o immigrato, maschio o femmina, prende 1000 euro al mese e guida l’ambulanza, riordina gli scaffali della biblioteca, legge il libro alle vecchine nella casa di riposo, consegni a casa i pasti caldi del comune per i disabili che vivono soli, eccettera. Lo stato fa tanto per te, e tu impari a fare altrettanto per il tuo paese. Ma intanto reinternaliziamo tutto, perché su queste cose il lucro e la privatizzazione sono inaccettabili. E insieme facciamo dell’educazione civica VERA, sul campo. La vogliamo costruire una Patria di cui valga la pena sentirsi orgogliosi? Col servizio civile lo si fa e questo mi sembra un buon viatico per ricostruire anche una cultura del patriottismo, declinato da sinistra. Per tutti, obbligatorio. 85 Estendere e generalizzare il terzo concorso del servizio pubblico riservandolo a chi ha più di 45 anni e almeno otto anni di esperienza nel settore privato. 86 Scongelare e aggiornare l’indicizzazione per i funzionari del settore pubblico. Ok.Preservare lo statuto della funzione pubblica. Nel rispetto del principio di uguaglianza, stabilire in due giorni l’attesa del pagamento delle indennità giornaliere di assicurazione sanitaria, sia nel settore pubblico che in quello privato. 87 Nonostante le pressioni delle autorità sovranazionali, mantenere il divieto di maternità surrogata e mantenere la procreazione medicalmente assistita come risposta ai problemi di fertilità. Creare per legge unioni civili (una PACS migliorata) che sostituiranno le disposizioni della legge Taubira senza effetto retroattivo. Il matrimonio civile per tutti, non si cincischi coi pacs o con le cirinnate. Ma l’utero in affitto è una porcata fascistoide e anche sulla eterologa ho le mie belle remore. Se Vendola si offende sono cazzi suoi. 88 Rendere più efficaci le Indennità per adulti disabili (AAH), fornire più risorse agli enti territoriali che si occupano di disabilità (MDPH) ed implementare un’assistenza adeguata per i disturbi autistici e di tutto lo spettro autistico. Le autorità pubbliche devono fornire un maggiore sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Ovvio. 89 Facilitare l’accesso al lavoro per le persone disabili, rafforzare la lotta contro ogni forma di discriminazione legata alla disabilità e alla salute ed estendere il diritto all’oblio in caso di grave malattia in remissione a lungo termine, a distanza massima di 5 anni. Imporre uno standard di accessibilità per i non vedenti e non udenti. Ok. 90 Avviare una revisione completa delle strutture per l’accoglienza e la cura dei bambini al fine di contenere alcuni eccessi riscontrati in alcune di esse. Riorganizzare e migliorare le politiche di assistenza sociale per l’infanzia.
UNA FRANCIA FIERA
  1. DIFENDERE L’UNITÀ E L’IDENTITÀ NAZIONALE91 Difendere l’identità nazionale, i valori e le tradizioni della civiltà francese. Inserire nella Costituzione la difesa e la promozione del nostro patrimonio storico e culturale. Perché non dovremmo farlo anche noi? Per essere comunisti non serve vergognarsi di essere italiani, e non c’è bisogno per questo di diventare dei reazionari che scrivono Tradizione con la t maiuscola. 92 Rendere la cittadinanza francese un privilegio per tutti i francesi attraverso l’inserimento nella Costituzione della priorità nazionale. No. Queste sono le distinzioni sulle quali bisogna essere chiari tra destra e sinistra. Esserlo però non è difficile, se non si è dei pusillanimi col terrore che il primo negriano o rosè social-petaloso ti dia del fascio. 93 Fare esporre in modo permanente su tutti gli edifici pubblici la bandiera francese e far rimuovere la bandiera europea. Ok. 94 Rivalutare le pensioni degli ex-combattenti riallocando i fondi disponibili. Ok. Il punto è non andare a combattere guerre ingiuste ingerendo in casa altrui. 95 Promuovere la laicità e la lotta contro il comunitarismo. Inserire nella Costituzione il seguente principio: “La Repubblica non riconosce alcuna comunità”. Ripristinare la laicità in ogni luogo, estendendola all’intero mondo pubblico ed inserirlo nel Codice del lavoro. No. La repubblica DEVE essere una comunità e può anzi deve esserlo in termini non escludenti del tutto diversi da quanto dice il FN. 96 Difendere la lingua francese. Abrogare in particolare le disposizioni della legge Fioraso che consentono di limitare l’insegnamento in lingua francese francesi. Ok. 97 Rafforzare l’unità della nazione attraverso la promozione della storia nazionale e il rifiuto delle scuse di Stato che creano divisioni. Sciovinisti di merda! Noi invece l’unità nazionale la vogliamo costruire attraverso il fare i conti per davvero con la nostra storia. Omar al Mukhtar era una eroe e il mausoleo di Graziani ad Affile va abbattuto a picconate. Il patriottismo si concilia con l’internazionalismo perché riconosce a ciascuno uguale diritto di amare il proprio paese. Il patriottismo esige rispetto perché tributa uguale rispetto. Qua è la differenza tra patriottismo costituzionale, socialista, e nazionalismo sciovinista. Anche qua la sinistra li deve superare i propri idioti tabù, altrimenti nella crisi delle sovranità statuali, le persone normali che hanno perso i riferimenti di classe ma sono legate al proprio paese, se le piglia tutte la destra! La bandiera dobbiamo smettere di disprezzarla e dobbiamo strapparla di mano alla destra. 98 Promuovere il principio di assimilazione repubblicana, principio più stringente della sola integrazione. No, l’integrazione si fa col lavoro e con la giustizia sociale. Ed esige il rispetto della legge del paese ospitante offrendo però in cambio uguale possibilità di partecipazione alla vita civile. Ciò detto le tensioni etcniche e culturali si stemperano proprio non pretendendo di trasformare l’integrazione in assimilazione. 99 Ripristinare la vera uguaglianza e meritocrazia rifiutando il principio di “discriminazione positiva”. La meritocrazia la lasciamo ai liberali. 100 Difendere l’unità e l’integrità del territorio francese riaffermando il legame indissolubile tra la Francia e i territori d’oltremare. Mollate le colonie, stronzi!
  1. Assicurare la trasmissione delle conoscenze rinforzando gli insegnamenti fondamentali (francese, storia, matematica). Alla scuola primaria, dedicare la metà delle ore di insegnamento al francese, sia scritto che orale. Eliminare «l’insegnamento delle lingue e culture d’origine» (ELCO). Consequenziale alla logica della “assimilazione culturale”. Da respingere. Certo che se ragioniamo relativamente all’Italia è vero che la Gelmini ha compiuto un mezzo scempio, ma le cataratte del cielo le ha aperte Luigi Berlinguer, autore di un genocidio culturale e la Buona Scuola targata PD cosa ha portato oltre all’oscena alternanza scuola lavoro? Anche qua la sinistra si scontra con un tragico vuoto di progetto e colpe enormi nel passato recente mai ammesse. L’ennesimo incentivo allo sfondamento a destra.
    1. Fare della scuola un «rifugio inviolabile dove i dissidi degli uomini non entrano» (Jean Zay), imponendo non solo la laicità ma anche la neutralità e la sicurezza. Il principio non sarebbe neanche sbagliato, in assoluto, non fosse che la laicità integralista in questo caso è usata come manganello anti-islamico.
    1. Ristabilire l’autorità e il rispetto dell’insegnante e reintrodurre l’uso della divisa a scuola.Il tema non è banale. Da un lato alimenterebbe il conformismo, dall’altro creerebbe un ambiente nel quale le differenze di censo delle famiglie pesano meno. Tema da ragionare.
    1. Ritornare sulla riforma del calendario scolastico.
    2. Ristabilire un’autentica uguaglianza di opportunità, ritrovando la via della meritocrazia repubblicana. Ribadisco: la “meritocrazia” da sinistra lasciamola a liberali e liberisti. Rispetto a FN questo ci indica come la destra radicale contemporanea sia molto meno “sociale” che un tempo, il liberismo ha fatto breccia anche li. Per la sinistra e per l’Italia la narrazione giusta è perseguire chi sta al gancio, più che incensare i bravi. Essere contro chi ha ruoli parassitari e o di sfruttamento, la bravura dovrebbe invece essere un premio in primis a sé stessa.
    1. All’università, passare da una selezione per esclusione a una selezione per merito.Rifiuto dell’estrazione a sorte come metodo di selezione. Rivalorizzare le borse di studio per merito. Difendere il modello d’insegnamento superiore francese che passa attraverso la complementarietà dell’università e delle grandes écoles. L’università è discorso a parte dal resto della società, quella in effetti è giusto sia meritocratica purché l’accesso sia garantito a tutti.
    1. Sviluppare massicciamente l’alternanza (contratto d’apprendistato, contratto di professionalizzazione) nell’artigianato, nel settore pubblico e privato, e rendere la formazione professionale più efficace, meno opaca e meno costosa. Altro caso di liberismo che si fa strada, un po’ da buona scuola italiana. Prima studi e poi lavori.
  1. UNA FRANCIA CHE CREI E CHE IRRAGGI
    1. Rinforzare la rete di scuole e licei francesi nel mondo.Idem con patate rispetto ai limiti dell’antinazionale e antipatriottica sinistra italiana. La nostra lingua è la quarta più studiata al mondo e non valoriziamo questa cosa per niente. Non dovremmo lasciare alla destra il tema della valorizzazione della cultura nazionale.
    1. Sviluppare il mecenatismo popolare (fundraising n.d.T) attraverso la creazione di una piattaforma digitale dedicata. Mecenatismo e volontariato stocazzo: lo Stato ha queste responsabilità, paghiamo le tasse per questo. Il mecenatismo è solo un modo per permettere la ritirata dello stato e permettere ai ricchi di ottenere sgravi fiscali facendo ciò che lo Stato dovrebbe fare, ma facendolo solo per qualcuno.
    1. Elaborare una legge di programmazione di interventi per la cura e preservazione del patrimonio. Aumentare il budget allocato del 25 %. Pompei cade a pezzi e stiamo qua a cincischiare sul pareggio di bilancio. Questo dovremmo dirlo anche noi.
    1. Mettere fine alla politica di vendita a stranieri e a privati di palazzi ed edifici nazionali. Sacrosanto.
    1. Lanciare un grande piano nazionale di creazione di percorsi di studio (licei, università) dei mestieri dell’artee creare una rete di vivai di artisti su tutto il territorio. Reintrodurre una vera educazione musicale generalista nelle scuole. Giusto.
    1. Riformare il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo con la creazione di tre collegi: uno composto da rappresentanti dello Stato, il secondo da professionisti, il terzo da rappresentanti della società civile (associazioni di consumatori, di telespettatori, ecc.)
    2. Rimettere ordine nello status di “intermittente dello spettacolo” (qualifica che permette a chi lavora in modo precario per tv, cinema e teatro, di beneficiare di un sussidio di disoccupazione – n.d.T.)  con la creazione di un tesserino professionale, al fine di preservare questo sistema e, allo stesso tempo, assicurare un migliore controllo delle strutture che ne abusano. Ok.
    1. Eliminare Hadopi(garante per la protezione dei diritti d’autore in internet- ndT) e aprire il cantiere della licenza globale. Bello.
    1. Creare un «contratto sportivo di alto livello» della durata di tre anni e rinnovabile,che permetta agli sportivi dilettanti, che rappresentano la Nazione nelle gare internazionali, di vivere decorosamente e di consacrarsi interamente alla propria disciplina. Altra bella cosa.
    1. Sostenere le piccole squadre al fine di promuovere al massimo la presenza di giocatori francesi nelle squadre professioniste e lottare contro la finanziarizzazione dello sport professionale.Rafforzare le azioni contro la violenza nello sport dilettantistico e imporre il severo rispetto della laicità e della neutralità in tutti i club sportivi. E perché no? Anche questo non mi sembra male.
    1. UNA FRANCIA POTENTE
  1. FARE RISPETTARE LA FRANCIA
    1. Lasciare il comando militare integrato della NATO perché la Francia non venga trascinata in guerre non sue. Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia era uno slogan di Democrazia Proletaria. Se lasciamo le parole d’ordine alla destra, ripeto, poi non ci possiamo lamentare.
    1. Assicurare una capacità di Difesa autonoma in tutti i settoriPiaccia o meno è giusto. La priorità ora sarebbe spendere in pensioni, scuole e ospedali. Ma l’idealismo del fare a meno delle forze armate non sta, ancora, né in cielo né in terra. Il problema sarebbe non fare i reggicoda delle guerre altrui, tipo le destabilizzazione targate USA in Medio Oriente per accaparrarsi risorse energetiche. Il tema è importante. Perché la “sinistra” lo lascia alla destra?
    1. Ricostituire, in tutti i settori della Difesa, un’offerta industriale francese, per rispondere ai bisogni delle nostre forze armate e garantire la nostra indipendenza strategica. Anche qua il tema è molto importante. Importante sarebbe non inserirlo in una cornice militarista come fa il Front National, ma non illudiamoci che una sinistra seria possa non parlare di questo. Sappiamo di aver speso 15 miliardi in una fase critica per comprare quegli scassoni di F35 e sappiamo anche perché lo abbiamo fatto; che non si possa dirlo apertamente è un altro paio di maniche. Ma prendiamo ad esempio la Svezia e non il Front National. Non fanno parte del comando integrato Nato e sviluppano da sé i propri sistemi d’arma, ad esempio il caccia di quarta generazione e mezza Saab Jas 39 Gripen, che è uno dei migliori al mondo. L’avionica, l’elettronica eccettera spingono la Svezia a mantenere pubbliche una serie di aziende anche per motivo di segreto militare, ma questo vuol dire anche OCCUPAZIONE, RICERCA INDUSTRIALE, BREVETTI PUBBLICI e TRASFERIMENTO TECNOLOGICO all’industria dell’indotto. Per gli F35 invece noi sviluppiamo soltanto dei cassoni d’ala, cioè fondamentalmente modellistica a livello falegnameria. Se ci facessimo noi i nostri sistemi d’arma salveremmo le nostre imprese in campo aerospaziale e avremmo un imponente indotto per le nostre aziende nel campo della meccanica fine e dell’elettronica / optoelettronica più avanzata, e avremmo poi brevetti nostri da mettere a frutto. Il che non ci impedirebbe, come la Svezia, di avere una tradizione di politica internazionale molto più pacifica di quella conseguente allo stare agganciati alla Nato. Questi sono temi importanti, sui quali la sinistra latita da troppo.ANCHE IN QUESTO CASO SE LASCIAMO UN TEMA CRUCIALE A DESTRA NON POSSIAMO, POI, LAMENTARCI SE LO DECLINANO A MODO LORO.
Aumentare, dal primo anno del mandato, il budget della Difesa portandolo al 2% del PIL, per poi tendere al 3% in vista della fine del quinquennio. Questa soglia minima del 2% verrà inserita in Costituzione. Questo sforzo sostanziale permetterà di finanziare:
  • una seconda portaerei battezzata « Richelieu », indispensabile alla permanenza in mare della nostra flotta aeronavale;
    • un aumento degli effettivi (per riportarlo al livello del 2007, cioè un incremento di circa 50.000 unità);
    • il consolidamento della nostra forza di dissuasione nucleare;
    • l’incremento generale della nostra forza militare (più aerei, più navi, più blindati) e la modernizzazione delle dotazioni;
    • la reintroduzione progressiva del servizio militare (minimo obbligatorio 3 mesi). Questa è vocazione militarista. Prendono il tema e lo declinano da destra, appunto.
  1. RENDERE DI NUOVO LA FRANCIA UNO DEI PRIMI PAESI AL MONDO
    1. Impegnare la Francia al servizio di un mondo multipolare fondato sull’uguaglianza dei diritti delle nazioni, in un dialogo permanente e nel rispetto dell’indipendenza di ognuna. Fondare la politica internazionale sul principio del realismo e restituire alla Francia il suo ruolo di potenza di stabilità ed equilibrio. Perché non dovremmo propagandare noi, da sinistra, la necessità di un mondo multipolare? La sinistra non ha una linea in politica internazionale da decenni….
    1. Rafforzare i legami con i paesi che condividono la nostra lingua.
    2. Mettere in opera una vera politica di collaborazione per lo sviluppo con i paesi dell’Africa fondata prioritariamente sull’aiuto allo sviluppo della scuola primaria, il miglioramento dei sistemi di coltivazione, lo sviluppo dei mezzi di Difesa e sicurezza. Nel caso dei francesi lo scopo è chiaramente tenere in vita il loro colonialismo mascherato nei paesi dell’Africa centro occidentale, ma nel nostro caso sarebbe importante riqualificare il tema perché il nostro futuro è essere un centro organizzativo dell’area del Mediterraneo, paesi nord Africani inclusi, e non certo essere il carrellino al gancio della Germania. Si faccia viva la sinistra quando deciderà di abbandonare il proprio stolido e autolesionistico €uropeismo.
  1. VII. UNA FRANCIA STABILE LA FRANCIA, POTENZA AGRICOLA AL SERVIZIO DI UNA ALIMENTAZIONE SANA
    1. Applicare il patriottismo economico ai prodotti agricoli francesi per sostenere da subito i nostri contadini e i nostri pescatori, in particolar modo attraverso la domanda pubblica (Stato e collettività). Giusto. Noi invece lasciamo che i cruccofoni producano e vendano “parmesan” e facciamo pure gli autorazzisti nei loro confronti. No comment.
    1. Trasformare la Politica Agricola Comune in Politica Agricola Francese. Garantire sovvenzioni il cui ammontare sarà stabilito dalla Francia e non più dall’Unione Europea, con l’obiettivo di salvare e sostenere il modello francese di azienda agricola familiare. Giustissimo e a maggior ragione ciò vale nel nostro caso. Oltre ai motivi interni, e sono molti, dovremmo anche qualificare come e perché la PAC sia di fatto colonialismo nei confronti dei paesi africani.
    1. Rifiutare i trattati di libero scambio (TAFTA, CETA, Australia, Nuova-Zelanda etc.). Sviluppare la filiera corta dalla produzione al consumo, riorganizzando la distribuzione. Giustissimo a maggior ragione per l’Italia. Anche qua parliamo di tutela di produzione, ambiente, biodiversità, lavoro che può essere di più di quello che è e di buona qualità.
    1. Semplificare il lavoro degli agricoltori bloccando l’aumento vertiginoso delle norme amministrative e incoraggiare l’assunzione di giovani agricoltori tramite la defiscalizzazione dei primi anni di impiego. Un piano agricolo serio serve anche da noi.
    1. Difendere la qualità: per combattere la concorrenza sleale, vietare l’importazione di prodotti agricoli e alimentari che non rispettino le norme di produzione francese in materia di sicurezza sanitaria, benessere animale e rispetto dell’ambiente. Imporre la tracciabilità totale dell’origine geografica e del luogo di trasformazione sull’etichetta, in modo da garantire la trasparenza e l’informazione completa dei consumatori. Giustissimo, ancora.
    1. Promuovere le esportazioni agricole, in particolare sostenendo i marchi di qualità. Ecco qua una differenza. La sinistra non dovrebbe mai essere mercantilismo, dovremmo piuttosto parlare di biodiversità, lavoro e SOVRANITÀ ALIMENTARE.Purtroppo però la nostra sinistra se sente parlare di “sovranità” è capace solo di cagarsi nei pantaloni.
  1. AMBIENTE E ENERGIA: LA FRANCIA DEVE PUNTARE ALL’ECCELLENZA
    1. Per preservare l’ambiente, rompere con il modello economico fondato sulla mondializzazione selvaggia degli scambi e il dumping sociale, sanitario e ambientale; la vera ecologia consiste nel produrre e consumare nelle immediate vicinanze e trasformare sul posto. Evidente. Un po’ più credibile che incensare la filiera corta e difendere l’euro, la moneta pensata appositamente per dover comprare tutto all’estero.
    1. Al fine di lottare contro la precarietà energetica e agire direttamente sul potere d’acquisto dei Francesi, fare dell’isolamento termico degli immobili una priorità del budget del quinquennio, perché l’energia meno cara è quella che non si consuma. Un modo sensato di impostare anche la questione della sovranità energetica: un piano pubblico per l’edilizia a basso consumo/impatto.
 
    1. Sviluppare massicciamente le filiere francesi delle energie rinnovabili (solare, gas naturale, legna) grazie a un protezionismo intelligente, al patriottismo economico, all’investimento pubblico e privato e alla domanda dell’EDF (corrispettivo dell’Enel – ndT) Decretare una moratoria immediata sull’eolico. Anche noi dovremmo razionalizzare la questione invece che puntare tutto sull’incentivo al solare e rimangiarci tutto 5 anni dopo.
    1. Per mantenere, modernizzare e mettere in sicurezza la produzione nucleare francese, procedere al Grande Carenaggio (ampio programma industriale volto ad aumentare la vita delle centrali nucleari – ndT), e mantenere il controllo dello Stato sull’ EDF, restituendogli una vera missione di servizio pubblico. Rifiutare la chiusura della centrale di Fessenheim. Rimanere antinuclearisti. Del resto questa è destra francese, non ci si poteva aspettare altro.
    1. Sostenere una filiera francese dell’idrogeno (energia pulita), con l’aiuto statale in materia di ricerca e sviluppo, al fine di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Non aiuto statale ma PUBBLICO. Riprendiamoci integralmente Enel e Eni per fare questo.
    1. Vietare lo sfruttamento del gas di scisto, finché non si saranno raggiunte condizioni soddisfacenti in materia di ambiente e di sicurezza, e applicare il principio di precauzione vietando gli OGM. Giusto.
    1. Fare della protezione animale una priorità nazionale. Difendere il benessere degli animali vietando l’abbattimento non preceduto da stordimento e sostituendo il più possibile la sperimentazione animale. Rifiutare il modello delle fattorie-fabbriche, del tipo «fattoria da 1.000 mucche». Giusto.
 
  1. ASSICURARE L’UGUAGLIANZA SU TUTTO IL TERRITORIO E PROMUOVERE L’ACCESSO ALL’ALLOGGIO
    1. Garantire l’uguale accesso ai servizi pubblici (amministrazioni, pubblica sicurezza, acqua, sanità, trasporti, ospedali e case di cura…) su tutto il territorio e in particolare nelle zone rurali. La liberalizzazione delle ferrovie voluta dall’Unione Europea sarà rifiutata. La Posta e la SNCF (Ferrovie dello Stato – ndT) resteranno pubbliche. Giusto.
    1. Raggruppare in un solo ministero l’adeguamento del territorio, i trasporti e l’alloggio. Riequilibrare la politica della cittàin favore delle zone spopolate e rurali. Giusto.
    1. Facilitare l’accesso alla proprietà rinforzando l’istituto di prestiti agevolati e migliorando le condizioni di riscatto degli affittuari degli alloggi sociali, per raggiungere l’1% del parco HLM (case popolari – ndT) venduto ogni anno. Ridurre i diritti di trasferimento del 10%. Giusto.
    1. Ridurre le spese per l’abitazione delle famiglie attraverso un grande piano di aiuto alla costruzione e alla riqualificazione degli alloggi, alla riduzione delle tasse sugli immobili più modesti e il blocco degli aumenti e rendendo definitivi gli APL (Aiuti Personalizzati all’alloggio – ndT) (eliminazione dell’inclusione del patrimonio nel loro calcolo). Creare una «Protezione-Abitazione-Giovani»: lanciare un grande piano di costruzione di abitazioni per studenti e rivalorizzare del 25% gli APL per i giovani fino a 27 anni fin dal primo anno del quinquennio. Giusto, e dovremmo avere il coraggio di dire che si deve fare nella forma di edilizia pubblica, abbattendo e ricostruendo secondo moderni parametri antisismici e di basso impatto energetico, il che rimetterebbe in modo anche l’indotto della nostra industria ad ogni livello se vincolando il provvedimento all’utilizzo di produzioni nazionali.
    1. Riservare la precedenza ai Francesi per l’attribuzione degli alloggi popolari, senza effetto retroattivo, e indirizzarla verso coloro che ne hanno più bisogno. Applicare realmente l’obbligo di godimento pacifico, a pena di revoca immediata dell’affitto. Se l’edilizia popolare in Italia passasse dal 2% che è al 20% e di buona qualità come è in Austria, queste recriminazioni da destra contro gli immigrati sarebbero finalmente disarticolate: la casa ci sarebbe per tutti senza alimentare queste guerre tra poveri. Il problema è che qua si continua sempre e solo, anche a sinistra, a fare gli interessi dei grandi immobiliaristi. Poi il risultato sono queste campagne della destra e la presa che hanno in una società in cui in effetti il problema dell’abitare è grave.
    1. Razionalizzare e semplificare le norme di urbanistica e costruzione per riassorbire le tensioni sul mercato degli alloggi. Sorvegliare la tutela dell’ambiente e degli spazi naturali protetti (litorali, montagne ecc.). Giusto.
    1. Sostenere lo sforzo di investimento in infrastrutture, in particolare nelle zone rurali (erogazione di energia, copertura telefonica, strade) e rinazionalizzare le autostrade per restituire ai Francesi un patrimonio che hanno finanziato e di cui sono stati derubati; più generalmente rifiutare la vendita degli attivi strategici posseduti dal potere pubblico. Sacrosanto.CONCLUSIONI

Da una analisi puntuale del programma del Front National credo emerga con grande chiarezza la non equivocabilità del loro profilo politico. Si tratta di una destra chiaramente radicale che punta fortissimamente verso un securitarismo sbirresco che trascinerebbe il paese fuori dai normali parametri di garantismo propri di uno stato di diritto e che declina la propria ossessione per l’ordine concepita come stato di polizia in chiave apertamente xenofoba.Tuttavia se c’è una cosa che non deve essere considerata sorprendente è lo sfondamento di questo tipo di destra tra i ceti popolari, e questo non vale esclusivamente in Francia. Perché è assolutamente evidente che il profilo economico del Front National, pur moderatissimamente keynesiano e poco improntato ad una vasta redistribuzione di ricchezza, è in ogni caso incomparabilmente più allettante per chiunque svolga lavori normali e abbia bisogno di stato sociale, di qualsiasi programma delle sinistre globaliste e europeiste da 20 anni in qua.

Si difendono pensioni a età accettabili, si puntella lo stato sociale che resta rifiutando ulteriori privatizzazioni sia dei servizi sia degli asset pubblici. Si difendono le ultime norme di rigidità contrattuale del lavoro mentre le “sinistre” fanno il jobs act e la loi travail. Inoltre, pur declinando alla fine in una destrorsa chiave militarista, si difendono anche principi che andrebbero invece sostenuti da sinistra. Non solo la filiera corta e la difesa delle produzioni tipiche nel settore agroalimentare in modo più serio di quanto non faccia la sinistra ( la filiera corta senza protezionismo commerciale e con l’euro NON LA FAI ), ma qua, ancor peggio, abbiamo lasciato a destra anche la rivendicazione del multipolarismo in politica internazionale e il rifiuto di voler rimanere al gancio dell’imperialismo Nato. Insomma, ci spellano vivi, è una disgrazia, ma non possiamo raccontarci che non ci sia un perché. Se sei appartenente ad un ceto popolare è assolutamente ovvio e razionale che voti FN invece che gli pseudo socialisti o i verdi europeisti.Purtroppo in Francia, con la parziale esclusione di Mélenchon che è a capo dell’unica sinistra votabile, e ancor più in Italia, la sinistra sta lasciando il campo a destra perché non riesce ad affrontare in maniera non nevrotica e autenticamente degna di studio psichiatrico, la questione della sovranità nazionale .La sinistra e la sovranità nazionale. Le sciocche superstizioni della sinistra a proposito della sovranità nazionale, vista come un male a prescindere da qualsiasi altra argomentazione, lasciano la sinistra completamente impotente e inadeguata di fronte alle contraddizioni e alle sperequazioni create dalla globalizzazione capitalistica di cui l’Unione Europea è epifenomeno regionale. La realtà è che un paese può essere governato da destra o da sinistra, ma un paese non sovrano invece non può autogovernarsi, verrà gestito nel nome di interessi terzi, e quindi si dissolve l’autodeterminazione e la possibilità per i ceti popolari in primis di far valere le proprie istanze: i dominanti si ricicleranno sempre, invece, come vicerè e/o borghesia compradora. Esattamente nel manifestare questa attitudine, anzi, proprio la borghesia italiana è sempre stata una avanguardia.Negli ultimi giorni ha destato un certo scalpore e ha suscitato parecchi commenti una intervista al prof. Gustavo Zagrebelsky che ha toccato il tema della sovranità e della rivendicazione di sovranità nazionale da parte dei popoli, che può essere declinata in vari modi. Cerco di offrire un mio contributo alla chierezza di idee perché altrimenti temo si rischi di girare a vuoto intorno al legame tra i concetti di sovranità popolare e sovranità nazionale.

L’opinione pubblica e il dibattito prevalente nei partiti questo fa, già da anni. Ripropongo un articolo del 28 Luglio 2015 integralmente scritto da Zagrebelsky, nel quale affronta in modo più preciso la tematica, all’indomani del referendum greco e dell’abdicazione del governo di fronte al terzo memorandum della Trojka.

Il passaggio cruciale, che interroga tutti, sul quale in seguito Zagrebelsky abbozza le proprie considerazioni e ipotesi di soluzioni, è praticamente all’inizio dell’articolo: <<Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia. Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato. Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori>>

Perché i “sovranismi” – definizione che personalmente non adotto ma che è evidentemente polisemica come la definzione di “populisti”, tanto è vero che in tal modo si definiscono sia la Le Pen sia Iglesias che politicamente non hanno nulla a che spartire tra di loro – stanno così tanto prendendo piede oggi in funzione realmente o strumentalmente antisistemica? Perché dentro la UE un problema di sovranità sussiste, un problema di sovranità che come evidenzia Zagrebelsky condiziona il diritto di autodeterminazione dei popoli nello scegliere un modello sociale con normale processo democratico all’interno del proprio Paese e che mette gli stati stessi nella condizione di poter fallire. Uno stato può attraversare crisi, politiche, istituzionali, produttive, finanziarie, ma non può fallire. In condizioni normali. Il fatto che possa sostanzialmente fallire entro l’Unione Europea non è semplicemente una stranezza, è una leva politica. Una questione di POTERE politico, che determina chi sia il sovrano. Come evidenziato nella vicenda greca che Zagrebelsky analizza.

E se accettiamo la definzione di Schmidt secondo la quale sovrano è chi decide sulla stato di eccezione, se lo stato concretamente può fallire ( la crisi che lo porta alla bancarotta è lo stato di eccezione, come è accaduto in Grecia nel Luglio 2015, o a Cipro nel 2013 ), CHI veramente è il sovrano? E qual è la strategia per spodestarlo se esso non è il popolo? Le domande nell’articolo restano aperte ma è evidente che quello è il vero nodo politico dell’oggi. Lo Stato può morire per “ragioni di diritto commerciale, quindi di diritto privato”. Che spazio ha la sovranità popolare all’interno di questa assoluta anomalia prodotta dalla menomazione della sovranità nazionale?

Rispetto al neologismo “sovranismo”, dai media maintream ormai sistematicamente utilizzato come sinonimo di “populismo” e quindi di fascismo anti€peista, ci vado estremamente cauto.Tendo a diffidare dei neologismi, ma dobbiamo sforzarci di essere precisi.Se lo stato è una entità storicamente determinata di natura politico-giuridica composta da un territorio, un popolo e una sovranità, che senso ha parteggiare per una prerogativa fondamentale dello stato? Casomai possiamo discutere del fatto che uno stato sovrano potrebbe anche non essere democratico: in una dittatura non c’è sovranità popolare. Può accadere, o anche no. Ma al contrario in un un paese non sovrano la democrazia non c’è per forza di cose o al massimo è un simulacro, quindi per forza non c’è sovranità popolare. Quindi, posto che sovranismo è una categoria che non dice quasi nulla e che personalmente non adotterei, volendo proprio ragionarci sopra e assumendo l’ovvietà che la sovranità popolare non si esercita nel vuoto ma dentro la cornice della sovranità nazionale, ne discende che: – possono esistere sovranisti antidemocratici, ma – non possono esistere democratici per i quali l’istanza sovranista non sia almeno implicita .In parole povere se continueremo come sinistre a lasciare alla destra la rivendicazione della sovranità nazionale come spazio di autodeterminazione rispetto allo strapotere dei mercati globalizzati, non ci dovremo sorprendere se i ceti popolari andranno in blocco a destra: sarà stata solo e unicamente colpa nostra e delle sciocche e pusillanimi fisime di quei brocchi delle dirigenze politiche e sindacali che hanno paura delle parole oltre ad essere, spesso, pure colluso nei fatti con gli interessi dominantiCitando il sociologo spagnolo Manuel Castells: le élite sono cosmopolite, il popolo è locale. Lo spazio del potere e della ricchezza si proietta in tutto il mondo, mentre la vita e l’esperienza della gente comune è radicata nei luoghi, nella propria cultura, nella propria storia.Una volta questa idea, niente affatto nuova, era patrimonio comune delle sinistre e non confliggeva con il loro tradizionale internazionalismo, perché la fratellanza si costruisce tra stati sovrani e democratici governanti dalla causa operaia. Questo era un fatto pacificamente acquisito. Inoltre ci si ricordava delle riflessioni di Antonio Gramsci o Lelio Basso, solo per fare due nomi, che facevano una distinzione chiarissima tra cosmopolitismo borghese e internazionalismo proletario, specificando che non soltanto non sono la medesima cosa ma sono addirittura valori in opposizione l’uno all’altro. La realtà è che la sinistra elitaria, cioè appiattita sul dogma cosmopolita, si sta estinguendo banalmente perché non serve a nessuno.

Fonte: http://unpezzounculo.blogspot.it Link: http://unpezzounculo.blogspot.it/2017/03/la-situazione-e-tragica-ma-con-le.html 20.03.2017

L’insoddisfazione economica spinge i giovani elettori francesi verso la Le Pen

Le-pen-2questo popolo cattivo che non sa votare…ed è ignorante..brutta gente le masse…

La difficile situazione economica accresce tra i giovani francesi, specie nelle zone rurali e tra i meno istruiti, la consapevolezza che passeranno buona parte delle loro vite in condizioni materiali peggiori di quelle dei loro genitori. Il Front National della Le Pen, col suo messaggio anti-globalizzazione focalizzato sull’economia, ha intercettato questa frustrazione ed è abile nel ritagliare su misura la propria comunicazione rivolta ai giovani. Il risultato è che, diversamente da quel che sembra accadere in altri paesi, quasi il 40% degli elettori tra i 18 e i 24 anni sostiene il Front National. “Dicono che dovremmo soffrire in silenzio, ma abbiamo intenzione di far sentire la nostra voce”, afferma un giovane sostenitore. Sarà questo il jolly della Le Pen alle prossime elezioni presidenziali? Dal Financial Times.
 
Il ventoso cavalcavia di un’autostrada non corrisponde all’idea più tipica di divertimento del venerdì sera, per un adolescente. Ma Justine Dieulafait e i suoi amici sono in missione – vogliono aiutare la candidata di estrema destra Marine Le Pen a vincere le elezioni presidenziali francesi.
 
Mentre il traffico scorre verso l’esterno dal porto bretone di Saint Malo, la diciottenne e altri 15 giovani “patrioti” sventolano uno striscione gigante: “Giovani con Marine”. Per aumentare l’effetto accendono razzi rossi, bianchi e blu, sollecitando le auto a suonare il clacson in segno di supporto.
“I giovani sono in rivolta”, dice Justine Dieulafait. “Abbiamo avuto 50 anni di destra e di sinistra, e guardi ai milioni tra noi che sono disoccupati, vivono in povertà, senza lavoro né un’abitazione stabile… è ora che il sistema cambi, è il momento di Marine”.
In queste elezioni francesi piuttosto sorprendenti, con i candidati favoriti che crollano durante il percorso e quelli ribelli, tra cui Marine Le Pen, in testa ai sondaggi, Justine Dieulafait e le sue amiche incarnano un altro fenomeno: la forza del voto dei giovani, che sta spingendo il Fronte Nazionale verso il suo miglior risultato di sempre.
 
Secondo un recente sondaggio Ifop, il partito è il più popolare in Francia nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni, in cui conquista il 39 per cento dei voti. Da confrontare con il 21 per cento del candidato centrista Emmanuel Macron e con il 9 per cento del rivale di centro-destra Francois Fillon.
Un simile livello di sostegno a un partito populista di estrema destra da parte dei giovani sembra andare contro le recenti tendenze registrate altrove. Nel Regno Unito, l’anno scorso, i giovani si sono mobilitati contro la Brexit per difendere una visione cosmopolita della nazione. Negli Stati Uniti Donald Trump, con la sua posizione anti-immigrazione e anti-globalizzazione, se l’è cavata male con il voto dei giovani.
 
In Francia, al contrario, i giovani si stanno radunando attorno a un partito che ha paragonato i mussulmani in preghiera lungo le strade con l’occupazione nazista della Francia e ha promesso di lottare contro il libero scambio e l’immigrazione. L’aumento del sostegno negli ultimi anni è marcato: nel 2012 il supporto per il FN tra i giovani era solo al 18 per cento.
 
La Le Pen è la favorita tra i giovani francesi – intenzioni di voto in percentuale divise per fasce d’età
 
Questo sostegno è diventato un altro jolly in una gara dai risultati imprevedibili, dove uno scandalo legato a una questione di finanziamenti ha gravemente danneggiato l’ex favorito di centro-destra François Fillon, mentre il politico indipendente trentanovenne Emmanuel Macron, che non si è mai candidato alla presidenza, guida i sondaggi.
La frustrazione tra i giovani per la mancanza di lavoro e le cattive prospettive economiche costituiscono gran parte del fascino del FN. “Siamo una generazione che rischia di vivere peggio dei nostri genitori”, afferma Dominique, uno dei ragazzi sul cavalcavia, che ha 21 anni e sta lottando per trovare un lavoro.
Sotto il governo socialista di François Hollande la disoccupazione è rimasta ostinatamente alta, il doppio del livello di Regno Unito e Germania. La disoccupazione giovanile è al 25 per cento – dal 18 per cento del 2008.
Joël Gombin, politologo e analista di dati francese, dice che la situazione economica è peggiorata in particolare per i giovani che vivono nelle zone rurali e per quelli che abbandonano più precocemente la scuola a tempo pieno – due caratteristiche spesso in correlazione con il sostegno al FN. “In Francia per un numero crescente di giovani meno istruiti il fatto che passeranno buona parte delle loro vite in una situazione economica precaria è quasi una certezza,” dice.
La disoccupazione giovanile in Francia cresce con la crisi finanziaria – tasso di disoccupazione in percentuale, sotto i 25 anni
 
Un secondo motivo del supporto al FN è che i giovani non ricordano il partito ferocemente xenofobo degli anni ’70. Oltre i 65 anni, tra quelli che invece lo ricordano, il sostegno al FN è solo al 17 per cento.
 
Negli ultimi dieci anni, e in particolare a partire dal 2011 sotto la guida di Marine Le Pen, il partito ha cercato di rimodellare la propria immagine. I funzionari, per esempio, ora parlano di “immigrazione”, piuttosto che di “immigrati”, e si oppongono all’”Islam radicale”, piuttosto che all’ “Islam”, mentre i temi sui quali il partito organizza le sue campagne si sono ampliati oltre la sicurezza e l’immigrazione, per includere un messaggio anti-globalizzazione focalizzato sull’economia.
 
Justine Dieulafait aveva solo 12 anni quando la Le Pen ha preso la guida del partito; il “nuovo FN” è tutto quello che ha conosciuto. “Era un periodo diverso, allora negli anni ’70… il partito di oggi è concentrato sui temi di oggi – posti di lavoro, case e il ripristino della sovranità e della cultura francese “.
Christèle Marchand Lagier, uno studioso del FN che lavora all’Università di Avignone, afferma che la maggior parte dei giovani elettori del FN non ha familiarità con i dettagli del suo programma, ma vuole semplicemente votare contro il sistema. “Si tratta di un voto negativo”, dice.
 
Ma è chiaro che il FN è anche abile nel ritagliare il suo messaggio su misura per il voto giovanile. Per esempio è il partito che in Francia ha la più forte presenza sui social media. E due delle figure di più alto livello nel partito, David Rachline e Marion Maréchal-Le Pen, sono ventenni.
 
Tuttavia non è chiaro quanto di questo sostegno il partito sarà in grado di convertire in voti effettivi, dati i tassi di affluenza alle urne tradizionalmente bassi tra i giovani. Nelle ultime elezioni presidenziali francesi, il 28 per cento di quelli di età compresa tra i 18 e i 24 anni si è astenuto nel secondo turno, più della media nazionale del 20 per cento.
 
Ma questa volta il gruppo sul cavalcavia autostradale almeno sembra determinato a far valere la propria voce. Lo dichiara Dominique: “Dicono che dovremmo soffrire in silenzio – e invece abbiamo intenzione di alzarci e farci sentire.”
di Michael Stothard – 22/03/2017 Fonte: Voci dall’Estero

Non c’è risposta ai populisti

euro-signMa non vi infastidisce questo coro assordante e monotono che ogni santo giorno, dappertutto – tv, radio, giornali, istituzioni, partiti e governi – vi dice sempre la stessa cosa contro il Gatto Mammone del Populismo?
Attenti al populista, ripetono in coro ovunque, è xenofobo, è sessuofobo, è razzista, ci porta fuori dall’Europa, dal Mercato, dalla Modernità. Poi aggiungono che il populismo si fonda sulla paura quando invece è proprio sulla paura del populismo, sul terrore ideologico e mediatico quotidianamente propagato che si fonda l’Appello Permanente contro l’Orco populista, dall’Olanda alla Brexit, dagli Usa all’Ungheria, dalla Polonia alla Germania, dalla Francia all’Italia.
Vogliono spaventarci e poi attribuiscono ai populisti la colpa di lucrare sullo spavento. Imprenditori della paura che denunciano imprenditori della paura…
Mai lo sforzo di capire, di ragionare sul malessere e sul perché mezza Europa, nonostante questo tam tam ossessivo, poi sceglie i populisti o per disprezzo della politica non va a votare. Il problema da cui partire non è l’insorgenza di una patologia chiamata populismo, ma la malattia che origina e giustifica il suo espandersi: il fallimento delle democrazie non più rappresentative, il potere usurpato dalle oligarchie, il disagio sociale e civile per l’immigrazione massiccia e clandestina, la decrescita infelice del capitalismo, gli effetti di ritorno della globalizzazione, la retorica del politically correct.
Nessuno tra i liberali, i moderati, i cristiano-democratici, i social-democratici e le sinistre varie riesce a fare un passo oltre la diffusione della paura o la furbizia pre-elettorale di qualche mossa ruffiana (come è stato in Olanda contro i turchi) per recuperare credibilità e rubacchiare voti ai populisti.
Perché nessuno è in grado di rilanciare in modo più rigoroso, più educato, più realistico o se preferite in modo meno grezzo, meno emozionale, meno improvvisato, una proposta politica fondata sulla sovranità nazionale e popolare, sulla riqualificazione della politica, sulla motivazione ideale delle passioni civili, sul primato del sociale sull’economico?
 
Perché nessuna forza dell’establishment riesce in modo convincente a rappresentare l’amor patrio e il senso della comunità, la tradizione, l’identità e il destino dei popoli e a prendersi cura delle sue fasce più esacerbate e ferite, i giovani e gli anziani, lasciando che di queste cose si occupino solo i populisti?
 
Se l’onda populista è un fenomeno di pancia e di istinti, carente di cultura e di storia, priva di un criterio meritocratico per selezionare i suoi dirigenti, mi dite qual è la forza antipopulista che si fondi sulla cultura e la storia e selezioni la sua classe dirigente per merito e qualità?
Loro saranno piazzisti e demagoghi ma i loro avversari sono mediocri, mezze figure, “personaggetti”, direbbe Crozza. L’unico modo per affrontare e sconfiggere il populismo non è demonizzarlo per escluderlo, ma è riprendere con dignità e competenza le istanze captate dai leader populisti e dai loro movimenti, rilanciando la Grande Politica e rispondendo al disagio dei cittadini.
 
Il populismo crescerà fino a quando non ci sarà nessuno in grado di prenderne il posto in modo più affidabile ed efficace. Ma se la sinistra tradisce il popolo e la destra tradisce la nazione, non lamentatevi poi che cresca come erba selvatica il nazionalpopulismo…
di Marcello Veneziani – 20/03/2017 Fonte: Marcello Veneziani

TRUMP TOWER BLUEPRINTS STOLEN FROM SECRET SERVICE

laptop-trump-towerma guarda il caso. Saranno contenti i seguaci di Killary  pro globalizzazione pro finanza antipopulisti doc.

TRUMP TOWER BLUEPRINTS STOLEN FROM SECRET SERVICE

Trump family lives in tower
A laptop containing blueprints for the Trump Tower and other security information was stolen from the Secret Service, multiple outlets reported.
 
The laptop, which also contained tower evacuation procedures as well as data from the Hillary Clinton email investigation, was taken from a Secret Service agent’s vehicle parked at her home in Brooklyn on Thursday morning.
 
Security footage showed an individual being dropped off by a car near the agent’s home, then taking off on foot after stealing the laptop.
 
“The agent also told investigators that while nothing about the White House or foreign leaders is stored on the laptop, the information on there could compromise national security,” reported the New York Daily News. “The thief also took ‘sensitive’ documents and the agent’s access keycard, though the level of the agent’s access wasn’t immediately clear.”
 
A police officer involved said the investigation was a “very big deal” to the Secret Service. “While the president hasn’t been back to Trump Tower since his inauguration, Melania and Barron are still living there until he finishes the school year,” reported TMZ.
 
Earlier in the week, the NYPD admitted it was setting up a new security detail with cherry picked officers after spending months struggling to guard the tower adequately.
 
SUBSCRIBE on YouTube: Resistance News
Facebook: RealKitDaniels

Elezioni francesi: secondo un sondaggio segreto, Marine Le Pen è molto più avanti dei rivali

se vincesse piuttosto l’ammazzano. Per salvaguardare la democrazia ovviamente.


La Le Pen vicina al 34% nei sondaggi segreti –  Un editorialista del quotidiano francese Le Figaro ha detto che nei veri sondaggi il Front National è ben sopra il 30% nelle intenzioni di voto al primo turno.


Anche i sondaggi pubblici la danno davanti al primo turno, col 26-28%, ma perdente al secondo. Un 30% al primo turno, tuttavia, potrebbe aumentare di molto le chance di vittoria il 7 maggio.

Nel suo recente articolo sui falliti sforzi dei media di contrastare la Le Pen, l’editorialista Ivan Rioufol cita indagini nascoste che mostrano la candidata avere il doppio del 16,86% di suo padre nel 2002.

La “linea Maginot” del politicamente corretto delle élites francese non resiste più alla rabbia popolare, scrive Rioufol, aggiungendo che le minacce degli intellettuali di sinistra di abbandonare il paese altro non fanno che aiutare il FN. Lo stesso effetto ha l’allarmismo dei media su un “ritorno agli anni ’30”.

I media francesi ora contemplano apertamente una vittoria della Le Pen, riferendosi al suo partito come ‘alle porte del potere’, un’eventualità fino a poco tempo considerata impossibile.

Il presidente uscente, François Hollande, che descrive come suo ‘dovere finale’ il prevenire la vittoria dei nazionalisti, ha recentemente ammesso che lei può vincere. In privato, Hollande teme che l’appoggio alla Le Pen sia sottostimato nei sondaggi e che un punteggio alto nel primo turno potrebbe rendere difficile per qualsiasi rivale batterla nel secondo.

A cinque settimane di distanza dal primo turno di votazione del 23 aprile, i principali candidati si affronteranno stasera in un dibattito televisivo a Parigi, in onda sulle tv francesi TF1 e LCI. Si dibatterà di sicurezza ed immigrazione, economia e ruolo della Francia nella scacchiera mondiale. Con una campagna imprevedibile e in rapida evoluzione, e la sensazione che questo sia un momento cruciale per la Francia, il confronto probabilmente attrarrà una vasta audience e sarà sulle prime pagine martedì.

Damien Cowley 20.03.2017

Link: http://www.thegatewaypundit.com/2017/03/french-presidential-race-marine-lepen-far-ahead-rivals-secret-polling/

Traduzione a cura di comedonchisciotte.org