Zizek e Chomsky scaricano l’antifascismo: “Un feticcio”

zizek chomskyZizek e Chomsky contro l’isteria antifascista. La paranoia degli ultimi tempi imposta dall’opinione pubblica liberal sta segnando il dibattito politico, dagli Stati Uniti al Vecchio Continente, Italia compresa.

Dalle polemiche sui monumenti fascisti alla recente manifestazione di Como, anche il nostro Paese è impantanato in una discussione surreale e artificiosa sugli spettri del ventennio e dei suoi eredi. Ma esiste davvero il pericolo di un ritorno del fascismo oppure si tratta di un’isteria montata ad arte? Se i progressisti sono sordi ad ogni tipo di critica mossa da destra, ora sono due importanti intellettuali di riferimento della sinistra mondiale come il filosofo sloveno Slavoj Zizek e il grande linguista americano Noam Chomsky a scaricare gli antifascisti, con due articoli usciti a pochi giorni di distanza sul quotidiano britannico The Independent.

“Antifascismo l’oppio dei popoli”
Per Zizek, il nuovo “oppio dei popoli” di marxiana memoria non è più la religione ma l’antifascismo militante. “Un nuovo spettro sta perseguitando la politica progressista in Europa e negli Stati Uniti, lo spettro del fascismo. Trump negli Stati Uniti, Le Pen in Francia, Orban in Ungheria – sono tutti dipinti come il nuovo male verso il quale dovremmo unire tutte le nostre forza. Ogni minimo dubbio e riserva è immediatamente additato come segnale di collaborazione segreta con il fascismo”, osserva il filosofo marxista. L’antifascismo dunque non è altro che un feticcio agitato in maniera strumentale per incanalare i consensi contro il nemico: “L’immagine demoniaca di una minaccia fascista serve chiaramente come nuovo feticcio politico; feticcio nel senso freudiano del termine, ovvero di un’immagine affascinante la cui funzione è quella di offuscare il vero antagonismo”, afferma il Zizek.

Il filoso Zizek: “Il panico antifascista uccide la speranza

Secondo il filosofo sloveno, infatti, la “figura del fascista” è funzionale “a nascondere le situazioni di stallo alla base della nostra crisi”. Una strategia mirata a compattare il fronte progressista:

“Quando ho richiamato l’attenzione su come parti dell’alt-right stavano mobilitando le questioni della classe lavoratrice trascurate dalla sinistra liberale, sono stato, come previsto, immediatamente accusato di invocare una coalizione tra sinistra radicale e destra fascista, cosa che non ho mai fatto”, rileva il filosofo. La triste prospettiva che ci attende, secondo Zizek, “è quella di un futuro in cui, ogni quattro anni, saremo gettati nel panico, spaventati da una qualche forma di pericolo neofascista, e in questo modo ricattati a esprimere il nostro voto per il candidato civilizzato in elezioni prive di significato. […]

L’ oscenità della situazione è da mozzare il fiato: il capitalismo globale ora si presenta come l’ultima protezione contro il fascismo, e se cerchi di farlo notare sei accusato di complicità. Il panico antifascista di oggi non porta speranza, la uccide”.

Chomsky: “Il fascismo non c’entra nulla con la destra di oggi”
La critica mossa da Naom Chomsky contro gli antifascisti è ugualmente potente. Il professore emerito del Massachusetts Institute of Technology sostiene che il movimento antifascista odierno non può essere paragonato a quelli del passato. Insomma, guai a confondere lo stato attuale dell’alt-right negli Stati Uniti con la crescita del fascismo in Europa all’inizio del XX secolo. “Le differenze sono radicali”, dice Chomsky, “negli anni ’30, i nazisti governavano la Germania, il fascismo si era stato stabilito per anni in Italia e vi erano potenti movimenti fascisti altrove. Oggi ci sono molti sviluppi minacciosi, ma nulla di paragonabile. In particolare, negli Stati Uniti non è certo un caso che la classe lavoratrice si sia avvicinata all’estrema destra”. Per il professore, “gli antifa sono un dono all’estrema destra e alla repressione dello stato americano”.

di Roberto Vivaldelli – 13/12/2017  Fonte: Il Giornale

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59896

Il sindaco antifascista nega la sala all’atleta disabile: «È di CasaPound»

claudioi paladini della tolleranza e del rispetto delle diversità. E’ combattere il fascismo questo, mica censura.
Tra quanto renderanno obbligatorio il possesso di una tessera di un partito di sinistra, una tessera arci o l’iscrizione all’Anpi per non finire in galera ed avere revocato ogni diritto?

Claudio a 31 anni e un sogno: partecipare alla maratona di New York. Ma Claudio Palmuli è disabile e per riuscirci ha bisogno di comprare una handbike, una carrozzina speciale per competizioni agonistiche. Per farlo ha scritto un libro Il vento sulle braccia, che sta presentando in tutta Italia vendendolo come forma di autofinanziamento.
 
La prossima tappa sarà Pescara, dove due mesi fa è stata prenotata una sala circoscrizionale attrezzata per disabili che ora, però, l’amministrazione comunale, guidata dal Pd Matteo Ricci, non vuole più concedere: Claudio Palmulli è anche un militante di CasaPound e questo, a quanto pare, è “giusta causa” per cercare di boicottare il suo sogno. La presentazione, però, si farà lo stesso, solo che sarà in uno spazio privato: l’appuntamento è il 16 dicembre, alle 18, presso il Baia Flaminia Resort.
L’amministrazione Pd nega la sala all’atleta disabile
A denunciare il ripensamento dell’amministrazione, che arriva proprio nel pieno dei richiami della sinistra istituzionale alla mobilitazione antifascista, è stata CasaPound Italia Pesaro, spiegando che «siamo stati contattati da un’impiegata comunale che ci ha comunicato l’intenzione dell’amministrazione di impedire con ogni mezzo la presentazione del libro di Claudio nella sala circoscrizionale».
«Siamo costernati di fronte all’abuso perpetrato non solo nei nostri confronti, ma soprattutto nei confronti di Claudio, che – ha aggiunto il responsabile di Cpi Pesaro, Christiano Demontis – con entusiasmo portava a Pesaro la testimonianza di una vita non segnata dal fatalismo, ma dalla voglia di reagire alla disabilità diventando maratoneta». «Un messaggio positivo e costruttivo messo a tacere dall’arroganza e dal pregiudizio di un’amministrazione faziosa», ha proseguito Demontis, sottolineando l’indignazione per «una classe dirigente che si vanta di essere portatrice di cultura e valori democratici» e poi per «sterile polemica e peloso pregiudizio» arriva a «ridurre al silenzio la storia di un riscatto dalla condizione di disabilità».
 
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Il sindaco antifascista parla di«libertà e tolleranza»
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario di CasaPound Italia, Simone Di Stefano: «Matteo Ricci sei ridicolo, vergognati!», ha scritto su Twitter Di Stefano, mentre Palmulli ha commentato ricordando che «il mio libro non parla né di politica né di CasaPound». «Al sindaco – ha aggiunto l’atleta – appena ci sarà occasione ne darò uno per farglielo leggere, almeno si fa un po’ di cultura!». Manca all’appello, invece, proprio la versione del primo cittadino, che in compenso sul suo profilo Twitter, mentre a Palmulli veniva negata la sala, cinguettava sulla «bellissima risposta da Como a intolleranza e neofascismo». «Libertà, uguaglianza e tolleranza sono valori della Costituzione italiana. I nostri valori», stata la sua rivendicazione con l’hashtag della giornata #equestoèilfiore. E questo, ci sarebbe da aggiungere, è il frutto.
di Valeria Gelsi sabato 9 dicembre 2017 – 19:10

Aggressione ai giornalisti, quando indigna e quando No

brumotti aggreditoLe risorse mentre si dedicano ai lavori  che gli italiani non vogliono fare aggrediscono, sparano, accerchiano dei giornalisti, MA LA POLITICA NON CHIEDE MOBILITAZIONE come per 4 pericolosi skinheads che hanno commesso il gravissimo reato di “obbligare all’ascolto”, mafia capitale non gradisce intromissioni.

La capocciata di Roberto Spada ad un giornalista (per altro lavorava in nero) ha indignato (giustamente) tutto il mondo talmente politically correct che non si è “accorto” dell’accerchiamento ed aggressione fisica con tanto di spari ai danni della troupe di Striscia la Notizia.

Minniti in relazione al caso Spada/giornalista di Nemo disse:  Minniti: il fermo di Spada dimostra che in Italia non ci sono zone franche

SICURO MINISTRO NON ELETTO?

Striscia la notizia, Brumotti e la troupe aggrediti da 30 spacciatori a Padova: contro di loro sputi e schiaffi

Brumotti aggredito per la terza volta. A Roma spari e minacce
L’inviato di ‘Striscia la Notizia’ era nel quartiere San Basilio, dove lo spaccio è sotto gli occhi di tutti. Un uomo ha lanciato un mattone e ferito un collaboratore. Uditi colpi di pistola

VIDEO Aggressione violenta alla troupe di striscia

Vittorio Brumotti e la sua troupe sono stati aggrediti e sono stati anche derubati di due videocamere. Prima dell’aggressione e dei furti, uno spacciatore al quale si è rivolto Vittorio Brumotti, oltre alla droga, ha cercato di vendergli anche delle armi, per la precisione pistole e kalashnikov. tratto da FONTE
Nuova aggressione al Parco della Montagnola di Bologna, dopo quella del 15 novembre scorso, per la troupe di Striscia La Notizia guidata dall’inviato Vittorio Brumotti, inseguita e spintonata da un gruppetto di spacciatori, che non hanno gradito la nuova «intrusione» in un territorio che ha seri problemi di degrado e microcriminalità. Per la verità è la terza aggressione in due settimane per il giornalista e i suoi cameraman: la sera del 22 novembre era stato assaltato a Padova, anche là durante la registrazione di un servizio sullo spaccio di stupefacenti in una zona calda, l’area antistante la stazione ferroviaria.
 
Il 15 novembre la troupe era entrata al buio del Parco per documentare lo spaccio nella Montagnola e Brumotti si era finto potenziale acquirente. A un certo punto l’inviato del programma televisivo satirico aveva svelato la sua identità tirando fuori un megafono per denunciare l’accaduto, e fu affrontato, insieme ai cameraman, da un gruppo di stranieri che strapparono le telecamere. Stasera fatto analogo durante un nuovo servizio sullo spaccio di droga nel Parco costruito sull’ottocentesca discarica cittadina (da cui il nome Montagnola), adiacente alla centrale Piazza 8 Agosto che celebra la cacciata degli austriaci.
 
Questa volta un gruppetto meno nutrito di giovani li ha raggiunti. Ci sarebbero stati contatti, più che altro il giornalista e i teleoperatori sarebbero stati spintonati, una telecamera sarebbe rimasta danneggiata, ma non ci sarebbe stata la rapina degli strumenti televisivi. Uno degli aggressori sarebbe già stato identificato. Nel parco, poco lontano dalla stazione ferroviaria e da Piazza Maggiore, da tempo è presente, ed è al centro del dibattito cittadino, il problema della presenza di spacciatori, soprattutto cittadini centrafricani, molti senza fissa dimora.
 
Brumotti voleva documentare lo stato in cui versa la Montagnola gridando agli spacciatori di vergognarsi di quello che stavano facendo a pochi passi da una scuola, l’asilo ‘Giaccaglia Betti’. Quella volta l’aggressione fu dura. Nella notte scattò una retata dei carabinieri portò all’arresto per spaccio di diversi africani, anche nei giorni successivi. Ci furono reazioni durissime, oltre al sindaco Virginio Merola, quella del leader della Lega Nord Matteo Salvini, sempre molto sensibile a quello che succede a Bologna. «Non vedo l’ora, una volta al governo – disse – di dare una bella ripulita a tutta l’Italia. Attendo arresti e manifestazioni, come a Ostia». La nuova visita a Bologna, da quanto si comprende, è stata dettata dalla voglia di vedere se l’operazione pulizia avesse dato i suoi frutti. A sue spese, Brumotti ha verificato che non è così.
 
Mercoledì 29 Novembre 2017
Striscia, Brumotti picchiato di nuovo a Padova. “Troupe accerchiata dagli spacciatori”
Vittorio Brumotti, l’inviato sul territorio di Striscia la notizia, è stato nuovamente aggredito, ieri sera, durante la registrazione di un servizio sullo spaccio di stupefacenti in un zona calda di Padova, l’area antistante la stazione ferroviaria. La troupe di Striscia è stata accerchiata da un gruppo di spacciatori, una trentina – secondo gli autori della trasmissione – che ha poi aggredito Brumotti e i suoi operatori con sputi e schiaffi e il lancio di una bottiglia. Questo episodio si verifica a pochi giorni di distanza dall’aggressione, sempre a Vittorio Brumotti e alla sua troupe, avvenuta nel parco della Montagnola di Bologna dove si era recato per un servizio sullo spaccio di stupefacenti.
Pubblicato da Striscia la notizia
Brumotti di Striscia va a San Basilio e i pusher sparano
Colpi di pistola durante il servizio tv, il cameraman colpito da un mattone
2 Dicembre 2017
Due colpi di pistola, il lancio di un mattone che ha ferito un cameraman e minacce di morte contro Vittorio Brumotti e la sua troupe. L’aggressione è avvenuta oggi pomeriggio a Roma durante un’inchiesta sulla droga. Terza tappa dell’inchiesta, dopo Bologna e Padova, e terza aggressione. Solo che stavolta c’è chi ha usato la pistola.
 
L’inviato di Striscia la notizia si trovava nel quartiere San Basilio (via Carlo Tranfo, angolo con via Luigi Gigliotti) per documentare lo spaccio di sostanze stupefacenti che avviene alla luce del sole. Avvicinati con la proposta di vendergli cocaina e altre droghe, Brumotti ha iniziato la sua campagna contro lo spaccio usando il megafono. Immediatamente da un blocco di case popolari si sono levate urla di insulti e minacce. Verso le 16.15, sceso dal suo furgone, Brumotti ha sentito due colpi di arma da fuoco. Una persona in passamontagna ha corso verso di lui e la sua troupe lanciando un mattone che ha ferito a una gamba uno dei cameraman. L’inviato e la troupe sono saltati sul furgone allontanandosi di corsa dal quartiere.

Naziskin Como: Boldrini, mobilitazione

picchiatori nazi e democratici difende il business più redditizio della droga. Si certo, costituzione e democrazia, VOI AVETE CHIESTO AGLI ITALIANI IL PERMESSO DI FAR ENTRARE ALTRA GENTE? Non siete nemmeno stati eletti, ma cianciano di rispetto di democrazia
Quando le Sentinelle in Piedi manifestavano compostamente, sono state accerchiate, insultate, sputate e fatte oggetto di lanci di oggetti. La stampa ha per lo piu colpevolizzato “gli oscurantisti bigotti”. Un comitato che qui in città si offriva di scortare a casa le persone sole che non si sentono sentinelle aggreditepiù sicure nelle nostre strade infestate da feccia allogena e indigena, è stato assalito e picchiato dagli antifascisti perché “fomentava il razzismo”. Nulla o quasi sulla stampa.
 
Naziskin Como: Boldrini, mobilitazione
Misure adeguate ma anche difesa della Costituzione e democrazia
bliz como senza frontiere(ANSA) – FIRENZE, 30 NOV – “Ritengo che sia necessario ricorrere a delle misure adeguate ma anche che sia necessario che ci sia una mobilitazione civile su questo, perchè non possiamo permettere a questi gruppi di sporcare la nostra bella Costituzione e la nostra democrazia, che non è compatibile con questi estremisti”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini ha risposto oggi a Firenze ai cronisti che le chiedevano un commento sul blitz dei naziskin in un circolo attivo sul fronte del sostegno dei migranti a Como.
Skinheads a Como, cresce la polemica
(ANSA) – MILANO, 30 NOV – E’ polemica sempre più esplicita tra le forze politiche per l’episodio avvenuto a Como, dove un gruppo di skinheads ha fatto irruzione nella sede di “Como senza frontiere”, associazione che si occupa di assistenza ai migranti. Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, serve “una mobilitazione civile, non possiamo permettere a questi gruppi di sporcare la Costituzione”. Per Matteo Renzi, “su questi temi non devono esserci divisioni, ma la condanna è stata troppo timida”. Per Giorgia Meloni, invece, quanto avvenuto a Como è stato “un atto di intimidazione, dunque inaccettabile, ma è ridicolo l’appello di Renzi. Si è trattato di un atto di intimidazione, non di un atto di violenza”. Analoghe le dichiarazioni di Matteo Salvini: “Il problema dell’Italia è Renzi, non il fascismo che non può tornare. Ovvio che non si entra in casa d’altri non invitati e non è quello il modo di risolvere i problemi. Bene invece fanno i nostri sindaci che con azioni concrete combattono l’invasione di immigrati”.
Skinheads Como: 4 denunciati
(ANSA) – MILANO, 30 NOV – Sono quattro, per ora, gli appartenenti al Veneto Fronte Skinheads denunciati per violenza privata per l’irruzione dell’altra sera nella sede di un’associazione mentre stava tenendo una riunione la rete “Como Senza Frontiere”, attiva nell’accoglienza dei migranti. Si tratta dei quattro già identificati nel video girato dai partecipanti alla riunione, mentre è in corso l’identificazione di altre nove “teste rasate”. Gli agenti della Digos di Como, coordinati dal pm Simona De Salvo e dal procuratore Nicola Piacente, stanno ricostruendo il contesto in cui è maturata l’iniziativa degli esponenti neofascisti che, interrompendo la riunione dell’associazione, hanno fatto irruzione per leggere un “proclama” contro l'”invasione di immigrati e l’immigrazionismo”. Gli inquirenti stanno quindi cercando di capire come il gruppo di skinheads sia venuto a conoscenza della riunione e come sia nata l’idea del blitz.
vi han fatto la bua? Siete stati accerchiati? Da chi? Da gente armata? Le vostre risorse lo fanno continuamente con gli italiani, con le donne stuprate, ma non suscitano tutta questa attenzione e clamore. Chi vi finanzia a voi? Perché davvero suona strano che vi sia una “rete” il cui unico scopo è “cambiare la percezione” sul tema accoglienza, l’ansa scrive ” associazione che si occupa di assistenza ai migranti.”, con i vostri soldi lo fate?
Blitz Skinhead, il racconto di Como senza frontiere: “Ci hanno accerchiato, è stata intimidazione”
“Sono entrati e ci hanno accerchiato, è stata una vera e propria intimidazione”.
Inizia così il racconto di Annamaria Francescato, portavoce della rete Como senza frontiere, ancora scossa dopo l’incursione di quindici militanti di Veneto Fronte Skinheads alla riunione di martedì 28 novembre. Annamaria si trovava assieme ai rappresentanti di altre associazioni, sindacati e sigle politiche nella sede dell’associazione Artficio di via Terragni 4 quando gli skin “con atteggiamento squadrista” si sono presentati alla riunione e “dopo averci accerchiati hanno distribuito i volantini con la loro rivendicazione. Ci hanno insultati un po’. Noi non abbiamo reagito. Ci hanno sicuramente preso di sorpresa, ma non avremmo potuto fare altro che starcene seduti e buoni. Eravamo principalmente donne, con un’età media di 60 anni e persone che vanno dai 18 agli 80. Se le cose fossero degenerate ci avrebbero sopraffatti. Non è successo nulla di fisico, ma non è stato un momento piacevole”. La sede dell’associazione si trova al primo piano di un edificio nel centro di Como: “Il portoncino di ingresso era accostato, aspettavamo altri partecipanti alla riunione. Quando ho sentito i rumori provenire dalla scala ho aperto la porta e mi sono trovato davanti queste persone con le teste rasate che sono entrate con fare militaresco. Chiaramente ci siamo affidati ad un legale per denunciare l’aggressione e l’intimidazione che abbiamo subito. C’è tutta una componente non verbale in questa azione, tutta una parte che rimane non detta ma che si è sentita chiaramente. Questi individui entrando ci hanno fatto capire che loro ci seguono, sanno chi siamo e possono fare quello che vogliono. Sono spaventata e arrabbiata”.
Le reazioni politiche sono arrivate a livello nazionale. Ma le persone che hanno subito questa incursione sono rimaste stupite dal clima di indifferenza con cui l’episodio è stato accolto in città: “Dall’amministrazione comunale non ci ha contattato nessuno – spiega Annamaria – e in rete si leggono commenti di critica a noi, gente che plaude all’iniziativa di Veneto Fronte Skinheads e invoca la democrazia. Ci siamo sentiti dire che dobbiamo essere democratici e accettare le posizioni di tutti. Ma non c’è niente di democratico in quello che abbiamo subito. Non c’è niente di più lontano dalla democrazia”.
Un commento arriva anche da Giampaolo Rosso, vicepresidente dell’Arci di Como. Sedeva al tavolo di Como senza frontiere ed è l’autore del video che è circolato in rete fin dalle prime ore successive al blitz degli skinhead. “Abbiamo sottovalutato per troppo tempo questi gruppi, minimizzando le loro azioni e archiviandole come goliardate. E’ stata una sottovalutazione colpevole anche da parte delle istituzioni. Qui non c’è un normale conflitto delle idee, qui ci troviamo di fronte alla volontà di annullare altri, una cosa incompatibile con la democrazia. Idee che nemmeno tanti anni fa hanno prodotto orrori e tragedie inenarrabili. La sottovalutazione ha prodotto una sorta di sensazione di libertà di azione che si aggiunge all’effettivo scontento per la mancanza di welfare e l’enorme disparità tra ricchi e poveri”.
 
Como senza frontiere è un network di sigle che si riunisce da circa un anno con l’obiettivo dichiarato di cambiare la percezione del problema della migrazione tra la gente e, in seconda battuta, di supportare l’attività di accoglienza. Como è stata per molto tempo una piccola Ventimiglia, negli anni scorsi c’è stata una forte pressione migratoria al confine con la Svizzera. Decine di persone accampate in stazione, continui tentativi di passare il confine e molti respingimenti. Si è creato così un clima di ostilità da parte delle forze politiche di destra che ha alimentato la diffidenza da parte dell’opinione pubblica. Con il tempo la rotta svizzera ha attirato meno migranti e il problema è diventato meno evidente: “Le persone che vogliono andare in Svizzera oggi sono poche – spiega Annamaria Francescato -. Molti hanno rinunciato a passare il confine e hanno deciso di fermarsi in Italia. Si tratta di persone che hanno perso il diritto all’accoglienza e, pur avendo titolo per restare in Italia, vivono per strada”. Stiamo parlando di una sessantina di persone che, dopo essere state allontanate dai locali della parrocchia di San Martino di Rebbio che li ha ospitati per un periodo, da qualche tempo vivono in un autosilo abbandonato. “La presenza di queste persone in città non si nota, sono assolutamente marginali – spiega ancora la portavoce della rete – ma l’attività culturale che facciamo evidentemente dà fastidio. L’azione di Veneto fronte skinhead è indubbiamente una conseguenza della presenza dei migranti, ma spero anche una conseguenza del nostro lavoro che forse dà fastidio perché inizia ad aprire qualche breccia”.
di Alessandro Madron | 29 novembre 2017

“Stretta di Putin sulla rete!”, ma i media non vi dicono che…

messoraTutti i media denunciano la stretta di Putin sulla rete, ma di quello che varerà lunedì la Camera non vi dicono niente…
Data Retention per sei anni. Tutti schedati, internet, chat, telefonate… anche quelle a cui non risponderete. E l’Agcom che si sostituisce alla magistratura nella rimozione di contenuti dalla rete, su semplice richiesta delle lobby. E vi impedisce di ricaricarli, anche! In Russia i dati si tengono per soli 6 mesi, non per 6 anni. E poi la stretta sulla rete sarebbe di Putin?
l’intervento in cui Fulvio Sarzana, su Byoblu.com, vi spiegava quello cui stavamo per andare incontro
Pubblicato 3 novembre 2017 – 21.25  Da Claudio Messora

L’assalto alle “fake news” è un attacco ai media alternativi

write_what_youre_told_propagandabisogna fermare i populisti che minacciano le elites che proteggono e vogliono tanto bene ai popoli no?

Da Salon, la denuncia del giornalista americano Dave Lindorff, collaboratore di una grande varietà di testate: la lotta alle fake news è un attacco a chi riporta punti di vista differenti rispetto alla linea mainstream; i media alternativi (e con loro blogger e siti di opinione, aggiungiamo noi) devono difendersi dalle campagne maccartiste che iniziano ad essere lanciate dai media mainstream, in una strategia che cerca di cooptare anche i giornalisti e i giganti del web, attraverso la minacciae che non esclude il ricorso alla fine della neutralità di internet. L’ennesima prova che in tutto il mondo occidentale cosiddetto libero le condizioni dell’informazione sono in drammatico declino e che sono sempre più forti le pulsioni verso una svolta decisamente autoritaria, di cui la “polizia del pensiero” sarà solo il primo passo.
Sono giorni difficili in cui essere un giornalista serio. Fai il resoconto di una storia oggi, con i tuoi fatti graziosamente messi in fila, e probabilmente te la ritroverai etichettata come “notizia falsa” da qualunque persona alla quale tu abbia incornato le proprie bufale – e anche dagli amici che non condividono la tua prospettiva politica. Per buona misura, diranno che ti sei basato su “fatti alternativi”.
Gli storici dicono che il termine “fake news” risale all’epoca della “stampa scandalistica” del tardo 19° secolo, ma il termine è decollato nel 2016, poco più di un anno fa, durante la corsa presidenziale di Donald Trump. Il termine è stato usato per descrivere cose differenti, dai media “privi di fatti” pro-Trump a storie sensazionalistiche e in gran parte false, il cui unico obiettivo era catturare attenzione e soldi. Durante la stagione delle primarie, lo stesso Trump ha iniziato a etichettare tutte le storie dei media mainstream su di lui come “notizie false”. Anche se l’idea che ci potrebbero essere diverse verità risale almeno all’amministrazione del presidente George W. Bush, quando il consigliere Karl Rove affermò che l’amministrazione “crea la propria” realtà, ha guadagnato terreno quando il consigliere di Trump Kellyanne Conway, beccata a inventarsi cose in un’intervista televisiva, ha affermato di affidarsi a “fatti alternativi”.
 
Un espediente che sarebbe andato bene, di per sé. La maggior parte delle persone è spinta a credere che i politici mentano – qualunque sia il partito o la convinzione che rappresentano – per cui i loro tentativi di negarlo quando vengono accusati di essere dei maestri dell’invenzione tendono ad essere riconosciuti come tali.
 
I media istituzionali – The New York Times, The Washington Post, i programmi di notizie sulla rete e persino la Radio Pubblica Nazionale (NPR) – hanno tutti risposto all’accusa di essere bugiardi e fabbricanti di “notizie false” promuovendosi come “la comunità fondata sulla realtà” (NPR), o sostenendo che stanno combattendo una giusta lotta contro l’ignoranza, come dimostrato dal nuovo slogan della testata del Post, “La democrazia muore nell’oscurità”. Il Times è rimasto al suo slogan “Tutte le notizie che vale la pena di stampare”, ma ha aggiunto una peculiarità nella terza pagina quotidiana, che elenca “i fatti notevoli del giornale di oggi” e ha preso a chiamare “bugie” le bufale dell’amministrazione Trump.
Lo scorso dicembre il Congresso ha approvato una nuova legge, prontamente firmata dall’allora presidente Barack Obama, che ha reso esecutivo un emendamento orwelliano alla Legge sulla Autorizzazione alla Difesa del 2017. Chiamata Legge sul Contrasto alla Disinformazione e alla Propaganda, questa misura assegna al Dipartimento di Stato, in concerto con il Dipartimento della Difesa, il direttore dell’intelligence nazionale e un’oscura organizzazione governativa sulla propaganda chiamata Broadcasting Board of Governors, il compito di creare un “centro per l’analisi dell’informazione e la risposta”. Il compito di questo nuovo centro, finanziato da un budget di 160 milioni di dollari su due anni, sarebbe quello di raccogliere informazioni sulla “propaganda straniera e i tentativi di disinformazione” e “migliorare proattivamente le narrazioni basate sui fatti che supportano gli alleati e gli interessi degli Stati Uniti”.
Cosa sono le “fake news”? Il bersaglio continua a muoversi
Tutto questo potrebbe sembrare ridicolo, ma come giornalista che ha lavorato in questo campo per 45 anni, sia nei giornali mainstream che nella televisione e nei media alternativi, e come pubblicista di lunga data che ha scritto per pubblicazioni diverse come Business Week, The Nation, The Village Voice e un sito di notizie gestito collettivamente, chiamato ThisCantBeHappening.net, ho osservato come questa ossessione per le “notizie false” si sia trasformata in un attacco alle notizie alternative e alle organizzazioni che le riportano.
Il 24 novembre scorso, il Washington Post ha pubblicato un articolo da prima pagina in stile maccartista dichiarando che circa 200 siti di notizie sul web erano in realtà “fornitori di propaganda pro-russa” consapevoli o involontari. L’articolo, scritto dall’inviato sulla sicurezza nazionale del Post Craig Timberg, si basava sul lavoro di un gruppo ambiguo, chiamato PropOrNot, i cui proprietari-organizzatori erano stati tenuti anonimi da Timberg e le cui fonti di finanziamento non erano dichiarate. PropOrNot, ha scritto Timberg, aveva elaborato un elenco di siti che secondo il gruppo stava facendo circolare “propaganda pro-Russia”.
Per uno dei siti dell’elenco, il noto giornale di sinistra Counterpunch, fondato decenni fa dall’ex editorialista di The Village Voice e The Nation Alexander Cockburn, PropOrNot ha portato due articoli a giustificazione della sua nomina. Uno di questi articoli era mio. Era un pezzo che avevo scritto per ThisCantBeHappening, e che era stato ripubblicato a mio nome da Counterpunch. Il recensore, l’ufficiale in pensione dell’intelligence militare Joel Harding (che ho scoperto essere legato a Fort Belvoir, vicino Washington, che è sede del Comando dell’Esercito USA per le Operazioni sulle Informazioni, o INSCOM), ha etichettato il mio articolo come “assurda propaganda pro-russa”.
In realtà, l’articolo era una semplice relazione delle conclusioni del 29 settembre 2016 da parte dall’indagine congiunta olandese-australiana sull’abbattimento sopra l’Ucraina di un jumbo jet passeggeri malese nel luglio 2014; l’indagine aveva concluso che la Russia era colpevole. Nell’articolo notavo che questa indagine non era legittima perché si sapeva che due nazioni – Russia e Ucraina – possedevano i missili e i lanciatori Buk che avevano abbattuto l’aereo, ma solo ad una di esse, l’Ucraina, era stato permesso di portare prove. Le prove offerte dalla Russia in questo caso erano state ripetutamente respinteIl rapporto evitava anche di menzionare che il governo ucraino aveva ottenuto il potere di veto su tutte le conclusioni raggiunte dagli investigatori.
Il resoconto era una “fake news” o propaganda? Niente affatto.
In questo caso le notizie false sono state quelle scritte e trasmesse su quella terribile tragedia da quasi tutti i media americani, tra cui il Times, il Post e tutte le principali reti. Tutti questi media continuano a dichiarare come se fosse un fatto accertato che un missile Buk russo ha abbattuto quell’aeroplano, anche se non è stata condotta nessuna indagine onesta. (Tecnicamente è vero che i missili Buk sono tutti “russi”, in quanto sono stati fabbricati tutti in Russia. Il non detto è che i militari ucraini avevano lanciatori Buk perché la loro nazione faceva parte dell’Unione Sovietica e loro avevano continuato ad acquistarli dopo l’indipendenza).
 
La forma più sciatta di critica ai media
“Etichettare le notizie che non ti piacciono come “notizie false” è la forma più sciatta di critica ai media”, afferma Jim Naureckas, redattore di Fairness and Accuracy In Reporting, una rivista di giornalismo di New York. “È come mettersi le dita nelle orecchie e canticchiare ‘la la la’ a voce alta. Sia il governo che i media istituzionali hanno delle ragioni per non volere che il pubblico conosca dei punti di vista che sono una minaccia al loro potere”.
 
Mentre Kellyanne Conway ha affermato il suo diritto di offrire “fatti alternativi” come un modo per giustificare l’essere stata sorpresa a mentire, esistono anche fatti alternativi reali, ma che non sono riportati dai media istituzionali. Un esempio classico è stato all’inizio dell’invasione statunitense dell’Iraq, quando tutti i media istituzionali hanno riferito che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa e stava tentando di sviluppare una bomba nucleare.
C’erano molte organizzazioni di notizie alternative che hanno citato gli ispettori delle Nazioni Unite, che sostenevano che niente di tutto ciò era vero e che non c’erano armi di distruzione di massa né programmi per la loro creazione in Iraq, ma sono stati semplicemente oscurati dai media istituzionali come il Times, il Post e le principali reti di notizie .
In questi giorni un’altra storia dubbia è che i russi “hackerarono” il server del Comitato Nazionale Democratico (DNC). Forse è andata in questo modo, ma in realtà il vasto sistema di intelligence che gli USA hanno costruito per monitorare tutte le telecomunicazioni nazionali ed estere non ha offerto alcuna prova reale di un simile tipo di attacco. L’avvocato per la sicurezza nazionale William Binney e l’analista in pensione della CIA, Ray McGovern, hanno suggerito che alcune prove indicano che deve essere stato coinvolto un membro del DNC.
Ci sono certamente notizie false in tutto il mondo, e cospirazionismi infondati dilagano incontrollati sia a sinistra che a destra. Ma troppo spesso articoli come il mio citato da PropOrNot (un vero fornitore di notizie false!) sono stati etichettati come propaganda – in quello che Naureckas afferma semplicemente essere “l’uso dell’ironia come meccanismo di difesa” – da parte di organizzazioni di notizie effettivamente colpevoli di pubblicare davvero notizie false, come ha fatto il Post con lo “scoop” della sua lista nera di PropOrNot.
Quello che il governo e i media istituzionali stanno cercando di fare, con l’aiuto delle grandi società internet”, sostiene Mickey Huff, direttore dell’organizzazione Project Censored in California “fondamentalmente è chiudere i siti di notizie alternative che mettono in discussione la posizione comune dei media sui temi”.
Un’ampia minaccia per i media online
Questa è una minaccia per qualsiasi organizzazione online di news, inclusa questa, che dipende dall’uguaglianza di accesso a Internet e dalle alte velocità di download. Secondo le accuse di Huff, ci sono già resoconti secondo cui Facebook sta rallentando alcuni siti che hanno collegamenti alla sua piattaforma, in una risposta sbagliata alle accuse di aver venduto spazio pubblicitario alle organizzazioni legate al governo russo accusate di aver tentato di influenzare le elezioni presidenziali dello scorso novembre.
 
La fine della neutralità di Internet, ovvero l’uguale accesso ad alta velocità a Internet per la navigazione e il download che è stato garantito a tutti gli utenti – ma che è ora attaccata dall’amministrazione di Trump, dalla sua Commissione Federale delle Comunicazioni e da un Congresso a guida repubblicana – renderebbe molto più facile il verificarsi di questa chiusura dei media alternativi.
 
La vera risposta, naturalmente, è che i lettori e gli spettatori di tutti i media, mainstream o alternativi, diventino consumatori critici di notizie. Ciò significa non solo leggere gli articoli criticamente, incluso questo, ma cercare molteplici fonti di informazione sulle questioni importanti. Basarsi solo sul Times o il Post, o su Fox News o NPR, ti lascerà denutrito a livello informativo – non solo non informato, ma disinformato. Anche se dovessi leggere entrambi i giornali e guardare entrambe le reti, spesso saresti lasciato con una versione incompleta della verità.
Per arrivare alla verità, dobbiamo anche controllare le fonti alternative di informazione, sia di sinistra, di destra o di centro – e dobbiamo mantenere la distinzione critica tra punti di vista impopolari o non ortodossi e bugie sfacciate o propaganda. Senza una simile distinzione, e la libertà di prendere tali decisioni per noi stessi, mantenere la democrazia sarà impossibile.
di Dave Lindorff, 11 novembre 2017 di Saint Simon – novembre 14, 2017

Alfano difende il traffico: “Non chiuderemo i porti ai migranti”

alfano boldrinida quando Al Fano si è “convertito” alla causa “solidale” non è più mafioso, ma un grande antirazzista….

 
Alfano difende il traffico: “Non chiuderemo i porti ai migranti”
“Abbiamo una posizione molto dignitosa che ha messo l’Italia e l’Europa dalla parte giusta della storia”, è la bizzarra risposta del ministro abusivo degli Esteri Angelino Alfano, alla richiesta di Austria e Ungheria di chiudere i porti ai migranti: “Non credo – ha aggiunto – che abbiano titolo per fare questa richiesta”.
 
Non crede. I suoi accoliti fanno troppi soldi con i clandestini che sbarcano:
 
E subito si offre qualcuno per fare, di nuovo, da stampella al governo non eletto: “Abbiamo messo a disposizione del governo, come è giusto fare di fronte a una simile tragedia, la nostra esperienza e la nostra competenza”. Lo afferma Silvio Berlusconi sull’ipotesi di un tavolo di unità nazionale sul tema dell’immigrazione. “Ci sono stati degli incontri e delle manifestazioni di disponibilità, ma mi pare che non si sia andati oltre”, spiega il leader di Forza Italia.

Ma se si usa così al paese loro, le vogliamo rispettare le tradizioni del “diverso”?

legge ugualeimmagino sia un’aspetto dello stile di vita, della cultura delle risorse  che dobbiamo fare nostri
Anche se le vittime sono donne straniere, non conta, non vale la pena di “strumentalizzare”, solo se l’aggressore fosse stato italiano.
Si fida di un Marocchino, lui la stupra
02-08-2017
 
Inganna una 25enne bulgara con la scusa di volerla accompagnare in giro a cercar casa e tenta di violentarla, finisce in manette un 26enne marocchino in provincia di Cosenza.
 
L’episodio s’è verificato a Terranova di Sibari. L’uomo, che è risultato sprovvisto di regolare permesso di soggiorno, aveva avvicinato la giovane donna dell’Est. La scusa era quella di volerla aiutare a cercare un appartamento in affitto. Il nordafricano, così, ha conquistato la fiducia della bulgara. Ma la fiducia in quel ragazzo era, evidentemente, malriposta.
 
Il 26enne, infatti, ha portato la ragazza in un casolare dove ha tentato un approccio sessuale. La 25enne, però, ha reagito. È nata una colluttazione e la donna dell’Est è riuscita a sfuggire alle mire del maghrebino. Quindi è fuggita e si è recata immediatamente a chiedere aiuto ai carabinieri del posto.
Difende figlia da palpeggiamenti di immigrati, pestato
01-08-2017
 
Picchiato e insultato per avere difeso la figlia. È successo domenica sera a San Salvo marina. Un turista sessantenne di origine molisana, nel vedere due giovani che palpeggiavano la figlia di 16 anni, ha reagito d’istinto redarguendo i due bulli. Per tutta risposta è stato preso a pugni. I due prepotenti, però, non sono andati lontano. I carabinieri della stazione di San Salvo, diretti dal maresciallo Carnevale, ne hanno identificato e bloccato subito uno, rintracciando poco dopo anche il compare. Entrambi sono di origine romena e residenti a San Salvo.
Il sindaco Tiziana Magnacca definisce il loro gesto «un comportamento riprovevole che danneggia l’intera comunità. Ringrazio i carabinieri che hanno risposto con immediatezza», dice il primo cittadino. Sulla vicenda sono in corso accurate indagini (per determinare in maniera non equivoca le responsabilità dei due presunti aggressori), al termine delle quali i militari rimetteranno un rapporto in Procura. I due aggressori potrebbero essere accusati di abuso sessuale, oltre che di lesioni aggravate. La Cassazione ha, infatti, sancito che «commette il delitto di violenza sessuale chi palpeggia i glutei o il seno di una donna contro la sua volontà».
 
Gli investigatori stanno ricostruendo l’intera sequenza attraverso testimonianze e immagini della videosorveglianza. Il sessantenne, ferito alla testa, è stato trasportato da un’ambulanza della Valtrigno all’ospedale San Pio. Le lesioni riportate non sono gravi. L’uomo, che fornirà a sua volta la propria versione dei fatti, potrebbe costituirsi parte civile. Su quanto accaduto c’è incredulità e sgomento a San Salvo.
 
La prepotenza di due bulli ha rovinato la domenica sera di decine di persone. Il fatto è avvenuto pochi minuti prima delle 23 davanti a uno stabilimento balneare sul lungomare Cristoforo Colombo. La riviera a quell’ora era affollata. «L’uomo era con la famiglia, si è accorto dell’atteggiamento beffardo dei due giovani e istintivamente ha reagito quando li ha visti toccare la figlia minorenne», racconta un turista. Il fatto grave è che quel padre, pochi secondi dopo, è stato insultato e colpito con violenza al viso. I due aggressori si sono, quindi, allontanati cercando di fare perdere le tracce. I carabinieri in servizio sul lungomare, però, sono riusciti subito a bloccarne uno. Il ragazzo è stato fatto salire in auto e accompagnato in caserma. Poco dopo è stato rintracciato anche il secondo aggressore. Per determinare l’accusa saranno fondamentali le dichiarazioni della ragazza e quelle dei testimoni. Qualora venisse accertato l’abuso sessuale, la Procura procede anche se non c’è alcuna querela e la pena non è affatto mite. Diversi gli attestati di solidarietà alla ragazza. «Un plauso ai carabinieri e un forte abbraccio alla ragazza e a suo padre. Il concetto da ribadire è che nessuno può prendersi la licenza e la libertà di toccare una donna senza la sua volontà. Peggio una ragazzina», commenta il centro antiviolenza Emily.
 
Eiaculare addosso a una donna sull’autobus non vale l’arresto
Sappiamo bene che l’argomento non è di quelli per palati fini e sarebbe più piacevole discorrere del romanticismo o del dolce stil novo, ma in fondo siamo tutti figli del progresso e ci tocca fare i conti con la nostra contemporaneità.
 
Di sentenze che fanno discutere è piena questa estate, in cui molto spesso i giudici sembrano provare un piacere perverso nell’andare contro a qualsiasi tipo di morale….
 
disattendendo spesso in maniera clamorosa la sensibilità comune, ma l’ultimo di questi credo sia in grado di lasciare allibiti anche chi, come il sottoscritto non ha mai palesato tendenze giustizialiste.
Nello scorso novembre a Torino, un ragazzo marocchino di 27 anni si masturba su un autobus in pieno giorno e nel momento del l’orgasmo (vi avevo anticipato che non era per palati fini) eiacula sulla coscia di una malcapitata che era seduta accanto, senza che esista prova che la ragazza fosse l’oggetto dei suoi desideri, poi scende repentinamente dal mezzo.
La ragazza resasi conto dell’accaduto, scioccata e impiastricciata, sporge denuncia e le forze dell’ordine grazie alle telecamere presenti sul bus riescono a risalire al colpevole e prendono visione dell’intera dinamica dei fatti.
Oggi un giudice donna, Alessandra Cecchelli, ha deciso di respingere la richiesta di misura cautelare per il giovane, dal momento che ritiene si sia trattato semplicemente di atto osceno in luogo pubblico e non di violenza sessuale, dal momento che non avrebbe toccato la ragazza, limitandosi di fatto ad eiacularle addosso.
 
 
Credo che ognuno senza bisogno di ulteriori commenti sia in grado di trarre le proprie conclusioni.
Osa rimproverare migrante che pisca per strada, picchiata
31-07-2017
 
Una donna di 38 anni è stata offesa e spintonata dall’uomo che aveva rimproverato dopo averlo notato mentre faceva pipi in strada. E’ accaduto la mattina di domenica 30 luglio alle 10 in piazza Santa Maria Maggiore, nel centro storico di Firenze. La donna non ha riportato lesioni e ha subito avvisato la polizia. All’arrivo della volante l’aggressore, descritto come un giovane nordafricano, si era già allontanato.

Migrante prende a calci e pugni agenti: protestava per arresto suo amico spacciatore

certi che la condanna per violenza su un pubblico ufficiale sarà della stessa entità se tale reato fosse commesso da un autoctono vero? Dopo quanto sarà fuori?

In fondo stava lavorando per pagarci le pensioni, come spacciatore i contributi devono essere stati di consistente importo.

Migrante prende a calci e pugni agenti: protestava per arresto suo amico spacciatore

19-07-2017
 
BOLZANO. Si era recato alla questura di Bolzano per protestare contro la scelta fatta dal personale della Squadra volanti di condurre negli uffici di via Palatucci un suo amico nigeriano, poi denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti.
 
Ma ha esagerato nell’esternare il suo malcontento: prima ha preso a calci e pugni il corpo di guardia e poi, quando alcuni agenti sono intervenuti per cercare di calmarlo, ha aggredito anche loro. A quel punto l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale è stato inevitabile. Ora è nel carcere del capoluogo.

Osa filmare migrante con smartphone, ucciso a colpi di mannaia

non è un caso importante, la vittima, connazionale dell’assassino omicida, è una vittima di serie B, non vale. Per i politically correct ed il regime del pensiero unico boldriniano non è strumentabile ai fini di lanciare anatemi sul presunto crescente razzismo. Si taccia.
Osa filmare migrante con smartphone, ucciso a colpi di mannaia
19-07-2017
Aveva ripreso un connazionale con lo smartphone senza il suo consenso. E’ per questo motivo che un nigeriano di 21 anni, morto ieri sera durante il trasporto in ospedale, sarebbe stato accoltellato da un 19enne a Terzigno (Napoli) fermato dai carabinieri con l’accusa di omicidio. Tra il 21enne e il suo aggressore, è scoppiata una violenta lite a seguito delle riprese con uno smartphone, da parte della vittima, del connazionale ospite di una struttura ricettiva per richiedenti asilo politico. Il 19enne, infatti, secondo quanto ricostruito dai carabinieri non avrebbe gradito di essere stato ripreso nel video, e avrebbe aggredito la vittima con un coltello da cucina, colpendolo al torace. Il 21enne è morto poco dopo, durante il trasporto all’ospedale di Boscotrecase. Nel corso dei sopralluoghi effettuati dalla sezione scientifica dei carabinieri di Torre Annunziata, i militari hanno anche trovato e sequestrato il coltello usato per l’aggressione.