PD: RITRATTO DI OLIGARCHIA CORROTTA DAI MILIARDI. PUBBLICI.

pd corruzione elettaritratto di un partito tanto anti populista quanto contro la corruzione per la legalità…fidiamoci

C’è chi non ha capito in cosa consista la differenza tra Renziani e anti-renziani.  Sono due progetti per la nazione alternativi, quelli su  cui si sono scontrati?  Su cosa litigano? Si scindono o no?
 
I loro motivi possono essere sunteggiati così.   Renzi e  i renziani: “Se   quelli  si  scindono, meglio; così’ avremo più poltrone da assegnare ai nostri”. La “sinistra” in dubbio se scindersi o no, lo è per gli stessi motivi.  C’è chi dice: restiamo  dentro, almeno occupano le poltrone, e c’è chi invece dice: io di  sicuro non verrò ricandidato,  quindi ho più possibilità se mi metto con Boldrini e Pisapia.
Sono i pensieri di una oligarchia plutocratica, inamovibile, di “ricchi di Stato”, abituata a saccheggiare impunemente. Della popolazione italiana  se ne infischia,  della tragedia sociale che si aggrava se ne frega , perché, loro, prendono 15 mila euro al mese –  come minimo.
Non si può dir meglio di Enrico Mentana: sono come   quei “  fratelli che si odiano ma hanno ereditato un’azienda che continua a macinare utili. E non per modo di dire.
Basti dare un’occhiata al peso istituzionale del partito. Dal Pd viene il capo dello stato. Del resto tutti gli ultimi 4 presidenti della Repubblica sono del partito o dell’area.  Ma del Pd sono tutti i tre premier di questa legislatura, e 400 parlamentari su 945, nonostante il partito abbia ottenuto alle elezioni del 2013 meno del 26%. Del Pd è il nostro unico rappresentante nella commissione Ue. Del Pd la maggior parte dei governatori regionali e dei sindaci delle città capoluogo. Del Pd sono il ministro dell’interno, della giustizia, della difesa, dell’economia, delle infrastrutture, del lavoro, dell’istruzione. Scelti da premier del Pd sono i vertici di tutte le aziende strategiche di competenza statale”.
Sono miliardi di euro  – miliardi presi a prestito per  lo più sui mercati internazionali, perché la torchia fiscale, anche  se ormai al massimo, non copre che metà delle loro malversazioni.
 
Una oligarchia corrotta perché  miliardaria,  corrotta dai miliardi di denaro pubblico che arraffa, del tutto indifferente al fatto che la maggior parte della popolazione che gli paga gli emolumenti principeschi, sta  morendo letteralmente,  precaria, sottopagata quando non disoccupata e con reddito pari a zero.
Loro, non sentono il bruciore della crisi. Non se ne rendono conto. Come  i fannulloni di Versailles, che danzavano e s’ingozzavano occupati in questioni di precedenza e di onori – anzi molto peggio, perché i fannulloni  eleganti  di Versailles  non avevano  in mano nessuna delle lucrose leve di potere da cui questi non solo mungono, ma distorcono e intralciano l’economia dello stato e privata.  I fannulloni di Versailles non avevano Le  Regioni Sicilia che continua a incamerare miliardi benché sia in deficit di miliardi, in quanto le sue perdite sono rifuse a piè di lista dall’Italia che lavora. Non avevano un Quirinale che costa più di Buckingham Palace. No avevano un Viminale  che distribuisce alle sue clientele meridionali i miliardi per “l’assistenza agli immigrati”. Non avevano il sindaco a Milano o a Bergamo, a    fare da idrovora per   beneficare le clientele parassitiche e partitiche delle altre regioni improduttive.
 
Qui gli stipendi e i salari calano, puntano verso i 460 euro mensili; lassù, a meno di 15 mila non si sentono bene. E sono legittimati dalla UE – l’altra oligarchia –  e dalla Bce perché impongono a tutti noi la recessione continua  senza prospettive, ciò che si chiama “fare le riforme”. Le riforme consistono appunto nel  ridurre i salari in  modo che ridiventino “competitivi” rispetto a quelli cinesi.  La moneta unica non svalutabile obbliga a svalutare il lavoro.
L’Austerità, è per gli altri.
Come  hanno ridotto la società italiana l’ha spiegato Luca Ricolfi qualche giorno fa su 24 Ore.   Non c’è più solo la distinzione e  divisione iniqua fra “garantiti” (dipendenti pubblici, e privati protetti dai sindacati) e non-garantiti: lavoratori autonomi, di piccole imprese che rischiano la chiusura,  precari di ogni genere, micro-imprenditori “ non coperti in caso di licenziamento, infortunio, malattia, cassa integrazione, disoccupazione”.
 
No. Fra queste due categorie, ne è ingigantita una terza, la Terza Società.
 
Fondamentalmente   sono gli esclusi dal  circuito del lavoro regolare. Della Terza società fanno parte i lavoratori in nero, i disoccupati in senso stretto (che cercano attivamente lavoro), e i disoccupati in senso lato (disponibili al lavoro, anche se non ne stanno cercando attivamente uno). In essa ci sono anche  “soggetti che non cercano attivamente lavoro perché possono permettersi di non lavorare, come accade per una frazione non trascurabile delle casalinghe e dei cosiddetti Neet (giovani Not in Employment, Education, or Training). La Terza società  è  fatta di ceti bassi, in condizioni di povertà assoluta o relativa, ma anche di ceti medi, che sopravvivono grazie al lavoro retribuito dei familiari e alle risorse accumulate dalle generazioni precedenti”.
La Terza Società –  sotto l’oligarchia PD  e la sua gestione della crisi secondo  il comando di Berlino  –  è diventata grande quasi come le prime due: 9 milioni di italiani.  “Oggi, fatta 100 la popolazione attiva o potenzialmente attiva, circa il 30% appartiene alla Terza società, ovvero si trova in una condizione di esclusione”.
FISCO-VIGNETTA
...gli altri no
Prima della crisi, questo segmento  contava sui 6milioni di persone. “ Tra il 2007  e il 2014  è letteralmente esploso, con un aumento del 40% in soli 7 anni”.
Una  patologia  senza eguali. “In Europa, solo Grecia e Spagna hanno una quota di esclusi superiore a quella dell’Italia, mentre paesi come Germania, Regno Unito, Francia, Austria, Olanda, Belgio, Svezia, Finlandia, hanno quote prossime a metà della nostra”.
Ovviamente, i  garantiti, fancazzisti pubblici  e “ricchi di Stato” sono il blocco che,  con le famiglie, clientele   e parentele,  continua a votare per “la Sinistra”, perché appunto essa garantisce la loro situazione di favore,  e ai loro stipendi la protezione dalla recessione mondiale in atto.
E’ per questi ricchi che la “Sinistra” fa le leggi   come  le nozze  gay, che  non sono, ammettiamolo, le istanze più   urgenti dei lavoratori;  ma sono voglie di  ricchi che hanno tempo e soldi da buttare, e  l’ozio è il padre dei vizi. Oggi sappiamo che l’oligarchia miliardaria, dalla Presidenza del Consiglio,    finanzia associazioni gay nei cui locali si  fa’ sesso a pagamento, oltre che spaccio di droga.
Non so cosa ci voglia di più per capire la natura marcia di questi parassiti, marci fino al midollo, marci per i miliardi che ci prendono – e che sono ormai l’unica ragione per cui si afferrano al potere.
LaTerza Società chi la rappresenta?
Come mandarli via? La “democrazia” garantisce loro un blocco di voti sostanzialmente maggioritario.  Ricolfi nel suo articolo si domanda: esistono partiti che possano e vogliano rappresentare la Terza Società? E qui casca l’asino.
“Considerata nel suo insieme, la Terza società si distingue dalla prima e dalla seconda per la sua preferenza per il Movimento Cinque Stelle e per la sua refrattarietà verso Pd e Forza Italia, i due architravi del sistema politico della seconda Repubblica. Se consideriamo separatamente i suoi tre segmenti, lavoratori in nero, disoccupati e scoraggiati, possiamo inoltre osservare che i lavoratori in nero prediligono anche l’estrema sinistra e Fratelli d’Italia, i disoccupati guardano con interesse alla Lega e ai piccoli partiti di centro, mentre i lavoratori scoraggiati (che hanno smesso di cercare lavoro) si orientano in modo più massiccio di qualsiasi altro gruppo sociale verso il movimento Cinque Stelle, che qui raccoglie oltre il 50% dei consensi”.
 
Maurizio Blondet 20 febbraio 2017

Il circolo PD di Washington dà la linea ai circoli italiani contro il populismo

il nuovo “ordine compagni” del Pd ha fatto ridere pure i pennivendoli della stampa…ma quanto è interessato il Pd alla partecipazione dal basso, commovente…la stampa scrive che forse nemmeno quella dall’alto interessa il Partito….ah no eh? Tipo banchieri e massoni alla De Benedetti non comandano il Pd no vero? Si chiedono i pennivendoli chi lo abbia costituito….se non “investigano” loro…ma non è che ci voglia gran fantasia per arrivarci..Ecco le “direttive” per riprendere per i fondelli la gente…Le sinistre non hanno saputo rispondere ai cambiamenti dovuti alla globalizzazione….eh già, le sinistre mica l’han sostenuta, promossa, avallata, legalizzata?
 

Pd washington

Sapevate che esiste un Circolo PD di Washington? Ebbene non solo esiste ma prende iniziative importanti, come stilare report a uso dei circoli italiani e dar vita a una Task force anti-populismo e proposte concrete per “portare il Partito Democratico a più stretto contatto con i cittadini”. Una novità non da poco.
Al tempo del PCI erano Comitato Centrale e Segreteria a dare la linea, che giù per li rami delle federazioni arrivava ai circoli territoriali sparsi sul territorio. Col PD il percorso è diventato più vago, i circoli meno attivi, fino alla loro recente quasi-dismissione con la segreteria di Matteo Renzi, poco sensibile alla partecipazione dal basso – e forse anche dall’alto. Che farsene dei circoli (e degli iscritti) se tutto viene deciso al vertice, anzi, nel ‘cerchio magico’, e le primarie sono aperte a chiunque, di destra, sinistra o centro?
Adesso, con l’incalzare dei ‘populismi’, sembra che qualcosa stia cambiando, a giudicare dalla lunga mail in arrivo dai Circoli agli iscritti e ai simpatizzanti /elettori delle primarie. Uno di loro ce l’ha girata, sorpreso dai contenuti, ma prima di tutto dalla novità di cui sopra. Ovvero dal ruolo inedito del fantomatico Circolo di Washington D.C. di cui nulla peraltro si dice nella mail. Chi lo ha costituito, e quando? Chi rappresenta? Chi ne fa parte? Mistero.
Come che sia, è da questo Circolo americano che è partita, “l’indomani della vittoria elettorale di Donald Trump”, la riscoperta delle “comunità politiche” sulle quali investire per “dar voce ai cittadini” a partire dai circoli Pd (quelli che esistono e dono ancora attivi).
 
Una novità in sé positiva, se non fosse che l’obiettivo non è tanto quello di promuovere un dibattito ampio nella base piddina sulla linea politica del partito – come suggeriva Fabrizio Barca, per intenderci – quanto la lotta al cosiddetto populismo. E che a promuovere le iniziative, si specifica, sarà la Task force Anti-Populismo che viene definita “ un gruppo di lavoro internazionale coordinato dal PD di Washington”.
La task force si è già attivata e ha prodotto un rapporto con 15 proposte da girare ai circoli PD italiani – magari anche di altri paesi europei. Si legge infatti nella prefazione: “ Il presente lavoro nasce(…) dalla constatazione che i grandi partiti democratici in Europa non stiano dando risposte soddisfacenti per rimediare ai fattori scatenanti del populismo e di conseguenza sono particolarmente vulnerabili ad effetti quali disincanto democratico, deficit di rappresentanza, disimpegno dei cittadini dalle responsabilità civiche, risentimento e frustrazione nei confronti delle élites, opposizione alle soluzioni offerte dalle istituzioni e dagli esperti, rabbia nei confronti della diversità”.
Le due cause che hanno scatenato questi malesseri secondo questa analisi hanno entrambe a che fare con la globalizzazione. Sintetizziamo:
La prima fa riferimento alla “contrapposizione nuova tra ‘perdenti’ e ‘vincenti’ della globalizzazione – non sovrapponibile alla vecchia dialettica capitale vs lavoro (…) Da qui “la difficoltà nella rappresentazione politica dei ‘perdenti’, soprattutto usando vecchie retoriche di sinistra”. Si sapeva da tempo.
Con la seconda causa si entra un po’ più nel merito, riconoscendo che “accordi internazionali in Occidente per rendere possibile la globalizzazione hanno limitato lo ‘spazio di azione’, soprattutto in Europa. “ I programmi e le politiche dei partiti principali sono diventati sempre meno distinguibili e facile bersaglio dei partiti populisti, che si fanno invece promotori di politiche radicali e percepite come potenzialmente risolutive ”.
 
Conseguenza di quella che viene chiamata ‘degenerazione populista’ è “l’intensificarsi di messaggi a sfondo razzista, xenofobo e misogino, che alimentano il malcontento per trasformarlo in arma contro determinati obiettivi. Vedi i rifugiati e migranti. Messaggi amplificati dai social “.
 
Quindi? “Prioritario è normalizzare’ il discorso politico”, viene detto . Spiegando che la ‘ strategia del terrore’ non paga – come si è visto con Brexit e Trump : non solo è inutile ma anche dannosa perché “radicalizza ulteriormente la contrapposizione élite-popolo” e fa apparire poco solide le istituzioni democratiche.
“ Il PD deve trasformarsi in grande movimento democratico … coinvolgendo gli elettori per ristabilire un rapporto di fiducia fra i cittadini e i loro rappresentanti in parlamento, nella segreteria, nei circoli. E’ questa la MISSIONE del PD, il cui successo dipende dalle politiche ma anche dal ricostituire il rapporto con le persone, guadagnando la fiducia anche dell’elettorato influenzabile dalle ideologie populiste.
Segue il nuovo approccio all’iniziativa dei Circoli, che dovranno “elaborare risposte e strategie per ‘rimediare ai fattori scatenanti del populismo”. Si tratta di rafforzare le forme di partecipazione alla vita politica e al PD; di promuovere il coinvolgimento dei cittadini nella formulazione di nuove politiche e di adottare forme di comunicazione adeguate; nonché di migliorare la capacità del PD di agire sul territorio. Un ritorno alle origini? Apparentemente, perché le modalità suggerite sono nuove, adatte ai tempi della comunicazione via web. Come lo sono già quelle di certi partiti populisti, vedi il M5S al quale si fa spesso riferimento.
 
Significativo che si chieda “formalmente all’Assemblea Nazionale di considerare le proposte contenute in questo rapporto e di sostenerle, anche con risorse finanziarie”. Segno che l’iniziativa del Circolo PD di Washington non è ancora ufficialmente adottata dal partito.
 
Le 15 proposte si suddividono in tre gruppi, considerati “i tre pilastri fondamentali” sui quali deve basarsi la partecipazione alla cosa pubblica. Sintetizziamo:
 
A. La componente digitale della comunicazione politica. Si tratta di: investire sulle tecnologie per la campagna elettorale, come già fece Obama; sviluppare forum e comunità politiche online sul modello di Rousseau , la piattaforma del M5S; garantire ai circoli servizi informatici , creando un Centro risorse, una pagina Fb e account Tw del PD; : combattere la post-verità, sviluppando un sistema efficace per verificare fatti e favorendo l’accesso e lo scambio di informazioni online; proporre con i parlamentari PD una campagna per la regolamentazione delle info che girano sui social (si fa riferimento a un blog in inglese, il cui link però non funziona); prendere spunto da tecniche di partiti populisti per aumentare le condivisioni su Fb e altri social; costruire una narrazione politica positiva, evitando gli errori commessi con Brexit e nelle elezioni Usa
bisogna focalizzarsi su alternative reali …globalizzazione e disuguaglianze non vanno date per scontate … occorrono proposte reali e concrete…Ma gli esempi si limitano a “modelli innovativi di protezione sociale e di fornitura di servizi più efficienti per i cittadini”, un nuovo welfare insomma.
B. La partecipazione attiva a livello locale e la ricerca di nuove forme di coinvolgimento sul territorio è il secondo pilastro. Vale a dire di creare nuovi luoghi di discussione a livello quartiere/paese, anche impiegando professionisti/ community managers; aiutare i circoli, fornendo loro dei vademecum di cosa sono ovvero dovrebbero essere; incentivare i buoni circoli, con premi in denaro ai meritevoli, da usare per la comunità locale; riportare piena trasparenza delle iscrizioni e delle cariche di segreteria; ricostruire il rapporto tra parlamentari e circoscrizione; prevedere ‘inviati speciali’ nelle aree difficili; utilizzare il volontariato.
 
C. Il terzo pilastro riguarda la diffusione del principio del governo aperto ( opengov),volto a rendere i processi decisionali trasparenti e partecipati, alla portata di tutti. “La retorica populista batte molto sull’opacità dei processi decisionali pubblici, tacciati di scarsa legittimità o di supposte influenze indebite da parte dei “poteri forti”, viene spiegato. La possibile risposta consiste nel diffondere il principio dell’opengov per rendere trasparenti e partecipati i processi decisionali – sia all’interno del PD sia proponendo un modello di governo aperto. E’ questa la 15ma proposta, non da poco se venisse attuata.
 
“Un tema trasversale rispetto a questi tre punti – si aggiunge – è una riforma nella gestione strategica dei circoli “ che devono diventare luoghi aperti, accoglienti, dove i cittadini trovino un vero ascolto”.
 
Le CONCLUSIONI, infine, dove si ammette apertamente che “ il metodo serve a poco senza contenuti. Constatando che “ questo rapporto ha deliberatamente evitato di entrare nel merito dell’agenda politica del PD, lasciando da parte temi caldi del dibattito quali immigrazione, crescita economica, sicurezza, lavoro”. “Il successo dei movimenti e dei leader populisti nasce anche dall’ incapacità dei partiti di centrosinistra di elaborare politiche adatte agli enormi cambiamenti che le società occidentali hanno attraversato negli ultimi decenni . Globalizzazione economica, movimenti migratori e nuove tecnologie hanno reso la società sempre più complessa. I sistemi di welfare faticano ….
 
Servono NUOVE POLITICHE insomma – anche se non può spettare ai circoli elaborali, par di capire. E però : “Siamo convinti che i problemi si risolvano meglio e più velocemente se le comunità promosse dai partiti sono unite e solidali, favorendo un clima di fiducia”.
 
“Al ‘movimento’ ed alla democrazia diretta, rispondiamo con il “partito delle comunità” e con la democrazia rappresentativa”. Una aperta SFIDA al M5S.
di Maria Grazia Bruzzonme – 29/01/2017
Fonte: La Stampa

Napoli, corteo contro Salvini: manifestanti lanciano sassi e molotov. Scontri con la polizia

salvini napoli2queste sono le lotte che “contano”, in piazza a far cortei si va solo contro i nemici del Pd, in difesa di mafia capitale. I suicidi? Nemmeno dopo il suicidio di Michele si è scatenato l’inferno. Il precariato? Il salario minimo? Contro l’APE? Contro i tagli allo stato sociale? No, si mette a soqquadro una città per togliere il diritto di parola ad un esponente politico. Democrazia singolare..Peccato che chiunque vada in piazza NON A COMANDO dei politically correct moralmente superiori sono “fascisti”, vedi tassisti, pescatori, allevatori etc La ciurma dei Soros’s rebels:


Dopo il via libera “forzato” del prefetto al comizio del leader del Carroccio, la manifestazione dei centri sociali sfocia in pesanti scontri. Sampietrini contro le forze dell’ordine che risponde con gli idranti. Tre fermi, altrettanti denunciati, e 27 agenti feriti. Salvini: “Vorrei che i conigli dei centri sociali fossero scesi in piazza contro la camorra”

Un corteo organizzato contro Matteo Salvini, atteso al Palacongressi di Napoli dopo le proteste di venerdì e il via libera finale della prefettura alla sua convention. Oltre duemila persone scendono in strada e sfilano pacificamente contro il leader del Carroccio fino a quando intorno alle 17 un gruppo di incappucciati si stacca dal corteo e accerchia la polizia. Lì inizia il lancio di sassi, petardi e bombe carta. Modalità di guerriglia urbana alle quali la polizia reagisce con cariche e idranti. Prima è stata un’operazione di contenimento, poi gli agenti sono avanzati per rispondere agli assalti di “circa 200 persone”, come riferisce SkyTg24. Tre persone sono state fermate, altrettante denunciate, mentre sono 27 gli agenti feriti.
 
A pochi minuti dall’inizio della manifestazione erano spuntati caschi, sciarpe e passamontagna dietro i quali si erano nascoste decine di giovani incappucciati. Una volta che il corteo è arrivato nei pressi del Palacongressi, è iniziato il lancio di oggettipietre e molotov. Poi si sono dispersi, lasciandosi alle spalle decine di cassonetti dati alle fiamme per sbarrare la strada alla polizia. Sullo sfondo segnali stradali divelti, muri imbrattati e auto bruciate e intorno una coltre di fumo che rendeva l’aria irrespirabile. E mentre proseguiva la guerriglia urbana una molotov ha colpito un cellulare dei carabinieri e provocato un principio di incendio subito estinto. Terrorizzati i passanti, che cercavano rifugio nei palazzi circostanti. Il risultato sono Piazzale Tecchio, via Diocleziano e via Giulio Cesare ridotti a un campo di battaglia, con i commercianti che hanno abbassato le saracinesche. E la polizia arriva anche alla fermata dei Campi Flegrei, dove continuava il lancio di petardi e alcuni passeggeri sono rimasti bloccati.
“Solidarietà ai 400 agenti impegnati contro degli animali – ha detto Salvini aprendo il convegno -. Vuol dire che la prossima volta faremo la manifestazione a piazza Plebiscito, quando andremo al governo. E dopo aver sgomberato i campi rom elimineremo anche i centri sociali. Complimenti a de Magistris sta tirando su una bella gioventù”, è il commento a caldo del Leader del Carroccio. Che aggiunge: “Vorrei che i conigli dei centri sociali fossero scesi in piazza contro la camorra ma forse hanno paura perché qualche mamma o papà con la camorra ci campa”.
 
Il corteo contro Salvini – La manifestazione era partita nel pomeriggio da piazza Sannazaro senza il sindaco Luigi De Magistris, anche se sua moglie, l’avvocato Maria Teresa Dolce, era tra i partecipanti. E nel corteo organizzato dalla rete di movimenti napoletani era spuntata anche una ruspa con sopra un simbolico foglio di via da consegnare a Salvini. Per le strade di Napoli c’erano studenti, migranti e attivisti che tra bandiere, fumogeni e striscioni intonavano cori contro le politiche “razziste e xenofobe” del leader della Lega Nord. Presenti anche i consiglieri comunali di maggioranza Pietro Rinaldi ed Eleonora De Majo, l’assessore ai giovani con delega alla Polizia municipale del Comune di Napoli Alessandra Clemente e il presidente della III Municipalità Ivo Poggiani.
Nonostante il via libera al convegno, però, la polemica politica è proseguita. Pur sapendo che il sindaco non era alla manifestazione contro di lui, Salvini ha continuato ad attaccare De Magistris, che nei giorni scorsi aveva dichiarato di “non volere chi sparge odio”. “É scandaloso – ha detto il leader della Lega al suo arrivo al Palacongressi – che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli”. E “quello che ha dichiarato in questi giorni – continua – verrà portato in qualche tribunale dove, magari, qualche magistrato più equilibrato di lui deciderà se può insultare o no”.
  
Presenti alla Mostra d’Oltremare anche sostenitori leghisti da CalabriaPuglia e Basilicata. Muniti di pass nominativi, per evitare infiltrazioni dei centri sociali, in tanti hanno spiegato perché sostengono la Lega che, in passato, al Sud ha rivolto non poche critiche. “Stiamo qui e siamo contenti di esserci perché crediamo in Salvini – ha detto Domenico Furgiuele, coordinatore regionale di Noi con Salvini in Calabria – Renzi, gli altri, hanno tradito il Sud, ecco perché noi vediamo in Salvini la vera alternativa. Lui ha capito che senza il Sud l’Italia non può ripartire e noi siamo con lui”. E, a chi gli chiede delle protesta che i napoletani hanno riservato a Salvini, i leghisti del Sud rispondono: “Siamo convinti che non tutti i napoletani la pensano così. Chi protesta è ancora legato alle vecchie logiche, quelle dei centri sociali e dello sfacelo“.
(ha collaborato Giovanna Trinchella)
 
di F. Q. | 11 marzo 2017

 

Lo tsunami Trump arriva su Euro ed Unione Europea

La tesi di Trump, difficilmente confutabile, è che la Germania abbia abusato della ‘delega’ conferitale dalle precedenti amministrazioni Usa (1) per concentrare potere e ricchezza nelle sue mani.
tsunami trump
Il nuovo ambasciatore Usa in Europa dichiara che la sua mission è disfare l’UE (2).
L’ UE era gestita dalla alleanza tra popolari che si erano presi la Presidenza della Commissione Europea con Juncker , e Socialdemocratici che si erano presi la Presidenza del Parlamento con Schulz, ora con le dimissioni di Schulz si è andati alla elezione di un popolare, Tajani, contro il candidato dei ‘socialdemocratici’; significa che la grande coalizione è saltata o che è stato deciso di mettere in scena un gioco delle parti per fronteggiare quello che viene giornalisticamente edulcorato con il termine di ‘Crescente Euroscetticismo’ ? Io credo di più alla prima ipotesi anche perché nella stessa Germania, cuore e sede del portafoglio d’Europa, sotto il peso della immigrazione fuori controllo e riduzione dei diritti e del potere d’acquisto dei salari, sta crollando la Grosse Koalition tra i due partiti.
Il Pidirenzi , nel disperato tentativo di coprire i fallimenti di TUTTE le sue scelte politiche di governo (Voucher-Job Act, Riforma Madia, ‘Buona Scuola’, Controriforma della Costituzione, Nuova legge elettorale-‘Italicum’, Miliardi ai banchieri e tagli al welfare, Niente lotta alla corruzione, Debito e disoccupazione crescente e PIL stagnante, Canone RAI con bolletta luce per dare stipendi stratosferici ai giornalisti di regime …ecc.), cerca di addebitare ogni responsabilità alle scelte della UE a guida Merkel, che invece sono state tutte approvate dagli attuali europarlamentari del Pidirenzi & complici e dai precedenti Governi Napolitano (Monti, Letta) imperniati sul PD.
Renzi sta però conducendo il PD in una nuovissima situazione:
da un lato è rimasto ancorato all’Antitrumpismo (i suoi parlamentari e giornalisti sono ancora nelle trincee costruite da Obama e dalla Killery durante la campagna elettorale, mentre le sue donne sono scese in piazza contro Trump su ordine ‘globale’ di Soros e delle sue organizzazioni ‘dirittumaniste’) ritrovandosi ora contro chi governa il paese che da 70 occupa l’Italia;
dall’altro accusa la Germania e la Commissione Europea di fare una politica di austerità che ci sta strozzando (quando l’Italia, per volontà PD è l’unico stato europeo ad aver messo il Pareggio di bilancio in Costituzione e quello che ha svenduto più imprese pubbliche di tutti) e di non obbligare gli altri stati europei a prendersi una consistente quota degli immigrati arrivati e che arriveranno in Italia (…su invito di Pd &complici, Boldrini in primis e con l’Italia piddina che ha causato l’impennata dell’immigrazione clandestina sostenendo la guerra-golpe contro la Libia e il terrorismo contro la Siria).
Mentre, nel muro di bugie politiche e mediatiche che ha blindato l’Europa delle banche e delle multinazionali, si allargano le brecce e squarci da cui è visibile la sconsolante realtà, l’elezione di Trump ci ripropone, con improvvisa urgenza, la questione:
l’Europa, a causa del danno d’immagine sin qui prodotto, è morta per sempre o dalle sue ceneri può ora nascere l’Europa dei popoli, quella di una Confederazione di Stati Sovrani ?
Io sono ovviamente per la seconda (3), e penso che occorra mettere sul tavolo la proposta di una Confederazione che comprenda anche la Russia (come aveva proposto Mitterand , sostenuto da Italia e Spagna , ma bocciato da Gorbaciov su input USA), ma il suo progetto non c’è, Trump ha bruciato i tempi e noi siamo ancora fermi al confronto tra pro Euro e anti Euro, pro UE e anti UE.
—-
(1)
(2)
(3)
L’Inghilterra ha il Commonwhelth, ma a una Italia che rompesse con i paesi UE, dopo che su input USA-Francia-Inghilterra ha già distrutto i suoi maggiori partner economico commerciali (fatto l’embargo all’ Iran e alla Russia, distrutto la Jugoslavia, fatto la guerra alla Libia e sostenuto il terrorismo in Siria ) resterebbero solo Israele e le monarchie del golfo…e sarebbero loro a menare la danza..
di Fernando Rossi – 31/01/2017

Viareggio. I familiari delle vittime: sentenza insufficiente, ricorreremo in appello

per una strage NON E’ MALE COME CONDONO. Le stragi dei moralmente superiori sono politically correct. Moretti saldamente al suo posto.
Viareggio. I familiari delle vittime: sentenza insufficiente, ricorreremo in appello
L’associazione dei familiari delle 32 vittime chiede le dimissioni da incarichi pubblici di Moretti e degli altri manager condannati e la rinuncia alla prescrizione.
viareggio vittime
Magliette bianche con i volti delle 32 vittime della strage di Viareggio: così i familiari hanno voluto ricordare i propri cari nel giorno della sentenza (Ansa)
I familiari delle vittime della strage di Viareggio chiedono le dimissioni di tutti coloro che sono stati condannati nel processo di primo grado di ieri e che hanno tuttora incarichi, come Mauro Moretti. E chiedono che la politica intervenga perché, dicono, un manager condannato in primo grado non può stare su una poltrona importante. Inoltre, lanciano l’invito a rinunciare alla prescrizione e a farsi giudicare in appello: useremo tutte le nostre forze per ricorrervi, fanno sapere. “Ricorreremo in appello perché non ci basta quanto è stato detto ieri. Le richieste di condanna della procura devono diventare complete per l’importanza dei documenti prodotti dai pm e anche dai familiari con i loro consulenti”.
“Il sistema ferroviario è stato riconosciuto responsabile di inadempienze e omissioni. E ha sancito che i vertici avevano potere di intervenire. Si chiude una prima fase ma la nostra battaglia continua per la revisione della prescrizione”. Così l’associazione parenti vittime della strage ferroviaria di Viareggio nella conferenza stampa dopo la sentenza di ieri in cui 23 persone sono state condannate e dieci assolte.
“Moretti si deve dimettere” è la tesi dell’associazione vittime della strage. L’ex ad Mauro Moretti è stato giudicato colpevole nella sentenza di primo grado a Lucca. Per lui le pena è di sette anni.Moretti ora è alla guida di Leonardo-Finmeccanica. Alla conferenza stampa ha parlato anche il presidente della associazione Marco Piagentini .”Chiediamo le dimissioni dalle cariche statali dei condannati e di annullare le onorificenze di Stato”, è stata la richiesta della associazione. Tra le richieste quella di togliere il cavalierato a Moretti.
“Sentenza populista? L’avvocato di Moretti non so se si rende conto che ci ha offeso, l’ennesima offesa, ma abbiamo le spalle grosse, ma questa è un’offesa a un tribunale del popolo italiano. Una baggianata enorme, un arrampicarsi sugli specchi, di fronte alla condanna dei massimi vertici di Fs” ha detto Daniela Rombi dell’associazione dei parenti delle vittime
mercoledì 1 febbraio 2017

PERCHÉ IL GOVERNO ITALIANO NON RIESCE A RISOLVERE IL PROBLEMA DEI TRAFFICANTI DI IMMIGRATI? PERCHÉ NON VUOLE FARLO

basta una parola, MAFIA CAPITALE, O COOP della solidarietà

Un’analisi fattuale riportata da Zero Hedge – di quanto sta accadendo intorno alla questione immigrati, porta a conclusioni sconvolgenti. Si è consolidata una prassi che coinvolge trafficanti di persone, organizzazioni non governative e istituzioni italiane e che lucra in tutti i modi possibili su questo dramma umanitario.
A partire dal recupero dei disperati in acque territoriali libiche, agli appalti pilotati per costruire i centri di assistenza, fino allo sfruttamento degli immigrati stessi nelle campagne per salari da fame, la crisi umanitaria si è trasformata in un affare colossale per le organizzazioni malavitose e mafiose. Il tutto viene reso possibile dalla sospensione di fatto dello stato di diritto per tutto quello che concerne la questione dei migranti provenienti dall’Africa.
 
da ZeroHedge, 2 gennaio 2017
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Lo stato di diritto viene spesso evocato come uno dei valori occidentali che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, eppure sull’immigrazione la classe dirigente al governo  ha già da tempo sospeso quello stesso stato di diritto. L’esempio più evidente è la politica di immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e proseguita poi sotto il governo Renzi. Nell’ottobre 2013 il governo Letta, trovandosi ad affrontare ondate di profughi in fuga dalla Libia per il caos provocato dalla primavera araba sostenuta dall’occidente – che più tardi si è rivelata niente  più che un’insurrezione di gruppi radicali islamici – lanciò  l’operazione “Mare Nostrum“, che consisteva nell’utilizzo della Marina italiana vicino alle acque libiche in operazioni di salvataggio dei rifugiati dalle coste africane.
 
Per quanto nobile potesse essere la motivazione, un effetto collaterale dell’operazione è stato quello di incoraggiare sempre più persone ad intraprendere viaggi via mare, perché ormai erano certe che la Marina italiana le avrebbe salvate (1). Il risultato è stato un aumento del 224% del numero di imbarcazioni in partenza dalla Libia, che si è tradotto in un costo medio di quasi 10 milioni di euro al mese per il governo italiano (1).
Nel novembre 2014 Mare Nostrum è stato sostituito dall’operazione Triton, finanziata e coordinata dall’Ue, che copre una parte più piccola del Mediterraneo, al costo di 3 milioni di euro al mese.
La ragione ufficiale per l’operazione Triton è il controllo delle frontiere, tuttavia, se guardiamo i fatti, l’obiettivo dell’operazione è semplicemente quello di portare in Italia quante più persone possibile, indipendentemente se siano rifugiati, migranti economici, legali o illegali. Da allora i canali del contrabbando di persone, invece di essere fermati, si sono moltiplicati.
 
Una pratica consolidata, a partire dall’operazione Mare Nostrum  e poi continuata sotto Triton, è che i contrabbandieri lanciano un segnale di soccorso ai mezzi della Marina in perlustrazione e richiedono assistenza. Intanto le ONG, che perseguono le politiche delle “frontiere aperte”, li aiutano, assistendo chiunque – legali, illegali, rifugiati – voglia raggiungere l’Europa (2) (3) (4).
La Commissione europea, responsabile di Frontex, e che segue i controlli alle frontiere, ha una chiara opinione in materia. Il Commissario per gli affari interni, la Migrazione e la Cittadinanza – Dimitris Avramopoulos – ha dichiarato: “un altro elemento importante che è emerso con forza dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che le ONG – e le autorità locali e regionali – che forniscono assistenza ai migranti clandestini non dovranno essere criminalizzate. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come sono anche d’accordo sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali di coloro che vengono introdotti clandestinamente. Quelli che dobbiamo punire sono i contrabbandieri!” (5)
Punire i contrabbandieri, a meno che non facciano parte delle ONG, significa che il problema non può essere e non sarà risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare i migranti. Con ciò si porta avanti una tradizione ben consolidata; durante il governo Monti nel 2011-12 fu creato un Ministero per l’Integrazione e assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, una famosa ONG italiana favorevole alle frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” gestisce progetti come i “Corridoi umanitari”. Il progetto finanzia un itinerario alternativo per portare la gente in Italia. Andrea Riccardi ha detto ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le sue frontiere.(6)
Il Ministero è stato poi assegnato a Cecile Kyenge, una donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che si è data come obiettivo quello di ridurre drasticamente i requisiti per l’acquisto della cittadinanza italiana. La Kyenge propone una legge che darebbe la cittadinanza ai figli degli immigrati a condizione di esser nati sul suolo italiano. Sotto Renzi, il ministero è stato ridotto a un dipartimento all’interno del Ministero per gli Affari Interni e consegnato a Mario Morcone, ancora una volta affiliato alla “Comunità di Sant’Egidio”.
Cosa succede una volta che i migranti di tutti i tipi raggiungono il suolo italiano? Vengono inviati ai centri per i profughi, dove possono chiedere lo status di rifugiati. Va fatto notare che l’Italia ha da tempo esaurito i posti per i richiedenti asilo, e così il governo sta pagando alberghi, ostelli o cittadini in generale per ospitare le persone.
Una pratica comune per coloro che sanno che la loro domanda verrà respinta, è di distruggere i loro documenti in anticipo (7), in questo modo il tempo necessario per identificarli aumenta in modo esponenziale. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, il che offre l’occasione ai migranti di organizzare una rivolta, distruggere parte dei centri e infine fuggire e diventare illegali. (8) (9) (10) (11) (12) Se invece non scappano e la loro domanda viene rigettata, vengono espulsi. L’espulsione tuttavia è volontaria e i dati mostrano che solo il 50% circa dei migranti espulsi se ne va davvero, probabilmente in un altro paese Ue-Schengen, mentre gli altri diventano clandestini.
Come ha dimostrato lo scandalo Mafia Capitale (13), una collusione tra i membri del Partito Democratico  al governo che controllano le istituzioni statali italiane dell’immigrazione tra cui i centri profughi, le ONG e il crimine organizzato, assicura che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani e per una paga oraria insignificante, in modo da garantire ingenti profitti illegali al racket. Una famigerata frase di un membro della criminalità organizzata, che spesso viene citata, ha rivelato che l’immigrazione è al momento un business più redditizio del traffico di droga.
Hai idea di quanto guadagno con questi immigrati?” ha detto Salvatore Buzzi, un affiliato della mafia, in un’intercettazione di 1.200 pagine ad inizio 2013. “Il traffico di droga non è così proficuo“.Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti vengono tutti dagli zingari (ROM), dall’emergenza abitativa e dagli immigrati ha detto Buzzi. Questo nel 2013, quando erano arrivati in Italia 20.000 immigrati. Nel 2016 ne sono arrivati 180.000.
 
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner di governo del Partito Democratico), che lavora per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione delle persone bisognose di protezione internazionale”, in realtà si adoperano per trarre profitto dalla crisi.
Le attività illegali associate spaziano dall’assegnazione della costruzione dei centri per i rifugiati alle cooperative legate al PD in cambio di tangenti, al trasferimento dei richiedenti asilo e dei clandestini nelle campagne italiane per impiegarli in agricoltura con salari da 1 a 3 euro all’ora.
Per quel che riguarda le donne, gli immigrati stessi organizzano giri di prostituzione nei centri profughi o le vendono perché lavorino lungo le strade italiane. (14)
L’immigrazione è una storia di attuazione volontariamente lassista dello stato di diritto, di contrabbando, di disonestà, di schiavitù e, in definitiva, di distruzione dell’Europa.
Fonte: Voci Dall’Estero gennaio 11 2017
 
Riferimenti
  1. Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
  2. Colte in flagrante: le ONG sono parte del traffico di migranti, Gefira
  3. L’armata delle ONG che opera sulle coste della Libia, Gefira
  4. Gli americani di MOAS traghettano migranti in Europa, Gefira
  5. Come potrebbe essere più efficace l’azione della UE contro i trafficanti di migranti? European Commission
  6. Andrea Riccardi, un’anima per l’Europa, Lavie
  7. Stabilire l’identità per la protezione internazionale, European Migration Network
  8. Migranti, in 40 fuggono dall’hotel nel Sulcis e bloccano la Statale, Corriere
  9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
  10. Rivolta al Cie, agenti contusi. Scappano in 22, 10 arresti MigrantiTorino
  11. Lampedusa, via ai trasferimenti. fuga di immigrati al Cie di Torino, RAI
  12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
  13. Mafia capitale, Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
  14. La mafia siciliana guadagna sulle spalle degli immigrati disperati, La Stampa

ODDIO!? ARIECCO I SINISTRATI….

operazione riciclo, se veramente andremo ad elezioni prepariamoci al fracassamento di zebedei con le sinistre tanto tanto rivoluzionarie ed alternative, quelle che cambiano brand ad ogni tornata elettorale per nascondere le solite porcate. Ovvio che Left anna-falcone-510-psponsorizzi quest’altra sceneggiata, Left la voce del dip di stato Usa delle guerre di Obama.
ODDIO!? ARIECCO I SINISTRATI….
Che la schiacciante vittoria del NO avrebbe, come effetto collaterale, ringalluzzito la sinistra sinistrata —non solo quella intruppata in parvenze di partiti (quella sellina e rifondarola)— era facilmente prevedibile. Oltre alle due conventicole di cui sopra c’è a sinistra una costellazione di associazioni, correnti, soggetti che pensa di entrare o rientrare in partita —ove per partita s’intende (appare meschino ma così è) la competizione elettorale. E siccome le elezioni incombono è tutto un tramestio di iniziative, appelli, tentativi di dare vita ad un cartello elettorale per andare a coprire lo spazio elettorale a sinistra di Pd e M5S.
 
Vi ricordate RIVOLUZIONE CIVILE Ingroia candidato? E la sberla elettorale che quella lista subì nel 2013? Vi ricordate L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS? I cascami di quei mondi, in autonomia apparente sia da Sel che da Prc, stanno tentando di rimettere in piedi un carrozzone elettoralistico.
Prendete ad esempio l’assemblea svoltasi a Bologna il 18 dicembre. Da lì dovrebbe partire una “carovana per l’alternativa di sinistra in Italia”. Di mezzo ci sarebbe anche De Magistris, che ha inviato un suo emissario. Contenuti zero, la solita aria fritta. Rompere con l’euro non se ne parla nemmeno.
L’assemblea di Bologna era stata preceduta da un incontro svoltosi a Roma l’11 dicembre, aperto da Sandro Medici (c’erano Ferrero, Fratoianni, Fassina…) col titolo freudianoRICOMINCIAMO DA NO (i)“.
Poi è venuta un’intervista di Anna Falcone, che per aria fritta e zero contenuti è davvero niente male. Se non ci credete e non avete cose più interessanti da fare, ve la alleghiamo qui sotto. Siamo alle solite, alle prese con una sinistra incorreggibile, che non riesce a cambiare né paradigma, né linguaggi, né postura. Il fatto che merita di essere sottolineato è la mossa tattica a cui la Falcone allude: dare vita ad una lista elettorale di sinistra passando per il Coordinamento Democrazia Costituzionale, l’organismo dei giuristi a cui va dato il merito di essersi battuto per il NO, ma i cui errori clamorosi non si debbono dimenticare.
Che la Falcone e i sinistrati che gli stanno dietro riusciranno nel loro tentativo di trascinare il Coordinamento dei giuristi —quindi le centinaia di Comitati per il NO  che a quel coordinamento han fatto riferimento— ne dubitiamo. Di sicuro essi ci proveranno in occasione dell’assemblea nazionale di quei comitati che si svolgerà a Roma il prossimo 21 gennaio.
Un’assemblea che ha la sua importanza, non fosse perché si farà sentire la componente migliore, quella che mentre difende la Costituzione ne segnala la sua incompatibilità con l’Unione europea. Che quindi pone il problema della conquista della sovranità popolare-nazionale.
Anna Falcone: “Né Pd né M5S, esiste un nuovo spazio politico”
intervista a Anna Falcone di Giacomo Russo Spena
Partiamo dal 4 dicembre. Qual è il segnale principale che si evince da quel voto? Come si spiega una così alta affluenza?
I cittadini partecipano al voto quando hanno la possibilità di incidere realmente sulla res publica, così come è stato sulla Costituzione. Al contrario, l’astensione aumenta quando il consenso è direzionato verso opzioni chiuse e non soddisfacenti. Dal 4 dicembre giunge un messaggio di grande partecipazione unito al desiderio di libertà e “liberazione” dalle vecchie pratiche della politica politicante.
Una vittoria della Costituzione ma anche un chiaro segnale politico di sfiducia nei confronti del governo Renzi, il quale è stato costretto a dimettersi. E’ stato un voto politico?
Il contesto politico influenza sempre i referendum ma la motivazione principale che ha spinto i cittadini alle urne è stato il voto “per” la Costituzione e non “contro” il governo Renzi. Il nostro “Comitato per il No” ha rifiutato ogni tentativo di strumentalizzazione e personalizzazione politica del voto, respingendo al mittente la strategia renziana e puntando all’informazione sulla riforma e sui suoi effetti di indebolimento del sistema democratico. Ciò detto, è innegabile che il governo Renzi abbia deluso molti prima del voto, per il fallimento delle sue politiche sociali ed economiche, e continui a deludere adesso, per l’assoluta incapacità di fare un’analisi obiettiva e costruttiva della bocciatura referendaria.
Siamo al tramonto del renzismo o è ancora presto per sancire la sua fine?
Non so se siamo di fronte al suo definitivo declino, di certo la sua sconfitta non è stata un problema di comunicazione – come sostiene Renzi – ma di contenuti. Aggiungerei di umiltà e di coerenza con la matrice progressista a cui il Pd dice di ispirarsi. Invece di ascoltare la disperazione popolare, si è cercato prima di demolire, con le riforme sul Jobs Act o la “buona scuola”, quei diritti – appunto il lavoro, l’istruzione, la salute – che rendono i cittadini protagonisti e soggetti liberi di uno Stato di diritto, poi di approfittare di quella stessa disperazione per estorcere un voto su una riforma della Costituzione, su cui la propaganda renziana spostava la causa di tutti mali del Paese. Gli italiani non ci sono cascati e, con grande coraggio e dignità, hanno saputo dire No a questa riforma truffa e ne hanno approfittato per rilanciare quei valori costituzionali che rappresentano, al contrario, l’ultimo baluardo per la difesa dei loro diritti sociali, civili e di libertà. Il programma della nostra democrazia è scritto tutto lì.
Il governo Gentiloni è un Renzi bis? E, secondo lei, quanto durerà?
Lo è nei fatti e nella fonte da cui promana la sua legittimazione. Del resto, abbiamo sempre sostenuto, e i fatti ci danno ragione, che la vittoria del NO non avrebbe determinato alcun stravolgimento politico: viste le maggioranze in Parlamento e la solida supremazia renziana nel Pd, non sarebbe stato possibile aver alcun governo non sostenuto da Renzi. Siamo alla copia di un vecchio governo caratterizzato sempre dagli stessi limiti. La modernità e il futuro del Paese viaggiano su altre corde e non può che passare dalla progressiva attuazione di una democrazia partecipativa: quello di cui il governo ed i poteri che lo sostengono hanno più paura. Forse hanno ragione.
Passiamo alla legge elettorale. Il Pd ha proposto il Mattarellum, un sistema maggioritario che favorisce le coalizioni. Che ne pensa? La convince la proposta?
Sicuramente visto l’esito referendario, il Parlamento ha il dovere di dare agli italiani una legge elettorale nuova che rappresenti un salto di qualità e una discontinuità rispetto al passato. Non più solo e prioritariamente la governabilità – il che sarebbe in contrasto con il principio sostenuto dalla Corte costituzionale nella ormai nota sentenza n. 1/2014 che dichiarato la parziale incostituzionalità del “Porcellum” – ma soprattutto una legge elettorale che responsabilizzi gli eletti nei confronti dell’elettorato, non che ne vincoli il mandato all’obbedienza verso il segretario/presidente del partito da cui dipende la rielezione. E andando oltre, una legge che consenta agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e partecipare alla selezione delle candidature. La governabilità passa, innanzitutto, dalla qualità dei nostri rappresentanti e dalla capacità di lavorare insieme per il bene dal Paese, al di là delle convenienze politiche e dai desideri del “capo”.
Il prossimo 21 gennaio si terrà a Roma un’assemblea pubblica nazionale a cui parteciperanno tutti i comitati territoriali del “No” alla riforma. Qual è la proposta politica in discussione?
Siamo un’organizzazione plurale e democratica: decideremo insieme su come proseguire e su quali priorità. Insisto: molti, se non tutti, ci chiedono di andare avanti per rilanciare l’azione politica su un doppio binario: attuazione della Costituzione e riaffermazione dei diritti sociali, a partire dal lavoro. Per questo abbiamo già annunciato il nostro impegno per il prossimo referendum sul Jobs Act promosso dalla Cgil.
 
Un bel salto per i comitati del No: dalla difesa della Costituzione alle questioni riguardanti il lavoro e la precarietà…
L’attuazione di un modello pienamente democratico passa dall’attuazione dei diritti fondamentali e dalla garanzia dei diritti sociali, prima ancora che dagli equilibri fra i poteri. Non è un caso che nella Costituzione la parte sul riconoscimento e la tutela di tali diritti, preceda quella sui poteri e l’organizzazione dello Stato: senza i primi non può esservi una declinazione democratica dei secondi.
E’ favorevole all’introduzione del reddito di cittadinanza?
Si può discutere sulle forme ma è innegabile che una società fondata, ormai, sulle diseguaglianze e sul tramonto del lavoro come fonte di reddito ed emancipazione sociale non possa fare a meno di misure redistributive della ricchezza, che garantiscano, almeno, la dignità, quando sia tanto pervicacemente inibito il diritto al futuro.
 
E per quando auspica il ritorno al voto? A settembre, dopo il referendum?
Non appena ci sarà una nuova legge elettorale, auspicabilmente ispirata ai principi di cui parlavo sopra, che dia cioè valore alle scelte popolari e spazio ai suoi migliori rappresentanti, non ai più servili vassalli del leader di turno o di altri poteri che ne siano espressione. Però, a meno di una vittoria del Sì al referendum sull’abrogazione del Jobs Act, o di altri scossoni politici, temo non si tornerà a votare prima del prossimo autunno, se non nel 2018.
 
A livello nazionale il Pd perde consensi e il M5S non sembra approfittare del governo Gentiloni vedendo come si è impantanato a Roma con la sindaca Virginia Raggi: sembrano due soggetti in forte crisi. Pensa che alle prossime elezioni nazionali ci sarà un alto tasso di astensionismo? La gente ormai non è del tutto sfiduciata nei confronti delle istituzioni?
Dipende da quanto i cittadini penseranno di poter contare con il prossimo voto politico: se si continuerà a reiterare modelli politici ed elettorali di mera ratifica o investitura di governi preconfezionati e candidati opachi, o che brillano solo per l’altissimo tasso di “fedeltà al capo”, ma il cui valore o passione civile e politica restano ignoti, l’astensionismo non potrà che aumentare.
Per Lei c’è spazio per la nascita di un nuovo soggetto, a sinistra, alternativo sia al Pd che al M5S capace di dare la speranza di cambiamento ai cittadini?
La politica non sopporta vuoti, e in questo momento, più che mai, un soggetto che sapesse interpretare la “fame” di diritti, la volontà di partecipazione attiva dei cittadini e selezionare una classe dirigente all’altezza del Paese, avrebbe praterie aperte davanti a sé.
Che pensa della prospettiva dell’ex sindaco di Milano, Pisapia, di un “campo progressista” capace di dialogare col Pd e far nascere un nuovo centrosinistra nel Paese? I Comitati del NO possono essere attratti da tale progetto?
Prima di parlare di progetti, bisogna guardare alla credibilità di chi li propone e agli obiettivi politici reali, quelli, ancora una volta, calibrati sulla riconquista dei diritti, più che sulle strategie di potere. Non è dalla sommatoria di tanti che può nascere una nuova sinistra larga, nei consensi, prima ancora che nel nome, ma dal coraggio di rilanciare battaglie innovative e decise contro un’ideologia – il “turboliberismo” – che ha decapitato libertà e diritti, in nome di un fantomatico progresso materiale, riuscendo solo a distribuire ricchezza per pochi e miseria per tanti. Il declino dello Stato democratico e di diritto è iniziato da lì. Non vedo in quel campo, ancora (forse), tale coraggio.
Infine, qual è il rapporto coi partiti e volti storici della sinistra classica? Non è giunta l’ora che emergano nuove forze dalla società civile?
E’ un rapporto di rispetto, ma critico. Siamo tutti consapevoli dei limiti del modello partito che si è sviluppato a dispetto del “metodo democratico” sancito in Costituzione, e delle responsabilità di chi quel modello minimo e ipocritamente insofferente a ogni regolamentazione conforme a Costituzione. Quanto alla società civile, il salto di qualità sta nell’annullare la separazione fra società civile e società politica: la democrazia partecipativa impone un impegno costante di tutti e la fine della delega di potere in bianco che metta nelle mani di pochi le decisioni sul futuro di tanti. Penso sia già emersa una forte volontà di partecipazione, che può convogliarsi in una nuova stagione di attivismo politico, ma serve, adesso, dimostrare di saperla coniugare con un altrettanto grande senso di responsabilità. Sono processi che richiedono tempo e impegno da parte di tutti. Eppure, mai come adesso, è necessario che questo salto di qualità si realizzi.
Adesso Lei è in procinto di partorire ma è proprio sicura che, nei prossimi mesi, non sarà interessata a “scendere in campo”? In molti sembrano volerla tirare per la giacchetta…
Sono già scesa in campo. E nel modo, credo, più libero e utile a quella res publica a cui teniamo in tanti, senza paura di definirci indomabili, quanto pragmatici, idealisti. Perché, vede, non c’è niente di più innovativo e rivoluzionario di un ideale, di un impegno condiviso e portato avanti da tanti per cambiare il corso degli eventi e – a volte – della Storia di un Paese. Questo referendum lo ha dimostrato contro ogni previsione. Noi cercheremo di trasformare questa vittoria in un nuovo inizio per la “discesa in campo” non di singoli leader, ma dei cittadini tutti, i veri protagonisti di questa vittoria e gli unici che possono animare, insieme, una nuova stagione politica. Saranno loro, devono essere loro a sceglierne i volti e gli obiettivi che vi daranno corpo e concretezza.
(28 dicembre 2016)

Ora è chiaro: Cinquestelle è come il Pd

Inutile raccontare quello che è successo in questi giorni all’interno del M5s. È su tutti i giornali e la rete impazza. Per dirlo in breve: la classica figura de mierda. Grillo cerca di diventare la escort di Verhofstadt e di Monti, ma il prezzo è troppo alto e l’accordo salta.
Ora, che il Movimento fosse cambiato lo sostengo da tempo, confesso a volte speravo Schettino-Grillo-guida-Nave-Cinquestelle_RITdi essermi sbagliato, speravo di poter dire di aver esagerato con le mie critiche. Ma quello che è successo in questi giorni supera ogni previsione: vendersi a Bruxelles per un piatto di lenticchie, sperando di ottenere in cambio qualche posto di prestigio, qualche poltrona in qualche commissione di rilievo e per avere più finanziamenti. Tutto qui. In Italia contro le poltrone, le alleanze e il finanziamento pubblico, ma in Europa pronti ad allearsi con il diavolo pur di avere in cambio qualche poltrona e di intascare i soldi di Bruxelles.
E il tutto deciso in barba a qualsiasi trasparenza. Lasciamo pure perdere lo streaming, qui la decisione è stata presa dalla Casaleggio & Associati con l’imprenditore Borrelli deputato al Parlamento europeo, senza che neppure gli altri parlamentari sapessero qualcosa della votazione sul blog. Le logge massoniche sono più democratiche. La votazione in rete si è trasformata in una farsa, tutto era già stato concordato, male a quanto pare. D’altronde facessero votare oggi il suicidio collettivo degli iscritti anche quella decisione verrebbe approvata. Un disastro di immagine, per un Movimento che era nato dalla rete e voleva sfruttare tutte le sue potenzialità democratiche.
 
Ma almeno le cose sono diventate chiare. Il M5s è oltre la destra e la sinistra solo nel senso che è diventato un partito di centro che aspira in Italia a sostituire il Pd al governo per fare le stesse cose, o forse ancora peggio. Dal momento che è privo di una classe dirigente, non è escluso che un governo pentastellato ci porti Mario Monti al ministero dell’Economia e Oscar Giannino a quello del lavoro.
Proprio mentre in Europa soffia un forte vento euroscettico, Grillo, per un pugno di euri in più, si mette controvento. Un errore politico pazzesco. Le elezioni politiche, anche se non sono dietro l’angolo, si avvicinano. Per una forza politica autenticamente sovranista-identitaria si aprono praterie infinite.
 
P.S. Dopo la figuraccia c’era il rischio di rimanere senza un becco di un quattrino, tra gli indipendenti, al di fuori di ogni Gruppo, ed ecco allora la decisione di ritornare di nuovo nel gruppo degli euroscettici, come se niente fosse successo. Insomma la cosa più importante non sono i princìpi, ma gli Euri…
 
Resta una domanda retorica: ma la rete che ha votato contro Farage non doveva essere consultata per l’immediato ritorno nel suo gruppo?
di Paolo Becchi – 11/01/2017
Il movimento 5 stelle a un bivio?
Un eurodeputato grillino ha lasciato il Movimento 5 Stelle per andare nel gruppo di Salvini-LePen: si va verso un’unione di populismi?
Si va, forse, verso uno scollamento della componente populista del M5S, quella più vicina alle idee di Grillo, rispetto alle altre presenti nel movimento.
Quali sono i punti in comune (se ci sono) tra Lega e M5S?
 
In entrambe si esprime, sia pur in modi diversi, la mentalità populista, soprattutto per quanto concerne l’individuazione dei suoi bersagli polemici più tipici: le oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali, ma anche per l’insofferenza verso la politica dei compromessi e delle mediazioni.
 
Salvini e il Carroccio auspicano un’alleanza, Grillo potrebbe cedere in vista delle politiche?
 
Se la componente interna più tentata dal “politicamente corretto” non insorgerà, potrebbe accadere, ma dipenderà molto dalla legge elettorale.
 
Il M5S ha un’anima di sinistra e ambientalista e un’altra più vicina alla destra. Che cosa possono raccontare all’ex Stalingrado d’Italia come Livorno e a una parte della base rimasta a sinistra?
 
Il discorso politico di Grillo è sempre stato chiaramente teso a scavalcare il discrimine sinistra/destra e a denunciarne l’anacronismo. Chi ha scommesso sul M5S sperando di vederlo rianimare una sinistra radicale in crisi, a mio parere, ha commesso un errore. La trasversalità è essenziale al movimento.
 
Com’è composto l’elettorato grillino: più centrodestra o centrosinistra?
 
Un terzo di ex dell’una parte, un terzo dell’altra, un terzo di ex astenuti. Tutti attratti dal discorso anti-establishment.
 
I 5 Stelle hanno virato su molti temi, perdendo purezza e alcuni dei loro valori (onestà-à-à). Gli elettori puniranno questo pragmatismo?
Potrebbero punire operazioni come quella più recente all’Europarlamento, perché ogni accostamento al “sistema” e ai suoi esponenti apparirebbe, a una quota significativa di elettori M5S, un vero tradimento. Credo che Grillo sia stato indotto, in questo caso, ad un grave errore e debba rimediare al più presto riabbracciando la linea populista di cui è stato per dieci anni un efficace interprete.
di Marco Tarchi – 11/01/2017
 
Fonte: Diorama letterario

ATTENTATO DAVANTI A LIBRERIA DI CASA POUND

è così che le sinistre lottano in favore del povero, del disoccupato, del malato, dello sfrattato, del lavoratore, del pensionato, dei milioni che vivono SOTTO la soglia di povertà,  così lotta contro il capitalismo che impone il Job Act ed i voucher, CONTRO I SALVATAGGI BANCARI.  Siamo davvero colpiti per il “coraggio” e la chiarezza di idee su chi per le sinistre sia il pericolo per il “popolo”, l’importante è salvaguardare il Pd e la sua mafia capitale.
 
Esplode pacco bomba a Firenze, artificiere perde un occhio e una mano
 
Esplode pacco bomba a Firenze, artificiere grave

Un artificiere della Polizia di Stato è rimasto gravemente ferito “alle mani e ad un occhio che sono gravemente compromessi” dall’esplosione di un ordigno rinvenuto davanti ad una libreria che fa riferimento a Casa Pound. Lo ha detto il questore di Firenze Alberto Intini ai microfoni di RaiNews24. L’involucro sospetto era stato notato all’alba da alcuni agenti davanti all’ingresso del negozio in via Leonardo Da Vinci, non lontano dal centro storico. L’artificiere investito dallo scoppio del pacco bomba durante il successivo intervento è stato ricoverato all’ospedale di Careggi. «Il fatto è sicuramente di natura politica – rilevano gli inquirenti – in relazione all’obiettivo e alle caratteristiche del manufatto», posizionato vicino alla libreria. Il poliziotto, 39 anni, sposato con due figli, è stato sottoposto a un’operazione chirurgica. Purtroppo ha perso l’occhio destro e la mano sinistra.

Dai rilievi degli esperti della scientifica risulta che l’ordigno esploso era dotato di un timer. Nessun dubbio, dunque, che si sia trattato di un attentato, la cui matrice è assai probabilmente politica. Era stato un funzionario della Digos a notare l’involucro sospetto, collocato davanti ad una libreria legata a CasaPound.
 
Sono in corso da parte della polizia alcune perquisizioni in città e nella provincia a carico di elementi riconducibili all’area anarchica. Ma gli investigatori sottolineano come sia prematuro sbilanciarsi sulla matrice del gesto e non escludono al momento alcuna pista. La Scientifica ha repertato sul luogo dello scoppio, in via Leonardo da Vinci, un elevatissimo numero di frammenti: solo dopo l’esame degli specialisti dei laboratori di balistica a Roma, che comincerà già domani, sarà possibile capire di più sulla natura e la composizione della bomba.
1 Gennaio 2017

Da De Benedetti a Marcegaglia: Mps prestava soldi ai ricchi che non li restituivano

sono i piccoli imprenditori e gli artigiani ad aver “rubato” al sistema bancario vero, (lo disse il Bomba)? Siamo certi che la Ue, le banche, il fisco, il governo andranno a bussare alle porte di pensate-al-popoloquesti signori amici del PD (compreso l'”antagonista” Silvio) Ricapitoliamo, loro si tengono i soldi, non rischiano certo né Equitalia né il suicidio, E NOI CON LE STANGATE VARIE E TASSE RIPIANIAMO IL LORO DEBITO

Viene fuori che il 70% delle insolvenze è concentrato tra i clienti che hanno ottenuto finanziamenti per più di 500mila euro. In totale si tratta di 9.300 posizioni e il tasso di insolvenza cresce all’aumentare del finanziamento.”

Fra i debitori che non hanno onorato i debiti verso il Montepaschi c’è anche Giuseppe Garibaldi. Incidenti che capitano alla banca più antica del mondo. Evidentemente anche in tempi non sospetti, a Siena sentivano il fascino della camicia rossa. Ma soprattutto rivelavano una certa reverenza nei confronti dei poteri forti. Preferibilmente in odore di massoneria.
 
Nell’archivio della banca c’è questa lettera dell’Eroe dei Due Mondi: «Signor Esattore mi trovo nell’impossibilità di pagare le tasse. Lo farò appena possibile». Correva l’anno 1863 e non sapremo mai il destino di quel debito.
 
C’è anche da dire che a Siena avevano una certa dimestichezza con i protagonisti del Risorgimento. Fra il 1928 e il 1932, infatti, la banca era entrata in possesso della tenuta di Fontanafredda che Vittorio Emanuele II aveva regalato alla Bella Rosina. Gli eredi se l’erano fatta espropriare per un debito non pagato. Un npl (non performing loans) in versione reale.
 
Giuseppe Garibaldi e i nipoti della moglie del Re che non poteva diventare Regina.
 
A Siena sono sempre stati molto trasversali nella scelta dei loro clienti. E anche le sofferenze rifiutano il monocolore. Così fra i clienti che non hanno rimborsato figurano la Sorgenia della famiglia De Benedetti e Don Verzè che, grazie anche all’amicizia con Silvio Berlusconi aveva fondato l’ospedale San Raffaele portandolo anche al dissesto con un buco di duecento milioni. Dagli archivi risultava anche, almeno fino all’anno scorso, una fidejussione di 8,3 milioni che il Cavaliere aveva rilasciato a favore di Antonella Costanza, la prima moglie del fratello Paolo. La signora aveva acquistato, per nove milioni, una villa da sogno in Costa Azzurra e poi aveva dimenticato di pagarla. A Siena, però, conoscevano bene la famiglia Berlusconi e si fidavano. Erano stati i primi a credere nella capacità imprenditoriali di Silvio e non se n’erano certo pentiti.
Non altrettanto bene però, sono andate le cose con il gruppo che fa capo a Carlo De Benedetti, l’eterno rivale del Cavaliere. Sorgenia, il gruppo elettrico guidato da Rodolfo, primogenito dell’Ingegnere, ha lasciato un buco da 600 milioni. Le banche hanno trasformato i debiti in azioni. Ora sperano di trovare un compratore. Il cuore di Sorgenia è rappresentato da Tirrenia Power le cui centrali sono localizzate in gran parte fra la Liguria e l’Italia centrale. Naturale che Mps fosse in prima linea nel sostenere l’investimento e oggi a dover contabilizzare le perdite.
 
Ma i problemi di Mps non si fermano alla Toscana e zone circostanti. La forte presenza in Lombardia attraverso la Banca Agricola Mantovana ovviamente l’ha portata in stretti rapporti d’affari con il gruppo Marcegaglia che ha sede da quelle parti. Fra l’altro Steno, fondatore dell’azienda siderurgica, era stato uno dei soci della Bam che aveva favorito l’ingresso di Siena. Tutto bene fino a quando al timone è rimasto il vecchio. Poi è toccato ai figli Antonio ed Emma. Complice la crisi economica, hanno accumulato un’esposizione di 1,6 miliardi che le banche hanno dovuto ristrutturare aggiungendo altri 500 milioni.
 
Ma a parte questi nomi eccellenti chi sono gli altri debitori che hanno mandato in crisi la banca più antica del mondo? La ricerca non è facile. Il gruppo dei piccoli azionisti del Monte guidato da Maria Alberta Cambi (Associazione del Buongoverno) ha cercato l’identità delle insolvenze. I dirigenti della banca si sono rifiutati di rispondere schermandosi con le regole della privacy. Qualcosa, però, hanno detto. Non i nomi ma almeno la composizione.
Viene fuori che il 70% delle insolvenze è concentrato tra i clienti che hanno ottenuto finanziamenti per più di 500mila euro. In totale si tratta di 9.300 posizioni e il tasso di insolvenza cresce all’aumentare del finanziamento. La percentuale maggiore dei cattivi pagatori (32,4%) si trova fra quanti hanno ottenuto più di tre milioni di euro. Ovviamente un tasso di mortalità così elevato sulle posizioni più importanti apre molti interrogativi sulla gestione. Anche perché la gran parte dei problemi nasce dopo l’acquisizione di Antonveneta. Prestiti concessi nel 2008 che finiscono a sofferenza nel 2014. Certo sono gli anni della grande crisi. Ma non solo. La scansione dei tempi dice anche un’altra cosa: Mussari e Vigni hanno concesso i crediti. Profumo e Viola hanno dovuto prendere atto che erano diventati fuffa.
giovedì, 29, dicembre, 2016
di Nino Sunseri – –  LIBERO