Macron: non confondere i rifugiati con i migranti per motivi economici

AFRICA italia bigliettigli altri paesi possono respingere a piacimento, senza essere considerati razzisti, chissà cosa c’è in Italia che invece IMPONE il traffico di esseri umani pena la persecuzione per reato di opinione.

Macron: non confondere i rifugiati con i migranti per motivi economici
Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha ripetuto oggi in parlamento che coloro che emigrano per motivi economici non andrebbero confusi con i rifugiati.
“Dobbiamo condurre in modo coordinato a livello europeo un’azione umana ed efficace che ci permetta di ricevere i rifugiati politici, senza far confusione con gli altri tipi di migranti e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre barriere”, ha detto Macron. 
Non possiamo continuare a dire che siamo legati al principio dell’asilo, se non lo riformiamo profondamente”, ha continuato Macron, perché ora non “permette un trattamento umano e giusto delle domande di protezione” presentate dalle persone “minacciate da guerra e persecuzioni”.
Onu: in aumento migranti dalla Libia
L’Onu non prevede un calo del flusso misto di migranti e rifugiati che giungono in Europa via mare: “Le indicazioni di cui disponiamo non denotano un rallentamento degli arrivi in Libia, il che significa che un più ampio numero di persone potrebbe continuare a provare di lasciare il paese tramite la rotta del Mediterraneo centrale”.
 
Lo ha detto l’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, ricordando che dall’inizio dell’anno 84.830 migranti e rifugiati sono giunti in Italia via mare con un aumento del 19% rispetto all’anno scorso.
 
Migranti, vertici in programma
Previsti, dopo il vertice di Parigi di ieri, un dibattito in plenaria al Parlamento europeo in programma mercoledì a Strasburgo con i presidenti di Commissione e Consiglio europeo Juncker e Tusk; e, giovedì e venerdì il Consiglio Affari Interni a Tallin, in Estonia. 03 luglio 2017

Scafisti d’alto bordo

chi non ha firmato il codice di comportamento deve avere molto da nascondere. Si trincerano dietro la scusa che così non possono “salvare vite umane”, strano, Save the cildren e Moas lo hanno accettato, oggi lo ha firmato anche SOS Mediterranee, a loro a quanto pare le regole del codice non impediscono la funzione

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Con il caso della nave Iuventa dell’Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata a Lampedusa e sequestrata su richiesta della Procura di Trapani con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina iniziano ad aprirsi ufficialmente alcuni squarci di luce sul mondo delle ONG che prosperano grazie al traffico di essere umani nel Mediterraneo….
 
Nonostante tanto giornalismo compiacente, coadiuvato da mestieranti della solidarietà pelosa alla Gino Strada, stia tentando di arrampicarsi sugli specchi per giustificare l’ingiustificabile, alcune verità iniziano ad emergere, anche grazie all’operato di un agente sotto copertura imbarcato su una nave di Save The Children.
 
La Iuventa oltre a collaborare con gli scafisti manifestava una vera e propria ostilità contro l’Italia, tanto da aver posizionato a prua un cartello con la scritta “Fuck Imrcc”, ovvero “affanculo l’Italian Maritime Rescue Coordination Centre”.
Gli operatori della Ong invece di recuperare i migranti in caso di pericolo li imbarcavano invece con operazioni svolte in collaborazione con gli scafisti, avvicinandosi fino a poco più di un km dalla costa libica e poi aiutavano gli scafisti a riportare indietro i gommoni per poterli usare nuovamente.
 
L’intesa  con gli scafisti era talmente forte che il 26 giugno scorso alle 17 sull’albero a poppa della Ong tedesca Jugend rettet, “fu stata issata la bandiera libica.
 
E per finire i volontari impegnati nella tratta dei migranti sembra condissero il proprio spirito umanitario con stipendi nell’ordine dei 10mila euro al mese.
 
Tutte cose che fino ad oggi in tanti abbiamo tentato di scrivere più volte, venendo etichettati come bugiardi, razzisti ed insensibili, ma finalmente risultano essere state sdoganate all’interno delle 147 pagine del decreto di sequestro preventivo della Iuventa, firmato dal gip Emanuele Cersosimo.
 
agosto 03, 2017 Marco Cedolin

 

Ma le ONG si comportavano così?

refugees-welcomeQuesta mattina durante il vertice di Tallin, il ministro Minniti ha illustrato ai propri colleghi europei il nuovo codice di comportamento al quale le ONG che lavorano trasportando i migranti dovranno attenersi, pena la chiusura dei porti per le navi che non rispetteranno le regole. Fatta la debita premessa che nutriamo più di qualche dubbio sulla severità con cui dette norme verranno applicate, soprattutto qualora si faccia leva sull’emergenza umanitaria e la sensibilità popolare, risulta quanto mai interessante prenderne visione….
perché il fatto che siano state emanate dimostra come una cospicua parte delle ONG impegnate nell’operazione fosse solita comportarsi nelle maniere stigmatizzate dal nuovo codice.
Le navi delle Ong non dovranno più entrare nelle acque territoriali libiche, segno che fino ad oggi in tutta evidenza lo facevano.
 
Viene ribadito l’obbligo di non spegnere i transponder a bordo e il divieto di agevolare con l’uso del telefono o delle luci i contatti con gli scafisti, segno che in tutta evidenza questo accadeva.
Puntualizza poi l’obbligo di non effettuare trasbordi su altre navi, italiane o appartenenti a dispositivi internazionali e quello di dichiarare le fonti di finanziamento per la propria attività in mare, dal momento che evidentemente fino ad oggi non è stato così.
 
Viene ribadito l’obbligo di non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica, come evidentemente avveniva regolarmente e infine l’obbligo di trasmettere tutte le informazioni di interesse info-investigativo alle Autorità di Polizia italiane con contestuale consegna, di iniziativa e su richiesta, di ogni oggetto potenzialmente idoneo a costituire prova o evidenza di fatto illecito. Segno che molto spesso i fatti illeciti venivano coperti e le indagini ostacolate.
 
Insomma sotto tutti i punti di vista le ONG fino ad oggi non devono essersi comportate in maniera così adamantina, se perfino la UE (sponsor dell’accoglienza) si è sentita in dovere di emanare un codice che ne regolasse gli “allegri” comportamenti.
 

Dai migranti a Soros, ormai è delitto di lesa ONG. Ma Amiens ha varcato il Rubicone dell’ideologia

politically correct areadato che le accuse al traffico/collusione scafisti/Ong sono state più che provate, è utile ricordare l’inizio e chi, ancora oggi, sputa sui magistrati che indagano GLI INTOCCABILI

Dai migranti a Soros, ormai è delitto di lesa ONG. Ma Amiens ha varcato il Rubicone dell’ideologia
 
 
Ho dovuto darmi un pizzicotto, stamattina, perché credevo di stare ancora sognando. Eppure no, ero sveglio da un po’, stavo bevendo il secondo caffè, la sigaretta era accesa ma qualcosa mi diceva che era una dimensione onirica quella che stavo vivendo: un giornalista del “Fatto quotidiano” aveva detto di non credere alle accuse di un magistrato! Non scherzo, è successo davvero ad “Agorà” su Rai3 ed è successo poco fa: penso che a Lourdes si provino sensazioni simili. Il giornalista in questione è tale Ferruccio Sansa e il procuratore non degno di fiducia investigativa da parte di una redazione che immagino dorma con il codice penale e la foto della Boccassini sul comodino è quello di Catania, Carmelo Zuccaro. Qual è la sua colpa? Indagare sui presunti intrecci tra ONG e scafisti rispetto agli sbarchi record sulle coste italiane, con i mezzi navali delle organizzazioni umanitarie che operano come taxi dalle coste libiche a quelle del nostro Paese.
E perché costui non è credibile? Di più, perché anche le indagini analoghe aperte anche dalle procure di Trapani e Palermo vengono trattate come argomenti kafkiani? Perché siamo in pieno in quello che si configura come reato di lesa ONG. Non importa che ci siano più indizi sospetti in queste inchieste che in tre quarti di quelle condotte in Italia e beneficiare di prime pagine e apologia del pm di turno, chi aiuta le risorse a sbarcare in Italia gode di una sorta di immunità mediatica che punta a garantirgli anche quella penale. E non parlo solo di “Agorà”, tre quarti delle trasmissioni tv e dei servizi giornalistici hanno tesi innocentiste, salvo rare e pesanti eccezioni, per onore di verità, come “La Stampa”, la quale ha pubblicato un filmato che mostra come gli scafisti scortino le barche dei migranti con le moto d’acqua fino a quando le navi delle ONG non li prendono in carico. Capito, con le moto d’acqua: difficile siano lontanissimi dalla riva libica, cosa dite? Ormai siamo all’Aquafan dell’invasione, ci pigliano pure per il culo.
“Così gli scafisti scortano i migranti sulle navi delle Ong”
 
Ieri sera a “Matrix”, il direttore del periodico cattolico “Vita”, Riccardo Bonacina, ha così smontato le tesi accusatorie: chi parte dalla Libia ha già saldato il suo conto con gli scafisti, è “un vuoto a rendere”, quindi perché i trafficanti dovrebbero preoccuparsi che le ONG li prendano in carico? Il Pulitzer è dietro l’angolo per uno così, ne sono certo.
 
Magari perché al terzo scafo che cola a picco, ammazzando qualche centinaio di persone, diciamo che la pubblicità al tuo servizio va un po’ a puttane e ci si rivolge altrove? Oppure, magari, perché c’è un tacito patto con chi, sulla sponda italiana, attende a braccia aperte chi andrà a infoltire la schiera dei beneficiari della mitologica “accoglienza”, il famoso business che rende più della droga, stando a quanto dichiarato da Salvatore Buzzi nella famosa intercettazione che è stata architrave fondativo dell’inchiesta “Mafia capitale”, quella sì capace di eccitare gli spiriti colpevolisti della stampa? Dai Bonacina, sforzati che ce la fai.
Se poi è addirittura Frontex a segnalare delle anomalie, allora diciamo che il sospetto cresce. Io non so se le ONG tramino con gli scafisti, anche se il fatto che circolino in troppe tasche di migranti numeri di cellulari degli stessi e dei membri di queste organizzazioni mi fa propendere per un forte dubbio ma so per certo che esiste una corsia prioritaria per far sbarcare clandestini (perché tali sono) nel nostro Paese: i numeri parlano chiaro. E so che questo argomento è tabù, chiunque osi dire che occorre vederci chiaro, è da annoverare tra le fila “di chi vuole vedere i profughi in fondo al mare”, come ha dichiarato nel fine settimane il sempre sobrio e lucido Roberto Saviano per ribattere alle accuse di Luigi Di Maio, il grillino partito lancia in resta a difesa delle indagine siciliane (sentendo odore di urne, vista la poca chiarezza dell’M5S in materia).
 
Nessuno tocchi i migranti. E, soprattutto, nessuno tocchi quegli angeli delle ONG, incarnazione laica del bene, nuova icona dell’illuminismo pietoso e pietista che ti garantisce una accurata ripulitura della coscienza con soli 2 euro tramite sms. Cazzo, un affarone! Se poi quel bambino con la pancia gonfissima e le gambine da merlo ti fa così pena, caccia pure di più attraverso un bonifico o un bollettino postale. Insomma, nel Paese in cui l’istituto giuridico del “non poteva non sapere” è stato fondamento di un’attività giudiziaria ventennale contro Silvio Berlusconi e tanti altri, più o meno conosciuti e in grado di pagarsi avvocati di grido, quella inchiesta non s’ha da fare.
In compenso, occorre mettere sotto indagine l’Ungheria di Viktor Orban, uno che sull’immigrazione ha detto subito chiaramente quale fosse la sua posizione, inimicandosi i papaveri di Bruxelles. E perché? Medesimo reato, lesa ONG. In questo caso, la madre di tutte le ONG, visto che parliamo di un’istituzione legata alla galassia di George Soros. E cosa ha detto ieri la Commissione UE con tono grave? La legge sull’istruzione superiore approvata nelle scorse settimane dal Parlamento di Budapest, che mette a rischio la sopravvivenza della Central European University di George Soros, “non è compatibile con le libertà fondamentali del mercato interno e con il diritto alla libertà accademica garantito dalla carte dei diritti UE”. Me cojoni! Roba da arresto immediato!
 
Per ora, invece, siamo solo all’avvio del primo passo verso una procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria: l’esecutivo di Bruxelles ha inviato, infatti, al premier ungherese “una lettera di messa in mora sulla legge sull’istruzione superiore”. Cosa ci abbia fatto Orban con quella missiva, immagino lo sappiate benissimo da soli. Si tratta, di fatto, del primo colpo assestato da Jean-Claude Juncker al premier ungherese, visto che nel mirino della Commissione non ci sarebbe solo la legge che porterebbe alla chiusura dell’Università ma, guarda caso, anche le leggi sul diritto d’asilo, sulla registrazione delle ONG e la consultazione pubblica lanciata dal governo magiaro e denominata “Let us stop Brussels”, i cui contenuti sono stati definiti “scorretti e altamente ingannevoli” dalla Commissione. Difendendosi di fronte al Parlamento Europeo, Viktor Orban ha definito le accuse “assurde e infondate”, visto che “la modifica tocca 28 università straniere che operano in Ungheria, limita la possibilità di abusi e pone fine ai privilegi che sono accordate alle università straniere rispetto a quelle europee”.
 
Ma, come si conviene al personaggio, non si è limitato all’uso del fioretto, definendo Soros “uno speculatore americano che attacca l’Ungheria e che ha distrutto la vita di milioni di europei con le sue speculazioni. Ed è anche nemico dell’euro, nonostante sia tanto stimato qui e ricevuto da leader europei”. Infine, la stoccata sull’immigrazione: “I migranti vogliono transitare in Ungheria per andare in Austria, in Germania e in Svezia, noi rispettiamo le regole di Schengen per l’interesse degli austriaci, dei tedeschi e degli svedesi, pensiamo di meritare un ringraziamento, non un attacco”. Roba da aprire un’inchiesta, che screanzato. In questo caso, la grande stampa sarebbe sicuramente sulla barricata colpevolista.
 
Ma attenzione, perché per quanto i media possano imbastire campagne di canonizzazione laica delle ONG e benedicano l’immigrazione come un dono del Cielo, la gente ha cominciato a ragionare con la sua testa. E, soprattutto, mandare allegramente a fare in culo gli schemi polverosi del pensiero politico novecentesco: in un mondo che vuole ancora come sacro l’assioma in base al quale la sinistra è il progresso e la destra invece l’abiezione assoluta, qualcosa sta cambiando. Anzi, è già cambiato. Guardate questa cartina della Francia, ci mostra come il Paese sia politicamente spaccato dopo il voto al primo turno delle presidenziali: un qualcosa di polarizzato al massimo, tanto che verrebbe da dire che l’unica cosa che abbia in comune quella gente sia la lingua che parla. Rischio di scollamento sociale, tale da poter dar vita a prodromi di guerra civile? Una polveriera politica che va a sovrapporsi a quella sociale delle banlieue e della crisi economica? Le basi ci sono tutte e il potere non ha fatto nulla per disinnescarle, in base al sempre valido motto del “divide et impera”, peccato che questa volta si siano spinti un pochino oltre, facendo saltare quel tacito patto sociale in base al quale il popolo si fa prendere per il culo ma, quantomeno, in cambio di salario e smartphone a rate.
 
La conferma ce l’ha data ieri la reazione dei lavoratori della fabbrica Whirlpool di Amiens, nel Nord della Francia, alla visita di Emmanuel Macron, politicamente di casa da quelle parti. E come è andata? Pesci in faccia, per il semplice fatto che quella fabbrica ha i giorni contati, visto che il gigante USA l’anno prossimo trasferirà la produzione in Polonia per abbassare i costi. La stampa, ovviamente, ha subito sottolineato come la reazione degli operai sia stata frutto del “colpo gobbo” giocato da Marine Le Pen, fattasi trovare sul piazzale della fabbrica, mentre Macron era chiuso con i rappresentanti sindacali a discutere. Si è parlato di “campagna elettorale ruvida” ma i fatti sono chiari: la Le Pen ha dichiarato che, se eletta, quella fabbrica non si muoverà dalla Francia.
 
E queste foto  ci mostrano la reazione della gente. Piaccia o no, il potere ha talmente tirato la corda da rendere possibile che la leader di un partito di estrema destra venga accolta con cori e abbracci immortalati nei selfie fuori da una fabbrica. Emmanuel Macron, invece, ha subito una contestazione tale da non riuscire quasi a parlare, limitandosi – quando è tornata un po’ di calma – a dire alla gente di “non credere alle promesse della Le Pen”. Lui, invece, liberista, europeista rigido, estimatore dell’austerity e con un passato alla Banca Rothshield, gode di una credibilità enorme tra gli operai. Al netto del reato di lesa ONG e dei deliri di Bruxelles contro uno Stato sovrano che non vuole sobillatori in casa, visto l’alto numero di primavere colorate già sperimentate ad Est, quanto accaduto ieri ad Amiens equivale all’attraversamento di un Rubicone politico che si credeva invalicabile: la destra nelle fabbriche. E non in quanto storicamente e ideologicamente tale ma in quanto soggetto difensore di sovranità popolare e orgoglio di popolo, quindi trasversale e nazionalista: la stampa autorevole e i talk-show non lo ammetteranno mai, tacceranno di creduloneria quegli operai che si fidano di una fascista come la Le Pen e continueranno a dedicare fiumi di parole alle ONG – sante e martiri – ma il dado, in parte, è tratto.
 
E se le parole della stampa sono destinate a sparire nel vento, i numeri dei mercati parlano chiaro:
 
tutta questa certezza che Emmanuel Macron sbarchi in carrozza all’Eliseo la sera del 7 maggio non c’è. Magari è soltanto scrupolo, magari scaramanzia dopo le batoste di Brexit ed elezione di Donald Trump ma i segnali sono chiari. Certo, Jean-Luc Mélenchon ha invitato i suoi elettori, un bel 18% del totale, a scegliere formalmente tra votare Macron e astenersi al secondo turno ma quanti prototipi degli operai di Amiens ci sono tra loro? Quanti di loro, ancora oggi, in pubblico non hanno il coraggio di dire che non vogliono un banchiere all’Eliseo e che sono pronti al grande salto nel buio? Il francese Fernandel, impersonando il mitico Don Camillo di Giovannino Guareschi, diceva chiaramente che nel segreto dell’urna, Dio ti vede e Stalin no. In questo caso, non c’è da scomodare l’Onnipotente: chi non ti vede nel segreto dell’urna è l’establishment. Chi ti vede, invece, è la consapevolezza di non avere più nulla da perdere. L’arma letale contro il potere.
 
Don Camillo E L’onorevole Peppone!
 
Da qui al 7 maggio ne accadranno di tutti i colori, prepariamoci ma teniamo a mente quanto successo ad Amiens: destra e sinistra, nella concezione polarizzata e sclerotizzata dello status quo borghese, sono morte. La lingua è quella della difesa degli interessi, nazionali, sociali e personali: e per quanto possa sembrare populista, quelli di uno che ha lavorato alla Banca Rothshield e viene applaudito da tutto l’establishment europeo e mondiale, non saranno mai gli stessi di un operaio del Nord della Francia che tra pochi mesi sarà disoccupato in nome di quella delocalizzazione che Macron e i suoi sodali hanno benedetto e innalzato a modello di sviluppo. L’aria sta cambiando e non serve attendersi sorprese il 7 maggio per capirlo: basta guardare la foto di copertina. Non sprechiamo tutto, lasciamo i media a difendere le ONG e gli interessi del potere mondialista: c’è da cavalcare la tigre, adesso. O mai più.
di Mauro Bottarelli – 27/04/2017 Fonte: Rischio Calcolato

Migranti, ecco perchè li portano tutti in Italia. Un patto segreto, o altro?

bonino sbarchi Italiatutte fantasie, è un caso.

 
Secondo leggi sul Diritto del Mare i migranti prelevati nelle acque internazionali possono chiedere asilo politico direttamente nello Stato di bandiera della nave, chiederlo quindi al del capitano in mare che ne è il rappresentante giuridico, quindi essere portati nel paese di bandiera dove attendere la conclusione dell’iter amministrativo della richiesta. Poco nota è la vicenda della nave militare spagnola Rio Segura. Perchè una nave di stanza nel porto di Las Palmas nelle Canarie, isole spagnole nell’Oceano Atlantico, sbarchi a Salerno 1.281 immigrati il 29 giugno scorso?
L’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino ha chiarito: l’Italia nel 2014 ha chiesto acchè  “tutti i migranti” raccolti nell’ambito della missione europea Triton, fossero sbarcati in Italia, spiegando quindi la ragione per cui sia le navi militari europee sia le navi Ong facessero da traghetto dalle coste libiche a quelle italiane. A quanto pare deliberatamente prelevano ovunque e sanno già dove dirigere per consegnare il pacco. Non mi meraviglierei semmai dovesse uscire la notizia che questi navigli facciano proventi con il traffico di essere umani.
 
Facendo i controlli sulla nave Rio Segura della Guardia Civil spagnola tramite i siti web specializzati www.marinetraffic.com e www.vesselfinder.com risulta che la Rio Segura ha base nel porto di Las Palmas nelle Isole Canarie, territorio spagnolo in Oceano Atlantico di fronte alle coste dell’Africa occidentale. La Rio Segura si muove sistematicamente con il sistema di identificazione AIS spento e quindi impossibile tracciarne i percorsi, ma i dati storici che ci sono del solo 2016 sono eloquenti: il 6 ottobre del 2016 ha sbarcato a Cagliari ben 1258 migranti.
Le Isole Canarie sono uno dei punti di approdo dei flussi migratori dall’Africa sub-sahariana che così evitano la traversata del Sahara. I dati storici partono dal 1999 (875 sbarchi) al 2007 (12.478 sbarchi) con la punta massima nel 2006 (31.678 sbarchi).
 La Spagna ha siglato accordi di riammissione con vari Paesi dell’Africa occidentale, in cui si prevede il rimpatrio degli immigrati sbarcati irregolarmente. Come conseguenza è salito il numero di minori non accompagnati arrivati sull’arcipelago, di solito protetti dalla Convenzione per i diritti del fanciullo. E la Rio Segura sbarca 256 minori, 13 neonati e 11 donne incinte a Salerno, e 258 minori a Cagliari. A questo punto sarebbe da capire dove prendono gli immigrati le altre navi militari spagnole, come la Victoria che l’AIS  non lo accende mai.
Insomma niente più che una conferma di quanto detto dalla Bonino e smentito da nessuno: è stato firmato un trattato segreto dove “tutti i migranti” più o meno clandestini devono approdare in Italia, sia dalle navi militari che dalle Ong, sia raccolti davanti alle coste libiche sia dovunque, anche nell’Oceano Atlantico.
Sarebbe interessante conoscere i dettagli del  Trattato Segreto, o la parte non pubblica di Triton per trarne le conseguenze politiche e sicuramente elettorali. Eppure, in maniera bipartisan, lo  sapevano tutti, maggioranza ed opposizione. Solo gli italiani continuano a rimanere allo scuro.
di Emanuela Ricci – 13 LUG
fonte Quotidiano Il Primato Nazionale
foto Il  Messaggero

Nelle Ong spuntano gli stipendi d’oro: diecimila euro per salvare i migranti

nave ongtutto fango tutto fango su questi santi che solo ed unicamente per amore verso il prossimo che si “impegna” in questi “salvataggi”.

un ripassino  Donatori e interessi nascosti: ecco i misteri della Ong Moas


Chiamavano i migranti da soccorrere, “la roba”. E intascavano stipendi d’oro: da diecimila euro al mese. Le rivelazioni sulla nave Iuventa, appartenente a una Ong tedesca, fanno emergere un quadro impressionante sul business degli sbarchi. Come ha riportato il quotidiano La Stampa, dalle intercettazioni di due collaboratori di Save the Children, si evince come l’impegno di certe Ong sia tutt’altro che disinteressato. Uno chiede all’altro: «Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?». E lui risponde:«”Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come …». L’amico chiede: «Perché loro, aspè perché loro erano pagati come stipendio dici?». Sorprendente la risposta: «Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra …».
E un volontario rivela: “Quella Ong è fatta da banditi”
E in un’altra intercettazione: “Quegli altri, quelli là…”, continua in un’altra chiacchierata l’operatore riferendosi a un’altra organizzazione di volontari, “quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa… hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.
“Gran parte delle Ong non ha fini umanitari ma politici”
«È sempre più chiaro che almeno gran parte delle Ong che trasportano i migranti in Italia hanno fini politici e non umanitari. Il loro scopo è indebolire l’Italia economicamente, politicamente e socialmente, abbassare salari e diritti dei lavoratori italiani, per avvantaggiare grandi interessi internazionali». Lo sostiene il senatore di Forza Italia Lucio Malan. «Ecco perché a quelle Ong arrivano grandi e misteriosi finanziamenti, che consentono lauti stipendi ai cosiddetti volontari sulle navi che ci portano gli immigrati», sottolinea l’azzurro, aggiungendo: «È però desolante che tali soggetti trovino appoggi in Italia da parte di politici, presunti intellettuali o personaggi come il presidente dell’Inps».

di GUIDO LIBERATI – lunedì 7 agosto 2017

Enrico Bilderberg e la scomparsa dei fatti

enzo GrecoQueste Associazioni, tutto meno che umanitarie, parlando degli immigrati: li definiscono “roba” … i volontari a 10.000 euro al mese
(Immagine presa da Enzo Greco)

Enrico Bilderberg e la scomparsa dei fatti
Dopo aver detto sulla sua pagina Facebook che «Sul web c’è il Medio Evo, negazionisti, antivaccinisti, razzisti e cospiratori», ed aver raccolto migliaia di like, il direttore del Tg La7 Enrico Bilderberg aggiunge altre amenità piuttosto divertenti:
 
«Ma i soliti invasati hanno cominciato compulsivamente a scrivere “Chiedi scusa a Zuccaro”. Poveretti. Forse non sanno che il procuratore di Catania non ha nulla a che fare con l’inchiesta della magistratura di Trapani che ha portato al fermo della nave Iuventa. E che quella stessa inchiesta ha escluso qualsiasi fine di lucro nell’azione di quella Ong tedesca, che peraltro vive di crowdfunding (anche se dubito che gli invasati di cui sopra sappiano cos’è). Ora, sappiano costoro che qualche fesso ci sarà pure nel mondo delle Ong, come detto fin dal primo momento; ma che da qui a accusare quei giovani estremisti tedeschi, o addirittura tutte le Ong in quanto tali di guadagnare sull’accoglienza è un porcata, frutto di malanimo verso la stessa idea di solidarietà. Mai un solo indizio di lucro di una Ong è stato mostrato, mentre da mesi la macchina del discredito (Ong=coop=Buzzi) investe canagliescamente tutto un mondo fondato sul volontariato e le sottoscrizioni solidali.»
 
iuventa scafistiUn fermo immagine del video diffuso dalla Polizia di Stato, 02 agosto 2017. Sono tre gli episodi sui quali indaga la procura di Trapani e per i quali il gip ha disposto il sequestro preventivo della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet.
In realtà i fatti sono ben diversi da come dice Mentana e stavolta anche il Corriere se ne accorge, quando dice che i trafficanti libici hanno effettuato almeno tre «consegne controllate» di migranti all’equipaggio della nave «Iuventa» con la complicità di alcuni ufficiali della guardia costiera di Tripoli.
 
La nave Iuventa infatti, della tedesca Jugend Rettet, è stata poi bloccata al largo di Lampedusa, e dopo i controlli sequestrata: «Documentati contatti con i trafficanti da parte dell’equipaggio». L’ordine di sequestro del peschereccio della Ong tedesca racconta che cosa accade al largo della Libia, e svela gli accordi illeciti con altre organizzazioni, ma anche il ruolo di «Save the children» che ha «segnalato» le irregolarità commesse da alcune associazioni. Ora si va avanti, perché il prefetto Vittorio Rizzi, capo della Direzione anticrimine della polizia, si muove in coordinamento con tutte le Procure titolari delle inchieste proprio per individuare i possibili collegamenti con le organizzazioni criminali.
L’informativa della polizia dà conto dell’accaduto: «Il gommone della Iuventa si è diretto verso le coste libiche e da quei luoghi è sopraggiunta una imbarcazione verosimilmente con trafficanti a bordo; il gommone e il barchino con i presunti trafficanti, dopo essersi incontrati, sono restati affiancati per qualche minuto; dopo qualche istante il gommone si è diretto verso la Iuventa mentre l’altro natante ha proceduto verso le coste libiche; successivamente quest’ultima imbarcazione è riapparsa sullo scenario, “scortando” un gommone carico di migranti ed arrestando la navigazione solo in prossimità della Iuventa. Proprio la dinamica con la quale avveniva questo secondo “viaggio” del barchino consentiva di acquisire piena contezza che le persone a bordo fossero dei trafficanti.»
I primi a denunciare le «irregolarità» di Jugend Rittet sono stati alcuni membri dell’equipaggio della «Vos Hestia», la nave di Save the children (una delle tre Ong che ha firmato il codice di comportamento del Viminale approvato anche dall’Ue) a bordo della quale c’era un agente sotto copertura.
Uno di loro ha tra l’altro dichiarato a verbale: «Tra le organizzazioni la più temeraria era sicuramente la Iuventa. Da quello che ho potuto vedere sul radar, avendo io accesso al ponte, arrivava anche a 13 miglia dalle coste libiche, circostanza anche pericolosa. La Iuventa è un’imbarcazione piccola e vetusta, fungeva da “piattaforma” ed era sempre necessario l’intervento di una nave più grande sulla quale trasbordare i migranti soccorsi dal piccolo natante».
Tutti FATTI che smentiscono clamorosamente le affermazioni di Mentana, che a questo punto si rivela un mistificatore della realtà e un pessimo giornalista.
twit ongPerfino Minniti si è deciso a dettare regole più severe per le ONG, forse perché il problema sta diventando esplosivo, e in prossimità delle prossime elezioni è necessario salvare il salvabile.
 
Obiettivo del suo Codice di comportamento è quello di impedire che le Ong vadano a prelevare i migranti spingendosi in acque libiche o comunque al limite del confine marittimo, tant’è che viene  fissata una distanza minima dalla costa che non potrà essere superata. Del resto Magistratura, Parlamento, e Frontex  hanno dimostrato che spesso gli equipaggi decidono di spegnere i transponder per non essere identificati dalla guardia costiera libica, procedura che sarà vietata, così come non sarà più possibile segnalare la propria presenza con i razzi luminosi agli scafisti
Delle nove organizzazioni non governative sappiamo che solo poche hanno finora firmato, “Save the Children” e “Moas” hanno accettato subito, le altre o non si sono presentate, o hanno opposto un netto rifiuto, sotto la guida della più autorevole di tutte, “Medici senza frontiere”, che nel 1999, per la sua benemerita attività, vinse il Premio Nobel per la pace. Ma ora che il Parlamento ha deciso di organizzare l’intero progetto di attività delle navi italiane nelle acque libiche, quale forza avrà quel Codice di condotta?
Sappiamo anche che su due dei 13 punti le Ong hanno opposto un netto rifiuto: l’obbligo di ospitare agenti armati a bordo delle loro navi e l’impossibilità di trasbordare i migranti salvati su altre navi: dovrebbero condurli loro stessi in porto e questo, come ha osservato “Medici senza frontiere” rallenterebbe di molto l’attività di salvataggio.
 
Ma il Codice Minniti non ha valore di legge, non è un vero regolamento, perché non agevola la messa in pratica di norme primarie, non è nemmeno un accordo, dato che non c’è stata trattativa fra le parti. Ne sono certi gli avvocati e i giuristi dell’Asgi, associazione che da diversi lustri si occupa di immigrazione: «Il codice di comportamento è una bolla di sapone, e la mancata sottoscrizione non potrà avere alcuna conseguenza giuridica, se non nei casi e nei limiti già sanciti da norme nazionali e internazionali».
 
Una delle minacce contro le Ong ribelli sarebbe quella di chiudere loro l’accesso ai nostri porti, prospettata da alcune forze politiche.  Ma, se le navi in questione battono bandiera italiana, il rifiuto non potrà essere opposto, e nemmeno se queste navi hanno a bordo persone bisognose di aiuto. La navigazione in alto mare è libera, e il capitano di una nave ha l’obbligo di soccorrere imbarcazioni tanto di migranti quanto di turisti, che siano in pericolo. Non c’è Codice di comportamento che tenga. Insomma, si rischia un grosso pasticcio giuridico, a livello internazionale.
Numeri allarmanti comunque, anche senza tirare in ballo il «push factor», cioè la spinta ad aumentare le partenze da parte degli scafisti, consapevoli che grazie alle Ong è sufficiente portare i migranti al limite delle acque territoriali libiche. Una dinamica liquidata come indimostrabile pochi mesi fa e ora divenuta parte dell’agenda di governo, dopo essere finita sul tavolo del summit trilaterale di Parigi.
«Quanto al dottor Zuccaro» dice ancora Mentana «sono in attesa che dia un seguito a quelle parole ascoltate una mattina di tre mesi fa a Agorà: “A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti, e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. Non ha mai mostrato un minimo labile indizio al riguardo. E non ha spiegato perché ha fatto quella sparata, lui che dovrebbe parlare per atti. So che molti sperano che sia come promette lui, che il mondo della solidarietà sia marcio, anche se non capisco il perché di tanto odio preconcetto. Ma fare questo mestiere vuol dire ragionare sui fatti e sulle storie, non sulle pulsioni viscerali»
Il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro è stato crocifisso da Mentana, oltre che dai  presidenti delle Camere, dal ministro della Giustizia Orlando e dal Csm.
E ora, come se niente fosse, lo stesso governo fa sua quella denuncia e la trasforma in questione politica europea, una sorta di rivincita silenziosa per il procuratore di Catania. E nessuno, a parte Frontex, Di Maio, che le definì i “taxi del mare”, Meloni, Salvini e lo stesso Zuccaro, diceva una parola.
 
Intanto l’indagine di Catania è passata da «conoscitiva» a «penale», infatti dopo le Procure di Trapani e Palermo, anche quella di Catania ha iscritto nel registro degli indagati alcune delle persone coinvolte, e il fulcro dell’indagine riguarda le comunicazioni tra scafisti e personale delle Ong.
Evidentemente la sferzata di Zuccaro, che chiedeva maggiori mezzi d’indagagine, è servita, perché il fascicolo aperto a Catania riporta l’ipotesi di reato prevista dal sesto comma dell’articolo 416 bis: associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Un reato che prevede una pena da cinque a quindici anni per chi promuove l’associazione e da quattro a nove per chi ne fa anche solo parte.
 
Zuccaro da parte sua non sembra commentare né gli sviluppi dell’inchiesta né quelli politici che ora confermano la sua denuncia, e incassa la rivincita con riserbo: «In questo momento commenti aggiuntivi sarebbero in contrasto con l’interesse delle indagini».
 
Ma intanto Enrico Bilderberg cosa fa? Non dovrebbe scusarsi con i suoi lettori e telespettatori una buona volta? Della libertà d’informazione si è fatto un’opinione del tutto personale, che non ci è consentito di conoscere? Oppure pensa che i fatti debbano coincidere con le sue opinioni?
 
 
Rosanna Spadini 05.08.2017

Un nero in bici sull’autostrada

bici in autostradaUn agente della polstrada filma un negro in bicicletta sulla Torino-Bardonecchia, infrazione al codice stradale e azione pericolosa che mette a repentaglio la sicurezza degli automobilisti e dello stesso “velocipedista”, e scatta la rissa tra sedicenti antirazzisti e cosiddetti razzisti, più che altro gente stufa delle risorse della Boldrini e delle sue balle politicamente corrette.
 
Siamo ormai alla caccia alle streghe, da parte di questi odiosi radical chic, contro chi non vuole rassegnarsi ad accettare lo stile di vita dei migranti, provenienti da quelli che un tempo venivano chiamati paesi del terzo mondo.
A nessuno di noi viene in mente di discriminare un uomo o una donna per il colore della sua pelle o per il suo genere sessuale. Tuttavia, nessuno può obbligare noialtri italiani a vivere secondo uno stile che non ci appartiene, culturalmente distante anni luce dai nostri costumi e tradizioni.
Non abbiamo nessuna intenzione di adattarci agli altri e non vogliamo obbligare chicchessia a vivere alla nostra maniera. Però, se qualcuno chiede ospitalità deve aderire alle regole del luogo (queste, spesso, non piacciono neanche a noi ma per convivere in pace le digeriamo, anche se malvolentieri), altrimenti va fuori dalle balle. Non si fanno favoritismi, né eccezioni.
Chi decide di venire in Italia si adegua alle leggi, rispetta i nostri valori (anche se non li condivide) e coltiva privatamente o collettivamente i propri, se non contrastano con le norme nazionali. Sono principi di civiltà ed educazione così banali che non si dovrebbe nemmeno discuterne. E se uno sbaglia, italiano o straniero che sia, viene sanzionato.
 
Qui, invece, non si può più nemmeno parlare e al primo accenno di insofferenza verso la marea di “soggetti differenti”, che fa un po’ come cazzo pare ad essa, si è tacciati di discriminazione razziale, sessismo ecc. ecc.. Lo abbiamo già detto chiaro e tondo. Non abbiamo alcuna intenzione di piegarci alla sciocchezza della diversità che arricchisce, non almeno a quelle condizioni degradanti di cui straparla la Boldrini. Lo ha chiarito bene La Grassa, la crescita reciproca tra genti eterogenee “avviene se gruppi di popolazioni diverse s’incontrano senza tuttavia essere sradicati dal loro territorio, dalla loro cultura e modo di vita e via dicendo. L’incontro di diversità è un conto; la mescolanza confusa e indifferenziata impoverisce culturalmente, crea attriti e conflitti, impoverisce e abbrutisce sotto tutti i punti di vista. Gli Usa da quasi due secoli ricevono migranti di tutti i colori e culture. Si è ben visto … come si sono ben integrati neri e bianchi, ecc. E gli Usa reggono perché sono ancora, e già da un secolo o poco meno, la più grande potenza mondiale, quella con più ampie sfere d’influenza. Se dovessero conoscere un periodo di vero declino, i loro guai in tema di convivenza sociale diverrebbero traumatici. E poi basta con questa storia dell’amor cristiano, della misericordia, ecc. Serve ormai a minare società già stabilizzate da secoli…Sarei d’accordo con chi introducesse misure di difesa dure e poco pietose”.
In verità, lo scopo “solidaristico” dei nostri politici non è affatto animato da umanitarismo. Vogliono, semplicemente, il caos sociale, in un momento di profonda crisi dal quale non sanno uscire, per usarlo contro gli italiani che hanno ormai in odio tutta la classe politica ed il suo servilismo verso i poteri forti interni ed esterni.
Alimentando le contraddizioni etniche, o le baggianate gender, intendono impedire che la rabbia sociale si rivolga contro di loro e le loro politiche di smantellamento delle precedenti sicurezze sociali.
Per evitare che ciò avvenga danno spago a qualsiasi sobillatore di finte rivoluzioni culturali, badando anche a censurare chi, al contrario, si indigna per simili porcherie, orientate a distruggere il tessuto connettivo della comunità tradizionale.
 
Ma costoro sono autenticamente degli idioti e prima o poi faranno una brutta fine. La Storia lo ha ampiamente dimostrato. Non potranno mettere la museruola a tutti e presto la canizza che hanno scatenato si avventerà sui loro stessi polpacci.
 
Oggi siamo dispettosi, vorremmo segnalare ai castigamatti moralisti uno che parla male dei negri e non è del KKK. Che non la passi liscia, come il poliziotto di cui sopra. Al lavoro, poveri coglioni del politicamente corretto!
di Gianni Petrosillo – 23/07/2017 Fonte: Conflitti e strategie

Condannata per aver ‘offeso’ le Coop, “Io sto con Federica Epis”

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ma le coop non sono mafia come le Ong non sono SCAFISTE. e NON SIAMO IN UN REGIME NO NO. Condannata per nessun reato, SOLO POLITICO. Questa giudicia dovrebbe essere condannata per abuso di potere, perché non condanna allora il pool che indaga sui traffici LOSCHI DELLE ONG? I richiedenti asilo non sarebbero clandestini? Richiedere uno status significa già esserne in possesso???????

È stata condannata per aver discriminato l’attività di tre cooperative che si occupano di accoglienza di migranti. Il tribunale di Brescia ha condannato al pagamento di seimila euro, duemila per ognuna delle associazioni citate, la segretaria della sezione della Lega Nord
Il 4 agosto è arrivato a Federica Epis, la segretaria della Lega Nord di Orzinuovi, l’intimazione di pignoramento sullo stipendio per QUATTORDICIMILA EURO!
La richiesta di sospensiva, con udienza in calendario a settembre, è stata del tutto ignorata. Federica, lo ricordiamo, è stata condannata a pagare un RISARCIMENTO non per aver diffamato qualcuno ma perchè alcune cooperative si sono sentite DISCRIMINATE dalle sue parole e per aver usato il termine CLANDESTINO.
Federica ha espresso un’OPINIONE è per questo è stata condannata.
Convinti che la libertà di parola sia uno dei diritti fondamentali della persona continueremo questa battaglia a fianco di Federica, scrive su facebook il comitato facebook.com/iostoconfedericaepis
La vicenda
Il 12 giugno di un anno fa (milano.repubblica.it), Federica Epis, segretaria della sezione del Carroccio, aveva postato un articolo del quotidiano locale ‘Bresciaoggi’ che parlava di immigrazione commentandoQuesto è l’elenco delle cooperative che con la faccetta misericordiosa di chi fa beneficenza stanno invece lucrando sul traffico di clandestini“.
In sostanza, secondo il giudice, la Epis stava insinuando che le associazioni K-PaxPuerto Escondido e Asgi (associazione studi giuridici sull’immigrazione) speculassero sui migranti.
 
Per il giudice del tribunale di Brescia Lucia Cannella “il post ha valenza irridente e sbeffeggiante ove indica le associazioni che danno ospitalità al soggetto come di chi opera ‘con la faccetta misericordiosa’ di chi fa la beneficenza attributivo di un fine illecito“.
 
Inoltre per il giudice “il post è denigratorio ed offensivo laddove indica che i richiedenti asilo siano clandestini, atteso che i richiedenti asilo vengono degradati al rango di chi viola il Testo Unico sull’immigrazione“.
 
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COMINICATO STAMPA
EPIS PIGNORATA DALLA COOPERATIVE PER AVER USATO LA PAROLA CLANDESTINI
6 agosto 2017 (Comitato Antigone “io sto con Federica Epis) – “Incredibile amici del Comitato, oggi è arrivato a Federica Epis l’intimazione di pignoramento sullo stipendio per QUATTORDICIMILA EURO! La richiesta di sospensiva, con udienza in calendario a settembre, è stata del tutto ignorata”. Commenta così Roberta Ronchi, Presidente e artefice dell’iniziativa, quanto di recente accaduto dopo la condanna in primo grado sull’uso della parola clandestini, emanata dal Tribunale di Brescia.
 
“Federica, lo ricordiamo, è stata condannata a pagare un RISARCIMENTO non per aver diffamato qualcuno ma perchè alcune cooperative si sono sentite DISCRIMINATE dalle sue parole e per aver usato il termine CLANDESTINO. Federica ha espresso un’OPINIONE – continua Ronchi – e per questo è stata condannata. Convinti che la libertà di parola sia uno dei diritti fondamentali della persona continueremo questa battaglia a fianco di Federica”.
 
“Abbiamo costituito il comitato civico – conclude – sia per difendere la libertà di espressione, che è un bene e un valore di tutta la collettività, sia per provare a raccogliere un po’ di denaro per aiutare Federica a sostenere le spese legali”.
 
Dal canto suo la diretta interessata, Federica Epis, spiega: “sono onorata di avere al mio fianco persone oneste e desiderose di starmi accanto in questa battaglia legale e ideale, l’intimazione che ho ricevuto significa che presto cominceranno a trattenere dal mio stipendio di semplice impiegata quasi 14mila euro”.
Attendo fiduciosa le udienze in Corte d’Appello a settembre e a ottobre – continua Epis – perchè mi sembra davvero impossibile che in un Paese democratico vengano sanzionate in questo modo le parole, non mi sembra di aver fatto nulla di male, per questo da semplice cittadina, trovarmi a dover risarcire persone già ricche e potenti, è qualcosa che ha dell’assurdo“.
domenica, 6, agosto, 2017

Sbarchi in Italia, la “pista ucraina” confermata anche dal regime di Kiev Solo tra il 2014 ed il 2016 sono stati arrestati oltre 40 scafisti ucraini.

sbarchi-migranti-Ong-1come dicevano? Un fenomeno che non si può controllare? Si riferivano al racket ed alla mafia, che lucra più della droga con l’immigrazione, con  i miliardi che girano certo che non si può arrestare. Certo che son stati fatti passare per turisti, con 5.500 sterline di “biglietto”..

Sbarchi in Italia, la “pista ucraina” confermata anche dal regime di Kiev
Solo tra il 2014 ed il 2016 sono stati arrestati oltre 40 scafisti ucraini. Numerosi i trafficanti bloccati negli ultimi mesi
Dalle barricate neonaziste di EuroMaidan alla compravendita e il trasporto di esseri umani. In Italia, le forze dell’ordine in due anni hanno arrestato circa 40 cittadini ucraini sospettati di traffico di migranti nel Mediterraneo. A fornire questa cifra è lo stesso regime di Kiev. È quanto ha dichiarato all’agenzia stampa Unian il rappresentante del Dipartimento di servizio consolare del Ministero degli Affari Esteri d’Ucraina, Vasyl Kirilich.
 
Una cifra parziale, che non tiene conto dei numerosi arresti effettuati negli ultimi mesi in diverse città del Meridione, soprattutto in Calabria, Sicilia e Puglia, in seguito agli sbarchi. “Secondo le istituzioni diplomatiche ucraine in Italia, negli anni 2014-2016 sul territorio italiano sono stati bloccati e detenuti circa 40 nostri connazionali con l’accusa di trasporto illegale di migranti”, ha dichiarato Kirilich.
“Tutti gli arrestati hanno ammesso di essere stati ingaggiati con la stessa modalità: in diverse città ucraine, degli ignoti hanno pubblicato su internet delle offerte di lavoro nel settore turistico, per il trasporto in barca di passeggeri”, prosegue il diplomatico. “Quando gli interessati si presentavano al colloquio, venivano avvicinati da persone che proponevano loro di entrare a far parte degli equipaggi. Successivamente sono stati indotti ad imbarcare migranti spacciati per turisti ed a portarli verso determinate destinazioni”, ha aggiunto il rappresentante del servizio consolare ucraino.
 
Non è la prima volta che si parla di una sorta di “Ukrainian connection“, come una delle chiavi di lettura per comprendere cosa si cela dietro l’impennata di sbarchi in Italia.  A maggio, perfino il The Sunday Times ha scritto di un business milionario che vede coinvolti numerosi moderni negrieri ucraini, specializzati nel trasporto di migranti su yacht di lusso, per dare meno nell’occhio. Con questo metodo, secondo i giornalisti inglesi, sarebbero giunti oltre 2 mila migranti. Provenienti soprattutto dal Medio Oriente e dall’Asia meridionale, dopo aver pagato  più di 5.500 sterline a testa, attraverso la rotta che dalla Turchia porta alle coste italiane.
Gli scafisti ucraini non opererebbero soltanto sui mari Adriatico e Ionio, ma sarebbero attivi anche sul tragitto che parte dalla Libia. Quello maggiormente battuto dagli equipaggi delle Ong. Ne ha parlato il Corriere della Calabria.
“Veniamo alle 14 navi (delle organizzazioni non governative, n.d.r) monitorate. Di queste solo una batte bandiera italiana, mentre tre operano sotto l’egida di Panama e delle Isole Marshall, quanto di meno trasparente possa capitare di dover incontrare nell’ambito di una indagine giudiziaria di qualsivoglia natura. Molte di queste sono quasi totalmente in mano ad equipaggi ucraini, dal comandante al mozzo di bordo”, così come “ucraini sono anche molti degli “operativi” reclutati dagli scafisti in Libia”.  Scafisti che – secondo il Corriere della Calabria – scambierebbero informazioni preziose, comprese le coordinate dei luoghi in cui “recuperare in mare” i migranti, con i loro connazionali ucraini imbarcati sulle navi dei soccorritori. Finanziate, guarda caso, dagli stessi miliardari “filantropi” alla Soros che hanno appoggiato il golpe di EuroMaidan a Kiev ed i battaglioni paramilitari neonazisti.
di Omar Minniti Notizia del: 28/07/2017