Greci che mangiano gli avanzi dei profughi

cibo migrantigli indigeni, soprattutto quelli dell’europa dei popoli possono schiantare, non è razzismo. L’importante che i “richiedenti” asilo non debbano soffrire la fame, i greci non sono umani degni di essere nutriti e curati.
Greci che mangiano gli avanzi dei profughi
Da Ritsona (Eubea, Grecia). Per arrivare al campo profughi di Ritsona occorre prendere il treno che da Atene porta a Salonicco, cambiare ad Inoi e scendere nella minuscola stazione di Avlida. Quindi una corsa di dieci minuti in macchina fra le colline punteggiate di ulivi conduce a una vecchia base militare dell’aeronautica greca sperduta nella campagna, fra la polvere e il fango. Qui stanno, da marzo, settecentotrenta profughi scappati dal Medio Oriente, in attesa di documenti che li riconoscano come rifugiati politici. Quasi nessuno è partito con l’idea di restare in Grecia, ma la chiusura delle frontiere li ha sorpresi a metà del cammino verso l’Europa più ricca, bloccandoli in un limbo senza senso.
In tutto il Paese sono oltre sessantaduemila i migranti che aspettano di conoscere il proprio destino. Dopo il controverso accordo con fra Ue e Turchia per porre un freno ai flussi migratori, il governo di Ankara ha fermato sì le partenze dall’Anatolia, ma la pressione sulla Grecia non è diminuita. In base al Regolamento di Dublino III, i migranti sono obbligati a presentare la domanda di asilo nel primo Paese Ue in cui mettono piede: una scelta politica che scarica l’onere dell’accoglienza su Italia e Grecia, in prima linea nel fronteggiare l’emergenza.
I profughi dunque non possono proseguire, perché hanno già presentato richiesta di asilo alle autorità elleniche – e non possono tornare indietro, poiché la Turchia non li vuole. Le condizioni di vita variano da campo a campo e i Greci fanno di tutto per prodigarsi nell’accoglienza.
A Ritsona è stato fatto molto per alleviare le sofferenze dei profughi, che per il 95% dei casi provengono dalle regioni della Siria più colpite dalla guerra civile.
Con l’aiuto delle ong e di molte sigle del volontariato internazionale, da novembre i container hanno preso il posto delle tende, del tutto inadatte ad affrontare le rigide temperature invernali dell’Eubea. Il terreno in terra battuta, che alle prime piogge si trasformava in una palude, è stato ricoperto di ghiaia e grazie ai volontari sono state allestite una palestra e un asilo.
 
Il campo ospita infatti anche trenta neonati e duecentocinquanta bambini, che nel pomeriggio vanno a lezione nella scuola del paese, lasciata libera dai bimbi greci.
 
Gli adulti, invece, con moltissimo tempo a disposizione e quasi nulla da fare, si ingegnano per ingannare il tempo. Alcuni siriani collaborano alla gestione di un piccolo bar interno al campo. Qualcuno si è reinventato carpentiere, altri hanno aperto piccoli negozi per vendere qualche ortaggio o un pacchetto di sigarette.
 
Una volta presentata la richiesta di asilo possono passare anche sei mesi prima di ottenere una risposta. Il nemico principale diventa allora la noia.
“Le persone che vivono qui sono perlopiù stanziali – spiegano i responsabili di Echo100Plus, l’organizzazione no profit che si occupa della distribuzione dei beni di prima necessità – La stragrande maggioranza vuole andarsene: bisogna accelerare le procedure per definire lo status giuridico di queste persone. Anche per la Grecia si tratta di un carico molto pesante da sopportare”.
La regione di Ritsona è infatti pesantemente colpita dagli effetti della crisi economica e in molti, rimasti senza lavoro, faticano a procurarsi il necessario per vivere.
La fotografia più nitida di questo difficile stato di cose è forse la piccola folla di persone che ogni settimana si mettono in fila per ricevere il cibo in eccesso avanzato al campo profughi. Quando i migranti avanzano parte del cibo sono i volontari legati della chiesa ortodossa che ritirano il tutto, perché sia distribuito ai poveri.
“Io stesso sono senza lavoro – spiega il venticinquenne Adonis, mentre carica in macchina gli scatoloni con gli avanzi – In questa regione come in tutta la Grecia non c’è lavoro e la gente non ha da mangiare. Ma sarebbe un peccato se questo cibo venisse sprecato, così lo portiamo ai senzatetto.”
 
Intendiamoci, gettare il cibo nella spazzatura è un delitto che grida vendetta. Dar da mangiar agli affamati è viceversa un dovere morale che non sempre lo Stato greco riesce ad assolvere. In altre città sono stati i profughi stessi a portare il cibo ai senzatetto greci, raccogliendone entusiasmo e gratitudine.
 
Ma questo affollamento di disperazione e miseria non può che porre in luce – ancora una volta, casomai ce ne fosse ancora bisogno – l’ipocrisia di un’Europa che a parole si proclama solidale e nei fatti costringe la maggior parte dei profughi in un Paese che più di ogni altro è piegato da una crisi senza precedenti e che esso stesso è ormai alla fame. Anche questo è un peccato che grida vendetta.
posted by Redazione febbraio 2, 2017

Migranti, Alfano regala 200 milioni di euro al Fondo per l’Africa

un mafioso ragiona in termini di mazzette. Comprensibile. A chi vanno sti soldi? Chi compone questo fondo? Come intende gestirli? Qualche giornalista degno di questo nome vorrebbe per caso delucidare?

“Rafforzare la frontiera esterna per evitare le partenze dei migranti irregolari”. E’ l’obiettivo “strategico” del Fondo per l’Africa, 200 milioni di euro stanziati dall’Italia per avviare una collaborazione su questo fronte soprattutto con Libia, Tunisia e Niger.
Il progetto è stato presentato oggi dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Con questo decreto per la prima volta vengono destinate risorse ad hoc per la gestione della frontiera, che si aggiungono a 430 milioni di cui già dispone la Cooperazione, ha spiegato Alfano. (ANSA)

Migranti, fondi UE per i corsi di sci: il caso arriva all’Europarlamento

risorse per i terremotati? Che stiano ancora in tenda, le coop produttrici devono migranti sciprendersi tutto il tempo e soldi che vogliono. Per i disabili? Per loro ancora tagli ai servizi (come se fossero già chissà quanti).I corsi di sci? Sono stati evidentemente inseriti nei diritti inalienabili dell’uomo. Cosa non si fa per ungere ste mafie della cosiddetta “solidarietà” (di cui i migranti sono solo strumento per estorcere denaro al contribuente). Silenzio, sennò si “strumentalizza”, ma meglio precisare onde essere tacciati di xenofobi, i soldi per sti vizi sono un furto ai contribuenti, chiunque siano i percettori dei corsi.


L’eurodeputata Mara Bizzotto (Lega Nord) presenta un’interrogazione urgente alla Commissione UE
Il caso delle lezioni di sci gratuite per i clandestini presunti profughi che sarebbero pagate con fondi europei, arriva nelle aule del Parlamento Europeo.
A portare la questione all’attenzione di Bruxelles è l’europarlamentare della Lega Nord Mara Bizzotto che ha presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Europea su “gli ennesimi inaccettabili trattamenti di favore nei confronti di clandestini presunti profughi che si sono verificati in provincia di Udine, dove 16 immigrati minorenni hanno ricevuto gratuitamente lezioni di sci finanziate, secondo le dichiarazioni degli stessi organizzatori, attraverso fondi europei”.
L’on. Bizzotto, nella sua interrogazione all’esecutivo comunitario, chiede inoltre “di verificare come sono stati spesi realmente questi soldi di provenienza europea e se questi fondi sono stati impiegati in modo corretto rispetto alle normative vigenti” ma, soprattutto, l’eurodeputata chiede ai massimi vertici della UE “di bloccare definitivamente, e con effetto immediato, l’erogazione di simili finanziamenti a tutti quei Comuni, enti e associazioni che, direttamente o indirettamente, concorrano a realizzare simili iniziative che si configurano, a tutti gli effetti, come discriminatorie e razziste nei confronti dei friulani e degli italiani”.
E’ scandaloso che a questi clandestini presunti profughi, che già ricevono dallo Stato vitto e alloggio gratuito, vengano regalati anche corsi di sci a carico dei contribuenti – conclude l’europarlamentare leghista Mara Bizzotto – Pensare, come fanno quelli di sinistra e gli amici della Serrachiani, di regalare a questi immigrati pure le lezioni di sci dopo che lo Stato spende 4 miliardi di euro all’anno per il loro mantenimento, è pura follia e rappresenta uno schiaffo in faccia per milioni di italiani e friulani in difficoltà per i quali lo Stato non offre nessun servizio o sussidio, figurarsi i corsi di sci gratis”. martedì, 31, gennaio, 2017

Rapporto sui gommoni dei migranti libici: facciamo chiarezza

ma no quale mafia-capitalegommoni cinesi, un’invenzione degli xenofobi, ma quale business, solo amore fraterno. Le altre foto sono al link della fonte

Facciamo chiarezza sui strani gommoni utilizzati dai migranti centroafricani (non certo libici) che partono dalle coste di Misurata per dirigersi verso L’italia, provvidenzialmente assistiti da organizzazioni ben finanziate e da marine militari assortite.
Chi parte
Parlo per la zona di Misurata, ovvero la costa est della Libia. In massima parte, per non dire tutti , si tratta di giovani esponenti della classe media centrafricana, schiacciati dalla mancanza di prospettive e dalla situazione geopolitica complicata. A parte alcune zone del Mali, della Nigeria e della Somalia, costoro sono sicuramente rifugiati economici, ovvero gente in cerca di welfare e NON di lavoro. Persone che spendono diverse migliaia di euro per arrivare sulle coste libiche e poi pagano il passaggio. Si calcola che ciascuno di loro spenda almeno l’equivalente di 5000 euro in totale per il viaggio (spesa minima). Bisogna ricordare che nessuno di costoro è neanche lontanamente arabo o siriano, checché ne dicano i giornaloni e le puttanazze che li scrivono.
I più intelligenti si chiederanno come mai costoro non si paghino il viaggio in aereo per arrivare comodi in italia, magari con qualche soldino risparmiato per ripartire da zero. Il problema è che le ambasciate italiane nei paesi centroafricani – e quelle occidentali in generale – controllano molto bene chi chiede un visto: se l’individuo in esame non dispone di molto denaro, di una famiglia e di una attività nel paese, difficilmente ne permetteranno la partenza. Il motivo per cui in molti scelgono di arrivare e rimanere in italia è chiaro, oltre a cominciare una nuova vita sono interessati a prestazioni come pensioni di anzianità, invalidità e sanità gratuita (autentici miraggi dalle zone da cui provengono). Infatti dopo poco tempo iniziano a richiedere i ricongiungimenti familiari: parenti ammalati e anziani bisognosi di cure speciali. Altrimenti non si spiega il perché la loro famiglia avrebbe dovuto prestargli i soldi per il viaggio, cinquemila euro sono tanti soldi dalle loro parti. E nessuno fa niente per niente, neanche i milionari che pagano per “salvare” i rifugiati, ma questo lo vedremo più avanti.
Da dove partono
Partono dalla zona di Misurata, da Bengasi o dalla Turchia, ma spesso questi viaggiatori sono diretti altrove, infatti sono coordinati da altre organizzazioni e balza all’occhio che non sono centrafricani diretti in Italia. Stavolta i “siriani” sono tali solo in parte, infatti questi rifugiati sono più pallidi perché provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq e Afghanistan. NESSUNO di loro è un rifugiato di guerra – ad esclusione di alcune zone di questi paesi in cui si combatte –  e sono sempre viaggiatori paganti. Tutti! Praticamente nessuno di questi finisce in Italia – e se ci finisce per errore di sicuro non ci rimane – trattasi infatti di musulmani appartenenti alla classe media, gente che ha sempre lavorato, che vuole continuare a lavorare e che ha una solida rete di parenti e amici in Nord Europa che li attende. Quindi l’Italia non interessa (PS: si è sparsa la voce che in Italia non c’è più lavoro per nessuno e che è una nazione con gravi problemi).
Chi organizza
Ritorniamo a Misurata, zona della Libia ancora non completamente pacificata, presa tra apposite fazioni. Chi organizza il tutto non abita più lì, ma vive comodamente nella vicina Tunisia. Ricchi e potenti libici che quando hanno annusato l’odore della rivolta sono fuggiti nel vicino paese. Curiosamente in Tunisia le quotazioni delle ville di lusso sono cresciute a dismisura negli anni scorsi. Dato che la Libia è ancora una nazione sostanzialmente tribale, dove l’etnia e la famiglia hanno un valore significativo, a coordinare la Ditta “EMIGRAZIONE DEGLI ABBONDANTI DI PIGMENTO SPA” (la parola “negro”  e “negritudine” esiste nel vocabolario – Crusca docet – ma se la uso passo per razzista…) sono rimasti i parenti poveri del clan, quelli che prima svolgevano lavori come poliziotto o funzionario di basso rango.
I gommoni
Prendo spunto da un post pubblicato su Linkiesta, dove si lascia intendere che i gommoni utilizzati dai migranti sono fabbricati in Cina. Nuova serie di notizie lanciate inizialmente dalla puttanazze anglosassoni, che con l’insediamento di Trump allenteranno un attimo le redini alla Russia e punteranno le antenne sulla Cina “scopri e inventa nefandezza“: il Nuovo Supernemico Statunitense.
Ho contattato una delle aziende sospettate. Il referente mi assicura che l’interesse c’è, ma questi gommoni vanno forte in Turchia e MAI nessun libico dell’ovest ha mai neanche sognato di comprarne, se non piccole campionature. E ci credo, fare arrivare un gommone in Libia non deve essere affatto facile, a meno di non attraversare il deserto di nascosto…
Un occhio attento, poi potrebbe scoprire alcune piccole differenze, dalle foto di “rifugiati siriani” provenienti dai giornaloni.
Oserei dire che il tubolare è casualmente uno di quelli che avete visto nella foto prima, un 27 piedi (circa 9 metri) stretto un metro e 40 all’interno dei tubolari. Il motore è il solito 40 cavalli  fuoribordo, con un piccolo serbatoio di benzina, in grado di fare attraversare un piccolo tratto di mare, anche moderatamente agitato, di notte. Infatti notate che i tubolari sono provvidenzialmente grigio molto scuro (e non nero, che di notte si risalterebbe nell’oscurità!!!), i “siriani” sono evidentemente mediorientali molto ben coperti e indossano un giubbotto di salvataggio. Con tutta evidenza sono partiti dalla Turchia e diretti in Grecia. Le dimensioni relativamente contenute del battello pneumatico sono anche utili per poterlo gonfiare e trasportare di nascosto, anche se relativamente. Il gommone pesa circa 200 Kg e altri cinquanta minimo il motore. I migranti, tutti insieme possono facilmente trasportarlo e montarlo, magari possono anche comprarlo da un “ignaro” commerciante locale, insieme ai giubbotti di salvataggio che indossano. Che cosa c’entrano i cinesi? Un commerciante li ha chiesti e loro li hanno prodotti, cosa gliene frega?
Altro gommone, proveniente dalla Libia e pieno di persone di colore. Noterete le imponenti dimensioni del tubolare, e la strana forma della prua, studiata per non fare entrare acqua se si incoccia una onda neanche tanto grande. Noterete alcune differenze (oltre alla nazionalità dei migranti): il battello è evidentemente molto più grande, i tubolari sono enormemente dimensionati, il fondo è piatto, e ci sono tante ma tante persone in più a bordo. Il colore è chiaro, dato che in mare il colore scuro risalterebbe di più, e d’estate i tubolari scuri surriscaldati potrebbero gonfiarsi troppo ed esplodere, sotto il sole. Sussiste anche un limite dimensionale.
Per svariati motivi i cinesi usano tessuti economici ma professionali, di solito realizzati in colori scuri, ma che non permettono di ottenere tubolari di grosse dimensioni, per vincoli che sarebbe troppo lungo spiegare. Per realizzare un gommone “serio” ci si deve limitare come lunghezza fuori tutto e la larghezza alla poppa. Cosa che i cinesi fanno, dato che non sono capaci di realizzare le poppe composite studiate dagli italiani anni fa, per i battelli smontabili utilizzati dei contrabbandieri di sigarette. I tessuti chiari impiegati in questi strani gommoni grigio chiaro non sono materiali per gonfiabili, ma semplici tessuti per teloni da camion – molto meno costosi – perlomeno da alcuni campioni che il mio amico A. mi ha fatto osservare.
Fuoribordo
Altro giro di telefonate in Tunisia, alla ricerca di fuoribordo di occasione. Scopro, come l’altra volta, che i rivenditori non si stupiscono affatto di essere contattati da acquirenti stranieri che parlano un pessimo francese, e che i prezzi dei Tohatsu e di altri modelli fuoribordo sono ancora altissimi. Continuo nella ricerca e forse ho trovato la strada giusta: per un 25 cavalli decente si parte da 2000 euro e si arriva tranquillamente a 4000 euro. Infatti solo i motori fino a 45 cavalli circa possono essere guidati “a barra”, ovvero con quella manopola che fuoriesce dal motore stesso. I motori più potenti necessitano della “timoneria”, quel volante che vediamo nelle imbarcazioni.
Per fabbricare i mega-gommoni smontabili non ci sono problemi, fin dal 1970 valenti e talentuosi artigiani del sud Italia li producevano per i contrabbandieri. Larghi e lunghi oltre dieci metri, adatti per essere scaricati di notte in una spiaggia solitaria e per correre veloci verso la nave appoggio, per poi tornare carichi di tonnellate di sigarette.
Ovviamente diverse aziende italiane si sono trasferite in Tunisia da tempo per fabbricare gommoni. In loco esiste ormai la seconda generazione di artigiani tunisini, pronti a fabbricare battelli per i migranti. Arrivare a Misurata con un camion, scaricare gommoni e motori sulla costa è un attimo. Modelli appositamente realizzati per le esigenze locali: devono costare poco, portare un gran numero di persone e se affondano poco male… Sono negri, e per gli arabi quelli non sono neanche esseri umani…
Un punto importante
1)imbarcare un minimo di sessanta persone  2)su un gommone realizzato con tessuti non adatti  3)con un motore ridicolo  4)dirigerli verso l’Italia  5)con poco carburante a bordo…  Un vero affare!! Entro un giorno o al massimo due, sarebbero tutti affogati. Morti affogati a poche miglia dalla costa perché senza benzina. Eppure partono e arrivano in Italia lo stesso. E come fanno?
Il mistero del salvataggio
A parte alcune navi commerciali, che spesso cambiano rotta quando vedono lontano lontano il gommone stipato di persone, il salvataggio inizialmente veniva effettuato da navi militari. Purtroppo i capitani delle navi magari potevano “sbagliarsi” e salvare i migranti a cinquanta o sessanta miglia dalle coste libiche, in luoghi dove il tempo trascorso avrebbe provvidenzialmente risolto il problema.
Ci ha pensato “da solo” questo signore qui: Cristopher Catrambone. catramboneFinanziere maltese che ha investito otto milioni di soldi “suoi” per avviare una società di salvataggio, la “MOAS” (Migrant Offshore Aid Station). In pratica la ONG da lui creata si è occupata di armare la Phoenix, una nave di salvataggio che si occupa – in concerto con le navi da guerra addette al pattugliamento FRONTEX – di salvare i migranti … prelevandoli anche a pochi chilometri dalle coste libiche, ovvero all’interno delle acque territoriali di quel paese.
L’isola di Malta, come vedete , è in posizione strategica per accogliere facilmente migliaia di migranti, e le sue passeggiate sul mare sono zeppe di alberghi lussuosi dove poter ospitare profughi clandestini “eccessivamente pigmentati” in ciabatte e maglietta.
Cristopher Catrambone, osserviamolo da vicino. Il nostro benafattore nato in Luisiana, abitante a Malta, dirigente di società maltesi e con il core business a La Valletta, non si sogna neppure per errore di portare i migranti salvati nel porto più vicino, ovvero le coste tunisine o maltesi. Li porta tutti in Italia, ovviamente! Scortato dalle navi da guerra italiane mentre presta i primi soccorsi ai centroafricani salvati, una stranezza su cui pochi hanno indagato.
Ma guardiamo di cosa si occupa questo benefattore: le sue aziende (Tangiers Group e Tangiers Intenational) si occupano principalmente di “servizi medici ed assicurativi”.
La Tangiers International si occupa di fornire assistenza medica e supporto ai “contractors” occidentali, ovvero i mercenari impiegati nelle tante “piccole guerre” in corso. Se l’assicurato muore si occupano del trasporto della salma a casa e risarciscono le famiglie, se rimane ferito si occupano delle spese mediche. Inoltre si occupa di servizi assicurativi, gestendo le polizze dell’aeroporto maltese e di tante altre società statali.
Non solo , alcune sue aziende, vagolano nel torbido, occupandosi di servizi detti “piano B” e del servizio detto “battleface”, niente assicurazione, stavolta, ma specialisti armati che intervengono in caso di rapimento o se devono scortare al sicuro i clienti paganti.
Inoltre una sua azienda, la OBS si occupa anche di analisi, ovvero spionaggio e raccolta di informazioni per conto del governo USA dei privati abbonati al servizio.
Difficile credere che un assicuratore americano, arrivato a Malta “perché lì si parla inglese”, come lui stesso racconta, diventi ad un tratto Madre Teresa di Calcutta e spenda parte della sua fortuna per salvare dall’annegamento dei centroafricani che non ha neanche mai visto. Più facile ipotizzare che il governo di La Valletta gli abbia “consigliato” di utilizzare parte dei suoi introiti per armare una nave, riempirla di migranti ed assicurarsi che a Malta non ci arrivi MAI nessuno. Alla fine si risparmia, e il governo Maltese – tanto TETRAGONO all’arrivo dei migranti – può tirare un sospiro di sollievo. Infatti, a seguito della sua filantropia, Cristopher venne ringraziato con la concessione di tanti appalti pubblici maltesi. Ah, la generosità ripaga sempre!!! E il conto lo pagano quei boccaloni degli italiani.
Ma non è finita, ovvio, vedrete nella prossima parte
by NUKE http://liberticida.altervista.org/
Fonti:
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/20/cerchi-un-gommone-per-il-traffico-di-migranti-i-cinesi-hanno-pronto-un/32945/
https://www.outsideonline.com/2012536/african-middle-eastern-refugee-sea-rescue-catrambone-phoenix
http://www.tangiersinternational.com/#
http://www.tangiersgroup.com/
di Nuke – 22/01/2017
Fonte: Rischio Calcolato

Farage critica la doppia morale della UE: “Dove eravate quando Obama vietava l’ingresso ai cittadini iracheni”?

farageL’eurodeputato dell UKIP, Nigel Farage, ha lamentato anche il fatto che i leaders europei non abbiano mai criticato le monarchie arabe come  L’Arabia Saudita, il  Qatar, il  Kuwait, ecc.. per essersi sempre rifiutate di accogliere rifugiati dalla Siria, mentre gli stessi leaders adesso non risparmiano critiche contro Donald  Trump.
L’eurodeputato del partito UKIP, Necel Farage, ha censurato il comportamento dei leaders europei  del Parlamento Europeo che ha dimostrato di avere una doppia morale nel criticare l’ordine esecutivo del presidente USA, Donald Trump, che vieta l’ingresso negli USA di cittadini provenienti da sette paesi di maggiornaza mussulmana.
Dove stavate signori, quando nel 2011 (l’ex presidente statunitense Barack) Obama proibì per un periodo di 6 mesi l’ingresso di cittadini iracheni nel suo paese?
Perchè non si sono mai ascoltate  critiche da parte vostra rispetto all’Arabia Saudita, al Kuwait, al Qatar, al  Barein ed altre monarchie arabe che hanno rifiutato drasticamente di accogliere riufugiati dalla Siria”? Ha stigmatizzato Farage nel corso del suo intervento nel Parlamento europeo. Vedi: You Tube.com/watch
In effetti, nel 2013 la ABC News rivelò che solo due anni prima Obama aveva sospeso silenziosamente il programma dei rifugiati dall’Iraq per un periodo di sei mesi. La misura fu presa dopo che si era scoperto che per lo meno due militanti iracheni dell’organizzazione terrorrista Al Qaeda erano stati ammessi come rifugiati.
Successivamente gli stessi “rifugiati” ammisero di aver partecipato ad attacchi contro le forze statunitensi in Iraq.
Di conseguenza, il Dipartimento di Stato  temporaneamente  smise di processare le richieste di asilo del paese arabo, incluso di quelli che “eroicamente” avevano aiutato le forze statunitensi come interpreti o nelle operazioni di intelligence, come hanno commentato gli agenti del servizio di intelligence degli USA.
Fonte: La Gaceta.es – Feb 03, 2017
Traduzione : L.Lago

PERCHÉ IL GOVERNO ITALIANO NON RIESCE A RISOLVERE IL PROBLEMA DEI TRAFFICANTI DI IMMIGRATI? PERCHÉ NON VUOLE FARLO

basta una parola, MAFIA CAPITALE, O COOP della solidarietà

Un’analisi fattuale riportata da Zero Hedge – di quanto sta accadendo intorno alla questione immigrati, porta a conclusioni sconvolgenti. Si è consolidata una prassi che coinvolge trafficanti di persone, organizzazioni non governative e istituzioni italiane e che lucra in tutti i modi possibili su questo dramma umanitario.
A partire dal recupero dei disperati in acque territoriali libiche, agli appalti pilotati per costruire i centri di assistenza, fino allo sfruttamento degli immigrati stessi nelle campagne per salari da fame, la crisi umanitaria si è trasformata in un affare colossale per le organizzazioni malavitose e mafiose. Il tutto viene reso possibile dalla sospensione di fatto dello stato di diritto per tutto quello che concerne la questione dei migranti provenienti dall’Africa.
 
da ZeroHedge, 2 gennaio 2017
Immigrati-figura-1
Lo stato di diritto viene spesso evocato come uno dei valori occidentali che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, eppure sull’immigrazione la classe dirigente al governo  ha già da tempo sospeso quello stesso stato di diritto. L’esempio più evidente è la politica di immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e proseguita poi sotto il governo Renzi. Nell’ottobre 2013 il governo Letta, trovandosi ad affrontare ondate di profughi in fuga dalla Libia per il caos provocato dalla primavera araba sostenuta dall’occidente – che più tardi si è rivelata niente  più che un’insurrezione di gruppi radicali islamici – lanciò  l’operazione “Mare Nostrum“, che consisteva nell’utilizzo della Marina italiana vicino alle acque libiche in operazioni di salvataggio dei rifugiati dalle coste africane.
 
Per quanto nobile potesse essere la motivazione, un effetto collaterale dell’operazione è stato quello di incoraggiare sempre più persone ad intraprendere viaggi via mare, perché ormai erano certe che la Marina italiana le avrebbe salvate (1). Il risultato è stato un aumento del 224% del numero di imbarcazioni in partenza dalla Libia, che si è tradotto in un costo medio di quasi 10 milioni di euro al mese per il governo italiano (1).
Nel novembre 2014 Mare Nostrum è stato sostituito dall’operazione Triton, finanziata e coordinata dall’Ue, che copre una parte più piccola del Mediterraneo, al costo di 3 milioni di euro al mese.
La ragione ufficiale per l’operazione Triton è il controllo delle frontiere, tuttavia, se guardiamo i fatti, l’obiettivo dell’operazione è semplicemente quello di portare in Italia quante più persone possibile, indipendentemente se siano rifugiati, migranti economici, legali o illegali. Da allora i canali del contrabbando di persone, invece di essere fermati, si sono moltiplicati.
 
Una pratica consolidata, a partire dall’operazione Mare Nostrum  e poi continuata sotto Triton, è che i contrabbandieri lanciano un segnale di soccorso ai mezzi della Marina in perlustrazione e richiedono assistenza. Intanto le ONG, che perseguono le politiche delle “frontiere aperte”, li aiutano, assistendo chiunque – legali, illegali, rifugiati – voglia raggiungere l’Europa (2) (3) (4).
La Commissione europea, responsabile di Frontex, e che segue i controlli alle frontiere, ha una chiara opinione in materia. Il Commissario per gli affari interni, la Migrazione e la Cittadinanza – Dimitris Avramopoulos – ha dichiarato: “un altro elemento importante che è emerso con forza dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che le ONG – e le autorità locali e regionali – che forniscono assistenza ai migranti clandestini non dovranno essere criminalizzate. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come sono anche d’accordo sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali di coloro che vengono introdotti clandestinamente. Quelli che dobbiamo punire sono i contrabbandieri!” (5)
Punire i contrabbandieri, a meno che non facciano parte delle ONG, significa che il problema non può essere e non sarà risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare i migranti. Con ciò si porta avanti una tradizione ben consolidata; durante il governo Monti nel 2011-12 fu creato un Ministero per l’Integrazione e assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, una famosa ONG italiana favorevole alle frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” gestisce progetti come i “Corridoi umanitari”. Il progetto finanzia un itinerario alternativo per portare la gente in Italia. Andrea Riccardi ha detto ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le sue frontiere.(6)
Il Ministero è stato poi assegnato a Cecile Kyenge, una donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che si è data come obiettivo quello di ridurre drasticamente i requisiti per l’acquisto della cittadinanza italiana. La Kyenge propone una legge che darebbe la cittadinanza ai figli degli immigrati a condizione di esser nati sul suolo italiano. Sotto Renzi, il ministero è stato ridotto a un dipartimento all’interno del Ministero per gli Affari Interni e consegnato a Mario Morcone, ancora una volta affiliato alla “Comunità di Sant’Egidio”.
Cosa succede una volta che i migranti di tutti i tipi raggiungono il suolo italiano? Vengono inviati ai centri per i profughi, dove possono chiedere lo status di rifugiati. Va fatto notare che l’Italia ha da tempo esaurito i posti per i richiedenti asilo, e così il governo sta pagando alberghi, ostelli o cittadini in generale per ospitare le persone.
Una pratica comune per coloro che sanno che la loro domanda verrà respinta, è di distruggere i loro documenti in anticipo (7), in questo modo il tempo necessario per identificarli aumenta in modo esponenziale. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, il che offre l’occasione ai migranti di organizzare una rivolta, distruggere parte dei centri e infine fuggire e diventare illegali. (8) (9) (10) (11) (12) Se invece non scappano e la loro domanda viene rigettata, vengono espulsi. L’espulsione tuttavia è volontaria e i dati mostrano che solo il 50% circa dei migranti espulsi se ne va davvero, probabilmente in un altro paese Ue-Schengen, mentre gli altri diventano clandestini.
Come ha dimostrato lo scandalo Mafia Capitale (13), una collusione tra i membri del Partito Democratico  al governo che controllano le istituzioni statali italiane dell’immigrazione tra cui i centri profughi, le ONG e il crimine organizzato, assicura che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani e per una paga oraria insignificante, in modo da garantire ingenti profitti illegali al racket. Una famigerata frase di un membro della criminalità organizzata, che spesso viene citata, ha rivelato che l’immigrazione è al momento un business più redditizio del traffico di droga.
Hai idea di quanto guadagno con questi immigrati?” ha detto Salvatore Buzzi, un affiliato della mafia, in un’intercettazione di 1.200 pagine ad inizio 2013. “Il traffico di droga non è così proficuo“.Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti vengono tutti dagli zingari (ROM), dall’emergenza abitativa e dagli immigrati ha detto Buzzi. Questo nel 2013, quando erano arrivati in Italia 20.000 immigrati. Nel 2016 ne sono arrivati 180.000.
 
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner di governo del Partito Democratico), che lavora per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione delle persone bisognose di protezione internazionale”, in realtà si adoperano per trarre profitto dalla crisi.
Le attività illegali associate spaziano dall’assegnazione della costruzione dei centri per i rifugiati alle cooperative legate al PD in cambio di tangenti, al trasferimento dei richiedenti asilo e dei clandestini nelle campagne italiane per impiegarli in agricoltura con salari da 1 a 3 euro all’ora.
Per quel che riguarda le donne, gli immigrati stessi organizzano giri di prostituzione nei centri profughi o le vendono perché lavorino lungo le strade italiane. (14)
L’immigrazione è una storia di attuazione volontariamente lassista dello stato di diritto, di contrabbando, di disonestà, di schiavitù e, in definitiva, di distruzione dell’Europa.
Fonte: Voci Dall’Estero gennaio 11 2017
 
Riferimenti
  1. Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
  2. Colte in flagrante: le ONG sono parte del traffico di migranti, Gefira
  3. L’armata delle ONG che opera sulle coste della Libia, Gefira
  4. Gli americani di MOAS traghettano migranti in Europa, Gefira
  5. Come potrebbe essere più efficace l’azione della UE contro i trafficanti di migranti? European Commission
  6. Andrea Riccardi, un’anima per l’Europa, Lavie
  7. Stabilire l’identità per la protezione internazionale, European Migration Network
  8. Migranti, in 40 fuggono dall’hotel nel Sulcis e bloccano la Statale, Corriere
  9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
  10. Rivolta al Cie, agenti contusi. Scappano in 22, 10 arresti MigrantiTorino
  11. Lampedusa, via ai trasferimenti. fuga di immigrati al Cie di Torino, RAI
  12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
  13. Mafia capitale, Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
  14. La mafia siciliana guadagna sulle spalle degli immigrati disperati, La Stampa

ONG FANNO CONTRABBANDO “INDUSTRIALE” DI CLANDESTINI?

MAFIA CAPITALE INTERNATIONAL
barcone-milano
Sembra proprio che alcune grandi ONG collaborino con i trafficanti;  noleggiano appositamente delle navi e contrabbandano immigrati clandestini su scala industriale grazie alla legislazione introdotta da Bruxelles. La guardia costiera italiana li assiste.
 
Lo scrive e documenta Gefira  Foundation che ha messo sotto controllo i movimenti di 15 navi noleggiate da ONG che fanno la spola tra l’Africa e l’Italia.
Le organizzazioni coinvolte sono:  MOAS, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins Sans Frontières, Save the Children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye and Life Boat.
Le ONG dicono di aver preso i clandestini nel Canale di Sicilia, quando in realtà li hanno imbarcati vicino a Tripoli. Non è salvataggio ma contrabbando di esseri umani.  Risultano coinvolti anche contractors americani e le autorità maltesi.
 
Qalcuno può spiegare?
 
 
ONG contrabbandano immigrati su scala industriale.
 
Per due mesi, utilizzando marinetraffic.com, abbiamo monitorato i movimenti delle navi di proprietà di un paio di organizzazioni non governative, e, utilizzando i dati di data.unhcr.org. abbiamo tenuto traccia degli arrivi giornalieri di immigrati africani in Italia. Si è scoperto che eravamo testimoni di una grande truffa e un’operazione illegale di traffico umano. Assistiti dalla guardia costiera italiana, che ha coordinato le loro attività, le ONG, i contrabbandieri, la mafia, in combutta con l’Unione Europea, hanno spedito migliaia di clandestini verso l’Europa con il pretesto di salvare le persone. I trafficanti di esseri umani contattano la guardia costiera italiana in anticipo per ricevere sostegno e per raccogliere il loro equivoco carico.
Le navi delle ONG vengono dirette al “posto di soccorso”, anche quando quelle da soccorrere sono ancora in Libia. Le 15 navi che abbiamo osservato sono o di proprietà o noleggiate da delle ONG e sono state regolarmente viste lasciare i loro porti in Italia, dirigersi a  sud, fermarsi poco prima di raggiungere la costa libica, prendere a bordo il loro carico umano, e fare di nuovo rotta indietro per 260 miglia verso l’Italia, anche se il porto di Zarzis in Tunisia è a sole 60 miglia di distanza dal punto di salvataggio.
 
Le organizzazioni in questione sono: MOAS, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye e Life Boat.
 
La vera intenzione di chi è dietro le ONG non è chiara. Il loro movente può essere il denaro, e non saremmo sorpresi se si rivelasse che è così, ma che c’è dietro potrebbe anche essere motivato politicamente: gr
More information:
 
In October we discovered that four NGOs picked up people in the Libyan territorial waters. We have proof that these smugglers communicated their action in advance with the Italian authorities. Ten hours before the immigrants left Libya, the Italian coast guard directed the NGOs to the “rescue” spot:  Full account  “Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling”
The MOAS organisation has close links with the famous US military contractor “Blackwater”, the US army and the Maltese navy. Full account: “The Americans from MOAS ferry migrants to Europe”
There is a full account about the ships involved: “NGOs Armada operating off the coast of Libyaand how people are encourage to come to Europe: Death road to Europe promoted on the web”