Le “nuove” battaglie della FIOM

pericolosi cittadini xenofobi estremisti armati di candele, segno di violenza

pericolosi cittadini xenofobi estremisti armati di candele, segno di violenza

Una volta, tanto tanto tempo fa, tale sindacato, come gli altri, lottava per i diritti del lavoro, per migliori condizioni salariali, pensionistiche, di salute.

Sono passati da: “occupiamo le fabbriche” a picchiamo i “fomentatori di paure” che altro non sono che cittadini semplici (non gruppi di naziskin) i quali come sempre devono subire le scelte calate dall’alto, a loro spese e senza il loro consenso.

Tempi moderni, che l’accoglienza sia un valore senza dubbio, ci sono inchieste su cosche/COOP  che lo provano, ma per i kompagni del Pd questo ed altro.

Peccato non sia mai un dovere garantire vitto e alloggio agli 8 milioni di italiani sotto la soglia di povertà, per non parlare di Job act etc. Se si lottasse con la stessa enfasi per tutti i poveri, lavoratori indistintamente sarebbero certo più credibili, peccato che costoro tacciano di POPULISMO chiunque chieda diritti per gli italiani disagiati.

Curioso anche l’accusa alla Lega di essere ladri citando Belsito. IO ASPETTO ANCORA CHE PARLI LUSI, ma è ancora in convento? Non disse se parlo io cade il Pd? Nessuno è interessato a ciò che ha da dire? Mah.

Momenti di tensione alla fiaccolata dei cittadini di Genova Multedo che protestano contro il centro di accoglienza per 50 migranti che dovrà sorgere nell’ex asilo della cittadina. Un centinaio di appartenenti a ‘Genova solidale’ che ricomprende anche alcuni metalmeccanici della Fiom Cgil si è avvicinato ai manifestanti urlando ‘vergognatevi, accoglienza’ FONTE

Migranti a Multedo, ieri sera presidio della Fiom: “No ai fomentatori di paure”
I metalmeccanici volevano partecipare a una riunione degli abitanti: “Torneremo per ribadire che l’accoglienza è un dovere e un valore”

di Katia Bonchi – 11 ottobre 2017 –
Genova. “Ci avevano detto che ieri sera ci sarebbe stata una riunione tra gli abitanti che sono contrari all’arrivo dei profughi così siamo andati perché volevamo spiegare che la Cgil, la Fiom e in generale gli operai genovesi sono invece per l’accoglienza”. Il coordinatore dell’rsu di Fincantieri Giulio Troccoli spiega così la presenza di ieri sera a Multedo di un gruppo di operai dell’Ilva e dell’Ansaldo nei pressi dell’ex asilo Contessa Govone.

La riunione degli abitanti non c’è stata ma la Fiom garantisce che tornerà: “Vogliamo capire perché questi abitanti si sono intestarditi su poche decine di persone, ma la risposta è semplice – dice Troccoli – a Multedo sono arrivati i mestatori di paure e noi non ci stiamo. Genova è città medaglia d’oro della resistenza, città antifascista e antirazzista e l’accoglienza non è solo un dovere, ma anche un valore”.

 Questo pomeriggio alle 17 a Tursi si tenterà una nuova mediazione, auspicata anche dal sindaco Marco Bucci: “Speravo – ha detto ieri il sindaco – che la proposta della Curia fosse accettata, ora torneremo a negoziare esattamente come si fa con le aziende”. Ieri sera intanto don Giacomo Martino, direttore del progetto Migrantes, che gestirà il Cas di Multedo, ha chiesto a tutti di non alzare ulteriormente il livello di scontro: “Prego davvero tutti di non innalzare i toni, di non contrapporsi ma di spiegare, di non fare muro ma di dialogare. Temo gravemente di finire tirato da più parti. Temo strumentalizzazioni su un progetto di accoglienza di cui ho, con i miei, la prima responsabilità e non vorrei essere parte di nessuna fazione come sino ad ora”.

La Fiom intanto assicura che parteciperà all’assemblea di quartiere: “Chiariremo in modo assolutamente sereno la nostra posizione” ribadisce Troccoli che ricorda poi l’appuntamento del 19 ottobre al teatro Verdi di Sestri ponente per la costituzione del comitato Genova solidale.

Migranti a Multedo, ieri sera presidio della Fiom: “No ai fomentatori di paure”

 

Scafisti d’alto bordo

chi non ha firmato il codice di comportamento deve avere molto da nascondere. Si trincerano dietro la scusa che così non possono “salvare vite umane”, strano, Save the cildren e Moas lo hanno accettato, oggi lo ha firmato anche SOS Mediterranee, a loro a quanto pare le regole del codice non impediscono la funzione

MSF_soccorsi_mediterraneo_migranti


Con il caso della nave Iuventa dell’Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata a Lampedusa e sequestrata su richiesta della Procura di Trapani con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina iniziano ad aprirsi ufficialmente alcuni squarci di luce sul mondo delle ONG che prosperano grazie al traffico di essere umani nel Mediterraneo….
 
Nonostante tanto giornalismo compiacente, coadiuvato da mestieranti della solidarietà pelosa alla Gino Strada, stia tentando di arrampicarsi sugli specchi per giustificare l’ingiustificabile, alcune verità iniziano ad emergere, anche grazie all’operato di un agente sotto copertura imbarcato su una nave di Save The Children.
 
La Iuventa oltre a collaborare con gli scafisti manifestava una vera e propria ostilità contro l’Italia, tanto da aver posizionato a prua un cartello con la scritta “Fuck Imrcc”, ovvero “affanculo l’Italian Maritime Rescue Coordination Centre”.
Gli operatori della Ong invece di recuperare i migranti in caso di pericolo li imbarcavano invece con operazioni svolte in collaborazione con gli scafisti, avvicinandosi fino a poco più di un km dalla costa libica e poi aiutavano gli scafisti a riportare indietro i gommoni per poterli usare nuovamente.
 
L’intesa  con gli scafisti era talmente forte che il 26 giugno scorso alle 17 sull’albero a poppa della Ong tedesca Jugend rettet, “fu stata issata la bandiera libica.
 
E per finire i volontari impegnati nella tratta dei migranti sembra condissero il proprio spirito umanitario con stipendi nell’ordine dei 10mila euro al mese.
 
Tutte cose che fino ad oggi in tanti abbiamo tentato di scrivere più volte, venendo etichettati come bugiardi, razzisti ed insensibili, ma finalmente risultano essere state sdoganate all’interno delle 147 pagine del decreto di sequestro preventivo della Iuventa, firmato dal gip Emanuele Cersosimo.
 
agosto 03, 2017 Marco Cedolin

 

Ma le ONG si comportavano così?

refugees-welcomeQuesta mattina durante il vertice di Tallin, il ministro Minniti ha illustrato ai propri colleghi europei il nuovo codice di comportamento al quale le ONG che lavorano trasportando i migranti dovranno attenersi, pena la chiusura dei porti per le navi che non rispetteranno le regole. Fatta la debita premessa che nutriamo più di qualche dubbio sulla severità con cui dette norme verranno applicate, soprattutto qualora si faccia leva sull’emergenza umanitaria e la sensibilità popolare, risulta quanto mai interessante prenderne visione….
perché il fatto che siano state emanate dimostra come una cospicua parte delle ONG impegnate nell’operazione fosse solita comportarsi nelle maniere stigmatizzate dal nuovo codice.
Le navi delle Ong non dovranno più entrare nelle acque territoriali libiche, segno che fino ad oggi in tutta evidenza lo facevano.
 
Viene ribadito l’obbligo di non spegnere i transponder a bordo e il divieto di agevolare con l’uso del telefono o delle luci i contatti con gli scafisti, segno che in tutta evidenza questo accadeva.
Puntualizza poi l’obbligo di non effettuare trasbordi su altre navi, italiane o appartenenti a dispositivi internazionali e quello di dichiarare le fonti di finanziamento per la propria attività in mare, dal momento che evidentemente fino ad oggi non è stato così.
 
Viene ribadito l’obbligo di non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica, come evidentemente avveniva regolarmente e infine l’obbligo di trasmettere tutte le informazioni di interesse info-investigativo alle Autorità di Polizia italiane con contestuale consegna, di iniziativa e su richiesta, di ogni oggetto potenzialmente idoneo a costituire prova o evidenza di fatto illecito. Segno che molto spesso i fatti illeciti venivano coperti e le indagini ostacolate.
 
Insomma sotto tutti i punti di vista le ONG fino ad oggi non devono essersi comportate in maniera così adamantina, se perfino la UE (sponsor dell’accoglienza) si è sentita in dovere di emanare un codice che ne regolasse gli “allegri” comportamenti.
 

storie da libro cuore 2

no violenzasono solo bravate da ragazzi, niente di serio. Qualche stupro ed accoltellamento, magari le vittime sono state pagate per testimoniare il falso e seminare ODIO. Poi la gente non si fida più e non ci fa amicizia.
Aiuta un’anziana a portare a casa le buste della spesa e poi la violenta: 26enne in carcere
La 75enne è al momento ricoverata in ospedale per le ferite riportate: l’uomo l’avrebbe picchiata prima del presunto stupro
30 luglio 2017 10:09
Si sarebbe offerta di accompagnarla a casa per portarle la spesa e, una volta lì, l’avrebbe prima picchiata e poi violentata. Questa la ricostruzione dei carabinieri di Gioia del Colle relativa all’episodio denunciato da una 75enne venerdì scorso, finita in ospedale al Miulli per le ferite riportate durante il presunto stupro.
 
La ricostruzione della vicenda
Tutto sarebbe iniziato davanti ad un supermercato di Gioia dove l’aggressore, un nigeriano 26enne, era solito chiedere l’elemosima. All’arrivo della donna, secondo quanto raccontato da quest’ultima, l’uomo le ha dato una mano con le buste della spesa e insieme hanno raggiunto l’abitazione della 75enne. A quel punto sarebbe partita la violenza: prima calci e pugni, poi lo strupro. Il nigeriano poi sarebbe tornato davanti al supermercato come era solito fare ogni mattina. La donna è poi riuscita a chiamare il figlio per chiedere aiuto ed è stata trasportata da quest’ultimo all’ospedale Miulli di Acquaviva. Secondo le prime informazioni sarebbe in condizioni gravi viste le ferite riportate.
 
I carabinieri sono riusciti a risalire all’identità del presunto aggressore e ad arrestarlo. Il nigeriano, che sarebbe un ospite del Cara di Palese, è in carcere a Bari, accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni personali. È in attesa che il fermo venga convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale barese.
Vibo, anziano aggredito a bastonate e rapinato da un extracomunitario
E’ stato direttamente l’ottantenne a denunciare l’accaduto alla polizia. Ha riportato diverse ferite e sarebbe stato derubato di 70 euro in pieno giorno
 
Sarebbe stato aggredito a bastonate e rapinato di 70 euro da un extracomunitario. E’ quanto denunciato da un anziano di 80 anni residente nella zona della biblioteca comunale di Vibo Valentia. E’ qui che l’uomo, questa mattina, si era recato a buttare la spazzatura quando una persona di colore lo ha sorpreso alle spalle picchiandolo con un bastone e strappandogli da dosso il portafoglio con all’interno non più di 70 euro. Seppur ferito, l’anziano è tornato a casa e ha chiamato il 113. Sul posto si sono quindi recati i poliziotti della Squadra volente, diretta da Gianfranco Scarfone, ai quali l’uomo ha raccontato quanto accaduto. In corso le indagini per identificare il presunto aggressore e rapinatore. (mi.fa.)
Siena, migrante accoltella autista, spari per bloccarlo: doveva essere espulso
L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata
Un ivoriano di 19 anni ha colpito con tre coltellate al torace l’autista di un pullman di linea dopo una lite a bordo del mezzo pubblico a Monteriggioni (Siena). L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Chiamati da alcuni passanti, i militari sono stati a loro volta aggrediti dal migrante, che prima avrebbe scagliato contro una damigiana di vetro e poi li avrebbe attaccati con la lama. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata.
L’aggressione e l’intervento dei Carabinieri
Secondo la prima ricostruzione, dopo aver esploso alcuni colpi in aria, i carabinieri hanno potuto neutralizzare l’ivoriano sparandogli un colpo di arma da fuoco a una gamba.L’autista è ricoverato all’ospedale Le Scotte di Siena: per le ferite gravi subite dai fendenti tirati dall’ivoriano, avrebbe perso molto sangue. Il giovane africano è piantonato in reparto. Nessun carabiniere è rimasto ferito. Il fatto è successo verso l’ora di pranzo in località Santa Colomba, vicino a Monteriggioni, zona di forte richiamo turistico.
L’aggressore era ubriaco
I carabinieri hanno interrogato anche i passeggeri del bus e alcuni passanti. E’ emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita al conducente: alcuni passanti, che aspettavano il pullman al capolinea per ritornare in città, sono intervenuti e, facendosi «scudo», hanno interrotto la violenta aggressione. L’ivoriano è poi risultato essere in stato di ubriachezza. Il bus stava concludendo la corsa al capolinea di Santa Colomba di Monteriggioni (Siena). Sceso a terra, forse per una discussione avuta con l’autista perché non aveva pagato il biglietto (i carabinieri gli hanno trovato in tasca un’altra multa per non aver pagato il biglietto dell’autobus), l’ivoriano sarebbe andato di corsa a prendere il coltello in una casa vicina, che conosce, dove era stato ospitato come richiedente asilo. Quindi, ritornato alla fermata, si sarebbe scagliato contro l’autista, accoltellandolo. Dopo i primi tre colpi – sempre secondo la ricostruzione dei militari – l’autista, cinquantenne, sarebbe stato sbalzato fuori dal posto di guida, finendo a terra. Così, sarebbero intervenuti alcuni passanti, che l’hanno sottratto all’aggressione mentre, intanto, qualcuno ha dato l’allarme ai carabinieri. All’arrivo di una pattuglia, l’africano non si è fermato. Sono stati sparati dei colpi di pistola in aria e poi, uno, per bloccarlo, a una gamba. Ma l’ivoriano ha tentato la fuga in un bosco, dove è stato raggiunto poco dopo dai militari. Il coltello è stato poi recuperato dai militari vicino all’aggressore.
Era in attesa di espulsione
L’africano non risulta essere un islamico radicalizzato, ma un migrante problematico, con difficoltà legate all’alcol e già noto ai gestori dei programmi di accoglienza e alle forze dell’ordine per le sue intemperanze. Proprio a causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di richiedente asilo ed è in attesa di espulsione dall’Italia. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi. Sarebbe la stessa struttura, vicina al capolinea, dove si è procurato il coltello per aggredire l’autista. Ora è senza fissa dimora. Appena il 18 luglio scorso, alla stazione di Poggibonsi (Siena), il 19enne è stato arrestato dalla polizia ferroviaria per aver tirato un pugno a un controllore che gli aveva chiesto il biglietto causandogli un trauma commotivo.
29 luglio 2017 (modifica il 29 luglio 2017 | 22:32
Trieste, tre profughi arrestati per violenza sessuale su minorenne
I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19
Tre giovani migranti, un afghano e due pakistani, ospiti in un centro di accoglienza a Trieste, sono stati portati in carcere, perché ritenuti responsabili di due episodi di violenza sessuale su una dodicenne; il primo avvenuto sulla Scala dei Giganti e il secondo presso il giardino pubblico di Via Giulia. Per quanto riguarda quest’ultima vicenda, l’accusa è pesantissima: stupro di gruppo. I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19.
Minorenne stuprata a Trieste
Secondo la ricostruzione resa nota dalla Questura, la dodicenne si sarebbe incontrata con l’afghano in un locale di Piazza Goldoni e sarebbe stata quindi condotta sulla Scalinata dei Giganti, verso il parco di San Giusto. L’afghano avrebbe iniziato a baciarla e a molestarla. La ragazzina l’avrebbe respinto ripetutamente ma il giovane sarebbe riuscito ad immobilizzarla ed a violentarla. La dodicenne è ospite di una struttura di accoglienza ed è qui che l’educatrice, a cui ha raccontato il fatto, ha deciso di accompagnarla in ospedale per una visita. Il referto ha accertato la violenza. Alcuni giorni dopo, lo stupro di gruppo, sempre contro la minore. La Questura ha reso noto che gli accertamenti investigativi hanno consentito di appurare che gli arrestati erano consapevoli dell’età della ragazzina e che avevano abusato di lei. La Questura spiega ancora che la custodia cautelare, oltre che per la gravità degli atti compiuti, è stata disposta anche perché vi è il concreto ed attuale pericolo della reiterazione del reato.
 
Lega: “Castrazione chimica”
La Lega chiede la castrazione chimica. – “Nessuno sconto, nessun finto buonismo per i 3 criminali che hanno violentato la ragazza di 14 anni a Trieste. Delinquenti che non meritano nulla, solamente la castrazione chimica e l’immediata espulsione dal nostro Paese”. Lo ha dichiarato il capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga sull’arresto a Trieste di tre profughi con l’accusa di stupro di gruppo a danno di una quattordicenne.
 
“Siamo giunti al colmo – ha affermato il capogruppo della Lega- e la principale responsabilità di tali fatti incresciosi risiede nella vergognosa politica del Pd che ha permesso a questa gente di entrare e fare i porci comodi, senza il minimo rispetto dell’altro e di ogni base sociale. Un disastro che ha delle responsabilità politiche ben precise. Chi ha permesso e favorito l’ingresso incontrollato di questa gente, chi ha voluto la cosiddetta “accoglienza diffusa”, permettendo a queste persone di girare liberamente sul territorio senza alcun tipo di controllo, oggi deve solamente chieder scusa, dimettersi e andare a casa. Non ci sono più parole. E’ giusto che i responsabili paghino mettendoci la faccia e non con le solite frasi di circostanza. Serve un cambio di rotta radicale”.
 
Pd: “Condannare i colpevoli”
“La violenza –  commenta Ettore Rosato, capogruppo alla Camera del Pd – in particolare quella contro le donne è inaccettabile. Quella di gruppo, commessa a Trieste contro una ragazzina quattordicenne, spinge a chiedersi dove può arrivare la malvagità umana. Da padre, ne rimango ancor più colpito e mi aspetto che tutti agiscano con rigore e rapidità per accertare responsabilità e condannare i colpevoli”. “Suggerirei però sommessamente di non usare una vicenda così drammatica per fare polemica contro istituzioni che lavorano ogni giorno per garantire tra mille difficoltà la sicurezza della città”, conclude Rosato.
28 luglio 2017 07:44
L’ivoriano aveva picchiato un controllore appena dieci giorni fa
L’arrestato era stato rimesso in libertà ed era in attesa di espulsione
Proseguono le indagini dei carabinieri sul grave episodio accaduto a Santa Colomba (LEGGI Grave autista Train accoltellato da immigrato ivoriano). I testimoni sono stati sentiti dai militari ed è emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita all’uomo.
 
L’ivoriano, risultato ubriaco, pare non abbia gradito qualcosa detto dall’autista al capolinea di Santa Colomba, sia corso all’interno dell’abitazione dove fino a qualche tempo fa viveva come profugo, e sia tornato all’autobus armato di coltello, con il quale ha colpito l’autista, quarantaquattrenne di Rapolano Terme, più volte.
 
Il giovane della Costa d’Avorio era finito alla ribalta della cronaca lo scorso 18 luglio (LEGGI In treno senza biglietto picchia controllore) quando era stato arrestato dalla Polfer per aver picchiato un controllore sul treno a Poggibonsi. Ed in tasca gli è stata trovata una multa con la data di ieri. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi.
 
A causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di ‘richiedente asilo’ ed è in attesa di espulsione dall’Italia.
29 luglio 2017 20:29 Susanna Guarino
Romeno accoltellato da un giordano che viene colpito a martellate da un marocchino
Brutale rissa tra stranieri in mattinata in via Marocchesa a Mogliano Veneto, all’interno di un’abitazione abitata da senza tetto. Indagano i carabinieri
 
14 novembre 2016 17:49
MOGLIANO VENETO Un cittadino giordano di 27 anni ed un romeno di 26 anni sono ricoverati presso l’ospedale di Mestre per le ferite riportate nel corso di una violentissima rissa che ha coinvolto anche un terzo straniero, un giovane marocchino. L’episodio, sanguinoso, è avvenuto in mattinata a Mogliano Veneto in via Marocchesa, all’interno di un’abitazione diroccata divenuta negli ultimi anni un alloggio di fortuna per senza tetto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, impegnati nelle indagini sull’episodio, il cittadino giordano, al culmine di una violenta lite, ha afferrato un coltello ferendo con un fendente al petto il romeno. Per difenderlo dalla furia del suo aggressore il giovane marocchino ha a sua volta preso un martello e colpito il giordano. Il nordafricano si è poi dileguato. Entrambi i feriti, non in pericolo di vita, sono stati trasportati all’ospedale di Mestre per essere sottoposti alle cure del caso.
 
Questo è solo il primo round della vicenda, perché poi il paziente alle prese con i traumi al capo, il giordano, nel primo pomeriggio si riprende e pensa bene di mettere a soqquadro mezzo pronto soccorso. Pare volesse raggiungere l’accoltellato per “fargliela pagare”. I motivi li sanno loro. Dice che vuole ucciderlo. Sul posto intervengono i carabinieri, mentre l’esagitato dà filo da torcere a medici e guardie giurate. Sanitari e personale in divisa hanno il loro da fare per arginare la furia del giordano, il quale durante la colluttazione con la guardia giurata pare abbia addirittura cercato di impossessarsi dell’arma d’ordinanza. Senza riuscirci per fortuna.
 
Provvidenziale l’arrivo dei militari dell’Arma che, secondo testimoni, avrebbero ammanettato il giovane portandolo via. La sua posizione è al vaglio, visto il comportamento tenuto anche di fronte ai militarii. Per lui potrebbe scattare una misura di limitazione della libertà personale.
Venezia choc, gondoliere circondato e picchiato dalle borseggiatrici
VENEZIA – Piazzale Roma e stazione sono il termometro dell’esasperazione. Perché a volte l’assenza di decoro sfocia nell’allarme sicurezza, con ladri e malfattori di ogni genere in azione, al punto da mettere a dura prova la sopportazione di chi lavora in quelle zone. Clima teso, nervi a fior di pelle. La scena si ripete ogni giorno, tra la stazione e gli Scalzi: le borseggiatrici che adocchiano un malcapitato turista e gli esercenti dei banchetti di fronte alla chiesa degli Scalzi che le allontanano. Tra il ponte della Costituzione, la stazione ferroviaria ed i pontili delle fermate Actv, i flussi sono notevoli e le occasioni ghiotte per queste malfattrici, ormai ben conosciute dai commercianti.
 
Martedì, verso le 15.30, a tentare di mandar via le borseggiatrici ci ha pensato un gondoliere dello stazio Stazione, il quale è stato oggetto della reazione delle donne. Queste, secondo le testimonianze, erano tre, una cinquantenne e due ragazze più giovani. Hanno preso ad inveire contro il gondoliere e lo hanno circondato, colpendolo a una gamba e ferendolo con una bottiglia di vetro che avevano acquistato in un bar. Sono seguiti spintoni e nel frattempo sono intervenuti i colleghi del gondoliere aggredito, che è finito in ospedale per farsi refertare la ferita. La rissa, fra ingiurie e botte, è continuata per un po’, fino all’intervento di una pattuglia della polizia, che ha placato gli animi. Le borseggiatrici se ne sono andate e non si sono più fatte vedere.
Mercoledì mattina ce n’erano altre due, tanto per presidiare il posto di lavoro. Anche in questa occasione sono state allontanate dai venditori, che non le vogliono davanti ai loro banchetti e tentano quotidianamente di tenere pulita la zona nella quale lavorano. Impresa non facile: «Ci sono i neri con le borse all’angolo di Lista di Spagna – raccontano i commercianti – poi chi chiede la carità con i cani in braccio; dal tintinnare delle monete nella ciotola, questi questuanti, attività proibita con animali per ordinanza comunale, guadagnano un bel po’.
Più il là decine di porter con i carretti, che spesso li piazzano davanti ai nostri banchi e non sono rare risse per accappararsi i clienti. Sul ponte degli Scalzi operano gli scatolettisti. Per finire, le borseggiatrici. Coppie o terzetti di donne che si alternano. La polizia le conosce benissimo e talvolta le hanno anche fermate, ma evidentemente la legislazione è carente, tanto che poco dopo il fermo tornano imperterrite nella zona. Questa è la situazione nella quale lavoriamo e questa è l’istantanea della maggiore porta d’ingresso alla città».
di Tullio Cadorna
Venerdì 28 Luglio 2017, 19:15 – Ultimo aggiornamento: 28-07-2017 21:35

Milano, Italiano massacrato a colpi di chiave inglese in testa

risorseviolenza? Macché violenza, era un tentativo di fare amicizia. Perché mai parlarne ai tiggi? La vittima? Quale vittima? SILENZIO mediatico su questa violenza, sia mai che la gente “percepisca” che sta società multi kulti non sia questa felice terra promessa. Questo non è mai successo…un invenzione dei giornali razzisti


Milano, Italiano massacrato a colpi di chiave inglese in testa
 
Corso Como: ragazzo preso a calci in faccia e colpito con una chiave inglese sulla testa
Preso a pugni in faccia, colpito con una bottiglia e una chiave inglese in testa e ‘scalciato’ su capo e torace anche quando era a terra. Serata da incubo per un giovane italiano di 20 anni, accerchiato e aggredito da tre malviventi nel pieno della movida milanese: corso Como.
Il pestaggio in corso Como
 
Ad interrompere il pestaggio, attorno alle 3.15 di martedì, ci hanno pensato i carabinieri della Pattuglia mobile di zona della Compagnia Duomo. I militari – due – si sono lanciati all’inseguimento dei tre aggressori, riuscendo a fermarne due. Si tratta di due cittadini marocchini di 19 e 18 anni, già noti alle forze dell’ordine. Il terzo complice è riuscito a fuggire.
La ricostruzione dei carabinieri
 
Stando alla ricostruzione dei carabinieri, la gang aveva aggredito il malcapitato per rapinarlo di uno smartphone Samsung Galaxy S7, recuperato. L’episodio è avvenuto di fronte ad una delle tante discoteche che animano la stradina della movida, quindi c’erano diversi testimoni.
 
Sul posto sono intervenuti anche i soccorritori del 118. Il personale sanitario ha trasportato il 20enne al Policlinico in codice giallo. Il giovane ha riportato diversi traumi al volto e in testa ma non è in gravi condizioni. Ora si indaga per risalire al terzo ‘picchiatore’.
19-07-2017 fonte

Profughi si prostituiscono nei parchi per 15 euro

lavori che gli italiani non vogliono fare. Ci pagano i contributi su questi lavoretti? Tanto profughi-pordenoneper farlo sapere a Boeri.

Rimpinguare le fila dello sfruttamento della prostituzione per le nostre care ONG/TRAFFICANTI rientra nel concetto di “salvare loro la vita” e nel concetto boldriniano di arricchimento culturale. Ovviamente sono tutte balle e dicerie degli xenofobi

vedi anche  50 EURO AI PROFUGHI. MA PER PROSTITUIRSI – NEI PARCHI DI PORDENONE DORMONO E SI VENDONO DECINE DI MIGRANTI CHE NON TROVANO POSTO NELLE STRUTTURE CITTADINE, VISTO CHE LA CITTà OSPITA QUATTRO VOLTE LA QUOTA DI RICHIEDENTI ASILO PREVISTA DALLA LEGGE (SUO MALGRADO) – PER 50 (MA ANCHE 20) EURO, SI OFFRONO AI PASSANTI – VIDEO-INCHIESTA DEL ‘GIORNALE’

Profughi si prostituiscono nei parchi per 15 euro
PORDENONE – Si prostituiscono per pochi euro. Sono diversi ormai i casi segnalati di richiedenti asilo che vendono il proprio corpo in cambio di pochi spiccioli. Quindici – venti euro, non di più. Anche in questo caso fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare: dare il culo agli anziani gay nei parchi. Che poi diffondono malattie esotiche nella società.
 
Il problema, rilevato soprattutto al parco Querini, di fronte alla stazione dei treni, è che questi giovani, arrivati soprattutto da Pakistan ed Afghanistan, tendono ad importunare anziani che, magari a passaggio con i nipotini, vorrebbero soltanto trascorrere del tempo all’aria aperta.
 
Il caso, anticipato nei giorni scorsi da Telepordenone, ma confermato anche dalle forze dell’ordine, sta generando un misto tra imbarazzo e sdegno. Qualcuno ha raccontato di essere stato avvicinato da un richiedente asilo, mentre stava leggendo il giornale seduto su una panchina, che gli proponeva sesso in cambio di soldi. «Non parlava italiano racconta un 65enne che abita in città e che ha voluto rimanere nell’anonimato ma si faceva capire chiaramente. Alla fine sono stato costretto ad allontanarlo anche in malo modo, dal momento che le sue richieste si stavano facendo sempre più insistenti. So però di altre persone che ci stanno e che, dopo un primo approccio con il giovane di turno, finiscono per appartarsi. Questo succede a tutte le ore del giorno».

Ventimiglia, stop ai pasti della Caritas: seicento migranti restano senza cibo

per quanti individui SENZA REDDITO e con la cittadinanza autoctona E’ QUESTA LA caritas pranziREALTA’ QUOTIDIANA? Eppure non indigna nessuno la loro condizione. Eppure ci sono tanti filantropi e tanti solidali che però i quattrini dalle loro tasche non li tirano fuori, solo fiato dalla bocca, giusto per parlare di eguaglianza. Ma il fiato dalla bocca non esce per chiedere aiuto per i pensionati che frugano nei cassonetti a fine mercato, per dare reddito e pensioni dignitose che non costringano a commettere furto di generi alimentari e finire denunciati per una scatoletta di tonno o un pacco di mortadella, che non sfrattino di casa ultra ottantenni.

Ventimiglia, stop ai pasti della Caritas: seicento migranti restano senza cibo
La Diocesi si arrende: costi troppo alti, spazi angusti e pochi volontari
 
I due biglietti attaccati all’ingresso della Caritas di Ventimiglia: da oggi solo colazioni, sospeso il servizio di distribuzione pasti
 
«Only breakfast», «Seulement tè et biscuits»: ovvero, soltanto colazione, tè e biscotti. Sono due fogli scritti con pennarello rosso e nero che segnalano, all’ingresso della Caritas di Ventimiglia, la resa della Diocesi. Stop alla distribuzione del pranzo, quindi: restano soltanto le colazioni. Un bicchiere di tè, qualche biscotto, un pezzo di pane. È una decisione inaspettata e drastica quella adottata dalla Caritas. Seicento persone al giorno restano senza pranzo. I volontari sono troppo pochi, i costi troppo alti, gli spazi decisamente esigui. «E poi, con il centro d’accoglienza al Parco Roja che è appena stato ampliato – spiega il coordinatore ventimigliese Cristian Papini – è anche un gesto di responsabilità», nei confronti di una città che ha dato tanto e che oggi fa fatica a convivere con un numero di profughi in continua crescita.
Nella città di confine, è ancora emergenza. Il greto del fiume Roja è stato sgomberato soltanto una decina di giorni fa, lunedì 26 giugno. Ma il «villaggio» dei migranti è ricomparso. Qualche straccio per terra al posto dei materassi, i panni stesi dopo il bucato nel fiume, i sacchetti con le cianfrusaglie appoggiati accanto ai giacigli. Gli «ospiti» del «villaggio» sono tutti ragazzi, non parlano né francese né inglese, sono spaventati e hanno paura di inserirsi nella struttura della Prefettura, gestita dalla Croce rossa, al Parco Roja. Timore infondato, come tanti volontari delle associazioni cercano di far sapere a quanti più stranieri possibile: quasi tutti sono stati identificati all’arrivo in Italia e, entrando al centro d’accoglienza, non subiranno limitazioni alla loro libertà di movimento.
 
Il «villaggio» nel greto del fiume Roja era stato lasciato una decina di giorni fa dai profughi nel cuore della notte, con una «marcia» cominciata poche ore prima dell’arrivo delle ruspe inviate dal Comune a ripulire un’area ormai in condizioni di igiene precarie. Gli stranieri si erano dispersi nei boschi tra Italia e Francia, ma quasi tutti erano stati poi «intercettati» dalla polizia d’Oltralpe, «riammessi» all’interno dei confini italiani e infine trasferiti a Taranto con i pullman. Uno scenario che, a osservare il greto del Roja in queste ore, «ripopolato» di stranieri, non è escluso che possa ripetersi.
Ventimiglia, in questi giorni di inizio luglio, con la Francia di Macron che ha appena ribadito la proroga della sospensione di Schengen, si conferma un «imbuto». Le frontiere restano chiuse, i controlli sono a tappeto, gli stranieri che arrivano in Riviera pensando di poter continuare il loro viaggio della speranza verso altri Paesi del Nord Europa fanno fatica a entrare in Francia. Ci provano camminando lungo l’autostrada (dove ormai da mesi c’è l’avviso luminoso «pietons», cioè pedoni, che invita gli automobilisti a procedere con attenzione), nascondendosi sui treni, o ancora camminando nelle buie gallerie ferroviarie. Percorsi alternativi rispetto alle strade, pattugliate soprattutto sul versante francese. Ma anche percorsi molto pericolosi, dove in tanti hanno già trovato la morte.
 
Lunedì la Caritas di Ventimiglia ha distribuito gli ultimi pasti, da martedì il servizio è bloccato. «A giugno abbiamo dato da mangiare a 6.200 persone, a maggio a 5.100», snocciola i dati degli ultimi mesi il direttore della Caritas Diocesana, Maurizio Marmo. Il sodalizio ha letteralmente sfamato migliaia di profughi, dando un significato concreto e positivo al termine accoglienza, grazie all’impegno dei suoi vertici e alla generosità di tanti volontari che mai si sono risparmiati per aiutare gli stranieri. Il servizio «ristorante» per il pranzo è partito a febbraio di quest’anno, in seguito alla chiusura a nuovi ingressi del vicino centro d’accoglienza (per la manutenzione dei moduli abitativi). «Ora che il centro al Parco Roja è stato ampliato – ancora Papini – speriamo che i profughi si spostino lì. Qui, la situazione non era più gestibile». Restano attivi gli altri aiuti dedicati agli stranieri: oltre alle colazioni per i migranti (ieri ne sono state distribuite 637), i profughi trovano alla Caritas cambi d’abito e scarpe, donati dai ventimigliesi e non solo.
 
E sta per chiudere anche un altro «servizio» per i migranti: il centro dedicato a donne e bambini allestito nella vicina parrocchia di Sant’Antonio, alle Gianchette. Entro la prossima settimana sempre al campo Roja sarà pronta una zona dedicata proprio a mamme e bimbi. L’obiettivo, caldeggiato dal Comune e portato avanti dalla Prefettura, è concentrare gli stranieri, evitando «accampamenti» e tentando di limitare in qualche modo i disagi per la città. Tentando di dare un’accoglienza più dignitosa ai profughi, che continuano però ad affollare il greto del fiume Roja.

Istat: “In Italia cinque milioni di poveri assoluti”

Poverta-assoluta-raddoppiata-in-9-anniaggiungiamo a questo numero anche chi vive in condizioni di povertà relativa e peggio ancora i working poors (ossia i lavoratori che percepiscono un reddito incapace di garantire una minima sopravvivenza)?. Non contiamoli, fingiamo che non esistano mi raccomando, noi dobbiamo salvare i profughi economici da altrove. Questo sì che è civile. Bisogna poi salvare le BANCHE, GUAI A “SPRECARE” SOLDI PER IL REDDITO DI CITTADINANZA.
Abbiamo un tasso di occupazione del 57% (sorvoliamo sul fatto che vengano inclusi anche chi lavora 1 ora in un anno con i voucher et similia) chi se ne frega di come vive SENZA REDDITO il 43%, saran tutti ricchi figli di papà, con le LAUTISSIME PENSIONI elargite agli italiani c’è di che spassarsela, 63% delle pensioni SOTTO I 750 EURO.
In questo quadro, si deve ancora subire anatemi e paternali da parte di politicanti da 20 MILA EURO AL MESE sulla loro indignazione a fronte delle basse cifre dichiarate nei redditi da parte degli italiani? Ma cos’è scherzi a parte? Ormai pare che lo sport che le sanguisughe al potere amano di più sia OFFENDERE gli italiani mentre li condannano a morte per fame.
 
In 6 anni 85 MILIARDI ALLE BANCHE, solo nel DEF 2017 quasi 5 MILIARDI (sono molti di più considerate le voci scorporate per le varie operazioni collegate) per gli indigenti italiani? 2 miliardi per 400 mila famiglie, per essere un reddito di inclusione DI POVERI NE ESCLUDE PARECCHI.
 
L’Istat ha stimato in 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale in Italia nel 2015. Una percentuale pari al 28,7% degli abitanti. Secondo la Strategia Europea contro la povertà, entro il 2020, l’Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila FONTE
Istat: “In Italia cinque milioni di poveri assoluti”
 
In situazione di indigenza 1,6 milioni di famiglie. Peggiora la situazione dei giovani
 
La povertà in Italia non scende. Anzi per le famiglie con tre e più figli aumenta in maniera drammatica. La fotografia dell’Istat, in attesa che decollino concretamente le nuove iniziative del governo (il nuovo Sia, il Sostegno di inclusione attiva andrà a regime solo dopo l’estate), è desolante. Nel 2016, infatti, si stima siano ancora 1 milione e 619 mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui. Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui, segno che la situazione economica del paese stenta a migliorare. Tant’è che l’incidenza di povertà assoluta sul totale delle famiglie è pari al 6,3%, praticamente in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l’incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9% rispetto al 7,6% del 2015, una variazione che però l’Istat definisce “statisticamente non significativa”.
Tra le famiglie con tre o più figli minori l’incidenza della povertà assoluta aumenta quasi del 50% passando dal 18,3 al 26,8%. Ad essere coinvolte sono così 137.711 famiglie ovvero 814.402 individui. Aumenta anche l’incidenza fra i minori che sale dal 10,9% al 12,5% e nel complesso interessa 1 milione e 292 mila soggetti. L’incidenza della povertà assoluta, specifica l’Istat nel suo ultimo rapporto, aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell’anno precedente).
 
Rispetto al 2015 la povertà relativa risulta stabile: nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l’anno precedente). Anche questa condizione è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%) e colpisce di più i nuclei giovani: raggiunge infatti il 14,6% se la persona di riferimento è un under 35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne. Ultimo dato: l’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%).
Pubblicato il 13/07/2017
Ultima modifica il 13/07/2017 alle ore 15:58 paolo baroni

Migranti, no di Liguria, Lombardia e Veneto al piano di integrazione: “Per noi sono clandestini”

Protesta-profughi-620x264ma ci pagano le pensioni e lavorano per noi

«Questo documento vuole rendere ufficiale la resa dell’Italia di fronte all’invasione di clandestini che stiamo subendo. Mentre Renzi e Gentiloni propongono in modo aleatorio di aiutare gli immigrati a casa loro, il governo vuole approvare un documento che sembra più un manifesto di partito. Dovrebbe essere un testo rivolto all’integrazione dei rifugiati politici e invece vuole dare indicazioni agli enti locali anche sull’accoglienza degli aspiranti profughi».
 
Così gli assessori regionali con delega all’Immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto, Sonia Viale, Simona Bordonali e Manuela Lanzarin, in merito al piano nazionale di integrazione per i titolari di protezione internazionale, presentato dal ministero dell’Interno alle Regioni.
«Il ministero con un documento ufficiale vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare, bandendo espressioni come «migranti illegali» o «clandestini» – prosegue la nota – Noi non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini senza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana».
I tre assessori sottolineano come nel piano ci sia l’invito del governo ad «aprire su tutto il territorio nazionale nuovi luoghi di culto, con particolare riferimento alle moschee. Punto che non ci trova d’accordo anche per la poca chiarezza sulla provenienza dei fondi utilizzati per costruire centri islamici».
 
Contrari anche al fatto che «vengono addossati a regioni ed enti locali tutti i costi economici e sociali della presa in carico sanitaria educativa e sociale dei richiedenti asilo. Il governo Gentiloni vorrebbe che fossero gli enti locali a mettere le pezze a un sistema di accoglienza fallimentare e malato, senza nemmeno prevedere risorse da destinare ai progetti.
Di fatto – prosegue la nota – si tratta di un documento di partito, in cui si parla ancora di immigrati che pagano le pensioni agli italiani e si suggerisce di dare priorità agli immigrati nell’assegnazione di lavoro e di case popolari. Siamo alla follia, al razzismo contro gli italiani» attaccano Viale, Bordonali e Lanzarin. Secondo i tre assessori bisogna invece applicare i punti contenuti nella Carta di Genova, siglata da Liguria, Lombardia e Veneto lo scorso anno: dichiarazione stato di emergenza, stop agli sbarchi con presidi in Nordafrica e rimpatrio immediato di tutti i clandestini. «Solo rispettando le regole di base e con un numero contenuto di arrivi sarà possibile attuare reali politiche di integrazione di chi davvero fugge dalla guerra, ossia solo il 5% delle persone che stiamo accogliendo attualmente» concludono.
Pubblicato il 13/07/2017
Ultima modifica il 13/07/2017 alle ore 16:33

risorse per le nostre pensioni

sbarchi

SOLO IERI 1.100 (+ 2700 DEL GIORNO ANCORA PRECEDENTE)

viva mafia capitale, paghiamo le tasse, EVASORI!!! si si certo, salviamo vite eh vuoi che il Pd, Ongs, e filatropi vari non siano ossessionati dal salvare vite umane, peccato che ai sottostimati 5 MILIONI di italiani che vivono sotto la soglia di povertà NON FREGA NULLA

Migranti, dieci navi con 7300 profughi arrivano in Italia: dove sbarcheranno
ROMA – Ben dieci navi con a bordo oltre 7300 migranti salvati negli ultimi giorni al largo della Libia stanno per approdare sulle coste di tutto il Sud Italia.
 
L’arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. Al momento, gli scali indicati sono Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria, Bari e Brindisi in Puglia, Porto Empedocle e Catania in Sicilia, Salerno in Campania.
Giovedì 13 Luglio 2017, 13:12 – Ultimo aggiornamento: 13-07-2017 13:19

SOLO IERI (+ 2700 DEL GIORNO ANCORA PRECEDENTE)

Soccorsi altri 1.100 migranti, in arrivo migliaia in Sicilia
di Redazione
Altri 2.700 erano stati salvati ieri, ora sono tutti a bordo di diverse navi dirette nell’Isola, da Pozzallo a Trapani ad Augusta
ROMA – Solo questa mattina sono stati 1.100 i migranti salvati davanti alla Libia in diverse operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale operativa della Guardia Costiera di Roma. I migranti – un gruppo di 740 era a bordo di un barcone mentre il resto era su tre barche di piccole dimensioni ed un gommone – sono stati recuperati e si trovano ora a bordo di nave Diciotti della Guardia Costiera. La centrale operativa sta coordinando ulteriori interventi di soccorso che coinvolgono sia
nave Diciotti sia altre unità in zona.

Sono circa 2700 invece i migranti soccorsi ieri in una ventina di interventi coordinati dalla Guardia Costiera. Oggi sono in corso interventi che riguardano 3677 persone soccorse. Sono stati inoltre avvistati quattro gommoni, ed è stata ricevuta una chiamata per soccorrere un barcone sul quale si troverebbero circa 900 migranti.

Fra gli interventi di oggi, la nave Peluso è sbarcata stamattina a Pozzallo 481 persone, mentre altre 423 arrivano a Trapani con la nave Phoenix (Ong). Sono inoltre in arrivo le navi delle Ong Open Harms, con 403 persone a bordo, Aquarius, con 860 persone, Vos Prudence, con 935 persone, e Vos Hestia, che trasporta 577 migranti.

http://www.lasicilia.it/news/cronaca/94644/soccorsi-altri-1-100-migranti-in-arrivo-migliaia-in-sicilia.html