Petrolio in Siria e gli interessi di Rothschild,Cheney & Murdoch

Il The Times di sabato ha pubblicato un articolo sugli interessi petroliferi di ISIL , Siria e Turchia. In nessun punto dell’articolo si informano i lettori, che il proprietario del giornale, Rupert Murdoch, ha tutto l’interesse su questo tema essendo azionista di Genie Energy, una società israeliana a cui sono concessi i diritti del petrolio in Siria da parte del governo israeliano. Dick Cheney e Lord Rothschild sono anche loro soci.
Da nessuna parte sono così.Questa non è una teoria della cospirazione. Questa è una cospirazione.
 
Che Israele conceda i diritti del petrolio dentro la Siria è, naturalmente, un esempio lampante del disprezzo per il diritto internazionale, ma è poi la base su cui funziona normalmente lo stato di Israele. Naturalmente il valore delle azioni del Genie Energy sarebbero sostanzialmente potenziate con l’installazione di un regime fantoccio neocon a Damasco, che può corrompere per sottoscrivere la concessione petrolifera concessa da Israele.
 
Il disprezzo per il diritto internazionale è stata la più importante caratteristica del neoconservatorismo, e la necessità di rispettare il diritto internazionale è il tema ricorrente di questo blog.
Non ho mai pensato che il governo del Regno Unito avrebbe ritirato il suo sostegno al concetto del diritto internazionale esplicitamente, come ha fatto Cameron rimuovendo l’obbligo di rispettare il diritto internazionale nel codice ministeriale.
Questo è veramente ignobile , e vergognoso. Ma per tornare agli interessi petroliferi di Murdoch in Siria, mi sembra un paradosso sapere che, quando Fox News, Sky News, The Times, The Sun e altri numerosi altri media di Murdoch, Battono il tamburo per l’azione militare occidentale in Siria, non vi sia alcun obbligo di informazione per il consumatore su questa propaganda di parte, e sentirsi dire che stanno spingendo una politica in linea con gli interessi finanziari del suo proprietario
Anche coloro che cercano attivamente informazioni sulla proprietà dei media, non hanno a disposizione un registro dei loro interessi, il fatto che questo non esista è altrettanto grave.
Si tratta di una meravigliosa ironia che c’è un registro degli interessi dei membri del consiglio della Independent Press Standards Organisation, ma nessun registro degli interessi dei proprietari dei media!
 
Questo non è un caso. L’Inchiesta Leveson ha avuto prove e interrogato un testimone – Rowan Cruftdella University of Stirling – che ha suggerito che l’interesse finanziario di un proprietario, in un articolo, dovrebbe essere rivelata. Robert Jay QC , il consiglio ha chiesto:
 
Robert Jay
 
Questa è sulla sua pagina 8, la nostra pagina 00885. Lei dice:
“Prima di tutto, il codice potrebbe fare di più per richiedere a proprietari, editori e giornalisti di dichiarare i loro propri interessi politici e finanziari , e a dichiarare questo ai lettori e agli editori.”
 
Non credo che il codice faccia di tutto per richiedere ai proprietari, editori e giornalisti a farlo.
 
Dr Rowan Cruft
Giusto.
 
 Robert Jay QC prosegue, prima di suggerire alcun obbligo di dichiarare gli interessi finanziari, dovrebbe applicarsi solo ai giornalisti specificatamente finanziari. Poi si è mosso rapidamente per discutere le implicazioni della dichiarazione degli interessi politici dei proprietari. Robert Jay QC è un uomo intelligente ed è riuscito ad evitare qualsiasi discussione sugli interessi finanziari di alcun proprietario di sorta. Poco dopo la conclusione dell’inchiesta, è stato promosso dal governo a High Court Judge [giudice dell’Alta Corte].
 
L’Inchiesta Leveson ha totalmente ignorato il vero marciume dei media in Gran Bretagna – la massiccia concentrazione della proprietà dei media e la sua sudditanza ad altri interessi corporativi. Il codice di condotta riveduto, che è stato il suo risultato, non contiene alcun riferimento agli interessi dei proprietari che “anche nel contesto molto limitato di sottoscrivere titoli e azioni. Un giornalista finanziario ha il dovere di dichiarare qualsiasi interesse che lui o la sua famiglia hanno in una società su cui lui scrive, ma non ha è il dovere di dichiarare alcun interesse del suo titolare – la persona che lo sta pagando per scrivere sul giornale.
Se pensate che questo sia solo un incidente di percorso, siete estremamente ingenui. E’ solo un piccolo assaggio, di un aspetto, della straordinaria fitta rete di corruzione delle élite nel Regno Unito
02/05/2017 via jedaNews

Trovate armi della NATO e della Turchia nei depositi abbandonati dall’ISIS

Armi-NATO-in-Siria-3Armi della NATO nei depositi dell’ISIS
I terroristi dell’ISIS (Daesh in arabo) in Siria combattono con le armi ricevute dalla Turchia e dalla NATO, questo lo dimostrano (fra l’altro) le armi confiscate a questa banda nel nord della Siria.
Nell’ambito delle grandi avanzate fatte dalle forze siriane e curde nella provincia Nord di Al-Raqqa, le Forze Democratiche della Siria (FDS), formazioni Curde, hanno potuto confiscare grandi quantità di armi dell’ISIS.
Secondo le immagini diffuse su questo sequestro, tutte le armi e le munizioni, confiscate nelle regioni attigue alla centrale idroelettrica della riferita città, risultano di fabbricazione turca e di proprietà della NATO.
Tra gli armamenti si evidenziano i missili anticarro M72 LAW, di uso abituale da parte dei terroristi dell’ISIS prodotti dalla ditta turca MKEK (sigla in turco del produttore).
Gli armamenti confiscati includono, tra gli altri, un mortaio da 120 mm. e la sua base, un Kalashnikov e quattro casse di proiettili, un lanciamissili multiplo Katyusha, due archi di mortaio e vari proiettili di mortaio, 100 componenti di mortaio e di obici , una rampa di mortaio da 82 mm., un sacco di proiettili BCK, due radio digitali Hytera, una cassa da 27 mm. DHSK, 20 cartucce da mortaio da 120 mm., 26 cartucce da mortaio da 60 mm. e un sacco di capsule da mortaio.
Armi della NATO trasportate dalla Turchia in Siria
Allo stesso modo, le forze curde hanno potuto sequestrare veicoli blindati di fabbricazione USA come Humvee, un veicolo militare Reo e un camion pick -up di marca Ford, tutti inviati dal territorio turco.
Con riferimento ad equipaggiamenti accessori, aggiungono le fonti, sono stati confiscati una videocamera di marca Sony, un notebook portatile , un telefono ed alcuni documenti della banda terrorista.
Tutto l’equipaggiamento, secondo le fonti locali, risulta di fabbricazione turca o made in USA, e tutto con sigle identificative della NATO che si presume sia arrivato nelle mani dei terroristi attraverso la Turchia.
Con il fine di rovesciare il Governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, controllare i movimenti dei curdi vicino le sue frontiere, e sotto il pretesto di combattere contro il terrorismo, la Turchia ha fatto l’impossibile per ravvivare le fiamme del conflitto nel paese arabo.
 
Rispetto a questo, la Turchia ha favorito, tra le altre misure , l’invio in Siria di elementi armati, mercenari jihadisti, terroristi, come nello stesso tempo ha fornito a queste bande armamenti ed aiuti di vario genere.
 
Nota:  Questo sequestro di armi trovate nei magazzini dei terroristi è soltanto uno dei tanti effettuati dalle forze curde, dall’Esercito siriano e da Hezbollah, in cui vengono sempre ritrovate armi di fabbricazione USA e con codici identificativi della NATO. Non rappresenta quindi una novità ma una ulteriore conferma che i terroristi dell’ISIS, nonostante le dichiarazioni ufficiali dei Governi, ricevono rifornimenti ed appoggio dalle potenze (USA, Arabia Saudita e Turchia) interessate a rovesciare il Governo di Damasco e smembrare il paese.
D’altra parte ci sono le dichiarazioni di alcuni degli stessi esponenti dell’establishment USA che confermano di questo appoggio fatto dai servizi di intelligence USA o direttamente dall’Esercito turco.
Il doppio gioco sul conflitto in Siria da parte di Washington ed Ankara continua, al di fuori delle apparenze. I gruppi terroristi islamici sono stati utilizzati, con tutta evidenza, per destabilizzare la Siria e favorire gli interessi delle grandi potenze. Questo dovrebbe far aprire gli occhi a coloro che che hanno creduto a tutte le falsificazioni della propaganda occidentale su questo conflitto che dura da oltre sei anni.
Mag 04, 2017  Fonte: Hispan Tv Traduzione e nota : L. Lago

La Russia ha distrutto 3000 autocisterne dei terroristi dall’inizio delle sue operazioni in Siria

L’Air Force russa ha distrutto oltre 3.000 autocisterne dei terroristi in Siria da quando ha iniziato le sue operazioni di lotta al terrorismo su richiesta del governo siriano
“Dall’inizio delle sue operazioni in Siria, la Forza aerea russa ha distrutto più di 3.000 camion cisterna e più di 200 impianti di raffinazione e di pompaggio di prodotti petroliferi,” ha dichiarato il vice direttore del Dipartimento Nuove sfide e minacce del Ministero degli Esteri russo, Dmitri Feoktistov.
In dichiarazioni rese alla stampa, Feoktistov ha spiegato che la distruzione della logistica dei terroristi, soprattutto nel settore energetico, è considerato un elemento chiave nella lotta al terrorismo.
D’altra parte, il funzionario russo ha criticato il rifiuto di Washington di sostenere la proposta di Mosca di imporre un embargo contro i membri del gruppo terroristico ISIS(Daesh, in arabo)La Russia 18 mesi fa ha sollevato agli Stati Uniti la necessità di imporre un blocco economico globale al gruppo terrorista
La Russia ha intrapreso la lotta terroristica in Siria dal settembre 2015  in seguito alla richiesta del governo del presidente siriano Bashar al-Assad.
 
Fonte: Hispantv   Notizia del: 04/05/2017

Tel Aviv: Il bombardamento nei pressi dell’aeroporto di Damasco fa parte della politica israeliana

Israel bombing Syria
È il secondo attacco aereo che Israele attua contro la Siria in poco più di un mese, sostenendo che sia necessario per la sua sicurezza, ma non è altro che l’ennesima aggressione contro un paese sovrano
Il bombardamento israeliano di ieri sera vicino all’aeroporto internazionale di Damasco fa parte della politica di Tel Aviv per impedire che le armi dell’Iran raggiungano alla Siria, ha dichiarato  che il Ministero dell’Intelligence di Israele, Israel Katz.
“L’attacco in Siria corrisponde completamente alla politica israeliana di per impedire il contrabbando di armi avanzate per l’organizzazione libanese Hezbollah dall’Iran attraverso la Siria”, ha spiegato Katz l’ennesimo atto di aggressione di Israele contro un paese in dispregio al diritto internazionale.
Inoltre, ha anche aggiunto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha dato l’ordine di agire ogni volta che “l’intelligence riceva notizie circa le intenzioni del trasferimento di armi avanzate a Hezbollah”.
Secondo le fonti citate da Reuters, Israele ha attaccato un deposito di armi e munizioni di Hezbollah.
 
Nel mese di marzo, le Forze di Difesa israeliane hanno lanciato attacchi aerei nei pressi di Damasco contro diverse postazioni militari siriane e un magazzino dell’esercito. Questo, e altri attacchi aerei in Siria erano state giustificate dal ministro della Difesa di Israele, Avigdor Lieberman, sostenendo che sono necessari per garantire la sicurezza del loro paese, che viene “prima di tutto”.
Fonte: Reuters – glz.co
 
Notizia del: 27/04/2017

Deposito di armi chimiche dell’ISIS, colpito da bombardamento della coalizione USA, esplode causando centinaia di vittime

Esplosione-depositi-armi-chimiche-terroristi
Gli Usa sapevano dove era questo deposito, cancellano le prove guadagnandosi anche dei punti nella fantomatica lotta al terrorismo a loro dire ingaggiata dagli stessi Usa?

Esplode deposito armi chimiche terroristi
Un attacco della coalizione diretta dagli USA, sulla zona di Deir El Zor nell’est della Siria, ha causato l’esplosione di un deposito di armi chimiche detenuto dai terroristi che ha causato centinaia di morti
“Nella giornata di Mercoledì, alle 17,30/17,50 ora locale, la coalizione internazionale a guida USA ha centrato un obiettivo del Daesh (ISIS) nella piana di Hatla, ad est di Deir E-Zor, est Siria”, come ha informato oggi il Comando Generale dell’Esercito e le Forze Armate in un loro comunicato.
 
L’attacco, come spiega la fonte militare, ha provocato in un primo momento del fumo bianco che più tardi è diventato giallo, fatto che dimostra che il bombardamento della coalizione ha centrato un deposito che contiene “una grande quantità di sostanze tossiche” che erano in possesso del gruppo jhadista.
Il bombardamento degli aerei della coalizione anti-ISIS hanno provocato distruzione ed esplosioni nella sede dei terroristi. Inoltre si informa che “un gran numero di civili sono morti in conseguenza della inalazione di sostanze tossiche”, hanno aggiunto le fonti.
L’incidente fornisce la conferma che, senza alcun dubbio, “i gruppi terroristi, in particolare il Daesh ed il Fronte Al-Nusra (autodenominato Fronte Fath Al-Sham), già erano in possesso di armi chimiche e hanno la capacità di trasportare, immagazzinare ed utilizzare tali agenti chimici con l’aiuto di alcuni paesi regionali che forniscono loro tale materiale.
Allo stesso modo le fonti hanno sostenuto che l’episodio dimostra che i gruppi estremisti takfiri sono coordinati dai loro patrocinatori per accusare l’Esercito siriano di utilizzare armi chimiche, così come era accaduto nella città di Jan Sheijun, nella provincia di Idlib.
Questo accade pochi giorni dopo che Washington ed i suoi alleati avevano accusato il Governo siriano di usare armi chimiche su Idlib. Gli USA non hanno accordato alla richiesta della Russia di realizzare una indagine approfondita ed indipendente per provare la responsabilità delle autorità siriane e hanno realizzato in modo unilaterale un attacco contreo la base aerea di Al-Shairat , nell aprovincia centrale di Homs.
Fonti : HispanTv Sputnik Mundo Traduzione e sintesi: J. Manuel De Silva Apr 13, 2017

L’Esercito siriano ha abbattuto un drone dell’ISIS che utilizzava una bomba della NATO

Terroristi-dellISISTerroristi dell’ISIS appoggiati dalla NATO
Il tipo di bomba seriale, utilizzata dall’ISIS per attaccare i civili nella zona di Abul Al Alaya, è stata identificata dall’Esercito siriano (NDF) come un proiettile GLV-HEF, di esclusivo utilizzo NATO, prodotto in Bulgaria.
Secondo l’NDF le forze siriane nell’area di Abul Al Alaya hanno abbattuto un drone utilizzato dall’ISIS per gli attacchi, mentre stava sorvolando le loro posizioni e bombardando i civili nella zona.
L’ISIS ha utilizzato queste bombe per colpire i civili nelle zone urbane di Homs e Deir Ezzor per diversi mesi, obbligando i militari siriani a monitorare constantemente i paesi e le città della nella Siria orientale.
Le forze governative siriane hanno difeso le popolazioni dall’ultimo assalto effettuato dai miliziani dei gruppi terroristi anche nella zona del sud est di Hama.
NATO-BombBombe prodotte per la NATO
Nota: Non è la prima volta che vengono scoperte armi di produzione esclusiva per la NATO in possesso dell’ISIS, questo è avvenuto quando l’Esercito siriano si è impadronito di alcuni depositi usati dal gruppo terroristico in varie zone del paese ed in questi depositi sono state trovate armi di fabbricazione USA destinate alla NATO.
 
ISIS Droni
Ad Aleppo, quando la città è stata liberata dalle forze governative, è stato ritrovato un bunker con alcuni ufficiali della NATO (fatti prigionieri) che dirigevano le operazioni dei gruppi terroristi arroccati nei quartieri est della città. Si è saputo che dalla  base in Turchia venivano inviate ai terroristi le coordinate, rilevate dai satelliti, per colpire gli obiettivi delle forze siriane.Vedi: South Front
Nessuna sorpresa quindi ma una ulteriore conferma della complicità della NATO con le operazioni dei gruppi terroristi in Siria per destabilizzare il paese e rovesciare il Governo di Damasco.
By Leith Fadel – 20/04/2017 Traduzione e nota: L.Lago Fonte: Al Masdar News

L’attacco alla Siria deciso da Trump segna la fine del “conflitto per procura” e si avvia al confronto diretto USA-Russia

Attacco-con-missiliAttacco USA contro la Siria
 
L’attacco ordinato da Trump in Siria, il dopo sei anni di guerra, rappresenta una svolta nel conflitto siriano che va oltre le apparenti conseguenze ipotizzate da vari osservatori.
Il cambio di scenario della guerra in Siria non viene dato dalla nuova fandonia o “false flag” precostruita dell’attacco chimico di Jan Cheijun, un episodio molto inattendibile, messo in dubbio dagli stessi servizi di intelligence USA  ma piuttosto dal successivo bombardamento dell’aeroporto di Al-Shayarat da parte della Marina da Guerra degli Stati Uniti, che si è esposta sul fronte di guerra senza pià sotterfugi, il che significa che le forze USA non si fanno più scudo dei loro intermediari ribelli o jihadisti.  (Vedi: Former CIA Officer: “The Intelligence Confirms The Russian Account On Syria”)
Una volta che gli USA hanno messo in chiaro le loro intenzioni, scoprendo il loro doppio gioco, tutti gli osservatori passano il testimone alla Russia: ci si chiede come ha incassato questa mossa, cosa non ha fatto e come potrà reagire. Dopo l’azzardata mossa di Trump, con l’improvviso attacco contro la base in Siria, la palla si trova adesso nel campo russo e la prima domanda da porsi è : per quale motivo i collaudati sistemi di difesa antiaerea non hanno distrutto i missili statunitensi.
Il giornalista francese Thierry Meyssan riferisce i commenti dei diplomatici arabi -algerini in particolare- secondo i quali lo stato Maggiore dell’Esercito statunitense aveva avvisato i russi in anticipo dell’attacco. Da quello conclude che il bombardamento era “concordato”, cosa che è molto pesante da affermare, e che inoltre non impedisce di riconoscere che Trump ha fatto un salto qualitativo che non aveva osato fare Obama.
Il bombardamento, aggiunge Meyssan, è stato irrilevante perchè l’aeroporto era vuoto ed in rovina e per il fatto che Trump continua comunque a prendere l’iniziativa cercando di cambiare la politica USA verso il Medio Oriente, riconquistando posizioni e cercando di sottrarre l’area mediorientale all’influenza russa. Vedi: Voltairenet.org
Alcune fonti russe vanno nella medesima direzione nel minimizzare i danni causati dal bombardamento. La stampa russa ha trasmesso i seguenti messaggi:
– La Siria è stata preavvisata dell’attacco ed ha ritirato i suoi aerei, le perdite sono state infime, “ha distrutto soltanto 9 aerei siriani in riparazione.
I sistemi di difesa antiaerea proteggono soltanto l’Esercito e l’aviazione russa, non le forze siriane;
Qualsiasi risposta avebbe presupposto una guerra nucleare con gli Stati Uniti.
In modo significativo, i portavoce del Pentagono hanno risposto alla prima delle questioni, che è realmente irrilevante, si sono dedicati a inviare foto alla stampa per dimostrare al mondo che i loro missili Tomahawk sono molto più efficaci di quello che dicono i russi. Il Daily Mail ha presentato tali foto, che giocano il ruolo del trofeo di guerra.
 
Le foto pubblicate non sono concludenti circa le perdite causate, tra le altre cose perchè in queste si vedono i rifugi di calcestruzzo per proteggere gli aerei da questo tipo di attacchi aerei. In ogni caso  l’obiettivo dell’attacco non era quello di causare danni all’aviazione siriana; neppure alla Siria. Per trattare militarmente con la Siria il Pentagono utilizza i suoi mercenari jihadisti . Per trattare con la Russia c’è invece necessità di altro tipo di strumenti.
Come abbiamo già sostenuto, l’attacco all’aeroporto era diretto contro la Russia e trasmette un messaggio inequivocabile, che il Pentagono, inoltre non ha mai cercato di occultare. Tra le dichiarazioni ufficiali e quelle ufficiose, hanno manifestato che “senza l’appoggio esterno” la Siria non avrebbe potuto portare a termine l’attacco chimico di Jean Shejun. “Sospettiamo che i siriani abbiano ricevuto aiuto”, ha dichiarato un alto ufficiale.
Come si vede, a Washington non vanno per il sottile; non soltanto sostengono la “favola” dell’attacco chimico ma vogliono coinvolgere in questo i russi (“l’appoggio esterno”).
A prescindere dalle conseguenze interne che l’azione di Trump produce a Washington, con un indubbio rafforzamento della sua posizione di “comandante in capo”, si deduce che in Siria sono finiti i giochi con gli intermediari, con i delegati ed i facenti funzioni.
 
La guerra combattuta per procura si avvia a diventare adesso uno scontro diretto tra USA e Russia.
“Come minimo i russi non sono stati capaci di controllare l’attività ” dei loro alleati siriani, dicono a Washington. “Non possiamo dire adesso quale ruolo abbiano potuto svolgere i russi” nel lancio dell’attacco chimico di Jan Sheijun.
 
“Tuttavia se esiste una prova qualsiasi o una accusa credibile, trarremo da questa le conseguenze al massimo delle nostre possibilità”, aggiungono le fonti statunitensi.
Al potere imperiale USA si possono rimproverare molte cose, eccetto la mancanza di determinazione. Il continuo riferimento alle “prove sicure” manifestato dal Segretario di Stato, Rex Tillerson, rappresenta la barzelletta propagandistica buona per l’apparato mediatico atlantista. Nel momento in cui gli USA hanno necessità di “incastrare” i russi, appariranno come per miracolo le prove che al momento sono inconsistenti.
I russi sono ben consapevoli della sfida che si prospetta e Putin è un uomo che ragiona a mente fredda e si riserva la sua prossima mossa. Con molta probabilità i missili Tomahawk non sono stati intercettati perchè c’era ancora un protocollo di intesa con il Comando USA. Questo spiega perchè le fonti russe hanno minimizzato le perdite.
La prima mossa successiva dei russi è stata quella di annullare il protocollo di intesa: d’ora in avanti gli aerei della coalizione che entreranno nello spazio aereo siriano lo faranno a loro rischio e pericolo. Sarà questa volta la Russia di Putin a decidere quando e dove fare la prossima mossa ma, nel frattempo, i possibili “incidenti” sul campo fra gli aerei USA e le forze russe-siriane sono dietro l’angolo. Uno qualsiasi di questi incidenti può determinare lo scontro e l’inevitabile conflitto tra le due superpotenze. Sarà questo che vogliono i circoli neocons di Washington e il Presidente Trump ne sarà consapevole?
di  Luciano Lago  Apr 09, 2017

Esercito siriano apre il fuoco contro un aereo USA di ricognizione su nord est della Siria

Contraerea-siriana-2Unità siriane
 
L’Esercito siriano ha confermato l’attacco contro un aereo di ricognizione USA che sorvolava le sue posizioni nel Nord-est della Siria, come ha riferito oggi una fonte militare ad Al-Masdar.
Secondo le informazioni ricevure l’aereo stava sorvolando la base del 54° Reggimento dell’Esercito siriano ad Al-Qamishli, quando il personale dell’istallazione ha aperto il fuoco contro l’aereo.
L’aereo USA si è immediatamente allontanato dalla base dopo essere stato attaccato dal fuoco della contraerea dell’Esercito siriano.
Trattasi del primo “incidente” avvenuto dopo l’atacco efffettuato dalle forze USA contro la base aerea siriana e dopo che la Russia ha annullato tute le procedure cautelative che consentivano agli aerei USA di entrare nello spazio aereo della Siria.
Fonte: Al -Masdar Apr 08, 2017

Siria tra bombe e fake news

Senza lo straccio di una prova, senza nessuna verifica circa l’accertamento dei fatti e le responsabilità, senza nessuna certezza sul materiale chimico utilizzato e, con esso, sull’identità dell’eventuale possessore, gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco a base di missili Tomahawk sulla base militare siriana di Al Shayrat. Il Presidente Trump ha così avuto il suo “battesimo del fuoco”, rito di passaggio di ogni presidente statunitense che segna il passaggio dalla sua elezione all’assunzione effettiva di ruolo.
Stavolta è toccato alla Siria, il cui governo sembra effettivamente poco entrarci con le armi chimiche che hanno avvelenato decine di vittime. Ma non c’è nessuna prova che accusi le forze armate siriane dell’accaduto, che riferiscono invece di aver centrato con i loro aerei un deposito di armi dei terroristi jahidisti, dove evidentemente erano stoccate anche quelle chimiche.
Che l’Isis e le fazioni terroristiche facenti riferimento ad Al-Nusra dispongano di armi chimiche non è un segreto: gliele hanno fornite i turchi un anno fa su indicazione statunitense.
Le hanno già usate in diverse occasioni, a Palmira come ad Aleppo, ma nel silenzio dei media occidentali che, del resto, tacciono anche sul flagello saudita su Sana’a e derubricano a incidente il massacro USA a Mosul. Come a dire che le vittime pesano a seconda di chi le fa.
Ma in guerra, come in politica, di fronte agli eventi domandarsi a chi giovano è esercizio ineliminabile se si vuole limitare i danni della propaganda. E anche in questo caso andrebbe fatto. E qui davvero non si comprende quale utilità avrebbe avuto Assad all’utilizzo di armi chimiche. In primo luogo la guerra in Siria è agli sgoccioli e l’alleanza tra Damasco e Mosca, con l’aiuto di Teheran e Hezbollah libanesi, ha praticamente vinto. Dunque perché provocare la comunità internazionale quando si sta già decidendo sede e composizione del tavolo della pace sulla Siria?
 
In secondo luogo: visto che la Siria ha dichiarato di aver inviato a suo tempo a Gioia Tauro tutte le armi chimiche siriane e che la Russia si è resa garante internazionalmente della moratoria sul loro uso, perché mai effettuare una sortita così goffa che distruggere la credibilità di Mosca e Damasco di fronte alla comunità internazionale? E tutto questo, ovvero un prezzo altissimo, sarebbe stato pagato per avere ragione di una casamatta dell’Isis in un paese senza particolare importanza, quando per la stessa presa di Aleppo, ben più importante strategicamente e politicamente, non è stato fatto?
Per sostenere la tesi dell’attacco aereo con armi chimiche su Khan Sheikhoun bisognerebbe ritenere che Assad sia stupido. Ma stupido non è. Lo fosse, non avrebbe resistito per anni e vinto una guerra con la quale tutto l’Occidente, in forma diretta e per procura con i terroristi islamici, ha tentato di spodestarlo. Damasco può semmai essere accusata di cinismo, di opportunismo, autoritarismo, ma certo non di stupidità.
La nuova crociata intrapresa si spiega con ragioni di politica interna statunitense, abilmente sollecitate. L’intenzione di Trump è di offrire spazio all’apparato militare statunitense per poter rafforzare una presidenza altrimenti già in crisi di credibilità, caratterizzata ogni giorno da licenziamenti, dimissioni e gaffes. L’apparato bellico statunitense, già in disaccordo con Obama sul mancato attacco in Siria, è il bastone indispensabile per Trump, l’unico in grado di bilanciare l’ostilità di CIA e FBI verso il tycoon, che deve quindi, in primo luogo, divincolarsi dalle accuse di collusione con Putin. In questa direzione va il licenziamento di Bannon, voluto dal falco McMaster: Trump cerca di acconsentire alle tesi guerrafondaie dei neocons, per cumulare forze utili a ridurre l’impatto dell’offensiva democratica, che punta a costruire le condizioni per arrivare in tempi rapidi all’impeachment.
Tutto ciò non esaurisce le motivazioni dietro all’ordine di attacco impartito ieri, vi sono anche ragioni di politica internazionale ancor più serie, non ultima quella di assegnare al presidente un profilo di uomo determinato, capace di sorvolare sulle ragioni della mediazione politica a favore del decisionismo. Le coincidenze non vanno mai sottovalutate. Trump attacca Damasco soprattutto per inviare un monito a Pechino.
Ospite del governo statunitense in Florida, il Presidente cinese è stato il vero destinatario del messaggio. Il riferimento è al nuovo equilibrio di forze che Trump chiede alla Cina. Un avvertimento forte circa la Corea del Nord, sul quale Washington la ritiene non sufficientemente attiva nel controllo e poco trasparente nelle sue intenzioni.
Quello che Trump vuole è un sostanziale reset del quadro delle relazioni con i cinesi, che comprenda la disputa sul Mar della Cina, il destino di Taiwan e, appunto, la soluzione della questione spinosa di Pyongyang. In cambio di questo offre l’apertura di relazioni commerciali prive delle logiche protezionistiche che si vorrebbero imporre al resto del mondo. L’Asia, i suoi immensi mercati, il suo ruolo geostrategico sono l’essenza della visione di politica estera della Casa Bianca e raggiungere un accordo con la Cina che veda gli Stati Uniti come dominus nell’area è il suo vero indirizzo strategico in politica estera.
Le reazioni russe all’attacco sono state dure, ma si sono fermate allo scontro politico e diplomatico, almeno per ora. Ha sospeso il memorandum con la coalizione a guida americana per la prevenzione degli incidenti e la garanzia della sicurezza dei voli ed ha annunciato che rafforzerà la difesa aerea siriana e chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
 
Nella valutazione di Mosca pesa la sostanza militare dell’operazione, davvero per ora assai limitata. Il bombardamento ha colpito una base militare già evacuata, nessun missile ha colpito Damasco né obiettivi politici. Si può quindi definire l’azione militare una iniziativa che, sebbene rischi di innescare conseguenze gravi – resta comunque un gesto a carattere sostanzialmente dimostrativo.
La valutazione di Putin è che l’offensiva politica e diplomatica occidentale contro Mosca tende a stroncare sul nascere il clima di dialogo tra Putin e Trump. In questo senso pur muovendo le pedine politico-diplomatiche si guarda bene dall’incrementare lo scontro, consapevole che l’obiettivo strategico è quello di riportare il dialogo con Washington ad un livello che consenta il definitivo sdoganamento di Mosca nel grande risiko internazionale.
Obiettivo però ostacolato in diversi modi e da diverse forze. Gli interessi in gioco sono enormi e vanno da quelli del Pentagono, che senza la “minaccia russa” vedrebbe una diminuzione effettiva del suo ruolo e, in conseguenza, del budget per la Difesa. Ci sono poi gli interessi europei, tedeschi in testa, che puntano al rafforzamento della tensione con Mosca utilizzando la Crimea, l’Ucraina e le accuse di ingerenze russe nelle elezioni europee.
Parigi è interessata ad uno scontro politico aperto con Putin nella speranza che nell’attuale campagna elettorale francese questo possa danneggiare Marine Le Pen, che di Putin è estimatrice, mentre alla Germania giova un clima di tensione crescente con la Russia. Nella strategia tedesca c’è l’intenzione di candidare Berlino a un ruolo di garante politico verso i paesi dell’ex Patto di Varsavia.
 
La Germania pensa in sostanza di poterne rappresentare uno scudo politico e militare, prefigurando una sorta di suo protettorato verso Est e, in questa veste, disporre di una interlocuzione esclusiva con Mosca, bypassando la stessa UE, che considera un problema e non una soluzione.
 
Vedremo quali saranno gli sviluppi nelle prossime ore. Nel frattempo si può solo registrare come l’attacco alla Siria non abbia nulla a che vedere con la sorte delle vittime, a maggior ragione in un paese dove la guerra scatenata dall’Occidente in cinque anni ha lasciato sul terreno 270.000 morti di cui 14.000 bambini e mezzo milione di profughi. E’ solo il teatro cinico ed ipocrita di una colossale fake news avente come oggetto il tentativo disperato d’invertire le sorti del campo di battaglia, nella speranza di fermare una storia già scritta, quella della sconfitta occidentale in Siria.
VENERDÌ 07 APRILE 2017 di Fabrizio Casari

Il presidente Trump, ormai ostaggio del circolo dei neocons di Washington, prepara le nuove guerre ed il nuovo caos in giro per il mondo.

US-Special-forces-in-SyriaUS. Special Forces in Siria
Le ultime dichiarazioni della ambasciatrice USA all’ONU, Nikki Haley, in cui la diplomatica ha sostenuto che “Trump vede la Russia come un problema” sono significative della conversione a 180 gradi che l’Amministrazione Trump ha fatto rispetto alle prime dichiarazioni distensive rispetto alla Russia fatte dal presidente, prima della sua nomina alla Casa Bianca. Sembrava in un primo momento che Trump e Putin avrebbero trovato una intesa sulle questioni più importanti, dall’Ucraina alla Siria, basandosi sulla volontà comune di dare la priorità alla lotta contro l’ISIS ma poi gli eventi hanno preso un’altro corso.
Il “Russia Gate”, montato ad arte dai circoli neocons e del Partito Democratico, ha avuto l’effetto di paralizzare l’azione di Trump in politica estera e bloccare qualsiasi ipotesi di riavvicinamento tra Washington e Mosca. Da ultimo si è complicata la questione siriana, nonostante le dichiarazioni fatte pochi giorni prima da Trump, di non considerare più l’allontanamento di Assad come una “priorità strategica”, Trump si è dovuto auto smentire poco dopo, dichiarando di “aver cambiato idea” su Assad.
Per una casualità (forse non tanto fortuita) è intervenuto l’attacco con armi chimiche di Khan Sheikun (Idlib) in Siria ed i suoi 74 morti accertati che hanno avuto l’effetto di ribaltare la situazione, facendo usare a Trump lo stesso linguaggio dell’odiato predecessore: “Assad ha superato “molte, moltissime, linee rosse”, ha detto ieri, interrogato sulla questione siriana. Questo mentre, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Haley minacciava un intervento militare unilaterale USA in Siria contro le forze di Assad.
Non a caso gli analisti riscontrano una estrema volubilità nelle posizioni del presidente Trump, il quale non ha esperienza e competenze proprie in politica estera e per di più si trova circondato da consiglieri che hanno costruito sulla guerra le loro carriere (da Rex Tillerson a James Mattis, a Mike Pompeo).
Tutti personaggi al servizio del possente apparato militare/industriale che detta legge a Washington e che necessita di sempre nuove guerre ed interventi militari per auto alimentarsi.
La Haley ha riferito di aver mantenuto conversazioni con Trump in cui il presidente ha sostenuto di ” vedere la Russia come un problema, tutti vorrebbero ascoltare queste parole (di Trump) ma guardate le sue azioni, ha detto la Haley. La Russia conduce una politica ostile e si oppone al rafforzamento della NATO, ” mantiene una posizione intransigente sul problema della Crimea e con il suo intervento copre il regime di Assad”, ha riferito.
Le dichiarazioni della Haley danno l’impressione che lei stessa stesse cercando di ricomporre l’immagine di Trump, il quale era stato molto criticato per non avere un atteggiamento abbastanza duro con la Russia, in un momento in cui si sta indagando sulle possibili interferenze di Mosca nella campagna presidenziale.
 
Haley e Trump
Nella giornata di ieri è andato in scena lo scontro verbale al Palazzo di Vetro con Mosca che si è schierata nettamente a difesa di Assad, accusando i gruppi ribelli di produrre testate a base di armi chimiche e definendo “completamente falsi” i rapporti su cui Washington, Parigi e Londra hanno basato la bozza di risoluzione sulla strage di Khan Sheikun: al Consiglio di Sicurezza si richiedeva una risoluzione per l’apertura di un’inchiesta guidata dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e, a Damasco, di collaborare fornendo informazioni sul giorno dell’attacco, sui voli degli aerei siriani e sulle loro posizioni, ecc. . La Russia si è opposta ed ha chiesto di attendere il risultato di una inchiesta sostenendo la falsità delle frettolose ricostruzioni fatte dagli USA, Francia e Gran Bretagna.
 
Tutto è stato rinviato a data da definire.
 
Secondo Washington la descrizione fatta dalla Russia è falsa: la ricostruzione del Ministero della Difesa, ha detto Haley, non sta in piedi. “Un affronto all’umanità”; ha aggiunto Trump parlando della necessità di un intervento unilaterale USA qualora l’ONU risulti paralizzato. Perché “se l’Onu non è in grado di reagire collettivamente – ha chiosato Haley – spetta ai singoli Stati farlo”.
 
Nel frattempo la guerra in Siria continua e potrebbe complicarsi ulteriormente nel caso di un maggiore intervento di USA e dei suoi alleati. Considerando tutti gli attori in campo, con le forze siriane, le forze russe e quelle iraniane ben piazzate sul territorio, allo stato dei fatti, sembra difficile prospettare una soluzione militare del problema siriano.
Fra i “cattivi consiglieri” di Trump ci sono certamente i personaggi manovrati dalla potente lobby filo Israele di Washington che da tempo non vedono l’ora di poter provocare un intervento militare statunitense in Siria per rovesciare il governo di Damasco ed attuare il vecchio progetto di balcanizzazione del paese arabo,
bloccato al momento dall’intervento russo. L’intervento miltare diretto degli USA avrebbe anche l’importante obiettivo di sgomberare il territorio siriano dalle forze dell’Iran e di Hezbollah, rendendo un grande servigio a Netanyahu. La gratitudine di Israele sarebbe assicurata per sempre all’Amministrazione di Donald Trump, e questo lo solleverebbe anche agli occhi dei neocons evitando le prossime “congiure di palazzo”.
Avanza il sospetto, che di giorno in giorno diviene una certezza, che  l’intera  questione dell’attacco chimico effettuato nella zona di Idlib sia tutta una messa in scena accuratamente predisposta dalle forze ribelli (terroristi jihadisti sostenuti dall’Occidente e dall’Arabia Saudita) per creare il pretesto di un intervento diretto USA sul campo.
Ci sono tutti gli elementi per ritenere altamente probabile la questione: dalla scenografia dei soccorsi “anomali”se si fosse trattato realmente di gas sarin, al momento preciso in cui questo si è verificato, mentre sul campo le forze siriane e russe sono vittoriose e quello di Idlib è di fatto l’ultimo baluardo dei terroristi nella regione.
Non si capisce quale avrebbe dovuto essere il vantaggio per il Governo di Assad di ricorrere ad un attacco chimico se non quello di darsi una enorme zappa sui piedi. In realtà si ritorna indietro alla situazione del 2013, quando Obama prospettava la famosa linea rossa per l’intervento USA poi fermato dall’accordo con la Russia per il trasferimento delle armi chimiche della Siria. Anche allora si ricorse ad un finto attacco con un eccidio di persone innocentiattuato dai terroristi, come poi venne dimostrato anche dal Massachusetts Institute of Technology, e persino dallo stesso segretario di Stato John Kerry, vedi: Possible Implications of Faulty US Technical Intelligence in the Damascus Nerve Agent Attack     Vedi anche: Huffingtonpost
Un eccidio fatto, allora come adesso, per colpire emozionalmente l’opinione pubblica, grazie all’apparato mediatico propagandistico di cui gli USA dispongono (dalla CNN alla Reuters, alla BBC, alla CBC, Sky News, NBC, ecc..), con menzogne costruite e diffuse in tutto il mondo, totalmente pilotate da Washington e da  Londra.
La questione più grave è quella che si dimostra come, in questo momento, il “military industrial complex” di Washington tiene in ostaggio il presidente Trump per imporre la sua agenda di guerra: possiamo quindi aspettarci una vasta scelta fra un intervento in Siria, anche a costo di un confronto con la Russia, un prossimo intervento in Ucraina per riconquistare la Crimea, un intervento aeronavale nel Mar Meridionale della Cina per fronteggiare l’espansione di Pekino, intervento in Venezuela per riportare all’ordine l’importante paese petrolifero, ed altri possibili interventi per saziare l’appetito delle grandi industrie belliche, di Wall Street e del predominio del dollaro nel mondo.
Cambiano gli “imperatori” ma la logica dell’Impero rimane la stessa. Apr 06, 2017
di  Luciano Lago