Venezuela: cartina di tornasole della sinistra

venzuela popoloQuando la sinistra latinoamericana si difende e magari osa addirittura vincere sia sul piano politico che su quello militare, diventa “antidemocratica”, “autoritaria”, e via pontificando. Da sempre la sinistra evolve e si qualifica in relazione agli avvenimenti di portata internazionale. Così fu, tanto per fare l’esempio fu famoso, per il Partito Comunista d’Italia fondato nel gennaio del 1921 al Congresso di Livorno come scissione del Partito socialista che ebbe come motivazione determinante il diverso atteggiamento nei confronti della Rivoluzione sovietica e dell’URSS allo stato nascente. Dalla lotta al fascismo alla Resistenza  alla Costituzione repubblicana, per molti decenni forte e radicata in tutti i settori sociali, oggi, la sinistra in Italia è ridotta a ben poca cosa, per effetto della fine del PCI, che certamente ebbe basi obiettive ma che fu accelerata e condotta in modo inconsulto dalla scellerata direzione politica di Occhetto e dei suoi ancora peggiori successori. E per effetto della sua visione sostanzialmente subalterna alla classe dominante che ha impedito di elaborare una linea all’altezza delle trasformazioni epocali in atto oramai da lungo tempo.

Un’ulteriore dimostrazione di quanto sia oggi ridotta male la sinistra italiana è oggi costituita dal suo atteggiamento nei confronti di ciò che avviene in Venezuela. Abbiamo una vasta gamma di prese di posizione sostanzialmente liquidatorie. Pare quasi che la sinistra latinoamericana (il discorso non si ferma ovviamente al Venezuela, ma riguarda altre esperienze importantissime in corso, prima fra tutte la Bolivia di Evo Morales) piaccia a certi nostri sedicenti intellettuali, solo quando viene repressa sanguinosamente, sconfitta e costretta all’esilio. Parafrasando  quello che secondo alcuni disse una volta il generale Sheridan, secondo questi sedicenti intellettuali, l’unico militante di sinistra latinoamericano è quello morto, incarcerato e torturato, che ci mette in condizione di sembrare tanto buoni, compassionevoli e democratici. Quando invece la sinistra latinoamericana si difende e magari osa addirittura vincere sia sul piano politico che su quello militare, diventa “antidemocratica”, “autoritaria”, e via pontificando. Per non parlare di certi “specialisti” oramai babbioni incartapecoriti che misurano la temperatura ai “regimi”, scuotendo mesti e delusi il capoccione e concludendo che “non si tratta certo di socialismo”. Loro sanno bene di che parlano dato che in lunghe vite hanno accumulato fallimenti su fallimenti, di cui pagano oggi il prezzo le giovani generazioni in balia di un capitalismo neoliberista che non fa certo prigionieri ma distrugge costantemente il loro futuro e insieme quello del nostro e di altri Paesi.

Altro grosso equivoco riguarda il ruolo delle Forze Armate. Secondo certi geni, parrebbe che militari e poliziotti siano sempre e comunque dalla parte sbagliata, specialmente se operano in Paesi distanti dal “faro” della civiltà occidentale che, sempre secondo costoro, rappresenterebbe la democrazia per antonomasia.

Fortunatamente non è così. In Portogallo furono i militari a rovesciare la dittatura pluridecennale di Caetano. In Russia Lev Trotzky costruì l’Armata Rossa con il contributo determinante di reparti interi dell’esercito zarista che erano passati dalla parte giusta della barricata. In Italia negli anni Settanta le Forze armate e quelle di polizia, carabinieri compresi, furono attraversate da un grande movimento democratico di massa che si ispirava all’allora fortissimo e luminoso esempio della classe operaia. I militari bolivariani che in Venezuela hanno difeso con successo le loro basi dagli attacchi di mercenari e paramilitari dicono di sé, giustamente, di essere “popolo in armi”. E occorre augurarsi che costituiscano a loro volta un esempio per i colleghi di altri Paesi dell’America Latina e del Terzo Mondo e di altri mondi.

Domenica 30 luglio il popolo venezuelano, nonostante i dubbi dei soloni del manifesto che hanno pensato bene di licenziare la loro redattrice militante Geraldina Colotti, ha fatto un passo importante verso la sconfitta definitiva delle destre e verso il socialismo. La spaccatura del Paese, che tanto preoccupa tali soloni, non è certo un fatto nuovo e deriva dalla dinamica stessa della lotta di classe sia sul piano nazionale che su quello internazionale. Dal 30 luglio però, e questo sono in molti a non capirlo, si è messa in moto una dinamica importante di riaggregazione popolare attorno all’Assemblea Nazionale Costituente.

Certamente l’hanno capito, molto meglio di quelli del manifesto, i caporioni del capitalismo internazionale, i funzionari messi dalla finanza a guida di Paesi importanti, come il nostro, che hanno scatenato una vera e propria guerra santa contro il Venezuela bolivariano, reo di voler continuare ad esistere, realizzando i diritti e le aspirazioni del suo popolo e mostrando nei fatti la possibilità di un’alternativa ai disastri del neoliberismo imperante. Chi anche in Italia non sta dalla parte di Maduro e del Venezuela bolivariano non è certamente degno di far parte della sinistra che dobbiamo rifondare. Si parli di questo, non di nomi, organigrammi e alchimie squallide, continuando l’atroce andazzo  che ha distrutto la sinistra più importante e forte del mondo occidentale e continua ad ipotecarne pesantemente ogni possibile rinascita. Sicuramente la sinistra deve conoscere anche altre importanti discriminanti, ad esempio sulla questione delle migrazioni, ma questa dell’appoggio alle esperienze rivoluzionarie è di natura fondamentale.
Notizia del: 08/08/2017 di Fabio Marcelli

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_cartina_di_tornasole_della_sinistra/82_21144/

 

La ‘Coalizione anti -ISIS’ guidata dagli USA batte un nuovo record: 1216 civili uccisi a marzo, tra Siria e Iraq

usa vittime collateraliLa sedicente coalizione anti ISIS, guidata dagli USA, a marzo, ha battuto il record di 1216 civili uccisi in Iraq e la Siria, al cifra più alta da quando ha iniziato le operazioni quasi 3 anni fa.
La stima appare in un rapporto pubblicato, ieri, preparato dall’organizzazione Airwars, che monitora la performance della coalizione nella sua lotta contro il gruppo terroristico Daesh-ISIS. Il rapporto considera una forchetta di civili uccisi dalla coalizione nella cifra compresa tra 477 e 1216 persone, che rappresentano una perdita scioccante con un aumento di vittime innocenti rispetto al mese di febbraio, dove sono stati calcolati in 110 infortuni i morti tra la popolazione.
Si può ricordare inoltre, che il 17 marzo scorso, la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha ucciso almeno 200 civili negli attacchi su al-Jadida, nella parte occidentale della città di Mosul, nel nord dell’Iraq.

“Raid USA coinciso con offensiva dell’ISIS contro esercito siriano”

nave usasotto Ministero Difesa russo: solo 23 missili su 59 hanno colpito la base militare siriana 
07.04.2017
I terroristi dello “Stato Islamico” hanno attaccato le posizioni dell’esercito siriano sulla strada Homs-Palmira contemporaneamente all’attacco missilistico contro la base aerea di Shayrat nella provincia orientale di Homs, ha riferito una fonte a RIA Novosti.
“E’ una coincidenza che i terroristi dell’ISIS hanno attaccato le posizioni delle forze governative siriane sulla strada Homs-Palmira in concomitanza con l’attacco americano contro la base di Shayrat?” — si chiede l’interlocutore dell’agenzia.
Secondo la fonte siriana, i terroristi hanno iniziato il loro assalto sulla strada Homs-Shayrat alle 2 di notte e occupato per più di un’ora la zona, fino a quando le truppe governative non hanno inviato rinforzi. Ora l’esercito è riuscito a respingere gli islamisti nel deserto.
Il governatore della provincia di Homs aveva riferito in precedenza a RIA Novosti che la base di Shayrat, situata ad est della provincia, è il punto d’appoggio più importante per le battaglie dell’esercito siriano contro i terroristi nella zona, anche in direzione di Palmira.
Questa notte gli Stati Uniti hanno bombardato la base militare siriana di Shayrat con 59 missili da crociera Tomahawk. Donald Trump ha motivato il bombardamento in risposta all’attacco con armi chimiche nella provincia di Idlib, di cui accusa le forze governative siriane.
 
Le vittime del raid americano, secondo i dati più recenti, sono 5, mentre i feriti sono 7.
Il Pentagono ha riferito di aver cercato di “ridurre al minimo il rischio per il personale della base”, compresi i militari russi che si trovano nella struttura siriana.
A Mosca considerano le azioni di Washington come un’aggressione contro uno Stato sovrano. Secondo il presidente Vladimir Putin, il raid è stato compiuto sotto falsi pretesti.
Ministero Difesa russo: solo 23 missili su 59 hanno colpito la base militare siriana
07.04.2017
Solo 23 missili da crociera delle navi americane hanno raggiunto la base siriana di Shayrat, la sorte degli altri 36 è sconosciuta, ha dichiarato durante una conferenza stampa il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov.
“Il 7 aprile dalle 3.42 alle 3.56 dell’orario di Mosca (in Italia dalle 2.42 alle 2.56) dal Mar Mediterraneo a largo di Creta 2 cacciatorpedinieri della Marina americana (“Ross” e “Porter”) hanno sparato 59 missili da crociera “Tomahawk” contro la base aerea siriana di Shayrat (provincia di Homs). Secondo mezzi russi di controllo oggettivo, hanno colpito la struttura militare siriana 23 missili. Non si sa dove siano caduti i restanti 36 missili”, — ha detto.
Konashenkov ha specificato che a seguito del raid è stato distrutto un deposito con mezzi tecnici, un centro d’addestramento, una mensa e 6 hangar per le riparazioni dei caccia MiG-23, così come una stazione radar.

L’America rischierà la terza guerra mondiale per prevenire l’emergere di un superstato UE-Russia

russia“La Russia è parte organica e inalienabile dell’Europa in senso allargato e della civiltà Europea. I nostri cittadini si considerano Europei. Per queste ragioni la Russia propone un movimento verso la creazione di uno spazio economico comune che vada dall’Atlantico al Pacifico, una comunità a cui gli esperti Russi si riferiscono come “l’Unione di tutta Europa”, che rafforzerà il potenziale Russo nel suo sforzo economico verso la ‘Nuova Asia’. ” – Presidente della Russia Vladimir Putin, “La Russia e il Mondo in cambiamento”, Febbraio 2012
L’inarrestabile demonizzazione di Vladimir Putin è soltanto una parte della multiforme strategia di Washington per fare arretrare il potere Russo in Asia centrale e mettere la parola fine al sogno di Putin di “Una più grande Europa”. Insieme al tentativo di liquidare il Presidente Russo come “bandito del KGB”, o “dittatore”, i media hanno inoltre insinuato che Mosca abbia avuto ingerenze sulle elezioni USA e che la Russia sia un pericoloso aggressore seriale che pone una crescente minaccia alla sicurezza della UE e degli USA.
Il mattatoio mediatico, che si è pure intensificato dopo l’elezione di Donald Trump nel Novembre 2016, è stata accompagnata da pesanti sanzioni, attacchi asimmetrici ai mercati Russi e alla valuta, l’armamento e addestramento di antagonisti della Russia in Ucraina e Siria, la soppressione calcolata dei prezzi del petrolio greggio e il ripetuto tentativo di sabotare le relazioni commerciali Russe in Europa. In breve, Washington sta facendo qualsiasi cosa in suo potere per prevenire che Europa e Russia possano fondersi nella più grande area di libero scambio mondiale, che verrebbe inevitabilmente a rappresentare il centro della crescita e della prosperità mondiale per il prossimo secolo.
Ecco per quale motivo il Dipartimento di Stato si è unito alla CIA per rovesciare il governo Ucraino nel 2014. Washington confidava nel fatto che annettendo un ponte terrestre vitale tra EU e Asia, i manovratori di potere USA potessero riuscire a controllare i gasdotti fondamentali che stanno avvicinando sempre di più i due continenti in una alleanza che escluderà gli Stati Uniti. La prospettiva che la Russia soddisferà i crescenti bisogni energetici Europei, mentre il sistema di ferrovie ad alta velocità Cinesi faranno arrivare ancora più prodotti a basso costo, suggeriscono che il centro di gravità dell’economia mondiale si sta spostando rapidamente, e con esso l’irreversibile declino degli USA.
E quando il dollaro verrà inevitabilmente cestinato come mezzo di scambio primario tra i partner commerciali in una emergente area di libero scambio EU-Asia, il riciclaggio di ricchezza sotto forma di debito USA crollerà rapidamente, precipitando i mercati USA nell’abbisso, mentre l’economia intera affonderà in una palude. Impedire a Putin di creare una “armoniosa comunità di economie che vada da Lisbona a Vladivostok” non è un compito secondario per gli USA, è una questione di vita o di morte.
Ricordiamo la dottrina Wolfowitz: “Il nostro obbiettivo primario è prevenire l’emergere di un nuovo rivale, sia esso sul territorio della fu Unione Sovietica o in altro luogo, ogni rivale che possa costituire una minaccia come quella precedentemente costituita dall’Unione Sovietica. Questa è una considerazione fondamentale che definisce la nuova strategia di difesa regionale, ed essa richiede che noi non perdiamo mai di vista la necessità di prevenire che ogni potere ostile possa dominare una regione le cui risorse possano, sotto controllo consolidato, rivelarsi sufficienti a generare dominio globale”.
Le relazioni di Washington con la Russia saranno sempre problematiche perchè la Russia pone una perenne minaccia alle ambizioni degli Stati Uniti di dominare il mondo. La geografia è destino, e la geografia Russa contiene vastissime riserve di petrolio e gas naturale, delle quali l’Europa ha bisogno per riscaldare le sue case e fornire energia alla sua economia. La relazione simbiotica tra fornitore e utilizzatore finale porterà a un certo punto all’abbandono delle barriere commerciali, l’abbassamento delle barriere tariffarie e il progressivo integrarsi delle economie nazionali in un mercato comune di tutta la regione. Questo potrebbe rappresentare il peggiore incubo di Washington, ma è anche la massima priorità strategica di Putin. Ecco ciò che egli stesso sostiene:
“Dobbiamo prendere in considerazione la possibilità di una cooperazione più estesa nella sfera energetica, comprendente l’aspirazione a un comune complesso energetico Europeo. Il gasdotto Nord Stream sotto il Mar Baltico, e il gasdotto South Stream sotto il Mar Nero costituiscono importanti passi in questa direzione. Questi progetti hanno l’appoggio di molti governi e coinvolgono le massime compagnie Europee del settore energetico. Una volta che i gasdotti iniziano ad operare a piena capacità, l’Europa avrà un flessibile ed affidabile sistema di approvvigionamento energetico che non dipende dai capricci politici di un solo Stato. Ciò rafforzerà la sicurezza economica del continente non soltanto nella forma, ma specialmente nella sostanza. Ciò è particolarmente importante in luce della decisione di alcuni Stati Europei di ridurre o rinunciare del tutto all’energia nucleare”.
Se l’Europa vuole un socio affidabile in grado di soddisfare i suoi bisogni energetici, la Russia corrisponde alla descrizione. Sfortunatamente gli USA hanno tentato ripetutamente di sabotare entrambi i gasdotti allo scopo di mettere a repentaglio i rapporti Europa-Russia. Washington preferirebbe che l’Europa riducesse drammaticamente il suo utilizzo di gas naturale o che si rivolgesse ad altre fonti più costose che non passano per la Russia.In altre parole, i bisogni naturali Europei vengono sacrificati agli obiettivi geopolitici USA, tra i quali il maggiore è prevenire la formazione di una Più Grande Europa.
 
La guerra di Washington contro la Russia è sempre più militarizzata. Di recente il pentagono ha stanziato più truppe da combattimento in Siria e Kuwait, suggerendo che i pianificatori bellici USA intendono muoversi dalla strategia attuale di armamento di milizie jihadiste (per rovesciare il governo Siriano legittimo di Bashar Al Assad) a un uso più diretto della forza marziale per conquistare e controllare territorio nell’Est della Siria.
 
Ci sono segni di un esacerbarsi della violenza anche in Ucraina, dal momento che il Presidente Trump sembra determinato soltanto a usare un approccio più duro per dirimere le controversie regionali rispetto al predecessore Barack Obama.
Anche la NATO ha stanziato truppe e armamenti sul fianco Occidentale Russo, mentre gli USA hanno disseminato basi militari in Asia centrale. La NATO non ha mai smesso di spingere verso Est dal momento in cui il Muro di Berlino cadde nel Novembre 1989. L’accumulo di mezzi bellici ostili sul perimetro Occidentale della Russia è una fonte di crescente preoccupazione a Mosca, e per ottime ragioni. I Russi conoscono la loro storia.
 
Al tempo stesso, gli Stati Uniti stanno costruendo un sistema terrestre di difesa missilistica antiaerea in Romania (Star Wars), che integra l’arsenale missilistico USA in un luogo a soli 900 km da Mosca. Il sistema missilistico USA, che è stato “certificato per le operazioni” nel Maggio 2016, cancella il deterrente nucleare Russo e distrugge l’equilibrio strategico di potere in Europa. Putin ha risposto con appropriate contromisure. Ecco i suoi commenti sull’argomento:
“Sembra che i paesi NATO, in primo luogo gli Stati Uniti, abbiano sviluppato una particolare visione della sicurezza, molto diversa dalla nostra. Gli Americani sono ossessionati dall’idea di ‘assoluta invulnerabilità’ per loro stessi. Ma l’assoluta invulnerabilità di una nazione significa assoluta vulnerabilità per tutti gli altri. Non possiamo assolutamente essere d’accordo”.
La settimana scorsa l’amministrazione Trump ha annunciato che impiegherà il sistema Terminal High Altitude Area Difense (THAAD) in Corea del Sud, citando la necessità di rispondere alle provocazioni da parte della Corea del Nord. In realtà gli USA sfruttano il Nord come pretesto per poter minacciare Russia e Cina come “limiti assiali” dell’ Heartland Eurasiatico, come mezzo per contenere la vasta massa di terre emerse che Sir Halford Mackinder ha chiamato “l’area fondamentale, che si estende tra il golfo Persico e il fiume Yang Tze in Cina”.
Washington spera che controllando le rotte marine critiche, circondando la regione con basi militari, e inserendosi aggressivamente dove necessario, possa riuscire a prevenire l’emergenza di un colosso economico che possa sminuire l’importanza degli Stati Uniti come superpotenza globale. Il futuro dell’America dipende dalla sua capacità di fare deragliare l’integrazione economica del centro del Mondo e riuscire nel grande gioco nel quale tutti gli altri hanno fallito. Ecco un estratto da un articolo di Alfred W. McCoy intitolato “La geopolitica del declino globale Americano”, il quale aiuta a illuminare la natura della contesa che sta avendo luogo in questo momento per il controllo della cosiddetta “Isola-Mondo”.
In seguito alla seconda guerra Mondiale gli USA si sono ritrovati “Prima potenza nella storia a controllare i punti strategici assiali di entrambe le estremità dell’Eurasia”. Con la paura dell’espansione Russa e Cinese come “catalizzatore della collaborazione”, gli USA hanno guadagnato bastioni strategici sia in Europa Occidentale che in Giappone. Con questi punti assiali come ancoraggio, Washington ha proceduto a creare un arco di basi militari basate sul modello marittimo precedente della Gran Bretagna, visibilmente concepite per circondare l’ “Isola-Mondo”.
Avendo preso possesso dei limiti assiali dell’ Isola-Mondo, sottraendoli alla Germania nazista e al Giappone Imperiale nel 1945, per tutti i 70 anni successivi gli Stati Uniti si sono affidati a strati sempre più fitti di potenziale bellico per contenere Cina e Russia nei limiti dell’ Heartland Eurasiatico. Spogliata del suo rivestimento ideologico, la grande strategia di Washington del contenimento anti-comunista nella guerra fredda, non è stato molto altro che un processo di successione imperiale”.
Alla fine della guerra fredda nel 1990, l’accerchiamento della Cina comunista e della Russia richiedevano 700 basi in territori stranieri, una potenza aerea di 1763 jet da combattimento, un vasto arsenale nucleare, oltre 1000 missili balistici, una potenza navale di 600 navi, tra cui 15 portaerei nucleari, tutti unificati dall’unico sistema al mondo di comunicazione globale satellitare”. – (La geopolitica del declino Americano globale, Alfred W. McCoy)
Negli ultimi 70 anni la strategia Imperiale ha funzionato senza contrattempi, ma adesso la rinascita Russa e l’esplosiva crescita Cinese minacciano di liberarsi dal giogo dell’abbraccio costrittivo di Washington. Gli alleati Asiatici hanno iniziato a puntellare l’Asia e l’Europa con gasdotti e ferrovie ad alta velocità che uniranno insieme i vari staterelli distanti dispersi nelle steppe, attirandoli nell’ Unione Economica Euroasiatica, collegandoli a un superstato prospero e in espansione, epicentro del commercio e dell’industria globale. L’uomo della “grande scacchiera”, Zbigniew Brzezinski, ha riassunto l’importanza dell’Asia centrale nel suo classico del 1997 sostendendo che:
 
“L’Eurasia è il maggiore continente del globo e la sua importanza geopolitica è assiale. Una potenza che domina l’Eurasia controllerebbe due tra le tre regioni più avanzate ed economicamente produttive. Circa il 75% della popolazione mondiale vive in Eurasia e la maggior parte della ricchezza fisica effettiva si trova anche essa in questa area, sia nelle sue imprese che nel suo suolo. L’Eurasia conta per il 60% del PIL mondiale e per circa tre quarti delle risorse energetiche note del globo” (La Grande scacchiera:  La supremazia Americana e i suoi imperativi geostrategici, Zbigniew Brzezinski, pag.31).
 
Un nuovo impero globale sta gradualmente emergendo in Asia Centrale e mentre l’impatto trasformazionale dell’integrazione economica dell’area non si è ancora realizzato, gli sforzi da parte degli USA per fermare questa possibile alleanza nella sua fase embrionale appaiono sempre più inefficaci e disperati. L’iperbolica propaganda sul presunto “hacking Russo” dell’elezione presidenziale USA è solo uno tra i numerosi esempi di ciò, armare i militanti Nazi a Kiev ne è un altro.
 
Il punto è che sia la Russia che la Cina si stanno servendo dello sviluppo dei mercati e della semplice ingenuità per avere la meglio su Washington, mentre Washington si basa quasi esclusivamente sull’inganno, attività occulte, forza militare bruta. In parole povere gli ex comunisti stanno stracciando i capitalisti nel loro stesso gioco. Ancora McCoy:
 
“La Cina si sta affermando in modo profondo nell’ ‘Isola-Mondo’ in un tentativo di dare una forma completamente nuova ai fondamentali geopolitici del dominio globale. Per fare ciò sta usando una fine strategia che fino a questo momento ha eluso la comprensione da parte delle elites al potere in USA.
 
Il primo passo è consistito in un sensazionale progetto di creazione di una infrastruttura che assicuri l’integrazione economica del continente. Stendendo un elaborata e complessa rete di ferrovie ad alto volume ed alta velocità, come anche gasdotti ed oleodotti, nelle vaste distese Eurasiatiche, la Cina potrebbe rendere realtà l’intuizione di Mackinder in un modo imprevisto. Per la prima volta nella storia il rapido movimento transcontinentale di carichi di materie prime fondamentali: petrolio, minerali, prodotti, sarà possibile su una scala prima impensabile, unificando così potenzialmente la grandissima estensione di terre in questione in una unica zona economica che si estende per 6500 miglia da Shangai a Madrid. In tal modo la leadership Pechinese spera di spostare il baricentro del potere geopolitico via dalla periferia marittima e fin dentro all’ Heartland continentale.” (Tomgram: Alfred McCoy, Il gran gioco di Washington e perchè sta fallendo, TomDispatch).
Washington di certo non lascerà che il piano Russo-Cinese vada avanti senza lottare contro. Se sanzioni economiche, attività occulte e sabotaggio economico non funzioneranno, i manovratori di potere USA passeranno a strategie più letali. I recenti stanziamenti di truppe in Medio Oriente suggeriscono che i legislatori ritengono che un confronto militare diretto possa essere la migliore opzione disponibile, dopotutto una guerra contro la Russia combattuta in Siria o in Ucraina non necessariamente potrebbe degenerare in una guerra nucleare a tutto campo. Nessuno vuole arrivare a questo. Ma se la guerra può essere contenuta entro i confini Siriani, ciò sarebbe un modo pratico per chiamare a raccolta gli alleati Europei, abbattere definitivamente il piano Russo di “integrazione economica” e immobilizzare la Russia in un lungo pantano che ne prosciugherebbe le risorse. Forse i pianificatori militari USA potrebbero avere in mente questo?
 
E’ un piano rischioso, ma non dubitiamo che Washington potrebbe tentarlo volentieri se ciò fosse necessario a rafforzare la supremazia globale Americana.
 
Mike Whitney – 23.03.2017
http://www.counterpunch.org/2017/03/23/will-washington-risk-ww3-to-block-an-emerging-eu-russia-superstate/
Traduzione per www.comredonchisciotte.org  a  cura di  CONZI

La Cina rilascia il Rapporto sui diritti umani negli Usa: “situazione catastrofica”

ob_xi2ovviamente è colpa di TRUMP. Obama è un giusto,  con 7 guerre nel suo CV di pacifista


L’elezione presidenziale 2016 degli Stati Uniti è stata piena di “bugie e farse” ed è stata condotta dallo “scambio potere per soldi”. Lo afferma l’agenzia del governo cinese che come ogni anno risponde al consueto rapporto sui diritti umani pubblicato dagli Stati Uniti con il suo  ” Human Rights Record of the United States in 2016″.
“Nel 2016 il denaro e lo scambio denaro per potere ha contraddistinto l’elezione in Cina, che è stata piena di bugie e farse”. Lo afferma il rapporto per sottolineare la situazione complicata negli Usa per i diritti politici.
“Non ci sono state garanzie dei diritti politici” e le elezioni stesse, accompagnate da proteste su larga scala, hanno offerto “una piena esposizione della natura ipocrita della democrazia degli Stati Uniti”.
Dopo aver criticato il “continuo deterioramento dei diritti umani nel paese in aspetti chiave”, il rapporto menziona “gli spari persistenti nelle orecchie delle persone che stanno dietro la Statua della Libertà, peggiorando la discriminazione razziale e la farsa elettorale dominata dalla politica di denaro.”
Queste istanze hanno visto Washington ancora una volta minare il “mito dei suoi diritti umani con le sue stesse gesta”. Nel rapporto si sottolinea come l’anno passato si sono registrati con frequenza crimini con l’uso delle armi da fuoco e un alto numero di vittime.
“In totale si sono prodotti 58.100 crimini con armi da fuoco, inclusi 385 sparatorie di massa, che hanno prodotto nel complesso 15 mila morti e 31 mila feriti”, prosegue la nota. Sempre sul fronte interno, il rapporto ha evidenziato la situazione dell’industria carceraria, disastrosa al punto che oggi gli Stati Uniti hanno il secondo più alto tasso di carcerazione al mondo, con quasiun adulto su tre che hanno la fedina penale sporca.
Sempre sul fronte interno, evidenzia il rapporto, il tasso di povertà infantile, il crescente divario salariale di genere e le molestie sessuali fanno concludere che “non c’è stato alcun miglioramento per la tutela dei diritti di donne, dei bambini e degli anziani, oltre che dei diritti delle persone maggiormente vulnerabili “
Sul fronte esterno, la Cina ha rimarcato il suo disappunto di come gli Stati Uniti continui a violare in modo massiccio “i diritti umani in altri paesi, causando enormi perdite civili” in paesi come Siria, Pakistan, Yemen e Somalia.
Nello specifico, il rapporto osserva che le campagne aeree degli Stati Uniti in Siria e in Iraq hanno causato tra i 4.568 e 6.127 civili uccisi e che dal 2009 il suo programma illegale di attacchi con i droni ha causato 800 morti in Pakistan, Yemen e Somalia.
Il rapporto ha evidenziato anche i restanti 59 prigionieri detenuti illegalmente a Guantanamo Bay e il fallimento degli Stati Uniti, in violazione del diritto internazionale, diindagare e punire i crimini di guerra documentati e torture commessi dai soldati americani e agenti della CIA durante il suo 16° anno della cosiddetta guerra “al terrore”
 
Il rapporto cinese viene rilasciato pochi giorni dopo che il Dipartimento di Stato Usa aveva pubblicato il suo  anunale report nella prassi dei diritti umani, che ha criticato molti aspetti delle politiche interne della Cina dal lato dei diritti civili e politici. Una volta queste ipocrisie a stelle e strisce non avevano risposta. Una volta. Oggi il mondo è cambiato.
Notizia del: 10/03/2017

Londra: attentato contro la Brexit

attentato BrexitIsis, la creatura dell’Occidente per servirlo.


Ormai pare accertato: a colpire Londra è stato il Terrore. Ancora non si sa se l’assassino di turno abbia agito da solo o in collegamento diretto con la rete dell’Isis, ma il suo scopo è stato raggiunto egualmente. L’attentato segue il quasi-attentato in Francia di una settimana fa, quando a Orly un tizio ha rubato l’arma a una soldatessa ed è stato prontamente freddato. Queste ultime iniziative del terrorismo sono ben diverse dalle precedenti, molto più elaborate e ben più tragiche (vedi Nizza e Charlie Hebdo in Francia e Orlando negli Stati Uniti).

Il che segnala una certo indebolimento della rete del Terrore, che risulta meno efficace di un tempo (anche se può riprendere vigore). D’altronde di colpi ne ha subiti, e molti: in Siria e Iraq gli sciiti (iracheni, siriani e iraniani) e i russi stanno flagellando le bande armate affiliate alla jihad globale.

Un’azione martellante nella quale stanno trascinando anche, sebbene a strappi, gli Stati Uniti, il cui intervento è stato finora alquanto ambiguo e contrastato, forse perché l’azione di tale jihad nei due Paesi, per una eterogenesi dei fini alquanto palese, collimava con i piani dei neconservatori (alquanto influenti nell’esercito Usa) che prevedono, tra le altre cose, la partizione di Iraq e Siria in più Stati.

Nonostante questo, la rete del Terrore ha dimostrato di essere purtroppo ancora vitale, capace cioè di iniziative come quella londinese.
A essere preso di mira è stato il Parlamento, che è il cuore della democrazia in quanto simbolo della sovranità popolare. Quella sovranità popolare che si era espressa nel referendum dello scorso giugno, decretando la Brexit. Un esito imprevisto della consultazione popolare, che ha trovato non poche forze ostative alla sua attuazione, a vari livelli.

Proprio in questi giorni, vinte a fatica tali forze ostative, la premier Theresa May ha annunciato l’avvio della procedura per tagliare il cordone ombelicale che lega Londra alla Ue, che inizierà il 29 marzo. Si può immaginare che la coincidenza temporale dell’avvio vero e proprio della Brexit con l’attentato a Londra sia una mera coincidenza. Ma il Terrore globale non conosce coincidenze, solo obiettivi e simbolismi (esoterici, come detta la sua natura). Nel caso specifico si è voluta colpire la sovranità popolare, che si è affermata contro le ragioni della Finanza globale, che aveva puntato tutto sul Remain. Non che tutti i broker e i dipendenti di banca inglesi abbiano votato Remain, anzi. Ma la Finanza in quanto tale non poteva accettare l’opzione Brexit perché mina alla radice la globalizzazione, quell’ordine costituito ormai dato per permanente che l’ha resa forza egemone del mondo, relegando la politica (e la sovranità popolare) alla marginalità.

Non solo la Finanza, anche il Terrore ha nella Brexit un nemico esistenziale. Il Terrore globale, infatti, è nato proprio a seguito e grazie alla globalizzazione. Ne è un prodotto necessitato.La globalizzazione, almeno quella conosciuta finora, vampirizza il ceto medio, crea masse di emarginati, abbatte barriere, confini, destabilizza società e Stati, creando l’humus perfetto nel quale può allignare e alimentarsi la Paura e il terrorismo. Non solo, se la Finanza non è più libera di vagare a suo piacimento, anche la Finanza oscura, quella creata dal Terrore globale e ad esso destinata, vede erodere i propri margini di manovra.

Ancora: la fine della globalizzazione, che si compirebbe se l’onda di marea iniziata con la Brexit e montata con la vittoria di Trump si abbattesse sull’Europa, creerebbe nuovi scenari geopolitici.

Uno di questi scenari vede la possibile convergenza dell’Occidente e dell’Oriente, Russia e Cina in particolare, contro il Terrore globale. Scenario peraltro probabile, se si sta ad esempio a quanto annunciato da Trump nella campagna elettorale che l’ha visto vittorioso. Per una bizzarra eterogenesi dei fini, infatti, la globalizzazione crea una rete di Terrore globale ma, allo stesso tempo, alimenta divergenze tra Est e Ovest.

Alla radice di tale divergenza la volontà di Mosca e Pechino di non subordinate le ragioni di Stato a quelle della Finanza globalizzata, della quale pure usano.

Il Terrore globale ha una capacità di elaborare molto sofisticata. Sa bene chi sono i propri nemici irriducibili. E sa bene le conseguenze della Brexit. Così ha colpito al cuore dell’Inghilterra. A monito e futura memoria (a breve si decide il destino della Francia: le elezioni possono determinare la Frexit e quindi la fine della Ue). Gli agenti della Paura sanno perfettamente che la Brexit, ponendo non poche criticità alla globalizzazione, mina anche la loro sopravvivenza. Da qui il suo nervoso attivismo.

Un attivismo che ha ricordato un po’ l’infausto 11 settembre, con la povera premier Theresa May portata via dalla sicurezza come allora avvenne per l’imbelle George W. Bush. Ma l’Inghilterra ha alle spalle una storia diversa da quella degli Stati Uniti. Durante la seconda guerra mondiale il Parlamento continuò a riunirsi anche sotto i bombardamenti nazisti. Un pregresso che conforta.
Notizia del: 24/03/2017 PICCOLE NOTE

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-londra_attentato_contro_la_brexit/16658_19443/

 

Guerra NATO in Sicilia

Exercise Dynamic Manta 15

Exercise Dynamic Manta 15

meglio tenersi pronti sia mai che in Europa tornino i fascismi/populismi al potere…meno male che i liberatori non ci abbandonano e proteggano la troika.


 
Il belpaese? Ridotto dallo zio Sam ad una colonia bellica a stelle e strisce, da cui far decollare la guerra contro mezzo mondo. I codardi italidioti ingrassano, ma a ribellarsi è soltanto l’Etna con le sue recenti eruzioni. Mentre i politicanti – inclusi gli onorevoli grullini volati in gita turistica al Muos di Niscemi  – si trastullano ben pagati dai fessi dei contribuenti, l’alleanza atlantica sta svolgendo l’ennesima prova di guerra nel Mediterraneo di casa nostra.
Ecco il comunicato stampa numero 18 emesso dalla Marina Militare italiana:
«L’esercitazione NATO “DYNAMIC MANTA 2017 (DYMA 17)” si svolgerà al largo delle coste siciliane, dal 13 al 24 marzo, con mezzi aeronavali ed equipaggi provenienti da 10 Paesi Alleati, riuniti nel Mediterraneo Centrale per un addestramento alla lotta anti sommergibile e alla lotta contro i mezzi di superficie. I sommergibili provenienti da Francia, Grecia, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti, sono sotto il controllo del Comando Sommergibili NATO (COMSUBNATO) e opereranno con 10 navi militari di Francia, Grecia, Inghilterra, Italia, Spagna, Turchia e Stati Uniti. L’Italia, oltre a partecipare con il cacciatorpediniere  Luigi Durand De La Penne, il sommergibile Pietro Venuti, e un elicottero SH90 della Marina Militare, fornirà supporto logistico attraverso il Comando Marittimo della Sicilia, la Base Navale di Augusta e la Base Aerea di Sigonella.
La DYNAMIC MANTA 17 rappresenta la principale esercitazione della NATO nel Mediterraneo, dedicata all’addestramento anti sommergibile con l’obiettivo di affinare capacità e tecniche dei sommergibili e delle navi dell’Alleanza Atlantica.
 
Scenari realistici ed eventi con difficoltà crescente caratterizzeranno i temi addestrativi per incrementare la capacità di combattimento in contesti operativi multinazionali. Le navi in addestramento saranno supportate da 14 aerei da pattugliamento marittimo ed elicotteri di Canada, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Norvegia, Spagna, Turchia e Stati Uniti che opereranno dalla base di Sigonella e da bordo delle navi. Il numero di nazioni partecipanti all’esercitazione di quest’anno, è una dimostrazione dell’impegno della NATO per la sicurezza marittima, in particolare, per lo sviluppo di capacità nella lotta anti sommergibile».
La base navale di Augusta e quella aerea di Sigonella (dove c’è un arsenale nucleare USA in violazione del trattato di non proliferazione (TNP) – come di consueto, forniranno il supporto logistico alle complesse manovre in mare delle forze armate d’Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Grecia, Turchia, Germania, Usa, Norvegia e Canada. L’obbiettivo di capacità di combattimento in contesti multinazionali, attraverso una simulazione di “caccia” tra sommergibili che si alterneranno nei ruoli di “cacciatore” e “cacciato”, con il supporto di navi, elicotteri e aerei da pattugliamento.
Tra le unità navali impiegate, a preoccupare maggiormente è la presenza di sottomarini a propulsione nucleare, già partecipanti all’edizione dello scorso anno. Per l’ipotesi d’incidente atomico, infatti, manca ad oggi un piano di emergenza esterna – aggiornato e accessibile al pubblico – nonostante il porto di Augusta sia periodicamente interessato dal transito e dalla sosta del naviglio nucleare di Stati Uniti e altri Paesi Nato.
 
La notizia è stata confermata indirettamente, nel mese di gennaio, dalla stessa prefettura di Siracusa che, in risposta alla richiesta di alcuni attivisti, aveva negato l’accesso al piano d’emergenza attualmente in vigore, proprio perché «in fase d’aggiornamento». E ciò malgrado le informazioni sul rischio nucleare, in base alla legge, «devono essere fornite alle popolazioni interessate senza che le stesse ne debbano fare richiesta», rimanendo «accessibili al pubblico, sia in condizioni normali, sia in fase di preallarme o di emergenza radiologica» (Decreto legislativo 230/95).
Regole che, ad Augusta come nei restanti porti militari e nucleari italiani, da sempre rimangono lettera morta. E questo, già da solo, offre la misura dei pericoli a cui sono esposti i territori a causa della militarizzazione e delle operazioni di guerra che vedono tristemente protagonista la Sicilia e il Mediterraneo.
In questo quadro s’iscrive anche la Dynamic Manta, che però non sarà l’unico war game previsto, per questo mese, a largo delle coste siciliane. Difatti, quasi del tutto in contemporanea all’esercitazione Nato, le forze speciali statunitensi (Special Forces Group USA) saranno impegnate in esercitazioni di tiro a fuoco presso il poligono marittimo di “Pachino Target Range E321”. Una serie composta di 5 sessioni d’addestramento, partita il 20 febbraio per concludersi il 22 marzo, che sta provocando l’interdizione assoluta della relativa zona di mare «alla navigazione, alla sosta, alla pesca e ai mestieri affini», come da apposita ordinanza della Capitaneria di Porto di Siracusa. Compresa tra Punta delle Formiche e Punta Castellazzo, all’estremo sud della Sicilia orientale, quella coinvolta è un’incantevole area naturalistica, marina e terrestre, da tempo asservita alle periodiche e intense prove belliche della Nato e dei marines, anche tramite l’utilizzo dei famigerati droni (micidiali aerei senza pilota) ospitati a Sigonella. Così, mentre per uomini, donne e minori migranti il Mediterraneo è frontiera da sfidare per la sopravvivenza, gli eserciti Usa-Nato stanno trasformando questo stesso specchio d’acqua in un laboratorio di guerra permanente, che si affianca al ruolo operativo assunto dalla Sicilia come piattaforma offensiva proiettata nei teatri bellici africani, mediorientali e asiatici.
 
Un ruolo, quest’ultimo, aggravato dalla recente conferma del dissequestro del Muos di Niscemi da parte della Cassazione, mentre è in programma l’allargamento della base dei droni-killer di Sigonella  Le continue esercitazioni militari nell’Isola, oltre a danneggiare l’ambiente e a iniettare nei territori una sub-cultura militarista di violenza e prevaricazione, bruciano ingenti risorse economiche sottratte alla scuola, alla cultura, alla sanità, al risanamento e alla messa in sicurezza dei territori. Gli stessi settori colpiti dai continui tagli prodotti dalle politiche di austerità imposte dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale.
riferimenti:
Gianni Lannes, Italia, Usa e getta, Arianna editrice, Bologna, 2014.
di Gianni Lannes – 20/03/2017  Fonte: Gianni Lannes

Ennesimo attacco di droni USA uccide bambini yemeniti

Yemeni children stand #UpForSchoolper loro non si indigna nessuno, mica è Razzi. I ricchi wahabiti sauditi non si contestano, possono uccidere chi vogliono che le anime belle hanno un prezzo e tacciono come tacciono i benpensanti contro l’islamofobia a corrente alternata.

Almeno due minori yemeniti sono stati uccisi lo scorso Lunedì  da un attacco aereo realizzato mediate un drone senza pilota diretto nella zona centrale dello Yemen.
I fratellini Ahmad e Mohamad Al-Jozba hanno perso la vita nel corso di un bombardamento attuato mediante un drone statunitense mentre camminavano per una via nella località dui Al-Yakla, nella provincia di Al -Bayda.
 
Questo percorso è da tempo oggetto di attacchi da parte degli USA per la presunta presenza di terroristi di Al-Qaeda, come hanno informato questo Martedì da media locali.
 
Inoltre, in un altro attacco simile attuato nella località di Qifa, situata nella stessa provincia, hanno perso la vita tre persone sospettate di appartenere alla rete terroristica di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA), secondo le fonti locali.
In aggiunta a questi, la casa di un presunto componente di Al-Qaeda è stata bombardata da un drone teldiretto degli USA nella località di Nouyfan, nella stessa provincia, mentre nella stessa giornata un altro missile è esploso contro una zona montagnosa dove presumibilmente vi era un accampamento di addestramento dell’ AQPA, nell’ Al-Said, che fa parte  della provincia di Al.Shabwa (sud della penisola).
Anche altre persone, nella stessa giornata sono state eliminate per mezzo di un drone, nel sud del paese. L’apparato ha lanciato un missile contro un veicolo che si stava spostando, nel pomeriggio del Lunedì, nel distretto di Wadi Yashbum. Il veicolo è rimasto totalmente distrutto e bruciato e fra i resti sono  stati ritrovati i corpi calcinati di due uomini che presumibilmente erano membri di Al-Qaeda. Lo stato dei cadaveri ha impedito qualsiasi tipo di identificazione.
 
La strategia di Washington nello Yemen è quella di bombardare quelli che considera terroristi , la AQPA – una strategia che è stata oggetto di critica nella comunità internazionale per causa della morte procurata di centinaia di civili innocenti durante questi attacchi. Lo scorso mese di Gennaio l’operazione realizzata dalle forze militari degli Stati Uniti nella provincia di Al-Bayda ha causato la morte di 16 civili e 41 presunti integranti di Al Qaeda.
In conformità a quanto pubblicato da un rapporto del Think Tank ,”International Crisis” (IGC) , con sede a Bruxelles, gli attacchi statunitensi nello Yemen, oltre a produrre molte vittime civili, hanno contribuito a fortificare i gruppi di Al-Qaeda nel paese.
Nota: Gli attacchi mediante i droni sono attuati dalle forze statunitensi, partendo da basi militari USA in Sicilia (Sigonella), oltre che da Gibuti in Africa Orientale, e coinvolgono vari paesi fra cui lo Yemen, la Somalia, la Libia, la Siria e l’Iraq. Questi attacchi, che dovrebbero essere mirati, hanno prodotti alcune centinaia di morti fra i civili innocenti, colpendo in alcuni casi persone raggruppatesi per un funerale o per una festa di matrimonio e facendone strage. “Danni collaterali”, hanno dichiarato a Washington.
Si sono verificate molte proteste da parte delle popolazioni coinvolte ma questo non ha smosso alcun organismo sovranazionale, neppure quelle ONG come “Amnesty International” o “Human Right Watch” ed altre che erano molto solerti nel denunciare i bombardamenti ad Aleppo.
Le vittime dei droni per le ONG internazionali e per i media occidentali sono solo dei “fantasmi” che non hanno rilievo nelle periodiche sagre della commozione pilotata dai media, visto che non sono vittime di Assad o di Putin.
Fonte: Hispan Tv Traduzione e nota: Luciano Lago Mar 08, 2017

Contro ogni probabilità

no trumpIl grasso faccione di Michael Moore appare sempre indecente, come i genitali di uno di mezza età. Quello sciatto ciccione farebbe marciare le vecchie babbione anche senza il “pussyhat” (cappello rosa con orecchie da gatto, simbolo della protesta contro Trump – ndt). Basta la sua faccia. Sembra proprio George Soros: la stessa oscena Femminuccia. Secondo me è la sua faccia che lo condanna: come diceva Oscar Wilde, “tutte le creature brutte sono anche immorali”.
 
Basta guardare Madeleine Albright, altra Femminuccia.   Ma se vi serve qualche altro elemento diciamo anche che il suo “Stupidi Uomini Bianchi” è il libro più esecrabile pubblicato negli Stati Uniti in questo secolo. In esso sostiene che se i passeggeri degli aerei del’11 settembre fossero stati neri il dirottamente non avrebbe avuto successo.
E ora Femminuccia scopre i piani nascosti di Putin e chiede “l’insediamento della Clinton perché Trump é una spia russa”. Anni fa ha parlato contro la guerra in Iraq: ora invoca l’Armageddon nucleare. Con simili nemici intorno, non dobbiamo rinunciare a Trump.
Trump è finito, urlano sia i suoi fan che i suoi detrattori. E’ sconfitto, a terra, non si rialzerà più. E’ un’anatra zoppa e presto sarà messo sotto accusa. Presto lo si vedrà sgattaiolare fuori dalla Casa Bianca per infilarsi di nuovo nella sua gabbia dorata. O, meglio, correrà dal suo caro amico Vlad Putin.
E invece no, cari amici e lettori, Trump sta combattendo, non sta scappando, ma le cose richiedono tempo. Non è facile cambiare il paradigma, e fin dai primi momenti tutte le probabilità erano contro di lui. E’ arrivato fino ad oggi e continuerà a tenere duro. Il ragazzo è testardo e perseverante. Giudici corrotti tentano di legargli le mani, CIA e NSA rivelano le sue mosse al New York Times, alla CNN, e a NBC; ma lui si rialza, pronto a lottare di nuovo contro i suoi nemici – e i nemici degli americani, l’idra con tante teste a tre lettere.
 
Ci sono quelli che hanno fretta, che vorrebbero subito una vittoria e si disperano alle prima battute d’arresto. Un giudice intossicato di potere apre le porte dell’America all’avanguardia delle truppe ISIS, annullando un ordine esecutivo moderato e ragionevole, ed eccoli che già rabbrividiscono. Terribile, ma che avrebbe dovuto fare Trump? Doveva forse non fare niente di fronte a un suo ordine contravvenuto? Ha dovuto agire, così la gente avrebbe visto e giudicato i giudici. Allinearli con le spalle al muro all’alba lungo il muro del confine con il Messico? Non può farlo ancora, anche se in fondo avrebbe un senso.
 
Flynn ha dovuto lasciare, ed eccoli che esclamano: “tutto è perduto”. Sarebbe stato un errore se non avesse detto o fatto niente, invece ha agito. A una conferenza stampa molto pubblica e di grande copertura mediatica insieme al primo ministro Netanyahu, Trump ha detto: “Michael Flynn, il Generale Flynn è un uomo meraviglioso. Sono convinto che sia stato trattato molto, molto ingiustamente dai media – quelli che io chiamo i falsi media. E ‘molto, molto ingiusto quello che è accaduto al generale Flynn, il modo in cui è stato trattato, i documenti e le carte che sono trapelate illegalmente. E lo sottolineo: trapelate illegalmente. Molto, molto ingiusto.” Queste sono parole di un uomo che combatte, che ha perso una delle battaglie, anzi, solo una scaramuccia, ma che continua la sua guerra.
 
Forse sarebbe meglio tenersi Flynn, ma la politica è l’arte del possibile. E comunque le parole di Trump a sostegno del Generale erano già fuori luogo.
Trump ha incontrato Netanyahu, ed ecco i ‘deboli-di-cuore’ che già si lamentano che il Presidente ha ceduto alla lobby nefasta. Tutto il contrario. L’ADL, il potente gruppo di pressione ebraico, lo ha attaccato per aver rifiutato di pronunciare la loro parola preferita, “antisemitismo”. Haaretz ha dichiarato: “Sì, Trump è un antisemita“; il New York Times in un suo editoriale ha spiegato i motivi per cui il Presidente non ha voluto condannare l’antisemitismo, come richiesto; i rabbini hanno definito  “terrificanti” e “anti-sioniste” le sue osservazioni poiché Trump si è rifiutato di risolvere l’impasse con l’opzione da tempo battuta della “soluzione dei due Stati”.
Tra l’altro, i palestinesi sostengono la soluzione dello Stato unico proposta da Trump e non credono in quella ormai mitica dei due stati: l’equivalente mediorientale della quadratura del cerchio. Trump ha applicato abilmente la sua arma preferita, sostenere Bibi Netanyahu; con quest’arma ben spianata Trump è riuscito ad azzittire i cacciatori di anti-semiti, senza fare quello che volevano.
 
Sarebbe meglio ignorare gli ebrei del tutto, ma non si può fare dal momento che possiedono tutti i falsi-media e il cuore della gente comune americana. Rifiutare di condannare ufficialmente l’antisemitismo per un politico americano è come voler camminare sulla terra in assenza di gravità.
Dopo questo preambolo, possiamo affermare che il primo mese del mandato presidenziale di Trump è stato tutto in salita. Speravamo nella ragionevolezza degli sconfitti che gli avrebbero consentito di attuare il suo programma, invece hanno continuato dalle retroguardie a portare avanti le loro battaglie. Il suo è un compito arduo: Trump sta tentando di seppellire il capitalismo globalizzante prima che questo seppellisca i lavoratori europei e americani. Senza Trump, America ed Europa sarebbero invase da milioni di persone senzatetto che fuggono dalle guerre R2P. Senza Trump, i lavoratori americani ed europei finirebbero a lavorare nei fast-food, mentre i finanzieri continuerebbero a spremerli come limoni. Una simile inversione di tendenza non poteva passare senza opposizioni.
 
Guardiamoci indietro e ricordiamo le persone che nella storia hanno conseguito cambiamenti radicali di tale portata.  Non voglio citare nomi per non farvi spaventare. Nessuno di loro aveva una personalità particolarmente piacevole, ma avevano il carisma, una volontà di ferro, una buona memoria, la visione e la perseveranza; erano maestri di tattica, cioè sapevano quando era il momento giusto per ritirarsi e quando avanzare. E forse anche Trump ha queste qualità. Ma oltre a questo, avevano dietro di loro un partito leale e solidale, o un esercito e dei servizi segreti a loro disposizione. Trump questi non li ha.
Questi strumenti aggiuntivi sono necessari per superare gli elementi antidemocratici e non eletti del governo. Negli Stati Uniti, la magistratura e i media, due “poteri” su quattro, sono profondamente non o addirittura anti-democratici. I media sono di proprietà dei Signori dei Media, solitamente ricchi ebrei che portano avanti la loro agenda. I giudici sono naturalmente anti-democratici: disprezzano la democrazia e l’opinione pubblica.
 
La magistratura è anche fortemente ebreicizzata: tre su nove (o quattro su nove) giudici della Corte Suprema sono ebrei. Il presidente Obama aveva tentato di inserire un ulteriore giudice ebreo: ora gli elementi filo-ebrei si batteranno per evitare che un non-ebreo si “rubi” quel posto. Sono tantissimi gli avvocati e gli insegnanti di legge ebrei, tanti da metter l’imprimatur su questa professione. Nessun cambiamento radicale potrà essere possibile finché non si porrà un limite a questi poteri.
Trump non ha dietro di sé alcun partito leale, nessun servizio segreto a lui fedele. Il processore Intel Unit è contro di lui, le spie sono contro di lui e ‘passano la merce’ ai suoi nemici politici. Il partito è sospettoso nei suoi riguardi. Ci sono in giro troppi repubblicani intenti ad affilare i coltelli e pronti a colpirlo alla schiena, a cominciare dal vecchio traditore, John McCain  Senatori e Rappresentanti hanno un debito enorme verso i loro generosi donatori (per lo più ebrei); e hanno bisogno del sostegno dei media per poter essere rieletti.
 
Trump dovrebbe stabilire il controllo sul suo partito, mettendoci dei suoi fedelissimi ed estirpando i suoi avversari dal partito, dal Senato e dal Congresso. Vorrei consigliargli di non esitare a stroncare, spodestare e umiliare un senatore repubblicano, anche a costo di dare il suo seggio a un democratico. Non è impossibile. Basta infondere un po’ di paura nei cuori miti.
 
Portare i servizi segreti sotto il suo controllo è relativamente semplice: dare inizio a una caccia alle streghe, individuando i traditori che fanno trapelare il contenuto di conversazioni telefoniche riservate ai media. Questo è alto tradimento; tante persone di dubbia fedeltà possono essere fermate anche solo in caso di sospetto. Un biglietto di sola andata a Guantanamo aiuterà a schiarire le idee a molti potenziali traditori. Devono essere trattati severamente come il povero Bradley Manning. E comunque, i servizi segreti sono esagerati: gli Stati Uniti non possono sostenere un milione di spie. L’ottanta per cento se ne dovrebbe andare. Dovrebbero entrare nel mercato del lavoro ed iniziare a rendersi utili. Quelli che rimangono saranno solo fedelissimi.
I media possono essere soggiogati con vari mezzi. Di solito le grandi società d’informazione non sono mai altamente redditizie e sono suscettibili di acquisizioni ostili; alcune aziende possono essere fermate con la legislazione anti-trust. I Signori dei Media ostili si possono colpire facilmente spulciando le loro dichiarazioni dei redditi. Nel caso del New York Times, il suo sistema di azioni multi-livello è chiaramente ingiusto e può essere attaccato dagli azionisti. La misura migliore e più radicale sarebbe separare la pubblicità dai contenuti vietando il contenuto politico in pubblicazioni di carattere pubblicitario, come ho già detto altrove, ma per questo sarebbe necessaria l’approvazione del Congresso.
I giudici sono umani; quei giudici ostili che pensano di essere al di sopra del Presidente e del Congresso possono essere sottoposti a indagini approfondite con qualche pregiudizio. E sia nei tribunali che nelle università si dovrebbe abolire il mandato a vita.
Il compito del Presidente Trump quindi è decisamente arduo ma non impossibile. Tagliare i servizi di sicurezza a misura di quello britannico o francese (ed è anche molto). Ricordiamoci che dopo la prima guerra mondiale, gli Stati Uniti non avevano alcun servizio segreto e hanno prosperato comunque.  Terrorizzare un Signore dei Media e un senatore repubblicano. Portare alla luce la corruzione dei giudici distrettuali. Scoperchiare il barattolo pieno di vermi della Fondazione Clinton. Denunciare alcuni neoconservatori per aver mentito al Congresso. Ristabilire un ponte con Bernie Sanders. Invitare i suoi sostenitori ad arruolarsi nel partito repubblicano e conquistare la maggioranza alle primarie. E sì, ci vorrà del tempo.
 
Ora comprendete perché le valutazioni pessimistiche dei nostri colleghi Paul Craig Roberts e The Saker sono alquanto premature. Di fronte all’ ostilità del vecchio regime, Trump avrà bisogno di almeno sei mesi solo per regolarizzare la situazione alla Casa Bianca. Proprio per fare un confronto: Putin ci ha messo quasi cinque anni a consolidare il suo potere, e altri cinque per consolidarlo, anche se lui ha goduto del pieno appoggio dei servizi di sicurezza russi e ha potuto contare su una Costituzione più autoritaria scritta dagli americani per il loro tirapiedi, Eltzin.
Putin se lo ricorda bene: ci vuole tempo. Per questo non è affatto preoccupato per il ritardo da parte di Trump nel regolarizzare i rapporti USA-Russia. Le false notizie circa il disincanto russo nei confronti di Trump sono proprio questo: notizie false. I Russi sono fiduciosi nello sviluppo positivo delle relazioni USA-Russia, e non trattengono il respiro.
Perché credo che alla fine Trump avrà la meglio? Gli Stati Uniti non sono un’isola, sono parte integrante dell’Occidente e l’Occidente sta vivendo un cambiamento del paradigma. Le Femminucce hanno perso e i Deplorevoli hanno vinto, e non per un semplice colpo di fortuna. Ricordiamolo: Trump non è stata la prima vittoria; la Brexit l’ha preceduta. Tra la vittoria della Brexit e l’elezione di Trump, il governo britannico ha esitato e ha rinviato qualsiasi azione. Gli inglesi non erano sicuri se quel voto fosse un segno di cambiamento o un semplice colpo di fortuna. Dopo la vittoria di Trump, gli inglesi si sono messi davvero in marcia.
I giudici britannici – corrotti tanto quanto quelli americani – hanno tentato di fermare la Brexit, insistendo sul fatto che il caso sarebbe stato rinviato al Parlamento e che questo avrebbe archiviato il caso, facendo restare il Regno Unito nell’U.E., come chiedevano a gran voce i media. Ma si sbagliavano. Anche se il pubblico britannico ha votato per la Brexit con 52% su 48%, i parlamentari britannici l’ hanno approvata con 83% su 17%. I deplorevoli hanno stravinto.
Ora attraversiamo la Manica. La Francia ha preferito François Fillon (di centro-destra, un repubblicano moderato, in termini americani) per ereditare la poltrona di presidente di Femminuccia Hollande. Ora, la vittoria di Fillon sembrava assicurata, ma mentre si preparava al passaggio all’Eliseo, ecco che viene rivelato un fatto spiacevole. Una modesta appropriazione indebita (rubato, in poche parole) di circa un milione di dollari dei contribuenti francesi, oltre ad aver fatto lavorare la propria moglie come assistente parlamentare.
 
Ora tutti lo scansano quasi fosse un lebbroso, e la probabilità che la Regina dei Deplorevoli, Marine Le Pen, vinca le elezioni di maggio al primo turno è diventata altamente plausibile. Dovrà vedersela solo con un morbido socialista Emmanuel Macron che non rappresenta minimamente una minaccia. La sua retorica nel definirla “aspra” e “nemica di liberté-égalité-fraternité”, poiché non è molto appassionata di immigrazione araba, probabilmente cadrà nel vuoto. E’ la gente che è aspra e non è più tanto sicura che gli arabi rientrino nel concetto di uguaglianza. Così Marine potrà vincere e la Francia diventerà un alleato dell’America di Trump.
Fillon ha accusato forze “oscure” di tentare di schiacciarlo e probabilmente non ha torto. Le rivelazioni sul suo conto sono avvenute al momento giusto, proprio come nel caso delle e-mail DNC. In entrambi i casi, il crimine, o almeno le azioni disoneste denunciate, era reale, e lui (o lei) meritavano la sconfitta. In entrambi i casi, dietro un tale perfetto tempismo nelle rivelazioni, ci può essere soltanto una vera e propria forza “oscura”. E non parliamo di Russia. La Russia ancora non partecipa a questo ‘campionato’.
Parliamo di una forza occidentale “ombra” che promuove il capitalismo nazionalista, contro la forza globalista liberale che “invita ad invadere”. E’ questa forza che ha permesso a Trump di raggiungere la Casa Bianca, che ha consentito la Brexit e ha fatto fuori Fillon per dare spazio a Le Pen. Probabilmente Frau Merkel perderà alle prossime elezioni, facendo crollare quel piano assurdo di Obama di fare della Germania la pietra angolare del mondo globalizzato liberale.
 
In tutto l’occidente i Signori del Discorso si ritrovano sconfitti. E le piccole battute di arresto di Trump di certo non fermeranno questa tendenza. Il capitalismo produttivo nazionalista è collegato ai finanziari, ai Signori dei Media, ai promotori delle minoranze, ai servizi igienici transgenici e agli studi sulle donne. La battaglia non è ancora finita, ma finora pare che i Deplorevoli stiano vincendo e le Femminucce perdendo.
Non sappiamo chi sostiene i Deplorevoli. Quando ha vinto la Brexit i Signori del Discorso hanno detto che è stato grazie ai pensionati, ai proletari e ai poveracci delle periferie. Ma poi, il Parlamento l’ha approvata. La Signora Clinton deplorava i deplorevoli, ma oggi Trump siede alla Casa Bianca. Con Francia e Germania che seguono a ruota, sta nascendo una nuova forza. E’ sostenuta dalle maggioranze native. Chi li guida? Industriali, gente di spirito o forse solo lo Spirito del Tempo, lo Zeitgeist? Chiunque e qualunque cosa sia, questa forza aiuterà Trump, se terrà duro.
 
 
Israel Shamir adam@israelshamir.net
Fonte: www.unz.com
Link: http://www.unz.com/ishamir/against-all-odds/
 
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63
Questo articolo è apparso originariamente su The Unz Review.

Le colombe armate dell’Europa

Ulteriori passi nel «rafforzamento dell’Alleanza» sono stati decisi dai ministri della Difesa della Nato, riuniti a Bruxelles nel Consiglio Nord Atlantico. Anzitutto sul NATO-Partnership-for-peace-countries-ES-1024x561fronte orientale, col dispiegamento di nuove «forze di deterrenza» in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, unito ad una accresciuta presenza Nato in tutta l’Europa orientale con esercitazioni terrestri e navali. A giugno saranno pienamente operativi quattro battaglioni multinazionali da schierare nella regione.
Sarà allo stesso tempo accresciuta la presenza navale Nato nel Mar Nero.
Viene inoltre avviata la creazione di un comando multinazionale delle forze speciali, formato inizialmente da quelle belghe, danesi e olandesi. Il Consiglio Nord Atlantico loda infine la Georgia per i progressi nel percorso che la farà entrare nella Alleanza, divenendo il terzo paese Nato (insieme a Estonia e Lettonia) direttamente al confine con la Russia.
Sul fronte meridionale, strettamente connesso a quello orientale in particolare attraverso il confronto Russia-Nato in Siria, il Consiglio Nord Atlantico annuncia una serie di misure per «contrastare le minacce provenienti dal Medioriente e Nordafrica e per proiettare stabilità oltre i nostri confini».
Presso il Comando della forza congiunta alleata a Napoli, viene costituito l’Hub per il Sud, con un personale di circa 100 militari. Esso avrà il compito di «valutare le minacce provenienti dalla regione e affrontarle insieme a nazioni e organizzazioni partner». Disporrà di aerei spia Awacs e di droni che diverranno presto operativi a Sigonella.
 
Per le operazioni militari è già pronta la «Forza di risposta» Nato di 40mila uomini, in particolare la sua «Forza di punta ad altissima prontezza operativa».
L’Hub per il Sud — spiega il segretario generale Stoltenberg — accrescerà la capacità della Nato di «prevedere e prevenire le crisi». In altre parole, una volta che esso avrà «previsto» una crisi in Medioriente, in Nordafrica o altrove, la Nato potrà effettuare un intervento militare «preventivo». L’Alleanza Atlantica al completo adotta, in tal modo, la dottrina del «falco» Bush sulla guerra «preventiva».
I primi a volere un rafforzamento della Nato, anzitutto in funzione anti-Russia, sono in questo momento i governi europei dell’Alleanza, quelli che in genere si presentano in veste di «colombe». Temono infatti di essere scavalcati o emarginati se l’amministrazione Trump aprisse un negoziato diretto con Mosca.
Particolarmente attivi i governi dell’Est. Varsavia, non accontentandosi della 3a Brigata corazzata inviata in Polonia dall’amministrazione Obama, chiede ora a Washington, per bocca dell’autorevole Kaczynski, di essere coperta dall’«ombrello nucleare» Usa, ossia di avere sul proprio suolo armi nucleari statunitensi puntate sulla Russia.
Kiev ha rilanciato l’offensiva nel Donbass contro i russi di Ucraina, sia attraverso pesanti bombardamenti, sia attraverso l’assassinio sistematico di capi della resistenza in attentati dietro cui vi sono anche servizi segreti occidentali. Contemporaneamente, il presidente Poroshenko ha annunciato un referendum per l’adesione dell’Ucraina alla Nato.
A dargli man forte è andato il premier greco Alexis Tsipras che, in visita ufficiale a Kiev l’8-9 febbraio, ha espresso al presidente Poroshenko «il fermo appoggio della Grecia alla sovranità, integrità territoriale e indipendenza dell’Ucraina» e, di conseguenza, il non-riconoscimento di quella che Kiev definisce «l’illegale annessione russa della Crimea». L’incontro, ha dichiarato Tsipras, gettando le basi per «anni di stretta cooperazione tra Grecia e Ucraina», contribuirà a «conseguire la pace nella regione».
di Manlio Dinucci – 23/02/2017 Fonte: Il Manifesto