Chaouki, figuraccia: l’icona dei diritti ai migranti non paga i contributi all’assistente

chaoukiL’assistente è una donna, magari non è dovuto secondo certe culture, per fortuna che la Boschi lotta per la parità di stipendio tra calciatori e calciatrici. Il deputato Chaouki si batte per i diritti dei migranti, mica delle donne.

Diritti un tanto al chilo. Roba da non farsi vedere in giro per Chaouki. Ma come. È il paladino dei diritti ai musulmani, l’icona dell’accoglienza. Si batte per l’equiparazione dei diritti tra italiani e stranieri e il Pd lo manda nei talk-show per questo. Lui entra in rotta di collisione con tutti con il suo buonismo che cozza contra le più elementari ragioni di buon senso. Diritti? ma quali diritti? Per gli immigrati, certo, ma per la sua ssistente parlamentare no.  Figuraccia del deputato Pd, Khalid Chaouki, che da cinque anni non versa un euro di contributi alla sua assistente parlamentare, totalizzando la cifra di 12.500 euro. I diritti per Chaouki vanno a corrente alternata. La doppia morale personificata. L’ipocrisia allo stato puro.
Chaouki ha pure il coraggio di scioperare per lo Ius soli
Secondo Il Fatto Quotidiano che ha reso nota l’imbarazzante e squallida vicenda, Chaouki – che tra l’altro mantiene le questioni di forma aderendo allo sciopero della fame per lo Ius soli – appena eletto ha assunto una collaboratrice parlamentare. E nonostante le ripetute richieste di regolarizzazione, per cinque anni non ha pagato niente alla previdenza. È stato allora trascinato in tribunale dalla donna. Ma Chaouki non ha neanche avuto il buon gusto  presentarsi ed  è stato dichiarato contumace, si legge nella ricostruzione del Fatto.
Da Chaouki neanche la tredicesima
«Dopo due anni di contratti co.co.pro, Chaouki ha assunto la donna a tempo indeterminato, beneficiando degli incentivi previdenziali previsti dal Jobs act. Quando ha capito che questi non coprivano tutti gli oneri con l’Inps, e che avrebbe dovuto sborsare i soldi di tasca propria, ha deciso di non pagare». Altra sorpresa,  Chaouki è stato infatti citato in giudizio per non aver pagato nenache la 13esima alla donna, denaro che le era dovuto sulla base del nuovo contratto stipulato dopo l’entrata in vigore del Jobs act. Destinatario di un decreto ingiuntivo del giudice, il deputato ha pagato. Rimane però ancora l’arretrato dei contributi previdenziali.

 Lavoro prima agli immigrati. Nelle scuole la Fedeli assume stranieri come bidelli

elezione-presidente-repubblicaRoma, 7 ott 2017 – Disoccupazione giovanile alle stelle? Dati sulla disoccupazione generale sempre più allarmanti? Nessun problema, il ministro dell’Istruzione senza titoli Valeria Fedeli, ha la ricetta che fa per voi, anzi per loro. Tramite un suo decreto ha stabilito infatti una corsia preferenziale per gli immigrati come lavoratori nelle scuole. Con un semplice permesso di soggiorno gli stranieri hanno ora la possibilità di accedere alla graduatoria Ata per le scuole con requisiti più vantaggiosi per ottenere il posto. Basta essere “titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente”.
A rivelarlo è il quotidiano La Verità, che ha intervistato il presidente nazionale del sindacato Feder.ata, Giuseppe Mancuso: “Negli ultimi anni si sono persi posti di lavoro nel settore del personale non docente della scuola. I pensionati – ha specificato Mancuso – non sono stati rimpiazzati e circa 15- 20.000 precari attendono un inserimento stabile: sono precari che hanno già avuto una formazione e hanno un’esperienza del lavoro, molto delicato, da compiere nella scuola”. Nella scuola pubblica da anni, come ben noto, c’è un problema di stabilizzazione per docenti e bidelli, tra precariato e incertezze continue. E il ministro dell’Istruzione come pensa di porre rimedio a tutto ciò? Assumendo gli immigrati.
È decisamente irrazionale – afferma il presidente di Feder.ata – scavalcare i precari italiani che attendono da anni e immettere cittadini di altri Paesi che possono avere tutte le qualità e anche titoli equivalenti ma non possono avere l’esperienza già maturata sul campo dai precari italiani”. Irrazionale e, aggiungiamo noi, decisamente vergognoso. Eppure la Fedeli ha deciso sul serio così, puntando a regalare posti di lavoro come bidelli nelle scuole ai nuovi arrivati piuttosto che regolarizzare gli italiani che da anni si barcamenano nei meandri della burocrazia statale in attesa appunto di stabilizzarsi. Il ministero dell’Istruzione apre quindi le graduatorie di terza fascia per il personale Ata anche a profughi ed extracomunitari. In questo modo circa 20 mila precari italiani, come gli aspiranti bidelli, rischiano di essere scavalcati dagli immigrati.
 
Alessandro Della Guglia

MIGRANTI: IL RACKET DI SOROS

Soros-network
Lobbismo? Mafia internazionale? Tutte dicerie degli xenofobi, peccato che sti filantropi NON CACCINO un euro per il mantenimento anzi, manteniamo ANCHE LORO. E PAGA LE TASSE EVASORE!!

 
(Il seguente articolo  è basato sulla ricerca di Francesca Totolo pubblicata su lucadonadel.it.1)
Confini aperti e censura dei media.
Perché c’è una crisi migratoria nel Mediterraneo? Perché le ONG sono coinvolte? Perché c’è una estesa rete di attivisti ed organizzazioni dei ‘’confini aperti’’ dietro la faccenda; molti di loro sono finanziati o collaborano con la Open Society Foundation di George Soros. È illegale? No. L’attivismo politico è una parte essenziale delle democrazie. Tuttavia, in alcuni casi le cause promosse sono irrealistiche o insostenibili. La rete della lobby dell’immigrazione in Italia è composta da ONG internazionali finanziate da Open Society (in verde), ONG Italiane, sempre finanziate da Open Society, in blu e organizzazioni con progetti condivisi con OSF in viola.
  1. Open Society Foundations and Associazione Carta di Roma
L’associazione Carta di Roma è stata creata nel Dicembre 2011 per mettere insieme un codice deontologico per la corretta informazione sui temi dell’immigrazione. Dal 2016 la Carta di Roma è parte integrante del ‘’Testo Unico sui doveri del giornalista’’.2)Membri permanenti sono il Consiglio ONU dei Rifugiati, l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, e l’Ufficio Nazionale Contro la Discriminazione Razziale.
Il glossario della Carta di Roma è stato rivisto dai redattori per garantire il politicamente corretto, limitando l’utilizzo di vocaboli ritenuti non appropriati quando il soggetto della notizia è un cittadino di un paese straniero. I termini accettati sono: richiedente asilo, rifugiato, persona protetta da assistenza sussidiaria, beneficiario di protezione umanitaria, vittima di traffico, migrante irregolare (precedentemente definito come clandestino), flussi migratori misti. L’uso del termine ‘’clandestino’’ è ora punito con multe e richiami da parte dell’Albo dei Giornalisti.3)
Nella maggior parte dei casi, la Carta di Roma ritiene ridondante menzionare la nazionalità di coloro che commettono crimini nel territorio italiano.4)
Sponsor della Carta sono Open Society, la Chiesa Valdese ed il Consiglio ONU per i Rifugiati.5)
Le fonti ritenute affidabili dall’Associazioni Carta di Roma sono: Amnesty International, ASGI, Cospe, 21 Luglio, A Buon Diritto, Medici Senza Frontiere, Save The Children, coinvolti nel trasporto di migranti dalla Libia all’Italia, e l’UNAR, coinvolto in uno scandalo di prostituzione omosessuale. Molte di queste dono finanziate da Open Society.
  1. Open Society e Cospe Onlus
Cospe Onlus è una organizzazione non a scopo di lucro fondata nel 1983. Opera in 30 paesi con 150 progetti per ‘’favorire uno sviluppo eguale e sostenibile, il rispetto dei diritti umani, la pace e la giustizia per i popoli’’ sostenendo il diritto alla mobilità internazionale. Il suo obbiettivo è un mondo dove ‘’la diversità è considerata un valore, con molte voci e dove l’incontro tra popoli differente risulta in un mutuo arricchimento, dove la giustizia sociale va attraverso uguali diritti ed opportunità’’.
 
Cospe è tra i fondatori di SOS Mediterranee Italia, una ONG che lavora nel Mediterraneo collaborando con la barca Acquarius di Medici Senza Frontiere.6)
 
I partner di Cospe,7)includono la già citata Associazione Carta di Roma, con cui condivide la piattaforma per la ‘’corretta informazione’’ sull’immigrazione e con cui ha organizzato seminari,8)e Carta di Lampedusa, un’organizzazione nata nel 2014 volta rimuovere leggi che limitano l’immigrazione e l’abolizione di tutte le leggi europee che limitano la libertà di movimento.9)
L’ultimo budget di Cospe disponibile è del 2015. Cospe ha raccolto circa 9,5 milioni di Euro, 7,5 dei quali da soggetti pubblici, i cui più rilevanti sono l’Unione Europea (66%) e il Ministero Italiano degli Esteri (27%).10)
  1. Open Society e ASGI (Association per Studi Giuridici sull’Immigrazione)
L’obbiettivo di ASGI è di contribuire al dibattito sull’immigrazione tra accademici, giusti e avvocati e alla creazione di leggi nazionali ed europea sull’immigrazione, l’asilo e la cittadinanza, promuovendo il dialogo politico e la protezione degli stranieri. È stata fondata da Open Society ed è direttamente finanziata dalla stessa.11)
 
ASGI si occupa spesso dell’Ungheria, su cui l’UNHCR ha chiesto una sospensione temporanea delle richieste d’asilo finché le politiche del governo ungherese non saranno in linea con le regole europee.
ASGI inoltre provvede a un servizio anti discriminazione, supporto legale contro discriminazioni etniche, razziali e religiose, con un centro operativo a Milano e diversi centri secondari a Torino, Firenze, Napoli, Roma e Verona ed una rete di professionisti che monitora questioni di discriminazione. Finanziata da Charlemagne Onlus, Tavola Valdese ed Open Society.12)
 
Il manifesto di ASGI,13)elenca le ragioni per le migrazioni verso l’Europa: guerre, regimi repressivi e dittature, conseguenze del colonialismo, sfruttamento delle risorse naturali in Africa, crescita demografica e cambiamento climatico.
Le riforme proposte sul tema dell’immigrazione sono:
canali di libero accesso per chi cerca lavoro
-modi per rendere permanenti visti temporanei
 
-facilitare i ricongiungimenti familiari
rimpatri volontari o forme alternative invece di quelli forzati
diritto di votare alle elezioni amministrative per stranieri provenienti da fuori dell’UE
 
-sull’asilo, l’Europa dovrebbe desistere dall’attuare politiche adottate negli ultimi anni, quali l’accordo con la Turchia e le collaborazioni con dittature come Niger, Libia e Sudan; creare un sistema di ridistribuzione dei rifugiati obbligatorio, e cambiare il sistema di Dublino aggiungendo la possibilità da parte del richiedente asilo di scegliere il paese di destinazione.
 
La rete di ASGI include Migregroup, con il progetto Boats4people e la piattaforma online WatchTheMed che mappa morti e violazioni dei diritti umani nel Mediterraneo.14)
WatchTheMed è stato creato dalla onlus Habeshia, diretta da padre Mussie Zerai, autoproclamatosi ‘’padre Mosè’’ per la sua abilità nel far si che i migranti attraversino il Mediterraneo. L’organizzazione da informazioni ai migranti su come arrivare in Europa. La ONG Sea-Watch, attualmente presente del Mediterraneo è parte della piattaforma di WatchTheMed.15)
ASGI collabora con l’Associazione 21 Luglio, Dottori per i Diritti Umani, Senza confini e la Società Italiana per la Medicina e le Migrazioni.
  1. Open Society e CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili)
Creata nel 2014, CILD è una rete che promuove diritti e libertà per chiunque, con campagne, azioni pubbliche e legali. CILD sostiene accessi facilitati per i migranti all’Italia come risposta ai ‘’flussi misti’’. Dopo il recente cambio della legge nell’accoglienza ai minori, CILD ha sostenuto il cambiamento delle regole sulla cittadinanza e l’adozione dello Ius Soli.
Il suo manifesto sostiene un cambiamento di visione sull’immigrazione, focalizzato su un sistema di asilo, non criminale, doveri di accoglienza e cittadinanza allargata.16)
 
I progetti di CILD includono Open Migration,17)che si occupa di ‘’fact-checking’’ sull’immigrazione; i suoi articoli includono critiche al procuratore Zuccaro per le indagini sulle ONG,18)l’asserzione che non è vero che gli appelli in secondo grado dei richidenti asilo siano un problema per il sistema giudiziario, 19)e un’altra in cui si ritiene che i migranti siano sovra rappresentati nel sistema carcerario a causa della custodia cautelare.20), ignorando il fatto che commettano più crimini, degli italiani, 21)
 
La rete di CILD include, tra gli altri:
A Buon Diritto: un gruppo di advocacy sul tema immigrazione, finanziato da Open Society;22)ANSI: Associazione Nazionale Stampa Intercultura, associazione di giornalisti stranieri, sostenuta do Cospe e Open Society;23)
Antigone: organizzazione per i diritti e le garanzie nel sistema carcerario, finanziata da Open Society;24)
 
ARCI: organizzazione per l’emancipazione, oltre un milione di iscritti, sostenuta da Open Society;25)
 
ASGI: descritta in precedenza
 
Associazione 21 Luglio: si occupa dell’etnia rom, finanziata da Open Society;26)
 
CIR: Consiglio Italiano per i Rifugiati, finanziato da Open Society;27)
 
Cittadini del Mondo: promuove i confini aperti, finanziata da Open Society;28)
 
Cospe Onlus: descritta in precedenza;
 
Fondazione Leone Moressa: think thank sull’immigrazione, finanziato da Open Society;29)
Lunaria: non profit con focus sull’immigrazione, collabora regolarmente con Open Society;30) 31) 32)
NAGA: si occupa dei diritti dei migranti, focus Rom, finanziata da Open Society;33)
PARSEC: istituto di ricerca di studi sociali, ha creato con il sostegno di Open Society,34)il progetto ‘’Parlare civile’’, che si occupa del linguaggio politicamente corretto sull’immigrazione.
  1. Open Society e A Buon Diritto
A Buon Diritto è un gruppo di advocacy con focus sull’immigrazione, il suo sito è realizzato con il contributo di Open Society.35)Il suo presidente, Luigi Manconi, altrimenti conosciuto come Simone Dessì, è un ex attivista di Lotta Continua. Le sue pubblicazioni includono ‘’Accogliamoli Tutti’’ un libro in cui si sostiene che ‘’l’unico approccio efficiente sull’immigrazione è accoglierli tutti’’, citando le teorie dell’immigrazione di rimpiazzo, secondo cui gli anziani europei dovrebbero essere rimpiazzati da giovani immigrati, come elemento centrale delle sue argomentazioni. Sostiene che il suo approccio è basato sul buon senso ed è un modo pragmatico per governare l’immigrazione, non subirla. L’introduzione è scritta dall’ex ministro dell’integrazione Cecile Kyenge.36)
Un’altra pubblicazione include è ‘’Abolire il carcere, ‘’un approccio ragionevole di riforma per la sicurezza dei cittadini.37)
Le iniziative includono: ‘’Navigare a vista’’, un racconto delle attività di ricerca e salvataggio delle ONG nel Mediterraneo;38)‘la grande bugia delle navi-taxi, le ONG e i salvataggi in mare’’una conferenza con la presenza di Manconi, dell’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino e rappresentanti delle ONG Proactiva Open Arms, MSF e Save The Children, tutte attualmente impegnate nel Mediterraneo.39)
 
Conclusioni
La rete, come esemplificato da CILDI, è estesa ed intricata. Include ex ministri come la Bonino (esteri) e la Kyenge (integrazione), entrambe direttamente responsabili per la gestione dei flussi migratori accettati dall’Italia negli ultimi anni, ma anche gruppi che sostengono la censura di stampa, supporto legale e pubblicazioni.
I bilanci sono pubblicati solo in pochi casi.
 
Il tema principale della rete di Open Society è quello di usare leggi anti-discriminazioni per promuovere l’abolizione dei confini e l’immigrazione illimitata. L’idea è apertamente dichiarata nei manifesti di diverse organizzazioni. Altro tema ricorrente è quella della promozione del proprio approccio estremista come ‘’basato sui fatti’’ e ‘’di buon senso’’ per mantenere un’aura di credibilità scientifica, tuttavia suggerendo interpretazioni soggettive ed ideologiche dei dati o omettendo informazioni. Un esempio è la richiesta di omettere la nazionalità dei criminali, l’equivalente di ammettere che il problema esiste, ma non si deve parlarne. L’atteggiamento è tipico di regimi totalitari, non democratici e certamente non ‘’società aperte’’. L’obbiettivo di ‘’corretta informazione sul tema dell’immigrazione’’ non è certo raggiunto in questo modo.
Infine, la strategia di abolizione dei confini è raggiunta con la diffusa azione della lobby dell’immigrazione in favore delle ONG nel Mediterraneo. Tramite fondi, pubblicazioni, conferenze, ricerche o canali di informazione per i migranti, la rete produce un efficace sostegno per i migranti, indipendentemente dal fatto che siano legali o meno.
 
References
1.
Onlus e Migranti in Italia, Lucadonadel.it.
2.
Testo Unico dei Doveri del Giornalista, Ordine dei Giornalisti Consiglio Nazionale.
3.
Linee guida per l’applicazione della Carta di Roma, Associazione Carta di Roma.
4.
5.
6.
Sos Mediterranee 3800 persone salvate, Cospe Onlus.
7.
Le Adesioni, Cospe.org.
8.
Un corso per i giornalisti sui principi della Carta di Roma, Cospe.org.
9.
Preambolo, Carta di Lampedusa.
10.
Statuto e Bilancio, Cospe.org.
11.
Chi Siamo, ASGI.
12.
Servizio Antidiscriminazione, ASGI.
13.
Il nuovo manifesto dell’ASGI, ASGI 2017-03-21.
14.
Activites, Migregroup.
15.
How to contribute, WatchTheMed.
16.
Chi Siamo, CILD.
17.
Aree di Lavoro, CILD.
18.
Notizie da un’ordinaria giornata di lotta in nome della sicurezza, CILD 2017-05-01.
19.
Tribunali intasati per il boom dei ricorsi dei richienti asilo? Falso, Open Migration 2017-05-17.
20.
Tutti i numeri sugli stranieri in carcere, Open Migration 2016-01-17.
21.
Ricerca shock: dagli stranieri più reati, Il giornale 2016-06-28.
22.
Chi Siamo, A Buon Diritto.
23.
Ansi Homepage, Ansi-intercultura.
24.
Bilancio 2015, Associazione Antigone.
25.
Arci Homepage, Arci.it.
26.
Stato Patrimoniale 2015, Associazione 21 Luglio.
27.
Cir-Onlus, Cir-Onlus.
28.
Cittadini del Mondo homepage, Cittadini del Mondo.
29.
Il profilo, Fondazione Leone Moressa.
30.
Costi Disumani, Lunaria 2013-05-07.
31.
L’Europa e i diritti dei migrant, Lunaria 2014-03-21.
32.
I diritti non sono un costo, Lunaria 2013-11-26.
33.
Bilancio 2015, NAGA.
34.
Parlare civile, PARSEC 2014-07-14.
35.
A Buon Diritto Homepage, A Buon Diritto.
36.
Accogliamoli Tutti, A Buon Diritto 2014-11-07.
37.
Abolire il carcere, A Buon Diritto 2016-06-03.
38.
Presentazione del rapporto Navigare a vista, A Buon Diritto 2017-05-29.
39.
La grande bugia delle navi-taxi. Le ONG e il soccorso in mare, A Buon Diritto 2017-05-05.

L’ossessione delle coop? Dare lavoro ai migranti

migranti al lavoroci devono pagare le pensioni così che poi noi ce la spassiamo alle Maldive. Per questo i corsi di formazione non li fanno per i ragazzi italiani, poi sono choosy. I giovani migranti si accontentano di meno, quando non devi pagare bollette vitto e alloggio è più facile però-
L’ossessione delle coop? Dare lavoro ai migranti
 
Milano 26 Luglio – Proponiamo i falsi miti buonisti di una sinistra che conosce solo ideologie, analizzati con severità e rigore in un articolo di Giuseppe De Lorenzo su Il Giornale.
“Il Financial Times, autorevole organo del capitalismo occidentale, aveva avuto il coraggio di scriverlo qualche anno fa: i flussi migratori abbasseranno i salari.
E lo stesso sosteneva il politologo francese Henri Hude: “O si delocalizzano i posti di lavoro che costano troppo, o si fanno venire dei lavoratori che si potranno pagare di meno”. Semplice e lineare.
Non tutti però sono d’accordo. Il partito del “gli immigrati ci pagano le pensioni” non credono che l’afflusso di migranti possa provocare danni al mercato del lavoro in un Paese dove 37 giovani su 100 non hanno un impiego e l’11% non gode di uno stipendio mensile. E così l’attenzione sovente si concentra sulle opportunità da dare ai richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza anziché ai disoccupati italiani.
 
I profughi in mezza Italia vengono stati usati dai Comuni per le attività più variegate: pulizia dei giardini, servizio di pedibus per i bambini dell’asilo, volontariato e via dicendo. Tutto con la complicità delle cooperative sociali che li hanno a carico. Ben contente di trovargli pure un’occupazone (magari nelle loro fila).
 
L’ultimo caso viene da Oderzo, paesino in provincia di Treviso. Qui il sindaco leghista Maria Scardellato ha criticato aspramente la decisione di una società locale di offrire i propri ospiti alle aziende per uno stage da 400 euro al mese. “Migranti usati come schiavi dalle cooperative”, ha detto il primo cittadino.
 
A lasciare di stucco, infatti, è la missiva spedita dall’associazione alle aziende locali in cui emerge a pieno ciò che i buonisti non vogliono vedere. “Si tratta di ragazzi gentili, umili, volenterosi, con ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa dal punto di vista retributivo, professionale o di turnazione”. Chiaro, no? “Nessuna pretesa retributiva”. Perché allora pagare salario, contributi e tasse per un italiano in fila alle agenzie interinali quando c’è chi si accontenta di molto meno? “Capiscono e parlano italiano – scrive la coop – ed inoltre sono iscritti a Garanzia Giovani Veneto, oltre che al centro di impiego. Il progetto Garanzia Giovani dà la possibilità alle aziende di assumere i ragazzi tramite un contratto di stage (per la durata minima di 3 mesi) con una retribuzione di 400 euro al mese. Già alcuni dei nostri ragazzi sono stati inseriti in aziende del territorio. Hanno tutti i documenti in regola per lavorare (permesso di soggiorno e codice fiscale)”. Non l’ha presa molto bene l’assessore regionale al Lavoro del Veneto, Elena Donazzan (Fi).
“Il progetto si rivolge esclusivamente ai residenti in Veneto ed è uno strumento che abbiamo messo in campo per aiutare i nostri ragazzi in cerca di occupazione, non certo per simili iniziative”. Non è la prima volta, però, che le associazioni impegnate nell’accoglienza cercano di sfruttare le maglie delle leggi italiane per trovare un impiego ai profughi.
A ottobre del 2016 il responsabile di Legacoopsociali Emilia-Romagna, Alberto Alberani, aveva proposto al governo di iscrivere i migranti al Servizio Civile Nazionale per poi farli sfacchinare nelle coop a spese dello Stato.
L’idea era quella di far firmare ai richiedenti asilo un contratto di 12 mesi con un impegno settimanale dalle 24 alle 36 ore. Lo stipendio mensile doveva ammontare a 14,46 euro netti al giorno, che al mese fanno 433,80 euro. Più o meno la stessa cifra ipotizzata dalla società triestina per gli stage di chi “non ha pretese retributive”. Alla faccia degli italiani che vorrebbero conservare il diritto ad una vita dignitosa.
 
Per carità: la legge prevede che gli immigrati dopo due mesi in Italia possano iniziare a lavorare qualora trovino un impiego. Spesso finiscono col bighellonare tutto il giorno nei centri di accoglienza, lautamente coccolati a spese dei contribuenti. Ma c’è anche ci ha pensato di farne un altro uso. La cooperativa Versoprobo di Vercelli, per esempio, a marzo decise di utilizzare i propri ospiti per le opere di ristrutturazione di un hotel dove avrebbe voluto aprire una nuova struttura per profughi. I migranti scaricarono il camion senza compenso o contratto e così in qualche modo l’azienda risparmiò sui costi di ristrutturazione risparmiandosi la fatica, e l’onere, di pagare regolarmente un operaio. Magari italiano. Di quelli che “non vogliono fare più quei mestieri”.

Migranti, no di Liguria, Lombardia e Veneto al piano di integrazione: “Per noi sono clandestini”

Protesta-profughi-620x264ma ci pagano le pensioni e lavorano per noi

«Questo documento vuole rendere ufficiale la resa dell’Italia di fronte all’invasione di clandestini che stiamo subendo. Mentre Renzi e Gentiloni propongono in modo aleatorio di aiutare gli immigrati a casa loro, il governo vuole approvare un documento che sembra più un manifesto di partito. Dovrebbe essere un testo rivolto all’integrazione dei rifugiati politici e invece vuole dare indicazioni agli enti locali anche sull’accoglienza degli aspiranti profughi».
 
Così gli assessori regionali con delega all’Immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto, Sonia Viale, Simona Bordonali e Manuela Lanzarin, in merito al piano nazionale di integrazione per i titolari di protezione internazionale, presentato dal ministero dell’Interno alle Regioni.
«Il ministero con un documento ufficiale vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare, bandendo espressioni come «migranti illegali» o «clandestini» – prosegue la nota – Noi non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini senza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana».
I tre assessori sottolineano come nel piano ci sia l’invito del governo ad «aprire su tutto il territorio nazionale nuovi luoghi di culto, con particolare riferimento alle moschee. Punto che non ci trova d’accordo anche per la poca chiarezza sulla provenienza dei fondi utilizzati per costruire centri islamici».
 
Contrari anche al fatto che «vengono addossati a regioni ed enti locali tutti i costi economici e sociali della presa in carico sanitaria educativa e sociale dei richiedenti asilo. Il governo Gentiloni vorrebbe che fossero gli enti locali a mettere le pezze a un sistema di accoglienza fallimentare e malato, senza nemmeno prevedere risorse da destinare ai progetti.
Di fatto – prosegue la nota – si tratta di un documento di partito, in cui si parla ancora di immigrati che pagano le pensioni agli italiani e si suggerisce di dare priorità agli immigrati nell’assegnazione di lavoro e di case popolari. Siamo alla follia, al razzismo contro gli italiani» attaccano Viale, Bordonali e Lanzarin. Secondo i tre assessori bisogna invece applicare i punti contenuti nella Carta di Genova, siglata da Liguria, Lombardia e Veneto lo scorso anno: dichiarazione stato di emergenza, stop agli sbarchi con presidi in Nordafrica e rimpatrio immediato di tutti i clandestini. «Solo rispettando le regole di base e con un numero contenuto di arrivi sarà possibile attuare reali politiche di integrazione di chi davvero fugge dalla guerra, ossia solo il 5% delle persone che stiamo accogliendo attualmente» concludono.
Pubblicato il 13/07/2017
Ultima modifica il 13/07/2017 alle ore 16:33

risorse per le nostre pensioni

sbarchi

SOLO IERI 1.100 (+ 2700 DEL GIORNO ANCORA PRECEDENTE)

viva mafia capitale, paghiamo le tasse, EVASORI!!! si si certo, salviamo vite eh vuoi che il Pd, Ongs, e filatropi vari non siano ossessionati dal salvare vite umane, peccato che ai sottostimati 5 MILIONI di italiani che vivono sotto la soglia di povertà NON FREGA NULLA

Migranti, dieci navi con 7300 profughi arrivano in Italia: dove sbarcheranno
ROMA – Ben dieci navi con a bordo oltre 7300 migranti salvati negli ultimi giorni al largo della Libia stanno per approdare sulle coste di tutto il Sud Italia.
 
L’arrivo delle navi, a seconda del porto di destinazione, è previsto tra oggi e la giornata di sabato. Al momento, gli scali indicati sono Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria, Bari e Brindisi in Puglia, Porto Empedocle e Catania in Sicilia, Salerno in Campania.
Giovedì 13 Luglio 2017, 13:12 – Ultimo aggiornamento: 13-07-2017 13:19

SOLO IERI (+ 2700 DEL GIORNO ANCORA PRECEDENTE)

Soccorsi altri 1.100 migranti, in arrivo migliaia in Sicilia
di Redazione
Altri 2.700 erano stati salvati ieri, ora sono tutti a bordo di diverse navi dirette nell’Isola, da Pozzallo a Trapani ad Augusta
ROMA – Solo questa mattina sono stati 1.100 i migranti salvati davanti alla Libia in diverse operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale operativa della Guardia Costiera di Roma. I migranti – un gruppo di 740 era a bordo di un barcone mentre il resto era su tre barche di piccole dimensioni ed un gommone – sono stati recuperati e si trovano ora a bordo di nave Diciotti della Guardia Costiera. La centrale operativa sta coordinando ulteriori interventi di soccorso che coinvolgono sia
nave Diciotti sia altre unità in zona.

Sono circa 2700 invece i migranti soccorsi ieri in una ventina di interventi coordinati dalla Guardia Costiera. Oggi sono in corso interventi che riguardano 3677 persone soccorse. Sono stati inoltre avvistati quattro gommoni, ed è stata ricevuta una chiamata per soccorrere un barcone sul quale si troverebbero circa 900 migranti.

Fra gli interventi di oggi, la nave Peluso è sbarcata stamattina a Pozzallo 481 persone, mentre altre 423 arrivano a Trapani con la nave Phoenix (Ong). Sono inoltre in arrivo le navi delle Ong Open Harms, con 403 persone a bordo, Aquarius, con 860 persone, Vos Prudence, con 935 persone, e Vos Hestia, che trasporta 577 migranti.

http://www.lasicilia.it/news/cronaca/94644/soccorsi-altri-1-100-migranti-in-arrivo-migliaia-in-sicilia.html

L’Inps secondo Boeri

Non tutto quello che versano i lavoratori stranieri si trasforma in pensioni
 
Valgono 70 miliardi di contributi in 20 anni. Il presidente dell’istituto di previdenza: “Chiudere le frontiere significherebbe una manovra economica in più ogni anno”
 
Sicuro Boeri che non crolla perché invece di togliere le pensioni d’oro NON mandate in pensione  i comuni mortali? Se li mandate in pensione, che prima allungate e poi chiamate “ANTICIPATA” FATE PAGARE LORO i contributi INDEBITANDOSI con le banche?
 Sicuro che non crolla anche PER GLI SCARSI E SCANDALOSI SUSSIDI CHE NON EROGATE PIU’ COME il certo non isolato caso di Concetta Candido che avete spinto al Concetta Candidosuicidio dimostra?
 
Quindi il futuro prospettato da Mastrapasqua nel 2010 E’ SCONGIURATO?
Il presidente dell’Inps dice che l’istituto non permetterà a chi è iscritto alla “gestione separata” di poter fare online una “simulazione” della propria pensione: “Si rischierebbe un sommovimento sociale”. Rivolta in Rete dei precari, ma i sindacati rimangono in un imbarazzante silenzio
di Eleonora Bianchini | 13 ottobre 2010
 
Hai detratto le truffe e i circa 2 miliardi l’anno NON RENDICONTABILI di tangente a Mafia capitale, detta anche ACCOGLIENZA? Nel solo 2017 tra quanto stanziato e previsioni di aumento si presume di arrivare a 4,6 MILIARDI
Quindi quando ci vengono a fare il panegirico (Gassman docet) su come noi senza loro non avremmo manco i pomodori sul tavolo, lavorano a busta paga regolare?
Non in nero e quindi “sfruttati”?
 
Cari parassiti politici e menestrelli della penna, le bugie hanno le gambe corte, decidetevi per una versione da raccontare, senza contraddizioni se volete essere credibili.
Porte chiuse agli immigrati? Boeri: “Ci costerebbe 38 miliardi”
Rapporto Inps: senza i lavoratori dall’estero in 22 anni si avrebbero 35 miliardi in meno di uscite, ma anche 73 in meno di entrate. Il presidente: “Si completino le riforme del lavoro e della previdenza: serve un reddito minimo d’inclusione, un salario minimo e il ricongiungimento gratuito dei contributi”. Una proposta: “L’Inps eroga 440 prestazioni, solo 150 sono di natura pensionistica: lo si chiami Istituto della Protezione sociale”. L’abuso della Cig: per il 20% delle imprese dura cinque anni o più
di ROSARIA AMATO
Porca miseria, un ringraziamento a Spagna, Francia e Austria per questo REGALO è doveroso

Le priorità della Ue: “Trovare lavoro ai profughi entro 9 mesi”. E agli italiani?

migranti lavoromafia capitale estende il business…formazione ed ancora dumping sociale. Dato che la mafia dell’accoglienza percepisce 35 euro al giorno per persona, che queste persone lavorino a gratis, dicono i promotori dello sfruttamento, che sono gli stessi che guardacaso si oppongono al reddito di cittadinanza UNIVERSALE, ossia senza paletti che non essere senza reddito.
Le priorità della Ue: “Trovare lavoro ai profughi entro 9 mesi”. E agli italiani?
Bruxelles,  – Non trovi lavoro? Fatti tuoi. Se però sei un immigrato, l’Ue si farà in quattro per trovarti un impiego, senza tanti problemi burocratici. Ce lo dice la commissaria Marianne Thyssen, che, in un’intervista alla Stampa, mostra perfettamente il vero volto delle istituzioni di Bruxelles.
Il discorso parte da un falso storico riportato nella domanda del quotidiano torinese: “lavoro e inclusione possono aiutarci a battere la jihad in Europa? I killer occasionali di solito sono nati in Europa. Forse se non si fossero sentiti esclusi non sarebbero arrivati a scelte così tragiche”.
Idiozie: i killer di Londra si sono conosciuti perché lavoravano nello stesso ristorante, non hanno fatto amicizia sotto ai ponti. Avevano un impiego dignitoso. Salah Abdeslam gestiva un locale, era perfettamente integrato. Non ci sono storie di vera miseria e disperazione, nella biografia dei soldati del Califfato. Ad ogni modo, la Thyssen non la pensa così, e anzi replica: “Non c’è dubbio che sia così. Bisogna riformare il sistema di istruzione per preparare le nuove generazioni alle competenze del futuro”.
E se gli immigrati non trovassero lavoro lo stesso, allora bisogna agire con la forza: “Ogni paese europeo che accoglie un profugo ha il dovere di dargli l’accesso al mercato del lavoro entro nove mesi, cancellando qualunque ostacolo burocratico. Abbiamo proposto di scendere a sei mesi, qualche Paese fa già meglio di sua iniziativa”. Un impegno che stona con l’assenza di qualsivoglia politica in favore del lavoro degli autoctoni. E poi cosa vuol dire “cancellare qualunque ostacolo burocratico”? Che bisogna passare sopra alle leggi? Se la burocrazia è troppa, la si elimini, ma per tutti, non solo per gli immigrati.
Notare, inoltre, che la conversazione è iniziata parlando delle seconde generazioni, mentre ora si parla di “profughi”, cioè di gente appena arrivata, che spesso non sa la lingua, non conosce la cultura, non ha specializzazione alcuna. In Germania ci hanno già provato a riempirsi di immigrati sperando che fossero i nuovi operai a sostenere la crescita tedesca. Solo dopo ci si è accorti che la gran parte degli immigrati accolti non parlano il tedesco, hanno scarse qualifiche e spesso sono molto giovani.
Le confederazioni dei datori di lavoro hanno proposto di mandarli di nuovo a scuola, il che significa nuove spese a carico dello Stato. Fatto sta che, mesi fa, Continental ha avviato un programma di stage per 50 lavoratori migranti, ma dopo un anno solo il 30% dei posti è stato assegnato. Deutsche Post ha offerto 1.000 posti per uno stage indirizzato in modo specifico ai rifugiati, ma ha ricevuto solo 235 richieste di partecipazione. Se ne contano a centinaia di casi simili. Ma l’Europa, a quanto pare, continua a fare gli stessi sbagli.
di  Giorgio Nigra Giu 09, 2017

Rapporto sui gommoni dei migranti libici: facciamo chiarezza

ma no quale mafia-capitalegommoni cinesi, un’invenzione degli xenofobi, ma quale business, solo amore fraterno. Le altre foto sono al link della fonte

Facciamo chiarezza sui strani gommoni utilizzati dai migranti centroafricani (non certo libici) che partono dalle coste di Misurata per dirigersi verso L’italia, provvidenzialmente assistiti da organizzazioni ben finanziate e da marine militari assortite.
Chi parte
Parlo per la zona di Misurata, ovvero la costa est della Libia. In massima parte, per non dire tutti , si tratta di giovani esponenti della classe media centrafricana, schiacciati dalla mancanza di prospettive e dalla situazione geopolitica complicata. A parte alcune zone del Mali, della Nigeria e della Somalia, costoro sono sicuramente rifugiati economici, ovvero gente in cerca di welfare e NON di lavoro. Persone che spendono diverse migliaia di euro per arrivare sulle coste libiche e poi pagano il passaggio. Si calcola che ciascuno di loro spenda almeno l’equivalente di 5000 euro in totale per il viaggio (spesa minima). Bisogna ricordare che nessuno di costoro è neanche lontanamente arabo o siriano, checché ne dicano i giornaloni e le puttanazze che li scrivono.
I più intelligenti si chiederanno come mai costoro non si paghino il viaggio in aereo per arrivare comodi in italia, magari con qualche soldino risparmiato per ripartire da zero. Il problema è che le ambasciate italiane nei paesi centroafricani – e quelle occidentali in generale – controllano molto bene chi chiede un visto: se l’individuo in esame non dispone di molto denaro, di una famiglia e di una attività nel paese, difficilmente ne permetteranno la partenza. Il motivo per cui in molti scelgono di arrivare e rimanere in italia è chiaro, oltre a cominciare una nuova vita sono interessati a prestazioni come pensioni di anzianità, invalidità e sanità gratuita (autentici miraggi dalle zone da cui provengono). Infatti dopo poco tempo iniziano a richiedere i ricongiungimenti familiari: parenti ammalati e anziani bisognosi di cure speciali. Altrimenti non si spiega il perché la loro famiglia avrebbe dovuto prestargli i soldi per il viaggio, cinquemila euro sono tanti soldi dalle loro parti. E nessuno fa niente per niente, neanche i milionari che pagano per “salvare” i rifugiati, ma questo lo vedremo più avanti.
Da dove partono
Partono dalla zona di Misurata, da Bengasi o dalla Turchia, ma spesso questi viaggiatori sono diretti altrove, infatti sono coordinati da altre organizzazioni e balza all’occhio che non sono centrafricani diretti in Italia. Stavolta i “siriani” sono tali solo in parte, infatti questi rifugiati sono più pallidi perché provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq e Afghanistan. NESSUNO di loro è un rifugiato di guerra – ad esclusione di alcune zone di questi paesi in cui si combatte –  e sono sempre viaggiatori paganti. Tutti! Praticamente nessuno di questi finisce in Italia – e se ci finisce per errore di sicuro non ci rimane – trattasi infatti di musulmani appartenenti alla classe media, gente che ha sempre lavorato, che vuole continuare a lavorare e che ha una solida rete di parenti e amici in Nord Europa che li attende. Quindi l’Italia non interessa (PS: si è sparsa la voce che in Italia non c’è più lavoro per nessuno e che è una nazione con gravi problemi).
Chi organizza
Ritorniamo a Misurata, zona della Libia ancora non completamente pacificata, presa tra apposite fazioni. Chi organizza il tutto non abita più lì, ma vive comodamente nella vicina Tunisia. Ricchi e potenti libici che quando hanno annusato l’odore della rivolta sono fuggiti nel vicino paese. Curiosamente in Tunisia le quotazioni delle ville di lusso sono cresciute a dismisura negli anni scorsi. Dato che la Libia è ancora una nazione sostanzialmente tribale, dove l’etnia e la famiglia hanno un valore significativo, a coordinare la Ditta “EMIGRAZIONE DEGLI ABBONDANTI DI PIGMENTO SPA” (la parola “negro”  e “negritudine” esiste nel vocabolario – Crusca docet – ma se la uso passo per razzista…) sono rimasti i parenti poveri del clan, quelli che prima svolgevano lavori come poliziotto o funzionario di basso rango.
I gommoni
Prendo spunto da un post pubblicato su Linkiesta, dove si lascia intendere che i gommoni utilizzati dai migranti sono fabbricati in Cina. Nuova serie di notizie lanciate inizialmente dalla puttanazze anglosassoni, che con l’insediamento di Trump allenteranno un attimo le redini alla Russia e punteranno le antenne sulla Cina “scopri e inventa nefandezza“: il Nuovo Supernemico Statunitense.
Ho contattato una delle aziende sospettate. Il referente mi assicura che l’interesse c’è, ma questi gommoni vanno forte in Turchia e MAI nessun libico dell’ovest ha mai neanche sognato di comprarne, se non piccole campionature. E ci credo, fare arrivare un gommone in Libia non deve essere affatto facile, a meno di non attraversare il deserto di nascosto…
Un occhio attento, poi potrebbe scoprire alcune piccole differenze, dalle foto di “rifugiati siriani” provenienti dai giornaloni.
Oserei dire che il tubolare è casualmente uno di quelli che avete visto nella foto prima, un 27 piedi (circa 9 metri) stretto un metro e 40 all’interno dei tubolari. Il motore è il solito 40 cavalli  fuoribordo, con un piccolo serbatoio di benzina, in grado di fare attraversare un piccolo tratto di mare, anche moderatamente agitato, di notte. Infatti notate che i tubolari sono provvidenzialmente grigio molto scuro (e non nero, che di notte si risalterebbe nell’oscurità!!!), i “siriani” sono evidentemente mediorientali molto ben coperti e indossano un giubbotto di salvataggio. Con tutta evidenza sono partiti dalla Turchia e diretti in Grecia. Le dimensioni relativamente contenute del battello pneumatico sono anche utili per poterlo gonfiare e trasportare di nascosto, anche se relativamente. Il gommone pesa circa 200 Kg e altri cinquanta minimo il motore. I migranti, tutti insieme possono facilmente trasportarlo e montarlo, magari possono anche comprarlo da un “ignaro” commerciante locale, insieme ai giubbotti di salvataggio che indossano. Che cosa c’entrano i cinesi? Un commerciante li ha chiesti e loro li hanno prodotti, cosa gliene frega?
Altro gommone, proveniente dalla Libia e pieno di persone di colore. Noterete le imponenti dimensioni del tubolare, e la strana forma della prua, studiata per non fare entrare acqua se si incoccia una onda neanche tanto grande. Noterete alcune differenze (oltre alla nazionalità dei migranti): il battello è evidentemente molto più grande, i tubolari sono enormemente dimensionati, il fondo è piatto, e ci sono tante ma tante persone in più a bordo. Il colore è chiaro, dato che in mare il colore scuro risalterebbe di più, e d’estate i tubolari scuri surriscaldati potrebbero gonfiarsi troppo ed esplodere, sotto il sole. Sussiste anche un limite dimensionale.
Per svariati motivi i cinesi usano tessuti economici ma professionali, di solito realizzati in colori scuri, ma che non permettono di ottenere tubolari di grosse dimensioni, per vincoli che sarebbe troppo lungo spiegare. Per realizzare un gommone “serio” ci si deve limitare come lunghezza fuori tutto e la larghezza alla poppa. Cosa che i cinesi fanno, dato che non sono capaci di realizzare le poppe composite studiate dagli italiani anni fa, per i battelli smontabili utilizzati dei contrabbandieri di sigarette. I tessuti chiari impiegati in questi strani gommoni grigio chiaro non sono materiali per gonfiabili, ma semplici tessuti per teloni da camion – molto meno costosi – perlomeno da alcuni campioni che il mio amico A. mi ha fatto osservare.
Fuoribordo
Altro giro di telefonate in Tunisia, alla ricerca di fuoribordo di occasione. Scopro, come l’altra volta, che i rivenditori non si stupiscono affatto di essere contattati da acquirenti stranieri che parlano un pessimo francese, e che i prezzi dei Tohatsu e di altri modelli fuoribordo sono ancora altissimi. Continuo nella ricerca e forse ho trovato la strada giusta: per un 25 cavalli decente si parte da 2000 euro e si arriva tranquillamente a 4000 euro. Infatti solo i motori fino a 45 cavalli circa possono essere guidati “a barra”, ovvero con quella manopola che fuoriesce dal motore stesso. I motori più potenti necessitano della “timoneria”, quel volante che vediamo nelle imbarcazioni.
Per fabbricare i mega-gommoni smontabili non ci sono problemi, fin dal 1970 valenti e talentuosi artigiani del sud Italia li producevano per i contrabbandieri. Larghi e lunghi oltre dieci metri, adatti per essere scaricati di notte in una spiaggia solitaria e per correre veloci verso la nave appoggio, per poi tornare carichi di tonnellate di sigarette.
Ovviamente diverse aziende italiane si sono trasferite in Tunisia da tempo per fabbricare gommoni. In loco esiste ormai la seconda generazione di artigiani tunisini, pronti a fabbricare battelli per i migranti. Arrivare a Misurata con un camion, scaricare gommoni e motori sulla costa è un attimo. Modelli appositamente realizzati per le esigenze locali: devono costare poco, portare un gran numero di persone e se affondano poco male… Sono negri, e per gli arabi quelli non sono neanche esseri umani…
Un punto importante
1)imbarcare un minimo di sessanta persone  2)su un gommone realizzato con tessuti non adatti  3)con un motore ridicolo  4)dirigerli verso l’Italia  5)con poco carburante a bordo…  Un vero affare!! Entro un giorno o al massimo due, sarebbero tutti affogati. Morti affogati a poche miglia dalla costa perché senza benzina. Eppure partono e arrivano in Italia lo stesso. E come fanno?
Il mistero del salvataggio
A parte alcune navi commerciali, che spesso cambiano rotta quando vedono lontano lontano il gommone stipato di persone, il salvataggio inizialmente veniva effettuato da navi militari. Purtroppo i capitani delle navi magari potevano “sbagliarsi” e salvare i migranti a cinquanta o sessanta miglia dalle coste libiche, in luoghi dove il tempo trascorso avrebbe provvidenzialmente risolto il problema.
Ci ha pensato “da solo” questo signore qui: Cristopher Catrambone. catramboneFinanziere maltese che ha investito otto milioni di soldi “suoi” per avviare una società di salvataggio, la “MOAS” (Migrant Offshore Aid Station). In pratica la ONG da lui creata si è occupata di armare la Phoenix, una nave di salvataggio che si occupa – in concerto con le navi da guerra addette al pattugliamento FRONTEX – di salvare i migranti … prelevandoli anche a pochi chilometri dalle coste libiche, ovvero all’interno delle acque territoriali di quel paese.
L’isola di Malta, come vedete , è in posizione strategica per accogliere facilmente migliaia di migranti, e le sue passeggiate sul mare sono zeppe di alberghi lussuosi dove poter ospitare profughi clandestini “eccessivamente pigmentati” in ciabatte e maglietta.
Cristopher Catrambone, osserviamolo da vicino. Il nostro benafattore nato in Luisiana, abitante a Malta, dirigente di società maltesi e con il core business a La Valletta, non si sogna neppure per errore di portare i migranti salvati nel porto più vicino, ovvero le coste tunisine o maltesi. Li porta tutti in Italia, ovviamente! Scortato dalle navi da guerra italiane mentre presta i primi soccorsi ai centroafricani salvati, una stranezza su cui pochi hanno indagato.
Ma guardiamo di cosa si occupa questo benefattore: le sue aziende (Tangiers Group e Tangiers Intenational) si occupano principalmente di “servizi medici ed assicurativi”.
La Tangiers International si occupa di fornire assistenza medica e supporto ai “contractors” occidentali, ovvero i mercenari impiegati nelle tante “piccole guerre” in corso. Se l’assicurato muore si occupano del trasporto della salma a casa e risarciscono le famiglie, se rimane ferito si occupano delle spese mediche. Inoltre si occupa di servizi assicurativi, gestendo le polizze dell’aeroporto maltese e di tante altre società statali.
Non solo , alcune sue aziende, vagolano nel torbido, occupandosi di servizi detti “piano B” e del servizio detto “battleface”, niente assicurazione, stavolta, ma specialisti armati che intervengono in caso di rapimento o se devono scortare al sicuro i clienti paganti.
Inoltre una sua azienda, la OBS si occupa anche di analisi, ovvero spionaggio e raccolta di informazioni per conto del governo USA dei privati abbonati al servizio.
Difficile credere che un assicuratore americano, arrivato a Malta “perché lì si parla inglese”, come lui stesso racconta, diventi ad un tratto Madre Teresa di Calcutta e spenda parte della sua fortuna per salvare dall’annegamento dei centroafricani che non ha neanche mai visto. Più facile ipotizzare che il governo di La Valletta gli abbia “consigliato” di utilizzare parte dei suoi introiti per armare una nave, riempirla di migranti ed assicurarsi che a Malta non ci arrivi MAI nessuno. Alla fine si risparmia, e il governo Maltese – tanto TETRAGONO all’arrivo dei migranti – può tirare un sospiro di sollievo. Infatti, a seguito della sua filantropia, Cristopher venne ringraziato con la concessione di tanti appalti pubblici maltesi. Ah, la generosità ripaga sempre!!! E il conto lo pagano quei boccaloni degli italiani.
Ma non è finita, ovvio, vedrete nella prossima parte
by NUKE http://liberticida.altervista.org/
Fonti:
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/20/cerchi-un-gommone-per-il-traffico-di-migranti-i-cinesi-hanno-pronto-un/32945/
https://www.outsideonline.com/2012536/african-middle-eastern-refugee-sea-rescue-catrambone-phoenix
http://www.tangiersinternational.com/#
http://www.tangiersgroup.com/
di Nuke – 22/01/2017
Fonte: Rischio Calcolato