Macron eletto dalle banche. Ecco chi lo ha finanziato

Dopo il comunicato stampa della commissione nazionale elettorale francese che ha vietato espressamente di pubblicare il contenuto dei Macronleaks, la mole di file e documenti contenuta nelle email dello staff di Emmanuel Macron, la possibilità di vedere il contenuto di quei file sembrava definitivamente preclusa.
Quello che più ha stupito in questa vicenda, è l’espresso rifiuto dei media di pubblicare dei documenti che l’opinione pubblica francese e internazionale aveva il diritto di conoscere prima del voto, e non dopo. Le Monde ha rilasciato un comunicato stampa nel quale afferma espressamente di non aver voluto rivelare il contenuto dei file, per i timori di «influenzare il ballottaggio». Ma non è forse questo il compito dei mezzi di comunicazione, ovvero quello di portare a conoscenza l’opinione pubblica di fatti o informazioni rilevanti politicamente su un candidato alle elezioni presidenziali francesi? In questo modo, la stampa e i media mainstream dichiarano espressamente di mettere al primo posto gli interessi di Macron, e non quelli del pubblico francese. Libero ha recuperato parte di quei file, superiori a 9gb di memoria, e ha deciso di condividerli pubblicamente.
 
SOLDI DA BANCA BRED1-a3bp4gg6rs6fajhoxblxnq
Uno dei documenti che spicca particolarmente tra quelli recuperati, è il prestito di 8 milioni di euro contratto dall’AFCPEM, l’associazione del candidato di En Marche! per il finanziamento della sua campagna elettorale, incaricata per la raccolta dei fondi elettorali. In questa circostanza l’AFCPEM ha chiesto alla Banca Bred Populaire un prestito di 8 milioni di euro nel marzo di quest’anno. Il comitato elettorale di Macron ha sottoscritto un prestito con la banca in questione da restituire entro il marzo del 2019, come previsto dall’art.5 del contratto. La banca si è impegnata a versare i fondi messi a disposizione sul conto intestato dall’AFCPEM presso la banca francese del Credit Agricole.
Il contratto di prestito di Macron con la banca Bred
 
Tra le pieghe del contratto spunta all’art.16 un’interessante clausola che fa riferimento al codice civile francese, in particolare all’art. 1415, con il quale si esclude il consorte della persona che contrae il prestito dal partecipare con i propri fondi o beni alla restituzione del debito. Con questa clausola – accettata dalla banca – Macron ha di fatto esonerato sua moglie Brigitte dall’essere chiamata in causa con il suo patrimonio personale qualora dovessero sorgere complicazioni nel pagare il prestito da 8 milioni di euro.
Macron dunque non ha incontrato difficoltà di nessun tipo ad ottenere finanziamenti da parte della banche francesi, mentre lo stesso non può dirsi per la sua rivale, Marine Le Pen, costretta a ricorrere al finanziamento di banche straniere perché nessuna banca francese è stata disposta a finanziare la sua campagna.
Non sono mancate in questo senso le polemiche contro la leader del Front National, accusata di prendere fondi dalla Russia. Ma a differenza di Le Pen, Macron non ha rivelato queste informazioni. La banca Bred Populaire, tra l’altro, era già finita nel 2012 sotto il mirino della autorità investigative francesi per aver violato le norme anti-riciclaggio ed era stata condannata per questo a versare 200.000 euro dalla Banque de France.
ASSE CON ROTHSCHILD
Uno dei gruppi che più ha dimostrato supporto e sostegno nei confronti di Emmanuel Macron è il Boston Consulting Group. 1-4a9jgzup69horh00f1wpeqA dare conto della provata amicizia tra il BCG e il partito di Macron, En Marche, è Christian Dargnat – presidente dell’AFCPEM e già amministratore delegato di BNP Paribas – che in una email si rivolge a Guillaume Charlin, direttore della sede del BCG a Parigi, per invitarlo ad un party il 13 giugno del 2016.
 
L’email di Dargnat a Guillaume Charlin
 
Nell’email Dargnat si rivolge a Charlin e al BCG come i «maggiori sostenitori» di En Marche! e desidera metterlo al corrente «dell’evoluzione del movimento e per scambiare pareri sulle prospettive delle sue azioni». Charlin fa sapere a Dargnat che non potrà partecipare all’incontro per la sua assenza da Parigi in quei giorni. Il BCG si interessa alle attività di Macron frequentemente e in qualche occasione si rivolge ad altre parti per arrivare direttamente al presidente di En Marche. È quello che accade in una email quando Guillaume de Montchalin, responsabile della sezione marketing del BCG, scrive a Stephane Charbit, direttore della banca Rothschild a Parigi, per chiedergli di «essere messo in contatto con la persona per organizzare un incontro». La presenza dei gruppo Rothschild durante la campagna elettorale di Macron è costante, e in altre email i responsabili della sua campagna elettorale fanno riferimento a diversi collaboratori del colosso bancario che hanno partecipato ai meeting di En Marche! Le rivelazioni sui Macronleaks sono appena iniziate, nei prossimi giorni arriveranno nuovi file.
di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti – 08/05/2017
Fonte: Paolo Becchi

Il trucco per cui i francesi voteranno di nuovo un socialista. Dei Rotschild

macron guevaraSembrava impossibile, dopo l’esperienza tristissima di Hollande, ormai al 4% dei sondaggi tanto che non s’è  ripresentato, e la gauche spaccata fra quattro  candidati. Era uscito il libro “Gli ultimi 100 giorni del Partito Socialista”; dove l’umorista Bruno Gaccio riferiva che la morte imminente era dovuta alle malattie che lo rodevano da 35 anni: Liberoencefalite degenerativa, Bordelloplastia, Debussolite Retrattile, Sindrome di Valls-sette, Sordità profonda, Cecità totale”. La sepoltura era prossima.
 
Il ritorno al potere del centro-destra sembrava ormai certo. Il vincitore a mani basse era dato Francois Fillon: scelto alle primarie, centro-destra, abbastanza a destra per raccattare al ballottaggio i voti di Marine Le Pen, pro-Ue è vero, ma anche filo-Putin. I sondaggi lo favorivano.
 
Poi, il trappolone. Le Canard Enchainé (“da lustri strofinaccio della Cia”, per Nicolas Bonnal) tira fuori lo scandalo:  Fillon ha pagato alla moglie Penelope uno stipendio come assistente parlamentare (500 mila euro lordi  in 8 anni), e  la signora ha preso 5 mila euro mensili alla Révue des Deux Mondes, a cui ha collaborato dal 2012 al 2013. I 500 mila in 8 anni fanno colpo; ma sono, in realtà, la dotazione che Fillon ha ricevuto come parlamentare per le spese connesse, poteva non impiegare un assistente e tenerseli tutti per sé senza commettere alcun reato. Altra cosa è  l’impiego ben pagato della signora alla Révue. I media cominciano a dire che prendeva 5 mila euro mensili, per la redazione “di due o tre note di lettura”.
Il giorno stesso della rivelazione del Canard, la magistratura “apre un fascicolo”. E il giorno dopo, fulminea, già manda con fanfare e sirene spiegate la polizia a fare una perquisizione alla Révue des Deux Mondes, per sospetto di “impiego fittizio”. La strana fulminea rapidità della magistratura, la grancassa mediatica assordante, hanno avuto l’effetto: Fillon è crollato nei sondaggi, lui ha chiesto scusa e si presenta comunque, ma non sarà lui a sfidare Marine per vincerla al secondo turno.
Perché nessuno si illuda, la Le Pen non andrà mai all’Eliseo. Anche  se oggi è al primo posto nelle preferenze degli elettori (26%, tutti gli altri candidati la seguono a distanza) al secondo turno tutto l’elettorato “antifacho” concentra i voti sull’avversario di Marine, chiunque sia. E’ così ed è sempre stato così.
Il punto è che a sfidare la Le Pen non sarà un esponente del centro-destra, Fillon. E chi sarà dunque? Uno della “sinistra”, diciamo così: Emmanuel Macron. Uno che oggi ha fondato il suo movimento  (“En  Marche”, come le sue iniziali) ma che è stato ministro di Valls e di Hollande fino all’agosto scorso, quando si è staccato dai PS per fingersi indipendente. Un PS  che s’è messo una nuova maschera appena in tempo.
Immediatamente esaltato e promosso dai media come colui che incarna “il rinnovamento e la modernità”, ultra-europeista, liberista (come Hollande), “Superare destra e sinistra, la folla lancia l’anti-Le Pen al grido Europa! Europa!”,  ha scritto il Fatto Quotidiano.
Insomma si è capito: stessa zuppa di prima. E’ bastato che Marine Le Pen presentasse il suo programma politico perché le Borse europee crollassero, i “mercati” si terrorizzassero, e lo spread dei titoli nostri, ma anche francesi, si allargasse: ed è tutta una manfrina, perché non esiste nessuna possibilità che la signora entri all’Eliseo per attuare quel programma. Fa’ parte della messinscena del drammone “Il Fascismo alle Porte”, la recita della paura che  susciterà nell’elettorato il riflesso pavloviano di andare a votare chiunque per fermare il Front National. Già adesso, i sondaggi dicono che al ballottaggio Macron prenderà il 65 % contro Marine al 35.
Vediamo dunque che tipo di socialista è Macron, che la Francia si terrà all’Eliseo per un mandato o due. Anzitutto: è un banchiere d’affari della Rotschild. C’è entrato  nel 2008  come analista – per i buoni uffici di Jacques Attali (j) ministro di Mitterrand e maitre à penser, ed è salito in carriera fino a diventare “partner”, socio di David de Rotschild, che è un intimo di Sarkozy (j) e di Alain Minc (j).
E’ un ragazzo svelto a imparare. Si occupa di fusioni ed acquisizioni: sostanzialmente vende aziende francesi a multinazionali, americane o no. Nel 2012, affianca e consiglia la Nestlé nell’accaparramento del settore “latti per l’infanzia” della Pfizer, soffiando il lucroso settore alla Danone che lo voleva. E’ un affare valutato a 9 miliardi di euro.
Le  commissioni lucrate allora dal giovanotto sono tali che, si dice,Macron è al riparo dal bisogni fino alla fine dei suoi giorni”. Un super-milionario. In quell’attività, ovviamente si è fatto una quantità di complicità e amicizie nel salotti buoni che contano, conosce tutti i segreti, i misteri, i progetti  nel mondo dei veri grandi ricchi; tanto più che spesso nelle fusioni ha operato come “consulente acquirente”, mettendoci il suo capitale insieme a quello del cliente.
La Banca Rotschild presta volentieri i suoi giovani più brillanti al governo, ministri, segretari generali dell’Eliseo, aggiunti, capi di gabinetto…”Ad ogni cambiamento di governo – ha scritto il Nouvel Osbservateur – Rotschild riesce a piazzare qualche collaboratore fra gli incartamenti del potere. Chiama ciò “mettersi al servizio”. Macron perpetua la tradizione”,  divenendo ministro dell’Economia dell’Industria e del Digitale  dal 2014. Nell’agosto scorso, come detto, si dimette per fondare il suo movimento: forte il sospetto che sia stata una dimissione concordata nel quadro del vasto progetto  – in cui è entrato anche il trappolone per Fillon – per mantenere il potere agli stessi circoli.  Siamo, molto al disopra della Gauche-Caviar. Molto prossimi alla Squadra e al Compasso, ma sopra ancora. Siamo, se così si può dire, alla Gauche-Rotschild.
Quindi la liberazione della Francia è ancora una volta rimandata. Macron è un superliberista e promotore del mercato unico mondiale.
Articoli dedicati a Macron in confronto a quelli dedicati ai tre candidati della sinistra (Jean-Luc Mélenchon, Arnaud Montebourg e Benoît Hamon) messi insieme.
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I media mainstream, che a volte sono profeti,  hanno subito capito di quante virtù è pieno il candidato, e l’hanno elevato a forza di servizi speciali, sempre più in alto nei sondaggi: l’ottobre 2014, solo l’11 per cento degli interpellati desiderava che Macron avesse un ruolo più importante nella politica; il 6% degli operai, il 4% degli artigiani. Oggi i sondaggi lo dicono la personalità politica preferita dai francesi.
 
A  meno che…
Il  6 febbraio, Sputnik e Russia Today hanno cominciato a dire che Julian Assange ha trovato dei particolari compromettenti su Macron. Cose che avrebbero a che fare con i circoli intimi della Clinton, e il capo della campagna di Hillary John Podesta, se capite cosa intendo:
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Il deputato Nicolas Dhuicq (Les Républicains) ha  cominciato a spifferare quello che sembra un segreto di Pulcinella: “Macron è il coccolino dei media francesi, che sono proprietà di certe persone, come sappiamo tutti”. No, quali persone? Non sappiamo, noi. “Fra gli uomini che lo sostengono, si trova il celebre uomo d’affari Pierre Bergé, compagno di lunga data di Yves Saint-Laurent, apertamente omosessuale e promotore delle nozze omosessuali. C’è una ricchissima lobby gay dietro di lui. Non dico altro”.
 
Chissà. Magari i siluri degli hacker russi che hanno affondato Hillary, sono già caricati per colare a picco Macron.

“Macron non è né un outsider né uno sfidante dello staus quo: è solo una pedina dell’establishment per bloccare la Le Pen”

Il candidato «centrista» Emmanuel Macron non era neanche stato proclamato vincitore del fillonmacronlepenprimo turno delle elezioni presidenziali francesi che l’establishment politico si è precipitato a serrare i ranghi contro la rivale Marine Le Pen del Fronte Nazionale, scrive Finian Cunningham sul giornale online della Strategic Culture Foundation, Macron ha vinto il primo turno con il 23,8 per cento dei voti. La Le Pen è arrivata seconda con il 21,5 per cento. I due si affronteranno nel secondo turno, che si terrà il 7 maggio.
 
Il leader del FN ha il diritto di chiamare il suo risultato elettorale un risultato «storico». E’ stato il miglior risultato per il partito nazionalista alle elezioni presidenziali francesi dalla sua fondazione nel 1972. Ma mentre i suoi sostenitori stavano celebrando una vittoria storica, l’establishment francese stava serrando le fila per assicurarsi che la le Le Pen non acceda mai alla sede del potere.
 
Le Pen, che ha preso la leadership del partito nel 2011 da suo padre Jean-Marie, ha portato il FN ad essere la principale forza politica francese e a concorrere per vincere la presidenza della Repubblica francese. Ma è improbabile che Marine Le Pen diventi Madame Presidente – almeno nel 2017. Il suo rivale Macron ha già ricevuto il sostegno dei due ex partiti principali, i repubblicani e i socialisti in carica. Entrambi i partiti hanno subìto dolorose sconfitte nel fine settimana, la prima volta in 60 anni che nessuno di loro avrà un candidato al secondo turno.
Il candidato repubblicano Francois Fillon, che ha ottenuto il 19,9 per cento dei voti, ha dato subito il suo appoggio a Macron, dicendo ai suoi sostenitori che la Le Pen sarebbe un «disastro» per il paese.
Il concorrente socialista, Benoit Hamon, la cui prestazione elettorale si è fermata al 6,5 per cento dei voti, è stato ancora più forte nel sostenere Macron. Nel suo discorso di sconfitta, Hamon ha invitato i suoi sostenitori a sostenere Macron perché la Le Pen era «un nemico dello Stato».
Jean-Luc Melénchon è arrivato al quarto posto con un  rispettoso del 19,6 per cento, subito dietro Fillon. Considerando che Melénchon ha fatto campagna su un manifesto socialista e che il suo partito è stato appena costituito, è stato un risultato lodevole per il cadidato di estrema sinistra. Egli può affermare di aver assicurato il mantello della «vera e propria sinistra» in Francia, e andare avanti con una base forte su cui costruire un nuovo partito socialista. Per questo motivo, Mélenchon ha rifiutato di appoggiare sia Macron che la Le Pen per il secondo turno. A suo merito, non sta vendendo i suoi principi politici.
 
L’elezione del capo dello stato francese potrebbe trasformarsi in una ripetizione dell’elezione presidenziale del 2002, quando il padre di Marine, Jean-Marie, ha causato uno shock politico quando è approdato al secondo turno . All’epoca, come ora, l’establishment si è unito per sostenere Jacques Chirac, dell’Ump di centro-destra (precursore dei Repubblicani attuali). Nel 2002, Jean-Marie Le Pen è stato sconfitto, ottenendo solo il 18 per cento dei voti, contro l’80 per cento di Chirac.
Come allora, è in corso la stessa manovra  contro Marine Le Pen. Macron consoliderà gli elettori dei repubblicani di Fillon e i socialisti di Hamon, e sarà proiettato a vincere con il 60 per cento contro Marine Le Pen.
In termini di voti, FN di Le Pen si è evoluto diventando una indubbia forza politica centrale nella politica francese. Durante il fine settimana, ha guadagnato circa 7,6 milioni, meno di un milione dietro Macron, e ben prima degli altri contendenti. La performance del suo partito ha superato quello del suo miglior risultato nelle elezioni comunali del 2015 quando il FN ha ottenuto 6,6 milioni di voti.
 
Tuttavia, il FN di Le Pen è ancora inquinato dalla sua associazione originale con il fascismo, il razzismo e l’antisemitismo. Le Pen afferma che l’etichettatura dei media mainstream del suo partito come di «estrema destra» è una calunnia. Preferisce chiamare il FN «nazionalista». In larga misura, l’avvocato di 48 anni è riuscita a «disintossicare» l’immagine del partito e lo ha posizionato come un movimento populista che si oppone al capitalismo globale e alla servilizzazione dell’Unione europea per la finanza aziendale.
 
Le Pen sta facendo campagna sulle politiche economiche di sinistra della “protezione sociale” e sul portare la Francia fuori dall’Unione europea, allo stesso modo della Brexit per la Gran Bretagna. Inoltre vuole abbandonare la NATO a guida Usa e chiede apertamente relazioni amichevoli con la Russia. Il FN punta a ripristinare il controllo nazionale sulle frontiere francesi e ad attuare grandi tagli nel numero degli immigrati. La sua denuncia   di «islamizzazione» della cultura francese le è valsa l’accusa di xenofobia.
Tuttavia, etichettare Le Pen e il FN come «un nemico dello stato» sembra essere una caricatura isterica. Il sospetto è che le politiche del suo partito che si oppongono al capitalismo globale, all’UE e alla NATO siano la vera fonte dell’animus dell’establishment, nascoste da accuse accuse di «razzismo, xenofobia e fascismo» e «nemico dello stato».
 
È notevole che i leader dell’UE si siano uniti a figure dell’stablishment francese  per sostenere Macron durante il fine settimana. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno risposto rapidamente per congratularsi con lui per aver vinto il primo turno presidenziale. A due settimane dal secondo e ultimo round, i commenti pubblici dei leader dell’Unione europea sembrano una flagrante interferenza nelle elezioni francesi. Tuttavia sottolineano l’urgenza per l’establishment politico in Francia e in tutta Europa di impedire a Le Pen di entrare all’Eliseo il 7 maggio.
Quanto a Macron, il branding del politico “centrista” ha l’aria inconfondibile di marketing slick dai poteri-that-be. Naturalmente, essendo proficuamente pro-UE, pro-NATO e gelido verso il leader russo Vladimir Putin, Macron è apprezzato agli occhi dello status quo.
Macron sostiene che, politicamente, non è “né di destra né di sinistra” e i media mainstream lo hanno brillantemente definito un “outsider” . Confronti sono stati fatti con John F Kennedy, Tony Blair e Barack Obama. Macron è presentato come il ragazzo d’oro della politica che porterà “speranza e cambiamento” per tutti.
 
Solo in un senso crudo e superficiale Macron potrebbe essere descritto come «un outsider» che sta forgiando una «nuova politica». È vero che non ha mai ricoperto una carica elettiva e che ha fondato il suo partito politico, En Marche!, solo un anno fa.
Ma Macron è espressione dell’establishment e dello status quo. Con un’educazione d’élite, ha lavorato come ex banchiere di   Rothschild  prima di essere nominato ministro dell’economia  da Francois Hollande, quattro anni fa. In quel posto è stato l’architetto delle «riforme»  «pro-business» ampiamente odiate, che il governo di Hollande è stato costretto ad adottare con decreto, nonostante le massicce proteste pubbliche.
 
Macron ha abbandonato abilmente il suo posto di ministro in anticipo per entrare nella corsa presidenziale e prendere le distanze dai socialisti al governo largamente invisi alla popolazione. Il governo di Hollande (2012-2017) ha servito come sostenitore ardente del capitalismo neoliberista al servizio della finanza globale. Questo è in parte il motivo per cui il  successore di Hollande, Benoit Hamon, ha vissuto un tracollo elettorale , mentre Jean-Luc Melénchon  è emerso con un sostegno rispettabile.
 
Quindi, Macron non è certamente «estraneo»  dello status quo. Questo è solo marketing per assicurare che impedisca la vittoria della le Le Pen.  Macron si rivelerà essere un servo del capitalismo globale, l’Unione europea e la NATO, e un colpevole economico nei confronti della classe operaia.
La lista dei sostenitori di Macron dice molto. Essa comprende: il presidente incaricato Francois Hollande e l’attuale primo ministro Bernard Cazeneuve, il ministro degli esteri Jean-Marc Ayrault e il ministro della difesa Jean-Yves Le Drian. Oltre all’intera leadership repubblicana del centro-destra. Questi due partiti sono stati rigettati solidamente al primo turno delle elezioni presidenziali. Eppure ora appoggiano Macron, il supposto «outsider». Ciò significa che i politici francesi falliti hanno generato altri politici francesi falliti. Wow, che cambiamento!
Notizia del: 26/04/2017

Macron presidente? Non illudetevi, sarà un nuovo Hollande

macron-rothschildEmmanuel Macron è stato eletto e non è certo una sorpresa. La sua è una vittoria annunciata e, se gli exit polls saranno confermati, ben oltre le previsioni.
 
E ora dobbiamo chiederci: che presidente sarà? So di andare controcorrente ma Macron non rappresenta, a mio giudizio, una vera novità politica ovvero non costituisce il cambiamento che  ha promesso in campagna elettorale. D’altronde, pensateci bene: come può un uomo che è stato consigliere dell’Eliseo e poi ministro dell’economia di un governo socialista incarnare un movimento politico se non rivoluzionario perlomeno molto innovativo, considerando che poco più di un anno fa “En marche!” non esisteva nemmeno?
Come può un ex banchiere rappresentare le istanze del socialismo e della sinistra?
I veri movimenti sorti dal nulla richiedono tempi di incubazione e di crescita più lunghi, vedi il lungo percorso della Lega Nord in Italia e, in tempi più recenti, del Movimento 5 Stelle  o di Podemos in Spagna.
In realtà Macron è, da sempre, un rappresentante dell’establishment e la sua ascesa è frutto di una brillante quanto spregiudicata operazione di marketing politico.
Ragioniamo. Sulla Francia incombeva un rischio: che  dopo la Brexit e  la vittoria di Trump, il vento del cambiamento si imponesse anche qui, spazzando via i due partiti tradizionali, sia quello socialista sia l’Ump, accomunati, agli occhi degli elettori, da lunghi anni di promesse tradite. Come scongiurarlo? Puntando sul nuovo, ma teleguidandolo. Dunque, più precisamente, presentando il vecchio vestito di nuovo.
Attenzione: non si tratta di congetture. Jacques Attali nell’aprile del 2016 pronosticava che uno sconosciuto avrebbe vinto le presidenziali del 2017 e indicava due possibili nomi: Emmanuel Macron a sinistra e Bruno  Le Maire. Vedi questo video in cui tra l’altro afferma che sarebbe stato lui a riempire di contenuti il programma di Macron.
Jacques Attali è uno dei personaggi più influenti in Francia sin dai tempi di Mitterrand, un francese globalista, convinto europeista, introdotto e stimato nell’establishment internazionale.  Era l’eminenza grigia di Mitterrand, poi è stato consigliere di Sarkozy ed era considerato da Hollande. Trasversale, come molti dei membri dell’élite che contano davvero in Francia e non.
Con queste premesse non è difficile scremare la retorica elettorale per decriptare le intenzioni  di Macron, il quale  non rappresenta il cambiamento ma la continuità. Sotto ogni punto di vista, anche riguardo la sua personalità. Con lui i francesi otterranno il proseguimento delle politiche di Hollande, che, paradossalmente, tanto hanno odiato.
 
Naturalmente il nuovo presidente non si scoprirà subito. Prima dovrà riuscire ad ottenere la maggioranza alle legislative di giugno e non sarà facile, poi beneficerà, come sempre, di un periodo di grazia ma nell’arco di qualche mese mostrerà il suo vero volto e le sue vere intenzioni. Temo che sarà una profonda delusione per molti dei suoi sostenitori, anche a sinistra.
L’uomo giusto per la Francia di oggi era Fillon, ma non era gradito a quell’establishment che infatti lo ha azzoppato.
 
E Marine Le Pen? Per portare a compimento la rimonta impossibile avrebbe dovuto vincere, anzi stravincere il confronto televisivo. E questo non è avvenuto per l’incapacità di mostrarsi presidenziale e propositiva nella seconda parte del dibattito di mercoledì sera. Anche la scelta di denunciare i presunti conti segreti alle Bahamas  di Macron è stata azzardata: queste cose le fai se ne sei sicurissimo altrimenti ti si ritorcono contro. Aggiungete la presunta gaffe con il Corriere della Sera  e gli echi del cosiddetto Macronleaks (le email trafugate), che, contrariamente a quanto scritto da molti giornali, hanno rafforzato il candidato di “En marche!”  permettendogli di presentarsi come vittima di una macchinazione.
 
La campagna di Marine Le Pen è stata ben strutturata e, per nove decimi, riuscita: il suo scopo era di presentarsi come un candidato sempre più neogollista e sempre meno Front National ma ha sbagliato la volata finale, contraddicendosi. Per stanchezza o forse in seguito a una suggestione. E possibile che lei e il suo stratega Florian Philippot abbiano pensato di replicare le tattiche  di Trump,  alzando i toni e sparando ogni cartuccia (conti alle Bahamas) . Ma la Francia non è l’America. E le svolte improvvise sono sempre rischiose. Se ti ispiri a De Gaulle non puoi comportarti d’un tratto come Trump.  Negli ultimi tre giorni della campagna la Le Pen ha bruciato i progressi fatti negli ultimi dieci.
 
Il suo è comunque un risultato storico, mai un candidato del Fronte aveva ottenuto tanti consensi, praticamente raddoppiati rispetto al 17,8% di Jean-Marie Le Pen nel 2002.
Resta un dato di fondo: se sommate i voti ottenuti al primo turno a destra dalla Le Pen e da Dupont-Aignan e a sinistra da Mélenchon, risulta che quasi il 50% dei francesi ha votato per partiti in aperta rottura con l’establishment, quasi anti-sistema. Questo significa che il malessere francese è profondo ed è destinato ad aumentare se l’economia francese non ricomincerà a crescere davvero e se la società francese non troverà un  nuovo slancio. Quel che l’élite alla Jacques Attali è incapace di realizzare da oltre un decennio.
Come dire: risentiremo parlare della Le Pen e di Mélenchon.
di Marcello Foa – 07/05/2017 Fonte: Marcello Foa

Il predestinato del Club Bilderberg

Dico la mia (e poi mi taccio) sulle elezioni presidenziali francesi. Apprendo da Internet macron attali2delle trame di Jacques Attali, il banchiere gran suggeritore di strategie mondialiste e stratega impegnato nella distruzione di identità, diritti, garanzie sociali in nome del potere finanziario internazionale senza volto (ma con molto culo), quel progressismo liberal che tanto piace anche ai coglioncelli liberali nostrani.
Apprendo quindi che fu Attali nel 2014 a presentare alla riunio…ne di quelli che tramano nel Club Bilderberg, questa sua giovane creatura di plastica in grado di rimpiazzare la rovinosa caduta del piccione Hollande e dare la mazzata finale allo Stato sociale in versione francese.
 
Da subito il promettente Macron si mise all’opera nel governo del Presidente che i francesi avevano scelto in massa dimostrando già allora la forte propensione ad essere fregati alla grande.
Dalla penna di Macron – divenuto ministro del piccione – infatti è uscita la legge che ha distrutto le garanzie del lavoro, premessa antisociale ad una serie di altri provvedimenti “global” come la svendita dei gioielli di famiglia dell’industria francese.
Non ci resta che stare a vedere cosa combinerà su questa strada la marionetta locale del Bilderberg anche se non ci vuole molta fantasia per indovinarlo.
Certo è che le strategie mediatiche dei vampiri internazionali si vanno sempre più affinando e le tecniche di controllo (del pensiero) di chi ancora cerca di contrastarle stanno sempre più diventando poliziesche.
Un altro piccolo esempio ci viene dalle elezioni tedesche di ieri in un Land, lo Schleswig-Holstein, nel quale come avevo facilmente previsto tempo fa sulla mia bacheca fb, i votanti locali hanno potuto scegliere con cosa suicidarsi, se con il cappio o con una revolverata, ovvero tra la Merdel e quella faccia da Kapò (per dirla una volta tanto con una immagine azzeccata da quell’altro bel tipo del Berlusca) di Schulz.
 
Anche in questo caso, gli “alternativi” locali dell’AfD (Alternative für Deutschland) che volavano nei sondaggi poco tempo fa, hanno visto un travaso di elettori dal loro campo a quello della Merdel, tentativo estremo (montanellianamente turandosi il naso) di bloccare l’avanzata del più spinto globalizzatore locale, probabilmente peggiore della democristiana dell’Est.
 
Il risultato, ai fini delle strategie mondialiste non cambia ma anche qui i cosiddetti “antieuropeisti” (che probabilmente sono veri europeisti a leggere la loro stampa!) sono stati messi nell’angolo dal quale difficilmente – almeno per il momento – riusciranno a muoversi.
Quando verrà il tempo che gli infamati messi nei ghetti di destra e di sinistra dai loro nemici “centristi” la smetteranno di finire nella trappola degli schemi del passato e si uniranno per rovesciare il sistema che tutti vuol rendere schiavi senza volto e identità?
 
[Nella foto, burattinaio e burattino: Attali e Macron]
di Amerino Griffini – 08/05/2017 Fonte: Amerino Griffini

Elezioni Francia, vincono Macron e gli euroinomani

macronC’era da aspettarselo, in fondo. In Francia hanno vinto il signor Macron, i globalisti, gli euroinomani e, in generale, quell’élite finanziaria che è classe dominante nel rapporto di forza oggi egemonico. L’antifascismo in assenza di fascismo s’è ancora una volta rivelato il fondamento ideologico dell’ultracapitalismo
a cui anche le sinistre hanno venduto cuore e cervello. Ha vinto – occorre dirlo – l’ultraliberismo de-eticizzato e sans frontières, il volto più indecoroso della mondializzazione classista capitalistica tutta a detrimento di masse popolari, lavoratrici e disoccupate.
Per opporsi a Marine Le Pen, si è votato direttamente il Capitale. Per lottare contro il manganello fascista ormai inesistente si è votato per mantenere il nuovo manganello – realmente esistente – del mercato assoluto, globalista e desovranizzato. Macron è esponente della classe dominante, di cui è un prodotto in vitro. Gli utili idioti che l’hanno supportato è come se avessero sostenuto un’immane repressione delle classe lavoratrici e delle masse nazionali-popolari odiate dall’aristocrazia finanziaria.
In merito alle elezioni francesi Il Manifesto – avanguardia del mondialismo e della lotta per il capitale – titolava: “Speriamo che non sia femmina”. E si rivelava per quello che è, il giornale di quelli che in nome dell’antifascismo accettano il capitale, ossia il nuovo manganello invisibile dello spread e dell’austerity,
dei tagli alla spesa pubblica e della spending review. Accettano esattamente ciò contro cui Marx e Gramsci lottarono per tutta la vita.
Gli sciocchi che hanno appoggiato Macron contro il cosiddetto nazismo della Le Pen farebbero bene ad aprire gli occhi e prendere coscienza del fatto che il solo nazismo oggi esistente è quello dell’Unione Europea e del fiscal compact, del “ce lo chiede il mercato” e dell’austerità depressiva. Hitler non torna con baffetto e svastica: è tornato parlando inglese e condannando tutti i crimini che non siano quelli del mercato, difendendo l’apertura globalista dei confini e la libera circolazione delle merci e delle persone mercificate.
Benvenuti nel tempo del nazismo economico, il nazismo 2.0.
di Diego Fusaro – 08/05/2017

Francia: la sinistra mondialista acclama il nuovo “enfant prodige” Macron, paladino della finanza cosmopolita.

epa05948994 Supporters of French presidential election candidate for the 'En Marche!' (Onwards!) political movement Emmanuel Macron (not pictured) gather at the Carrousel du Louvre to discover the results of the second round of the French presidential elections in Paris, France, 07 May 2017. EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Tutto come previsto il risultato al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia: vincono i due candidati largamente favoriti, Emmanuel Macron e la Marine Le Pen.

Il primo, il giovane Macron, rappresenta largamente l’establishment della grande finanza e dell’elite politica dominante in Francia, quella collegata con la massoneria ed i circoli dei potentati finanziari sovranazionali.
Che sia di centro o che sia di destra o che appartenga alla sinistra social democratica (quella stessa sinistra squalificata del presidente uscente Francois Hollande), conta poco o nulla. Si tratta soltanto di distinzioni formali dei vecchi schemi del 900 ormai obsoleti.
Infatti non a caso tutti i partiti e gli altri candidati, da Fillon al candidato socialista Benoit Hammon, tutti sconfitti nella contesa elettorale, hanno già proclamato l’intenzione di creare un fronte comune contro la candidata Marine Le Pen, del Front National, considerata un “pericolo” per l’establishment visto il suo programma di uscita dall’euro, abbandono della NATO, difesa delle frontiere e riavvicinamemto alla Russia.
L’unica eccezione il candidato dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, quello che veniva considerato il Tsipras francese, non ha ancora dato al momento indicazioni precise su chi votare al ballottaggio del secondo turno. Lui è fuori dai giochi ma il suo elettorato non è detto che dia necessariamente i suoi voti al condidato della finanza ipercapitalista Macron. Esiste quindi un margine di rischio per una possibile vittoria di Macron.
In ogni caso, il fronte unito dei globalisti che si andrà a coalizzare contro la Le Pen è caratterizzato dal neoliberismo, quale elemento comune ed ideologia di base.
Si tratta di quel fronte che aborrisce qualsiasi forma di allontanamento della Francia dalla UE e dal sistema dell’euro e che vuole fermamente continuare a mantenere la Francia al servizio degli interessi della grande finanza e della politica di dominazione egemonica USA, quella che vede le nazioni europee come vassalli di Washington, inesistenti sul piano internazionale. In una parola il fronte della conservazione.
Bisogna considerare che Il proletariato e la piccola borghesia francese, vittime della globalizzazione finanziaria, attraverso un voto alternativo ai denominati “populisti” come la Le Pen, stava tentando di uscire dal paradigma liberal-libertario e da quello del pensiero unico. Il panorama politico nazionale francese sta di fatto crollando, con i vecchi partiti storici ormai squalificati ed alcun forze come il FN ed altre, cercano di ricomporlo sulla base di una nuova presa di coscienza dei ceti produttivi marginalizzati dalle politiche neoliberiste dei governi asserviti agli interessi dei potentati finanziari.
 
A questo tentativo di ricomposizione, con tutti i limiti dati dalle caratteristiche della Le Pen e dalle sue ambiguità su alcune tematiche della contrapposizione al sistema globalista, il fronte neoliberista ha risposto ricompattandosi e presentando il suo candidato “enfant prodige”, Emanuel Macron.
Questo giovane “rampollo dell’alta borghesia”, vanta poca esperienza ma dispone di molti titoli: banchiere presso la potente banca Rothshild, specializzato nella Ena, l’alta scuola per quadri amministrativi da cui è uscita una buona parte della elite politica transalpina, con un professato impegno a sinistra, milionario grazie ai buoni affari realizzati con le multinazionali (Nestlè e Pfizer), membro dei circoli liberali che contano, come l’Istituto Montaigne, vicino alla Confindustria, sostenitore dell’immigrazione, della società multiculturale e cosmopolita, fervente sostentore dell’atlantismo e dell’interventismo francese a seguito degli USA (il vecchio “sub imperialismo” praticato dalla Francia in Africa e Medio Oriente).
Su di lui punta il fronte neoliberista, quello della grandi banche, della Confindustria e della oligrarchia europea di Bruxelles per mantenere sistema e privilegi della classe dominante. Non a caso a Macron sono già arrivate le congratulazioni della Merkel e dei responsabili della UE che vedono il lui lo “scampato pericolo” (se proseguirà ad avere i consensi al secondo turno).
 
Esiste però un problema: questo giovane candidato non sembra possedere carisma, al contrario i discorsi li legge e lui stesso dice che a volte non capisce cosa gli scrivono, si limita a ripetere frasi banali e generiche come “innovazione” e “riforme” mentre dimostra una certa prevenzione e disprezzo verso gli strati popolari della società francese definiti da lui in più occasioni come “illetterati” o “avvinazzati”. Macron loda i vantaggi dell’ipercapitalismo ed esalta la corsa all’arricchimento individuale, oltre a sostenere che non esiste una cultura francese ma piuttosto una cultura multipla.
Sarà davvero questo il personaggio a cui gli strati popolari francesi, quelli dei piccoli produttori, agricoltori, artigiani e piccoli commercianti, rovinati dalle politiche di Bruxelles e dalla globalizzazione, daranno il loro voto? Qualche dubbio esiste e qualche speranza per la Marine Le Pen al secondo turno.
Apr 24, 2017 di  Luciano Lago

Il piano di Macron: 120 mila licenziamenti

macron programmeEmmanuel Macron, l’uomo di Rothschild, delle banche d’investimento, dell’Unione Europea. Il simbolo di un establishment dal volto rassicurante che vuole arginare l’avanzata del Front National di Marine Le Pen e degli euro-scettici.Il voto in Francia potrebbe mutare, infatti, la geografia politica dell’Unione Europea per i prossimi anni. Per questo motivo il ballottaggio del 7 maggio prossimo rappresenta una sfida aperta tra due mondi contrapposti, pronti a fronteggiarsi. I sondaggi, al momento, premiamo l’ex socialista Macron. Ma qual’è davvero la sua ricetta politica? Alcuni osservatori e analisti, come Robert Zaretsky su Foreign Policy, parlano dell’ex ministro di Hollande e del suo movimento En Marche! come «centrismo radicale».
L’estremo centro di Macron, né a destra né a sinistra
«L’ex banchiere 39enne è comunemente definito un centrista – osserva Zaretsky – Tale definizione, tuttavia, ci dice poco. Dovremmo pensare a Macron come l’incarnazione di un centro alla francese, ovvero l’estremo centro». Si tratta di una’espressione che fu coniata dallo storico francese Pierre Serne in relazione alla Rivoluzione Francese: «In particolare – spiega Zaretsky – Serna si riferisce alla restaurazione, il periodo di 15 anni che seguì la caduta di Napoleone e vedeva il ritorno della monarchia borbonica. Serna ha cercato di sottolineare gli sforzi compiuti dalla corte di Luigi XVIII, in pochi anni, per affrontare la sinistra rivoluzionaria e i controrivoluzionari. Chiuso tra queste due visioni del mondo estremamente antitetiche, Luigi e i suoi ministri hanno promosso una posizione dedita al compromesso e alla moderazione, nonché una sorta di proto-tecnocrazia».
Con Macron pronti 120 mila licenziamenti nel settore pubblico
Naturalmente, le differenze tra Macron e Luigi XVIII sono maggiori delle somiglianze. «Da un lato Macron promette di imporre l’austerità al settore pubblico, eliminando 120.000 posti di lavoro in cinque anni; d’altra parte promette importanti investimenti nel settore ambientale, sanitario e agricolo. E’ un amico dei mondi finanziari e industriali, ma si ritrova anche come difensore dei valori rivoluzionari e universali della Francia di libertà e uguaglianza. La grande sfida di Macron non è solo quella di conquistare l’Eliseo, ma di creare un centro estremo funzionale, che non muoia, come ripetutamente è accaduto nel XIX secolo, con brusche battute d’arresto».
Per equilibrare la sua ricetta ultra-liberista, Macron punta sulle pensioni e sugli ammortizzatori sociali; è disponibile a creare un sussidio di disoccupazione universale che coprirebbe tutti, incluso chi è stato licenziato.
Il candidato dell’establishment
Per l’osservatore e analista di Asia Times, Pepe Escobar, esperto di geopolitica e questioni internazionali, tuttavia, «solo un pazzo può credere che Macron incarni il cambiamento quando nei fatti egli è il candidato dell’Unione Europea, della NATO, dei mercati finanziari, della gloriosa macchina Clinton-Obama, dell’establishment francese, degli oligarchi della borsa e dei sei maggiori gruppi mediatici francesi. Sulla stupidità della sinistra che ancora cerca di scimmiottare Tony Blair, c’è ben poco da dire. Il piano di Macron per risparmiare 60 miliardi di Euro di fondi pubblici, che prevede il licenziamento di 120.000 dipendenti pubblici, è il primo ingrediente per un potenziale scoppio di rivolte».
“Sottomissione all’UE”
La probabile vittoria Emmanuel Macron alle elezioni del prossimo 7 maggio sarà nel segno della continuità della politica francese negli ultimi anni, e non del paventato cambiamento. Macron è frutto di un’operazione di marketing ben strutturata, nonostante i proclami dei benpensanti e la retorica dei suoi slogan. Il suo «centrismo radicale» non salverà la Francia dai problemi che la affliggono, dall’immigrazione al terrorismo islamista, fino alla disoccupazione.
Come osserva Diana Johnstone su GlobalResearch, «da presidente, Macron confermerà la sottomissione francese alle norme dell’Unione europea che stanno distruggendo l’economia francese, la politica di guerra della NATO in Medio Oriente e l’ostilità verso la Russia. Marine Le Pen preferisce una politica di pace».
27.04.2017 di R. Vivaldelli

Per la propaganda contro la Siria, l’Ansa arriva a falsificare i titoli delle dichiarazioni

L’Ansa, l’agenzia di stampa che detta il copia e incolla di tutti i giornali italiani (allineati alla propaganda della Nato) vi presenta proprio oggi questo titolo:
Siria:’Damasco dietro attacco con sarin qui articolo
Dai due punti e dalle virgolette, etica giornalista vorrebbe che a parlare fosse qualcuno dalla Siria. E sarebbe una notizia clamorosa perché sarebbe un’ammissione a Damasco dell’utilizzo del gas sarin. Invece sapete chi è stato a fare queste dichiarazioni? Lo scoprite solo leggendo il testo…
L’attuale ministro degli esteri francesi Ayrault.
Incredibile.
Etica giornalistica vorrebbe che il titolo fosse questo:
Ministro degli esteri francese: “Damasco dietro attacco chimico a Idlib”
E le persone non avrebbero neanche troppa voglia di soffermarsi a leggere ulteriormente. Parigi, infatti, insieme a Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia, è il paese che più di tutti ha la responsabilità maggiore della distruzione pianificata della Siria attraverso una guerra per procura alimentata dal finanziamento, armamento e addestramento dei terroristi che hanno stuprato il paese. Vi ricordate gli “amici della Siria” a Parigi nel 2012?
Parigi persegue ancora quest’obiettivo di destabilizzazione della Siria e mente come ha sempre mentito dal 2011 e continuerà a farlo.
Deve farlo perché tutti i castelli di carta di bufale raccontate sulla Siria stanno venendo giù. E gli organi di stampa – come vi dimostra anche questo caso dell’Ansa – servono i loro padroni (editori) in un’azione di propaganda senza fine. Senza fine e senza la minima vergogna come dimostra quest’ultimo caso dell’Ansa.
P.s sull’attacco ad Idlib siamo in attesa che Parigi mostri le prove o convinca il suo alleato statunitense a mandare una commissione d’inchiesta Onu. Sarebbe bello capire come gli Elmentti Bianchi siano riusciti a riscrivere la tavola periodica degli elementi avendo agito senza protezioni e senza conseguenze all’attacco.

La situazione è tragica, ma con le scomuniche non ce la caviamo……anzi, facciamo il gioco del nemico

2011berlin_149Tra pochi mesi oltralpe votano per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica Francese.
 
Questo importante avvenimento, per l’intera Europa oltre che per la sola Francia dato il notevole peso politico del governo di Parigi negli assetti europei, avviene in una fase critica; in un momento populista, in una fase di doppio movimento secondo Polanyi.
 
I popoli si stanno ribellando alle proprie élite sociali ed economiche, ai propri governi, alle narrazioni imposte a reti unificate che sono state la cornice ideologica di tutti i discorsi politici da almeno trenta anni in qua e stanno avendo luogo eventi di portata storica eccezionale.
 
Questa eccezionalità è una constatazione dell’entità dei fatti, non un giudizio di merito circa la loro qualità politica.
Purtroppo però la rivolta degli esclusi e degli sfruttati sta drasticamente orientandosi sul lato destro dello spettro politico con ad oggi tre sole eccezioni in Europa:
la Grecia, dove però il governo Tsipras II ha oggettivamente abdicato di fronte al III memorandum della trojka e il paese ridotto allo stremo sta revocando in massa il proprio consenso al governo, secondo i sondaggi
– Il Portogallo governato dalla coalizione del socialista Sousa, che include nella propria maggioranza anche un 18% di seggi parlamentari suddiviso tra rappresentanti del Bloco de Esquerda e della coalizione chiamata CDU composta da Partito Comunista Portoghese e dai Verdi Portoghesi.
 
Un partito di impostazione culturale molto più moderna il primo, tendenzialmente europeista, ma riorientatosi su una strategia più articolata dopo la defezione del governo greco impostata come piano a/piano b; molto vecchio stile i secondi, in compenso portatori di un programma di una chiarezza estrema avendo preso i propri voti sulla parola d’ordine fuori dall’ue, fuori dall’euro, prima possibile.
 
– La Spagna, nella quale Mariano Rajoy è riuscito a reinsediarsi sulla poltrona di capo dell’esecutivo ma in coalizione spuria col Psoe e dove comunque i ceti popolari hanno ritrovato organizzazioni politiche di massa grazie alla nascita e alla crescita di Podemos e al nuovo corso della rinnovata IU guidata da Alberto Garzon Espinosa, tra loro alleati.
Gli esempi in senso contrario sono però più numerosi. Non poco più numerosi.
L’orientamento a destra della protesta ha trovato una plateale dimostrazione con l’elezione di Trump, qualcosa di simile è accaduto nella campagna per il Leave in UK nella quale sono state presenti anche parti di sinistra e di sindacato ( e che ho moralmente supportato. Senza l’ombra di un rimpianto, fossi stato cittadino britannico, avrei a mia volta votato Leave ) ma che ugualmente ha trovato guida in parte del partito conservatore e in Ukip, e questo sta accadendo nelle intenzioni di voto in quasi tutti i paesi europei.
 
I motivi sono numerosi e potremmo enumerarne alcuni, anche se sicuramente essi non sono ancora esaustivi. Tra questi:
 
a) la conversione dei partiti di massa, socialisti e socialdemocratici, ai paradigmi dell’ordoliberismo, del liberoscambismo puro ed alla narrazione ideologica cosmopolita, da sempre alla portata dei soli ceti privilegiati perché per internazionalizzarsi bisogna saper parlare bene le lingue e avere professionalità preziose e ricercate da vendere, insomma prerogativa e qualità elitarie.
Piaccia o meno la larga maggioranza dei popoli è composta da persone per le quali un ben preciso radicamento geografico è necessitato e lo sradicamento, laddove per il capitale è massima espressione della sua forza, è invece per gli individui la più dura manifestazione della loro debolezza: tranne gli appartenenti alle élite che emigrano con soddisfazione per rincorrere le proprie ambizioni, le persone normali lo fanno perché sono costretti da circostanze e problemi soverchianti.
 
Credo si debba essere sempre precisi. L’idea di Stato ultraleggero, che resta completamente fuori dall’economia, della prosperità perseguita attraverso la leggenda del trickle down e del liberoscambismo puro, è un’idea prevalentemente anglosassone che affonda le proprie radici, tra le altre cose, anche nella tradizione giuridica del Common Law e nella prassi che ne discende secondo la quale al privato è tutto permesso tranne ciò che è esplicitamente proibito.
 
Nell’Europa continentale, nella quale la tradizione giuridica del Civil Law discende dal diritto romano è, al contrario, permesso ciò che è normato ed è permesso unicamente nelle forme in cui è normato mentre è proibito il resto.
 
Su questa tradizione si innesta molto meglio il modello dell’ordoliberalismo germanico; un modello di stato iperpresente e ipernormatore, ma nel ruolo esclusivo di guardiano notturno degli interessi di lorsignori.
Non un anglosassone lasciar fare, ma uno stato che fa propri i principi del liberismo e ti perseguita giorno e notte per importeli. Non uno stato leggero e assente quando piuttosto uno stato ipernormativamente assente e sadicamente aguzzino.
 
In pratica un neoliberismo in versione kapò.
 
b) La confusione delle sinistre più radicali, ancora spesso balbettanti dopo otto anni di crisi salvo purtroppo poche lodevoli eccezioni, che:
– per malintesi ideologici,
 
– involuzione culturale dei propri paradigmi ripetuti spesso in maniera astoricizzata e dogmatica,
 
– involuzione delle proprie strutture e dei propri quadri che spesso si sommano a opportunismi politici di pochissimo respiro per ottenere incarichi pubblici,
 
– elezioni e prebende in alleanza con le sinistre social-liberiste di cui sopra o semplice paura di realizzare una lotta di egemonia sui temi critici per timore di essere confuse con le destre,
insistono nel non prendere posizioni chiare e definite né sulla globalizzazione né sulla crisi europea.
c) Smobilitazione della partecipazione popolare non solo nei confronti dei partiti di sinistra ma anche degli apparati sindacali, a causa di un progressivo sgretolamento della credibilità anche di questi ultimi, in particolar modo in Italia.
Tre ore di sciopero per l’approvazione del Jobs Act e manifestazione il sabato? Nulla di nulla durante il governo Monti? Se i ceti popolari sono scappati dal PD e relativi reggicoda sono, spesso, non di meno scappati anche dal sindacato che non lotta quando a massacrare i lavoratori sono i governi amici targati, o retti, dalle maggioranze parlamentari targate PD.
Questo senza nemmeno citare le sconcezze varie assortite a cavallo tra cogestione finanziaria-sindacale dei fondi pensione privati, enti bilaterali, la conversione delle strutture sindacali dal ruolo di rappresentanza e organizzazione del conflitto al modello di mera impresa di fornitura di servizi, come i caaf, che per altro anche l’iscritto paga cari quasi quanto il commercialista pur dopo aver versato mensilmente le proprie quote e potrei continuare facendo l’esempio di abuso all’interno delle stesse strutture sindacali anche di lavoro precario e voucher.
Oramai quando i baroni della trimurti confederale dicono di stare dalla parte dei lavoratori il sentimento del popolo oscilla tra la voglia di mettersi a ridere e quella di tirargli dietro dei sanpietrini, e non senza motivo.
d) Atomizzazione e disintermediazione sociale generalizzata che incentiva la ricerca di salvezze individuali invece che collettive declinate in chiave puramente egoistica.
 
Da questa tragica situazione certamente non usciremo senza ricostruire strutture di rappresentanza democratiche e popolari, tanto politiche quanto sindacali e associazionistiche, che si incarichino di difendere i legittimi interessi degli sfruttati, degli impoveriti e di tutta la gente comune che fa lavori comuni e subisce il non avere potere contrattuale dalla parte del manico.
Lo si dovrà fare declinando le proprie istanze in una chiave democratica, solidaristica, votata alla pace nella gestione delle relazioni estere e inclusiva su basi etnico/culturali.
 
Questi strumenti al momento, purtroppo, non sono a nostra disposizione e vanno ricostruiti praticamente da capo.
Occorre però mettersi in testa che in questa cornice di ribellione dei popoli non argineremo lo sfondamento a destra illudendoci di potergli sbarrare la strada con le scomuniche o con la retorica dei buoni sentimenti.
Il Front National ha ormai assorbito buona parte dei ceti popolari, gli operai, le aree rurali; ha inglobato consistentissima parte di quello che fu l’elettorato del PCF, il simulacro di partito comunista ancora esistente che altro non è capace di fare che reiterare il proprio ruolo ancillare nei confronti del Partito Socialista di Hollande, padre della Loi Travail imposta bypassando il voto parlamentare.
Qualcuno crede forse che stigmatizzando queste persone come rossobruni, fascisti, populisti, rozzi villani, si possa arginare alcunché?
In epoca di spoliticizzazione di massa, sentir gridare al lupo al lupo, smuove soltanto le coscienza di 14 militanti consapevoli ancora in circolazione e a maggior ragione, al povero cristo che non riesce e mettere insieme il pranzo con la cena e convive con la frustrazione di figli almeno diplomati che non riescono a trovare un lavoro e farsi una vita, non gliene frega proprio un cazzo!
Suvvia, questa baggianata della pretesa di arginare i populismi di destra sventolando la spettro del fascismo è semplicemente ridicola, tragicamente ridicola: chi deve mettere insieme il pranzo con la cena e spera che i propri figli non restino disoccupati a vita, non ha tempo da perdere con queste seghe mentali da militanti di una sinistra completamente ripiegata su sé stessa che, per continuare serenamente a non fare i conti coi propri fallimenti, rinuncia a cercare di interpretare un ruolo egemone nella società e si illude di salvarsi la coscienza solo occupandosi della presunta purezza all’interno dei propri residuali ranghi.
 
Riporto le agghiaccianti immagini che mostrano la distribuzione del voto al FN e la distribuzione della disoccupazione sul territorio nazionale.
 
La sovrapponibilità delle due immagini è impressionante e chi crede che da tutto questo ci si possa salvare con quattro scomuniche moralistiche e tre discorsetti sulla purezza ideologica della sinistra valutata in termini astratti, senza prendersi la responsabilità di mettere le mani nella merda e riconquistarsi la fiducia del popolo, è molto semplicemente un ciarlatano.

disoccupazionefrancia

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Ciò tuttavia non significa che si debbano fare concessioni a ciò che è e resta destra radicale, da combattere e contrastare senza se e senza ma.

Dobbiamo maturare la consapevolezza del fatto che l’unico modo per rappresentare i ceti popolari e arginare lo sfondamento a destra è essere metodologicamente seri ed analitici e studiare a fondo un fenomeno che ha portata continentale come premessa indispensabile al non agire a casaccio.

 
Bisogna capire perché, da una parte, anche se ha conquistato consistentissima parte dell’elettorato tradizionalmente di sinistra, il Front National resti un partito radicalmente di destra e insieme capire dall’altra parte del problema quali elementi spingano le persone a votarlo e cosa si dovrebbe trovare il coraggio di proporre per contendere alla destra il campo e far ritrovare ai ceti popolari uno sbocco politico se non immediatamente socialista almeno democratico, non autoritario e non xenofobo.
 
Per farsene un’idea precisa può esserci d’aiuto studiare analiticamente e rigorosamente il documento programmatico che costituisce la piattaforma della campagna presidenziale di Marine Le Pen, di cui il sito Voci dall’Estero ha appena proposto una traduzione.
Purtroppo non conosco il francese quindi farò riferimento a quest’ultima commentando in rosso i 144 punti del programma evidenziando come e perché, a mio giudizio, stiamo parlando di una destra radicale ( che ricicla al proprio interno anche dei fascisti, senza però essere nel proprio insieme un fascismo ) ma evidenziando anche il lato scomodo della questione, ovvero quegli elementi programmatici oggettivamente attraenti per i lavoratori abbandonati allo shock da globalizzazione e alla deflazione provocata dall’eurozona; argomenti non di destra, anzi in molti casi naturalmente includibili in una strategia di sinistra, rispetto ai quali per opportunismo, vendutismo, impreparazione grossolana o ignavia, da troppo tempo le sinistre latitano.
Lo scopo è misurarsi con le contraddizioni storiche oggi sul tavolo e capire quale debba essere il terreno di lotta e gli argomenti di contesa che una compagine popolare e democratica deve affrontare oggi, in Francia come nel resto d’Europa, per tornare a rappresentare i lavoratori e arginare derive autoritarie e/o incivili.
  1. UNA FRANCIA LIBERA
 RESTITUIRE ALLA FRANCIA LA PROPRIA SOVRANITA’ NAZIONALE.
VERSO UN’EUROPA DELLE NAZIONI INDIPENDENTI AL SERVIZIO DEI POPOLI
  1. Ritrovare la nostra libertà e il controllo sul nostro destino restituendo al popolo la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica). Per questo, intavoleremo una trattativa con i nostri partner europei, che sarà seguita da un referendum sulla nostra appartenenza all’Unione europea. L’obiettivo è arrivare a un progetto europeo rispettoso dell’indipendenza della Francia, delle sovranità nazionali e che serva gli interessi dei popoli.
Questo avrei potuto scriverlo serenamente anche io.
Tipicamente se fai una simile affermazione per i rosè sei già rossobruno, ma per quanto mi riguarda me ne farò serenamente una ragione.
Della sovranità nazionale non faccio una mistica né un fine; per me è uno strumento per il Front National non solo e mostrerò in seguito perché, tuttavia delle parole non si può e non si deve avere paura.
Per me la sovranità nazionale è la premessa dell’autodeterminazione del popolo e lo spazio politico, sociale, giuridico, geografico, entro il quale concretamente la sovranità popolare si può esercitare.
Se qualcuno crede di poter esibire casi storici concreti nei quali un popolo libero, che si governasse democraticamente, ha potuto essere politicamente e giuridicamente sovrano senza avere uno stato sovrano entro il quale esserlo, son curioso di valutare esempi concreti.
In tanti anni che pongo questa domanda nessuno è ancora riuscito a darmi una risposta a meno di non fare riferimento a tribù con stili di vita premoderni…
RIFORME ISTITUZIONALI: RIDARE LA PAROLA AL POPOLO
E STABILIRE UNA DEMOCRAZIA DI VICINANZA.
  1. Indire un referendum di revisione costituzionale e vincolare a referendum popolare tutte le future revisioni della Costituzione. Allargare il campo di applicazione dell’art. 11 della Costituzione.
Giusto il referendum sulla legge fondamentale, critico il passaggio successivo. Dato che l’articolo 11 della Costituzione Francese recita:
 
“Art. 11. Il Presidente della Repubblica, su proposta del Governo durante le sessioni, o su proposta congiunta delle due Assemblee, pubblicata nel Journal officiel, può sottoporre referendum ogni progetto di legge concernente l’organizzazione dei pubblici poteri, comportante l’approvazione di un accordo della Comunità o tendente ad autorizzare la ratifica di un trattato che, senza essere contrario alla Costituzione, potrebbe avere incidenza sul funzionamento delle istituzioni. ”
 
abbiamo qua un brutto esempio di moderno cesarismo o bonapartismo, un ulteriore esempio di accentramento di poteri sulla figura del Presidente della Repubblica, in una assetto istituzionale già fin troppo sbilanciato in tal senso. Un leader forte, ancor più forte di quanto già non lo sia in base alla costituzione del ’58 voluta da De Gaulle che, non dimentichiamolo, fu frutto di un golpe bianco ed era giustificata dalla necessità di fronteggiare la fine del colonialismo, il collasso del sistema politico e il terrorismo dell’OAS fiancheggiato da consistente parte delle forze armate oltre che capeggiato dal generale Salan.
  1. Permettere la rappresentatività di tutti i Francesi, attraverso il sistema elettorale proporzionale. All’Assemblea Nazionale vigerà il sistema proporzionale, con un premio di maggioranza del 30% dei seggi per la lista più votata ed uno sbarramento al 5%.
con un premio di maggioranza del 30% alla lista di maggioranza relativa, un Front National al 27% come lista che sopravanzi anche solo di una frazione percentuali il secondo arrivato prenderebbe il 57% dei seggi.
 
La ratio è sempre il cesarismo/bonapartismo del punto precedente. Palesemente è una truffa autoritaria. Con un premio di maggioranza di tale entità parlare di sistema proporzionale è una truffa bella e buona.
 
4. Abbassare il numero dei deputati a 300 (contro i 577 attuali) e il numero dei senatori a 200 (contro i 348 di attuali).
Ridurre la rappresentatività del popolo nelle istituzioni non è mai popolare, anche se il pessimo livello della classe politica può legittimare tale scelta. Renzi docet.
 
In questo caso il populismo non è interpretato come veicolo di una istanza popolare ma, cavalcando il sentimento antipolitico, di fatto mira a rendere la casta politicante più autoreferenziale.
  1. Creare un vero referendum d’iniziativa popolare, su proposta di almeno 500.000 elettori.
  2. Mantenere solo tre livelli di Amministrazione pubblica in luogo dei sei attuali: Comuni, Dipartimenti e Stato. Questa riforma sarà garanzia di:
  • semplificazione (eliminazione di sovrapposizioni e ripartizione chiara delle competenze);
  • vicinanza (dando più peso agli eletti che i Francesi conoscono, come i sindaci);
  • contenimento dei costi(in particolare sulle indennità degli eletti e i costi di funzionamento). Questo permetterà rapidamente un abbassamento delle imposte locali.
Valorizzare di conseguenza il ruolo e lo status dei sindaci delle piccole e medie comunità.
 
Nulla da ridire.
 
RIPORTARE LA FRANCIA A ESSERE UN PAESE DI LIBERTÀ
  1. Garantire la libertà di espressione e le libertà digitali attraverso la loro iscrizione tra le libertà fondamentali protette dalla Costituzione, ma rafforzando la lotta contro il cyber-jihadismo e la pedo-criminalità. In parallelo, semplificare per coloro che ne sono vittime le procedure per riconoscere la diffamazione o l’ingiuria. Una cosa giusta affiancata dall’ossessione anti-islamica, ci torneremo
  1. Emettere un atto istituzionale a tutela della protezione dei dati personali dei francesi, in particolare attraverso l’obbligo di archiviazione di questi dati su server localizzati in Francia. Ok
  1. Difendere i diritti delle donne: lottare contro l’islamismo che limita le loro libertà fondamentali; mettere in campo un piano nazionale per l’uguaglianza salariale donna/uomo e lottare contro la precarietà professionale e sociale. I datori di lavoro che, anche in Francia, pagano le donne meno, non limitano la loro libertà? La cultura della Chiesa Cattolica anche in Francia non legittima questa pratica? La seconda parte dell’articolo però è una cosa ovvia anche per qualsiasi partito di sinistra.
  1. Assicurare il rispetto della libertà di associazione entro i soli limiti richiesti dall’ordine pubblico e sostenere le piccole strutture associative culturali, sportive umanitarie, sociali, educative ecc., che animano la vita dei nostri territori. Instaurare una vera libertà sindacale attraverso la soppressione del monopolio di rappresentatività e correggere la vita sindacale con un controllo pubblico del finanziamento ai sindacati. Né sindacato unico, né controllato dal governo, pluralismo sindacale, trasparenza di finanziamento. Ok.
  1. Garantire la libertà di istruzione dei propri figli, ma monitorando più strettamente la compatibilità degli insegnamenti dispensati negli istituti privati con i valori della Repubblica. Da sinistra normale sarebbe puntare sul potenziamento dell’istruzione pubblica, ma qua nulla di grave.
  1. UNA FRANCIA SICURA La sicurezza non è di destra, possono esserlo i modi per perseguirla. Anche su questo tema la sinistra dovrebbe uscire dai propri quattro luoghi comuni petalosi in croce. Le persone la sicurezza la vogliono, il problema è dargliela senza ricorrere ai decreti Minniti o al Front National. Ah, comunque, sulla predica di chi inseguirebbe la destra sui suoi temi, piddini e reggicoda devono solo stare zitti dopo le recenti alzate d’ingegno del LORO ministro degli interni, per altro approvate in parlamento col voto e il plauso della Lega. RISTABILIRE L’ORDINE REPUBBLICANO E LO STATO DI DIRITTO DAPPERTUTTO E PER TUTTI
  1. Ristabilire la sicurezza, garantendo la protezione delle libertà individuali. Questo ordine pubblico, oltre alla questione musulmana, sta diventando un po’ un’ossessione…sembra quasi che in fondo in fondo un bello stato di polizia non dispiacerebbe.
  1. Potenziare in modo massiccio le forze dell’ordine: nel personale (piano di reclutamento di 15.000 poliziotti e gendarmi) nei materiali (modernizzazione degli equipaggiamenti, dei commissariati e delle caserme, adattamento delle dotazioni alle nuove minacce), ma anche moralmente e giuridicamente (soprattutto per la presunzione di legittima difesa). Garantire lo status militare dei gendarmi. Quod erat demonstrandum
  1. Focalizzare l’attività di polizia e gendarmeria sulla loro missione di sicurezza pubblica, liberandole da incombenze burocratiche e amministrative. Aridaje…
  1. Mettere in campo un piano di disarmo delle periferie che lo richiedono e ristabilire la presenza dello Stato nelle aree fuori controllo.Sorvegliare i 5. 000 capi delle bande delinquenti e criminali identificate dal ministero dell’Interno. Al fine d’impedirne la ricostituzione, aggiungere alla condanna penale l’ingiunzione civile di allontanamento. Diamogli occupazione, magari non delinquono. Ma abbiamo capito, ormai, il refrain.
  1. Ristabilire i servizi di intelligence locali per lottare contro i traffici criminali. I servizi segreti pure locali? E una webcam dentro ciascun WC no? Premi civici a chi fa la spia? La delazione come valore? Stiamo capendo perché radicalmente di destra? Legge e ordine in modo niente affatto garantista. Un partito con una prospettiva ideale da questurini con manie di grandezza. Abbastanza per parlare di fascismo? Non direi proprio. Ma si tratta ugualmente di una gigantesca schifezza.
 
UNA RISPOSTA PENALE FERMA E RAPIDA
  1. Applicare la tolleranza zero e togliere di mezzo il lassismo giudiziario con l’abrogazione delle leggi penali lassiste (come la legge Toubira), il ripristino delle pene minime e la soppressione della remissione automatica delle pene. Quod erat demonstrandum
  1. Lottare contro la delinquenza minorile responsabilizzando i genitori con la soppressione del versamento degli aiuti sociali ai genitori di minori recidivi in caso di carenza educativa manifesta. Quod erat demonstrandum con patate.
  1. Istituire un ergastolo reale non riducibile per i crimini più gravi. Quod erat demonstrandum con pomodorini.
  1. Creare 40.000 posti supplementari nelle carceri entro 5 anni. Quod erat demonstrandum con pomodorini, capperi e olive.
  1. Ristabilire l’espulsione automatica dei criminali e dei delinquenti stranieri. Stipulare accordi bilaterali che permettano che gli stranieri condannati scontino le loro pene nei paesi d’origine. Quod erat demonstrandum ( comincio a non poterne più )
  1. Riportare sotto il controllo del ministero dell’Interno l’amministrazione penitenziaria e rafforzare la raccolta di informazioni sui detenuti. Quod erat demonstrandum ( è un’ossessione. Ai tordi completamente impolitici, quelli che W anche il FN purché ci levi dalle palle l’UE, magari sta cominciando a venire un dubbio, perché non vorrei dire…..ma un sistema ti questo tipo è gestito in modo non troppo dissimile sul piano della giustizia e della sicurezza pubblica da quei regimi che venivano puntellati e tenuti in piedi dall’OVRA o dalla Stasi. E non sto mettendo fascismo o socialismo reale sullo stesso piano, ma il ‘900 di brutture ne ha mostrate da entrambi i lati, a differenza di altri lo riconosco. Ecco, magari invece di gridare al fascismo al fascismo, il che è palese forzatura, con riferimenti specifici sarebbe meglio parlare di Stato di polizia.
  1. Aumentare l’organico dei magistrati, soprattutto con reclutamento esterno. Al fine di rompere con la cultura del lassismo, sopprimere la Scuola Nazionale di Magistratura e creare una filiera di formazione comune alle carriere giudiziarie (con delle scuole di applicazione). Quod erat demonstrandum one more time. Si consideri in generale che sempre per via di come è nata la costituzione francese del ’58, la Francia in realtà come stato diritto è molto debole. I magistrati dipendono dal governo. Pessima cosa in uno stato di diritto. Il diritto penale francese è già ora estremamente forcaiolo e per niente garantista. Qua si pretende un giro di vite. Sembra quasi Minniti che scavalca a destra la lega sulla gestione dei flussi migratori. Le sinistre minimamente realistiche infatti su questo vanno, giustamente, in senso opposto. Mélenchon ad esempio vuole la VI Repubblica proprio per rimettere mano a questi problemi di impianto costituzionale. Hamon e il PS tacciono, perché una costituzione autoritaria gli serve ad implementare la governance europea come hanno appena fatto con la Loi Travail. La Le Pen invece di autoritarismo ne vuole di più, indipendentemente dai desiderata espressi lungo l’asse Bruxelles-Francoforte-Berlino.
  2. RISTABILIRE FRONTIERE DI PROTEZIONE E FERMARE L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA
  1. Ristabilire le frontiere nazionali e uscire dallo spazio Schengen (per i lavoratori frontalieri sarà stabilito un permesso speciale che agevoli loro il passaggio). Ricostituire gli effettivi soppressi nelle dogane con il reclutamento di 6.000 agenti durante il quinquennio. Da Schengen uscirei anche io. Ma si tratta di una questione di controllo sulla mobilità di merci, capitali, servizi. Per le persone si possono sempre fare trattati bilaterali tra stati: in Europa si circolava senza passaporto fino al 1914, per dire. Fin qui, quanto espresso nel programma, lo si potrebbe dire anche da sinistra, il problema è il seguito.
  1. Rendere impossibile la regolarizzazione o la naturalizzazione degli stranieri in situazione illegale. Semplificare e automatizzare la loro espulsione. Come si fa a regolarizzarsi se non presentando apposita richiesta, non essendolo in partenza? Ma se non puoi farlo? Cos’è il comma 22 delle Sturmtruppen?Chiunque sia pazzo può chiedere di essere esentato dal servizio militare, ma chi chiede di essere esentato dal servizio militare non è pazzo. Un conto è gestire, anche restrittivamente ( non sono un no-border ) l’immigrazione, un conto è creare paradossi per poter procedere ad espulsioni indiscriminate.
  1. Ridurre l’immigrazione legale a 10.000 unità all’anno. Mettere fine all’automatismo dei ricongiungimenti familiari così come all’acquisizione automatica della nazionalità francese per matrimonio. Eliminare le azioni che fomentano l’immigrazione. Regolamentare l’immigrazione per motivo economico procedendo per quote è una cosa, fissare una quota in termini assoluti non tenendo conto della distinzione in richiedenti asilo, rifugiati, semplici immigrati, potrebbe voler dire sbattere la porta in faccia e esuli per guerra o discriminati politici. Sui ricongiungimenti familiari invece si tratta di una leva per cacciare chi è già qui regolarmente. Vuoi rivedere tua moglie e i tuoi figli? Tornatene a casa tua, negro! ( o musulmano, o muso giallo, o quello che volete voi )
  1. Eliminare lo ius soli: l’acquisizione della nazionalità francese sarà possibile unicamente attraverso la filiazione o la naturalizzazione, le cui condizioni saranno rese inoltre più restrittive. Sopprimere la doppia nazionalità extra-europea. Stessa ratio di cui sopra.

Ritornare allo spirito iniziale del diritto d’asilo che potrà essere accordato solo a fronte di domande depositate presso ambasciate e consolati francesi nei paesi d’origine o nei paesi limitrofi. Se hai la guerra in casa o sei un oppositore di una dittatura e ti stanno cercando, potresti non fare in tempo a presentare scartoffie nel rispetto di una precisa e codificata procedura burocratica. Qua siamo sempre nella logica di Ponzio Pilato: crepa a casa tua e non rompere il cazzo a casa mia, la nostra legge è: ce ne laviamo le mani. Siamo fuori da una logica, pur restrittivamente regolazionista ma umanitariamente accettabile, di gestione dell’immigrazione. Qua siamo in territorio destra radicale, xenofobia di facciata e razzismo di fondo consequenziali alla logica etnoregionalista e alla dottrina del differenzialismo culturale che FN eredita dalla nouvelle droite da De Benoist e dal centro studi Greece in qua: nuovi abiti più presentabili per una attitudine discriminatoria che viene da lontano. Destra radicale, per il fascismo non basta ancora, perché per quello occorre anche una pura concezione organicistica del corpo sociale, il congelamento delle tensioni sociali e di classe e l’abolizione dell’ascensore sociale attraverso un rigidamente normato corporativismo e il partito organizzato in milizia. Non è giustificazionismo, è che le parole hanno un peso, e se realmente fosse fascismo a viso aperto allora bisognerebbe far fronte unito e votare anche Hollande o Fillon ( o in Italia Renzi ) senza troppo storcere il naso, inneggiando alle fantastiche sorti progressive della UE. Ma così non è.

SRADICARE IL TERRORISMO E SPEZZARE LE RETI FONDAMENTALISTE ISLAMICHE

  1. Interdire e sciogliere tutte le organizzazioni legate per loro natura al fondamentalismo islamico. Espellere tutti gli stranieri collegati al fondamentalismo islamico , soprattutto le schede S (schede segnaletiche concernenti la sicurezza dello Stato ndt). Capiamoci, nemmeno io vorrei salafiti, quaedisti o affiliati all’Isis nel mio paese. Ma chi lo è non va in giro con “Isis” tatuato in fronte. O discrimini a priori, o gestisci l’ordine pubblico a posteriori cercando di prevenire ( i servizi segreti servono a questo ). Certo se la Francia smettesse di fare del colonialismo in paesi musulmani e desse un lavoro degno agli immigrati di seconda generazione che son li per via del pregresso colonialismo, tutto sarebbe più semplice. Ma se sei sciovinista un simile dettagliuccio storico tendi a non notarlo.
  1. Chiudere tutte le moschee estremiste recensite dal ministero dell’Interno e vietare il finanziamento straniero dei luoghi di culto e del loro personale. Vietare tutti i finanziamenti pubblici (Stato, collettività territoriali) dei luoghi di culto e delle attività di culto.Chi decide cosa sia “estremista”? Mica scrivono “Isis” sulla facciata. Come sopra. Discriminazione mascherata da sicurezza.
  2. Lottare contro le reti jihadiste: disconoscimento della nazionalità francese, espulsione e interdizione dal territorio per tutti coloro con la doppia cittadinanza legati a una rete jihadista. Applicare l’articolo 441-4 del codice penale sull’intensa col nemico, mettere in detenzione preventiva tutti gli individui di nazionalità francese in collegamento con un’organizzazione straniera che provochino atti ostili o aggressioni contro la Francia e i francesi. Redigere delle liste di queste organizzazioni. Schedare i sospetti è normale in qualsiasi paese. Ma la cittadinanza non si può revocare, un paese può condannare chi delinque, non misconoscerlo. Propaganda de panza.
  1. Ristabilire l’indegnità nazionale per gli individui colpevoli di crimini e delitti legati al terrorismo islamista. E un terrorista francese, invece, è degnamente francese? C’è chi è uomo, se sei musulmano lo sei un po’ di meno. Brutta roba. Certo va detto, lo pensa anche mia suocera. Che vota il PD, ma è bigotta e va a messa tutti i giorni.
  1. Rafforzare i servizi d’informazione interni ed esteri con mezzi e uomini. Creare un’agenzia unica di lotta al terrorismo collegata direttamente al Primo Ministro, incaricata dell’analisi delle minacce e della coordinazione operativa. Aridaje co’ ‘sti sbirri. La sicurezza è pace sociale, stato sociale, benessere; non solo ronde e manganello.III. UNA FRANCIA PROSPERA
  2. UN NUOVO MODELLO PATRIOTTICO A FAVORE DEL LAVORO
  1. Stabilire un piano di reindustrializzazione nel quadro di una cooperazione che associ l’industria e lo Stato-stratega per privilegiare l’economia reale contro la finanza speculativa. Questo dovrebbe dirlo qualsiasi sinistra, da riformista a rivoluzionaria, che si rispetti. Il problema è che se per farlo devi chiedere i soldi in prestito alla BCE e la Germania non vuole concorrenti, stai parlando di niente. Occorre un paese pienamente sovrano per certi propositi, milioni di lavoratori e lavoratrici lo hanno capito, ed è qui che il FN comincia a far polpette della sinistra. ( e ci riesce per colpa della inconsistenza analitica e progettuale della sinistra )
    1. Sostenere le imprese francesi contro la concorrenza internazionale sleale con la creazione di un protezionismo intelligente e il recupero della moneta nazionale adatta alla nostra economia, leva della nostra competitività. Idem come sopra.
    1. Per assicurare la protezione dei consumatori e una concorrenza leale, vietare l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dall’estero che non rispettino le norme imposte ai produttori francesi. Parallelamente, sostenere il “Made in France” con un’etichettatura obbligatoria, chiara e trasparente sull’origine di prodotti e alimenti commercializzati in Francia. Idem come sopra. Il commercio, da sinistra, deve essere SEMPRE considerato come condizionato a precisi parametri di carattere politico: se non ci sono frontiere a merci e capitali si è soggetti a subire senza mediazione o possibilità di intervento qualsiasi sorta di dumping sociale, salariale, ambientale, fiscale, importato. Ci si mette in competizione non mediata con chi sfrutta la schiavitù o inquina senza remore, coi paradisi fiscali, senza da un lato alleviare la condizione degli schiavi e lasciando dall’altro lato disintegrare qualsiasi speranza di solidarismo concreto rispetto al proprio modello sociale interno. La gente lo capisce. Solo la sinistra liberoscambista-liberista non ci arriva. E infatti i lavoratori non la votano e fanno pure bene, perché sono i servi sciocchi dei padroni e fanno i cosmopoliti col culo e il posto di lavoro degli altri. Mélenchon, in modo assolutamente corretto, parla infatti nel proprio programma di protezionismo solidale.La gente normale, che fa lavori normali, HA BISOGNO DI POTER VOTARE UN PARTITO PRAGMATICAMENTE NO-GLOBAL PERCHÉ RISPONDE AI PROPRIO LEGITTIMI INTERESSI. SE QUESTO BISOGNO LO LASCIAMO INTERPRETARE ALLE DESTRE, NON POSSIAMO POI LAMENTARCI SE NEL LORO PROGRAMMA CI AGGIUNGONO ANCHE TUTTO CIO’ CHE LE CARATTERIZZA COME DESTRE!
    1. Instaurare un vero patriottismo economico liberandosi dei vincoli europei e riservando gli acquisti per la pubblica amministrazione alle imprese francesi se lo scarto fra i prezzi è ragionevole. Riservare una parte delle commesse pubbliche alle PMI. Idem con patate, dovremmo dirlo noi.
    1. Sopprimere sul nostro territorio la direttiva “distaccamento dei lavoratori” che qui ha creato una concorrenza sleale inammissibile. Instaurare una tassa addizionale sull’assunzione di lavoratori stranieri al fine di assicurare effettivamente la precedenza ai lavoratori francesi. Dopo un po’ di sinistra ecco la spruzzata di destra. Regolare i flussi migratori, nel rispetto delle porte spalancate per i rifugiati, è una cosa sulla quale la sinistra deve rimuovere i propri petalosi tabù moralistici; tassare di più o di meno a secondo di dove è nato un regolare lavoratore è invece incivile e irricevibile.
    1. Assicurare la protezione dei fattori strategici e trainanti attraverso un controllo degli investimenti stranieri che attentano agli interessi nazionali grazie a un’Autorità di Sicurezza Economica. Creare sotto la tutela della Cassa dei depositi e delle Consegne un fondo sovrano con la doppia missione di proteggere le imprese dai fondi avvoltoio o dalle Opa ostili e di acquisire partecipazioni in settori trainanti. Questo non dovrebbe dirlo la sinistra, dovrebbe GRIDARLO!
    1. Creare un segretariato di Stato dedicato ai cambiamenti economici collegato al ministero delle Finanze al fine di anticipare le evoluzioni delle forme di lavoro legate alle nuove tecnologie (uberizzazione, robotizzazione, economia di condivisione). In collaborazione con i settori interessati, stabilire una nuova regolamentazione, per preservare una concorrenza leale. A questo dovrebbe servire il CNEL, e dovremmo dirlo noi.
    1. Promuovere l’innovazione in Francia, impedendo per dieci anni, se ci sono state sovvenzioni pubbliche, che la società sia ceduta a una società straniera. Promuovere i settori strategici della ricerca e della innovazione, aumentando la deducibilità fiscale delle donazioni. Aumentare del 30% il budget pubblico della ricerca (per portarlo all’1%del PIL). Idem.
  1. 42 Creazione di un Ministero del Mare e dei Territori d’Oltremare per valorizzare la vocazione marittima della Francia e sviluppare un ampio piano d’investimenti per l’economia del nostro ‘oro blu’. 43 Riordino delle finanze pubbliche attraverso l’eliminazione di alcune cattive spese (in particolare quelle legate all’immigrazione e all’Unione Europea) e la lotta all’evasione fiscale e agli abusi. Liberarsi della dipendenza dai mercati finanziari attraverso il finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia. Altra roba giusta condita in salsa destrorsa. Dovremmo togliere la salsa, ma il concetto è nostro.SOSTENERE LE IMPRESE PRIVILEGIANDO L’ECONOMIA REALE
    1. Semplificazione della burocrazia e del fisco per le piccole e medie imprese: sportello unico dedicato (sociale, fiscale ed amministrativo), estensione del ‘titre emploi service entreprise’ (norma amministrativa per semplificare le assunzioni e la gestione del personale, ndT) alle piccole imprese, sostituzione della valutazione di lavoro usurante, inapplicabile nella sua forma attuale, con una nuova regolamentazione basata su valutazioni personalizzate attraverso la medicina del lavoro, che verrà ricostituita completamente. Il carattere usurante della professione, una volta accertato, verrà compensato da maggiorazioni sulla pensione. Ci sorprendiamo che i ceti popolari voti ciò invece di chi gli ha rifilato la Loi Travail bypassando il parlamento? Non si può chiedere al popolo di fare gli antifascisti contro i propri interessi materiali! L’antifascismo è giusto, ma sugli interessi materiali della gente normale la sinistra dov’è? Il FN se ne preoccupa, inutile lamentarsene se la sinistra da 20 si occupa solo di gay. ( sono favorevole al matrimonio civile senza distinzione di sesso, a scanso di equivoci, ma Cristo, la retorica gay NON PUÒ DIVENTARE UNA ETERNA SCUSA PER ABDICARE RISPETTO ALLA NOSTRA MISSIONE STORICA. Se abdichiamo….ci spellano vivi da destra. Ma dai, che strano!
    1. Per favorire le assunzioni, si dovranno ridurre gli obblighi amministrativi per le aziende fino a 50 dipendenti, ed incorporare gli organi rappresentativi del personale delle aziende tra i 50 e i 300 dipendenti (fuori dalla rappresentanza sindacale) in una struttura unica che mantenga le stesse competenze. Qua è un tantinello antisindacale. Ma in contesto come quello italiano, con la credibilità di cui godono i nostri sindacati, nessuno se ne scandalizzerebbe. Tutti guarderebbero solo al proattivo impegno per creare lavoro. Anche qua, la destra ci spella vivi perché non ci decidiamo a cambiare rotta rispetto alle porcherie fatte da 30 anni in qua.
    1. Significativa diminuzione degli oneri sociali per le PMI attraverso l’accorpamento dell’insieme dei dispositivi di esenzione degli oneri stessi in modo decrescente (il CICE, Credito d’imposta per la competitività e l’impiego, verrà trasformato in riduzione degli oneri e sarà introdotto nel dispositivo). Il principio non mi piace, ma almeno transitoriamente toccherebbe farlo anche in Italia, come viatico per la ricomposizione di un blocco storico piccoli versus grandi.Qualcosa di appetibile occorrerebbe offrir loro, in ogni caso il cuneo fiscale va abbassato un po’ altrimenti salta tutto. Qua è spiacevole questione di realismo.
  1. 47 Mantenimento dell’aliquota ridotta al 15% per le micro e piccole imprese e creazione di un’aliquota intermedia al 24% (anziché al 33%) per le PMI. Semplificazione dei trasferimenti d’impresa mediante l’esenzione totale della cessione delle plusvalenze di quote e azioni delle PMI fino a 7 anni. Idem 48 Obbligo per lo Stato e per gli Enti locali di rispettare i termini di pagamento applicando penali che siano davvero cogenti ed automatiche. Giusto 49 Semplificare l’accesso al credito per le micro e piccole aziende attraverso tassi agevolati supervisionati dalla Banque de France per far sì che la finanza torni al servizio dell’economia reale. Giustissimo 50 Dimezzamento del tetto massimo dei tassi d’interesse (tasso di usura) per prestiti e scoperti contratti da aziende e famiglie. Sacrosanto. Poi la gente vota a destra. Eh, se la “sinistra” in Italia non è altro che il prolungamento politico del cda di chi ti strozza col mutuo, non mi sembra poi così strano… 51 Rendere la Francia terra d’innovazione: riorientare il Credito d’Imposta per la Ricerca verso le PMI e le start-up, indirizzare una parte dell’assicurazione sulla vita (2%) verso il capitale di rischio e le start-up ed indurre i grandi gruppi a creare propri fondi d’investimento in aziende innovative. Ok. Cazzo, hanno anche un abbozzo di politica industriale. La sinistra italiana dice che deindustrializzare è bello per motivi ambientali. Geniale, leggere Latouche che già sarebbe da prendere con le molle, fraintenderlo pure, e poi sorprendersi che chi è rimasto disoccupato non ti vota. Ma dai?
  2. GARANTIRE LA PROTEZIONE SOCIALE
  3. 52 Età pensionabile fissata a 60 anni con 40 anni di contributi per accedere alla piena pensione.Ma è il programma del PCF? Ah, no, chiedo scusa…. 53 Abolizione della Loi TravailMi raccomando Laurent, continua a prendere su cadreghe locali al gancio del PS. Tornasse Lenin redivivo ti toccherebbe il plotone d’esecuzione, lo sai vero? E ti fai chiamare comunista.Chissà come mai nei nostri paesi i comunisti hanno perso così tanta credibilità….
  4. 54 Aumento progressivo del massimale del quoziente familiare, reintroduzione della reversibilità e defiscalizzazione della maggiorazione delle pensioni di anzianità per i genitori di famiglie numerose. E qualcuno si aspetta che chi campa con la minima voti Macron? O Orlando? Ma anche D’Alema e Laforgia? Fratoianni e Ferrero invece sarebbero d’accordo, peccato che Draghi non lo sia e il rubinetto dei soldi stia in mano a lui. La gente ha capito, impostori! 55 Mettere in opera una vera politica per la natalità delle sole famiglie francesi, ristabilendo il principio di universalità delle indennità familiari e mantenendone l’indicizzazione al costo della vita. Ristabilire la libera ripartizione del congedo parentale tra i genitori. Io faccio parte della prima generazione che ha avuto un tasso di natalità catastrofica perché non c’era più il futuro, e ormai rischiamo di non fare più in tempo, siamo sulla soglia della scadenza dei tempi biologici per la riproduzione. La differenza tra sinistra e destra è che da sinistra, giustamente, il congedo parentale lo si rende obbligatorio e uguale su entrambi i genitori per estinguere la pratica sconcia delle dimissioni in bianco firmate all’atto dell’assunzione dalle giovani donne, sulle quali compare la data appena restano incinte e chiedono la maternità e quindi per risolvere anche l’annosa questione della minor retribuzione alle donne. Ma attenzione che anche questo, che pure è importante, rischia di essere considerato come un dettaglio rispetto alla protezione del lavoro e della prospettiva di diventare genitori. Ho amici, amiche e coetanei, ultraprecari a 40 anni, niente affatto di destra, che se sapessero con certezza di non aver testimoni e avessero sottomano qualcuno di quelli che ci governano da 20 anni in qua, lo scannerebbero per la rabbia di non aver potuto avere una famiglia. Sarebbero felice di prenderli e scolarne il sangue in un tombino. La gente vota con la pancia. I populisti, dicono. Andassero dalle mie conoscenti con soli 5 anni più di me che avrebbero voluto almeno in figlio, non hanno potuto, e ormai incinte non ci rimangono più. Diteglielo a loro, che sono populiste. Bersani invece è ancora convinto di aver fatto un favore al paese a mettere su Monti e purché venga pensionato Renzi tutta la “sinistra” ufficiale sarebbe contenta di rivoltarlo. La realtà è che GLI ITALIANI SONO DEI SANTI SE LA LEGA NON E’ GIÀ ARRIVATA AL 40%. E LA LEGA E’ MERDA. MA QUESTA “SINISTRA” E’ PEGGIO.
  5. 56 Implementare la solidarietà intragenerazionale, consentendo a ciascun genitore di trasferire senza tassazione fino a 100.000,00 euro a ogni figlio ogni cinque anni (invece dei quindici anni attuali) e aumentando il tetto delle donazioni senza tassazione ai nipoti fino a 50.000,00 euro, sempre ogni cinque anni. 100.000 euro, per figlio, ogni 5 anni? Ok, qua abbiamo un favore ai milionari. 57 Creare uno scudo sociale per gli autonomi, offrendo loro la possibilità di aderire al sistema generale oppure mantenere il regime dedicato, dopo una revisione totale della RSI (Sistema previdenziale per gli autonomi) che funzionerà sulla base di auto-dichiarazioni trimestrali dei redditi. questione che sarebbero cruciale anche in Italia. Dai miei coetanei in giù è enorme la quantità di autonomi formali e dipendenti di fatto, letteralmente impiccati dalla gestione separata INPS.INTERVENTI SUL POTERE D’ACQUISTO58 Aggiornare l’età minima pensionabile in tutto il paese, anche nei territori d’oltre mare, a condizione di possedere la nazionalità francese oppure almeno venti anni di residenza su suolo francese,permettendo così di aumentare le pensioni minime. Mettendo un punto dopo “mare” e non andando oltre, dovremmo dirlo noi. 59 Introdurre un ‘Premio in favore del potere d’acquisto’ (PPA) per i redditi e le pensioni più basse (fino a 1.500,00 euro al mese), finanziato da un contributo sociale del 3% sulle importazioni. Giusto. 60 Abbattimento immediato del 5% delle tariffe regolamentate di gas ed energia elettrica.Giusto. Ah, la rete del gas, dell’acqua, della corrente, noi dovremmo anche dire di volerla integralmente rinazionalizzare. 61 Rendere sicuri i depositi e risparmi dei Francesi abrogando la direttiva europea sull’Unione Bancaria e la disposizione di legge Sapin II, che prevedono prelievo o congelamento dei risparmi bancari e dei contratti di assicurazione sulla vita in caso di minaccia di crisi bancaria. Mantenere la libertà e il pluralismo dei mezzi di pagamento. Quando avremo un leader della sinistra che va in TV e dice che Draghi e la Merkel, con le regole del bail in, ci si possono sfruconare il culo? La gente farebbe la hola solo a sentirlo dire. Perché non lo dicono, problemi di libro paga? 62 Aumentare le sanzioni contro i manager colpevoli di attività fraudolente che drenano parte del potere d’acquisto dei consumatori. Congelare le autorizzazioni per le grandi superfici e i negozi di vendita per corrispondenza, in attesa di una revisione completa delle superfici di vendita della grande distribuzione. Sacrosanto. 63 Mantenere l’orario di lavoro settimanale di 35 ore. Lasciare libertà di negoziazione di orari crescenti esclusivamente a livello dei settori professionali e a condizione che forniscano una compensazione salariale piena (37 ore pagate 37 o 39 ore pagate 39). Giusto. 64 Detassare gli straordinari e mantenerne le maggiorazioni. Favore ai padroni. Se hai bisogno di straordinari…..ASSUMI un disoccupato e organizza una doppia turnazione.IV UNA FRANCIA GIUSTA PROTEGGERE AL 100% LA SALUTE DEI CITTADINI FRANCESI65 Garantire l’assistenza sanitaria a tutti i francesi, così come il rimborso di tutti i costi sostenuti dall’Assicurazione sanitaria (previdenza sociale). Sostenerne il finanziamento semplificando l’amministrazione del sistema, lottando contro la cattiva gestione finanziaria e investendo in nuovi strumenti digitali per avere risparmi duraturi. Non so come funzioni l’assicurazione sanitaria in Francia. Noi dovremmo dire SSN per tutti, gratis, e ci metteremo tutti i soldi che servono per non avere più liste di attesa. Si può fare, è che non si vuole farlo! 66 Aumentare secondo necessità il numero chiuso per l’accesso ai corsi di studio in Scienze Mediche per evitare la forte dipendenza da medici stranieri e favorire il turnover. Promuovere la cooperazione tra gli operatori sanitari, riconoscendo le competenze specifiche di ciascuno. Solita porcheria sugli stranieri. Il tema numero chiuso noi dovremmo affrontarlo in tutt’altro modo, inquadrandolo nella prospettiva di sviluppo industriale, non tanto disincentivando certi studi quanto incentivando che si studi ciò che strategicamente ci serve. 67 Lottare contro la carenza di personale medico attraverso la creazione di stage nelle aree carenti che permetta anche ai medici in pensione di praticare la professione con deduzioni fiscali e la creazione di case di cura in loco. Assumi giovani, chi è in pensione si riposi. 68 Mantenimento massimo dei presidi sanitari territoriali ed aumento del personale degli ospedali pubblici. Giusto 69 Creazione di un settore specifico dell’assistenza sanitaria dedicato alla dipendenza, così da consentire ad ogni francese di curarsi e di vivere dignitosamente. Giusto 70 Supporto alle start-up francesi per modernizzare il sistema sanitario. Giusto: se vogliamo risparmiare e creare lavoro, ci serve una fabbrica nazionale di farmaci e presidi medico chirurgici. Make IRI graet again. Magari rimettersi a produrre panettoni anche no, ma perché non siringhe, bendaggi, e tutti i medicinali il cui brevetto è scaduto e avere anche un polo pubblico collegato alle università per farne di nuovi di brevetti, invece che comprare tutto da Bayer, Novartis eccettera? Questa è sovranità, democratica, popolare, che serve alla gente. Lavoro per tutti, ricerca pubblica, cure mediche per tutti. 71 Realizzare dei risparmi attraverso l’eliminazione dell’Aiuto di Stato sanitario per i clandestini, lotta contro le frodi (creazione di una tessera sanitaria con i dati biometrici integrata nella carta d’identità), la riduzione del prezzo dei farmaci costosi (attraverso l’aumento della proporzione di farmaci generici), lo sviluppo della vendita unitaria dei farmaci rimborsabili (si richiederà alle aziende di modificare allo scopo le catene di produzione). Morite a casa vostra. Ovvio che lo dicano. Il problema è lo spazio che gli abbiamo lasciato. Non lo ripeto ancora. 72 Protezione del sistema complementare di sanità pubblica e privata e della rete territoriale di attori sanitari indipendenti (farmacie, laboratori medici etc.). Lo Stato si deve occupare solo di sanità pubblica. Chi è ricco e vuole la stanza singola, se la paghi. 73 Riorganizzare e chiarire il ruolo e gli obblighi delle agenzie sanitarie e di sicurezza alimentare e garantirne l’indipendenza. Ok.RENDERE IL FISCO PIÙ GIUSTO74 Garantire una contribuzione fiscale equa, rifiutando qualsiasi aumento dell’IVA e del CSG (contributo sociale generalizzato) e della ISF. Ok. 75 Diminuzione delle imposte sul reddito del 10% sulle prime tre tranches. Ok, serve anche qua. 76 Semplificazione fiscale con l’eliminazione delle tasse a bassissimo rendimento. Ok. 77 Abolire la ritenuta alla fonte per proteggere la privacy dei francesi e per evitare complessità amministrative supplementari alle imprese. No, qua occorre un compromesso in Italia, una battaglia per l’equità fiscale prima che sulla fedeltà, altrimenti salta tutto. Ma coi nostri politicanti questo provvedimento equivarrebbe ad un diritto egualitario di evadere tutti nello stesso modo e in mezza giornata lo Stato si estinguerebbe. 78 Lottare efficacemente contro l’evasione fiscale per preservare il nostro modello sociale attaccando i paradisi fiscali e creando una tassazione sulle attività svolte in Francia dai maggiori gruppi e sui profitti presumibilmente sottratti. Continuare, a questo fine, la cooperazione fiscale internazionale. Prima equità, poi fedeltà. La gente è fedele a uno stato che non gli mette le corna. Smettiamola di disprezzare il nostro popolo. 79 Negare l’accesso ai mercati pubblici alle multinazionali che praticano l’evasione fiscale e si rifiutano di regolarizzare la loro situazione. Siemens, Bayer e Loockeed Martin fuori dal nostro paese? Niente di più dolce per le mie orecchie, dovremmo dirlo anche noi. 80 Disconoscere le convenzioni fiscali con i paesi del Golfo che concedono privilegi indebiti e che facilitano la scalata alle attività francesi attraverso i petrodollari, contrastando l’interesse nazionale. In effetti non serve essere islamofobi come il FN per porsi il problema di cosa sia l’Arabia Saudita. Basta essere democratici. Ma la sinistra rosè social-petalosa sulla politica estera non dice più nulla da lustri. PERMETTERE A CIASCUNO DI TROVARE IL SUO POSTO81 Rivalorizzare il lavoro manuale attraverso la creazione di reti professionali di eccellenza (sopprimere progressivamente il ‘collège unique’ – ciclo del sistema scolastico corrispondente più o meno alla nostra scuola media ndt -, autorizzare l’apprendistato dai 14 anni). Creare in tutto il paese scuole superiori tecniche e professionali come seconda possibilità per gli studenti che lasciano la scuola senza un diploma. Ok 82 Creazione di una normativa “primo lavoro” che esoneri totalmente le aziende dai costi legati alla prima assunzione di un giovane sotto i 21 anni per un periodo massimo di due anni. Ok, se il contratto è a tempo indeterminato, lo si può vedere come un elemento di diminuzione del cuneo fiscale. 83 Per una vera giustizia sociale, trasferire agli istituti superiori di istruzione generale e professionale l’onere di trovare uno stage per ogni studente. Col piffero. Anche se fanno poco perché sono inesperti, gli stagisti comunque producono a costo circa 0. Oneri de che? Se vogliamo che la formazione sia in parte fatta anche con gli stage, si stabiliscano in modo vincolante tempi non superabili di durata degli stage, e chi prende stagisti risarcisca i trasporti e paghi la mensa, che ci guadagna comunque. 84 Estendere all’intero paese il Service Militaire Adapté (istituzione militare per l’inserimento socioprofessionale ndt), prendendo a modello quello in vigore nei territori d’oltremare. Militaristi. Ma non ci deve sorprendere, è destra francese. Non illudiamoci però che non abbia senso, in Italia, se vogliamo reinternalizzare tutti quei servizi essenziali che abbiamo invece privatizzato per via del principio di sussidiarietà in costituzione ( una porcata da sola grande quasi quanto l’euro ), che ce la possiamo cavare senza reintrodurre la leva civile obbligatoria maschile e femminile. Entro i trent’anni ogni persone residente in Italia, nato in Italia o immigrato, maschio o femmina, prende 1000 euro al mese e guida l’ambulanza, riordina gli scaffali della biblioteca, legge il libro alle vecchine nella casa di riposo, consegni a casa i pasti caldi del comune per i disabili che vivono soli, eccettera. Lo stato fa tanto per te, e tu impari a fare altrettanto per il tuo paese. Ma intanto reinternaliziamo tutto, perché su queste cose il lucro e la privatizzazione sono inaccettabili. E insieme facciamo dell’educazione civica VERA, sul campo. La vogliamo costruire una Patria di cui valga la pena sentirsi orgogliosi? Col servizio civile lo si fa e questo mi sembra un buon viatico per ricostruire anche una cultura del patriottismo, declinato da sinistra. Per tutti, obbligatorio. 85 Estendere e generalizzare il terzo concorso del servizio pubblico riservandolo a chi ha più di 45 anni e almeno otto anni di esperienza nel settore privato. 86 Scongelare e aggiornare l’indicizzazione per i funzionari del settore pubblico. Ok.Preservare lo statuto della funzione pubblica. Nel rispetto del principio di uguaglianza, stabilire in due giorni l’attesa del pagamento delle indennità giornaliere di assicurazione sanitaria, sia nel settore pubblico che in quello privato. 87 Nonostante le pressioni delle autorità sovranazionali, mantenere il divieto di maternità surrogata e mantenere la procreazione medicalmente assistita come risposta ai problemi di fertilità. Creare per legge unioni civili (una PACS migliorata) che sostituiranno le disposizioni della legge Taubira senza effetto retroattivo. Il matrimonio civile per tutti, non si cincischi coi pacs o con le cirinnate. Ma l’utero in affitto è una porcata fascistoide e anche sulla eterologa ho le mie belle remore. Se Vendola si offende sono cazzi suoi. 88 Rendere più efficaci le Indennità per adulti disabili (AAH), fornire più risorse agli enti territoriali che si occupano di disabilità (MDPH) ed implementare un’assistenza adeguata per i disturbi autistici e di tutto lo spettro autistico. Le autorità pubbliche devono fornire un maggiore sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Ovvio. 89 Facilitare l’accesso al lavoro per le persone disabili, rafforzare la lotta contro ogni forma di discriminazione legata alla disabilità e alla salute ed estendere il diritto all’oblio in caso di grave malattia in remissione a lungo termine, a distanza massima di 5 anni. Imporre uno standard di accessibilità per i non vedenti e non udenti. Ok. 90 Avviare una revisione completa delle strutture per l’accoglienza e la cura dei bambini al fine di contenere alcuni eccessi riscontrati in alcune di esse. Riorganizzare e migliorare le politiche di assistenza sociale per l’infanzia.
UNA FRANCIA FIERA
  1. DIFENDERE L’UNITÀ E L’IDENTITÀ NAZIONALE91 Difendere l’identità nazionale, i valori e le tradizioni della civiltà francese. Inserire nella Costituzione la difesa e la promozione del nostro patrimonio storico e culturale. Perché non dovremmo farlo anche noi? Per essere comunisti non serve vergognarsi di essere italiani, e non c’è bisogno per questo di diventare dei reazionari che scrivono Tradizione con la t maiuscola. 92 Rendere la cittadinanza francese un privilegio per tutti i francesi attraverso l’inserimento nella Costituzione della priorità nazionale. No. Queste sono le distinzioni sulle quali bisogna essere chiari tra destra e sinistra. Esserlo però non è difficile, se non si è dei pusillanimi col terrore che il primo negriano o rosè social-petaloso ti dia del fascio. 93 Fare esporre in modo permanente su tutti gli edifici pubblici la bandiera francese e far rimuovere la bandiera europea. Ok. 94 Rivalutare le pensioni degli ex-combattenti riallocando i fondi disponibili. Ok. Il punto è non andare a combattere guerre ingiuste ingerendo in casa altrui. 95 Promuovere la laicità e la lotta contro il comunitarismo. Inserire nella Costituzione il seguente principio: “La Repubblica non riconosce alcuna comunità”. Ripristinare la laicità in ogni luogo, estendendola all’intero mondo pubblico ed inserirlo nel Codice del lavoro. No. La repubblica DEVE essere una comunità e può anzi deve esserlo in termini non escludenti del tutto diversi da quanto dice il FN. 96 Difendere la lingua francese. Abrogare in particolare le disposizioni della legge Fioraso che consentono di limitare l’insegnamento in lingua francese francesi. Ok. 97 Rafforzare l’unità della nazione attraverso la promozione della storia nazionale e il rifiuto delle scuse di Stato che creano divisioni. Sciovinisti di merda! Noi invece l’unità nazionale la vogliamo costruire attraverso il fare i conti per davvero con la nostra storia. Omar al Mukhtar era una eroe e il mausoleo di Graziani ad Affile va abbattuto a picconate. Il patriottismo si concilia con l’internazionalismo perché riconosce a ciascuno uguale diritto di amare il proprio paese. Il patriottismo esige rispetto perché tributa uguale rispetto. Qua è la differenza tra patriottismo costituzionale, socialista, e nazionalismo sciovinista. Anche qua la sinistra li deve superare i propri idioti tabù, altrimenti nella crisi delle sovranità statuali, le persone normali che hanno perso i riferimenti di classe ma sono legate al proprio paese, se le piglia tutte la destra! La bandiera dobbiamo smettere di disprezzarla e dobbiamo strapparla di mano alla destra. 98 Promuovere il principio di assimilazione repubblicana, principio più stringente della sola integrazione. No, l’integrazione si fa col lavoro e con la giustizia sociale. Ed esige il rispetto della legge del paese ospitante offrendo però in cambio uguale possibilità di partecipazione alla vita civile. Ciò detto le tensioni etcniche e culturali si stemperano proprio non pretendendo di trasformare l’integrazione in assimilazione. 99 Ripristinare la vera uguaglianza e meritocrazia rifiutando il principio di “discriminazione positiva”. La meritocrazia la lasciamo ai liberali. 100 Difendere l’unità e l’integrità del territorio francese riaffermando il legame indissolubile tra la Francia e i territori d’oltremare. Mollate le colonie, stronzi!
  1. Assicurare la trasmissione delle conoscenze rinforzando gli insegnamenti fondamentali (francese, storia, matematica). Alla scuola primaria, dedicare la metà delle ore di insegnamento al francese, sia scritto che orale. Eliminare «l’insegnamento delle lingue e culture d’origine» (ELCO). Consequenziale alla logica della “assimilazione culturale”. Da respingere. Certo che se ragioniamo relativamente all’Italia è vero che la Gelmini ha compiuto un mezzo scempio, ma le cataratte del cielo le ha aperte Luigi Berlinguer, autore di un genocidio culturale e la Buona Scuola targata PD cosa ha portato oltre all’oscena alternanza scuola lavoro? Anche qua la sinistra si scontra con un tragico vuoto di progetto e colpe enormi nel passato recente mai ammesse. L’ennesimo incentivo allo sfondamento a destra.
    1. Fare della scuola un «rifugio inviolabile dove i dissidi degli uomini non entrano» (Jean Zay), imponendo non solo la laicità ma anche la neutralità e la sicurezza. Il principio non sarebbe neanche sbagliato, in assoluto, non fosse che la laicità integralista in questo caso è usata come manganello anti-islamico.
    1. Ristabilire l’autorità e il rispetto dell’insegnante e reintrodurre l’uso della divisa a scuola.Il tema non è banale. Da un lato alimenterebbe il conformismo, dall’altro creerebbe un ambiente nel quale le differenze di censo delle famiglie pesano meno. Tema da ragionare.
    1. Ritornare sulla riforma del calendario scolastico.
    2. Ristabilire un’autentica uguaglianza di opportunità, ritrovando la via della meritocrazia repubblicana. Ribadisco: la “meritocrazia” da sinistra lasciamola a liberali e liberisti. Rispetto a FN questo ci indica come la destra radicale contemporanea sia molto meno “sociale” che un tempo, il liberismo ha fatto breccia anche li. Per la sinistra e per l’Italia la narrazione giusta è perseguire chi sta al gancio, più che incensare i bravi. Essere contro chi ha ruoli parassitari e o di sfruttamento, la bravura dovrebbe invece essere un premio in primis a sé stessa.
    1. All’università, passare da una selezione per esclusione a una selezione per merito.Rifiuto dell’estrazione a sorte come metodo di selezione. Rivalorizzare le borse di studio per merito. Difendere il modello d’insegnamento superiore francese che passa attraverso la complementarietà dell’università e delle grandes écoles. L’università è discorso a parte dal resto della società, quella in effetti è giusto sia meritocratica purché l’accesso sia garantito a tutti.
    1. Sviluppare massicciamente l’alternanza (contratto d’apprendistato, contratto di professionalizzazione) nell’artigianato, nel settore pubblico e privato, e rendere la formazione professionale più efficace, meno opaca e meno costosa. Altro caso di liberismo che si fa strada, un po’ da buona scuola italiana. Prima studi e poi lavori.
  1. UNA FRANCIA CHE CREI E CHE IRRAGGI
    1. Rinforzare la rete di scuole e licei francesi nel mondo.Idem con patate rispetto ai limiti dell’antinazionale e antipatriottica sinistra italiana. La nostra lingua è la quarta più studiata al mondo e non valoriziamo questa cosa per niente. Non dovremmo lasciare alla destra il tema della valorizzazione della cultura nazionale.
    1. Sviluppare il mecenatismo popolare (fundraising n.d.T) attraverso la creazione di una piattaforma digitale dedicata. Mecenatismo e volontariato stocazzo: lo Stato ha queste responsabilità, paghiamo le tasse per questo. Il mecenatismo è solo un modo per permettere la ritirata dello stato e permettere ai ricchi di ottenere sgravi fiscali facendo ciò che lo Stato dovrebbe fare, ma facendolo solo per qualcuno.
    1. Elaborare una legge di programmazione di interventi per la cura e preservazione del patrimonio. Aumentare il budget allocato del 25 %. Pompei cade a pezzi e stiamo qua a cincischiare sul pareggio di bilancio. Questo dovremmo dirlo anche noi.
    1. Mettere fine alla politica di vendita a stranieri e a privati di palazzi ed edifici nazionali. Sacrosanto.
    1. Lanciare un grande piano nazionale di creazione di percorsi di studio (licei, università) dei mestieri dell’artee creare una rete di vivai di artisti su tutto il territorio. Reintrodurre una vera educazione musicale generalista nelle scuole. Giusto.
    1. Riformare il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo con la creazione di tre collegi: uno composto da rappresentanti dello Stato, il secondo da professionisti, il terzo da rappresentanti della società civile (associazioni di consumatori, di telespettatori, ecc.)
    2. Rimettere ordine nello status di “intermittente dello spettacolo” (qualifica che permette a chi lavora in modo precario per tv, cinema e teatro, di beneficiare di un sussidio di disoccupazione – n.d.T.)  con la creazione di un tesserino professionale, al fine di preservare questo sistema e, allo stesso tempo, assicurare un migliore controllo delle strutture che ne abusano. Ok.
    1. Eliminare Hadopi(garante per la protezione dei diritti d’autore in internet- ndT) e aprire il cantiere della licenza globale. Bello.
    1. Creare un «contratto sportivo di alto livello» della durata di tre anni e rinnovabile,che permetta agli sportivi dilettanti, che rappresentano la Nazione nelle gare internazionali, di vivere decorosamente e di consacrarsi interamente alla propria disciplina. Altra bella cosa.
    1. Sostenere le piccole squadre al fine di promuovere al massimo la presenza di giocatori francesi nelle squadre professioniste e lottare contro la finanziarizzazione dello sport professionale.Rafforzare le azioni contro la violenza nello sport dilettantistico e imporre il severo rispetto della laicità e della neutralità in tutti i club sportivi. E perché no? Anche questo non mi sembra male.
    1. UNA FRANCIA POTENTE
  1. FARE RISPETTARE LA FRANCIA
    1. Lasciare il comando militare integrato della NATO perché la Francia non venga trascinata in guerre non sue. Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia era uno slogan di Democrazia Proletaria. Se lasciamo le parole d’ordine alla destra, ripeto, poi non ci possiamo lamentare.
    1. Assicurare una capacità di Difesa autonoma in tutti i settoriPiaccia o meno è giusto. La priorità ora sarebbe spendere in pensioni, scuole e ospedali. Ma l’idealismo del fare a meno delle forze armate non sta, ancora, né in cielo né in terra. Il problema sarebbe non fare i reggicoda delle guerre altrui, tipo le destabilizzazione targate USA in Medio Oriente per accaparrarsi risorse energetiche. Il tema è importante. Perché la “sinistra” lo lascia alla destra?
    1. Ricostituire, in tutti i settori della Difesa, un’offerta industriale francese, per rispondere ai bisogni delle nostre forze armate e garantire la nostra indipendenza strategica. Anche qua il tema è molto importante. Importante sarebbe non inserirlo in una cornice militarista come fa il Front National, ma non illudiamoci che una sinistra seria possa non parlare di questo. Sappiamo di aver speso 15 miliardi in una fase critica per comprare quegli scassoni di F35 e sappiamo anche perché lo abbiamo fatto; che non si possa dirlo apertamente è un altro paio di maniche. Ma prendiamo ad esempio la Svezia e non il Front National. Non fanno parte del comando integrato Nato e sviluppano da sé i propri sistemi d’arma, ad esempio il caccia di quarta generazione e mezza Saab Jas 39 Gripen, che è uno dei migliori al mondo. L’avionica, l’elettronica eccettera spingono la Svezia a mantenere pubbliche una serie di aziende anche per motivo di segreto militare, ma questo vuol dire anche OCCUPAZIONE, RICERCA INDUSTRIALE, BREVETTI PUBBLICI e TRASFERIMENTO TECNOLOGICO all’industria dell’indotto. Per gli F35 invece noi sviluppiamo soltanto dei cassoni d’ala, cioè fondamentalmente modellistica a livello falegnameria. Se ci facessimo noi i nostri sistemi d’arma salveremmo le nostre imprese in campo aerospaziale e avremmo un imponente indotto per le nostre aziende nel campo della meccanica fine e dell’elettronica / optoelettronica più avanzata, e avremmo poi brevetti nostri da mettere a frutto. Il che non ci impedirebbe, come la Svezia, di avere una tradizione di politica internazionale molto più pacifica di quella conseguente allo stare agganciati alla Nato. Questi sono temi importanti, sui quali la sinistra latita da troppo.ANCHE IN QUESTO CASO SE LASCIAMO UN TEMA CRUCIALE A DESTRA NON POSSIAMO, POI, LAMENTARCI SE LO DECLINANO A MODO LORO.
Aumentare, dal primo anno del mandato, il budget della Difesa portandolo al 2% del PIL, per poi tendere al 3% in vista della fine del quinquennio. Questa soglia minima del 2% verrà inserita in Costituzione. Questo sforzo sostanziale permetterà di finanziare:
  • una seconda portaerei battezzata « Richelieu », indispensabile alla permanenza in mare della nostra flotta aeronavale;
    • un aumento degli effettivi (per riportarlo al livello del 2007, cioè un incremento di circa 50.000 unità);
    • il consolidamento della nostra forza di dissuasione nucleare;
    • l’incremento generale della nostra forza militare (più aerei, più navi, più blindati) e la modernizzazione delle dotazioni;
    • la reintroduzione progressiva del servizio militare (minimo obbligatorio 3 mesi). Questa è vocazione militarista. Prendono il tema e lo declinano da destra, appunto.
  1. RENDERE DI NUOVO LA FRANCIA UNO DEI PRIMI PAESI AL MONDO
    1. Impegnare la Francia al servizio di un mondo multipolare fondato sull’uguaglianza dei diritti delle nazioni, in un dialogo permanente e nel rispetto dell’indipendenza di ognuna. Fondare la politica internazionale sul principio del realismo e restituire alla Francia il suo ruolo di potenza di stabilità ed equilibrio. Perché non dovremmo propagandare noi, da sinistra, la necessità di un mondo multipolare? La sinistra non ha una linea in politica internazionale da decenni….
    1. Rafforzare i legami con i paesi che condividono la nostra lingua.
    2. Mettere in opera una vera politica di collaborazione per lo sviluppo con i paesi dell’Africa fondata prioritariamente sull’aiuto allo sviluppo della scuola primaria, il miglioramento dei sistemi di coltivazione, lo sviluppo dei mezzi di Difesa e sicurezza. Nel caso dei francesi lo scopo è chiaramente tenere in vita il loro colonialismo mascherato nei paesi dell’Africa centro occidentale, ma nel nostro caso sarebbe importante riqualificare il tema perché il nostro futuro è essere un centro organizzativo dell’area del Mediterraneo, paesi nord Africani inclusi, e non certo essere il carrellino al gancio della Germania. Si faccia viva la sinistra quando deciderà di abbandonare il proprio stolido e autolesionistico €uropeismo.
  1. VII. UNA FRANCIA STABILE LA FRANCIA, POTENZA AGRICOLA AL SERVIZIO DI UNA ALIMENTAZIONE SANA
    1. Applicare il patriottismo economico ai prodotti agricoli francesi per sostenere da subito i nostri contadini e i nostri pescatori, in particolar modo attraverso la domanda pubblica (Stato e collettività). Giusto. Noi invece lasciamo che i cruccofoni producano e vendano “parmesan” e facciamo pure gli autorazzisti nei loro confronti. No comment.
    1. Trasformare la Politica Agricola Comune in Politica Agricola Francese. Garantire sovvenzioni il cui ammontare sarà stabilito dalla Francia e non più dall’Unione Europea, con l’obiettivo di salvare e sostenere il modello francese di azienda agricola familiare. Giustissimo e a maggior ragione ciò vale nel nostro caso. Oltre ai motivi interni, e sono molti, dovremmo anche qualificare come e perché la PAC sia di fatto colonialismo nei confronti dei paesi africani.
    1. Rifiutare i trattati di libero scambio (TAFTA, CETA, Australia, Nuova-Zelanda etc.). Sviluppare la filiera corta dalla produzione al consumo, riorganizzando la distribuzione. Giustissimo a maggior ragione per l’Italia. Anche qua parliamo di tutela di produzione, ambiente, biodiversità, lavoro che può essere di più di quello che è e di buona qualità.
    1. Semplificare il lavoro degli agricoltori bloccando l’aumento vertiginoso delle norme amministrative e incoraggiare l’assunzione di giovani agricoltori tramite la defiscalizzazione dei primi anni di impiego. Un piano agricolo serio serve anche da noi.
    1. Difendere la qualità: per combattere la concorrenza sleale, vietare l’importazione di prodotti agricoli e alimentari che non rispettino le norme di produzione francese in materia di sicurezza sanitaria, benessere animale e rispetto dell’ambiente. Imporre la tracciabilità totale dell’origine geografica e del luogo di trasformazione sull’etichetta, in modo da garantire la trasparenza e l’informazione completa dei consumatori. Giustissimo, ancora.
    1. Promuovere le esportazioni agricole, in particolare sostenendo i marchi di qualità. Ecco qua una differenza. La sinistra non dovrebbe mai essere mercantilismo, dovremmo piuttosto parlare di biodiversità, lavoro e SOVRANITÀ ALIMENTARE.Purtroppo però la nostra sinistra se sente parlare di “sovranità” è capace solo di cagarsi nei pantaloni.
  1. AMBIENTE E ENERGIA: LA FRANCIA DEVE PUNTARE ALL’ECCELLENZA
    1. Per preservare l’ambiente, rompere con il modello economico fondato sulla mondializzazione selvaggia degli scambi e il dumping sociale, sanitario e ambientale; la vera ecologia consiste nel produrre e consumare nelle immediate vicinanze e trasformare sul posto. Evidente. Un po’ più credibile che incensare la filiera corta e difendere l’euro, la moneta pensata appositamente per dover comprare tutto all’estero.
    1. Al fine di lottare contro la precarietà energetica e agire direttamente sul potere d’acquisto dei Francesi, fare dell’isolamento termico degli immobili una priorità del budget del quinquennio, perché l’energia meno cara è quella che non si consuma. Un modo sensato di impostare anche la questione della sovranità energetica: un piano pubblico per l’edilizia a basso consumo/impatto.
 
    1. Sviluppare massicciamente le filiere francesi delle energie rinnovabili (solare, gas naturale, legna) grazie a un protezionismo intelligente, al patriottismo economico, all’investimento pubblico e privato e alla domanda dell’EDF (corrispettivo dell’Enel – ndT) Decretare una moratoria immediata sull’eolico. Anche noi dovremmo razionalizzare la questione invece che puntare tutto sull’incentivo al solare e rimangiarci tutto 5 anni dopo.
    1. Per mantenere, modernizzare e mettere in sicurezza la produzione nucleare francese, procedere al Grande Carenaggio (ampio programma industriale volto ad aumentare la vita delle centrali nucleari – ndT), e mantenere il controllo dello Stato sull’ EDF, restituendogli una vera missione di servizio pubblico. Rifiutare la chiusura della centrale di Fessenheim. Rimanere antinuclearisti. Del resto questa è destra francese, non ci si poteva aspettare altro.
    1. Sostenere una filiera francese dell’idrogeno (energia pulita), con l’aiuto statale in materia di ricerca e sviluppo, al fine di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Non aiuto statale ma PUBBLICO. Riprendiamoci integralmente Enel e Eni per fare questo.
    1. Vietare lo sfruttamento del gas di scisto, finché non si saranno raggiunte condizioni soddisfacenti in materia di ambiente e di sicurezza, e applicare il principio di precauzione vietando gli OGM. Giusto.
    1. Fare della protezione animale una priorità nazionale. Difendere il benessere degli animali vietando l’abbattimento non preceduto da stordimento e sostituendo il più possibile la sperimentazione animale. Rifiutare il modello delle fattorie-fabbriche, del tipo «fattoria da 1.000 mucche». Giusto.
 
  1. ASSICURARE L’UGUAGLIANZA SU TUTTO IL TERRITORIO E PROMUOVERE L’ACCESSO ALL’ALLOGGIO
    1. Garantire l’uguale accesso ai servizi pubblici (amministrazioni, pubblica sicurezza, acqua, sanità, trasporti, ospedali e case di cura…) su tutto il territorio e in particolare nelle zone rurali. La liberalizzazione delle ferrovie voluta dall’Unione Europea sarà rifiutata. La Posta e la SNCF (Ferrovie dello Stato – ndT) resteranno pubbliche. Giusto.
    1. Raggruppare in un solo ministero l’adeguamento del territorio, i trasporti e l’alloggio. Riequilibrare la politica della cittàin favore delle zone spopolate e rurali. Giusto.
    1. Facilitare l’accesso alla proprietà rinforzando l’istituto di prestiti agevolati e migliorando le condizioni di riscatto degli affittuari degli alloggi sociali, per raggiungere l’1% del parco HLM (case popolari – ndT) venduto ogni anno. Ridurre i diritti di trasferimento del 10%. Giusto.
    1. Ridurre le spese per l’abitazione delle famiglie attraverso un grande piano di aiuto alla costruzione e alla riqualificazione degli alloggi, alla riduzione delle tasse sugli immobili più modesti e il blocco degli aumenti e rendendo definitivi gli APL (Aiuti Personalizzati all’alloggio – ndT) (eliminazione dell’inclusione del patrimonio nel loro calcolo). Creare una «Protezione-Abitazione-Giovani»: lanciare un grande piano di costruzione di abitazioni per studenti e rivalorizzare del 25% gli APL per i giovani fino a 27 anni fin dal primo anno del quinquennio. Giusto, e dovremmo avere il coraggio di dire che si deve fare nella forma di edilizia pubblica, abbattendo e ricostruendo secondo moderni parametri antisismici e di basso impatto energetico, il che rimetterebbe in modo anche l’indotto della nostra industria ad ogni livello se vincolando il provvedimento all’utilizzo di produzioni nazionali.
    1. Riservare la precedenza ai Francesi per l’attribuzione degli alloggi popolari, senza effetto retroattivo, e indirizzarla verso coloro che ne hanno più bisogno. Applicare realmente l’obbligo di godimento pacifico, a pena di revoca immediata dell’affitto. Se l’edilizia popolare in Italia passasse dal 2% che è al 20% e di buona qualità come è in Austria, queste recriminazioni da destra contro gli immigrati sarebbero finalmente disarticolate: la casa ci sarebbe per tutti senza alimentare queste guerre tra poveri. Il problema è che qua si continua sempre e solo, anche a sinistra, a fare gli interessi dei grandi immobiliaristi. Poi il risultato sono queste campagne della destra e la presa che hanno in una società in cui in effetti il problema dell’abitare è grave.
    1. Razionalizzare e semplificare le norme di urbanistica e costruzione per riassorbire le tensioni sul mercato degli alloggi. Sorvegliare la tutela dell’ambiente e degli spazi naturali protetti (litorali, montagne ecc.). Giusto.
    1. Sostenere lo sforzo di investimento in infrastrutture, in particolare nelle zone rurali (erogazione di energia, copertura telefonica, strade) e rinazionalizzare le autostrade per restituire ai Francesi un patrimonio che hanno finanziato e di cui sono stati derubati; più generalmente rifiutare la vendita degli attivi strategici posseduti dal potere pubblico. Sacrosanto.CONCLUSIONI

Da una analisi puntuale del programma del Front National credo emerga con grande chiarezza la non equivocabilità del loro profilo politico. Si tratta di una destra chiaramente radicale che punta fortissimamente verso un securitarismo sbirresco che trascinerebbe il paese fuori dai normali parametri di garantismo propri di uno stato di diritto e che declina la propria ossessione per l’ordine concepita come stato di polizia in chiave apertamente xenofoba.Tuttavia se c’è una cosa che non deve essere considerata sorprendente è lo sfondamento di questo tipo di destra tra i ceti popolari, e questo non vale esclusivamente in Francia. Perché è assolutamente evidente che il profilo economico del Front National, pur moderatissimamente keynesiano e poco improntato ad una vasta redistribuzione di ricchezza, è in ogni caso incomparabilmente più allettante per chiunque svolga lavori normali e abbia bisogno di stato sociale, di qualsiasi programma delle sinistre globaliste e europeiste da 20 anni in qua.

Si difendono pensioni a età accettabili, si puntella lo stato sociale che resta rifiutando ulteriori privatizzazioni sia dei servizi sia degli asset pubblici. Si difendono le ultime norme di rigidità contrattuale del lavoro mentre le “sinistre” fanno il jobs act e la loi travail. Inoltre, pur declinando alla fine in una destrorsa chiave militarista, si difendono anche principi che andrebbero invece sostenuti da sinistra. Non solo la filiera corta e la difesa delle produzioni tipiche nel settore agroalimentare in modo più serio di quanto non faccia la sinistra ( la filiera corta senza protezionismo commerciale e con l’euro NON LA FAI ), ma qua, ancor peggio, abbiamo lasciato a destra anche la rivendicazione del multipolarismo in politica internazionale e il rifiuto di voler rimanere al gancio dell’imperialismo Nato. Insomma, ci spellano vivi, è una disgrazia, ma non possiamo raccontarci che non ci sia un perché. Se sei appartenente ad un ceto popolare è assolutamente ovvio e razionale che voti FN invece che gli pseudo socialisti o i verdi europeisti.Purtroppo in Francia, con la parziale esclusione di Mélenchon che è a capo dell’unica sinistra votabile, e ancor più in Italia, la sinistra sta lasciando il campo a destra perché non riesce ad affrontare in maniera non nevrotica e autenticamente degna di studio psichiatrico, la questione della sovranità nazionale .La sinistra e la sovranità nazionale. Le sciocche superstizioni della sinistra a proposito della sovranità nazionale, vista come un male a prescindere da qualsiasi altra argomentazione, lasciano la sinistra completamente impotente e inadeguata di fronte alle contraddizioni e alle sperequazioni create dalla globalizzazione capitalistica di cui l’Unione Europea è epifenomeno regionale. La realtà è che un paese può essere governato da destra o da sinistra, ma un paese non sovrano invece non può autogovernarsi, verrà gestito nel nome di interessi terzi, e quindi si dissolve l’autodeterminazione e la possibilità per i ceti popolari in primis di far valere le proprie istanze: i dominanti si ricicleranno sempre, invece, come vicerè e/o borghesia compradora. Esattamente nel manifestare questa attitudine, anzi, proprio la borghesia italiana è sempre stata una avanguardia.Negli ultimi giorni ha destato un certo scalpore e ha suscitato parecchi commenti una intervista al prof. Gustavo Zagrebelsky che ha toccato il tema della sovranità e della rivendicazione di sovranità nazionale da parte dei popoli, che può essere declinata in vari modi. Cerco di offrire un mio contributo alla chierezza di idee perché altrimenti temo si rischi di girare a vuoto intorno al legame tra i concetti di sovranità popolare e sovranità nazionale.

L’opinione pubblica e il dibattito prevalente nei partiti questo fa, già da anni. Ripropongo un articolo del 28 Luglio 2015 integralmente scritto da Zagrebelsky, nel quale affronta in modo più preciso la tematica, all’indomani del referendum greco e dell’abdicazione del governo di fronte al terzo memorandum della Trojka.

Il passaggio cruciale, che interroga tutti, sul quale in seguito Zagrebelsky abbozza le proprie considerazioni e ipotesi di soluzioni, è praticamente all’inizio dell’articolo: <<Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia. Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato. Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori>>

Perché i “sovranismi” – definizione che personalmente non adotto ma che è evidentemente polisemica come la definzione di “populisti”, tanto è vero che in tal modo si definiscono sia la Le Pen sia Iglesias che politicamente non hanno nulla a che spartire tra di loro – stanno così tanto prendendo piede oggi in funzione realmente o strumentalmente antisistemica? Perché dentro la UE un problema di sovranità sussiste, un problema di sovranità che come evidenzia Zagrebelsky condiziona il diritto di autodeterminazione dei popoli nello scegliere un modello sociale con normale processo democratico all’interno del proprio Paese e che mette gli stati stessi nella condizione di poter fallire. Uno stato può attraversare crisi, politiche, istituzionali, produttive, finanziarie, ma non può fallire. In condizioni normali. Il fatto che possa sostanzialmente fallire entro l’Unione Europea non è semplicemente una stranezza, è una leva politica. Una questione di POTERE politico, che determina chi sia il sovrano. Come evidenziato nella vicenda greca che Zagrebelsky analizza.

E se accettiamo la definzione di Schmidt secondo la quale sovrano è chi decide sulla stato di eccezione, se lo stato concretamente può fallire ( la crisi che lo porta alla bancarotta è lo stato di eccezione, come è accaduto in Grecia nel Luglio 2015, o a Cipro nel 2013 ), CHI veramente è il sovrano? E qual è la strategia per spodestarlo se esso non è il popolo? Le domande nell’articolo restano aperte ma è evidente che quello è il vero nodo politico dell’oggi. Lo Stato può morire per “ragioni di diritto commerciale, quindi di diritto privato”. Che spazio ha la sovranità popolare all’interno di questa assoluta anomalia prodotta dalla menomazione della sovranità nazionale?

Rispetto al neologismo “sovranismo”, dai media maintream ormai sistematicamente utilizzato come sinonimo di “populismo” e quindi di fascismo anti€peista, ci vado estremamente cauto.Tendo a diffidare dei neologismi, ma dobbiamo sforzarci di essere precisi.Se lo stato è una entità storicamente determinata di natura politico-giuridica composta da un territorio, un popolo e una sovranità, che senso ha parteggiare per una prerogativa fondamentale dello stato? Casomai possiamo discutere del fatto che uno stato sovrano potrebbe anche non essere democratico: in una dittatura non c’è sovranità popolare. Può accadere, o anche no. Ma al contrario in un un paese non sovrano la democrazia non c’è per forza di cose o al massimo è un simulacro, quindi per forza non c’è sovranità popolare. Quindi, posto che sovranismo è una categoria che non dice quasi nulla e che personalmente non adotterei, volendo proprio ragionarci sopra e assumendo l’ovvietà che la sovranità popolare non si esercita nel vuoto ma dentro la cornice della sovranità nazionale, ne discende che: – possono esistere sovranisti antidemocratici, ma – non possono esistere democratici per i quali l’istanza sovranista non sia almeno implicita .In parole povere se continueremo come sinistre a lasciare alla destra la rivendicazione della sovranità nazionale come spazio di autodeterminazione rispetto allo strapotere dei mercati globalizzati, non ci dovremo sorprendere se i ceti popolari andranno in blocco a destra: sarà stata solo e unicamente colpa nostra e delle sciocche e pusillanimi fisime di quei brocchi delle dirigenze politiche e sindacali che hanno paura delle parole oltre ad essere, spesso, pure colluso nei fatti con gli interessi dominantiCitando il sociologo spagnolo Manuel Castells: le élite sono cosmopolite, il popolo è locale. Lo spazio del potere e della ricchezza si proietta in tutto il mondo, mentre la vita e l’esperienza della gente comune è radicata nei luoghi, nella propria cultura, nella propria storia.Una volta questa idea, niente affatto nuova, era patrimonio comune delle sinistre e non confliggeva con il loro tradizionale internazionalismo, perché la fratellanza si costruisce tra stati sovrani e democratici governanti dalla causa operaia. Questo era un fatto pacificamente acquisito. Inoltre ci si ricordava delle riflessioni di Antonio Gramsci o Lelio Basso, solo per fare due nomi, che facevano una distinzione chiarissima tra cosmopolitismo borghese e internazionalismo proletario, specificando che non soltanto non sono la medesima cosa ma sono addirittura valori in opposizione l’uno all’altro. La realtà è che la sinistra elitaria, cioè appiattita sul dogma cosmopolita, si sta estinguendo banalmente perché non serve a nessuno.

Fonte: http://unpezzounculo.blogspot.it Link: http://unpezzounculo.blogspot.it/2017/03/la-situazione-e-tragica-ma-con-le.html 20.03.2017