Ancora sulla necessaria fine di questa “Europa”

guerraun pò come per l’unità d’Italia, la favella che i popoli decisero spontaneamente di unirsi d’amore e d’accordo è assai desueta. I popoli non vogliono le guerre, le decidono sempre quella stessa gentaglia che decise anche la nascita della UE, quella gente parassita dell’elite


Leggo sul profilo Facebook di un amico, storico di professione, studioso dell’Africa e buon conoscitore delle vicende mediorientali, un amaro e preoccupato commento suscitato dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea nel quale egli paventa il rischio, dopo “decenni di pace”, d’impugnare di nuovo le armi uno contro l’altro dopo un crescendo di attriti e rivendicazioni frontaliere e doganali. Teme – conclude l’amico – una Terza guerra mondiale alimentata anche dagli “istinti delle masse”.
 
Stabilito che su quest’ultimo punto non posso non dargli ragione in quanto “le masse”, composte da individui non qualificati a decidere ma illusi di saperlo fare, sono effettivamente una delle sciagure del mondo moderno (purché non ce se ne preoccupi solo quando sostengono i “populismi”), passo ad una rispettosa critica, o meglio una messa a punto su quella che pare essere una comprensibile preoccupazione di chi scorge all’orizzonte, deluso da questa Europa ma ancora “europeista”, foschi scenari, per non dire apocalittici.
I “decenni di pace” sono stati garantiti non dall’UE o dai suoi prodromi (CECA, CEE…), bensì dal fatto che dopo la Seconda guerra mondiale (“secondo tempo” della Prima, che non è possibile attribuire solo alla “competizione interimperialistica” come sostiene una certa storiografia) l’Europa propriamente detta (occidentale ed orientale) è stata divisa in un “condominio” (Usa/Urss) che ha spostato la conflittualità armata negli altri continenti facendosi guerre per interposta persona. Nel frattempo, mentre godevamo della “pace” (intesa come assenza di guerra), internamente le popolazioni europee (in specie quelle occidentali) si sono sfaldate fino a giungere all’odierno triste spettacolo di una società di “nuovi barbari” (o “selvaggi con telefonino”, per dirla alla Blondet), mentre almeno quelle dell’Europa orientale conservano alcuni valori basilari che le rendono ancora maggiormente “vitali” dimostrando con ciò che il sovietismo, se incarcerava i corpi, almeno lasciava liberi gli “spiriti” (l’esatto contrario dell’americanismo).
Dunque, si deve aver paura che, con un’eventuale fine dell’UE, torneremo alle guerre in Europa? Ci può anche stare. Ma questo non avverrà per congenite “tare” degli europei, bensì per il semplice fatto che l’Europa tornerà ad essere campo di battaglia di chi (gli Usa) non sarà disposto a mollarla perché la considera “terra nostra o di nessuno” (per questo è disseminata di ordigni nucleari puntati contro la Russia).
L’unica speranza per noi sarebbe un’alleanza (da pari) con la Russia, in una prospettiva non meramente euro-russa, ma eurasiatica, poiché la Russia è effettivamente il perno del cosiddetto “vecchio mondo” (come lo chiamano gli americani).
L’UE, in definitiva, è una specie di occasione perduta (nella migliore delle ipotesi), ma assai più probabilmente è stata la “gabbia” che, nel torno di tempo tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, è stata approntata affinché gli europei, liberi finalmente dal ricatto del “pericolo comunista”, non andassero liberamente verso una collaborazione coi territori immediatamente confinanti, ovvero quelli dell’immenso spazio eurasiatico e, perché no, quelli al di là del Mediterraneo, dove qualcuno come Gheddafi aveva una visione “africana” e, in prospettiva, euro-africana.
Che cosa resta oggi di questo “sogno europeo” dei cosiddetti “padri fondatori” (molto cosiddetti in quanto non rappresentavano nessuno) dell’Europa Unita?
Restano l’inclusione nella Nato di tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia; resta una moneta-merce strutturalmente debito che in pratica ci ha rovinato; restano le “regole”, assurde e paranoiche di questa burocrazia europoide che con la sua “Corte di Giustizia” sanziona a destra e a manca se non ci si adegua alla pseudo-religione dei “diritti”. E mi fermo qui perché l’elenco dei “fallimenti” (se ci fosse stata buona fede) è lungo.
Qualcuno mi deve spiegare perché mai l’UE dovrebbe rimanere in piedi: per farci fare le vacanze senza passaporto? Per non dover cambiare i soldi? Le imprese, da quando è stata adottata (dai più fessi) la “moneta unica” hanno subito solo un salasso, in quanto l’euro è di proprietà di privati che lo vendono (lo “prestano”) agli Stati e dunque alle imprese (e alle famiglie). Stanno cercando addirittura d’imporci un terrificante TTIP, che adeguerebbe tutta la nostra normativa vigente al livello più “liberista”, cioè quello d’Oltreatlantico.
Il concetto di “frontiera” così come quello di “nazionalità” (sostituito da quello di “cittadinanza”) è diventato talmente fluido che sembra di stare in un circolo dove si paga la quota e si ottiene la tessera.
La sicurezza, senza alcun vaglio della posizione di chi ottiene un “permesso di soggiorno”, è diventata chimerica. Non parliamo poi di come, dagli anni Novanta, questa “fortezza Europa” (in verità un colabrodo) ha permesso a un sacco di gente che non ne aveva diritto di spacciarsi per “profugo” (categoria giornalistica in quanto giuridicamente si parla di “rifugiati”), con la ciliegina finale caduta sulla torta quando abbiamo subito (dopo anni di autogol: Iraq 1991 e 2003, passando per l’embargo assassino; Jugoslavia anni Novanta con attacco della Nato nel 1999) la cosiddetta “primavera araba” targata Cia in un modo che definire autolesionistico è puro eufemismo.
 
La disamina qui accennata per sommi capi e in ordine sparso non induce a considerare l’UE un qualche cosa di necessario. Certo, va ripensato il tutto, cioè la questione di una confederazione continentale nell’era della politica dei grandi spazi (altrimenti si finisce nelle “piccole patrie” subito fagocitate dalla globalizzazione), ma si deve cominciare dall’alto, da ciò che qualitativamente è superiore, e cioè dal senso dell’operazione che s’intende compiere; non dal basso, solleticando le masse “desideranti” illudendole delle magnifiche sorti e progressive di un progetto senz’anima strombazzato come un prodotto da supermercato.
 
Posted on marzo 31, 2017 – di Enrico Galoppini

 

L’Ue minaccia Ungheria e Polonia: “O accettate di farvi invadere o siete fuori”

euroladricurioso. Per i “leader” europei la cosiddetta solidarietà ed accoglienza è un valore imprescindibile. Non si comprende per quale motivo però l’imposta austerità che affama e conduce al suicidio per indigenza e inaccessibilità a cure mediche e cibo tanti europei per primi greci e italiani è ritenuta assolutamente accettabile.

Che strani sti valori dei padri fondatori, compresa la politica dei ricatti. O fai così o ti espello dalla Ue. ‘Mazza che punizione….

Giusto un ricordino dei tanto moralmente superiori europeisti

SEI STATI UE VIETANO ALL’ITALIA PER LA RICOSTRUZIONE DELLE ZONE TERREMOTATE I FONDI DELL’UNIONE EUROPEA


L’Ue minaccia Ungheria e Polonia: “O accettate di farvi invadere o siete fuori”
Se i Paesi continuassero a rifiutare il programma di sostituzione etnica imposto da Bruxelles, potrebbero subire come ritorsione l’espulsione dall’Unione europea
 
L’Unione europea è pronta a dare un ultimatum sull’immigrazione a Ungheria e Polonia che, se continuassero a rifiutare di lasciarsi invadere, non accettando il programma di sostituzione etnica imposto da Bruxelles, potrebbero subire come ritorsione una sorta di espulsione dall’Ue. Lo afferma lunedì la stampa britannica, precisamente i quotidiani Times ed Express, secondo i quali la troika europea potrebbe “mettere in atto azioni” pur di obbligare i due Paesi ad accettare il sistema di quote finalizzato a riallocare sul territorio europeo 160mila immigrati. I due governi non sembrano però voler cedere al ricatto.
 
Citando una fonte diplomatica, il Times rivela che “i due Paesi dovranno decidere se continuare a usare una retorica anti immigrazione che può mettere a rischio la loro adesione all’Ue. Dovranno fare una scelta: sono nel sistema europeo si o no? Non possono continuare a ricattare l’Ue, la cui unità chiede un prezzo da pagare”. Citando la Corte europea di Giustizia (Ecj) i quotidiano osserva che l’istituzione comunitaria “si appresta a esprimersi sulla legalità delle quote dei migranti entro la fine dell’anno e, dichiara la fonte, “confidiamo la Ecj confermi la validità legale” del sistema delle quote.
4 Aprile 2017 alle 20:37

La situazione è tragica, ma con le scomuniche non ce la caviamo……anzi, facciamo il gioco del nemico

2011berlin_149Tra pochi mesi oltralpe votano per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica Francese.
 
Questo importante avvenimento, per l’intera Europa oltre che per la sola Francia dato il notevole peso politico del governo di Parigi negli assetti europei, avviene in una fase critica; in un momento populista, in una fase di doppio movimento secondo Polanyi.
 
I popoli si stanno ribellando alle proprie élite sociali ed economiche, ai propri governi, alle narrazioni imposte a reti unificate che sono state la cornice ideologica di tutti i discorsi politici da almeno trenta anni in qua e stanno avendo luogo eventi di portata storica eccezionale.
 
Questa eccezionalità è una constatazione dell’entità dei fatti, non un giudizio di merito circa la loro qualità politica.
Purtroppo però la rivolta degli esclusi e degli sfruttati sta drasticamente orientandosi sul lato destro dello spettro politico con ad oggi tre sole eccezioni in Europa:
la Grecia, dove però il governo Tsipras II ha oggettivamente abdicato di fronte al III memorandum della trojka e il paese ridotto allo stremo sta revocando in massa il proprio consenso al governo, secondo i sondaggi
– Il Portogallo governato dalla coalizione del socialista Sousa, che include nella propria maggioranza anche un 18% di seggi parlamentari suddiviso tra rappresentanti del Bloco de Esquerda e della coalizione chiamata CDU composta da Partito Comunista Portoghese e dai Verdi Portoghesi.
 
Un partito di impostazione culturale molto più moderna il primo, tendenzialmente europeista, ma riorientatosi su una strategia più articolata dopo la defezione del governo greco impostata come piano a/piano b; molto vecchio stile i secondi, in compenso portatori di un programma di una chiarezza estrema avendo preso i propri voti sulla parola d’ordine fuori dall’ue, fuori dall’euro, prima possibile.
 
– La Spagna, nella quale Mariano Rajoy è riuscito a reinsediarsi sulla poltrona di capo dell’esecutivo ma in coalizione spuria col Psoe e dove comunque i ceti popolari hanno ritrovato organizzazioni politiche di massa grazie alla nascita e alla crescita di Podemos e al nuovo corso della rinnovata IU guidata da Alberto Garzon Espinosa, tra loro alleati.
Gli esempi in senso contrario sono però più numerosi. Non poco più numerosi.
L’orientamento a destra della protesta ha trovato una plateale dimostrazione con l’elezione di Trump, qualcosa di simile è accaduto nella campagna per il Leave in UK nella quale sono state presenti anche parti di sinistra e di sindacato ( e che ho moralmente supportato. Senza l’ombra di un rimpianto, fossi stato cittadino britannico, avrei a mia volta votato Leave ) ma che ugualmente ha trovato guida in parte del partito conservatore e in Ukip, e questo sta accadendo nelle intenzioni di voto in quasi tutti i paesi europei.
 
I motivi sono numerosi e potremmo enumerarne alcuni, anche se sicuramente essi non sono ancora esaustivi. Tra questi:
 
a) la conversione dei partiti di massa, socialisti e socialdemocratici, ai paradigmi dell’ordoliberismo, del liberoscambismo puro ed alla narrazione ideologica cosmopolita, da sempre alla portata dei soli ceti privilegiati perché per internazionalizzarsi bisogna saper parlare bene le lingue e avere professionalità preziose e ricercate da vendere, insomma prerogativa e qualità elitarie.
Piaccia o meno la larga maggioranza dei popoli è composta da persone per le quali un ben preciso radicamento geografico è necessitato e lo sradicamento, laddove per il capitale è massima espressione della sua forza, è invece per gli individui la più dura manifestazione della loro debolezza: tranne gli appartenenti alle élite che emigrano con soddisfazione per rincorrere le proprie ambizioni, le persone normali lo fanno perché sono costretti da circostanze e problemi soverchianti.
 
Credo si debba essere sempre precisi. L’idea di Stato ultraleggero, che resta completamente fuori dall’economia, della prosperità perseguita attraverso la leggenda del trickle down e del liberoscambismo puro, è un’idea prevalentemente anglosassone che affonda le proprie radici, tra le altre cose, anche nella tradizione giuridica del Common Law e nella prassi che ne discende secondo la quale al privato è tutto permesso tranne ciò che è esplicitamente proibito.
 
Nell’Europa continentale, nella quale la tradizione giuridica del Civil Law discende dal diritto romano è, al contrario, permesso ciò che è normato ed è permesso unicamente nelle forme in cui è normato mentre è proibito il resto.
 
Su questa tradizione si innesta molto meglio il modello dell’ordoliberalismo germanico; un modello di stato iperpresente e ipernormatore, ma nel ruolo esclusivo di guardiano notturno degli interessi di lorsignori.
Non un anglosassone lasciar fare, ma uno stato che fa propri i principi del liberismo e ti perseguita giorno e notte per importeli. Non uno stato leggero e assente quando piuttosto uno stato ipernormativamente assente e sadicamente aguzzino.
 
In pratica un neoliberismo in versione kapò.
 
b) La confusione delle sinistre più radicali, ancora spesso balbettanti dopo otto anni di crisi salvo purtroppo poche lodevoli eccezioni, che:
– per malintesi ideologici,
 
– involuzione culturale dei propri paradigmi ripetuti spesso in maniera astoricizzata e dogmatica,
 
– involuzione delle proprie strutture e dei propri quadri che spesso si sommano a opportunismi politici di pochissimo respiro per ottenere incarichi pubblici,
 
– elezioni e prebende in alleanza con le sinistre social-liberiste di cui sopra o semplice paura di realizzare una lotta di egemonia sui temi critici per timore di essere confuse con le destre,
insistono nel non prendere posizioni chiare e definite né sulla globalizzazione né sulla crisi europea.
c) Smobilitazione della partecipazione popolare non solo nei confronti dei partiti di sinistra ma anche degli apparati sindacali, a causa di un progressivo sgretolamento della credibilità anche di questi ultimi, in particolar modo in Italia.
Tre ore di sciopero per l’approvazione del Jobs Act e manifestazione il sabato? Nulla di nulla durante il governo Monti? Se i ceti popolari sono scappati dal PD e relativi reggicoda sono, spesso, non di meno scappati anche dal sindacato che non lotta quando a massacrare i lavoratori sono i governi amici targati, o retti, dalle maggioranze parlamentari targate PD.
Questo senza nemmeno citare le sconcezze varie assortite a cavallo tra cogestione finanziaria-sindacale dei fondi pensione privati, enti bilaterali, la conversione delle strutture sindacali dal ruolo di rappresentanza e organizzazione del conflitto al modello di mera impresa di fornitura di servizi, come i caaf, che per altro anche l’iscritto paga cari quasi quanto il commercialista pur dopo aver versato mensilmente le proprie quote e potrei continuare facendo l’esempio di abuso all’interno delle stesse strutture sindacali anche di lavoro precario e voucher.
Oramai quando i baroni della trimurti confederale dicono di stare dalla parte dei lavoratori il sentimento del popolo oscilla tra la voglia di mettersi a ridere e quella di tirargli dietro dei sanpietrini, e non senza motivo.
d) Atomizzazione e disintermediazione sociale generalizzata che incentiva la ricerca di salvezze individuali invece che collettive declinate in chiave puramente egoistica.
 
Da questa tragica situazione certamente non usciremo senza ricostruire strutture di rappresentanza democratiche e popolari, tanto politiche quanto sindacali e associazionistiche, che si incarichino di difendere i legittimi interessi degli sfruttati, degli impoveriti e di tutta la gente comune che fa lavori comuni e subisce il non avere potere contrattuale dalla parte del manico.
Lo si dovrà fare declinando le proprie istanze in una chiave democratica, solidaristica, votata alla pace nella gestione delle relazioni estere e inclusiva su basi etnico/culturali.
 
Questi strumenti al momento, purtroppo, non sono a nostra disposizione e vanno ricostruiti praticamente da capo.
Occorre però mettersi in testa che in questa cornice di ribellione dei popoli non argineremo lo sfondamento a destra illudendoci di potergli sbarrare la strada con le scomuniche o con la retorica dei buoni sentimenti.
Il Front National ha ormai assorbito buona parte dei ceti popolari, gli operai, le aree rurali; ha inglobato consistentissima parte di quello che fu l’elettorato del PCF, il simulacro di partito comunista ancora esistente che altro non è capace di fare che reiterare il proprio ruolo ancillare nei confronti del Partito Socialista di Hollande, padre della Loi Travail imposta bypassando il voto parlamentare.
Qualcuno crede forse che stigmatizzando queste persone come rossobruni, fascisti, populisti, rozzi villani, si possa arginare alcunché?
In epoca di spoliticizzazione di massa, sentir gridare al lupo al lupo, smuove soltanto le coscienza di 14 militanti consapevoli ancora in circolazione e a maggior ragione, al povero cristo che non riesce e mettere insieme il pranzo con la cena e convive con la frustrazione di figli almeno diplomati che non riescono a trovare un lavoro e farsi una vita, non gliene frega proprio un cazzo!
Suvvia, questa baggianata della pretesa di arginare i populismi di destra sventolando la spettro del fascismo è semplicemente ridicola, tragicamente ridicola: chi deve mettere insieme il pranzo con la cena e spera che i propri figli non restino disoccupati a vita, non ha tempo da perdere con queste seghe mentali da militanti di una sinistra completamente ripiegata su sé stessa che, per continuare serenamente a non fare i conti coi propri fallimenti, rinuncia a cercare di interpretare un ruolo egemone nella società e si illude di salvarsi la coscienza solo occupandosi della presunta purezza all’interno dei propri residuali ranghi.
 
Riporto le agghiaccianti immagini che mostrano la distribuzione del voto al FN e la distribuzione della disoccupazione sul territorio nazionale.
 
La sovrapponibilità delle due immagini è impressionante e chi crede che da tutto questo ci si possa salvare con quattro scomuniche moralistiche e tre discorsetti sulla purezza ideologica della sinistra valutata in termini astratti, senza prendersi la responsabilità di mettere le mani nella merda e riconquistarsi la fiducia del popolo, è molto semplicemente un ciarlatano.

disoccupazionefrancia

votoalFN
Ciò tuttavia non significa che si debbano fare concessioni a ciò che è e resta destra radicale, da combattere e contrastare senza se e senza ma.

Dobbiamo maturare la consapevolezza del fatto che l’unico modo per rappresentare i ceti popolari e arginare lo sfondamento a destra è essere metodologicamente seri ed analitici e studiare a fondo un fenomeno che ha portata continentale come premessa indispensabile al non agire a casaccio.

 
Bisogna capire perché, da una parte, anche se ha conquistato consistentissima parte dell’elettorato tradizionalmente di sinistra, il Front National resti un partito radicalmente di destra e insieme capire dall’altra parte del problema quali elementi spingano le persone a votarlo e cosa si dovrebbe trovare il coraggio di proporre per contendere alla destra il campo e far ritrovare ai ceti popolari uno sbocco politico se non immediatamente socialista almeno democratico, non autoritario e non xenofobo.
 
Per farsene un’idea precisa può esserci d’aiuto studiare analiticamente e rigorosamente il documento programmatico che costituisce la piattaforma della campagna presidenziale di Marine Le Pen, di cui il sito Voci dall’Estero ha appena proposto una traduzione.
Purtroppo non conosco il francese quindi farò riferimento a quest’ultima commentando in rosso i 144 punti del programma evidenziando come e perché, a mio giudizio, stiamo parlando di una destra radicale ( che ricicla al proprio interno anche dei fascisti, senza però essere nel proprio insieme un fascismo ) ma evidenziando anche il lato scomodo della questione, ovvero quegli elementi programmatici oggettivamente attraenti per i lavoratori abbandonati allo shock da globalizzazione e alla deflazione provocata dall’eurozona; argomenti non di destra, anzi in molti casi naturalmente includibili in una strategia di sinistra, rispetto ai quali per opportunismo, vendutismo, impreparazione grossolana o ignavia, da troppo tempo le sinistre latitano.
Lo scopo è misurarsi con le contraddizioni storiche oggi sul tavolo e capire quale debba essere il terreno di lotta e gli argomenti di contesa che una compagine popolare e democratica deve affrontare oggi, in Francia come nel resto d’Europa, per tornare a rappresentare i lavoratori e arginare derive autoritarie e/o incivili.
  1. UNA FRANCIA LIBERA
 RESTITUIRE ALLA FRANCIA LA PROPRIA SOVRANITA’ NAZIONALE.
VERSO UN’EUROPA DELLE NAZIONI INDIPENDENTI AL SERVIZIO DEI POPOLI
  1. Ritrovare la nostra libertà e il controllo sul nostro destino restituendo al popolo la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica). Per questo, intavoleremo una trattativa con i nostri partner europei, che sarà seguita da un referendum sulla nostra appartenenza all’Unione europea. L’obiettivo è arrivare a un progetto europeo rispettoso dell’indipendenza della Francia, delle sovranità nazionali e che serva gli interessi dei popoli.
Questo avrei potuto scriverlo serenamente anche io.
Tipicamente se fai una simile affermazione per i rosè sei già rossobruno, ma per quanto mi riguarda me ne farò serenamente una ragione.
Della sovranità nazionale non faccio una mistica né un fine; per me è uno strumento per il Front National non solo e mostrerò in seguito perché, tuttavia delle parole non si può e non si deve avere paura.
Per me la sovranità nazionale è la premessa dell’autodeterminazione del popolo e lo spazio politico, sociale, giuridico, geografico, entro il quale concretamente la sovranità popolare si può esercitare.
Se qualcuno crede di poter esibire casi storici concreti nei quali un popolo libero, che si governasse democraticamente, ha potuto essere politicamente e giuridicamente sovrano senza avere uno stato sovrano entro il quale esserlo, son curioso di valutare esempi concreti.
In tanti anni che pongo questa domanda nessuno è ancora riuscito a darmi una risposta a meno di non fare riferimento a tribù con stili di vita premoderni…
RIFORME ISTITUZIONALI: RIDARE LA PAROLA AL POPOLO
E STABILIRE UNA DEMOCRAZIA DI VICINANZA.
  1. Indire un referendum di revisione costituzionale e vincolare a referendum popolare tutte le future revisioni della Costituzione. Allargare il campo di applicazione dell’art. 11 della Costituzione.
Giusto il referendum sulla legge fondamentale, critico il passaggio successivo. Dato che l’articolo 11 della Costituzione Francese recita:
 
“Art. 11. Il Presidente della Repubblica, su proposta del Governo durante le sessioni, o su proposta congiunta delle due Assemblee, pubblicata nel Journal officiel, può sottoporre referendum ogni progetto di legge concernente l’organizzazione dei pubblici poteri, comportante l’approvazione di un accordo della Comunità o tendente ad autorizzare la ratifica di un trattato che, senza essere contrario alla Costituzione, potrebbe avere incidenza sul funzionamento delle istituzioni. ”
 
abbiamo qua un brutto esempio di moderno cesarismo o bonapartismo, un ulteriore esempio di accentramento di poteri sulla figura del Presidente della Repubblica, in una assetto istituzionale già fin troppo sbilanciato in tal senso. Un leader forte, ancor più forte di quanto già non lo sia in base alla costituzione del ’58 voluta da De Gaulle che, non dimentichiamolo, fu frutto di un golpe bianco ed era giustificata dalla necessità di fronteggiare la fine del colonialismo, il collasso del sistema politico e il terrorismo dell’OAS fiancheggiato da consistente parte delle forze armate oltre che capeggiato dal generale Salan.
  1. Permettere la rappresentatività di tutti i Francesi, attraverso il sistema elettorale proporzionale. All’Assemblea Nazionale vigerà il sistema proporzionale, con un premio di maggioranza del 30% dei seggi per la lista più votata ed uno sbarramento al 5%.
con un premio di maggioranza del 30% alla lista di maggioranza relativa, un Front National al 27% come lista che sopravanzi anche solo di una frazione percentuali il secondo arrivato prenderebbe il 57% dei seggi.
 
La ratio è sempre il cesarismo/bonapartismo del punto precedente. Palesemente è una truffa autoritaria. Con un premio di maggioranza di tale entità parlare di sistema proporzionale è una truffa bella e buona.
 
4. Abbassare il numero dei deputati a 300 (contro i 577 attuali) e il numero dei senatori a 200 (contro i 348 di attuali).
Ridurre la rappresentatività del popolo nelle istituzioni non è mai popolare, anche se il pessimo livello della classe politica può legittimare tale scelta. Renzi docet.
 
In questo caso il populismo non è interpretato come veicolo di una istanza popolare ma, cavalcando il sentimento antipolitico, di fatto mira a rendere la casta politicante più autoreferenziale.
  1. Creare un vero referendum d’iniziativa popolare, su proposta di almeno 500.000 elettori.
  2. Mantenere solo tre livelli di Amministrazione pubblica in luogo dei sei attuali: Comuni, Dipartimenti e Stato. Questa riforma sarà garanzia di:
  • semplificazione (eliminazione di sovrapposizioni e ripartizione chiara delle competenze);
  • vicinanza (dando più peso agli eletti che i Francesi conoscono, come i sindaci);
  • contenimento dei costi(in particolare sulle indennità degli eletti e i costi di funzionamento). Questo permetterà rapidamente un abbassamento delle imposte locali.
Valorizzare di conseguenza il ruolo e lo status dei sindaci delle piccole e medie comunità.
 
Nulla da ridire.
 
RIPORTARE LA FRANCIA A ESSERE UN PAESE DI LIBERTÀ
  1. Garantire la libertà di espressione e le libertà digitali attraverso la loro iscrizione tra le libertà fondamentali protette dalla Costituzione, ma rafforzando la lotta contro il cyber-jihadismo e la pedo-criminalità. In parallelo, semplificare per coloro che ne sono vittime le procedure per riconoscere la diffamazione o l’ingiuria. Una cosa giusta affiancata dall’ossessione anti-islamica, ci torneremo
  1. Emettere un atto istituzionale a tutela della protezione dei dati personali dei francesi, in particolare attraverso l’obbligo di archiviazione di questi dati su server localizzati in Francia. Ok
  1. Difendere i diritti delle donne: lottare contro l’islamismo che limita le loro libertà fondamentali; mettere in campo un piano nazionale per l’uguaglianza salariale donna/uomo e lottare contro la precarietà professionale e sociale. I datori di lavoro che, anche in Francia, pagano le donne meno, non limitano la loro libertà? La cultura della Chiesa Cattolica anche in Francia non legittima questa pratica? La seconda parte dell’articolo però è una cosa ovvia anche per qualsiasi partito di sinistra.
  1. Assicurare il rispetto della libertà di associazione entro i soli limiti richiesti dall’ordine pubblico e sostenere le piccole strutture associative culturali, sportive umanitarie, sociali, educative ecc., che animano la vita dei nostri territori. Instaurare una vera libertà sindacale attraverso la soppressione del monopolio di rappresentatività e correggere la vita sindacale con un controllo pubblico del finanziamento ai sindacati. Né sindacato unico, né controllato dal governo, pluralismo sindacale, trasparenza di finanziamento. Ok.
  1. Garantire la libertà di istruzione dei propri figli, ma monitorando più strettamente la compatibilità degli insegnamenti dispensati negli istituti privati con i valori della Repubblica. Da sinistra normale sarebbe puntare sul potenziamento dell’istruzione pubblica, ma qua nulla di grave.
  1. UNA FRANCIA SICURA La sicurezza non è di destra, possono esserlo i modi per perseguirla. Anche su questo tema la sinistra dovrebbe uscire dai propri quattro luoghi comuni petalosi in croce. Le persone la sicurezza la vogliono, il problema è dargliela senza ricorrere ai decreti Minniti o al Front National. Ah, comunque, sulla predica di chi inseguirebbe la destra sui suoi temi, piddini e reggicoda devono solo stare zitti dopo le recenti alzate d’ingegno del LORO ministro degli interni, per altro approvate in parlamento col voto e il plauso della Lega. RISTABILIRE L’ORDINE REPUBBLICANO E LO STATO DI DIRITTO DAPPERTUTTO E PER TUTTI
  1. Ristabilire la sicurezza, garantendo la protezione delle libertà individuali. Questo ordine pubblico, oltre alla questione musulmana, sta diventando un po’ un’ossessione…sembra quasi che in fondo in fondo un bello stato di polizia non dispiacerebbe.
  1. Potenziare in modo massiccio le forze dell’ordine: nel personale (piano di reclutamento di 15.000 poliziotti e gendarmi) nei materiali (modernizzazione degli equipaggiamenti, dei commissariati e delle caserme, adattamento delle dotazioni alle nuove minacce), ma anche moralmente e giuridicamente (soprattutto per la presunzione di legittima difesa). Garantire lo status militare dei gendarmi. Quod erat demonstrandum
  1. Focalizzare l’attività di polizia e gendarmeria sulla loro missione di sicurezza pubblica, liberandole da incombenze burocratiche e amministrative. Aridaje…
  1. Mettere in campo un piano di disarmo delle periferie che lo richiedono e ristabilire la presenza dello Stato nelle aree fuori controllo.Sorvegliare i 5. 000 capi delle bande delinquenti e criminali identificate dal ministero dell’Interno. Al fine d’impedirne la ricostituzione, aggiungere alla condanna penale l’ingiunzione civile di allontanamento. Diamogli occupazione, magari non delinquono. Ma abbiamo capito, ormai, il refrain.
  1. Ristabilire i servizi di intelligence locali per lottare contro i traffici criminali. I servizi segreti pure locali? E una webcam dentro ciascun WC no? Premi civici a chi fa la spia? La delazione come valore? Stiamo capendo perché radicalmente di destra? Legge e ordine in modo niente affatto garantista. Un partito con una prospettiva ideale da questurini con manie di grandezza. Abbastanza per parlare di fascismo? Non direi proprio. Ma si tratta ugualmente di una gigantesca schifezza.
 
UNA RISPOSTA PENALE FERMA E RAPIDA
  1. Applicare la tolleranza zero e togliere di mezzo il lassismo giudiziario con l’abrogazione delle leggi penali lassiste (come la legge Toubira), il ripristino delle pene minime e la soppressione della remissione automatica delle pene. Quod erat demonstrandum
  1. Lottare contro la delinquenza minorile responsabilizzando i genitori con la soppressione del versamento degli aiuti sociali ai genitori di minori recidivi in caso di carenza educativa manifesta. Quod erat demonstrandum con patate.
  1. Istituire un ergastolo reale non riducibile per i crimini più gravi. Quod erat demonstrandum con pomodorini.
  1. Creare 40.000 posti supplementari nelle carceri entro 5 anni. Quod erat demonstrandum con pomodorini, capperi e olive.
  1. Ristabilire l’espulsione automatica dei criminali e dei delinquenti stranieri. Stipulare accordi bilaterali che permettano che gli stranieri condannati scontino le loro pene nei paesi d’origine. Quod erat demonstrandum ( comincio a non poterne più )
  1. Riportare sotto il controllo del ministero dell’Interno l’amministrazione penitenziaria e rafforzare la raccolta di informazioni sui detenuti. Quod erat demonstrandum ( è un’ossessione. Ai tordi completamente impolitici, quelli che W anche il FN purché ci levi dalle palle l’UE, magari sta cominciando a venire un dubbio, perché non vorrei dire…..ma un sistema ti questo tipo è gestito in modo non troppo dissimile sul piano della giustizia e della sicurezza pubblica da quei regimi che venivano puntellati e tenuti in piedi dall’OVRA o dalla Stasi. E non sto mettendo fascismo o socialismo reale sullo stesso piano, ma il ‘900 di brutture ne ha mostrate da entrambi i lati, a differenza di altri lo riconosco. Ecco, magari invece di gridare al fascismo al fascismo, il che è palese forzatura, con riferimenti specifici sarebbe meglio parlare di Stato di polizia.
  1. Aumentare l’organico dei magistrati, soprattutto con reclutamento esterno. Al fine di rompere con la cultura del lassismo, sopprimere la Scuola Nazionale di Magistratura e creare una filiera di formazione comune alle carriere giudiziarie (con delle scuole di applicazione). Quod erat demonstrandum one more time. Si consideri in generale che sempre per via di come è nata la costituzione francese del ’58, la Francia in realtà come stato diritto è molto debole. I magistrati dipendono dal governo. Pessima cosa in uno stato di diritto. Il diritto penale francese è già ora estremamente forcaiolo e per niente garantista. Qua si pretende un giro di vite. Sembra quasi Minniti che scavalca a destra la lega sulla gestione dei flussi migratori. Le sinistre minimamente realistiche infatti su questo vanno, giustamente, in senso opposto. Mélenchon ad esempio vuole la VI Repubblica proprio per rimettere mano a questi problemi di impianto costituzionale. Hamon e il PS tacciono, perché una costituzione autoritaria gli serve ad implementare la governance europea come hanno appena fatto con la Loi Travail. La Le Pen invece di autoritarismo ne vuole di più, indipendentemente dai desiderata espressi lungo l’asse Bruxelles-Francoforte-Berlino.
  2. RISTABILIRE FRONTIERE DI PROTEZIONE E FERMARE L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA
  1. Ristabilire le frontiere nazionali e uscire dallo spazio Schengen (per i lavoratori frontalieri sarà stabilito un permesso speciale che agevoli loro il passaggio). Ricostituire gli effettivi soppressi nelle dogane con il reclutamento di 6.000 agenti durante il quinquennio. Da Schengen uscirei anche io. Ma si tratta di una questione di controllo sulla mobilità di merci, capitali, servizi. Per le persone si possono sempre fare trattati bilaterali tra stati: in Europa si circolava senza passaporto fino al 1914, per dire. Fin qui, quanto espresso nel programma, lo si potrebbe dire anche da sinistra, il problema è il seguito.
  1. Rendere impossibile la regolarizzazione o la naturalizzazione degli stranieri in situazione illegale. Semplificare e automatizzare la loro espulsione. Come si fa a regolarizzarsi se non presentando apposita richiesta, non essendolo in partenza? Ma se non puoi farlo? Cos’è il comma 22 delle Sturmtruppen?Chiunque sia pazzo può chiedere di essere esentato dal servizio militare, ma chi chiede di essere esentato dal servizio militare non è pazzo. Un conto è gestire, anche restrittivamente ( non sono un no-border ) l’immigrazione, un conto è creare paradossi per poter procedere ad espulsioni indiscriminate.
  1. Ridurre l’immigrazione legale a 10.000 unità all’anno. Mettere fine all’automatismo dei ricongiungimenti familiari così come all’acquisizione automatica della nazionalità francese per matrimonio. Eliminare le azioni che fomentano l’immigrazione. Regolamentare l’immigrazione per motivo economico procedendo per quote è una cosa, fissare una quota in termini assoluti non tenendo conto della distinzione in richiedenti asilo, rifugiati, semplici immigrati, potrebbe voler dire sbattere la porta in faccia e esuli per guerra o discriminati politici. Sui ricongiungimenti familiari invece si tratta di una leva per cacciare chi è già qui regolarmente. Vuoi rivedere tua moglie e i tuoi figli? Tornatene a casa tua, negro! ( o musulmano, o muso giallo, o quello che volete voi )
  1. Eliminare lo ius soli: l’acquisizione della nazionalità francese sarà possibile unicamente attraverso la filiazione o la naturalizzazione, le cui condizioni saranno rese inoltre più restrittive. Sopprimere la doppia nazionalità extra-europea. Stessa ratio di cui sopra.

Ritornare allo spirito iniziale del diritto d’asilo che potrà essere accordato solo a fronte di domande depositate presso ambasciate e consolati francesi nei paesi d’origine o nei paesi limitrofi. Se hai la guerra in casa o sei un oppositore di una dittatura e ti stanno cercando, potresti non fare in tempo a presentare scartoffie nel rispetto di una precisa e codificata procedura burocratica. Qua siamo sempre nella logica di Ponzio Pilato: crepa a casa tua e non rompere il cazzo a casa mia, la nostra legge è: ce ne laviamo le mani. Siamo fuori da una logica, pur restrittivamente regolazionista ma umanitariamente accettabile, di gestione dell’immigrazione. Qua siamo in territorio destra radicale, xenofobia di facciata e razzismo di fondo consequenziali alla logica etnoregionalista e alla dottrina del differenzialismo culturale che FN eredita dalla nouvelle droite da De Benoist e dal centro studi Greece in qua: nuovi abiti più presentabili per una attitudine discriminatoria che viene da lontano. Destra radicale, per il fascismo non basta ancora, perché per quello occorre anche una pura concezione organicistica del corpo sociale, il congelamento delle tensioni sociali e di classe e l’abolizione dell’ascensore sociale attraverso un rigidamente normato corporativismo e il partito organizzato in milizia. Non è giustificazionismo, è che le parole hanno un peso, e se realmente fosse fascismo a viso aperto allora bisognerebbe far fronte unito e votare anche Hollande o Fillon ( o in Italia Renzi ) senza troppo storcere il naso, inneggiando alle fantastiche sorti progressive della UE. Ma così non è.

SRADICARE IL TERRORISMO E SPEZZARE LE RETI FONDAMENTALISTE ISLAMICHE

  1. Interdire e sciogliere tutte le organizzazioni legate per loro natura al fondamentalismo islamico. Espellere tutti gli stranieri collegati al fondamentalismo islamico , soprattutto le schede S (schede segnaletiche concernenti la sicurezza dello Stato ndt). Capiamoci, nemmeno io vorrei salafiti, quaedisti o affiliati all’Isis nel mio paese. Ma chi lo è non va in giro con “Isis” tatuato in fronte. O discrimini a priori, o gestisci l’ordine pubblico a posteriori cercando di prevenire ( i servizi segreti servono a questo ). Certo se la Francia smettesse di fare del colonialismo in paesi musulmani e desse un lavoro degno agli immigrati di seconda generazione che son li per via del pregresso colonialismo, tutto sarebbe più semplice. Ma se sei sciovinista un simile dettagliuccio storico tendi a non notarlo.
  1. Chiudere tutte le moschee estremiste recensite dal ministero dell’Interno e vietare il finanziamento straniero dei luoghi di culto e del loro personale. Vietare tutti i finanziamenti pubblici (Stato, collettività territoriali) dei luoghi di culto e delle attività di culto.Chi decide cosa sia “estremista”? Mica scrivono “Isis” sulla facciata. Come sopra. Discriminazione mascherata da sicurezza.
  2. Lottare contro le reti jihadiste: disconoscimento della nazionalità francese, espulsione e interdizione dal territorio per tutti coloro con la doppia cittadinanza legati a una rete jihadista. Applicare l’articolo 441-4 del codice penale sull’intensa col nemico, mettere in detenzione preventiva tutti gli individui di nazionalità francese in collegamento con un’organizzazione straniera che provochino atti ostili o aggressioni contro la Francia e i francesi. Redigere delle liste di queste organizzazioni. Schedare i sospetti è normale in qualsiasi paese. Ma la cittadinanza non si può revocare, un paese può condannare chi delinque, non misconoscerlo. Propaganda de panza.
  1. Ristabilire l’indegnità nazionale per gli individui colpevoli di crimini e delitti legati al terrorismo islamista. E un terrorista francese, invece, è degnamente francese? C’è chi è uomo, se sei musulmano lo sei un po’ di meno. Brutta roba. Certo va detto, lo pensa anche mia suocera. Che vota il PD, ma è bigotta e va a messa tutti i giorni.
  1. Rafforzare i servizi d’informazione interni ed esteri con mezzi e uomini. Creare un’agenzia unica di lotta al terrorismo collegata direttamente al Primo Ministro, incaricata dell’analisi delle minacce e della coordinazione operativa. Aridaje co’ ‘sti sbirri. La sicurezza è pace sociale, stato sociale, benessere; non solo ronde e manganello.III. UNA FRANCIA PROSPERA
  2. UN NUOVO MODELLO PATRIOTTICO A FAVORE DEL LAVORO
  1. Stabilire un piano di reindustrializzazione nel quadro di una cooperazione che associ l’industria e lo Stato-stratega per privilegiare l’economia reale contro la finanza speculativa. Questo dovrebbe dirlo qualsiasi sinistra, da riformista a rivoluzionaria, che si rispetti. Il problema è che se per farlo devi chiedere i soldi in prestito alla BCE e la Germania non vuole concorrenti, stai parlando di niente. Occorre un paese pienamente sovrano per certi propositi, milioni di lavoratori e lavoratrici lo hanno capito, ed è qui che il FN comincia a far polpette della sinistra. ( e ci riesce per colpa della inconsistenza analitica e progettuale della sinistra )
    1. Sostenere le imprese francesi contro la concorrenza internazionale sleale con la creazione di un protezionismo intelligente e il recupero della moneta nazionale adatta alla nostra economia, leva della nostra competitività. Idem come sopra.
    1. Per assicurare la protezione dei consumatori e una concorrenza leale, vietare l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dall’estero che non rispettino le norme imposte ai produttori francesi. Parallelamente, sostenere il “Made in France” con un’etichettatura obbligatoria, chiara e trasparente sull’origine di prodotti e alimenti commercializzati in Francia. Idem come sopra. Il commercio, da sinistra, deve essere SEMPRE considerato come condizionato a precisi parametri di carattere politico: se non ci sono frontiere a merci e capitali si è soggetti a subire senza mediazione o possibilità di intervento qualsiasi sorta di dumping sociale, salariale, ambientale, fiscale, importato. Ci si mette in competizione non mediata con chi sfrutta la schiavitù o inquina senza remore, coi paradisi fiscali, senza da un lato alleviare la condizione degli schiavi e lasciando dall’altro lato disintegrare qualsiasi speranza di solidarismo concreto rispetto al proprio modello sociale interno. La gente lo capisce. Solo la sinistra liberoscambista-liberista non ci arriva. E infatti i lavoratori non la votano e fanno pure bene, perché sono i servi sciocchi dei padroni e fanno i cosmopoliti col culo e il posto di lavoro degli altri. Mélenchon, in modo assolutamente corretto, parla infatti nel proprio programma di protezionismo solidale.La gente normale, che fa lavori normali, HA BISOGNO DI POTER VOTARE UN PARTITO PRAGMATICAMENTE NO-GLOBAL PERCHÉ RISPONDE AI PROPRIO LEGITTIMI INTERESSI. SE QUESTO BISOGNO LO LASCIAMO INTERPRETARE ALLE DESTRE, NON POSSIAMO POI LAMENTARCI SE NEL LORO PROGRAMMA CI AGGIUNGONO ANCHE TUTTO CIO’ CHE LE CARATTERIZZA COME DESTRE!
    1. Instaurare un vero patriottismo economico liberandosi dei vincoli europei e riservando gli acquisti per la pubblica amministrazione alle imprese francesi se lo scarto fra i prezzi è ragionevole. Riservare una parte delle commesse pubbliche alle PMI. Idem con patate, dovremmo dirlo noi.
    1. Sopprimere sul nostro territorio la direttiva “distaccamento dei lavoratori” che qui ha creato una concorrenza sleale inammissibile. Instaurare una tassa addizionale sull’assunzione di lavoratori stranieri al fine di assicurare effettivamente la precedenza ai lavoratori francesi. Dopo un po’ di sinistra ecco la spruzzata di destra. Regolare i flussi migratori, nel rispetto delle porte spalancate per i rifugiati, è una cosa sulla quale la sinistra deve rimuovere i propri petalosi tabù moralistici; tassare di più o di meno a secondo di dove è nato un regolare lavoratore è invece incivile e irricevibile.
    1. Assicurare la protezione dei fattori strategici e trainanti attraverso un controllo degli investimenti stranieri che attentano agli interessi nazionali grazie a un’Autorità di Sicurezza Economica. Creare sotto la tutela della Cassa dei depositi e delle Consegne un fondo sovrano con la doppia missione di proteggere le imprese dai fondi avvoltoio o dalle Opa ostili e di acquisire partecipazioni in settori trainanti. Questo non dovrebbe dirlo la sinistra, dovrebbe GRIDARLO!
    1. Creare un segretariato di Stato dedicato ai cambiamenti economici collegato al ministero delle Finanze al fine di anticipare le evoluzioni delle forme di lavoro legate alle nuove tecnologie (uberizzazione, robotizzazione, economia di condivisione). In collaborazione con i settori interessati, stabilire una nuova regolamentazione, per preservare una concorrenza leale. A questo dovrebbe servire il CNEL, e dovremmo dirlo noi.
    1. Promuovere l’innovazione in Francia, impedendo per dieci anni, se ci sono state sovvenzioni pubbliche, che la società sia ceduta a una società straniera. Promuovere i settori strategici della ricerca e della innovazione, aumentando la deducibilità fiscale delle donazioni. Aumentare del 30% il budget pubblico della ricerca (per portarlo all’1%del PIL). Idem.
  1. 42 Creazione di un Ministero del Mare e dei Territori d’Oltremare per valorizzare la vocazione marittima della Francia e sviluppare un ampio piano d’investimenti per l’economia del nostro ‘oro blu’. 43 Riordino delle finanze pubbliche attraverso l’eliminazione di alcune cattive spese (in particolare quelle legate all’immigrazione e all’Unione Europea) e la lotta all’evasione fiscale e agli abusi. Liberarsi della dipendenza dai mercati finanziari attraverso il finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia. Altra roba giusta condita in salsa destrorsa. Dovremmo togliere la salsa, ma il concetto è nostro.SOSTENERE LE IMPRESE PRIVILEGIANDO L’ECONOMIA REALE
    1. Semplificazione della burocrazia e del fisco per le piccole e medie imprese: sportello unico dedicato (sociale, fiscale ed amministrativo), estensione del ‘titre emploi service entreprise’ (norma amministrativa per semplificare le assunzioni e la gestione del personale, ndT) alle piccole imprese, sostituzione della valutazione di lavoro usurante, inapplicabile nella sua forma attuale, con una nuova regolamentazione basata su valutazioni personalizzate attraverso la medicina del lavoro, che verrà ricostituita completamente. Il carattere usurante della professione, una volta accertato, verrà compensato da maggiorazioni sulla pensione. Ci sorprendiamo che i ceti popolari voti ciò invece di chi gli ha rifilato la Loi Travail bypassando il parlamento? Non si può chiedere al popolo di fare gli antifascisti contro i propri interessi materiali! L’antifascismo è giusto, ma sugli interessi materiali della gente normale la sinistra dov’è? Il FN se ne preoccupa, inutile lamentarsene se la sinistra da 20 si occupa solo di gay. ( sono favorevole al matrimonio civile senza distinzione di sesso, a scanso di equivoci, ma Cristo, la retorica gay NON PUÒ DIVENTARE UNA ETERNA SCUSA PER ABDICARE RISPETTO ALLA NOSTRA MISSIONE STORICA. Se abdichiamo….ci spellano vivi da destra. Ma dai, che strano!
    1. Per favorire le assunzioni, si dovranno ridurre gli obblighi amministrativi per le aziende fino a 50 dipendenti, ed incorporare gli organi rappresentativi del personale delle aziende tra i 50 e i 300 dipendenti (fuori dalla rappresentanza sindacale) in una struttura unica che mantenga le stesse competenze. Qua è un tantinello antisindacale. Ma in contesto come quello italiano, con la credibilità di cui godono i nostri sindacati, nessuno se ne scandalizzerebbe. Tutti guarderebbero solo al proattivo impegno per creare lavoro. Anche qua, la destra ci spella vivi perché non ci decidiamo a cambiare rotta rispetto alle porcherie fatte da 30 anni in qua.
    1. Significativa diminuzione degli oneri sociali per le PMI attraverso l’accorpamento dell’insieme dei dispositivi di esenzione degli oneri stessi in modo decrescente (il CICE, Credito d’imposta per la competitività e l’impiego, verrà trasformato in riduzione degli oneri e sarà introdotto nel dispositivo). Il principio non mi piace, ma almeno transitoriamente toccherebbe farlo anche in Italia, come viatico per la ricomposizione di un blocco storico piccoli versus grandi.Qualcosa di appetibile occorrerebbe offrir loro, in ogni caso il cuneo fiscale va abbassato un po’ altrimenti salta tutto. Qua è spiacevole questione di realismo.
  1. 47 Mantenimento dell’aliquota ridotta al 15% per le micro e piccole imprese e creazione di un’aliquota intermedia al 24% (anziché al 33%) per le PMI. Semplificazione dei trasferimenti d’impresa mediante l’esenzione totale della cessione delle plusvalenze di quote e azioni delle PMI fino a 7 anni. Idem 48 Obbligo per lo Stato e per gli Enti locali di rispettare i termini di pagamento applicando penali che siano davvero cogenti ed automatiche. Giusto 49 Semplificare l’accesso al credito per le micro e piccole aziende attraverso tassi agevolati supervisionati dalla Banque de France per far sì che la finanza torni al servizio dell’economia reale. Giustissimo 50 Dimezzamento del tetto massimo dei tassi d’interesse (tasso di usura) per prestiti e scoperti contratti da aziende e famiglie. Sacrosanto. Poi la gente vota a destra. Eh, se la “sinistra” in Italia non è altro che il prolungamento politico del cda di chi ti strozza col mutuo, non mi sembra poi così strano… 51 Rendere la Francia terra d’innovazione: riorientare il Credito d’Imposta per la Ricerca verso le PMI e le start-up, indirizzare una parte dell’assicurazione sulla vita (2%) verso il capitale di rischio e le start-up ed indurre i grandi gruppi a creare propri fondi d’investimento in aziende innovative. Ok. Cazzo, hanno anche un abbozzo di politica industriale. La sinistra italiana dice che deindustrializzare è bello per motivi ambientali. Geniale, leggere Latouche che già sarebbe da prendere con le molle, fraintenderlo pure, e poi sorprendersi che chi è rimasto disoccupato non ti vota. Ma dai?
  2. GARANTIRE LA PROTEZIONE SOCIALE
  3. 52 Età pensionabile fissata a 60 anni con 40 anni di contributi per accedere alla piena pensione.Ma è il programma del PCF? Ah, no, chiedo scusa…. 53 Abolizione della Loi TravailMi raccomando Laurent, continua a prendere su cadreghe locali al gancio del PS. Tornasse Lenin redivivo ti toccherebbe il plotone d’esecuzione, lo sai vero? E ti fai chiamare comunista.Chissà come mai nei nostri paesi i comunisti hanno perso così tanta credibilità….
  4. 54 Aumento progressivo del massimale del quoziente familiare, reintroduzione della reversibilità e defiscalizzazione della maggiorazione delle pensioni di anzianità per i genitori di famiglie numerose. E qualcuno si aspetta che chi campa con la minima voti Macron? O Orlando? Ma anche D’Alema e Laforgia? Fratoianni e Ferrero invece sarebbero d’accordo, peccato che Draghi non lo sia e il rubinetto dei soldi stia in mano a lui. La gente ha capito, impostori! 55 Mettere in opera una vera politica per la natalità delle sole famiglie francesi, ristabilendo il principio di universalità delle indennità familiari e mantenendone l’indicizzazione al costo della vita. Ristabilire la libera ripartizione del congedo parentale tra i genitori. Io faccio parte della prima generazione che ha avuto un tasso di natalità catastrofica perché non c’era più il futuro, e ormai rischiamo di non fare più in tempo, siamo sulla soglia della scadenza dei tempi biologici per la riproduzione. La differenza tra sinistra e destra è che da sinistra, giustamente, il congedo parentale lo si rende obbligatorio e uguale su entrambi i genitori per estinguere la pratica sconcia delle dimissioni in bianco firmate all’atto dell’assunzione dalle giovani donne, sulle quali compare la data appena restano incinte e chiedono la maternità e quindi per risolvere anche l’annosa questione della minor retribuzione alle donne. Ma attenzione che anche questo, che pure è importante, rischia di essere considerato come un dettaglio rispetto alla protezione del lavoro e della prospettiva di diventare genitori. Ho amici, amiche e coetanei, ultraprecari a 40 anni, niente affatto di destra, che se sapessero con certezza di non aver testimoni e avessero sottomano qualcuno di quelli che ci governano da 20 anni in qua, lo scannerebbero per la rabbia di non aver potuto avere una famiglia. Sarebbero felice di prenderli e scolarne il sangue in un tombino. La gente vota con la pancia. I populisti, dicono. Andassero dalle mie conoscenti con soli 5 anni più di me che avrebbero voluto almeno in figlio, non hanno potuto, e ormai incinte non ci rimangono più. Diteglielo a loro, che sono populiste. Bersani invece è ancora convinto di aver fatto un favore al paese a mettere su Monti e purché venga pensionato Renzi tutta la “sinistra” ufficiale sarebbe contenta di rivoltarlo. La realtà è che GLI ITALIANI SONO DEI SANTI SE LA LEGA NON E’ GIÀ ARRIVATA AL 40%. E LA LEGA E’ MERDA. MA QUESTA “SINISTRA” E’ PEGGIO.
  5. 56 Implementare la solidarietà intragenerazionale, consentendo a ciascun genitore di trasferire senza tassazione fino a 100.000,00 euro a ogni figlio ogni cinque anni (invece dei quindici anni attuali) e aumentando il tetto delle donazioni senza tassazione ai nipoti fino a 50.000,00 euro, sempre ogni cinque anni. 100.000 euro, per figlio, ogni 5 anni? Ok, qua abbiamo un favore ai milionari. 57 Creare uno scudo sociale per gli autonomi, offrendo loro la possibilità di aderire al sistema generale oppure mantenere il regime dedicato, dopo una revisione totale della RSI (Sistema previdenziale per gli autonomi) che funzionerà sulla base di auto-dichiarazioni trimestrali dei redditi. questione che sarebbero cruciale anche in Italia. Dai miei coetanei in giù è enorme la quantità di autonomi formali e dipendenti di fatto, letteralmente impiccati dalla gestione separata INPS.INTERVENTI SUL POTERE D’ACQUISTO58 Aggiornare l’età minima pensionabile in tutto il paese, anche nei territori d’oltre mare, a condizione di possedere la nazionalità francese oppure almeno venti anni di residenza su suolo francese,permettendo così di aumentare le pensioni minime. Mettendo un punto dopo “mare” e non andando oltre, dovremmo dirlo noi. 59 Introdurre un ‘Premio in favore del potere d’acquisto’ (PPA) per i redditi e le pensioni più basse (fino a 1.500,00 euro al mese), finanziato da un contributo sociale del 3% sulle importazioni. Giusto. 60 Abbattimento immediato del 5% delle tariffe regolamentate di gas ed energia elettrica.Giusto. Ah, la rete del gas, dell’acqua, della corrente, noi dovremmo anche dire di volerla integralmente rinazionalizzare. 61 Rendere sicuri i depositi e risparmi dei Francesi abrogando la direttiva europea sull’Unione Bancaria e la disposizione di legge Sapin II, che prevedono prelievo o congelamento dei risparmi bancari e dei contratti di assicurazione sulla vita in caso di minaccia di crisi bancaria. Mantenere la libertà e il pluralismo dei mezzi di pagamento. Quando avremo un leader della sinistra che va in TV e dice che Draghi e la Merkel, con le regole del bail in, ci si possono sfruconare il culo? La gente farebbe la hola solo a sentirlo dire. Perché non lo dicono, problemi di libro paga? 62 Aumentare le sanzioni contro i manager colpevoli di attività fraudolente che drenano parte del potere d’acquisto dei consumatori. Congelare le autorizzazioni per le grandi superfici e i negozi di vendita per corrispondenza, in attesa di una revisione completa delle superfici di vendita della grande distribuzione. Sacrosanto. 63 Mantenere l’orario di lavoro settimanale di 35 ore. Lasciare libertà di negoziazione di orari crescenti esclusivamente a livello dei settori professionali e a condizione che forniscano una compensazione salariale piena (37 ore pagate 37 o 39 ore pagate 39). Giusto. 64 Detassare gli straordinari e mantenerne le maggiorazioni. Favore ai padroni. Se hai bisogno di straordinari…..ASSUMI un disoccupato e organizza una doppia turnazione.IV UNA FRANCIA GIUSTA PROTEGGERE AL 100% LA SALUTE DEI CITTADINI FRANCESI65 Garantire l’assistenza sanitaria a tutti i francesi, così come il rimborso di tutti i costi sostenuti dall’Assicurazione sanitaria (previdenza sociale). Sostenerne il finanziamento semplificando l’amministrazione del sistema, lottando contro la cattiva gestione finanziaria e investendo in nuovi strumenti digitali per avere risparmi duraturi. Non so come funzioni l’assicurazione sanitaria in Francia. Noi dovremmo dire SSN per tutti, gratis, e ci metteremo tutti i soldi che servono per non avere più liste di attesa. Si può fare, è che non si vuole farlo! 66 Aumentare secondo necessità il numero chiuso per l’accesso ai corsi di studio in Scienze Mediche per evitare la forte dipendenza da medici stranieri e favorire il turnover. Promuovere la cooperazione tra gli operatori sanitari, riconoscendo le competenze specifiche di ciascuno. Solita porcheria sugli stranieri. Il tema numero chiuso noi dovremmo affrontarlo in tutt’altro modo, inquadrandolo nella prospettiva di sviluppo industriale, non tanto disincentivando certi studi quanto incentivando che si studi ciò che strategicamente ci serve. 67 Lottare contro la carenza di personale medico attraverso la creazione di stage nelle aree carenti che permetta anche ai medici in pensione di praticare la professione con deduzioni fiscali e la creazione di case di cura in loco. Assumi giovani, chi è in pensione si riposi. 68 Mantenimento massimo dei presidi sanitari territoriali ed aumento del personale degli ospedali pubblici. Giusto 69 Creazione di un settore specifico dell’assistenza sanitaria dedicato alla dipendenza, così da consentire ad ogni francese di curarsi e di vivere dignitosamente. Giusto 70 Supporto alle start-up francesi per modernizzare il sistema sanitario. Giusto: se vogliamo risparmiare e creare lavoro, ci serve una fabbrica nazionale di farmaci e presidi medico chirurgici. Make IRI graet again. Magari rimettersi a produrre panettoni anche no, ma perché non siringhe, bendaggi, e tutti i medicinali il cui brevetto è scaduto e avere anche un polo pubblico collegato alle università per farne di nuovi di brevetti, invece che comprare tutto da Bayer, Novartis eccettera? Questa è sovranità, democratica, popolare, che serve alla gente. Lavoro per tutti, ricerca pubblica, cure mediche per tutti. 71 Realizzare dei risparmi attraverso l’eliminazione dell’Aiuto di Stato sanitario per i clandestini, lotta contro le frodi (creazione di una tessera sanitaria con i dati biometrici integrata nella carta d’identità), la riduzione del prezzo dei farmaci costosi (attraverso l’aumento della proporzione di farmaci generici), lo sviluppo della vendita unitaria dei farmaci rimborsabili (si richiederà alle aziende di modificare allo scopo le catene di produzione). Morite a casa vostra. Ovvio che lo dicano. Il problema è lo spazio che gli abbiamo lasciato. Non lo ripeto ancora. 72 Protezione del sistema complementare di sanità pubblica e privata e della rete territoriale di attori sanitari indipendenti (farmacie, laboratori medici etc.). Lo Stato si deve occupare solo di sanità pubblica. Chi è ricco e vuole la stanza singola, se la paghi. 73 Riorganizzare e chiarire il ruolo e gli obblighi delle agenzie sanitarie e di sicurezza alimentare e garantirne l’indipendenza. Ok.RENDERE IL FISCO PIÙ GIUSTO74 Garantire una contribuzione fiscale equa, rifiutando qualsiasi aumento dell’IVA e del CSG (contributo sociale generalizzato) e della ISF. Ok. 75 Diminuzione delle imposte sul reddito del 10% sulle prime tre tranches. Ok, serve anche qua. 76 Semplificazione fiscale con l’eliminazione delle tasse a bassissimo rendimento. Ok. 77 Abolire la ritenuta alla fonte per proteggere la privacy dei francesi e per evitare complessità amministrative supplementari alle imprese. No, qua occorre un compromesso in Italia, una battaglia per l’equità fiscale prima che sulla fedeltà, altrimenti salta tutto. Ma coi nostri politicanti questo provvedimento equivarrebbe ad un diritto egualitario di evadere tutti nello stesso modo e in mezza giornata lo Stato si estinguerebbe. 78 Lottare efficacemente contro l’evasione fiscale per preservare il nostro modello sociale attaccando i paradisi fiscali e creando una tassazione sulle attività svolte in Francia dai maggiori gruppi e sui profitti presumibilmente sottratti. Continuare, a questo fine, la cooperazione fiscale internazionale. Prima equità, poi fedeltà. La gente è fedele a uno stato che non gli mette le corna. Smettiamola di disprezzare il nostro popolo. 79 Negare l’accesso ai mercati pubblici alle multinazionali che praticano l’evasione fiscale e si rifiutano di regolarizzare la loro situazione. Siemens, Bayer e Loockeed Martin fuori dal nostro paese? Niente di più dolce per le mie orecchie, dovremmo dirlo anche noi. 80 Disconoscere le convenzioni fiscali con i paesi del Golfo che concedono privilegi indebiti e che facilitano la scalata alle attività francesi attraverso i petrodollari, contrastando l’interesse nazionale. In effetti non serve essere islamofobi come il FN per porsi il problema di cosa sia l’Arabia Saudita. Basta essere democratici. Ma la sinistra rosè social-petalosa sulla politica estera non dice più nulla da lustri. PERMETTERE A CIASCUNO DI TROVARE IL SUO POSTO81 Rivalorizzare il lavoro manuale attraverso la creazione di reti professionali di eccellenza (sopprimere progressivamente il ‘collège unique’ – ciclo del sistema scolastico corrispondente più o meno alla nostra scuola media ndt -, autorizzare l’apprendistato dai 14 anni). Creare in tutto il paese scuole superiori tecniche e professionali come seconda possibilità per gli studenti che lasciano la scuola senza un diploma. Ok 82 Creazione di una normativa “primo lavoro” che esoneri totalmente le aziende dai costi legati alla prima assunzione di un giovane sotto i 21 anni per un periodo massimo di due anni. Ok, se il contratto è a tempo indeterminato, lo si può vedere come un elemento di diminuzione del cuneo fiscale. 83 Per una vera giustizia sociale, trasferire agli istituti superiori di istruzione generale e professionale l’onere di trovare uno stage per ogni studente. Col piffero. Anche se fanno poco perché sono inesperti, gli stagisti comunque producono a costo circa 0. Oneri de che? Se vogliamo che la formazione sia in parte fatta anche con gli stage, si stabiliscano in modo vincolante tempi non superabili di durata degli stage, e chi prende stagisti risarcisca i trasporti e paghi la mensa, che ci guadagna comunque. 84 Estendere all’intero paese il Service Militaire Adapté (istituzione militare per l’inserimento socioprofessionale ndt), prendendo a modello quello in vigore nei territori d’oltremare. Militaristi. Ma non ci deve sorprendere, è destra francese. Non illudiamoci però che non abbia senso, in Italia, se vogliamo reinternalizzare tutti quei servizi essenziali che abbiamo invece privatizzato per via del principio di sussidiarietà in costituzione ( una porcata da sola grande quasi quanto l’euro ), che ce la possiamo cavare senza reintrodurre la leva civile obbligatoria maschile e femminile. Entro i trent’anni ogni persone residente in Italia, nato in Italia o immigrato, maschio o femmina, prende 1000 euro al mese e guida l’ambulanza, riordina gli scaffali della biblioteca, legge il libro alle vecchine nella casa di riposo, consegni a casa i pasti caldi del comune per i disabili che vivono soli, eccettera. Lo stato fa tanto per te, e tu impari a fare altrettanto per il tuo paese. Ma intanto reinternaliziamo tutto, perché su queste cose il lucro e la privatizzazione sono inaccettabili. E insieme facciamo dell’educazione civica VERA, sul campo. La vogliamo costruire una Patria di cui valga la pena sentirsi orgogliosi? Col servizio civile lo si fa e questo mi sembra un buon viatico per ricostruire anche una cultura del patriottismo, declinato da sinistra. Per tutti, obbligatorio. 85 Estendere e generalizzare il terzo concorso del servizio pubblico riservandolo a chi ha più di 45 anni e almeno otto anni di esperienza nel settore privato. 86 Scongelare e aggiornare l’indicizzazione per i funzionari del settore pubblico. Ok.Preservare lo statuto della funzione pubblica. Nel rispetto del principio di uguaglianza, stabilire in due giorni l’attesa del pagamento delle indennità giornaliere di assicurazione sanitaria, sia nel settore pubblico che in quello privato. 87 Nonostante le pressioni delle autorità sovranazionali, mantenere il divieto di maternità surrogata e mantenere la procreazione medicalmente assistita come risposta ai problemi di fertilità. Creare per legge unioni civili (una PACS migliorata) che sostituiranno le disposizioni della legge Taubira senza effetto retroattivo. Il matrimonio civile per tutti, non si cincischi coi pacs o con le cirinnate. Ma l’utero in affitto è una porcata fascistoide e anche sulla eterologa ho le mie belle remore. Se Vendola si offende sono cazzi suoi. 88 Rendere più efficaci le Indennità per adulti disabili (AAH), fornire più risorse agli enti territoriali che si occupano di disabilità (MDPH) ed implementare un’assistenza adeguata per i disturbi autistici e di tutto lo spettro autistico. Le autorità pubbliche devono fornire un maggiore sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Ovvio. 89 Facilitare l’accesso al lavoro per le persone disabili, rafforzare la lotta contro ogni forma di discriminazione legata alla disabilità e alla salute ed estendere il diritto all’oblio in caso di grave malattia in remissione a lungo termine, a distanza massima di 5 anni. Imporre uno standard di accessibilità per i non vedenti e non udenti. Ok. 90 Avviare una revisione completa delle strutture per l’accoglienza e la cura dei bambini al fine di contenere alcuni eccessi riscontrati in alcune di esse. Riorganizzare e migliorare le politiche di assistenza sociale per l’infanzia.
UNA FRANCIA FIERA
  1. DIFENDERE L’UNITÀ E L’IDENTITÀ NAZIONALE91 Difendere l’identità nazionale, i valori e le tradizioni della civiltà francese. Inserire nella Costituzione la difesa e la promozione del nostro patrimonio storico e culturale. Perché non dovremmo farlo anche noi? Per essere comunisti non serve vergognarsi di essere italiani, e non c’è bisogno per questo di diventare dei reazionari che scrivono Tradizione con la t maiuscola. 92 Rendere la cittadinanza francese un privilegio per tutti i francesi attraverso l’inserimento nella Costituzione della priorità nazionale. No. Queste sono le distinzioni sulle quali bisogna essere chiari tra destra e sinistra. Esserlo però non è difficile, se non si è dei pusillanimi col terrore che il primo negriano o rosè social-petaloso ti dia del fascio. 93 Fare esporre in modo permanente su tutti gli edifici pubblici la bandiera francese e far rimuovere la bandiera europea. Ok. 94 Rivalutare le pensioni degli ex-combattenti riallocando i fondi disponibili. Ok. Il punto è non andare a combattere guerre ingiuste ingerendo in casa altrui. 95 Promuovere la laicità e la lotta contro il comunitarismo. Inserire nella Costituzione il seguente principio: “La Repubblica non riconosce alcuna comunità”. Ripristinare la laicità in ogni luogo, estendendola all’intero mondo pubblico ed inserirlo nel Codice del lavoro. No. La repubblica DEVE essere una comunità e può anzi deve esserlo in termini non escludenti del tutto diversi da quanto dice il FN. 96 Difendere la lingua francese. Abrogare in particolare le disposizioni della legge Fioraso che consentono di limitare l’insegnamento in lingua francese francesi. Ok. 97 Rafforzare l’unità della nazione attraverso la promozione della storia nazionale e il rifiuto delle scuse di Stato che creano divisioni. Sciovinisti di merda! Noi invece l’unità nazionale la vogliamo costruire attraverso il fare i conti per davvero con la nostra storia. Omar al Mukhtar era una eroe e il mausoleo di Graziani ad Affile va abbattuto a picconate. Il patriottismo si concilia con l’internazionalismo perché riconosce a ciascuno uguale diritto di amare il proprio paese. Il patriottismo esige rispetto perché tributa uguale rispetto. Qua è la differenza tra patriottismo costituzionale, socialista, e nazionalismo sciovinista. Anche qua la sinistra li deve superare i propri idioti tabù, altrimenti nella crisi delle sovranità statuali, le persone normali che hanno perso i riferimenti di classe ma sono legate al proprio paese, se le piglia tutte la destra! La bandiera dobbiamo smettere di disprezzarla e dobbiamo strapparla di mano alla destra. 98 Promuovere il principio di assimilazione repubblicana, principio più stringente della sola integrazione. No, l’integrazione si fa col lavoro e con la giustizia sociale. Ed esige il rispetto della legge del paese ospitante offrendo però in cambio uguale possibilità di partecipazione alla vita civile. Ciò detto le tensioni etcniche e culturali si stemperano proprio non pretendendo di trasformare l’integrazione in assimilazione. 99 Ripristinare la vera uguaglianza e meritocrazia rifiutando il principio di “discriminazione positiva”. La meritocrazia la lasciamo ai liberali. 100 Difendere l’unità e l’integrità del territorio francese riaffermando il legame indissolubile tra la Francia e i territori d’oltremare. Mollate le colonie, stronzi!
  1. Assicurare la trasmissione delle conoscenze rinforzando gli insegnamenti fondamentali (francese, storia, matematica). Alla scuola primaria, dedicare la metà delle ore di insegnamento al francese, sia scritto che orale. Eliminare «l’insegnamento delle lingue e culture d’origine» (ELCO). Consequenziale alla logica della “assimilazione culturale”. Da respingere. Certo che se ragioniamo relativamente all’Italia è vero che la Gelmini ha compiuto un mezzo scempio, ma le cataratte del cielo le ha aperte Luigi Berlinguer, autore di un genocidio culturale e la Buona Scuola targata PD cosa ha portato oltre all’oscena alternanza scuola lavoro? Anche qua la sinistra si scontra con un tragico vuoto di progetto e colpe enormi nel passato recente mai ammesse. L’ennesimo incentivo allo sfondamento a destra.
    1. Fare della scuola un «rifugio inviolabile dove i dissidi degli uomini non entrano» (Jean Zay), imponendo non solo la laicità ma anche la neutralità e la sicurezza. Il principio non sarebbe neanche sbagliato, in assoluto, non fosse che la laicità integralista in questo caso è usata come manganello anti-islamico.
    1. Ristabilire l’autorità e il rispetto dell’insegnante e reintrodurre l’uso della divisa a scuola.Il tema non è banale. Da un lato alimenterebbe il conformismo, dall’altro creerebbe un ambiente nel quale le differenze di censo delle famiglie pesano meno. Tema da ragionare.
    1. Ritornare sulla riforma del calendario scolastico.
    2. Ristabilire un’autentica uguaglianza di opportunità, ritrovando la via della meritocrazia repubblicana. Ribadisco: la “meritocrazia” da sinistra lasciamola a liberali e liberisti. Rispetto a FN questo ci indica come la destra radicale contemporanea sia molto meno “sociale” che un tempo, il liberismo ha fatto breccia anche li. Per la sinistra e per l’Italia la narrazione giusta è perseguire chi sta al gancio, più che incensare i bravi. Essere contro chi ha ruoli parassitari e o di sfruttamento, la bravura dovrebbe invece essere un premio in primis a sé stessa.
    1. All’università, passare da una selezione per esclusione a una selezione per merito.Rifiuto dell’estrazione a sorte come metodo di selezione. Rivalorizzare le borse di studio per merito. Difendere il modello d’insegnamento superiore francese che passa attraverso la complementarietà dell’università e delle grandes écoles. L’università è discorso a parte dal resto della società, quella in effetti è giusto sia meritocratica purché l’accesso sia garantito a tutti.
    1. Sviluppare massicciamente l’alternanza (contratto d’apprendistato, contratto di professionalizzazione) nell’artigianato, nel settore pubblico e privato, e rendere la formazione professionale più efficace, meno opaca e meno costosa. Altro caso di liberismo che si fa strada, un po’ da buona scuola italiana. Prima studi e poi lavori.
  1. UNA FRANCIA CHE CREI E CHE IRRAGGI
    1. Rinforzare la rete di scuole e licei francesi nel mondo.Idem con patate rispetto ai limiti dell’antinazionale e antipatriottica sinistra italiana. La nostra lingua è la quarta più studiata al mondo e non valoriziamo questa cosa per niente. Non dovremmo lasciare alla destra il tema della valorizzazione della cultura nazionale.
    1. Sviluppare il mecenatismo popolare (fundraising n.d.T) attraverso la creazione di una piattaforma digitale dedicata. Mecenatismo e volontariato stocazzo: lo Stato ha queste responsabilità, paghiamo le tasse per questo. Il mecenatismo è solo un modo per permettere la ritirata dello stato e permettere ai ricchi di ottenere sgravi fiscali facendo ciò che lo Stato dovrebbe fare, ma facendolo solo per qualcuno.
    1. Elaborare una legge di programmazione di interventi per la cura e preservazione del patrimonio. Aumentare il budget allocato del 25 %. Pompei cade a pezzi e stiamo qua a cincischiare sul pareggio di bilancio. Questo dovremmo dirlo anche noi.
    1. Mettere fine alla politica di vendita a stranieri e a privati di palazzi ed edifici nazionali. Sacrosanto.
    1. Lanciare un grande piano nazionale di creazione di percorsi di studio (licei, università) dei mestieri dell’artee creare una rete di vivai di artisti su tutto il territorio. Reintrodurre una vera educazione musicale generalista nelle scuole. Giusto.
    1. Riformare il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo con la creazione di tre collegi: uno composto da rappresentanti dello Stato, il secondo da professionisti, il terzo da rappresentanti della società civile (associazioni di consumatori, di telespettatori, ecc.)
    2. Rimettere ordine nello status di “intermittente dello spettacolo” (qualifica che permette a chi lavora in modo precario per tv, cinema e teatro, di beneficiare di un sussidio di disoccupazione – n.d.T.)  con la creazione di un tesserino professionale, al fine di preservare questo sistema e, allo stesso tempo, assicurare un migliore controllo delle strutture che ne abusano. Ok.
    1. Eliminare Hadopi(garante per la protezione dei diritti d’autore in internet- ndT) e aprire il cantiere della licenza globale. Bello.
    1. Creare un «contratto sportivo di alto livello» della durata di tre anni e rinnovabile,che permetta agli sportivi dilettanti, che rappresentano la Nazione nelle gare internazionali, di vivere decorosamente e di consacrarsi interamente alla propria disciplina. Altra bella cosa.
    1. Sostenere le piccole squadre al fine di promuovere al massimo la presenza di giocatori francesi nelle squadre professioniste e lottare contro la finanziarizzazione dello sport professionale.Rafforzare le azioni contro la violenza nello sport dilettantistico e imporre il severo rispetto della laicità e della neutralità in tutti i club sportivi. E perché no? Anche questo non mi sembra male.
    1. UNA FRANCIA POTENTE
  1. FARE RISPETTARE LA FRANCIA
    1. Lasciare il comando militare integrato della NATO perché la Francia non venga trascinata in guerre non sue. Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia era uno slogan di Democrazia Proletaria. Se lasciamo le parole d’ordine alla destra, ripeto, poi non ci possiamo lamentare.
    1. Assicurare una capacità di Difesa autonoma in tutti i settoriPiaccia o meno è giusto. La priorità ora sarebbe spendere in pensioni, scuole e ospedali. Ma l’idealismo del fare a meno delle forze armate non sta, ancora, né in cielo né in terra. Il problema sarebbe non fare i reggicoda delle guerre altrui, tipo le destabilizzazione targate USA in Medio Oriente per accaparrarsi risorse energetiche. Il tema è importante. Perché la “sinistra” lo lascia alla destra?
    1. Ricostituire, in tutti i settori della Difesa, un’offerta industriale francese, per rispondere ai bisogni delle nostre forze armate e garantire la nostra indipendenza strategica. Anche qua il tema è molto importante. Importante sarebbe non inserirlo in una cornice militarista come fa il Front National, ma non illudiamoci che una sinistra seria possa non parlare di questo. Sappiamo di aver speso 15 miliardi in una fase critica per comprare quegli scassoni di F35 e sappiamo anche perché lo abbiamo fatto; che non si possa dirlo apertamente è un altro paio di maniche. Ma prendiamo ad esempio la Svezia e non il Front National. Non fanno parte del comando integrato Nato e sviluppano da sé i propri sistemi d’arma, ad esempio il caccia di quarta generazione e mezza Saab Jas 39 Gripen, che è uno dei migliori al mondo. L’avionica, l’elettronica eccettera spingono la Svezia a mantenere pubbliche una serie di aziende anche per motivo di segreto militare, ma questo vuol dire anche OCCUPAZIONE, RICERCA INDUSTRIALE, BREVETTI PUBBLICI e TRASFERIMENTO TECNOLOGICO all’industria dell’indotto. Per gli F35 invece noi sviluppiamo soltanto dei cassoni d’ala, cioè fondamentalmente modellistica a livello falegnameria. Se ci facessimo noi i nostri sistemi d’arma salveremmo le nostre imprese in campo aerospaziale e avremmo un imponente indotto per le nostre aziende nel campo della meccanica fine e dell’elettronica / optoelettronica più avanzata, e avremmo poi brevetti nostri da mettere a frutto. Il che non ci impedirebbe, come la Svezia, di avere una tradizione di politica internazionale molto più pacifica di quella conseguente allo stare agganciati alla Nato. Questi sono temi importanti, sui quali la sinistra latita da troppo.ANCHE IN QUESTO CASO SE LASCIAMO UN TEMA CRUCIALE A DESTRA NON POSSIAMO, POI, LAMENTARCI SE LO DECLINANO A MODO LORO.
Aumentare, dal primo anno del mandato, il budget della Difesa portandolo al 2% del PIL, per poi tendere al 3% in vista della fine del quinquennio. Questa soglia minima del 2% verrà inserita in Costituzione. Questo sforzo sostanziale permetterà di finanziare:
  • una seconda portaerei battezzata « Richelieu », indispensabile alla permanenza in mare della nostra flotta aeronavale;
    • un aumento degli effettivi (per riportarlo al livello del 2007, cioè un incremento di circa 50.000 unità);
    • il consolidamento della nostra forza di dissuasione nucleare;
    • l’incremento generale della nostra forza militare (più aerei, più navi, più blindati) e la modernizzazione delle dotazioni;
    • la reintroduzione progressiva del servizio militare (minimo obbligatorio 3 mesi). Questa è vocazione militarista. Prendono il tema e lo declinano da destra, appunto.
  1. RENDERE DI NUOVO LA FRANCIA UNO DEI PRIMI PAESI AL MONDO
    1. Impegnare la Francia al servizio di un mondo multipolare fondato sull’uguaglianza dei diritti delle nazioni, in un dialogo permanente e nel rispetto dell’indipendenza di ognuna. Fondare la politica internazionale sul principio del realismo e restituire alla Francia il suo ruolo di potenza di stabilità ed equilibrio. Perché non dovremmo propagandare noi, da sinistra, la necessità di un mondo multipolare? La sinistra non ha una linea in politica internazionale da decenni….
    1. Rafforzare i legami con i paesi che condividono la nostra lingua.
    2. Mettere in opera una vera politica di collaborazione per lo sviluppo con i paesi dell’Africa fondata prioritariamente sull’aiuto allo sviluppo della scuola primaria, il miglioramento dei sistemi di coltivazione, lo sviluppo dei mezzi di Difesa e sicurezza. Nel caso dei francesi lo scopo è chiaramente tenere in vita il loro colonialismo mascherato nei paesi dell’Africa centro occidentale, ma nel nostro caso sarebbe importante riqualificare il tema perché il nostro futuro è essere un centro organizzativo dell’area del Mediterraneo, paesi nord Africani inclusi, e non certo essere il carrellino al gancio della Germania. Si faccia viva la sinistra quando deciderà di abbandonare il proprio stolido e autolesionistico €uropeismo.
  1. VII. UNA FRANCIA STABILE LA FRANCIA, POTENZA AGRICOLA AL SERVIZIO DI UNA ALIMENTAZIONE SANA
    1. Applicare il patriottismo economico ai prodotti agricoli francesi per sostenere da subito i nostri contadini e i nostri pescatori, in particolar modo attraverso la domanda pubblica (Stato e collettività). Giusto. Noi invece lasciamo che i cruccofoni producano e vendano “parmesan” e facciamo pure gli autorazzisti nei loro confronti. No comment.
    1. Trasformare la Politica Agricola Comune in Politica Agricola Francese. Garantire sovvenzioni il cui ammontare sarà stabilito dalla Francia e non più dall’Unione Europea, con l’obiettivo di salvare e sostenere il modello francese di azienda agricola familiare. Giustissimo e a maggior ragione ciò vale nel nostro caso. Oltre ai motivi interni, e sono molti, dovremmo anche qualificare come e perché la PAC sia di fatto colonialismo nei confronti dei paesi africani.
    1. Rifiutare i trattati di libero scambio (TAFTA, CETA, Australia, Nuova-Zelanda etc.). Sviluppare la filiera corta dalla produzione al consumo, riorganizzando la distribuzione. Giustissimo a maggior ragione per l’Italia. Anche qua parliamo di tutela di produzione, ambiente, biodiversità, lavoro che può essere di più di quello che è e di buona qualità.
    1. Semplificare il lavoro degli agricoltori bloccando l’aumento vertiginoso delle norme amministrative e incoraggiare l’assunzione di giovani agricoltori tramite la defiscalizzazione dei primi anni di impiego. Un piano agricolo serio serve anche da noi.
    1. Difendere la qualità: per combattere la concorrenza sleale, vietare l’importazione di prodotti agricoli e alimentari che non rispettino le norme di produzione francese in materia di sicurezza sanitaria, benessere animale e rispetto dell’ambiente. Imporre la tracciabilità totale dell’origine geografica e del luogo di trasformazione sull’etichetta, in modo da garantire la trasparenza e l’informazione completa dei consumatori. Giustissimo, ancora.
    1. Promuovere le esportazioni agricole, in particolare sostenendo i marchi di qualità. Ecco qua una differenza. La sinistra non dovrebbe mai essere mercantilismo, dovremmo piuttosto parlare di biodiversità, lavoro e SOVRANITÀ ALIMENTARE.Purtroppo però la nostra sinistra se sente parlare di “sovranità” è capace solo di cagarsi nei pantaloni.
  1. AMBIENTE E ENERGIA: LA FRANCIA DEVE PUNTARE ALL’ECCELLENZA
    1. Per preservare l’ambiente, rompere con il modello economico fondato sulla mondializzazione selvaggia degli scambi e il dumping sociale, sanitario e ambientale; la vera ecologia consiste nel produrre e consumare nelle immediate vicinanze e trasformare sul posto. Evidente. Un po’ più credibile che incensare la filiera corta e difendere l’euro, la moneta pensata appositamente per dover comprare tutto all’estero.
    1. Al fine di lottare contro la precarietà energetica e agire direttamente sul potere d’acquisto dei Francesi, fare dell’isolamento termico degli immobili una priorità del budget del quinquennio, perché l’energia meno cara è quella che non si consuma. Un modo sensato di impostare anche la questione della sovranità energetica: un piano pubblico per l’edilizia a basso consumo/impatto.
 
    1. Sviluppare massicciamente le filiere francesi delle energie rinnovabili (solare, gas naturale, legna) grazie a un protezionismo intelligente, al patriottismo economico, all’investimento pubblico e privato e alla domanda dell’EDF (corrispettivo dell’Enel – ndT) Decretare una moratoria immediata sull’eolico. Anche noi dovremmo razionalizzare la questione invece che puntare tutto sull’incentivo al solare e rimangiarci tutto 5 anni dopo.
    1. Per mantenere, modernizzare e mettere in sicurezza la produzione nucleare francese, procedere al Grande Carenaggio (ampio programma industriale volto ad aumentare la vita delle centrali nucleari – ndT), e mantenere il controllo dello Stato sull’ EDF, restituendogli una vera missione di servizio pubblico. Rifiutare la chiusura della centrale di Fessenheim. Rimanere antinuclearisti. Del resto questa è destra francese, non ci si poteva aspettare altro.
    1. Sostenere una filiera francese dell’idrogeno (energia pulita), con l’aiuto statale in materia di ricerca e sviluppo, al fine di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Non aiuto statale ma PUBBLICO. Riprendiamoci integralmente Enel e Eni per fare questo.
    1. Vietare lo sfruttamento del gas di scisto, finché non si saranno raggiunte condizioni soddisfacenti in materia di ambiente e di sicurezza, e applicare il principio di precauzione vietando gli OGM. Giusto.
    1. Fare della protezione animale una priorità nazionale. Difendere il benessere degli animali vietando l’abbattimento non preceduto da stordimento e sostituendo il più possibile la sperimentazione animale. Rifiutare il modello delle fattorie-fabbriche, del tipo «fattoria da 1.000 mucche». Giusto.
 
  1. ASSICURARE L’UGUAGLIANZA SU TUTTO IL TERRITORIO E PROMUOVERE L’ACCESSO ALL’ALLOGGIO
    1. Garantire l’uguale accesso ai servizi pubblici (amministrazioni, pubblica sicurezza, acqua, sanità, trasporti, ospedali e case di cura…) su tutto il territorio e in particolare nelle zone rurali. La liberalizzazione delle ferrovie voluta dall’Unione Europea sarà rifiutata. La Posta e la SNCF (Ferrovie dello Stato – ndT) resteranno pubbliche. Giusto.
    1. Raggruppare in un solo ministero l’adeguamento del territorio, i trasporti e l’alloggio. Riequilibrare la politica della cittàin favore delle zone spopolate e rurali. Giusto.
    1. Facilitare l’accesso alla proprietà rinforzando l’istituto di prestiti agevolati e migliorando le condizioni di riscatto degli affittuari degli alloggi sociali, per raggiungere l’1% del parco HLM (case popolari – ndT) venduto ogni anno. Ridurre i diritti di trasferimento del 10%. Giusto.
    1. Ridurre le spese per l’abitazione delle famiglie attraverso un grande piano di aiuto alla costruzione e alla riqualificazione degli alloggi, alla riduzione delle tasse sugli immobili più modesti e il blocco degli aumenti e rendendo definitivi gli APL (Aiuti Personalizzati all’alloggio – ndT) (eliminazione dell’inclusione del patrimonio nel loro calcolo). Creare una «Protezione-Abitazione-Giovani»: lanciare un grande piano di costruzione di abitazioni per studenti e rivalorizzare del 25% gli APL per i giovani fino a 27 anni fin dal primo anno del quinquennio. Giusto, e dovremmo avere il coraggio di dire che si deve fare nella forma di edilizia pubblica, abbattendo e ricostruendo secondo moderni parametri antisismici e di basso impatto energetico, il che rimetterebbe in modo anche l’indotto della nostra industria ad ogni livello se vincolando il provvedimento all’utilizzo di produzioni nazionali.
    1. Riservare la precedenza ai Francesi per l’attribuzione degli alloggi popolari, senza effetto retroattivo, e indirizzarla verso coloro che ne hanno più bisogno. Applicare realmente l’obbligo di godimento pacifico, a pena di revoca immediata dell’affitto. Se l’edilizia popolare in Italia passasse dal 2% che è al 20% e di buona qualità come è in Austria, queste recriminazioni da destra contro gli immigrati sarebbero finalmente disarticolate: la casa ci sarebbe per tutti senza alimentare queste guerre tra poveri. Il problema è che qua si continua sempre e solo, anche a sinistra, a fare gli interessi dei grandi immobiliaristi. Poi il risultato sono queste campagne della destra e la presa che hanno in una società in cui in effetti il problema dell’abitare è grave.
    1. Razionalizzare e semplificare le norme di urbanistica e costruzione per riassorbire le tensioni sul mercato degli alloggi. Sorvegliare la tutela dell’ambiente e degli spazi naturali protetti (litorali, montagne ecc.). Giusto.
    1. Sostenere lo sforzo di investimento in infrastrutture, in particolare nelle zone rurali (erogazione di energia, copertura telefonica, strade) e rinazionalizzare le autostrade per restituire ai Francesi un patrimonio che hanno finanziato e di cui sono stati derubati; più generalmente rifiutare la vendita degli attivi strategici posseduti dal potere pubblico. Sacrosanto.CONCLUSIONI

Da una analisi puntuale del programma del Front National credo emerga con grande chiarezza la non equivocabilità del loro profilo politico. Si tratta di una destra chiaramente radicale che punta fortissimamente verso un securitarismo sbirresco che trascinerebbe il paese fuori dai normali parametri di garantismo propri di uno stato di diritto e che declina la propria ossessione per l’ordine concepita come stato di polizia in chiave apertamente xenofoba.Tuttavia se c’è una cosa che non deve essere considerata sorprendente è lo sfondamento di questo tipo di destra tra i ceti popolari, e questo non vale esclusivamente in Francia. Perché è assolutamente evidente che il profilo economico del Front National, pur moderatissimamente keynesiano e poco improntato ad una vasta redistribuzione di ricchezza, è in ogni caso incomparabilmente più allettante per chiunque svolga lavori normali e abbia bisogno di stato sociale, di qualsiasi programma delle sinistre globaliste e europeiste da 20 anni in qua.

Si difendono pensioni a età accettabili, si puntella lo stato sociale che resta rifiutando ulteriori privatizzazioni sia dei servizi sia degli asset pubblici. Si difendono le ultime norme di rigidità contrattuale del lavoro mentre le “sinistre” fanno il jobs act e la loi travail. Inoltre, pur declinando alla fine in una destrorsa chiave militarista, si difendono anche principi che andrebbero invece sostenuti da sinistra. Non solo la filiera corta e la difesa delle produzioni tipiche nel settore agroalimentare in modo più serio di quanto non faccia la sinistra ( la filiera corta senza protezionismo commerciale e con l’euro NON LA FAI ), ma qua, ancor peggio, abbiamo lasciato a destra anche la rivendicazione del multipolarismo in politica internazionale e il rifiuto di voler rimanere al gancio dell’imperialismo Nato. Insomma, ci spellano vivi, è una disgrazia, ma non possiamo raccontarci che non ci sia un perché. Se sei appartenente ad un ceto popolare è assolutamente ovvio e razionale che voti FN invece che gli pseudo socialisti o i verdi europeisti.Purtroppo in Francia, con la parziale esclusione di Mélenchon che è a capo dell’unica sinistra votabile, e ancor più in Italia, la sinistra sta lasciando il campo a destra perché non riesce ad affrontare in maniera non nevrotica e autenticamente degna di studio psichiatrico, la questione della sovranità nazionale .La sinistra e la sovranità nazionale. Le sciocche superstizioni della sinistra a proposito della sovranità nazionale, vista come un male a prescindere da qualsiasi altra argomentazione, lasciano la sinistra completamente impotente e inadeguata di fronte alle contraddizioni e alle sperequazioni create dalla globalizzazione capitalistica di cui l’Unione Europea è epifenomeno regionale. La realtà è che un paese può essere governato da destra o da sinistra, ma un paese non sovrano invece non può autogovernarsi, verrà gestito nel nome di interessi terzi, e quindi si dissolve l’autodeterminazione e la possibilità per i ceti popolari in primis di far valere le proprie istanze: i dominanti si ricicleranno sempre, invece, come vicerè e/o borghesia compradora. Esattamente nel manifestare questa attitudine, anzi, proprio la borghesia italiana è sempre stata una avanguardia.Negli ultimi giorni ha destato un certo scalpore e ha suscitato parecchi commenti una intervista al prof. Gustavo Zagrebelsky che ha toccato il tema della sovranità e della rivendicazione di sovranità nazionale da parte dei popoli, che può essere declinata in vari modi. Cerco di offrire un mio contributo alla chierezza di idee perché altrimenti temo si rischi di girare a vuoto intorno al legame tra i concetti di sovranità popolare e sovranità nazionale.

L’opinione pubblica e il dibattito prevalente nei partiti questo fa, già da anni. Ripropongo un articolo del 28 Luglio 2015 integralmente scritto da Zagrebelsky, nel quale affronta in modo più preciso la tematica, all’indomani del referendum greco e dell’abdicazione del governo di fronte al terzo memorandum della Trojka.

Il passaggio cruciale, che interroga tutti, sul quale in seguito Zagrebelsky abbozza le proprie considerazioni e ipotesi di soluzioni, è praticamente all’inizio dell’articolo: <<Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia. Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato. Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori>>

Perché i “sovranismi” – definizione che personalmente non adotto ma che è evidentemente polisemica come la definzione di “populisti”, tanto è vero che in tal modo si definiscono sia la Le Pen sia Iglesias che politicamente non hanno nulla a che spartire tra di loro – stanno così tanto prendendo piede oggi in funzione realmente o strumentalmente antisistemica? Perché dentro la UE un problema di sovranità sussiste, un problema di sovranità che come evidenzia Zagrebelsky condiziona il diritto di autodeterminazione dei popoli nello scegliere un modello sociale con normale processo democratico all’interno del proprio Paese e che mette gli stati stessi nella condizione di poter fallire. Uno stato può attraversare crisi, politiche, istituzionali, produttive, finanziarie, ma non può fallire. In condizioni normali. Il fatto che possa sostanzialmente fallire entro l’Unione Europea non è semplicemente una stranezza, è una leva politica. Una questione di POTERE politico, che determina chi sia il sovrano. Come evidenziato nella vicenda greca che Zagrebelsky analizza.

E se accettiamo la definzione di Schmidt secondo la quale sovrano è chi decide sulla stato di eccezione, se lo stato concretamente può fallire ( la crisi che lo porta alla bancarotta è lo stato di eccezione, come è accaduto in Grecia nel Luglio 2015, o a Cipro nel 2013 ), CHI veramente è il sovrano? E qual è la strategia per spodestarlo se esso non è il popolo? Le domande nell’articolo restano aperte ma è evidente che quello è il vero nodo politico dell’oggi. Lo Stato può morire per “ragioni di diritto commerciale, quindi di diritto privato”. Che spazio ha la sovranità popolare all’interno di questa assoluta anomalia prodotta dalla menomazione della sovranità nazionale?

Rispetto al neologismo “sovranismo”, dai media maintream ormai sistematicamente utilizzato come sinonimo di “populismo” e quindi di fascismo anti€peista, ci vado estremamente cauto.Tendo a diffidare dei neologismi, ma dobbiamo sforzarci di essere precisi.Se lo stato è una entità storicamente determinata di natura politico-giuridica composta da un territorio, un popolo e una sovranità, che senso ha parteggiare per una prerogativa fondamentale dello stato? Casomai possiamo discutere del fatto che uno stato sovrano potrebbe anche non essere democratico: in una dittatura non c’è sovranità popolare. Può accadere, o anche no. Ma al contrario in un un paese non sovrano la democrazia non c’è per forza di cose o al massimo è un simulacro, quindi per forza non c’è sovranità popolare. Quindi, posto che sovranismo è una categoria che non dice quasi nulla e che personalmente non adotterei, volendo proprio ragionarci sopra e assumendo l’ovvietà che la sovranità popolare non si esercita nel vuoto ma dentro la cornice della sovranità nazionale, ne discende che: – possono esistere sovranisti antidemocratici, ma – non possono esistere democratici per i quali l’istanza sovranista non sia almeno implicita .In parole povere se continueremo come sinistre a lasciare alla destra la rivendicazione della sovranità nazionale come spazio di autodeterminazione rispetto allo strapotere dei mercati globalizzati, non ci dovremo sorprendere se i ceti popolari andranno in blocco a destra: sarà stata solo e unicamente colpa nostra e delle sciocche e pusillanimi fisime di quei brocchi delle dirigenze politiche e sindacali che hanno paura delle parole oltre ad essere, spesso, pure colluso nei fatti con gli interessi dominantiCitando il sociologo spagnolo Manuel Castells: le élite sono cosmopolite, il popolo è locale. Lo spazio del potere e della ricchezza si proietta in tutto il mondo, mentre la vita e l’esperienza della gente comune è radicata nei luoghi, nella propria cultura, nella propria storia.Una volta questa idea, niente affatto nuova, era patrimonio comune delle sinistre e non confliggeva con il loro tradizionale internazionalismo, perché la fratellanza si costruisce tra stati sovrani e democratici governanti dalla causa operaia. Questo era un fatto pacificamente acquisito. Inoltre ci si ricordava delle riflessioni di Antonio Gramsci o Lelio Basso, solo per fare due nomi, che facevano una distinzione chiarissima tra cosmopolitismo borghese e internazionalismo proletario, specificando che non soltanto non sono la medesima cosa ma sono addirittura valori in opposizione l’uno all’altro. La realtà è che la sinistra elitaria, cioè appiattita sul dogma cosmopolita, si sta estinguendo banalmente perché non serve a nessuno.

Fonte: http://unpezzounculo.blogspot.it Link: http://unpezzounculo.blogspot.it/2017/03/la-situazione-e-tragica-ma-con-le.html 20.03.2017

Londra: attentato contro la Brexit

attentato BrexitIsis, la creatura dell’Occidente per servirlo.


Ormai pare accertato: a colpire Londra è stato il Terrore. Ancora non si sa se l’assassino di turno abbia agito da solo o in collegamento diretto con la rete dell’Isis, ma il suo scopo è stato raggiunto egualmente. L’attentato segue il quasi-attentato in Francia di una settimana fa, quando a Orly un tizio ha rubato l’arma a una soldatessa ed è stato prontamente freddato. Queste ultime iniziative del terrorismo sono ben diverse dalle precedenti, molto più elaborate e ben più tragiche (vedi Nizza e Charlie Hebdo in Francia e Orlando negli Stati Uniti).

Il che segnala una certo indebolimento della rete del Terrore, che risulta meno efficace di un tempo (anche se può riprendere vigore). D’altronde di colpi ne ha subiti, e molti: in Siria e Iraq gli sciiti (iracheni, siriani e iraniani) e i russi stanno flagellando le bande armate affiliate alla jihad globale.

Un’azione martellante nella quale stanno trascinando anche, sebbene a strappi, gli Stati Uniti, il cui intervento è stato finora alquanto ambiguo e contrastato, forse perché l’azione di tale jihad nei due Paesi, per una eterogenesi dei fini alquanto palese, collimava con i piani dei neconservatori (alquanto influenti nell’esercito Usa) che prevedono, tra le altre cose, la partizione di Iraq e Siria in più Stati.

Nonostante questo, la rete del Terrore ha dimostrato di essere purtroppo ancora vitale, capace cioè di iniziative come quella londinese.
A essere preso di mira è stato il Parlamento, che è il cuore della democrazia in quanto simbolo della sovranità popolare. Quella sovranità popolare che si era espressa nel referendum dello scorso giugno, decretando la Brexit. Un esito imprevisto della consultazione popolare, che ha trovato non poche forze ostative alla sua attuazione, a vari livelli.

Proprio in questi giorni, vinte a fatica tali forze ostative, la premier Theresa May ha annunciato l’avvio della procedura per tagliare il cordone ombelicale che lega Londra alla Ue, che inizierà il 29 marzo. Si può immaginare che la coincidenza temporale dell’avvio vero e proprio della Brexit con l’attentato a Londra sia una mera coincidenza. Ma il Terrore globale non conosce coincidenze, solo obiettivi e simbolismi (esoterici, come detta la sua natura). Nel caso specifico si è voluta colpire la sovranità popolare, che si è affermata contro le ragioni della Finanza globale, che aveva puntato tutto sul Remain. Non che tutti i broker e i dipendenti di banca inglesi abbiano votato Remain, anzi. Ma la Finanza in quanto tale non poteva accettare l’opzione Brexit perché mina alla radice la globalizzazione, quell’ordine costituito ormai dato per permanente che l’ha resa forza egemone del mondo, relegando la politica (e la sovranità popolare) alla marginalità.

Non solo la Finanza, anche il Terrore ha nella Brexit un nemico esistenziale. Il Terrore globale, infatti, è nato proprio a seguito e grazie alla globalizzazione. Ne è un prodotto necessitato.La globalizzazione, almeno quella conosciuta finora, vampirizza il ceto medio, crea masse di emarginati, abbatte barriere, confini, destabilizza società e Stati, creando l’humus perfetto nel quale può allignare e alimentarsi la Paura e il terrorismo. Non solo, se la Finanza non è più libera di vagare a suo piacimento, anche la Finanza oscura, quella creata dal Terrore globale e ad esso destinata, vede erodere i propri margini di manovra.

Ancora: la fine della globalizzazione, che si compirebbe se l’onda di marea iniziata con la Brexit e montata con la vittoria di Trump si abbattesse sull’Europa, creerebbe nuovi scenari geopolitici.

Uno di questi scenari vede la possibile convergenza dell’Occidente e dell’Oriente, Russia e Cina in particolare, contro il Terrore globale. Scenario peraltro probabile, se si sta ad esempio a quanto annunciato da Trump nella campagna elettorale che l’ha visto vittorioso. Per una bizzarra eterogenesi dei fini, infatti, la globalizzazione crea una rete di Terrore globale ma, allo stesso tempo, alimenta divergenze tra Est e Ovest.

Alla radice di tale divergenza la volontà di Mosca e Pechino di non subordinate le ragioni di Stato a quelle della Finanza globalizzata, della quale pure usano.

Il Terrore globale ha una capacità di elaborare molto sofisticata. Sa bene chi sono i propri nemici irriducibili. E sa bene le conseguenze della Brexit. Così ha colpito al cuore dell’Inghilterra. A monito e futura memoria (a breve si decide il destino della Francia: le elezioni possono determinare la Frexit e quindi la fine della Ue). Gli agenti della Paura sanno perfettamente che la Brexit, ponendo non poche criticità alla globalizzazione, mina anche la loro sopravvivenza. Da qui il suo nervoso attivismo.

Un attivismo che ha ricordato un po’ l’infausto 11 settembre, con la povera premier Theresa May portata via dalla sicurezza come allora avvenne per l’imbelle George W. Bush. Ma l’Inghilterra ha alle spalle una storia diversa da quella degli Stati Uniti. Durante la seconda guerra mondiale il Parlamento continuò a riunirsi anche sotto i bombardamenti nazisti. Un pregresso che conforta.
Notizia del: 24/03/2017 PICCOLE NOTE

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-londra_attentato_contro_la_brexit/16658_19443/

 

A sessant’anni dai Trattati di Roma: “vertici” e “celebrazioni” che hanno fatto il loro tempo

trattati romail popolo dovrebbe festeggiare la troika che li dissangua a suon di austerità? Ah già si deve altrimenti si è populisti….


Piccolo esempio di come gettano al vento i nostri soldi: i festeggiamenti per i 60 anni del Trattato di Roma che istituì la Comunità Economica Europea.

Pensate a quanto costerà quest’inutile ed autoreferenziale fanfaronata, anche solo dal punto di vista della “sicurezza”. Da giorni cercano di coinvolgerci emotivamente con le “informative dei nostri (?) 007″: l’Isis, i Black Bloc, la Banda Bassotti, Fantomas e pure il Jolly Joker caleranno sulla Città Eterna per metterla a sacco!

Ma se proprio hanno tanta voglia di festeggiare, perché queste nullità “europeiste” non s’incontrano da qualche parte, in un esclusivissimo albergo di montagna, cenano a caviale e champagne, si scambiano baci e abbracci, leggono un paio di banalità dei “padri dell’Europa” e poi se ne tornano ordinatamente a casa loro? D’altronde non è quello che fanno quando si riuniscono per il Bilderberg, la Trilaterale, al Bosco Boemo e via cospirando?

Invece no: devono imporre questa “festa” a Roma perché tutti la devono vedere, spendendo cifre assurde per le delegazioni, la farsa della “sicurezza” (ma chi vi fila!) e l’immancabile parterre di ‘escort dattilografiche’ al seguito, tutti pagati dal mitico ed esangue “contribuente”.  E questo senza citare il disagio che questi “summit” provocano nella cittadinanza, espropriata della città per far posto a Sua Maestà l’oligarchia europoide.

Viene sinceramente il dubbio che uno degli scopi dell’evento sia effettivamente quello di far calare dei “contestatori”, che come al solito spaccheranno tutto, dai cassonetti dell’immondizia alla vetrina della bottega del pizzicagnolo, dalle cabine del telefono alla macchina del ragionier Fantozzi parcheggiata sotto casa, che, si sa, sono i simboli per antonomasia dei “padroni”.

Solo di agenti in servizio, questa orgia auto-celebrativa che poteva essere evitata organizzando una comoda audio-conferenza gratuita su Skype, costerà un capitale che, in tempi di deprecati “sprechi”, dovrebbe far sobbalzare sulla sedia di strapagati grilli parlanti i vari professionisti della berlina per “la Casta” ed i suoi vizi, che invece taceranno come tacciono sempre quando annusano pericoli per il loro quieto vivere.

Eppure è tutto così evidente. Ora, tutto questo dispendio di soldi ed energie per mettere intorno a un tavolo i cosiddetti “grandi della terra” può verificarsi puntualmente ed impunemente perché in giro non c’è manco il barlume di una “coscienza storica”. Ma avendo il sottoscritto una preparazione da storico contemporaneo, non mi può sfuggire un particolare non da poco.

Fino a qualche decennio fa gli “incontri al vertice” erano davvero appuntamenti importanti, preparati per mesi, nei quali si decideva qualcosa. Penso, prima della Seconda guerra mondiale, alle Conferenze di Stresa o di Monaco. Oggi, ogni settimana c’è un “vertice”, fatto tanto per fare, per dare l’impressione che esista una politica estera espressione della volontà dei politici. Un inutile ed indecoroso walzer di facce di bronzo che girottolano con le loro cartelline di cui ignorano i contenuti, con un codazzo di delegazioni da fare spavento, più alberghi e cene e via sperperando, fino all’immancabile foto di gruppo (o di classe, da bravi scolaretti che hanno fatto bene i “compiti”) da dare in pasto alle agenzie e ai tiggì, senza che di tutto ciò – intendiamoci – resti traccia nella Storia…

Ecco, di questi sessant’anni dei Trattati di Roma, di cui non frega assolutamente nulla a nessuno, rimarrà probabilmente solo l’ennesimo ammanco di cassa, di danari nostri estorti dal nostro sudore ed andati in cene, conferenze, parate, alberghi, leccapiedi e pattugliamenti di terra, del cielo e dell’aria; e forse, come sussurra qualche malalingua, in dame di compagnia ed altro “materiale umano” per allietare le notti dei convenuti, di certi particolari convenuti alla “festa” di un’Europa senz’anima nel vero senso della parola.

Sì, perché non è credibile mettere su un piano – quello del “terrorismo” – tutti i cattivi pronti a rovinare la “festa” e presentare come delle mammolette prese a studiare il meglio per noi gli stessi che, un colpo dietro l’altro, “commissariando” le nazioni europee, ci hanno esautorato di ogni sovranità, esponendoci oltretutto al pericolo di “spectre” che, come le migliori inchieste hanno dimostrato (Meyssan, Estulin…), sono fabbricate nello stesso esatto luogo dal quale escono i “rispettabili” cantori della “globalizzazione”, di cui questa “Unione Europea” è una diretta ed evidente espressione.

di Enrico Galoppini – 23/03/2017 Fonte: Il Discrimine

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58553

DOPO I SACRIFICI PER ENTRARE NELL’EURO E I SACRIFICI PER RESTARE NELL’EURO, I SACRIFICI PER USCIRE DALL’EURO

k1426303La cronaca “europea” della scorsa settimana è stata segnata dalle dichiarazioni, poi parzialmente rimangiate, del cancelliere tedesco Angela Merkel su una “Europa a due velocità” da formalizzare già al prossimo vertice di Roma. I media hanno sbrigativamente tradotto le posizioni della Merkel con l’ossimoro di una “doppia moneta unica”, una per i Paesi del nord ed un’altra per i Paesi del sud. Non sono mancati i consueti commenti circa l’influenza della campagna elettorale in Germania su questa presa di distanze della Merkel dalla consueta dogmatica dell’Unione Europea.
In realtà i Tedeschi sono scontenti dell’UE perché gli è stato fatto credere che il crollo dei loro redditi sia causato dalla necessità di sacrificarsi per soccorrere i cosiddetti PIIGS. Dato che così non è, alla Merkel basterebbe consentire un aumento dei salari in Germania per fare tutti contenti, all’interno come all’esterno. Un aumento della domanda in Germania stimolerebbe l’economia dei Paesi UE più in difficoltà ed il contestuale aumento del costo del lavoro nella stessa Germania renderebbe le merci tedesche un po’ meno competitive, diminuendo così il destabilizzante surplus commerciale tedesco.
Ma ciò non accadrà, poiché l’UE non era affatto nata per favorire l’integrazione economica dell’Europa. Gli interessi erano soltanto finanziari e militari. La deflazione causata dall’euro rende più forti i creditori nei confronti dei debitori, e quindi va a favore delle multinazionali finanziarie. Gli USA sono stati determinanti nella nascita dell’euro e nella sua conservazione, poiché l’euro consente di compattare in funzione anti-russa Paesi che, come l’Italia, rischiavano di farsi risucchiare economicamente nell’orbita della Russia. Sino a qualche anno fa gli USA erano disposti a pagare il prezzo salato che l’euro comportava in termini di depressione dell’economia mondiale. Pare che non siano più disposti oggi, dato che le merci tedesche hanno invaso il mercato statunitense a causa della sottovalutazione dell’euro rispetto all’effettivo potenziale dell’economia della Germania. D’altro canto il presunto “disimpegno” americano in Europa potrebbe davvero cambiare qualcosa? E’ vero che gli USA non sono riusciti a mettere Putin all’angolo, che i costi dei loro impegni militari sono mostruosi, ma sembra esserci la necessità di una riorganizzazione della gerarchia internazionale senza la quale il “protezionismo coloniale” avrebbe qualche difficoltà. Senza una ostentazione di forza militare da parte degli USA, altri paesi potrebbero rispondere a loro volta col protezionismo. Certo è che l’UE e l’euro sarebbero travolti non tanto dai dazi ma da una svalutazione del dollaro che, per ora, non è arrivata.
Non sarebbe comunque la prima volta che gli USA distruggono ciò che essi stessi hanno creato perché non gli fa più comodo. Nel 1919 il presidente USA, Woodrow Wilson, impose la nascita della Jugoslavia per impedire all’Italia il controllo del Mare Adriatico. Per sostenere la sua posizione Wilson non esitò ad accusare l’Italia di imperialismo (per la serie del bue che dice cornuto all’asino). La stessa Jugoslavia negli anni ‘90 è stata poi distrutta dagli USA in concerto con la Germania e, grazie ad una notevole manipolazione mediatica, anche le “sinistre radicali” furono indotte a plaudire al “risveglio etnico” che dissolveva Stati che erano apparsi prima inamovibili.
Pur collocata dagli USA sul maggiore scranno della UE, la Germania non ha mai mostrato di credere realmente in questa costruzione. Nel 2003 tramontava l’illusione del governo francese di poter usare l’euro per acquistare direttamente materie prime sui mercati internazionali, poiché l’invasione USA dell’Iraq servì appunto a punire Saddam Hussein per il fatto che vendeva petrolio in cambio di euro invece che di dollari. Nello stesso 2003 il governo tedesco lanciò il piano Hartz per ridurre i salari in Germania. Il governo tedesco non si accontentava quindi del vantaggio che l’euro consentiva alle merci tedesche, ma apriva addirittura una corsa a comprimere il costo del lavoro in modo da accumulare il maggior surplus commerciale possibile.
Ciò indica che i governi tedeschi non hanno mai creduto alla sopravvivenza dell’UE e dell’euro; e che l’UE e l’euro, nati come armi da guerra contro la Russia, venivano usati dalla Germania anche per deindustrializzare il suo principale concorrente commerciale, cioè l’Italia, non a caso bersaglio preferito della Commissione Europea. La Germania non deve neanche affannarsi più di tanto per raggiungere il suo scopo, poiché ci pensa la lobby dello spread. La moneta “unica” è infatti un inganno. La moneta è composta di banconote e di debito pubblico, cioè di titoli del Tesoro: nel caso dell’euro le banconote sono controllate dalla Banca Centrale Europea, mentre i titoli del Tesoro sono ancora emessi dagli Stati, che però pagano interessi diversi. In questa tenaglia è stata stritolata la Grecia e si può stritolare l’Italia.
Risulta quindi fuori luogo la sorpresa suscitata dalla minaccia della Commissione Europea di mettere l’Italia in procedura d’infrazione per il famoso “zero virgola due”. La Brexit e CialTrump non hanno per niente indotto Juncker e colleghi a maggiore prudenza e buonsenso poiché la Commissione Europea, e l’apparato che la supporta, non si pongono affatto problemi di sopravvivenza dell’UE, ma ragionano esclusivamente in base agli interessi della lobby dello spread, cioè la lobby di finanzieri internazionali che esige alti interessi sul debito pubblico da Paesi che sono ancora in grado di pagarli, come l’Italia.
L’Unione Europea è un allevamento di lobbisti e costituisce il paradiso delle porte girevoli tra cariche pubbliche e carriere nel privato, ed il tutto è rigorosamente documentato da tempo, con dovizia di dettagli. La porta girevole che ha portato l’ex presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, alla dirigenza di Goldman Sachs dovrebbe costituire una preoccupazione urgente per tutti gli “europeisti”, i quali insistono invece a distrarci con voli pindarici. Ma gli europeisti non esistono, i lobbisti invece esistono, eccome. La delegittimazione delle istituzioni europee è tale che oggi la vera domanda che tutti si pongono è in quali multinazionali finanziarie concluderanno felicemente la loro carriera gli autori della lettera dello “zero virgola due”, Juncker e Moscovici.
 
A proposito di lobbisti mascherati, ci si è chiesti da più parti come si collochi l’ultima sortita del Super-Buffone di Francoforte in questo contesto di sfaldamento dell’UE. Mario Draghi farnetica di trecentoquaranta miliardi di euro di tangente da versare per permettere all’Italia di uscire dall’euro, quando ormai sarebbe evidente che è l’euro che sta uscendo dall’Europa.
 
La farneticazione del presidente della BCE contiene comunque un messaggio recondito, e cioè che la vita dell’euro dovrà perpetuarsi oltre la sua morte, con una scia di ulteriori sacrifici da imporre a lavoratori e risparmiatori.
La risposta immediata a Draghi dovrebbe essere quella di sottrarre il debito pubblico ai cosiddetti “mercati” (cioè la lobby dello spread) per usare i titoli del Tesoro solo all’interno, per effettuare i pagamenti della Pubblica Amministrazione e per mettere al sicuro il risparmio delle famiglie. Si tratta di una vecchia proposta, ripresa qualche giorno fa – non si sa quanto seriamente – anche dalla Lega. A rendere improbabile una tale misura di autonomia finanziaria non sono soltanto gli enormi rischi personali di chi dovrebbe adottarla, ma anche il fatto che lo spread e l’austerità si avvalgono di una lobby interna, tutta italiana, che lucra sugli alti interessi del debito pubblico, sul credito al consumo (e sul relativo recupero crediti), sul caporalato istituzionalizzato, sulle privatizzazioni e sull’intermediazione per la svendita all’estero dei patrimoni immobiliari. 09/02/2017

Distruggete i populisti e salvate la globalizzazione!

globalizzazioneAlcuni articoli sono rivelatori. Uno di questi lo ha pubblicato La Stampa, lo scorso 15 febbraio, a firma di Charles A. Kupchan. E voi direte: chi è? Semplice: è uno dei principali pensatori dell’establishment americano. Docente di affari internazionali alla Georgetown University e membro del Council on Foreign Relations, dal 2014 al 2017 è stato assistente speciale per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama. Tanto per intenderci.
Uno dei pochi ad aver colto l’importanza di questo articolo è stato il sito di analisi Piccole Note, secondo cui ci troviamo di fronte a un Manifesto della Controrivoluzione globale.
Kupchan, da intellettuale di rango, analizza il successo della Brexit e di Trump, a mio giudizio correttamente.
In lotta per guadagnare un salario di sussistenza, a disagio con la diversità sociale alimentata dall’immigrazione, e preoccupati per il terrorismo, un numero considerevole di elettori delle democrazie occidentali ha la sensazione di aver tutto da perdere dalla globalizzazione – e vuole abbandonarla. Giusto. La legittima rabbia di questi elettori rende chiaro che i nostri sistemi politici post-industriali non hanno fatto abbastanza per gestire la globalizzazione e garantire che i suoi benefici fossero condivisi più ampiamente nelle nostre società. Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, la sua ascesa rivela che c’è un disperato bisogno di riformulare il patto sociale che sostiene il centrismo democratico e il sostegno popolare a un ordine liberale internazionale.
Il punto, secondo Kupchan, è che Trump e i populisti non sono in grado di rispondere a tale necessità. E dunque occorre porre rimedio alla loro vacuità programmatica onde scongiurare il rischio che la Pax Americana e la Pax Britannica, che hanno fornito le basi dell’attuale mondo globalizzato, naufraghino definitivamente. Già, ma come?
E qui il discorso diventa davvero interessante.
In primo luogo, i centristi di tutte le convinzioni politiche devono unirsi per offrire un nuovo patto sociale che rappresenti un’alternativa credibile alle false promesse economiche dei populisti.
 
Kaplan parla di “nuove iniziative in materia di istruzione, formazione professionale, politica commerciale, politica fiscale e minimi salariali“. Sapendo però che
 
“la globalizzazione è destinata a durare. Ma la disomogeneità dei suoi effetti distributivi dev’essere affrontata per il bene della politica democratica.
 
Seguiamo il suo ragionamento e veniamo al secondo punto, leggetelo con attenzione:
 
Mentre gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali sono scosse dalle forze populiste, gli effetti moderatori dei contrappesi istituzionali saranno di importanza cruciale. Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati.
E tenetevi forte sul terzo:
Se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l’ordine liberale internazionale, l’Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell’Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale.
Cosa vuol dire tutto questo? Traduco:
1) L’élite che da quasi 30 anni promuove la globalizzazione ha individuato correttamente le radici del problema ma non ha alcun progetto credibile su come risolverlo. Le idee abbozzate da Kupchan potrebbero essere bollate, a loro volta, come “populiste” per la loro vacuità e nascondono una contraddizione per ora insanabile. In un passaggio, l’ex consigliere di Obama scrive che “i posti di lavoro che stanno diminuendo di numero soprattutto per l’automazione, non a causa del commercio estero”. Ma se questo è il problema: come pensano di risolverlo? Mistero.
2) Kupchan invoca le istituzioni. Scusate, ma non capisco: non sono stati proprio gli ambienti transnazionali a promuoverne scientemente lo sradicamento a livello nazionale e, contestualmente, il trasferimento di poteri a quelle sovranazionali? Non è paradossale che a invocare i “contrappesi istituzionali” siano coloro che li hanno screditati e talvolta vanificati?
Ben più significativa è l’affermazione successiva: Cosa vuol dire che “i media, l’opinione pubblica e l’attivismo (…) devono essere pienamente adoperati?” Notate bene che Kapchan non parla di “alcuni media” o di “testate sulle nostre posizioni” ma di media, di opinione pubblica in senso assoluto, e usa il termine “adoperare”, come se l’establishment a cui appartiene avesse il potere di orientare l’insieme dei media.
Scusate – si potrebbe e si dovrebbe obiettare – ma non siamo in democrazia? La stampa non è libera? In teoria sì ma di fatto il mainstream è ormai sinonimo di conformismo, che a tratti sfocia nel pensiero unico. Anche in Occidente. Tema che chi legge questo blog conosce bene, obiettivo che si ottiene ricorrendo alle tecniche di spin che descrivo da 10 anni (vedi il saggio “Gli stregoni della notizia Da Kennedy alla guerra in Iraq. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi”).
 
La novità è che tali tecniche venivano usate per sostenere i governi, a cominciare dalla Casa Bianca. Ora apprendiamo che possono essere usate anche contro di essa se il presidente, come Trump, non è gradito, sebbene legittimamente eletto.
E lo stesso vale per il riferimento all’attivismo ovvero a quei movimenti delle masse improvvisi e insistenti, che evidentemente non sono frutto di una spontanea presa di coscienza delle folle, ma di attente regie che, sfruttando metodi ben noti agli specialisti, raggiungono l’effetto voluto. Al riguardo segnalo l’ottimo saggio del giornalista del Tg5 Alfredo Macchi Rivoluzioni s.p.a. Chi c’è dietro la primavera araba.
Metodi che finora venivano impiegati fuori dai Paesi occidentali, ad esempio incentivando le Rivoluzioni colorate, ma Kupchan afferma che debbano essere utilizzate anche negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali.
Il messaggio implicito complessivo è inquietante: “Possiamo usare i media e le masse contro i populisti”. E lo stanno già facendo.
3) Stupefacente è la terza ammissione. Essendo la Casa Bianca e Downing Street fuori controllo, deve essere l’Unione europea a difendere la globalizzazione. E allora si spiega perché il fidatissimo e duro Shulz si candidi a Berlino, con l’obiettivo di scalzare una Merkel in fase calante, troppo debole. E si capisce perché si suggerisca all’impresentabile presidente della Commissione europea Juncker di farsi da parte per lasciare spazio a un falco come il finlandese Jyrki Katainen.
 
Ma ancora una volta emerge una contraddizione: l’impopolarità dell’Unione europea, alimentata da politiche così rigide da sfociare nell’ottusità, rappresenta una delle ragioni del successo dei movimenti populisti. Come può un Moloch come la Ue (e sul suo liberalismo sorvoliamo…) costituire il fulcro in difesa degli interessi globalisti e al contempo diventare il promotore del cambiamento per riconquistare una classe media impoverita e arrabbiata?
Insomma, l’analisi è corretta, gli obiettivi sono chiari – vogliono salvare la globalizzazione – ma senza il sostegno di riforme credibili e convincenti. Chiara invece è la determinazione nel voler distruggere l’onda “populista” e di fermare Trump, anche ricorrendo a metodi, che vanno oltre la normale dialettica politica.
Andiamo bene.
di Marcello Foa – 26/02/2017 – Fonte: Marcello Foa

60 anni dei Trattati di Roma

ue filo spinatoil 25 marzo festeggeranno i 60 anni dei Trattati di Roma che contribuirono al’istituzione del regime totalitario denominato EUROPA. Ci saranno almeno 4 cortei, (due dei tirapiedi di Soros, quel movimento federalista europeo che vive di dollari americani)  di cui almeno un paio a contestare i trattati e parlano di infiltrazioni, terrorismo violenze e tutto il corollario di fregnacce di regime atte ad autorizzare la REPRESSIONE PREVENTIVA DEL DISSENSO di chi non ci sta a SUICIDARSI per il progetto di oligarchi senza scrupoli. Ci scapperà un false flag per CHIUDERE LA BOCCA  a tutti coloro che contestano questa dittatura tanto cara alla finanza? Tanto per capire che significa libertà di espressione per la tanto “civile” Ue nata per contrastare gli “oscurantismi”.

Il finanziere/ banchiere Visco è tanto preoccupato perché non siamo ancora troppo uniti come Europa ( esistono ancora i fastidiosi parlamenti, ormai insopportabili ed inutili per le elites anche se vi hanno collocato sempre i loro scagnozzi).

Per questo motivo la Ue non riesce a fare tanto bene ai popoli, come promesso dall’astuta quanto falsa propaganda dell’epoca,  perché è troppo “paralizzata” e poi quell’euroscetticismo che toglie il sonno ai Visco e Boldrini…


Sono quattro i cortei e due le manifestazioni statiche in programma sabato 25 marzo, in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma.  Alle 11 i partecipanti al corteo del Movimento federalista europeo si ritroveranno alla Bocca della Verità per poi raggiungere l’Arco di Costantino, al Colosseo; qui ci sarà il ricongiungimento con il corteo di Nostra Europa, partito sempre alle 11 da piazza Vittorio. Ai due cortei, secondo la questura, dovrebbero partecipare complessivamente circa 6.500 persone. Nel pomeriggio, alle 14 il corteo di Euro Stop partirà da piazza Porta San Paolo, percorrendo via Marmorata, via Luca della Robbia e lungotevere Aventino: tappa finale, Bocca della Verità. Il corteo di Euro Stop è quello che si annnuncia più folto, con circa 8 mila partecipanti. Un’ora più tardi, alle 15, partirà da piazza dell’Esquilino il corteo di Azione Nazionale5mila le persone attese – che terminerà in via dei Fori Imperiali. Le due manifestazioni statiche sono promosse da Fratelli d’Italia (dalle 10 alle 15 all’Auditorium Angelicun) e dal Partito comunista (dalle 15 in piazzale Tiburtino). Saranno due le zone di ‘massima sicurezza’ nella Capitale in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, il 25 marzo. La “zona blu”, una sorta di “eurozona”, dove graviteranno i leader politici e la “zona verde”, un’area ‘cuscinetto’ con 18 varchi di accesso per i controlli.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/03/17/foto/anniversario_dei_trattati_di_roma_zone_di_sicurezza_cortei_e_sit_in_ecco_la_mappa-160781373/1/#1

Trattati Roma, rischio black bloc nei cortei: il 25 marzo centro storico blindato
Quattro cortei, due sit-in, 30mila persone in piazza, almeno 3mila uomini delle forze dell’ordine in campo. Dai numeri del 25 marzo, data clou delle celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, emergono una certezza e una paura. La certezza e’ che per romani e turisti, tra zone off limits, deviazioni di traffico e controlli rigorosissimi, sara’ l’ennesimo fine settimana di passione.
La paura e’ che la protesta targata ‘no Europe’ sia infiltrata dai professionisti degli scontri di piazza, magari d’importazione. A scongiurare quest’ultimo, preoccupante scenario lavorano da giorni i responsabili dell’ordine pubblico, che hanno cercato – e ottenuto – la collaborazione degli stessi promotori delle manifestazioni ufficiali. Numerose, e ravvicinate, le riunioni tecniche operative volute dal neo questore della citta’, Guido Marino.
 
Giovedi’ scorso, dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto al Viminale dal ministro dell’Interno Marco Minniti, e’ arrivato l’input a “intensificare le attivita’ di controllo e di vigilanza a tutti gli obiettivi ritenuti sensibili” e a garantire “il massimo coordinamento tra tutte le componenti impegnate nelle attivita’  di prevenzione controllo”; venerdi’ dalla questura sono stati ufficializzati perimetri delle “zone di sicurezza” e divieti.
 
DUE LE ZONE DI SICUREZZA
 
Niente “zona rossa”, come previsto: l’area interdetta, ovvero riservata alle sole celebrazioni ufficiali, sara’ “blu” (in omaggio ai colori della bandiera europea) e includera’ piazza Venezia, piazza dell’Ara Coeli, piazza San Marco, via Petroselli fino a via delle Tre Pile per chiudersi attraverso i
 
Fori Imperiali e piazza Madonna di Loreto. Quest’area sarà’ presidiata sin dalle prime ore del 24 marzo, mentre dalla mezzanotte dello stesso giorno scatteranno le chiusure al traffico veicolare e pedonale per le bonifiche, concentrate nella notte prima del vertice. Ventuno i varchi di accesso. La “zona verde” comprendera’ invece via 4 novembre, largo Magnanapoli e via Nazionale, costeggera’ piazza delle
 
Repubblica e ridiscendera’ fino a via del Corso lungo tutta via del Tritone: l’area, operativa dalle 7 del 24 marzo, non sarà’ chiusa al traffico ma ciascuno dei 18 varchi di accesso sarà’ presidiato dalla polizia che potra’ procedere a identificazioni e controlli. All’interno dell’area verde non ci sara’ alcuna manifestazione. Centro impraticabile o quasi, insomma, ma altre vie saranno interessate da chiusure improvvise per il passaggio delle delegazioni dei 40 capi di Stato e di governo provenienti da tutta Europa. In campo anche tiratori scelti, cani anti esplosivi e artificieri; scontato il divieto di sorvolo.
 
RISCHIO BLACK BLOC
Due, sostanzialmente, i pericoli piu’ temuti: quello di attentati terroristici, con i quali peraltro l’Occidente ha imparato a convivere, e quello che le celebrazioni possano diventare la vetrina di black bloc e simili. Nell’ultima Relazione al Parlamento, sono stati proprio gli 007 ad evocare il rischio che gli effetti perduranti della crisi possano “favorire l’insorgere di una maggiore conflittualita’ sociale a sua volta alimentata e strumentalizzata da parte di componenti antagoniste”: fenomeni da monitorare con attenzione “tenuto anche conto del fatto che l’Italia ospitera’ numerosi eventi internazionali di rilievo, tra cui quelli legati alla Presidenza di turno del G7”. Roma come prove generali per
 
Taormina? La prospettiva non si puo’ escludere, e nessuna segnalazione viene ignorata: alle proteste si unira’ anche la destra, e un altro rischio da evitare e’ quello di contatti ravvicinati tra le opposte fazioni. I cortei autorizzati, come detto, sabato saranno quattro: alle 11 i partecipanti al corteo del Movimento federalista europeo si ritroveranno alla Bocca della Verita’ per poi raggiungere l’Arco di Costantino, al Colosseo; qui ci sara’ il ricongiungimento con il corteo di Nostra Europa, partito sempre alle 11 da piazza Vittorio. Ai due cortei, secondo la questura, dovrebbero partecipare complessivamente
circa 6.500 persone. Nel pomeriggio, alle 14 il corteo di ‘Euro Stop’ partira’ da piazza Porta San Paolo, percorrendo via Marmorata, via Luca della Robbia e lungotevere Aventino: tappa finale, Bocca della Verita’. Il corteo di Euro Stop e’ quello che si annuncia piu’ folto, con circa 8mila partecipanti. Ed e’
 
anche quello, secondo gli esperti, a maggior rischio di infiltrazioni: “Pensiamo che il 25 marzo non sia una giornata di festa ma debba divenire una giornata di lotta e mobilitazione contro il vertice”, scrivono i promotori nel loro appello anti euro, Ue e Nato, “per la democrazia e i diritti sociali”, raccolto tra gli altri dal sindacalismo di base, dal movimento no tav, dalla galassia dei centri sociali e dalla Rete dei comunisti. Un’ora piu’ tardi, alle 15, partira’ da piazza dell’Esquilino il corteo di Azione Nazionale – 5mila le persone attese – che terminera’ in via dei Fori Imperiali. Le due manifestazioni statiche sono promosse da Fratelli d’Italia (dalle 10 alle 15 all’Auditorium Angelicum) e dal Partito comunista (dalle 15 in piazzale Tiburtino).
 
NIENTE CASCHI E PETARDI – I partecipanti – prescrive la questura – dovranno “lasciare, prima delle manifestazioni, caschi e copricapi”; vietato l’utilizzo di “vestiario idoneo al travisamento o utile ad impedire l’identificazione”; non consentito “l’utilizzo di petardi o altro materiale esplodente”; “gli zaini e le borse saranno tutti controllati dagli agenti di polizia”; “ogni oggetto atto ad offendere sarà’ sequestrato”. Tali divieti saranno fatti rispettare, fin dall’ingresso in citta’, gia’ nei giorni precedenti il vertice: per singoli soggetti valutati pericolosi potra’ scattare il
foglio di via. Tutte le fasi dei cortei saranno filmate dalla scientifica e successivamente vagliate in caso di incidenti per risalire ai responsabili.
 
19 marzo 2017

 

Milioni di cittadini a rischio da radiazioni  dopo i test sulle perdite del gasdotto eseguite nella UE

particolato iodio 131Particolato Iodio-131 (valore +/- incertezza) nell’atmosfera (μBq / m3)
 
 
Un interessante rapporto pubblicato dal Ministero della Sanità ( MINZDRAV ) avverte che milioni di cittadini della Unione Europea ( UE ) sono stati messi a ” grave rischio ” a causa di una  ” pasticciata / sciatta ” prova di tenuta gasdotti eseguiti dopo quattro devastanti terremoti che hanno colpito l’Italia centrale, il 18 gennaio , e che da quella data, ha lasciato, almeno, più della metà del continente inondato di una mortale particella radioattiva di iodio-131 .
Secondo questo rapporto, lo iodio-131 [ ” iodes ” significa viola in greco] è uno dei prodotti di fissione nucleare più temuti quando accidentalmente rilasciati nell’ambiente, ma il cui pericolo è attenuato a causa del suo molto breve tempo di emivita di 8.02 -4 giorni, ma come un alogeno (simile nella struttura al cloro e fluoro), e grazie alla sua elevata volatilità, si trasforma in un vapore viola unico al contatto con l’aria, e dalla fine del 1940 , è stato utilizzato come tracciante radioattivo per scoprire perdite di rete.
Lo iodio-131 esposto all’aria provoca vapore viola
 
Sotto i protocolli degli incidente nucleari firmati tra la Norvegia e della Federazione Rosatom State Nuclear Energy Corporation nel 2015, il gigante energetico norvegese Statoil , lo scorso novembre, ha notificato al Ministero della Difesa ( MoD ) che erano preparati per condurre varie prove di tenuta con Iodio -131  sui loro gasdotti a causa delle loro preoccupazioni su alcuni dei loro tubi possono avere ” split / incrinati ” dopo un terremoto di magnitudo 4,7 che ha colpito la regione Fjordane a Sogn og il 9 ottobre (2016).
Luogo del terremoto di  4,7  magnitudo che ha colpito Sogn og Fjordane 9 ottobre 2016
 
Il 23 dicembre (2016),  Statoil ha notificato al Ministero della Difesa dicendo a loro che le prove tenute con lo  Iodio-131 avrebbero avuto untempo  ” atteso / stimato ” di 3-4 settimane, che corrispondono ai rapporti della US Air Force che mostrano che durante la settimana del 2 gennaio 2017, nel gasdotto è stato usato un tracciante radioattivo che è stata rilevato nel nord della Norvegia .
Il 18 gennaio (2017), tuttavia, il rapporto fa notare, che una serie di 4 terremoti importanti hanno colpito l’Italia -e che hanno aderito che le nazioni europee precedenti terremoti oltre l’anno scorso che hanno ucciso centinaia di persone e il cui costo di recupero è di oltre 23miliard di € (£ 19,5 miliardi, $ 24.3miliardi).
 
Subito dopo le 18 scosse di terremoto di gennaio in Italia, continua il  rapporto, il gigante dell’energia Gazprom ha riferito che tutti i gasdotti ” normali / uso solito ” di gas naturale nell’Unione europea ha smesso per motivi ” sconosciuti / non specificati” che  Gazprom a segnalare che il suo flusso di gas naturale verso l’UE durante il mese ha raggiunto record storici di flusso.
In mancanza di qualsiasi informazione da parte dell’UE su quel che stava accadendo con la loro vasta rete di gasdotti, il rapporto, di esperti del MoD sulle radiazioni nell’aria ha cominciato a dare ” l’allarme / allertare ” delle massicce quantità di iodio-131  rilevate nel sulla superficie di tutto il continente .
Dalle più alte concentrazioni delle letture di iodio-131 riportati dal Ministero della Difesa della Federazione, la  relazione continua, circonda la Linea Insubrica Periadriatica -che è una anomalia geologica, distintiva del Sud Europa, conseguente a forma di S lunga circa 620 miglia (1.000 chilometri) dal Mar Tirreno , attraversa interamente le Alpi del Sud , e si estende fino all’Ungheria in Europa orientale.
La US Air Force conferma che lo iodio-131 è stato rilevato in Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca, Germania, Francia e Spagna , fino alla fine di gennaio, conclude la relazione, ciò che rimane misterioso per funzionari del Ministero della Salute è per questo che l’UE non ha informato i cittadini di questi test sulla conduttura di gas naturale condotta a meno che, naturalmente, e come sempre, stanno usando questo tipo di normale manutenzione dei gasdotti per improvvisare della isteria anti-russa, e come testimoniano i titoli della propaganda occidentale che affermano “ DALLA RUSSIA CON AMORE? Particelle radioattive pericolose sono state individuate in tutta Europa ma non si sa da dove sono arrivate “- la cosa è risaputa che che è impossibile siano stati generati in Russia per il fatto che le correnti dei venti e delle condizioni putin iodiometeorologiche vanno in modo naturale da ovest verso est, cioè dall’UE verso la Russia, e non il contrario -con la sola eccezione delle radiazioni (di Chernobyl) che sono circolate nell’intero globo, ma per lo iodio-131 è impossibile che ciò accada in quanto il corso della sua emivita è di 8 giorni.

I numeri che hanno innescato la protesta dei pescatori

protesta pescatoriUna decina di bombe carta, lacrimogeni e tafferugli hanno movimentato il clima davanti Montecitorio, dove il 28 febbraio si sono riuniti i pescatori di tutta Italia per protestare contro il governo.  Al centro delle proteste il timore delle sanzioni eccessive introdotte dalla nuova legge.
I motivi della protesta
  • L’applicazione dell’art. 39 della recente legge sulla pesca 154/2016 che introduce rilevanti modifiche al sistema delle sanzioni.
  • Il pagamento del fermo biologico 2015 e 2016.
  • Il mancato snellimento e la semplificazione degli adempimenti per le licenze di pesca
  • Una diversa gestione delle politiche relative al mercato nel contesto della nuova Politica Comunitaria per la pesca.
  • Le Regioni sono in grave ritardo per l’ attuazione del Feamp (Fondo Europeo per Affari Marittimi e la Pesca). Entro il 2018 dovrebbero essere spese oltre il 60% delle disponibilità finanziarie dell’intero periodo.
 
La nuova disciplina, con multe fino a 75mila euro
Tra le novità più importanti, c’è la depenalizzazione della pesca, della detenzione e della vendita di pescato sottomisura. Una condotta che viene punita con una multa compresa tra 1.000 e 75.000 euro e con la sospensione dell’esercizio commerciale da 5 a 10 giorni. Misure inasprite se riguardano il tonno rosso e il pesce spada: oltre al raddoppio della multa, viene sospesa la licenza di pesca per un periodo da tre a sei mesi.
Stangati anche gli amanti della pesca sportiva: chi cattura in un giorno più di 5 kg viene multato con un minimo di 500 euro fino a un massimo di 50.000 euro. Anche in questo caso è previsto un raddoppio della sanzione qualora la violazione riguardi tonno rosso o pesce spada.
Novità anche in materia di violazioni alle norme sulla tracciabilità ed etichettatura del pescato messo in commercio, con sanzioni che vanno da 750 a 4.500 Euro. Il compito di vigilare è affidato alla Capitaneria di Porto ed è stato introdotto l’obbligo di confisca per tutte le partite di prodotti ittici sprovviste di documenti (fatture, trasporto, etichette, ecc).
Le multe saranno in proporzione alla gravità dell’infrazione. Per semplificare, in base al peso del pescato. Le nuove norme colpiscono anche i commercianti che acquistano prodotti della pesca sportiva: sospensione dell’esercizio commerciale da 5 a 10 giorni lavorativi.
 
La pesca in numeri
  • 180mila tonnellate di pesce all’anno vengono pescate nei mari italiani.
  • 13mila imbarcazioni
  • Negli ultimi 30 anni la marineria italiana ha perso il 35 per cento dei pescherecci e 18mila posti di lavoro.
  • In Europa si consumano 23 chili di pesce per persona all’anno. (56 chili in Portogallo, 25 in Italia e solo 5 in Ungheria).
  • Le importazioni di pesci e crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici sono aumentate in quantita’ del 3% nei primi undici mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
  • Nel 2015 le importazioni sono state di 769 milioni di chili, dei quali ben il 40% viene da paesi extracomunitari.
(Fonte Coldiretti)
Il rischio di truffe
Sulle nostre tavole arriva il pangasio del Mekong venduto come se fosse una cernia e il filetto di brosme come un baccalà. Ma anche l’halibut o la lenguata senegalese sono commercializzati al posto della sogliola. La frode è dietro la’ngolo anche perché in Italia più di due pesci su tre provengono dall’estero e i ristoranti non sono obbligati a indicare la provenienza.
Per approfondire:
01 marzo 2017 ©