Merano: 57mila euro di soldi pubblici per dare lavoro ai migranti

RISTORANTE africanoaltro business con i soldi dei contribuenti,  chi incassa ovviamente LE COOP……PER OFFRIRE LAVORO TEMPORANEO POI Si spendono tanti soldi per trovare lavoro al 40% dei giovani italiani disoccupati?!? Ah giusto, sono choosy non vogliono lavorare.
Merano: 57mila euro di soldi pubblici per dare lavoro ai migranti
venerdì, 11, agosto, 2017
In Alto Adige si assumono richiedenti asilo. Di fatto i migranti saranno impiegati nella frutticoltura e anche nella gestione di un ristorante di cucina africana.
 
A segnalare l’iniziativa è la stessa Provinca Autonoma dalla Ripartizione Lavoro. Il ristorante, con uno stanziamento di 57.000 euro da parte dello Stato a favore del Comune di Merano, sarà gestito da una cooperativa sociale con il sostegno della federazione cooperative di una banca altoatesina.
“L’utilizzo di persone richiedenti asilo per la raccolta della frutta rappresenta un’opportunità sia per i datori di lavoro che per i lavoratori – ha detto Helmuth Sinn, direttore della Ripartizione lavoro della Provincia -. In questo senso l’utilizzo di persone richiedenti asilo nel campo della raccolta della frutta può essere senz’altro considerata un’utile misura di integrazione“.
Secondo la Provincia “se per i richiedenti asilo il lavoro nell’ambito della raccolta della frutta può offrire l’opportunità di conoscere meglio l’ Alto Adige, di migliorare le loro conoscenze linguistiche e di avere per alcuni mesi un’occupazione e quindi un reddito, per i datori di lavoro si tratta di un’occasione per conoscere da vicino queste persone provenienti da altri Paesi e fuggite da situazioni di povertà o dalla guerra”.

Migranti, sentenza choc: permesso di soggiorno speciale per i non rifugiati

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IL DUMPING SOCIALE E’ LEGGE.

oltre a mafia capitale international finanziata dai contribuenti italiani, ORA SI AGGIUNGE IL SETTORE FORMAZIONE, chissà appannaggio di chi, non ci vorrà una scienza per indovinarlo. Così.le COOP che “ospitano” a spese nostre questi migranti, fanno anche da ufficio di collocamento offrendoli ad un costo promozionale completano il cerchio dell’ingrasso. Peccato non paghino vitto e alloggio ai ragazzi disoccupati italiani, ma non è razzismo e discriminazione, E’ SERVILISMO CAPITALISTA.


Sarebbe bello per chi si occupa di economia poter parlare di come superare l’attuale modello economico tanto fallimentare quanto tenuto artificiosamente e ostinatamente in vita. Sarebbe bello e soprattutto utile concentrarsi sui modelli di sviluppo alternativi, ma purtroppo la situazione di emergenza che stiamo vivendo impone al nostro senso civico e morale di non abbassare la soglia di attenzione sulla questione dei migranti.

Già perché non c’è “solo” il vaso di Pandora delle ONG che è stato scoperchiato, con tanto di business collaterale di gommoni cinesi venduti on line come “refugee boat”, lo ius soli sempre in agguato pronto per essere approvato. No, mentre tutti siamo basiti dalle prove delle organizzazioni pseudo umanitarie che trattano amichevolmente con gli scafisti , come se fossero dei colleghi, da Torino arriva, piuttosto in sordina, una notizia choc: il rilascio dei permessi di soggiorno speciale per i migranti che lavorano con il riconoscimento dei “percorsi di integrazione sociale attraverso gli inserimenti lavorativi”. Si tratta di protezione umanitaria della durata di due anni a migranti che non rispondono ai requisiti per ottenere il diritto allo status di rifugiato.

E’ la prima volta in Italia. Un precedente pericoloso e esplosivo, che apre la strada a quello che da tempo si temeva: la legalizzazione di un esercito industriale di riserva pronto per essere sfruttato. L’iniziativa è partita da cento aziende torinesi che hanno scritto una lettera al prefetto, al sindaco e al governatore: “Metteteci nelle condizioni di assumere i migranti”.

Migranti avviati al lavoro
Dietro l’iter che in pochi mesi ha portato le richieste da parte dei datori di lavoro a essere accettate e ad aprire la strada a un nuovo percorso giurisprudenziale c’è, come di consueto, il lavoro di mediazione di un’organizzazione no profit, Senzastrada, che si batte per dare lavoro ai clandestini. Cosa avrà spinto le aziende e gli operatori commerciali torinesi a offrire lavoro a degli immigrati che non fuggono da guerre e condizioni tali da giustificare lo status di rifugiato, preferendoli al 40% di giovani disoccupati italiani? Una nuova forma di razzismo al contrario -per cui italiano è brutto mentre nero è sinonimo di progressismo e filantropia- o condizioni di lavoro ai limiti del disumano che solo chi non ha mai conosciuto lo stato di diritto del lavoratore può accettare?

Forse entrambe le motivazioni, di certo ora esiste il precedente giuridico per realizzare quell’esercito di lavoratori/schiavi, sottopagati e senza diritti, che dalla caduta del keynesismo rappresenta l’obiettivo ultimo degli economisti neoliberisti.

Disoccupati italiani in fila all’Ufficio di Collocamento
Si importano masse di giovani aitanti e disposti a tutto, si concede un permesso di soggiorno di due anni, vengono sfruttati senza diritti e con paghe da Terzo Mondo e, una volta esaurito il loro compito, vengono rimpiazzati con flussi migratori sempre vigorosi, che intanto generano profitti e speculazioni su cui si arricchisce il nuovo floridissimo mercato nero. Per i disoccupati italiani non c’è speranza, la legge della concorrenza applicata alla merce umana non fa sconti e per i prodotti fuori mercato non resta che la sostituzione.

di  Ilaria Bifarini Fonte: Scenari Economici- Ago 08, 2017
http://www.controinformazione.info/migranti-sentenza-choc-permesso-di-soggiorno-speciale-per-i-non-rifugiati/

Pensioni ricongiungimenti e contributi

pensioni immigratiL’Inps non ha i soldi….ma gli stranieri ci pagano le lautissime pensioni, 6milioni di pensionati sotto i mille euro, il 14% sotto i 500. Le pensioni di invadilità sono un insulto, senza contare che aumentano i criteri per accederci mentre riducono gli stanziamenti. Strane tutele. Per i disoccupati guai a parlare di reddito di cittadinanza…Pensionati ed invalidi non sono più categorie da tutelare, ci sono altri cittadini di serie A.


Legge, n. 388 del 2000 (inserita nella finanziaria dall’allora Ministro Amato) che permette anche agli stranieri di percepire un assegno di pensione “sociale”, pari a € 395,60 euro al mese, più 154,90 euro di importo aggiuntivo, per un totale esentasse di € 7.156 euro annui. Chi, in altre parole, non ha mai avuto contributi previdenziali e ha compiuto i 65 anni, può richiedere questo assegno all’INPS di competenza, anche se straniero.

Esiste un modo per sfruttare appieno questa norma nonostante lo straniero non abbia mai lavorato (neanche in nero) sul territorio italiano. Infatti, la legge italiana prevede, tra le altre cose, il cosiddetto istituto del “ricongiungimento famigliare” rivolto a tutti gli stranieri che siano regolarmente residenti nel territorio e abbiano la carta di soggiorno in regola. Per loro dunque è possibile chiedere allo Stato italiano la possibilità di fare arrivare in Italia figli, moglie e genitori, ottenendo per questi un regolare permesso di soggiorno. Il giovane straniero regolare chiede il ricongiungimento famigliare per i propri genitori ultrasessantacinquenni, i quali arrivano nel nostro paese con un regolare permesso. A questo punto dovranno solo recarsi all’INPS di competenza per ottenere la pensione sociale in base alla legge 388 del 2000. Un danno non indifferente per lo Stato italiano, che si sobbarca anche il mantenimento di persone che in alcun modo hanno mai vissuto nel territorio e nel territorio hanno mai lavorato.

avv.to su FB

Migranti, no di Liguria, Lombardia e Veneto al piano di integrazione: “Per noi sono clandestini”

Protesta-profughi-620x264ma ci pagano le pensioni e lavorano per noi

«Questo documento vuole rendere ufficiale la resa dell’Italia di fronte all’invasione di clandestini che stiamo subendo. Mentre Renzi e Gentiloni propongono in modo aleatorio di aiutare gli immigrati a casa loro, il governo vuole approvare un documento che sembra più un manifesto di partito. Dovrebbe essere un testo rivolto all’integrazione dei rifugiati politici e invece vuole dare indicazioni agli enti locali anche sull’accoglienza degli aspiranti profughi».
 
Così gli assessori regionali con delega all’Immigrazione di Liguria, Lombardia e Veneto, Sonia Viale, Simona Bordonali e Manuela Lanzarin, in merito al piano nazionale di integrazione per i titolari di protezione internazionale, presentato dal ministero dell’Interno alle Regioni.
«Il ministero con un documento ufficiale vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare, bandendo espressioni come «migranti illegali» o «clandestini» – prosegue la nota – Noi non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini senza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana».
I tre assessori sottolineano come nel piano ci sia l’invito del governo ad «aprire su tutto il territorio nazionale nuovi luoghi di culto, con particolare riferimento alle moschee. Punto che non ci trova d’accordo anche per la poca chiarezza sulla provenienza dei fondi utilizzati per costruire centri islamici».
 
Contrari anche al fatto che «vengono addossati a regioni ed enti locali tutti i costi economici e sociali della presa in carico sanitaria educativa e sociale dei richiedenti asilo. Il governo Gentiloni vorrebbe che fossero gli enti locali a mettere le pezze a un sistema di accoglienza fallimentare e malato, senza nemmeno prevedere risorse da destinare ai progetti.
Di fatto – prosegue la nota – si tratta di un documento di partito, in cui si parla ancora di immigrati che pagano le pensioni agli italiani e si suggerisce di dare priorità agli immigrati nell’assegnazione di lavoro e di case popolari. Siamo alla follia, al razzismo contro gli italiani» attaccano Viale, Bordonali e Lanzarin. Secondo i tre assessori bisogna invece applicare i punti contenuti nella Carta di Genova, siglata da Liguria, Lombardia e Veneto lo scorso anno: dichiarazione stato di emergenza, stop agli sbarchi con presidi in Nordafrica e rimpatrio immediato di tutti i clandestini. «Solo rispettando le regole di base e con un numero contenuto di arrivi sarà possibile attuare reali politiche di integrazione di chi davvero fugge dalla guerra, ossia solo il 5% delle persone che stiamo accogliendo attualmente» concludono.
Pubblicato il 13/07/2017
Ultima modifica il 13/07/2017 alle ore 16:33

Le priorità della Ue: “Trovare lavoro ai profughi entro 9 mesi”. E agli italiani?

migranti lavoromafia capitale estende il business…formazione ed ancora dumping sociale. Dato che la mafia dell’accoglienza percepisce 35 euro al giorno per persona, che queste persone lavorino a gratis, dicono i promotori dello sfruttamento, che sono gli stessi che guardacaso si oppongono al reddito di cittadinanza UNIVERSALE, ossia senza paletti che non essere senza reddito.
Le priorità della Ue: “Trovare lavoro ai profughi entro 9 mesi”. E agli italiani?
Bruxelles,  – Non trovi lavoro? Fatti tuoi. Se però sei un immigrato, l’Ue si farà in quattro per trovarti un impiego, senza tanti problemi burocratici. Ce lo dice la commissaria Marianne Thyssen, che, in un’intervista alla Stampa, mostra perfettamente il vero volto delle istituzioni di Bruxelles.
Il discorso parte da un falso storico riportato nella domanda del quotidiano torinese: “lavoro e inclusione possono aiutarci a battere la jihad in Europa? I killer occasionali di solito sono nati in Europa. Forse se non si fossero sentiti esclusi non sarebbero arrivati a scelte così tragiche”.
Idiozie: i killer di Londra si sono conosciuti perché lavoravano nello stesso ristorante, non hanno fatto amicizia sotto ai ponti. Avevano un impiego dignitoso. Salah Abdeslam gestiva un locale, era perfettamente integrato. Non ci sono storie di vera miseria e disperazione, nella biografia dei soldati del Califfato. Ad ogni modo, la Thyssen non la pensa così, e anzi replica: “Non c’è dubbio che sia così. Bisogna riformare il sistema di istruzione per preparare le nuove generazioni alle competenze del futuro”.
E se gli immigrati non trovassero lavoro lo stesso, allora bisogna agire con la forza: “Ogni paese europeo che accoglie un profugo ha il dovere di dargli l’accesso al mercato del lavoro entro nove mesi, cancellando qualunque ostacolo burocratico. Abbiamo proposto di scendere a sei mesi, qualche Paese fa già meglio di sua iniziativa”. Un impegno che stona con l’assenza di qualsivoglia politica in favore del lavoro degli autoctoni. E poi cosa vuol dire “cancellare qualunque ostacolo burocratico”? Che bisogna passare sopra alle leggi? Se la burocrazia è troppa, la si elimini, ma per tutti, non solo per gli immigrati.
Notare, inoltre, che la conversazione è iniziata parlando delle seconde generazioni, mentre ora si parla di “profughi”, cioè di gente appena arrivata, che spesso non sa la lingua, non conosce la cultura, non ha specializzazione alcuna. In Germania ci hanno già provato a riempirsi di immigrati sperando che fossero i nuovi operai a sostenere la crescita tedesca. Solo dopo ci si è accorti che la gran parte degli immigrati accolti non parlano il tedesco, hanno scarse qualifiche e spesso sono molto giovani.
Le confederazioni dei datori di lavoro hanno proposto di mandarli di nuovo a scuola, il che significa nuove spese a carico dello Stato. Fatto sta che, mesi fa, Continental ha avviato un programma di stage per 50 lavoratori migranti, ma dopo un anno solo il 30% dei posti è stato assegnato. Deutsche Post ha offerto 1.000 posti per uno stage indirizzato in modo specifico ai rifugiati, ma ha ricevuto solo 235 richieste di partecipazione. Se ne contano a centinaia di casi simili. Ma l’Europa, a quanto pare, continua a fare gli stessi sbagli.
di  Giorgio Nigra Giu 09, 2017

La Cina rilascia il Rapporto sui diritti umani negli Usa: “situazione catastrofica”

ob_xi2ovviamente è colpa di TRUMP. Obama è un giusto,  con 7 guerre nel suo CV di pacifista


L’elezione presidenziale 2016 degli Stati Uniti è stata piena di “bugie e farse” ed è stata condotta dallo “scambio potere per soldi”. Lo afferma l’agenzia del governo cinese che come ogni anno risponde al consueto rapporto sui diritti umani pubblicato dagli Stati Uniti con il suo  ” Human Rights Record of the United States in 2016″.
“Nel 2016 il denaro e lo scambio denaro per potere ha contraddistinto l’elezione in Cina, che è stata piena di bugie e farse”. Lo afferma il rapporto per sottolineare la situazione complicata negli Usa per i diritti politici.
“Non ci sono state garanzie dei diritti politici” e le elezioni stesse, accompagnate da proteste su larga scala, hanno offerto “una piena esposizione della natura ipocrita della democrazia degli Stati Uniti”.
Dopo aver criticato il “continuo deterioramento dei diritti umani nel paese in aspetti chiave”, il rapporto menziona “gli spari persistenti nelle orecchie delle persone che stanno dietro la Statua della Libertà, peggiorando la discriminazione razziale e la farsa elettorale dominata dalla politica di denaro.”
Queste istanze hanno visto Washington ancora una volta minare il “mito dei suoi diritti umani con le sue stesse gesta”. Nel rapporto si sottolinea come l’anno passato si sono registrati con frequenza crimini con l’uso delle armi da fuoco e un alto numero di vittime.
“In totale si sono prodotti 58.100 crimini con armi da fuoco, inclusi 385 sparatorie di massa, che hanno prodotto nel complesso 15 mila morti e 31 mila feriti”, prosegue la nota. Sempre sul fronte interno, il rapporto ha evidenziato la situazione dell’industria carceraria, disastrosa al punto che oggi gli Stati Uniti hanno il secondo più alto tasso di carcerazione al mondo, con quasiun adulto su tre che hanno la fedina penale sporca.
Sempre sul fronte interno, evidenzia il rapporto, il tasso di povertà infantile, il crescente divario salariale di genere e le molestie sessuali fanno concludere che “non c’è stato alcun miglioramento per la tutela dei diritti di donne, dei bambini e degli anziani, oltre che dei diritti delle persone maggiormente vulnerabili “
Sul fronte esterno, la Cina ha rimarcato il suo disappunto di come gli Stati Uniti continui a violare in modo massiccio “i diritti umani in altri paesi, causando enormi perdite civili” in paesi come Siria, Pakistan, Yemen e Somalia.
Nello specifico, il rapporto osserva che le campagne aeree degli Stati Uniti in Siria e in Iraq hanno causato tra i 4.568 e 6.127 civili uccisi e che dal 2009 il suo programma illegale di attacchi con i droni ha causato 800 morti in Pakistan, Yemen e Somalia.
Il rapporto ha evidenziato anche i restanti 59 prigionieri detenuti illegalmente a Guantanamo Bay e il fallimento degli Stati Uniti, in violazione del diritto internazionale, diindagare e punire i crimini di guerra documentati e torture commessi dai soldati americani e agenti della CIA durante il suo 16° anno della cosiddetta guerra “al terrore”
 
Il rapporto cinese viene rilasciato pochi giorni dopo che il Dipartimento di Stato Usa aveva pubblicato il suo  anunale report nella prassi dei diritti umani, che ha criticato molti aspetti delle politiche interne della Cina dal lato dei diritti civili e politici. Una volta queste ipocrisie a stelle e strisce non avevano risposta. Una volta. Oggi il mondo è cambiato.
Notizia del: 10/03/2017

Contro la dittatura strisciante del politicamente corretto

democraziaC’è qualcosa d’inquietante che sta passando in silenzio o con deviati clamori. Sta nascendo una nuova, strisciante dittatura che nel nome dell’antirazzismo e dell’antisessismo sta producendo intolleranza, discriminazione, persecuzione.
 
Vi parlo di tre, quattro episodi diversi che stanno però convergendo verso un’unica ideologia. Vi cito l’ultimo, in apparenza il più neutro.
 
Al san Camillo a Roma, la Regione Lazio bandisce un concorso pubblico riservato ai ginecologi abortisti. La motivazione è consentire a chi vuol abortire di farlo senza imbattersi in medici obiettori di coscienza. Ma il fatto è che si crea una discriminazione vera e propria su base ideologica e confessionale: sei cattolico contro l’aborto, dunque non puoi lavorare qui. Immaginate se il criterio si dovesse estendere in tema di eutanasia, liberalizzazione delle droghe ecc. O immaginate che putiferio sarebbe accaduto se ci fosse stata una norma a contrario: per esempio in un consultorio famigliare o in un reparto maternità e neonati, il personale non può essere omosessuale o trans, perché deve curarsi di famiglia e figli… Sarebbe scoppiata la guerra civile e mediatica.
 
Secondo episodio noto da qualche giorno: l’Unar, un organismo governativo nato per tutelare dalle discriminazioni razziali e sessuali ha finanziato con l’attivo consenso del direttore, un’associazione gay che organizzava orge omosessuali, prostituzione ecc… L’organizzazione ProVita Onlus che si batte in difesa della famiglia e della vita, ha rivelato il nome dell’associazione gay Anddos che prendeva soldi pubblici (cioè nostri) per queste porcherie.
 
Terzo episodio tragico di qualche giorno fa. Un ragazzo trovato con la droga in casa dai finanzieri, si suicida. La colpa di questa disgrazia, per i media e i poteri dominanti non è della droga, del suo uso e abuso e nemmeno dei trafficanti e spacciatori. No, è del proibizionismo e magari della madre, che in un tentativo disperato di salvare suo figlio, ha denunciato il suo vizietto alla polizia.
 
Quarta vicenda assai più grande: le fake news, le cosiddette bufale. C’è un abuso di notizie false, dicerie, notizie approssimate nel web, che vengono maldestramente collegate a Trump e al populismo, quando in realtà sono diffuse e trasversali. A parte il fatto che le postverità sono il frutto avvelenato di un sistema dell’informazione fondato sulle pre-falsità, cioè sul falso programmato, la fabbrica del fango per i nemici come Trump, Lepen o i nostrani (non quella che fu attribuita ai giornali che denunciarono le malefatte dei Fini-Tulliani che si sono poi rivelate fondate), i pregiudizi nel nome del politically correct.
Ma la cosa più grave è un’altra. Si sta cercando nel nome delle bufale di filtrare e dunque di censurare l’informazione e la rete. Tramite finti neutrali algoritmi che oscurano le parole vietate, tramite commissioni di censura come la task force a caccia di bufale creata dalla commissione europea, East stratCom,  o tramite appelli e pressioni a Zuckenberg e facebook di filtrare messaggi ritenuti razzisti o sessisti.
L’ultimo è della prefica nostrana del politically correct, la Boldrini. Di fatto si sta sollecitando la nascita di un tribunale speciale dell’inquisizione radical, per esercitare una vera e propria censura ideologica. Chi stabilisce le parole che si possono dire e quelle che sono impronunciabili, e in base a quali paradigmi?
 
Perché si possono vantare pratiche sessuali di vario tipo o atteggiamenti blasfemi ma non si possono assolutamente mettere in discussione dogmi storici omosessisti, filotrans, progay, per non dire antifamigliari, antinazionali, antireligiosi? Questa censura sarebbe il coronamento delle leggi speciali che trattano come reati alcune opinioni.
Si, diciamolo alto e forte, è in atto un tentativo di instaurare una dittatura strisciante, fintamente umanitaria, pedagogica ma sottilmente isterica, intollerante, censoria verso la “trascurabile maggioranza dei popoli” che non appartiene alle minoranze protette e ai migranti clandestini.
È il momento di reagire in modo deciso e composto, a partire dalla denuncia sistematica di ogni episodio. Poi, se ci fossero forze politiche serie e coerenti, in grado di trasformare le denunce in propositi e iniziative… (da Il Tempo)
di Marcello Veneziani – 24/02/2017 Fonte: Marcello Veneziani

storie di ordinaria integrazione

immigrato stuproVite rovinate, anche se la violenza e lo stupro se non commesso da un familiare NON è considerato nemmeno un trauma di cui parlare con la stessa riprovazione riservata ai casi di violenza domestica. Chissà di quanti altri casi non si sa niente perché i media altrimenti sono accusati di “alimentare l’odio xenofobo”. Chi se ne frega delle vittime, anche se sono donne straniere.

Bologna – Stupro in un bar di via Irnerio: violenza nel bagno di un bar

Una bruttissima storia, quella che arriva dagli uffici della Questura di Bologna e che riguarda un episodio di violenza sessuale ai danni di una donna affetta da disabilità e che ha fatto finire in manette un uomo non nuovo a questo tipo di reato. E’ successo nel pomeriggio di ieri in un bar di via Irnerio, dove la donna era entrata per un caffè.
Caffè che le è stato “gentilmente” offerto da un uomo con il quale era nata una conversazione proprio lì, qualche minuto prima. Senza che le persone che affollavano il bar (un sabato pomeriggio, con il mercato della Piazzola in piena attività) se ne potessero accorgere, quest’uomo “cortese” l’avrebbe costretta ad entrare nel bagno del locale, dove è avvenuta la violenza sessuale. Per altro ripetutamente.
Il lungo tempo trascorso nella toilette chiusa da troppi minuti insospettisce però il gestore del bar, che bussa alla porta e sente solo allora le richieste di aiuto da parte di una voce femminile. Tutto poi è confuso e un uomo imbocca la porta d’uscita per fuggire: si tratta dello stupratore. Nel frattempo la donna viene soccorsa.
Chiamato immediatamente il 113 e data una descrizione del soggetto, gli agenti riescono a fermarlo, non lontano dal luogo nel quale aveva commesso il reato. Reato di cui si era già macchiato in precedenza. Il 30 enne originario del Cile è stato quindi arrestato per violenza sessuale aggravata.
domenica, 15, gennaio, 2017 – bolognatoday.it
Operatrice 62enne sequestrata e violentata da nigeriano nel centro di accoglienza
Un 25enne nigeriano ospite di un centro di accoglienza a Giugliano in Campania (Napoli) è stato arrestato dai Carabinieri per aver sequestrato e violentato un’operatrice. I militari sono intervenuti d’urgenza nell’hotel ‘Le Chateau’, usato come centro accoglienza nella zona di Varcaturo, a seguito di una chiamata al 112.
Secondo una prima ricostruzione, il nigeriano si è introdotto nell’ufficio della donna, un’operatrice 62enne, e dopo aver bloccato la porta ha cominciato a compiere atti sessuali su di lei. Mentre ciò accadeva, un’altra operatrice ha bussato alla porta e il 25enne ha lasciato che la vittima aprisse, per non destare sospetti. Ma la seconda donna ha intuito che stava accadendo qualcosa di grave dallo sguardo terrorizzato della 62enne e ha dato l’allarme chiamando il 112. Giunti sul posto i Carabinieri hanno liberato la vittima e bloccato il 25enne nigeriano, che dopo le formalità di rito è stato portato nel carcere di Poggioreale. (Adnkronos)
Milano, studentessa 16enne picchiata e palpeggiata su un treno. “Contatti sui social con aggressore”
CRONACA
Una liceale milanese ha denunciato l’episodio – risalente al 9 febbraio su un vagone del treno Milano-Mortara – dopo essersi sentita male a scuola. Agli inquirenti avrebbe descritto i due assalitori come “nordafricani”. Dal primo colloquio protetto con gli investigatori sarebbe emersa una precedente conoscenza con uno degli aggressori
Avrebbe avuto precedenti contatti con uno degli aggressori sui social network la 16enne che ha denunciato di essere stata picchiata e palpeggiata nel pomeriggio di giovedì scorso da due uomini – descritti come “nordafricani” – a bordo del treno della linea Milano-Mortara. E’ uno dei particolari emersi nel corso dell’audizione protetta della studentessa. Gli investigatori della polizia e della Polmetro stanno visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza del treno che era partito da Milano alle 14.42 del 9 febbraio.
La ricostruzione dei fatti è ancora da definire. Secondo le prime informazioni, la giovane, residente a Vigevano e alunna in un liceo milanese, stava tornando a casa sulla linea Milano-Mortara. La vittima ha raccontato che gli aggressori, due uomini che avrebbe descritto come nordafricani, dopo essere saliti nella sua carrozza hanno iniziato a prenderla a calci e pugni e a palpeggiarla, poi sono fuggiti.
La mattina dopo la 16enne ha confidato l’accaduto alle compagne di classe, che l’hanno accompagnata al pronto soccorso della clinica De Marchi, dove è ricoverata per un trauma cranico, contusioni multiple e la frattura di una costola. Lì è stata raggiunta dalla madre. I traumi sono stati giudicati guaribili in 20 giorni.
La giovane sarebbe salita sul treno alla stazione di Porta Genova, sedendosi nell’ultima carrozza insieme a una amica. Quest’ultima sarebbe scesa ad Abbiategrasso. Poi è avvenuta l’aggressione. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, il primo a dare la notizia, la ragazza ha chiamato aiuto, senza ottenere risposta. Poi, appena il treno si è fermato in una stazione, è riuscita divincolarsi e a scappare. La sera stessa la minore non ha raccontato nulla ai genitori. Sul caso ora indaga la polizia di Stato.
Nonostante le indagini siano ancora in corso, il leader della Lega Nord Matteo Salvini dà per scontato che i due aggressori siano nordafricani e pubblica un post su Facebook: “Due nordafricani avrebbero picchiato e molestato giovedì una ragazza italiana di 15 anni sul treno per Vigevano (Pavia). Basta, ci vogliono le maniere forti con questi balordi”. Poi conclude: “Per quelli che violentano, una pillola, ZAC e non lo fanno più”
di F. Q. | 11 febbraio 2017
Ragazzo violentato alla stazione di Brindisi: arrestati due pakistani
Pubblicato: 21/02/2017
Due cittadini pakistani sono stati arrestati dagli agenti della Squadra mobile di Brindisi perché ritenuti responsabili di aver violentato un giovane italiano alla stazione ferroviaria di Brindisi. I due sono Rab Nawaz, di 29 anni, titolare di permesso di soggiorno e Ali Imram, 28 anni, con permesso di soggiorno scaduto ma in fase di rinnovo.
Secondo quanto accertato, i due avrebbero fatto dapprima avance a un giovane che attendeva il treno dopo una serata con amici per poi trascinarlo in un vicolo e abusare di lui.
Le indagini condotte dalla questura di Brindisi sono state coordinate dal pm di turno Milto Stefano De Nozza che ha disposto accurati accertamenti sulla dinamica. A chiedere aiuto è stata la stessa vittima che ha chiamato la polizia. I primi a intervenire sono stati gli agenti della sezione Volanti. La vittima ha raccontato di essere stato avvicinato da uno dei due giovani che gli avrebbe fatto le prime avance.
Il giovane ha quindi tentato di fuggire. Sarebbe stato seguito fuori dalla stazione e poi spinto in un vicolo buio. Vani i tentativi di resistere alla violenza. I due pakistani sono poi fuggiti una volta sopraggiunta un’auto che sfrecciava in zona con un lampeggiante acceso.
La polizia si è subito posta alla ricerca dei due fuggitivi, mentre il ragazzo è stato soccorso e sottoposto alle cure mediche. Sono state anche visionate le immagini delle telecamere della zona. I due pakistani sono stati condotti in carcere.

Veneto approva pdl su divieto di burqa: Pd contrari, M5s astenuti

burqaPer il M5S è discriminatorio vietare il burqa, si ciancia tanto di dignità della donna ma a quanto pare obbligare ad indossare il burqa non è violenza per la donna musulmana. Vai a capire cosa si intenda per dignità ed eguaglianza oggi.

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il progetto di legge nazionale sul divieto di indossare indumenti che rendano difficoltoso il riconoscimento del volto, noto come provvedimento ‘anti burqa’. Con 31 voti a favore (Lega Nord-Gruppo Zaia Presidente-Lista Tosi-Veneto del Fare-Veneto Civico), otto contrari (Pd, Moretti Presidente e consigliere regionale Patrizia Bartelle M5S) quattro non partecipanti al voto (consiglieri M5S).
Il pdl vieta di indossare indumenti che rendano difficoltoso il riconoscimento del volto, ma inserisce anche la proposta di modifica del Codice penale con l’introduzione del reato di “Costrizione all’occultamento del volto”. Ora il provvedimento, che univa due diverse proposte di legge, una avanzata dal consigliere Sergio Berlato (FdI-An Mcr) l’altra con primo firmatario Alberto Villanova (Gruppo Zaia Presidente), verrà inviata al Parlamento nazionale. martedì, 31, gennaio, 2017 (ANSA)

POVERO ITALIANO LASCIATO MORIRE DI FAME E FREDDO . E’ BUFERA

già. Doveva entrare a breve in una sistemazione, peccato  che nel frattempo per lui alberghi non ce ne erano. LA SOLIDARIETA’ ETICA DISCRIMINA eccome in base alla nazionalità. I tiggi poi zitti.
 
POVERO ITALIANO LASCIATO MORIRE DI FAME E FREDDO . E’ BUFERA : “Il Comune pensa solo agli immigrati”
 
ROVIGO – Un povero italiano residente in un Comune della provincia di Rovigo muore di freddo e fame nella più totale indifferenza dell’amministrazione. E immediata è divampata la polemica su Facebook, con alcune persone che parlano di gravi responsabilità appunto dell’amministrazione accusata di una disparità di trattamento con gli immigrati clandestini.
 
Lendinara (Ro) – “E’ morto di fame e freddo, non aveva neppure più le lacrime per piangere”. Questo l’attacco lanciato via Facebook, sul gruppo di Lendinara, all’amministrazione comunale da una lendinarese che dà conto della tragedia avvenuta nel pomeriggio del 28 dicembre, quando si è spento, S. P. un uomo di Lendinara. Una tragedia per la quale viene criticata l’amministrazione comunale di Lendinara, che non avrebbe, secondo alcuni fatto molto per aiutare questa persona.
Da parte sua, Francesca Zeggio, assessore di Lendinara e facente parte del gruppo, tramite il quale vengono spesso veicolate notizie importanti per il Comune, ha ricordato come non tutto possa essere fatto dall’amministrazione comunale che però – assicura – aveva trovato una nuova sistemazione a questa persona, nella quale sarebbe dovuta entrare a breve.
 
Una spiegazione che ha convinto molti, ma non tutti. Un utente, in particolare, ha sollevato la questione del trattamento che a suo avviso ricevono alcuni extracomunitari mentre accade che italiani si spengano così, in povertà.
 
29 dicembre 2016