Francia: quell’alleanza fra industriali e socialisti per dare al capitalismo il suo “esercito proletario di riserva”

pci francese«L’immigrazione pone seri problemi oggi. Dobbiamo affrontarli e rapidamente prendere le misure necessarie. È stato raggiunto il limite. Questo è il motivo per cui noi diciamo: dobbiamo fermare l’immigrazione, altrimenti getteremo altri lavoratori nella disoccupazione. Preciso: dobbiamo fermare l’immigrazione ufficiale e clandestina. [Gli immigrati] vengono stipati in ghetti in cui convivono lavoratori e famiglie dalle tradizioni, lingue e modi di vivere differenti. Questo crea tensioni e talvolta scontri tra immigrati provenienti dai vari paesi. Questo rende difficili i loro rapporti con i francesi. [..] I carichi di assistenza sociale per le famiglie immigrate immerse nella miseria diventano insopportabili per i bilanci comunali».
A pronunciare queste parole di fuoco non è un leghista all’ultimo raduno di Pontida. Fu Georges Marchais, segretario dal 1972 al 1994 del Partito Comunista Francese in un discorso del 27 marzo 1980.
La Francia aveva iniziato a importare manodopera a basso costo dalle ex colonie a partire dagli anni Sessanta, quando la piena occupazione e la solida organizzazione sindacale avevano dato ai lavoratori francesi (e ai loro compagni immigrati da altri paesi europei fra cui moltissimi italiani) un solido potere contrattuale nei confronti del padronato. E il padronato reagì: mentre i lavoratori che in precedenza (e in numero molto minore) arrivavano da altri paesi europei come l’Italia, la Spagna e il Portogallo, la Polonia e la Cecoslovacchia erano spesso già sindacalizzati e avevano una forte coscienza di classe, sarebbe stata l’importazione di masse umane dalle ex colonie francesi a consentire la creazione quell’«esercito proletario di riserva» in grado di mettere in concorrenza i lavoratori fra loro e obbligarli ad accettare salari più bassi e a rinunciare a molti diritti sociali.
Negli anni Sessanta datano i primi trattati bilaterali fra Parigi e le ex colonie maghrebine per favorire l’immigrazione di lavoratori, mentre ci si applica per aprire canali analoghi anche per i lavoratori dell’Africa nera. Nel 1968 nasce una Direzione per la popolazione e le migrazioni in seno al ministero del Lavoro. Non a caso proprio in quegli anni si diffonde l’idea che l’Europa avesse degli obblighi morali nei confronti delle ex colonie, e che l’emigrazione da esse fosse una conseguenza diretta del colonialismo: un falso storico, poiché fra la decolonizzazione e le prime ondate migratorie dall’Africa sarebbe passata un’intera generazione. L’unico rapporto diretto è quello linguistico: gli ex sudditi coloniali parlavano francese e sarebbero stati impiegati più rapidamente nel ciclo produttivo come concorrenti sleali nei confronti dei lavoratori autoctoni.
 
Fino al 1972 comunque la possibilità di avere un permesso di soggiorno in Francia era subordinata all’impiego. I lavoratori immigrati che perdevano il posto dovevano essere rimpatriati. Fra 1972 e 1973 manifestazioni e scioperi degli immigrati spingono tuttavia il governo a concedere sanatorie per i clandestini. Negli anni Settanta la politica cerca di arrestare il flusso di immigrati, perfino pagando per il loro ritorno in Africa, invano.
 
Nel 1980 iniziano le manifestazioni eclatanti (spesso promosse da preti protestanti e cattolici) a favore dei clandestini, i «sans papier», mentre alcune sigle sindacali non comuniste e la sinistra filo-occidentale, il Partito Socialista, si schierano contro i rimpatri. Con l’elezione nel 1981 di François Mitterrand alla presidenza della Repubblica le politiche francesi si allineano su posizioni immigrazioniste: viene vietata l’espulsione degli immigrati di seconda generazione e si iniziano a concedere i diritti politici ai nuovi arrivati. Da quel momento la Francia sarà l’avanguardia europea per le politiche filo-immigrazioniste.
 
Fonte: “Storia in Rete”, n. 132-134, ott.-dic.2016, pp. 32-33.
Posted on gennaio 22, 2017   di Emanuele Mastrangelo
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Rapporto sui gommoni dei migranti libici: facciamo chiarezza

ma no quale mafia-capitalegommoni cinesi, un’invenzione degli xenofobi, ma quale business, solo amore fraterno. Le altre foto sono al link della fonte

Facciamo chiarezza sui strani gommoni utilizzati dai migranti centroafricani (non certo libici) che partono dalle coste di Misurata per dirigersi verso L’italia, provvidenzialmente assistiti da organizzazioni ben finanziate e da marine militari assortite.
Chi parte
Parlo per la zona di Misurata, ovvero la costa est della Libia. In massima parte, per non dire tutti , si tratta di giovani esponenti della classe media centrafricana, schiacciati dalla mancanza di prospettive e dalla situazione geopolitica complicata. A parte alcune zone del Mali, della Nigeria e della Somalia, costoro sono sicuramente rifugiati economici, ovvero gente in cerca di welfare e NON di lavoro. Persone che spendono diverse migliaia di euro per arrivare sulle coste libiche e poi pagano il passaggio. Si calcola che ciascuno di loro spenda almeno l’equivalente di 5000 euro in totale per il viaggio (spesa minima). Bisogna ricordare che nessuno di costoro è neanche lontanamente arabo o siriano, checché ne dicano i giornaloni e le puttanazze che li scrivono.
I più intelligenti si chiederanno come mai costoro non si paghino il viaggio in aereo per arrivare comodi in italia, magari con qualche soldino risparmiato per ripartire da zero. Il problema è che le ambasciate italiane nei paesi centroafricani – e quelle occidentali in generale – controllano molto bene chi chiede un visto: se l’individuo in esame non dispone di molto denaro, di una famiglia e di una attività nel paese, difficilmente ne permetteranno la partenza. Il motivo per cui in molti scelgono di arrivare e rimanere in italia è chiaro, oltre a cominciare una nuova vita sono interessati a prestazioni come pensioni di anzianità, invalidità e sanità gratuita (autentici miraggi dalle zone da cui provengono). Infatti dopo poco tempo iniziano a richiedere i ricongiungimenti familiari: parenti ammalati e anziani bisognosi di cure speciali. Altrimenti non si spiega il perché la loro famiglia avrebbe dovuto prestargli i soldi per il viaggio, cinquemila euro sono tanti soldi dalle loro parti. E nessuno fa niente per niente, neanche i milionari che pagano per “salvare” i rifugiati, ma questo lo vedremo più avanti.
Da dove partono
Partono dalla zona di Misurata, da Bengasi o dalla Turchia, ma spesso questi viaggiatori sono diretti altrove, infatti sono coordinati da altre organizzazioni e balza all’occhio che non sono centrafricani diretti in Italia. Stavolta i “siriani” sono tali solo in parte, infatti questi rifugiati sono più pallidi perché provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq e Afghanistan. NESSUNO di loro è un rifugiato di guerra – ad esclusione di alcune zone di questi paesi in cui si combatte –  e sono sempre viaggiatori paganti. Tutti! Praticamente nessuno di questi finisce in Italia – e se ci finisce per errore di sicuro non ci rimane – trattasi infatti di musulmani appartenenti alla classe media, gente che ha sempre lavorato, che vuole continuare a lavorare e che ha una solida rete di parenti e amici in Nord Europa che li attende. Quindi l’Italia non interessa (PS: si è sparsa la voce che in Italia non c’è più lavoro per nessuno e che è una nazione con gravi problemi).
Chi organizza
Ritorniamo a Misurata, zona della Libia ancora non completamente pacificata, presa tra apposite fazioni. Chi organizza il tutto non abita più lì, ma vive comodamente nella vicina Tunisia. Ricchi e potenti libici che quando hanno annusato l’odore della rivolta sono fuggiti nel vicino paese. Curiosamente in Tunisia le quotazioni delle ville di lusso sono cresciute a dismisura negli anni scorsi. Dato che la Libia è ancora una nazione sostanzialmente tribale, dove l’etnia e la famiglia hanno un valore significativo, a coordinare la Ditta “EMIGRAZIONE DEGLI ABBONDANTI DI PIGMENTO SPA” (la parola “negro”  e “negritudine” esiste nel vocabolario – Crusca docet – ma se la uso passo per razzista…) sono rimasti i parenti poveri del clan, quelli che prima svolgevano lavori come poliziotto o funzionario di basso rango.
I gommoni
Prendo spunto da un post pubblicato su Linkiesta, dove si lascia intendere che i gommoni utilizzati dai migranti sono fabbricati in Cina. Nuova serie di notizie lanciate inizialmente dalla puttanazze anglosassoni, che con l’insediamento di Trump allenteranno un attimo le redini alla Russia e punteranno le antenne sulla Cina “scopri e inventa nefandezza“: il Nuovo Supernemico Statunitense.
Ho contattato una delle aziende sospettate. Il referente mi assicura che l’interesse c’è, ma questi gommoni vanno forte in Turchia e MAI nessun libico dell’ovest ha mai neanche sognato di comprarne, se non piccole campionature. E ci credo, fare arrivare un gommone in Libia non deve essere affatto facile, a meno di non attraversare il deserto di nascosto…
Un occhio attento, poi potrebbe scoprire alcune piccole differenze, dalle foto di “rifugiati siriani” provenienti dai giornaloni.
Oserei dire che il tubolare è casualmente uno di quelli che avete visto nella foto prima, un 27 piedi (circa 9 metri) stretto un metro e 40 all’interno dei tubolari. Il motore è il solito 40 cavalli  fuoribordo, con un piccolo serbatoio di benzina, in grado di fare attraversare un piccolo tratto di mare, anche moderatamente agitato, di notte. Infatti notate che i tubolari sono provvidenzialmente grigio molto scuro (e non nero, che di notte si risalterebbe nell’oscurità!!!), i “siriani” sono evidentemente mediorientali molto ben coperti e indossano un giubbotto di salvataggio. Con tutta evidenza sono partiti dalla Turchia e diretti in Grecia. Le dimensioni relativamente contenute del battello pneumatico sono anche utili per poterlo gonfiare e trasportare di nascosto, anche se relativamente. Il gommone pesa circa 200 Kg e altri cinquanta minimo il motore. I migranti, tutti insieme possono facilmente trasportarlo e montarlo, magari possono anche comprarlo da un “ignaro” commerciante locale, insieme ai giubbotti di salvataggio che indossano. Che cosa c’entrano i cinesi? Un commerciante li ha chiesti e loro li hanno prodotti, cosa gliene frega?
Altro gommone, proveniente dalla Libia e pieno di persone di colore. Noterete le imponenti dimensioni del tubolare, e la strana forma della prua, studiata per non fare entrare acqua se si incoccia una onda neanche tanto grande. Noterete alcune differenze (oltre alla nazionalità dei migranti): il battello è evidentemente molto più grande, i tubolari sono enormemente dimensionati, il fondo è piatto, e ci sono tante ma tante persone in più a bordo. Il colore è chiaro, dato che in mare il colore scuro risalterebbe di più, e d’estate i tubolari scuri surriscaldati potrebbero gonfiarsi troppo ed esplodere, sotto il sole. Sussiste anche un limite dimensionale.
Per svariati motivi i cinesi usano tessuti economici ma professionali, di solito realizzati in colori scuri, ma che non permettono di ottenere tubolari di grosse dimensioni, per vincoli che sarebbe troppo lungo spiegare. Per realizzare un gommone “serio” ci si deve limitare come lunghezza fuori tutto e la larghezza alla poppa. Cosa che i cinesi fanno, dato che non sono capaci di realizzare le poppe composite studiate dagli italiani anni fa, per i battelli smontabili utilizzati dei contrabbandieri di sigarette. I tessuti chiari impiegati in questi strani gommoni grigio chiaro non sono materiali per gonfiabili, ma semplici tessuti per teloni da camion – molto meno costosi – perlomeno da alcuni campioni che il mio amico A. mi ha fatto osservare.
Fuoribordo
Altro giro di telefonate in Tunisia, alla ricerca di fuoribordo di occasione. Scopro, come l’altra volta, che i rivenditori non si stupiscono affatto di essere contattati da acquirenti stranieri che parlano un pessimo francese, e che i prezzi dei Tohatsu e di altri modelli fuoribordo sono ancora altissimi. Continuo nella ricerca e forse ho trovato la strada giusta: per un 25 cavalli decente si parte da 2000 euro e si arriva tranquillamente a 4000 euro. Infatti solo i motori fino a 45 cavalli circa possono essere guidati “a barra”, ovvero con quella manopola che fuoriesce dal motore stesso. I motori più potenti necessitano della “timoneria”, quel volante che vediamo nelle imbarcazioni.
Per fabbricare i mega-gommoni smontabili non ci sono problemi, fin dal 1970 valenti e talentuosi artigiani del sud Italia li producevano per i contrabbandieri. Larghi e lunghi oltre dieci metri, adatti per essere scaricati di notte in una spiaggia solitaria e per correre veloci verso la nave appoggio, per poi tornare carichi di tonnellate di sigarette.
Ovviamente diverse aziende italiane si sono trasferite in Tunisia da tempo per fabbricare gommoni. In loco esiste ormai la seconda generazione di artigiani tunisini, pronti a fabbricare battelli per i migranti. Arrivare a Misurata con un camion, scaricare gommoni e motori sulla costa è un attimo. Modelli appositamente realizzati per le esigenze locali: devono costare poco, portare un gran numero di persone e se affondano poco male… Sono negri, e per gli arabi quelli non sono neanche esseri umani…
Un punto importante
1)imbarcare un minimo di sessanta persone  2)su un gommone realizzato con tessuti non adatti  3)con un motore ridicolo  4)dirigerli verso l’Italia  5)con poco carburante a bordo…  Un vero affare!! Entro un giorno o al massimo due, sarebbero tutti affogati. Morti affogati a poche miglia dalla costa perché senza benzina. Eppure partono e arrivano in Italia lo stesso. E come fanno?
Il mistero del salvataggio
A parte alcune navi commerciali, che spesso cambiano rotta quando vedono lontano lontano il gommone stipato di persone, il salvataggio inizialmente veniva effettuato da navi militari. Purtroppo i capitani delle navi magari potevano “sbagliarsi” e salvare i migranti a cinquanta o sessanta miglia dalle coste libiche, in luoghi dove il tempo trascorso avrebbe provvidenzialmente risolto il problema.
Ci ha pensato “da solo” questo signore qui: Cristopher Catrambone. catramboneFinanziere maltese che ha investito otto milioni di soldi “suoi” per avviare una società di salvataggio, la “MOAS” (Migrant Offshore Aid Station). In pratica la ONG da lui creata si è occupata di armare la Phoenix, una nave di salvataggio che si occupa – in concerto con le navi da guerra addette al pattugliamento FRONTEX – di salvare i migranti … prelevandoli anche a pochi chilometri dalle coste libiche, ovvero all’interno delle acque territoriali di quel paese.
L’isola di Malta, come vedete , è in posizione strategica per accogliere facilmente migliaia di migranti, e le sue passeggiate sul mare sono zeppe di alberghi lussuosi dove poter ospitare profughi clandestini “eccessivamente pigmentati” in ciabatte e maglietta.
Cristopher Catrambone, osserviamolo da vicino. Il nostro benafattore nato in Luisiana, abitante a Malta, dirigente di società maltesi e con il core business a La Valletta, non si sogna neppure per errore di portare i migranti salvati nel porto più vicino, ovvero le coste tunisine o maltesi. Li porta tutti in Italia, ovviamente! Scortato dalle navi da guerra italiane mentre presta i primi soccorsi ai centroafricani salvati, una stranezza su cui pochi hanno indagato.
Ma guardiamo di cosa si occupa questo benefattore: le sue aziende (Tangiers Group e Tangiers Intenational) si occupano principalmente di “servizi medici ed assicurativi”.
La Tangiers International si occupa di fornire assistenza medica e supporto ai “contractors” occidentali, ovvero i mercenari impiegati nelle tante “piccole guerre” in corso. Se l’assicurato muore si occupano del trasporto della salma a casa e risarciscono le famiglie, se rimane ferito si occupano delle spese mediche. Inoltre si occupa di servizi assicurativi, gestendo le polizze dell’aeroporto maltese e di tante altre società statali.
Non solo , alcune sue aziende, vagolano nel torbido, occupandosi di servizi detti “piano B” e del servizio detto “battleface”, niente assicurazione, stavolta, ma specialisti armati che intervengono in caso di rapimento o se devono scortare al sicuro i clienti paganti.
Inoltre una sua azienda, la OBS si occupa anche di analisi, ovvero spionaggio e raccolta di informazioni per conto del governo USA dei privati abbonati al servizio.
Difficile credere che un assicuratore americano, arrivato a Malta “perché lì si parla inglese”, come lui stesso racconta, diventi ad un tratto Madre Teresa di Calcutta e spenda parte della sua fortuna per salvare dall’annegamento dei centroafricani che non ha neanche mai visto. Più facile ipotizzare che il governo di La Valletta gli abbia “consigliato” di utilizzare parte dei suoi introiti per armare una nave, riempirla di migranti ed assicurarsi che a Malta non ci arrivi MAI nessuno. Alla fine si risparmia, e il governo Maltese – tanto TETRAGONO all’arrivo dei migranti – può tirare un sospiro di sollievo. Infatti, a seguito della sua filantropia, Cristopher venne ringraziato con la concessione di tanti appalti pubblici maltesi. Ah, la generosità ripaga sempre!!! E il conto lo pagano quei boccaloni degli italiani.
Ma non è finita, ovvio, vedrete nella prossima parte
by NUKE http://liberticida.altervista.org/
Fonti:
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/20/cerchi-un-gommone-per-il-traffico-di-migranti-i-cinesi-hanno-pronto-un/32945/
https://www.outsideonline.com/2012536/african-middle-eastern-refugee-sea-rescue-catrambone-phoenix
http://www.tangiersinternational.com/#
http://www.tangiersgroup.com/
di Nuke – 22/01/2017
Fonte: Rischio Calcolato

La stretta di Trump sull’immigrazione? Chiedete a Obama

Usaimm 2I sette paesi elencati nell’ordine esecutivo del presidente sono esattamente quelli usciti da una selezione fatta in due tempi dall’amministrazione precedente

Espulsioni immigrati USA

Il muro di Trump? Ask Obama. In preda alle convulsioni, i leoni e le pantere da tastiera ieri chiedevano con un tono da caccia alle streghe: come mai Trump ha scelto quei sette paesi?  Come mai eh? Perché non c’è l’Arabia Saudita? E chi ha deciso quella lista? Nel frastuono degli scolapasta che crollavano miseramente dalla testa degli intelligenti a prescindere, s’è levata una risposta: “Ask Obama”.

I sette paesi elencati nell’ordine esecutivo del presidente Trump sono esattamente quelli usciti da una selezione fatta in due tempi dall’amministrazione Obama durante l’attuazione del Terrorist Travel Prevention Act nel 2015 e nel 2016. So, boys, ask Obama.

Ma i fatti sono del tutto irrilevanti in questa storia, l’isteria liberal domina la scena, i giornali fanno la ola, le televisioni ci inzuppano il biscotto e via così in uno show dove i fatti sono del tutto secondari. Fu lo stesso Obama nel 2011 a fermare gli ingressi di rifugiati dall’Iraq in attesa di una revisione delle misure di sicurezza. Dettagli. E d’altronde il numero di rifugiati siriani accolto dall’amministrazione Obama dice tutto sulla lungimiranza con cui fu affrontato il problema dalla Casa Bianca. Ecco l’accoglienza riservata ai siriani dal 2011 al 2016 da parte del governo guidato dal premio nobel per la pace:

Obama dal 2011 al 2015 ha accolto in totale 1.883 profughi siriani, una stratosferica media di 305 all’anno.

Nel 2016, dopo aver fallito la guerra in Siria e spostato la proxy war clintoniana in archivio, preso dai sensi di colpa, dopo 5 anni di guerra, 400 mila morti, 4 milioni di rifugiati, Obama alza il tetto per i siriani alla stellare cifra di 13 mila unità, il totale fa circa 15 mila.

Di fronte a un impegno umanitario di così grande portata, con quel retroterra, i democratici oggi fanno piangere la statua della libertà per le decisioni dell’amministrazione Trump. Il premio faccia di bronzo è vinto a tavolino. I numeri, i fatti, le cifre, la realtà sono un incidente di percorso sulla via dello storytelling e dello spin sulle masse prive di neuroni.

E’ la solita storia, quella della mostrificazione dell’avversario: durante la campagna presidenziale, quando Trump disse di voler espellere 3 milioni di clandestini dagli Stati Uniti, si sollevò la voce vibrante d’indignazione del Coro del Progresso per dire che no, non si doveva fare, e The Donald era un pericolo per l’umanità.

Anche in quel caso nessuno si prese cura di dare un’occhiata alle espulsioni dell’era Obama. Le pubblicammo su List, rieccole, la fonte è la Homeland Security:

Calcolatrice: 359,795+391,438+381,962+386,423+417,268+435,498+414,481 = 2.786.865

Obama ha espulso quasi tre milioni di clandestini e manca ancora il conteggio del biennio 2015-2016 che farà schizzare il dato ben oltre le dichiarazioni roboanti dell’allora candidato repubblicano. Il programma sull’immigrazione di Trump era (è) inadeguato rispetto agli standard democratici.

Trump dovrebbe mandare a casa il suo capo della comunicazione e una serie di funzionari che non hanno dato istruzioni chiare per attuare il suo provvedimento sull’immigrazione. Il suo sbarramento di ordini esecutivi è legale, coerente con il suo programma elettorale, ma l’esecuzione mostra i limiti dettati dalla fretta di plasmare da subito la sua amministrazione nei primi cento giorni di governo. Rallentare

Giornali italiani. Il coro replica l’esibizione sui quotidiani. Un mondo a una dimensione, o quasi. Il primo caffè della giornata va giù con la lettura del Corriere della Sera: “Rivolta contro il bando di Trump”.

Repubblica sbriga la pratica così: “Trump solo contro tutti”. La Stampa non ci casca, punta saggiamente l’apertura sulle primarie dei socialisti in Francia (ha vinto la sinistra radicale, ragazzi), ma il titolo è sempre quello: “Immigrazione, rivolta contro Trump”.

Il caffè ar vetro e Il Messaggero non portano nulla di nuovo: “Migranti, un muro anti-Trump”. Il Giornale esce dal coro, ma sempre di mattoni si parla: “Muro buonista contro Trump”. Il Mattino fa lo stesso titolo del Messaggero: “Immigrati, rivolta anti-Trump”. Il Gazzettino imita il Mattino: “Stop ai migranti, rivolta anti-Trump”. Il Secolo XIX fa un titolo da assemblea sindacale: “Immigrati, mobilitazione contro Trump”. Carlino-Nazione-Giorno entrano nella fase generale Custer a Little Big Horn: “Rifugiati, Trump assediato”. Hanno impaginato e titolato il cuore grande dell’uomo europeo, quello che oggi protesta contro Trump e ieri ha staccato un assegno da tre miliardi di euro in favore di quel sincero democratico di Erdogan per fare il lavoro sporco alla frontiera con la Siria. Dettagli.

 di Mario Sechi – 31/01/2017 – Fonte: Il Foglio

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58222

PERCHÉ IL GOVERNO ITALIANO NON RIESCE A RISOLVERE IL PROBLEMA DEI TRAFFICANTI DI IMMIGRATI? PERCHÉ NON VUOLE FARLO

basta una parola, MAFIA CAPITALE, O COOP della solidarietà

Un’analisi fattuale riportata da Zero Hedge – di quanto sta accadendo intorno alla questione immigrati, porta a conclusioni sconvolgenti. Si è consolidata una prassi che coinvolge trafficanti di persone, organizzazioni non governative e istituzioni italiane e che lucra in tutti i modi possibili su questo dramma umanitario.
A partire dal recupero dei disperati in acque territoriali libiche, agli appalti pilotati per costruire i centri di assistenza, fino allo sfruttamento degli immigrati stessi nelle campagne per salari da fame, la crisi umanitaria si è trasformata in un affare colossale per le organizzazioni malavitose e mafiose. Il tutto viene reso possibile dalla sospensione di fatto dello stato di diritto per tutto quello che concerne la questione dei migranti provenienti dall’Africa.
 
da ZeroHedge, 2 gennaio 2017
Immigrati-figura-1
Lo stato di diritto viene spesso evocato come uno dei valori occidentali che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, eppure sull’immigrazione la classe dirigente al governo  ha già da tempo sospeso quello stesso stato di diritto. L’esempio più evidente è la politica di immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e proseguita poi sotto il governo Renzi. Nell’ottobre 2013 il governo Letta, trovandosi ad affrontare ondate di profughi in fuga dalla Libia per il caos provocato dalla primavera araba sostenuta dall’occidente – che più tardi si è rivelata niente  più che un’insurrezione di gruppi radicali islamici – lanciò  l’operazione “Mare Nostrum“, che consisteva nell’utilizzo della Marina italiana vicino alle acque libiche in operazioni di salvataggio dei rifugiati dalle coste africane.
 
Per quanto nobile potesse essere la motivazione, un effetto collaterale dell’operazione è stato quello di incoraggiare sempre più persone ad intraprendere viaggi via mare, perché ormai erano certe che la Marina italiana le avrebbe salvate (1). Il risultato è stato un aumento del 224% del numero di imbarcazioni in partenza dalla Libia, che si è tradotto in un costo medio di quasi 10 milioni di euro al mese per il governo italiano (1).
Nel novembre 2014 Mare Nostrum è stato sostituito dall’operazione Triton, finanziata e coordinata dall’Ue, che copre una parte più piccola del Mediterraneo, al costo di 3 milioni di euro al mese.
La ragione ufficiale per l’operazione Triton è il controllo delle frontiere, tuttavia, se guardiamo i fatti, l’obiettivo dell’operazione è semplicemente quello di portare in Italia quante più persone possibile, indipendentemente se siano rifugiati, migranti economici, legali o illegali. Da allora i canali del contrabbando di persone, invece di essere fermati, si sono moltiplicati.
 
Una pratica consolidata, a partire dall’operazione Mare Nostrum  e poi continuata sotto Triton, è che i contrabbandieri lanciano un segnale di soccorso ai mezzi della Marina in perlustrazione e richiedono assistenza. Intanto le ONG, che perseguono le politiche delle “frontiere aperte”, li aiutano, assistendo chiunque – legali, illegali, rifugiati – voglia raggiungere l’Europa (2) (3) (4).
La Commissione europea, responsabile di Frontex, e che segue i controlli alle frontiere, ha una chiara opinione in materia. Il Commissario per gli affari interni, la Migrazione e la Cittadinanza – Dimitris Avramopoulos – ha dichiarato: “un altro elemento importante che è emerso con forza dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che le ONG – e le autorità locali e regionali – che forniscono assistenza ai migranti clandestini non dovranno essere criminalizzate. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come sono anche d’accordo sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali di coloro che vengono introdotti clandestinamente. Quelli che dobbiamo punire sono i contrabbandieri!” (5)
Punire i contrabbandieri, a meno che non facciano parte delle ONG, significa che il problema non può essere e non sarà risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare i migranti. Con ciò si porta avanti una tradizione ben consolidata; durante il governo Monti nel 2011-12 fu creato un Ministero per l’Integrazione e assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, una famosa ONG italiana favorevole alle frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” gestisce progetti come i “Corridoi umanitari”. Il progetto finanzia un itinerario alternativo per portare la gente in Italia. Andrea Riccardi ha detto ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le sue frontiere.(6)
Il Ministero è stato poi assegnato a Cecile Kyenge, una donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che si è data come obiettivo quello di ridurre drasticamente i requisiti per l’acquisto della cittadinanza italiana. La Kyenge propone una legge che darebbe la cittadinanza ai figli degli immigrati a condizione di esser nati sul suolo italiano. Sotto Renzi, il ministero è stato ridotto a un dipartimento all’interno del Ministero per gli Affari Interni e consegnato a Mario Morcone, ancora una volta affiliato alla “Comunità di Sant’Egidio”.
Cosa succede una volta che i migranti di tutti i tipi raggiungono il suolo italiano? Vengono inviati ai centri per i profughi, dove possono chiedere lo status di rifugiati. Va fatto notare che l’Italia ha da tempo esaurito i posti per i richiedenti asilo, e così il governo sta pagando alberghi, ostelli o cittadini in generale per ospitare le persone.
Una pratica comune per coloro che sanno che la loro domanda verrà respinta, è di distruggere i loro documenti in anticipo (7), in questo modo il tempo necessario per identificarli aumenta in modo esponenziale. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, il che offre l’occasione ai migranti di organizzare una rivolta, distruggere parte dei centri e infine fuggire e diventare illegali. (8) (9) (10) (11) (12) Se invece non scappano e la loro domanda viene rigettata, vengono espulsi. L’espulsione tuttavia è volontaria e i dati mostrano che solo il 50% circa dei migranti espulsi se ne va davvero, probabilmente in un altro paese Ue-Schengen, mentre gli altri diventano clandestini.
Come ha dimostrato lo scandalo Mafia Capitale (13), una collusione tra i membri del Partito Democratico  al governo che controllano le istituzioni statali italiane dell’immigrazione tra cui i centri profughi, le ONG e il crimine organizzato, assicura che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani e per una paga oraria insignificante, in modo da garantire ingenti profitti illegali al racket. Una famigerata frase di un membro della criminalità organizzata, che spesso viene citata, ha rivelato che l’immigrazione è al momento un business più redditizio del traffico di droga.
Hai idea di quanto guadagno con questi immigrati?” ha detto Salvatore Buzzi, un affiliato della mafia, in un’intercettazione di 1.200 pagine ad inizio 2013. “Il traffico di droga non è così proficuo“.Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti vengono tutti dagli zingari (ROM), dall’emergenza abitativa e dagli immigrati ha detto Buzzi. Questo nel 2013, quando erano arrivati in Italia 20.000 immigrati. Nel 2016 ne sono arrivati 180.000.
 
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner di governo del Partito Democratico), che lavora per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione delle persone bisognose di protezione internazionale”, in realtà si adoperano per trarre profitto dalla crisi.
Le attività illegali associate spaziano dall’assegnazione della costruzione dei centri per i rifugiati alle cooperative legate al PD in cambio di tangenti, al trasferimento dei richiedenti asilo e dei clandestini nelle campagne italiane per impiegarli in agricoltura con salari da 1 a 3 euro all’ora.
Per quel che riguarda le donne, gli immigrati stessi organizzano giri di prostituzione nei centri profughi o le vendono perché lavorino lungo le strade italiane. (14)
L’immigrazione è una storia di attuazione volontariamente lassista dello stato di diritto, di contrabbando, di disonestà, di schiavitù e, in definitiva, di distruzione dell’Europa.
Fonte: Voci Dall’Estero gennaio 11 2017
 
Riferimenti
  1. Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
  2. Colte in flagrante: le ONG sono parte del traffico di migranti, Gefira
  3. L’armata delle ONG che opera sulle coste della Libia, Gefira
  4. Gli americani di MOAS traghettano migranti in Europa, Gefira
  5. Come potrebbe essere più efficace l’azione della UE contro i trafficanti di migranti? European Commission
  6. Andrea Riccardi, un’anima per l’Europa, Lavie
  7. Stabilire l’identità per la protezione internazionale, European Migration Network
  8. Migranti, in 40 fuggono dall’hotel nel Sulcis e bloccano la Statale, Corriere
  9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
  10. Rivolta al Cie, agenti contusi. Scappano in 22, 10 arresti MigrantiTorino
  11. Lampedusa, via ai trasferimenti. fuga di immigrati al Cie di Torino, RAI
  12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
  13. Mafia capitale, Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
  14. La mafia siciliana guadagna sulle spalle degli immigrati disperati, La Stampa