Una bugia ormai troppo grossa perfino per Goebbels

ovviamente chi contesta mafia capitale è un razzista xenofobo

Ecco l’ultimo itinerario, documentato dal sito Marine Traffic, e ricavato grazie ad una semplice e gratuita ricerca di pochi minuti e un merge tra immagini, della nave Aquarius, giunta trionfalmente con il suo carico di carne umana nel porto di Catania dopo aver fatto scalo a Malta (!) come dimostra la sottostante tabella dei movimenti. 946 persone da Bangladesh, Nigeria, Costa d’avorio e Guinea Conakry ma anche da altri Paesi dell’Africa Sub-sahariana, quindi senza alcun vero titolo per venire in Europa.
Aquarius è di SOS Mediterranee, ONG tedesca con l’impulso irrefrenabile di aiutare a deportare gente da un continente all’altro.acquarius position
 
Non mi interessa la solita prosa lacrimogena che viene dedicata a questa ennesima impresa del combinato ONU-ONG-Innominabili S.p.A. dagli ineffabili giornalacci che eseguono solo gli ordini, ripetendo una bugia (“salvati nel Canale di Sicilia”) che ormai è diventata troppo grossa perfino per Joseph Goebbels. Mi interessano i fatti, e quello che può essere documentato mediante il monitoraggio del traffico marino su siti come Marine Traffic o Vessel Finder è quello di un gigantesco servizio di traghettamento di deportati che rappresenta la versione moderna delle navi negriere e allo stesso tempo un gigantesco Sbarco in Sicilia di truppe dormienti, secondo il principio delle “armi di migrazione di massa”.
Traffico condotto perfettamente alla luce del sole ma ricoperto dalla putrida glassa della menzogna mediatica che spudoratamente insiste con i “salvataggi”, il “golfo di Sicilia” e “le donne e i bambini” quando si tratta al 90% di maschi non accompagnati.
Grazie al monitoraggio di questa flotta di navi negriere si ha la prova inconfutabile di un acquarius position2atto ostile nei confronti della nazione Italiana, utilizzata come porto di sbarco da navi straniere e battenti bandiere di comodo, dalle origini misteriose e dagli altrettanto fantomatici finanziamenti (ma dietro sappiamo che c’è il nostro Judenrat preferito).
Ostilità non solo accettata dalle nostre autorità ma coadiuvata, visto il ruolo delle navi CP (Capitaneria di porto) che si spingono fino ai luoghi di ritrovo per scafisti e che sono anch’esse perfettamente tracciabili, per chi ha voglia di farlo.
Strabene ha fatto nei giorni scorsi il blogger Luca Donadel a realizzare un video sull’argomento da più di 300.000 visualizzazioni sull’argomento, utilizzando quindi un mezzo più masticabile dal grande pubblico rispetto al semplice articolo da leggere. Ricordo però, per amor di cronaca, che il ragazzo è arrivato per ultimo, visto che i primi a scrivere sui viaggi sospetti delle ONG erano stati nel novembre 2016 il sito Gefira, (con gli articoli Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling“, The Americans from MOAS ferry migrants to Europe), Maurizio Blondet che, mannaggia a lui, è sempre sul pezzo, con l’articolo “ONG fanno contrabbando “industriale” di clandestini?”e la vostra umile sottoscritta, sempre in dicembre, con Il famoso “salvati nel Canale di Sicilia”, ovvero un disegnino animato vale più di mille disegnini statici dove traducevo i due articoli di Gefira e ripubblicavo il loro video già postato da Blondet. Questo per coloro che mi segnalano il video di Luca dicendo: “Guarda qui che scoop!”
 
A rega’…
Il grande merito di Luca è stato quello di riuscire, utilizzando il messaggio video e il grande successo di pubblico ottenuto, a far uscire dalle fogne i soliti debunkaroli che però hanno miseramente fallito nel tentativo di, appunto, debunkarlo e hanno dovuto ritirarcisi, nelle fogne, in buon ordine.  E che vuoi debunkare quando c’è il tracking che ti fotte?
seawatch 1Ecco, per esempio, il risultato di una mezz’orata di tracking stamattina su Marine Traffic. Lo vedete il raduno attorno a quel punto vicino al largo della costa libica? La OOC Panther, OOC Tiger, Sea Watch 2 e Siem Pilot sono tutte navi che hanno già traghettato migliaia di clandestini in Italia. Alcune di esse si vantano di “pattugliare” il Mediterraneo in cerca di profughi.
Il video di Luca certifica che le autorità italiane sanno benissimo che arriverà un carico di esseri umani deportati dall’Africa all’Europa, perché addirittura viene loro telefonato la sera prima, ma non fanno nulla per evitarlo, anzi, mandano le motovedette e lo Sbarco in Sicilia 2.0 continua ininterrotto.
 
Verso il raduno degli scafisti stamattina si dirigeva anche la Iuventa (ufficialmente olandese) ovvero “la nave dei ventenni che salverà i migranti”, secondo la propaganda.
iuventa
E Frontex che dovrebbe fronteggiare ed opporsi al traffico di esseri umani? C’è una chicca su Wikileaks che lo riguarda. Questo cablo del 2007 inviato da Dakar, Senegal, alla segreteria di Stato USA, firmato da un certo Smith.
Traduco:
“Il tenente colonnello Alioune Ndiaye è il rappresentante senegalese presso FRONTEX, che è l’autorità UE attraverso la quale Italia, Spagna e Portogallo forniscono assistenza e materiale al Senegal per attuare il pattugliamento delle sue coste. Ndiaye ha detto che nel 2006 vi sono state due o tre partenze al giorno, la maggior parte delle quali da St. Louis. Grazie all’aumento del pattugliamento, le partenze sono diminuite fino ad una ogni quindici giorni e in quel caso dall’estremo sud di Mbour, il che aumenta il tempo di viaggio da 3-4 giorni a 10-12.
A conferma di ciò che ci ha detto Balde, Ndiaye sostiene che le partenze avvengono soprattutto di notte ma che, la mattina successiva, un volo di sorveglianza di FRONTEX può rapidamente identificare il barcone pieno di persone. Una nave di FRONTEX quindi intercetta la piroga e la dirige nuovamente verso il Senegal. Nel 2007, più di 10.000 persone sono state fermate da FRONTEX. Nel mese di settembre è stata intercettata una piroga con 179 persone a bordo, delle quali 125 senegalesi, 32 gambiani, 14 guineani, 6 maliani e i restanti da altri paesi africani.”
cablo partenze
 
Cosa dimostra questo cablo? Che le partenze, VOLENDOLO, posso essere fermate. Che di fatto oggi non vengono fermate ma incoraggiate e che FRONTEX è parte del problema. Trovate voi la morale della storia.
Guest post tratto da Orizzonte degli Eventi by Barbara Tampieri (Lameduck)
Di FunnyKing , il 21 marzo 2017

ONG SOSPETTE: INDAGATE SU SOROS

soros-quoteE così, sembra che il bubbone delle ONG sia finalmente scoppiato.
Merito anche – è bene ricordarlo – di quel giovane blogger che ha pubblicato su Youtube i tracciati del servizio-taxi che preleva i migranti a poche miglia dalla Libia e ce li porta qui (vedi “Social” del 24 marzo). E merito anche di qualche Procuratore siciliano che ha avuto il coraggio di mettersi contro i poteri forti che sostengono l’invasione programmata dell’Italia. Altro che frugare fra le lenzuola di Berlusconi…
La vicenda delle ONG (Organizzazioni non governative) potrebbe riservare sorprese clamorose, di quelle che addirittura porterebbero a riscrivere la storia mondiale di questi ultimi anni. Quella che è emersa – infatti – è solamente la punta dell’icebergAllo stato si indaga solamente sui rapporti che potrebbero (o non potrebbero) intercorrere fra alcune ONG e gli scafisti libici, o tutt’al più – come suggeriva il blogger Luca Donadel – sulle eventuali cointeressanze di qualche banda nostrana, dedita al business dell’accoglienza.
Ma la materia ONG è assai vasta, articolata, sorprendente, piena di angoli bui. E sono angoli bui da cui potrebbe venir fuori di tutto: a incominciare dall’operato di servizi segreti di potenti nazioni (ogni riferimento alla nostra “grande alleata” non è puramente casuale) che spesso hanno agito dietro il paravento di qualche ONG di comodo per operazioni particolarmente sgradevoli, di quelle che comportavano una inammissibile ingerenza negli affari interni di un altro paese.
Altrettanto hanno fatto alcune entità private, riconducibili a singoli uomini d’affari che intendevano influire sulle scelte politiche ed economiche di paesi stranieri. Da qui il sospetto che fra quei servizi, quei miliardari e quelle ONG ci sia un particolarissimo rapporto a tre, del tipo che farebbe la felicità di un regista di film alla 007.
In Ukraina, per esempio, sembra che questa triade (servizi-miliardari-ONG) sia stata direttamente responsabile del colpo-di-Stato che ha portato al defenestramento del Presidente della Repubblica (filo-russo) democraticamente eletto ed alla sua sostituzione con altro elemento che godeva la fiducia degli americani (e dell’Unione Europea), con connesso rischio di terza guerra mondiale.
Idem nel Medio Oriente, dove le varie “primavere arabe” – dalla Libia alla Siria – hanno sempre visto la presenza di ONG particolarmente attive nel contrastare la politica dei governi che si volevano abbattere, magari con l’ausilio di “eserciti ribelli” anch’essi munificamente finanziati dall’estero.
Perché, allora, non considerare che qualcosa di losco possa nascondersi anche dietro quel misterioso fenomeno migratorio che di botto, a un dato momento – più o meno alla nascita dell’Unione cosiddetta Europea – ha cominciato a scodellare sul nostro Continente milioni e milioni di “richiedenti asilo”? Richiedenti asilo prontamente accolti da governi compiacenti che facevano finta di credere che si trattasse di “disperati in fuga da guerre e dittature”, mentre in realtà – fatte le debite eccezioni – erano e sono soltanto degli individui che vogliono partecipare al benessere dei popoli europei.
 
È una forzatura ritenere che alcune ONG possano avere parte in una operazione – illegittima e illegale – programmata all’estero per alterare l’identità (etnica, sociale, culturale, religiosa) dei popoli europei, e per scardinare il mercato del lavoro fornendo ai potentati economici una manodopera alternativa e a basso costo?
Certamente no, considerato che alcune ONG sembrano disporre di capitali ingentissimi, la cui provenienza è tutt’altro che trasparente. Le ONG, infatti, solitamente non rendono pubblica la provenienza delle loro risorse, limitandosi ad affermare che queste derivano da donazioni di privati benefattori. Ecco, dunque, far capolino certi strani “filantropi”, di quelli disposti a bruciare milioni di dollari nella campagna elettorale di Hillary Clinton o a profondere cifre da capogiro per sgambettare Putin.
E, quando si parla di siffatti filantropi, il primo nome della lista è certamente quello di tale George Soros, membro dell’influente lobby finanziaria ebraico-americana, con un patrimonio personale di circa 25 miliardi di dollari, capo di una miriade di fondi e fondazioni che gestiscono altri miliardi di dollari, dal Soros Fund al Quantum Fund, alla Open Society Foundation, a una miriade di entità minori sparse nel mondo intero, dall’Ukraina in giù.
George Soros – tanto per non restare nel vago – è quel gentiluomo che nel 1992 ha guidato la speculazione finanziaria contro la lira italiana (ma anche contro altre valute), guadagnando una barca di miliardi e facendone perdere un bastimento a noi tutti: si calcola – mi permetto di ricordare – che la nostra perdita valutaria sia stata in quell’occasione di circa 48 miliardi di dollari, la qualcosa portò allora ad una svalutazione della lira del 30%. Ai giornalisti che gli chiedevano se non si sentisse in colpa per avere disastrato l’economia di intere nazioni, Soros rispose: «Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.»
Naturalmente, si è liberissimi di credere che un uomo che esprima una morale di tal fatta possa essere al contempo un filantropo, cioè una persona che faccia del bene senza un secondo fine. Io non ci credo.
Così, quando apprendo che fra gli scopi dell’attività lobbistica del soggetto vi è il sostegno alla immigrazione (leggo su Wikipedia), non posso fare a meno di chiedermi quale motivazione possa essere all’origine di un tale fervore. E poiché, almeno per quanto riguarda l’Italia, la immigrazione è un fattore non richiesto e non gradito, neanche dal governo che deve pur reperire cifre ingentissime per farvi fronte… poiché – dicevo – si tratta di un quid che ci viene di fatto imposto, contro i nostri interessi oggettivi, non v’è dubbio che ogni attività “promozionale” dell’immigrazione costituisca una indebita ingerenza negli affari di uno Stato – si fa per dire – sovrano.
Tutto ciò premesso, anche a prescindere da eventuali rapporti fra ONG e scafisti, sarebbe utile conoscere i motivi della recentissima visita del signor George Soros al nostro Presidente del Consiglio. I soliti pagnocconi affermano che si sia parlato soltanto di questioni economiche, magari con un occhio alla privatizzazione di quel poco di bene pubblico che c’è rimasto. Ma non mancano i maliziosi che sospettano che la visita del finanziere al conte Gentiloni abbia avuto anche un altro scopo: quello di fare pressioni perché la fastidiosa inchiesta sull’affare ONG venga in qualche modo arginata.
 
Fossi nei panni dei magistrati siciliani, qualche notizia sull’incontro Soros-Gentiloni la chiederei.
 
Michele Rallo In redazione il 12 Maggio 2017 Allegato Pdf RALLO – Ong_ indagate su Soros.pdf
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DUE NOTIZIE DA LEGGERE INSIEME. SU DROGHE E MIGRANTI.

con-gli-immigrati-si-fanno-soldi-672x350Una:Genova.- La  polizia di dogana sequestra 37 milioni di pastiglie di  droga, destinata all’ISIS in Libia”.
Seconda: “La Fondazione Soros promuove la legalizzazione delle droghe in tutto il mondo,   dice il capo dell’agenzia russa antidroga  FSKN” .
Viktor Ivanov   ha parlato al canale tv  Russia 24  della recente ripresa delle iniziative per la legalizzazione delle droghe “leggere” e “ricreative”  nell’intero mondo occidentale.
 
Forse ci si sarà accorti come, all’unisono molte voci si siano levate in Italia, tutte  all’improvviso. “Roberto Saviano: è ora di legalizzare la cannabis”.  “Raffaele Cantone: Spinello legale, sottrae mercato alla criminalità”. Cantone è il presidente dell’Autorità Anticorruzione, ente palesemente inutile (vista la corruzione dilagante) ma ascoltatissimo  quando parla di  marijuana. E’ ora, è ora! E’ “l’urgenza estiva della Sinistra”, ironizza il Giornale: lo spinello va legalizzato.  “Il  25 luglio approda in Aula a Montecitorio la proposta di legge”. Così,  senza por tempo in mezzo.
Come a segnale convenuto, tutti insieme, in coro e  pronti ad approvare.
Ovviamente  il propositante  è Della Vedova  –  instancabili  i radicali,   non hanno ancora finito con la legalizzazione dell’eutanasia che già cominciano questa bella battaglia civile –  ma si sa già che  la proposta avrà i voti del M5S  –  che vota sempre, immancabilmente  col PD, come un blocco unico  per ogni  ulteriore degrado  dell’umanità  –   e non c’è bisogno di dirlo SEL e Sciolta Civica.
 
Ecco perché   Ivanov, il capo dell’antidroga in Russia, ha dovuto spiegare che la Soros Foundation ha sponsorizzato “diversi rapporti, fra cui quello della London School of Economics”. Difficile dire quale, sono decenni che la London School of Economics (dove ha insegnato anche Prodi)  dimostra in rapporti che “la guerra alla droga”  con metodi di polizia è un fallimento, e meglio è legalizzarla. Penso Ivanov si riferisca a questo lavoro “scientifico” del 2014.
Esattamente come dicono i radicali, no al proibizionismo,  non a qualunque “intervento dello Stato”  – lasciamo fare al mercato. Il mercato libero è la risposta a qualunque problema. La mano invisibile cura tutti i mali.   Parte della polizia obietta: “Se si legalizza, i consumi aumenteranno…ed è una cosa negativa anche per l’educazione dei ragazzi. Non bisogna promuovere stili di vita decadenti». Il dottor Giampaolo Serpelloni, direttore del  Dipartimento   nazionale antidroga, spiega   che la droga “danneggia la  corteccia prefrontale destra – spiega Serpelloni – ovvero l’area legata al giudizio, quella che regola i comportamenti volontari. Questa è l’ultima zona del cervello a maturare”.  Ma che se  ne fanno del cervello, i giovani. In Italia è sempre servito poco, adesso poi l’essenziale  legalizzare la canapa. Lo chiede Saviano. Lo chiede Soros che è amico del premier Gentiloni.
Ivanov  ha spiegato che i referendum sulla legalizzazione  vari stati Usa   sono stati tenuti in lingua spagnola, forse perché l’intero piano era inizialmente concepito per l’America Latina. Una volta avviata in Usa, l’idea di  legalizzare la marijuana è stata diffusa nel centro e sud America  da ONG con sede in Usa, come la Soros Foundation e la  MacArthur Foundation  – entrambe dichiarate “non gradite” in Russia, per le loro attività sovversive.
Della Vedova invece   prevede «una bellissima battaglia parlamentare» e auspica che l’Italia segni «un primato: essere il primo grande parlamento tra le liberaldemocrazie che vota sulla legalizzazione della cannabis».   Finalmente all’avanguardia nel Progresso.
Il presidente Putin   – continua Ivanov –   ha escluso la possibilità di legalizzare le droghe leggere,  argomentando che il loro consumo spesso apre   alle droghe pesanti, “che causano dipendenza e rovinano vite”.
In Italia invece, già sei milioni di drogati abituali (4,5 di canapa, 1,1 di cocaina) versano ai trafficanti 23 miliardi l’anno – la droga è una della voci  più pesanti  delle nostre importazioni – e qui nessun  presidente si preoccupa che rovinino vite. Questo è un paese libero e illuminista, dove ciascuno è affidato alla sua personale forza di carattere e maturità. Un paese dove un decimo della popolazione  dilapida 23 miliardi per drogarsi,  e le “dipendenze” sono  vizio sociale inverosimilmente diffuso,  dove i vecchietti si fanno depredare dalle sloth machines  perché non sanno smettere, è un paese fatto di amebe caratteriali, di immaturi  incapaci di resistere a qualunque dipendenza,   di dire no a qualunque vizio, senza rispetto di  sè.
 
E’ una popolazione  che andrebbe rieducata, perché si consegna in mano a qualunque rete criminale.  Ma che dico?  Mi dissocio dalle mie opinioni.
 
Veniamo piuttosto alla prima notizia. La Finanza e gli addetti doganali hanno sequestrato nel porto di Genova tre container con 37 milioni di pasticche di tramadol, un  oppiaceo sintetico (in Italia venduto su  ricetta medica come potente antidolorifico). Non è  chiaro se il carico comprendesse anche il captagon,  la super-anfetamina di cui vengono imbottiti i guerriglieri dell’ISIS per aumentarne la resistenza  e la ferocia negli scontri, o sia un’invenzione mediatica per  drammatizzare i titoli: “Sequestrati 37 milioni di pastiglie di droga del combattente”, eccetera.
 
La gigantesca partita di tramadol  è originata in India (dove evidentemente è stata sintetizzata); da lì trasportata a Sri Lanka, dove  è stata “mascherata” in confezioni di shampoo e pezze di stoffa sintetica;  mandata a Genova; e da lì, secondo i documenti di carico, i tre container dovevano raggiungere la destinazione finale, la Libia.  Secondo gli inquirenti,   la droga sarebbe spacciata dall’ISI per autofinanziarsi (al dettaglio,   le pastiglie renderebbero 70 milioni di euro)  nelle zone che esso controlla: Tobruk e Mossul.    Il fatto che la merce abbia fatto uno scalo a Genova fa sospettare che in Italia ci siano personaggi interessati a  questo traffico.
I russi sottolineano il fatto che (come ha rivelato l’agenzia di analisi marittime Winward)  nei soli mesi di gennaio e febbraio,  2850  navi da carico,  dopo essere entrate nel Mediterraneo, si sono oscurate, ossia si hanno spento i trasponder che  segnalano la loro posizione ai satelliti;  40 di queste navi hanno addirittura raggiunto l’Inghilterra ed erano salpate dalla Libia, dove (chissà per quali circostanze)  si è insediato l’ISIS;
altri 20 erano passati per le acque siriane e libanesi; tutte 60 avevano spento il  localizzatore per almeno un tratto della loro  rotta.
Quelle che lo fanno, si ritiene che debbano caricare o far giungere a destinazione armamenti, stupefacenti o carne umana,  o “risorse” da “accogliere”. Dopo    che il  famoso video di Luca Donadel ha rivelato anche ad alcuni politici e giornali che il  fenomeno dell’immigrazione di massa non è poi tanto sponrtaneo, ma è pianficato ed assistito con grandi costi – e  le navi di salvataggio delle ONG andavano fin sotto costa libica a “salvare” i profughi, anche alcune di queste navi  si “spengono”. E’ difficile, nel Mediterraneo, distinguere i delinquenti dai soccorritori, la Soros Foundation dai mercanti di carne umana, di droga o di armi.
Al  qual  proposito, è istruttivo   vedere che Bufale.net, il sito preferito dalla Boldrini,  è stato  immediatamente incaricato di vedere se  il video di Donadel poteva essere liquidato come una “fake news”  allarmista, da punire. Non c’è riuscito, ed  ecco  cosa scrive:Il video, sia pur corretto, meriterebbe maggiore approfondimento su alcuni punti. Riteniamo anche noi infatti che le distorsioni sul soccorso agli immigrati facciano male a tutti. Fanno male ai profughi stessi, vittime due volte, fanno male a chi si occupa seriamente di assistenza, che si vede associato a chi invece ne fa scandalo e mercimonio. Bisogna parlarne, e bene ha fatto il Donadel a parlarne. Ma ci sono cose che nessuno dovrebbe fare da soloGià.  Donadel, se voleva diffondere il suo video, doveva chiedere prima a Bufale.net. O alla Boldrini. O a Soros Foundation, che è lì per aiutare.
Di questi tempi è  difficile distinguere navi criminali dalle navi delle ONG. E ancor più difficile distinguere siti di “debunker” smascheratori di bufale, dalla psico-polizia  del Sistema. Come ha deciso Repubblica, il 2017 “Sarà l’anno dei 200 mila sbarchi”. Il 38,5 per cento i n più del 2016. Non ci si può fare nulla, è un fenomeno spontaneo. Umanitario.
Magari, uno statista avrebbe invece raggiunto  da tempo la conclusione che: 1) il fenomeno non è  spontaneo; 2) che è una tattica di guerra, della guerra detta “ibrida”, propria del nostro tempo, combattuta   da stati non con i loro eserciti, ma con terroristi che sono anche criminali comuni, spacciatori di droga confusi con agenzie “umanitarie”  che spengono i  trasponder,  con destabilizzazioni che formano ondate di profughi che è facile dirigere contro  questo o quel paese, agenzie non governative pagate dal Dipartimento di Stato per sovvertire  – tuttodescritto nel saggio di Kelly Greenhill “Armi di Migrazione di Massa – Deportazione, coercizione e politicas estera”.
 
3) che dunque agli atti di guerra si risponde con atti di guerra.   Ma chi volete che giunga a questa conclusione, in Italia?
 
 
L’articolo DUE NOTIZIE DA LEGGERE INSIEME. SU DROGHE E MIGRANTI. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

Le priorità del regime filantropico europeista Gentiloni-Renzi

Le risorse stanziate per il piano sono di 1,18 miliardi per il 2017 e di 1,7 miliardi per il 2018.
In povertà assoluta 4,6 milioni di italiani quindi la maggior parte di loro saranno esclusi come sempre da quell’elemosina chiamata REI quelli in povertà relativa non se la spassano ma chi se ne frega, magari al prossimo spot elettorale saranno oggetto di qualche promessa
Un amico su FB
4,5 miliardi NON RENDICONTABILI
Quando un’azienda che fattura 5000 euro annui..
Deve rendicontare pure una caramella.
4,5 miliardi di euro non RENDICONTABILI..
Aprono i Cara a Mineo, Isola e Foggia..
Zone ad alto concentramento di Caporalato o criminalità (facci caso ..)
E poi “ops…sti soldi vanno in mano alla MAFIA?!”
“OPS, MA CI SONO DELLE IL LEGALITÀ”
lo stupore è virtù dei puri e dei fessi..
Quando si stupiscono quelli in malafede..
Si chiama #complicità
 
Non più stupore.
Ah..
Ultima chiosa
“Ho visto gettare fango e accuse sul procuratore più onesto e terzo degli ultimi 20 anni…
E la cosa mi fa pensare.. Da oggi sto con ZUCCARO.. A priori”
Nicola Gratteri
Ecco..
 
un’amica su FB
A seguito di un’inchiesta che vede le strutture dell’accoglienza coi migranti colluse con (se non gestite da) la ‘ndrangheta, 68 persone sono in stato di fermo, tra loro anche un parroco. Lo scopriamo lo stesso giorno in cui ci spiegano che il fenomeno naturale, fisiologico, storico ed irreversibile dell’immigrazione massiva deve essere sospeso per una settimana, causa riunione del G7 a Taormina. In tutto questo letamaio di menzogne e malaffare senza ritegno, qualcuno ancora crede che le Ong – quelle nei cui CdA siedono esponenti di politica e finanza internazionale; quelle che procurano la materia prima per gli affari loschi delle organizzazioni malavitose – siano estranee a ogni addebito loro contestato. Delle vergini illibate dentro un postribolo, praticamente. Io credo sia meglio ammettere di essere stati babbei per un tempo limitato, piuttosto che incancrenirsi in certe posizioni, facendo capire che si è irrimediabilmente o stupidi o ipocriti.

Rapporto sui gommoni dei migranti libici: facciamo chiarezza

ma no quale mafia-capitalegommoni cinesi, un’invenzione degli xenofobi, ma quale business, solo amore fraterno. Le altre foto sono al link della fonte

Facciamo chiarezza sui strani gommoni utilizzati dai migranti centroafricani (non certo libici) che partono dalle coste di Misurata per dirigersi verso L’italia, provvidenzialmente assistiti da organizzazioni ben finanziate e da marine militari assortite.
Chi parte
Parlo per la zona di Misurata, ovvero la costa est della Libia. In massima parte, per non dire tutti , si tratta di giovani esponenti della classe media centrafricana, schiacciati dalla mancanza di prospettive e dalla situazione geopolitica complicata. A parte alcune zone del Mali, della Nigeria e della Somalia, costoro sono sicuramente rifugiati economici, ovvero gente in cerca di welfare e NON di lavoro. Persone che spendono diverse migliaia di euro per arrivare sulle coste libiche e poi pagano il passaggio. Si calcola che ciascuno di loro spenda almeno l’equivalente di 5000 euro in totale per il viaggio (spesa minima). Bisogna ricordare che nessuno di costoro è neanche lontanamente arabo o siriano, checché ne dicano i giornaloni e le puttanazze che li scrivono.
I più intelligenti si chiederanno come mai costoro non si paghino il viaggio in aereo per arrivare comodi in italia, magari con qualche soldino risparmiato per ripartire da zero. Il problema è che le ambasciate italiane nei paesi centroafricani – e quelle occidentali in generale – controllano molto bene chi chiede un visto: se l’individuo in esame non dispone di molto denaro, di una famiglia e di una attività nel paese, difficilmente ne permetteranno la partenza. Il motivo per cui in molti scelgono di arrivare e rimanere in italia è chiaro, oltre a cominciare una nuova vita sono interessati a prestazioni come pensioni di anzianità, invalidità e sanità gratuita (autentici miraggi dalle zone da cui provengono). Infatti dopo poco tempo iniziano a richiedere i ricongiungimenti familiari: parenti ammalati e anziani bisognosi di cure speciali. Altrimenti non si spiega il perché la loro famiglia avrebbe dovuto prestargli i soldi per il viaggio, cinquemila euro sono tanti soldi dalle loro parti. E nessuno fa niente per niente, neanche i milionari che pagano per “salvare” i rifugiati, ma questo lo vedremo più avanti.
Da dove partono
Partono dalla zona di Misurata, da Bengasi o dalla Turchia, ma spesso questi viaggiatori sono diretti altrove, infatti sono coordinati da altre organizzazioni e balza all’occhio che non sono centrafricani diretti in Italia. Stavolta i “siriani” sono tali solo in parte, infatti questi rifugiati sono più pallidi perché provenienti da Bangladesh, Pakistan, Iraq e Afghanistan. NESSUNO di loro è un rifugiato di guerra – ad esclusione di alcune zone di questi paesi in cui si combatte –  e sono sempre viaggiatori paganti. Tutti! Praticamente nessuno di questi finisce in Italia – e se ci finisce per errore di sicuro non ci rimane – trattasi infatti di musulmani appartenenti alla classe media, gente che ha sempre lavorato, che vuole continuare a lavorare e che ha una solida rete di parenti e amici in Nord Europa che li attende. Quindi l’Italia non interessa (PS: si è sparsa la voce che in Italia non c’è più lavoro per nessuno e che è una nazione con gravi problemi).
Chi organizza
Ritorniamo a Misurata, zona della Libia ancora non completamente pacificata, presa tra apposite fazioni. Chi organizza il tutto non abita più lì, ma vive comodamente nella vicina Tunisia. Ricchi e potenti libici che quando hanno annusato l’odore della rivolta sono fuggiti nel vicino paese. Curiosamente in Tunisia le quotazioni delle ville di lusso sono cresciute a dismisura negli anni scorsi. Dato che la Libia è ancora una nazione sostanzialmente tribale, dove l’etnia e la famiglia hanno un valore significativo, a coordinare la Ditta “EMIGRAZIONE DEGLI ABBONDANTI DI PIGMENTO SPA” (la parola “negro”  e “negritudine” esiste nel vocabolario – Crusca docet – ma se la uso passo per razzista…) sono rimasti i parenti poveri del clan, quelli che prima svolgevano lavori come poliziotto o funzionario di basso rango.
I gommoni
Prendo spunto da un post pubblicato su Linkiesta, dove si lascia intendere che i gommoni utilizzati dai migranti sono fabbricati in Cina. Nuova serie di notizie lanciate inizialmente dalla puttanazze anglosassoni, che con l’insediamento di Trump allenteranno un attimo le redini alla Russia e punteranno le antenne sulla Cina “scopri e inventa nefandezza“: il Nuovo Supernemico Statunitense.
Ho contattato una delle aziende sospettate. Il referente mi assicura che l’interesse c’è, ma questi gommoni vanno forte in Turchia e MAI nessun libico dell’ovest ha mai neanche sognato di comprarne, se non piccole campionature. E ci credo, fare arrivare un gommone in Libia non deve essere affatto facile, a meno di non attraversare il deserto di nascosto…
Un occhio attento, poi potrebbe scoprire alcune piccole differenze, dalle foto di “rifugiati siriani” provenienti dai giornaloni.
Oserei dire che il tubolare è casualmente uno di quelli che avete visto nella foto prima, un 27 piedi (circa 9 metri) stretto un metro e 40 all’interno dei tubolari. Il motore è il solito 40 cavalli  fuoribordo, con un piccolo serbatoio di benzina, in grado di fare attraversare un piccolo tratto di mare, anche moderatamente agitato, di notte. Infatti notate che i tubolari sono provvidenzialmente grigio molto scuro (e non nero, che di notte si risalterebbe nell’oscurità!!!), i “siriani” sono evidentemente mediorientali molto ben coperti e indossano un giubbotto di salvataggio. Con tutta evidenza sono partiti dalla Turchia e diretti in Grecia. Le dimensioni relativamente contenute del battello pneumatico sono anche utili per poterlo gonfiare e trasportare di nascosto, anche se relativamente. Il gommone pesa circa 200 Kg e altri cinquanta minimo il motore. I migranti, tutti insieme possono facilmente trasportarlo e montarlo, magari possono anche comprarlo da un “ignaro” commerciante locale, insieme ai giubbotti di salvataggio che indossano. Che cosa c’entrano i cinesi? Un commerciante li ha chiesti e loro li hanno prodotti, cosa gliene frega?
Altro gommone, proveniente dalla Libia e pieno di persone di colore. Noterete le imponenti dimensioni del tubolare, e la strana forma della prua, studiata per non fare entrare acqua se si incoccia una onda neanche tanto grande. Noterete alcune differenze (oltre alla nazionalità dei migranti): il battello è evidentemente molto più grande, i tubolari sono enormemente dimensionati, il fondo è piatto, e ci sono tante ma tante persone in più a bordo. Il colore è chiaro, dato che in mare il colore scuro risalterebbe di più, e d’estate i tubolari scuri surriscaldati potrebbero gonfiarsi troppo ed esplodere, sotto il sole. Sussiste anche un limite dimensionale.
Per svariati motivi i cinesi usano tessuti economici ma professionali, di solito realizzati in colori scuri, ma che non permettono di ottenere tubolari di grosse dimensioni, per vincoli che sarebbe troppo lungo spiegare. Per realizzare un gommone “serio” ci si deve limitare come lunghezza fuori tutto e la larghezza alla poppa. Cosa che i cinesi fanno, dato che non sono capaci di realizzare le poppe composite studiate dagli italiani anni fa, per i battelli smontabili utilizzati dei contrabbandieri di sigarette. I tessuti chiari impiegati in questi strani gommoni grigio chiaro non sono materiali per gonfiabili, ma semplici tessuti per teloni da camion – molto meno costosi – perlomeno da alcuni campioni che il mio amico A. mi ha fatto osservare.
Fuoribordo
Altro giro di telefonate in Tunisia, alla ricerca di fuoribordo di occasione. Scopro, come l’altra volta, che i rivenditori non si stupiscono affatto di essere contattati da acquirenti stranieri che parlano un pessimo francese, e che i prezzi dei Tohatsu e di altri modelli fuoribordo sono ancora altissimi. Continuo nella ricerca e forse ho trovato la strada giusta: per un 25 cavalli decente si parte da 2000 euro e si arriva tranquillamente a 4000 euro. Infatti solo i motori fino a 45 cavalli circa possono essere guidati “a barra”, ovvero con quella manopola che fuoriesce dal motore stesso. I motori più potenti necessitano della “timoneria”, quel volante che vediamo nelle imbarcazioni.
Per fabbricare i mega-gommoni smontabili non ci sono problemi, fin dal 1970 valenti e talentuosi artigiani del sud Italia li producevano per i contrabbandieri. Larghi e lunghi oltre dieci metri, adatti per essere scaricati di notte in una spiaggia solitaria e per correre veloci verso la nave appoggio, per poi tornare carichi di tonnellate di sigarette.
Ovviamente diverse aziende italiane si sono trasferite in Tunisia da tempo per fabbricare gommoni. In loco esiste ormai la seconda generazione di artigiani tunisini, pronti a fabbricare battelli per i migranti. Arrivare a Misurata con un camion, scaricare gommoni e motori sulla costa è un attimo. Modelli appositamente realizzati per le esigenze locali: devono costare poco, portare un gran numero di persone e se affondano poco male… Sono negri, e per gli arabi quelli non sono neanche esseri umani…
Un punto importante
1)imbarcare un minimo di sessanta persone  2)su un gommone realizzato con tessuti non adatti  3)con un motore ridicolo  4)dirigerli verso l’Italia  5)con poco carburante a bordo…  Un vero affare!! Entro un giorno o al massimo due, sarebbero tutti affogati. Morti affogati a poche miglia dalla costa perché senza benzina. Eppure partono e arrivano in Italia lo stesso. E come fanno?
Il mistero del salvataggio
A parte alcune navi commerciali, che spesso cambiano rotta quando vedono lontano lontano il gommone stipato di persone, il salvataggio inizialmente veniva effettuato da navi militari. Purtroppo i capitani delle navi magari potevano “sbagliarsi” e salvare i migranti a cinquanta o sessanta miglia dalle coste libiche, in luoghi dove il tempo trascorso avrebbe provvidenzialmente risolto il problema.
Ci ha pensato “da solo” questo signore qui: Cristopher Catrambone. catramboneFinanziere maltese che ha investito otto milioni di soldi “suoi” per avviare una società di salvataggio, la “MOAS” (Migrant Offshore Aid Station). In pratica la ONG da lui creata si è occupata di armare la Phoenix, una nave di salvataggio che si occupa – in concerto con le navi da guerra addette al pattugliamento FRONTEX – di salvare i migranti … prelevandoli anche a pochi chilometri dalle coste libiche, ovvero all’interno delle acque territoriali di quel paese.
L’isola di Malta, come vedete , è in posizione strategica per accogliere facilmente migliaia di migranti, e le sue passeggiate sul mare sono zeppe di alberghi lussuosi dove poter ospitare profughi clandestini “eccessivamente pigmentati” in ciabatte e maglietta.
Cristopher Catrambone, osserviamolo da vicino. Il nostro benafattore nato in Luisiana, abitante a Malta, dirigente di società maltesi e con il core business a La Valletta, non si sogna neppure per errore di portare i migranti salvati nel porto più vicino, ovvero le coste tunisine o maltesi. Li porta tutti in Italia, ovviamente! Scortato dalle navi da guerra italiane mentre presta i primi soccorsi ai centroafricani salvati, una stranezza su cui pochi hanno indagato.
Ma guardiamo di cosa si occupa questo benefattore: le sue aziende (Tangiers Group e Tangiers Intenational) si occupano principalmente di “servizi medici ed assicurativi”.
La Tangiers International si occupa di fornire assistenza medica e supporto ai “contractors” occidentali, ovvero i mercenari impiegati nelle tante “piccole guerre” in corso. Se l’assicurato muore si occupano del trasporto della salma a casa e risarciscono le famiglie, se rimane ferito si occupano delle spese mediche. Inoltre si occupa di servizi assicurativi, gestendo le polizze dell’aeroporto maltese e di tante altre società statali.
Non solo , alcune sue aziende, vagolano nel torbido, occupandosi di servizi detti “piano B” e del servizio detto “battleface”, niente assicurazione, stavolta, ma specialisti armati che intervengono in caso di rapimento o se devono scortare al sicuro i clienti paganti.
Inoltre una sua azienda, la OBS si occupa anche di analisi, ovvero spionaggio e raccolta di informazioni per conto del governo USA dei privati abbonati al servizio.
Difficile credere che un assicuratore americano, arrivato a Malta “perché lì si parla inglese”, come lui stesso racconta, diventi ad un tratto Madre Teresa di Calcutta e spenda parte della sua fortuna per salvare dall’annegamento dei centroafricani che non ha neanche mai visto. Più facile ipotizzare che il governo di La Valletta gli abbia “consigliato” di utilizzare parte dei suoi introiti per armare una nave, riempirla di migranti ed assicurarsi che a Malta non ci arrivi MAI nessuno. Alla fine si risparmia, e il governo Maltese – tanto TETRAGONO all’arrivo dei migranti – può tirare un sospiro di sollievo. Infatti, a seguito della sua filantropia, Cristopher venne ringraziato con la concessione di tanti appalti pubblici maltesi. Ah, la generosità ripaga sempre!!! E il conto lo pagano quei boccaloni degli italiani.
Ma non è finita, ovvio, vedrete nella prossima parte
by NUKE http://liberticida.altervista.org/
Fonti:
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/01/20/cerchi-un-gommone-per-il-traffico-di-migranti-i-cinesi-hanno-pronto-un/32945/
https://www.outsideonline.com/2012536/african-middle-eastern-refugee-sea-rescue-catrambone-phoenix
http://www.tangiersinternational.com/#
http://www.tangiersgroup.com/
di Nuke – 22/01/2017
Fonte: Rischio Calcolato

PERCHÉ IL GOVERNO ITALIANO NON RIESCE A RISOLVERE IL PROBLEMA DEI TRAFFICANTI DI IMMIGRATI? PERCHÉ NON VUOLE FARLO

basta una parola, MAFIA CAPITALE, O COOP della solidarietà

Un’analisi fattuale riportata da Zero Hedge – di quanto sta accadendo intorno alla questione immigrati, porta a conclusioni sconvolgenti. Si è consolidata una prassi che coinvolge trafficanti di persone, organizzazioni non governative e istituzioni italiane e che lucra in tutti i modi possibili su questo dramma umanitario.
A partire dal recupero dei disperati in acque territoriali libiche, agli appalti pilotati per costruire i centri di assistenza, fino allo sfruttamento degli immigrati stessi nelle campagne per salari da fame, la crisi umanitaria si è trasformata in un affare colossale per le organizzazioni malavitose e mafiose. Il tutto viene reso possibile dalla sospensione di fatto dello stato di diritto per tutto quello che concerne la questione dei migranti provenienti dall’Africa.
 
da ZeroHedge, 2 gennaio 2017
Immigrati-figura-1
Lo stato di diritto viene spesso evocato come uno dei valori occidentali che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, eppure sull’immigrazione la classe dirigente al governo  ha già da tempo sospeso quello stesso stato di diritto. L’esempio più evidente è la politica di immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e proseguita poi sotto il governo Renzi. Nell’ottobre 2013 il governo Letta, trovandosi ad affrontare ondate di profughi in fuga dalla Libia per il caos provocato dalla primavera araba sostenuta dall’occidente – che più tardi si è rivelata niente  più che un’insurrezione di gruppi radicali islamici – lanciò  l’operazione “Mare Nostrum“, che consisteva nell’utilizzo della Marina italiana vicino alle acque libiche in operazioni di salvataggio dei rifugiati dalle coste africane.
 
Per quanto nobile potesse essere la motivazione, un effetto collaterale dell’operazione è stato quello di incoraggiare sempre più persone ad intraprendere viaggi via mare, perché ormai erano certe che la Marina italiana le avrebbe salvate (1). Il risultato è stato un aumento del 224% del numero di imbarcazioni in partenza dalla Libia, che si è tradotto in un costo medio di quasi 10 milioni di euro al mese per il governo italiano (1).
Nel novembre 2014 Mare Nostrum è stato sostituito dall’operazione Triton, finanziata e coordinata dall’Ue, che copre una parte più piccola del Mediterraneo, al costo di 3 milioni di euro al mese.
La ragione ufficiale per l’operazione Triton è il controllo delle frontiere, tuttavia, se guardiamo i fatti, l’obiettivo dell’operazione è semplicemente quello di portare in Italia quante più persone possibile, indipendentemente se siano rifugiati, migranti economici, legali o illegali. Da allora i canali del contrabbando di persone, invece di essere fermati, si sono moltiplicati.
 
Una pratica consolidata, a partire dall’operazione Mare Nostrum  e poi continuata sotto Triton, è che i contrabbandieri lanciano un segnale di soccorso ai mezzi della Marina in perlustrazione e richiedono assistenza. Intanto le ONG, che perseguono le politiche delle “frontiere aperte”, li aiutano, assistendo chiunque – legali, illegali, rifugiati – voglia raggiungere l’Europa (2) (3) (4).
La Commissione europea, responsabile di Frontex, e che segue i controlli alle frontiere, ha una chiara opinione in materia. Il Commissario per gli affari interni, la Migrazione e la Cittadinanza – Dimitris Avramopoulos – ha dichiarato: “un altro elemento importante che è emerso con forza dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che le ONG – e le autorità locali e regionali – che forniscono assistenza ai migranti clandestini non dovranno essere criminalizzate. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come sono anche d’accordo sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali di coloro che vengono introdotti clandestinamente. Quelli che dobbiamo punire sono i contrabbandieri!” (5)
Punire i contrabbandieri, a meno che non facciano parte delle ONG, significa che il problema non può essere e non sarà risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare i migranti. Con ciò si porta avanti una tradizione ben consolidata; durante il governo Monti nel 2011-12 fu creato un Ministero per l’Integrazione e assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, una famosa ONG italiana favorevole alle frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” gestisce progetti come i “Corridoi umanitari”. Il progetto finanzia un itinerario alternativo per portare la gente in Italia. Andrea Riccardi ha detto ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le sue frontiere.(6)
Il Ministero è stato poi assegnato a Cecile Kyenge, una donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che si è data come obiettivo quello di ridurre drasticamente i requisiti per l’acquisto della cittadinanza italiana. La Kyenge propone una legge che darebbe la cittadinanza ai figli degli immigrati a condizione di esser nati sul suolo italiano. Sotto Renzi, il ministero è stato ridotto a un dipartimento all’interno del Ministero per gli Affari Interni e consegnato a Mario Morcone, ancora una volta affiliato alla “Comunità di Sant’Egidio”.
Cosa succede una volta che i migranti di tutti i tipi raggiungono il suolo italiano? Vengono inviati ai centri per i profughi, dove possono chiedere lo status di rifugiati. Va fatto notare che l’Italia ha da tempo esaurito i posti per i richiedenti asilo, e così il governo sta pagando alberghi, ostelli o cittadini in generale per ospitare le persone.
Una pratica comune per coloro che sanno che la loro domanda verrà respinta, è di distruggere i loro documenti in anticipo (7), in questo modo il tempo necessario per identificarli aumenta in modo esponenziale. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, il che offre l’occasione ai migranti di organizzare una rivolta, distruggere parte dei centri e infine fuggire e diventare illegali. (8) (9) (10) (11) (12) Se invece non scappano e la loro domanda viene rigettata, vengono espulsi. L’espulsione tuttavia è volontaria e i dati mostrano che solo il 50% circa dei migranti espulsi se ne va davvero, probabilmente in un altro paese Ue-Schengen, mentre gli altri diventano clandestini.
Come ha dimostrato lo scandalo Mafia Capitale (13), una collusione tra i membri del Partito Democratico  al governo che controllano le istituzioni statali italiane dell’immigrazione tra cui i centri profughi, le ONG e il crimine organizzato, assicura che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani e per una paga oraria insignificante, in modo da garantire ingenti profitti illegali al racket. Una famigerata frase di un membro della criminalità organizzata, che spesso viene citata, ha rivelato che l’immigrazione è al momento un business più redditizio del traffico di droga.
Hai idea di quanto guadagno con questi immigrati?” ha detto Salvatore Buzzi, un affiliato della mafia, in un’intercettazione di 1.200 pagine ad inizio 2013. “Il traffico di droga non è così proficuo“.Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti vengono tutti dagli zingari (ROM), dall’emergenza abitativa e dagli immigrati ha detto Buzzi. Questo nel 2013, quando erano arrivati in Italia 20.000 immigrati. Nel 2016 ne sono arrivati 180.000.
 
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner di governo del Partito Democratico), che lavora per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione delle persone bisognose di protezione internazionale”, in realtà si adoperano per trarre profitto dalla crisi.
Le attività illegali associate spaziano dall’assegnazione della costruzione dei centri per i rifugiati alle cooperative legate al PD in cambio di tangenti, al trasferimento dei richiedenti asilo e dei clandestini nelle campagne italiane per impiegarli in agricoltura con salari da 1 a 3 euro all’ora.
Per quel che riguarda le donne, gli immigrati stessi organizzano giri di prostituzione nei centri profughi o le vendono perché lavorino lungo le strade italiane. (14)
L’immigrazione è una storia di attuazione volontariamente lassista dello stato di diritto, di contrabbando, di disonestà, di schiavitù e, in definitiva, di distruzione dell’Europa.
Fonte: Voci Dall’Estero gennaio 11 2017
 
Riferimenti
  1. Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
  2. Colte in flagrante: le ONG sono parte del traffico di migranti, Gefira
  3. L’armata delle ONG che opera sulle coste della Libia, Gefira
  4. Gli americani di MOAS traghettano migranti in Europa, Gefira
  5. Come potrebbe essere più efficace l’azione della UE contro i trafficanti di migranti? European Commission
  6. Andrea Riccardi, un’anima per l’Europa, Lavie
  7. Stabilire l’identità per la protezione internazionale, European Migration Network
  8. Migranti, in 40 fuggono dall’hotel nel Sulcis e bloccano la Statale, Corriere
  9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
  10. Rivolta al Cie, agenti contusi. Scappano in 22, 10 arresti MigrantiTorino
  11. Lampedusa, via ai trasferimenti. fuga di immigrati al Cie di Torino, RAI
  12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
  13. Mafia capitale, Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
  14. La mafia siciliana guadagna sulle spalle degli immigrati disperati, La Stampa

IMMIGRATI E WELFARE STATE, STATO E COOPERATIVE SONO COME I PAPPONI

immigrazione-accoglienza-truffa-vignetta-giannelliOra vorrei poter dire la mia sulla questione “migranti in hotel e italiani per strada”. Ho un parente che essendo educatore, lavora per una cooperativa che si occupa dell’accoglienza di minorenni nordafricani. Li ospita in una villetta della mia città. Quindi ho informazioni abbastanza veritiere sulla faccenda, che sono distanti da “I migranti stanno a prendere il sole” di cui parla Salvini, e dal “Scappano dalla guerra e sono tutti adorabili” di cui parla la sinistra.
 
I migranti, dunque:
-Pochi scappano dalla guerra e i nordafricani spesso sono solo migranti economici. Un buon 20% non è nemmeno minorenne ma senza documenti si spacciano per tali (hanno un trattamento migliore).
 
-Una parte importante (a occhio un 30% da quello che mi viene raccontato) sono pessimi individui, che non si fanno problemi a minacciare, squarciare gomme di auto, mettere mani addosso e infilarsi in giri strani. So che molti di giorno scappano e vanno a prostituirsi o si infilano in giri di spaccio. Se un educatore prova a denunciarli, essendo loro una sua responsabilità, automaticamente viene denunciato a sua volta. Se prova a dare un ceffone o chiuderli dentro… idem.
-Però non sono tutti così, non tutti chiedono il wi-fi e l’aria condizionata. Questo mio parente mi ha detto che una volta per aver dato loro una scatoletta di tonno si stavano mettendo a piangere. Dice che moltissimi vogliono andare a lavorare, ma la legge italiana non lo permette (lo Stato maximo li vuole assolutamente dipendenti da lui), quindi vanno a lavorare di nascosto. Tanti non vorrebbero nemmeno starci lì a farsi servire, vorrebbero andare a lavorare e crearsi una vita onestamente, ma “devono” per legge ricevere la loro dose di welfare.
La cooperativa:
-Dentro ci lavorano tante persone che credono di fare del bene, ma chi la gestisce di fatto se ne fotte di loro e soprattutto dei migranti.
Ricevono parecchie decine di euro al giorno per quei ragazzi, ma da quel che so a malapena gli danno da mangiare.
La maggioranza del cibo che gli danno è “chiesto in donazione” (elemosinato insomma) ad imprese e mercati del luogo che lo forniscono a titolo gratuito, dicendo però che è merce in scadenza e va consumata subito. Invece, spesso, i gestori della cooperativa ci riempiono le dispense e non è raro che questo mio parente veda cibo deteriorato che è stato donato settimane prima. A questi ragazzi viene dato sempre lo stesso cibo, fagioli e pollo, fagioli e pollo e poche altre cose.
 
Alcuni ragazzi scappano, rubando i loro stessi documenti e si presentano ai carabinieri chiedendo di essere assegnati ad altro rifugio. Un ragazzo è scappato in questo modo dopo aver chiesto per 2 mesi uno shampoo (non disponendo di soldi propri); un altro è scappato dopo mesi in cui non aveva nemmeno un cuscino nel letto. I gestori della cooperativa se ne fregano, tanto hanno sempre “carne fresca” in arrivo e li rimpiazzano.
 
La verità è questa: non sono i migranti il male, il male è lo Stato che con il suo welfare uccide. Lo stato si trastulla con il suo welfare, gode nell’arrivo di parassiti desiderosi di essere nutriti, protetti e dipendenti da lui. Il male è il socialismo che pone delle frontiere in un luogo libero; chiunque può entrare ed uscire liberamente, se è onesto e lavoratore avrà 100.000 opportunità di prosperare. Se è un criminale sarà impallinato dal primo individuo che vorrà rapinare… si, perché in un luogo libero la gente è armata.
 
E non ho altro da dire su questa faccenda.
Di Leonardo , il 26 dicembre 2016 di MARCO LIBERTÀ

ALFANO: BLOCCARE I BARCONI SAREBBE UN DANNO ECONOMICO! “PER CHI”?

SEMPRE ALFANO AMMETTE :NON POSSIAMO RIMPATRIARE I NON AVENTI DIRITTO, MANCANO GLI ACCORDI INTERNAZIONALI! “SCHENGEN E’ SALVO” CONTROLLI FINO A 2 ANNI!
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Alfano, non possiamo rimpatriare i non aventi diritto perché mancano accordi internazionali. Quindi tanti ne arrivano e tanti ce ne teniamo  Alfano ammette pure che bloccare i barconi sarebbe un danno economico. Io vorrei sapere per chi, esattamente.
Migranti, Alfano: “Schengen è salvo” Estensione controlli fino a 2 anni
 
Il ministro dellʼInterno ad Amsterdam: “Stiamo valutando la realizzazione degli hotspot anche nellʼarea nord-est dellʼEuropa”
 
“Alla fine di questa giornata di lavoro Schengen è salvo, almeno per ora”. Così Angelino Alfano al termine della riunione dei ministri dell’Interno della Ue, ad Amsterdam. “Abbiamo poche settimane per evitare che si dissolva tra gli egoismi nazionali”, ha aggiunto il titolare del Viminale. Di tutt’altro avviso è invece il ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner: “Schengen sta per saltare, deve succedere qualcosa velocemente”.
 
Su Schengen “a mio avviso fino a maggio siamo in tempo per ragioni tecniche e politiche”, ha dichiarato Alfano. Il ministro ha poi rivolto un messaggio “a tutti quelli che credono che per l’Italia la soluzione sia chiudere Schengen: ma si rendono conto o no che non possiamo mettere il filo spinato nel mar Mediterraneo e nemmeno nell’Adriatico e il danno economico sarebbe enorme?”.
 
Redistribuzione e rimpatrio – Dopo la riunione, il ministro italiano ha affidato al suo profilo Twitter il suo pensiero sulla crisi migratoria. “L’ho ribadito: serve redistribuzione europea dei profughi e rimpatrio degli irregolari”, ha scritto.
“Valutiamo hotspot nel nord-est” – Alfano è poi intervenuto in merito alla realizzazione degli hotspot: “Stiamo valutando anche l’area del nord-est perché dobbiamo tenerci pronti ad un’ipotesi di flusso dalla frontiera nord-est a seguito della rotta balcanica”. Nessuna conferma al momento su Tarvisio o al Brennero.
 
Slovacchia: “Se cade Schengen, guai per Balcani” – Un’eventuale dissoluzione del sistema Schengen di libera circolazione in Europa avrebbe conseguenze molto pesanti per i Paesi dei Balcani occidentali, secondo il ministro degli esteri slovacco Miroslav Lajcak. “Se questo sistema cade saranno i Paesi dei Balcani occidentali a patire le conseguenze più pesanti”, ha aggiunto il ministro slovacco sottolineando di una politica unitaria e credibile per risolvere l’emergenza migranti.
 
“Chiesta estensione controlli fino a 2 anni” – La maggioranza dei ministri dell’Interno Ue ha quindi chiesto alla Commissione europea di attivare le procedure previste dall’articolo 26 del Codice delle frontiere di Schengen. Le norme permetteno, a certe condizioni, di prorogare dagli attuali sei mesi a due anni le misure di ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne dell’area di libera circolazione, quando queste misure siano state adottate da uno o più Stati membri a causa di una “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”. A chiederlo sei Stati membri dell’Ue (Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Francia, Slovenia) e un settimo paese membro dello spazio Schengen ma non dell’Ue, la Norvegia.