ONG SOSPETTE: INDAGATE SU SOROS

soros-quoteE così, sembra che il bubbone delle ONG sia finalmente scoppiato.
Merito anche – è bene ricordarlo – di quel giovane blogger che ha pubblicato su Youtube i tracciati del servizio-taxi che preleva i migranti a poche miglia dalla Libia e ce li porta qui (vedi “Social” del 24 marzo). E merito anche di qualche Procuratore siciliano che ha avuto il coraggio di mettersi contro i poteri forti che sostengono l’invasione programmata dell’Italia. Altro che frugare fra le lenzuola di Berlusconi…
La vicenda delle ONG (Organizzazioni non governative) potrebbe riservare sorprese clamorose, di quelle che addirittura porterebbero a riscrivere la storia mondiale di questi ultimi anni. Quella che è emersa – infatti – è solamente la punta dell’icebergAllo stato si indaga solamente sui rapporti che potrebbero (o non potrebbero) intercorrere fra alcune ONG e gli scafisti libici, o tutt’al più – come suggeriva il blogger Luca Donadel – sulle eventuali cointeressanze di qualche banda nostrana, dedita al business dell’accoglienza.
Ma la materia ONG è assai vasta, articolata, sorprendente, piena di angoli bui. E sono angoli bui da cui potrebbe venir fuori di tutto: a incominciare dall’operato di servizi segreti di potenti nazioni (ogni riferimento alla nostra “grande alleata” non è puramente casuale) che spesso hanno agito dietro il paravento di qualche ONG di comodo per operazioni particolarmente sgradevoli, di quelle che comportavano una inammissibile ingerenza negli affari interni di un altro paese.
Altrettanto hanno fatto alcune entità private, riconducibili a singoli uomini d’affari che intendevano influire sulle scelte politiche ed economiche di paesi stranieri. Da qui il sospetto che fra quei servizi, quei miliardari e quelle ONG ci sia un particolarissimo rapporto a tre, del tipo che farebbe la felicità di un regista di film alla 007.
In Ukraina, per esempio, sembra che questa triade (servizi-miliardari-ONG) sia stata direttamente responsabile del colpo-di-Stato che ha portato al defenestramento del Presidente della Repubblica (filo-russo) democraticamente eletto ed alla sua sostituzione con altro elemento che godeva la fiducia degli americani (e dell’Unione Europea), con connesso rischio di terza guerra mondiale.
Idem nel Medio Oriente, dove le varie “primavere arabe” – dalla Libia alla Siria – hanno sempre visto la presenza di ONG particolarmente attive nel contrastare la politica dei governi che si volevano abbattere, magari con l’ausilio di “eserciti ribelli” anch’essi munificamente finanziati dall’estero.
Perché, allora, non considerare che qualcosa di losco possa nascondersi anche dietro quel misterioso fenomeno migratorio che di botto, a un dato momento – più o meno alla nascita dell’Unione cosiddetta Europea – ha cominciato a scodellare sul nostro Continente milioni e milioni di “richiedenti asilo”? Richiedenti asilo prontamente accolti da governi compiacenti che facevano finta di credere che si trattasse di “disperati in fuga da guerre e dittature”, mentre in realtà – fatte le debite eccezioni – erano e sono soltanto degli individui che vogliono partecipare al benessere dei popoli europei.
 
È una forzatura ritenere che alcune ONG possano avere parte in una operazione – illegittima e illegale – programmata all’estero per alterare l’identità (etnica, sociale, culturale, religiosa) dei popoli europei, e per scardinare il mercato del lavoro fornendo ai potentati economici una manodopera alternativa e a basso costo?
Certamente no, considerato che alcune ONG sembrano disporre di capitali ingentissimi, la cui provenienza è tutt’altro che trasparente. Le ONG, infatti, solitamente non rendono pubblica la provenienza delle loro risorse, limitandosi ad affermare che queste derivano da donazioni di privati benefattori. Ecco, dunque, far capolino certi strani “filantropi”, di quelli disposti a bruciare milioni di dollari nella campagna elettorale di Hillary Clinton o a profondere cifre da capogiro per sgambettare Putin.
E, quando si parla di siffatti filantropi, il primo nome della lista è certamente quello di tale George Soros, membro dell’influente lobby finanziaria ebraico-americana, con un patrimonio personale di circa 25 miliardi di dollari, capo di una miriade di fondi e fondazioni che gestiscono altri miliardi di dollari, dal Soros Fund al Quantum Fund, alla Open Society Foundation, a una miriade di entità minori sparse nel mondo intero, dall’Ukraina in giù.
George Soros – tanto per non restare nel vago – è quel gentiluomo che nel 1992 ha guidato la speculazione finanziaria contro la lira italiana (ma anche contro altre valute), guadagnando una barca di miliardi e facendone perdere un bastimento a noi tutti: si calcola – mi permetto di ricordare – che la nostra perdita valutaria sia stata in quell’occasione di circa 48 miliardi di dollari, la qualcosa portò allora ad una svalutazione della lira del 30%. Ai giornalisti che gli chiedevano se non si sentisse in colpa per avere disastrato l’economia di intere nazioni, Soros rispose: «Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.»
Naturalmente, si è liberissimi di credere che un uomo che esprima una morale di tal fatta possa essere al contempo un filantropo, cioè una persona che faccia del bene senza un secondo fine. Io non ci credo.
Così, quando apprendo che fra gli scopi dell’attività lobbistica del soggetto vi è il sostegno alla immigrazione (leggo su Wikipedia), non posso fare a meno di chiedermi quale motivazione possa essere all’origine di un tale fervore. E poiché, almeno per quanto riguarda l’Italia, la immigrazione è un fattore non richiesto e non gradito, neanche dal governo che deve pur reperire cifre ingentissime per farvi fronte… poiché – dicevo – si tratta di un quid che ci viene di fatto imposto, contro i nostri interessi oggettivi, non v’è dubbio che ogni attività “promozionale” dell’immigrazione costituisca una indebita ingerenza negli affari di uno Stato – si fa per dire – sovrano.
Tutto ciò premesso, anche a prescindere da eventuali rapporti fra ONG e scafisti, sarebbe utile conoscere i motivi della recentissima visita del signor George Soros al nostro Presidente del Consiglio. I soliti pagnocconi affermano che si sia parlato soltanto di questioni economiche, magari con un occhio alla privatizzazione di quel poco di bene pubblico che c’è rimasto. Ma non mancano i maliziosi che sospettano che la visita del finanziere al conte Gentiloni abbia avuto anche un altro scopo: quello di fare pressioni perché la fastidiosa inchiesta sull’affare ONG venga in qualche modo arginata.
 
Fossi nei panni dei magistrati siciliani, qualche notizia sull’incontro Soros-Gentiloni la chiederei.
 
Michele Rallo In redazione il 12 Maggio 2017 Allegato Pdf RALLO – Ong_ indagate su Soros.pdf
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L’Ue minaccia Ungheria e Polonia: “O accettate di farvi invadere o siete fuori”

euroladricurioso. Per i “leader” europei la cosiddetta solidarietà ed accoglienza è un valore imprescindibile. Non si comprende per quale motivo però l’imposta austerità che affama e conduce al suicidio per indigenza e inaccessibilità a cure mediche e cibo tanti europei per primi greci e italiani è ritenuta assolutamente accettabile.

Che strani sti valori dei padri fondatori, compresa la politica dei ricatti. O fai così o ti espello dalla Ue. ‘Mazza che punizione….

Giusto un ricordino dei tanto moralmente superiori europeisti

SEI STATI UE VIETANO ALL’ITALIA PER LA RICOSTRUZIONE DELLE ZONE TERREMOTATE I FONDI DELL’UNIONE EUROPEA


L’Ue minaccia Ungheria e Polonia: “O accettate di farvi invadere o siete fuori”
Se i Paesi continuassero a rifiutare il programma di sostituzione etnica imposto da Bruxelles, potrebbero subire come ritorsione l’espulsione dall’Unione europea
 
L’Unione europea è pronta a dare un ultimatum sull’immigrazione a Ungheria e Polonia che, se continuassero a rifiutare di lasciarsi invadere, non accettando il programma di sostituzione etnica imposto da Bruxelles, potrebbero subire come ritorsione una sorta di espulsione dall’Ue. Lo afferma lunedì la stampa britannica, precisamente i quotidiani Times ed Express, secondo i quali la troika europea potrebbe “mettere in atto azioni” pur di obbligare i due Paesi ad accettare il sistema di quote finalizzato a riallocare sul territorio europeo 160mila immigrati. I due governi non sembrano però voler cedere al ricatto.
 
Citando una fonte diplomatica, il Times rivela che “i due Paesi dovranno decidere se continuare a usare una retorica anti immigrazione che può mettere a rischio la loro adesione all’Ue. Dovranno fare una scelta: sono nel sistema europeo si o no? Non possono continuare a ricattare l’Ue, la cui unità chiede un prezzo da pagare”. Citando la Corte europea di Giustizia (Ecj) i quotidiano osserva che l’istituzione comunitaria “si appresta a esprimersi sulla legalità delle quote dei migranti entro la fine dell’anno e, dichiara la fonte, “confidiamo la Ecj confermi la validità legale” del sistema delle quote.
4 Aprile 2017 alle 20:37

Greci che mangiano gli avanzi dei profughi

cibo migrantigli indigeni, soprattutto quelli dell’europa dei popoli possono schiantare, non è razzismo. L’importante che i “richiedenti” asilo non debbano soffrire la fame, i greci non sono umani degni di essere nutriti e curati.
Greci che mangiano gli avanzi dei profughi
Da Ritsona (Eubea, Grecia). Per arrivare al campo profughi di Ritsona occorre prendere il treno che da Atene porta a Salonicco, cambiare ad Inoi e scendere nella minuscola stazione di Avlida. Quindi una corsa di dieci minuti in macchina fra le colline punteggiate di ulivi conduce a una vecchia base militare dell’aeronautica greca sperduta nella campagna, fra la polvere e il fango. Qui stanno, da marzo, settecentotrenta profughi scappati dal Medio Oriente, in attesa di documenti che li riconoscano come rifugiati politici. Quasi nessuno è partito con l’idea di restare in Grecia, ma la chiusura delle frontiere li ha sorpresi a metà del cammino verso l’Europa più ricca, bloccandoli in un limbo senza senso.
In tutto il Paese sono oltre sessantaduemila i migranti che aspettano di conoscere il proprio destino. Dopo il controverso accordo con fra Ue e Turchia per porre un freno ai flussi migratori, il governo di Ankara ha fermato sì le partenze dall’Anatolia, ma la pressione sulla Grecia non è diminuita. In base al Regolamento di Dublino III, i migranti sono obbligati a presentare la domanda di asilo nel primo Paese Ue in cui mettono piede: una scelta politica che scarica l’onere dell’accoglienza su Italia e Grecia, in prima linea nel fronteggiare l’emergenza.
I profughi dunque non possono proseguire, perché hanno già presentato richiesta di asilo alle autorità elleniche – e non possono tornare indietro, poiché la Turchia non li vuole. Le condizioni di vita variano da campo a campo e i Greci fanno di tutto per prodigarsi nell’accoglienza.
A Ritsona è stato fatto molto per alleviare le sofferenze dei profughi, che per il 95% dei casi provengono dalle regioni della Siria più colpite dalla guerra civile.
Con l’aiuto delle ong e di molte sigle del volontariato internazionale, da novembre i container hanno preso il posto delle tende, del tutto inadatte ad affrontare le rigide temperature invernali dell’Eubea. Il terreno in terra battuta, che alle prime piogge si trasformava in una palude, è stato ricoperto di ghiaia e grazie ai volontari sono state allestite una palestra e un asilo.
 
Il campo ospita infatti anche trenta neonati e duecentocinquanta bambini, che nel pomeriggio vanno a lezione nella scuola del paese, lasciata libera dai bimbi greci.
 
Gli adulti, invece, con moltissimo tempo a disposizione e quasi nulla da fare, si ingegnano per ingannare il tempo. Alcuni siriani collaborano alla gestione di un piccolo bar interno al campo. Qualcuno si è reinventato carpentiere, altri hanno aperto piccoli negozi per vendere qualche ortaggio o un pacchetto di sigarette.
 
Una volta presentata la richiesta di asilo possono passare anche sei mesi prima di ottenere una risposta. Il nemico principale diventa allora la noia.
“Le persone che vivono qui sono perlopiù stanziali – spiegano i responsabili di Echo100Plus, l’organizzazione no profit che si occupa della distribuzione dei beni di prima necessità – La stragrande maggioranza vuole andarsene: bisogna accelerare le procedure per definire lo status giuridico di queste persone. Anche per la Grecia si tratta di un carico molto pesante da sopportare”.
La regione di Ritsona è infatti pesantemente colpita dagli effetti della crisi economica e in molti, rimasti senza lavoro, faticano a procurarsi il necessario per vivere.
La fotografia più nitida di questo difficile stato di cose è forse la piccola folla di persone che ogni settimana si mettono in fila per ricevere il cibo in eccesso avanzato al campo profughi. Quando i migranti avanzano parte del cibo sono i volontari legati della chiesa ortodossa che ritirano il tutto, perché sia distribuito ai poveri.
“Io stesso sono senza lavoro – spiega il venticinquenne Adonis, mentre carica in macchina gli scatoloni con gli avanzi – In questa regione come in tutta la Grecia non c’è lavoro e la gente non ha da mangiare. Ma sarebbe un peccato se questo cibo venisse sprecato, così lo portiamo ai senzatetto.”
 
Intendiamoci, gettare il cibo nella spazzatura è un delitto che grida vendetta. Dar da mangiar agli affamati è viceversa un dovere morale che non sempre lo Stato greco riesce ad assolvere. In altre città sono stati i profughi stessi a portare il cibo ai senzatetto greci, raccogliendone entusiasmo e gratitudine.
 
Ma questo affollamento di disperazione e miseria non può che porre in luce – ancora una volta, casomai ce ne fosse ancora bisogno – l’ipocrisia di un’Europa che a parole si proclama solidale e nei fatti costringe la maggior parte dei profughi in un Paese che più di ogni altro è piegato da una crisi senza precedenti e che esso stesso è ormai alla fame. Anche questo è un peccato che grida vendetta.
posted by Redazione febbraio 2, 2017

Farage critica la doppia morale della UE: “Dove eravate quando Obama vietava l’ingresso ai cittadini iracheni”?

farageL’eurodeputato dell UKIP, Nigel Farage, ha lamentato anche il fatto che i leaders europei non abbiano mai criticato le monarchie arabe come  L’Arabia Saudita, il  Qatar, il  Kuwait, ecc.. per essersi sempre rifiutate di accogliere rifugiati dalla Siria, mentre gli stessi leaders adesso non risparmiano critiche contro Donald  Trump.
L’eurodeputato del partito UKIP, Necel Farage, ha censurato il comportamento dei leaders europei  del Parlamento Europeo che ha dimostrato di avere una doppia morale nel criticare l’ordine esecutivo del presidente USA, Donald Trump, che vieta l’ingresso negli USA di cittadini provenienti da sette paesi di maggiornaza mussulmana.
Dove stavate signori, quando nel 2011 (l’ex presidente statunitense Barack) Obama proibì per un periodo di 6 mesi l’ingresso di cittadini iracheni nel suo paese?
Perchè non si sono mai ascoltate  critiche da parte vostra rispetto all’Arabia Saudita, al Kuwait, al Qatar, al  Barein ed altre monarchie arabe che hanno rifiutato drasticamente di accogliere riufugiati dalla Siria”? Ha stigmatizzato Farage nel corso del suo intervento nel Parlamento europeo. Vedi: You Tube.com/watch
In effetti, nel 2013 la ABC News rivelò che solo due anni prima Obama aveva sospeso silenziosamente il programma dei rifugiati dall’Iraq per un periodo di sei mesi. La misura fu presa dopo che si era scoperto che per lo meno due militanti iracheni dell’organizzazione terrorrista Al Qaeda erano stati ammessi come rifugiati.
Successivamente gli stessi “rifugiati” ammisero di aver partecipato ad attacchi contro le forze statunitensi in Iraq.
Di conseguenza, il Dipartimento di Stato  temporaneamente  smise di processare le richieste di asilo del paese arabo, incluso di quelli che “eroicamente” avevano aiutato le forze statunitensi come interpreti o nelle operazioni di intelligence, come hanno commentato gli agenti del servizio di intelligence degli USA.
Fonte: La Gaceta.es – Feb 03, 2017
Traduzione : L.Lago

Fa manifestazione anti-migranti. Condannato al carcere

la richiesta di trattare in modo eguale italiani e stranieri in stato di bisogno per il regime politically correct è incitazione all’odio da reprimere. Sarà mica perché le Coop di ogni genere NON possono lucrare sugli indigeni?

alex cioni
Alex Cioni, leader del Comitato Prima Noi, condannato dal Tribunale di Vicenza a 5 giorni di galera e 1.310 euro di ammenda per manifestazione non autorizzata
La sua colpa è quella di aver realizzato una manifestazione di fronte ad un albergo indicato come futuro centro migranti per manifestare il dissenso all’arrivo dei profughi.
I fatti risalgono al 17 luglio scorso, quando alcuni rappresentanti del Comitato Prima Noi affissero sulle vetrate dell’hotel Eden di Schio uno striscione e dei cartelloni per esprimere il proprio dissenso verso l’annunciato arrivo di un nutrito numero di richiedenti asilo. Una manifestazione non autorizzata, perché – secondo il giudice – non era stata formulata precedentemente richiesta alle autorità di pubblica sicurezza. E così Cioni è stato condannato, anche se la pena è stata sospesa perché incensurato. “La denuncia partita dagli uffici della Digos e la relativa condanna del tribunale vicentino – fa sapere il direttivo del Comitato – rappresentano in maniera inequivocabile un maldestro tentativo di intimidire la nostra attività”.
Uno striscione in un posto privato non è una manifestazione per cui la condanna per manifestazione è assurda – ha spiegato l’interessato all’Alto Vicentino Online – Chiamare manifestazione un’iniziativa come la nostra, che tra l’atro è durata pochi minuti, non ha senso ed è chiaro che il fatto è stato strumentalizzato”. Comunque Cioni farà ricorso. “Prescindendo dall’aspetto giuridico – spiega – siamo dinnanzi ad un abuso da parte di alcuni funzionari di polizia che con questa denuncia evidenziano logiche più politiche che di pubblica sicurezza. Comunque questo provvedimento non ci impedirà di proseguire nelle nostre attività di sensibilizzazione pubblica nel contrasto alle politiche immigrazioniste e il relativo affare milionario che ci gira attorno”.
Claudio Cartaldo – Mar, 03/01/2017 – 18:00