Lavoro prima agli immigrati. Nelle scuole la Fedeli assume stranieri come bidelli

elezione-presidente-repubblicaRoma, 7 ott 2017 – Disoccupazione giovanile alle stelle? Dati sulla disoccupazione generale sempre più allarmanti? Nessun problema, il ministro dell’Istruzione senza titoli Valeria Fedeli, ha la ricetta che fa per voi, anzi per loro. Tramite un suo decreto ha stabilito infatti una corsia preferenziale per gli immigrati come lavoratori nelle scuole. Con un semplice permesso di soggiorno gli stranieri hanno ora la possibilità di accedere alla graduatoria Ata per le scuole con requisiti più vantaggiosi per ottenere il posto. Basta essere “titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente”.
A rivelarlo è il quotidiano La Verità, che ha intervistato il presidente nazionale del sindacato Feder.ata, Giuseppe Mancuso: “Negli ultimi anni si sono persi posti di lavoro nel settore del personale non docente della scuola. I pensionati – ha specificato Mancuso – non sono stati rimpiazzati e circa 15- 20.000 precari attendono un inserimento stabile: sono precari che hanno già avuto una formazione e hanno un’esperienza del lavoro, molto delicato, da compiere nella scuola”. Nella scuola pubblica da anni, come ben noto, c’è un problema di stabilizzazione per docenti e bidelli, tra precariato e incertezze continue. E il ministro dell’Istruzione come pensa di porre rimedio a tutto ciò? Assumendo gli immigrati.
È decisamente irrazionale – afferma il presidente di Feder.ata – scavalcare i precari italiani che attendono da anni e immettere cittadini di altri Paesi che possono avere tutte le qualità e anche titoli equivalenti ma non possono avere l’esperienza già maturata sul campo dai precari italiani”. Irrazionale e, aggiungiamo noi, decisamente vergognoso. Eppure la Fedeli ha deciso sul serio così, puntando a regalare posti di lavoro come bidelli nelle scuole ai nuovi arrivati piuttosto che regolarizzare gli italiani che da anni si barcamenano nei meandri della burocrazia statale in attesa appunto di stabilizzarsi. Il ministero dell’Istruzione apre quindi le graduatorie di terza fascia per il personale Ata anche a profughi ed extracomunitari. In questo modo circa 20 mila precari italiani, come gli aspiranti bidelli, rischiano di essere scavalcati dagli immigrati.
 
Alessandro Della Guglia

Le “nuove” battaglie della FIOM

pericolosi cittadini xenofobi estremisti armati di candele, segno di violenza

pericolosi cittadini xenofobi estremisti armati di candele, segno di violenza

Una volta, tanto tanto tempo fa, tale sindacato, come gli altri, lottava per i diritti del lavoro, per migliori condizioni salariali, pensionistiche, di salute.

Sono passati da: “occupiamo le fabbriche” a picchiamo i “fomentatori di paure” che altro non sono che cittadini semplici (non gruppi di naziskin) i quali come sempre devono subire le scelte calate dall’alto, a loro spese e senza il loro consenso.

Tempi moderni, che l’accoglienza sia un valore senza dubbio, ci sono inchieste su cosche/COOP  che lo provano, ma per i kompagni del Pd questo ed altro.

Peccato non sia mai un dovere garantire vitto e alloggio agli 8 milioni di italiani sotto la soglia di povertà, per non parlare di Job act etc. Se si lottasse con la stessa enfasi per tutti i poveri, lavoratori indistintamente sarebbero certo più credibili, peccato che costoro tacciano di POPULISMO chiunque chieda diritti per gli italiani disagiati.

Curioso anche l’accusa alla Lega di essere ladri citando Belsito. IO ASPETTO ANCORA CHE PARLI LUSI, ma è ancora in convento? Non disse se parlo io cade il Pd? Nessuno è interessato a ciò che ha da dire? Mah.

Momenti di tensione alla fiaccolata dei cittadini di Genova Multedo che protestano contro il centro di accoglienza per 50 migranti che dovrà sorgere nell’ex asilo della cittadina. Un centinaio di appartenenti a ‘Genova solidale’ che ricomprende anche alcuni metalmeccanici della Fiom Cgil si è avvicinato ai manifestanti urlando ‘vergognatevi, accoglienza’ FONTE

Migranti a Multedo, ieri sera presidio della Fiom: “No ai fomentatori di paure”
I metalmeccanici volevano partecipare a una riunione degli abitanti: “Torneremo per ribadire che l’accoglienza è un dovere e un valore”

di Katia Bonchi – 11 ottobre 2017 –
Genova. “Ci avevano detto che ieri sera ci sarebbe stata una riunione tra gli abitanti che sono contrari all’arrivo dei profughi così siamo andati perché volevamo spiegare che la Cgil, la Fiom e in generale gli operai genovesi sono invece per l’accoglienza”. Il coordinatore dell’rsu di Fincantieri Giulio Troccoli spiega così la presenza di ieri sera a Multedo di un gruppo di operai dell’Ilva e dell’Ansaldo nei pressi dell’ex asilo Contessa Govone.

La riunione degli abitanti non c’è stata ma la Fiom garantisce che tornerà: “Vogliamo capire perché questi abitanti si sono intestarditi su poche decine di persone, ma la risposta è semplice – dice Troccoli – a Multedo sono arrivati i mestatori di paure e noi non ci stiamo. Genova è città medaglia d’oro della resistenza, città antifascista e antirazzista e l’accoglienza non è solo un dovere, ma anche un valore”.

 Questo pomeriggio alle 17 a Tursi si tenterà una nuova mediazione, auspicata anche dal sindaco Marco Bucci: “Speravo – ha detto ieri il sindaco – che la proposta della Curia fosse accettata, ora torneremo a negoziare esattamente come si fa con le aziende”. Ieri sera intanto don Giacomo Martino, direttore del progetto Migrantes, che gestirà il Cas di Multedo, ha chiesto a tutti di non alzare ulteriormente il livello di scontro: “Prego davvero tutti di non innalzare i toni, di non contrapporsi ma di spiegare, di non fare muro ma di dialogare. Temo gravemente di finire tirato da più parti. Temo strumentalizzazioni su un progetto di accoglienza di cui ho, con i miei, la prima responsabilità e non vorrei essere parte di nessuna fazione come sino ad ora”.

La Fiom intanto assicura che parteciperà all’assemblea di quartiere: “Chiariremo in modo assolutamente sereno la nostra posizione” ribadisce Troccoli che ricorda poi l’appuntamento del 19 ottobre al teatro Verdi di Sestri ponente per la costituzione del comitato Genova solidale.

Migranti a Multedo, ieri sera presidio della Fiom: “No ai fomentatori di paure”

 

Il «Titanic delle montagne»: la gigantesca stazione abbandonata tra Spagna e Francia

http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/17_ottobre_02/titanic-montagne-gigantesca-stazione-abbandonata-spagna-francia-98e6fa16-a77f-11e7-8b29-3c19760df94c.shtml?refresh_ce-cp

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Il progetto era quello di creare un passaggio attraverso i Pirenei che mettesse in omunicazione Spagna e Francia. E così, ecco nascere nella comunità autonoma dell’Aragona la gigantesca stazione di Canfranc. In territorio spagnolo, tranne un binario, a tutt’oggi considerato francese. Un’opera imponente, in ferro e vetro, con tanto di ospedale, un ristorante e degli alloggi per chi ci lavorava. Nel 1928, quando venne inaugurata, era soprannominata “il Titanic delle montagne”. Nel 1970, un convoglio merci deragliò all’ingresso del ponte L’Estanguet in Francia, da allora il traffico internazionale in quella tratta venne interrotto e la gigantesca stazione è abbandonata. Ma conserva intatto il suo fascino (foto canfranc.es)pirenei2

 

 

 

 

 

 

 

 

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STAZIONI… INTERNAZIONALI: QUANDO L’”INUTILE E’ MONUMENTALE”…

Nell’albero genealogico dei “SiTav” ci sono antichi e “valorosi” divoratori di denaro pubblico che destinarono ad appalti di Grandiopere vecchielire, franchi e peseta: i nonnetti dei lobbysti contemporanei, (ieri come oggi dissipatori di risorse collettive), hanno già colpito e sulla stessa (improbabile) rotta del corridoio mediterraneo… e già sulle ferrovie di montagna, per giunta: nei Pirenei, tra Francia e Spagna, e proprio sulla linea di confine, che addirittura – in questo caso – corre tra un binario e l’altro(!), davanti all’ imponente facciata di un edificio oggi in totale stato di abbandono: “la madre di tutte le cattedrali nel deserto”!
E’ (anzi doveva essere) la stazione di Canfranc, inaugurata nel 1928 e (infelicemente) soprannominata “il Titanic delle montagne”). Il progetto – niente di nuovo sotto il sole – fantasticava di un nuovo collegamento tra i due paesi e sicuramente immaginare che “l’offerta avrebbe creato al domanda” – come ancora oggi si ostinano ad affermare le Chiambresso, i Foiano e i Viretta…E che domanda, se è vero che nelle migliaia di metri-cubi edificati in mezzo a boschi di conifere e tra pareti di roccia erano stati ricavati un albergo, il ristorante, addirittura un ospedale e gli alloggi per i capistazione e il personale di gestione!
Ma la decadenza pare che iniziò appena terminata la cerimonia solenne di inaugurazione in presenza delle massime autorità delle due nazioni e di quelle (illuse) della Comunità di Aragona sul cui territorio era stata realizzata l’opera. Una agonia lenta ma inesorabile su cui si abbatté il definitivo abbandono che ebbe come pretesto il deragliamento (su un ponte in territorio francese) di un treno merci, nel 1970!
Forse per non restare troppo indietro nel disincanto che pervade le redazioni arruolate nella celebrazione (prematura e azzardata) del “Tav Lyonturin ne fa cenno il sito del Corriere.it pubblicando alcune delle innumerevoli fotografie che è possibile reperire in rete oltre che scattandole – ovviamente – viaggiando (coi mezzi che passa il convento) tra Lisbona e Kiev tra pianure sovraffollate e monti in abbandono, sulle tracce di “Binario morto”, il libro scritto Luca Rastello e Andrea De Benedetti per Chiarelettere nel 2013. Una inchiesta che mantiene intatta la sua attualità: Lisbona si è chiamata fuori per ridurre il debitopubblico portoghese, a Kiev hanno altro che il Tav per correre ad alta velocità verso la bancarotta;
…della LyonTurin sono rimaste le varianti (permanenti) di progetto della sola galleria sotto le Alpi e della… stazione internazionale di Susa: la “gemma” che sta alle Alpi come l’ametista di Canfranc sta ai Pirenei.

Grandi manovre nucleari alla Camera

https://ilmanifesto.it/grandi-manovre-nucleari-alla-camera/

manifesto

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci

03.10.2017

Il giorno prima che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari venisse aperto alla firma alle Nazioni Unite, alla Camera dei deputati è stata approvata il 19 settembre, a grande maggioranza (296 contro 72 e 56 astenuti), una mozione Pd a firma Moscatt e altri.

Essa impegna il governo a «continuare a perseguire l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari attraverso la centralità del Trattato di non-proliferazione (Tnp), valutando, compatibilmente con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica, la possibilità di aderire al Trattato per vietare le armi nucleari, approvato dall’Assemblea generale dell’Onu».

La mozione Pd, «su cui il governo ha espresso parere favorevole», è una cortina fumogena per nascondere il fatto che l’Italia è accodata al crescente riarmo nucleare Usa/Nato ospitando, in completa violazione del Tnp, le bombe nucleari Usa B-61 che dal 2020 saranno sostituite dalle ancora più pericolose B61-12.

La vera posizione del governo Gentiloni è emersa il giorno dopo quando, attraverso il Consiglio nord-atlantico di cui fa parte insieme agli altri 28 governi della Nato, ha respinto in toto e attaccato il Trattato Onu. Alla Camera dei deputati la mozione Pd è stata votata da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Scelta Civica, Alternativa Popolare, Democrazia Solidale e Gruppo Misto.

La Lega Nord, assente in aula al momento del voto, con una sua mozione chiama il governo «a non rinunciare alla garanzia offerta dalla disponibilità statunitense a proteggere anche nuclearmente l’Europa e il nostro stesso paese, non necessariamente rispetto alla Russia».

Come se l’Italia fosse in grado di stabilire contro chi debbano essere puntate le armi nucleari Usa. Sinistra Italiana e Articolo 1, nelle loro mozioni respinte dalla Camera, chiedono la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione e l’adesione dell’Italia al Trattato Onu. Però, sulla mozione Pd, entrambi i gruppi non hanno votato contro ma si sono astenuti. Ha invece espresso voto contrario il Movimento 5 Stelle.

Nella sua mozione, anch’essa respinta, esso non chiede però al governo né la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione, né l’adesione dell’Italia al Trattato Onu, ma di «relazionare al Parlamento sulla presenza in Italia di armi nucleari, non facendosi più paravento di un vincolo atlantico alla riservatezza inesistente per i cittadini e i parlamentari Usa» e di «dichiarare l’indisponibilità dell’Italia ad utilizzare armi nucleari, a non acquisire le componenti necessarie per rendere gli aerei F-35 idonei al trasporto di armi nucleari».

La mozione del M5S rispecchia la posizione espressa dall’aspirante premier Luigi Di Maio che «non vogliamo uscire alla Nato» (come ha dichiarato lo scorso aprile in una conferenza negli Usa), che (come ha dichiarato in un’intervista lo scorso giugno) «vogliamo restare nella Nato, ma vogliamo parlamentarizzare gran parte delle scelte».

Illusione o peggio.

Nel Consiglio nord-atlantico, stabiliscono le norme Nato, «non vi è votazione né decisione a maggioranza», ma «le decisioni vengono prese all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con gli Stati uniti cui spettano per diritto la carica di Comandante supremo alleato in Europa e gli altri comandi chiave, compreso quello del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato.

Promettere che gli F-35, aerei concepiti per l’attacco nucleare soprattutto con le B61-12, possano essere usati dall’Italia con una sorta di sicura che impedisca l’uso di armi nucleari, equivale a una favola raccontata ai bambini per fargli dormire sonni tranquilli.

LUC MICHEL SUR PRESS TV (IRAN) DANS ‘LE DEBAT’ (9 OCTOBRE 2017)/ L’ESPAGNE ET LA CATALOGNE PLONGENT DANS L’INCONNU …

PCN-TV/ 2017 10 09/

Emission complète sur : 

https://vimeo.com/237541546

LM SUR PRESS TV - 'Le Débat' espagne catalogne kurdistan (2017 10 09) FR

Les commentaires de PRESS TV (qui cite Le Monde) :

« Dans son numéro du 2 octobre, le quotidien Le Monde consacre tout un article à l’indépendance de la Catalogne. ” Le scénario des événements de dimanche 1er octobre était écrit d’avance. Le Premier ministre espagnol, Mariano Rajoy, avait prévenu qu’il ne laisserait pas s’organiser, au mépris de la loi et de l’autorité de l’État, le référendum sur l’indépendance de la Catalogne, interdit par la Cour constitutionnelle espagnole. Le président catalan, Carles Puigdemont, l’a maintenu envers et contre tout, au nom de la « légitimité populaire » et de l’« engagement » pris envers ceux qui ont porté au pouvoir la coalition indépendantiste en Catalogne, en septembre 2015. La police nationale intervenant pour empêcher la tenue d’un vote de toute façon illégal et sans effet – était quelque part ce qu’attendaient les autorités catalanes afin d’apparaître sur les réseaux sociaux et dans les médias comme victimes d’une oppression que certains n’ont pas hésité à qualifier de répression rappelant ce qu’a connu l’Espagne sous la dictature franquiste. Cela dit sur le fond, le dossier était mal engagé. Le gouvernement de Madrid refuse depuis l’arrivée du Parti populaire (PP) au pouvoir en 2011 toute négociation, tout dialogue sérieux pouvant aboutir à un compromis avec les partis nationalistes catalans. Ces derniers, devenus indépendantistes, n’ont pas cherché à nouer des liens avec d’autres forces politiques afin d’essayer de trouver une solution dans le cadre de la Constitution espagnole. C’est pourtant manifestement ce qu’attend une majorité de Catalans, si on en croit les sondages ainsi que les rapports de force apparus aux dernières élections catalanes, où les partis indépendantistes ont obtenu 48% des suffrages exprimés, soit une majorité de sièges, mais une minorité de voix. Par ailleurs, les anti-indépendantistes, qui sont partisans d’un dialogue afin de sortir de la crise catalane, étaient appelés à descendre dans la rue, ce samedi et dimanche 7 et 8 octobre. (Source : Le Monde) » (ON NOTERA – suivre Le débat – que Le Monde, lié aux Réseaux Sorös et à sa fondation OSIWA, ne soutient nullement l’indépendance catalane).

LE DEBAT SE FAIT AUSSI SUR UNE COMPARAISON ENTRE LES REFERENDUM CATALAN ET KURDE …

Les commentaires de FARS NEWS (Iran) :

« Cependant, l’ambiance reste tendue en Espagne bien qu’un représentant du gouvernement de Mariano Rajoy ait présenté ses excuses pour les violences policières dont ont fait l’objet, la semaine dernière, les électeurs catalans. Selon Fars News, l’Espagne refuse que l’Union européenne serve de médiateur entre le gouvernement régional de Catalogne et le gouvernement central espagnol. En outre, l’agence AFP fait savoir que l’Union européenne a proposé d’intervenir dans le conflit entre le gouvernement espagnol et les séparatistes catalans afin d’atténuer les tensions par des négociations,ce qui a été refusé par Madrid.

D’autre part, le référendum du pouvoir kurde à Erbil, capitale du Kurdistan irakien, survenu lundi, suscite ailleurs qu’en Irak une vive opposition. Le gouvernement de Bagdad a certes fait connaître la sienne aussi, mais l’État-nation irakien est si faible que là n’est pas vraiment la question : l’enjeu est surtout international, et tous les États concernés de près ou de loin par ce qui se passe dans cette partie du monde ont indiqué leur refus de ce projet, à l’exception notable d’Israël. Ici, ce n’est pas d’abord la démocratie interne à un État-nation qui est en jeu, mais des équilibres géopolitiques régionaux, voire mondiaux. »

UN DEBAT TRANCHE AVEC DEUX VISIONS OPPOSEES DE LA CONFRONTATION MADRID-BARCELONE …

PRESS TV (Iran) propose un débat avec Luc Michel (Bruxelles, pour l’affaiblissement du Bloc occidental et de l’Espagne), géopoliticien, et Antoine Charpentier, analyste politique (plutôt anti catalan) …

* Voir sur le Site de PRESS-TV/

Débat: l’Espagne et la Catalogne plongent dans l’inconnu sur http://www.presstv.com/DetailFr/2017/10/09/538028/LEspagne-et-la-Catalogne-plongent-dans-linconnu

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SEEN FROM RUSSIA: PUTIN IS THE ‘NEW LORD OF THE MIDDLE EAST’ (RIA NEWS AGENCY)

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Flash géopolitique – Geopolitical Daily/

2017 10 10/

LM.GEOPOL - Ria Putin the lord of the middle-east (2017 10 10) FR

Interesting point of view (to know and to discuss) on RIA novosti on the travel of Saudi King to Moscow and how Russia sees Moscow’ strong geopolitical position in Middle-East …

* Reactions To Saudi King’s Visit To Moscow from RIA news agency:

“Putin Is The New Lord Of The Middle East” …

Document/

“The Saudi royal visit to Russia concluded on October 8. One of King Salman’s main goals during his visit to Moscow was to convince Russia not to place “all its cards in the region on Iran.” On October 5, 2017, Saudi King Salman met with Russian President Vladimir Putin.On that occasion, the Saudi monarch stressed the importance of stability in the Persian Gulf as an essential pre-requisite for achieving security and stability in the world. King Salman added: “This requires that Iran abandon attempts to interfere in the domestic affairs of the states in the region and stop the activity that destabilizes the region.”

On October 6, during his meeting with Russian PM Dmitry Medvedev, King Salman reiterated his position towards Iran. The Saudi monarch told Medvedev: “[Earlier with the Russian President] we also discussed the necessity to reach peace and stability in the Middle East region. In order to do that, Iran has to stop its policy, maintain good neighborly relations and respect international legality.”

The royal visit was also an opportunity for Saudi and Russian companies to sign business deals. Nezavisimaya Gazeta reported that over a dozen deals were signed, in the fields of defense, communications, space, trade and investment.

Concerning the oil and energy market, Saudi Aramco signed five Memoranda of Understandings (MOUs) with key Russian energy entities during Salman’s visit.

As for defense, Saudi Arabia signed a preliminary agreement to buy S-400 air defense systems. The Saudi Press Agency also specified that the Saudi Ministry of Defense signed with Russia contracts for the supply of S-400, Kornet-EM systems, TOS-1A missiles, AGS-30 bombers, Kalashnikov AK-103 assault rifles and their ammunition. It is worth noting that immediately following the S-400 deal, the U.S. government approved the sale to Saudi Arabia of the advanced Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) missile defense system for $15 billion.”

* However, following the news of the S-400 deal, RIA news agency published a comment expressing reservations about a possible sale to Saudi Arabia:

Document 2/ “An unidentified expert from the Center for Analysis of Word’s Arms Trade was quoted, as saying: “Moscow should approach this issue with healthy pragmatism– if Riyadh really wants to purchase those systems [S-400], then let’s stamp the agreement with 100% payment in advance and only then they will stand in a line for delivery after we supply the systems to China, Turkey and, as expected, India.”

The expert recalled that Russia already had a negative experience of military cooperation with Saudi Arabia. He stated that in the past Saudi Arabia made preliminary agreements to purchase Russian weapons, but the whole thing ended up in nothing concrete. The expert said that the Saudis actually promised to purchase weapons if Russia renounced its intention to supply S-300 systems to Iran. It should be noted that Iran’s Revolutionary Guard Corps recently displayed the S-300 in Tehran on September 24, 2017. The expert then added: “If in fact there are signed agreements regarding building the nuclear plant in Saudi Arabia and there are [Saudi] investments in exploring and producing oil and gas in the Arctic shelf, then the S-400 contract will be a great supplement to this package.”

During his stay, King Salman also met with the presidents of the predominantly Muslim republics of Chechnya, Ingushetia, and Tatarstan in Moscow. Saudi Arabia sees itself as the leader of the Sunni world, whereas the Russian hosts may see the meeting as conferring Muslim religious legitimacy upon Moscow.”

* RIA Columnist:

“Saudi Arabia Reached The Conclusion That The U.S. Is No Longer Able To Protect The Kingdom”

RIA news agency columnist Gevorg Mirzayan penned an article, titled “The Visit To The New Lord Of The Middle East: The Saudi King In Moscow.” In the article, Mirzayan stated:

Document 3/ “Despite the fact that the two sides for a long time were considered to be adversaries, Moscow’s and Saudi’s comments regarding their intention to strengthen their mutual relations prove that both sides decided to leave the emotions behind… “Part of the Saudi leadership began to endorse the conclusion that the U.S. is no longer able to fulfill the Quincy Pact (struck in 1945 between [President] Roosevelt and the first King of Saudi Arabia Abdulaziz) and protect the Kingdom of the Two Holy [Cities]. For that reason, Ryiadh, according to Prince Mohammad Bin-Salman, would like to hedge the risks….

(…) The Russian national interest implies creation of balance of interests in the region – only then no power will contemplate ejecting Moscow from the region, but [instead] there will be an attempt to seek Russian support to shift the balance in its favor.”

(From Ria.ru, October 5, 2017)

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La Polonia riduce l’età pensionabile, sfidando il trend europeo

Fornero piangentesi può allora fare diversamente, meno male che in Italia questi pensionandi oltre a decenni di contribuzione li indebitiamo con le banche per accedere a quello che un tempo era un diritto. EVOLUZIONE europea, fantastica, LE BANCHE RINGRAZIANO.

Per fortuna da noi la tecnica resposabile Fornero ha “protetto” i conti pubblici (mo a sta balla ci credono in pochi)

Ma siamo matti pensare al popolo, sa di xenofobia e populismo…salviamo le banche

Dai che abbiam problemi seri, tipo Cristoforo Colombo e le guerre puniche di sto passo..

La Polonia riduce l’età pensionabile, sfidando il trend europeo

Come riporta Reuters, pare che nel mondo sia possibile essere un’economia più piccola di quella italiana, permettersi una propria moneta, crescere a ritmi del 3,9 per cento, fare politiche demografiche attive e addirittura abbassare l’età della pensione. Fortunatamente ci pensano gli austeri banchieri a ricordare a tutti il più grande pericolo per l’umanità, ossia che gli stipendi dei lavoratori crescano troppo velocemente. E che è proprio un peccato che certi governi tengano addirittura fede alle proprie promesse elettorali.
 
Varsavia (Reuters) – Lunedì la Polonia abbasserà l’età pensionabile, onorando una costosa promessa elettorale che il partito conservatore al governo aveva fatto, e andando controcorrente rispetto alle tendenze europee a incrementare gradualmente l’età della pensione, mentre le persone vivono più a lungo e rimangono più in salute.
L’abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini è un provvedimento caro soprattutto ai sostenitori del governo di centro-destra (sì, avete letto bene, anche in Polonia è il centro-destra a preoccuparsi degli interessi dei lavoratori NdVdE) del Partito della Legge e della Giustizia (PiS), e inverte un provvedimento che l’aveva portata a 67 anni, approvato nel 2012 dal governo centrista allora in carica.
 
Il provvedimento dovrebbe avere impatti immediati limitati sull’economia, che è in fase di boom, ma potrebbe mettere sotto pressione il bilancio statale in futuro.
 
Questa mossa avviene mentre la disoccupazione in Polonia è scesa ai livelli più bassi dai tempi dell’abbandono del comunismo all’inizio degli anni ’90, e potrebbe aumentare la tensione sui salari che stanno già crescendo al ritmo più alto da cinque anni a questa parte (Orrore! I salari crescono e l’età della pensione cala! È proprio vero che fuori dall’eurozona c’è solo l’inferno NdVdE).
 
“Il mercato del lavoro polacco deve affrontare una disponibilità sempre più limitata di lavoratori” ha dichiarato Rafal Benecki, un economista di Varsavia che si occupa dell’Europa Centrale presso ING Bank.
 
La popolazione della Polonia è di 38 milioni di abitanti e sta invecchiando a uno dei ritmi più rapidi all’interno dell’Unione Europea.
 
“Il governo sta buttando via uno degli strumenti più efficaci per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro”, ha detto Benecki (commovente come un banchiere si preoccupi che non ci sia abbastanza concorrenza – da parte dei loro nonni – per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro NdVdE).
  • I lavoratori che vengono dall’Ucraina
Gli economisti e i banchieri centrali dicono che il crescente afflusso in Polonia di centinaia di migliaia di lavoratori provenienti dall’Ucraina potrebbe ridurre la tensione sui salari (ecco un’altra tendenza che accomuna i banchieri: la tutela degli immigrati quando questi possono fare concorrenza ai lavoratori locali NdVdE).
I numeri del ministero del Lavoro mostrano che i datori di lavoro polacchi hanno richiesto più di 900.000 permessi a breve termine per i lavoratori ucraini nella prima metà del 2017, rispetto a 1.260.000 permessi totali nell’anno 2016.
 
“Con l’arrivo di lavoratori dall’Ucraina, finora il problema che alcuni avevano previsto – mancanza di lavoratori, tensioni sul mercato del lavoro – sta diminuendo” ha detto il Governatore della Banca Centrale  Adam Glapinski all’inizio di settembre.
Il governo ucraino del partito PiS ha stimato che il costo della riduzione dell’età pensionabile è di circa 10 miliardi di zloty (eh già, perché in Polonia gli euro non ce li hanno, poveri loro… NdVdE), ossia 2,74 miliardi di dollari, nel 2018, all’incirca lo 0,5 per cento del PIL.
Da quando è andato al potere, nel 2015, l’attuale governo ha velocemente aumentato la spesa pubblica per tenere fede alle promesse elettorali di aiutare le famiglie e ridistribuire i frutti della crescita economica in modo più equo (già scorgiamo gli austeri anti-populisti nostrani scuotere la testa con veemenza di fronte a questi sciagurati provvedimenti NdVdE).
 
Nonostante la crescita della spesa pubblica, il bilancio pubblico ha registrato il primo surplus da più di due decenni nel periodo gennaio-agosto, principalmente grazie a un intervento governativo contro l’evasione fiscale e grazie ai bonus concessi per i nuovi nati, che hanno alimentato i consumi (intollerabile: non solo la Polonia fa politiche di aiuto alle famiglie per risolvere i problemi demografici, ma addirittura osa sfruttare il moltiplicatore keynesiano! NdVdE).
 
La crescita economica ha raggiunto il 3,9 per cento nel secondo trimestre, ma gli economisti avvertono che l’aumentato costo delle pensioni potrebbe causare problemi, se l’economia dovesse rallentare.
 
“Sono preoccupato di quello che succederà quando il ciclo economico si invertirà” dice Marcin Mrowiec, capo economista presso Bank Pekao.
 
“Potremmo svegliarci con salari superiori a quelli che le società possono permettersi e… spese permanentemente più alte per le pensioni” (fortunatamente invece, nell’eurozona potremo affrontare la prossima recessione con una disoccupazione vicina ai massimi storici, un’età pensionabile sulla soglia della demenza senile e uno stato sociale che ha fatto passi indietro di decenni. Evviva! NdVdE).
Di Marcin Goettig, 1 ottobre 2017 – di Malachia Paperoga – ottobre 4, 2017

Columbus Day: perché Cristoforo Colombo era un indegno assassino, torturatore, schiavista. Lui di persona personalmente.

Aborriamo le persone aggressive che vanno a distruggere le statue degli altri. Compatiamo la povertà morale di chi distrugge statue di pubblica proprietà, tanto più se sono antiche.
Le vestigia del passato vanno rispettate perché ci permettono di comprendere nel bene e nel male i nostri avi.
Ma comunque Cristoforo Colombo, un italiano era un assassino, torturatore, schiavista, e bisogna rompere questa italica censura sulla verità dei fatti e insegnare ai ragazzini che di Colombo c’è da vergognarsi che fosse italiano, tale quale a Totò Riina.
Egli portò centinaia di schiavi in Europa (600 nella prima spedizione) e moltissimi ne fece nelle Americhe, incurante che morissero a migliaia tenuti in condizioni tanto orrende che cento di essi arrivarono a suicidarsi collettivamente. Infliggeva ai disobbedienti amputazioni di braccia, orecchie o nasi. Mai intervenne poi in difesa dei nativi vessati in ogni sadica maniera dalla sua orda che arrivò a dar da mangiare carne umana ai cani. 
Fa orrore al senso di giustizia sentire i campioni della disinformazione difendere un tale criminale dicendo: erano i tempi antichi, così facevan tutti; come se allora la sensibilità umana e il rispetto non potessero esistere. Quasi che Gesù, Buddha e Maometto non avessero affermato, secoli prima, l’amore tra tutti gli uomini. Tanto è che le aberrazioni di Cristoforo, cane rognoso, crearono sgomento tra i suoi contemporanei, dotati di grazia di Dio, come Las Casas che scrisse pagine sanguinanti di dolore per l’abominio al quale in terra americana aveva assistito. Fin dalla prima spedizione di Colombo ci fu chi protestò per l’aggressione ai danni degli indios tanto che il re di Spagna arrivò a promulgare il divieto di ridurli in schiavitù. Una legge che durò peraltro poco perché la lobby schiavista riuscì a ottenerne l’abolizione, ma comunque il fatto che questa legge entrò in vigore è la prova che ci fu chi si oppose a questo abominio.
E quindi ci sentiamo in dovere di reagire a questo fiume di italiche, razziste, disinformate parole, che dipingono Colombo come grande esploratore innocente per le successive atrocità che devastarono l’America e i popoli che là vivevano da millenni.
Per affermare visibilmente questo, e dare pace ai morti, in occasione del Columbus Day oggi 12 ottobre diffonderemo il video del processo a Colombo tenutosi presso la Libera Università di Alcatraz, con Mario Pirovano nel ruolo dell’avvocato difensore e Jacopo Fo a sostenere l’accusa. Durante detto procedimento sono state prese in considerazione solo testimonianze redatte dai testimoni degli eventi, in primo luogo i diari di Cristoforo Colombo stesso, il quale non fa segreto delle proprie malefatte ma anzi se ne vanta in questi testo, indirizzati ai reali di Spagna allo scopo di dimostrare le potenzialità economiche dello schiavizzare gli indios e ottenere quindi la reale approvazione e il conseguente sostegno. 
Alla fine del procedimento penale in contumacia, Colombo Cristoforo è stato condannato alla Damnatio Memoriae, cioè alla dannazione della memoria, antica pena che è stata subitamente messa in atto tramite la copertura di una statua dell’imputato (appositamente realizzata dal grande scultore Berico).
Vorremmo con questo gesto demolire l’idea che si possa accumunare noi, in quanto italiani, a quello spregevole incursore e fare atto di risarcimento nello spirito, verso le innumerevoli vittime causate dall’operare di questo ignobile antenato.
Che Dio abbia pietà della sua anima.
Che Dio abbia pietà di tutti coloro che non provano dolore per la sofferenza altrui: essi sono morti alla vita.
PS
?In spagnolo il verbo explorar (= esplorare) e il verbo explotar (= sfruttare) differiscono per 1 sola lettera, mentre in portoghese il verbo explorar ha entrambi i significati di “esplorare” e “sfruttare” a dimostrare quanto fosse radicata fin nel linguaggio l’intenzione dei colonizzatori.

Qui il video

Processo a Cristoforo Colombo (Jacopo Fo e Mario Pirovano)

https://www.youtube.com/watch?v=xO75ShYdB84&feature=youtu.be

REVOLUTION DE COULEUR EN CHINE (I): APRES LE TEST DE HONG-KONG, VERS UNE ‘REVOLUTION DE COULEUR’ EN CHINE CONTINENTALE ?

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Flash géopolitique – Geopolitical Daily/

2017 10 01/

LM.GEOPOL - Revolution de couleur en chine I (2017 10 01) FR 3

Bien que ses efforts pour instaurer la démocratie dans les pays du Proche-Orient se soient avérés destructeurs, Washington ne renonce pas à son idée de faire la même chose en Chine. Et après le test de la « révolution des parapluies » à Hong-Kong, les généraux de Trump, au pouvoir à Washington, rêvent d’un nouveau Tien An Nem …

LM.GEOPOL - Revolution de couleur en chine I (2017 10 01) FR 4

I-

LA MISE EN PLACE DES RESEAUX POUR L’ORGANISATION D’UNE « REVOLUTION DE COULEUR » EN CHINE CONTINENTALE

Washington est même prêt à financer à hauteur de 1,5 million de dollars chaque projet visant à lutter pour l’établissement de la démocratie dans ce pays. Le Bureau de la démocratie, des droits de l’Homme et du travail du département d’État américain envisage d’accorder une somme de 1,5 million de dollars à ceux qui feront la promotion de la primauté du droit, de la société civile et de la liberté d’expression en Chine, annoncent les médias russes.

Le département d’État est prêt à examiner « des projets qui, à long terme, devraient contribuer directement au renforcement de la sécurité et de la stabilité, ainsi qu’à la protection des intérêts américains dans la région». En même temps, ces projets doivent proposer des « approches nouvelles et efficaces pour promouvoir les droits de l’homme en Chine ». Les futurs combattants de la démocratie stipendiée « devront accorder une attention particulière à la lutte pour l’indépendance du système judiciaire chinois, à l’assistance aux populations vulnérables ainsi qu’au respect des droits des travailleurs conformément aux normes internationales ».

Pékin avait déjà réagi à des accusations similaires de Washington. Ainsi, en mars 2017, le Conseil des affaires de l’État de la République populaire de Chine avait publié un rapport intitulé «de la situation des droits de l’Homme aux États-Unis en 2016». Ses auteurs constataient que les autorités américaines, qui critiquaient les autres pays, ignoraient «la situation terrible» des droits de l’Homme dans le leur. «Au total, il s’est produit environ 58.100 incidents avec l’utilisation d’armes, dont 385 cas de fusillades de masse, qui ont fait 15.000 morts et 30.600 blessés», indique le document.

DU « PRINTEMPS ARABE » A UN FUTUR « PRINTEMPS CHINOIS » …

Les experts chinois ont également rappelé quel était le prix des « réalisations démocratiques » américaines dans les pays du Proche-Orient. « Les États-Unis qui ont accusé à maintes reprises d’autres pays de violations des droits de l’Homme, ne cessent de tuer délibérément des civils innocents. Du 8 août 2014 au 18 décembre 2016, les États-Unis ont effectué 7.200 frappes aériennes en Irak et 5.800 en Syrie, Le nombre de leurs victimes civiles varie de 4.600 à 6.100 personnes », informe le rapport.

II-

TEST GRANDEUR NATURE A HONG-KONG :

LA « REVOLUTION DES PARAPLUIES »

Dès octobre 2014, j’analysais le dessous des cartes de la jacquerie étudiante de Hong-Kong. J’expliquait que derrière on retrouvait les organisateurs habituels des « révolutions de couleur » à l’Est (depuis 2000) et du pseudo « printemps arabe » (depuis 2011) : les réseaux Otpor/Canvas, le NED américaine et surtout Söros (le financier des révolutions de couleur et de ‘Occupy Wall-street’), un des conseillers d’Obama. Il était clair que les USA voulaient déstabiliser la Chine …

* Voir mon analyse-flash sur AFRIQUE MEDIA :

sur PCN-TV/ HONG-KONG:

UNE REVOLUTION DE COULEUR DE PLUS

sur https://vimeo.com/109342616

Ces changements de régime, orchestrés par des spécialistes de la subversion au bénéfice des USA, sont nés dans la Yougoslavie du président Milosevic en 2000. Depuis elles ont essaimé dans toutes l’Europe de l’Est, notamment en Géorgie et Ukraine. Elles ont échoué au Belarus contre Lukashenko et en Russie contre Poutine. Elles ont aussi gagné l’Amérique Latine contre Chavez et puis Maduro. Et elles ont connu une version moyen-orientale avec le soi-disant « printemps arabe » et africaine, le pseudo « printemps africain ». Sans oublier les divers « Occupy » aux USA et en Union Européenne, et la « Purple Revolution » contre Trump, organisés par le sinistre Söros, l’un des financiers de ces « révolutions » avec ses réseaux « Open Society », pour des raisons liées à des confrontations internes au sein des oligarchies financières internationales …

 

Dans mon émission LE GRAND JEU GEOPOLITIQUE, j’avais analysé la version chinoise des « révolutions de couleur » avec « Occupy Honk-Kong » et la soi-disant « révolution des parapluies ». Une déstabilisation qui visait Pékin et fait la Une de l’actualité depuis septembre 2014.

 

* Voir sur EODE-TV & AFRIQUE MEDIA/

LE GRAND JEU (Saison I – 5). OCCUPY HONG-KONG.

REVOLUTION DE COULEUR EN CHINE

sur https://vimeo.com/114919746

 

(Sources : Luc Michel – EODE Think Tank – AFP)

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

 

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