Tra fuochi e lacrimogeni i No Tav raggiungono il cantiere

post — 23 luglio 2017 at 02:37

Si è conclusa da pochi minuti la passeggiata serale in Clarea organizzata dal campeggio di lotta No Tav.

In oltre trecento si è partiti dal presidio di Venaus con una carovana di macchine per raggiungere Giaglione e da li ripartire in direzione cantiere.

Ci si è divisi in diversi gruppi e mentre una parte è rimasta sul sentiero principale, altri hanno preso la via dei boschi salendo in alto per poi ridiscendere, altri ancora sono scesi più in basso guadando il Clarea per arrivare alle spalle del cantiere.

Da subito la polizia ha mostrato di non gradire la presenza dei No Tav, lanciando lacrimogeni per non far avvicinare al cancello di sbarramento e far desistere chi percorreva i sentieri tra i boschi. Il risultato da loro sperato non è stato minimamente raggiunto: in risposta alla loro arroganza ore di cori, battiture e fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo sopra il cantiere hanno regalato alla Clarea una nuova luce di Resistenza.

Mentre il fronteggiamento continuava, alcuni No Tav sono riusciti a raggiungere il cantiere, tagliarne le reti di protezione ed issare la bandiera del movimento, come monito a chi crede di poter continuare indisturbato l’opera di devastazione del territorio della valle.

Questa sera si è dimostrato che nessuna pacificazione è alle porte e che i No Tav non si stancheranno mai di lottare per liberare la propria terra e conquistare la possibilità di un presente e futuro diversi.

Avanti No Tav!

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE – CHIAMPARINO: IL VALORE EFFETTIVO DELLA TORINO-LIONE E’ PROSSIMO A QUELLO SIMBOLICO …

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE

Gentile Direttore de La Repubblica,

e, p.c. : Egr. Sig. Sergio Chiamparino – Presidente della Giunta Regionale del Piemonte

Lettera Aperta – La Francia deve chiarire la sua posizione sulla Torino-Lione: ha un margine di ambiguità e non va bene.

Nell’articolo apparso oggi su La Repubblica – Torino la giornalista Maria Chiara Giacosa riporta che il Presidente della Giunta Regionale del Piemonte  Sergio Chiamparino ha affermato che “La Francia deve chiarire la sua posizione sulla Torino-Lione: ha un margine di ambiguità e non va bene. La Francia ha iniziato prima, è più avanti noi sui cantieri, e adesso ci ripensa?”.

Ci permettiamo di credere che il Presidente Chiamparino non sia ben informato: sono anni che l’Alta Amministrazione della la Francia (dalla Corte dei conti, alla Direzioni del Tesoro, al Presidente della Commission Mobilité 21, il deputato Philippe Duron) allerta il potere politico dell’insostenibilità di molti progetti ferroviari, tra i quali la Torino-Lione.

Sulla scia delle allerte che l’Alta Amministrazione francese aveva inviato al Presidente precedente, il nuovo inquilino dell’Eliseo, nell’ambito di una profonda ristrutturazione delle spesa pubblica, ha affermato a Rennes il 1° luglio (dunque 3 settimane fa, ma nessuno se n’era accorto…): “La Francia deve oggi concentrare di più i suoi investimenti sul rinnovamento della rete esistente… questo è l’orizzonte del quinquennato.”

Non crediamo che la posizione della Francia sia quindi ambigua. Siamo invece certi che la Francia ha il diritto di ripensarci.

Siamo di fronte ad un processo decisionale che è iniziato da tre settimane e che, al termine delle Assise della Mobilità previste  per il mese di settembre 2017 e ampiamente partecipate, si concluderà nel 2018 con l’approvazione da parte del Parlamento francese del Piano di Mobilità che conterrà la qualità e la quantità degli investimenti per la mobilità delle persone e delle merci in Francia nel prossimo quinquennio.

Forse il Presidente Chiamparino non è al corrente che la vera ambiguità del progetto Torino-Lione, al di là della sua inutilità, è l’iniqua ripartizione dei costi (ex art. 18 Accordo del 2012) che impone all’Italia di pagare per i suoi 12 chilometri del tunnel transfrontaliero di 57 chilometri, la maggior parte dell’investimento.

La Francia dovrebbe pagare il 42,1% per i suoi 45 km in Francia, mentre l’Italia pagherebbe il 57,9% di tutti i costi per i suoi 12,2 km che insistono sul territorio nazionale italiano.

Salvo il probabile aumento del costo certificato di €8,6 miliardi, l’Italia pagherebbe €2,99 miliardi (costo al km per 12,2 km: €245 milioni), mentre la Francia dovrebbe versare €2,17 miliardi (costo al km per 45 km: 48 milioni di €). L’Unione Europea dovrebbe investire €3,44 miliardi di € (60 milioni al km). http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=9871

Ebbene la Francia, nonostante questa generosità italiana, dimostra oggi la sua libertà di decisione. Ci auguriamo che Chiamparino, nel momento in cui discuterà del progetto con i suoi amici francesi, Gentiloni e Delrio, si ricordi di citare questa verità incontestabile: l’Italia ha ceduto una parte della sua sovranità alla Francia.

Sulla perdita della sovranità dell’Italia ci aspettiamo una dichiarazione ufficiale da parte del Presidente Chiamparino.

Qui abbiamo riportato alcuni articoli dai media francesi che offrono ampie spiegazioni sul processo di ristrutturazione della spesa ferroviaria (e non solo) francese. La Pausa : Dossier dalla Francia

Cogliamo l’opportunità per rallegrarci con il Presidente Chiamparino che finalmente pare cominci a capire l’inutilità di quest’opera, dato che afferma che “il suo valore effettivo è prossimo a quello simbolico” che è immateriale per definizione.

Qui sotto trovate tre post attraverso i quali è possibile formarsi un giudizio più approfondito sulla questione “Pausa francese della Torino-Lione”.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

PresidioEuropa No TAV

SASSI CONTRO IL CANTIERE DI CHIOMONTE, I NO TAV ALLONTANATI CON GLI IDRANTI

Una foto d’archivio

Pubblicato il 22/07/2017
 
TORINO

Il movimento No Tav torna a farsi sentire in Valle di Susa. Nella tarda serata di ieri, un’ottantina di attivisti del movimento che si oppone alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione ha dato vita ad una sassaiola contro il cantiere di Chiomonte. Guadato il fiume Dora, è stato acceso un fuoco a ridosso dei jersey posti a protezione della zona rossa. 

I LACRIMOGENI  

I manifestanti sono stati allontanati dalle forze dell’ordine con l’uso di idranti. Su Notav.info, sito internet di riferimento del movimento, si parla anche di lancio di lacrimogeni. I No Tav hanno poi fatto ritorno al campeggio di Venaus, da dove questa sera è prevista un’altra «passeggiata» verso il cantiere della valle Clarea. 

Lacrimogeni ed idrante su apericena No Tav (FOTO)

post — 22 luglio 2017 at 01:11

Si è da poco concluso l’apericena No Tav organizzato dal campeggio di lotta ai cancelli della centrale elettrica di Chiomonte.

Un’iniziativa di lotta all’interno di una settimana intensa che vede un susseguirsi di dibattiti, cene, mobilitazioni ed iniziative di protesta tra il presidio di Venaus  e le aree a ridosso del cantiere militarizzato.

L’apericena, iniziato con leggero ritardo sulla tabella di marcia a causa di una fitta pioggia, ha visto la partecipazione di oltre duecento persone che si sono ritrovate l’accesso di via dell’Avanà sbarrato da jersey e filo spinato. Dietro a questi la polizia a presidiare l’accesso alla zona rossa, dal 2011 stabilmente difesa da uomini armati e lautamente pagati per le “trasferte in valle”.

Mentre un gruppo di No Tav ha guadato la Dora per raggiungere il confine basso del cantiere e infastidire i militari a guardia delle recinzioni, si è accesso un fuoco a ridosso del jersey e si sono intonati ininterrottamente i cori della nostra lotta.

Tutte queste iniziative non sono state evidentemente gradite ed un idrante si è avvicinato alle recinzioni per allontanare i No Tav.

Al perdurare della protesta la polizia non ha esitato a lanciare qualche lacrimogeno che, complice la cattiva mira dei suoi operatori e il vento amico dei valsusini, ha creato una nube di cs cattorno gli uomini in divisa, permettendo così ai No Tav di continuare l’iniziativa fino a poco prima delle 23, cioè al ritorno degli ultimi che avevano precedentemente guadato la Dora per avvicinarsi al cantiere.

Al termine dell’iniziativa si è fatto ritorno al campeggio di lotta a Venaus, in vista dalla passeggiata serale che domani partirà alle ore 20 dal presidio e si dirigerà al cantiere in Clarea.

Avanti No Tav!

 

TAV, FREDIANI (M5S): “CHIAMPARINO COMPRENDA I DUBBI DELLA FRANCIA E CHIEDA AL GOVERNO UNA PAUSA”

21 luglio 17 

https://www.piemonte5stelle.it/2017/07/tav-dubbi-della-francia/

Perché Chiamparino non s’interessa ai motivi che stanno spingendo la Francia a frenare sul progetto TAV?

Piuttosto che scrivere una lettera ideologica al suo collega della regione Rohne Alpes dovrebbe contattare il sindaco di Grenoble che da anni denuncia l’inutilità del progetto ed ha ritirato i finanziamenti all’opera.

Se il Presidente ha pregiudizi sui No TAV piemontesi, quantomeno provi ad ascoltare i legittimi dubbi di chi si oppone anche al di là delle Alpi e chieda anche al Governo italiano una pausa di valutazione.

Gli suggeriamo inoltre di frequentare maggiormente il territorio, magari incontrando chi perderà la casa con l’avvio dei cantieri, al posto di pensare alle passerelle del G7 o realizzare nuove banche con i soldi dei piemontesi.

Stanno iniziando a cadere tutti i pretesti che per decenni sono stati usati come motivazione dell’opera, Chiamparino ne prenda atto e si preoccupi degli interessi dei cittadini piemontesi, i più poveri del nord Italia.

I posti di lavoro che la Regione dovrebbe salvaguardare non sono solo quelli legati al TAV, ma quelli che si potrebbero creare utilizzando meglio le risorse sprecate in questo progetto.

Il Piemonte, la regione del nord con il più alto tasso di disoccupazione giovanile, ha bisogno di risposte serie.

Il Tav non lo è. Se ne stanno accorgendo in Francia, se ne sono già accorti i cittadini piemontesi e Valsusini, è ora che anche il Governo italiano ne prenda coscienza.

LE DIMISSIONI DEL GENERALE PIERRE DE VILLIERS, UN ESEMPIO DA SEGUIRE DAI CAPI DI TELT (TORINO-LIONE)


Ci aspettiamo che dopo l’annuncio della pausa di riflessione francese sulla Torino-Lione, i capi di TELTi Legionari d’Onore Hubert du Mesnil e Mario Virano, con uno scatto d’orgoglio in difesa delle loro idee, diano le dimissioni come ha fatto il capo di stato maggiore dell’esercito generale Pierre de Villiers di fronte alla riduzione delle spese militari imposte dal Presidente Macron.

E, inoltre, perché Hubert du Mesnil e Mario Virano promuovono una campagna europea per la promozione di appalti per la Torino-Lione per 5,5 miliardi[1] quando il principale finanziatore – la Commissione europea – ha accettato di finanziare lavori solo per 1,91 miliardi?

La Ministra Elisabeth Borne al Senato francese: “Miglioriamo l’esistente”

Decisiva la vigilanza e la lotta popolare dei cittadini in atto da 28 anni


Le dimissioni del Presidente di TELT Hubert du Mesnil e del Direttore Generale di TELT Mario Virano sarebbero una bella notizia per tutti i cittadini italiani e francesi che da anni denunciano le avventurose iniziative per la promozione delle Grandi Opere Inutili e Imposte, tra le quali brilla la Torino-Lione.

Ricordiamo che da anni l’alta amministrazione francese (Corte dei conti, Direzione generale del Tesoro, ecc.), allertata dai cittadini che svolgono un ruolo popolare di vigilanza, denuncia l’insostenibilità della Torino-Lione.

E ora il nuovo Governo francese annuncia la necessità di una pausa di riflessione per questo e altri progetti di Grandi Opere, per dirottare gli scarsi fondi verso l’esistente, come ha affermato oggi la Ministra Elisabeth Borneal Senato francese[2] Occorre prima di tutto migliorare l’esistente prima di reclamare dei miliardi per creare una nuova linea accanto alla vecchia.

I sostenitori del progetto in Francia e in Italia si sono affrettati a dire che la Torino-Lione non potrà essere abbandonata dalla Francia dato che è un’opera sostenuta dall’Europa con il contributo dell’Italia e pertanto occorrerebbe un accordo con i partner per fermarlo.

Questo non è vero, e non vi sarà nessuna penalità europea.

Sarà sufficiente che la Francia fermi i lavori geognostici (quelli in Italia sono già terminati) che non saranno gettati nella spazzatura, ma potranno essere utilizzati nei prossimi secoli se i futuri governi decideranno di costruire un nuovo tunnel ferroviario.

Questa decisione sarebbe benvenuta in Italia perché consentirebbe al nostro Paese di risparmiare molti miliardi.

Ricordiamo che l’Italia è il partner di maggioranza di questo faraonico progetto visto che lo finanzia al 58% contro il 42% della Francia mentre il tunnel sarà costruito per 12 chilometri sul suolo italiano e 45 in Francia.

Si tratta di un’iniqua ripartizione dei costi risultata dell’accordo capestro sottoscritto dall’Italia a Roma nel 2012[3].

Nel frattempo Italia e Francia potrebbero rinegoziare con la Commissione Europea i finanziamenti accordati alla Torino-Lione e dirottarli verso progetti utili nell’ambito della procedura di Mid-Term Revision che sarà esaminata a fine anno dal Parlamento europeo [4].

Per quanto riguarda la promozione di appalti TELT per valori irreali di €5,5 miliardi, che Hubert du Mesnil e Mario Virano stanno portando avanti da mesi nello stesso momento in cui la Francia annuncia una pausa, la ministra Elisabeth Borne si è espressa chiaramente il 19 luglio 2017 all’Assemblea Nazionale durante l’Audizione in Commissione Sviluppo Sostenibile affermando: “Se ci sono dei problemi sul funzionamento e la regolarità delle procedure (di TELT N.d.R.), la giustizia dovrà occuparsene” [5].

E’ sorprendente come la società TELT, divenuta ormai centro di potere gestito dai Legionari d’Onore Hubert du Mesnil e Mario Virano, abbia lanciato questa campagna europea per la promozione di prossimi appalti per €5,5 miliardi[6], come affermato da Il Sole 24 Ore, quando il principale finanziatore – la Commissione europea – ha deciso di finanziare la Torino-Lione per un importo di € €813.781.900 a fronte di lavori di €1.915.054.750 (principalmente attività di preparazione allo scavo, e non lo scavo del tunnel)[7].

Tra l’altro il finanziamento europeo, concesso a Francia e Italia nel dicembre 2015, scadrà alla fine del 2019. E’ quasi certo che in quel momento TELT non avrà terminato i lavori coperti dal finanziamento [8], intanto il cantiere de La Maddalena è in via di chiusura e quello francese va a rilento.

Come già accaduto a LTF sas, la società TELT non sarà in grado di utilizzare interamente i fondi europei, e la Commissione europea taglierà probabilmente già nel 2018 parte dei fondi alla Torino-Lione come già deciso nel 2013 secondo il principio use it or lost it (usalo o perdilo) [9].


[1] Torino-Lione: 81 bandi di gara per 5,5 miliardi da qui al 2019 http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-05-22/torino-lione-81-bandi-gara-55-miliardi-qui-2019-191718.shtml?uuid=AEKxQ5QB&refresh_ce=1 La Campagna sul sito TELT http://www.telt-sas.com/it/lione-400-persione-roadshow/

[2] http://www.senat.fr/agenda/page_org/agd_org_DEVE.htmlhttp://videos.senat.fr/video.376616_596e8a8ee3ca4.audition-de-mme-elisabeth-borne-ministre12h10’34’’-12h10’47’’: «Il faut d’abord améliorer l’existant avant d’aller réclamer des milliards pour créer une nouvelle ligne à côté»

[3] http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=9871

[4] Mid Term Revision :  http://ec.europa.eu/smart-regulation/roadmaps/docs/2017_move_003_mid_term_evaluation_connecting_europe_facility_en.pdf

[5] La ministra ha risposto 1h 46’ 08’’- 1h 46’ 57’’http://videos.assemblee-nationale.fr/video.4788339_596f6b0577c22.commission-du-developpement-durable–mme-elisabeth-borne-ministre-chargee-des-transports-19-juillet-2017 

[6] Il Sole 24 Ore – Torino-Lione: 81 bandi di gara per 5,5 miliardi da qui al 2019 http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-05-22/torino-lione-81-bandi-gara-55-miliardi-qui-2019-191718.shtml?uuid=AEKxQ5QB&refresh_ce=1

[7] https://ec.europa.eu/inea/sites/inea/files/fiche_2014-eu-tm-0401-m_final.pdf

[8] GRANT AGREEMENT del 2 dicembre 2015

[9] http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=3854 http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=3721

Chiamparino: “Sono preoccupato, sulla Tav il governo francese deve fare chiarezza”

http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/07/21/news/chiamparino_sono_preoccupato_sulla_tav_il_governo_francese_deve_fare_chiarezza_-171306104/

E in Prefettura incontro per i lavoratori del cantiere in sciopero

di MARIACHIARA GIACOSA

21 luglio 2017

 

“Qualche preoccupazione ce l’ho perché non vedo chiarezza sull’interpretazione da dare”. Anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino commenta le dichiarazioni della ministra dei trasporti francese Borne a proposito di una pausa di riflessione sui lavori dell’alta velocità in Francia. “C’è una parte internazionale di cui sono già partiti i lavori, in Francia prima ancora che in Italia – precisa Chiamaparino- e sarebbe ridicolo metterla in discussione. Altro discorso è che la Francia faccia ciò che abbiamo già fatto noi con il progetto low cost di accesso al tunnel di base, questo anzi sarebbe anche auspicabile, ma bisogna mantenere l’impegno pieno sull’opera. Nei prossimi giorni scriverò una lettera al mio collega presidente della Regione Rhone Alpes per coinvolgerlo. Spero di avere a fianco un collega per sollecitare il sollecitare il  governo francese a dare chiarezza”. Intanto in prefettura a Torino è in corso il tavolo chiesto dal presidente Chiamparino, di fronte

 

 alla minaccia di sciopero permanente da parte dei lavoratori del cantiere di Chiomonte che dal prossimo autunno si troveranno senza lavoro in attesa che partano i nuovi appalti. Il presidente aveva chiesto si vertici di Telt, la società italo-francese che gestisce gli appalti, il massimo sforzo per risolvere la situazione dei lavoratori ed evitare il rinvigorirsi della protesta in Valsusa e la saldatura tra le vertenze sindacali e la contestazione delle frange più estremiste=

TAV costosa e inutile. La Francia si prende una pausa

TAV costosa e inutile. La Francia si prende una pausa

Authordi MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

TAV Torino-Lione. Fermi tutti, la Francia si prende una pausa sull’inutile e costosissimo progetto di trasporto merci. Il ministro Delrio tra un imbarazzante interrogatorio e l’altro per processi sulla ‘ndrangheta in Emilia ne faccia una giusta. Congeli immediatamente l’opera. Il MoVimento 5 Stelle al Governo intavolerà immediate trattative con la Francia per cancellare per sempre il Tav Torino-Lione e destinare le risorse in investimenti innovativi per la mobilità sostenibile e la tutela del territorio.

Da oltre dieci anni denunciamo l’insostenibilità economica e ambientale della tratta Torino-Lione.
Mentre cittadini, comitati, associazioni, esperti di trasporti ed il MoVimento 5 Stelle fuori e dentro le istituzioni denunciavano e protestavano, i governi italiani da Prodi a Berlusconi passando per Monti, Letta e Renzi proseguivano contro tutto e tutti spacciando, la madre di tutti gli sprechi e le corruzioni, come la risoluzione di tutti i problemi. Forse quelli di tangentari e mafiosi?

Come abbiamo chiaramente denunciato in Parlamento da quindici anni i governi d’Italia e Francia non rispettano l’art. 1 dell’Accordo di Torino del 2001 che ha stabilì che “l’entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti”. Non viene mai detto che una linea per il trasporto merci su ferro già c’è! Ma oggi è utilizzata al 17% della sua capacità, tre volte meno che 15 anni fa. Perché non spostare già oggi il traffico merci su questa tratta? Perché non si usa quella linea invece di fare un altro tunnel? Perché il partito dei cementificatori, dei costruttori, dei perforatori rimarrebbe senza foraggio. Perché mafie e corrotti e perderebbero un grande affare.

Si sventra inutilmente un intero territorio prosciugando le falde acquifere, invadendo la valle di amianto, e perforando la montagna con costi stimati in 26 miliardi di euro. Costi che ci indebiteranno per anni. Risorse che Italia e Francia potrebbero destinare altrove in investimenti innovativi. È un’opera insostenibile economicamente anche perché di fatto il Parlamento ha approvato una legge dal costo variabile, autorizzandone fin da ora la lievitazione dei costi. L’analisi del costo al chilometro mette in evidenza che sarà di € 356 milioni per l’Italia e di € 78 milioni per la Francia (4,6 volte in più)

In Val Susa è Alta Felicità

https://ilmanifesto.it/in-val-susa-e-alta-felicita/

manifesto

 

No Tav. Dal 27 luglio a Venaus


“Tesoro, parliamone.” “No, voglio un pausa di riflessione.” Hanno un sapore vagamente tragicomico le parole pronunciate ieri dalla segretaria di Stato ai Trasporti, Elizabeth Borne, che all’Assemblea Nazionale di Parigi ha annunciato che la Torino-Lione “rientra tra quei progetti oggetto di una pausa e di una riflessione annunciate dal presidente”. Come nelle coppie in cui uno dei due non ha il coraggio di dire “addio”, ci si affida alla più tragica e scontata delle circonlocuzioni.

La pausa di riflessione francese, non ancora commentata dai pasdaran del Tav italiani, non riguarda però il tunnel di base – la tratta internazionale – ma esclusivamente la sezione in territorio transalpino. Questo per ovvie ragioni, dato che il tunnel di base è pagato prevalentemente dall’Italia. E quindi a caval donato non si guarda in bocca.

Così, mentre i pochi operai del cantiere di Chiomonte scioperano – i lavori del tunnel geognostico che dovevano dare lavoro alle masse sono finiti e ora è tempo di sgomberare – si entra in una fase politica surreale.

In Francia, come noto, le posizioni critiche sulla Torino – Lione sono palesi: ma la volontà politica dell’ex presidente François Hollande ha sempre coperto l’accordo. Oggi che il nuovo presidente Emmanuel Macron vuole favorire “il trasporto di tutti i giorni”, la Torino – Lione finisce nel cassetto dei ricordi. In Francia, perché il Italia potremmo trovarci nella paradossale situazione che gli accordi internazionali firmati, a profusione, blindano in ogni caso un tunnel fuori scala che mette in collegamento due sezioni storiche.

Chissà cosa ne pensa Matteo Renzi, che un tempo fu contrario all’opera, pubblicamente, poi divenne favorevole.

Così, mentre la pausa di riflessione scuote trascina nel silenzio sconsolato il vasto mondo favorevole al grande opera per eccellenza, il Movimento Notav organizza la seconda edizione del Festival dell’Alta Felicità. A Venaus, dove nel dicembre di 2005 si compì la liberazione dei terreni occupati in un notte di violenza e sirene: l’ombra lunga di Genova copre da lunghi anni la val Susa.

Nel 2016 la prima edizione del Festival dell’Alta Felicità fu un successo strepitoso, con quarantamila persone in arrivo da tutta Italia per assistere a concerti, spettacoli teatrali, dibattiti di primordine. Tutto gratis, pure il campeggio, con facoltà di donazione “da ognuno secondo le proprie possibilità”.

I denari ricavati sono stati, e saranno anche quest’anno, destinati alla copertura di spese processuali e sanzioni economiche varie, ovvero l’intero apparato repressivo messo in piedi in questi lunghi anni di lotta.

Si inizia il 27 luglio e si termina dopo quattro giorni. La splendida val Clarea, laterale alla val Susa, sarà interamente chiusa al traffico. Per arrivare al sito del festival si utilizzeranno le numerose navette in partenza da Susa o Bussoleno.

Quattro giorni di musica, performances e dibattiti che avranno luogo in diverse aree naturali raggiungibili a piedi attraverso sentieri, opportunamente indicati, tra i boschi, i fiumi e le montagne della Valle di Susa.

Paolo Cognetti, recente vincitore del Premio Strega, Michela Murgia, Paolo Bettin, Marco Aime, Stefano Benni: questi i nomi di alcuni ospiti che animeranno gli incontri con il pubblico. Sul versante musicale: Africa Unite, Lo Stato Sociale, Don Ciccio live showcas, Kutso, Fabrizio Consoli / Orchestra I “Cormorani” e molti altri.

Un festival con ampi aspetti politici, che vuole dimostrare che il territorio può essere risollevato dall’oblio – la val Susa attraversa una profonda crisi industriale – con la valorizzazione delle risorse culturali e naturali.

Telt, l’amianto c’è. Ma ci sarà solo nel Tunnel di Base, oggi no.

http://www.tgvallesusa.it/2016/03/telt-lamianto-ce-ma-ci-sara-solo-nel-tunnel-di-base-oggi-no/

TG Valle Susa

Nel progetto definitivo c’è scritto che “considerando i risultati ottenuti dai sondaggi S9 ed S11 è ipotizzabile che le metabasiti attese per circa 400 metri dall’imbocco E del Tunnel di Base siano caratterizzate da concentrazioni in amianto localmente anche elevate; la variabilità nei tenori in amianto rende difficile la previsione di un sistema di scavo che permetta una discriminazione certa del marino ‘pericoloso’ e non”

Nella certificazione dei costi della Torino-Lione, fatta da  e resa pubblica due giorni fa dal movimento no tav, vi sono alcune ipotesi di modifiche progettuali che cambiano radicalmente la prevista cantierizzazione. Due in particolare toccano direttamente chi abita in Valle: le rocce contenenti  sarebbero stoccate nel tunnel geognostico di Chiomonte e lo smarino destinato a Susa trasportato su camion dalla Maddalena.

Partiamo dall’amianto. Nel progetto definitivo c’è scritto che “considerando i risultati ottenuti dai sondaggi S9 ed S11 è ipotizzabile che le metabasiti attese per circa 400 metri dall’imbocco E del Tunnel di Base siano caratterizzate da concentrazioni in amianto localmente anche elevate; la variabilità nei tenori in amianto rende difficile la previsione di un sistema di scavo che permetta una discriminazione certa del marino ‘pericoloso’ e non”. L’ipotesi progettuale era quindi quella di impacchettare il materiale contenente amianto – 160.000 metri cubi – caricarlo su treni e spedirlo in apposite discariche speciali in Germania. Lo scenario delineato nell’ipotesi progettuale contenuto nella certificazione dei costi è diverso. Lo scavo del tunnel di base verrebbe effettuato partendo dalla Maddalena, scavando in direzione di Susa, e questa soluzione “ha un impatto sul trattamento delle rocce verdi potenzialmente presenti nei primi 350 m di tunnel di base sul lato italia”. Gli estensori della certificazione scrivono che “tra le diverse soluzioni previste per il loro stocaggio [delle pietre verdi], TELT ha scelto la soluzione V6b, che consiste nello stoccaggio in sotterraneo nella parte finale della galleria geognostica de La Maddalena prolungando all’occorrenza la galleria”. Alcuni chilometri della galleria geognostica verrebbero quindi riempiti dal materiale contenente amianto scavato a Susa. Una montagna di materiale pericoloso spostato fin dentro al cunicolo in Clarea. L’amianto non sarebbe quindi più spedito in Germania via treno, ma intampato a Chiomonte/Giaglione. Non sappiamo concretamente come vorrebbero realizzare tale progetto, ma ci sembra grave che i valsusini non vengano informati di una cosa del genere.

Deposito pietre verd

Elaborazione sulla base dele informazioni contenute nella certificazione dei costi. In blu il tracciato del tunnel di base, in giallo e in rosso il tracciato del tunnel geognostico de La Maddalena

E veniamo ai camion. Per anni i proponenti l’opera e la politica che li sosteneva hanno ripetuto la storia dello smarino trasportato esclusivamente via treno, Virano nel 2010, solennemante affermava che “i camion vengono sostanzialmente eliminati”.  Il trasporto dello smarino via treno era anche una prescrizione prevista del Cipe nell’approvazione del progetto preliminare (delibera 57 del 2011). Scopriamo ora che nell’attuale ipotesi progettuale le cose sono cambiate. Nella certificazione dei costi scrivono che “dal cantiere de la Maddalena, lo smarino riciclabile viene trasportato in camion a Susa Autoporto”. Solo lo smarino non recuperabile “viene trasportato mediante un nastro trasportatore fino alla zona di Chiomonte, poi tramite ferrovia verso i siti di deposito”. In pratica lo smarino che può essere usato per i rilevati e per il calcestruzzo viene caricato su camion a Chiomonte e spedito a Susa (da progetto stiamo parlando di circa un milione e centomila di metri cubi di materiale). Il progetto è ancora talmente vago che nella certificazione dei costi non indicano come verrà riportato a Chiomonte il materiale lavorato a Susa: “i materiali valorizzati (inerti) vengono trasportati a La Maddalena o tramite ferrovia o in camion attraverso l’autostrada”. Mentre a Chiomonte, tramite nastro trasportatore verrebbero portati i materiali destinati ai siti di deposito, stiamo parlando anche qui di una montagna di materiale, secondo il progetto circa ottocentomila metri cubi.

Le ipotesi progettuali contenute in questa stima dei costi non sono mai state presentate alla popolazione. Come da venticinque anni a questa parte i progetti vengono calati dall’alto senza informare minimamente gli abitanti.

E infine avremmo una domanda ingenua: a chi giovano queste continue modifiche progettuali che allungano i tempi e aumentano i costi?