Metà dell’Italia vive in crisi: 30 milioni di persone in difficoltà

Toh, il parlamento tanto solidale si è accorto del malessere. Sì, c’è voluta una “commissione” per scoprire questa amara verità. I nostri parlamentari, mica rubano lo stipendio (tra l’altro il più alto d’europa), devono “indagare” il disagio, talmente è lontano dalla loro dorata poltrona. Lo localizzano nelle periferie. Già, è solo questione del “dove” si trova una persona, mica del contesto economico generale del paese da loro amministrato con tanta sapienza, giustizia intelligenza e competenza, per questo sono tanto lautamente auto-retribuiti. Giusto per citare i successi del loro operato nel quale questo disagio “spunta” fuori all’improvviso:

– tasso di occupazione del 56% dal quale si deduce che il 44% non sia occupato e certo non perché sia più che benestante, o sicuramente non la maggior parte di tale quota

– tasso di occupazione che include anche chi ha lavorato una sola ora, nonché chi lavora per redditi ridicoli.

– pensioni che per il 39% sono sotto i mille euro

  • assenza di reddito di cittadinanza, che costringe chi è colpevole di non lavorare, (manco fossimo negli anni del boom economico) alla vita in strada o a mendicare nelle migliori delle ipotesi, al suicidio nella peggiore

Si sono accorti che il diritto ad una vita dignitosa, ad avere vitto ed alloggio non vale per gli autoctoni i quali se non pagano, che sia la banca, lo stato (tasse-Equitalia), o il locatario, c’è lo sfratto. PUNTO. Al massimo la Caritas, se ha abbastanza fondi per tutti gli incapienti. Questa regola vale anche per chi non abita in periferia, ma forse ci vorrà un’altro studio dedicato anche se qualche accenno viene fatto nel rapporto. E pensare che ci raccontano che gli italiani sono terrorizzati dalla presunta ondata fascista, come non crederci che sia il primo pensiero di ogni italiano quando si alza la mattina.

Ma a cosa si deve tanto improvviso interesse per questo disagio? Davvero è solo sincera preoccupazione per il tenore di vita delle persone? Davvero questo regime tanto parco e sollecito nel salvare le banche, improvvisamente spurga solidarietà verso chi soffre nelle periferie italiane e lo intende aiutare senza secondi fini?

Ecco che i nostri dotti sapienti cosa ti tirano fuori come strategia per abbattere il disagio:

  1. Fiscalità regionale per l’edilizia popolare, detto così, sembra nobile. Peccato che conosciamo fin troppo bene i nostri ladri. Traduzione: più tasse per la mafia del cemento e speculatori immobiliari.

2 Un ministero della periferia. Eh sì perché dicono che a causa della troppa burocrazia, “han perso la strada” per portare a termine cotanti progetti volti ad alleviare le sofferenze delle persone. Già, pare che quella burocrazia sia stata importata da Marte.

3. Delegare il “terzo settore”, la galassia di enti no profit di occuparsi degli “straccioni”, che magari sarà replicato il modello mafia capitale in scala patriottica.

Difficile da credere. In campagna elettorale, dopo le 80 euro di Renzi ai più ricchi (senza reddito niente 80 euro, peccato che chi non abbia un’entrata rappresenti proprio la fascia più povera) fa comodo promettere soldi per ungere un pò di mafia locale.

Ma chissà come ci siamo arrivati a questo dato, 30 milioni di italiani in difficoltà. Effetto meravigliosa democrazia, i suoi “danni collaterali”.

Volete mica che se le prenda tutte casa pound le periferie?

E norme contro le occupazioni abusive: perché le attuali le consentono??????


Metà dell’Italia vive in crisi: 30 milioni di persone in difficoltà
I dati della Commissione sulle periferie, geografiche ed economiche. Le proposte: fisco locale per rigenerare le aree e nuove norme contro le occupazioni abusive

Cos’è la «questione urbana»? È la sfida alla nostra convivenza democratica dei prossimi dieci anni e tocca o ferisce almeno trenta milioni di italiani. Passa, sì, per le periferie, ma non soltanto per i suburbi distanti dai centri storici: avviluppa nella sua crisi quotidiana lontananze sociali, economiche, umane. Perché questa foto del Paese è la prima evidenza prodotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta nella sua relazione conclusiva che oggi dovrà essere votata e approvata dopo un anno di missioni in nove città metropolitane e centinaia di audizioni: «Periferia è una condizione trasversale riscontrabile anche e diffusamente in aree urbane centrali e semicentrali». Periferia è marginalità non soltanto geografica, è piuttosto uno dei frutti avvelenati di quella cultura dello scarto stigmatizzata da papa Francesco.

Periferie sono dunque Corviale a Roma o lo Zen di Palermo, falansteri fuori controllo partoriti dall’urbanistica ideologica di qualche decennio fa; ma lo sono anche i mai bonificati Quartieri Spagnoli di Napoli, appena sopra piazza Plebiscito, o la centralissima Bolognina, dove la mafia nigeriana muove la droga subappaltata dalla ‘ndrangheta o, ancora, i Caruggi di Genova, dove diecimila migranti irregolari sono invisibili per l’anagrafe ma visibilissimi per i vari racket. Periferie romane sono le voragini nel nulla appena accanto alla Breccia di Porta Pia dove, sotto i nostri occhi, sopravvivono, agonizzano e talvolta muoiono decine di macchie umane.

La platea delle sofferenze
Nelle sole 14 città metropolitane, scrive la Commissione, circa 15 milioni di cittadini abitano in aree periferiche. Se ad essi si sommano i «residenti in zone urbane a vario titolo in difficoltà, la popolazione interessata a interventi significativi in questo campo costituisce la maggior parte degli italiani». A questi italiani soprattutto, alla platea dei trenta milioni di nostri connazionali che soffrono o trattengono il fiato per paura del peggio, si rivolge il lavoro dei parlamentari coordinati dal presidente forzista Andrea Causin e dal vicepresidente democratico Roberto Morassut.

Eccola, dunque, la bozza di relazione conclusiva, che non mancherà di sollevare polemiche, perché tocca il tema di una fiscalità regionale che serva a bonificare il patrimonio abitativo pubblico; perché affronta con coraggio la necessità di tipizzare una nuova fattispecie di reato per colpire le occupazioni abusive realizzate con i sistemi del racket (in Italia sono 49 mila gli alloggi occupati senza titolo e fioriscono gang di profittatori sotto bandiere di estrema destra o di estrema sinistra); perché, infine, suggerisce una revisione del codice penale in materia di reati urbani, ipotizzando sanzioni alternative che rendano effettiva la deterrenza prevista e non sempre realizzata dai Daspo del ministro Minniti.

Ritardi decennali
Ma soprattutto, dal punto di vista politico, la relazione conclusiva assume nei suoi passaggi chiave la cadenza dell’atto d’accusa: a ritardi decennali, a un Paese che non fa mai sistema, a burocrazie confliggenti, a inerzie decisionali. Auspicando che nella legislatura che verrà, la XVIII, nasca una Bicamerale «per le città e le periferie» per proseguire il loro lavoro, i commissari di oggi dicono chiaro che così non va, che bisogna «individuare una responsabilità univoca a livello governativo», qualcuno che si prenda la briga di indicare la direzione. Potrebbe essere, scrivono, un ministro, un sottosegretario o magari un’Agenzia pubblica (una ANaP, agenzia nazionale periferie, aggiungiamo per ipotesi, sul profilo dell’Anac cantoniana, dotata di strutture e poteri d’intervento).

Dieci anni decisivi
Dai sei ai dieci anni dovrà durare, secondo i commissari, un «Programma strategico per le città italiane» che superi la logica finora seguita coi Bandi per le periferie: interventi lodevoli ma a pioggia, senza chance di invertire la tendenza al peggio. Serviranno fondi (almeno un miliardo l’anno) dall’Europa ma anche dai privati.

E dalle tasse, con la fiscalità locale «strumento di prelievo e redistribuzione sociale della rendita fondiaria» (si ricorda persino il principio costituzionale della funzione sociale della proprietà).
L’allarme è giustificato. Le principali metropoli europee si vanno allineando da anni all’Agenda Urbana dettata dall’Unione con il patto di Amsterdam del 30 maggio 2016, che prevede nelle periferie 12 assi di azione tra cui rigenerazione, infrastrutture, digitalizzazione, difesa idrogeologica, mobilità sostenibile.

Le nostre grandi città se ne allontanano. Perché dagli anni Novanta si spende troppo poco e perché la forbice della crisi ha fatto il resto. Parte della ricostruzione del Paese, scrivono i commissari, «agli albori della Repubblica fu proprio un grande programma destinato all’edilizia popolare». Sì, serve un pensiero lungo. E neppure basta. Perché oggi la rigenerazione passa anche per il ripristino della legalità, combattendo, per dire, nei campi rom roghi tossici e abbandono scolastico le cui prime vittime sono proprio i bambini rom. Nessuno può più girarsi dall’altra parte. Così la Commissione dedica un’ultima parola grata ai volontari, al terzo settore, all’universo «Re-Take». Nessuno si salva da solo. La questione urbana si risolverà coinvolgendo «l’intera opinione pubblica nazionale».

E i trenta milioni di italiani prigionieri dei loro «altrove» se la caveranno solo se avranno accanto gli altri trenta.

  di Goffredo Buccini  13 dicembre 2017 (modifica il 13 dicembre 2017 | 22:14)

http://www.corriere.it/cronache/17_dicembre_14/meta-paese-vive-crisi-90f7c086-e043-11e7-b8cc-37049f602793.shtml

DJIHADISMES : EL-KHORASSAN, LA BRANCHE LOCALE DE DAECH, S’EST IMPLANTEE EN AFGHANISTAN ET VISE L’ASIE CENTRALE

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2017 12 14/

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« L’OTAN, avec les États-Unis en tête, est venue en aide à Daech en Afghanistan. Leurs hélicoptères, par exemple, déplacent les daechistes et leurs approvisionnements dans ce pays »

– Maria Zakharova, porte-parole du ministère russe des Affaires étrangères.

« Il y a des documents authentiques sur les soutiens qu’apportent les forces étrangères aux groupes terroristes sur le sol afghan (…) les soutiens de Washington à Daech afghan ne visent qu’à prolonger les troubles dans la région »

– L’ancien président afghan, Hamed Karzai.

Le directeur du Service fédéral de sécurité de la Fédération de Russie, Alexandre Bortnikov, avait révélé, en octobre, que le groupe terroriste Daech tentait de s’infiltrer en Russie, en Chine et en Inde, via le territoire afghan.

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I- LES TERRORISTES DE DAECH SE SONT RELOCALISES EN AFGHANISTAN

Le deuxième vice-directeur adjoint du gouvernement afghan se dit « profondément préoccupé par la multiplication des agissements du groupe terroriste Daech dans le nord de l’Afghanistan ». Mohammad Mohaqiq, qui venait de rentrer d’une visite dans le nord de l’Afghanistan, a déclaré, le mercredi 15 novembre, lors d’un séminaire à Kaboul, que « le groupe terroriste Daech avait multiplié ses agissements dans cette région ».

« Les provinces de Fâryâb, de Sar-é Pol et de Djôzdjân sont largement devenues des fiefs des terroristes de Daech, de nationalité étrangère. Un grand nombre d’éléments de Daech ont été transférés en Afghanistan, après qu’ils eurent accumulé des échecs en Syrie et en Irak. Ces terroristes, pour la plupart originaires d’Ouzbékistan, de Tchétchénie et d’autres pays d’Asie centrale, multiplient leurs fiefs dans le nord de l’Afghanistan, si bien que beaucoup d’habitants de cette région ont été obligés de quitter leurs maisons », a expliqué Mohammad Mohaqiq.

LE MINISTRE IRANIEN ZARIF MET EN GARDE CONTRE LA PRESENCE DE DAECH EN AFGHANISTAN

Ce redéploiement de Daech inquiète fortement les russes et les iraniens. Lors d’une conférence internationale consacrée à l’Afghanistan, le ministre iranien des Affaires étrangères a appelé ce 1er décembre à faire attention à la présence croissante de Daech en Afghanistan.

« Lors de la réunion du ‘Cœur de l’Asie’, nous avons insisté sur la nécessité de prêter attention à la présence de Daech en Afghanistan, phénomène qui se développe ces jours-ci », a déclaré le ministre iranien des Affaires étrangères Mohammad Javad Zarif en marge de la conférence. « Cette conférence est un effort visant à créer des intérêts communs et une coopération, en particulier entre les pays de la région, en vue de contribuer au rétablissement de la sécurité et au développement économique de l’Afghanistan », a-t-il ajouté.

La Conférence a été lancée en 2011 pour servir de plate-forme pour un dialogue sur les questions régionales, notamment la coopération sécuritaire, politique et économique entre l’Afghanistan et ses voisins. L’édition 2017 a réuni 250 représentants de 40 pays et organisations internationales, à Bakou, capitale de la République d’Azerbaïdjan.

  1. Zarif a déclaré par ailleurs que le conflit afghan n’a pas de solution militaire, affirmant que sans une stratégie globale à l’échelle régionale, la réalisation d’une paix durable serait impossible. « L’Afghanistan a réalisé des progrès dans divers domaines, mais il a également été confronté à l’invasion étrangère et à la menace de Daech », a déclaré le diplomate iranien.

Le groupe terroriste, connu dans le monde entier pour sa brutalité, a commencé à établir une présence notable en Afghanistan près d’un an après avoir fait main basse sur les terres en Irak et en Syrie en 2014.

L’AFGHANISTAN, NOUVEAU TERRAIN DE CHASSE DE DAECH

Le vice-président afghan, Mohammad Mohaghegh, a annoncé à Téhéran, le 22 novembre 2017, qu’après leur défaite cuisante en Irak et en Syrie, les éléments terroristes de Daech tentaient encore une fois leur chance dans le nord de l’Afghanistan. Le vice-président afghan est soucieu des tentatives de la branche locale de Daech, El-Khorassan, de mettre sur pied son nouveau nid dans la région septentrionale du pays.

Lors de la cérémonie de clôture de la « Conférence mondiale sur les takfiristes » (djihadistes) à Téhéran, Mohammad Mohaghegh s’est exprimé en ces termes : « Daech semble vouloir multiplier ses bastions dans le nord de l’Afghanistan. Dans le cas où cela sera fait, toutes les régions de l’Asie centrale seraient instables et dangereuses. »

II- GEOSTRATEGIE DU CHAOS VERSION AFGHANE :

LES USA REJOUENT UNE FOIS DE PLUS LE « SCENARIO DU DIABLE » EN AFGHANISTAN

* Voir aussi sur PCN-TV/

SYRIE-LIBYE-OCCIDENT-DJIHADISTES : LE SCENARIO DU DIABLE/ LUC MICHEL SUR ‘AFRIQUE MEDIA TV’

Sur https://vimeo.com/114044478

Maria Zakharova, porte-parole du ministère russe des Affaires étrangères, avait déclaré : « L’OTAN, avec les États-Unis en tête, est venue en aide à Daech en Afghanistan. Leurs hélicoptères, par exemple, déplacent les daechistes et leurs approvisionnements dans ce pays. » Les responsables russes ont, à maintes reprises, accusé l’administration Trump de soutiens tous azimuts aux éléments liés à Daech en Afghanistan.

L’ancien président afghan, Hamed Karzai a récemment appelé la communauté internationale à persuader les États-Unis de mener un combat sincère contre le terrorisme dans le monde. « Il y a des documents authentiques sur les soutiens qu’apportent les forces étrangères aux groupes terroristes sur le sol afghan », a-t-il dit. Karzai a par ailleurs souligné que les soutiens de Washington à Daech afghan ne visaient qu’à prolonger les troubles dans la région.

AFGHANISTAN: LES OPERATIONS ANTI-DAECH DES TALIBANS FREINEES PAR LES ÉTATS-UNIS

Dans un communiqué, les talibans ont fait savoir que « les militaires US, aux côtés de certains éléments au sein de l’armée afghane ont à nouveau fait avorter leurs opérations contre les takfiristes de Daech à Khugiani, à l’est du pays ».

« Les opérations anti-Daech des talibans dans le village de Khugiani dans la province de Nangarhar, à l’est de l’Afghanistan, ont échoué à cause des atermoiements des forces américaines », ont indiqué les talibans dans un communiqué. « Il y a une semaine, les éléments de Daech ont pris d’assaut Khugiani dans l’indifférence de l’armée US. Une fois les talibans passés à l’acte pour refouler Daech, elles les ont néanmoins visés », révèle le communiqué. « Quoique les membres des talibans aient pu refouler les daechistes des villages de Khugiani et de Sour Dag, les forces US et certains éléments au sein de l’armée afghane tentent de mettre le bâton dans les roues du groupe afghan de sorte que leurs récentes opérations à Khugiani contre Daech ont été ralenties », selon toujours le texte.

Le communiqué demande par ailleurs à l’ONU de « faire pression sur l’Occident pour suspendre le projet de Daech en Afghanistan ». Ce n’est pas la première fois que les talibans mettent en cause les armées américaine et afghane pour leurs tractations en coulisse en faveur de Daech sur le sol afghan.

Le député de la province de Qandahar, Lali Hamidzi vient de révéler que le chef de la direction nationale de la sécurité, Mohammed Massoum Stanekzaï était derrière le projet de Daech en Afghanistan.

LES CONCLUSIONS A TIRER DE CE REDEPLOIEMENT DE DAECH

On notera deux choses :

* Le « scénario du diable » fait des islamistes talibans des « partenaires acceptables », combattant Daech. Du déjà vu en Syrie, où le Jabbat al-Nosra (al-Qeida en Syrie)  est devenu un pertenaire des occidentaux conter Assad en premier, puis contre Daech.

* Les dénonciations du chef de la direction nationale de la sécurité, Mohammed Massoum Stanekzaï, comme complice de Daech, rappelle la fracture au Pakistan entre une partie des civils et des militaires et la fraction wahhabite de l’Armée pakistanaise et des services secrets (ISI, Inter Intelligence Service).

Tout ceci n’inaugure rien de bon pour l’Asie centrale, la Russie et la Chine !

Photos :

Membres de El-Khorassan, branche afghane de Daech.

Soldats américains et afghans.

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

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TUTTI GLI AMICI ITALIANI DI SOROS

Soros-evil-empiremafia capitale era solo la punta dell’iceberg, questo coordinamento lobbistico di conflitti di interesse figuriamoci se non sarà “condonato” come per mafia capitale per non dire incentivato. Fenomeni spontanei ed incontrollabili vero? L’art è corredato di numerosi altri documenti visionabili al link in fondo

(MB: riprendo l’ottimo lavoro di Francesca Totolo per il sito di Luca Donadel, https://www.lucadonadel.it/soros-e-collegamenti-politici-italiani/
“Più una situazione si aggrava, meno ci vuole a rovesciarla, e più grande è il lato positivo”George Soros
 
Il noto filantropo ungherese naturalizzato americano nacque nel 1930 a Budapest con il nome di György Schwartz. Presto però dovette affrontare il dolore causato dal “re di tutti i mali“, il fascismo, che costrinse lui e la sua abbiente famiglia a cambiare il proprio cognome in Soros per sfuggire dal crescente antisemitismo nel Paese.
 
Anzi il padre del “neo-battezzato” George fece di più: Tividar comprò al piccolo erede dei documenti falsi che certificavano l’avvenuta adozione da parte di un cittadino ungherese che per professione aiutava gli ufficiali nazisti a confiscare le proprietà ed i beni degli ebrei magiari mandati nei campi di sterminio. L’infante Soros non poté fare altro che obbedire al volere del padre naturale, seguendo così il finto genitore adottivo e collaborando con lo stesso nelle operazioni di confisca a danno di quelli che sarebbero dovuti essere i suoi “amici“. In seguito, un Soros dichiarò a proposito di questa vicenda: “naturalmente sarei potuto essere stato dall’altra parte o potrei essere stato tra coloro a cui ho confiscato i beni. Ma non c’è alcun senso a teorizzare su questo ora, perché è come il mercato, se non l’avessi fatto io, qualcun’altro lo avrebbe fatto comunque. Io ero solo uno spettatore in quella situazione, quando la proprietà veniva confiscata: siccome non ero io il responsabile non avevo alcun senso di colpa“.1Per fortuna, quindi, la vicenda non segnò minimamente la coscienza di Soros e non ebbe nessuna ripercussione sulla sua condotta “morale“; forse non fu lo stesso per le vittime delle confische a cui prese parte.
 
Nel 1947, un Soros si trasferì in Inghilterra per sfuggire questa volta dal nuovo regime filosovietico instauratosi in Ungheria. Giunto in terra britannica, si riservò la migliore educazione possibile, studiando al London School Of Economics dove incontrò il suo vate nonché ispiratore morale, Karl Popper.
“La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici.
Giovane laureato in economia, nel 1954 diede inizio alla sua lunga e promettente carriera come impiegato nel reparto arbitraggio della banca d’affari londinese Singer & Friedlander. Nel 1956, capì che l’Europa era troppo piccola per contenere tutto il suo entusiasmo giovanile e si trasferì nella patria delle speranze, gli Stati Uniti d’Americadove consolidò le proprie esperienze nel ramo finanziario specializzandosi nella gestione dei mercati del vecchio continente operando in diversi istituti bancari. La svolta dell’ambizioso Soros avvenne nel 1969 quando fondò il Quantum Fund, che gli garantì rendimenti elevatissimi per più di un decennio.
 
Da bambino ebreo di Budapest perseguitato dal terribile fascismo ungherese, George Soros si trasformò in deciso uomo d’affari non lesinando neanche azioni speculative sui mercati finanziari (e comunque se non le avesse fatte lui, le avrebbero fatte altri, no?). Le speculazioni sorosiane riguardarono anche l’Italia; nel 1992, Soros partecipò insieme ad altri “investitori” ad un attacco alla Banca d’Italia causando una epica svalutazione della lira, l’uscita dal Sistema Monetario Europeo e la seguente crisi economica. Il “filantropo”, futuro paladino delle associazioni umanitarie dichiarò: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Deutsche Bundesbank. Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Lo fu un po’ meno per i portafogli del popolo italiano.
Soros non si limitò alle speculazioni operate sulla lira; anche l’Inghilterra subì lo stesso trattamento.
 
I suoi passatempi con le monete nazionali però non rimasero impunite in altri stati: in Francia fu processato e giudicato colpevole di “insider trading”, e dovette sborsare 2 miliardi di dollari, in Indonesia fu condannato all’ergastolo e in Malesia, invece, alla pena di morte.
Poi come San Paolo, il Soros ebbe l’illuminazione sulla via di Damasco (forse per quello che ha così a cuore le vicende del popolo siriano).
Ecco che da “avido” speculatore senza scrupoli, George Soros si trasforma nel benevolo filantropo, patron di ogni causa che riguardi la discriminazione e che impedisca una società civile “aperta” e inclusiva. Con il passare degli anni, la sua Open Society Foundations si impone come regina in ambito “umanitario”, occupandosi un po’ di tutto, dai diritti civili delle persone LGBT a quelli dei migranti musulmani in territorio europeo, aspirando ad un mondo senza confini di popperiana memoria.
La sua fondazione è molto attiva anche nel nostro Paese sostenendo diverse associazioni (Onlus e Migranti in Italia), e interagendo a vario titolo anche con illustri rappresentanti delle nostre istituzioni, come membri del parlamento nostrano ed europeo, e del governo, nonché con i sindaci delle città più esposte ai flussi di migranti (ricordiamo la stretta collaborazione con Giusi Nicolini a Lampedusa trattata nell’approfondimento Analisi ONG nel Mediterraneo).
A livello nazionale, li troviamo quasi tutti riuniti il 6 luglio del 2015 in occasione delle fondaz-de-gaspericonferenza Rivitalizzare l’accoglienza in Italia: Seminario di alto livello sul rafforzamento e l’espansione della capacità di accoglienza per i richiedenti asilo” organizzata dalla Fondazione De Gasperi (di cui Angelino Alfano è presidente), dal Migration Policy Institute (di cui la OSF è tra i maggiori finanziatori) e ovviamente dalla Open Society Foundations.2
gazzettaVediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:
  • Costanza Hermaninè Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:

responsa

  • Gennaro Migliore è Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia(nel governo Renzi e confermato nel governo Gentiloni) ed esponente del PD(dopo diversi cambi di casacca); in precedenza, è stato presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione”. L’On. Migliore è sempre in prima linea quando gli eventi, le conferenze e i progetti riguardano la Open Society Foundationsla scelta della Hermanin come sue assistente sarà stata semplice.5 6 7 8 9
  • Pierfrancesco Majorino è assessore alle “Politiche Sociali, Salute e Diritti” del Comune di Milano (nella giunta Pisapia e riconfermato in quella di Beppe Sala). Majorino sempre presente alle iniziative promosse dalla Open Society Foundations e dalla associazione da questa sostenute, ha organizzato la mobilitazione “20 Maggio senza Muri” a Milano dove sono accorse tutte le Onlus e le organizzazioni sorosiane (trattata nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).10 11 12
  • Luigi Manconi  [un sardo che pratica ancora l’endogamia, convivendo con la miliardaria di Stato Berlinguer . nd.Blondet è senatore delle Repubblica Italiana eletto nelle fila del PD, presidente della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e presidente dell’associazione “A Buon Diritto fondata e sostenuta dalla Open Society Foundations (Manconi e “A Buon Diritto” sono stati trattati nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).

 

  • Mario Morcone ha ricoperto diverse cariche in altrettanti governi; è Capo di gabinetto del ministro Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia) durante il governo Monti nel 2011; nel 2014è Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno e nel 2017 viene nominato Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. Ricordiamo che ASGI e A Buon Diritto sono tra le associazioni italiane fondate e finanziate grazie alla Open Society Foundations.13 14
  • Marco Perduca, storico esponente del Partito Radicaleviene eletto nelle liste del PD nel 2008; per la prima metà della legislatura è membro della III Commissione permanente “Affari esteri ed emigrazione” e successivamente diventa membro della II Commissione permanente “Giustizia”, nonché segretario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e membro della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazioneOra si occupa dell’Associazione Luca Coscioni (finanziata anche dalla Open Society Foundations) e della Open Society Foundations.15 16
  • Open Society European Policy Institute, sezione della Open Society Foundations che si occupa di “spostare” il dibattito politico in Europa a favore dei valori portanti della fondazione, ha tracciato una lista di interlocutori “affidabili” con cui confrontarsi all’interno del Parlamento Europeo.17 18Sono diversi i nomi dei politici italiani eletti nel Parlamento Europeo elencati come “fidati”: Cécile Kyenge, Sergio Cofferati, Barbara Spinelli (giornalista ed editorialista di “La Repubblica, nota anche per la petizione da lei promossa insieme ad altri personaggi dove si chiedeva l’esclusione di Silvio Berlusconi dal Senato a causa del “conflitto di interessi” nel 201319e Gianni Pittella.
Presente fin dal 1999 nel Parlamento Europeo (quattro mandati) e noto “europeista”, dal 2014 Gianni Pittella è capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D). L’Onorevole si batte per unificare politicamente gli stati membri dell’Unione Europea, attuando così il progetto degli Stati Uniti d’Europa. Pittella si è speso in un accorata critica all’interno dell’Europarlamento contro il presidente ungherese Viktor Orbanreo di aver “spinto” la legge approvata dal parlamento magiaro che prevede la chiusura della Central European University fondata da George Soros a Budapest.20
Nella lista di Soros, spicca il nome di Cécile Kyenge; nota attivista per i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, nel 2013 è stata Ministro dell’Integrazione del governo Letta e strenua promotrice della proposta di legge sul riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano (il cosiddetto “ius soli”); nel 2014 viene eletta Europarlamentare nelle fila del PD. La Kyenge è sempre stata molto attiva nelle iniziative e nelle associazioni sponsorizzate dalla Open Society Foundations, come ad esempio nella campagna “L’Italia sono anch’io (trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia), e nella campagna “LasciateCIEntrare“.21
Passiamo ora ad un argomento di forte attualità: la “Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio Jo Cox”, commissione fortemente voluta dal Presidente della Camera Laura Boldrini. Apparentemente sembrerebbe lontana dall’influenza della Open Society Foundations di George Soros, e invece no; la commissione è formata da esponenti politici di diversi schieramenti e da “consulenti” appartenenti ad associazioni e organizzazioni sorosianeAmnesty International, ARCI, Associazione 21 Luglio, Lunaria, Associazione Carta di Roma, Cospe Onlus e Human Rights Watch.22 23
Il Presidente della Camera ha presenziato anche a diversi eventi organizzati da associazioni vicine alla Open Society Foundations come, ad esempio, il lancio della campagna Non aver paura. Apriti agli altri, apri ai diritti (campagna trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia). Non dimentichiamo poi la grande battaglia contro le fake news intrapresa dalla Boldrini; sono stati innumerevoli i suoi appelli per liberare i social network dalle bufaleCome poteva rimanere indifferente George Soros di fronte al dilagare di notizie non conformi “al pensiero unico”? Così il magnate ha deciso di finanziare Poynter, ovvero la società responsabile della definizione dei metodi e dei criteri utilizzati per classificare le notizie in base al grado di affidabilità.24 25
Una considerazione finale: valutando le ingenti risorse economiche investite da George Soros nella campagna elettorale di Hillary Clinton (25 milioni di dollari) e della sua successiva disfatta elettorale, siamo sicuri che il sostegno del magnate della Open Society Foundations nel lungo periodo possa portare a riscontri positivi nelle carriere politiche dei suoi “fidati alleati”?

Fonti:
  1. (https://www.youtube.com/watch?v=dnsHl5qzpYc)
  1. (http://www.fondazionedegasperi.org/wp-content/uploads/2016/09/Seminario-accoglienzalista-partecipanti-finale_IT.pdf)
  1. (https://www.giustizia.it/resources/cms/documents/cv_CostanzaHermanin.pdf)
  1. (http://www.cidu.esteri.it/resource/2016/03/47147fINTERO_COM.pdf)
  1. (http://www.naga.it/index.php/notizie-naga/items/nasce-la-coalizione-italiana-per-le-liberta-e-i-diritti-civili.html)
  1. (http://www.cittadinanzattiva.it/newsletter/20141016-344/files/coalizione-italia-programma.pdf)
  1. (http://www.cronachediordinariorazzismo.org/accoglienza-detenzione-ed-espulsione/)
  1. (https://apps.eui.eu/Events/download.jsp?FILE_ID=9383)
  1. (http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/69/audiz2/audizione/2015/05/25/leg.17.stencomm.data20150525.U1.com69.audiz2.audizione.0006.pdf)
  1. (https://openmigration.org/analisi/una-frontiera-dentro-la-citta-viaggio-nellhub-di-milano-4/)
  1. (http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/12/09/news/containers-73132557/)
  1. (http://www.ilpost.it/2017/05/20/manifestazione-milano-migranti/)
  1. (http://www.asgi.it/agenda/il-sistema-dublino-ad-un-anno-dallentrata-in-vigore-del-nuovo-regolamento/)
  1. (http://www.abuondiritto.it/it/eventi/1624-%E2%80%9Csuperare-la-bossi-%E2%80%93-fini-per-vincere-la-sfida-dell-immigrazione-accoglienza,-inclusione,-lavoro-le-riforme-necessarie-a-partire-dai-comuni%E2%80%9D.html)
  1. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/next-week-italy-will-debate-proposal-legalize-cannabis)
  1. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/italy-drug-debate-gets-animated)
  1. (https://www.opensocietyfoundations.org/about/offices-foundations/open-society-european-policy-institute)
  1. (http://soros.dcleaks.com/download/?f=/Europe/OSI%20Brussel%20EU%20Advocacy%20calendar/European%20Elections/reliable%20allies%20in%20the%20european%20parliament%202014%202019.pdf&t=europe)
  1. (http://temi.repubblica.it/micromega-online/firma-anche-tu-per-cacciare-berlusconi-dal-parlamento-facendo-applicare-la-legge-361-del-1957/)
  1. (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/04/04/ungheria-pittella-inaccettabile-chiusura-universita-soros_de6e10c0-95a1-4f4a-9011-84b5a349164d.html)
  1. (http://www.lasciatecientrare.it/wp-content/uploads/2012/08/La-detenzione-amministrativa-dei-migranti-e-la-violazione-dei-diritti-umani.pdf)
  1. (http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/07/20/boldrini-fermare-ondata-odio_9423a820-d81f-4834-8d37-20ed3fab5ff3.html)
  1. (http://www.camera.it/leg17/1266)
  1. (http://www.occhidellaguerra.it/soros-bufale-facebook/)
  1. (http://www.poynter.org/about-the-international-fact-checking-network/)
Maurizio Blondet 29 luglio 2017 di Francesca  Totolo

storie da libro cuore 2

no violenzasono solo bravate da ragazzi, niente di serio. Qualche stupro ed accoltellamento, magari le vittime sono state pagate per testimoniare il falso e seminare ODIO. Poi la gente non si fida più e non ci fa amicizia.
Aiuta un’anziana a portare a casa le buste della spesa e poi la violenta: 26enne in carcere
La 75enne è al momento ricoverata in ospedale per le ferite riportate: l’uomo l’avrebbe picchiata prima del presunto stupro
30 luglio 2017 10:09
Si sarebbe offerta di accompagnarla a casa per portarle la spesa e, una volta lì, l’avrebbe prima picchiata e poi violentata. Questa la ricostruzione dei carabinieri di Gioia del Colle relativa all’episodio denunciato da una 75enne venerdì scorso, finita in ospedale al Miulli per le ferite riportate durante il presunto stupro.
 
La ricostruzione della vicenda
Tutto sarebbe iniziato davanti ad un supermercato di Gioia dove l’aggressore, un nigeriano 26enne, era solito chiedere l’elemosima. All’arrivo della donna, secondo quanto raccontato da quest’ultima, l’uomo le ha dato una mano con le buste della spesa e insieme hanno raggiunto l’abitazione della 75enne. A quel punto sarebbe partita la violenza: prima calci e pugni, poi lo strupro. Il nigeriano poi sarebbe tornato davanti al supermercato come era solito fare ogni mattina. La donna è poi riuscita a chiamare il figlio per chiedere aiuto ed è stata trasportata da quest’ultimo all’ospedale Miulli di Acquaviva. Secondo le prime informazioni sarebbe in condizioni gravi viste le ferite riportate.
 
I carabinieri sono riusciti a risalire all’identità del presunto aggressore e ad arrestarlo. Il nigeriano, che sarebbe un ospite del Cara di Palese, è in carcere a Bari, accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni personali. È in attesa che il fermo venga convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale barese.
Vibo, anziano aggredito a bastonate e rapinato da un extracomunitario
E’ stato direttamente l’ottantenne a denunciare l’accaduto alla polizia. Ha riportato diverse ferite e sarebbe stato derubato di 70 euro in pieno giorno
 
Sarebbe stato aggredito a bastonate e rapinato di 70 euro da un extracomunitario. E’ quanto denunciato da un anziano di 80 anni residente nella zona della biblioteca comunale di Vibo Valentia. E’ qui che l’uomo, questa mattina, si era recato a buttare la spazzatura quando una persona di colore lo ha sorpreso alle spalle picchiandolo con un bastone e strappandogli da dosso il portafoglio con all’interno non più di 70 euro. Seppur ferito, l’anziano è tornato a casa e ha chiamato il 113. Sul posto si sono quindi recati i poliziotti della Squadra volente, diretta da Gianfranco Scarfone, ai quali l’uomo ha raccontato quanto accaduto. In corso le indagini per identificare il presunto aggressore e rapinatore. (mi.fa.)
Siena, migrante accoltella autista, spari per bloccarlo: doveva essere espulso
L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata
Un ivoriano di 19 anni ha colpito con tre coltellate al torace l’autista di un pullman di linea dopo una lite a bordo del mezzo pubblico a Monteriggioni (Siena). L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Chiamati da alcuni passanti, i militari sono stati a loro volta aggrediti dal migrante, che prima avrebbe scagliato contro una damigiana di vetro e poi li avrebbe attaccati con la lama. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata.
L’aggressione e l’intervento dei Carabinieri
Secondo la prima ricostruzione, dopo aver esploso alcuni colpi in aria, i carabinieri hanno potuto neutralizzare l’ivoriano sparandogli un colpo di arma da fuoco a una gamba.L’autista è ricoverato all’ospedale Le Scotte di Siena: per le ferite gravi subite dai fendenti tirati dall’ivoriano, avrebbe perso molto sangue. Il giovane africano è piantonato in reparto. Nessun carabiniere è rimasto ferito. Il fatto è successo verso l’ora di pranzo in località Santa Colomba, vicino a Monteriggioni, zona di forte richiamo turistico.
L’aggressore era ubriaco
I carabinieri hanno interrogato anche i passeggeri del bus e alcuni passanti. E’ emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita al conducente: alcuni passanti, che aspettavano il pullman al capolinea per ritornare in città, sono intervenuti e, facendosi «scudo», hanno interrotto la violenta aggressione. L’ivoriano è poi risultato essere in stato di ubriachezza. Il bus stava concludendo la corsa al capolinea di Santa Colomba di Monteriggioni (Siena). Sceso a terra, forse per una discussione avuta con l’autista perché non aveva pagato il biglietto (i carabinieri gli hanno trovato in tasca un’altra multa per non aver pagato il biglietto dell’autobus), l’ivoriano sarebbe andato di corsa a prendere il coltello in una casa vicina, che conosce, dove era stato ospitato come richiedente asilo. Quindi, ritornato alla fermata, si sarebbe scagliato contro l’autista, accoltellandolo. Dopo i primi tre colpi – sempre secondo la ricostruzione dei militari – l’autista, cinquantenne, sarebbe stato sbalzato fuori dal posto di guida, finendo a terra. Così, sarebbero intervenuti alcuni passanti, che l’hanno sottratto all’aggressione mentre, intanto, qualcuno ha dato l’allarme ai carabinieri. All’arrivo di una pattuglia, l’africano non si è fermato. Sono stati sparati dei colpi di pistola in aria e poi, uno, per bloccarlo, a una gamba. Ma l’ivoriano ha tentato la fuga in un bosco, dove è stato raggiunto poco dopo dai militari. Il coltello è stato poi recuperato dai militari vicino all’aggressore.
Era in attesa di espulsione
L’africano non risulta essere un islamico radicalizzato, ma un migrante problematico, con difficoltà legate all’alcol e già noto ai gestori dei programmi di accoglienza e alle forze dell’ordine per le sue intemperanze. Proprio a causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di richiedente asilo ed è in attesa di espulsione dall’Italia. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi. Sarebbe la stessa struttura, vicina al capolinea, dove si è procurato il coltello per aggredire l’autista. Ora è senza fissa dimora. Appena il 18 luglio scorso, alla stazione di Poggibonsi (Siena), il 19enne è stato arrestato dalla polizia ferroviaria per aver tirato un pugno a un controllore che gli aveva chiesto il biglietto causandogli un trauma commotivo.
29 luglio 2017 (modifica il 29 luglio 2017 | 22:32
Trieste, tre profughi arrestati per violenza sessuale su minorenne
I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19
Tre giovani migranti, un afghano e due pakistani, ospiti in un centro di accoglienza a Trieste, sono stati portati in carcere, perché ritenuti responsabili di due episodi di violenza sessuale su una dodicenne; il primo avvenuto sulla Scala dei Giganti e il secondo presso il giardino pubblico di Via Giulia. Per quanto riguarda quest’ultima vicenda, l’accusa è pesantissima: stupro di gruppo. I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19.
Minorenne stuprata a Trieste
Secondo la ricostruzione resa nota dalla Questura, la dodicenne si sarebbe incontrata con l’afghano in un locale di Piazza Goldoni e sarebbe stata quindi condotta sulla Scalinata dei Giganti, verso il parco di San Giusto. L’afghano avrebbe iniziato a baciarla e a molestarla. La ragazzina l’avrebbe respinto ripetutamente ma il giovane sarebbe riuscito ad immobilizzarla ed a violentarla. La dodicenne è ospite di una struttura di accoglienza ed è qui che l’educatrice, a cui ha raccontato il fatto, ha deciso di accompagnarla in ospedale per una visita. Il referto ha accertato la violenza. Alcuni giorni dopo, lo stupro di gruppo, sempre contro la minore. La Questura ha reso noto che gli accertamenti investigativi hanno consentito di appurare che gli arrestati erano consapevoli dell’età della ragazzina e che avevano abusato di lei. La Questura spiega ancora che la custodia cautelare, oltre che per la gravità degli atti compiuti, è stata disposta anche perché vi è il concreto ed attuale pericolo della reiterazione del reato.
 
Lega: “Castrazione chimica”
La Lega chiede la castrazione chimica. – “Nessuno sconto, nessun finto buonismo per i 3 criminali che hanno violentato la ragazza di 14 anni a Trieste. Delinquenti che non meritano nulla, solamente la castrazione chimica e l’immediata espulsione dal nostro Paese”. Lo ha dichiarato il capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga sull’arresto a Trieste di tre profughi con l’accusa di stupro di gruppo a danno di una quattordicenne.
 
“Siamo giunti al colmo – ha affermato il capogruppo della Lega- e la principale responsabilità di tali fatti incresciosi risiede nella vergognosa politica del Pd che ha permesso a questa gente di entrare e fare i porci comodi, senza il minimo rispetto dell’altro e di ogni base sociale. Un disastro che ha delle responsabilità politiche ben precise. Chi ha permesso e favorito l’ingresso incontrollato di questa gente, chi ha voluto la cosiddetta “accoglienza diffusa”, permettendo a queste persone di girare liberamente sul territorio senza alcun tipo di controllo, oggi deve solamente chieder scusa, dimettersi e andare a casa. Non ci sono più parole. E’ giusto che i responsabili paghino mettendoci la faccia e non con le solite frasi di circostanza. Serve un cambio di rotta radicale”.
 
Pd: “Condannare i colpevoli”
“La violenza –  commenta Ettore Rosato, capogruppo alla Camera del Pd – in particolare quella contro le donne è inaccettabile. Quella di gruppo, commessa a Trieste contro una ragazzina quattordicenne, spinge a chiedersi dove può arrivare la malvagità umana. Da padre, ne rimango ancor più colpito e mi aspetto che tutti agiscano con rigore e rapidità per accertare responsabilità e condannare i colpevoli”. “Suggerirei però sommessamente di non usare una vicenda così drammatica per fare polemica contro istituzioni che lavorano ogni giorno per garantire tra mille difficoltà la sicurezza della città”, conclude Rosato.
28 luglio 2017 07:44
L’ivoriano aveva picchiato un controllore appena dieci giorni fa
L’arrestato era stato rimesso in libertà ed era in attesa di espulsione
Proseguono le indagini dei carabinieri sul grave episodio accaduto a Santa Colomba (LEGGI Grave autista Train accoltellato da immigrato ivoriano). I testimoni sono stati sentiti dai militari ed è emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita all’uomo.
 
L’ivoriano, risultato ubriaco, pare non abbia gradito qualcosa detto dall’autista al capolinea di Santa Colomba, sia corso all’interno dell’abitazione dove fino a qualche tempo fa viveva come profugo, e sia tornato all’autobus armato di coltello, con il quale ha colpito l’autista, quarantaquattrenne di Rapolano Terme, più volte.
 
Il giovane della Costa d’Avorio era finito alla ribalta della cronaca lo scorso 18 luglio (LEGGI In treno senza biglietto picchia controllore) quando era stato arrestato dalla Polfer per aver picchiato un controllore sul treno a Poggibonsi. Ed in tasca gli è stata trovata una multa con la data di ieri. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi.
 
A causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di ‘richiedente asilo’ ed è in attesa di espulsione dall’Italia.
29 luglio 2017 20:29 Susanna Guarino
Romeno accoltellato da un giordano che viene colpito a martellate da un marocchino
Brutale rissa tra stranieri in mattinata in via Marocchesa a Mogliano Veneto, all’interno di un’abitazione abitata da senza tetto. Indagano i carabinieri
 
14 novembre 2016 17:49
MOGLIANO VENETO Un cittadino giordano di 27 anni ed un romeno di 26 anni sono ricoverati presso l’ospedale di Mestre per le ferite riportate nel corso di una violentissima rissa che ha coinvolto anche un terzo straniero, un giovane marocchino. L’episodio, sanguinoso, è avvenuto in mattinata a Mogliano Veneto in via Marocchesa, all’interno di un’abitazione diroccata divenuta negli ultimi anni un alloggio di fortuna per senza tetto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, impegnati nelle indagini sull’episodio, il cittadino giordano, al culmine di una violenta lite, ha afferrato un coltello ferendo con un fendente al petto il romeno. Per difenderlo dalla furia del suo aggressore il giovane marocchino ha a sua volta preso un martello e colpito il giordano. Il nordafricano si è poi dileguato. Entrambi i feriti, non in pericolo di vita, sono stati trasportati all’ospedale di Mestre per essere sottoposti alle cure del caso.
 
Questo è solo il primo round della vicenda, perché poi il paziente alle prese con i traumi al capo, il giordano, nel primo pomeriggio si riprende e pensa bene di mettere a soqquadro mezzo pronto soccorso. Pare volesse raggiungere l’accoltellato per “fargliela pagare”. I motivi li sanno loro. Dice che vuole ucciderlo. Sul posto intervengono i carabinieri, mentre l’esagitato dà filo da torcere a medici e guardie giurate. Sanitari e personale in divisa hanno il loro da fare per arginare la furia del giordano, il quale durante la colluttazione con la guardia giurata pare abbia addirittura cercato di impossessarsi dell’arma d’ordinanza. Senza riuscirci per fortuna.
 
Provvidenziale l’arrivo dei militari dell’Arma che, secondo testimoni, avrebbero ammanettato il giovane portandolo via. La sua posizione è al vaglio, visto il comportamento tenuto anche di fronte ai militarii. Per lui potrebbe scattare una misura di limitazione della libertà personale.
Venezia choc, gondoliere circondato e picchiato dalle borseggiatrici
VENEZIA – Piazzale Roma e stazione sono il termometro dell’esasperazione. Perché a volte l’assenza di decoro sfocia nell’allarme sicurezza, con ladri e malfattori di ogni genere in azione, al punto da mettere a dura prova la sopportazione di chi lavora in quelle zone. Clima teso, nervi a fior di pelle. La scena si ripete ogni giorno, tra la stazione e gli Scalzi: le borseggiatrici che adocchiano un malcapitato turista e gli esercenti dei banchetti di fronte alla chiesa degli Scalzi che le allontanano. Tra il ponte della Costituzione, la stazione ferroviaria ed i pontili delle fermate Actv, i flussi sono notevoli e le occasioni ghiotte per queste malfattrici, ormai ben conosciute dai commercianti.
 
Martedì, verso le 15.30, a tentare di mandar via le borseggiatrici ci ha pensato un gondoliere dello stazio Stazione, il quale è stato oggetto della reazione delle donne. Queste, secondo le testimonianze, erano tre, una cinquantenne e due ragazze più giovani. Hanno preso ad inveire contro il gondoliere e lo hanno circondato, colpendolo a una gamba e ferendolo con una bottiglia di vetro che avevano acquistato in un bar. Sono seguiti spintoni e nel frattempo sono intervenuti i colleghi del gondoliere aggredito, che è finito in ospedale per farsi refertare la ferita. La rissa, fra ingiurie e botte, è continuata per un po’, fino all’intervento di una pattuglia della polizia, che ha placato gli animi. Le borseggiatrici se ne sono andate e non si sono più fatte vedere.
Mercoledì mattina ce n’erano altre due, tanto per presidiare il posto di lavoro. Anche in questa occasione sono state allontanate dai venditori, che non le vogliono davanti ai loro banchetti e tentano quotidianamente di tenere pulita la zona nella quale lavorano. Impresa non facile: «Ci sono i neri con le borse all’angolo di Lista di Spagna – raccontano i commercianti – poi chi chiede la carità con i cani in braccio; dal tintinnare delle monete nella ciotola, questi questuanti, attività proibita con animali per ordinanza comunale, guadagnano un bel po’.
Più il là decine di porter con i carretti, che spesso li piazzano davanti ai nostri banchi e non sono rare risse per accappararsi i clienti. Sul ponte degli Scalzi operano gli scatolettisti. Per finire, le borseggiatrici. Coppie o terzetti di donne che si alternano. La polizia le conosce benissimo e talvolta le hanno anche fermate, ma evidentemente la legislazione è carente, tanto che poco dopo il fermo tornano imperterrite nella zona. Questa è la situazione nella quale lavoriamo e questa è l’istantanea della maggiore porta d’ingresso alla città».
di Tullio Cadorna
Venerdì 28 Luglio 2017, 19:15 – Ultimo aggiornamento: 28-07-2017 21:35

L’Inps secondo Boeri

Non tutto quello che versano i lavoratori stranieri si trasforma in pensioni
 
Valgono 70 miliardi di contributi in 20 anni. Il presidente dell’istituto di previdenza: “Chiudere le frontiere significherebbe una manovra economica in più ogni anno”
 
Sicuro Boeri che non crolla perché invece di togliere le pensioni d’oro NON mandate in pensione  i comuni mortali? Se li mandate in pensione, che prima allungate e poi chiamate “ANTICIPATA” FATE PAGARE LORO i contributi INDEBITANDOSI con le banche?
 Sicuro che non crolla anche PER GLI SCARSI E SCANDALOSI SUSSIDI CHE NON EROGATE PIU’ COME il certo non isolato caso di Concetta Candido che avete spinto al Concetta Candidosuicidio dimostra?
 
Quindi il futuro prospettato da Mastrapasqua nel 2010 E’ SCONGIURATO?
Il presidente dell’Inps dice che l’istituto non permetterà a chi è iscritto alla “gestione separata” di poter fare online una “simulazione” della propria pensione: “Si rischierebbe un sommovimento sociale”. Rivolta in Rete dei precari, ma i sindacati rimangono in un imbarazzante silenzio
di Eleonora Bianchini | 13 ottobre 2010
 
Hai detratto le truffe e i circa 2 miliardi l’anno NON RENDICONTABILI di tangente a Mafia capitale, detta anche ACCOGLIENZA? Nel solo 2017 tra quanto stanziato e previsioni di aumento si presume di arrivare a 4,6 MILIARDI
Quindi quando ci vengono a fare il panegirico (Gassman docet) su come noi senza loro non avremmo manco i pomodori sul tavolo, lavorano a busta paga regolare?
Non in nero e quindi “sfruttati”?
 
Cari parassiti politici e menestrelli della penna, le bugie hanno le gambe corte, decidetevi per una versione da raccontare, senza contraddizioni se volete essere credibili.
Porte chiuse agli immigrati? Boeri: “Ci costerebbe 38 miliardi”
Rapporto Inps: senza i lavoratori dall’estero in 22 anni si avrebbero 35 miliardi in meno di uscite, ma anche 73 in meno di entrate. Il presidente: “Si completino le riforme del lavoro e della previdenza: serve un reddito minimo d’inclusione, un salario minimo e il ricongiungimento gratuito dei contributi”. Una proposta: “L’Inps eroga 440 prestazioni, solo 150 sono di natura pensionistica: lo si chiami Istituto della Protezione sociale”. L’abuso della Cig: per il 20% delle imprese dura cinque anni o più
di ROSARIA AMATO
Porca miseria, un ringraziamento a Spagna, Francia e Austria per questo REGALO è doveroso

Inquisizione Psicanalitica

marcelloPsicologi, psicanalisti e psichiatri sono, ahinoi, tra le categorie professionali che più hanno aiutato le dittature a consolidarsi, basti pensare al loro fondamentale contributo nel regime sovietico a classificare come pazzi o alienati sociali tutti quei dissidenti e avversari del partito e dello Stato, soprattutto intellettuali, riempiendo così i manicomi. E questo anche a ragione della concomitante affermarsi, come hanno riconosciuto filosofi e intellettuali di estrazioni le più diverse, psicanalisi e sociologia entrambe dedite alla misurazione quantitativa dell’uomo: della sua interiorità e del suo contesto sociale. Ma misurare ti induce anche a manipolare: da cui gli “ingegneri sociali” sempre in URSS o i “persuasori occulti” in USA denunciai da Vance Packard.

Le dittature assumono col tempo aspetti diversi, diventano sempre più sofisticate al tempo di Internet, e ormai non sono soltanto quelle che instaurano un esplicito regime di tipo esplicitamente poliziesco. A esempio, anche il “politicamente corretto” nelle sue molteplici e ossessive versioni si presenta come dittatura delle parole e dell’agire quando vuole imporre a suon di pseudo regole calate dall’alto il Pensiero Unico denunciando e condannando coloro i quali non si conformano ad esso. Ne sono responsabili non solo i politici in quanto tali, dunque, ma anche coloro i quali hanno un’influenza sull’opinione pubblica in un società come l’attuale dominata dalla informazione e dalla persuasione: gli intellettuali, dunque, i giornalisti e, ancora una volta, gli… psicologi.

Questa considerazione, che qualcuno considererà esagerata, è legittimamente provocata da due recentissimi episodi che hanno visto protagoniste due associali italiane di psicologi.

Il collegio dell’’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha aperto un provvedimento disciplinare nei confronti del dottor Giancarlo Ricci “per aver posto in essere, peraltro un contesti pubblico in cui rappresentava la professione, un comportamento contrario al decoro, alla dignità e al corretto esercizio della stessa; per aver operato discriminazioni tra soggetti in base al loro orientamento sessuale; per aver utilizzati metodi, comunque, aver collaborato a iniziative lesive della dignità e del rispetto delle persone omosessuali; per non aver mantenuto un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale con riguardo ai settori in cui opera e non aver riconosciuti i limiti della propria competenza”.

L’Ordine lombardo si è mosso su denuncia di una associazione LGBT (lesbiche, omosessuali, bisessuali, transessuali & C.) spalleggiata da cinque colleghi del dottor Ricci. Quale la sua intollerabile colpa? Di aver pronunciato durante una trasmissione televisiva del 21 gennaio 2016 dove era stato invitato in qualità appunto di psicologo, alcune opinioni considerate dalle associazione in questione, e quel che è peggio dell’Ordine professionale, come sconvenienti e offensive, diciamo anche “scientificamente” errate, una delle quali è la seguente: “La funzione di padre e di madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita”, e poi: “L’ideologia gender (…) secondo cui l’omosessualità viene equiparata ad una sessualità naturale, all’eterosessualità (…) in termini psichici non è affatto così”.

Chi è dunque questo psicologo sprovveduto, non aggiornato professionalmente, che non conosce le ultime frontiere scientifiche della psicologia, che fa sfigurare una intera categoria? Il dottor Ricci è un lacaniano, un freudiano e un autore che ha al suo attivo numerosissimi libri editi da Mondadori, Jaca Book, San Paolo e Marsilio, non l’ultimo arrivato, eppure deve difendersi da accuse che riguardano la propria opinione di specialista fondata su anni di studi ed esperienze dirette. Il suo Ordine lo accusa proprio di questo: di non adeguarsi supinamente a quelle che dovrebbero essere le teorie “psicologicamente corrette” che si vogliono imporre senza alcuna discussione seria e libera e che tutti dovrebbero supinamente accettare pena il deferimento all’ordine professionale da cui potrebbero essere addirittura radiati… Pensate: radiati perché non si ritiene valida la teoria del gender e si sostiene che per un bambino è meglio avere un padre ed una madre invece che due padri o due madri… Teoria del gender oggi tutt’altro che ben definita e unitaria e che al contrario comprende correnti diverse e in netto contrasto fra loro, moderate e radicali.

Incredibile ma vero: tesi e teorie che restano appunto tali e quindi su cui si può discutere e che invece vengono ritenute “scientifiche” e indiscutibili come se si trattasse di scienze positive esatte, e che invece sono imposte dalle pressioni delle lobby dei LGBT che, grazie anche al conformismo generale, sono diventati da poveri perseguitati ed emarginati, come amano presentarsi, intransigenti persecutori e spietati emarginatori di chi non la pensa obbligatoriamente come loro. E questo solo fatto di avere una idea diversa viene considerata una “colpa”, una “offesa”, una “discriminazione”, una “lesione della dignità” (basti pensare alle scomposte e assurde reazioni al “Family Day” che è stato un prodromo di quanto sta accadendo adesso). La “teoria del gender” diventa dunque una specie di legge dello Stato e il non esserne d’accordo comporta sanzioni.

E’ nelle dittature che una teoria diventa una legge per tutti, come nella Germania di Hitler divennero leggi per tutti le teorie di Rosenberg. Stiamo imboccando una pessima china, e nessuno se ne vuole accorgere.

Non diversa da quella imboccata dal CIPA, il Centro Italiano di Psicologia Analitica, che ha protestato pubblicamente con una “lettera aperta” che ha ricevuto molte adesioni, per un caso diverso, addirittura peggiore del precedente. Essendosi resi conto che al Festival di Taormina dopo una loro conferenza sul mito avrebbe dovuto parlare Marcello Veneziani presentando il suo ultimo libro appunto sul mito oggi, se ne è sentita indignata e offesa affermando che mai e poi mai avrebbe dovuto intervenire un “intellettuale di estrema destra” (sic!) che in passato si è occupato, tra le sue mille cose, anche di… Julius Evola, cioè del diavolo in persona, ormai!

Il caso è peggiore del precedente in quanto ci troviamo di fronte ad una censura preventiva: tu devi tacere soltanto perché sei definito un “intellettuale di estrema destra” (se fossi stato un “intellettuale di estrema sinistra” non avresti avuto problemi, vedi ad esempio Toni Negri) ed hai avuto interessi “politicamente scorretti”, perché non puoi avere curiosità o interessi o compiuto studi su un pensatore che alcuni mettono al bando, così facendo un atto profondamente illiberale e antidemocratico che per fortuna alcuni (come Umberto Galimberti e Renato Cattaneo) hanno stigmatizzato ma che però, il che la dice lunga sula condizione morale della nostra stampa, è stato del tutto ignorato dai “grandi giornali” che viceversa avrebbero fatto fuoco e fiamme se il censurato fosse stato de sinistra…

Ai bei tomi del CIPA si sarebbero dovute ricordare un paio di cose: è proprio Jung, loro nume tutelare, e che anni fa venne definito “il profeta ariano” razzista, pagano, antisemita e anticristiano, che nel suo Psicologia e alchimia del 1944 cita positivamente il libro di Evola La Tradizione ermetica del 1931, unico autore italiano preso in considerazione. Che facciano signori del CIPA, scriviamo una “lettera aperta” prendendo le distanze da Jung per esserci contaminato con Evola? Forse è veramente il caso di essere seri.

Questa Inquisizione Psicanalitica è inquietante e allarmante. Se gli studiosi dell’animo e del profondo si schierano contro la libertà di pensiero e di parola è un gravissimo segno dei tempi in cui viviamo. Se gli psicologi/psichiatri/psicanalisti si presentano come custodi di una pseudo ortodossia e si schierano contro le opinioni che oggi – e solo oggi – vanno controcorrente si dovrebbe aver paura dei successivi sviluppi di cui questi due episodi sono i primi sintomi. Proprio come gli omosessuali che da perseguitati si sono trasformati in inquisitori di chi non la pensa come loro, lo stesso vale per essi: quando la psicanalisi nacque era considerata sovversiva, vista con sospetto, accusata di essere scorretta, criticata per la sua immoralità, ostacolata, mentre ora che impazza ed è onnipresente è lei a mettere al bando chi non si conforma e la pensa diversamente sule nuove frontiere psicologiche, nemmeno fosse una scienza esatta.

Romanzi distopici su un futuro in cui è vietato pensare in modo differente da quanto impone un regime ce ne sono a bizzeffe a cominciare da 1984 di Orwell e ancor prima da Noi di Zamjatin, e la realtà dell’URSS stalinista ricordato inizialmente ne è l’applicazione pratica e storica. Non è molto difficile immaginare altri che, affiancati dal solerti strizzacervelli chiamati come esperti della Corte che giudica, condannino coloro i quali sono trascinati a processo da semplici privati, o dalle lobby LGBT, e condannino il poveraccio caduto in trappola magari su denuncia anonima, come un disgraziato malato di mente, un pericoloso asociale, oltre che non aggiornato sulle nuove dottrine della sessualità o della politica. All’orizzonte pare attenerci la Psicopolizia che mantiene l’ordine pubblico e mentale… E magari anche condanne preventive di chi ha solo la tendenza a questo tipo di delitti, come avviene in certi romanzi e racconti di Philip K. Dick…

Che di tutto questo non si rendano pienamente conto uomini di cultura e importanti giornalisti che dedicano le loro rubriche quotidiane alle più inenarrabili e inutili scempiaggini, tutti sacerdoti della libertà di pensiero, è un evidente sintomo della deriva che sta prendendo la società occidentale in genere e quella italiana in particolare.

Gianfranco de Turris

Ps. Dopo questo articolo aspetto di essere deferito da qualcuno all’Ordine dei Giornalisti.
Pubblicato da Ereticamente il 31 maggio 2017
http://www.ereticamente.net/2017/05/inquisizione-psicanalitica-gianfranco-de-turris.html

MILITARIZZAZIONE FARMACEUTICA DELLA SOCIETA’

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/05/militarizzazione-farmaceutica-della.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 22 MAGGIO 2017

LIBERO ARBITRIO, DIRITTO A OGNI NEGAZIONISMO, SOVRANITA’ POPOLARE E INDIVIDUALE

Siamo all’eugenetica da far invidia a Mengele, a Malthus e agli Usa dei grandi esperimenti eugenetici (tossicità sperimentate sulla folla, sui detenuti, su volontari inconsapevoli, su popolazioni colonizzate). Con la legge sul fine-vita hanno dovuto mollare il controllo sulla nostra morte, ora si sono presi il controllo sui corpi dei nostri figli. E QUI NON E’ IN DISCUSSIONE SE I VACCINI FACCIANO BENE O FACCIANO MALE. Probabilmente dipende.  

E’ in ballo un principio assoluto di civiltà e di integrità sanitaria: il principio di precauzione. Con diversità di valutazione anche in campo scientifico, ogni dogma è abuso. E’ in discussione la sovranità sul proprio corpo e gli ultimi a potersene appropriare sono i farmaceutici e i loro commessi viaggiatori ministeriali, con la storia criminale che hanno alle spalle.

Si ammanta di “scienza” una che ha la maturità classica, ma decide, senza discussione parlamentare e consultazione popolare, di omaggiare i farmaceutici passando da 4 a 12 vaccini obbligatori. In 15 paesi europei, quelli detti più progrediti, civili, democratici, non esiste obbligo di vaccinazione. E quelli che predicano l’accoglienza a milioni di immigrati, mai vaccinati, cosa fanno: un altro megaregalo a Big Pharma con la vaccinazione forzata di 5 milioni di immigrati?

Ogni libero arbitrio, ogni diritto di libera espressione, ogni scelta alternativa sono diventati delitti di negazionismo. Dove il pensiero diverso è negazionismo siamo all’ultra-nazismo, alla Chiesa di Torquemada e dei roghi. Museruola per tutto e per tutti. Firmate!

https://www.change.org/p/alla-corte-costituzionale-italiana-firma-contro-obbligatorieta-dei-vaccini-prevista-dal-disegno-di-legge-2679-del-pd

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 16:00

DUE NOTIZIE DA LEGGERE INSIEME. SU DROGHE E MIGRANTI.

con-gli-immigrati-si-fanno-soldi-672x350Una:Genova.- La  polizia di dogana sequestra 37 milioni di pastiglie di  droga, destinata all’ISIS in Libia”.
Seconda: “La Fondazione Soros promuove la legalizzazione delle droghe in tutto il mondo,   dice il capo dell’agenzia russa antidroga  FSKN” .
Viktor Ivanov   ha parlato al canale tv  Russia 24  della recente ripresa delle iniziative per la legalizzazione delle droghe “leggere” e “ricreative”  nell’intero mondo occidentale.
 
Forse ci si sarà accorti come, all’unisono molte voci si siano levate in Italia, tutte  all’improvviso. “Roberto Saviano: è ora di legalizzare la cannabis”.  “Raffaele Cantone: Spinello legale, sottrae mercato alla criminalità”. Cantone è il presidente dell’Autorità Anticorruzione, ente palesemente inutile (vista la corruzione dilagante) ma ascoltatissimo  quando parla di  marijuana. E’ ora, è ora! E’ “l’urgenza estiva della Sinistra”, ironizza il Giornale: lo spinello va legalizzato.  “Il  25 luglio approda in Aula a Montecitorio la proposta di legge”. Così,  senza por tempo in mezzo.
Come a segnale convenuto, tutti insieme, in coro e  pronti ad approvare.
Ovviamente  il propositante  è Della Vedova  –  instancabili  i radicali,   non hanno ancora finito con la legalizzazione dell’eutanasia che già cominciano questa bella battaglia civile –  ma si sa già che  la proposta avrà i voti del M5S  –  che vota sempre, immancabilmente  col PD, come un blocco unico  per ogni  ulteriore degrado  dell’umanità  –   e non c’è bisogno di dirlo SEL e Sciolta Civica.
 
Ecco perché   Ivanov, il capo dell’antidroga in Russia, ha dovuto spiegare che la Soros Foundation ha sponsorizzato “diversi rapporti, fra cui quello della London School of Economics”. Difficile dire quale, sono decenni che la London School of Economics (dove ha insegnato anche Prodi)  dimostra in rapporti che “la guerra alla droga”  con metodi di polizia è un fallimento, e meglio è legalizzarla. Penso Ivanov si riferisca a questo lavoro “scientifico” del 2014.
Esattamente come dicono i radicali, no al proibizionismo,  non a qualunque “intervento dello Stato”  – lasciamo fare al mercato. Il mercato libero è la risposta a qualunque problema. La mano invisibile cura tutti i mali.   Parte della polizia obietta: “Se si legalizza, i consumi aumenteranno…ed è una cosa negativa anche per l’educazione dei ragazzi. Non bisogna promuovere stili di vita decadenti». Il dottor Giampaolo Serpelloni, direttore del  Dipartimento   nazionale antidroga, spiega   che la droga “danneggia la  corteccia prefrontale destra – spiega Serpelloni – ovvero l’area legata al giudizio, quella che regola i comportamenti volontari. Questa è l’ultima zona del cervello a maturare”.  Ma che se  ne fanno del cervello, i giovani. In Italia è sempre servito poco, adesso poi l’essenziale  legalizzare la canapa. Lo chiede Saviano. Lo chiede Soros che è amico del premier Gentiloni.
Ivanov  ha spiegato che i referendum sulla legalizzazione  vari stati Usa   sono stati tenuti in lingua spagnola, forse perché l’intero piano era inizialmente concepito per l’America Latina. Una volta avviata in Usa, l’idea di  legalizzare la marijuana è stata diffusa nel centro e sud America  da ONG con sede in Usa, come la Soros Foundation e la  MacArthur Foundation  – entrambe dichiarate “non gradite” in Russia, per le loro attività sovversive.
Della Vedova invece   prevede «una bellissima battaglia parlamentare» e auspica che l’Italia segni «un primato: essere il primo grande parlamento tra le liberaldemocrazie che vota sulla legalizzazione della cannabis».   Finalmente all’avanguardia nel Progresso.
Il presidente Putin   – continua Ivanov –   ha escluso la possibilità di legalizzare le droghe leggere,  argomentando che il loro consumo spesso apre   alle droghe pesanti, “che causano dipendenza e rovinano vite”.
In Italia invece, già sei milioni di drogati abituali (4,5 di canapa, 1,1 di cocaina) versano ai trafficanti 23 miliardi l’anno – la droga è una della voci  più pesanti  delle nostre importazioni – e qui nessun  presidente si preoccupa che rovinino vite. Questo è un paese libero e illuminista, dove ciascuno è affidato alla sua personale forza di carattere e maturità. Un paese dove un decimo della popolazione  dilapida 23 miliardi per drogarsi,  e le “dipendenze” sono  vizio sociale inverosimilmente diffuso,  dove i vecchietti si fanno depredare dalle sloth machines  perché non sanno smettere, è un paese fatto di amebe caratteriali, di immaturi  incapaci di resistere a qualunque dipendenza,   di dire no a qualunque vizio, senza rispetto di  sè.
 
E’ una popolazione  che andrebbe rieducata, perché si consegna in mano a qualunque rete criminale.  Ma che dico?  Mi dissocio dalle mie opinioni.
 
Veniamo piuttosto alla prima notizia. La Finanza e gli addetti doganali hanno sequestrato nel porto di Genova tre container con 37 milioni di pasticche di tramadol, un  oppiaceo sintetico (in Italia venduto su  ricetta medica come potente antidolorifico). Non è  chiaro se il carico comprendesse anche il captagon,  la super-anfetamina di cui vengono imbottiti i guerriglieri dell’ISIS per aumentarne la resistenza  e la ferocia negli scontri, o sia un’invenzione mediatica per  drammatizzare i titoli: “Sequestrati 37 milioni di pastiglie di droga del combattente”, eccetera.
 
La gigantesca partita di tramadol  è originata in India (dove evidentemente è stata sintetizzata); da lì trasportata a Sri Lanka, dove  è stata “mascherata” in confezioni di shampoo e pezze di stoffa sintetica;  mandata a Genova; e da lì, secondo i documenti di carico, i tre container dovevano raggiungere la destinazione finale, la Libia.  Secondo gli inquirenti,   la droga sarebbe spacciata dall’ISI per autofinanziarsi (al dettaglio,   le pastiglie renderebbero 70 milioni di euro)  nelle zone che esso controlla: Tobruk e Mossul.    Il fatto che la merce abbia fatto uno scalo a Genova fa sospettare che in Italia ci siano personaggi interessati a  questo traffico.
I russi sottolineano il fatto che (come ha rivelato l’agenzia di analisi marittime Winward)  nei soli mesi di gennaio e febbraio,  2850  navi da carico,  dopo essere entrate nel Mediterraneo, si sono oscurate, ossia si hanno spento i trasponder che  segnalano la loro posizione ai satelliti;  40 di queste navi hanno addirittura raggiunto l’Inghilterra ed erano salpate dalla Libia, dove (chissà per quali circostanze)  si è insediato l’ISIS;
altri 20 erano passati per le acque siriane e libanesi; tutte 60 avevano spento il  localizzatore per almeno un tratto della loro  rotta.
Quelle che lo fanno, si ritiene che debbano caricare o far giungere a destinazione armamenti, stupefacenti o carne umana,  o “risorse” da “accogliere”. Dopo    che il  famoso video di Luca Donadel ha rivelato anche ad alcuni politici e giornali che il  fenomeno dell’immigrazione di massa non è poi tanto sponrtaneo, ma è pianficato ed assistito con grandi costi – e  le navi di salvataggio delle ONG andavano fin sotto costa libica a “salvare” i profughi, anche alcune di queste navi  si “spengono”. E’ difficile, nel Mediterraneo, distinguere i delinquenti dai soccorritori, la Soros Foundation dai mercanti di carne umana, di droga o di armi.
Al  qual  proposito, è istruttivo   vedere che Bufale.net, il sito preferito dalla Boldrini,  è stato  immediatamente incaricato di vedere se  il video di Donadel poteva essere liquidato come una “fake news”  allarmista, da punire. Non c’è riuscito, ed  ecco  cosa scrive:Il video, sia pur corretto, meriterebbe maggiore approfondimento su alcuni punti. Riteniamo anche noi infatti che le distorsioni sul soccorso agli immigrati facciano male a tutti. Fanno male ai profughi stessi, vittime due volte, fanno male a chi si occupa seriamente di assistenza, che si vede associato a chi invece ne fa scandalo e mercimonio. Bisogna parlarne, e bene ha fatto il Donadel a parlarne. Ma ci sono cose che nessuno dovrebbe fare da soloGià.  Donadel, se voleva diffondere il suo video, doveva chiedere prima a Bufale.net. O alla Boldrini. O a Soros Foundation, che è lì per aiutare.
Di questi tempi è  difficile distinguere navi criminali dalle navi delle ONG. E ancor più difficile distinguere siti di “debunker” smascheratori di bufale, dalla psico-polizia  del Sistema. Come ha deciso Repubblica, il 2017 “Sarà l’anno dei 200 mila sbarchi”. Il 38,5 per cento i n più del 2016. Non ci si può fare nulla, è un fenomeno spontaneo. Umanitario.
Magari, uno statista avrebbe invece raggiunto  da tempo la conclusione che: 1) il fenomeno non è  spontaneo; 2) che è una tattica di guerra, della guerra detta “ibrida”, propria del nostro tempo, combattuta   da stati non con i loro eserciti, ma con terroristi che sono anche criminali comuni, spacciatori di droga confusi con agenzie “umanitarie”  che spengono i  trasponder,  con destabilizzazioni che formano ondate di profughi che è facile dirigere contro  questo o quel paese, agenzie non governative pagate dal Dipartimento di Stato per sovvertire  – tuttodescritto nel saggio di Kelly Greenhill “Armi di Migrazione di Massa – Deportazione, coercizione e politicas estera”.
 
3) che dunque agli atti di guerra si risponde con atti di guerra.   Ma chi volete che giunga a questa conclusione, in Italia?
 
 
L’articolo DUE NOTIZIE DA LEGGERE INSIEME. SU DROGHE E MIGRANTI. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

L’Italia “che sta per Gabriele”, Regeni e le due Vanesse. Un’Italia speciale.

del grande jihadisti“L’Italia si mobilita per Gabriele Del Grande”, titolava l’Ansa.  Per il “documentarista” fermato in Turchia  perché stava dove non doveva stare, il clamore ufficiale è di fatto immenso.  Quando a chiedere  la sua liberazione immediata si uniscono Bruno Vespa e Roberto Saviano, già capite che il personaggio è molto caro a quella “Italia”. Ma che dico? “Appelli in suo favore sono giunti dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, e da quello dell’Europarlamento, Antonio Tajani.
 
Il M5s Europa, in un post sul blog di Beppe Grillo, chiede la convocazione  dell’ambasciatore turco a Roma.  L’hashtag è stato rilanciato anche dall’ex premier Matteo Renzi. Il ministro degli Esteri Angelino  Alfano ha chiamato il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per ribadire la “ferma richiesta del rilascio immediato” di Del Grande. Il senatore Luigi Manconi (addetto ai Diritti Umani, nonché compagno della Berlinguer): “E’ indispensabile una mobilitazione” e “una stretta alleanza con le istituzioni per restituire Gabriele alla  libertà”.
Ma perché, scusate, le “istituzioni”? Sono state le istituzioni a mandare questo documentarista di documentari che nessuno ha visto  al confine della Turchia della Siria? Se sì, si apre un discorso: perché? Su mandato di chi?
Ma per quanto ne sappiamo, c’è andato lui di testa sua, da “ribelle” e “alternativo”  in polemica con le istituzioni – come si descrive nei suoi pezzi.  E’ una decisione privata e la sua disavventura è la disavventura privata di un freelance che si è messo nei guai – che peraltro non rischia di essere ucciso, né è stato condannato. Come mai quest’ansia così corale, così bi-partisan e così “alta”  fra le oligarchie dominanti?
Ho la vaga sensazione, caro lettore, che se io – o lei – fossimo stati messi in detenzione alla frontiera della Siria,  nessun Saviano e nessun Vespa, nessun Manconi né uno straccio di Boldrini muoverebbe un dito per noi. Per  meritare  una tale mobilitazione e commozione ufficiale, ufficiosa e mediatica, bisogna essere speciali.
Speciali come, chiediamo: come Regeni  o come  le due Vanesse? Anche per le due Vanesse abbiamo visto la stessa mobilitazione. Eppure le due avevano a) fondato una “organizzazione non governativa” fatta da loro due più un amico; b) raccolto “aiuti” per la guerriglia anti-Assad, non si sa coi soldi di chi; c) andate in Siria  di capocchia loro, per confricarsi coi jihadisti; dopodiché, d) sono state  sequestrate dagli stessi amici jihadisti e e) liberate dopo il pagamento di un riscatto di ben 11 milioni elargiti dal ministro degli esteri, il conte Gentiloni Silverj.
Soldi di noi contribuenti. Una cifra enorme, pure.  A noi malfidenti, è rimasto il vago sospetto  che le due Vanesse fossero d’accordo coi loro sequestratori amici, e che tutto il salvataggio ufficiale con esborso di 11 milioni di noi contribuenti, fosse in realtà un finanziamento dello stato italiano alla guerriglia anti—Assad, secondo i desiderata della Cia e Dipartimento di Stato allora condotto da Hillary, di cui il conte Gentiloni Silverj è un noto ammiratore.
 
E Regeni? Per far contenta la mamma di Regeni, il governo ha fatto rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto; Repubblica  ha nominato “Donna dell’anno”  la suddetta mamma; tutti i comuni de’ sinistra hanno esposto sui loro balconi “Verità per Regeni”.  Una verità che   tutte le autorità e i grandi media  pretendono al presidente egiziano Al Sisi,  ma non dagli inglesi che il povero Regeni hanno mandato a morire. Sì, perché il giovine era  al Cairo  per completare un dottorato di ricerca, commissionatogli da una filiale dell’università di Cambridge. Lo scopo era  “svolgere ricerche sui sindacati indipendenti” anti Al-Sisi;   era stato fornito anche di almeno 10  mila sterline per pagare informatori,  cosa un po’ strana per una ricerca scientifica…
Anzi, l’università inglese si è rifiutata di  dire la verità su Regeni;  e   “L’Italia” – la loro Italia – ha continuato a pretenderla dall’Egitto, fino a rovinarci i rapporti , che erano ottimi grazie all’ENI. Anche qui, la commozione è stata tributata al più alto livello ufficiale:
 
“Non vogliamo e non possiamo dimenticare”, ha sancito il presidente della Repubblica, Mattarella.
Siamo sicuri, caro lettore, che se fosse successo a te e me, nemmeno lontanamente il Capo dello Stato  avrebbe pronunciato uno dei suoi discorsi stitici  ma altisonanti  e ben  vibrati. Bisogna essere “speciali” .
 
Speciali come la povera Valeria Solesin. Ricordate? Rimasta uccisa  da strani terroristi islamici  con altri 130 spettatori al Bataclan, mentre assisteva a un concerto  pop.  Anche lì, ci era andata per scelta privata, da ragazza   che (ha detto il padre, subito elevato  “modello” dai media per il suo “dignitoso dolore”) “in  Francia ha iniziato a definire il suo progetto di vita spinta dalla curiosità del mondo  (nel) nel contesto in  cui viveva a Parigi, l’istituto di demografia, l’università, il bistrot dove amavano incontrarsi tanti ragazzi e ragazze come Valeria, gioiosi, operosamente rivolti verso un futuro che tutti come lei vogliono migliore”.
 
Uno Stato parallelo
 
Ma come mai allora per la povera Valeria  è stato celebrato un funerale di Stato? Bandiere a mezz’asta. Inno nazionale italiano e francese, presente  Mattarella, il capo dello Stato, e vari ministri. Funerale laicissimo ma con la benedizione dei “rappresentanti delle tre religioni monoteiste”, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, che rivolgendosi ai genitori di Valeria li ha ringraziati  “per aver cresciuto una ragazza italiana che ha amato la vita” e “per aver aperto oggi, nel vostro dolore, le porte a tutte di questa cerimonia civile a tutti i cittadini che sono impegnati nel difendere e a trasmettere questi valori alle giovani generazioni”.
 
Ma  quali valori, scusate, sono qui onorati  così altamente? Andare  ai concerti pop? La cosa è stata strana, stranissima: come se la povera Valeria fosse caduta “in servizio”, mentre  svolgeva  una missione  pubblica,  o forse come se non dovesse trovarsi lì  in quelle ore,  la sua vita più preziosa di quella degli  altri ammazzati dovesse essere preservata, e avesse diritto  a un risarcimento  in esequie pubbliche?
 
E’ strano,ammettetelo. Quando  si vedono queste commozioni ufficiali e mobilitazioni di Manconi, Vespa e Saviano, di Mattarella e Gentiloni; quando l’ANSA dice “l’Italia si mobilita per Del Grande”,  scopriamo che esiste  una Italia  che di noi non si occupa, ma di quelli speciali sì.  Intuiamo l’esistenza di uno Stato parallelo  che decreta i suoi eroi che non sono i nostri, che celebra i figli loro speciali come eroi e martiri di non sappiamo quale religione, come caduti  nell’adempimento di non si capisce quale missione. E per loro questo Stato parallelo è disposto a pagare cifre sproporzionate.
 
Quindi,  anche in Gabriele Del Grande è istruttivo osservare alcuni dei caratteri che rendono “speciali”  i figli di questa Italia loro, oligarchica, parallela.
Vediamo: la sua  “compagna”, con cui ha due figli, si chiama Alexandra D’Onofrio, è mezzo greca e mezzo inglese e un po’ anche italiana, vive ad Atene, ma pubblica con una università britannica –quella di Manchester,  – lavori sui  migranti dal titolo: “REACHING FOR THE HORIZON: EXPLORING EXISTENTIAL POSSIBILITIES OF MIGRATION AND MOVEMENT THROUGH PARTICIPATORY ANIMATION”, opera capitale letta fino ad oggi da 43 persone.  Alexandra è impegnata in profondi studi di “Teatro Applicato e Antropologia Visuale” che sono certo arricchenti, ma non aiutano a mantenere i due figli avuto da  Del Grande.
Abbiamo letto che “Lucca si mobilita per la liberazione di Del Grande”. Ma anche che il Del Grande, laureatosi a Bologna «da tempo non vive più a Lucca e in Italia. Ha abitato a Milano, Londra ed ora ad Atene, città di cui è originaria la compagna Alexandra D’Onofrio da cui ha avuto due  figli». http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/04/12/news/gabriele-del-grande-a-casa-giovedi-1.15186449
Perché una città che non lo vede da anni si mobiliti, con cartelloni e striscioni prestampati, bisogna essere speciali. Non si disturbi la pubblica  commozione ed ansia per il destino di “Gabriele” in Turchia con la gretta domanda: come lavora, Gabriele, da cosa guadagna abbastanza per mantenere se non la compagna, i figli?
La sua attività, la descrive lui stesso nel suo blog, così: “ Sei anni di viaggi nel mondo globalizzato mi hanno convinto che […]   la migliore categorie su cui ragionare sia quella della gioventù. La gioventù che si ribella alla dittatura e alla frontiera. La gioventù che chiede di abitare la modernità a titolo pieno. Con la democrazia in casa propria e la possibilità di viaggiare liberamente all’estero per cercare un posto nel mondo dove definire se stessi”.
Bello, nobile: ma sei anni a gironzolare per il Mediterraneo, Siria Libia, zone di sovversione e di guerra civile, costa.  Ma rende? Un amico mi scrive: il nostro eroe “produce  reportage che nessuno vede e legge, ha due figli..: con che soldi vive e gira? I suoi genitori pare siano semplici gestori di un’osteria nel lucchese”.
Che domanda gretta: Del grande si mantiene col “crowdfunding”. Insomma ci sono tanti amici anonimi che gli danno i soldi per questo profondo lavoro di vivere “La gioventù che si ribella alla dittatura e alla frontiera, che chiede di abitare la modernità a titolo pieno, e di cercare un posto nel mondo dove definire se stessi”.
Un finanziamento di George Soros
Beh, poi c’è  stato un finanziamento della Open Society, ossia di George  Soros.   MA poco, e lo dice lui stesso nel blog: “Nel 2011 è stata la fondazione Open Society Institute a finanziare un progetto di 37.000 euro (lordi) con cui è stato possibile pagare: quattro collaboratori per tradurre il sito in inglese, arabo e francese; una borsa di studio per Gabriele Del Grande, comprensiva del rimborso dei tanti viaggi di ricerca effettuati nel 2011 tra Tunisia, Egitto, Libia, Francia e sud Italia; una regista, un fotografo e un montatore per una produzione low-budget dei tre corti sui centri di identificazione e espulsione. Dal 2012 il blog non riceve più nessun tipo di finanziamento”  .
Ma certo, Gabriele Del Grande vive in un mondo felice dove i soldi da guadagnare ogni mese, che tanto avvelenano il nostro mondo conformista, non sono un problema. Un mondo di gratuità, un mondo “speciale”.
Dai suoi reportages di frontiera, si capisce che quello è lo stesso mondo, suppergiù, delle due Vanesse.   Quello dei “ribelli” contro Assad, con cui Del Grande ha condiviso giornate indimenticabili a Zarzur,  in Siria.:
“ È quello che gli uomini di religione chiamano jihad. Ed è quello che sta spingendo centinaia di giovani da tutto il mondo a unirsi alla rivoluzione siriana. Ragazzi come Abu Zeid e Abu Moaz, che in Siria sono arrivati da molto lontano. Non tutti hanno una formazione islamista radicale. Tanti sono venuti semplicemente per seguire un grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana, a cui sentono di appartenere al di là delle frontiere. Né più né meno come i comunisti italiani che nel 1936 andarono in Spagna a combattere contro il fascismo”.
E continua: “…Abu Zeid   non è siriano, bensì tunisino. È venuto ad Aleppo un mese fa. I contatti giusti li ha avuti tramite un gruppo salafita di Sfax e il fucile belga di alta precisione con cui fa il cecchino nelle fila dell’Esercito libero, lo ha comprato di tasca propria”.
Vedete,   che mondo felice, quello dove la gioventù trova  come definire se stessa? Hai bisogno di un fucile da cecchino ad alta precisione, e  non solo lo trovi sul mercato, ma lo compri “di tasca tua”.   E’ normale, nel mondo “speciale”  dello Stato parallelo.   Un po’ di quattrini dalla Open Society, poi più nulla, e te la cavi lo stesso.
 
Racconta ancora, Gabriele, quel che ha visto: “Gronda sangue  il sacco sulle spalle del vecchio appena uscito dalla sede della brigata islamista. Dentro ci sono i vestiti degli shabbiha catturati nei giorni scorsi. Si tratta dei criminali assoldati dal regime per perseguitare gli oppositori. A tagliare loro la gola è stato l’afgano, con una specie di spada. I corpi li hanno sepolti nella piazzola sotto il cavalcavia, dove hanno già sotterrato un’altra ventina di sgherri del regime giustiziati alla stessa maniera”.
 
E’ il mondo speciale, insomma. Un  mondo coi suoi eroi, coi suoi prigionieri da liberare, e quelli invece da sgozzare con una specie di spada.
Mattarella si è  già stentoreamente  associato alla protesta contro la Turchia.

LUC MICHEL ANALYSE LA RUPTURE DU SECOND DIALOGUE NATIONAL DES EVEQUES EN RD CONGO …

PRINTEMPS 2017 : OU VA LE CONGO ? – PARTIE I
 
PANAFRICOM-TV/ GEOPOLITIQUE.
LUC MICHEL ANALYSE LA RUPTURE DU SECOND DIALOGUE NATIONAL DES EVEQUES EN RDC, ETAPE DE LA DESTABILISATION DU CONGO …
2017-04-02_212227
Luc MICHEL
dans ‘LIGNE ROUGE’
sur AFRIQUE MEDIA
Thème de l’émission de ce jour :
«Pourquoi les évêques se retirent du dialogue national en RDC ? ».
 
En direct de Bruxelles, le géopoliticien Luc MICHEL (et patron de EODE Think Tank), analyse la situation en RD Congo, après l’échec du second dialogue national, celui des évêques (le premier dialogue étant celui de décembre avec l’opposition patriotique) …
 
QUELLE EST LA SITUATION EN RD CONGO ?
POURQUOI L’ECHEC DU SECOND DIALOGUE DES EVEQUES ?
COMMENT LA DESTABILISATION DE KINSHASA N’A JAMAIS CESSE ?
QUELS SONT LES ENJEUX GEOPOLITIQUES AU CONGO ?
 
Le géopoliticien, qui est aussi un militant panafricaniste et dirige l’organisation transnationale PANAFRICOM, « néopanafricaniste », répond aux questions :
 
* Rupture des négociations entre l’opposition pro-occidentale des Katumbi et Tsisekedi et la majorité présidentielle de Kabila. « Echec annoncé » dites-vous depuis le début. Quelle est votre analyse ?
* Pourquoi dites-vous que « le climat des négociations était pourri dès le départ  et que les pressions occidentales n’ont fait que compliquer les choses » ?
* Et maintenant ? On a l’impression que les problèmes tombent sans fin sur la RDC ?
* Vous dites que le vrai problème du Congo est à la fois d’être un « scandale géologique » et « l’enjeu géopolitique majeur en Afrique ». Donnez nous l’analyse du géopoliticien ?
* Pour s’emparer de l’enjeu congolais, les USA, que vous identifiez comme l’organisateur majeur de la déstabilisation de la RDC, utilisent le scénarion des « révolutions de couleur ». Quel est ce concept opérationnel et comment est-il appliqué contre Kabila ?
* L’homme des américains, c’est Katumbi dites-vous. Celui qui lance précisément des appels à la rue en ce moment pour semer le chaos. Comment a-t-il été placé en position de force par les occidentaux ? Et quels sont ses réseaux ?
 
EXTRAIT DE ‘LIGNE ROUGE’
DU 31 MARS 2017
LA GRANDE EMISSION MATINALE
SUR AFRIQUE MEDIA
 
Images :
Filmé à Bruxelles par EODE-TV
Pour le Multiplex AFRIQUE MEDIA
avec Douala-Yaoundé-Ndjaména-Malabo
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