Pamela, la pista che porta ai crimini rituali nigeriani

Pamela organi mangiatiC’è un quarto indagato, a piede libero, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Pamela. E una pista – che per la procura non è quella privilegiata – che potrebbe collegare lo scempio sul corpo della ragazza a crimini tribali diffusi nei villaggi nigeriani.

Il quarto indagato è un rifugiato 40enne – anche lui nigeriano – che era in contatto telefonico con uno degli arrestati, Innocent Oseghale. E’ stato sentito tra venerdì e sabato dai carabinieri di Macerata. «Al momento non risulta coinvolto nel delitto – dice il procuratore Giovanni Giorgio – e ha reso dichiarazioni significative a conforto della tesi accusatoria». Per questo non è stato fermato, ma su di lui proseguono gli accertamenti.

LA PROCURA
La procura ha disposto rilievi sulle impronte palmari e plantari, mentre un tecnico farà una perizia sul suo cellulare, che la sera del 30 gennaio ha incrociato quello Oseghale, pusher 29enne ex rifugiato, che viveva nella casa dell’orrore di via Spalato, a Macerata. Oseghale è stato arrestato per omicidio, vilipendio ed occultamento di cadavere con Desmond Lucky, 22 anni, cui lo lega da ben 483 telefonate negli ultimi due mesi, e al terzo richiedente asilo Lucky Awelima, 27 anni, residente in un hotel di Montecassiano, preso alla stazione di Milano mentre stava scappando in Svizzera con la moglie. Per Lucky e Awelima oggi udirnza di convalida in carcere.

LE ACCUSE
Sono accusati di aver ucciso e smembrato il corpo minuto di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana scappata dalla comunità terapeutica Pars di Corridonia, in provincia di Macerata, dove era in cura per problemi psicologici e dipendenza. I resti sezionati sono stati abbandonati sul ciglio della strada a Casette Verdini di Pollenza, davanti a una villa, in una zona in cui i residenti fanno jogging. «In questa vicenda molte cose non tornano – dice l’avvocato Gianfranco Borgani, che difende Desmond Lucky – la dissezione è stata fatta da persona esperta, la pulizia della casa e del corpo è molto accurata, perché allora lasciare a vista i trolley? Perché non gettarli sotto un ponte?». Forse qualcuno doveva prenderli e portarli via? «Potrebbe essere, forse siamo di fronte a una sorta di rito, dietro c’è qualcuno il cui nome non è ancora emerso, una persona pericolosa per gli indagati, magari hanno paura anche di ritorsioni verso in parenti in Nigeria e per questo non parlano».
In Nigeria, specie nel sud, rapimenti e delitti per smembrare e vendere parti di arti o organi sono ben descritti in saggi, ricerche e indagini giornalistiche.

Si descrivono azioni atroci che vedono coinvolti «bambini, disabili, donne» e, nella convinzione comune, tali azioni accrescerebbero «la forza», «il potere», sarebbero legate «al soprannaturale». I resti servirebbero anche per la preparazione di «pozioni di ricchezza rapida» e per essere ceduti a «committenti» ed «erboristi che preparano le pozioni». Molto è descritto in un rapporto dell’Ufficio immigrazione e rifugiati in Canada, pubblicato nel 2012 e presente sul sito del Unhcr, dal titolo: «Nigeria: diffusione di omicidi rituali e sacrifici umani». Altra pratica, sempre in alcune parti dell’Africa, è la veglia dei cadaveri per evitare smembramenti e furti di organi per farne talismani.

C’è una pista rituale nel caso di Pamela? «Ne hanno parlato autorevoli opinionisti, non mi sento di escluderla» dice Marco Valerio Verni, zio di Pamela e legale della famiglia. «Tesi suggestiva – dicono in Procura – ma al momento non abbiamo conferme». Di sicuro i tre vengono da zone dove la pratica esiste e, forse per disfarsi del cadavere, hanno praticato uno scempio che conoscevano nelle sue modalità.

Ieri i Ris sono tornati nell’attico di via Spalato per un sopralluogo in soggiorno, dove Pamela sarebbe stata uccisa, e in terrazzo dove è stata lavata con la candeggina (sul bancone c’è un tombino e un tubo per l’acqua). di Rosalba Emiliozzi
Martedì 13 Febbraio 2018 – Ultimo aggiornamento: 14-02-2018 08:38

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/macerata_pamela_mastropietro_omicidio_rituali_nigeriani-3544413.html

La Francia e gli Stati Uniti hanno deciso guerra diretta alla Siria: presto il casus belli – VIETATO PARLARE

 

14 febbraio 2018 01:04
L’attacco statunitense e francese è imminente. A meno che non accada ancora qualcosa che rompa le uova nel paniere  – USA  e Francia colpiranno stavolta dritte al cuore. Saranno colpiti centri di comando, infrastrutture, palazzo presidenziale, ministeri, alla stregua di come abbiamo visto precedentemente nelle altre ‘guerre umanitarie’. Il clima è quello preparatorio e le evidenze sono molte. Attacco israeliano solo pretesto per distruggere l’apparato anti-aereo del paese.  Imminente false flag di attacchi con il gas sui civili ad opera del ‘regime’, in una crescente guerra mediatica intensificata.
Vediamo – in breve per quando possibile – le principali tappe che ci hanno portati a questo punto.
Non bisogna dimenticare che ci troviamo di fronte ad una guerra di aggressione appaltata a terzi: già nel 2011, Philip Girardi (ex agente della Cia e direttore esecutivo del Consiglio per l’interesse nazionale degli Usa) in un articoloNato vs. Syriapubblicato su American Conservative descriveva già a quell’epoca — cioè a 9 mesi dall’inizio della “rivolta” — come la Nato fosse “già clandestinamente impegnata nel conflitto siriano, con la Turchia per portarla in vantaggio con delega degli Stati Uniti”.
L’ex agente della Cia così descriveva ciò che di lì a poco sarebbe avvenuto: “L’intervento sarà basato su principi umanitari, per difendere la popolazione civile in base alla responsabilità di proteggere, la dottrina che è stata invocata per giustificare la guerra di Libia”. Cosa stava accadendo è chiaro: al fine di espandere la propria zona di influenza in Medio Oriente, gli americani, sulla scia delle primavere arabe, hanno trovato l’occasione redditizia di disunire e indebolire la Siria (anche favorendo l’ ISIS).
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Nel 2015, per le richieste della FOIA di Judicial Watch, è  stata resa pubblica una relazione dell’Agenzia di Difesa della Difesa (DIA) di agosto 2012 .  Questo ha precisato che il sostegno esterno alle forze jihadiste – in cui l’Al Qaeda in Iraq (AQI) e la Fratellanza Musulmana figurano in maniera preminente – per combattere contro il governo siriano ha creato la “possibilità di istituire un principato dichiarato o non dichiarato delle forze del terrorismo islamico nell’ Oriente della Siria”.
UNA GUERRA ASIMMETRICA
Comunque, formalmente lo scopo primario con cui gli Stati Uniti hanno giustificato l’intervento in Siria tramite l’operazione Inherent Resolve è stata la lotta allo Stato Islamico. Questo si è sostanziato con un’attività molto blanda fino al 2015, anno in cui sono intervenuti i russi.
Tuttavia, sebbene la presenza russa abbia galvanizzato gli americani che vedevano messi in pericolo i loro progetti; la attività di questi ultimi sono state indirizzate non solo contro lo Stato Islamico ma soprattutto per rallentare l’esercito siriano nella riconquista del suo territorio. In sostanza, hanno combattuto lo Stato Islamico laddove intendevano insediarsi e sottrarre territorio alla Repubblica Araba Siriana ed hanno spostato i transfughi dell’ISIS – vedi ad esempio, qui documentario BBC – verso le aree controllate dal governo siriano per portargli nocumento. Inoltre esistono elementi di forniture di armi ad ISIS – (Qui ad esempio,   Zero Hedge )
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volantino lanciato dagli aerei USA prima dei bombardamenti con preavviso di 45 minuti. Nel bombardamento contro le forze siriane invece, nessun preavviso.
UN LENTO LAVORO DI DISTRUZIONE
Agendo in questa direzione, l’Us Air Force si è impegnata molto seriamente a distruggere le infrastrutture siriane, comprese le centrali elettriche di Aleppo e di Deir Ezzor, molto meno contro l’ISIS. Precisamente la centrale di Aleppo – che serviva due milioni persone – era un impianto termoelettrico da 1.000 megawatt suddiviso in cinque unità , che venne costruito da “Mitsubishi Heavy Industry” nel 1995-1998. Si trovava a circa 25 chilometri a est del centro della città: è stata distrutta nel 2015 con un attacco mirato dagli aerei Usa. Una settimana prima avevano distrutto un’altra centrale elettrica e un grande trasformatore di distribuzione ad al-Radwaniye, sempre ad est della città.
Proseguendo nella distruzione della infrastrutture civili, per citarne altre: a Deir Ezzor tutti i ponti esistenti sono stati bombardati senza alcuna utilità strategica se non portare nocumento all’avanzata dell’esercito siriano. Dello stesso segno è la distruzione (la settimana scorsa), dell’unico ponte di barche ‘MARM’ di 200 metri sull’Eufrate che univa le due sponde del fiume collegando la città di Deir Ezzor. Il genio pontieri russo lo aveva costruito a dicembre a vantaggio delle forze armate siriane e per il passaggio dei civili.
In questo caso le forze statunitensi non hanno avuto bisogno di fare alcun raid aereo: è bastato semplicemente allungare la mano e aprire completamente le chiuse della diga a più a monte (diga di Tabqa), per  provocare un’enorme onda di piena che ha travolto il ponte. Degno di nota che gli strike aerei della coalizione a guida USA non si sono limitati a distruggere infrastrutture; essi in varie occasioni, hanno preso di mira direttamente l’esercito siriano provocando decine di morti, peraltro in situazioni già critiche, a tutto vantaggio dello Stato Islamico. (vedi ad esempio,  qui e qui su attacco USA a Deir Ezzor del 17 sett. 2016)
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Le azioni militari della coalizione in Siria non sono state mai messe in atto quando queste avessero potuto  portare vantaggio all’esercito siriano. Questo comportamento è stato sempre messo in atto, anche quando ha voluto significare l’occupazione e la distruzione della storica città di Palmira con le conseguenti decapitazioni di massa e la fucilazione di decine di suoi abitanti nell’antico anfiteatro romano.
Quindi, è chiaro che ‘la corsa contro il tempo’ per occupare il nord della Siria era finalizzata a sottrarre territorio allo stato siriano e non alla lotta contro l’ISIS, sta a dire: anticipare l’esercito siriano nella riconquista del nord della Siria del nord.
LA PRESENZA STATUNITENSE IN SIRIA
Queste sono le basi USA  e la loro dislocazione in terra siriana:
1. Base Dirik Base Dirik è sul confine turco-siriano e comprende due basi militari, dove gruppi di paracadutisti americani forniscono assistenza militare alle forze democratiche siriane. La base di Dirik funge anche da aeroporto per gli aerei logistici americani.
2. Base Sabah al-Kheir  si trova a sud-ovest della città di Hasaka, ed è particolarmente importante a causa della sua vicinanza al confine siro-iracheno. Solo elicotteri da combattimento statunitensi sono schierati su questa base, che trasportano armi e rinforzi per i curdi siriani.
3. Base di Ain Issa La base di Ain Issa si trova tra il confine turco e la città siriana di Raqqa. È da questa base che armi e munizioni vengono trasferite alle truppe del “Partito dell’Unione Democratica” curda.
4. Base Tal al-Saman Baz Tal al-Saman è la seconda base americana, situata tra il confine turco-siriano e Raqqa. Questa è la base più importante per lo spionaggio e le intercettazioni in Siria.
5. Base al-Tabq Base Al-Tabq si trova a sud-est di Raqqa e funge da aeroporto per gli aerei statunitensi.
6. Base Al-Dzhalbiat  La base al-Dzhalbiat è situata a nord-ovest di Raqqa, è una zona militare off- limit, in cui ci sono 40 moderni aerei logistica militare, la pista, la piattaforma per il lancio di complessi razzi pesanti e pochi altri tipi di aeromobili .
7. Base Harb Ishk  La base Harb Ishk appartiene ad un gruppo di otto basi vicino al confine settentrionale, condiviso dalla Siria e dalla Turchia. Questa base ospita contingenti di soldati americani.
8. Base Jabal Mashnur La base Jabal Mashnur è la più settentrionale della Siria. La sua caratteristica distintiva è un’antenna a relè radio appartenente alle forze speciali americane e francesi.
9. Base Sirin Baza Sirin si trova nella parte orientale della città di Manbij. Da questa base partono i paracadutisti americani per le varie missioni in Siria.
10-11. Le basi di al-Tanf n. 1 e n. 2  Le due basi in al-Tanf sono condivise con le forze  forze britanniche e quelle del nuovo “esercito libero siriano”.
12. Base Tal-Tamir La base Tal-Tamir è usata anche dagli inglesi, dagli Stati Uniti e dalle ‘nuove forze dell’esercito libero siriano’. Si trova nel nord-est della Siria, vicino alla città di Hasaka. Ospita 200 soldati americani e 70 francesi e ci sono caserme di addestramento per l’esercito libero siriano.
13. Base Manbij La base di Manbij Base è la più strategica, perché si trova in una zona dove v’è un elevato rischio di scontri tra le forze curde e il “Free Syrian Army”. Sembra che questa base sia stata aperta con l’obiettivo di prevenire i conflitti e la penetrazione delle forze siriane in questa regione.
14. Base di Aleppo Questa base è stata stabilita nella zona strategica per evitare scontri tra la “Free Syrian Army” e le forze curde e impedire l’ingresso dell’esercito siriano. Gli americani prevedono di seguire questa regione da questa base.
Lo scopo primario della presenza degli Stati Uniti nel nord della Siria è quello di continuare ad usare la regione come base permanentemente (nord della Siria ed al Tanf al confine giordano) per destabilizzare il paese e per contenere l’Iran, interrompendo la cosiddetta ‘Via della seta’, ossia ostacolare l’asse sciita facilitato dalla continuità territoriale Iran, Iraq, Siria.
L’AUTONOMISMO CURDO PER REALIZZARE FINI TERZI
La copertura legale all’operazione è stata data dall’alleanza con i curdi. Resta inteso che anche questo, non è avvenuto palesemente: ufficialmente gli Stati Uniti sono intervenuti affianco alle Forze Democratiche siriane (SDF) – una unione di forze anti-Assad che combatteva contro ISIS – con il desiderio di una nuova Siria.
Nel nord della Siria l’ISIS è stato cacciato in fretta e furia; per arrivare prima dell’esercito siriano ai ricchi campi petroliferi di Omar, Raqqa è stata praticamente ‘spianata‘: la sua distruzione è stata superiore alla città di Aleppo, città dove si è concentrata l’attenzione della Comunità Internazionale che contava di far diventare un cantone svizzero autonomo in amministrazione indefinita ad al qaeda (come peraltro si sta tentando di fare per Ghouta a Damasco).
Ma perché gli americani si sono alleati ai curdi che peraltro li hanno portato oggi in rotta di collisione con la Turchia? Il motivo è semplice: le varie fazioni di ribelli siriani erano disunite, impresentabili, animate dal radicalismo islamico.
Precedentemente il Pentagono aveva tentato di addestrare centinata di militanti ma alla fine dell’addestramento erano passati in massa nelle fila di al Qaeda. Per tutto il tempo è stato un susseguirsi di storie così. Peraltro ad aggravare la situazione accadeva che le armi generosamente donate dall’occidente e dagli Stati del Golfo (queste forniture sono ancora in atto)  passavano puntualmente dai gruppi islamici più moderati ai gruppi qaedisti e ad ISIS (vedi rapporto del CA). E’ a questo punto allora che gli Stati Uniti e gli alleati hanno pensato che con l’aiuto dei curdi potevano sostituire la leva dei ribelli contro ‘il regime siriano’. Questi erano perfetti. Ma come fare di fronte alleato turco, peraltro membro della Nato, notoriamente ostile ai curdi?
Il fattore curdo effettivamente complicava le cose. E ‘ allora che si è pensato di far apparire che fosse nata una nuova entità autonoma. Ma doveva necessariamente essere rappresentativa anche delle altre popolazioni. Inoltre si trattava anche di prendere territori a maggioranza araba. La questione si è risolta facilmente: si sarebbero immessi qualche centinaia di arabi, una sparuta minoranza ma sufficiente a dire che si erano costituiti gli ‘Stati Uniti di Siria’ contro il dittatore Assad. Poi che in questi ‘Stati Uniti di Siria’ ci fossero anche i transfughi dell’ISIS o dei vari elementi raccattati un po’ in giro nei vari campi profughi o nelle zone tribali per infoltire l’SDF e per proseguire con le operazioni di sabotaggio, poco importa.
Che bel piano: l’amministrazione americana avrebbe favorito l’opposizione ad Assad e la presenza delle truppe americane avrebbe assicurato una regione democratica autonoma da far valere come esempio nella ‘futura Siria’. E’ questo lo spaccato della situazione odierna: ciò che dice Washington è di aver radunato una opposizione laica, pluralista ed autonoma che ha dato vita alla Syrian Democratic Force (SDF). L’amministrazione americana avrebbe solo preso atto della cosa e sostenuta questa iniziativa, e questa entità aveva quindi tutti i requisiti per meritare l’appoggio degli Stati Uniti.
Ma non tutte le ciambelle escono col buco: c’è stata una ‘svista’. Il generale Raymond Thomas  (responsabile Comando per le operazioni speciali dell’esercito degli Stati Uniti) in una intervista realizzata nel 21 luglio 2017  presso l’Aspen Institute Security Forum ha chiarito che l’SDF non è altro che un’invenzione prefabbricata. Beh in verità l’intervista è rimasta in sordina , nessuno la ripresa. Forse casuale, forse no.
Comunque l’SDF – riferisce il generale – non è altro che il rebranding delle Unità di Protezione Popolari curde YPG. Alcuni passaggi dell’intervista fugano ogni dubbio: “Così abbiamo letteralmente giocato con loro [e gli abbiamo detto], sai, devi cambiare il tuo marchio. Come vuoi chiamarti oltre all’YPG?  (…) E, con circa un giorno di preavviso, [ i curdi di YPG] dichiararono di essere le “forze democratiche siriane”. Ho pensato che fosse un colpo di genio mettere la “democrazia” lì da qualche parte; ha dato loro un po ‘di credibilità”.
Quindi nessuna ‘Siria libera’ ma solo l’ombrello per gli Stati Uniti per mettere gli stivali nella Siria del nord, peraltro ricca di campi petroliferi (ma risorsa indispensabile al paese per la ricostruzione). Ora sottratta allo Stato Nazionale.
CONCLUSIONE
Gli USA vogliono rimanere in Siria e vogliono distruggere la struttura statale perchè questo paese è alleato con l’Iran, perciò rappresenta un pericolo per Israele. Questo consentirà di impadronirsi delle risorse del paese – come già in atto- e appropriarsi della lucrosa ricostruzione. Gli esiti di una crescente escalation li abbiamo visti nei giorni scorsi: (1) l’attacco al di là del fiume Eufrate all’esercito siriano ed ai suoi alleati in una operazione preparata.
Il ponte di ‘Marm’ lo avevano distrutto pochi giorni prima per indirizzare le forze siriane e gli alleati e restringere l’estensione del fronte da attaccare; ulteriore segno che l’operazione era pianificata.
Come sappiamo sui morti di questa operazione non esiste certezza ma è certo che fa parte di un disegno ben pianificato , in cui la prima parte era anche finalizzata a saggiare la reazione dei russi. (vedi anche qui e qui target personale e mezzi PMC contractors russi Wagner – Qui Telegraph provocazioni anche dopo giorni dal primo attacco)
Successivamente, (2) c’è stata la scusa del drone iraniano. Questo ha permesso di distruggere metà della difesa aerea siriana (e sollevare il fantasma iraniano) per ciò che ora si sta preparando: l’attacco di Stati Uniti e della Francia alla Siria.
Reuters stasera ha già comunicato che Macron ha detto che se ci saranno prove dell’uso dei gas da parte di Assad, la Francia attaccherà. E siccome la Francia da sola non può fare granché, ci saranno anche gli USA ed opereranno insieme. Questo accordo, secondo indiscrezioni, è già stato deciso tra USA e Francia.
Tutti i segnali vanno in questa direzione. Il capo del Pentagono oggi ha chiesto all’Italia anche di preparasi a mandare carabinieri in Siria per attività di appoggio (monitoring e addestramento delle milizie filo-americane).
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In queste ore la propaganda è frenetica, come ai tempi Aleppo ‘assediata’ dal suo esercito nazionale che combatteva contro i jihadisti di al Nusra.  Secondo i media mainstream (che hanno come riferimento l’Osservatorio Siriano per i diritti umani e white Helmet), ogni giorno viene attaccato e distrutto un ospedale dalle bombe russe appositamente create – si direbbe – per distruggere ospedali, con altrettanti missili di precisione anti-bambini.
Arriverà presto anche il casus belli di una attacco al gas . Ci sono stati già attacchi false flag a Damasco e il centro di coordinamento russo di Hmeimim  ha dichiarato che  una fonte di Saraqeb (Idleb) ha informato il centro di informazione  che i terroristi di Jabhat al-Nusra si stanno preparando per una provocazione usando armi chimiche.
Il Ministero della Difesa russo ha già avvisato dei preparativi del ‘corpo di scena’. Non servirà che la rappresentazione sia credibile: con la maggior parte dei leader  internazionali servili, sottomessi alle esigenze di un profitto senza etica e irresponsabili di fronte ai loro popoli.
 Speriamo e confidiamo che la Madonna eviti questo ulteriore dramma per il popolo siriano e per noi stessi.
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La senatrice Pezzopane indagata per il reato di concussione, ma nessuno pubblica la notizia

toh, ‘naltra onesta, però donna, e politically correct per giunta, quindi SILENZIO.

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La senatrice del PD Stefania Pezzopane è indagata a L’Aquila per il reato di concussione (Art 317 del Codice Penale: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria“…), ma nessuna testata giornalistica ha ritenuto opportuno pubblicare la notizia, seppur solamente per diritto e dovere di cronaca.
Una notizia, quella che vede indagata per concussione la senatrice Pezzopane, a noi rivelata (e documentata) da Alessandro Maiorano, il difensore civico fiorentino che alcuni mesi fa rimase vittima, secondo quanto accertato dalla Procura di L’Aquila, di un tentativo di truffa da parte di Simone Coccia Colaiuta, fidanzato della senatrice Pezzopane, che proprio per tale gravissimo reato, ipotizzato dai magistrati, è stato rinviato a giudizio, e dovrà quindi comparire, in qualità di indagato, sul banco degli imputati.
Ed il reato per il quale è indagata la senatrice Pezzopane, è legato ancora una volta (così come successo per per il fidanzato della senatrice) ad una denuncia effettuata proprio da Alessandro Maiorano, che riferì ai magistrati aquilani, documenti alla mano, di una ipotetica appropriazione di denaro pubblico da parte della senatrice Pezzopane ai tempi in cui ella era sia presidente del TSA, Teatro Stabile d’Abruzzo, sia Presidente della Provincia di L’Aquila.
Appunto di Maiorano inviatoci insieme alla documentazione della Procura di L’Aquila
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Una denuncia ben dettagliata, e corroborata da numerosa documentazione (attualmente al vaglio dei magistrati), quella presentata dal Maiorano contro la senatrice Pezzopane, che deve evidentemente aver convinto i magistrati aquilani della necessità di aprire una indagine al riguardo, che ora potrebbe sia sfociare in una richiesta di archiviazione, sia in una richiesta di rinvio a giudizio per la senatrice, che, in tale per lei sfortunata ipotesi, sarebbe costretta a rispondere di tale accusa davanti alla magistratura, sempre se la Giunta per le autorizzazioni del Senato, alla quale i magistrati sarebbero costretti a fare richiesta, autorizzassero un eventuale processo a suo carico, il che comporterebbe per lei innumerevoli problemi, non ultimo quello di vedersi negata, dal suo Partito, la ricandidatura alle prossime elezioni nazionali.
Quello che noi ci auguriamo, insieme ai nostri lettori, è che si possa far luce al più presto su tale preoccupante vicenda, in modo da accertare, senza ombra di dubbio, l’eventuale estraneità ai fatti od anche eventuali responsabilità di ordine penale della senatrice Pezzopane, persona che ricopre un ruolo particolarmente importante nelle Istituzioni, e che dovrebbe quindi essere di esempio per i cittadini che l’hanno chiamata a rappresentarli.
Alessandro Maiorano, però, a tal proposito è particolarmente scettico, perchè secondo lui, così come anche per il famoso ed apprezzato giornalista aquilano Beppe Vespa (che per tali suoi sospetti e convinzioni si è rivolto al Presidente della Repubblica Mattarella), a L’Aquila i potenti sono tenuti in grande considerazione e sono super tutelati proprio da quella magistratura che dovrebbe garantire parità di trattamento per i tutti i cittadini indistintamente (indipendentemente dal loro ruolo nella società), che però spesso fa supporre una sua sudditanza nei confronti della politica, e del potere in generale.

Rapporto choc della Dia: 9 città sono ostaggio della mafia nigeriana, la più feroce in Italia

l'integrazione di Black Axe in Canada

l’integrazione di Black Axe in Canada

razzisti, la mafia è bella. Per quello che a Palermo gli agguati che ridocono in fin di vita una persona non sono diretti ai vari boss che si aggirano ma ad avversari politici.


febbraio 16, 2018
«la mafia straniera più feroce e strutturata in Italia». Rapporto choc della Direzione Investigativa Antimafia, nove grandi città italiane sono ostaggio della violenta mafia nigeriana.
La precisazione, tra persone intelligenti, sarebbe inutile; ma, a scanso di equivoci, la facciamo comunque: quando parliamo di «mafia nigeriana» in Italia, ci riferiamo ai nigeriani dediti al crimine, non certo ai loro connazionali estranei alla delinquenza.
 
Detto ciò, per comprendere il contesto «socio-antropologico» in cui si muovevano i tre presunti killer nigeriani che hanno massacrato la povera Pamela Mastropietro, è opportuno fare un passo indietro. E analizzare la repentina mutazione genetica e il veloce consolidamento sul territorio nazionale di questi clan che la relazione 2016 della Dia (Direzione investigativa antimafia) definisce «la mafia straniera più feroce e strutturata in Italia».
 
L’ultimo rapporto dell’intelligence, già nell’introduzione, offre uno scenario inquietante: «Il radicamento nel nostro Paese di tale consorteria eemerso in diverse inchieste, che ne hanno evidenziato la natura mafiosa, peraltro confermata da sentenze di condanna passate in giudicato».
Il rapporto degli esperti spiega come l’organizzazione si sia gradualmente trasformata da «gregaria» a «dominante»: se infatti fino al 2010 (l’anno della tristemente nota rivolta di Rosarno) le bande nigeriane, per poter «lavorare», dovevano pagare il pizzo alle mafie autoctone (camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta), da quel momento in poi assistiamo a un «progressivo affrancamento caratterizzato da un modus operandi connotato da inaudita violenza». Risultato: in regioni come Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Piemonte, Veneto i tre nuclei storici della mafia nigeriana (Aye Confraternite, Eiye e Black Axe) assumono un ruolo egemone, monopolizzando in importanti città (Torino, Verona, Bologna, Roma, Macerata, Napoli, Palermo, Bari, Caserta) i mercati dediti a prostituzione, spaccio di droga, traffico di armi, usura, racket delle scommesse, tratta dei migranti e perfino truffe on line.
 
Anche per tale ragione quella nigeriana è la comunità straniera presenta in Italia che commette più reati e registra il maggior numero di espulsioni.
 
Un tempo l’antica leadership si limitava solo al caporalato di stampo schiavistico. Poi il salto qualitativo. Tra le città ostaggio della mafia nigeriana c’è anche Macerata; qui Pamela Mastropietro ha incrociato i suoi carnefici nigeriani, qui Pamela è stata tagliata a pezzi con modalità tipiche della tradizione tribale nigeriana. È solo in questo senso che la mafia nigeriana c’entra con il delitto della 18enne romana.
 
«I tre nigeriani ora in carcere – spiega una fonte investigativa al Giornale – erano tutti e tre pusher affiliati certamente alle gang nigeriane che a Macerata controllano il business della prostituzione e dello spaccio di droga.
Questo non significa che la mafia nigeriana, in sé, sia coinvolta nell’omicidio della ragazza, ma semplicemente che tre suoi esponenti si siano macchiati di un delitto orribile».
E quel sezionare il corpo in maniera «scientifica»? «I riti voodoo non hanno attinenza con questo caso – spiega un inquirente – ma il modo con cui il cadavere di Pamela è stato fatto a pezzi rimanda a una tradizione tipicamente tribale propria della comunità nigeriana dove padroneggiare l’uso di mannaie e coltelli è pratica insegnata anche ai bambini».
Un’aggressività che «la mafia nigeriana esercita nella gestione dei suoi affari con efferate forme di militarizzazione».
 
Gli uomini restano sotto ricatto a vita. La loro attività primaria resta lo spaccio di droga. E se poi incontrano una ragazza fragile come Pamela, la invitano a casa. Per un festino. Mortale.
 
Con fonte Il Giornale redazione riscatto nazionale.net

Migranti, truffa nella gestione di un centro accoglienza in Calabria: sequestrati beni per 1,5 milioni di euro

mafia capitlaema quanto sono solidali le coop…tutti soldi degli antirazzisti antifascisti per puro spirito umanitario….Tutta questa solidarietà non è mai mostrata verso i 10 milioni di italiani in povertà assoluta..strane discriminazioni…Ci racconteranno che si tratta di pochi casi isolati..


Gli indagati Giuseppe Sera e Caterina Spanò sono accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, riciclaggio, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Attraverso le convenzioni con la Protezione civile e il ministero degli Interni, la società Le Rasole riceveva soldi pubblici che finivano nelle casse della General Service
Ricavi ottenuti gestendo un centro di accoglienza per migranti indirizzati, con un giro di false fatturazioni, a una “holding di fatto” riconducibile a due persone. Per questo la Guardia di finanza di Reggio Calabria ha sequestrato beni per oltre un milione e mezzo di euro nell’ambito di un’indagine per truffa aggravata ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, riciclaggio, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
Su richiesta del procuratore vicario Gaetano Paci, dell’aggiunto Gerardo Dominijanni e dei sostituti Massimo Baraldo e Stefano Musolino, il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso un decreto di sequestro preventivo delle quote di due società, la Ma.Co. Costruzioni e la cooperativa sociale Le Rasole che aveva gestito fino al 2013 un centro di accoglienza per migranti e richiedenti asilo a Rogliano in provincia di Cosenza. Gli uomini dei colonnelli Flavio Urbani e Agostino Brigante hanno sequestrato anche due immobili a Reggio Calabria. Con lo stesso provvedimento, la Procura ha disposto il sequestro “per equivalente” anche dei beni che costituiscono il profitto dei reati tributari per oltre 440mila euro.
 
Complessivamente sono 17 gli indagati nell’inchiesta, partita da un’indagine che il Nucleo di polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle stava conducendo sui reati fallimentari e fiscali che hanno riguardato due società, I Picari e Termoidea.
 
Gli accertamenti, attraverso una puntuale ricostruzione documentale e dei flussi finanziari, hanno consentito agli investigatori di scoprire l’esistenza di una società di fatto riconducibile a due degli indagati, Giuseppe Sera e Caterina SpanòQuesti ultimi, secondo gli inquirenti, anche attraverso l’interposizione fittizia di terzi soggetti, hanno posto in essere operazioni societarie e immobiliari con chiare finalità fraudolente. Operazioni che hanno riguardato, per esempio, l’effettuazione di spese personali (per oltre 150mila euro) attraverso carte di credito intestate a società fallite, contratti simulati di immobili, contratti di affitto di rami d’azienda che prevedevano la cessione di tutti i beni della Termoidea in favore della General Service. Ma anche l’indebita appropriazione degli incassi di questa società per un importo superiore a 425mila euro utilizzati poi per l’acquisto di immobili. Soldi questi che in gran parte (quasi 400mila euro) provenivano in realtà dalla società cooperativa Le Rasole, rappresentata da Daniela Ferrari, che aveva gestito fino al 2013 il centro di accoglienza per migranti e richiedenti asilo di Rogliano.
 
Il giochetto era semplice: attraverso le convenzioni con la Protezione civile della Calabria e il ministero degli Interni, la società Le Rasole aveva disponibilità di soldi pubblici che doveva spendere per la gestione dei migranti. Con false fatturazioni, relative a lavori di manutenzione e ristrutturazione degli edifici presso cui erano ospitati i migranti (di fatto mai eseguiti), circa 353mila euro finivano nelle casse della General Service.
 
Come se non bastasse, gli amministratori della cooperativa hanno falsamente attestato agli enti pubblici l’idoneità della struttura ricettiva per il ricovero dei migranti. Ecco quindi che i 300 posti letto dichiarati, in realtà erano 155 effettivi e la disponibilità di due strutture alberghiere, di fatto era una sola con il risultato che Le Rasole avrebbe percepito indebitamente quasi 210mila euro.
 
“L’attività di accoglienza degli immigrati, sovvenzionata dalla prefettura di Cosenza, – è scritto nel decreto di sequestro – ha garantito, difatti, agli indagati grossi introiti che sono stati indirizzati alle società di quella che, correttamente, viene definita come la holding di fatto Sera-Spanò. Ciò è avvenuto, in specie, mediante un sofisticato sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti”.
 
La cooperativa Le Rasole, infatti, partecipava ai bandi del 18 febbraio 2011 e del 13 aprile 2011 per la gestione dell’emergenza migranti, “stipulando poi – ricordano i magistrati – due convenzioni con il ‘Settore Protezione civile del Dipartimento Presidente della Giunta Regionale della Calabria’ che le facevano incassare, nel tempo, ben 3milioni 266mila euro. Il denaro così guadagnato veniva, poi, disperso tra le varie società del gruppo Sera-Spanò e, successivamente, diveniva oggetto di appropriazione da parte degli indagati”.
I migranti dovevano essere ospitati in due strutture, “La Calavrisella” a Rogliano e il “Mediterraneo Park Hotel” a Sant’Eufemia d’Aspromonte. In quest’ultimo residence dovevano però essere eseguiti lavori di ristrutturazione. Ma “dalle indagini – scrivono sempre i magistrati – emerge come questi siano stati fatturati e pagati, ma non eseguiti”. di Lucio Musolino | 15 febbraio 2018

Bande paramilitari di migranti pronte all’assalto

bande paramilitaridei lavori che gli italiani non vogliono più fare.

“Gruppi di migranti nigeriani che in un primo momento collaboravano con le mafie per lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico delle droghe, ora stanno organizzando bande paramilitari per controllare il territorio italiano”, a rivelarcelo un articolo del “Times” del 29 giugno 2017, a cui si sono aggiunte pubblicazioni del “The Guardian” dell’agosto scorsoParlano di gang criminali nigeriane e centrafricane che operano in Italia, già soprannominate dall’intelligence britannica “I Vichinghi”: “I membri sono soliti portare il machete come arma – riferiscono le fonti britanniche – hanno prima controllato il traffico di esseri umani, ed oggi usano il capoluogo siciliano come punto d’approdo e smistamento in Italia per centinaia di migliaia d’immigrati clandestini”.
Secondo la stampa inglese il territorio italiano sarebbe ora a forte rischio di “tribalizzazione territoriale”, ovvero le bande di migranti potrebbero appropriarsi di aree e difenderle come usano fare nelle zone del centro Africa già attraversate da guerre civili e atavici conflitti tribali.
Rodolfo Ruperti, capo della polizia di Palermo, aveva dichiarato al Times che “la gang dei Vichinghi è sorta mentre la polizia sgominava l’organizzazione dell’Ascia Nera (struttura mafiosa nigeriana in Italia): quando elimini una gang, subito altre vengono a colmarne il vuoto”. Secondo le fonti britanniche si sarebbe ormai a cospetto di “organizzazioni molto gerarchiche, con capi presenti in ogni città”.
 
Il rischio secondo gli inglesi è che, messi alle strette (o progettando una supremazia sugli italiani) potrebbero anche armare i centri d’accoglienza, e coloro che vivono nei palazzi occupati, per fronteggiare le forze dell’ordine in eventuali focolai di guerriglia urbana: l’esempio dello sgombero nei pressi di Roma-Termini avrebbe potuto avere di queste conseguenze.
 
L’ulteriore restrizione dei flussi migratori verso la Gran Bretagna sarebbe stata operata dal governo di Londra dopo le relazioni dell’intelligence. Di più, il caso italiano sarebbe oggetto di studio e preoccupazione, al punto che Scotland Yard avrebbe consigliato maggiore controllo sui voli in entrata dall’Italia, e perquisizioni accurate sui vettori su rotaia e gomma che attraversano il canale. Dal canto loro i francesi hanno già in due occasioni fronteggiato gruppi paramilitari nelle banlieue parigine, ricorrendo all’esercito in supporto alla Gendarmerie.
Ma la politica italiana sarebbe quella di non allarmare la popolazione circa il rischio d’assalti da parte di gruppi “paramilitari extracomunitari”. Anche se bande sudamericane avrebbero già il controllo d’una decina di edifici a Milano e d’una zona non ben definita a Genova. Va rammentato che lungo l’Adriatico sarebbero già state segnalate bande di africani. Qualche funzionario di polizia ventila che ordini superiori avrebbero minimizzato il fenomeno, etichettandolo come ininfluente sotto il profilo dell’ordine pubblico. Evidentemente necessita attendere che si manifestino con i fatti, e cioè non basta qualche stupro o rapina per gridare al fenomeno diffuso.
 
Occorre che bande paramilitari di migranti assalgano aziende agricole e piccoli centri rurali, che s’approprino arma alla mano di pezzi del Paese… allora forse lo Stato democraticamente sonnacchioso si desterà, forse proponendo di dialogare con gli eventuali nemici. Il Papa ci dirà di perdonare loro ogni peccato, ma soprattutto qualcuno ci rammenterà che prima di tutto sono rifugiati politici.
di Ruggiero Capone 14 settembre 2017

Riti voodoo per costringere minorenni a prostitursi, presi due nigeriani e un ghanese

prostitute nigerianema no è solo brava gente che scappa dalle guerre e dalla fame…..che importa se ci sono indagini della DIA che da anni indagano su questi gruppi mafiosi che compiono anche crimini rituali…tutte dicerie. Fortuna che alle femministe antirazziste antifasciste non importa della sorte e della vita di queste ragazze, per giunta straniere. E’ la mafia bellezza.


Arrestati a Lodi 7 nigeriani, tra i quali uno stregone: reclutavano le prostituteDurante un rito, alle ragazze veniva fatto firmare un contratto, in cui si impegnavano ad arrivare in Italia e lavorare fino a restituire 30mila euro

Riti voodoo per costringere minorenni a prostitursi, presi due nigeriani e un ghanese
Tre arresti della polizia in provincia di Caserta, finiscono in manette due nigeriane e un ghanese. L’inchiesta nata dal racconto choc di una minorenne
 
Sotto la minaccia dei riti voodoo costringevano ragazze minorenni a battere i marciapiedi, finiscono in manette due donne di nazionalità nigeriana e un uomo originario del Ghana, a Castelvolturno, in provincia di Caserta.
Il caso è venuto alla luce grazie alla fuga di una 17enne che, scappata dalle grinfie dei suoi aguzzini, ha rivelato il suo calvario agli inquirenti. Giunta in Italia nel 2016, riuscì a “sparire” nell’agosto del 2017, raggiungendo il Nord Italia. Qui ha rivelato ai poliziotti quello che era stato il suo incubo. La giovane ha raccontato di essere stata costretta a prostituirsi dalla “magia nera” praticata dalla maman, la donna che l’aveva “ospitata” in casa sua in Campania. Quando e se si ribellava, però, le minacce diventavano vere e proprie aggressioni fisiche. La “padrona” arrivò, come la giovane ha raccontato agli investigatori, a stringerle le mani alla gola per soffocarla. A condividere la sua sorte, ha raccontato la ragazza, c’erano anche altre due giovanissime che però gli inquirenti non sono riusciti ancora a rintracciare.
 
A dare aiuto alla “maman”, 48enne, c’erano il suo compagno di 32 anni e un’altra donna di 38, il cui ruolo sarebbe stato quello di supervisione sulle ragazze in strada. Doveva, cioé, osservare i comportamenti delle giovani e riferire eventuali problemi e insubordinazioni. Adesso rispondono, a vario titolo e in concorso tra di loro, dell’ipotesi di reato di riduzione in schiavitù pluriaggravata.
 
Gli arresti in Campania confermano che quello della prostituzione continua a rappresentare un affare lucroso e importante che arricchisce le cosche criminali africane.
Giovanni VassoGio, 15/02/2018 – 10:46

I “ribelli” hanno fornito le informazioni a Israele per attaccare la Siria

Non è violazione della sovranità? Siria, nuovo raid israeliano vicino a Damasco Perché l’ONU tace? Poi Israele si arrabbia se gli abbattono un caccia sui cieli altrui

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I sedicenti ‘ribelli’ che da anni lottano contro l’esercito siriano hanno fornito informazioni vitali per le forze di guerra del regime di Israele, in modo che potessero attaccare le posizioni militari siriano, nonché di comunicare gli obiettivi colpiti.
Come sottolineato dal quotidiano israeliano, ‘The Times of Israel’, l’aviazione israeliana durante la sua ultima aggressione effettuata in Siria, è stato in grado di identificare alcuni dei bersagli e le strutture dell’esercito siriano con l’aiuto di gruppi armati dell’opposizione siriana, i sedicenti “ribelli”.
Con il pretesto di una presunta violazione dello spazio aereo delle alture del Golan occupate da Israele, da parte di un drone proveniente dalla Siria, ieri, l’aviazione israeliana ha effettuato una serie di attacchi i contro le varie regioni del paese arabo , anche se hanno ricevuto una risposta dura dalla difesa antiaerea della Siria che ha abbattuto un F-16.
Nell’articolo, tuttavia, si riconosce che un comandante dell’opposizione siriana ha fornito alle fonti israeliane la lista delle 12 installazioni militari siriane da bombardar agli aerei da combattento israeliano.
Tra gli obiettivi forniti dal comandante siriano “ribelle” c’erano diverse basi militari situate vicino a Damasco, e in alcune regioni della provincia centrale di Homs, aggiunge il quotidiano israeliano, sostenendo che molte erano iraniane.
Questi obiettivi da colpire hanno incluso anche un centro di comando mobile nel strategica base aerea militare T4, nei pressi della città siriana di Palmyra (al centro), che secondo il comandante “ribelle”, è “temporaneamente” fuori uso a causa dei bombardamenti israeliani.
Fonte: The Times of Israel Notizia del: 11/02/2018

I RUSSI FANNO “INGERENZE”, GLI AMERICANI “INSEGNANO LA DEMOCRAZIA” NELLE ALTRUI ELEZIONI

Budapest.  Il  ministro degli esteri ha convocato l’incaricato d‘affari  USA David  Kostelancik causa il piano americano di finanziare le pubblicazioni rurali in Ungheria. Budapest ritiene quest’azione una “ingerenza politica” in vista delle elezioni che si terranno all’inizio del  2018. Gli Stati Uniti avevano reso noto lunedì di stanziare i  media  di campagna in Ungheria per addestrare e dare i mezzi ai giornalisti alla difesa dei media indipendenti. Il programma USA fornisce  alle piccole testate assistenza tecnica e finanziaria,  piccole sovvenzioni e altri strumenti”.

David  Kostelancik (ovviamente J) il 9 novembre ha attaccato con un durissimo discorso   la scarsa libertà di stampa in Ungheria,  concludendo: “La  difesa della libertà di stampa è fondamentale per gli interessi della nostra politica  estera”.  La sua rabbia viene dal fatto che i due quotidiani nazionali “indipendenti” (ossia probabilmente ispirati  se non pagati da loro,  globalisti  e filo-Usa),  Népszava and Magyar Nemzet  hanno pochissimi lettori, mentre invece hanno molti lettori 19 giornali regionali, perché ricchi di notizie locali delle  piccole  città che la gente vuol conoscere.  Tutti appartengono a  due  editori, Lőrinc Mészáros and Andy Vajna, troppo vicini ad Orban per i  gusti statunitensi.   I giornalisti locali hanno dunque bisogno di essere rieducati al pluralismo  (come i nostri italiani del resto, obbligati a partecipare ai “corsi di formazione” dove imparano cosa pensare del gender, degli LGBT e dell’immigrazione di massa)
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David Kostelancik parla  alla cena di Seder (Pasqua Ebraica) su invito del rabbino  ungherese Ferenc Raj e della “Bet Orim”, congrega  di ebrei riformati.  11 aprile 2017.
E proprio   da pochi  giorni  Victor Orban ha  accettato  di essere di nuovo il candidato del suo partito, Fidesz, per le elezioni dell’anno prossimo. Nell’accettare, ha detto: “Alcuni paesi in Europa hanno deciso  di  superare la cristianità e il  loro carattere nazionale; vogliono entrare  in un’era post-cristiana e post nazionale. Per adempiere al Piano Soros vogliono sradicare i governi   che rappresentano gli interessi nazionali in tutta Europa, il nostro compreso. Sono come gli agit-prop dell’era sovietica. Noi vecchi cavalli di battaglia li riconosciamo dall’odore”.
Sentite che linguaggio?  E Orban verrà rieletto quasi sicuramente.  Gli ungheresi potranno considerarsi fortunati se le ingerenze americane nei loro fatti interni si limiteranno a questo; basterà ricordare che in Ungheria, la sottosegretaria al Dipartimento di Stato Nuland (sempre J) ha speso  per sua ammissione 5 miliardi i dollari per operare il cambio di regime, e organizzare  le sanguinose proteste di piazza Maidan pagando 450 dollari il mese ai dimostranti neonazisti perché restassero in  piazza   con l’uso di cecchini addestrati in Polonia e mandati a sparar proiettili NATO imparzialmente contro i poliziotti e i dimostranti,per invelenire la rivolta.    Ingerenze statunitensi usano essere più brutali. Ma sicuramente Budapest lo sa e veglia.
E’  interessante tuttavia ricordare questo fatto di fronte all’immenso clamore mediatico-politico, che non accenna a diminuire nonostante l’inconsistenza delle prove,   sulle “ingerenze russe” nelle elezioni presidenziali Usa: avrebbero fatto votare Trump – scrive il Washington Post – dei”sospetti agenti russi” (manco sicuri, solo sospetti) stanziando 100 mila dollari  in tre anni  per acquistare dei “banner” su Facebook – niente male come produttività,  se si pensa che ufficialmente Hillay Clinton ha speso 834milioni di dollari per “non” farsi eleggere, e Trump 70 milioni.
(Sulla inconsistenza delle indagini del procuratore speciale Mueller,a 16 mesi dall’apertura, si veda qui:
Il fatto è che nonostante l’inconsistenza, come sapete, questo grido contro le ingerenze russe non solo non accenna a calare in Usa (un procuratore speciale è stato incaricato  di trovare le prove), ma  si espande in alti paesi.
In Catalogna, El Pais ha scoperto che l’ingerenza russa “funziona a pieno ritmo”: la prova consistendo nel fatto  che Russia Today ha titolato “il dittatore Francisco Franco torna vittorioso”.
In Germania, la Merkel ha attribuito la sua mezza  sconfitta all’ingerenza e disinformazione da Mosca. Che dico?Tutta l’Unione Europea è in pericolo perché subisce l’ingerenza  di Putin!
In Inghilterra, l’ingerenza russa ha prima provocato il Brexit e poi indebolito la premier Theresa May, che  l’ha denunciata con le più vibranti parole”: “Combatteremo le interferenze  russe  nelle votazioni europee ! La Russia ha violato in maniera reiterata lo spazio nazionale di vari Paesi europei e ha portato avanti una campagna attraverso uno spionaggio cibernetico, compresa l’ingerenza nelle elezioni”.
Il vertice della comicità involontaria è stato raggiunto dal Corriere della Sera.  Il 14 novembre ha pubblicato questa foto:
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Sopra questo titolo:
RUSSIAGATE
14 novembre 2017 – 13:29
La musulmana «indifferente» tra i cadaveri di Londra? Un troll russo
E, ci spiega il gran  giornale,
“La foto della donna musulmana che parla al telefono mentre cammina accanto alle vittime dell’attentato sul ponte di Westminster era diventata virale su Twitter come simbolo dell’indifferenza degli islamici verso l’orrore dell’attacco di quel 22 marzo”.
E’ stata diffusa da  “un tweet che aveva lanciato la foto accompagnato dall’hashtag #BanIslam che recitava: «La donna musulmana non presta la minima attenzione all’orrore dell’attacco, cammina tranquillamente accanto a un uomo che sta morendo e controlla il suo telefono».
Ed ecco la prova fornita dal Corriere per sostenere che quell’hashhtag è un troll russo:
“Ora emerge – ne dà notizia l’Independent – che l’account da cui è partito tutto, @Southlonestar, è un troll russo, uno dei 2700 account falsi creati all’ombra del Cremlino per diffondere fake news e influenzare la politica britannica e americana. L’account, con oltre 16 mila follower, è associato a Texas Lone Star, che si definisce «un orgoglioso patriota texano e americano»: ha sostenuto la corsa di Trump alla Casa Bianca e anche twittato a favore della Brexit nel giorno del referendum.”
Non viene mostrata nessuna prova che Southlonestar sia “un troll russo, uno dei 2700 account falsi” ; ma il Corriere è sicuro che si  tratti non di un texano (come) ma di un troll di Mosca perché “Ha sostenuto la corsa di Trump alla Casa Bianca e anche twittato a favore della Brexit”.
 
Attenti, non c’è nulla di innocente in  queste così plateali e comiche menzogne. Lorsignori si preparano a censurare  sul web, e a perseguire in  giudizio, tutti coloro che “hanno sostenuto la corsa di Trump, twittato a favore del Brexit”, o  criticato Angela Merkel, o  simpatizzato   per il secessionismo catalano – ancor più  per Marine Le Pen e Salvini in Italia.  Tutti costoro non esercitano il loro diritto alla loro opinione, ad essi va negata la libertà  di espressione,  le loro critiche non devono circolare, ad essi va vietato partecipare alle  elezioni perché sono dei “troll di Putin”.  Sicuramente, e senza  bisogno di prove ulteriori.
Chi denuncia  la de-industrializzazione, il martirio della Grecia e lo status permanente di paradiso fiscale del Lussemburgo patria di Juncker, chi critica l’azione della BCE, insomma chi ha idee politiche alternative rispetto al Sistema,  non è un concorrente nella democrazia; è un  agente di Putin, servo di una potenza straniera.
Mosca fa “ingerenze”,ma se gli Stati Uniti pagano la stampa in Ungheria per influire sulle elezioni, è “liberà di stampa”. Capite bene dove questo coro dei media porta: al totalitarismo in Occidente, come dice Orban, vecchio combattente del  sovietismo, lui “li riconosce dall’odore”.  Da noi non c’è questa finezza di odorato.

STANGATA SULLA BOLLETTA! LA SCOPERTA CLAMOROSA DELLA GABANELLI!

VIDEO QUI http://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/consumate-poca-elettricita-pagherete-46percento-piu-bolletta/21f7bdd6-0b1c-11e8-9333-a02b6d017075-va.shtml?cmpid=tbd_98b58bc0yk_twitter

STANGATA SULLA BOLLETTA! LA SCOPERTA CLAMOROSA DELLA GABANELLI!
9 febbraio 2018
La “tassa” sui sacchetti bio che ha suscitato polemiche ad inizio 2018 è solo la punta dell’iceberg di una serie di costi che incideranno sul budget delle famiglie italiane nell’anno in corso.
Tra i tanti rincari ci sono gas e luce, che aumentano rispettivamente del 5,3% e del 5%.
Si tratta di un’ulteriore costo di circa 80 euro all’anno che le famiglie italiane dovranno sostenere. E se pensate di consumare poca elettricità per risparmiare, dal 2019 non potrete più farlo.
Spiega Milena Gabanelli nella sua rubrica “Dataroom” per il Corriere della Sera
“La prossima bolletta della luce arriverà con un aumento del 5,3%, quella del gas del 5% , che fanno 80 euro a famiglia. Perché? Servono a dare incentivi, al risparmio energetico, a finanziare nuove infrastrutture? A cosa serve questo aumento?
L’Autorità per l’energia lo spiega bene.
Il prezzo del gas aumenta durante i mesi freddi, anche se finora abbiamo avuto un inverno piuttosto temperato. Poi c’è stata un’estate troppo calda e si è prodotto poco idroelettrico e c’è una dispersione sulle reti del Sud; che vuol dire: non è stata fatta la manutenzione. Una voce che paghiamo in bolletta e che ha avuto un aumento del 50% negli ultimi 7 anni”.
L’ex conduttrice di “Report” prosegue elencando le ragioni dei rincari:
“Detto ciò, se uno va a vedere bene dentro la delibera, le ragioni, il grosso di questo aumento è dovuto a ben altro.
Primo: un decreto silenzioso di fine dicembre ha stabilito che bisogna fare lo sconto a chi di energia ne consuma molta. Dal gruppo Mercegaglia a Pirelli, da Ilva a Lactalis (che tra l’altro è pure francese), Acqua Nepi, Uliveto, San Bendetto, gruppo Zegan, De Cecco, Rana. Insomma 2800 grandi imprese. E il conto, 1,7 miliardi, lo pagano le famiglie e le piccole imprese.
Secondo: incentivi alle rinnovabili. Giustissimo! Ma si danno anche agli impianti che producono elettricità con le schifezze (scarti industriali, oli pesanti), pratica che è stata vietata dalla Commissione europea dal 2003.
Terzo: finanziamento ai certificati bianchi. Servivano a fare efficienza. Ora servono a fare cassa alle società di distribuzione di energia elettrica. E non solo. Costano ai cittadini 7 milioni di euro al giorno”.
La mazzata ai cittadini arriverà però il prossimo anno: chi paga poco per l’elettricità si troverà in bolletta un aumento del 46%. Spiega Gabanelli:
“Da gennaio dell’anno prossimo arriva il bello! Scrive l’Autorità: ‘Con la riforma tariffaria, chi consuma poco si vedrà applicato un aumento fino al 46%’. Cioè tutte le famiglie!
Il che vuol dire: è inutile stare lì a risparmiare, tenete pure tutte le luci accese che tanto non fa differenza!
Ora, c’è una ragione per fare tutto questo: rendere più competitive le grosse imprese e incentivare all’uso dell’elettrico al posto del fossile.
Però, allora, ditelo dritto per dritto! Abbiamo deciso di favorire i grandi, qualcuno deve pagare questo prezzo e lo facciamo pagare ai piccoli. Invece di raccontare le storie dell’inverno freddo e dell’estate calda, no?”