LE TERRORISME DJIHADISTE EST UN MONSTRE A 3 TETES WAHHABITES (SAOUDS, ARMÉE PAKISTANAISE, QATAR)

PANAFRICOM-TV/

LUC MICHEL:

sur https://vimeo.com/232257958

PANAF-TV - LM 3 têtes wahhabites (2017 09 01) FR

Luc MICHEL,

Dans EDITION SPECIALE Sur AFRIQUE MEDIA

THEME DE L’EMISSION :

« LE QATAR, VERITABLE FINANCIER DES GROUPES TERRORISTES ? »

Le sujet vu par AFRIQUE MEDIA :

« Comment éviter le plan de déstabilisation de l’Afrique centrale par le Qatar ?

Le Tchad, l’Arabie saoudite, l’Egypte, les Emirats arabes unis et Bahreïn ont rompus leurs relations diplomatiques avec le Qatar. Ceux-ci  ont  invoqué des questions de sécurité nationale pour justifier la rupture des relations diplomatiques avec leur voisin. Ils l’accusent, en effet, de déstabiliser la région et de soutenir des « groupes terroristes ». D’après des sources concordantes, le Qatar serait impliqué très considérablement dans le financement des groupes terroristes tels que ( Boko haram, Al-Qaida, l’organisation Etat islamique et la confrérie des Frères musulmans ) ».

LE POINT DE VUE DE LUC MICHEL (QUI A UNE AUTRE VISION DU DOSSIER) :

« LE TERRORISME DJIHADISTE EST UN MONSTRE A 3 TETES – WAHHABITES – SAOUDS, ARMÉE PAKISTANAISE, QATAR – ET IL FAUT COUPER LES TROIS ! »

Le géopoliticien Luc MICHEL traite notamment les thèmes suivants :

* Le terrorisme est un monstre à trois têtes : Saouds, Pakistan, Qatar.

Ne pas se focaliser sur une seule tête, ce qui serait l’erreur majeure !

* Pourquoi le choc Ndjaména-Doha est purement une affaire locale Tchad-Lbye-Qatar !?

Hissein Brahim Taha, ministre tchadien des Affaires étrangères confirme, dans une interview accordée à RFI que « Le problème actuel avec le Qatar est un problème bilatéral. Ce n’est pas la poursuite de la crise diplomatique née dans le pays du Golfe » …

* Mythes et réalités du Terrorisme qatari.

* Voir aussi sur EODE-TV/

LUC MICHEL: LE TERRORISME EN AFRIQUE,

GENESE, EVOLUTION, FORCES EN PRESENCE

(LIGNE ROUGE, 25 AOUT 2017, AFRIQUE MEDIA) sur https://vimeo.com/231549968

* Sur SYRIA-COMMITTEES-TV/

LUC MICHEL : POUTINE – ASSAD – DEBY ITNO.

LES TROIS PRESIDENTS QUI COMBATTENT VRAIMENT LE DJIHADISME !

(PCN-TV)

sur https://vimeo.com/228646110

Images EODE-TV (Bruxelles)

Multiplex avec Douala-Malabo

Emission EDITION SPECIALE du 30 août 2017 Sur AFRIQUE MEDIA

_____________________

EODE ORGANISATION …

# EODE-TV :

* EODE-TV https://vimeo.com/eodetv

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* Page Officielle EODE-TV

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# ЕВРАЗИЙСКИЙ СОВЕТ ЗА ДЕМОКРАТИЮ И ВЫБОРЫ (ЕСДВ)/ EURASIAN OBSERVATORY FOR DEMOCRACY & ELECTIONS

(EODE) :

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REGENI, NEW YORK TIMES, “DITTATORI” – CARO ALESSANDRO DI BATTISTA, GUARDA MEGLIO

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/09/regeni-new-york-times-dittatori-caro.html

MONDOCANE

VENERDÌ 8 SETTEMBRE 2017

Questa è una lettera che avevo indirizzato ad Alessandro Di Battista in merito al suo intervento alla Camera sul caso Regeni-NYT e, per conoscenza, ad alcuni parlamentari 5Stelle di mia conoscenza. Non ho ricevuto risposta e questa lettera diventa pubblica, anche perché contiene considerazioni che possono essere indirizzate a molte altre persone

Questa che è una critica all’intervento del deputato 5Stelle e un invito a riconsiderare certe sue posizioni, non mette minimamente in questione la stima e la solidarietà che ho nei confronti di tante ottime battaglie condotte da Di Battista, alcune delle quali sono state anche da me condivise sul campo

Caro Alessandro Di Battista,

faccio il giornalista da oltre mezzo secolo, oggi indipendente ma  vengo da organi come la BBC, Paese Sera, Panorama (pre-Berlusconi), L’Espresso, The Middle East, Giorni Vie Nuove, Astrolabio,  Rai-TG3. Ho sostenuto molte attività del M5S e con il MoVimento e suoi illustro sostenitori ho organizzato nella mia zona pubbliche iniziative (con Morra, Ruocco, Imposimato, Lanutti, Scibona, Bertorotta…) Ho intervistato deputati e senatori del MoVimento, compreso te, sono amico della senatrice Ornella Bertorotta e ho partecipato a numerose vostre iniziative alla Camera e al Senato. Miei documentari sono stati presentati al Senato. Ho lavorato con militanti  5Stelle sul territorio per i miei documentari e articoli No Tav, No Muos, No Triv, No Basi, terremotati. Spero che tutto questo mi dia un po’ di credibilità.

Conosco la tua esperienza in America Latina e nel Sud del mondo e quindi presumo una tua conoscenza del modus operandi di certe grandi potenze dagli insopprimibili appetiti coloniali in quelle parti del mondo.

Perciò sono rimasto sinceramente esterrefatto per le tue dichiarazioni alla Camera sulla questione Giulio Regeni e, in particolare, per aver accreditato la manifesta bufala di un giornale come il New York Times sulle presunte “prove inconfutabili”, di un suo articolo assolutamente privo di prove inconfutabili, che sarebbero state fornite da un oscuro e anonimo funzionario dell’amministrazione Obama. Prove di cui da allora non si è saputo più nulla. Documenti di cui il governo italiano dice di non aver mai saputo nulla (e mi sembra difficile negare qualcosa che potrebbe poi, apparendo, ritorcersi in maniera disastrosa su chi aveva negato). Considerare il NYT lo standard aureo dell’informazione è perlomeno azzardato, visto il ruolo che questo quotidiano, espressione dell’estrema destra israeliana, ha sempre sostenuto nell’avallare le ragioni, false, per tutte le guerre d’aggressione Usa, comprese le famigerate armi di distruzione di massa.

 La questione Regeni è complessa e vi si incrociano interessi dichiarati e altri molto poco dichiarati. Merita un’analisi attenta come quella che in parecchi, compreso il sottoscritto, vi hanno dedicato. Va inquadrato nella contesa geopolitica sul controllo dell’Egitto e dei suoi rapporti con un paese cruciale nel Mediterraneo come l’Italia, controllo che è diventato oggetto di contesa tra potenze varie,  soprattutto da quando l’Egitto, sotto la spinta di  una rivolta di massa (molto meno che di un golpe militare che l’ha solo assecondata), si è liberato del regime oppressivo e integralista  dei Fratelli musulmani, da sempre fiduciari degli interessi coloniali occidentali nel mondo arabo e matrice di buona parte del terrorismo che oggi vi imperversa.

 Ciò che turba  nell’accanita campagna per la verità per Giulio Regeni è che tutti trascurano i precedenti professionali del giovane e in particolare il suo lavoro per un gruppo di persone specializzate in operazioni sporche: i dirigenti dell’impresa transnazionale di spionaggio “Oxford Analytica” John Negroponte, organizzatore degli squadroni della morte in Nicaragua e Iraq, Colin McColl, già capo dell’MI6, e David Young, processato e incarcerato per il suo ruolo nello scandalo Watergate. E tutti fingono anche di non vedere come, nelle sue trattative con il capo del sindacato ambulanti, Regeni rifiutasse di sostenere le cure per la moglie dell’interlocutore ammalata di cancro, ma fosse disposto a pagargli  ingenti somme purchè presentasse “progetti”. Quali “progetti”, a nome di chi? Comportamento sufficiente per alimentare sospetti, non solo nel suo interlocutore. E’ stato mai chiesto all’Università di Cambridge, o a Oxford Analytica, per quali progetti a Regeni fossero state messe a disposizione decine di migliaia di euro?

L’interesse di governi Nato, in particolare anglosassoni e francese, concorrenti con quello italiano nella corsa alle risorse energetiche (incalcolabili, al largo dell’Egitto) nel Mediterraneo e in Libia, e, quindi, una strategia per emarginare un’Italia una volta fortemente egemone in quel settore (come accadde con Enrico Mattei), si è resa evidente con l’intensificarsi dei rapporti di questi governi con il pur tanto deprecato Al Sisi, nel momento spesso in cui, con scoperta ipocrisia, i media più rappresentativi di queste potenze si accanivano sul caso Regeni e condannavano l’Italia per aver ristabilito rapporti diplomatici con l’Egitto.

Ne risulta evidente che l’interesse del NYT, portavoce dei circoli neocon del complesso militar-industrial-finanziario Usa, a sollevare il caso Regeni, ha molto poco a che fare con i diritti umani (sul cui abuso lo stesso giornale tace ostinatamente quando si tratta di regimi alleati o subalterni), o con la sorte del giovane ricercatore. Ha a che fare con la negazione all’Italia di qualsiasi sovranità e autodeterminazione in politica estera ed economica. 

L’esperienza storica, da Enrico Mattei ad Aldo Moro, ma anche con Minniti oggi, dimostra che la coalizione israelo-euro-atlantica non consente all’Italia una politica estera autonoma, che valorizzi i nostri rapporti di mutuo beneficio con i paesi arabi. Il nostro, per l’alleanza diseguale in cui siamo inseriti, era e dovrebbe rimanere un ruolo ancillare. Quanto al Medioriente, l’attuale offensiva contro l’Egitto è con ogni evidenza la persecuzione di una strategia che punta alla frantumazione di Stati arabi forti, laici e indipendenti. Che ha già lasciato sulla sua strada la Libia e persegue la sua opera con  i tentativi di disgregazione, tra aggressioni dirette, surrogati jihadisti e della Fratellanza Musulmana, di Siria, Iraq, Sudan. Ne abbiamo ricavato esclusivamente conseguenze negative.

Il M5S ha dato ripetute dimostrazioni di autonomia e chiaroveggenza nelle sue iniziative di politica estera. Penso alle posizioni sulle sanzioni alla Russia, su Nato, i paesi dell’A.L.B.A, l’Iran, la guerra alla Siria. L’allineamento con una campagna chiaramente strumentale contro l’Egitto, fondata su premesse del tutto indimostrate e su altre mistificate e occultate, mi auguro possa essere, alla luce di quanto sopra, sottoposto ad accurata verifica.

Per finire, permettimi di avvisarti sulla pericolosità di ricorrere a stereotipi assai sospetti e invariabilmente  strumentali, come quello di affibbiare la qualifica di “dittatore” a destra e manca. A parte che  in alcuni casi la qualifica è del tutto arbitraria (Milosevic, Putin, governanti eletti in modo molto meno fraudolento di quelli con cui si condizionano gli elettori nella cosiddette democrazie) e, in altri, non tiene conto di una realtà storica, culturale, politica, del tutto diversa dalla nostra, non solo mostra un’inclinazione all’eurocentrismo sempre un po’ colonialista, ma contribuisce a spianare la strada alle aggressioni delle potenze che si arrogano il diritto di impartire tali etichette. Si tratta di questioni che, come constatiamo ogni giorno, coinvolgono la vita e provocano la morte di milioni di persone, sulle quali non è consentita approssimazione o ripetizione di stereotipi.

Non occorre essere grandi etnologhi, antropologi o storici per capire che i modelli istituzionali usciti in Europa dalle rivoluzioni borghesi difficilmente sono applicabili a contesti completamente diversi. I paesi che si definiscono disinvoltamente e strumentalmente “dittature”, da parte, tra l’altro, di chi è sottoposto alla più feroce dittatura finanziaria e alle più proterve manipolazioni mediatiche, hanno alle spalle una storia diversa. E sono usciti all’indipendenza e alla modernità solo da pochi decenni, dopo secoli e millenni di tirannie imperiali. Erano dominati da autocrazie distanti e sanguinarie, romana, ottomana, britannica, francese e altre. Non gli era consentita la minima autodeterminazione politica, se non una limitata gestione degli affari locali minori, specie sulle controversie giudiziarie. Ogni forma di organizzazione politica era bandita. La tribù poteva darsi al massimo un capo, nella persona più anziana o autorevole, per le questioni locali e per l’interlocuzione con gli emissari dell’impero. Nell’immaginario collettivo, all’inizio dell’era dell’indipendenza e della nazione, il quadro era quello tribale del capo e dell’assemblea degli anziani. Non poteva non perpetuarsi all’alba della nascita dello Stato, tanto più se questo era da attribuirsi al merito di un padre della patria come è stato il caso nella maggioranza dei paesi decolonizzati. Credo che la legittimità di un governo, poi, si misuri anche dal consenso e dal confronto con la situazione del passato. Quella determinata da noi democratici europei.

Noi italiani, poi, del resto come gli inglesi, che con Churchill hanno gasato i civili iracheni, o i francesi delle torture algerine, dovremmo adottare un po’ di cautela nella condanne. Il maresciallo Graziani ha sterminato un terzo del popolo libico, 600mila, Gheddafi ha dato a tutti i libici dignità, acqua potabile e benessere, come riconosciuto dall’ONU che, nel 2011, aveva ancora classificato la Libia prima per “sviluppo umano” in Africa.

Aggiungo alcuni illuminanti dettagli, già ripetutamente riferiti in miei articoli sul blog e su FB, oggi riassunti da chi si occupa del caso da tempo e che non dovrebbero essere trascurati da chiunque voglia occuparsi, in alternativa ai produttori di fake news nei massa media al servizio del revanscismo neocoloniale, di politica estera con onestà e competenza.

Grazie dell’attenzione.

Con stima per tanta parte che il M5S e tu avete avuto nel prospettare agli italiani una sorte migliore.

Fulvio Grimaldi

www.fulviogfrimaldicontroblog.info

-Giulio Regeni è stato un brillante studente che ha studiato a lungo negli USA 
e poi in Gran Bretagna (UK).
-Nel momento in cui è stato inviato in Egitto per effettuare una non ben precisata “ricerca” sui sindacati indipendenti egiziani, stava per conseguire un dottorato di ricerca presso la prestigiosa Università di Cambridge.
-In precedenza, nell’UK, aveva lavorato negli anni 2013-2014 anche per la Oxford Analytica, una vasta organizzazione con migliaia di dipendenti, presente in molti paesi del mondo, incaricata ufficialmente di svolgere “analisi politiche”i cui principali dirigenti erano:
John Negroponte (cittadino USA), già importante agente della CIA ed organizzatore degli squadroni della morte in America Centrale che uccidevano gli oppositori antimperialisti di quell’area;
David Young (cittadino USA), già membro del gruppo di spie implicato nello scandalo Watergate, incaricato dal Presidente Nixon di spiare e raccogliere informazioni sul rivale Partito Democratico;
Colin McColl (cittadino UK), già alto dirigente del noto servizio di spionaggio britannico M16 (quello di 007).
-In Egitto Regeni era anche “visiting scholar” dell’Università Americana del Cairo, notoriamente implicata in iniziative atte a diffondere il pensiero e l’influenza USA nella classe colta egiziana e difendere gli interessi statunitensi.
-Durante il periodo in cui è stato in Egitto, Regeni ha pubblicato con uno pseudonimo vari articoli sui sindacati egiziani, anche sul “Manifesto”, ma si sa pochissimo sulla sua attività di “ricerca”.
-E’ certo che Regeni avesse aggangiato il sindacalista Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti.
-In una registrazione (parziale) diffusa da organi di stampa italiani qualche mese fa, si sente Regeni offrire 10.000 dollari ad Abdallah in cambio di fantomatici “progetti” non meglio specificati. Abdallah, già in contatto con la polizia egiziana,  registra il colloquio e chiede a Regeni denaro per sé. 
Regeni rifiuta e si mostra molto prudente. Forse già sa, o sospetta, che Abdallah lo sta registrando e lo ha già denunciato alla polizia. Di fatto Regeni è “bruciato”.
-Il 25 gennaio 2016 Regeni scompare in circostanze mai chiarite. Il suo cadavere, recante segni di gravi maltrattamenti e percosse, viene ritrovato il 3 febbraio in un luogo aperto, non nascosto e di facile accessibilità, presso l’inizio dell’autostrada per Alessandria.
-Proprio in quei giorni è in corso al Cairo un’importante riunione economica tra una delegazione italiana guidata dalla Ministra Federica Guidi ed una delegazione del Governo Egiziano. Tra gli argomenti trattati anche eventuali concessioni all’ENI relative al più grande giacimento di gas off-shore del Mediterraneo scoperto presso la costa egiziana.
-Il Ministro Guidi rientra precipitosamente in Italia (anche se si ritiene che trattative economiche siano continuate sottobanco).
-Le autorità italiane accusano gli inquirenti egiziani di scarsa collaborazione nelle indagini sull’assassinio e l’ambasciatore italiano viene fatto rientrare dal Cairo.Tutta la stampa italiana, ed i partiti ed i movimenti politici, tranne poche eccezioni, si scatenano in una prolungata campagna contro il Governo Egiziano, accusato quale mandante dell’omicidio (ma senza prove concrete). 
-L’Università di Cambridge rifiuta di collaborare con gli inquirenti italiani per chiarire l’esatto mandato ricevuto da Regeni. Nessuna pressione viene fatta dal Governo Britannico sull’Università di Cambridge o sulla Oxford Analytica perché forniscano chiarimenti sull’attività di Regeni. Lo stesso si può dire per il Governo USA nei confronti dell’Università Americana. Il Governo italiano non esercita pressioni e non prende alcun provvedimento verso le istituzioni ed i Governi di cui sopra.
-Solo pochi gruppi o persone in Italia si pongono il problema del “cui prodest”. L’omicidio Regeni ha certamente messo in difficoltà il governo egiziano, posto sotto accusa, e che non aveva interesse ad eliminare un informatore di basso profilo già “bruciato”. L’assassinio ha invece fortemente favorito gli interessi economici di altri paesi, come UK e Francia, che si sono affrettati a concludere una serie di accordi economici con l’Egitto profittando dell’allentamento dei rapporti Italia-Egitto e non mostrando nessuna solidarietà con l’Italia. Non appare peregrina l’ipotesi che l’informatore di basso profilo Regeni, già “bruciato”, sia stato “sacrificato” per creare una situazione come quella descritta sopra, magari con la complicità di qualche gruppo deviato dei servizi egiziani (eventualmente infiltrato dalla Fratellanza Musulmana, all’opposizione).
-Recentemente il Governo italiano decide di cambiare politica e riallaccia relazioni con l’Egitto, parlando di partnership ineludibile e di una possibilità di una maggiore collaborazione dei due stati anche nelle indagini..
-Si scatena l’attacco di ampi settori politici e della stampa, spesso facenti parte dell’area dell’interventismo “umanitario” (già sponsor delle guerre in Jugoslavia, Libia e Siria) al Governo, reo di un eccesso di realismo politico. 
Si comincia però in vari settori ad avanzare anche una critica alla non collaborazione di Cambridge e ad porre ipotesi alternative sull’omicidio e domande sulla reale attività di Regeni.
-In un’intervista il gen. Tricarico, ricoprente incarichi governativi (vedi sotto), ribatte alle accuse, parlando di “utili idioti” che non comprendono il reale contesto di questi tragici avvenimenti.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 12:07

SIRIA, VITTORIE! – Liberata la Stalingrado siriana

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/09/siria-vittorie.html

MONDOCANE

MERCOLEDÌ 6 SETTEMBRE 2017

Dopo tre anni di micidiale assedio,dell’Isis all’ultima grande città siriana ancora sotto suo controllo, Deir Ez Zor, il 138° battaglione dell’Esercito Arabo Siriano ha raggiunto la parte ovest della città e si è ricongiunto con l’eroica guarnigione che dal 2014, insieme ai 100mila abitanti, ha tenuto a bada, in una situazione di penurie di ogni genere, le orde del mercenariato Usa-Israele-Golfo. Foto dell’incontro danno la misura della gioia provata dai soldati, gli uni per aver tenuto duro in condizioni inimmaginabili, riforniti solo dall’aria, visto che erano riusciti a mantenere il controllo anche sull’aeroporto; gli altri, per aver visto la loro rapidissima avanzata, una vera guerra lampo, coronata dal successo e dalla salvezza di questo pezzo della patria. Un successo reso possibile anche dai costanti bombardamenti russi con missili Cruise sulle postazioni dei terroristi.
 
 
Ora l’esercito siriano proseguirà la riconquista verso i territori ancora occupati a est e a sud. Resta l’amarezza per un’altra importante città siriana, Raqqa, caduta in mano agli ascari curdi degli Usa e di cui non si intravvede la liberazione, insieme a tutto il territorio sul quale questi nuovi mercenari Usa hanno compiuto una terrificante pulizia etnica.
Oggi, comunque, è giorno di festa per la vittoria di un popolo e della sua leadership che sono riusciti a scompaginare i piani di distruzione e annientamento allestiti dai peggiori Stati-canaglia della storia umana.
Aggiungo il video dell’esultanza dei tifosi della Nazionale Siriana, avviata verso la qualifica ai Mondiali di calcio. Un’altra impresa-simbolo di un popolo impareggiabile in condizioni che è difficile immaginare altri avrebbero potuto superare. Grande Siria, grande Assad, grande Putin.
 

ВОЙНА ЕСТЬ ВОЙНА!/ LA GUERRE C’EST LA GUERRE, SALE TEMPS POUR LES ELITES COMPRADORES EN RUSSIE !

LUC MICHEL/ ЛЮК МИШЕЛЬ/
2017 09 06/

LM.NET - RU+FR ultimatum oligarques (2017 09 06) FR + RU

Война есть война.
Продажной элите все равно пришлось бы определяться. Просто изначально ставка была сделана на продажность народа. Санкции, курс доллара, цены, недовольство, восстание. Как сейчас помню вой на “эхе” о том, что вот вот, оставшиеся без пармезана, голодные обозленные “крымнашисты” выйдут на Красную площадь сносить режим. Реально ждали по часам, но не прошло и русские люди поддержали президента и суверенитет. (Наелись девяностых мы). Теперь очередь за элитами и президенту будет несладко. Но ему не привыкать, ибо он боец по природе. Хотя, на мой взгляд, это будет бой не на жизнь а на смерть. Элиты с%кливы, да и народу мало что могут предложить. Президент силен, но не всемогущ, но за него простые люди.
Да уж. Сложное время впереди.

АМЕРИКАНЦЫ РОССИЙСКУЮ ЭЛИТУ «ПОСТАВИЛИ НА СЧЕТЧИК», ЧАСЫ ТИКАЮТ

Обозреватели обращают внимание на появившийся в сети перевод принятого (некогда горячо любимым в Госдуме) президентом США Дональдом Трампом «Закона в целях противодействия агрессии иранского и российского правительств». В части России в течение 180 дней (до начала февраля 2018 года) необходимо выявить самых влиятельных российских олигархов и тех физических лиц, которые наиболее активно занимаются внешнеполитической деятельностью. Кроме того, президент США должен потребовать от российского правительства вывести войска с территории Абхазии, Донбасса, Крыма и Приднестровья, после чего передать контроль над границами властям Грузии, Украины и Молдавии соответственно.

Таким образом, российской финансово-политической и экономической элите дали 180 дней (до 2 февраля) на размышление и «сборы чемоданов». Это практический ультиматум, для одних дистанцироваться от «режима Путина», для других просто покинуть Кремль. Необходимая информация с большой вероятностью уже давно собрана. После 2 февраля 2018 года начнется преследование по «американским законам». Так сказать, посылка от доброго «дядюшки Трампа» на этапе российской предвыборной президентской кампании. Как говорится, «думайте-думайте ребята». Российскую элиту «поставили на счетчик», часы тикают.

Фактически Вашингтон зашел с «козырной карты», 26 лет зависимую элитку «воспитывали», давали в этой стране зарабатывать. Теперь задали конкретный вопрос: «вы все-таки с нами или не с нами».
Три года после присоединения Крыма российские элитарии «домкратили» как могли американскую экономику (за счет населения), уступали в рамках «консенсуса» во внешней политике и ожидали нормализации. Однако, получили не нормализацию, а конкретный ультиматум в «лучших американских традициях».

ЧТО В ЭТОЙ СИТУАЦИИ БУДУТ ДЕЛАТЬ НАШИ ОЛИГАРХИ И КРЕМЛЕВСКАЯ ПОЛИТИЧЕСКАЯ ЭЛИТА?
Срок ультиматума нашим олигархам истекает в феврале 2018 года в аккурат к президентским выборам в России. Если до этого момента олигархи не решат проблему Путина, то им будет очень грустно. Самое интересное то, что, если даже они и решат проблему Путина, то им будет грустно все равно. Что значит закон о санкциях, подписанный Трампом? Это означает, что американцы, приняв этот закон, сожгли за собой все мосты. Задний ход американцы теперь дать не смогут, иначе это будет их поражением. Бескомпромиссные условия, выдвинутые США российским олигархам, надо либо выполнять, либо посл.

LA GUERRE C’EST LA GUERRE …
PAR ULTIMATUM WASHINGTON SOMME LES ELITES COMPRADORES RUSSES DE CHOISIR LEUR CAMP !

La guerre c’est la guerre.
Les élites compradores qui vont essayer de la vendre doit encore être déterminées. Tout d’abord, un pari a été fait sur la vénalité des gens. Les sanctions, le taux du dollar, les prix, le mécontentement, l’insurrection. Comme maintenant, on nous a dit dans les médias pro-occidentaux, sans « Echo », que « le peuple en colère, ce même peuple qui a applaudi au retour de la Crimée à la mère-patrie, affamé viendra sur la Place Rouge pour abattre le régime ». On a attendu ce moment, mais il n’est jamais arrivé, et les Russes ont soutenu le président et la souveraineté du Pays. Les Russes ont digéré les années quatre-vingt-dix. Maintenant, la ligne à tenir pour les élites compradores et le président sera difficile. Mais le Président lui n’est pas impressionné, car il est un combattant par nature. Bien que, à mon avis, ce ne soit pas une bataille pour la vie et la mort. Les élites compradores et leurs gens ont peu à offrir. Le président est fort, mais pas omnipotent. Mais les gens ordinaires sont pour lui.
Des temps difficiles sont à venir.

LES AMERICAINS ONT DONNE UN ULTIMATUM A L’ELITE COMPRADORE RUSSE, L’AGENDA COÏNCIDE AVEC LA PRESIDENTIELLE RUSSE DE 2018

Les observateurs doivent prêter attention à la Loi adoptée par le président américain Donald Tramp, dans le but de « contrer l’agression des gouvernements iranien et russe ». Dans toute la Russie, dans les 180 jours (jusqu’au début de février 2018), il s’agit d’identifier les oligarques russes les plus influents et les personnes les plus actives dans les activités de politique étrangère. En outre, « le président américain doit exiger que le gouvernement russe retire les troupes des territoires d’Abkhazie, de Donbass, de la Crimée et de la Transnistrie, puis transfère le contrôle des frontières aux autorités de la Géorgie, de l’Ukraine et de la Moldavie, respectivement ». Ni plus ni moins !

Ainsi, il a été donné à l’élite financière-politique et économique 180 jours (jusqu’au 2 février) pour la réflexion et la fuite des avoirs. C’est un ultimatum pratique, pour que certains se distancient du «régime de Poutine», pour d’autres simplement de quitter le Kremlin. Les informations nécessaires ont été collectées depuis longtemps. Après le 2 février 2018, la persécution commencera selon les «lois américaines». Pour ainsi dire, le cadeau du bon “oncle Trump” au premier stade de la campagne électorale présidentielle russe. L’agenda coïncide !

QUE FERONT LES OLIGARQUES ET L’ELITE POLITIQUE DU KREMLIN DANS CETTE SITUATION?

Le délai de l’ultimatum aux oligarques expire en février 2018, juste à temps pour les élections présidentielles en Russie. Si, jusqu’à ce moment là, les oligarques ne résolvent pas « le problème de Poutine », ils seront dans une sale situation. Le plus intéressant est que, même s’ils résolvent « le problème de Poutine », ils seront dans une sale situation de toute façon. Quelle est la portée de la loi sur les sanctions, signée par Trump ? Cela signifie que les Américains, après avoir adopté cette loi, ont brûlé tous les ponts et tous les vaisseaux derrière eux. Les Américains ne seront pas en mesure de donner un coup de barre arrière, sinon ce sera leur défaite. Les conditions intransigeantes, imposées par les États-Unis aux oligarques russes, doivent être remplies sans alternative. La guerre c’est la guerre !

#LucMichel #ЛюкМишель
#LucMichelPCN #Russosphere #Подвицкий
#США #Россия #Санкции #Почитать
#ВВП_Обзор #Russie #Sanctions

* Dessin et commentaires du grand Vitaly Podtviski (adaptation française de Luc Michel).
Les USA veulent la guerre, mais avec quelles élites compradores contre le Kremlin ?

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SYRIA-COMMITTEES-TV/ DEIR EZ-ZOR LIBÉRÉE: LES DESSOUS DE LA VICTOIRE (SUR PRESS TV)

* Sur SYRIA-COMMITTEES-TV :

https://vimeo.com/232522963

SYRIA-TV - Deir ezzor libérée II (2017 09 05) FR

Trois ans et un mois de siège sont brisés : les forces syriennes et leurs alliés ont réussi il y a à peine une heure de briser le siège du centre-ville.

oir l’aéroport militaire T-4. Cette victoire vient d’être remportée malgré les actes de sabotage des Américains.

SYRIA-COMMITTEES-TV

(Source : PressTV)

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# DEFENSE DE LA SYRIE ARABE BAATHISTE

ET DE L’AXE DE LA RESISTANCE :

SYRIA COMMITTEES + COMITES SYRIE + SURIE KOMITESI +

КОМИТЕТЫ СИРИИ + SYRIA COMMITTEES WEBSITE

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https://www.facebook.com/syria.committees

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https://vimeo.com/syriacommitteestv

https://vimeo.com/syriacommitteestv2

LES DESSOUS DU REPORT DE LA LIBERATION DE DEIR EZZOR (PRESSTV)

* Sur SYRIA-COMMITTEES-TV II :

https://vimeo.com/232515411

SYRIA-TV - Deir ezzor libérée I (2017 09 05) FR

Trois ans et un mois de siège est brisé : les forces syriennes et leurs alliés ont réussi il y a à peine une heure de briser le siège du centre-ville. Les forces “alliées” se trouvent désormais dans le siège du régiment 137 et avancent vers la deuxième section assiégées à savoir l’aéroport militaire T-4. Cette victoire vient d’être remportée malgré les actes de sabotage américains.

La chambre d’opération des alliés de la Syrie a déclaré dans un communiqué que les États-Unis jouaient un rôle dans le report de la libération de Deir ez-Zor. « Que la nation syrienne sache que le soutien direct des États-Unis et de leurs partenaires aux groupes extrémistes armés explique le report des victoires des alliés de la Syrie », ajoute le texte. Selon le communiqué, c’est grâce à la résistance de l’armée et du peuple syrien que le pays accumule des victoires spectaculaires. Les forces syriennes arrivent dans la ville via l’entrée occidentale. Bien avant les forces kurdes soutenues par les Américains qui eux, tentent de faire une percée vers le nord.

La TV syrienne qui diffuse en directe la liesse populaire à Deir ez-Zor, a fait état de l’arrivée de la garde présidentielle et de leurs alliés du Hezbollah au siège du régiment 137 sur fond d’effondrement des rangs terroristes dans l’ouest de la ville. Les forces “alliées” ont avancé de 20 kilomètres en deux jours.

SYRIA-COMMITTEES-TV II

(Source : PressTV)

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# DEFENSE DE LA SYRIE ARABE BAATHISTE

ET DE L’AXE DE LA RESISTANCE :

SYRIA COMMITTEES + COMITES SYRIE + SURIE KOMITESI +

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IL NESSO RAQQA-STUPRI DI RIMINI. RAQQA, DA USA-ISIS A USA-CURDI: IL TURNOVER DEI TERRORISTI. SCAZZO TRA BAGHDAD E BEIRUT

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/09/il-nesso-raqqa-stupri-di-rimini-raqqa.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 4 SETTEMBRE 2017

 

 Raqqa prima e dopo

Avete udito qualche borbottìo, qualche empito umanitario, qualche invocazione a smetterla di uccidere innocenti,  rispetto all’urbicidio in atto a Raqqa? Vi è capitato di vedere, o leggere a proposito dell’olocausto di Raqqa, nei grandi media e nel loro codazzo “di sinistra”, “progressista”, insomma tra gli amici del giaguaro sorosiano, qualcosa di comparabile all’uragano di indignazione, pena, raccapriccio, che costoro hanno scatenato su Aleppo, poi su Mosul, su tutte le città liberate dai “cattivi”, siriani, russi, hezbollah, iraniani, milizie popolari ed esercito nazionale iracheni?  E poi sulle Ong costrette ad abbandonare i migranti in mare?

Siete andati a scartabellare tra testate, siti, edicole, talkshow e vi siete dovuti ridurre a rivolgervi, in rete o all’estero, a qualche produttore di quelle fake news che tanto irritano la Boldrini e tutto il cucuzzaro umanitario,  per scoprire quella distesa ininterrotta di macerie e di edifici dalle occhiaie vuote che oggi è Raqqa. Per scoprire che per agevolare la conquista di questa città ur-araba, ur-siriana, da parte dei suoi ascari curdi,  i bombardieri degli Usa e dei loro sottopanza Nato hanno raso al suolo l’intera città (di Aleppo almeno metà era rimasta in piedi, a dispetto dei “raid a tappeto russi”, o delle oniriche “bombe barile” di Assad). E secondo calcoli non adulterati dagli amanuensi occidentali, ogni giorno, dall’inizio dell’offensiva, hanno centrato  centinaia di civili, donne, bambini.

E’ che lì a radere al suolo e a disintegrare erano i buoni e quelli sventrati erano, magari civili, ma pure cattivelli, dato che non stavano con l’Isis, o con Al Qaida, ma a queste avanguardie delle armate curdo-statunitensi  si erano addirittura opposti. Non solo. Se questo massacro indiscriminato, finto anti-Isis, con ogni evidenza serve ad allargare, a spese dell’integrità territoriale siriana, il protettorato Usa del Nord-Est siriano (a fianco di quello turco a Nord-Ovest) da affidare al proconsolato curdo (che ancora “il manifesto” maschera da “Forze Democratiche Siriane composte da circassi, drusi, turkmeni, assiri”, Qui Quo Qua e anche qualche curdo), la pervicacia con cui, dopo l’Isis, gli Usa vogliono svuotare Raqqa delle sue genti di oggi e di sempre, ha anche un altro scopo. Quello di cui gioiscono, campano e prosperano proprio i vari “accoglitori senza se e senza ma” del cucuzzaro di cui sopra.

Quello che prima l’Isis e ora gli Usa vanno facendo a Raqqa, uccidendo e, a chi scampa, imponendo la fuga, è quanto alimenta tutta la filiera della Grande Operazione Migranti. In questo caso non migranti  da angiporto, campi di pomodoro, aiuole davanti alle stazioni, spaccio e prostituzione, mafia capitale, ma da imprese elettroniche, studi di architetti, corsi di matematica, ingegneria meccanica, ospedali e studi odontoiatrici. Trattasi di siriani, mica di contadini africani cui il land-grabbing di Monsanto ha tolto il campetto di sorgo, o che è stato deportato per far spazio  alla diga di Impregilo-Salini.  Quelli che vanno benissimo al Nord,  al suo bisogno di quadri qualificati, come la Merkel del milione di siriani subito sistemati ci insegna. Alla Germania la borghesia siriana istruita, a noi i disperati dei tucul bruciati dalle milizie cristiane sotto padrinaggio francese in Ciad, buoni per il caporalato di cooperativa.

Che te lo dico a fa’: altra prova che Usa e terroristi sono papà e figli

Che ciò che gli Usa e loro giannizzeri curdi, non per caso santini della setta sorosiana dirittoumanista, femminista, omofila, xenofila, vanno facendo a chi è sopravissuto ai loro predecessori jihadisti, è solo il compimento del lavoro a questi ultimi assegnato, lo dimostra una volta di più, la vicenda della giornalista bulgara Dilyana Gaytandzhieva. Autrice di una esplosiva inchiesta, documentata dalle origini alla conclusione,che rivela come per anni la CIA abbia procurato armi all’Isis e ad Al Qaida occultando sotto copertura diplomatica il trasporto di centinaia di tonnellate di armamenti dall’Azerbaijan, fidato alleato, grazie a una compagnia aerea privata “Silk Way Airlines”, in Araba Saudita, Emirati Arabi e Turchia. Da qui i rifornimenti prendevano la via per le roccaforti jihadiste in Siria e Iraq. Armi il cui percorso la Gaytandzhieva ha saputo tracciare, con tanto di video, dalla partenza all’arrivo e all’uso ad Aleppo. In Turchia la base d’arrivo era quella di Incirlik, massimo centro di comando USA e Nato in Medioriente.

Alla fornitura  delle armi la Cia poi aggiungeva l’addestramento dei terroristi al loro uso da parte dei mercenari di una società statunitense di contractors, la Purple Shovel LLC, di cui la giornalista bulgara ha potuto esibire un paio di contratti del valore di 50 milioni di dollari, conclusi con la CIA per questo scopo. L’intera vicenda è stata ripresa dalla tv qatariota Al Jazeera, dopo che, come era da aspettarsi, l’autrice dell’inchiesta era stata interrogata dalla polizia bulgara e, subito dopo, licenziata dal suo giornale “Trud”. La storia è sensazionale, ma non sorprende. Che te lo dico a fa’:  a sensazioni di questo genere siamo abituati fin dall’11 settembre delle Torri Gemelle e da tutto il seguito di False Flag  che  ci hanno dimostrato l’utilizzo del terrorismo come arma-fine-del-mondo da parte di chi si propone, oltreché la fine di un mondo che risparmi solo lui, anche il governo totalitario del mondo che rimane.

Bombe al tritolo e bombe dei buoni sentimenti: stesso bersaglio

La sinergia tra predatori, bombaroli e terroristi, che nel Sud del mondo creano le condizioni (e anche le Ong) per sollecitare la gente che non muore a trasmigrare, costi quel che costi, verso quello che gli viene astutamente prospettato come l’eldorado europeo e, qui da noi, i buoni e caritatevoli che quelle condizioni mistificano facendole apparire ineluttabili, “fenomeno epocale inarrestabile”, guerre e miserie senza padri né madri, è da classificarsi come complicità tra agenti complementari di una stessa strategia criminale. Vale per le Ong di mare e di terra del “nastro trasportatore”. Vale per il papa e Zanotelli. Vale per politici e media di regime che, da un lato, ammantandosi di buonismo solidale, tuonano contro la xenofobia di chi pensa che bisognerebbe regolare i flussi e, dall’altro, ci assordano con  una spropositata visibilità data a misfatti di immigrati, (stupri di somali, congolesi e marocchini).

Visibilità tesa a fomentare quel dissesto socio-culturale che la loro accoglienza senza se e senza ma alberga nella sua matrice e nei suoi scopi reconditi.Fenomenale fabbricazione di chi si propone, per la propria governance politica, militare ed economica mondiale, la spoliazione e lo svuotamento dei paesi delle risorse e, contemporaneamente, la riduzione ai minimi termini della capacità di salvaguardarsi e autodeterminarsi dei satelliti europei (specie del Sud).

A questo proposito è interessante scoprire, in tutto il bailamme che i nostri buoni e caritatevoli agitano intorno al “suprematista” Trump e la da lui fomentata risorgenza fascista, che il loro guru, sponsor, riferimento morale e filantropico, George Soros, come costui rischi di essere dichiarato “terrorista interno” da una petizione lanciata su un sito della Casa Bianca e, nel giro di poche ore, firmata da 60mila persone. Altre 30mila e il governo Usa sarà tenuto a fornire una qualche risposta, eventualmente proponendo una mozione in parlamento.

Soros terrorista e i suoi soci del Russiagate

La pratica delle petizioni alla Casa Bianca venne inaugurato nel 2011 sotto Barack Obama con lo scopo di offrire ai cittadini il modo di interagire direttamente con l’Esecutivo. Divertente è che si ritorca contro la banda degli obamian-clintoniani, tutti tesi a far fuori The Donald, mentre ora si trova sotto accusa popolare il loro agit-prop Soros, che della mobilitazione contro il presidente è il massimo organizzatore e ufficiale pagatore. Imbarazzo per lo Stato Profondo golpista anche da un altro episodio rivelatore. Robert Mueller è un ex-direttore dell’FBI, caro a Bush e a Obama, oggi a capo della commissione d’inchiesta sul Russiagate, l’enorme bufalona che vorrebbe marchiare con la firma di Putin la vittoria di Trump (e anche dissimulare le interferenze degli Usa in ogni elezione che si tenga sull’orbe terracqueo) e che, a dispetto dell’impegno di Mueller, di passo in passo rivela la sua patetica inconsistenza.

Chi ha scelto, Robert Mueller,  come suo assistente nell’inchiesta Russiagate? Un magistrato di chiara e indiscussa indipendenza, non coinvolto, neanche per un’ombra, con una delle parti in gioco? Come no: il nuovo assistente si chiama Erich Schneiderman (talmudista come Soros e come tutti del giro) ed è il procuratore generale di New York. Non solo, è, guarda caso, anche intimissimo della famiglia Soros. Nell’agosto del 2016, prima delle elezioni presidenziali, in una riunione tra Schneiderman, George Soros e suo figlio Alex, venne deciso che il caro Eric avrebbe accusato Trump di truffa. Cosa che avvenne e che il giovane Soros festeggiò con una foto di loro due su Instagram, nella cui didascalia Alex Soros definisce Trump un truffatore e si congratula con il correligionario per averlo inquisito.

Tale è la limpidezza dei procedimenti giudiziari ai vertici dello Stato Usa. Tale è la potenza dell’ebreo ungherese padrino della flotta Ong. Ne avete sentito un accenno nei media nostrani? No? Neppure nel “manifesto” che, pure, chiama George Soros filantropo. Giusto per non chiamarlo papà.

Il passo falso di Hezbollah e Beirut

Il pezzo finirebbe qui. Ma lasciatemi aggiungere una nota di disappunto. In Siria le cose stanno andando alla grande per quel popolo eroico, per quell’esercito dall’incredibile resilienza e bravura, per gli alleati hezbollah, russi, iraniani, per la causa dei popoli e degli aggrediti di tutto il mondo. Stanno andando benissimo anche per il popolo iracheno che, salvo la colonia israeliana del Kurdistan allargato, con le sue validissime milizie popolari e con i suoi soldati di formazione saddamista, ha potuto riprendersi il paese che i noti avvoltoi avevano destinato allo squartamento. Sta andando bene anche al Libano, dove la fortunata collaborazione tra Hezbollah e l’esercito libanese comandato dal presidente patriota Michel  Aoun, è riuscita a liberare le zone di confine, Bekaa e Qalamoun, dall’infestazione Isis e Al Qaida. Tanto da irritare i protettori israeliani di questi carcinomi al punto da pretendere che l’ONU tramutasse il corpo di interposizione UNIFIL in corpo di guardia degli interessi israeliani sul Libano.

Cosa diavolo è venuto in mente a Hezbollah e Beirut, anziché eliminare definitivamente i terroristi, di garantirgli lasciapassare, vita e attività e di spedirli con una colonna di autobus nella provincia di Deir Ez Zor, al confine con l’Iraq, provocando una sconcertata risposta di Al Abadi a Baghdad? Regalando al mercenariato di Usa-Nato-Golfo non solo la possibilità di rientrare nell’Iraq liberato, ma, soprattutto, di andare a rafforzare i compari che da 4 anni assediano Deir Ez Zor, proprio quando l’esercito siriano stava per raggiungerla e liberare una popolazione e una guarnigione tanto eroica quanto stremata.

Verso Deir Ez Zor

Ora gli Usa sembra stiano bloccando la colonna dei 300 jihadisti con famiglie a metà strada. Ma non è che ce l’abbiano con loro e si curino di proteggere l’Iraq o Deir Ez Zor. La preoccupazione è un’altra. E’ ormai deciso che il vecchio corpo di spedizione surrogato di Isis e Al Qaida vada resettato in terrorismo urbano, ove ciò serva ad alimentare lo scontro di civiltà e a costruire con la paura e relativa repressione Stati di polizia. Gli spazi territoriali un tempo affidati al jihadismo, ora spettano ai curdi, più affidabili, meno sputtanati di una truppa di ascari di cui ormai anche le pietre sanno che sono amerikani , garanti istituzionali della frantumazione degli Stati arabi in questione. E amorevolmente sostenuti come campioni di democrazia partecipativa dal cucuzzaro di cui qualche capoverso prima.

Partecipativa con chi?

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:21

GEOPOLITIQUE DE LA DISSUASION NUCLEAIRE NORD-COREENNE (SUR PRESS TV, IRAN)

# PCN-TV/ LUC MICHEL:

PCN-TV/

LUC MICHEL SUR PRESS TV (IRAN)

DANS ‘REPORTAGE’ (3 SEPT. 2017) :

GEOPOLITIQUE DE LA DISSUASION NUCLEAIRE NORD-COREENNE.

LA CRISE COREENNE, LE CONTEXTE GEOPOLITIQUE REGIONAL ET MONDIAL ET LE DOSSIER DE LA BOMBE DE PYONG-YANG sur https://vimeo.com/232379285

PCN-TV - LM geopol bombe rpdc (2017 09 03) FR

PRESS TV, la télévision iranienne internationale francophone, interroge le géopoliticien Luc MICHEL …

PRESS TV :

« La Corée du Nord a annoncé ce dimanche 3 septembre avoir mené un essai souterrain d’une bombe à hydrogène destinée à être montée sur un missile à longue portée.

Cet essai, le sixième mené par la Corée du Nord depuis 2006, a été ordonné par le dirigeant Kim Jong-un, peu après l’annonce officielle que Pyongyang était parvenu à développer une nouvelle arme nucléaire dotée d’une « grande capacité destructrice », précise la télévision. Pékin a « condamné vigoureusement » ce test, tout en exhortant Pyongyang à « cesser d’aggraver la situation » avec des « actes qui ne servent pas ses intérêts ».

Cette nouvelle escalade de la crise dans la péninsule coréenne fait suite à des provocations américaines à l’encontre de Pyongyang, qui se sont traduites surtout par des menaces de guerre, la multiplication des manœuvres militaires conjointes avec la Corée du Sud ou encore l’installation de batteries de missiles Patriot au Japon et en Corée du Sud. Mais pourquoi ne cesse-t-on pas d’accuser Kim Jong-un ? Que cherchent les USA à travers ces menaces ?

Luc Michel, géopoliticien, nous répond.» _______________

# PCN-TV

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VERS UNE INTERVENTION RUSSE AU MALI ? (DANS ‘LIGNE ROUGE’ SUR AFRIQUE MEDIA)

PANAFRICOM-TV/ GEOPOLITIQUE/

LUC MICHEL :

VERS UNE INTERVENTION RUSSE AU MALI ?

sur https://vimeo.com/232257888

PANAF-TV - LM russie au malil (2017 09 01) FR

Luc MICHEL,

Dans LIGNE ROUGE

Sur AFRIQUE MEDIA

THEME DE L’EMISSION :

« MALI, UN GROUPE DE PATRIOTES MALIEN SOUMET UNE PETITION POUR L’IMPLICATION MILITAIRE RUSSE DANS LE PAYS »

Alors qu’Emmanuel Macron détermine les grandes lignes de sa politique étrangère, faisant de la lutte contre le terrorisme la première des priorités officiellement proclamées, en particulier en Afrique, les patriotes du Mali, soucieux de la sécurité dans leur pays, tournent leurs regards vers la Russie. Le « Groupement des patriotes du Mali », une association de la société civile, déclare avoir soumis plusieurs millions de signatures dans le cadre d’une pétition à l’ambassade de Russie à Bamako, annonce la BBC. Cette initiative vise à solliciter l’appui militaire de la Russie dans un contexte d’insécurité grandissante dans le nord et le centre du Mali. Le groupement des patriotes du Mali estime que l’insécurité qui prévaut dans le pays perdurera tant que l’armée malienne ne sera pas bien formée et dotée d’un matériel adéquat.

Le Dr Djibril Maiga, vice-président du groupement des patriotes du Mali estime que les forces présentes ne soutiennent pas assez efficacement le pays.

La semaine dernière, le ministre malien de la défense, Tiénan Coulibaly, a participé au forum international militaro-technique de Moscou. « Nous espérons que la Russie participe au renforcement de l’armée au Mali. La Russie est un grand champion dans la lutte contre le terrorisme, nous espérons qu’elle va faire davantage dans la lutte anti-terroriste au Mali et au Sahel », a déclaré M. Coulibaly cité par la BBC.

Bien que les djihadistes aient été en grande partie « chassés par une intervention militaire internationale » lancée en janvier 2013 à l’initiative de la France, des zones entières échappent encore au contrôle des forces maliennes, françaises et de l’Onu, régulièrement visées par des attaques, malgré la signature de l’accord de paix. Depuis 2015, ces attaques se sont étendues au centre et au sud et le phénomène gagne les pays voisins.

LUC MICHEL :

VERS UNE INTERVENTION RUSSE AU MALI ?

UNE REPONSE A L’ECHEC DE LA FRANCE ET DE L’ONU AU MALI !

VINGT ANS D’EXPERIENCE RUSSE CONTRE LES DJIHADISTES AU SERVICE DE L’AFRIQUE …

« Nous espérons que la Russie participe au renforcement de l’armée au Mali. La Russie est un grand champion dans la lutte contre le terrorisme, nous espérons qu’elle va faire davantage dans la lutte anti-terroriste au Mali et au Sahel »

– Tiénan Coulibaly, ministre malien de la Défense (en visite à Moscou, cité par la BBC).

Le géopoliticien Luc MICHEL traite notamment les thèmes suivants :

* Nous allons au Mali. Où tous les regards semblent tourner vers Moscou. Une pétition demande une intervention russe et le ministre de la Défense malien a tenu le même appel à Moscou même ?

* Une des raisons de la nécessité d’une intervention russe au Mali ce sont les échecs répétés de l’ONU et de l’Armée française. Vous parlez vous « de lourdes responsabilités franco-occidentales et onusiennes dans le chaos malin » ? Mais quelles sont ces responsabilités ???

* Venons-en à la Russie au Mali et plus généralement en Afrique. Quelle expérience et quelles réussites Moscou apporte-t-elle avec elle dans le combat contre les Djihadismes. Vous parlez de 20 ans d’expériences réussies russes, sans oublier la décennie soviétique en Afghanistan (que vous qualifiez de « combat précurseur ») ?

Images EODE-TV (Bruxelles)

Multiplex avec Douala-Malabo

Emission LIGNE ROUGLE du 1er septembre 2017 Sur AFRIQUE MEDIA

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EODE ORGANISATION …

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# ЕВРАЗИЙСКИЙ СОВЕТ ЗА ДЕМОКРАТИЮ И ВЫБОРЫ (ЕСДВ)/ EURASIAN OBSERVATORY FOR DEMOCRACY & ELECTIONS

(EODE) :

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https://www.facebook.com/EODE.africa/

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LA DERNIERE INTERVIEW DE LUC MICHEL SUR ‘LA BOMBE H’ NORD-COREENNE SUR LES COMPTES TWITTER ET YOUTUBE DE PRESS TV (IRAN) …

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L’info pointue sur l’actualité géopolitique c’est une fois de plus le géopoliticien Luc MICHEL (EODE) …

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* Vu sur le Website de PRESS TV :

l’interview de Luc MICHEL accompagnant une reprise d’article de SPUTNIK-France http://www.presstv.com/DetailFr/2017/09/04/533941/Nuclaire-bras-de-fer-Pyongyang-Washington

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