ERITREA, AFRICA, NEOCOLONIALISMO, MIGRANTI, ONG, SOROS…

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MONDOCANE

GIOVEDÌ 11 MAGGIO 2017

A FIRENZE, IL 14, DOMENICA, DALLE 16.30, ci vediamo il docufilm “Eritrea, una stella nella notte dell’Africa” e ragioniamo sulle strategie neocolonialiste dell’élite occidentale che punta a svuotare i paesi delle loro migliori energie e rovesciarne i migranti su un’Europa del Sud da sfiancare e ridurre sul lastrico. Grecia docet. l’Italia segue. A proposito di Ong e di Soros….

 

DAMAS DÉNIE TOUT RÔLE À L’ONU DANS L’APPLICATION DE L’ACCORD DE DÉSESCALADE

SYRIA COMMITTEES/ COMITES SYRIE/ 
КОМИТЕТЫ СИРИИ/ 2017 05 08/
walid-mouallem-lors-d-une-conference-de-presse-le-6-avril
Damas dénie tout rôle à l’ONU dans l’application de l’accord de «désescalade» !
Le gouvernement syrien refuse que l’ONU ou des forces internationales surveillent l’application de l’accord russo-turco-iranien sur les «zones de désescalade», a affirmé le chef de la diplomatie syrienne. «Nous n’acceptons pas que les Nations unies ou des forces internationales aient un rôle de surveillance dans l’application du mémorandum» signé par la Russie et l’Iran, alliés de Bachar al-Assad, et la Turquie, soutien de la « rébellion », a indiqué Walid Mouallem dans une conférence de presse à Damas.
Le mémorandum, signé jeudi dernier, prévoit la création de quatre «zones de désescalade» en Syrie, doublées de «zones de sécurité» avec des postes de contrôle et centres de surveillance tenus conjointement par les forces des pays garants et possiblement «d’autres parties».
Plusieurs accords de trêve ou de cessez-le-feu ont échoué en six ans de guerre mais ce dernier mémorandum prévoit un mécanisme plus ambitieux grâce à ces postes de surveillance pour éviter les frictions.
SYRIA COMMITTEES WEBSITE

ECCO IL PIANO DEL PENTAGONO PER L’EUROPA

siamo a posto e possiamo stare tranquilli… [ironico]

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

Italia

10 MAG 2017 — 

Manlio Dinucci

In preparazione della visita del presidente Trump in Europa – il 24 maggio a Roma, il 25 al Summit Nato di Bruxelles, il 26-27 al G7 di Taormina – il Pentagono ha presentato il suo piano strategico per il «teatro europeo». Lo ha fatto per bocca del generale Curtis Scaparrotti che, essendo a capo del Comando europeo degli Stati uniti, è automaticamente a capo della Nato con la carica di Comandante supremo alleato in Europa. 

Al Senato degli Stati uniti, il 2 maggio, il generale ricorda che «il teatro europeo resta d’importanza cruciale per i nostri interessi nazionali» e che «la Nato ci dà un vantaggio unico sui nostri avversari». Tale vantaggio viene però ora messo in pericolo da «una Russia risorgente, che cerca di minare l’ordine internazionale a guida occidentale e di riaffermarsi quale potenza globale». 

Il Comandante supremo chiama gli alleati europei a serrare i ranghi attorno agli Stati uniti per difendere con ogni mezzo l’«ordine internazionale» – quello fondato sulla supremazia economica, politica e militare dell’Occidente – messo in pericolo dall’emergere di nuovi soggetti statuali e sociali. 

Egli concentra il fuoco sulla Russia, accusandola di «attività maligne e azioni militari contro l’Ucraina» (proprio nel terzo anniversario del massacro di decine di russi perpetrato a Odessa il 2 maggio 2014 da neonazisti ucraini sotto regia Usa/Nato). La «minaccia» non proviene però solo dalla Russia: gli Stati uniti – dichiara l’ammiraglio Harris, capo del Comando del Pacifico – sono sfidati in quella regione contemporaneamente da «una Cina aggressiva e una Russia revanscista». 

In risposta a queste sfide, annuncia Scaparrotti, il Comando europeo degli Stati uniti «sta ritornando al suo ruolo storico di combattimento, adeguando i suoi piani alle minacce che abbiamo di fronte». Chiede quindi al Congresso di aumentare i fondi per la «European Reassurance Initiative», l’operazione lanciata dagli Usa nel 2014 ufficialmente al fine di «rassicurare» gli alleati Nato e partner europei, per la quale sono stati stanziati nel 2017 3,4 miliardi di dollari. 

«Sono necessari significativi investimenti – sottolinea il generale – per accrescere in tutta Europa la nostra presenza avanzata, il pre-posizionamento di materiali militari, le esercitazioni per la preparazione ai conflitti». Il piano è chiaro ed è già in atto: trasformare l’Europa in prima linea del nuovo confronto con la Russia. 

Lo conferma l’annuncio, dato il 4 maggio, che l’Esercito Usa in Europa ha costituito un nuovo quartier generale a Poznan, in Polonia, per comandare gli oltre 6 mila soldati statunitensi schierati in Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Germania, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria, al fine di «rafforzare il fianco orientale della Nato come deterrenza alla Russia». 

Allo schieramento sul fianco orientale – comprendente forze corazzate, cacciabombardieri, navi da guerra e unità missilistiche anche nucleari – partecipano le potenze europee della Nato, come dimostra l’invio di truppe francesi e carrarmati britannici in Estonia. 

E l’esercito europeo? Nell’incontro con i ministri della difesa della Ue, il 27 aprile a Malta, il segretario generale della Nato Stoltenberg non ha lasciato dubbi: «È stato chiaramente convenuto da parte dell’Unione europea che suo scopo non è costituire un nuovo esercito europeo o strutture di comando in competizione con quelle della Nato, ma qualcosa che sia complementare a ciò che la Nato fa». 

Il bastone di comando resta dunque saldamente nelle mani del Comandante supremo alleato in Europa, un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati uniti.

(il manifesto, 9 maggio 2017)

Petrolio in Siria e gli interessi di Rothschild,Cheney & Murdoch

Il The Times di sabato ha pubblicato un articolo sugli interessi petroliferi di ISIL , Siria e Turchia. In nessun punto dell’articolo si informano i lettori, che il proprietario del giornale, Rupert Murdoch, ha tutto l’interesse su questo tema essendo azionista di Genie Energy, una società israeliana a cui sono concessi i diritti del petrolio in Siria da parte del governo israeliano. Dick Cheney e Lord Rothschild sono anche loro soci.
Da nessuna parte sono così.Questa non è una teoria della cospirazione. Questa è una cospirazione.
 
Che Israele conceda i diritti del petrolio dentro la Siria è, naturalmente, un esempio lampante del disprezzo per il diritto internazionale, ma è poi la base su cui funziona normalmente lo stato di Israele. Naturalmente il valore delle azioni del Genie Energy sarebbero sostanzialmente potenziate con l’installazione di un regime fantoccio neocon a Damasco, che può corrompere per sottoscrivere la concessione petrolifera concessa da Israele.
 
Il disprezzo per il diritto internazionale è stata la più importante caratteristica del neoconservatorismo, e la necessità di rispettare il diritto internazionale è il tema ricorrente di questo blog.
Non ho mai pensato che il governo del Regno Unito avrebbe ritirato il suo sostegno al concetto del diritto internazionale esplicitamente, come ha fatto Cameron rimuovendo l’obbligo di rispettare il diritto internazionale nel codice ministeriale.
Questo è veramente ignobile , e vergognoso. Ma per tornare agli interessi petroliferi di Murdoch in Siria, mi sembra un paradosso sapere che, quando Fox News, Sky News, The Times, The Sun e altri numerosi altri media di Murdoch, Battono il tamburo per l’azione militare occidentale in Siria, non vi sia alcun obbligo di informazione per il consumatore su questa propaganda di parte, e sentirsi dire che stanno spingendo una politica in linea con gli interessi finanziari del suo proprietario
Anche coloro che cercano attivamente informazioni sulla proprietà dei media, non hanno a disposizione un registro dei loro interessi, il fatto che questo non esista è altrettanto grave.
Si tratta di una meravigliosa ironia che c’è un registro degli interessi dei membri del consiglio della Independent Press Standards Organisation, ma nessun registro degli interessi dei proprietari dei media!
 
Questo non è un caso. L’Inchiesta Leveson ha avuto prove e interrogato un testimone – Rowan Cruftdella University of Stirling – che ha suggerito che l’interesse finanziario di un proprietario, in un articolo, dovrebbe essere rivelata. Robert Jay QC , il consiglio ha chiesto:
 
Robert Jay
 
Questa è sulla sua pagina 8, la nostra pagina 00885. Lei dice:
“Prima di tutto, il codice potrebbe fare di più per richiedere a proprietari, editori e giornalisti di dichiarare i loro propri interessi politici e finanziari , e a dichiarare questo ai lettori e agli editori.”
 
Non credo che il codice faccia di tutto per richiedere ai proprietari, editori e giornalisti a farlo.
 
Dr Rowan Cruft
Giusto.
 
 Robert Jay QC prosegue, prima di suggerire alcun obbligo di dichiarare gli interessi finanziari, dovrebbe applicarsi solo ai giornalisti specificatamente finanziari. Poi si è mosso rapidamente per discutere le implicazioni della dichiarazione degli interessi politici dei proprietari. Robert Jay QC è un uomo intelligente ed è riuscito ad evitare qualsiasi discussione sugli interessi finanziari di alcun proprietario di sorta. Poco dopo la conclusione dell’inchiesta, è stato promosso dal governo a High Court Judge [giudice dell’Alta Corte].
 
L’Inchiesta Leveson ha totalmente ignorato il vero marciume dei media in Gran Bretagna – la massiccia concentrazione della proprietà dei media e la sua sudditanza ad altri interessi corporativi. Il codice di condotta riveduto, che è stato il suo risultato, non contiene alcun riferimento agli interessi dei proprietari che “anche nel contesto molto limitato di sottoscrivere titoli e azioni. Un giornalista finanziario ha il dovere di dichiarare qualsiasi interesse che lui o la sua famiglia hanno in una società su cui lui scrive, ma non ha è il dovere di dichiarare alcun interesse del suo titolare – la persona che lo sta pagando per scrivere sul giornale.
Se pensate che questo sia solo un incidente di percorso, siete estremamente ingenui. E’ solo un piccolo assaggio, di un aspetto, della straordinaria fitta rete di corruzione delle élite nel Regno Unito
02/05/2017 via jedaNews

Trovate armi della NATO e della Turchia nei depositi abbandonati dall’ISIS

Armi-NATO-in-Siria-3Armi della NATO nei depositi dell’ISIS
I terroristi dell’ISIS (Daesh in arabo) in Siria combattono con le armi ricevute dalla Turchia e dalla NATO, questo lo dimostrano (fra l’altro) le armi confiscate a questa banda nel nord della Siria.
Nell’ambito delle grandi avanzate fatte dalle forze siriane e curde nella provincia Nord di Al-Raqqa, le Forze Democratiche della Siria (FDS), formazioni Curde, hanno potuto confiscare grandi quantità di armi dell’ISIS.
Secondo le immagini diffuse su questo sequestro, tutte le armi e le munizioni, confiscate nelle regioni attigue alla centrale idroelettrica della riferita città, risultano di fabbricazione turca e di proprietà della NATO.
Tra gli armamenti si evidenziano i missili anticarro M72 LAW, di uso abituale da parte dei terroristi dell’ISIS prodotti dalla ditta turca MKEK (sigla in turco del produttore).
Gli armamenti confiscati includono, tra gli altri, un mortaio da 120 mm. e la sua base, un Kalashnikov e quattro casse di proiettili, un lanciamissili multiplo Katyusha, due archi di mortaio e vari proiettili di mortaio, 100 componenti di mortaio e di obici , una rampa di mortaio da 82 mm., un sacco di proiettili BCK, due radio digitali Hytera, una cassa da 27 mm. DHSK, 20 cartucce da mortaio da 120 mm., 26 cartucce da mortaio da 60 mm. e un sacco di capsule da mortaio.
Armi della NATO trasportate dalla Turchia in Siria
Allo stesso modo, le forze curde hanno potuto sequestrare veicoli blindati di fabbricazione USA come Humvee, un veicolo militare Reo e un camion pick -up di marca Ford, tutti inviati dal territorio turco.
Con riferimento ad equipaggiamenti accessori, aggiungono le fonti, sono stati confiscati una videocamera di marca Sony, un notebook portatile , un telefono ed alcuni documenti della banda terrorista.
Tutto l’equipaggiamento, secondo le fonti locali, risulta di fabbricazione turca o made in USA, e tutto con sigle identificative della NATO che si presume sia arrivato nelle mani dei terroristi attraverso la Turchia.
Con il fine di rovesciare il Governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, controllare i movimenti dei curdi vicino le sue frontiere, e sotto il pretesto di combattere contro il terrorismo, la Turchia ha fatto l’impossibile per ravvivare le fiamme del conflitto nel paese arabo.
 
Rispetto a questo, la Turchia ha favorito, tra le altre misure , l’invio in Siria di elementi armati, mercenari jihadisti, terroristi, come nello stesso tempo ha fornito a queste bande armamenti ed aiuti di vario genere.
 
Nota:  Questo sequestro di armi trovate nei magazzini dei terroristi è soltanto uno dei tanti effettuati dalle forze curde, dall’Esercito siriano e da Hezbollah, in cui vengono sempre ritrovate armi di fabbricazione USA e con codici identificativi della NATO. Non rappresenta quindi una novità ma una ulteriore conferma che i terroristi dell’ISIS, nonostante le dichiarazioni ufficiali dei Governi, ricevono rifornimenti ed appoggio dalle potenze (USA, Arabia Saudita e Turchia) interessate a rovesciare il Governo di Damasco e smembrare il paese.
D’altra parte ci sono le dichiarazioni di alcuni degli stessi esponenti dell’establishment USA che confermano di questo appoggio fatto dai servizi di intelligence USA o direttamente dall’Esercito turco.
Il doppio gioco sul conflitto in Siria da parte di Washington ed Ankara continua, al di fuori delle apparenze. I gruppi terroristi islamici sono stati utilizzati, con tutta evidenza, per destabilizzare la Siria e favorire gli interessi delle grandi potenze. Questo dovrebbe far aprire gli occhi a coloro che che hanno creduto a tutte le falsificazioni della propaganda occidentale su questo conflitto che dura da oltre sei anni.
Mag 04, 2017  Fonte: Hispan Tv Traduzione e nota : L. Lago

SOROS A ROMA: SALVATE L’OPERAZIONE MIGRANTI ! – SIRIA, NON NORDCOREA, DELENDA EST

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MONDOCANE

VENERDÌ 5 MAGGIO 2017

L’arma di migrazione di massa

La preoccupazione deve essere tanto forte, rasentando il panico, quanto è sporca l’operazione, se George Soros, da mezzo secolo grande stragista sociale, si è precipitato da colui che falsamente presume nostro presidente del consiglio (ma avrà incontrato anche quello effettivo). In ballo era l’urgenza di applicare una sutura veloce e conclusiva allo squarcio aperto nel corpo del reato dal benemerito procuratore di Catania,  Zuccaro, dai suoi emuli a Trapani e dall’altrettanto benemerito M5S, con il sostegno strumentale, non qualificante, ma utile, di qualche elemento politico e mediatico spurio. Uno squarcio che rischia di mandare in vacca l’intero gigantesco impegno profuso dal principe delle guerre per regime change nella destabilizzazione dell’Europa mediterranea e nella distruzione dei paesi da cui originano le migrazioni di massa.

Naturalmente è grazie a correttezza e trasparenza democratica che il conte Gentiloni, facente funzione apparente di premier, ha tenuto rigorosamente nascosto questo incontro, occorso senza preavviso e dettato dall’emergenza “taxi del Mediterraneo”. Avrebbe dovuto spiegare a parlamento e popolo in quale veste un capo di governo incontra un cittadino, sì, qualunque, ma anche l’assassino, negli anni ’90, della nostra valuta (da sostituire con il tumore dell’Euro), con relativa svalutazione del 30%, la perdita di 40 miliardi di dollari e la conseguente svendita a prezzo di saldi dell’apparato produttivo della settima nazione industriale del mondo. Un soggetto, dunque, da chiamare subito i carabinieri e far rinchiudere in attesa di sentenza di fine pena mai.

Il premier zuzzurellone non ha riferito una cippa né al parlamento, né ai media, né alla moglie. La notizia la dobbiamo alla foto e al lancio di un’occhiuta agenzia. Cosa il  comparione e il compariuccio si siano detti non risulterà né nelle cronache, né negli annali,

ma noi lo sappiamo perfettamente. “Allontana da me questo calice”, ha esclamato, tra l’impositivo e il supplicante, la testa della piovra, “salva i miei tentacoli a mare, blocca l’inchiesta”. Più o meno così. E Gentiloni: “Stai tranquillo, abbiamo già mosso le nostre pedine, a partire dai solidali istituzionali Boldrini, e Grasso, dagli amici magistrati, comandanti, capitani, a passare dal correo etilico Juncker  e dalla cosca di Bruxelles,  e a finire con la bassa forza umanitarista  politico-mediatica. Quella dei Formigli, Saviano, Fratoianni, Zoro (“Gazebo”), Manconi (che, sul “manifesto” complice vomita oscenità su Zuccaro), Bonino, tutta la lobby talmudista, correligionaria di Soros, con  Furio Colombo in testa” (avreste dovuto vedere quest’ultimo, paonazzo, occhi di fuori, bava alla bocca, al limite dell’’ischemia, che sbraitava nella “Gabbia” di Paragone contro chi lì, secondo lui, attaccando le ONG marinare si faceva promotore di interminabili ecatombi marine.

Grecizzare l’Italia e tutto il Sud

E’ forsennata e disperata la virulenza di questa storica armata dello speculatore ungherese, attivata in difesa della decina di Ong che, a vele, radar, droni, transponder ed equipaggi spiegati, su navi da 11mila euro di costo al giorno, battenti spesso bandiere di comodo, o, addirittura, di paradisi fiscali (il che dice molto), quali finanziate direttamente da Soros (e basterebbe questo), quali munificate da altre fonti, ma tutte in sintonia con il progetto mondialista sorosiano che implica il disfacimento di nazioni, tranne delle due o tre che fungono da arma sul campo dei banchieri globalizzanti. E’ l’inviperita reazione del rettile cui si sia pestata la coda. E’ che non si tratta solo di pizza e fichi, del business con soci trafficanti sulla quarta sponda e soci accoglienti a casa nostra. Qui è in ballo un progetto di portata epocale: la reductio ad unum del potere e del governo su quanto verrà lasciato campare, in schiavitù più o meno riconosciuta, sul globo terracqueo.

Svuotare i granai, riempire gli arsenali e le Ong

Svuotare i granai e riempire gli arsenali (parafrasando a rovescio il buon Pertini) è il meccanismo al quale gli ammiragli e i mozzi di Soros sono addetti nella sua fase intermedia. Quella della presa in consegna di bibliche popolazioni in fuga da terre rubate, spogliate e devastate dai similsoros delle potenze occidentali, del loro trasbordo nelle terre a perdere dell’Europa e dalla loro consegna a caporali e sfruttatori sotto comando di altri similsoros..In paesi sottomessi e con le pezze al culo, come il nostro, consegnato dai similsoros in alto alle cure terminali di cerusici, saltimbanchi e fattucchiere, non deve muoversi foglia che Soros non voglia. Il conticino Gentiloni ha battuto i tacchi, il ghigno dello stragista globale lo vedete nella foto. Ora si tratta di vedere se il procuratore Zuccaro di Catania terrà duro, se non gli troveranno addosso calzini celesti, se non se ne occuperà chi di magistrati impertinenti in Sicilia solitamente si occupa, se l’intelligenza politica dei 5 Stelle saprà prevalere sui tentacoli dell’orco talmudista ungherese. Un’intelligenza implicitamente riconosciutagli dal New York Times, propagandista di tutte le malefatte di Soros, come del Pentagono e di Big Pharma,, quando li ha anatemizzati per aver espresso sui vaccini i dubbi che avvelenatori globali come i farmaceutici meritano ogni volta che battono le palpebre.

In tale evenienza gli ipocriti che lacrimano sulle guerre, le miserie, le disperazioni e gli annegamenti, che i loro mandanti provocano organizzando povertà, desertificazione, spopolamenti, trafficanti, scafisti di carrette a galla per 2 miglia, pirati umanitari, caporali, Buzzi e Carminati, si troveranno a corto di lacrime. Meno Ong, meno morti in terra e in mare. E non veniteci a parlare di “Medici senza Frontiere”, o di “Save the Children”. Che andrebbero salvati perché buoni. Come dire, buttarne qualcuna per salvare le più grosse. Chi non si ricorda di questi animatori e utilizzatori finali di tagliagole ai tempi di Libia e Siria? Quelli che “bisogna liberarsi di Gheddafi perché rimpinza di Viagra i suoi soldati per farli stuprare meglio donne e bambini”. Quelli che, fianco a fianco con i noti “Elmetti Bianchi”,  “Assad ci bombarda gli ospedali e ammazza bambini”. E poi quegli ospedali non c’erano, o erano intatti.

A sconfiggere l’arma di migrazione di massa si fa il bene dell’umanità in tutti gli emisferi.

Nordcorea, arma di distrazione di massa

A tentare previsioni strategiche si rischia di rovinarsi la reputazione. Ma voglio rischiare. Credo che tutta la sarabanda trumpiana sulla Corea del Nord non preluda per niente, né oggi, né domani, a un attacco, magari nucleare, a quel paese. Serve a due cose. Primo, a giustificare l’installazione in Corea del Sud  del THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), detto “scudo missilistico anti-nordcoreano”, ma in effetti sistema da primo colpo nucleare contro la Cina. E, secondo, da diversivo rispetto all’invasione della Siria che il concentramento di truppe giordane e americane sembra minacciare e di cui nessuno parla.

L’iniziativa, che vedrebbe aumentare l’attuale numero di effettivi militari Usa in Siria dai mille che operano in congiunzione con il mercenariato curdo nel nordest e si apprestano a far sloggiare l’Isis da Raqqa, a ben più di 2.500, sembrerebbe una risposta al piano elaborato ad Astana, Kazakistan, da russi, turchi e iraniani, con il netto dissenso dei ribelli moderati invitati alla riunione. Dall’ennesimo incontro kazako dei tre paesi impegnati a trovare una qualche sistemazione al conflitto, è uscito un memorandum. Prevede la creazione di quattro enclavi in Siria che i russi e iraniani chiamano “aree di riduzione del conflitto (“de-escalation zones”), ma che per i turchi mantengono la vecchia denominazione di “aree di sicurezza” (“safe zones”). Quelle vagheggiatre daErdogan fin dall’inizio dell’aggressione. La collocazione e delimitazione  di queste zone non è molto chiara: provincia di Idlib, parti delle provincie di Latakia, Homs e Aleppo, Est Ghouta, a oriente di Damasco, e provincie meridionali di Daraa e Quneitra.

Quattro “aree di sicurezza”, quattro pezzi di una Siria da frantumare

Cosa ne viene al popolo siriano che, per bocca del suo presidente, rivendica fin dal primo giorno la liberazione di ogni pollice del territorio nazionale occupato dai nemici? Ne verrebbe questa situazione: Una larga area a nordest occupata, con il concorso  e sotto la guida Usa, dai curdi dell’YPG, comprendente vasti territori arabi su cui i curdi hanno operato pulizia etnica. L’area di nord ovest, attorno a Idlib, occupata dai turchi insieme ai presunti surrogati “moderati” dell’Esercito Libero Siriano. Sacche frammentate sotto controllo Isis e Al Qaida (Al Nusra., ecc.) nell’ovest sotto il Golan e nel Sud attorno a Daraa, che però dalle forze lealiste stanno venendo riprese giorno dopo giorno, a dispetto della fattiva protezione israeliana.

I russi avevano già avanzato, tempo fa, una proposta di nuovo costituzione siriana. Federale. Ovviamente subito respinta da Damasco, perché vista come preludio alla spartizione che il sionimperialismo progetta da decenni. Ora Mosca ci riprova, stavolta, ahinoi, con l’apparente – e, forse, forzato – consenso del governo di Assad. Le quattro aree di “riduzione del conflitto” in parte si sovrappongono a quelle sottratte con la forza militare jihadista, turca, americano-curda. Dovrebbero materializzarsi ai primi di giugno e ne sarebbero “garanti” i tre paesi che le hanno inventate ad Astana, con però l’invito ad altri di associarsi. I garanti si impegnerebbero a far terminare ogni attività bellica. Con quanta adesione delle varie e, in parte incontrollabili, bande jihadiste è da vedere.

Da vedere resta anche se la progettata invasione di truppe Usa e giordane dal Sud del paese si inserisce nel quadro tracciato da russi, turchi e iraniani ad Astana, o se si tratta di mossa finalizzata a impedire che russi e iraniani possano mantenere voce in capitolo sul futuro della Siria.In ogni caso si tratta di sviluppi tutti non solo sospetti, ma fortemente negativi per chi contava sulla difesa ad oltranza dell’integrità e sovranità della Siria. Puzza maledettamente di prodromo alla spartizione del paese in varie parti e sotto diversi controlli: qualcosa ai curdi, qualcosa ai turchi, una fetta alla Giordania, protettorati israelo-americani, una ridotta lasciata agli sciti e ad Assad. Una situazione ingovernabile, foriera di interminabili contese. L’ideale per Israele, Golfo e Occidente. In ogni caso è garantito il lungamente vagheggiato oleodotto Qatar-Mediterraneo che Damasco aveva rifiutato preferendogli quello dall’Iran.

Peggio non poteva andare a un popolo che si è battuto con determinazione ed eroismo senza uguali, e soffrendo l’indicibile, per la causa più giusta del mondo. In un vertice a due Putin-Erdogan a Soci, il presidente russo ha dichiarato che le relazioni tra Turchia e Russia sono tornate ottimali. Forse ha anche pensato che il Turkstream, il gasdotto Russia-Tirchia, val bene una messa islamico-ortodossa. Preghiamo gli dei di essere smentiti.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:44

L’Italia “che sta per Gabriele”, Regeni e le due Vanesse. Un’Italia speciale.

del grande jihadisti“L’Italia si mobilita per Gabriele Del Grande”, titolava l’Ansa.  Per il “documentarista” fermato in Turchia  perché stava dove non doveva stare, il clamore ufficiale è di fatto immenso.  Quando a chiedere  la sua liberazione immediata si uniscono Bruno Vespa e Roberto Saviano, già capite che il personaggio è molto caro a quella “Italia”. Ma che dico? “Appelli in suo favore sono giunti dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, e da quello dell’Europarlamento, Antonio Tajani.
 
Il M5s Europa, in un post sul blog di Beppe Grillo, chiede la convocazione  dell’ambasciatore turco a Roma.  L’hashtag è stato rilanciato anche dall’ex premier Matteo Renzi. Il ministro degli Esteri Angelino  Alfano ha chiamato il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per ribadire la “ferma richiesta del rilascio immediato” di Del Grande. Il senatore Luigi Manconi (addetto ai Diritti Umani, nonché compagno della Berlinguer): “E’ indispensabile una mobilitazione” e “una stretta alleanza con le istituzioni per restituire Gabriele alla  libertà”.
Ma perché, scusate, le “istituzioni”? Sono state le istituzioni a mandare questo documentarista di documentari che nessuno ha visto  al confine della Turchia della Siria? Se sì, si apre un discorso: perché? Su mandato di chi?
Ma per quanto ne sappiamo, c’è andato lui di testa sua, da “ribelle” e “alternativo”  in polemica con le istituzioni – come si descrive nei suoi pezzi.  E’ una decisione privata e la sua disavventura è la disavventura privata di un freelance che si è messo nei guai – che peraltro non rischia di essere ucciso, né è stato condannato. Come mai quest’ansia così corale, così bi-partisan e così “alta”  fra le oligarchie dominanti?
Ho la vaga sensazione, caro lettore, che se io – o lei – fossimo stati messi in detenzione alla frontiera della Siria,  nessun Saviano e nessun Vespa, nessun Manconi né uno straccio di Boldrini muoverebbe un dito per noi. Per  meritare  una tale mobilitazione e commozione ufficiale, ufficiosa e mediatica, bisogna essere speciali.
Speciali come, chiediamo: come Regeni  o come  le due Vanesse? Anche per le due Vanesse abbiamo visto la stessa mobilitazione. Eppure le due avevano a) fondato una “organizzazione non governativa” fatta da loro due più un amico; b) raccolto “aiuti” per la guerriglia anti-Assad, non si sa coi soldi di chi; c) andate in Siria  di capocchia loro, per confricarsi coi jihadisti; dopodiché, d) sono state  sequestrate dagli stessi amici jihadisti e e) liberate dopo il pagamento di un riscatto di ben 11 milioni elargiti dal ministro degli esteri, il conte Gentiloni Silverj.
Soldi di noi contribuenti. Una cifra enorme, pure.  A noi malfidenti, è rimasto il vago sospetto  che le due Vanesse fossero d’accordo coi loro sequestratori amici, e che tutto il salvataggio ufficiale con esborso di 11 milioni di noi contribuenti, fosse in realtà un finanziamento dello stato italiano alla guerriglia anti—Assad, secondo i desiderata della Cia e Dipartimento di Stato allora condotto da Hillary, di cui il conte Gentiloni Silverj è un noto ammiratore.
 
E Regeni? Per far contenta la mamma di Regeni, il governo ha fatto rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto; Repubblica  ha nominato “Donna dell’anno”  la suddetta mamma; tutti i comuni de’ sinistra hanno esposto sui loro balconi “Verità per Regeni”.  Una verità che   tutte le autorità e i grandi media  pretendono al presidente egiziano Al Sisi,  ma non dagli inglesi che il povero Regeni hanno mandato a morire. Sì, perché il giovine era  al Cairo  per completare un dottorato di ricerca, commissionatogli da una filiale dell’università di Cambridge. Lo scopo era  “svolgere ricerche sui sindacati indipendenti” anti Al-Sisi;   era stato fornito anche di almeno 10  mila sterline per pagare informatori,  cosa un po’ strana per una ricerca scientifica…
Anzi, l’università inglese si è rifiutata di  dire la verità su Regeni;  e   “L’Italia” – la loro Italia – ha continuato a pretenderla dall’Egitto, fino a rovinarci i rapporti , che erano ottimi grazie all’ENI. Anche qui, la commozione è stata tributata al più alto livello ufficiale:
 
“Non vogliamo e non possiamo dimenticare”, ha sancito il presidente della Repubblica, Mattarella.
Siamo sicuri, caro lettore, che se fosse successo a te e me, nemmeno lontanamente il Capo dello Stato  avrebbe pronunciato uno dei suoi discorsi stitici  ma altisonanti  e ben  vibrati. Bisogna essere “speciali” .
 
Speciali come la povera Valeria Solesin. Ricordate? Rimasta uccisa  da strani terroristi islamici  con altri 130 spettatori al Bataclan, mentre assisteva a un concerto  pop.  Anche lì, ci era andata per scelta privata, da ragazza   che (ha detto il padre, subito elevato  “modello” dai media per il suo “dignitoso dolore”) “in  Francia ha iniziato a definire il suo progetto di vita spinta dalla curiosità del mondo  (nel) nel contesto in  cui viveva a Parigi, l’istituto di demografia, l’università, il bistrot dove amavano incontrarsi tanti ragazzi e ragazze come Valeria, gioiosi, operosamente rivolti verso un futuro che tutti come lei vogliono migliore”.
 
Uno Stato parallelo
 
Ma come mai allora per la povera Valeria  è stato celebrato un funerale di Stato? Bandiere a mezz’asta. Inno nazionale italiano e francese, presente  Mattarella, il capo dello Stato, e vari ministri. Funerale laicissimo ma con la benedizione dei “rappresentanti delle tre religioni monoteiste”, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, che rivolgendosi ai genitori di Valeria li ha ringraziati  “per aver cresciuto una ragazza italiana che ha amato la vita” e “per aver aperto oggi, nel vostro dolore, le porte a tutte di questa cerimonia civile a tutti i cittadini che sono impegnati nel difendere e a trasmettere questi valori alle giovani generazioni”.
 
Ma  quali valori, scusate, sono qui onorati  così altamente? Andare  ai concerti pop? La cosa è stata strana, stranissima: come se la povera Valeria fosse caduta “in servizio”, mentre  svolgeva  una missione  pubblica,  o forse come se non dovesse trovarsi lì  in quelle ore,  la sua vita più preziosa di quella degli  altri ammazzati dovesse essere preservata, e avesse diritto  a un risarcimento  in esequie pubbliche?
 
E’ strano,ammettetelo. Quando  si vedono queste commozioni ufficiali e mobilitazioni di Manconi, Vespa e Saviano, di Mattarella e Gentiloni; quando l’ANSA dice “l’Italia si mobilita per Del Grande”,  scopriamo che esiste  una Italia  che di noi non si occupa, ma di quelli speciali sì.  Intuiamo l’esistenza di uno Stato parallelo  che decreta i suoi eroi che non sono i nostri, che celebra i figli loro speciali come eroi e martiri di non sappiamo quale religione, come caduti  nell’adempimento di non si capisce quale missione. E per loro questo Stato parallelo è disposto a pagare cifre sproporzionate.
 
Quindi,  anche in Gabriele Del Grande è istruttivo osservare alcuni dei caratteri che rendono “speciali”  i figli di questa Italia loro, oligarchica, parallela.
Vediamo: la sua  “compagna”, con cui ha due figli, si chiama Alexandra D’Onofrio, è mezzo greca e mezzo inglese e un po’ anche italiana, vive ad Atene, ma pubblica con una università britannica –quella di Manchester,  – lavori sui  migranti dal titolo: “REACHING FOR THE HORIZON: EXPLORING EXISTENTIAL POSSIBILITIES OF MIGRATION AND MOVEMENT THROUGH PARTICIPATORY ANIMATION”, opera capitale letta fino ad oggi da 43 persone.  Alexandra è impegnata in profondi studi di “Teatro Applicato e Antropologia Visuale” che sono certo arricchenti, ma non aiutano a mantenere i due figli avuto da  Del Grande.
Abbiamo letto che “Lucca si mobilita per la liberazione di Del Grande”. Ma anche che il Del Grande, laureatosi a Bologna «da tempo non vive più a Lucca e in Italia. Ha abitato a Milano, Londra ed ora ad Atene, città di cui è originaria la compagna Alexandra D’Onofrio da cui ha avuto due  figli». http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/04/12/news/gabriele-del-grande-a-casa-giovedi-1.15186449
Perché una città che non lo vede da anni si mobiliti, con cartelloni e striscioni prestampati, bisogna essere speciali. Non si disturbi la pubblica  commozione ed ansia per il destino di “Gabriele” in Turchia con la gretta domanda: come lavora, Gabriele, da cosa guadagna abbastanza per mantenere se non la compagna, i figli?
La sua attività, la descrive lui stesso nel suo blog, così: “ Sei anni di viaggi nel mondo globalizzato mi hanno convinto che […]   la migliore categorie su cui ragionare sia quella della gioventù. La gioventù che si ribella alla dittatura e alla frontiera. La gioventù che chiede di abitare la modernità a titolo pieno. Con la democrazia in casa propria e la possibilità di viaggiare liberamente all’estero per cercare un posto nel mondo dove definire se stessi”.
Bello, nobile: ma sei anni a gironzolare per il Mediterraneo, Siria Libia, zone di sovversione e di guerra civile, costa.  Ma rende? Un amico mi scrive: il nostro eroe “produce  reportage che nessuno vede e legge, ha due figli..: con che soldi vive e gira? I suoi genitori pare siano semplici gestori di un’osteria nel lucchese”.
Che domanda gretta: Del grande si mantiene col “crowdfunding”. Insomma ci sono tanti amici anonimi che gli danno i soldi per questo profondo lavoro di vivere “La gioventù che si ribella alla dittatura e alla frontiera, che chiede di abitare la modernità a titolo pieno, e di cercare un posto nel mondo dove definire se stessi”.
Un finanziamento di George Soros
Beh, poi c’è  stato un finanziamento della Open Society, ossia di George  Soros.   MA poco, e lo dice lui stesso nel blog: “Nel 2011 è stata la fondazione Open Society Institute a finanziare un progetto di 37.000 euro (lordi) con cui è stato possibile pagare: quattro collaboratori per tradurre il sito in inglese, arabo e francese; una borsa di studio per Gabriele Del Grande, comprensiva del rimborso dei tanti viaggi di ricerca effettuati nel 2011 tra Tunisia, Egitto, Libia, Francia e sud Italia; una regista, un fotografo e un montatore per una produzione low-budget dei tre corti sui centri di identificazione e espulsione. Dal 2012 il blog non riceve più nessun tipo di finanziamento”  .
Ma certo, Gabriele Del Grande vive in un mondo felice dove i soldi da guadagnare ogni mese, che tanto avvelenano il nostro mondo conformista, non sono un problema. Un mondo di gratuità, un mondo “speciale”.
Dai suoi reportages di frontiera, si capisce che quello è lo stesso mondo, suppergiù, delle due Vanesse.   Quello dei “ribelli” contro Assad, con cui Del Grande ha condiviso giornate indimenticabili a Zarzur,  in Siria.:
“ È quello che gli uomini di religione chiamano jihad. Ed è quello che sta spingendo centinaia di giovani da tutto il mondo a unirsi alla rivoluzione siriana. Ragazzi come Abu Zeid e Abu Moaz, che in Siria sono arrivati da molto lontano. Non tutti hanno una formazione islamista radicale. Tanti sono venuti semplicemente per seguire un grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana, a cui sentono di appartenere al di là delle frontiere. Né più né meno come i comunisti italiani che nel 1936 andarono in Spagna a combattere contro il fascismo”.
E continua: “…Abu Zeid   non è siriano, bensì tunisino. È venuto ad Aleppo un mese fa. I contatti giusti li ha avuti tramite un gruppo salafita di Sfax e il fucile belga di alta precisione con cui fa il cecchino nelle fila dell’Esercito libero, lo ha comprato di tasca propria”.
Vedete,   che mondo felice, quello dove la gioventù trova  come definire se stessa? Hai bisogno di un fucile da cecchino ad alta precisione, e  non solo lo trovi sul mercato, ma lo compri “di tasca tua”.   E’ normale, nel mondo “speciale”  dello Stato parallelo.   Un po’ di quattrini dalla Open Society, poi più nulla, e te la cavi lo stesso.
 
Racconta ancora, Gabriele, quel che ha visto: “Gronda sangue  il sacco sulle spalle del vecchio appena uscito dalla sede della brigata islamista. Dentro ci sono i vestiti degli shabbiha catturati nei giorni scorsi. Si tratta dei criminali assoldati dal regime per perseguitare gli oppositori. A tagliare loro la gola è stato l’afgano, con una specie di spada. I corpi li hanno sepolti nella piazzola sotto il cavalcavia, dove hanno già sotterrato un’altra ventina di sgherri del regime giustiziati alla stessa maniera”.
 
E’ il mondo speciale, insomma. Un  mondo coi suoi eroi, coi suoi prigionieri da liberare, e quelli invece da sgozzare con una specie di spada.
Mattarella si è  già stentoreamente  associato alla protesta contro la Turchia.

La Russia ha distrutto 3000 autocisterne dei terroristi dall’inizio delle sue operazioni in Siria

L’Air Force russa ha distrutto oltre 3.000 autocisterne dei terroristi in Siria da quando ha iniziato le sue operazioni di lotta al terrorismo su richiesta del governo siriano
“Dall’inizio delle sue operazioni in Siria, la Forza aerea russa ha distrutto più di 3.000 camion cisterna e più di 200 impianti di raffinazione e di pompaggio di prodotti petroliferi,” ha dichiarato il vice direttore del Dipartimento Nuove sfide e minacce del Ministero degli Esteri russo, Dmitri Feoktistov.
In dichiarazioni rese alla stampa, Feoktistov ha spiegato che la distruzione della logistica dei terroristi, soprattutto nel settore energetico, è considerato un elemento chiave nella lotta al terrorismo.
D’altra parte, il funzionario russo ha criticato il rifiuto di Washington di sostenere la proposta di Mosca di imporre un embargo contro i membri del gruppo terroristico ISIS(Daesh, in arabo)La Russia 18 mesi fa ha sollevato agli Stati Uniti la necessità di imporre un blocco economico globale al gruppo terrorista
La Russia ha intrapreso la lotta terroristica in Siria dal settembre 2015  in seguito alla richiesta del governo del presidente siriano Bashar al-Assad.
 
Fonte: Hispantv   Notizia del: 04/05/2017

Tel Aviv: Il bombardamento nei pressi dell’aeroporto di Damasco fa parte della politica israeliana

Israel bombing Syria
È il secondo attacco aereo che Israele attua contro la Siria in poco più di un mese, sostenendo che sia necessario per la sua sicurezza, ma non è altro che l’ennesima aggressione contro un paese sovrano
Il bombardamento israeliano di ieri sera vicino all’aeroporto internazionale di Damasco fa parte della politica di Tel Aviv per impedire che le armi dell’Iran raggiungano alla Siria, ha dichiarato  che il Ministero dell’Intelligence di Israele, Israel Katz.
“L’attacco in Siria corrisponde completamente alla politica israeliana di per impedire il contrabbando di armi avanzate per l’organizzazione libanese Hezbollah dall’Iran attraverso la Siria”, ha spiegato Katz l’ennesimo atto di aggressione di Israele contro un paese in dispregio al diritto internazionale.
Inoltre, ha anche aggiunto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha dato l’ordine di agire ogni volta che “l’intelligence riceva notizie circa le intenzioni del trasferimento di armi avanzate a Hezbollah”.
Secondo le fonti citate da Reuters, Israele ha attaccato un deposito di armi e munizioni di Hezbollah.
 
Nel mese di marzo, le Forze di Difesa israeliane hanno lanciato attacchi aerei nei pressi di Damasco contro diverse postazioni militari siriane e un magazzino dell’esercito. Questo, e altri attacchi aerei in Siria erano state giustificate dal ministro della Difesa di Israele, Avigdor Lieberman, sostenendo che sono necessari per garantire la sicurezza del loro paese, che viene “prima di tutto”.
Fonte: Reuters – glz.co
 
Notizia del: 27/04/2017

Per la propaganda contro la Siria, l’Ansa arriva a falsificare i titoli delle dichiarazioni

L’Ansa, l’agenzia di stampa che detta il copia e incolla di tutti i giornali italiani (allineati alla propaganda della Nato) vi presenta proprio oggi questo titolo:
Siria:’Damasco dietro attacco con sarin qui articolo
Dai due punti e dalle virgolette, etica giornalista vorrebbe che a parlare fosse qualcuno dalla Siria. E sarebbe una notizia clamorosa perché sarebbe un’ammissione a Damasco dell’utilizzo del gas sarin. Invece sapete chi è stato a fare queste dichiarazioni? Lo scoprite solo leggendo il testo…
L’attuale ministro degli esteri francesi Ayrault.
Incredibile.
Etica giornalistica vorrebbe che il titolo fosse questo:
Ministro degli esteri francese: “Damasco dietro attacco chimico a Idlib”
E le persone non avrebbero neanche troppa voglia di soffermarsi a leggere ulteriormente. Parigi, infatti, insieme a Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia, è il paese che più di tutti ha la responsabilità maggiore della distruzione pianificata della Siria attraverso una guerra per procura alimentata dal finanziamento, armamento e addestramento dei terroristi che hanno stuprato il paese. Vi ricordate gli “amici della Siria” a Parigi nel 2012?
Parigi persegue ancora quest’obiettivo di destabilizzazione della Siria e mente come ha sempre mentito dal 2011 e continuerà a farlo.
Deve farlo perché tutti i castelli di carta di bufale raccontate sulla Siria stanno venendo giù. E gli organi di stampa – come vi dimostra anche questo caso dell’Ansa – servono i loro padroni (editori) in un’azione di propaganda senza fine. Senza fine e senza la minima vergogna come dimostra quest’ultimo caso dell’Ansa.
P.s sull’attacco ad Idlib siamo in attesa che Parigi mostri le prove o convinca il suo alleato statunitense a mandare una commissione d’inchiesta Onu. Sarebbe bello capire come gli Elmentti Bianchi siano riusciti a riscrivere la tavola periodica degli elementi avendo agito senza protezioni e senza conseguenze all’attacco.