PACCHI DI REGIME – IL GIORNALISTA MARTIRE, IL SACRO VACCINO, IL BANDITO “RUSSO”

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MONDOCANE

SABATO 22 APRILE 2017

Cari amici, avete tutto il tempo per spalmare la lettura su vari giorni. I miei interventi qui per un paio di mesi si diraderanno parecchio, visto che torno in strada con la telecamera. Teniamoci in contatto.

Alle prefiche che si stracciano le vesti su certi vittime, di questi loro clienti non gliene importa una beata cippa. Gli importa di estrarne quanta più merda possibile da lanciare sui nemici, propri e della cricca”. (Il sottoscritto)

Io NON sto con Gabriele

Momento magico per le fake news (notizie finte, false, contraffatte, truffaldine…). Cominciamo dal giornalista Gabriele Del Grande. Fake news possono essere anche rappresentazioni false di una persona o di una cosa. Nel senso del cetriolo dipinto di giallo per passare da banana, o del pubblicitario di hamburger presentato come dietologo. O di Mr. Hyde che si presenta come Dr. Jekill. E’ il caso del nostro concittadino detenuto nei CIE del Minniti turco. Evitiamo ora di fare il sillogismo “Erdogan non sta con Del Grande, Fulvio proclama di non stare con Del Grande, ergo Fulvio sta con Erdogan”. Sbagliato e anche becero. Lo auguro libero istantaneamente, ma non sto con Gabriele, come non stavo con Regeni e come “je ne suis pas Charlie”.  Non sto con Gabriele perché in tutto quello che ha prodotto e ahinoi diffuso, tra libri, articoli e filmati, la scarsa qualità contenutistica e formale è ampiamente compensata da una perfetta sintonia con quanto vanno dicendo e facendo in termini di guerre e stermini, inganni e calunnie, i peggiori arnesi dell’imperialismo e sub-imperialismo mondiale. Tutto qui.

Sono giornalista anch’io, ma non è che per questo devo stare con tutti i giornalisti cui capiti una seccatura, o un guaio. Sarebbe essere corporativi. Come lo sono, da autentici professionisti della corporazione, Beppe Giulietti, segretario FNSI e tutto il cucuzzaro della stampa di regime. Sto a ragion veduta, per dire. Con grande fervore sto con il direttore e il reporter di Cumhurijet che da messi languono nelle carceri  per aver documentato, in verbo e immagine, la fornitura di armi ai terroristi di Al Nusra e Isis da parte di Erdogan. E sto con le centinaia di loro colleghi fatti fuori, o dentro, per aver contato al sultano  i sozzi peli nel naso.

Del Grande, il Regeni.2

Sto per la stessa ottima ragione con quei comunicatori fuori dal giro, dalle prebende e dai ricatti, che la nuova legge di Frau Merkel destina a colonna infame e carcere, o che la magistratura austriaca sbatte al gabbio perché hanno tolto due unità alla conta dei sei milioni dell’Olocausto. Sto con rispetto e devozione con Udo Ulfkotte  della Frankfurter Allgemeine Zeitung che ci ha documentato come l’80% dei notabili della categoria in Europa fossero a libro paga della Cia (e, dunque, morì a 56 anni, nel gennaio scorso, senza aver avuto il minimo sintomo di malattia). Sto con  tanti colleghi in rete, con o senza la consacrazione dell’Ordine dei Giornalisti, che duellano con i bonzi e mistificatori dei grandi media come Davide con Golia, come Hans e Sophie Scholl (martiri antinazisti) con Goebbels.

Non sto con nessun giornalista del “manifesto”, prima pagina e gigantografia ”Sto con Gabriele”, tanto meno con quelli che gli forniscono foglie di fico e finiscono anch’essi con l’essere solo chiacchiere e distintivo. E come non stavo con Giulio Regeni, santo e martire, perché uomo legato a centrali spionistiche angloamericane dirette da delinquenti patentati e inventori di squadroni della morte, così non sto con Gabriele Del Grande, uomo con dietro un gangster finanziario, sociocida e genocida, George Soros. Spero che esca libero subito subito, quanto i suoi famigliari e quelli che, perfettamente a loro agio nelle fake news del tipo “occultamento di chi c’è dietro”, starnazzano come ossessi contro la morte della libertà d’espressione in Turchia e ora ci rinnovano i fasti del Regeni con chiassate di piazza e gigantografie sui municipi (figuratevi cosa ci scaraventeranno addosso al suo ritorno!).   

Due Simone, Vanessa e Greta, il gioco è sempre quello

Ci risiamo. La messinscena è sempre quella. E pure il fine. Ricordate la farsa delle “Due Simone” in Iraq nel 2004, sottratte alla resistenza anti-Usa, accolte incappucciate in mezzo al deserto da due guitti istituzionali con telecamere allineate. Ci costarono milioni per il riscatto. Ricordate le due crocerossine di Al Nusra, Vanessa e Greta, spedite in Siria da un emissario dei terroristi, recuperate dopo che erano state “sequestrate” dai jihadisti a cui avevano portato kit di pronto soccorso. Ci sono costate 11 milioni. Del Grande ci costerà di più: forse niente riscatto, ma una vaccinazione di massa contro il virus della verità.

Fortress Europe, blog da vedere, ma con protezioni ABC

Dei 136 giornalisti incarcerati in Turchia (la metà di tutto il mondo), 135 sono dentro perché di fastidio al sultano, al suo despotismo, alla sua guerra e ai suoi traffici con i terroristi. Uno, l’italiano, no. Il suo lavoro era perfettamente in linea con opera e strategia di Erdogan. Salvo che forse Erdogan non gode delle sovvenzioni del gangster kazaro ungherese. Non ne ha bisogno: le spreme dall’UE, dal suo stesso popolo e dai suoi mercenari Isis-Al Nusra. Invece Del Grande ne gode. Il suo blog, “Fortress Europe”, nei contenuti e nella forma del tutto assimilabile alle vulgate diffuse a giustificazione dei propri crimini da Cia, Mossad, Soros e l‘intero establishment Impero-vassalli, ottiene finanziamenti della Open Society Foundation di Soros. La stessa che da Kiev a Caracas, da Beirut a Bengasi, da Tblisi a Budapest e a Damasco, fomenta insurrezioni più o meno violente, più o meno armate, contro i governi legittimamente costituiti e ne sprofonda nel caos e nello spopolamento i paesi.

Si vedano le due linee guida dei lavoro di Del Grande come emergono chiare e coerenti dal blog “Fortress Europe”: l’entusiastico sostegno ai partigiani e democratici rivoluzionari che hanno ridotto in frantumi un paese prospero e pacifico come la Libia e stanno provando, di nuovo per conto Nato, Usa, Israele e tirannie del Golfo, a fare la stessa cosa in Iraq e Siria, insieme alla demonizzazione di chi vi resiste e del quale non ascolta o riferisce la minima voce; la ossessiva denuncia dei migranti vittime del razzismo e della chiusura europee, occultando meticolosamente di individuare correttamente le cause, i mandanti e gli obiettivi del fenomeno. Tutto questo è in perfetta sintonia con pensiero ed azione dell’equipe del Dr. Frankenstein, operante nei laboratori sparsi tra Pentagono, Langley, Wall Street, Londra, Parigi, Tel Aviv, Ankara, Riad, come dei suoi apprendisti stregoni impiegati sul territorio.

Erdogan-Del Grande, trova le differenze

Con i massacratori misuratini  di migranti e di libici neri, i cui orrori su prigionieri e donne mi sono stati riferiti nel dettaglio da un jihadista di Misurata pentito (vedi il docufilm “Maledetta Primavera”) e che fecero addirittura fuggire dalla città i pur solidali Medici Senza Frontiere, promossi a rivoluzionari democratici (alla stregua di Rossana Rossanda); con i tagliagole, scuoiatori, crocifiggitori, stupratori di Isis, Al Nusra, FSA, elevati a “partigiani”, Soros e consorteria imperialista varia non potrebbe sognare portavoce migliore. Come è possibile allora che, con un padrino naturale come Erdogan, sostenitore, fornitore e armatore dei jihadisti, Del Grande sia stato rinchiuso dalla polizia dello stesso Erdogan? Perchè ha contattato “terroristi”? Ma se sono l’armata di complemento di Erdogan! Perché gironzolava senza permesso stampa? Perché passava il confine non autorizzato? Ma se lo fanno 24 ore su 24 (per non dire la scemenza “h24”) tutti gli agenti, sicari, spioni, trafficanti, mercenari che Nato e il sultano vogliano!

Non scherziamo. Lasciamo minchiate di questo genere agli utili idioti e amici del giaguaro che ne alluvionato i giornali e ne fanno colare i liquami dagli schermi (tutti i TG, tutti i talkshow, “Gazebo” del satirico di regime Zoro, “Nemo Nessuno Escluso” della coppia vanesia-svampito Petrini-Lucci, che riattaccano i cocci della bufala armi chimiche di Assad e, dato che escludono nessuno, escludono categoricamente le prove della bufala). Provino a chiedere al loro Gabriele di esprimersi sui 70 bambinelli fatti a pezzi dai suoi “partigiani” che, mentre rientravano nella patria liberata, li avevano attirati con le patatine Questa foto è di una bimbetta lì sopravvissuta.

Gli chiedano perché, oltre che delle vittime del satanico Assad, non si occupa dei 1.546 bimbi sterminati in Yemen dal 2016, degli 8,1 milioni messi alla fame, dei 150 presidi pediatrici distrutti dai protettori sauditi dei suoi “rivoluzionari democratici” .

E’ gente che sancisce il proprio discredito, la propria ignoranza o sudditanza, spappagallando falsità e raggiri commissionati dalle note centrali e negando pervicacemente il diritto alla parola dell’altro. Il per niente infondato sospetto è quello di una messa in scena sapientemente orchestrata da Erdogan d’intesa con i regimi e servizi Nato e Sion. Abbiamo per le mani un eroe della battaglia mediatica contro i turpi dittatori Gheddafi e Assad, un vindice dei disperati che il mare divora e l’Europa respinge. Come nel caso del Saviano anti-camorra di “Gomorra” il piedistallo c’è. Per ergervi la statua occorreva il martirio: la prolungata detenzione, le vessazioni, il diniego all’incontro con i propri diplomatici e legali, lo sciopero della fame, la paura del peggio. Sai quanto, a felice soluzione combinata, gli allori di cui Del Sette cinge i sicari dei genocidi e le falsità e gli anatemi che lancia sui loro nemici diverranno testi sacri con cui, come tutti i testi sacri fanno, coglionarci tutti!

Fate caso al sincronismo tra un New York Times che, finalmente mostra le carte proclamando che è tempo di collaborare con l’Isis, naturale alleato, e di farlo vincere (era l’intenzione dall’inizio, ma poi s’erano inventati la “guerra al terrorismo”); la False Flag delle armi chimiche e lo scatenamento missilistico di Trump sulla Siria, con annuncio di imminente invasione; e la vicenda Del Grande, propedeutica al suo nuovo libro sui “partigiani jihadisti” e sulla naturale alleanza che si è stabilita tra loro e le popolazioni che felicemente se ne fanno governare (come, del resto, ampiamente dimostrato dai fuggiaschi controvoglia dall’Isis a Mosul e da Al Nusra ad Aleppo).

La gloria del martire, le fatiche di Sisifo

E lo tsunami è subito partito, con i soliti primi attori, attori non protagonisti, figuranti, comparse, veline. Una magnifica troupe di presstitute. La stessa del caso Regeni. Altrettanto graniticamente impegnati a occultare la vera identità del soggetto, per quanto documentata dai suoi trascorsi e presenti. Se non lo rilasciano presto, avremo le gigantografie sui municipi e i presidi di Amnesty e pacifinti in piazza. Sarà peggio dello sbarco in Normandia. Se lo lasciano presto, ce lo vedremo rifilato, insieme al nuovo libro, a schermi ed edicole unificate, fino a quando  non apparirà, come Zelig, accanto al papa nella finestra dell’Angelus. Il libro andrà a ruba e il macigno che noi, altrettanti Sisifo, dobbiamo  tornare continuamente a spingere su per la montagna sarà ancora più pesante.

Ho parlato di utili idioti e amici del giaguaro. Eccovene un campione tra quelli che hanno firmato l’appello per Del Grande. Trovate un po’ voi chi appartiene all’una o all’altra categoria. Tutti amici di “Fortress Europe”, molti senza averne mai neanche annusato gli afrori kosher.

Tra le associazioni e gli enti firmatari catanesi figurano: Borderline Sicilia; Borderline-Europe; Asgi sezione Sicilia; Rete Antirazzista Catanese; Cooperativa Quetzal – La Bottega Solidale – Modica; Filieque Iblee – Modica; Chiesa Cristiana Evangelica Battista – Catania; Chiesa Evangelica Valdese – Catania; Associazione culturale Gammazita; Catania Prc; Catania Coordinamento regionale dei comitati No MUOS; Circolo Città futura – Catania.

Pensierino cattivo. Chissà se spunta qualcuno che faccia un po’ di casino per il giornalista del Senegal, arrivato clandestino in gommone e detenuto da sei mesi nel CIE di Ponte Galera? Gli hanno mandato l’avvocato e il console? Hanno tappezzato di sue foto i municipi? Si sono mossi Alfano, Manconi,  il manifesto, la lobby, Saviano e Formigli? Ha monitato Mattarella? Si sono stracciati le vesti tv e giornali? Hanno iniziato a costruirgli un monumento?

E ora, brevemente, alle altre due grosse fake news del momento.

A morte il negazionista. Anche del vaccino.

Forse se l’aspettavano, come quelli che, dopo Regeni contro Al Sisi, in questi giorni  si giocano Del Grande contro Assad. Entrambe battaglie mirate a far prosperare la quinta colonna già colonialista, ora imperialista, dei Fratelli Musulmani. Un’ineccepibile, per completezza, correttezza, equilibrio, deontologia, trasmissione di Report, realizzata dal mio bravissimo ex-collega e amico al TG3, Sigfrido Ranucci, sulla questione vaccini ha commesso il crimine massimo, l’imperdonabile. Dopo aver ribadito la sua fede nell’utilità dei vaccini in generale (che io non ho e lo pagherò sul rogo), ha dato voce anche all’altro versante. A quella nutrita e del tutto responsabile schiera di scienziati, medici, cittadini, onorati anche dall’ospitalità offertagli dalle più rispettate riviste mediche, e a quei portatori di tragici casi con molta evidenza derivati dal vaccino contro il Papilloma virus che attacca la cervice dell’utero, i quali, sulla base di ricerche e dati statistici, ritengono ci sia il sospetto di effetti negativi, anche gravissimi, di quel vaccino e di altri, e che di conseguenza andrebbe, intanto, applicato il principio di precauzione e, poi, approfondita la ricerca.

Anche qui sbarco di Normandia. Il negazionista Ranucci va raso al suolo con tutti i ciarlatani complottisti che propagano irresponsabili negazionismi suscettibili di provocare danni irreparabili a milioni di bambini, fino a, quasi quasi, l’estinzione dell’umanità. Scatenamenti virulenti di supercompetenze mediche, scientifiche, istituzionali, come quelle della ministra Lorenzin, di tutt’altra estrazione e per la quale la formazione medica vale la mia in astrofisica dei buchi neri. Indignazione parossistica, bimbetti a rischio di venire sterminati dai criminali negazionisti, l’urlo “scienza! scienza! “a sfondare i timpani  e il diritto ad avere un pacato confronto in tv, sui giornali, nelle aule scolastiche e universitarie. L’aspettavano, il botto di Ranucci. Sapevano bene che la contestazione ai dogmi miliardari di Big Pharma montava. Occorreva il pretesto. Difatti subito, come le emergenze antidemocratiche permanenti dopo un attentato terroristico, regioni che impongono il vaccino obbligatorio (visto che la morte, obbligatoriamente sotto controllo di Stato o di Chiesa, gli è sfuggita), ordini dei medici che radiano membri dal curriculum eccellente, ma macchiato dal dovere costituzionale che lascia ai cittadini il sacrosanto diritto di scelta. Manco fosse stata presa a schiaffi Eva Curie. E non una consorteria di speculatori truffaldini dal curriculum nero come Mengele. Hanno resuscitato Urbano VIII e hanno riprocessato Galileo Galilei. Un regresso di mezzo millennio.

Tutto la mia ammirata solidarietà al dr. Roberto Gava di Treviso, radiato dai pretoriani di Lorenzin e Big Pharma tutto il mio eticissimo odio a Big Pharma e ai suoi innumerevoli delitti. Come anche al Tribunale d’Ivrea che, nel quadro di un vero e proprio contrappasso rispetto a quelli che ululano contro chi non concorda sui vaccini, ha riconosciuto che un telefonino aveva provocato il cancro al cervello a un operatore di Telecom, sancendo così il legame tra cellulari e tumori, mai ammesso e tantomeno comunicato dalla “scienza”. Per la verità, bastava aver visto un bicchiere d’acqua bollire se posto accanto a uno di questi aggeggi.

Big Pharma, verso la sesta grande estinzione?

Non mi addentro nella diatriba, non ne ho la qualifica. Ma qualcosa so molto bene. Che tutto quello che fa Big Pharma e fa fare ai medici trattati a vacanze nei mari del Sud, prebende, convegni, riconoscimenti, è ombreggiato da un retro pensiero: avere (produrre) tante malattie per vendere tanti farmaci, fare tanti soldi e lobbizzare alla sudditanza la politica. Finchè c’è gente. Poi si vedrà. Il mio primo reportage sul tema lo feci per Paese Sera ad Aquisgrana, dove l’illustrissima Chemie Gruenenthal fu processata per aver mantenuto in commercio per anni  il Talidomide, farmaco antinausea per puerpere,  di cui i dirigenti sapevano che stava producendo migliaia di malformazioni nei nascituri. Anni ’60.

Anni ’90: viene ritirato dal commercio e sparisce l’AZT che, per gli indiscutibili propugnatori dell’esistenza del virus HIV e, dunque, dell’AIDS, ricettori di fantastilioni per le loro ricerche e i loro istituti e associazioni, doveva curare quella sindrome. Ma non la curava. Anzi, ammazzava quelli che alla sindrome scampavano. L’avevano creato negli anni ’60. Non serviva a niente. Bisognava trovare una malattia su cui fargli produrre profitti. La trovarono con l’AIDS, un virus che per sei Premi Nobel è una truffa. Come con l’amianto, come con l’uranio, lo sapevano. Ma  lo tacevano. E uccidevano. Come le divinità dell’elettronica, Steve Jobs, Bill Gates, Tim Cook, sapevano che le onde elettromagnetiche dei loro apparati ci avrebbero distrutto il cervello. Ma ci puntavano proprio, via tumori, o via rimbecillimento e perdita del rapporto con la realtà. E’ il mandato affidatogli.

Pochi sono in grado di sancire chi, in fatti di scienza abbia ragione. Ma mille indizi, vale a dire mille malefatte, fanno una prova granitica di cosa siano e come operano i farmaceutici e i chimici in generale. Basterebbe solo la successione di epidemie farlocche che di Big Pharma fanno uno dei tre poteri dittatoriali del mondo, insieme ai petrolieri e agli armieri. Oppure quel trucco “scientifico” per cui ogni tanto le case farmaceutiche abbassano la soglia oltre la quale colesterolo, pressione e altri fenomeni diventano pericolosi e richiedono terapie. Scendere da 150 di pressione a 135 vuol, dire solo unacosa: milioni di ipertesi in più, milioni di dosi di statine (nocivissime) in più, milioni di talleri in più. Facile, no?

Una certezza però c’è sui negazionismi, fondati o meno che siano, di vaccini, olocausti, verginità di Maria, scie chimiche, santità di Padre Pio, sbarco sulla Luna, l’11 settembre. Chi li sfotte, perseguita, proibisce, punisce, manifesta debolezza della convinzione, insicurezze sull’argomento. Ne ha paura. Il che produce un perché grande come le Torri Gemelle. Complimenti ai 5 Stelle, gli unici che hanno espresso una posizione corretta, democratica.

Da Gladio a Igor il russo

La qualifica, del tutto infondata di russo e, addirittura di ex-membro dei terribili reparti siberiani di Putin, per poi finire riconosciuto serbo, comunque slavo, è solo l’effetto collaterale dell’operazione Igor Vaclavic, alias Ezechiele Norberto Feher. Per capire l’obiettivo principale basta ravvivare un tantino la nostra maltrattata memoria e andare a ritroso attraverso una serie di serial killer, la Banda delle Coop, i poliziotti e agenti killer della Uno Bianca, il terrorismo Stato-mafia, tutti attorno allo spartiacque tra prima e seconda repubblica, dopo il crollo del Muro, grande ricambio di gruppi d’interesse e relativi rappresentanti politici. E, risalendo, la strategia della tensione, le stragi e il golpe Borghese quando l’assetto capitalista-atlantista vacillava sotto i colpi di un movimento di massa, De Lorenzo tentato golpista e Stay Behind formalmente per sabotare un’occupazione sovietica, effettivamente per spostare a destra l’asse del paese. E dietro, sempre, la Cia.

Il fenomeno Igor è un episodio minore, ma forse il segnale di qualcosa che va avviato e di cui si sperimenta l’effetto. L’effetto collaterale è l’inserimento del ferocissimo ectoplasma (finora è solo presunto killer di due persone) nel filone geopolitico della russofobia e, per estensione, della serbo- e dunque slavofobia che, oltre tutto, ci assolve dal peccato di aver ucciso la Jugoslavia. Eccelso il razzismo hitleriano, o l’eugenetica Usa, con cui tale Veronica Tomassini sul “Fatto Quotidiano” ha tratto dall’operazione Igor lo spunto per parlare di una ”crudeltà slava e balcanica che è intraducibile e che risale alla radice di uno spirito nazionalista nel quale i giovani militari serbi venivano addestrati alla dissoluzione cieca e all’esaltazione del delitto… a uccidere una colomba a morsi… fino a sentirne la carne palpitare,  il liquido rovinare tra i denti, in bocc… Igor, eccola la crudeltà slava chiusa con una smorfia… riassume il gene… che distrugge per distruggere”. Vi risparmio il resto di questo delirio, anche perché fa abbastanza schifo. Qualche boia come Clinton, Woytila, Schroeder e D’Alema,  ne trarrà conforto.

Un finto russo per abituarci al gendarme a capo del letto.

E’ in corso l’impiego, delirante come i rigurgiti della Tomassini, di uno schieramento da invasione della Polonia, poliziesco e militar,e come non s’era mai vista sul territorio nazionale: forze speciali, truppe da sbarco, arditi incursori, carabinieri del Tuscania, reparti d’assalto di tutte le armi e polizie. Mancano solo le armate dell’Impero Galattico. Insomma Kabul. La più gigantesca e tecnologica caccia all’uomo mai scatenata, sul modesto spazio di 50 km quadrati, tra Bologna e Ferrara, dove tutto è piatto come un bigliardo, senza un anfratto, una grotta, un cunicolo, uno sprofondo. Quattro spegassi per alberi. Hanno mezzi per registrare ogni nostro passo e pensiero anche solo bisbigliato, ogni nostra intenzione, beccano il dna dal colpo di tosse per strada, hanno droni e satelliti che individuano scarafaggi tra le zolle. Ma da inizio aprile Igor è imprendibile. Bastano quattro canne, un canale, una zattera, a sottrarcelo.

Basta scherzi. Ricordate i Ros del colonello Mori che non perquisisce il covo di Riina e non cattura un Provenzano bell’e inchiodato? Qui si deve far grancassa mediatico-militare, sperimentare il controllo militare del territorio come in Val Susa, disorientare e spaventare la popolazione, tutta quanta a rischio di essere sgozzata da Igor, lo sa bene laTomassini. E più è spaventata la popolazione e più si ritrae nel suo guscio e si frantuma la società e meno si pensa alla catastrofe sociale, culturale, economica e politica italiana, che è peggio della pioggia di rane sull’Egitto, e più diventiamo come gli americani: ognuno titolato dalla legge sulla legittima difesa ad armarsi e a sparare al prossimo se solo fa bau. Così si dissolve la società e l’élite si rafforza.

Lo prenderanno, Igor, o lo faranno sparire per sempre. Una volta che anche l’effetto principale risulterà bene avviato. 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:09

LUC MICHEL EXPLIQUE QUI MENACE VRAIMENT LA PAIX MONDIALE ET QUI CREE LES TENSIONS EN SYRIE ET EN COREE (SUR ‘LIGNE ROUGE’)

# AFRIQUE MEDIA & EODE-TV/ 

Ce jeudi matin 20 avril 2017

Dans LIGNE ROUGE

la grande émission matinale de AFRIQUE MEDIA !

Présentée par Manuela Sike

2017-04-20_054910

Second Thème de l’émission de ce jour :

«Les États-Unis sont-ils responsables de la paix mondiale ? Voir les dossiers de la Corée ou de la Syrie … ».

En direct de Bruxelles, le géopoliticien Luc MICHEL (et patron de EODE Think Tank), répond que les USA sont LA menace contre la paix mondiale et explique comment Washington aporte déstabilisations et guerres partout dans le monde …

QUI MENACE LA PAIX MONDIALE ?

WASHINTON REPOND LE GEOPOLITICIEN LUC MICHEL !!!

Le géopoliticien répondra aux questions :

* Nous allons parler des menaces de guerre, crise en Corée ou en Syrie. Ma question sera directe : Qui menace vraiment la paix mondiale ?

* Vous dénoncez la machine de guerre américaine qui frappe un peu partout dans le monde. Mais il y a aussi, en-deçà de la guerre, ou avant la guerre, les fameux « changements de régimes » et les « révolutions de couleur ». Quel bilan en faire ?

* Pour conclure parlons de Trump ! On nous annonçait pourtant un « candidat anti-système » ou un « isoltiononniste ». Pourtant depuis novembre 2016, vous affirmez, voix solitaire parmi tous les analystes, que « Trump c’est le militarisme et la guerre » ! Expliquez-nous qui est ce nouveau président, entourés de généraux, d’amiraux et de barbouzes, qui semble aimer la guerre ?

EODE-TV / EODE PRESS OFFICE

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SUR AFRIQUE MEDIA/

LUC MICHEL DANS ‘LIGNE ROUGE’

LA GRANDE EMISSION DU MATIN

Ce jeudi matin 20 avril 2017

de 05h30 GMT à 08h GMT

(Malabo-Ndjaména-Douala de 6h30 à 9h 

et Bruxelles-Paris-Berlin de 7h30 à 10h)

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AFRIQUE MEDIA

* en STREAMING sur http://lb.streamakaci.com/afm

* sur SATELLITE sur http://www.lyngsat.com/Eutelsat-9B.html

* WebTV sur http://www.afriquemedia-webtv.org

EN SYRIE, L’ARMEE NE LAISSE RIEN PASSER

SUR PRESS TV (IRAN)/ FABRICE BEAUR (EXPERT EODE) DANS ‘REPORTAGE’ (17 AVRIL 2017)
PCN-TV/ 2017 04 17/
 
PRESS TV, la télévision iranienne internationale francophone, interroge Fabrice BEAUR (Expert EODE, Administrateur de EODE-RUSSIA) …
2017-04-18_045406
PRESS TV :
« Selon les sources proches du Hezbollah d’Irak, connu sous le nom du mouvement d’ Al-Nojaba, les chasseurs syriens ont détruit le plus grand repaire du groupe terroriste takfiritse de Daech à Raqqa, repaire où ils piégeaient les voitures. Cette frappe a eu lieu alors que les forces américaines et leurs alliés kurdes se trouvent dans la banlieue de Raqqa et qu’ils disent être sur le point de lancer l’assaut final sur la ville. Dans le même temps, et selon des sources locales basées à Deir ez-Zor, les avions de la coalition dirigée par les États-Unis ont lancé dimanche 16 avril au soir dans la banlieue Est de Deir ez-Zor des opérations héliportées afin, disent-ils, de prendre pour cible des centres d’approvisionnement et des dépôts d’armes de Daech. En réalité, les États-Unis sont sur le point de renforcer leur présence militaire à Deir ez-Zor, province pétrolifère, située dans l’Est de la Syrie.»
Dans ‘REPORTAGE. L’INTERVIEW’,
PRESS TV (Iran) interroge Fabrice Beaur, expert pour l’ONG EODE,
 
* Voir sur le Site de PRESS-TV/
Emission complète « Reportage »
En Syrie, l’armée ne laisse rien passer
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IL MARCIO TRA TULIPANI E MULINI A VENTO . COLPO DI MANO DELL’AJA CONTRO L’ERITREA

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/il-marcio-tra-tulipani-e-mulini-vento.html

MONDOCANE

MERCOLEDÌ 19 APRILE 2017

L’Olanda, balilla Nato, non per nulla ospita all’Aja il Tribunale Penale  per la Jugoslavia. Quello che o ammazza, o condanna patrioti serbi e manda liberi delinquenti kosovari e croati, a seconda di come gli assassini della Jugoslavia dispongono. Alla luce di quanto in Olanda s’è combinato nei giorni scorsi, non ci potrebbe essere sito migliore per questo scempio della democrazia, della giustizia, della verità.

Il 13 aprile a Veldhofen in Olanda si sarebbe dovuto tenere il convegno mondiale dell’organizzazione giovanile del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, il movimento che ha condotto e vinto la trentennale guerra di liberazione dal colonialismo dell’Etiopia e delle potenze che ne appoggiavano l’occupazione. Fronte che è oggi al governo del paese sul Mar Rosso. Ma sono intervenute le forze coalizzate che da anni perseguitano questo paese libero, autodeterminato e antimperialista con aggressioni militari, sabotaggi, sanzioni e campagne di diffamazione affidate dal despotismo imperialista ai soliti latifondisti della mediacrazia. Se ne sono fatti protagonisti membri del governo olandese, il sindaco della città, Mikkers,  la stampa, tutta atlantista, la solita Ong griffata George Soros, “EEPA”, diretta da Mirjam Van Reisen, docente all’università di Tilburg.

Far saltare una generazione che funziona

Quella di Soros, Open Society, è’ una ragnatela di vedove nere che copre tutti i paesi e ottiene il neanche più tanto paradossale sostegno delle pseudo sinistre involutesi in sinistre imperialiste, in questi giorni particolarmente infervorate sulle Ong che trafficano migranti dalla Libia. In Italia, a fianco del “manifesto”, abbiamo visto esibirsi prima Pippo Civati, assolutamente ignorante di cose africane, ma disciplinato proponitore in parlamento di mozioni che accusano l’Eritrea delle solite scelleratezze. Il suo gruppetto di reperti sinistri, Sinistra Italiana-Possibile, si è coerentemente anche precipitato a convalidare le porcherie russofobe diffuse in questi giorni da Cia e Soros sulla Cecenia. Ne ho scritto la volta scorsa.

La tecnica è quella consolidata. L’arrivo dai cinque continenti dei 650 delegati della diaspora giovanile eritrea per la loro 13ma conferenza internazionale, che avrebbe dovuto tenersi durante tre giorni nell’albergo Koningshof di Veldhofen, era stato preceduto dagli avvertimenti di ministri del governo, che avevano qualificato come “inopportuna” e “disturbante” l’iniziativa dei giovani. A contribuire a preparare il terreno ha poi provveduto la Van Reisen, rinnovando sul sito della Ong sorosiana le solite, truculente, accuse allo Stato eritreo che il governo Usa, quelli Nato, i loro manutengoli nella commissione ONU per i Diritti Umani  e la stampa sguattera, muovono da anni a un  paese sovrano, indipendente, non allineato, che non accetta diktat Nato, UE o FMI, Eritrea Stato “terrorista, dittatoriale, repressivo, violatore dei diritti umani, stupratore di donne, promotore di lavoro schiavistico e fonte della fuga in massa dei suoi cittadini”.

Si trattava dell’atmosfera necessaria perché si giustificasse la chiassata violenta di una trentina di teppisti del Corno d’Africa, fatti passare per eritrei, ma nella loro maggioranza, come si capiva da lingua e dialetto, etiopi. Questo manipolo di provocatori ha assediato l’albergo dei convegnisti e aggredito fisicamente, al loro arrivo, le vetture dei diplomatici e politici eritrei. Significative, tra i dimostranti, le bandiere azzurre della vecchia federazione tra Etiopia e Eritrea, imposta dalle Grandi Potenze, ma liquidata dalla lotta per l’indipendenza.

Comportamento civilissimo dei delegati, che non hanno risposto all’aggressione e al comportamento scandalosamente complice della mezza dozzina di poliziotti olandesi che, bonariamente, respingevano i più facinorosi,  non senza lasciarli arrivate, urlando minacce di morte, a tempestare di pugni la macchina che trasportava Yemane Gebreab, consigliere politico del presidente Isaias Afewerki, suo braccio destro ed effettivo numero due dello Stato. A chiassata esaurita, ne fermavano alcuni che venivano rimessi immediatamente in libertà dal tribunale. Tutto questo doveva funzionare come prodromo alla decisione del sindaco della città di proibire il raduno.

Ai 600 giovani riuniti nell’albergo, prenotato per tre giorni e che avevano iniziato i lavori, è stato intimato di abbandonare l’albergo e la località nella stessa serata, costringendoli a disperdersi istantaneamente e a rimediare soluzioni di alloggio e trasporto di fortuna. Il che non gli ha impedito di riorganizzarsi e portare avanti i lavori, divisi in gruppi di lavoro e distribuiti in tre nuovi alberghi. I link elencati riportano alcuni video della vicenda.

https://youtu.be/6o7zJWbKhDA  scontri a Veldhofen

https://youtu.be/_xNghf0A8zs  inizio convegno, sindaco, dimostranti

https://youtu.be/gMN5eWpUSmk attacco alla vettura, sindaco, scontri, momenti del convegno poi diviso tra tre città.

Due paesi, due governi, quale quello libero e democratico, quale quello nessuna delle due cose?

Tutto questo viene inflitto a un paese pacifico, reduce da una lotta anticoloniale che lo ha dissanguato, ma non gli ha impedito di rimettersi in piedi e costruire il suo progresso, la sua autosufficienza, la libertà dei suoi cittadini, a dispetto di tutte le manovre che insistono a voler eliminare una nazione che, unica in Africa a non accettare presenze e basi militari Usa, né imposizioni degli organismi sovranazionali, rischia di essere un contagioso modello per altre popolazioni. Nel Continente e non solo.

Tutto questo viene inflitto da un paese che passa per essere un modello di democrazia, rispetto dei diritti umani, protagonista di quelli civili. E che, dunque, è un attore di primo piano, a dispetto della sua modesta dimensione geografica e demografica, nel protagonismo militarista dell’Occidente, “a salvaguardia dei diritti umani e con la responsabilità di proteggere”. Dinamico e assertivo membro della Nato, risponde con prontezza e fervore indistintamente a tutte le chiamate di Pentagono, Cia, Wall Street. Che si tratti di sfasciare l’Afghanistan, o partecipare alle varie “coalizioni dei volenterosi” a guida Usa incaricate di radere al suolo paesi in Medioriente, provocarne lo spopolamento, rapinarne le risorse, sradicarli dalla storia e dal mappamondo. La logica applicata a Veldhofen è la stessa che l’Olanda sostiene con i suoi alleati in giro per il mondo.

Zoccoli, mulini a vento, tulipani e campioni Nato

Ha l’onore di far parte della coalizione che ha recentemente tolto di mezzo 300 civili a Mosul, di quelli che potevano infastidire i propri mercenari Isis; di condividere le pratiche Usa, Nato e Cia, espressesi nell’uno due della provocazione chimica di Idlib, allestita dai propri amici terroristi moderati, e della successiva risposta dei 59 missili Tomahawk sul campo d’aviazione siriano. Esaurito il torrente di lacrime spese sui finti bambini asfissiati a Khan Shaikhun, l’Olanda non ne ha più avute per piangere i 78 bambini che, dai villaggi di Fua e Kefraya assediati, andavano a rifugiarsi ad Aleppo liberata, e  che un furgone dei “ribelli moderati”, gestiti da turchi e Nato, aveva attratto a sé con la promessa di patatine e con il carico di esplosivo che li avrebbe fatto a pezzi.

C’è anche il papa

Come l’Olanda e i suoi media, anche tutti gli altri fratelli in Nato (e in Fratellanza Musulmana e derivati Isis-Al Nusra) si erano visti seccare le riserve di pianto dopo che i fatti chimici di  Khan Shaikhun erano risultati il contrario di ciò che erano stati fatti apparire. Così per i bimbetti siriani affamati, con gli occhi pieni di patatine spenti dal tritolo, non ne è rimasto, di pianto. Chi dice che il disseccamento delle ghiandole lacrimali era dovuto al fatto che i bambini che stanno con Assad sono diabolici, mentre quelli dalle parti dei “ribelli moderati” sono angelici è senz’altro uno sporco complottista diffusore di bufale settarie. E se papa Bergoglio, provvido monarca e protettore di tutti i cristiani, quello contro tutte le armi, riprende il governo di Damasco per la sua “violenza”  e nulla dice sul fatto che,  se cade Assad, laico e garante di ogni minoranza, arrivano quelli che i cristiani li scuoiano, bruciano vivi e crocifiggono, è perché un papa non può sbilanciarsi, ha da essere ecumenico, no?

Assaltano il numero 2 eritreo. Tutti zitti. Pensa se fosse stato Pence.

Ho partecipato a un altro convegno mondiale dei giovani eritrei, quella volta in Italia a Montesilvano, Pescara. Un centinaio di convenuti da tutto il mondo per discutere del loro paese, di come affrontarne l’ostilità e le calunnie subite dai necolonialisti e dai loro clienti e mercenari nella regione. Raramente ho incontrato tanta maturità politica, tanto amor patrio, tanta perizia organizzativa. Vi ha parlato anche Yemane Gebreab, il vice del presidente che poi ho avuto la fortuna di intervistare a Keren per il docufilm “Eritrea, una stella nella notte dell’Africa”. E non rischio l’agiografia se dico che, tra i tanti che ho incontrato in una lunga vita, mi ha colpito come uno degli uomini di Stato più saggi, colti, ideologicamente e culturalmente preparati , con uno spessore morale e una sensibilità umana di cui andiamo, nel nostro emisfero, cercando le tracce. Vox clamantis in deserto.

Eritrei veri ed eritrei farlocchi

Ho incontrato larghi settori della diaspora della nostra ex-colonia. Sono presenti e attivi in molte delle nostre città. La vecchia generazione è scampata alla guerra di sterminio degli etiopi. Quella nuova è qui per trovare occasioni di vita e lavoro rese scarse in un paese che, da pochissimi anni e tra grandi difficoltà, esce da guerre distruttrici e soffre di ingiuste sanzioni, che hanno aggravato un sottosviluppo di cui anche l’Italia è responsabile. Altro che fuga da una dittatura. Di quelli che se ne dicono fuggiaschi non se n’è mai visto manco uno nei miei incontri con chi evidentemente rappresentava adeguatamente la comunità. In tutta l’Olanda, con lo zuccherino dell’asilo politico, sono riusciti a rastrellarne una quarantina. E neanche tutti eritrei.

I disobbedienti non sono accettati, specie se occupano quella posizione strategica all’imbocco del Mar Rosso, la giugulare dell’economia tra Nord e Sud, Est e Ovest. Specie se non stanno alle regole. Siccome anche a noi quelle regole non piacciono, dobbiamo stare con l’Eritrea. Sempre più. Un altro avamposto della liberazione umana non deve cadere. E che agli olandesi di regime e di sudditanza il loro formaggio gli rimanga nella strozza. 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 08:49

Bombe nucleari USA in Italia. Cui prodest?

Pressenza

17.04.2017 – Mondo senza guerre e senza violenza Gerardo Femina

Bombe nucleari USA in Italia. Cui prodest?

In Italia sono presenti almeno 70 bombe nucleari degli Stati Uniti. Secondo la FAS, federazione di scienziati americani, ce ne sono 50 nella base di Aviano in provincia di Pordenone e 20 nella base di Ghedi in provincia di Brescia. Si tratta di bombe B61, che verranno sostituite in breve tempo dalle nuove bombe B61-12. Ma perché queste armi di distruzione di massa sono presenti sul nostro territorio? A vantaggio di chi?

Alcuni decenni fa era relativamente facile dividere il mondo in buoni e cattivi. Da un lato i comunisti, i russi bolscevichi, l’Unione Sovietica, la Cina, e dall’altra l’America, patria della democrazia e della libertà, seguita  dagli altri paesi cosiddetti occidentali. In questa visione l’Italia giocava la sua parte di alleato pronto a svolgere un ruolo nel caso di un conflitto. Negli anni ’60 gli Stati Uniti dislocarono armi atomiche sul nostro territorio. Questo poteva anche essere visto come un atto di sudditanza, come il prezzo obbligatorio da pagare ai vincitori per la guerra persa. Ma oggi la seconda guerra mondiale è lontana, le cose sono molto cambiate e questo modello che divide il mondo in buoni e cattivi non funziona e non coincide con quanto sta accadendo nel panorama mondiale. Il mondo è policentrico. Da una parte abbiamo relazioni e accordi con la Russia e la Cina di vitale importanza per la nostra economia, dall’altra la politica del nostro alleato, gli Stati Uniti, è sempre più aggressiva, caotica, inaffidabile e imprevedibile.

Come si giustifica a questo punto la presenza di armi atomiche di una potenza straniera sul nostro territorio? Senz’altro non sono per la difesa. Sono armi d’attacco in mano agli Stati Uniti e al suo comandante in campo, Donald Trump. Nel caso in cui scoppiasse un conflitto di ampie dimensioni l’Italia sarebbe un bersaglio di primaria importanza. Tutti noi crediamo e speriamo che mai si giunga a una follia simile e giustamente allontaniamo questi pensieri da noi per vivere tranquilli. Ma dobbiamo ricordare che questa follia si è già impossessata una volta dell’animo di alcuni uomini, anzi due volte, con Hiroshima e Nagasaki! Inoltre la situazione potrebbe precipitare anche solo per un incidente. A vantaggio di cosa o di chi dobbiamo correre questo pericolo? Anche per una questione di sicurezza personale, perché dobbiamo rischiare di essere un bersaglio di un’eventuale rappresaglia in una guerra che non saremmo noi a cominciare?

Con la scelta di restituire le bombe nucleari al loro proprietario l’Italia si comporterebbe da stato sovrano e darebbe un segnale di distensione internazionale, aprendo un nuovo cammino per uscire dal tunnel in cui il mondo si è infilato. Potrebbe essere un esempio di una nuova politica che si muove verso quel futuro diverso di cui abbiamo profondamente bisogno.

Se proprio dobbiamo dividere il mondo in buoni e cattivi, tra questi ultimi sicuramente hanno un posto importante le industrie belliche. Il loro potere è tale da influire in maniera determinante sulle politiche degli stati nazionali, che ormai sono quasi degli ostaggi nelle loro mani. Anche se le loro sedi sono in qualche punto geografico, non hanno un colore legato a qualche bandiera particolare e il loro raggio d’azione è internazionale. La guerra è per loro solo un business per produrre e vendere armi…

Liberarsi di queste bombe nucleari non è un atto contro gli Stati Uniti, ma contro una politica senza futuro voluta dalle industrie belliche.

Come italiani abbiamo votato in un referendum contro il nucleare civile. Ho la certezza che la stragrande maggioranza degli italiani non vuole questi ordigni atomici. Invece di distrarci con discussioni su cose secondarie tutti i partiti devono prendere posizione su questo tema, perché le armi nucleari vanno smantellate oggi, prima di usarle. Dopo sarebbe troppo tardi.

Ridiamo valore alla parola democrazia e pretendiamo con tutta la forza e potenza della nonviolenza un’Italia realmente denuclearizzata.

 

ISIS E LGBT: USO E ABUSO

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/isis-e-lgbt-uso-e-abuso.html

MONDOCANE

SABATO 15 APRILE 2017

 

Case e prostitute chiuse, media e presstitute in divisa e en travesti

Ho fatto giusto in tempo, a Genova, a conoscere quelle case che chiamavano chiuse. Chiuse non tanto a chi vi entrava quanto a chi ne avrebbe voluto uscire: le prestatrici d’opera. Godevano di un permesso di qualche ora la domenica, perlopiù per brevi incontri con una loro creaturina affidata a qualche parente, si spostavano a plotoni ogni 15 giorni da una città all’altra (perciò, salivando, ci si informava sulle “quindicine” nuove arrivate al popolare ed effervescente “Castagna”, o all’esclusivo e pomposamente formale “Lepri”) e non credo che il suffragio universale esteso alle donne dopo la guerra riguardasse anche loro. Per gli adolescenti era una specie di romanzo di iniziazione. La rete di lenoni che amministrava il business da noi non cavò un granchè. Squattrinati, s’andava lì nelle ore di sega all’università a pizzicare tette e cosce con gli occhi e a far casino nel casino, fino al momento in cui la “madama” al banco dei gettoni, stufa di sollecitare “ragazzi in camera!”, ci cacciava fuori.

M’è capitato uno strano accostamento tra quei postriboli e quelli, per molti versi sovrapponibili, in cui oggi si fabbricano  giornali e telegiornali. In tutte e due la merce è bene impacchettata (o spacchettata), ma, al consumo, risulta avariata, perché falsa, simulata, recitata. Difficilmente, allora,  alle tue frementi aspettative, rispondeva qualcosa di più di un povero singulto, più o meno stancamente recitato. Difficilmente, oggi, al tuo interessamento per le cose del mondo corrisponde una risposta sincera. In entrambi i casi si fa finta, si ha a che fare con impostori che in cambio dei tuoi quattrini e diritti ti rifilano un prodotto contraffatto. Sto parlando di organi d’informazione di cui, datine i fini e loro mandanti, non c’è da nutrire neanche il dubbio che se ne ricavi qualcosa di onesto. Sono i grandi giornaloni e telegiornaloni e talkshowoni. Non vale la pena occuparsene. Mai termine più preciso di presstitute fu inventato.

Ma con l’involversi dei tempi anche il lenocinio ha saputo superare i propri limiti e si è passati dal bordello dichiarato ed evidenziato dalle persiane permanentemente chiuse, a tipologie analoghe, a finestre aperte con tanto di tendine di pizzo: escort, per le quali il dopocena è sottinteso, estetiste e fitness che occultano (non tutte ovviamente) la funzione principale dietro a un’altra socialmente accettabile, case d’appuntamento ove la recita include anche qualche prurito di autenticità. Avete già immaginato con chi va fatto l’accostamento. Media che, per rimanere nella metafora, incantatoti con l’aperitivo dalla gradevole gradazione alcolica e con una happy hour di tartine al lardo di Colonnata, unioni civili e migranti, ti rifilano la bistecca guasta, o agli ormoni, o addirittura neanche di carne, ma di soia: il mondo, le guerre, nemici e amici. Sono quelli che si proclamano di opposizione, menano gran vanto di come sanno cantargliela alla successione di ciarlatani, biscazzieri  e strozzini che sfilano nei palazzi del potere, ma poi tornano “quindicina” di regime non appena a portarle in camera siano i grandi signori  che ti pagano tante marchette. Presstitute en travesti.

La confessione bomba del NYT: L’Isis siamo tutti noi

Nell’edizione del 12 aprile di quello che i boccaloni definiscono lo “standard aureo” del giornalismo, il New York TImes, è esplosa una bomba al confronto con la quale la MOAB gettata sull’Afghanistan, a celebrare 16 anni di sconfitte e spese Usa e Nato, è poco più di un petardo (Del resto, sensazionalizzare come  apocalisse senza precedenti quella bombona serve solo a intimidire qualcuno. Non era affatto la prima volta. Era il 20 marzo 2003 e nel mio albergo di Bagdad, “Al Mansur”, venivano giù vetri e pareti mentre dal balcone filmavo una MOAB uguale a quella afghana, esplosa a 10 km, oltre il Tigri, a polverizzare l’intera area delle strutture delle telecomunicazioni. C’è tutto nel docufilm “Un deserto chiamato pace” ).

Cosa ci rivela il NYT, giornale portavoce di Netaniahu, guerrafondaio e razzista etnocentrico in ogni sua cellula e, più che mai, con il rinomato editorialista e pitbull da attacco, Thomas Friedman? Ciò che in tanti sapevamo, anche perché ce lo aveva detto Hillary Clinton, ma che le presstitute dei bordelli che passano per saloni di bellezza occultano: Isis, Al Qaida e rispettivi derivati cosa nostra sono. Vabbè, si sussurrava che sauditi e qatarioti qualche soldo ai wahabiti, veri o finti, l’avevano passato; che Erdogan s’era arricchito col petrolio dei suoi giannizzeri col vessillo nero rubato; si vociferava di campi d’addestramento Usa in Giordania; ci si chiedeva pensosi come mai avessero tante armi Nato e israeliane; si apprezzava lo spirito umanitario degli ufficiali sanitari israeliani che, sul Golan, allestivano cliniche per jihadisti feriti. Ma su tutto questo si passava rapidamente una mano di vernice: le nequizie del sanguinario dittatore Assad.

Ora, però, il grande quotidiano della Grande Mela ha abbandonato ogni scrupolo. Esaltato dall’improvvisa trasformazione del nefasto isolazionista in combutta con Putin in signore della guerra come pochi prima di lui, ha gettato alle ortiche ogni prudenza o doppiezza. Il nerboruto “commander in chief” ha calato il poker d’assi (bufalona delle armi chimiche e dei  tanti bambini morti, invincibile armada verso Pyongyang, MOAB sterminatrice sull’Afghanistan, dito medio sparato a Putin a Mosca), si gioca a viso e trucchi aperti.

Si chiede dunque il NYT: “Perché mai il nostro obiettivo dovrebbe ora essere quello di sconfiggere lo Stato Islamico in Siria?” Stupefacente onestà. Cinica, oscena, ma verità. Scrive l’acrobatico Friedman: “Di Isis ce ne sono due. Quella satanica, crudele e amorfa è l’Isis Virtuale. E’ quella che compie attentati a Londra, Parigi, Cairo. L’altra è l’Isis territoriale che controlla qualche zona in Iraq e vaste aree in Siria. Suo obiettivo è sconfiggere il regime di Assad insieme ai suoi alleati russi, iraniani e hezbollah e anche il regime filo-iraniano in Iraq, rimpiazzando entrambi con il califfato. Credo che se l’Isis territoriale venisse battuto, quello virtuale diverrebbe ancora più virulento”. L’abbiamo partorito (sottinteso), ora facciamolo fiorire e moltiplicarsi, ché, senza, di Siria e Assad non ci liberiamo più.

Concede , il NYT, che il fine degli Usa in Siria è schiacciare Assad, la Russia, l’Iran e Hezbollah, al punto che questi  si accordino con i “ribelli moderati” sull’eliminazione di Assad. “Serve dunque una no-fly-zone perché si costituisca, accanto a quella curda intorno a Raqqa, anche un’entità jihadista a Idlib, dove sono concentrati i moderati e dove Assad ha buttato le sue bombe chimiche. Cosa dunque potremmo fare? Aumentare drammaticamente il nostro sostegno militare ai ribelli e smettere di combattere l’Isis territoriale. Se dovessimo sconfiggere l’Isis territoriale permetteremmo ad Assad, Iran, Russa e Hezbollah di distruggere gli ultimi ribelli moderati…. E’ tempo che Trump faccia il Trump, cinico e imprevedibile. L’Isis è la più grande minaccia per Iran, Hezbollah, Russia e milizie scite… Perché mai sconfiggere l’Isis in Siria? Manco per niente. Non ora. Gli Usa devono aiutare l’Isis a essere il mal di testa di Assad, Iran, Hezbollah e Russia… Questo è il Trump che ci serve…” E che fino a ieri il NYT, gazzetta liberal dei progressisti del mondo, considerava alla stregua di un rigurgito gastrico. Muri, migranti, gay, flirt con Putin, misoginia, tutto  perdonato. Sono bastati una MOAB sui civili afghani e il colpaccio armi-chimiche-59 Tomahawk sulla Siria. E così, incoraggiati da tanto riconoscimento del Sion-NYT, gli eroi Isis hanno celebrato la Pasqua esibendosi nell’agghiacciante massacro di Aleppo e Mosul, ordinatogli per punire le popolazioni decise a tornare sotto la protezione del loro sanguinario dittatore.

A questo punto avremmo tutti le idee più chiare. Anche se il reo confesso Friedman non arriva ad ammettere che non è solo ora che agli Usa balena l’opportunità di lanciare l’Isis contro il resto del mondo. Che lo strumentino fine-del-mondo Al Qaida e poi Isis l’hanno inventato proprio loro. Ma nell’occhio che Friedman ci strizza, mentre ci racconta dell’Isis da portare alla vittoria, tutto questo è implicito. I sonnambuli della fede cieca nei media dovrebbero ricavarne un brusco risveglio. Tutti quelli dagli occhi aperti e le sinapsi in ordine che da anni sanno come terrorismo e USraele siano la quadratura del cerchio per il dominio sul mondo, dovrebbero poter godere della conferma. E invece, avete visto o sentito anche un solo accenno a questa deflagrazione di verità nei media delle nostre presstitute?

La stella di Davide sulla Casa Bianca, sull’Isis, sui curdi

Quando parla il NYT parla Israele. E quando parla Israele, gli Usa ascoltano, obbediscono e si tirano dietro il resto della sedicente “comunità internazionale”. Lo garantisce il ruolo e il numero di kazari talmudisti installati dove si informa, si incassa, si paga, si decide. E, per inciso, Israele, all’Isis da sostenere, affianca anche i curdi. Quelli iracheni da sempre. Quelli siriani da mo’. Quelli turchi….Come ci informa Stefano Zecchinelli: tra quelli impegnati nella pulizia etnica contro gli arabi a Rojava ci sono anche volontari israeliani. E vi appare addirittura il filosofo apostolo di tutti i terroristi, Bernard-Henry Levy. Sentite cosa ha detto Salih Muslim, leader dell’YPG curdo, a proposito del bombardamento di Trump: “Gli Usa non devono solo bombardare il regime, ma tutte le forze che usano la violenza contro i civili (ovviamente escluso l’YPG che spazza via i civili arabi dalle loro terre)… In ogni modo Trump ci aiuta più di Obama”. Trattasi dei cocchi democratici e femministi  ddella nostra sinistra.

C’è di peggio nel tramonto dell’Occidente che i russofobi di “sinistra”?

Quella sinistra che non ha perso l’occasione per confermarsi al servizio delle più sporche e squalificanti operazioni delle centrali di disinformazione, indirizzate a fomentare una sempre più demenziale psicosi di guerra. Sono detriti di una storia tradita e gettata alle ortiche, spiaggiati sulle rive di una palude frequentata da caimani, dove operano da procacciatori di vittime. Oggi il loro impegno è di contribuire con i loro sibili di rettili a gonfiare le vele della flotta in rotta verso la guerra. Se per vele intendiamo la russofobia, l’uragano che le muove ha assunto via via varie colorature: Putin omofobo, autocrate e assassino di oppositori, libertà d’espressione annientata, sport russo dopato in ogni sua specialità, hacker russi che hanno determinato la sconfitta di Hillary, Mosca che finanzia populisti e ultradestre per mandare in vacca l’Europa, Russia imperialista che divora l’Ucraina  e si risente se la democrazia installa una selva di missili ai suoi confini, Igor, il pluri-assassino, che imperversa tra i bravi cristiani terrorizzati delle lande emiliane, è ovviamente “Igor il russo”, militare siberiano nientemeno (la Siberia, i gulag…), anche se poi decade in serbo, sempre slavo è… La fantasia dei detrattori è sconfinata.

L’antesignano Sofri e i succedanei di Novaja Gazeta: è la volta dei LGBT

Amici ceceni di Sofri e della Politovskaja

Oggi hanno riesumato i fasti ceceni del Sofri, illustre editorialista di regime, che diffondeva le gesta dei sequestratori e tagliatori di teste ai tempi della prima attivazione dei banditi jihadisti in Cecenia, poi glorificati da quella Politovskaja, fiduciaria Cia e sua inviata perRadio Liberty, il cui giornale, Novaja Gazeta, attiva, a dispetto dei diversi non manipolabili, una delle quinte colonne imperialiste più care a George Soros e alla sua panoplia di sinistri liberal dirittoumanisti: l’ala LGBT che nel bandito affossatore di valute e nazioni si riconosce. Non manca l’occasione di guadagnarsi il riconoscimento dei suoi sponsor “il manifesto”,  che imbratta una pagina con un copia e incolla dal quotidiano russo sugli orrori anti-LGBT perpetrati in Cecenia sotto lo sguardo iniettato di sangue dell’omofobo Putin. Tanto per ribadire che in Russia l’autocrazia dell’ex-KGB non consente la minima libertà di stampa, come vuole la vulgata  dell’industria di fake news occidentale. E per farci rimpiangere che a Mosca non ci sia nessuno come l’ungherese Orban che impedisca alle Ong dei sabotatori finanziati da Soros e dalla NED di destabilizzare il paese diffondendo falsità e reclutando agenti provocatori.

Il Grand Guignol di “Novaja Gazeta” e “manifesto” ci dipinge un quadro splatter di orrori inflitti ai gay ceceni. Guardate qua, la prosa degli sceneggiatori di bufale ripresa con fervore orgasmatico dal giornaletto dei “diritti civili” come interpretati dai pubblicitari di

genocidi: “Picchiati con tubi di gomma, attaccati alla corrente elettrica, costretti a sedersi su bottiglie, lasciati senza cibo né acqua, a volte fino alla morte…Auschwitz(l’accostamento non manca mai), la segregazione del disumano… nella prigione segreta scoperta da due giornaliste di “Novaja Gazeta”….” E sapete come l’hanno scoperta? Leggete e ammirate l’inconfutabile prova: “Le due reporter (si fa per dire) non sono entrate nel centro di segregazione, ma hanno ricostruito attraverso testimoni dove e  cosa succede lì dentro”. Tre testimoni. Anonimi. Poi gli ho telefonato, anonimo anch’io, e gli ho rivelato che Putin si ciba di cuori strappati a neonati ebrei. Esce nel prossimo numero del giornale della Politovskaja. Le due reporter badino che i loro mandanti non gli facciano fare la fine nell’ascensore della loro collega martire. Ci penserà comunque  il “manifesto” a consacrarle.

I numeri di convenienza delle pene di morte

Non si fa mancare nulla “il manifesto”. A completare il servizio del quotidiano socialimperialista (stavolta il termine calza), la boiata cecena è sovrastata da una denuncia agghiacciante. La Cina, proclama sgomenta la filiale del Dipartimento di Stato, capeggia la classifica delle esecuzioni capitali. 85 tra il 2014 e il 2016. Non dice niente  delle 27 degli Usa nel solo 2016. Ovviamente ci si astiene dal fare il rapporto tra esecuzioni e popolazioni. Quanto fa 85 in tre anni su 1miliardo e 400 milioni, rispetto a 27 in un anno su 300? Ma Amnesty International, fonte prediletta della sinistra imperialista, trascura qualche particolare. Per esempio, che ai 27 interventi del boia americano vanno aggiunte le 5000 esecuzioni  extragiudiziali annuali di civili disarmati, quasi tutti neri, da parte della polizia (e magari anche qualche decina di migliaia di quelle commissionate ai terroristi in Siria e Iraq). Amnesty, che è scaltra, si aspetta l’obiezione e prontamente, la rintuzza: le 85 esecuzioni cinesi nei tre anni sono invece “almeno 931, però non riportate nei registri”. Lo dice Amnesty. E se lo dicono loro… Non sono quelli che ci hanno rivelato che Assad ha fatto strangolare 13mila detenuti nelle sue carceri? E mica  perché queste fossero troppo affollate. Perché gli andava. Quando si è amici di Putin….

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:17

PROVOCATIONS DE TRUMP ET MENACES DE GUERRE (III) : TRUMP LACHE UNE SUPERBOMBE GBU-43 DE 10.000 KG SUR L’AFGHANISTAN … POUR INTIMIDER LA COREE DU NORD !

LUC MICHEL/ 2017 04 14 (III)/
GEOPOLITIQUE/
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Les Etats-Unis ont largué hier jeudi soi-disant « contre le groupe Etat islamique en Afghanistan » la plus puissante bombe non-nucléaire qu’ils aient jamais employée, surnommée la “mère de toutes les bombes”, selon un porte-parole du Pentagone. La frappe avec la bombe GBU-43 de plus de 10.000 kilos, a « visé à environ 14h30 GMT une série de grottes » dans la province de Nangarhar (est de l’Afghanistan), où un soldat américain aurait « été tué dans une opération le week-end dernier contre les jihadistes3, selon Adam Stump, un porte-parole du Pentagone.
LE DISCOURS OFFICIEL DU PENTAGONE
ET LES MOTIVATIONS REELLES DE TRUMP
Cette énorme bombe guidée au GPS longue de plusieurs mètres, qui n’avait jamais été utilisée au combat auparavant, aurait donc « été larguée en soutien aux forces afghanes et américaines opérant dans la région », selon le Pentagone. Une telle frappe pour anéantir moins de 30 djihadistes, le Pentagone,ment effrontément. Et les médias de l’OTAN  avalisent ces médiamensonges. En réalité, cette frappe spectaculaire est liée à l’arrivée d’une flotille US, avec porte-avions, dans les eaux coréennes. Et vise à intimider la Corée du Nord. Pas sur que ces méthodes de cow-boys (l’ambassadrice de Trump aux Nations-Unies Nikki Halley se dit-ellle « le nouveau sheriff de l’ONU ») à la Trump, président sans expérience ni compétence, impressionnent beaucoup Pyong-Yang !
* Lire sur :
(attention Média de l’OTAN ! Lire avec esprit critique …)
LM
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PROVOCATIONS DE TRUMP ET MENACES DE GUERRE (II) : LA RUSSIE EST ‘TRES INQUIETE’ ET LA CHINE S’AFFOLE. ‘UN CONFLIT POURRAIT ECLATER A TOUT MOMENT EN COREE DU NORD’ (AFP)…

LUC MICHEL/ 2017 04 14 (II)/
GEOPOLITIQUE/
RPDC2
Les médias de l’OTAN prennent enfin la mesure des risques que l’imprévisibilité et l’incompétence de Trump font courir à la paix mondiale. « La Russie est “très inquiète” et la Chine s’affole: “Un conflit pourrait éclater à tout moment” en Corée du Nord », titre l’AFP ! Comme je l’écrivais déjà ce midi, « Et ce n’est pas Pyong-Yang la menace (les photos agressives de la RPDC diffusées par la propagande des médias de l’OTAN ne doivent pas tromper). Mais bien la première puissance militaire mondiale, aux mains des docteurs Follamour de la Maison blanche et du Pentagone ».
POURQUOI MOSCOU ET PEKIN S’AFFOLENT :
TOUT L’EQUILIBRE GEOPOLITIQUE ET GEOSTRATEGIQUE NON SEULEMENT DANS LA PENINSULE COREENNE MAIS EN MER DE CHINE EST BOUSCULE PAR LES PROVOCATIONS DE TRUMP !
« Un conflit pourrait éclater à tout moment » en Corée du Nord, a averti ce vendredi le ministre chinois des Affaires étrangères, Wang Yi, après de nouvelles menaces de Donald Trump envers le régime de Pyongyang. « Le dialogue est la seule issue », a déclaré M. Wang lors d’un point de presse à Pékin en compagnie de son homologue français Jean-Marc Ayrault, au lendemain de propos du président américain promettant que le « problème nord-coréen serait traité ». « Quiconque déclenchera une guerre en payera le prix », avertit Pékin ! Quiconque provoquerait un conflit dans la péninsule coréenne « devra assumer une responsabilité historique et en payer le prix », a martelé vendredi Wang Yi. « Le vainqueur ne sera pas celui qui tient des propos les plus durs ou qui montre le plus ses muscles. Si une guerre a lieu, le résultat sera une situation dont personne ne sortira vainqueur », a averti M. Wang, sans citer explicitement les récentes menaces du président américain.
La Russie, « très inquiète, appelle à la “retenue » … La Russie, « très inquiète » du regain de tensions concernant la Corée du Nord, a appelé vendredi « toutes les parties à la retenue » et à « éviter toute action qui pourrait être interprétée comme une provocation », a indiqué le Kremlin, après des menaces de Washington envers Pyongyang. « Moscou suit avec une grande inquiétude la montée des tensions dans la péninsule coréenne. Nous appelons tous les pays à la retenue et les mettons en garde contre toute action qui pourrait être interprétée comme une provocatio »”, a déclaré le porte-parole du Kremlin, Dmitri Peskov, à des journalistes.
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(attention Média de l’OTAN ! Lire avec esprit critique …)
LUC MICHEL
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Syrian rebels used Sarin nerve gas, not Assad’s regime: U.N. official

http://www.washingtontimes.com/news/2013/may/6/syrian-rebels-used-sarin-nerve-gas-not-assads-regi/

– The Washington Times – Monday, May 6, 2013

Testimony from victims strongly suggests it was the rebels, not the Syrian government, that used Sarin nerve gas during a recent incident in the revolution-wracked nation, a senior U.N. diplomat said Monday.

Carla del Ponte, a member of the U.N. Independent International Commission of Inquiry on Syria, told Swiss TV there were “strong, concrete suspicions but not yet incontrovertible proof,” that rebels seeking to oust Syrian strongman Bashar al-Assad had used the nerve agent.

But she said her panel had not yet seen any evidence of Syrian government forces using chemical weapons, according to the BBC, but she added that more investigation was needed.

Damascus has recently facing growing Western accusations that its forces used such weapons, which President Obama has described as crossing a red line. But Ms. del Pontes remarks may serve to shift the focus of international concern.

Ms. del Ponte, who in 1999 was appointed to head the U.N. war crimes tribunals for Yugoslavia and Rwanda, has sometimes been a controversial figure. She was removed from her Rwanda post by the U.N. Security Council in 2003, but she continued as the chief prosecutor for the Yugoslav tribunal until 2008.

Ms. del Ponte, a former Swiss prosecutor and attorney general, told Swiss TV: “Our investigators have been in neighboring countries interviewing victims, doctors and field hospitals. According to their report of last week, which I have seen, there are strong, concrete suspicions but not yet incontrovertible proof of the use of sarin gas, from the way the victims were treated.”

“La madre di tutte le bombe”. Snowden: “Gli Usa hanno bombardato tunnel che avevano costruito loro stessi”

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_madre_di_tutte_le_bombe_snowden_gli_usa_hanno_bombardato_tunnel_che_avevano_costruito_loro_stessi/82_19737/

La madre di tutte le bombe. Snowden: Gli Usa hanno bombardato tunnel che avevano costruito loro stessi

L’ex analista della CIA, Edward Snowden, ha scritto sul suo account Twitter che il complesso del tunnel distrutto giovedi dalla bomba non-nucleare più potente degli Stati Uniti, chiamata la ‘Madre di tutte le bombe”, è stato costruito a spese di Washington.

“Sono le reti di gallerie dei mujahidin in Afghanistan ad essere state bombardate? Noi abbiamo pagato per la loro costruzione”, recita il messaggio di Snowden, accompagnato da un estratto di un articolo del New York Times’ nel 2005.

Nell’articolo si legge proprio che la costruzione delle grotte di Tora Bora nella provincia di Nangarhar in Afghanistan orientale, sia stata finanziata nel 1980 da parte della CIA. Washington poi ha aiutato i mujaheddin a combattere le forze del contingente sovietico schierato in Afghanistan.

Giovedi 13 aprile gli Stati Uniti hanno effettuato un raid contro un complesso di tunnel situati nella zona di Achin (provincia di Nangarhar, Afghanistan orientale) appartenenti ad ISIS-K (Khorasan), costola afghana dell’ISIS. Nel raid è stata usata per la prima volta la bomba GBU-43/B MOAB, acronimo di Massive Ordnance Air Blast ma comunemente tradotto con “Mother Of All Bombs”. La MOAB è stata sganciata da un MC-130H COMBAT TALON II appartenente al Comando Operazioni Speciali dell’Air Force americana.