Soros e il Mito della Democrazia Europea: Una Rivelazione Shock

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Nella foto solo uno degli innumerevoli schemi che rappresentano la mafia capitanata dal “filantropo” Soros

Ormai è un segreto di pulcinella che la “rete di Soros” abbia un’ampia sfera d’influenza sul Parlamento europeo e su altre istituzioni dell’Unione europea.
 
La lista di Soros è stata resa pubblica recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei provenienti da tutto lo spettro politico, tra cui l’ex Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex presidente del Belgio Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e un numero di commissari, coordinatori e questuanti vari. Queste persone portano avanti le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni dello stesso sesso, integrazione dell’Ucraina nella UE e contrasto alla Russia. I membri del Parlamento Europeo sono 751 e questo significa che gli amici di Soros occupano più di un terzo dei seggi.
George Soros, investitore ungaro-americano e fondatore e proprietario della ONG Open Society Foundations , ha potuto incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un “incontro a porte chiuse e senza nessuna agenda ufficiale” , cosa che ha sottolineato come le proposte della UE per ridistribuire le quote di migranti tra i vari paesi siano molto vicine ai programmi studiati da Soros per affrontare la crisi.
Il finanziere miliardario crede che l’Unione europea debba accogliere milioni di immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa settentrionale, fornendo a ciascuno di essi un aiuto annuale di 15.000 euro e collocare questi migranti in un qualsiasi Stato membro dove i migranti non vogliono andare e dove non sono necessariamente benvenuti.
 
Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha accusato la EU di “essere manipolata” da Soros e crede che la politica delle frontiere aperte proposta dal miliardario sia il motivo della campagna contro l’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo (ungherese) di intraprendere una azione legale con una nuova legge che richiede che le ONG, sostenute da stranieri – molte delle quali finanziate da Soros – indichino i nomi dei loro grandi donatori d’oltremare su un pubblico registro e che le fonti dei loro finanziamenti siano trasparenti . Il governo ungherese sta impegnandosi per chiudere l’Università Centrale Europea di Budapest, fondata da Soros.
Tutta l’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi ed i suoi burocrati adottano decisioni come queste”, ha dichiarato Orbán.
“La popolazione appoggia l’ideale dell’Unione Europea, ma allo stesso tempo, non può sopportare la sua leadership, quando insulta gli Stati membri con cose del genere e quando abusa dei suoi poteri. Tutti in Europa possono vederlo e per questo la leadership europea non viene rispettata”.
 
Il gruppo di Visegrad sta cercando di resistere alla pressione della UE sulla politica degli immigrati. La European Commission of Migration and Home Affairs sta spingendo per un nuovo disegno di legge che renda obbligatori i contingenti di migranti e almeno 30 amici di Soros lavorano per questa commissione.
Molte delle persone elencate nel documento sono note per i loro attacchi contro la Russia. Per esempio, Rebecca Harms, deputata tedesca del Partito dei Verdi, chiede regolarmente al Parlamento europeo un regime di sanzioni contro Mosca ancora più duro. Guy Verhofstadt accusa la Russia di essere responsabile di qualsiasi cosa vada male in Europa. Il suo articolo Putting Putin in his Place ha fatto molto rumore l’anno scorso. Nel 2012, l’ex premier croato Tonino Picula, che era Capo di una missione di osservatori dell’OCSE, sostenne che le elezioni presidenziali russe del 2012 erano state irregolari e “manipolate” a favore di Vladimir Putin.
L’elenco di Soros mette in luce la questione di cosa renda le politiche attuate dalla UE contrarie agli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano con la sua musica e lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli. Spesso chi si oppone a quelle politiche deve confrontarsi con la resistenza delle élite politiche del proprio paese. Lo scontro tra il Primo Ministro Orbán e la rete di Soros è un buon esempio che può spiegare come funziona. Il Parlamento europeo sotto l’influenza degli amici di Soros sta spingendo l’Europa a suicidarsi facendo entrare migranti a milioni.
Questo dimostra che la democrazia europea è solo di facciata e nasconde le attività di una struttura di potere vicina ad un sistema feudale in cui è il Signore locale che tiene le redini. Difficilmente si può dire potere al popolo. La pubblicazione delle liste di Soros fornisce un indizio per comprendere chi governa veramente la UE e chi istighi sentimenti russofobi in Europa. In realtà, questo succede ogni volta che un paese della UE – come l’Ungheria – si trovi sulla stessa barca della Russia e che si oppone alle stesse forze USA, per proteggere la propria sovranità e la propria indipendenza.
 
Questo è il momento giusto per gli europei per cominciare a pensare a cambiare il sistema in modo da eliminare qualsiasi pressione esterna.
 
Alex Gorka 5.11.2017
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Rita Katz: “In Italia la strage di Natale, dove vi massacreranno”

isis-san-pietro-un-fan-dello-stato-islamico-in-vaticano-648013_tna proposito di fake news, ma i media quelli “seri ed ufficiali” possono. Mai c’è stato un Papa tanto tanto “aperto” nel senso sorosiano e politically correct, e sti qua, che hanno i loro ufficio stampa etc annunciano una strage…complimenti per “l’effetto sorpresa”… Se è vero che questo odio si sconfigge con l’integrazione chi più e meglio del Papa può dare il buon esempio regalando loro la cittadinanza vaticana?


Rita Katz: “In Italia la strage di Natale, dove vi massacreranno”

Terrorismo islamico, la più grande esperta al mondo: “In Italia la strage di Natale, dove vi massacreranno”
by Agostino R
 
Terrorismo islamico, Rita Katz: “Italia in pericolo a Natale, la minaccia dell’Isis”
Un terrificante poster di propaganda diffuso da un gruppo che sostiene lo Stato Islamico chiede che i lupi solitari attacchino il Vaticano a Natale. La minaccia è stata resa nota da Site, il sito diretto dall’autorevolissima Rita Katz che monitora le attività dello jihadismo online.
 
Nell’immagine, riporta Libero, si vede un’auto lanciata a tutta velocità verso San Pietro. Dunque, si reitera la richiesta: attaccare a Natale. Certo, è difficile attaccare San Pietro, ma gli esperti ritengono che la minaccia natalizia sia credibile. Rita Katz, infatti, ha spiegato: “Si tratta di un chiaro ordine d’attacco che arriva dalla Wafa Media Foundation, specializzata in questo tipo di propaganda. Ora che l’Isis è in difficoltà in Iraq e Siria, invitano i lupi solitari a passare all’azione. Queste minacce – conclude la Katz – vanno prese sul serio”. Il Belpaese è avvertito. 18.11.2017

La BCE propone di metter fine alla protezione dei depositi di Henry Tougha – novembre 21, 2017

draghi end depositZeroHedge pubblica un articolo su un pericoloso provvedimento, già a lungo paventato, ma ora probabilmente in via di attuazione, che rimuove ogni garanzia sui depositi bancari (anche al di sotto di 100.000 euro). La logica prevalente nella UE è che, tutto mascherato dietro la tutela dei “contribuenti”, anche i piccoli risparmiatori si possano considerare alla stessa stregua degli azionisti, e attaccabili in un eventuale bail-in. Per tutelarsi dal rischio di una corsa agli sportelli infatti, secondo la BCE, non ha senso mantenere la piena libertà di accesso ai conti, che potrebbero venire congelati a prescindere dal loro ammontare.
di GoldCore, via ZeroHedge, 20 novembre 2017
È “opinione della Banca Centrale Europea” che il programma di protezione dei depositi non sia più necessario:
La copertura dei depositi protetti e dei crediti  soggetti al programma di compensazione degli investitori dovrebbe essere sostituita da esenzioni discrezionali limitate concesse dall’autorità competente al fine di mantenere un certo grado di flessibilità“.
Per tradurre dal gergo “legalese” dei burocrati della BCE, questo può significare che l’attuale soglia dei depositi di 100.000 euro, attualmente protetti in caso di bail-in, potrebbe presto venire meno. Ma non preoccupatevi amici risparmiatori, perché la BCE è del tutto consapevole della rivolta che questo potrebbe causare, per cui sono stati così gentili da proporre quanto segue:
durante il periodo di transizione, i depositanti dovrebbero avere accesso a un ammontare dei loro depositi garantiti adeguato a coprire il loro costo della vita entro cinque giorni lavorativi dalla richiesta
Che sollievo, dovrete aspettare solo cinque giorni prima che qualche “autorità competente” giudichi quale sia l’ “ammontare adeguato” che vi spetta del vostro denaro affinché possiate mangiare, pagare le bollette e andare al lavoro.
Quanto sopra è tratto da un documento della BCE pubblicato l’8 novembre 2017 e intitolato “Sulla revisione del quadro di gestione di crisi nell’Unione“.
 
È un documento lungo 58 pagine, delle quali la maggior parte sono emendamenti proposti al quadro di gestione delle crisi nell’Unione, nonché l’attuale testo delle Direttive sui Requisiti dei Capitali (CRD). È abbastanza noioso  da leggere, ma ci sono certi passaggi cruciali che dovrebbero far suonare un allarme. È evidente che una volta ancora la banca centrale può manipolare le situazioni ben oltre i limiti della politica monetaria. È anche una lezione per i risparmiatori, affinché diversifichino i loro beni al fine di ridurre la propria esposizione ai rischi delle controparti.
Bail-in, a chi servono?
Secondo il documento di Revisione della Stabilità Finanziaria, lo strumento di bail-in della UE è benvenuto in quanto:
 
“…contribuisce a ridurre il carico sui contribuenti nella risoluzione di grandi istituzioni finanziarie di peso sistemico, e mitiga alcuni degli incentivi all’azzardo morale delle istituzioni “too-big-to-fail” [troppo grandi per fallire, NdT].”
Come abbiamo discusso in passato, siamo confusi dall’apparente separazione tra i “contribuenti” e quelli che hanno messi i loro sudati risparmi in una banca. Dopotutto, non sono anche loro contribuenti? Questo non importa, dice Matthew C. Klein sul Financial Times, che recentemente ha sostenuto che “i bail-in sono teoricamente preferibili perché preservano la disciplina di mercato senza causare danno indebito a persone incolpevoli“.
In definitiva i bail-in sono fatti affinché le banche centrali possano continuare a far proseguire il gioco del denaro facile e dell’irresponsabilità. Questi sono stati sanciti perché, anziché risolvere i problemi e imparare la lezione dal caos avvenuto coi bail-out di quasi un decennio fa, si è deciso di inventare un metodo di aiuto alle banche ancora più grande, per rattoppare il sistema.
“I bailout, al contrario, sono ingiusti e inefficienti. I governi tendono a ricorrervi, tuttavia, a causa di una malriposta preoccupazione di “preservare il sistema”. Questo alimenta i (giustificati) risentimenti sul fatto che le élite si preoccupino più di proteggere i propri amici che di aiutare la gente normale” – Matthew C. Klein.
 
Che dire quindi della gente normale che ha depositato i propri soldi in banca, credendo che fossero al sicuro da un’altra crisi finanziaria? Non sono forse “incolpevoli” e non meritano anche loro protezione?
 
Klein ha scritto il suo ultimo pezzo sui bail-in appena una settimana prima di questo ultimo articolo della BCE. Per correttezza verso Klein, al momento in cui scriveva i depositanti con meno di 100.000 euro in banca erano protetti secondo i termini delle regole di copertura dei depositi della BCE.
 
Eppure già questo ci sembrava assurdo, in quanto ritenevamo discutibile che i soldi di chiunque, depositati in banca, potessero essere improvvisamente prelevati per sostenere un’istituzione in crisi. Abbiamo regolarmente fatto notare che, sebbene ci sia attualmente un livello dei depositi protetto che non dovrebbe essere svuotato, questa situazione potrebbe cambiare nel giro di un minuto.
 
Gli ultimi emendamenti proposti suggeriscono che questo sia proprio ciò che sta per succedere.
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Perché cambiare le regole del bail-in?
La proposta di emendamento di 58 pagine della BCE prosegue, ed è circa a metà che ci si imbatte nel suggerimento che i “depositi protetti” non debbano più essere garantiti. Quanto segue è ciò che viene determinato dalla BCE nella preoccupazione di una possibile corsa agli sportelli delle banche in via di fallimento:
 
Se il fallimento di una banca appare imminente, un numero sostanzioso di depositanti protetti potrebbe comunque ritirare i propri fondi all’istante, in modo da garantirsi un accesso ininterrotto o perché non hanno più fiducia nel sistema di garanzie.
Questo potrebbe essere particolarmente fatale per le grandi banche e provocare ulteriori crisi di fiducia nel sistema:
Questo scenario è particolarmente probabile per le grandi banche, dove il semplice ammontare dei depositi protetti potrebbe erodere la fiducia nella capacità dello schema di garanzia dei depositi. In un tale scenario, se l’ambito di applicazione della moratoria non include i depositi protetti, la moratoria potrebbe mettere in allerta i depositanti sul fatto che sia molto probabile che l’istituzione stia fallendo o sia in procinto di fallire.
Pertanto, argomenta la BCE, la moratoria attuale che protegge i depositi potrebbe essere “controproducente”. (Per le banche, ovviamente, non per le persone a cui il denaro appartiene veramente):
La moratoria pertanto sarebbe controproducente, causando una corsa agli sportelli anziché prevenirla. Un tale esito sarebbe a discapito di una risoluzione ordinata delle banche, e questo potrebbe in definitiva causare un grave danno ai creditori e uno stress significativo sullo schema di garanzia dei depositi. In aggiunta, una tale esenzione potrebbe portare a un trattamento peggiore per le banche finanziate dai depositanti, dato che dovrebbe essere preso in considerazione al momento di determinare la gravità della situazione della banca quanto a liquidità. Infine, qualsiasi potenziale impedimento tecnico potrebbe richiedere ulteriori valutazioni.
 
La BCE propone invece che “certe salvaguardie” siano messe in atto per permettere una restrizione all’accesso ai depositi… per non più di cinque giorni lavorativi. Ma vediamone la durata:
 
Pertanto, un’eccezione all’applicazione della moratoria per i depositanti protetti getterebbe seri dubbi sull’utilità complessiva dello strumento. Invece di imporre un’esenzione generale, la BRRD dovrebbe includere certe salvaguardie per proteggere i diritti dei depositanti, tra cui una chiara comunicazione su quando possa essere riottenuto l’accesso e una restrizione della sospensione a un massimo di cinque giorni lavorativi, per evitare un uso cumulativo da parte dell’autorità competente e dell’autorità di risoluzione.
Anche dopo aver studiato e letto sui bail-in per un anno sono ancora orripilato all’idea che qualcosa del genere venga ritenuto preferibile e più giusto rispetto ad altre soluzioni, e in particolare a un aggiustamento del sistema bancario. I burocrati che gestiscono la UE e la BCE sono ancora ciechi alle sofferenze che le loro proposte possono causare e hanno già causato.
Guardate l’Italia per prevenire i danni
Nello stesso articolo abbiamo sottolineato quanto gli italiani fossero esposti verso il sistema bancario. Oltre 31 miliardi di euro di obbligazioni subordinate erano state vendute a ordinari risparmiatori, investitori e pensionati. Sono questi i titoli che verranno risucchiati e portati via ogni volta che una banca crolla.
Uno studio del Fondo Monetario Internazionale del 2015 ha trovato che per la maggior parte delle 15 maggiori banche italiane un salvataggio “implicherebbe un bail-in dei piccoli investitori e del debito subordinato“. Solo due terzi del potenziale bail-in colpirebbe gli obbligazionisti senior, cioè coloro che più probabilmente sarebbero investitori istituzionali e non pensionati con pochi fondi.
 
Perché è proprio così? Come abbiamo spiegato in precedenza:
 
Gli obbligazionisti vengono visti come creditori. Lo stesso tipo di creditori che le regole UE ritengono responsabili dei fallimenti finanziari delle banche, e distinti dai contribuenti. Questo è lo scenario del bail-in.
 
In uno scenario di bail-in i titoli junior detenuti dai piccoli investitori sono i primi a essere colpiti. Quando la più antica banca del mondo, Monte dei Paschi di Siena, è crollata, persone comuni (che sono anche contribuenti) detenevano 5 miliardi di euro di debito subordinato. Tutto svanito.
Nonostante il più grande bail-in della storia sia avvenuto dentro la UE, poche persone hanno prestato attenzione e protestato contro queste misure. Un bail-in non è cosa esclusiva dell’Italia, ma è possibile per tutti quelli che vivono e hanno conti in banca nella UE.
 
Ciononostante, fino a questo punto non ci sono state proteste. Non stiamo parlando di proteste per le strade, stiamo parlando di proteste là dove vi fa più male, per il vostro denaro.
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Come abbiamo visto dalle risposte della UE alla Brexit e alla Catalogna, ai funzionari non importa un fico secco dei reclami dei loro cittadini. Per cui quando si tratta delle banche, analogamente,  ha poco senso esprimere disgusto. Invece, gli investitori devono prendere i loro beni e valutare quale sia il modo migliore di proteggere i propri risparmi dalla tirannia delle politiche della banca centrale.
 
Per rinfrescarvi la memoria, la BCE sta proponendo che in caso di bail-in  vi sia data una quota dei vostri stessi risparmi. Una quota che riguarderebbe:
 
“…durante il periodo di transizione, i depositanti dovrebbero avere accesso a un ammontare dei loro depositi garantiti adeguato a coprire il loro costo della vita entro cinque giorni lavorativi dalla richiesta”

“L’UE prevede miliardi di spesa per la mobilità militare in Europa”

Si capisce perché la stampa per nni li ha sbeffeggiati definendoli burattini di Grillo, ora che si sono smarcati, sono liberi di essere omologati e plasmati come come piace al sistema, liberi di fare marcette per la legalità insieme al Pd (ad Ostia per esempio dove il comune fu sciolto per infiltrazioni mafiose della giunta PIDDINA) che tanto professano di combattere.
Vedi anche il comunicato della Ue con il quale annuncia tale decisione per ovviamente difendere i propri cittadini (liberazione dei paesi baltici..) …che cara la dolce Ue, quanto ama i suoi popoli…. E tu cittadino europeo paga le tasse, spilorcio evasore populista!

“L’UE prevede miliardi di spesa per la mobilità militare in Europa”
(Notizie dal Deutsche Wirtschafts Nachrichten) L’UE  è diventata la  NATO
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L’UE vuole semplificare la mobilità militare in Europa con miliardi di spesa. Il generale degli Stati Uniti Hodges chiede la libera circolazione per le forze armate NATO
“[…]  …Il generale Hodges  pone come obiettivo strategico militare della NATO in Europa: “È di enorme importanza strategica che le forze armate in Europa possano muoversi liberamente e senza ostacoli. Dobbiamo essere in grado di muoverci più velocemente  delle forze russe…. in caso di emergenza come ad esempio, una guerra di liberazione nei Paesi Baltici. “Hodges non spiega quali alternative militari la NATO vede nei confronti della Russia.
[.Ovviamente] Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affermato che la mobilità militare tra i paesi dell’UE dovrebbe essere ulteriormente rafforzata in cooperazione con la NATO.
[..]  L’iniziativa PESCO (“Cooperazione strutturata permanente”) riguarda l’approfondimento della cooperazione militare UE nel settore della sicurezza.Coinvolgerà 23 su 28 stati. Non saranno coinvolti: Regno Unito, Malta, Portogallo, Danimarca e Irlanda.
Per finanziarlo,  la Commissione europea scrive: “Entro il 2020, la Commissione assegnerà fondi al Fondo europeo di difesa per un importo di 590 milioni di euro. La Commissione propone di stanziare almeno 1,5 miliardi di euro all’anno dal 2020 in poi. Il Fondo non è destinato a sostituire gli investimenti nel settore della difesa degli Stati membri  [dunque vi si aggiunge ma a consentire e accelerare la loro cooperazione. Insieme ai contributi finanziari degli Stati membri a progetti di sviluppo congiunti, il Fondo potrebbe generare un investimento totale annuo nella ricerca e nello sviluppo delle capacità nel settore della difesa di 5,5 miliardi di euro segue i seguenti obiettivi:
– Aumentare il bilancio della difesa di ogni paese dell’UE
 
– Aumento del 20% della spesa militare per il bilancio della difesa
 
– Finanziamento congiunto di progetti di difesa da parte del Fondo europeo di difesa
 
– Aumentare la spesa per la ricerca  nella difesa  al 2%
 
– Migliorare l’interoperabilità delle forze armate nazionali e dei loro sistemi d’arma
 
– Finanziamento congiunto delle missioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)
 
 
  • Rafforzare la cooperazione nella difesa informatica
 
[AEI: la centrale della lobby israeliana che ha concepito l’11 Settembre, ndr.]) ha affermato in un’analisi che il governo degli Stati Uniti dovrebbe sostenere la PESCO e chiedere ancora di più agli europei. L’AEI ha dichiarato: “In concomitanza con il modesto Fondo europeo di difesa lanciato all’inizio di quest’anno, il PESCO rappresenta un passo nella giusta direzione e nell’interesse degli Stati Uniti. Un approccio europeo comune agli impegni di difesa è un presupposto necessario perché il “pilastro europeo” della NATO mostri il suo peso “.
 
MB.:
 
Dunque la NATO e la UE ci stanno per  lanciare in una “guerra di  liberazione dei paesi baltici”. Occorre sapere – perché mai ve l’hanno detto – che  –    mentre la UE  l’ONU e El Papa esigono da noi italiani che accogliamo tutti  i clandestini negri che sbarcano qui, e diamo loro la cittadinanza per jus soli –   l’Estonia e gli altri baltici negano  impunemente  il passaporto e il diritto di voto alle elezioni politiche –  dunque la cittadinanza piena –  alla minoranza  nata lì, che ha la colpa di parlare russo In pratica i russi abitanti in Estonia sono prigionieri nel paese.    Una odiosa discriminazione  basata sulla lingua, su cui la UE non ha niente da eccepire – mentre s’ingerisce di come noi trattiamo gli immigrati  e gli LGBT.  Non dobbiamo discriminare  i sodomiti, ma è normale   per i baltici discriminare i russofoni. Insomma, l’ennesima dimostrazione che la UE è una organizzazione criminale, che stupra i principi del diritto  che lei stessa si è data,  imponendoli ad alcuni e non ad altri, viola il principio di uguaglianza politica e sociale  all’interno della sua compagine.
 
Mosca sta facendo di tutto per allentare la paranoia dei baltici:  Putin quest’anno ha presenziato alla celebrazione del centenario dell’indipendenza di Finlandia, ricevuto con le premure del casoda presidenbnte Ninisto. All’Estonia, un “alto funzionario russo” ha fatto sapere che Mosca gradrebbe l’invito per il prossimo centenario dell’indipendenza…
 
Altri titoli interessanti sul Deutsche Wirtschafts NAchrichten: GEOPOLITICA
Il Pentagono rifiuta di riferire sull’accordo USA con l’IS
La BBC riporta un accordo americano con la milizia terrorista IS. Il Pentagono rifiuta il rapporto come falso.
Migliaia di proteste contro Siemens per la perdita di posti di lavoro
A Siemens  comincia  l’ondata di proteste contro lo smantellamento di quasi 7.000 posti di lavoro e la chiusura di diversi stabilimenti . A Offenbach, circa 600 impiegati e sindacalisti hanno protestato contro i piani minerari per la divisione di centrale elettrica di venerdì, che li ha visti soli a minacciare 700 posti di lavoro,
BCE: la protezione dei depositi può essere sospesa in caso di crisi
la Banca centrale europea (BCE ) discute l’abolizione dei sistemi di garanzia dei depositi in vigore attualmente  nei paesi dell’area dell’euro . La relazione è stata preparata su richiesta del Consiglio dell’UE e del Parlamento dell’UE e intende presentare le opinioni della BCE su questioni finanziarie quali la protezione dei depositi, gli obblighi di riserva bancaria, il rischio di controparte e il rischio di mercato.
 
 
La BCE sembra essere in procinto di sospendere l’accesso dei clienti delle banche ai loro risparmi per un certo periodo di tempo e di consentire loro solo di ritirare importi “per soddisfare le loro esigenze quotidiane. “
 
Ormai da diversi mesi, nell’Unione europea sono in corso dei piani su come le banche possano essere congelate per diversi giorni in caso di bancarotta. Il capo dell’Amministrazione bancaria europea, Elke König, vuole fare un ulteriore passo in avanti. Martedì, chiede che in caso di minaccia di bancarotta, le banche dovrebbero essere completamente congelate con tutti i loro conti attivi e passivi
Secondo il  regolamento per le banche dell’area dell’euro ,  in vigore dall’inizio del 2016, è previsto  che  incombenti carenze finanziarie presso le banche devono prima essere mitigati con prestiti creditori subordinati, crediti azionari e risparmi  dei clienti  fino all’8% del patrimonio totale della banca prima che possa essere utilizzato il denaro delle imposte”.
18 novembre 2017

E SE LA UE FOSSE IN RECESSIONE DEL -3%?

ma non è vero, la Ue è il templio dei popoli….vive per far star bene i popoli, ah ma alleuro-symbol-recession-graph-drawingora è populista?
 

“La   crescita accelera, ha raddoppiato le previsioni: erano dell’0,8%, la realtà sarà di una Italia che crescerà probabilmente dell’1,8%  non siamo  più il fanalino di coda della UE”, sta ripetendo in questi giorni Gentiloni come da istruzioni.  I loro ministri Padoan  e l’israeliano  Yoram Gutgeld, commissario alla Spending review e deputato Pd, sono tutti impegnati a  rimbeccare il finlandese Katainen, vicepresidente   della Kommissjia Evropeski  che gli ha dato  dei bugiardi: “La situazione in Italia non migliora. Tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la vera situazione economica in Italia” ossia che i conti pubblici non migliorano…. in Paesi dove ci sono le elezioni i cittadini meritano di sapere qual è la situazione in modo da poter scegliere liberamente”. In attesa che ci dica  Katainen chi dobbiamo votare, notiamo che probabilmente  anche lui non dice la verità. Non lui, non la UE, non la Banca Centrale, non Berlino,   che ci dicono che l’Europa è in ripresa,  che la Germania cresce del 2,2%, eccetera eccetera.
Ma quale crescita dell’1,8 e o del 2,2!  L’Europa sta calando del 3,2 % almeno. Ciò, secondo l’economista Charles Sannat.  Ha   letto un documento della banca centrale europea che  vanta  di aver aumentato – a forza di “stampa”  – la massa monetaria M1 (le banconote circolanti e i depositi a vista)  del 9%   all’anno, e  la massa monetaria M3 (oltre M1,  tutto ciò che la speculazione  crede “monetabile”)  del 5% annuo.
Ora, c’è un  rapporto diretto fra massa monetaria immessa nel sistema, e crescita di quel sistema.  “Quando si fa 1,8% di crescita mentre la  massa monetaria aumenta del 5%, equivale a dire che si è in recessione del 3,2”
Non so fino a che punto si possa stabilire una relazione così meccanica, ma certo Sannat coglie un punto e la sua uscita spiega molte cose. Spiega come mai,  nel  pieno della “rigogliosa crescita tedesca”,   il gigante Siemens sta tagliando 6900  posti di lavoro, di cui 6100 nella divisione elettrica, e 2600 in Germania – nonostante  un “anno record, 6,2 miliardi di profitti, in aumento dell’11 per cento, e 83 miliardi di euro di cifre d’affari”.  Spiega come mai in Francia, nonostante la crescita dell’1,8 per cento, il tasso di disoccupazione cresciuto anche il terzo trimestre, in  Lombardia –  Lombardia! –  portano i libri in tribunale aziende  leader di mercato mondiale in produzioni d’alto livello tecnologico
“il crollo della materie prime scuote le borse asiatiche per via dalla domanda cinese che si sta indebolendo” (così il Deutsche Wirtschaft  Nachrichten ….  E soprattutto mentre  Wall Street sale e sale in trionfo (alimentato dai padroni che con il denaro prestato dalla Federal Reserve comprano le proprie azioni), però  le azioni General Electric crollano. “E storicamente quando General Electric collassa, è   il preludio a  un crollo generale” dell’economia reale.
Chissà perché, con tutta questa ripresa, con tutta questa massa monetari iniettata da Draghi nel sistema. Una massa monetaria che poi le imprese, in Italia, mica vedono. Le banche non la mettono in circolo. Sarà che, come dice Sannat, “la natura stessa del capitalismo è deflazionista”. Sarà che quando diciamo che la BCE  crea liquidità “stampando”, usiamo una  vecchia  metafora che,  come sapete, non vale più: la moneta oggi si crea “indebitando”  qualcuno, che paga gli interessi.   E  questo è oggi “il prezzo reale della crescita: 1 euro  di crescita costa  oggi 3,57 euro di debiti”.
Magari c’entra un pochettino anche il fallimento dell’euro:  prometteva crescita aggiuntiva  (ricordate Prodi?) e invece ha apportato agli europei miseria e in  più,asservimento.
Un curioso servizio della AFP spiega come negli anni  ’90 ci fossero  nel mondo molti progetti di moneta unica: in Sudamerica stavano per farla i paesi del Mercosur,  in Asia quelli dell’Asean, ci  pensavano diversi paesi africani, la volevano ad ogni costo le sei monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo  (pensate: Arabia Saudita e Qatar…). Piccole nazioni intendevano così acquistare importanza geopolitica, darsi una  politica monetaria indipendente e  non agganciata al dollaro –  guardavano con caldo interesse all’Europa, che stava lanciando   la prima unione monetaria del dopoguerra:  una delle zone più ricche del mondo,  la  più colta e civile,  con la classe politica più evoluta, gli economisti più intelligenti  e i tecnocrati più brillanti – un modello da seguire.
Ebbene: visti i risultati del “modello”,  tutti i progetti monetari di cui sopra  sono stati messi in frigorifero.  Hanno visto in corpore vili (il nostro) che “le unioni monetarie  sono complicate da costruire, ma anche da mantenere”,  che esse richiedono il totale abbandono della sovranità monetaria, ossia l’abbandono di un margine di manovra, di possibilità d’azione, in una parola di libertà di cogliere congiunture economiche.  Hanno visto che il prezzo  di questo sacrificio è stato  che “da un decennio gli europei hanno sofferto di difficoltà economiche e, con certi paesi che hanno sofferto di  terribile recessione e disoccupazione molto elevata”, ed hanno rinunciato alla moneta unica. Beati loro.

Goldman Sachs vuole far rivotare gli inglesi e l’UE tace

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mannaggia questi popoli, si sbagliano sempre. Possibile che siano così ignoranti da non affidarsi ad illuminati affaristi che sanno loro cosa è meglio per le masse? Ma chissà perché non si fidano sti populisti..

Dal momento che i grandi giornali nazionali hanno curiosamente trascurato la notizia, che in caso contrario avrebbero avuto la scocciatura di dover commentare, tocca ancora a questo piccolo sito darvi conto dell’ultima uscita di Lloyd Blankfein che, per chi non lo conoscesse, è dal 2006 il Chief Executive Officer di Goldman Sachs.
 
Infastidito dallo scherzetto della Brexit ma ancor più, si direbbe, dall’infantile ostinazione britannica a non voler disattendere il voto, Mr Blankfein ha approfittato di twitter – che, non essendo di cittadinanza russa, può usare liberamente per influenzare gli affari interni altrui – per suggerire alla signora May una soluzione choc.Riluttante a dirlo – premette, esibendo un insospettabile candore, il grande capo di Goldman Sachs -, ma molti si augurano un voto di conferma su una decisione così monumentale e irreversibile. La posta in gioco è alta. Perché non assicurarci che ci sia ancora consenso?”.
Eh già, perché prenderla tanto sul serio? In fondo lo sappiamo tutti che gli inglesi hanno dato la risposta sbagliata. Dunque organizziamo una bella rivincita e vediamo se, a ripetergli la domanda, questi zucconi stavolta votano come si deve…
E’ uno scherzo, direte voi. In effetti ci sarebbe di che ridere, se invece non ci fosse di che preoccuparsi pensando a cosa rappresenta Blankfein nel mondo globale e a cosa ha fatto la nosta cara Unione Europea con altri due referendum finiti nel modo “sbagliato”.
Mi riferisco ovviamente al referendum irlandese del 2008 sul Trattato di Lisbona, vinto dai “no” e fatto ripetere nel 2009 fino alla sospirata vittoria dei “sì”, ed all’orgoglioso “no” espresso nel 2015 dai greci contro il memorandum della Trojka che fortissime pressioni di Bruxelles indussero, poi, il fragile governo Tsipras ad ignorare.
Quanto all’influenza internazionale di Goldman Sachs e del suo capo, bé, c’è una lunga storia che parla per loro. Mr Blankfein, in effetti, meriterebbe un’attenzione maggiore di quella che sono soliti dedicargli i nostri media, se non altro per quel malcelato vezzo di ergersi a portavoce dell’Olimpo finanziario globale: il Dio di tutti gli Dei. In una famosissima intervista del 2009, del resto, fu lo stesso Blankfein a scomodare l’Altissimo. Eravamo alle prime fasi della crisi dei subprime ed un giornalista del Sunday Times gli chiese conto degli indecenti stipendi erogati ai super-manager da quelle stesse banche che, per opinione ormai generale, avevano innescato la catastrofe. “Noi – rispose Blankfein, regalando al movimento degli indignati la frase-manifesto di Occupy Wall Street – aiutiamo le aziende a crescere aiutandole a raccogliere capitali. Le aziende che crescono creano ricchezza. E ciò, in ritorno, permette alla gente di avere lavori che creano ancora più crescita e più ricchezza. Noi abbiamo uno scopo sociale. Noi facciamo il lavoro di Dio…”.
L’opinione pubblica americana, che solo un anno prima aveva maldigerito il salvataggio di Goldman Sachs con 10 miliardi di dollari di fondi pubblici, non la prese affatto bene. Blankfein fu costretto a scusarsi, a precisare che scherzava, ed un anno dopo, tornando sull’argomento davanti alle telecamere della Cnn, dovette pure ammettere che il lavoro di Dio non era stato fatto poi così bene: “Sì, abbiamo contribuito alla crisi finanziando progetti immobilliari con un livello di indebitamento troppo importante”.
Eppure c’era del vero in quel lapsus dal sapore freudiano. Avendo in mano il timone di Goldman Sachs, può capitare davvero di sentirsi onnipotenti. In primo luogo per la vertigine dei soldi, i tantissimi soldi che la super-banca americana può scommettere sul tavolo verde dei mercati, ma anche per la fitta rete di relazioni istituzionali che Goldman Sachs negli anni è stata in grado di allestire, dal momento che si fatica a tenere il conto dei suoi ex collaboratori diventati amministratori pubblici e degli ex amministratori pubblici diventati suoi collaboratori.
L’ultimo eclatante episodio di revolving doors, porte girevoli, riguarda, come noto, Josè Manuel Barroso. Dopo un decennio alla guida della Commissione Europea, speso a somministrarci testardamente la cura neo-liberista del rigore, il politico portoghese ha accettato l’incarico di presidente non esecutivo prontamente offertogli, alla scadenza del mandato, da Goldman Sachs International.
Ce n’era abbastanza da accreditare la screanzata vulgata populista “dell’Europa delle banche e dei banchieri”. L’imbarazzo, in effetti, fu tale che persino Jean Claude Juncker e l’intero corpo dei funzionari Ue dovettero stigmatizzare pubblicamente la disinvoltura di Barroso, il quale, dal canto suo, andò avanti serenamente per la propria strada. Con qualche buona ragione, essendo, l’ex presidente della Commissione Europea, in eccellente compagnia.
Prima di lui, infatti, numerosi altri personaggi avevano intrattenuto collaborazioni professionali, precedenti o successive alla carriera pubblica, con Goldman Sachs: il futuro governatore della Bce Mario Draghi, il futuro Commissario Europeo alla Concorrenza nonché presidente del Consiglio Mario Monti, il futuro premier e presidente della Commissione Europea Romano Prodi, l’ex membro del consiglio della Bundesbank e della Bce Otmar Issing, l’ex commissario europeo alla concorrenza Karel van Miert e l’ex procuratore generale d’Irlanda Peter Sutherland. Dunque che aveva fatto di tanto particolare il povero Barroso? Nulla, tanto più che passare dalla porta girevole è persino legale.
Inutile dire che è alla Casa Bianca, tuttavia, che Goldman Sachs ha consolidato la propria influenza sulla politica mondiale, avendo sacrificato alla patria risorse professionali del calibro di Henry Paulson (amministrazione Bush jr), Robert Rubin (Clinton), Timothy Geithner (Obama), Gary D. Cohn e Steven Mnuchin (Trump). Certo, finanziare generosamente le campagne elettorali dei candidati ha il potere di aumentare la considerazione dei manager di Goldman – come dei manager di tutte le altre grandi banche che finanziano la politica – ma il sistema democratico americano funziona così. E’ in Europa, semmai, che siamo abituati a pensare che il potere politico debba mostrarsi autonomo e indipendente dal potere finanziario.
Dico “siamo” per non arrendermi a dire “eravamo”. Oggi infatti il capo di Goldman Sachs propone pubblicamente di ripetere il voto sulla Brexit e la politica europea, anziché reagire a questa duplice ingerenza (della Finanza sulla Politica e dell’America sull’Europa), si rifugia in un imbarazzante silenzio. Come se non osasse scegliere tra la vox populi e la vox dei. Come se Blankfein, quella volta, non l’avesse poi spiegato …che scherzava.
di Alessandro Montanari – 21/11/2017 Fonte: Interesse Nazionale

Due giornate di mobilitazione a Parigi contro la riforma del lavoro

scioperi-francia8103-1400x1158povero Presidente antipopulista Macron, gli tocca già di ordinare le cariche contro questo popolo che tanto vuole tutelare a suon di Job act. Peccato lui non abbia le “miti”, serene e tranquille sigle sindacali italiane che non disturbano e non si sentono… In Francia sono in programma ben 170 manifestazioni, da noi quante?
 
I media intanto, non danno il minimo risalto a queste proteste,  solo le proteste coordinate da Soros e soci contro il “dittatore di turno” sono degne di nota per le press-stitute politically correct. In effetti si sono aggiunte anche proteste all’ambasciata libica per le condizioni nei centri di “smistamento” profughi. Peccato che proprio la Francia del kompagno Hollande si è tanto spesa per eliminare Ghedafi e mettere “quelli giusti, quelli bravi e buoni democratici e civili ribelli” al potere.
 
Si imitano a sbeffeggiare la partecipazione, definita modesta, a giudicare dalle foto non sembra.
Due giornate di mobilitazione a Parigi contro la riforma del lavoro
Dopo le proteste di settembre e ottobre, i sindacati francesi, CGT in testa, sono scesi di nuovo in piazza per due giornate di mobilitazione contro la nuova proposta di riforma del lavoro (loi travail) portata avanti dal presidente Emmanuel Macron. Giovedì 16 novembre sono state organizzate manifestazioni in 170 città della Francia, per la prima volta anche con la partecipazione del sindacato Force Ouvrière. È la quarta ondata di proteste dall’elezione del nuovo inquilino dell’Eliseo. A Parigi, il corteo si è mosso da place de la République a place de la Nation.
 
Le riforme, definite dal presidente “una trasformazione senza precedenti del nostro modello sociale e del funzionamento della nostra economia,” sono già state approvate per decreto a fine settembre, ma dovranno essere discusse e votate dal Parlamento a partire dalla prossima settimana. Le nuove norme prevedono maggiore libertà per i datori di lavoro nelle scelte relative a contratti, stipendi, licenziamenti e congedi di maternità o malattia. Vengono dimezzati anche i tempi a disposizione dei lavoratori per fare ricorso contro un licenziamento giudicato ingiusto.
 
Clicca sulle foto per scorrere la galleria.
 
Lo sciopero del 16 ha avuto una partecipazione modesta. Parlando alla Reuters, il ministro del lavoro Muriel Penicaud ha detto che ormai gli scioperi e gli scontri per cui la Francia era famosa un tempo sono diventati “un’eccezione.” La CGT, in effetti, si trova ad affrontare — come quasi tutti i sindacati di sinistra in Europa — una crisi di consensi e di partecipazione.
 
Ieri, sabato 18, una nuova manifestazione ha animato le strade della capitale, da place du Marechal a Place du Pérou, a poche centinaia di metri dall’Eliseo. Organizzata dal piccolo coordinamento Front Social, si è trattato di una protesta diretta esplicitamente contro il presidente e le sue politiche: “Lo stato di diritto è stato fagocitato da uno stato d’emergenza permanente. Il diritto sociale e il codice del lavoro si sono dissolti nel potere padronale; i giovani con un lavoro tutelato ne vengono privati, gli altri sono precari o disoccupati,” si legge nell’appello alla mobilitazione. A questa seconda manifestazione non hanno partecipato i partiti di sinistra (in particolare Mélenchon), ma erano presenti militanti della CGT e di numerosi altri raggruppamenti politici e sindacali.
A margine del corteo c’è stato qualche scontro con la polizia, quando alcuni manifestanti si sono radunati davanti all’ambasciata libica per protestare contro le condizioni disumane in cui versano i migranti nel paese.
 
Macron è già assediato: in Francia piazze piene contro il presidente
Manifestanti in piazza contro le politiche liberiste di Macron
 
FRANCIA, MACRON E’ GIA’ ASSEDIATO: MANIFESTANTI IN PIAZZA
I tanti manifestanti contro la politica “liberista” del presidente francese Emmanuel Macron hanno sfilato oggi per la quarta giornata di mobilitazione per denunciare i decreti, in vigore da settembre, e sperando di essere ascoltati da un governo che ha già approvato altre riforme. “Solo chi non fa nulla è sicuro di perdere”, ha affermato questa settimana Philippe Martinz, segretario generale della CGT, il principale sindacato transalpino. Circa 170 manifestazioni sono in programma, organizzate dalla CGT con Solidaires, la FSU e le organizzazioni giovanili, oltre che per la prima volta con Force Ouvrière (FO). Anche se, comunque, i due numero uno delle organizzazioni sindacali marceranno a centinaia di chi,lometri di distanza: Martinez a Parigi, Jean-Claude Mailly a Marsiglia.
 
NEL MIRINO LA RIFORMA DEL LAVORO E LE PENSIONI
“Vogliamo lanciare un segnale d’allarme sui dossier che sono di qui a venire, come il sussidio di disoccupazione e, l’anno prossimo, le pensioni”, ha spiegato il segretario generare di FO, che ha anche una “forte inquietudine” sull’avvenire della pubblica amministrazione. Al fianco delle organizzazioni sindacali, marceranno molti militanti di France Insoumise, il movimento di sinistra Jean-Luc Mélenchon.

Las Vegas, spari sulla folla a un concerto country: 58 morti e 515 feriti  Las Vegas, gli spari sulla folla Isis rivendica. L’Fbi: non è terrorismo

las vegasPer diverse ore la polizia di Las Vegas ha negato che la sparatoria potesse essere stato un atto di terrorismo. Poi, nelle ore successive, fonti investigative avevano lasciato trapelare che Stephen Paddock si era convertito all’Islam mesi fa e si sarebbe chiamato Samir Al-Hajib. L’Isis, attraverso la sua agenzia Amaq, si è attribuito la responsabilità della sparatoria, ma in conferenza stampa a Las Vegas un dirigente dell’Fbi ha negato che vi siano collegamenti con organizzazioni terroristiche internazionali. In attesa di maggiori elementi di certezza, di sicuro c’è che l’aggressore di Las Vegas aveva molte armi nella sua stanza di albergo, almeno otto pistole. Lo riportano i media locali citando alcune fonti, secondo le quali la polizia ha emesso un mandato di perquisizione per la sua abitazione a Mesquite, a 130 chilometri da Las Vegas.
 
Las Vegas, la strage più sanguinosa della storia Usa Il fratello del killer: non aveva legami politico-religiosi
Non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e «non c’era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere». «Era uno normale. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati». È quanto ha detto in un’intervista al Mail on line Eric Paddock, il fratello di Stephen Paddock, autore della strage di Las Vegas. Eric vive a Orlando, mentre l’ultimo indirizzo di Stephen era a Mesquite, in Nevada. I due non si sentivano spesso.
 
Il killer ha sparatomentre era in corso un concerto di musica country, il Route 91 Harvest Festival. Luomo ha aperto il fuoco sulla folla dal 32esimo piano. La polizia è arrivata in forza sul posto e la zona è stata isolata.
 
Testimoni: sembravano fuochi di artificio
I testimoni affermano di aver visto i bagliori degli spari. Nei video si sentono centinaia di colpi di armi automatiche. «Sembrava il rumore di fuochi di artificio». La musica è inizialmente andata avanti con la band del cantante Jason Aldean che si esibiva e che, probabilmente come il pubblico, non aveva capito quanto stava avvenendo. Ma dopo circa un minuto anche la musica si è fermata. «È stata una notte terribile», ha twittato il musicista.
 
Traffico bloccato all’aeroporto McCarran
Dopo la sparatoria è stato bloccato il traffico aereo all’aeroporto McCarran di Las Vegas, che sorge poco distante dalla zona dei casinò teatro della sparatoria.
– 02 ottobre 2017

Marsiglia, invoca Allah e accoltella a morte due ragazze. Ucciso dalla polizia

francia ragazze accoltellatenon è vero. E’ solo una percezione, questo femminicidio non è mai avvenuto, è un racconto distorto dei populisti anti immigrazione

(Reuters) – Un uomo è stato ucciso nella stazione Saint-Charles a Marsiglia dopo aver attaccato alcuni passanti con un coltello. Lo riferisce France Info che cita la procura antiterrorismo. Secondo Le Figaro, due persone sono rimaste ferite gravemente in un primo momento ma subito dopo dichiarate morte. Le due vittime sono due donne: secondo Bfm-Tv, una è stata sgozzata l’altra pugnalata al torace. Le due ragazze avevano 17 e 20 anni.
 
L’assalitore gridava Allah u Akbar. Si tratta di un uomo di circa 30 anni noto alla polizia per precedenti reati di diritto comune come scippi e traffico di stupefacenti. Non risulta che sia stato schedato come potenziale terrorista o radicalizzato, anche se la sua pericolosità è dimostrata dal fatto che fosse stato individuato con 7 identità diverse in vari paesi del Maghreb.
Nelle riprese video della stazione di Marsiglia, si apprende, l’uomo appare seduto, fermo su una panchina. Poi, lo si vede alzarsi all’improvviso e passare all’azione. Secondo alcune testimonianze raccolte, l’uomo ha colpito con un grosso coltello, ma addosso la polizia gliene hatrovato un secondo. La stazione di Saint-Charles è stata evacuata dopo l’attacco. La Sncf, società delle ferrovie francesi, ha annunciato su twitter che il traffico in entrata e uscita dalla stazione «è interrotto». Secondo quanto si apprende, l’antiterrorismo indaga sull’ipotesi di “omicidio a scopo terroristico, tentato omicidio di pubblico ufficiale, associazione per delinquere”.
Dal 2015 è sttao raggiunto un totale di 239 persone uccise in Francia dai jihadisti, secondo il conto tenuto dall’Associated France press.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, si è detto «“profondamente indignato per l’atto barbaro” di oggi alla stazione di Marsiglia, dove due ragazze sono state uccise da un attentatore. In un tweet sul suo account ufficiale, il presidente si dice vicino alle famiglie e rende omaggio “ai militari di Sentinelle
e ai poliziotti che hanno reagito con sangue freddo ed efficacia».
 
«Rabbia e tristezza per le vittime. Sostegno ai militari e ai poliziotti di Sentinelle che ci proteggono. Noi non abbassiamo la guardia”. Questo il tweet postato dal primo ministro, Edouard Philippe, oggi pomeriggio dopo l’attentato di Marsiglia. «Marsiglia: dopo l’attacco compiuto vicino alla stazione Saint-Charles, mi reco immediatamente sul posto», aveva in precedenza annunciato su Twitter il ministro dell’Interno francese, Gérard Collomb.

La Polonia riduce l’età pensionabile, sfidando il trend europeo

Fornero piangentesi può allora fare diversamente, meno male che in Italia questi pensionandi oltre a decenni di contribuzione li indebitiamo con le banche per accedere a quello che un tempo era un diritto. EVOLUZIONE europea, fantastica, LE BANCHE RINGRAZIANO.

Per fortuna da noi la tecnica resposabile Fornero ha “protetto” i conti pubblici (mo a sta balla ci credono in pochi)

Ma siamo matti pensare al popolo, sa di xenofobia e populismo…salviamo le banche

Dai che abbiam problemi seri, tipo Cristoforo Colombo e le guerre puniche di sto passo..

La Polonia riduce l’età pensionabile, sfidando il trend europeo

Come riporta Reuters, pare che nel mondo sia possibile essere un’economia più piccola di quella italiana, permettersi una propria moneta, crescere a ritmi del 3,9 per cento, fare politiche demografiche attive e addirittura abbassare l’età della pensione. Fortunatamente ci pensano gli austeri banchieri a ricordare a tutti il più grande pericolo per l’umanità, ossia che gli stipendi dei lavoratori crescano troppo velocemente. E che è proprio un peccato che certi governi tengano addirittura fede alle proprie promesse elettorali.
 
Varsavia (Reuters) – Lunedì la Polonia abbasserà l’età pensionabile, onorando una costosa promessa elettorale che il partito conservatore al governo aveva fatto, e andando controcorrente rispetto alle tendenze europee a incrementare gradualmente l’età della pensione, mentre le persone vivono più a lungo e rimangono più in salute.
L’abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini è un provvedimento caro soprattutto ai sostenitori del governo di centro-destra (sì, avete letto bene, anche in Polonia è il centro-destra a preoccuparsi degli interessi dei lavoratori NdVdE) del Partito della Legge e della Giustizia (PiS), e inverte un provvedimento che l’aveva portata a 67 anni, approvato nel 2012 dal governo centrista allora in carica.
 
Il provvedimento dovrebbe avere impatti immediati limitati sull’economia, che è in fase di boom, ma potrebbe mettere sotto pressione il bilancio statale in futuro.
 
Questa mossa avviene mentre la disoccupazione in Polonia è scesa ai livelli più bassi dai tempi dell’abbandono del comunismo all’inizio degli anni ’90, e potrebbe aumentare la tensione sui salari che stanno già crescendo al ritmo più alto da cinque anni a questa parte (Orrore! I salari crescono e l’età della pensione cala! È proprio vero che fuori dall’eurozona c’è solo l’inferno NdVdE).
 
“Il mercato del lavoro polacco deve affrontare una disponibilità sempre più limitata di lavoratori” ha dichiarato Rafal Benecki, un economista di Varsavia che si occupa dell’Europa Centrale presso ING Bank.
 
La popolazione della Polonia è di 38 milioni di abitanti e sta invecchiando a uno dei ritmi più rapidi all’interno dell’Unione Europea.
 
“Il governo sta buttando via uno degli strumenti più efficaci per aumentare la partecipazione al mercato del lavoro”, ha detto Benecki (commovente come un banchiere si preoccupi che non ci sia abbastanza concorrenza – da parte dei loro nonni – per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro NdVdE).
  • I lavoratori che vengono dall’Ucraina
Gli economisti e i banchieri centrali dicono che il crescente afflusso in Polonia di centinaia di migliaia di lavoratori provenienti dall’Ucraina potrebbe ridurre la tensione sui salari (ecco un’altra tendenza che accomuna i banchieri: la tutela degli immigrati quando questi possono fare concorrenza ai lavoratori locali NdVdE).
I numeri del ministero del Lavoro mostrano che i datori di lavoro polacchi hanno richiesto più di 900.000 permessi a breve termine per i lavoratori ucraini nella prima metà del 2017, rispetto a 1.260.000 permessi totali nell’anno 2016.
 
“Con l’arrivo di lavoratori dall’Ucraina, finora il problema che alcuni avevano previsto – mancanza di lavoratori, tensioni sul mercato del lavoro – sta diminuendo” ha detto il Governatore della Banca Centrale  Adam Glapinski all’inizio di settembre.
Il governo ucraino del partito PiS ha stimato che il costo della riduzione dell’età pensionabile è di circa 10 miliardi di zloty (eh già, perché in Polonia gli euro non ce li hanno, poveri loro… NdVdE), ossia 2,74 miliardi di dollari, nel 2018, all’incirca lo 0,5 per cento del PIL.
Da quando è andato al potere, nel 2015, l’attuale governo ha velocemente aumentato la spesa pubblica per tenere fede alle promesse elettorali di aiutare le famiglie e ridistribuire i frutti della crescita economica in modo più equo (già scorgiamo gli austeri anti-populisti nostrani scuotere la testa con veemenza di fronte a questi sciagurati provvedimenti NdVdE).
 
Nonostante la crescita della spesa pubblica, il bilancio pubblico ha registrato il primo surplus da più di due decenni nel periodo gennaio-agosto, principalmente grazie a un intervento governativo contro l’evasione fiscale e grazie ai bonus concessi per i nuovi nati, che hanno alimentato i consumi (intollerabile: non solo la Polonia fa politiche di aiuto alle famiglie per risolvere i problemi demografici, ma addirittura osa sfruttare il moltiplicatore keynesiano! NdVdE).
 
La crescita economica ha raggiunto il 3,9 per cento nel secondo trimestre, ma gli economisti avvertono che l’aumentato costo delle pensioni potrebbe causare problemi, se l’economia dovesse rallentare.
 
“Sono preoccupato di quello che succederà quando il ciclo economico si invertirà” dice Marcin Mrowiec, capo economista presso Bank Pekao.
 
“Potremmo svegliarci con salari superiori a quelli che le società possono permettersi e… spese permanentemente più alte per le pensioni” (fortunatamente invece, nell’eurozona potremo affrontare la prossima recessione con una disoccupazione vicina ai massimi storici, un’età pensionabile sulla soglia della demenza senile e uno stato sociale che ha fatto passi indietro di decenni. Evviva! NdVdE).
Di Marcin Goettig, 1 ottobre 2017 – di Malachia Paperoga – ottobre 4, 2017