Assassinato il giornalista che indagava sul legame vaccini-autismo

DAN OLMSTEDL’icona di Hollywood Robert De Niro si schiera con Trump dopo che la CIA uccide il giornalista investigativo Esperto di autismo. Robert F. Kennedy Jr. e Robert De Niro offrono $ 100.000 a chiunque possa fornire la prova che i vaccini sono sicuri. (World Project Mercury)
SORPRENDENTE RELAZIONE DEL MINISTERO DELLA SANITÀ
Una sorprendente Relazione del Ministero della Sanità (MoH) afferma che il grande attore Robert De Niro, si è infuriato dopo che il 23 gennaio è sorto il sospetto di omicidio per mano della Central Intelligence Agency (CIA) del grande giornalista investigativo sull’autismo Dan Olmsted. De Niro si è schierato al fianco del presidente Donald Trump e si è unito alla scelta del Presidente di impostare una nuova “Commissione per la sicurezza dei vaccini”, unendosi a Robert F. Kennedy Jr. all’offerta di $ 100.000 a chiunque possa dimostrare la sicurezza dei vaccini.
 
NOMINA DI ROBERT F. KENNEDY A PRESIDENT DEL GOLDEN VACCINE SAFETY TASK FORCE
Secondo questo rapporto, appena due settimane prima del giuramento, il Presidente eletto Trump ha sconvolto l’intero media mainstream degli Stati Uniti con un assalto diretto sul collegamento della congiura vaccino-autismo. Lo ha fatto nominando Robert F. Kennedy Jr, figlio e nipote dei leader americani assassinati Robert F. Kennedy Sr. e il presidente John F. Kennedy, a presidente del Golden Vaccine Safety Task Force. Kennedy era già stato oltraggiato da questi media di propaganda delle elite dopo la pubblicazione di un manifesto intitolato Mercury & Vaccines, che collega i vaccini per l’infanzia con l’autismo.
 
PROGRAMMA DI INCONTRO PeR IL 24 GENNAIO ALLA CASA BIANCA
Dopo il giuramento ufficiale, Robert F. Kennedy Jr. aveva programmato un incontro per il 24 gennaio alla Casa Bianca, dove aveva intenzione di introdurre Dan Olmsted al Presidente Trump. Da reporter investigativo della United Press International (UPI), Olmsted ha denunciato pubblicamente il massiccio insabbiamento della US Army sull’inventato farmaco antimalaria Lariam che ha, letteralmente, fatto perdere la mente agli utilizzatori per trasformarsi in un devastante omicidio.
COPERTURA DELL’ESERCITO USA SUL FARMACO ASSASSINO LARIAM
 
A seguito della denuncia di Dan Olmsted si è appresa l’enorme copertura fatta dall’esercito degli Stati Uniti sul farmaco assassino anti-malaria Lariam. Olmsted ha utilizzato le sue conoscenze nel campo dei farmaci per denunciare la misteriosa ascesa di una nuova malattia infantile del 20° secolo chiamata autismo, e che nel suo articolo ha scritto:
“Dove sono gli autistici tra gli Amish? Qui nella contea di Lancaster, cuore della Pennsylvania olandese, ci dovrebbero essere ben più di 100 casi con una qualche forma di disturbo. Sono venuto qui a trovarli, ma finora la mia missione è fallita, e in pochissimi fanno domande interessanti o esprimono punti di vista sull’autismo.
AUTISMO MALATTIA IN GIRO DA MILLENNI
Il consenso scientifico tradizionale dice che l’autismo è una malattia genetica complessa, che è in giro da millenni più o meno con la stessa diffusione. Che la prevalenza è ormai considerata 1 ogni 166 bambini nati negli Stati Uniti. Applicando tale modello nella contea di Lancaster, ci dovrebbero essere più di 130 uomini Amish, donne e bambini con lo spettro di questo disturbo autistico. Ben oltre 100, in termini grezzi.
 
RICERCA TRA GLI AMISH
Ciò significa che almeno 50 persone Amish di tutte le età che vivono nella contea di Lancaster devono manifestare la completa sindrome di autismo, il classico autismo descritto nel 1943 dallo psichiatra infantile Leo Kanner alla Johns Hopkins University.
 
Il disturbo completo-sindrome è difficile da evitare, caratterizzato nello sviluppo marcatamente anormale o nella compromissione dell’interazione sociale e della comunicazione in un repertorio marcatamente ristretto di attività e interessi, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Perché preoccuparsi di cercarli tra gli Amish? Perché potrebbero contenere indizi per la causa dell’autismo.
 
GLI ARTICOLI DI DAN OLMSTED SULL’AUTISMO SONO TRA I PIÙ TEMUTI IN USA
Importante notare negli articoli del ricercatore Dan Olmsted sull’autismo, dice il rapporto, è che sono alcuni dei più temuti negli Stati Uniti, tanto che l’ex premio Emmy vinto dal giornalista-produttore, Sharyl Attkisson della CBS New, con il quale Olmsted aveva lavorato in un programma televisivo di denuncia sulla copertura dell’esercito USA per il Lariam, lo ha personalmente archiviato. Quando Attkisson chiese ai funzionari dei Centers for Disease Control (CDC) sulla mancanza di autismo tra i vaccinati Amish, affermarono scandalosamente che è dovuto al fatto che questi agricoltori religiosi non usano l’elettricità. Gli articoli investigativi di Dan Olmsted pubblicati da UPI sull’autismo, sono così temuti che Sharyl Attkisson ha dovuto archiviarli su un server fuori dagli USA nel regno dell’Isola di Tonga.
AVVERTIMENTI E MINACCE PRIMA DELL’ASSASSINIO VERO E PROPRIO
Non solo temevano entrambi gli articoli di Dan Olmsted sull’autismo, continua il rapporto, ma, anche, la sua stessa persona, come evidenziato da poche settimane prima della sua morte, ha iniziato a ricevere avvertimenti anonimi che minacciano la sua vita se avesse avuto il coraggio di incontrare il presidente Trump. Subito dopo è seguita la misteriosa morte dell’ ex-marito di sua sorella e, il giorno prima di incontrare Trump, come se sapesse ciò che stava per accadere, ha cripticamente scritto il suo proprio messaggio di morte, finendo con queste parole: “Un PS per il 2017. Se dici quello che pensi e mantieni la tua posizione potrà accadere che anche il presidente degli Stati Uniti arriverà ad essere concorde”.
IL GIORNO PRIMA DELL’INCONTRO CON TRUMP OLMSTED È STATO TROVATO MORTO NELLA SUA CASA
Purtroppo, però, scrive il rapporto nel triste documento, il giorno prima della riunione dove si dovevano presentate le prove sul collegamento vaccini-autismo al presidente Trump, Dan Olmsted è stato trovato morto nella sua casa di Falls Church, in Virginia.
I funzionari dichiarano che la sua morte dipende da cause naturali, senza fare nessuna autopsia. Hanno poi cremato il suo corpo entro 7 ore, e non una sola testata giornalistica dei media mainstream americani si sono preoccupati di scrivere una sola riga sulla sua straordinaria carriera al servizio del genere umano e delle migliaia di vite che ha salvato.Bimbi-autistici-dopo-un-vaccino
FORTI LEGAMI DELLA CIA CON BIG PHARMA
Dan Olmsted, possa il Signore concederti la pace in cielo, cosa che ti ha negato questo mondo!
 
Questo rapporto si conclude con un addendum del Servizi Segreto Estero (SVR) che suggerisce e allude che la morte di Dan Olmstead è direttamente legata alla CIA a causa del legame tra questa agenzia di spionaggio e le aziende di Big Pharma su cui il giornalista stava indagando prima della sua morte, al fine di dimostrare che l’autismo era solo la punta dell’iceberg di una cospirazione di massa per controllare la mente e i corpi delle persone, mediante farmaci al fine di mantenerli docili, o come il farmaco Lariam ha fatto, rendoli assassini.
DOCUMENTO (Sintesi, titolo e sottotitoli di Valdo Vaccaro)

Sconvolgente: autorizzate in Australia vaccinazioni di massa per mezzo degli aerei

Sconvolgente notizia dall’Australia: una nota multinazionale farmaceutica è stata autorizzata a irrorare due terzi del territorio australiano con un agente patogeno del colera geneticamente modificato
Una inquietante notizia ci è arrivata dall’Australia, dove pare che sia imminente un’operazione di vaccinazione di massa della popolazione per mezzo di aerei.
Lo scorso 4 Dicembre i media australiani hanno infatti annunciato che la PaxVax, una nota industria farmaceutica specializzata nello studio e nella produzione di vaccini e avente sede legale a Menlo Park in California, ha richiesto ed ottenuto dal Department of Health Office of the Gene Technology Regulator (il dipartimento sanitario australiano preposto alle tecnologie geniche) di poter eseguire una sperimentazione su larga scala, una sorta di “immunizzazione di massa”, come i giornali l’hanno definita, mediante l’utilizzo di aerei equipaggiati con tecnologie di aerosol.
Scopo ufficiale e dichiarato di questa operazione è la sperimentazione di un vaccino contenente il batterio del colera geneticamente modificato, un vaccino che sarebbe finalizzato quindi a combattere il colera.
 
Il Vibrio Cholerae è l’agente eziologico della gastroenterite nota come Colera, una patologia solitamente legata al consumo di acqua contaminata. Esso si trova generalmente in ambienti acquatici nelle zone tropicali e pare che sia stato isolato in alcune aree dell’Australia del Nord. Eppure questa operazione non riguarderà le limitare aree in cui tale agente patogeno è stato rilevato, ma interesserà gli interi stati del Queensland, del South Australia, del Victoria e della Western Australia, vale a dire oltre i due terzi dell’immenso territorio australiano. Resterebbero infatti esclusi dalla sperimentazione soltanto gli stati del New South Wales e i Territori del Nord, curiosamente proprio quelli dove il Vibrio Cholerae sarebbe stato individuato.
 
Il test avrà la durata di un anno e la stampa australiana rassicura la popolazione dichiarando che la PaxVax garantirà un certo numero di misure di controllo “per limitare la diffusione e la persistenza del vaccino transgenico al fine di non danneggiare la flora e la fauna delle aree interessate”.
Sembra fantascienza, ma purtroppo non lo è. Si tratta di una inquietante ed allarmante realtà.
Mi chiedo come sia possibile che le autorità politiche e sanitarie australiane abbiano concesso ad una multinazionale farmaceutica privata, per di più statunitense, di poter testare un vaccino “geneticamente modificato” su oltre due terzi del territorio australiano e con l’impiego di mezzi aerei.
Milioni di persone saranno esposte a questo agente patogeno geneticamente modificato che verrà irrorato dal cielo e che si depositerà ovunque, venendo assorbito anche dagli animali e dalla vegetazione e penetrando nelle falde acquifere.
Come rileva il sito Beforeitnews.com, già in passato negli Stati Uniti ed altrove sono state condotte svariate campagne per vaccinare il bestiame tramite la dispersione di involucri contenenti il “prodotto” che venivano dispersi da aerei. Ma in quei casi anche la popolazione fu “vaccinata” a sua insaputa. Questa volta invece pare che sia proprio la popolazione il vero obiettivo di questa “vaccinazione forzata”.
Sappiamo bene che, mediante l’irrorazione aerea, vengono costantemente diffuse da anni nei nostri cieli sostanze tossiche altamente inquinanti e metalli pesanti, e che questo avviene con la consapevole complicità delle nostre autorità politiche e sanitarie, che ne sono perfettamente al corrente e che fanno di tutto per nasconderlo all’opinione pubblica e ai mezzi di informazione. Temo quindi  che, con la scusa dell’irrorazione per via aerea di presunti vaccini sperimentali, si stia tentando di dare una parvenza di legittimità alla dispersione aerea di qualsiasi altra sostanza, dal momento che questo intenso traffico aereo (formalmente non autorizzato) è ormai sotto gli occhi di tutti.
Già nel 2006, in uno studio realizzato per la Yale School of Public Health da Michael Greenwood, intitolato “L’irrorazione aerea riduce efficacemente l’incidenza del virus del Nilo Occidentale tra gli esseri umani”, si tentava di convincere l’opinione pubblica dei presunti benefici a fini sanitari delle tecniche di aerosol. In questo studio infatti si affermava (sempre in relazione al virus del Nilo Occidentale) che “l’incidenza della malattia può essere significativamente contenuta attraverso lo spargimento aereo (sic!) di appositi antidoti su vasta scala”.
L’operazione in atto in Australia appare ancora più inquietante se si va a vedere che cos’è la PaxVax, una potente multinazionale farmaceutica che ha tratto enormi profitti negli ultimi anni dalla creazione e dalla commercializzazione dei vaccini per l’influenza aviaria e per altre presunte pandemie. Nella home page del suo sito si legge infatti quanto segue:
“PaxVax is a privately held, fully integrated vaccine company, based in Menlo Park, California, USA. Established in 2007, in response to the global threat of the H5N1 pandemic, our founders set out to develop and commercialize an innovative vaccine technology in a socially responsible manner for global impact. Our founding principles were to enable geographically distributed manufacturing of affordable, self-administered oral vaccines against infectious diseases such as influenza. Since then, we have expanded our capabilities and technologies to address unmet vaccine needs against endemic diseases in developing countries, for travelers to disease-laden areas and in biodefense. Our clinical stage portfolio today includes vaccine candidates for Cholera, Avian Influenza (H5N1), Anthrax, and HIV.”
Nicola Bizzi 02/05/2017

Medici svedesi: Abbiamo necessità di prendere le distanze dalla NATO, se vogliamo evitare la guerra

nato expansionDa Leif Elinder, Anders Romelsjö e Martin Gelin
Per la prima volta pubblicato sul “Göteborgsposten” in lingua Svedese, tradotto da Siv O’Neall. – Titolo in Svedese: “Vi måste fjärma oss partire Nato om vi vill slippa krig”
Il rischio di una guerra nucleare non è mai stato maggiore come adesso e questo è in buona parte causato del riarmo della NATO e dei paesi europei confinanti con la Russia. Tuttavia, questi paesi saranno destinati ad essere un obiettivo privilegiato nel caso in cui Putin decida di reagire con un attacco di primo colpo. Così scrivono tre medici svedesi in un articolo comparso su “Göteborgsposten ” il Venerdì 12 agosto.
 
Durante la crisi dei missili di Cuba, il presidente Kennedy discusse con i suoi consiglieri le varie opzioni disponibili. Una di questa comprendeva un attacco limitato su basi missilistiche sovietiche. Mosca avrebbe dovuto accettare una tale risposta, piuttosto che reagire in un modo che avrebbe comportato la distruzione di entrambi i paesi, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.
Durante gli anni dal 1950 nel 1980 fu vigente una dottrina di strategia militare e di politica di sicurezza nazionale conosciuta come MAD (mutua distruzione assicurata). MAD significa che, se una grande potenza attacca per prima , sarà sempre possibile reagire con rappresaglie da parte della nazione attaccata . La capacità di reagire veniva considerata come un sufficiente deterrente .
La relativa sicurezza che la dottrina MAD aveva creato, attualmente non esiste più. Gli Stati Uniti e la Russia ora si accusano reciprocamente ed apertamente di costituire una “minaccia esistenziale“. L’equilibrio militare-strategico sta diventando sempre più diseguale.
Il riarmo nucleare degli Stati Uniti e l’accerchiamento della Russia da parte della NATO hanno creato una situazione nel mondo altamente insicura e pericolosa. Diventa più difficile resistere ai vantaggi derivanti dall’idea di poter assestare il “primo colpo” . Con il sostegno della NATO, la Romania e la Polonia stanno ora installando un nuovo sistema missilistico americano “difesa” automatica, denominato “Aegis Ashore”.
Il presidente Putin ha messo in guardia i due paesi che, in caso di un conflitto militare, essi adesso sono diventati gli obiettivi primari. La preoccupazione della Russia per la possibilità di subire un primo attacco disarmante, sembra essere genuina. Se la preoccupazione è fondata, non possiamo saperlo. Ciò che è fondamentale per la nostra sicurezza, sono i pensieri reali ed i progetti attuali di ogni superpotenza.
Il rischio non è mai stato più grande
L’ex Segretario alla Difesa americano William Perry ha avvertito che il rischio di una guerra nucleare ora è più forte che mai. Le ragioni sono, tra l’altro, le seguenti:
La rottura dell’accordo ,intervenuto dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica (1990), di non procedere ad espandere la NATO. Il numero di paesi della NATO da allora è aumentato da 13 a 28.
 
-L’Intervento illegale della NATO in Jugoslavia (1999) con la secessione del Kosovo.
 
-La cessazione del trattato ABM (trattato anti missili balistici) nel 2001.
 
-La creazione di basi antimissile in Romania e Polonia (vedi sopra) – basi che possono essere   facilmente riprogrammate per servire per i robot di attacco.
Il potenziamento del sistema di armi nucleari degli Stati Uniti ad un costo di un trilione (12 zeri) di dollari.
-Il colpo di stato illegale appoggiato dagli Stati Uniti (2014) in Ucraina.
 
-La superiorità della NATO , militare strategica, in termini di capacità di colpire per primi.
La demonizzazione di Putin, tra cui i paragonio con Hitler. (Affermazioni tipo: “Hitler non è qualcuno con cui si può negoziare – ma qualcuno che deve essere eliminato”).
Gli analisti indipendenti per la sicurezza americani, come i VIPS ( Veteran Intelligence Professionals for Sanity ), considerano i giochi di guerra della NATO svoltisi nella zona dei confini della Russia, come estremamente provocatori e pericolosi. Sempre di più vi sono politici europei che prendono pubblicamente le distanze dalle politiche aggressive della NATO – come il primo ministro greco Tsipras, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier e il presidente francese François Hollande.
Effetti opposti
La NATO è forte a livello globale. Rispetto alla Russia, la NATO spende dieci volte più risorse per gli armamenti. Molti paesi assumono che diventare un membro della NATO fornisce loro una protezione. Ma quando c’è un equilibrio militare asimmetrico, la logica conseguenza sarà l’opposto. Nel caso di una attacco degli Stati Uniti / NATO, dalle basi confinanti con la Russia, i capi militari russi non avrebbero il tempo di reagire.
La Russia ha messo in chiaro che una tale situazione non sarà tollerata. Pertanto, la Russia applica attualmente una dottrina nucleare che permette un attacco nucleare con restrizioni ( “Il concetto di De-escalation”). La logica di questa dottrina è che, con un primo attacco limitato, il bombardamento renderebbe una continuazione della guerra meno probabile. Con il non combattere , gli Stati Uniti eviterebbero il rischio di una estensione del conflitto al proprio territorio. Sarebbe disposto un presidente americano a devastare il proprio paese al fine di effettuare una ritorsione contro un attacco russo sulle basi in Europa?
 
La situazione militare-strategica è quindi estremamente instabile. I paesi confinanti con la Russia che hanno permesso l’installazione di basi NATO corrono un rischio sempre maggiore di diventare obiettivi primari. L’esito delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti non porterà alcun sollievo – qualunque sarà il risultato.
Cause ed effetti
Quando i politici occidentali non fanno distinzione tra “causa ed effetto”, provocazione e reazione, le conseguenze possono essere devastanti. La Russia deve ora affrontare tre scelte, in termini di trattare con la NATO:
1)-Rinunciare, e accettando il ruolo di un vassallo americano;
2)-Rimanere in attesa che la NATO colpisca per prima e quindi essere neutralizzata;
3)- Colpire per primi con le armi nucleari tattiche contro le basi missilistiche europee, che costituiscono una minaccia diretta, e aspettarsi che gli Stati Uniti di non reagiscano, rischiando un contro-attacco sul proprio territorio.
(Donald Trump ha già lasciato intendere che gli Stati Uniti non saranno incondizionatamente obbligati a reagire militarmente per proteggere i propri alleati della NATO.)
Il presidente Putin ha indicato che è il terzo scenario militare quello che la Russia sta valutando. L’unica domanda è quando. Il perdente, in qualsiasi caso, sarà l’Europa.
Il riavvicinamento della Svezia alla NATO ha aumentato il rischio per il nostro paese si trovi in fase di progettazione di una guerra. Pertanto, è particolarmente importante per la Svezia e per altri paesi europei di sostenere tutte le iniziative volte alla distensione ed al disarmo – e quindi creare una opinione pubblica che prenda le distanze dalla NATO.
 
I medici attivi nel movimento per la pace – Leif Elinder, Anders Romelsjö, Martin Geli
Fonte: Information Clearing House Traduzione: Luciano Lago

Francia: la sinistra mondialista acclama il nuovo “enfant prodige” Macron, paladino della finanza cosmopolita.

epa05948994 Supporters of French presidential election candidate for the 'En Marche!' (Onwards!) political movement Emmanuel Macron (not pictured) gather at the Carrousel du Louvre to discover the results of the second round of the French presidential elections in Paris, France, 07 May 2017. EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Tutto come previsto il risultato al primo turno delle elezioni presidenziali in Francia: vincono i due candidati largamente favoriti, Emmanuel Macron e la Marine Le Pen.

Il primo, il giovane Macron, rappresenta largamente l’establishment della grande finanza e dell’elite politica dominante in Francia, quella collegata con la massoneria ed i circoli dei potentati finanziari sovranazionali.
Che sia di centro o che sia di destra o che appartenga alla sinistra social democratica (quella stessa sinistra squalificata del presidente uscente Francois Hollande), conta poco o nulla. Si tratta soltanto di distinzioni formali dei vecchi schemi del 900 ormai obsoleti.
Infatti non a caso tutti i partiti e gli altri candidati, da Fillon al candidato socialista Benoit Hammon, tutti sconfitti nella contesa elettorale, hanno già proclamato l’intenzione di creare un fronte comune contro la candidata Marine Le Pen, del Front National, considerata un “pericolo” per l’establishment visto il suo programma di uscita dall’euro, abbandono della NATO, difesa delle frontiere e riavvicinamemto alla Russia.
L’unica eccezione il candidato dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, quello che veniva considerato il Tsipras francese, non ha ancora dato al momento indicazioni precise su chi votare al ballottaggio del secondo turno. Lui è fuori dai giochi ma il suo elettorato non è detto che dia necessariamente i suoi voti al condidato della finanza ipercapitalista Macron. Esiste quindi un margine di rischio per una possibile vittoria di Macron.
In ogni caso, il fronte unito dei globalisti che si andrà a coalizzare contro la Le Pen è caratterizzato dal neoliberismo, quale elemento comune ed ideologia di base.
Si tratta di quel fronte che aborrisce qualsiasi forma di allontanamento della Francia dalla UE e dal sistema dell’euro e che vuole fermamente continuare a mantenere la Francia al servizio degli interessi della grande finanza e della politica di dominazione egemonica USA, quella che vede le nazioni europee come vassalli di Washington, inesistenti sul piano internazionale. In una parola il fronte della conservazione.
Bisogna considerare che Il proletariato e la piccola borghesia francese, vittime della globalizzazione finanziaria, attraverso un voto alternativo ai denominati “populisti” come la Le Pen, stava tentando di uscire dal paradigma liberal-libertario e da quello del pensiero unico. Il panorama politico nazionale francese sta di fatto crollando, con i vecchi partiti storici ormai squalificati ed alcun forze come il FN ed altre, cercano di ricomporlo sulla base di una nuova presa di coscienza dei ceti produttivi marginalizzati dalle politiche neoliberiste dei governi asserviti agli interessi dei potentati finanziari.
 
A questo tentativo di ricomposizione, con tutti i limiti dati dalle caratteristiche della Le Pen e dalle sue ambiguità su alcune tematiche della contrapposizione al sistema globalista, il fronte neoliberista ha risposto ricompattandosi e presentando il suo candidato “enfant prodige”, Emanuel Macron.
Questo giovane “rampollo dell’alta borghesia”, vanta poca esperienza ma dispone di molti titoli: banchiere presso la potente banca Rothshild, specializzato nella Ena, l’alta scuola per quadri amministrativi da cui è uscita una buona parte della elite politica transalpina, con un professato impegno a sinistra, milionario grazie ai buoni affari realizzati con le multinazionali (Nestlè e Pfizer), membro dei circoli liberali che contano, come l’Istituto Montaigne, vicino alla Confindustria, sostenitore dell’immigrazione, della società multiculturale e cosmopolita, fervente sostentore dell’atlantismo e dell’interventismo francese a seguito degli USA (il vecchio “sub imperialismo” praticato dalla Francia in Africa e Medio Oriente).
Su di lui punta il fronte neoliberista, quello della grandi banche, della Confindustria e della oligrarchia europea di Bruxelles per mantenere sistema e privilegi della classe dominante. Non a caso a Macron sono già arrivate le congratulazioni della Merkel e dei responsabili della UE che vedono il lui lo “scampato pericolo” (se proseguirà ad avere i consensi al secondo turno).
 
Esiste però un problema: questo giovane candidato non sembra possedere carisma, al contrario i discorsi li legge e lui stesso dice che a volte non capisce cosa gli scrivono, si limita a ripetere frasi banali e generiche come “innovazione” e “riforme” mentre dimostra una certa prevenzione e disprezzo verso gli strati popolari della società francese definiti da lui in più occasioni come “illetterati” o “avvinazzati”. Macron loda i vantaggi dell’ipercapitalismo ed esalta la corsa all’arricchimento individuale, oltre a sostenere che non esiste una cultura francese ma piuttosto una cultura multipla.
Sarà davvero questo il personaggio a cui gli strati popolari francesi, quelli dei piccoli produttori, agricoltori, artigiani e piccoli commercianti, rovinati dalle politiche di Bruxelles e dalla globalizzazione, daranno il loro voto? Qualche dubbio esiste e qualche speranza per la Marine Le Pen al secondo turno.
Apr 24, 2017 di  Luciano Lago

Escalation USA contro la Corea del Nord – Tutta una “Bufala”

Bufala-sullarmadaFalse notizie sulla Corea
 
È solo distrazione di massa. Buttate la televisione giù dalla finestra!
Siamo ancora tutti sconvolti dal livello di leggerezza e di cinismo con cui, la scorsa settimana, i media hanno fatto stringere il culo al mondo intero, che si è sentito qualcosa di duro poggiato dietro.
Non siamo ancora in guerra con la Corea del Nord, anche perché la grande flotilla americana che tutti avevano detto che stava all’ancora al largo della Corea del Nord, si trovava, in realtà, lontana 3500 miglia.
Non è stato un errore del navigatore. Era solo una fiction che serviva per distrarre e per lasciare tutti, disperati e incollati alla televisione.
C’è qualche scusa per questo?
Come spiega la CNN :
“Mentre la Casa Bianca parlava dell’invio di una “armada” navale verso la penisola coreana, le navi in questione stavano andando nella direzione opposta, per partecipare a esercitazioni militari nell’Oceano Indiano, a circa 3.500 miglia di distanza.
Un addetto dell’amministrazione ha ufficialmente ammesso che c’è stata una miscommunication tra Pentagono e Casa Bianca nel riferire che la portaerei non stava facendo rotta verso il Mare del Giappone, conosciuto anche come il Mare Orientale, e che non stava andando a dare nessuna dimostrazione di forza alla Corea del Nord.
L’addetto dell’amministrazione ha detto che responsabile del frainteso è stata una mancanza di follow-up con i comandanti che sovrintendono ai movimenti della portaerei USS Carl Vinson”.
FERMI. RESTIAMO TUTTI FERMI.
Si trattava di una portaerei, mica di un appuntamento dal dentista! Come si può “miscommunicate- sbagliare” e non capire se una portaerei sta in un posto, se non ci sta o se andrà da quella parte o da un’altra parte?
L’abbiamo già detto e lo ripetiamo: STANNO GIOCANDO con NOI. La “Minaccia della Corea del Nord” è solo una distrazione, una messa in scena teatrale, tremendamente costosa.
Guardate, hanno anche dato a Mike Pence uno di quegli stupidi giubbotti con le maniche staccabili che si è messo quando era minacciato dalla Corea del Nord, perché navigava su una barca dalle parti dell’Indonesia:
E’ già abbastanza questo. NO ? Apr 20, 2017  Fonte : Russia-insider.com

Il piano di Macron: 120 mila licenziamenti

macron programmeEmmanuel Macron, l’uomo di Rothschild, delle banche d’investimento, dell’Unione Europea. Il simbolo di un establishment dal volto rassicurante che vuole arginare l’avanzata del Front National di Marine Le Pen e degli euro-scettici.Il voto in Francia potrebbe mutare, infatti, la geografia politica dell’Unione Europea per i prossimi anni. Per questo motivo il ballottaggio del 7 maggio prossimo rappresenta una sfida aperta tra due mondi contrapposti, pronti a fronteggiarsi. I sondaggi, al momento, premiamo l’ex socialista Macron. Ma qual’è davvero la sua ricetta politica? Alcuni osservatori e analisti, come Robert Zaretsky su Foreign Policy, parlano dell’ex ministro di Hollande e del suo movimento En Marche! come «centrismo radicale».
L’estremo centro di Macron, né a destra né a sinistra
«L’ex banchiere 39enne è comunemente definito un centrista – osserva Zaretsky – Tale definizione, tuttavia, ci dice poco. Dovremmo pensare a Macron come l’incarnazione di un centro alla francese, ovvero l’estremo centro». Si tratta di una’espressione che fu coniata dallo storico francese Pierre Serne in relazione alla Rivoluzione Francese: «In particolare – spiega Zaretsky – Serna si riferisce alla restaurazione, il periodo di 15 anni che seguì la caduta di Napoleone e vedeva il ritorno della monarchia borbonica. Serna ha cercato di sottolineare gli sforzi compiuti dalla corte di Luigi XVIII, in pochi anni, per affrontare la sinistra rivoluzionaria e i controrivoluzionari. Chiuso tra queste due visioni del mondo estremamente antitetiche, Luigi e i suoi ministri hanno promosso una posizione dedita al compromesso e alla moderazione, nonché una sorta di proto-tecnocrazia».
Con Macron pronti 120 mila licenziamenti nel settore pubblico
Naturalmente, le differenze tra Macron e Luigi XVIII sono maggiori delle somiglianze. «Da un lato Macron promette di imporre l’austerità al settore pubblico, eliminando 120.000 posti di lavoro in cinque anni; d’altra parte promette importanti investimenti nel settore ambientale, sanitario e agricolo. E’ un amico dei mondi finanziari e industriali, ma si ritrova anche come difensore dei valori rivoluzionari e universali della Francia di libertà e uguaglianza. La grande sfida di Macron non è solo quella di conquistare l’Eliseo, ma di creare un centro estremo funzionale, che non muoia, come ripetutamente è accaduto nel XIX secolo, con brusche battute d’arresto».
Per equilibrare la sua ricetta ultra-liberista, Macron punta sulle pensioni e sugli ammortizzatori sociali; è disponibile a creare un sussidio di disoccupazione universale che coprirebbe tutti, incluso chi è stato licenziato.
Il candidato dell’establishment
Per l’osservatore e analista di Asia Times, Pepe Escobar, esperto di geopolitica e questioni internazionali, tuttavia, «solo un pazzo può credere che Macron incarni il cambiamento quando nei fatti egli è il candidato dell’Unione Europea, della NATO, dei mercati finanziari, della gloriosa macchina Clinton-Obama, dell’establishment francese, degli oligarchi della borsa e dei sei maggiori gruppi mediatici francesi. Sulla stupidità della sinistra che ancora cerca di scimmiottare Tony Blair, c’è ben poco da dire. Il piano di Macron per risparmiare 60 miliardi di Euro di fondi pubblici, che prevede il licenziamento di 120.000 dipendenti pubblici, è il primo ingrediente per un potenziale scoppio di rivolte».
“Sottomissione all’UE”
La probabile vittoria Emmanuel Macron alle elezioni del prossimo 7 maggio sarà nel segno della continuità della politica francese negli ultimi anni, e non del paventato cambiamento. Macron è frutto di un’operazione di marketing ben strutturata, nonostante i proclami dei benpensanti e la retorica dei suoi slogan. Il suo «centrismo radicale» non salverà la Francia dai problemi che la affliggono, dall’immigrazione al terrorismo islamista, fino alla disoccupazione.
Come osserva Diana Johnstone su GlobalResearch, «da presidente, Macron confermerà la sottomissione francese alle norme dell’Unione europea che stanno distruggendo l’economia francese, la politica di guerra della NATO in Medio Oriente e l’ostilità verso la Russia. Marine Le Pen preferisce una politica di pace».
27.04.2017 di R. Vivaldelli

“Eliminare la vita se troppo costosa”: ecco chi è Jacques Attali, maestro di Macron

Macron Attalil’eugenetica politically correct si basa su criteri economici quindi intoccabili, parola di filantropi. Basta dire anti fa ED IL GALOPPINO DELL’ELITE è SERVITO.

Sei povero? EUTANASIA. Magari con fattura inviata ai parenti, ovvio.


La Commissione Attali e l’Italia del 2008, nessuna sorpresa sul programma tanto caro alle sinistre europeiste
 
Parigi, 30 apr – Studi in ingegneria all’École polytechnique, dottorato in science economiche e specializzazione all’Ena, l’École nationale d’administration dalla quale escono i più importanti dirigenti della pubblica amministrazione francese. Il curriculum di Jacques Attali, è di tutto rispetto, con un cursus honorum che dopo numerose esperienze anche all’Eliseo l’ha portato, oggi, ad essere professore di economia all’Università Paris IX – Dauphine.
Attali è anche l’uomo che ha ‘scoperto’ Emmanuel Macron, presentandolo al presidente Hollande del quale è diventato consigliere. E ora che il candidato di En Marche! si appresta ad arrivare al ballottaggio con non poche chance di spuntarla su Marine Le Pen, è fra i papabili per la carica di ministro dell’Economia. Non sarebbe la prima volta che Attali si presta alla politica, avendo già ricoperto delicati incarichi come quello di collaboratore del presidente Francois Mitterand in un sodalizio cominciato nel 1973 e diventato ancora più stretto quando, nel 1981, l’esponente socialista sarà eletto presidente della repubblica.
 
E proprio del 1981 è l’intervista rilasciata per un libro di Michel Salomon, L’Avenir de la Vie (Il Futuro della Vita), edito per i tipi di Seghers, nel quale Attali spiega la sua visione in merito al futuro dello stato sociale: “Si potrà accettare l’idea di allungare la speranza di vita a condizione di rendere gli anziani solvibili e creare in tal modo in mercato“. Come risolvere il problema? “L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali del nostro futuro”, spiega, aggiungendo che “in una società capitalista, delle macchine permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente troppo costosa“.
 
30/04/2017  Nicola Mattei – Il Primato Nazionale

Le sfumature del nazionalismo

Macron-Le-PenE’ di moda parlare male del nazionalismo. Emmanuel Macron, candidato di riferimento dei poteri forti per le prossime presidenziali francesi, in un’intervista incensatoria, apparsa su “la Repubblica”, è arrivato a fare  proprio un vecchio slogan di Mitterrand: “il nazionalismo è la guerra”. Quasi che dichiararsi identitari voglia  dire, per forza, ricreare la conflittualità tra i diversi Paesi europei.
La stoccata propagandistica di Macron ripropone peraltro un vecchio adagio, grazie al quale il nazionalismo è costantemente chiamato sul banco degli accusati  per rispondere dei peggiori crimini dell’umanità.  In realtà la questione è un po’ più complessa e va ripresa alle radici, cercando di andare all’assenza dell’idea nazionalista e delle sue possibili variabili.
 
Un utile “bussola” è la recente ristampa, per l’Editrice Oaks,  di un classico di Jacques Ploncard d’Assac, “Le dottrine del nazionalismo”. Il tempo trascorso dalla prima edizione  (1965) non  sminuisce il valore dell’opera, offrendo un panorama composito delle culture del nazionalismo europeo, declinato in molte delle sue variabili: dalle leggi dell’eredità spirituale opposte all’”Io”, all’individualismo,   di Edouard Drumond (per il quale “un essere” è un insieme, in quanto “composto di tradizioni che lo riconnettono a coloro che son vissuti prima di lui, di sentimenti che lo connettono alle persone che sono del suo stesso paese”)  al “determinismo” di Maurice Barrès, che vede nel nazionalismo la difesa dell’organismo nazionale ed il lievito di un nuovo socialismo, impegnato nella difesa materiale e morale della classe più numerosa e più povera;
dallo “spirito scientifico” di Paul Bourget, con la sua teoria dell’evoluzione nazionale (per cui “ogni generazione, come ogni istituzione, è un piano aggiunto” all’edificio nazionale e la costruzione tanto sarà più solida quanto più poggerà “sul piano sottostante”)
 
al “nazionalismo integrale” di Charles Maurras, evocazione non di un mito, ma di una folla umana di visi umani, di paesaggi, di monumenti (“Una patria – scrive Maurras –  sono campi, muri, torri, case; sono altari e tombe; sono uomini viventi, padre, madre e fratelli, e i fanciulli che giocano nei giardini, i contadini che mietono il grano, i giardinieri che colgono le rose, i mercanti, gli artigiani, gli operai, i soldati: non c’è al mondo cosa più concreta”);
da   Möller van den Bruck, che vede nella nazione una comunità di valori in continua evoluzione e nel nazionalismo “la coscienza di questo processo evolutivo”, a  Ernst von Salomon, il quale riconcilia socialismo e nazionalismo, individuando nel primo “quella tenuta interiore, quell’unità spirituale di cui il XIX secolo ci ha privato”, laddove – come nota   Ploncard d’Assac –  il razzismo hitleriano “trasforma la comunità in tribù errante che non ha altri limiti che quelli che la sua potenza le permette di raggiungere e di mantenere,né ha doveri che verso sé stessa”; dall’idea di Nazione di José Antonio Primo de Rivera, per il quale la Patria non è solamente “l’attrazione della terra in cui siamo nati”, né “l’emozione immediata e sentimentale che sentiamo in presenza del nostro suolo”, quanto soprattutto “un’unità di destino nell’universale”, all’integralismo lusitano di Antonio Sardinha, espresso dall’idea tradizionale della “permanenza nella continuità”, proiezione del genio di ciascuna patria nel più alto ideale della civiltà cristiana.
 
Nella  proposta di Ploncard d’Assac il  nazionalismo dottrinario emerge in tutta la sua complessità, invitandoci – come scrive Luca Gallesi,  ad introduzione de “Le dottrine del nazionalismo” – “ … a riprendere il filo di un discorso interrotto, di ricominciare a guardare i fatti per quello che furono e giudicare le idee senza preventive demonizzazioni”. Evitando – aggiungiamo noi – di restare vittime delle  dichiarazioni alla  Macron, sull’uguaglianza tra nazionalismo e guerra.
 
Anche qui può esserci d’aiuto il testo, “Romanticismo fascista”,  di un altro autore francese, Paul Sérant, uscito, nel 1960, per le Editions Fasquelle e poi pubblicato, nel 1961, da Sugar.
Sul tema del nazionalismo e della guerra Sérant offre pagine esemplari: “A partire dal 1936, vale a dire al tempo del Fronte popolare e della guerra di Spagna , si produce in Francia uno strano capovolgimento di posizioni in materia di politica estera. Gli uomini di sinistra, fino a quel momento pacifisti e partigiani d’una politica d’intesa internazionale, anche a prezzo di cospicui sacrifici da parte della Francia, si sentono minacciati dalla sconfitta della loro ideologia nei Paesi confinanti: e il loro pacifismo, che s’accompagnava a una simpatia per gli elementi democratici dei Paesi in questione, cede un po’ alla volta a un bellicismo ‘antifascista’”.
Dall’altra parte gli ambienti nazionalisti francesi auspicavano accordi con i Paesi protagonisti delle “rivoluzioni nazionali”. Sono emblematiche, in questa prospettiva,  le pagine sulla  guerra moderna di Drieu la Rochelle,  il quale parla di abominio del militarismo democratico, presagendo lo spaventoso risultato di un conflitto europeo, con milioni di morti, l’annientamento delle città ed un’Europa ridotta alla disperazione. Ugualmente “profetiche” le immagini de “L’Ecole des Cadavres” di Louis Ferdinad Céline, il quale accusa le democrazie di volere la guerra, con la Francia condannata comunque alla sconfitta, sia per mano degli avversari che degli alleati.
Con buona pace per Macron/Mitterand il nazionalismo non è insomma uguale alla guerra. Lo dice la complessità delle dottrine che concorrono a definirlo. Lo conferma l’esperienza storica.
L’auspicio – a questo punto – è che si metta  fine al facile qualunquismo antinazionale, portato di un europeismo scialbo e senz’anima. L’Europa merita molto di più di qualche facile slogan. Il  nazionalismo, che è parte costitutiva della nostra identità di europei, va capito piuttosto che criminalizzato.
 
di Mario Bozzi Sentieri      – 30/03/2017 Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Peter Sutherland, “pontefice” del Nuovo Ordine Mondiale

Petersutherland
gli amati filantropi, rigorosamente, progressisti, illuminati, intelligenti e tanto ricchi che vogliono il bene delle masse….anche se lavorano per banchieri ed altre companies..

L’agognato governo planetario, nonostante alcune resistenze, come quella di Viktor Orban, continua la sua costruzione. Peter Sutherland, rappresentante delle Nazioni Unite per immigrazione, è uno dei suoi principali architetti. Lui stesso ha lanciato un significativo avviso: “bisogna affossare l’omogeneità nazionale degli Stati”.
Peter Sutherland è un multimilionario irlandese consederato uno dei grandi pontefici del mondialismo allo stesso livelli di George Soros, dei Rockefeller o di Kissinger.
Sutherland ha ricoperto una miriade di alti incarichi internazionali della massima importanza. E’ stato direttore Generale dell‘Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). A livello imprenditoriale è stato presidente chef executive di varie grandi società fra cui la British Petroleum -BP- e la Goldman Sachs International.
Assieme ad altri gurù del preteso Nuovo Governo Globale, ha partecipato e partecipa alle riunioni del Club di Bilderberg, è presidente della Trilateral Commission. Circa 10 anni fa fu designato da Kofi Annan quale rappresentante speciale dell‘ONU per le questioni migratorie, da dove sta lavorando per favorire le tesi mondialiste e, secondo molti, la denominata sostituzione demografica. Southerland è un fervente promotore della necessità di favorire le grandi ondate migratorie verso i paesi sviluppati, ed apertamente ostile al mantenimento delle sovranità nazionali, quelle che lui definisce: “il male attuale”.
Sutherland concepisce le frontiere nazionali come l’ultimo freno per la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale. Il movimento come già risaputo è una aspirazione di una elite ultra capitalista sul piano economico per quanto si professi “socialista” o “progressista” sul piano morale e politico. Una mescolanza pseudo ideologica che facilita il percorso e vince le resistenze che possano essere della sinistra o della destra.
La sua battaglia contro gli Stati nazione è arrivata in alcuni casi al punto di attrito. Ad esempio quando nel 2012 ha voluto esigere all’Unione Europea di “fare tutto il possibile per affossare l’omogeneità nazionale degli stati europei“. Conoscendo bene la resistenza di alcuni paesi europei alla prospettiva di dover scomparire, ha intrapreso una crociata a favore delle migrazioni di massa che snaturalizza le nazioni rendendole più propense a diluirsi nel magma mondialista e multiculturale.
Così la circolazione senza restrizioni degli esseri umani , delle merci e dei capitali si presuppone come l’obiettivo prioritario di Peter Sutherland. Un “homo economicus” sprovvisto di una propria identità, omologato ed utilizzabile dalle elite imprenditoriali, per i protogovernanti globali e perfino per alcuni settori deviati della Chiesa Cattolica.
Questo piano è esattamente quello denunciato pochi giorni fa dal presidente ungherese Viktor Orban in una interivista rilasciata alla giornalista Éva Kocsis per conto della Gaceta.es: “esiste una campagna internazionale ben avviata che è in fase attuazione da oltre dieci anni. Si può collegare al nome di George Soros ed il suo obiettivo è quello di far credere che le frontiere non abbiano più senso e che le nazioni non debbano avere il diritto di decidere autonomamente con chi vogliano convivere i loro popoli.
Vogliono creare istituzioni internazionali per monitorare le nazioni e decidere per nostro conto chi e dove debba convivere con altri. Ripeto: sono teorie concepite nella “fabbrica” di Soros che si sono anche infiltrate in varie istituzioni internazionali. Dobbiamo combattere questa battaglia per conservare la nostra sovranità, dobbiamo argomentare contro di loro, dobbiamo rendere trasperenti le loro ONG e dobbiamo mettere in chiaro che non si tratta di “diritti umani” ma del business delle migrazioni e dello sfruttamento di questo traffico umano”.
La crisi demografica, “fattore chiave” per il trionfo delle tesi mondialiste
Il magnate irlandese non dubita di collegare la prosperità futura di molti stati della UE alla loro trasformazione in nazioni multiculturali, in definitiva, una “dinamica cruciale per la crescita economica” di alcune nazioni europee, “per quanto difficile sia spiegarlo ai cittadini di questi stati”.
Southerland, si felicita per l’invecchiamento della popolazione occidentale e per il suo declino demografico, fattore chiave per il successo definitivo delle migrazioni. Il magnate cita le isole britanniche come esempio da seguire per il resto de continente: “E’ impossibile considerare che l’omogeneità possa sopravvivere, gli stati devono farsi più aperti, in termini di persone che li abitano, come ha dimostrato il Regno Unito”.
 
di  Rafael Núñez Huesca Fonte: La Gaceta.es Apr 09, 2017 Traduzione: L.Lago

PRODUCE FILM CHE DENUNCIA IL NUOVO ORDINE MONDIALE, TROVATO MORTO INSIEME ALLA FAMIGLIA!

maxresdefaultma i promotori del NWO sono tutti splendidi filantropi che amano tanto l’umanità…

David Crowley (29 anni), regista di “Gray State” – un film che denuncia il Nuovo Ordine Mondiale – è stato ritrovato senza vita insieme alla moglie Komel (28 anni)
e alla figlia di 5 anni all’interno della loro abitazione.
 
A scoprire i cadaveri è stato il vicino di casa il quale, dopo essersi preoccupato di non averli visti per diverso tempo, si è affacciato alla loro finestra il 18 Gennaio scorso. I corpi dovevano esser lì da settimane, ma nessuno se ne era accorto. L’albero di natale aveva ancora le luci accese e i regali non erano ancora stati scartati. I vicini sono rimasti sconvolti, in quanto la famiglia di Crowley è sempre sembrata la famiglia modello. Mai una lite, mai una discussione. Eppure la polizia di Apple Valley sospetta un “omicidio-suicidio”.
 
David Crowley era un veterano della guerra in Iraq ed era noto per il suo film intitolato “Gray State”. Il film non è ancora stato rilasciato. La trama è la seguente: gli Stati Uniti si trovano ad affrontare un tremendo crollo finanziario, una dichiarazione di legge marziale, e una brutale repressione delle libertà civili. Il film si era assicurato per la sua realizzazione un budget di 30 milioni di dollari da un importante studio cinematografico di Hollywood, ma adesso è tutto fermo e la sua uscita è incerta.Ci troviamo davvero davanti a un caso di suicidio, o David e la sua famiglia sono stati suicidati?
Vi lasciamo al trailer del film che forse non vedremo mai…