VALSUSA, TELT GESTIRÀ LA LINEA FERROVIARIA DA BUSSOLENO A BARDONECCHIA E IL TUNNEL DEL FREJUS: “SIAMO PREOCCUPATI, DIVENTERÀ COME LA LINEA FELL?”

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Alta Val Susa, alcuni consiglieri comunali sollevano il problema per pendolari e turisti. La replica di Virano e Foietta: “Preoccupazioni infondate, diventerà la Metropolitana di Valle”


Il Tgv passa sotto il Tunnel del Frejus a Bardonecchia (foto da littorina.net)

di FABIO TANZILLI

Che ne sarà della linea ferroviaria storica dell’alta Val Susa da Bussoleno a Bardonecchia, compreso il Tunnel del Frejus, visto che nei prossimi anni sarà gestita da Telt, la società  pubblica italo-francese che sta costruendo la nuova linea Tav, e che quindi potrebbe avere tutto l’interesse a sostituirla?

Telt (società che sta realizzando la Torino-Lione) ha come principale scopo economico e politico quello di far diventare la futura linea il vero ramo importante nel traffico internazionale tra Italia e Francia non solo per le merci, ma anche per il turismo. Se da oltre un secolo il punto di riferimento è Bardonecchia con il Tunnel del Frejus, con il nuovo progetto ad alta velocità la stazione principale sarà quella di Susa con il futuro tunnel di base del Moncenisio.

Forse non tutti sanno che la legge 1/2017 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.9 del 12 gennaio, assegna a Telt il ruolo di nuovo gestore “della linea storica Bussoleno – Saint Jean de Maurienne”, escluse le stazioni ferroviarie. Occupandosi quindi del servizio pubblico di trasporto per residenti, studenti, pendolari e turisti e dei treni che viaggeranno da Bussoleno all’Alta Valle e i Comuni Olimpici. Ed ovviamente del tunnel ferroviario del Frejus che collega Bardonecchia a Modane.

La decisione di affidare a Telt la gestione della linea storica da Bardonecchia a Bussoleno, compreso il Tunnel del Frejus, ha delle motivazioni pratiche legate ai futuri cantieri della Tav: come già anticipato da ValsusaOggi, a Salbertrand nascerà il nuovo sito industriale dello smarino, collegato direttamente con la stazione ferroviaria per il trasporto dei materiali che arriveranno coi camion dal cantiere di Chiomonte, diretti al deposito di Caprie attraverso la stazione di Condove e al deposito di Torrazza.

Ma la notizia crea preoccupazione per il futuro, da tempo anche tra gli operatori turistici dell’alta Val Susa, in quanto il progetto di Telt prevede la costruzione della stazione internazionale a Susa, sostituendo di fatto nel ruolo di stazioni internazionali quelle di Oulx e Bardonecchia, che in realtà sono ben più vicine e comode per gli sciatori che arrivano oggi in alta Valle coi treni regionali e i Tgv (da Oulx partono tutti i bus diretti a Sestriere, Sauze d’Oulx, Monginevro e Sansicario).

Con la costruzione della nuova linea Tav, quel ruolo di stazione turistica per le Montagne Olimpiche sarà assegnato a Susa: “La nuova stazione internazionale di Susa, a partire dal 2030, grazie al nuovo tunnel sarà a poche ore dalle più importanti capitali europee ed è inserita sulla rete che collegherà la città alle principali stazioni sciistiche delle Alpi – scrive Mario Virano, direttore di Telt – è tuttavia importante che questa opportunità sia adeguatamente preparata, prima dell’apertura della nuova linea, attraverso azioni progressive di accompagnamento”. Secondo i progetti di Telt, gli sciatori che prenderanno i treni veloci internazionali dovranno scendere a Susa, e da qui saliranno sui bus diretti a Sestriere in Via Lattea o a Bardonecchia. Il tutto a beneficio anche della Sitaf, considerando il passaggio obbligato lungo l’autostrada A32.

LA LETTERA DEI CONSIGLIERI DELL’ALTA VAL SUSA: “LA LINEA STORICA FARÀ LA FINE DELLA FERROVIA FELL?”

Alcuni consiglieri comunali e dell’Unione Montana Alta Val Susa hanno deciso di sollevare la questione, inviando una lettera ai sindaci e a tutto il consiglio dell’ente. La lettera è firmata dai consiglieri comunali di minoranza di Giaglione (Ronsil, Pozzato, Gagliardi), Chiomonte (Joannas e Guglielmo) e Meana (Comba).

Con l’ingresso di Telt come gestore “quali garanzie si avrebbero nel mantenimento del servizio di trasporto ferroviario pubblico che interessa tutta l’Alta Valle di Susa?” chiedono i consiglieri. “Come può il promotore pubblico della Torino-Lione diventare allo stesso tempo anche gestore della linea ferroviaria che intende sostituire?”. I consiglieri fanno emergere il problema presentando un esempio avvenuto in passato: “Quando nel 1871 entrò in funzione la tratta Torino – Modane, la ferrovia Fell, costruita pochi anni prima, venne definitivamente abbandonata e dismessa. Se la storia di ripete, dobbiamo forse aspettarci che un giorno anche la ferrovia Torino – Modane subisca la stessa sorte?”.

Dell’argomento si è dibattuto nell’ultimo consiglio dell’Unione Montana Alta Val Susa tenutosi a Oulx, grazie ad una mozione presentata dai consiglieri Bianco, Comba e Gagliardi. Nel testo, oltre a sollevare la questione del “cantiere diffuso sul territorio che può comportare problemi per la salute, rumore, ambiente, economia locale e turismo” si sottolineano “le preoccupazioni forti da parte dei ferrovieri che attualmente lavorano sulla linea storica” e per queste ragioni è stato chiesto al presidente dell’Unione Montana e al consiglio dell’ente “di esprimersi in modo chiaro sulle garanzie di mantenimento dell’attuale linea storica”.

La maggioranza e il consiglio dell’Unione Montana Alta Val Susa, composto dai vari sindaci, ha recepito i contenuti essenziali di questa mozione, chiedendo garanzie sul mantenimento della linea storica tra Bussoleno e Bardonecchia/Saint Jean e che si tenga conto delle esigenze occupazionali dell’alta Val Susa anche in vista dei futuri cantieri della Tav.

LA RISPOSTA DI TELT: “PREOCCUPAZIONI INFONDATE, SI TRASFORMERÀ IN METROPOLITANA DI VALLE”


Mario Virano

Il direttore di Telt Mario Virano e il Commissario dell’Osservatorio, Paolo Foietta, hanno risposto con due lettere alle preoccupazioni sollevate nella lettera e nella mozione dai consiglieri comunali dell’Alta Val Susa.

“La tesi secondo la quale risulterebbe scontato il fatto che la gestione diretta della tratta storica da parte di Telt agevolerebbe il promotore della nuova linea nelle fasi di cantiere, è assolutamente priva di fondamento – replica Virano – in primo luogo perché prima che Telt possa entrare in possesso della tratta di linea storica è necessario che la convenzione del 1951 sia revisionata dai Governi (atto che richiederà un accordo binazionale, non compatibile con i tempi di avvio dei lavori del tunnel), in secondo luogo perché in ogni caso non si tratterebbe della zona a servizio della piana di Salbertrand, ma solamente della tratta compresa tra le due stazioni di confine”.

“Le preoccupazioni rispetto alla centralità dell’Alta Valle e alla sua accessibilità turistica non sono fondate per il periodo dei lavori – aggiunge Virano – né tanto meno per il futuro dell’esercizio del sistema integrato “linea nuova – linea storica”, così come non è fondata l’idea di un cantiere diffuso. Le attività saranno infatti limitate al cantiere di Chiomonte e ai siti di deposito, senza alcuna influenza consistente sulle abitudini degli abitanti.

A proposito del turismo, Virano ha addirittura rilanciato l’idea che il cantiere della Maddalena possa essere un luogo di attrattiva: “A seguito dell’inaugurazione dell’iniziativa “Tunnel Art Work” diversi tour operator (compreso un giapponese) hanno inserito la tappa del cantiere di Chiomonte nell’ambito del pacchetto turistico di visita alla Valle. Queste iniziative potranno essere ripetute e valorizzate con il nuovo cantiere e generare indotto per un’ampia zona circostante (i circa 800/1000 addetti diretti previsti nei cantieri genereranno una domanda molto variegata, comprese soluzioni per il tempo libero e per il divertimento)”. Sulla questione della salute, il direttore di Telt afferma che “è salvaguardata, come dimostra la recente Valutazione dell’Impatto sulla Salute dei cittadini, mentre per quanto riguarda il rumore, la maggior parte dei lavori avviene in sotterraneo o al chiuso, senza rumore percepito”.

Virano promette che la linea storica non farà la fine della Ferrovia Fell, al contrario ipotizza che si trasformi in “Metropolitana di Valle”: “In fase di esercizio si prevede che la tratta di montagna esistente, sgravata dei traffici a lunga distanza e dei treni merci (che sono lenti e quindi fortemente limitativi della capacità della linea) si trasformi in “metropolitana di Valle” e collegamento interregionale, con collegamenti veloci
con Modane, con il nodo di Torino e con l’aeroporto di Caselle (dove si prevede l’attestamento a regime della linea SFM3)”.

Infine, a proposito del futuro dei trasporti e del turismo sulle Montagne Olimpiche, Virano annuncia che “Telt sta avviando uno studio sull’economia dei trasporti e sul turismo della montagna (alta Valle Susa, Maurienne e Brianzonese) in collaborazione con i territori ed in particolare in partnership con la Conferenza Alte Valli, che li rappresenta tutti” citando il “buon esempio di dialogo con gli stakeholder in Maurienne con la Démarche Grand Chantier per sfruttare le opportunità economiche del cantiere”.

LA RISPOSTA DELL’OSSERVATORIO TAV: “IL GESTORE UNICO EVITERÀ DI PENALIZZARE LA LINEA STORICA”


Paolo Foietta

Nella sua risposta, il commissario Paolo Foietta spiega che la scelta dei due governi di assegnare a Telt la gestione della linea storica dell’Alta Val Susa servirebbe proprio ad evitarne la morte. “La realizzazione del tunnel di base del Moncenisio tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, corre il rischio di determinare per le alte valli montane collocate al confine tra Francia ed Italia la perdita degli attuali collegamenti di lungo raggio, di cui godono in ragione della vicinanza al traforo ferroviario del Fréjus” scrive nella lettera in risposta ai consiglieri comunali “Per questo la scelta dei Governi di Italia e Francia, fin dall’Accordo 2012, è stata quella di evitare che la nuova linea, con il miglioramento delle connessioni tra le grandi aree metropolitane italiane (Torino – Milano) e francesi (Lione – Parigi), penalizzasse le connessioni interregionali (anche europee) e locali”.

Per Foietta la decisione di avere un unico operatore evita l’azzardo di due gestioni separate, evitando che da un lato ci sia “la nuova opera (ricca e che produce valore), che ha utili e quindi la possibilità di fare investimenti,  e un gestore della linea storica (povera e su cui sarà necessario comunque investire) che dovrà misurarsi con i costi di un servizio a fronte di entrate limitate e quindi con difficoltà di investimento”.

Secondo Foietta, l’affidamento a Telt servirebbe proprio a salvaguardare il traffico tra Bussoleno e Bardonecchia/Frejus: “Tenere insieme sia la nuova linea (moderna, efficiente, senza vincoli e limitazioni ed estremamente produttiva), con la vecchia tratta di valico (il Frejus ndR), certamente svantaggiata in termini di capacità e di caratteristiche tecniche e prestazionali, integrandole in un sistema di mobilità unitario”.

“Una gestione unica presuppone la condivisione di un progetto integrato per costruire servizi transnazionali e turistici di rango europeo che collegano centri a grande vocazione turistica della Valle di Susa e della Maurienne e che si attestano sulle stazioni internazionali di Susa e Saint Jean de Maurienne” aggiunge il commissario “Lo sviluppo del traffico passeggeri sulle due linee (la nuova linea e la linea storica) passa attraverso una riuscita integrazione dei trasporti locali con l’insieme della mobilità, pensando allo sviluppo dei territori (anche turistico) che determinerà la domanda di mobilità di domani. Questo progetto di sviluppo della rete delle infrastrutture e di costruzione di servizi di qualità, deve essere unitario e deve poter contare sulla nuova linea per investire sul rilancio del servizio passeggeri della vecchia in chiave transnazionale e turistica”.

LA RIFLESSIONE FINALE DEI CONSIGLIERI FIRMATARI DELLA LETTERA

“Il Consiglio dell’Unione Alta Val Susa ha fatto sua e ampliata la mozione che abbiamo presentato – commenta la consigliera Monica Gagliardi – dieci minuti prima di cominciare il consiglio abbiamo trovato nelle nostre cartelline le lettere del Foietta e Virano. Non ritengo corretto che questi documenti che portano la data del 4 agosto ci siano stati  presentati in questo modo. Inoltre altra documentazione è arrivata via mail solo dopo il Consiglio: era pubblicità alla tav Torino-Lione. In tutti questi documenti della linea storica che attualmente utilizziamo per la mobilità quotidiana, non ci sono altro che ” faremo” vedremo” interverremo”. Nulla di concreto però. Rimangono tutti i dubbi che come minoranza abbiamo espresso, benché vi sia stato un voto favorevole e unanime”.

A proposito di come si è svolto il consiglio dell’ente a Oulx, la Gagliardi aggiunge: “Sottolineo il consistente numero di forze dell’ordine quali Carabinieri e Digos all’interno della sala consiliare e all’esterno del Comune di Oulx: questa insicurezza da parte delle amministrazioni e dei proponenti dell’opera si vede molto bene in questo sistema di controllo sociale e politico che fa sì che alle parole chiave TELT TAV scattino timori ingiustificati anche per un semplice confronto in consiglio dell’ unione. Mi auspico si possano organizzare incontri pubblici e con la  popolazione anche con tecnici indipendenti da Telt, quindi non di parte, che possano chiarire meglio il progetto”.

TRUMP / MACRON: ARE THEY ON THE SAME TRACK ?

Bibeau.robert@videotron.ca    Éditeur.   http://www.les7duquebec.com

 9.8.2017

THE ARTICLE IS AVAILABLE ON THE WEBMAGAZINE:

http://www.les7duquebec.com/7-au-front/trumpmacron-sont-ils-sur-la-meme-voie

ON :  https://youtu.be/ABYLjp3NUeg

US President Donald Trump and his French counterpart Emmanuel Macron met on Friday, August 4, over a wide range of topics, including Iran, Syria and Iraq.

According to a statement issued by the White House, Donald Trump and Emmanuel Macron discussed how to increase their cooperation on the Iraqi and Syrian issues and to counteract what Trump calls “Iran’s detrimental influence”.

In a context where Donald Trump accuses Iran of playing a “destabilizing role” in the region, French President Emmanuel Macron recently renewed the French commitment to the nuclear agreement and confirmed the Iran’s full compliance with the agreement . In addition, the French group Total signed a gas deal with Tehran on Sunday (June 4th), despite pressure from Washington. So, will the French president rally to the anti-Iranian phobia of Trump?

Robert Bibeau , political analyst and publisher of the Webmagazine  Les 7 du Québec , responds to PressTV-IRAN.

Traduction   by  Claudio Buttinelli.  Roma.

La Libia blocca le Ong a 100 km dalla costa. Salvati e internati 105 migranti

canale siciliain Libia ora c’è la democrazia approvata dalla Ue ed esercita una cosa che si chiama sovranità, termine che inorridisce gli europeisti. Se i “migranti” vengono fermati ecco che si usano i termini “internati” e “deportati”. Solo se fanno guadagnare scafisti/ong/coop italiane allora sono considerati veramente  “in salvo”. Questa notizia è riportata solo dal Secolo XIX, poi nascosta all’interno del giornale. SSHHHH….regime politically correct al lavoro

La Libia blocca le Ong a 100 km dalla costa. Salvati e internati 105 migranti
10 agosto 2017
La carta esplicativa (da Limes): a sinistra nella zona rossa il porto di Zawia, dal quale oggi sono stati recuperati e deportati 105 migranti. Le zone sar indicate si riferiscono al diritto internaziionale
 
LA MARINA libica, fedele al governo del premier del governo di unita nazionale di Tripoli di Fayez al Sarraj, ha imposto a tutte le navi straniere il divieto di soccorrere i migranti nelle aree cosiddette aree di «serch and rescue» (SaR) (ricerca e recupero) che vanno molto oltre le 12 miglia nautiche delle acque territoriali.
Di fatto la decisione impedirà alle navi delle Ong di intervenire non solo nelle acque territoriali libiche ma si dovranno tenere ad una distanza di centinaia di km dalla costa.
navi Ong davanti Libia 2
A dare la notizia il generale Abdelhakim Bouhaliya, comandante della base navale di Tripoli di Abu Sitta che ospita anche lo stesso premier Serraj: la Libia ha «istituito ufficialmente una zona di ricerca e salvataggio (SaR) nella quale nessuna nave straniera avrà il diritto di accedere salvo una richiesta espressa alle autorità libiche» che dovranno poi concedere la loro autorizzazione caso per caso.
Un portavoce della Marina libica ha chiarito che il provvedimento è stato adottato esplicitamente «per le Ong che pretendono di salvare i migranti clandestini sostendendo che si tratta di un’azione umanitaria». «Vogliamo inviare un chiaro messaggio a tutti coloro che violano la sovranità libica e mancano di rispetto alla Guardia Costiera e alla Marina», ha aggiunto il portavoce della Marina, il generale Ayoub Qassem.
 
Benchè non esplicitamente fissata nell’annuncio dato oggi dalla Marina libica, l’area SaR, secondo le cartine in uso alla missione EuNavFor Med (Sophia), è quella esistente ai tempi del colonnello Muammar Gheddafi e si estende fino ad almeno 97 miglia nautiche dalla costa libica, ossia 180 km. Al momento le navi delle Ong, invece, operano al limite od anche entro le 12 miglia nautiche delle acque territoriali, pari a 22 km.
Salvataggio e deportazione
 
«La guardia costiera libica del settore ovest di Masfat al Zawia è riuscita a salvare stamani all’alba 105 migranti, tra cui 18 donne e due bambini, di diverse nazionalità, soprattutto marocchini e tunisini». Lo riferisce con un comunicato il portavoce della Marina libica, generale Ayoub Qassem, aggiungendo che «i migranti erano a bordo di una barca a 6 miglia dalla città di Sabrata». «I migranti – prosegue il generale – sono stati portati nella sede della guardia costiera dove hanno ricevuto cure umanitarie prima di essere consegnati all’organismo per la lotta alle migrazioni illegali».
 
Di qui la sorte dei migranti è incerta: il rischio è che vengano internati in cosiddetti “hotspot”, dove le condizioni di vita sono disumane e al limite della sopravvivenza.

Italia va in guerra in Libia: navi sotto la minaccia dei bombardamenti

Ghedafi non andava bene, ora c’è la democrazia in Libia no?

I taxi Soros italianiROMA (WSI)Mentre il Parlamento ha dato il via libera alla missione di supporto navale in Libia, il generale Kalifa Haftar, l’uomo forte del governo di Tobruk minaccia l’Italia.
A Roma la Camera ha votato a favore della missione con 328 sì e 113 no così al Senato con 191 sì e 47 no e il Pd ha ottenuto l’appoggio di Forza Italia. A votare contro la lega Nord  e il Movimento Cinque Stelle. Astenuti Fratelli d’Italia che tramite Giorgia Meloni parlano di un timido intervento additando il nostro paese come il campo profughi d’Europa.
“I francesi si beccano il petrolio mentre l’Italia i barconi”.
E’ il duro commento di Alessandro Di Battista in merito alla situazione libica, tutto questo mentre da Tripoli arriva una minaccia chiara e precisa diretta alò nostro paese.
 
“Bombardate le navi italiane” avrebbe detto il generale Kalifa Haftar suoi uomini come riporta l’emittente panaraba Al Arabiya. Una dichiarazione che segue di poche ore quella espressa nel parlamento di Tobruk contro l’operazione navale italiana accusando il premier di Tripoli, Fayez Sarraj di aver concluso l’accordo con l’Italia portando navi straniere, il che rappresenterebbe una “violazione della sovranità nazionale” libica.
 
Ma Roma minimizza e il premier Paolo Gentiloni sottolinea l’importanza della missione:
Sappiamo tutti quanto i cittadini italiani si attendano risultati nella lotta dei trafficanti di esseri umani e nel controllo sui flussi migratori irregolari. Il contributo delle forze armate in questa direzione è assolutamente strategico e determinante: questa non è certo una missione aggressiva ma di sostegno alla fragile sovranità di quel Paese”.
3 agosto 2017, di Alessandra Caparello
Libia, la svolta anti scafisti di Sarraj: “Pronti a bombardare le loro navi”
La mossa del premier è un messaggio all’Ue: disposti a misure estreme. Il governo minacciato dall’avanzata di Ghwell. Oggi Minniti a Tripoli
 
Migranti soccorsi in Libia dall’intervento della Guardia costiera
Pubblicato il 13/07/2017
Usare l’aviazione contro «l’emigrazione illegale». Cioè bombardare le navi degli scafisti che partono dalle coste libiche dirette verso l’Italia. Non è una provocazione ma un ordine diretto del premier Fayez al-Sarraj alle sue forze armate. Un’accelerazione improvvisa nella lotta ai trafficanti di uomini arrivata alla vigilia delle visita del ministro dell’Interno Minniti, atteso oggi a Tripoli per una missione che ha come scopo principale frenare l’afflusso dei migranti dalle frontiere meridionali della Libia. Minniti – che ieri è stato a Berlino dove ha incontrato l’omologo Thomas De Maiziere – vedrà oggi 13 sindaci del Sud della Libia per convincerli a mobilitarsi contro i trafficanti di uomini.
 
Il primo ministro riconosciuto dall’Onu, e che ha nell’Italia il suo principale alleato, cerca così di dare il suo contributo in un momento difficile per Roma, che si è ritrovata sola in Europa di fronte a una crisi epocale. Al-Sarraj, anche capo supremo delle Forze armate, chiede l’uso delle forze aeree contro «l’emigrazione illegale» e il «contrabbando di carburanti», una piaga che crea malcontento fra la popolazione. Ma questo è il «messaggio interno». Quello all’esterno è rivolto all’Italia e all’Europa: siamo pronti anche a misure estreme.
 
Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha invece invocato l’aiuto della Guardia costiera libica per fermare le partenze: «Dobbiamo assolutamente bloccarle utilizzando tutti gli strumenti che abbiamo. Attraverso i satelliti si vede esattamente quali barche stanno caricando le persone e, con l’impegno della Guardia Costiera Libica, si può bloccare la partenza degli immigrati». Sul piano pratico è difficile capire come funzionerà il piano di Al-Sarraj. Affondare imbarcazioni con i cacciabombardieri non è un’operazione chirurgica. Il rischio di fare un massacro è alto. Il governo Al-Sarraj poi non dispone di una «sua» aviazione. Sono le milizie di Misurata ad avere a disposizione alcuni Mig-23, che sono stati usati nella battaglia di Sirte contro l’Isis. Non sono però dotati di bombe di precisione a guida laser, un’altra controindicazione.
 
A naso l’ordine sembra più una mossa propagandistica. Al-Sarraj ha un grosso debito di riconoscenza nei confronti dell’Italia. La base di Abu Sitta, dove di solito risiede a Tripoli, è protetta dalle nostre forze speciali. I militari della Folgore sono a guardia dell’ospedale da campo di Misurata, che ha curato i feriti nei combattimenti a Sirte ed è un importante presidio a protezione anche della capitale. Il premier ne ha più che mai bisogno. L’ex primo ministro islamista Khalifa Ghwell ha orchestrato da Khoms, a metà strada fra Misurata e Tripoli, una massiccia offensiva. Oltre ai suoi uomini, partecipano la milizia Samoud del colonnello Sala Al-Badi, comandante dell’operazione «Alba Libica», e miliziani affiliati alle Benghazi Defence Brigades, un cartello di gruppi islamisti in prima linea nella lotta contro il generale Khalifa Haftar in Cirenaica. Segno che il fronte di Ghwell si è ancor più radicalizzato.
 
L’assalto di Ghwell è stato fermato ieri dopo una battaglia di tre giorni a Garabulli, conosciuta anche come Castelverde, 60 chilometri a Est di Tripoli. Le forze islamiste si sono dovuto ritirare, dopo aver subito la perdita di quattro uomini, più altri 21 feriti. Ma hanno ripiegato verso Tarhuna, dove si sono di nuovo raggruppate con l’obiettivo di avanzare verso Tripoli da Sud. Fonti locali parlano di «500 veicoli armati» coinvolti. A sbrogliare la situazione è intervenuta la Brigata Tripoli, la più potente milizia alleata di Al-Sarraj, che ha «ripreso il controllo di tutte le vie di comunicazione» attorno a Garabulli. Al-Sarraj si è anche consultato con il consigliere militare speciale dell’Onu, Paolo Serra. Il generale ha invitato a mettere in primo piano «la salvaguardia dei civili» e l’instaurazione di «un cessate-il-fuoco». Ma non è quella l’aria che tira, quanto piuttosto di una resa dei conti fra Ghwell e Al-Serraj.

E Adesso Si Scopre che I Porti l’Italia li Poteva Chiudere

navi Ong davanti Libia
E Adesso Si Scopre che I Porti l’Italia li Poteva Chiudere
 
Italia sempre più ridicola, fa la letterina all’Unione Europea in cui “avvisa” che “potrebbe (perfino) essere costretta” a chiudere i porti alle navi delle OnG battenti bandiera straniera per ragioni di “sicurezza nazionale”.
 
da Corriere della Sera
L’ultimatum è arrivato dopo un flusso di sbarchi annunciati senza precedenti: 12 mila migranti in poco più di 48 ore, da 22 navi. «L’Italia potrebbe essere costretta a bloccare i porti alle navi di Ong per ragioni di sicurezza nazionale», ha detto ieri Maurizio Massari, ambasciatore dell’Italia presso la Ue, al commissario europeo degli Affari interni Dimitri Avramopoulos. Un’ondata mai vista, per gestire la quale il ministro dell’Interno Marco Minniti l’altro giorno ha sospeso il suo viaggio negli Stati Uniti. …
 
Quindi si poteva ma si è aspettato un pochino tanto per vedere l’effetto che faceva? Ma non eravamo “costretti” dal diritto euorpeo/internazionale e dai marziani?
 
Ovviamente la “letterina italiana” la gran cagnara mediatica è solo un caso che arrivino dopo la batosta clamorosa del PD e di Renzi alle amministrative perse soprattutto su questo specifico tema (tipo Sesto San Giovanni la Stalingrado Rossa caduta dopo 72 anni di comunismo per una Moschea).
 
Vi faccio una facile previsione, esattamente come per le banche i giornali italiani ora cominceranno a rassicurarvi tutti, che lo Stato (S maiuscola) ora ci pensa lui ai migranti, le “risorse” ad ogni angolo di strada sono solo illusioni ottiche nelle vostre menti non fateci caso.
 
Siate Consapevoli, Siate Preparati e evacuate al più presto, la campana suona per voi.
Di FunnyKing , il 29 giugno 2017

L’Italia s’è desta: 6 nuovi hot-spot, così i migranti stanno più larghi. Ma se Allegri si scopa Ambra…

viminale accoglienzaIl bar dove vado a bere il caffè e comprare le sigarette al mattino, è la mia cartina di tornasole sociale, il mio termometro del Paese. Davanti a un espresso o a un cappuccino salta fuori il meglio e il peggio di noi, complice anche il fatto che è mattina presto, stiamo andando al lavoro e quindi l’umore non è di quelli festaioli. Non mi stupisce più, anzi lo trovo qualcosa di confortante, il fatto che per ogni fruitore rapido del “Corriere della Sera” ce ne siano 15 della !Gazzetta dello Sport”, ridotta già alle 8.30 del mattino a un cencio totale dalle frenetiche consultazioni degli astanti. Visto il grado di credibilità raggiunto dal “Corriere” ultimamente, trovo infatti più sano che uno si faccia rimbambire da fake news innocue come quelle del calciomercato, tipo Cristiano Ronaldo tentato da un’esperienza al Frosinone.
 
E, ancora di più, non sono di quelli che ritiene fondamentale restare in modalità militante h24, anzi: dopo 8 o 9 ore di lavoro, uno ha tutto il diritto a un po’ di leggerezza, sia essa una partita di calcio o un film comico. Rifuggo sempre chi ti fa pesare il fatto che dopo l’ufficio non sei andato a sminare un campo in Bosnia o a scavare un pozzo per l’acqua in Mali, così come me la darei a gambe levate da un bar dove i frequentatori la mattina discutessero su Horkheimer o Adorno. Insomma, non sono il professor Cacciari. E, come già detto, il mio bar è perfetto, perché a metà strada fra un grosso cantiere e la sede di un famosa ditta di consulting: operai e terziario, insieme al banco, rubandosi la “Gazzetta” e lamentandosi per ciò che non va nel Paese (oltre che nel modulo di Montella).
 
Siccome, però, l’argomento migranti è sempre nella top 3 di quelli discussi, spesso con toni tutt’alto che solidali od oxfordiani, stamattina mi attendevo una sorta di dibattito post-cineforum nel maggio del Sessantotto, pareri che si accavallavano, urla per imporre il proprio punto di vista, addirittura l’assenza di fila per la “Gazzetta”, vista la concitazione in atto sul tema immigrazione. Invece, zero. L’Austria blinda i confini? Chissenefrega. L’Europa ci prende per l’ennesima volta in giro, blandendoci con le briciole dei fondi comunitari? Chissenefrega. Minniti apre in fretta e furia nuovi hotspot, ovvero di fatto amplia il fronte degli arrivi, come richiesto solo ieri dall’UE? Chissenefrega. L’argomento di stamattina era uno e uno soltanto: Massimiliano Allegri e Ambra Angiolini nuova coppia dell’estate. Ora, io capisco che “Non è la Rai” ha provocato più danni ai polsi delle tendiniti da mouse, però una volta preso atto dell’accoppiamento, uno potrebbe anche rendersi conto di cosa gli sta accadendo attorno. Proprio sui migranti, ad esempio. Domani, infatti, si terrà il vertice dei ministri dell’Intero UE a Tallinn, in Estonia e, in vista di questo appuntamento, la Commissione UE ha avanzato le sue proposte di solidarietà concreta all’Italia.
Vediamole, come riportate da “Repubblica”, mio metro di misura per dimostrare che non sono fazioso: “ll piano di azione a sostegno dell’Italia deciso oggi dalla Commissione prevede diversi livelli di intervento e di accelerazione, sulla base di misure già decise nei mesi scorsi. Ci sono compiti per la Commissione e le agenzie Ue, gli Stati e l’Italia. L’intento è quello di ridurre la pressione e aumentare la solidarietà. Tra le misure, che costituiranno la base per le discussioni nel Consiglio Giustizia e Affari Interni informale che si terrà a Tallinn, in Estonia, c’è la disponibilità di una squadra di reazione rapida di oltre 500 esperti in rimpatri della Guardia Costiera e di Frontiera Europea, pronta ad essere dispiegata alla richiesta dell’Italia e l’aumento dei fondi destinati alla gestione delle migrazioni, con 35 mln di euro addizionali pronti ad essere smobilizzati immediatamente. All’Italia si chiede di attuare rapidamente la legge Minniti creando ulteriori hotspot per la registrazione e migliorando le capacità di detenzione”.
Dunque, ci garantiscono nemmeno più l’argent de poche come stanziamenti addizionali, cosa che tra l’altro il governo italiano nemmeno aveva chiesto ma ci prendono anche allegramente per il culo: chi cazzo è un esperto in rimpatri? Un poliziotto? E se sì, di che nazione? Perché dovrebbe venire a insegnaci un qualcosa che la stessa UE non ci lascia fare, di fatto, scomodando di volta in volta vincoli, trattati e altre beghe legislative? Oltretutto, con la spada di Damocle del trattato di Dublino che ci impone di tenere chi arriva sulle nostre coste, il tutto con i Paesi confinanti che stanno blindando i confini come per una guerra. Che cazzo mi mandi l’esperto, se poi non ho una destinazione del rimpatrio, né uomini e mezzi sufficienti per operarli? Certo, il fatto che il tempo di identificazione medio in Europa sia 40 giorni e in Italia oltre 300, la dice lunga su come Roma abbia gestito finora il fenomeno ma Bruxelles non può prendermi in giro con gli esperti, se non alza per prima la voce su ricollocamenti e, soprattutto, sull’atteggiamento dei Paesi di partenza.
 
Perché l’accordo con la Turchia per ottenere la chiusura della rotta balcanica, tanto fastidiosa per la Germania, si è trovato in quattro e quattr’otto, sborsando 6 miliardi e invece il Nord Africa continua a non essere un interlocutore? E’ chiaro che un Paese diviso e lacerato come la Libia tenderà a dare pù retta alla Commissione UE che al Viminale o alla Farnesina, il problema ontologico è che all’Europa di risolvere il problema non frega un cazzo, tanto viene scaricato sugli eroici italiani, un po’ come era fiero ed eroico il camerata Galeazzo Musolesi delle “Sturmtruppen”. Di fatto, un coglione.
 
In compenso, al netto di misure concrete dell’UE che si configurano come cagata assoluta, l’Italia – cornuta e mazziata – ha dovuto battere i tacchi subito. Certo, avremo l’onore di riscrivere le regole relative all’operatività in mare delle ONG ma in compenso, il ministro Marco Minniti, oggi presenterà i nuovi hot-spot richiesti dall’Europa, ovvero nuovi punti di attracco e identificazione che faranno raddoppiare l’attrattività dell’Italia come meta di arrivo, al netto del “no” di Francia e Spagna all’uso dei loro porti – contro cui la Commissione non ha avuto nulla da ridire – e delle criticità già citate sul fronte di identificazione ed espulsione.
Sei i nuovi hotspot che andranno ad aggiungersi ai quattro già in funzione a Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto: saranno due in Sicilia, a Palermo e Siracusa, uno a Cagliari e altri tre in Calabria, a Reggio, Crotone e Corigliano Calabro, più un CIE da 100 posti in ogni regione. Evviva, in nome dell’Italia che è al collasso, apriamo altre strutture per collassare del tutto! Siamo fantastici! Minniti da Oscar!
 
Io rido per non piangere ma vi rendete conto a che punto siamo arrivati di presa per il culo? Certo, abbiamo Tito Boeri che spara numeri a cazzo su quanto i migranti ci serviranno per aver garantite le prestazioni sociali in futuro ma quello è avanspettacolo per bocconiani in vena di progressismo radical. Qui invece parliamo di carne viva: quella di chi viene stipato su un barcone e quella del nostro Paese, ridotto a enorme questura a forma di penisola, dove chi arriva viene parcheggiato in attesa di sapere quale sarà il suo destino, usufruendo nel contempo di tre pasti al giorno e un posto letto, magari scomodo ma sempre meglio che le bombe, visto che continuano a dirci che scappano dalla guerra, pur arrivando tutti da Paesi africani non belligeranti. Sei nuovi hotpost non vogliono dire identificazioni ed espulsioni più rapide, perché non abbiamo i mezzi e poi i migranti non sono scemi, visto che ONG e “mediatori culturali” (oltre che la Feltrinelli, casa editrice che ha addirittura pubblicato una guida per clandestini su come inculare le istituzioni italiane) li hanno ben indottrinati su quali siano i loro “diritti” una volta toccata terra in Italia, come testimoniato da ricorsi record e tribunali intasati.
Stiamo festeggiando come presunta soluzione l’ennesima, clamorosa fregatura. E Dio ci scampi da cosa potrà attenderci al vertice di domani a Tallinn, visto che quando hai contro a prescindere tre Paesi come Francia, Spagna e Austria, difficilmente potrai sperare di poter fare non solo la voce grossa ma fronte comune con qualcuno. E mi sono limitato alla questione migranti, perché volendo stamattina c’era da parlare di MPS e i suoi esuberi, delle banche venete e del decreto di “salvataggio” che va in Aula, del fatto che dopo 23 anni la Procura di Roma ha sentenziato che non si riescono a identificare esecutore e movente dell’omicidio della giornalista RAI, Ilaria Alpi e del suo operatore, Miran Hrovatin o ancora del fatto che questo Paese è diventato talmente “Fantasilandia” da permettere all’ISTAT di parlare di “segnali positivi ma in rallentamento” per l’economia italiana.
 
Come cazzo si può essere in striscia positiva, rallentando contemporaneamente? E’ come essere sbronzi ma sobri, capite che è delirante. E invece no, è il nostro istituto nazionale di statistica. Quindi, oggi davvero il mio bar mi ha deluso, la mia Italia in miniatura appoggiata al bancone o al tavolo all’aperto per fumare subito dopo il caffè, si merita tutta la merda che la sta inondando, perché una summa di prese in giro, cialtroneria, malaffare, insabbiamento, dilettantismo, servilismo e volontà di resa al più forte del genere non si vedeva da tempo. Forse, non si era mai vista. Mai l’Italia è stata tanto piccola nel mondo. E tanto patetica. E la colpa, in gran parte, è nostra: perché gli incapaci che governano, al netto d listoni bloccati e altre alchimie elettorali, li eleggiamo noi e li mandiamo noi a Montecitorio come a Palazzo Madama come a Bruxelles come nell’ultimo consiglio comunale dei 7.998 comuni italiani.
 
Noi, che mentre il nostro Paese apre nuovi centri informativi tipo pro-loco per fuggitivi di mezzo mondo e lo fa oltretutto in un contesto di rivendicazione che dovrebbe vederci in posizione di forza (figuriamoci se avessimo dovuto scusarci per qualcosa), passiamo il tempo a guardarci in giro, persi con la mente ma con un unico pensiero: Allegri si scopa Ambra. Beato lui. Noi invece stiamo per essere scopati per l’ennesima volta dall’Europa. Ma, a quanto pare, ci pia
Di Mauro Bottarelli , il 5 luglio 2017

Merano: 57mila euro di soldi pubblici per dare lavoro ai migranti

RISTORANTE africanoaltro business con i soldi dei contribuenti,  chi incassa ovviamente LE COOP……PER OFFRIRE LAVORO TEMPORANEO POI Si spendono tanti soldi per trovare lavoro al 40% dei giovani italiani disoccupati?!? Ah giusto, sono choosy non vogliono lavorare.
Merano: 57mila euro di soldi pubblici per dare lavoro ai migranti
venerdì, 11, agosto, 2017
In Alto Adige si assumono richiedenti asilo. Di fatto i migranti saranno impiegati nella frutticoltura e anche nella gestione di un ristorante di cucina africana.
 
A segnalare l’iniziativa è la stessa Provinca Autonoma dalla Ripartizione Lavoro. Il ristorante, con uno stanziamento di 57.000 euro da parte dello Stato a favore del Comune di Merano, sarà gestito da una cooperativa sociale con il sostegno della federazione cooperative di una banca altoatesina.
“L’utilizzo di persone richiedenti asilo per la raccolta della frutta rappresenta un’opportunità sia per i datori di lavoro che per i lavoratori – ha detto Helmuth Sinn, direttore della Ripartizione lavoro della Provincia -. In questo senso l’utilizzo di persone richiedenti asilo nel campo della raccolta della frutta può essere senz’altro considerata un’utile misura di integrazione“.
Secondo la Provincia “se per i richiedenti asilo il lavoro nell’ambito della raccolta della frutta può offrire l’opportunità di conoscere meglio l’ Alto Adige, di migliorare le loro conoscenze linguistiche e di avere per alcuni mesi un’occupazione e quindi un reddito, per i datori di lavoro si tratta di un’occasione per conoscere da vicino queste persone provenienti da altri Paesi e fuggite da situazioni di povertà o dalla guerra”.

ONG, TOCCA A MEDICI SENZA FRONTIERE: “CORSI AI CLANDESTINI SU COME FINGERSI PROFUGHI IN LORO NAVI”

Mentre la Procura di Trapani indaga sulla ong tedsca Jungend Rettet che operava attraverso nave Iuventa, altre organizzazioni non governative sono oggetto delle verifiche degli investigatori sull’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per veri e propri ‘viaggi organizzati’ con i trafficanti di clandestini dalle coste dell’Africa all’Italia.
 
Nel mirino delle indagini ancora ‘segrete’ dello Sco, e un tantino in ritardo rispetto alle denunce che ormai da anni provengono dal web indipendente, anche i famigerati Medici senza Frontiere. Quelli che hanno aiutato almeno un terrorista islamico che poi fece strage a Parigi, a sbarcare.
 
Secondo l’interrogatorio del 27 febbraio scorso di Cristian Ricci, titolare della Imi Security Service che si occupava dei servizi di sicurezza sulla Vos Hestia di Save the Children: ‘In realtà – dichiara a verbale – la nave Iuventa fungeva da piattaforma e quindi si limitava a soccorrere i migranti per poi trasbordarli. Era sempre necessario l’intervento di una nave più grande su cui trasferire i migranti soccorsi dal piccolo natante’. E in alcuni casi, secondo le testimonianze raccolte, imbarcazioni di Msf sarebbero intervenute per soccorrere e trasbordare i migranti senza essere state allertate dalla Guardia Costiera.
Tra le navi i cui movimenti sono ora sotto osservazione ci sono la ‘Dignity One’, la ‘Bourbon Argos’ e la ‘Vos Prudence’ (MSF). Nei mesi scorsi, sarebbero stati accertati ‘sconfinamenti ripetuti’ verso la costa libica ad almeno 8 miglia rispetto alle 12 consentite.
Come ripetutamente segnalato dal web indipendente. I pm poi sospettano di rapporti stretti tra gli operatori di MsF e alcune persone in Libia, scafisti, con il compito di avvisare i volontari quando i barconi carichi di clandestini salpavano in direzione Italia.
Inoltre, gli inquirenti sono convinti che gli operatori di MsF abbiano indottrinato i profughi raccolti in mare intimando loro di “non collaborare con la polizia italiana” una volta sbarcati sui nostri porti. L’ipotesi, già avanzata nei mesi scorsi su segnalazione della stessa polizia, insospettita dall’atteggiamento “poco collaborativo” dei migranti tratti in salvo dalla nave Dignity nel maggio 2016, troverebbe ora nuovi elementi a supporto.
Potremmo rischiare un’ipotesi: Msf faceva fare alla più piccola e quindi più libera Iuventa il lavoro sporco dalla Libia alle acque internazionali, dove poi arrivava la flotta dei Medici Senza Frontiere.
AGOSTO 5, 2017 procura di trapani

ONG, FANNO BUSINESS COI CLANDESTINE E PAGANO MENO TASSE DI UNA SRL

ONG, significa “organizzazione non governativa” e a fronte di enormi sgravi fiscali (ricordo che per tutto il 2015 Medici Senza Frontiere ha pagato meno tasse della mia srl per il solo gennaio 2016), ha la possibilità di operare in diversi stati.
Non ho mai sentito definire da nessuno “multinazionale” una ONG, anche se a tutti gli effetti lo è. Negli ultimi anni ho sempre sentito il termine “migrante” al posto di clandestino, e “organizzazione umanitaria” anziché altre definizioni. Qualche giorno fa, il quotidiano “la Repubblica” (VEDI QUI) ha definito “multinazionale” (termine dispregiativo per i lettori de Repubblica, che non va quindi utilizzato per le altre ONG) la ONG Generazione Identitaria. Cosa prevedono gli accordi internazionali? Che le navi che recuperano naufraghi in mare li consegnino alla sede Frontex più vicina al punto di recupero. Sapete dove si trova la sede Frontex più vicina ad un punto in mare compreso tra le 12 e le 40 miglia dalle coste Libiche? In Libia!
La ONG Generazione Identitaria ha semplicemente intenzione di raccogliere più clandestini possibili per consegnarli al punto sicuro più vicino al punto di recupero. Dato che opererà nelle stesse acque delle altre ONG, sarà appunto la Libia.
Dal dicembre 2016 ci sono le prove che alcune delle 9 ONG attualmente attive nel mediterraneo abbiano rapporti economici con gli scafistiQuasi tutte le ONG hanno legami diretti o indiretti con Soros, tutte hanno legami con la sinistra politica. Da anni è dimostrato che il punto di raccolta in mare dei naufraghi non è mai l’italia, ma che le 9 ONG, al contrario di quanto previsto dagli accordi internazionali, sbarcano i clandestini in italia.
La ONG Generazione Identitaria, che ha il solo scopo di rispettare gli accordi internazionali e non riempire l’europa di barbaciabatte e abbronzati utilizzatori di welfare pagato dagli europei, viene definita da Repubblica “multinazionale di estrema destra”. La presenza di navi che raccattano barbaciabatte da portare in italia ha generato la morte di sempre più persone, lo dimostrano i numeri:
  • Nel 2013 sono sbarcati 42.925 clandestini, 644 morti, 1,48% di partiti mai arrivati.Nel 2014 sono sbarcati 170.100 clandestini, 3.419 vittime, 1,97% dei partiti mai arrivati.Nel 2015 sono sbarcati 153.842 clandestini, 3.771 morti. Il 2,39% dei partiti mai arrivati.Nel 2016 sono sbarcati 181.436 clandestini, 5.022 morti. Il 2,69% dei partiti mai arrivati.
Ogni clandestino genera introiti alleno tax ONG, che li raccolgono e alle centinaia di cooperative e srl nate appositamente per gestirli. Miliardi di euro provenienti dalla criminalità e dalle tasse degli europei (italiani in primis, dato che l’accoglienza durante i due anni necessari per il riconoscimento spetta al paese dove sbarcano), e alla faccia dei morti che, in percentuale, continuano ad aumentare.
Repubblica scrive delle cazzate enormi, ma non mi permetterei mai di censurare un giornale comico simile, ognuno ha il diritto di dire tutte le idiozie che vuole. Censura o non censura, le persone intelligenti si informano, gli utili idioti continuano a leggere Repubblica e roba simile.
 15 luglio 2017 di FAUSTO DEMETRIO

Hanno vinto gli scafisti

ong_milioniTre Ong che hanno accettato il codice riescono a salvare vite umane lo stesso, a differenza delle altre che si sono rifiutate. Chissà perché….

La settimana scorsa avevamo illustrato il nuovo codice di comportamento deciso al vertice di Tallin, al quale le ONG che trasportano i migranti avrebbero dovuto adeguarsi, pena il divieto di attracco nei porti per le loro navi. E lo avevamo fatto domandandoci, alla luce del grande potere politico detenuto da codesti scafisti del nuovo secolo, se davvero tali regole sarebbero state fatte rispettare dalle autorità preposte a farlo….
 
La risposta è invero arrivata prima di quanto ci aspettassimo, dal momento che proprio ieri, su suggerimento di Bruxelles il nuovo codice di comportamento è stato trasformato da un obbligo ad un generico impegno, il divieto di attraccare nei porti per chi non rispetta gli impegni è stato sostituito da una serie di sanzioni (che le ricche ONG non avranno certo problema a pagare) e l’iniziativa che prima veniva presentata come condivisa a livello europeo è diventata esclusivamente italiana, senza più vantare alcuna condivisione.
Inoltre tutti i punti del decalogo sono stati ammorbiditi inserendo eccezioni di ogni sorta che permetteranno alle ONG di fare senza problemi esattamente quello che facevano prima in completa libertà.
Insomma,dopo il penoso teatrino portato in giro per l’Europa dal governo, hanno vinto gli scafisti su tutta la linea ed i risultati si vedono dal momento che negli ultimi due giorni i “profughi” hanno ripreso a sbarcare a migliaia come è più di prima.
Marco Cedolin