BULC: “AVANTI CON LA TORINO-LIONE. I RITARDI METTONO A RISCHIO I FONDI DELL’UNIONE EUROPEA”

La commissaria ai Trasporti: «In gioco 800 milioni di prestiti. Confido che Francia e Italia porteranno a termine il progetto»

Violeta Bulc, commissaria europea ai Trasporti

Pubblicato il 17/02/2018
MARCO BRESOLIN
INVIATO A BRUXELLES

Venerdì i 27 leader Ue si troveranno a Bruxelles per iniziare le trattative sul prossimo bilancio europeo post-2020. Con l’uscita del Regno Unito ci saranno meno soldi sul piatto e nuovi capitoli di spesa da finanziare. Alcuni andranno sacrificati. Violeta Bulc, commissario europeo ai Trasporti, lancia un appello per salvaguardare i finanziamenti destinati ai progetti infrastrutturali già avviati. Tra questi c’è anche la Torino-Lione. Per il tunnel di base servono in totale 8,6 miliardi di euro: l’Ue ha già fatto la sua parte nel primo lotto da 1,9 miliardi, con un finanziamento da 813 milioni di euro. Soldi a oggi “blindati”, ma a patto che le titubanze mostrate nei mesi scorsi sul versante francese non riemergano, causando ulteriori ritardi: in quel caso anche i fondi europei già stanziati potrebbero essere a rischio. 

La Commissione ha presentato le sue proposte per il prossimo bilancio e tra le vostre priorità c’è la Tav.  

«La Torino-Lione è il tipico progetto che sarebbe difficile da realizzare senza l’Ue. Non è solo un progetto transfrontaliero tra Francia e Ue, ma ha un’importanza decisiva per l’intero mercato unico europeo perché è parte del corridoio Mediterraneo, uno dei nove corridoi che connettono i Paesi Ue». 

Recentemente, però, sono emerse alcune perplessità, soprattutto a Parigi. Poi Macron ha corretto il tiro. Oggi qual è lo stato dell’arte?  

«Sono incoraggiata dagli ultimi impegni presi da Francia e Italia che hanno annunciato di voler proseguire con i lavori. Ho fiducia che entrambi i Paesi portino a temine il progetto». 

Altrimenti c’è il rischio di perdere parte degli 813 milioni di euro già stanziati? 

«Non è mia intenzione fare minacce perché non credo sia utile. Ma certamente ci sono delle regole e noi faremo una valutazione di tutti i progetti finanziati dalla Ue: all’inizio del prossimo anno, poi, proporremo eventuali modifiche nelle dinamiche di finanziamento. Voglio comunque ribadire che siamo pronti a sostenere il progetto a impegnarci con tutti gli attori in gioco per fare in modo che i lavori vengano eseguiti in tempi ragionevoli. A oggi non ho dubbi, ma staremo a vedere». 

Mai dare nulla per scontato?  

«Francia e Italia mi hanno assicurato che gli impegni, presi anche ai livelli più alti, saranno mantenuti. Ma non vuol dire che smetteremo di vigilare: non bisogna mai abbassare la guardia. Continueremo a monitorare la situazione da vicino».  

Resta l’opposizione di chi contesta la Tav e in particolare delle comunità locali: come giustifica davanti a loro la necessità di quest’opera?  

«Dicendo che è fatta con l’obiettivo di provocare il minor impatto ambientale. Poi li inviterei a vedere i benefici Ue: nessuna economia locale può avere successo se isolata dal resto. La connettività è un simbolo di forza. E c’è anche la questione inquinamento, destinato a diminuire con l’incremento del trasporto su ferro». 

Il prossimo bilancio dell’Ue rischia di essere più magro, serviranno tagli: quali rischi per la Tav?  

«Stiamo invitando gli Stati a riconoscere l’importanza dei nove corridoi e quindi a mantenere gli impegni. Per completare questa rete di infrastrutture servono 500 miliardi entro il 2030. Vogliamo che i progetti per le reti ferroviarie siano al centro del prossimo bilancio». 

Anche se c’è il rischio che vengano scavalcati da altre priorità…  

«Ci sono nuovi bisogni da finanziare, come la gestione dei flussi migratori, la sicurezza, la difesa. Abbiamo messo sul tavolo diverse opzioni, spetta agli Stati stabilire le priorità. Tenendo ben presenti le possibili conseguenze negative legate ai ritardi nelle discussioni. Per questo serve un bilancio in tempi rapidi, con obiettivi chiari». 

A Jesi, Marche, O la Troika o la vita

jesi troika

Prosegue il tour di presentazioni del docufilmO LAS TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD, Non si uccidono così anche i paesi”. Domenica a Jesi (AN), ore 17.00, al Circolo Cittadino, Via XX Settembre 2.

Siamo a due passi da Macerata, nella regione più colpita dal terremoto del 2016 e più tradita da chi avrebbe dovuto affrontarne le conseguenze. Il docufilm, oltre a un vasto capitolo su questa sciagurata inefficienza dello Stato nel prevenire, intervenire, curare, affronta temi che stanno al cuore dello scontro tra dominanti e dominati: le guerre economiche come quella che ha distrutto la Grecia; le guerre contro l’ambiente e la salute, esemplificate tra l’altro dalle devastazioni anticlimatiche causate dalle energie fossili (TAP, piattaforme, trivelle, stoccaggi); le guerre contro le nazioni condotte con destabilizzazioni sociali e civili, aggressioni colonialiste, sradicamento e deportazioni di intere popolazioni. Il tutto nel segno di una mondializzazione totalizzante che, fingendo di opporsi a un fascismo di cartapesta, mette in atto il tecno-bio-fascismo del XXI secolo.

Scibona, tra linea Torino-Lione e la ferrovia storica, strizzando l’occhio agli elettori Notav

http://www.lagenda.news/scibona-linea-torino-lione-ferrovia-storica-elettori-notav/

Intervista al senatore Notav pentastellato di Bussoleno in lizza per tornare a Palazzo Madama

Marco Scibona in Senato

BUSSOLENO – S’è inaugurata la Stazione ferrovia di Bussoleno, l’ombelico del paese: sia geografico che storico. La ferrovia ha fatto grande la Valle, la ferrovia ha di fatto reso Bussoleno quasi una città. Poi c’è stata la forza lavoro, la politica e la crescita non solo demografica. Oggi quel taglio del nastro ha rappresentato una cittadina che (forse) vuole riappropriarsi della sua ferrovia, della sua storia. Così tra corsi e ricorsi, tra paradossi, che solo politica può offrire in prima fila c’era il bussolenese senatore Marco Scibona.

La ferrovia ha sempre giocato un ruolo importantissimo per Bussoleno, penso non esista famiglia in Bussoleno che non conti almeno un membro che sia o sia stato ferroviere, io stesso e pure mia moglie siamo figli di ferrovieri e fin da piccolo guardavo i treni con interesse, inoltre, per oltre 20 anni ho lavorato come progettista di impianti di segnalamento ferroviari, ho contribuito alla realizzazione di centinaia di impianti in tutta Italia, e tanto per citare quelli più vicini a noi: Torino Porta Nuova, Torino Porta Susa, Torino Stura, Quadrivio Zappata, Moncalieri, Trofarello, e venendo alla Valle: Condove, Borgone e Sant’Antonino“.

Perdonami l’ironia ma uno che fa della sua azione politica l’opposizione alla ferrovia e poi taglia il nastro all’inaugurazione di stazione ferroviaria, un pò stupisce.

Nessuno, né tra i NoTav né tra attivisti ed eletti del M5S, si oppone alla ferrovia, ma allo spreco enorme di denaro che deriva dalla volontà di realizzare nuove linee dove non servono, di volerle a tal punto da inventarsi stime di traffico irrealistiche e, quando scoperti, dare la colpa all’Europa di averli indotti in errore. Peccato che le stime all’Europa le avessero fornite i proponenti. Ecco a questo tipo di sperpero di risorse pubbliche ci si oppone, non alla ferrovia, anzi molta della nostra politica si basa proprio sul rilancio della rete ferroviaria esistente e nell’implementazione, dove necessità, di quella tradizionale, per far si che i cittadini possano usufruire, con risparmio economico rispetto all’uso del mezzo privato, del Trasporto Pubblico Locale con tutto quel vantaggio che si avrebbe sia economicamente che per la salute dei cittadini e dell’ambiente implementandone l’uso nel modo più diffuso possibile“.

Un treno è sempre un treno, due binari una linea. Le merci vanno e vengono esattamente come ai tempi di Cavour, ma adesso come in tutto il mondo ci vuole minor costo d’esercizio e sicurezza. Non è cosi?

Sono cose totalmente diverse, a partire dall’alimentazione aerea che per le linee tradizionali è a 3Kv CC e per le linee AV e 25Kv CA, anche se visivamente un tracciato ferroviario potrebbe sembrare simile ad uno di quelli dei tempi di Cavour, tanto per mantenere il parallelismo citato da te. In realtà la differenza è notevole e sostanzialmente si potrebbe parlare di differenze strutturali, di apparati impiegati, di sicurezza e di fruibilità della rete. Senza entrare troppo nei tecnicismi, incomprensibili ai più, della tecnica del segnalamento ferroviario italiana, che ricordo essere tra le più avanzate e sicure al mondo. Basti portare ad esempio due dati fruibili dalle ultime documentazioni diffuse dai proponenti per la costruzione della nuova linea Torino-Lione: dallo sviluppo chilometrico del nuovo tracciato e dal costo stimato possiamo ipotizzare per difetto che ogni chilometro di nuova linea costerà alla collettività circa 150-160 milioni di euro, sempre dagli stessi fogli progettuali si evince che nell’ammodernamento della linea esistente tra Avigliana e Bussoleno si spenderanno circa 10 milioni a chilometro, comprendendo nella spesa anche le barriere antirumore.

Da questi pochi dati è facile capire che con i soldi spesi in 1 chilometro di nuova linea si potrebbero ammodernare come minimo 15 chilometri di linea esistente, questo per quanto riguarda la sola realizzazione del tracciato, stessa differenza si ha per i differenti costi di manutenzione e di mantenimento in sicurezza, in ultimo il costo di noleggio dello “slot” a carico del gestore che varia molto tra infrastruttura tradizionale e AV“.

Ma è vero che hai tanto lavorato per arrivare a vedere approvato il progetto della ristrutturazione della Stazione?

I primi contatti con RFI per adeguare l’impianto Bussolenese sono iniziati a novembre del 2015, con la richiesta di installazione degli ascensori, ricordo ancora che avevo inoltrato all’AD di RFI una lettera pubblicata dai giornali locali di una mamma che lamentava il fatto che con il passeggino non poteva raggiungere le banchine dei binari 2 e 3. Da quel primo contatto si è poi intervenuti, con un dialogo costante, per far si che la stazione fosse ricompresa in quelle che dovevano essere rinnovate. Dalla dirigenza romana la palla è passata quindi alla direzione regionale, ho partecipato infatti ad alcuni incontri a Torino presso l’ufficio dell’ingegner Grassi, propedeutici poi ai primi sopralluoghi direttamente a Bussoleno.

Li si è quindi convenuto per una ristrutturazione profonda di tutto il fabbricato viaggiatori, in realtà devo dire che sin da subito ho avuto un ottimo riscontro dal RFI, i tempi si sono dilatati molto per i doverosi sopralluoghi e per la valutazione in concorso con gli uffici comunali delle soluzioni progettuali proposte, quella inaugurata oggi è infatti solo la prima fase, a cui seguiranno la realizzazione del prolungamento del sottopasso fino alla sottostante piazza della stazione e la sua ciclabilità con la realizzazione di scivoli lato 4° binario che permettano di ricucire il paese a monte e a valle della ferrovia, allo stesso tempo siamo riusciti ad ottenere l’allargamento di corso Bruno Peirolo in corrispondenza dell’ex cinema Narciso per migliorare la viabilità cittadina e anche la realizzazione di una rastrelliera per biciclette e di parcheggi brevi, in gergo “kiss and ride” per permettere a chi accompagna o aspetta i viaggiatori di sostare in sicurezza o di attendere seduti su panchine a livello strada.

Voglio anche anticipare che non è l’unica progettualità che sono riuscito a “portare a casa”, a breve potremo dire anche del museo ferroviario, del polo logistico di protezione civile (tempo fa avete dato notizia dell’incontro a Roma con il Ministro Minniti promosso dal sottoscritto), e dell’intervento ANAS per quasi un milione di euro dove dovevano sorgere le rotonde di Foresto (la cifra è rimasta stanziata anche dopo l’annullamento del progetto delle rotonde, ma nessuno se ne era più interessato). E questo solo per parlare di Bussoleno“.

Siamo in campagna elettorale, prima che il Movimento di Grillo fosse sulle scheda cosa votavi?

Prima di “metterci la faccia” sono sempre stato un elettore contro il sistema, ma disilluso dai mancati risultati e sfiduciato dal comportamento dei politici mi sono trovato a dover scegliere tra il subire passivamente con l’astensione o impegnarmi per cercare di cambiare lo stato di abbandono in cui ci hanno portato“.

C’è una cosa che salvi dei governi targati Partito Democratico?

Il Movimento 5 Stelle in questi anni si è sempre dichiarato al di sopra delle ideologie e degli stereotipi, non consideriamo, tranne casi eclatanti, i governi come buoni o cattivi, ma i provvedimenti singoli come votabili o no. Nei lavori parlamentari abbiamo sempre cercato di far comprendere le nostre proposte, e spesso siamo riusciti ad ottenere buoni risultati, nella maggior parte dei casi resi vani e invotabili dall’apposizione della fiducia o da modifiche nottetempo di commi e articoli.

Ciononostante posso dire di aver sottoscritto proposte di ogni schieramento perché in linea con i principi fondamentali del M5S o aver ottenuto da tutto l’arco parlamentare appoggio per nostre proposte, due esempi rra tutti, un Disegno di Legge innovativo sul Registro Opposizioni con prima firma leghista, o emendamenti salva GTT a firma PD, di un collega agli antipodi rispetto a me per quanto riguarda la visione infrastrutturale italiana“.

Un messaggio per gli elettori

Questa legge elettorale rende semplice il voto nell’urna ma rende minimo l’apporto possibile da parte del cittadino. Una croce sul simbolo mette in moto meccanismi automatici di trascinamento del voto dall’uninominale al plurinominale a volte stravolgendo la volontà dell’elettore che in caso di forze politiche minoritarie porterà il conteggio al partito maggiore della coalizione. Per quanto riguarda poi il collegio uninominale (per il mio caso unica vera possibilità di essere rieletto) all’interno del collegio Moncalieri (Valsusa Valchisone, Pinerolesese e Moncalierese) devo ottenere un voto più delle altre coalizioni. Quindi chi crede che in questi anni abbia lavorato bene per il territorio, al di là del credo individuale, può confermarmi la fiducia con una X sul mio nome o sul simbolo del Movimento 5 Stelle“.

Macerata, nigeriano spaccia a studente minorenne. Guarda chi è…

Innocent spacciaPamela poteva essere viva se il suo assassino non fosse stato graziato.

Trovato con la droga in casa, “il giudice, convalidato l’arresto, ha deciso di non applicare alcuna misura e il 29enne è tornato libero”
 
 
 
innocent spaccia2Macerata, spaccia ad uno studente minorenne, nigeriano finisce in manette. Ma evidentemente poco dopo è già fuori, visto che la notizia, vecchia (è datata 4 febbraio 2017 ed è apparsa su giornale on line Cronachemaceratesi.it), riguarda un “richiedente asilo” a nome Innocent Oseghale, il nigeriano arrestato per aver fatto a pezzi Pamela Mastropietro!
L’uomo, anzicché essere espulso, era dunque già stato arrestato per spaccio ma, riferisce il giornale telematico, il giorno dopo “era tornato libero al termine dell’udienza di convalida svolta al tribunale di Macerata”. Come se non bastasse, a casa dell’uomo gli agenti avevano trovato “quattro involucri in cellophane, nascosti nelle tasche di un paio di pantaloni che erano in un armadio. Gli involucri, termosaldati, contenevano 22 grammi di marijuana. Il 29enne è stato arrestato e messo ai domiciliari. Il giudice, convalidato l’arresto, ha deciso di non applicare alcuna misura e il 29enne è tornato libero”.
 
E nonostante tutto questo, in barba alla vendita di veleno ai ragazzini delle scuole, ai Giardini Diaz, Oseghale era ed è ancora in Italia. Se anziché essere una tragedia, questo fosse uno sketch di Crozza verrebbe da dire: “Cosa aspettano a rimpatriarlo, che ammazzi qualcuno? Ah, no…”.

Autopsia su Pamela, colpita alla tempia e una coltellata al fegato | “Sezionata in modo scientifico”

Pamela assassino
I primi risultati degli esami condotti sui resti della 18enne non stabiliscono la causa della morte. Il cadavere senza sangue e urine. Il pm: “Troppa pressione mediatica”
Un colpo alla tempia con un oggetto contundente oppure uno spigolo, una coltellata al fegato e una dose (probabilmente letale) di droga. Sono i primi dettagli dell’autopsia fatta sui resti di Pamela Mastropietro. Ma le domande senza risposta sono tante. “Ci arriveremo”, dice il professore Mariano Cingolani che ha condotto l’esame autoptico, anche se “il sezionamento del cadavere è stato fatto in modo scientifico per cancellare le prove”.
“Io, con gli strumenti giusti e un tavolo operatorio ci avrei messo almeno 10 ore per sezionare un corpo in quel modo, non posso credere che sia stato fatto in una vasca da bagno”, dice il professor Cingolani che di casi spinosi se ne intende. Lui ha seguito le vicende di Eluana Englaro, Marco Pantani e Meredith Kercher. Ma l’esperienza sul caso Pamela non lo ha lasciato indifferente. “Abbiamo molto lavoro davanti ma con la tecnologia riusciremo a dare le risposte a tutti i dubbi”, dice ancora.
 
Le brutalità quando ancora era viva? – Come sia morta Pamela è la domanda principale, probabilmente la droga assunta è stata la causa, ma l’assenza di sangue non ha permesso un controllo rapido. Ci vorranno esami più specifici. Sono state però trovati altri indizi che mettono nei guai Innocent Oseghale, nigeriano che abitava nella mansarda di via Spalato, arrestato per occultamento e vilipendio di cadavere, e indagato anche per l’omicidio. Una ferita al fegato è compatibile con un coltello trovato nella mansarda dove sarebbe avvenuto il sezionamento del cadavere. Ma è stata data quando ancora Pamela era in vita? Anche questo sarà stabilito dai prossimi esami.
 
Tutto fatto per cancellare le prove – Il sezionamento del corpo è avvenuto in modo scientifico, dicono gli esperti, con l’obiettivo di cancellare le prove. Anche lo stupro e lo strangolamento saranno difficili da provare perché, oltre al sangue e all’urina, mancano alcune parti del cadavere. C’è sicuramente una ferita alla tempia che la ragazza ha subito quando era ancora in vita. Un forte colpo con un oggetto contundente oppure uno spigolo. Una ferita non mortale che però potrebbe averla tramortita.
Non è opera di un solo uomo – Innocent Oseghale non è l’unico indagato e allo stesso tempo non potrebbe aver fatto da solo lo scempio del corpo di Pamela. Ne sono certi gli inquirenti che indagano sul caso e che lamentano l’eccessiva pressione mediatica. Lo chiede il procuratore Giovanni Giorgio che oltre a Oseghale ha iscritto nel registro degli indagati un secondo pusher, Desmond Lucky, anche lui nigeriano, accusato di concorso nei reati ma anche di spaccio di droga: avrebbe anche ceduto una “modestissima” dose di eroina a Pamela. Una quantità troppo piccola per far scattare l’arresto dello spacciatore ma che potrebbe essere stata fatale alla giovane che non usava droghe da quattro mesi.
Gli indagati negano e si contraddicono – I due pusher continuano a negare responsabilità per le pesanti accuse. Innocent, per il quale secondo il gip non ci sono sufficienti indizi di colpevolezza per l’omicidio, ha cambiato più volte versione: aveva detto che la ragazza era salita in casa solo con Desmond, il quale le aveva ceduto eroina; poi ha raccontato invece di averla vista iniettarsi droga e poi sentirsi male prima di scappare. Desmond ha sostenuto di non essere mai stato in quell’appartamento e di non aver visto quel giorno né Innocent né Pamela: l’eroina? “Mai spacciato droga”.

Il ministero della Verità ha deciso: Pamela conta meno degli spari di Traini

Traini PamelaHanno talmente paura che MAFIA CAPITALE che alimenta un flusso di denaro impressionante sul quale è reato indagare o porre domande, sono soldi del contribuente, che volevano chiudere il caso come morte di overdose.
Vi ricordate le parole pronunciate a Macerata dal ministro Minniti solo poche giorni fa, in occasione dell’uccisione e dello smembramento di Pamela Mastropietro ad opera di un immigrato nigeriano? In effetti è impossibile: il ministro dell’Interno, infatti, ha ritenuto di non doversi recare sul luogo di un delitto tanto efferato, derubricandolo evidentemente a mero fatto di cronaca, crudo, sì, ma privo di “contesto”, senza agganci con qualcosa che stia accadendo nella realtà italiana. Non così dopo la folle scorribanda di Luca Traini, nella medesima città.
Un episodio che ha acceso i riflettori su Macerata, ha portato in città Minniti, e soprattutto ha attivato la ricerca affannosa dei “mandanti morali”, del contesto ideologico, del retroterra politico. La megamacchina mediatico-politica si è mossa, in grande stile. Non esiste una graduatoria dell’orrore e della follia, sarebbe di cattivo gusto anche stilarla, ma i custodi del pensiero unico hanno dimostrato di avere invece in testa gerarchie molto chiare: i pezzi di Pamela caricati in due valigie “pesano” meno degli spari di Macerata.
Pamela non conta, non stimola riflessioni, sono “c.ose che capitano”, tragiche fatalità, ha incontrato la persona sbagliata nel momento sbagliato. Il raid di Traini no, quello è solo la punta di un iceberg di intolleranza e odio. Da Traini deve partire un processo morale, se non addirittura penale, contro tutta un’area politica, contro chiunque, in qualsiasi modo, si opponga all’immigrazione incontrollata. Contro ogni residuo di identità, contro ogni volontà di rimanere se stessi. A dettare la linea è stato subito Roberto Saviano, che prima ha definito Matteo Salvini il “mandante morale” degli spari (e il mandante morale dell’omicidio di Pamela chi è? Saviano?), poi ha mandato un foglio d’ordini alla stampa: “Invito gli organi di informazione a definire i fatti di Macerata per quello che sono: un atto terroristico di matrice fascista. Ogni tentativo di edulcorare o rendere neutra la notizia è connivenza”. Dire la verità, e cioè che Traini era uno psicopatico, con ossessioni tratte dall’immaginario di estrema destra, certo, ma comunque un matto, diventa quindi complicità. Eppure è questo che emerge, dai frammenti di vita di Traini che si riescono a mettere insieme a posteriori
 
Sappiamo che, secondo un amico, l’uomo “era andato in cura da uno psichiatra, che a quanto diceva lo aveva giudicato ‘border line’. Lui quasi era orgoglioso, a dimostrazione di quanto fosse ignorante e scemo. Aveva una situazione familiare disastrosa: il padre se n’era andato quando era piccolo e la madre, anche lei con grossi problemi, lo aveva cacciato di recente. Luca viveva con la nonna. Ho provato tante volte ad aiutarlo, a riportarlo sulla retta via. Ha fatto dei lavoretti, ma duravano sempre poco. Di solito come manovale, ma anche come buttafuori. Ultimamente aveva perso un altro lavoro”. Sul Resto del Carlino spunta un altro particolare inquietante: A qualcuno aveva anche confidato di professarsi ‘rettiliano’, ovvero coloro che credono nell’esistenza di uomini rettili”.
Ecco, di questo personaggio non si può dire che fosse pazzo. Il nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela, quello sì, poverino, aveva dei grossi problemi. Non fatevi domande, per carità, sulla mafia nigeriana, sui riti e le credenze di tipo magico che la innervano, né sull’opportunità di continuare a importare alienati in casa nostra, che poi qui si alienano ancora di più.
 
Non fatevi domande, su Pamela e la sua tragica fine, non c’è niente da sapere e niente da chiedersi. È capitato, punto. Come quando cammini per strada e ti cade un vaso di fiori in testa. Era destino. Non ci sono domande da porsi, non ci sono mandanti, non ci sono ideologie. Il ministero della Verità ha già deciso, l’udienza è tolta.
 
Adriano Scianca 4 febbraio 2018

I medici rivelano l’ultimo orrore sul corpo straziato: “In tutta la loro vita…”. Pamela, lo scempio infinito

L’autopsia 8 Febbraio 2018
 
Sono invisibili, lavorano chiusi nella penombra delle gelide sale settorie illuminate dai neon, immersi in un silenzio mortale, e trascorrono le loro giornate ispezionando, esplorando e sezionando cadaveri, corpi morti, immobili e freddi come il marmo, che gli arrivano distesi su barelle dalle corsie ospedaliere, da luoghi di incidenti o da scene del crimine, nudi e coperti da un telo bianco, con l’etichetta di identificazione appesa ad un alluce.
 
Pamela Mastropietro invece è arrivata al loro cospetto chiusa un due valigie, due comuni trolley a rotelle, e l’ hanno dovuta ricomporre pezzo per pezzo, come un grottesco puzzle al quale mancavano dei tasselli. Gli anatomopatologi non hanno visto il sorriso di Pamela, né ascoltato la sua voce, perché sono medici che non hanno mai visitato un paziente vivo, essendo specializzati nelle autopsie e nella diagnosi delle cause di morte, e sono anche quelli che esaminano al microscopio tutti gli esami istologici per certificare, per esempio, se un tumore è benigno o maligno, e firmare la nostra salvezza o la nostra condanna.
 
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CONTRIBUTO Il loro contributo professionale è fondamentale per dirimere i dubbi della scienza medica e forense, ed è indispensabile alla clinica per avere conferme della natura di molte malattie e naturalmente di molti decessi, senza di loro la medicina non potrebbe procedere ed evolvere, e grazie a loro e ai loro referti, le terapie vengono continuamente messe a punto per meglio salvaguardare la vita.
 
Sebbene essi siano abituati ad osservare corpi straziati da eventi violenti, da incidenti mortali, deteriorati e bruciati, gonfiati da lunga permanenza in mare, o collassati e arrabattati come marionette nel caso di cadute dall’ alto, uno scempio del genere sicuramente non l’ avevano mai visto.
 
AUTOPSIA Il referto autoptico di Pamela, depositato in Procura dal medico legale Antonio Tombolini, parla di “depezzamento, scarnificazione, sezionamento di parti di derma, muscolatura e seni” e denuncia la irreperibilità di alcuni organi come il cuore e parte del pube, oltre alla scomparsa della porzione di collegamento tra testa e torace, cioè del collo della ragazza. La causa di morte è stata identificata in una «intossicazione acuta da xenobiotici per via endovenosa probabilmente indotta, oltre ad una ferita da punta e taglio alla parte bassa della porzione postero-laterale destra del torace», e non è stato possibile quantificare l’entità dell’ emorragia a causa del depezzamento, ed inoltre «lo smembramento in vari pezzi del corpo è stato eseguito con grossi strumenti da taglio, ed è stato mutilato in più punti, testa, torace, mammelle, bacino, monte di venere, mentre le braccia e le gambe sono state ridotte ciascuna in due parti». I vari pezzi del cadavere poi sono stati dissanguati e lavati uno ad uno con una «sostanza a base di cloro», per poi essere deposti in due valigie, le stesse che sono state recapitate ai medici legali con il loro macabro contenuto.
L’ORRORE Ecco, il mio pensiero oggi è rivolto a quegli specialisti anatomopatologi che si sono visti arrivare l’ orrore, che hanno ricevuto l’ ordine giudiziario di ricomporre il corpo della ragazza macellata come fosse un manichino da montare, e che hanno dovuto esaminarla pezzo per pezzo, ricucirla alla meglio con ago e filo da sutura, e constatare che le parti mancanti avrebbero impedito loro di dare la dignità che meritava a quel corpo martoriato. Il mio pensiero da tre giorni è fisso su quella équipe di medici, di uomini e donne che terminato quel lavoro orrendo sono in serata rientrati nelle loro case, nelle loro famiglie, per cenare insieme allo sgomento che si portavano dietro, che gli chiudeva lo stomaco e che non riuscivano a scrollarsi di dosso. Certo, direte voi, ci sono mestieri peggiori, più faticosi e più pericolosi, ma trovarsi ogni maledetto giorno di fronte ad una vita spezzata, ad una persona che fino a 24 ore prima era viva e vegeta, e che ora è una salma che ti aspetta distesa in silenzio, non può lasciare indifferenti, e non può non suscitare ammirazione per dei professionisti che dedicano la loro vita a studiare, capire e certificare la morte in ogni sua forma crudele, per evitare che si ripeta.
IN SALA Da studente e poi da medico ho frequentato le sale autoptiche, ed ho assistito a moltissime autopsie, l’ unico esame che ti fa realmente vedere la causa di morte di un paziente, ed ogni volta uscivo da quei locali con la nausea, con in bocca il sapore dolciastro del sangue raffermo, e con addosso l’ odore della decomposizione, e non mi capacitavo di come molti colleghi potessero trascorrere i loro giorni negli obitori, su come riuscissero a sostenere psicologicamente quell’ impatto traumatico quotidiano, e rimuoverlo dalla mente finito l’ orario di lavoro, quando tornavano a sorridere ed a vivere la vita. Con gli anni ho compreso che fare l’ anatomopatologo non è mai un lavoro come un altro, perché per quanto si riesca a schermare i sentimenti, a distaccarsi emotivamente, a reprimere le emozioni, e a rimuovere dalla mente le immagini di morte quotidiana, non si riuscirà mai a cancellare ricordi terribili come quelli del corpo di Pamela, nemmeno chiudendo razionalmente il caso, sapendo che l’ autore criminale di tale scempio sia oggi recluso e domani punito come merita.
Nelle 11 pagine dell’ ordinanza del gip si ipotizza che Pamela sia morta di overdose, e che successivamente il suo cadavere sia stato smembrato, umiliato e vilipeso, ma la sua vicenda resterà a lungo impressa nella memoria di molti, soprattutto in quella di quegli anonimi medici che hanno tentato in silenzio di ricomporla, per renderla riconoscibile a sua madre, per darle una parvenza della ragazza che era, e che molto difficilmente riusciranno a dimenticare l’ autopsia più terribile della loro vita.
 
di Melania Rizzoli

Scontro M5s-Pd sulla Torino-Lione

http://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=38060

La minoranza minaccia di disertare il Consiglio aperto sul Tav del 14 marzo. Lavolta: “Vogliono trasformarlo in una passerella”. Invitati a parlare gli esperti Mercalli, Poggio e Tartaglia

Da una parte il Movimento 5 stelle voleva dimostrare “tecnicamente” l’inutilità dell’opera, dall’altra le opposizioni volevano dar voce a chi potrà beneficiarne per porre l’accento sulle ricadute positive. E alla fine sui binari della Torino-Lione si consuma l’ennesimo scontro. Torna la polemica sul Tav in Valsusa, oggetto di un Consiglio comunale aperto in programma per il prossimo 14 marzo.

Sulla necessità di approfondire la discussione avevano convenuto in modo trasversale i capigruppo di tutte le forze presenti in Sala Rossa, il cortocircuito, però, è avvenuto sul metodo, con le opposizioni che minacciano di disertare “la passerella propagandistica dei grillini” dice il vicepresidente del Consiglio Enzo Lavolta.  Secondo quanto riferisce l’esponente democratico, infatti, “con la capogruppo Chiara Giacosa avevamo concordato la presenza in aula di due esperti che illustrassero tecnicamente le ragioni del sì e del no”, ovviamente ogni schieramento avrebbe scelto il suo. Inoltre, il Pd aveva chiesto e ottenuto di far intervenire associazioni datoriali, industriali, esercenti, artigiani e naturalmente i sindacati. “Questo perché ci interessava non tanto fare una discussione sui processi decisionali relativi all’opera, che non attengono al Comune, quanto piuttosto conoscere le ricadute in termini economici, occupazionali e anche ambientali del Tav su Torino” prosegue Lavolta, secondo il quale ancora una volta “l’ala più dialogante del Movimento ha ceduto agli oltranzisti”.

Questa mattina, infatti, in conferenza dei capigruppo si è presentata la consigliera Maura Paoli, portavoce dei centri sociali ed esponente della frangia più ortodossa della pattuglia grillina, la quale ha fatto sapere che dopo una riunione del gruppo si era deciso di far intervenire tre esperti, senza bisogno di sentire le parti sociali. Così è se vi pare. Il M5s ha anche annunciato i nomi dei tre professionisti interpellati: il meteorologo Luca Mercalli e i professori Alberto Poggio e Angelo Tartaglia.

Tutti e tre facevano già parte del team degli undici esperti nominati dalla sindaca Chiara Appendino subito dopo il suo insediamento per comporre il tavolo del Contro-Osservatorio sul Tav. Una commissione tecnica individuata formalmente da una delibera che porta la firma del vicesindaco Guido Montanari e dell’assessore alla Mobilità e Trasporti Maria Lapietra, con il compito “di effettuare in via preliminare, approfondimenti, confronti e valutazioni sulle tematiche e sui progetti presenti e futuri della nuova linea Torino-Lione”. Centrodestra e centrosinistra hanno fatto sapere che a queste condizioni “non parteciperemo”.

“La Tav? Ci siamo sbagliati, ma non è colpa nostra”, dice ora il governo

Che la Tav tra Torino e Lione fosse una boiata pazzesca, senza basi economiche né scientifiche, lo si sapeva da sempre. Gli abitanti della Val Susa si erano opposti subito, vedendo che la linea esistente – non ad alta velocità – era addirittura sottoutilizzata rispetto alle possibilità.

Sul tema, in ambito scientifico, si erano esercitati in molti e da diversi approcci disciplinari – dagli ambientalisti agli ingegneri, dagli scienziati agli esperti di traffico merci – arrivando a una conclusione unanime riversata in diverse pubblicazioni (a noi piace ricordare soprattutto Travolti dall’alta voracità): quell’opera non serve, è dannosa, è un pericolo. Gli unici che ci guadagnano sono le aziende che la costruiscono (mafia compresa), i politici che vengono foraggiati (di quasi tutte le formazioni), i giornalisti ripagati con bonus per parlarne benissimo.

Ora arriva una pensosa riflessione della Presidenza del Consiglio, subito ripresa da Presidio Europa, intitolata “Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia – Fase 1 – 2030” che, con tutte i giri di parole del caso,, ammette la stessa cosa.

Per non fare una figura più di merda di quanto non sia nei fatti, provano ad addolcire la pillola con una serie di considerazioni che sarebbero credibili soltanto se lo stesso Stato – con fortissima continuità tra un governo e l’altro – non avesse trasformato la Valle in una zona di guerra pur di imporre l’inizio (solo quello) di un’opera faraonica quanto idiota.

La frase chiave è scritta dall’Osservatorio per il TAV Lyon-Torino che candidamente ammette::Non c’è dubbio che molte previsioni fatte 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fattiInsomma, ci siamo sbagliati, ma non siamo stati soli (anche l’Unione Europea aveva condiviso la stessa valutazione) e non potevamo saperlo; è stata colpa della crisi economica (come il “destino cinico e baro” di saragattiana memoria), ecc.

Falso. Completamente falso. Il libro citato prima è del 2006, dodici anni fa, quando della crisi non c’era ancora traccia all’orizzonte. Ma già allora la linea “normale” tra Trino e Lione era sottoutilizzata: solo il 35% del traffico potenziale.

Già allora, insomma, ci si chiedeva – tra le persone normali, che non dovevano guadagnarci tra appalti e mazzette – che senso avesse fare una linea merci ad alta velocità su un percorso già poco sfruttato.

Una linea dedicata solo al trasporto merci, perché era da sempre chiarissimo che ben pochi passeggeri erano interessati a passare da Torino a Lione (esistono altri punti di passaggio, assai più frequentati).

La domanda posta già allora era dunque: ma quali cavolo di merci hanno un forsennato bisogno di arrivare a Lione e viceversa con mezz’ora di anticipo? Nell’era dei carri frigorifero, praticamente nessuna. In ogni caso, non era nemmeno ipotizzabile un rapporto costi/benefici favorevole (la Tav è costata miliardi anche senza essere nemmeno iniziata).

La Francia, nel frattempo, l’aveva depennata già dalla lista delle “opere prioritarie”, mettendola di fatto fuori gioco.

Nonostante questo i pasdaran italici della Tav – su tutti il senatore Pd Roberto Esposito e il giornalista de La Stampa Massimo Numa – continuavano imperterriti a dichiarare guerra al Movimento No Tav, esigendo sanzioni, fogli di via sequestri di beni che la magistratura torinese – o almeno la parte “dedicata” – provvedeva ad emanare.

Chi ripagherà ora gli attivisti delle persecuzioni immotivate e della sofferenze subite? L’elenco è infinito. Ci sono morti, feriti, arrestati, espropriati, “daspati”…

Le “frasi di circostanza” di questo testo, appare subito evidente – sono state elaborate pensando a una possibile class action di migliaia di persone.

Non dimentichiamo nulla, saremo il vostro incubo.

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Non c’è dubbio che molte previsioni fatte 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti

http://presidenza.governo.it/osservatorio_torino_lione/Modello_Esercizio.htmlhttp://presidenza.governo.it/osservatorio_torino_lione/Modello_Esercizio.html

6.3. LA NECESSITÀ DEL “MONITORAGGIO CONTINUO DEL CONTESTO” IN ACCOMPAGNAMENTO AL PROGETTO
La puntuale ricostruzione del processo decisionale e di progettazione ha bene evidenziato come un’opera di questa dimensione e complessità richieda lunghi tempi di analisi, valutazione, decisione e di realizzazione.
Accanto a questa evidenza occorre porne un’altra: nel frattempo il mondo non rimane immutabile, ma cambia rapidamente e in maniera così profonda da mettere spesso fuori gioco anche le più accurate previsioni; l’offerta moderna di sistemi e servizi è in grado di influenzare la domanda di trasporto tanto che se esistono alternative al passo con i tempi in termini di offerta, queste sono in grado di attrarre e polarizzare i traffici; viceversa, un’offerta desueta viene tipicamente scartata dal mercato. Di fronte ai cambiamenti, sorge allora spontanea la domanda: «avessimo saputo ciò che in seguito è accaduto, avremmo preso la stessa decisione?». È una domanda lecita, ma che interessa gli studiosi e gli storici.
La domanda che i decisori devono farsi è invece un’altra: «al punto in cui siamo arrivati, avendo realizzato ciò che già abbiamo fatto, ha senso continuare come previsto allora? Oppure c’è qualcosa da cambiare? O, addirittura, è meglio interrompere e rimettere tutto com’era prima?».
È una domanda importante, che nel corso del prossimo decennio in cui si continuerà a costruire, sarà necessario porsi più volte, soprattutto di fronte ad ogni importante cambiamento del contesto istituzionale, tecnologico o di mercato. È evidente, già dalla descrizione fatta nel presente documento, che molte cose sono già cambiate da quando il progetto è stato redatto: ad esempio, oggi nessuno più immagina di assegnare al trasporto intermodale accompagnato il ruolo ipotizzato nel documento del 2008; questo ha evidenti ricadute, ad esempio sull’assetto dell’interporto di Orbassano.
La polemica degli oppositori alla costruzione del tunnel di base e delle varianti alla linea insiste sul fatto che le analisi a suo tempo fatte siano state “viziate e manipolate”20 con il fine evidente di inficiare il processo di approvazione giunto ormai al suo termine.
Su questo terreno si ritiene che la risposta debba essere formale.
La sostanza è stata ampiamente dibattuta molti anni fa: non ha quindi senso tornare a discutere il merito di argomenti già discussi e sui quali si è già giunti ad una decisione. Le previsioni fatte e i parametri utilizzati rientrano nel campo di valutazioni tecniche che, essendo legate alla previsione di fenomeni incerti e di lungo periodo, non possono non avere un elevato margine di aleatorietà.

Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza.
Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse.

Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma TEN-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve.
Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa.
Si ritiene invece necessario sviluppare approfondimenti tecnici ed economici finalizzati a supportare adeguatamente le scelte che andranno ancora fatte e gli eventuali momenti di dibattito pubblico che le dovranno accompagnare.
Si evidenzia pertanto la necessità di rafforzare il quadro conoscitivo, programmatico e strategico volto a promuovere l’utilizzo del vettore ferroviario ai valichi alpini verso la Francia.

Verifica del Modello di Esercizio tratta nazionale 25 settembre 2017

Relazione (It)

Relazione (Fr)

N. 7 Allegati

All. 1 – Sintesi del modello di esercizio 2012

All. 2  – Scenari di sviluppo del traffico merci

All. 3 – Programma di sviluppo del sistema ferroviario metropolitano

All. 4 – Utilizzo a regime della tratta di valico della linea storica

All. 5 – Verifiche di capacitá condotte sulla rete

ALl. 6- Scenari di sviluppo delle tecnologie del materiale rotabile

All. 7 – Autostrada ferroviaria alpina (AFA)

VERIFICA DEL MODELLO DI ESERCIZIO PER LA TRATTA NAZIONALE LATO ITALIA – FASE 1 – 2030 – 10 NOVEMBRE 2017

Con la  legge 5 gennaio 2017 n.1  di ratifica ed esecuzione dell’Accordo Italia Francia per l’avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera  e la delibera CIPE n. 67 del 7 agosto 2017 di finanziamento dell’opera per “lotti costruttivi”, si è conclusa in Italia la fase decisionale ed autorizzativa della sezione transfrontaliera;  sono ora in corso di esecuzione le gare d’appalto per la piena realizzazione dell’opera In parallelo in Italia l’Osservatorio ha lavorato per dare piena attuazione al programma di fasaggio 2012 condividendo e formalizzando la Revisione Progettuale voluta dal governo Italiano, che supera le indicazioni del progetto preliminare 2011 (RFI).

Il documento “Verifica del modello di Esercizio per la tratta nazionale lato Italia – Fase 1 – 2030”, predisposto dal Gruppo di Lavoro Modello di Esercizio dell’Osservatorio per l’Asse Ferroviario Torino-Lione, è stato approvato nelle sedute dell’Osservatorio n.  260 del 25/9/2017 e n. 261 del 30/10/2017.

Dopo la consultazione con le amministrazioni coinvolte  la redazione definitiva è stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri,  Ministero Infrastrutture e Trasporti, Regione Piemonte,  RFI, TELT il 10 novembre 2017.  Il documento contiene:

  1. una ricognizione e ricostruzione dell’evoluzione del progetto di adeguamento dell’Asse Ferroviario Torino-Lione, nella suddivisione in sezione transfrontaliera e tratta di adduzione lato Italia (ANTEFATTI PROGETTUALI).
  2. la verifica del documento del 2012 (ME2012) attualizzando il quadro delle circolazioni ferroviarie previste all’orizzonte temporale 2030, lungo le tratte ferroviarie  nazionali di Bassa Valle e di adduzione metropolitana e nel Nodo di Torino. Sono qui verificate le misure quantitative dei flussi di traffico, tenendo conto del contesto influenzato dalla durata della gravissima crisi economica (“il decennio perduto”), dalle decisioni politiche europee e nazionali di riequilibrio modale,  dello scenario trasportistico in continua evoluzione, che modifica in modo sostanziale le valutazioni espresse in passato circa l’utilizzabilità della linea storica, nonché le tendenze del traffico merci e passeggeri attraverso le Alpi (SCENARI DI TRAFFICO).
  3. le verifiche di capacità delle infrastrutture proposte, utili ad evidenziare le eventuali criticità delle tratte individuate e quindi, la necessità di interventi infrastrutturali e di misure correttive finalizzate ad incrementare le prestazioni della rete ferroviaria in corrispondenza dei punti critici (VERIFICHE DI CAPACITÀ).
  4. Gli interventi programmati da realizzare sull’infrastruttura ferroviaria sia per la tratta nazionale di adduzione al tunnel di base che per l’attraversamento del Nodo Ferroviario di Torino. Indicando, dove esiste già,  la loroprogrammazione (economico-finanziaria) nell’ambito del contratto di programma MIT-RFI 2017-2020 (PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI).

Il documento recepito dal CIPE del 22/12/2017 vuole anche essere il contributo  dell’Italia alla discussione sugli accessi al tunnel, avviata anche in Francia a seguito della pubblicazione del Rapporto Duron,   per garantire sui due versanti  interventi coerenti e condivisi per capacità, prestazioni, massa trasportata e sagoma.

Il documento è stato formalmente trasmesso  alla delegazione francese del tavolo interministeriale Italia Francia, istituito a seguito del vertice Italia-Francia di Lione del 27 settembre 2017, ed è stato presentato  alla delegazione Francese della CIG Asse Ferroviario Torino Lione nella riunione del 12 dicembre 2017.

Relazione (It)

Relazione (Fr)


Tratta Bussoleno-Avigliana

Interrogazione a risposta indifferibile e urgente n. 540 presentata dalla Consigliera Frediani, inerente a “Gestione linea storica Torino-Modane da parte di TELT e  interventi previsti per la Nuova Linea Torino Lione (NLTL)”

Risposta scritta ad interrogazione 540 CR 23853 1 luglio 2015 Assessore Balocco a Consigliera Francesca Frediani su Linea Storica e Tratta Bussoleno – Avigliana  1 luglio 2015

http://www.cr.piemonte.it/interfo/legislatura/10/atto/540/documento/7356/visualizza

15 febbraio 2018 

A Cagliari Guerra ai popoli

Cagliari Troika
A Cagliari, 15 febbraio, ore 18.30, Circolo ME-TI e Su Tzirculu, Via Molise 62, presentazione del docufilm di Fulvio Grimaldi e Sandra Paganini
“O LA TROIKA O LA VITA-EPICENTRO SUD, non si uccidono così anche i paesi?”.
troika copertina ital
Immagini, parole, dibattito sula distruzione della Grecia, sull’assalto all’Italia, su devastazioni fossili, trivelle, gasdotti, stoccaggi letali, su operazione migranti, su come, grazie a un terremoto, si sgomberano paesi e terre per nuove destinazioni d’uso, tutto sullo sfondo della mondializzazione contro popoli e nazioni..