In Val Susa è Alta Felicità

https://ilmanifesto.it/in-val-susa-e-alta-felicita/

manifesto

 

No Tav. Dal 27 luglio a Venaus


“Tesoro, parliamone.” “No, voglio un pausa di riflessione.” Hanno un sapore vagamente tragicomico le parole pronunciate ieri dalla segretaria di Stato ai Trasporti, Elizabeth Borne, che all’Assemblea Nazionale di Parigi ha annunciato che la Torino-Lione “rientra tra quei progetti oggetto di una pausa e di una riflessione annunciate dal presidente”. Come nelle coppie in cui uno dei due non ha il coraggio di dire “addio”, ci si affida alla più tragica e scontata delle circonlocuzioni.

La pausa di riflessione francese, non ancora commentata dai pasdaran del Tav italiani, non riguarda però il tunnel di base – la tratta internazionale – ma esclusivamente la sezione in territorio transalpino. Questo per ovvie ragioni, dato che il tunnel di base è pagato prevalentemente dall’Italia. E quindi a caval donato non si guarda in bocca.

Così, mentre i pochi operai del cantiere di Chiomonte scioperano – i lavori del tunnel geognostico che dovevano dare lavoro alle masse sono finiti e ora è tempo di sgomberare – si entra in una fase politica surreale.

In Francia, come noto, le posizioni critiche sulla Torino – Lione sono palesi: ma la volontà politica dell’ex presidente François Hollande ha sempre coperto l’accordo. Oggi che il nuovo presidente Emmanuel Macron vuole favorire “il trasporto di tutti i giorni”, la Torino – Lione finisce nel cassetto dei ricordi. In Francia, perché il Italia potremmo trovarci nella paradossale situazione che gli accordi internazionali firmati, a profusione, blindano in ogni caso un tunnel fuori scala che mette in collegamento due sezioni storiche.

Chissà cosa ne pensa Matteo Renzi, che un tempo fu contrario all’opera, pubblicamente, poi divenne favorevole.

Così, mentre la pausa di riflessione scuote trascina nel silenzio sconsolato il vasto mondo favorevole al grande opera per eccellenza, il Movimento Notav organizza la seconda edizione del Festival dell’Alta Felicità. A Venaus, dove nel dicembre di 2005 si compì la liberazione dei terreni occupati in un notte di violenza e sirene: l’ombra lunga di Genova copre da lunghi anni la val Susa.

Nel 2016 la prima edizione del Festival dell’Alta Felicità fu un successo strepitoso, con quarantamila persone in arrivo da tutta Italia per assistere a concerti, spettacoli teatrali, dibattiti di primordine. Tutto gratis, pure il campeggio, con facoltà di donazione “da ognuno secondo le proprie possibilità”.

I denari ricavati sono stati, e saranno anche quest’anno, destinati alla copertura di spese processuali e sanzioni economiche varie, ovvero l’intero apparato repressivo messo in piedi in questi lunghi anni di lotta.

Si inizia il 27 luglio e si termina dopo quattro giorni. La splendida val Clarea, laterale alla val Susa, sarà interamente chiusa al traffico. Per arrivare al sito del festival si utilizzeranno le numerose navette in partenza da Susa o Bussoleno.

Quattro giorni di musica, performances e dibattiti che avranno luogo in diverse aree naturali raggiungibili a piedi attraverso sentieri, opportunamente indicati, tra i boschi, i fiumi e le montagne della Valle di Susa.

Paolo Cognetti, recente vincitore del Premio Strega, Michela Murgia, Paolo Bettin, Marco Aime, Stefano Benni: questi i nomi di alcuni ospiti che animeranno gli incontri con il pubblico. Sul versante musicale: Africa Unite, Lo Stato Sociale, Don Ciccio live showcas, Kutso, Fabrizio Consoli / Orchestra I “Cormorani” e molti altri.

Un festival con ampi aspetti politici, che vuole dimostrare che il territorio può essere risollevato dall’oblio – la val Susa attraversa una profonda crisi industriale – con la valorizzazione delle risorse culturali e naturali.

Telt, l’amianto c’è. Ma ci sarà solo nel Tunnel di Base, oggi no.

http://www.tgvallesusa.it/2016/03/telt-lamianto-ce-ma-ci-sara-solo-nel-tunnel-di-base-oggi-no/

TG Valle Susa

Nel progetto definitivo c’è scritto che “considerando i risultati ottenuti dai sondaggi S9 ed S11 è ipotizzabile che le metabasiti attese per circa 400 metri dall’imbocco E del Tunnel di Base siano caratterizzate da concentrazioni in amianto localmente anche elevate; la variabilità nei tenori in amianto rende difficile la previsione di un sistema di scavo che permetta una discriminazione certa del marino ‘pericoloso’ e non”

Nella certificazione dei costi della Torino-Lione, fatta da  e resa pubblica due giorni fa dal movimento no tav, vi sono alcune ipotesi di modifiche progettuali che cambiano radicalmente la prevista cantierizzazione. Due in particolare toccano direttamente chi abita in Valle: le rocce contenenti  sarebbero stoccate nel tunnel geognostico di Chiomonte e lo smarino destinato a Susa trasportato su camion dalla Maddalena.

Partiamo dall’amianto. Nel progetto definitivo c’è scritto che “considerando i risultati ottenuti dai sondaggi S9 ed S11 è ipotizzabile che le metabasiti attese per circa 400 metri dall’imbocco E del Tunnel di Base siano caratterizzate da concentrazioni in amianto localmente anche elevate; la variabilità nei tenori in amianto rende difficile la previsione di un sistema di scavo che permetta una discriminazione certa del marino ‘pericoloso’ e non”. L’ipotesi progettuale era quindi quella di impacchettare il materiale contenente amianto – 160.000 metri cubi – caricarlo su treni e spedirlo in apposite discariche speciali in Germania. Lo scenario delineato nell’ipotesi progettuale contenuto nella certificazione dei costi è diverso. Lo scavo del tunnel di base verrebbe effettuato partendo dalla Maddalena, scavando in direzione di Susa, e questa soluzione “ha un impatto sul trattamento delle rocce verdi potenzialmente presenti nei primi 350 m di tunnel di base sul lato italia”. Gli estensori della certificazione scrivono che “tra le diverse soluzioni previste per il loro stocaggio [delle pietre verdi], TELT ha scelto la soluzione V6b, che consiste nello stoccaggio in sotterraneo nella parte finale della galleria geognostica de La Maddalena prolungando all’occorrenza la galleria”. Alcuni chilometri della galleria geognostica verrebbero quindi riempiti dal materiale contenente amianto scavato a Susa. Una montagna di materiale pericoloso spostato fin dentro al cunicolo in Clarea. L’amianto non sarebbe quindi più spedito in Germania via treno, ma intampato a Chiomonte/Giaglione. Non sappiamo concretamente come vorrebbero realizzare tale progetto, ma ci sembra grave che i valsusini non vengano informati di una cosa del genere.

Deposito pietre verd

Elaborazione sulla base dele informazioni contenute nella certificazione dei costi. In blu il tracciato del tunnel di base, in giallo e in rosso il tracciato del tunnel geognostico de La Maddalena

E veniamo ai camion. Per anni i proponenti l’opera e la politica che li sosteneva hanno ripetuto la storia dello smarino trasportato esclusivamente via treno, Virano nel 2010, solennemante affermava che “i camion vengono sostanzialmente eliminati”.  Il trasporto dello smarino via treno era anche una prescrizione prevista del Cipe nell’approvazione del progetto preliminare (delibera 57 del 2011). Scopriamo ora che nell’attuale ipotesi progettuale le cose sono cambiate. Nella certificazione dei costi scrivono che “dal cantiere de la Maddalena, lo smarino riciclabile viene trasportato in camion a Susa Autoporto”. Solo lo smarino non recuperabile “viene trasportato mediante un nastro trasportatore fino alla zona di Chiomonte, poi tramite ferrovia verso i siti di deposito”. In pratica lo smarino che può essere usato per i rilevati e per il calcestruzzo viene caricato su camion a Chiomonte e spedito a Susa (da progetto stiamo parlando di circa un milione e centomila di metri cubi di materiale). Il progetto è ancora talmente vago che nella certificazione dei costi non indicano come verrà riportato a Chiomonte il materiale lavorato a Susa: “i materiali valorizzati (inerti) vengono trasportati a La Maddalena o tramite ferrovia o in camion attraverso l’autostrada”. Mentre a Chiomonte, tramite nastro trasportatore verrebbero portati i materiali destinati ai siti di deposito, stiamo parlando anche qui di una montagna di materiale, secondo il progetto circa ottocentomila metri cubi.

Le ipotesi progettuali contenute in questa stima dei costi non sono mai state presentate alla popolazione. Come da venticinque anni a questa parte i progetti vengono calati dall’alto senza informare minimamente gli abitanti.

E infine avremmo una domanda ingenua: a chi giovano queste continue modifiche progettuali che allungano i tempi e aumentano i costi?

TAV, CONFERENZA SERVIZI, ESCLUSI I SINDACI DEL TERRITORIO. CHIEDEREMO TUTTI I DOCUMENTI

https://www.piemonte5stelle.it/2017/07/tav-conferenza-servizi-esclusi-sindaci-del-territorio-chiederemo-tutti-documenti/

 MoVimento 5 Stelle Piemonte

Le amministrazioni di Caprie e Torrazza non invitate alla Conferenza dei servizi sul progetto di variante di cantierizzazione. Per quale motivo i due sindaci, nei cui territori finirà lo smarino del TAV, non hanno ricevuto l’invito a partecipare dal settore infrastrutture strategiche della Regione? Anche i Comuni di Susa e Chiusa San Michele, tra gli altri, interessati dalla variante non hanno ricevuto alcuna comunicazione in merito. Si è trattato di un errore oppure di una scelta supportata da motivazioni procedurali?

La conferenza dei servizi a nostro avviso parte nel peggiore dei modi, anziché prevedere un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati ci sembra si tenda ad escludere le amministrazioni locali dal confronto sull’impatto dell’opera su territorio ed ambiente.

Stiamo già effettuando un accesso agli atti per ottenere il verbale della seduta con l’obiettivo di garantire un minimo di informazione e trasparenza su quanto deciso in quella sede. Mai come in questo momento è di fondamentale importanza informare tutti i cittadini su quanto avverrà a breve. La bassa valle subirà un impatto notevole a livello di traffico, qualità dell’aria ed impatto delle infrastrutture a pochi passi dalla Sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, e sito candidato a Patrimionio Unesco.

Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemont

C’eravamo tanto amati, il TAV al capolinea

http://sturloni.blogautore.espresso.repubblica.it/?ref=fbpe

Toxic Garden – Giancarlo Sturloni

20 lug 2017

Ho bisogno di una pausa di riflessione. Si dice così quando un amore finisce ma non si ha il coraggio di confessarlo al partner. La verità è che la Torino-Lione sembra arrivata al capolinea. Dopo un quarto di secolo di varianti e manganellate, Élisabeth Borne, ministro francese ai trasporti, ha confessato al giornale ecologistaReporterre” che sul TAV il presidente Macron vuole prendersi, appunto, una pausa di riflessione. Per riesaminare le strategie sulla mobilità. E perché oggi nessuno sa più spiegare a cosa diavolo serva costruire quel tunnel nelle montagne della Val di Susa.

Il progetto di una linea ferroviaria ad alta velocità che attraversasse l’Europa da est a ovest, il cosiddetto Corridoio 5 da Kiev a Lisbona, risale al 1989. A quell’epoca Macron aveva 12 anni e probabilmente aveva appena smesso di giocare coi trenini. In Italia s’insediava il sesto governo Andreotti. Le proteste di  Piazza Tienanmen venivano soffocate nel sangue. Cadeva il Muro di Berlino. E un’Europa molto diversa da quella che conosciamo guardava alla crescita economica e all’apertura dei suoi confini interni. Ma al 39° Festival di Sanremo vinceva “Ti lascerò” di Fausto Leali e Anna Oxa.

Il mondo cambia e gli amanti, talvolta, si lasciano. A ovest, il Portogallo e la Spagna hanno da tempo fatto sapere di non essere interessati ai soldi di Bruxelles per l’alta velocità. A est, Kiev ha dovuto affrontare ben altri problemi e le nazioni dell’Europa orientale sembrano preferire il trasporto su gomma: gli ungheresi hanno speso i finanziamenti europei destinati al Corridoio 5 per costruire tangenziali e autostrade, perché non era specificato che si dovesse costruire binari. Cosicché oggi l’alta velocità si ferma a Venezia. Per Trieste si viaggia ancora come negli anni Cinquanta, e dopo il nulla: l’ultimo treno per Lubiana è partito nel 2011. Oggi in Slovenia si va in corriera e il primo convoglio ad alta velocità che si incontra verso oriente è in Cina.

Di quel sogno europeo – in Italia sempre difeso dai governi di ogni colore: fossero di destra, di sinistra o tecnici – non resta che un tunnel immaginario e costosissimo (8,6 miliardi di euro, il 35% a carico dell’Italia), con un impatto ambientale e sociale devastante (una montagna di polveri tossiche da sbancare in una valle chiusa, l’area degli scavi militarizzata, processi per terrorismo ai contestatori), ormai del tutto inutile e quasi certamente antieconomico.

Secondo l’Osservatorio Torino-Lione, se mai i lavori davvero partissero, non terminerebbero prima del 2035 e non si vedrebbero benefici economici prima del 2073. Roba da scrittori di fantascienza più che da economisti. Si capisce perché adesso i francesi dicano di voler «riesaminare le spese e le risorse per non fare più promesse non finanziate».

Certo, Borne si è affrettata ad aggiungere che Parigi terrà in considerazione la specificità di una tratta internazionale che coinvolge anche l’Italia e l’Europa. E che per il momento è solo una pausa di riflessione. Ma se la Francia ci molla, noi come lo giustifichiamo il grande buco?

Con la litania del progresso che non si può arrestare? Perché ce lo chiede l’Europa? Per non restare tagliati fuori? (e da cosa?) Per non darla vinta ai No TAV? O magari perché gli appalti sono sempre appalti, anche quando l’opera non serve più?

«Farei di tutto per poterti trattenere», cantavano a squarciagola Oxa e Leali sulle note di “Ti lascerò”.

 

Mafia Capitale, 20 anni a Carminati e 19 a Buzzi. Cade l’accusa di associazione mafiosa

Le Ong incassano carta bianca da Bruxelles per continuare a delinquere e trafficare ed incassare, ora il CONDONO anche per Mafia Capitale, era uno scherzo. IN SOSTANZA, IL PD/MAFIA RULES THE WORLD. I giudici non sono mica collusi no no

All’imprenditore delle cooperative sociali romane Buzzi 19 anni
Cade l’accusa di mafia a Mafia capitale. Condannati i 46 imputati, ma non viene riconosciuto l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso che era stata contestata a 19 di loro. Colpo di scena nella maxi inchiesta della Procura di Roma che aveva fondato l’impianto accusatorio ipotizzando un sistema di corruzione e criminalità organizzata. E invece il Tribunale di Roma ammette, oltre alla corruzione, solo l’associazione a delinquere, ma non di natura mafiosa.
Venti anni a Massimo Carminati, 19 a Salvatore Buzzi, 11 a Brugia. Mirko Coratti è stato condannato a 6 anni, 11 invece per Luca Gramazio. Luca Odevaine a 6 anni. Si tratta comunque di pene molto alte perché la Decima sezione del Tribunale, presieduta dal giudice Rosanna Ianniello, ha riconosciuto l’esistenza di due associazioni a delinquere, uno faceste capo all’ex terrorista nero Carminati, l’altra alle coop di Salvatore Buzzi.
Presenti alla lettura del dispositivo anche il presidente del Tribunale, Francesco Monastero e la sindaca Virginia Raggi (il Comune si è costituito parte civile al processo). Il verdetto è arrivato in fretta. Evidentemente la corte aveva le idee chiare su quanto emerso in 230 udienze distribuite in 20 mesi.
Soddisfazione tra gli avvocati della difesa che hanno lavorato per smontare l’impianto accusatorio, sostenendo che la corruzione era assolutamente slegata da uno stile mafioso. E grida di giubilo tra il pubblico dove sono molti i parenti degli imputati, evidentemente sollevati dallo sconto di pena di 8 anni dovuta al venire meno dell’accusa di associazione di stampo mafioso.
 
«Questa sentenza riconosce un’associazione a delinquere semplice, non di tipo mafioso. Sono state date anche condanne alte. Rispettiamo la decisione dei giudici anche se ci danno torto in alcuni punti mentre in altri riconoscono il lavoro svolto in questi anni. Attenderemo le motivazioni», ha affermato il procuratore aggiunto Paolo Ielo dopo la sentenza.
Chi sono Carminati e Buzzi
I due si conoscono negli Anni Ottanta in carcere, dove Buzzi sconta una condanna per omicidio, ma iniziano a frequentarsi assiduamente solo dopo il 2011, quanto Carminati, uscito anche lui dal carcere chiede e ottiene di diventare socio in affari con l’imprenditore delle coop “rosse”. La liaison viene stretta attraverso l’amico comune Riccardo Mancini, un passato anche il suo nell’estrema destra prima del rilancio come amministratore delegato di Eur spa durante la giunta del sindaco Gianni Alemanno. In tre anni i due lavorano insieme su quattro appalti dei quali dividono gli utili al cinquanta per cento e stringono una solida amicizia che, a giudicare da cosa raccontano l’uno dell’altro, dura ancora oggi.
Pubblicato il 20/07/2017 Ultima modifica il 20/07/2017 alle ore 15:58
grazia longo

LA FRANCIA: “FACCIAMO UNA PAUSA SULLA TORINO-LIONE”

https://reporterre.net/La-ministre-des-transports-Elisabeth-Borne-On-fait-une-pause-sur-le-Lyon-Turin

La ministra dei trasporti Elisabeth Borne : “Si fa una pausa sulla Torino-Lione”.

19 luglio 2017Intervista con Elisabeth Borne

La ministre des transports Elisabeth Borne : «<small class="fine"> </small>On fait une pause sur le Lyon Turin<small class="fine"> </small>»” width=”684″ height=”316″ /></div> <div> <p><span style=Traduzione in italiano

Il ministro dei trasporti Elisabeth Borne : “Ci fermiamo sulla Torino-Lione”

Il progetto ferroviario Lione-Torino entra “in pausa”: questo è ciò che ha detto a Reporterre il Ministro dei Trasporti francese Elizabeth Borne. Questa pausa è parte del riesame dei progetti di infrastrutture ferroviarie deciso dal Presidente della Repubblica Macron.

Dopo la conferenza stampa, nel corso della quale il ministro Nicolas Hulot ha annunciato il 6 luglio 2017 il piano del Governo sul Clima, Reporterre ha intervistato la Ministra dei Trasporti francese, Elizabeth Borne, sulla Torino-Lione la quale ha confermato che questo progetto, fortemente contestato, entra in una fase di “pausa”.

Resta ora da dare concreta attuazione a questa pausa, mentre la costruzione del progetto ferroviario sta progredendo con molte difficoltà. La ministra sarà audita domani 20 luglio dalla Commissione di Pianificazione e Sviluppo Sostenibile del Senato.


Reporterre – Sulla Torino-Lione, quando lei afferma : “Faremo una pausa ed esamineremo caso per caso i progetti“, significa che metterete in pausa il progetto Torino-Lione ?

Elizabeth Borne – Il Presidente ha annunciato che, dal momento che gli impegni assunti e le esigenze essenziali per la manutenzione e la rigenerazione superano di dieci miliardi le entrate prevedibili in questa fase, dobbiamo fermarci a riflettere sul modello di mobilità e sulla priorità dei progetti. In seguito sarà emanata una legge di pianificazione nella quale non ci saranno più promesse non finanziate, ma ci saranno investimenti e risorse equilibrate di anno in anno, con una programmazione su dieci anni e durante il quinquennato.

Reporterre – Ciò significa che, per il momento, la Torino-Lione, che impegna finanziariamente il governo francese, fa una pausa fino a quando questo processo non sarà adottato?

Elizabeth Borne – Il presidente ha previsto un approccio globale. Si fa una pausa, si riesaminano gli orientamenti in termini di mobilità, si riesaminano le spese e le risorse per evitare di fare promesse non finanziate e avere quindi a disposizione risorse coerenti con le promesse fatte.

Reporterre – So che è una domanda stupida, ma è una pausa sulla Torino-Lione?

Elizabeth Borne – Si tratta di una pausa.


La ministre des transports Elisabeth Borne : « On fait une pause sur le Lyon Turin »

https://reporterre.net/La-ministre-des-transports-Elisabeth-Borne-On-fait-une-pause-sur-le-Lyon-Turin

19 juillet 2017 / Entretien avec Elisabeth Borne

Le projet ferroviaire Lyon Turin entre « en pause » : c’est ce qu’a déclaré à Reporterre Elisabeth Borne, la ministre des Transports. Cette pause entre dans le cadre du ré-examen des projets d’infrastructures ferroviaires décidé par le président de la République.

A l’issue de la conférence de presse durant laquelle Nicolas Hulot a annoncé le 6 juillet le plan Climat du gouvernementReporterre a interrogé la ministre des Transports, Elisabeth Borne, à propos du Lyon Turin. Elle a confirmé que ce projet vivement contesté était mis « en pause ».

Il reste maintenant à mettre concrètement en oeuvre cette pause, alors que le chantier du projet ferroviaire avance très difficilement. La ministre est auditionnée ce 20 juillet par la Commission de l’aménagement du territoire et du développement durable du Sénat.


Reporterre – Sur le Lyon Turin, quand le ministre dit, “On va faire une pause et on examinera cas pas cas”, ça veut dire quoi, une pause pour examiner le Lyon Turin ?

Elisabeth Borne – Le président de la République vient d’annoncer que, dès lors que les engagements qui ont été pris et les besoins incontournables en termes d’entretien et de regénération dépassent de dix milliards les recettes prévisibles à ce stade, nous sommes obligés de faire une pause pour réfléchir au modèle de mobilité et prioriser les projets. Et ensuite, on va aller vers une loi de programmation dans laquelle on ne sera plus dans des promessses non financées, on aura année par année, avec une vision sur dix ans et pendant les cinq ans du quinquennat, des dépenses et des recettes équilibrées.

Reporterre – Ca veut dire que pour l’instant, le Lyon Turin qui engage financièrement le gouvernement français, on fait la pause jusqu’à ce que ce processus soit mise en oeuvre ?

Elisabeth Borne – Le président a annoncé une démarche globale. On fait une pause, on ré-examine les orientations en termes de mobilité, on ré-examine les dépenses et les ressources pour ne plus faire de promesses pas financées, et avoir des ressources cohérentes avec les promesses qu’on a faites.

Reporterre – Je suis un peu bête, mais c’est une pause sur le Lyon Turin ?

Elisabeth Borne – C’est une pause.

Ici la vidéo: https://youtu.be/eXCffvhOTi4

Tav Torino-Lione, Parigi si «prende una pausa» sull’alta velocità

http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/francia-parigi-si-prende-pausa-tav-torino-lione-a52680b2-6cb0-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml

Nessuna rinuncia ma una riflessione, necessaria perché al momento le spese superano di 10 miliardi i prevedibili ricavi. La pausa servirebbe, come chiesto da Macron, per riesaminare le spese e non fare più progetti privi di fondi e risorse sufficienti

La presentazione dello scavo del versante Francese a Saint Martin La Porte del tunnel Ferroviario Lyon-Turin (Ansa)La presentazione dello scavo del versante Francese a Saint Martin La Porte del tunnel Ferroviario Lyon-Turin (Ansa)
 

La linea ad alta velocità Torino-Lione «fa parte dei progetti coinvolti nella riflessione annunciata dal presidente della Repubblica», ha detto ieri all’ Assemblea nazionale la ministra dei Trasporti francese Elisabeth Borne. «Occorre riesaminare le spese e le risorse per non fare più promesse che non siano coperte da finanziamenti – aveva detto qualche giorno fa Borne al sito ecologista Reporterre che ieri ha pubblicato l’ intervista -. Quindi anche la Torino-Lione è in pausa».

La svolta nell’ atteggiamento del governo francese arriva dopo che a gennaio il Parlamento aveva dato il via libera definitivo alla ratifica dell’ accordo internazionale tra Francia e Italia per consentire lo scavo del tunnel di 57 chilometri tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne. Il costo previsto è di 8,3 miliardi di euro, finanziati al 40 per cento dall’ Europa, al 35% dall’ Italia e al 25% dalla Francia. Il 21 giugno scorso la società italo-francese Telt (Tunnel Euralpin Lyon-Turin) aveva organizzato nella sede della Regione a Lione un grande evento annunciando il lancio di 81 gare di appalto per un totale di 5 miliardi e mezzo.

Lo stop arriva per volere del presidente Emmanuel Macron, che sta procedendo a una revisione completa della politica francese sui trasporti, annunciata un po’ paradossalmente il 1° luglio scorso in occasione dell’ inaugurazione della nuova linea ad alta velocità che collega in un’ ora e mezza Parigi a Rennes. «Voglio dirvelo – disse allora Macron – proprio mentre inauguro questa linea che è indubbiamente un grande successo: il sogno dei prossimi cinque anni non è un altro grande progetto come questo». Macron vuole privilegiare «i trasporti del quotidiano», ovvero le linee a medio-corto raggio in questi anni trascurate a favore dei «Tgv», i treni superveloci vanto della tecnologia francese, ma costosi per gli utenti e comunque poco redditizi. «Non dobbiamo lanciare grandi progetti ma impegnarci a finanziare il rinnovo delle infrastrutture che già esistono», aggiunse Macron.

Ora la ministra Borne chiarisce che la Torino-Lione rientra in questa filosofia ed è quindi da ritenersi «in pausa», anche se va riconosciuta «una sua specificità perché fa parte delle reti transeuropee». La decisione torna al Parlamento francese, che nel primo semestre 2018 esaminerà la «grande legge di orientamento» scaturita dalle «Assisi della mobilità» previste a partire da settembre.

TORINO-LIONE, LA FRANCIA SI PRENDE UNA PAUSA

La ministra dei Trasporti: si riesaminano le spese e le risorse per non fare più promesse non finanziate. Il commissario di governo: ma il tunnel internazionale non è in discussione
ANSA

In Italia i lavori del tunnel geognostico di Chiomonte sono finit

Pubblicato il 19/07/2017
MAURIZIO TROPEANO
 

In campagna elettorale Emmanuel Macron aveva dichiarato di essere favorevole alla realizzazione della Torino-Lione ma adesso che è diventato il presidente della Repubblica Francese ha deciso che in materia di mobilità è necessario un approccio globale. Tradotto vuol dire che è necessaria una pausa: Si riesaminano gli orientamenti in termini di mobilità, si riesaminano le spese e le risorse per non fare più promesse non finanziate, e avere dunque a disposizione risorse coerenti con le promesse fatte», ha spiegato la ministra dei trasporti francese Elisabeth Borne a Reporterre.Net, sito francese quotidiano dell’ecologia. Nell’intervista la ministra non vorrebbe entrare nel merito delle linee interessate a questa operazione ma poi, alla domanda del giornalista: «Si tratta di una pausa per la Torino-Lione», risponde in modo affermativo: «Sì, si tratta di una pausa».  

Parole che hanno mandato in fibrillazione promotori e oppositori dell’opera. Non è un caso che l’intervista sia stata rilanciata dai siti del movimento No Tav italiano e che a stretto giro di posta il senatore grillino della Val di Susa, Marco Scibona, abbia chiesto al ministro delle infrastrutture, Graziano Delrio, di fare altrettanto. Secondo Paolo Foietta, commissario di governo, invece la pausa non mette in discussione la realizzazione del tunnel di base prevista dai trattati internazionali firmati anche dalla commissione europea che ha cofinanziato l’opera. 

TAV, LA FRANCIA PRENDE UNA PAUSA SUL PROGETTO: “LO FACCIA ANCHE L’ITALIA”

http://www.valsusaoggi.it/tav-la-francia-prende-una-pausa-sul-progetto-lo-faccia-anche-litalia/

di MARCO SCIBONA (Senatore M5S – Segretario 8° Commissione Lavori pubblici, comunicazioni)

La Ministra dei Trasporti francese, Madame Borne, ha dichiarato che la Francia ha messo “in pausa” la nuova linea Torino – Lione per rianalizzare i progetti, come indicato dal Presidente della Repubblica. Infatti la Francia si appresta, a fonte di una riduzione della spesa pubblica, a rivedere il concetto di mobilità e riesaminare quindi quali progetti sono prioritari e quali no.

Per quanto riguarda l’Italia ricordo che sono in corso le complesse e costosissime procedure di valutazione dell’impatto ambientale su questo progetto, ovviamente per quanto riguarda la tratta in territorio italiano.

Alla luce della pausa francese, visto che si tratta di un’opera che coinvolge i due paesi, è necessario che il ministro Delrio proceda a sospendere le predette procedure (proprio in accordo con la decisione del proprio omologo francese). Anche perché, poiché la notizia francese è pubblica, ogni euro italiano speso verrà considerato danno erariale e perseguito come tale dalla nostra Corte dei Conti.

Ministra Francese dei Trasporti, sulla Torino-Lione ci fermiamo

TG Valle Susa

La ministra: “Si fa una pausa sulla Torino-Lione”. Il Presidente ha annunciato che dobbiamo fermarci a riflettere sul modello di mobilità e di priorità dei progetti.

Comunicato Stampa

19 luglio 2017

La ministra francese dei trasporti  “Si fa una pausa sulla Torino-Lione”

Il settimanale Reporterre ha pubblicato oggi un’intervista alla Ministra francese dei Trasporti Elisabeth Borne che afferma: Si fa una pausa sulla Torino-Lione”.

Il ministro dei trasporti Elisabeth Borne : “Ci fermiamo sulla Torino-Lione”

Il progetto ferroviario Lione-Torino entra “in pausa”: questo è ciò che ha detto a Reporterre il Ministro dei Trasporti francese Elizabeth Borne. Questa pausa è parte del riesame dei progetti di infrastrutture ferroviarie deciso dal Presidente della Repubblica Macron.

Dopo la conferenza stampa, nel corso della quale il ministro Nicolas Hulot ha annunciato il 6 luglio 2017 il piano del Governo sul Clima, Reporterre ha intervistato la Ministra dei Trasporti francese, Elizabeth Borne, sulla Torino-Lione la quale ha confermato che questo progetto, fortemente contestato, entra in una fase di “pausa”.

Resta ora da dare concreta attuazione a questa pausa, mentre la costruzione del progetto ferroviario sta progredendo con molte difficoltà. La ministra sarà audita domani 20 luglio dalla Commissione di Pianificazione e Sviluppo Sostenibile del Senato.


Reporterre – Sulla Torino-Lione, quando lei afferma : “Faremo una pausa ed esamineremo caso per caso i progetti“, significa che metterete in pausa il progetto Torino-Lione ?

Elizabeth Borne – Il Presidente ha annunciato che, dal momento che gli impegni assunti e le esigenze essenziali per la manutenzione e la rigenerazione superano di dieci miliardi le entrate prevedibili in questa fase, dobbiamo fermarci a riflettere sul modello di mobilità e sulla priorità dei progetti. In seguito sarà emanata una legge di pianificazione nella quale non ci saranno più promesse non finanziate, ma ci saranno investimenti e risorse equilibrate di anno in anno, con una programmazione su dieci anni e durante il quinquennato.

Reporterre – Ciò significa che, per il momento, la Torino-Lione, che impegna finanziariamente il governo francese, fa una pausa fino a quando questo processo non sarà adottato?

Elizabeth Borne – Il presidente ha previsto un approccio globale. Si fa una pausa, si riesaminano gli orientamenti in termini di mobilità, si riesaminano le spese e le risorse per evitare di fare promesse non finanziate e avere quindi a disposizione risorse coerenti con le promesse fatte.

Reporterre – So che è una domanda stupida, ma è una pausa sulla Torino-Lione?

Elizabeth Borne – Si tratta di una pausa.

[QUI] il video dellhttps://youtu.be/eXCffvhOTi4’intervista in francese.https://youtu.be/eXCffvhOTi4

ministra trasporti