GOLDEN STANDARD E BIGIOTTERIA – GLI INFAMI DELLE FAKE NEWS – ORDIGNO REGENI SU MEDIORIENTE E MEDITERRANEO

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/08/golden-standard-e-bigiotteria-gli.html

MONDOCANE

MERCOLEDÌ 16 AGOSTO 2017

Da quelli che danno la caccia alle informazioni che disturbano l’establishment dei ladri, corrotti, mafiosi, massoni, assassini seriali, che governano i vari paesi dell’area euro-atlantica, che hanno già stabilito sanzioni, radiazioni, eliminazioni, punizioni per chi insiste a diffondere quelle per le quali hanno inventato il termine “fake news” (notizie farlocche), o che, come la Boldrini, le promuovono da noi, il New York Times, house organ della lobby insraelo-talmudista internazionale viene giudicato la Bocca della verità, il Golden Standard del giornalismo mondiale.

E non potrebbe che essere così, dato che questo giornale è stato negli anni dell’assalto terroristico, militare, agrochimico, farmaceutico e finanziario, dei globalisti all’umanità, del trasferimento della ricchezza globale dal 99% all’1%, ben rappresentato da quegli 8 individuo che hanno più di quanto hanno 3, 5 miliardi di conseguentemente poveri, delle 7 guerre di Obama, lo strumento principale della lobotomia transorbitale operata sui cervelli dei sudditi dell’Impero.

Il giornale che, con i suoi soci nelle campagne di demolizione della verità, Washington Post, CNN, Guardian, giù giù fino agli sguatteri mediatici italiani, è diventato la bandiera di uno storicamente inusitato blocco nichilista sinistre-destre nel fiancheggiamento delle ragioni per le quali l’apparato bellicista Usa viene lanciato contro paesi e popoli, con meta finale l’armageddon Occidente-Russia, s’è prodotto nell’ennesima bufala galattica mirata ad avvicinarci a quella “soluzione finale”.

Non è bastato che il NYT si fosse totalmente squalificato con gli avalli a tutti i falsi pretesti che hanno consentito ai  predecessori di Donald Trump, primatista Barack Obama, di sbattere al muro un paese debole dopo l’altro, o invadendolo,  o riducendolo con le bombe all’età della pietra, o scatenandogli contro  branchi di subumani ben retribuiti, o rovesciandone i governi legittimi con colpi di Stato. Godendo nell’opera dell’apporto sussidiario di specialisti umanitari della menzogna e della diffamazione, come Amnesty International, HRW, Save the Children, MSF, giornaluccoli e partitini sedicenti di sinistra.

L’occasione era propria per un nuovo colpo grosso. Ridotto, a forza di ricatti dei servizi segreti, colpi di maglio mediatici, il mastino pre-elettorale che, vaneggiando di intese con la Russia,  si azzardava a intralciare l’armageddon, a botolo ringhiante contro il Venezuela e la Corea del Nord; costrettolo a firmare nuove sanzioni contro il falso scopo Russia e il vero scopo Europa, ecco che occorreva colmare una defaillance del concerto bellico tra Mediterraneo e Medioriente.

Mediterraneo-Medioriente: dove Trump latita, il NYT provvede

Erano successi fatti intollerabili per lo Stato profondo USraeliano e sul quale il presidente-ostaggio aveva manifestato titubanze ed esitazioni. Lo stop ai finanziamenti della Cia ai jihadisti Isis e Al Qaida; una mancata risposta all’esuberanza militare e diplomatica di siriani e russi che stavano rimettendo le cose a posto, come erano prima del 2011; l’Iraq che ribadisce la sua ritrovata coscienza nazionale con la liberazione di Mosul, la definitiva messa in crisi del mercenariato jihadista e, anatema!, l’intesa con Mosca addirittura per aiuti militari ed economici; l’Iran che, alle nuove sanzioni appioppiategli a dispetto della sua ottemperanza all’accordo nucleare, minaccia di bruciarlo, quell’accordo. Questo per il Medioriente.

Bloccato “l’evento naturale” emigrazione

Nel Mediterraneo di male in peggio. Quattro scalzacani giuridici e politici della colonia Italia, a Trapani, Catania e al Ministero degli Interni romano, si permettono di mettere il sale sulla coda alla flotta delle Ong messe in campo dal destabilizzatore umanitario di fiducia George Soros. Viene buttata una mappata di sabbia negli ingranaggi perfetti della filiera criminale dell’”accoglienza”, che inizia con l’induzione del meglio delle società africane e del Sud del mondo (quelle dei paesi rigurgitanti di risorse) a mollare terra, popolo, Stato, cultura, identità, e che si conclude nei bassifondi sociali di un’Europa meridionale da sprofondare in default vari, economici, sociali, culturali. Due piccioni con la fava del “inarrestabile fenomeno epocale”, evento naturale quanto il crollo dei nostri cavalcavia, o i fuochi della terra dei fuochi.

Mica basta. Forse l’offesa più grave è che, anziché trattare il presidente egiziano Al Sisi da lebbroso che di notte esce per infettare bambinelli, magari europei, come auspica la solita alleanza del buoncostume sinistro, dal “manifesto” a Stampubblica, Roma ha la tracotante impudicizia di ristabilire con lui rapporti normali, quasi quanto quelli di Obama e successori con i nazisti di Kiev e i narcogolpisti dell’Honduras. E addirittura di ingolosirsi alla prospettiva che l’Egitto, detentore con l’ENI del più vasto giacimento di gas dell’intero Mediterraneo, possa rifornirci di energia a costo molto più basso del gas fracking da scisti, che Washington cerca di rifilare all’Europa. E senza i condizionamenti “anti-antisemiti” legati al gas israeliano.

Non si era spento l’inquinamento acustico provocato dalle geremiadi della famiglia Regeni e dai suoi sponsor, da Luigi Manconi alla solita Boldrini, al solito “manifesto”, per il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo (quelli Usa, Germania, Regno Unito, Francia, mondo intero, ci stanno, forse perché se ne fottono, forse perché sanno chi era Regeni), che dal NYT è arrivato l’ordigno acustico nucleare. Tirato fuori 17 mesi dopo l’evento culminante dell’”Operazione Regeni”, il ritrovamento del corpo senza vita e torturato.

Il Regeni reinnescato

Dunque, secondo quella bocca della verità, della quale se te ne fidi finisci con la mano mozzata, i servizi di Obama avevano subito capito tutto e avevano immediatamente fornito al governo italiano le prove inconfutabili dell’assassinio ad opera di un servizio segreto egiziano, ordinato dall’orrido Al Sisi in persona. Incidentalemtne, Al Sisii è un altro di quelli con i quali Trump pensava di poter intrattenere un modus vivendi, ma lo Stato Profondo Usa, Israele, “il manifesto”, i “sinistri”, no. Con uno che amoreggia con Putin, che possiede tanto gas da ridurci, noi Usa, a subappaltatori, che si permette di mettere le dita nella marmellata libica sostenendo un generale che, oltreché amico dei Gheddafi,  pare potere addirittura ricostituire l’unità del paese che abbiamo tanto fatto perchè evaporasse, tocca andarci giù pesanti.

E dunque la colossale bufala. Il governo non poteva che negare, dato che non ne aveva mai avuto, di prove o documenti “inconfutabili”.  E anche, perché, a dispetto di tutta la sua ontologica  buffoneria, cialtronaggine, piaggeria, davanti ai propri elettori come faceva a vantare un minimo di credibilità se, avendo in mano fin da subito la prova provata di Al Sisi assassino, non ne ha fatto l’uso che ossessivamente le prefiche coloniali, da Manconi al Manifesto, a tutta la “sinistra”, gli chiedevano?  Ovviamente non esiste nessuna prova. Ovviamente il NYT si è ripetuto come quando riempiva di stronzate le provette di Colin Powell. Ovviamente si trattava solo di far starnazzare un po’ più forte i propri dipendenti italioti e mettere Roma sull’avviso per quanto concerne Egitto, Libia e migranti.

Gli obamiani  fanno la loro parte nello Stato Profondo della guerra per la guerra, il Golden Standard del giornalismo fa la sua parte di cloaca maxima dell’informazione, le sinistre degli infiltrati e lobotomizzati fanno la loro parte sotto lo sguardo benevolo dei Rothschild, Rockefeller, Warburg, Goldman Sachs, Soros. Quello che inchioda tutti costoro alla loro infamia (mentre la Boldrini mi inchioderà alla mia “propaganda dell’odio”) è la fenomenale malafede che imbratta ogni loro parola.

Tutti sanno che Giulio Regeni (lo ripeto per la ventesima volta) era dipendente e collaboratore di un’accolita di delinquenti della massima categoria, specializzati in spionaggio industriale, politico, destabilizzazioni, regime change, repressione, uccisioni di massa. Uno così come lo definisci?  Uno che dal 2013 ha lavorato per John Negroponte, inventore dei Contras e degli squadroni della morte tra Latinoamerica e Medioriente, un pendaglio da forca se ce n’è uno; per Colin McColl, già capo del Mi6, servizio segreto britannico, che organizza operazioni sporche in giro per il mondo; per David Young, fondatore della ditta, Oxford Analytica, già carcerato per aver lavorato per Nixon, da “idraulico”,  nell’operazione Watergate.

Tutti hanno visto e, quando non  lobotomizzati, hanno capito che al Cairo Regeni cercava di assoldare elementi con la prospettiva di fargli avere denari dalla sua organizzazione britannica (quale? Quella di Negroponte?), purchè presentasse “progetti”. E a chi, nel noto video, Regeni prospettava questi finanziamenti per “progetti”? A Mohamed Abdallah, capo di un sindacato di ambulanti, cui Regeni, manifestatosi come possibile elargitore di quattrini, negava però un caritatevole uso personale, per la moglie ammalata di cancro. “Ci vogliono progetti, avete progetti?” Il sindacalista, che Regeni cercava di infilare in qualche oscura operazione, aveva ogni motivo per denunciare l’ambiguo straniero di Cambrdige alla polizia.

Regeni, Negroponte

Questi sono fatti. Sono fatti enormi. Sono mattoni di una storia che porta dritto all’eliminazione del provocatore nel momento in cui un cittadino non sobillabile, denunciandolo, ne aveva lacerato la copertura. Lo aveva bruciato. Lo sanno tutti, da Washington a Roma, dal Cairo al “manifesto” e a Cambridge (che apposta mantiene il riserbo sul suo “ricercatore”). Non vi pare che quelli che fanno finta di niente, ma piangono e imprecano sul “martire” della resistenza ad Al Sisi, non abusino di una vittima, tradita dai suoi mandanti? Non meritino la qualifica di infami?

Infami di sinistra che si fanno sbugiardare dai giornali di Berlusconi, quelli “di destra”. Ma a che punto siamo arrivati!

Ora aspettiamo i fatti dei servizi Usa e di Obama il retto. Ovvio che sanno tutto. La NSA che spia tutti, Merkel compresa, ce la siamo scordati? Vediamo se, quanto a fake news, saranno più bravi almeno di quelli dell’11 settembre.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 17:43

VALSUSA, TELT GESTIRÀ LA LINEA FERROVIARIA DA BUSSOLENO A BARDONECCHIA E IL TUNNEL DEL FREJUS: “SIAMO PREOCCUPATI, DIVENTERÀ COME LA LINEA FELL?”

http://www.valsusaoggi.it/valsusa-telt-gestira-la-linea-ferroviaria-da-bussoleno-a-bardonecchia-e-il-tunnel-del-frejus-siamo-preoccupati-diventera-come-la-linea-fell/

Alta Val Susa, alcuni consiglieri comunali sollevano il problema per pendolari e turisti. La replica di Virano e Foietta: “Preoccupazioni infondate, diventerà la Metropolitana di Valle”


Il Tgv passa sotto il Tunnel del Frejus a Bardonecchia (foto da littorina.net)

di FABIO TANZILLI

Che ne sarà della linea ferroviaria storica dell’alta Val Susa da Bussoleno a Bardonecchia, compreso il Tunnel del Frejus, visto che nei prossimi anni sarà gestita da Telt, la società  pubblica italo-francese che sta costruendo la nuova linea Tav, e che quindi potrebbe avere tutto l’interesse a sostituirla?

Telt (società che sta realizzando la Torino-Lione) ha come principale scopo economico e politico quello di far diventare la futura linea il vero ramo importante nel traffico internazionale tra Italia e Francia non solo per le merci, ma anche per il turismo. Se da oltre un secolo il punto di riferimento è Bardonecchia con il Tunnel del Frejus, con il nuovo progetto ad alta velocità la stazione principale sarà quella di Susa con il futuro tunnel di base del Moncenisio.

Forse non tutti sanno che la legge 1/2017 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.9 del 12 gennaio, assegna a Telt il ruolo di nuovo gestore “della linea storica Bussoleno – Saint Jean de Maurienne”, escluse le stazioni ferroviarie. Occupandosi quindi del servizio pubblico di trasporto per residenti, studenti, pendolari e turisti e dei treni che viaggeranno da Bussoleno all’Alta Valle e i Comuni Olimpici. Ed ovviamente del tunnel ferroviario del Frejus che collega Bardonecchia a Modane.

La decisione di affidare a Telt la gestione della linea storica da Bardonecchia a Bussoleno, compreso il Tunnel del Frejus, ha delle motivazioni pratiche legate ai futuri cantieri della Tav: come già anticipato da ValsusaOggi, a Salbertrand nascerà il nuovo sito industriale dello smarino, collegato direttamente con la stazione ferroviaria per il trasporto dei materiali che arriveranno coi camion dal cantiere di Chiomonte, diretti al deposito di Caprie attraverso la stazione di Condove e al deposito di Torrazza.

Ma la notizia crea preoccupazione per il futuro, da tempo anche tra gli operatori turistici dell’alta Val Susa, in quanto il progetto di Telt prevede la costruzione della stazione internazionale a Susa, sostituendo di fatto nel ruolo di stazioni internazionali quelle di Oulx e Bardonecchia, che in realtà sono ben più vicine e comode per gli sciatori che arrivano oggi in alta Valle coi treni regionali e i Tgv (da Oulx partono tutti i bus diretti a Sestriere, Sauze d’Oulx, Monginevro e Sansicario).

Con la costruzione della nuova linea Tav, quel ruolo di stazione turistica per le Montagne Olimpiche sarà assegnato a Susa: “La nuova stazione internazionale di Susa, a partire dal 2030, grazie al nuovo tunnel sarà a poche ore dalle più importanti capitali europee ed è inserita sulla rete che collegherà la città alle principali stazioni sciistiche delle Alpi – scrive Mario Virano, direttore di Telt – è tuttavia importante che questa opportunità sia adeguatamente preparata, prima dell’apertura della nuova linea, attraverso azioni progressive di accompagnamento”. Secondo i progetti di Telt, gli sciatori che prenderanno i treni veloci internazionali dovranno scendere a Susa, e da qui saliranno sui bus diretti a Sestriere in Via Lattea o a Bardonecchia. Il tutto a beneficio anche della Sitaf, considerando il passaggio obbligato lungo l’autostrada A32.

LA LETTERA DEI CONSIGLIERI DELL’ALTA VAL SUSA: “LA LINEA STORICA FARÀ LA FINE DELLA FERROVIA FELL?”

Alcuni consiglieri comunali e dell’Unione Montana Alta Val Susa hanno deciso di sollevare la questione, inviando una lettera ai sindaci e a tutto il consiglio dell’ente. La lettera è firmata dai consiglieri comunali di minoranza di Giaglione (Ronsil, Pozzato, Gagliardi), Chiomonte (Joannas e Guglielmo) e Meana (Comba).

Con l’ingresso di Telt come gestore “quali garanzie si avrebbero nel mantenimento del servizio di trasporto ferroviario pubblico che interessa tutta l’Alta Valle di Susa?” chiedono i consiglieri. “Come può il promotore pubblico della Torino-Lione diventare allo stesso tempo anche gestore della linea ferroviaria che intende sostituire?”. I consiglieri fanno emergere il problema presentando un esempio avvenuto in passato: “Quando nel 1871 entrò in funzione la tratta Torino – Modane, la ferrovia Fell, costruita pochi anni prima, venne definitivamente abbandonata e dismessa. Se la storia di ripete, dobbiamo forse aspettarci che un giorno anche la ferrovia Torino – Modane subisca la stessa sorte?”.

Dell’argomento si è dibattuto nell’ultimo consiglio dell’Unione Montana Alta Val Susa tenutosi a Oulx, grazie ad una mozione presentata dai consiglieri Bianco, Comba e Gagliardi. Nel testo, oltre a sollevare la questione del “cantiere diffuso sul territorio che può comportare problemi per la salute, rumore, ambiente, economia locale e turismo” si sottolineano “le preoccupazioni forti da parte dei ferrovieri che attualmente lavorano sulla linea storica” e per queste ragioni è stato chiesto al presidente dell’Unione Montana e al consiglio dell’ente “di esprimersi in modo chiaro sulle garanzie di mantenimento dell’attuale linea storica”.

La maggioranza e il consiglio dell’Unione Montana Alta Val Susa, composto dai vari sindaci, ha recepito i contenuti essenziali di questa mozione, chiedendo garanzie sul mantenimento della linea storica tra Bussoleno e Bardonecchia/Saint Jean e che si tenga conto delle esigenze occupazionali dell’alta Val Susa anche in vista dei futuri cantieri della Tav.

LA RISPOSTA DI TELT: “PREOCCUPAZIONI INFONDATE, SI TRASFORMERÀ IN METROPOLITANA DI VALLE”


Mario Virano

Il direttore di Telt Mario Virano e il Commissario dell’Osservatorio, Paolo Foietta, hanno risposto con due lettere alle preoccupazioni sollevate nella lettera e nella mozione dai consiglieri comunali dell’Alta Val Susa.

“La tesi secondo la quale risulterebbe scontato il fatto che la gestione diretta della tratta storica da parte di Telt agevolerebbe il promotore della nuova linea nelle fasi di cantiere, è assolutamente priva di fondamento – replica Virano – in primo luogo perché prima che Telt possa entrare in possesso della tratta di linea storica è necessario che la convenzione del 1951 sia revisionata dai Governi (atto che richiederà un accordo binazionale, non compatibile con i tempi di avvio dei lavori del tunnel), in secondo luogo perché in ogni caso non si tratterebbe della zona a servizio della piana di Salbertrand, ma solamente della tratta compresa tra le due stazioni di confine”.

“Le preoccupazioni rispetto alla centralità dell’Alta Valle e alla sua accessibilità turistica non sono fondate per il periodo dei lavori – aggiunge Virano – né tanto meno per il futuro dell’esercizio del sistema integrato “linea nuova – linea storica”, così come non è fondata l’idea di un cantiere diffuso. Le attività saranno infatti limitate al cantiere di Chiomonte e ai siti di deposito, senza alcuna influenza consistente sulle abitudini degli abitanti.

A proposito del turismo, Virano ha addirittura rilanciato l’idea che il cantiere della Maddalena possa essere un luogo di attrattiva: “A seguito dell’inaugurazione dell’iniziativa “Tunnel Art Work” diversi tour operator (compreso un giapponese) hanno inserito la tappa del cantiere di Chiomonte nell’ambito del pacchetto turistico di visita alla Valle. Queste iniziative potranno essere ripetute e valorizzate con il nuovo cantiere e generare indotto per un’ampia zona circostante (i circa 800/1000 addetti diretti previsti nei cantieri genereranno una domanda molto variegata, comprese soluzioni per il tempo libero e per il divertimento)”. Sulla questione della salute, il direttore di Telt afferma che “è salvaguardata, come dimostra la recente Valutazione dell’Impatto sulla Salute dei cittadini, mentre per quanto riguarda il rumore, la maggior parte dei lavori avviene in sotterraneo o al chiuso, senza rumore percepito”.

Virano promette che la linea storica non farà la fine della Ferrovia Fell, al contrario ipotizza che si trasformi in “Metropolitana di Valle”: “In fase di esercizio si prevede che la tratta di montagna esistente, sgravata dei traffici a lunga distanza e dei treni merci (che sono lenti e quindi fortemente limitativi della capacità della linea) si trasformi in “metropolitana di Valle” e collegamento interregionale, con collegamenti veloci
con Modane, con il nodo di Torino e con l’aeroporto di Caselle (dove si prevede l’attestamento a regime della linea SFM3)”.

Infine, a proposito del futuro dei trasporti e del turismo sulle Montagne Olimpiche, Virano annuncia che “Telt sta avviando uno studio sull’economia dei trasporti e sul turismo della montagna (alta Valle Susa, Maurienne e Brianzonese) in collaborazione con i territori ed in particolare in partnership con la Conferenza Alte Valli, che li rappresenta tutti” citando il “buon esempio di dialogo con gli stakeholder in Maurienne con la Démarche Grand Chantier per sfruttare le opportunità economiche del cantiere”.

LA RISPOSTA DELL’OSSERVATORIO TAV: “IL GESTORE UNICO EVITERÀ DI PENALIZZARE LA LINEA STORICA”


Paolo Foietta

Nella sua risposta, il commissario Paolo Foietta spiega che la scelta dei due governi di assegnare a Telt la gestione della linea storica dell’Alta Val Susa servirebbe proprio ad evitarne la morte. “La realizzazione del tunnel di base del Moncenisio tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, corre il rischio di determinare per le alte valli montane collocate al confine tra Francia ed Italia la perdita degli attuali collegamenti di lungo raggio, di cui godono in ragione della vicinanza al traforo ferroviario del Fréjus” scrive nella lettera in risposta ai consiglieri comunali “Per questo la scelta dei Governi di Italia e Francia, fin dall’Accordo 2012, è stata quella di evitare che la nuova linea, con il miglioramento delle connessioni tra le grandi aree metropolitane italiane (Torino – Milano) e francesi (Lione – Parigi), penalizzasse le connessioni interregionali (anche europee) e locali”.

Per Foietta la decisione di avere un unico operatore evita l’azzardo di due gestioni separate, evitando che da un lato ci sia “la nuova opera (ricca e che produce valore), che ha utili e quindi la possibilità di fare investimenti,  e un gestore della linea storica (povera e su cui sarà necessario comunque investire) che dovrà misurarsi con i costi di un servizio a fronte di entrate limitate e quindi con difficoltà di investimento”.

Secondo Foietta, l’affidamento a Telt servirebbe proprio a salvaguardare il traffico tra Bussoleno e Bardonecchia/Frejus: “Tenere insieme sia la nuova linea (moderna, efficiente, senza vincoli e limitazioni ed estremamente produttiva), con la vecchia tratta di valico (il Frejus ndR), certamente svantaggiata in termini di capacità e di caratteristiche tecniche e prestazionali, integrandole in un sistema di mobilità unitario”.

“Una gestione unica presuppone la condivisione di un progetto integrato per costruire servizi transnazionali e turistici di rango europeo che collegano centri a grande vocazione turistica della Valle di Susa e della Maurienne e che si attestano sulle stazioni internazionali di Susa e Saint Jean de Maurienne” aggiunge il commissario “Lo sviluppo del traffico passeggeri sulle due linee (la nuova linea e la linea storica) passa attraverso una riuscita integrazione dei trasporti locali con l’insieme della mobilità, pensando allo sviluppo dei territori (anche turistico) che determinerà la domanda di mobilità di domani. Questo progetto di sviluppo della rete delle infrastrutture e di costruzione di servizi di qualità, deve essere unitario e deve poter contare sulla nuova linea per investire sul rilancio del servizio passeggeri della vecchia in chiave transnazionale e turistica”.

LA RIFLESSIONE FINALE DEI CONSIGLIERI FIRMATARI DELLA LETTERA

“Il Consiglio dell’Unione Alta Val Susa ha fatto sua e ampliata la mozione che abbiamo presentato – commenta la consigliera Monica Gagliardi – dieci minuti prima di cominciare il consiglio abbiamo trovato nelle nostre cartelline le lettere del Foietta e Virano. Non ritengo corretto che questi documenti che portano la data del 4 agosto ci siano stati  presentati in questo modo. Inoltre altra documentazione è arrivata via mail solo dopo il Consiglio: era pubblicità alla tav Torino-Lione. In tutti questi documenti della linea storica che attualmente utilizziamo per la mobilità quotidiana, non ci sono altro che ” faremo” vedremo” interverremo”. Nulla di concreto però. Rimangono tutti i dubbi che come minoranza abbiamo espresso, benché vi sia stato un voto favorevole e unanime”.

A proposito di come si è svolto il consiglio dell’ente a Oulx, la Gagliardi aggiunge: “Sottolineo il consistente numero di forze dell’ordine quali Carabinieri e Digos all’interno della sala consiliare e all’esterno del Comune di Oulx: questa insicurezza da parte delle amministrazioni e dei proponenti dell’opera si vede molto bene in questo sistema di controllo sociale e politico che fa sì che alle parole chiave TELT TAV scattino timori ingiustificati anche per un semplice confronto in consiglio dell’ unione. Mi auspico si possano organizzare incontri pubblici e con la  popolazione anche con tecnici indipendenti da Telt, quindi non di parte, che possano chiarire meglio il progetto”.

MIGRANTI, LA FILIERA DEL CRIMINE DON ZERAI E FRATEL DEL RIO, SANTI SUBITO

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MONDOCANE

GIOVEDÌ 10 AGOSTO 2017

Le ragioni di Lombroso

L’antropologo Cesare Lombroso (1836-1909) aveva ragione e aveva torto. Aveva ragione nell’individuare indicazioni sul carattere delle persone dai tratti facciali e cranici. Aveva torto a concludere che si trattava di caratteristiche genetiche, strutturali in partenza e valide una volta per tutte. Molti hanno poi correttamente ritenuto che la teoria di Lombroso, seppure anche in questo caso mai di valore assoluto, andava applicata a quanto sui visi delle persone si è andato formando in conseguenza della vita vissuta, dei pensieri e sentimenti nutriti, degli atti compiuti e delle vicende occorse. Ad alcuni è dato di mascherare per un buon tratto, magari con l’aiuto dei cerusici, gli effetti di tale vissuto. Pensiamo ad Obama, un pluriassassino e un falsario come nella Casa Bianca non erano ancora mai entrati, le cui fattezze solo ora iniziano a mostrare i primi segni rivelatori di tanta abiezione.

Ma è abbastanza ragionevole considerare che alla nascita tutti i visi sono innocenti e puri, diciamo una pagina pulita su cui ancora nulla è stato scritto, né dall’esterno, né dall’interno. E’ dopo qualche decennio, che su quella pagina incominciano ad apparire, più o meno espliciti, i segni di cosa uno è stato e ha fatto. Esempi  di quanto di più turpe, depravato, deforme, la propria condotta e il proprio spirito possa, lombrosianemente, incidere su un volto, originariamente creato, dicono certuni, a immagine e somiglianza di un loro perfetto dio, se ne trovano quanti se ne vuole nell’empireo delle nostre classi dirigenti. Se pochi arrivano all’abiezione estetico-morale di un George Soros o di un Henry Kissinger, molti ne inseguono con successo gli esiti morfologici. Pensate a Sharon, a Gianni Agnelli, a Andreotti, alla regina Elisabetta, allo stesso Trump, a Eltsin, a Scilipoti, a Migliore, al padre di Renzi…

Facevo queste estemporanee considerazioni quando l’occhio m’è caduto sull’ennesimo “santo subito” del “manifesto” e del dirittoumanismo da tanti migranti al chilo, il prete eritreo, ma forse etiopico, Mussai Zerai, di cui, nella faccia pasciuta e liscia, parte uno sguardo che, piuttosto che “santo subito”, mi suggerisce un “qui gatta ci cova subito”. Lui e la sua agenzia di sollecitazione, ritrovamento e collocamento di migranti africani, Habeshia, costituisce uno dei più efficienti push and pull factor della fenomenologia migratoria. Ora l’occhiutissima, per quanto prudente, procura di Trapani lo ha avvisato di reato e il “salvatore di 4000 naufraghi” rischia di finire sul banco degli imputati di tratta di esseri umani, accanto a eccellenze dell’ “Operazione Svuotare Africa e Medioriente – Affogare l’Europa del Sud”, dall’élite mondialista affidata a Soros, come Jugend Rettet, MSM e, non ancora, ma speriamo presto, Save the Children, MOAS, Open Arms, Sea Eye e tutti gli altri privatizzatori del fenomeno e dei relativi trasporti e trasbordi. Gente le cui funzioni all’interno della citata Operazione il “manifesto” e suoi comparielli cercano affannosamente di occultare con l’urlo assordante, ossessivo, che vorrebbe essere ipnotico, di “salvataggi, salvataggi”.

Malta umana per l’edificio del potere

Sono sempre più numerose e rivelatrici le prove  del malaffare che unisce le Ong ai trafficanti nella filiera criminale che parte dalla promozione di partenze nei paesi d’origine e finisce nella guerra politica, economica e sociale condotta contro il Sud Europa utilizzando come strumento, non tanto gli spasmodicamente propagandati “disperati” di indefinite guerre e miserie (mai noti i responsabili con nome e cognome), quanto una varietà di soggetti dal retroterra niente affatto omologabile. Soggetti che tutti gli attori della filiera riducono a merce umana da utilizzare, come fosse il dollaro, o gli attentati terroristici, o le bombe, o il jihadismo, o la clava dell’austerità, per gli aggiustamenti di potere interni e geopolitici.

I rinnovati flussi dalla Siria e dall’Iraq sono diretta e voluta conseguenza degli attentati Isis e paralleli bombardamenti Usa sui civili che, nel silenzio dei ferventi soccorritori di naufraghi davanti alla Libia, stanno svuotando le maggiori città irachene e siriane. Si fa posto per i mercenari curdi e si priva il futuro di questi paesi delle forze della ricostruzione e rigenerazione. Tre milioni di morti iracheni, 8 milioni di sradicati interni e all’estero, mezzo milione di morti siriani, 6 milioni di sfollati interni, 2 milioni di profughi. Non male per chi si accinge a fare di quelle floride nazioni discarica e pompa di benzina. Peccato che nessun Zerai, nessun Del Rio, nessuna delle solite anime belle, truccate di umanitarismo, che oggi “sul manifesto” firmano per le Ong, si sia mai vista sotto l’ambasciata americana, o israeliana, o saudita, da cui pure varrebbe la pena salvare qualche naufrago.

Africa, come la vogliono

Poi ci sono coloro che gli Usa e la “comunità internazionale” hanno condannato all’inedia, come l’Eritrea, quelli a cui sono inibiti ogni sviluppo autonomo e pacifico dall’intervento militare coloniale diretto (Mali, Ciad, RCA, Niger), o per surrogati etnici o jihadisti (Nigeria, Sud Sudan, Somalia). Mezza Africa, poi, è costretta a venir via dalla perdita dell’elemento costitutivo dell’economia continentale, l’agricoltura, sottratta per il 40% di tutti i terreni fertili alla sussistenza e consegnata, con tanto di villaggi bruciati e popolazioni deportate, all’agroindustria intensiva delle multinazionali. Tutti delitti dei soliti ignoti, del fato. Eppure quanti nomi ci sarebbero da mettere in fila: Usa, Ue, Onu, Monsanto, Exxon, Glaxo, Microsoft, Lockheed, Boeing, Obama, Clinto, Bush, Trump, Cia, Goldman Sachs….

A chi dovesse indugiare, a chi volesse dedicare alla propria comunità sociale, culturale e, pardon, nazionale, i propri strumenti conoscitivi, ivi formatisi,  per arricchire il patrimonio collettivo e garantirgli continuità nello spazio e nel tempo, a chi anche avesse preservato un minimo agio economico, arriva l’offerta dei pifferai  del primo anello della filiera: “Hai 10mila dollari? C’è un doganiere alla frontiera, un camionista sul ciglio del deserto, un carceriere in Libia, uno scafista sulla costa, una Ong a un tiro di sasso e poi l’eldorado europeo. Lo stesso trovato dagli albanesi, dai marocchini, dalle moldave. Nei vari passaggi avrai lasciato il tuo gruzzolo, ma che fa. Le prospettive sono tante, per le donne c’è la mafia nigeriana della prostituzione, per gli uomini i caporali, a volte travestiti da manager, per i minori le immense risorse del pedoporno, per tutti lo spaccio, per molti il Centro d’Espulsione.

L’artiglieria umanitarista, quella che ogni giorno spara a palle infuocate da quasi metà della foliazione del “manifesto”, si articola nelle sterminate espressioni operative dell’Open Society Foundation di George Soros. Fondazione che rappresenta una voce eminente, non sempreconfessata,  del bilancio di quasi tutte le Ong umanitarie, LGBT, Arci e affini, e di tutte le forze del regime change, a partire da Otpor a Belgrado, passando per i battaglioni nazisti a Kiev, per le università di Budapest, per le Ong dei diritti umani come Arci Gay o la Fondazione Bator in Polonia, testè esaltata, insieme ad altre della lobby talmudista, dal “manifesto”.

e non solo

Il quale “giornale comunista”, ancora firmato da qualche “comunista”dallo stomaco di amianto, non si fa scrupolo di muoversi in perfetta sintonia e sui binari da lui fissati con il più efferato bandito della speculazione finanziaria di tutto il globo terracqueo. Quel George Soros che allestì il convegno navigante (le operazioni in mare gli sono congeniali) del 1992 sullo yacht della Regina, il “Britannia”, dove, in combutta con una panoplia di briganti della finanza mondiale e di massoni, con la complicità di rinnegati italioti come Mario Draghi (direttore del Tesoro) e Nino Andreatta, ministro del Bilancio che aveva il merito di aver privatizzato la Banca d’Italia separandola dal Tesoro, attaccò la lira, fece bruciare a Ciampi 40mila miliardi e deprezzò la lira del 30%. E fu la tavola apparecchiata per i predatori a prezzi di saldo del nostro apparato industriale, prima pubblico, poi privato, garantito dagli Amato, Prodi, D’Alema, Berlusconi e via via tutti gli altri. Gente da processo per alto tradimento. Ma al “manifesto” va bene così. Come andranno bene anc he i milioni con cui Soros ha foraggiato il golpe nazista a Kiev.

Questa artiglieria si è ora dotata di due nuove bocche di fuoco. Quella del santo subito don Mussie Zerai, consegnato dagli inquirenti di Trapani, emuli del mangiatore di bambini cristiani Settimio Severo, al martirio della Chiesa dell’Accoglienza Universale; l’altro è Graziano del Rio, per grazia di Dio e volontà di Soros ministro dei Trasporti e, quindi, del mare.

Vediamo il primo. Spiaggiato in Italia e poi in Svizzera, ma soprattutto in Etiopia, all’età di 17 anni, in fuga dall’Eritrea in lotta di liberazione contro, guarda un po’, proprio l’Etiopia e, da allora mai rientrato in Eritrea di cui pur tuttavia racconta, fin nei più intimi dettagli, il regno dell’orrore, della tortura, delle migliaia in carcere, dei campi alla Auschwitz. Al punto da aver ottenuto dall’UE, caso unico dopo quello concesso dagli Usa aigusanos cubani in fuga dalla rivoluzione, la concessione automatica a tutti i migranti eritrei dell’asilo politico.Pull factor non da poco, pari per efficacia al push factor delle sanzioni Usa-Onu-Ue all’unico paese africano che non accetta presenze militari Usa, né crediti ricattatori FMI e BM.. E’ qual è il riferimento africano del don, il suo buen retiro? Ovviamente l’Etiopia, regime sanguinario, massacratore delle minoranze, in particolare Oromo, paradiso dei devastatori con dighe (Impregilo) e con il land grabbing (cinesi, indiani, sauditi), assalitore periodico, su commissione Usa, dell’Eritrea, responsabile di quasi centomila morti eritrei nel corso delle varie aggressioni tra il 1952 e oggi.

Un nuovo padre Dall’Oglio, come lui santo subito

Questo equivalente africano del noto Padre Dall’Oglio, il predicatore della Chiesa di Bergoglio visto sulla tribuna Isis di Raqqa arringare tagliagole e loro supporter a stelle e strisce perché cristianamente sgozzassero Assad, ha dedicato la sua vita a tre cose: diffamare l’Eritrea in linea con le motivazioni che Obama produceva a supporto delle sanzioni e della successiva guerra di sterminio umanitaria; agganciare più eritrei possibili per contrastare, col ricatto dell’asilo politico, la forza e la compattezza della comunità eritrea in Italia ed Europa che si riconosce nelle istituzioni e nel destino seguito dalla madrepatria; diffondere per tutta l ‘Africa, insieme al numero del suo cellulare, la consapevolezza che, attraversati indenni il deserto, scampati ai briganti nelle terre di attraversamento, pagati i vari oboli utili a finanziare la filiera, imbarcati su un qualche mezzo degli scafisti, basta un trillo a Don Mussie Zerai e, in un batter d’occhio, sempre che prima non affondi, ti arriva il natante che ti soccorre, rifocilla e deposita ai piedi del governo più accogliente del mondo. Vengano, signori, vengano…Che ci stai a fare in un paese che i miei amici vanno comunque ad annientare?

Viva Viva San Graziano delle processioni

L’altro howitzer dell’armata che cannoneggia all’insegna del Sinite parvulos venire ad mesi chiama Graziano del Rio, ministro dei trasbordi in mare perchè neanche un parvulo o un magnulo sia privato dell’occasione di raccogliere pomodori, o aspettare in baita, o davanti alla stazione di Milano, che arrivi Juncker a trarlo d’impiccio. I giornali di questi giorni afosi, infuocati solo dal clima e dalle iniziative terroristiche parigine, atte a prolungare per l’ennesima volta  lo stato d’emergenza e, dunque, mettere in campo forze adeguate per far passare la mannaia della loi travail, se la spassano alla vista del remake de “I duellanti”. Capolavoro stavolta in versione farsa: Minniti contro Del Rio. L’uno, di evidente tradizione PCI, l’altro virgulto dell’eterno democristianino. Nell’ormai consolidato contesto del rovesciamento di ogni cosa ideologica, politica, linguistica, nel suo contrario, quello di destra, forcaiolo, respingente, sovranista e repressore, è Minniti; quello di sinistra, umanitario, accogliente, multiculturalista, integrazionista, assimilazionista, è Del Rio.

Di sinistra è coprire con l’ipocrisia e le bugie i veri e propri crimini contro  l’umanità perpetrati contro l’Africa e gli africani, connivenza Ong inclusa. Di destra è chiedere cortesemente agli operatori privati nel marasma del mediterraneo e del sud del mondo allestito dai loro padrini, di accettare un minimo di regole perché nel quadro, che peraltro ne è già zeppo, non s’infilino malintenzionati. E già. Questi sono riusciti a far diventare parolacce quanto è costato la vita e un bel po’ di sangue e pene a decine di italiani che, in armi, in carcere, in parola, si battevano per la sovranità, per la patria, la nazione. Mica per l’Unione Europea. Quella l’hanno fatta dei manigoldi alle spalle nostre. A italiani, francesi, russi e a milioni di africani, asiatici, arabi, latinoamericani, che con queste parole sulle loro bandiere, hanno dato ai padroni della sovranità in esclusiva la migliore lezione dell’intera vicenda umana.

Due paroline ancora su Graziano Del Rio. Ma non era lui quel sindaco di Reggio Emilia che ha scandalizzato e fornito di pesanti sospetti la nostra opinione pubblica non democratizzata quando, sindaco di una città ad alto tasso di criminalità ‘ndranghetista, per questo sotto osservazione della DDA di Bologna, secondo i giornali sarebbe stato visto al ristorante in compagnia con una gruppo di imprenditori sui quali aleggiava, come nuvola di Fantozzi, un forte olezzo di ‘ndrangheta?

Capitò nel 2013. Può capitare. Anche se sarebbe stata una ricaduta. Giacchè nel 2009, come Del Rio ha ammesso a denti stretti alla DDA, il sindaco della città ex-rossa s’era recato in devota processione a omaggiare i santi patroni di Cutro in Calabria. Quelli stessi che, per la DDA, imperversano nel reggiano (e dappertutto nel Nord). Che ci fa un sindaco di Reggo nella roccaforte della ‘ndrangheta della provincia di Crotone? In processione? Quando si sa bene cosa significhino quelle processioni. E certi “inchini”. Diversi prefetti sono saltati sulla sedia per molto meno. Poi l’ex-DC Del Rio insorge contro il suo stesso governo, componente ex PCI, in difesa di personaggi accusati dalla magistratura di operare d’intesa con malfattori.

Cambiasse mai qualcosa in questo paese dell’eterno ritorno. Democristiano..

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:41

LA LIBERTA’ DI STAMPA E I CONFLITTI DI INTERESSE

“L’Italia è al 52° posto nella libertà di stampa”

Ringraziamo l’ANSA che ha dato la notizia[1].

Ma libertà per chi ?


Libertà per la gente di comprare un giornale in edicola ?

Libertà per le imprese di fare pubblicità sui giornali ?

Libertà per … di comprare il silenzio, la disinformazione, la manipolazione ?

Chi sono i beneficiari di questa libertà illegale ? Normalmente dovrebbero essere i giornalisti a scovarli !

Per dare una mano alle future inchieste giornalistiche, in Valle Susa cittadine e cittadini vigilanti scavano negli archivi dell’ANAC – Autorità Nazionale Anti Corruzione.

E invece di estrarre smarrino dalla montagna, come fa TELTestraggono dal sito ANAC bandi di gara e aggiudicazioni che analizzano con attenzione.

Ecco l’ultima sorprendente scoperta per il quale sono attese precisazioni dagli enti appaltante e appaltatore, siamo di fronte ad una non gara[2] :

Gara n. 37258815 lanciata da LTF, oggi si chiama TELT, (P.I. IT08332340010,) per Servizi fotografici nel periodo 2017-2019, procedura negoziata senza previa indizione di gara, importo in economia € 100.000,00, data scadenza offerta 4 luglio 2017.

Gara aggiudicata il 4 luglio 2017, ribasso di aggiudicazione 0%, a : Agenzia ANSA (P.I. IT00876481003) . Al fondo  la scheda ANAC.

Poniamo alcune domande, che ci paiono lecite.

Perché TELT, la società che dovrà scavare la galleria di 57 km della Torino-Lione, incarica l’ANSA, un’agenzia di giornalisti per fare dei servizi fotografici nei suoi cantieri ?

TELT, non avrebbe fatto meglio a incaricare una agenzia di bravi fotografi ?

Perché da tempo TELT (e prima LTF), una società “pubblica franco-italiana” che ha un solo scopo (fare un tunnel) e un solo articolo nel suo catalogo (fare un tunnel), sente la necessità di farsi pubblicità a spese dei cittadini, per conquistare una buona reputazione e creare consenso popolare intorno al suo operato, mettendosi nelle mani di agenzie di comunicazione (ad esempio Mailander[3]) e di agenzie di stampa (ad esempio ANSA) ?

TELT vuole farsi aiutare da queste aziende a contrastare, con argomenti immaginari e fuorvianti, la Pausa della Francia verso la Torino-Lione ?

Oppure TELT ha maturato l’esigenza di disporre di un fotografo alle dipendenze dell’agenzia giornalistica ANSA in modo tale da poter diffondere foto-notizie autenticate dal marchio ANSA ?

TELT teme forse le foto-verità dei tanti fotografi indipendenti attivi nel movimento No TAV ?

 

E l’ANSA, allo scopo di non essere sospettata di conflitto di interessi, non avrebbe fatto meglio a non partecipare a questa non gara anche alla luce della sua missione[4]storica: dare all’Italia un’agenzia giornalistica non controllata dal governo e neppure da gruppi privati ?

Aspettiamo le risposte di TELT e dell’ANSA.


Ecco dal sito www.anticorruzione.it/  la non gara lanciata da TELT e assegnata all’ANSA :

contratto ansa
contratto ansa2

IMPORTANTE – come comprarsi l’informazione

Virano è sempre stato un volpone spregiudicatissimo specie con i soldi non suoi, perché allora è ultra attento a non spendere.
Virano sa benissimo che i giornali italiani non fanno giornalismo di inchiesta, ma per ridurre le spese e i rischi vivono di veline e oltre alle questure e al governo il velinificio più accreditato e autorevole è l’ANSA.
Quindi la cosa più semplice è COMPRARE L’ANSA con i soldi dei cittadini italiani, francesi ed europei.
Infatti guardate un po’ questo strano “appalto”:

virano ansa1

virano ansa2

Intanto l’ANAC non ha ancora recepito che LTF si è trasformata in TELT pur mantenendo lo stesso codice fiscale e partita iva, ma dovrebbe vigilare sulla regolarità degli appalti. Siamo a posto!
Poi la scheda ci dice che c’è stato un appalto per un reportage fotografico, che l’appalto è stato realizzato in economia, che l’importo complessivo della gara era di 100.000 euro, che la gara era negoziata ma senza indizione di gara (quindi ad affidamento diretto), che la scadenza per effettuare le offerte era il 4 luglio 2017, che l’importo a base d’asta (che non c’è stata) era di 100.000 euro. Quindi il risultato, come prevedibile è stato:virano ansa3

che la data di aggiudicazione è stata lo stesso giorno 4 luglio 2017, che “l’appalto” è stato aggiudicato per 100.000 euro, che l’ANSA era l’unica concorrente ammessa, che il ribasso è stato dello 0,0% (cioè non c’è stata né gara né ribasso) e che ovviamente l’appalto è stato vinto dall’ANSA.
E questo è il risultato odierno:

ECO:Tav
2017-08-07 20:31
Tav: dal Cipe via libera a primi due lotti Torino-Lione
TORINO
(ANSA) – TORINO, 7 AGO – Il Cipe ha approvato, nella riunione di oggi, la realizzazione dei primi due lotti della tratta transnazionale della Torino-Lione, rendendo disponibili i fondi per l’avvio dei lavori definitivi sia in Italia sia in Francia. Il via libera consente l’avvio delle gare e, quindi, l’inizio dei lavori, nel rispetto delle tempistiche e degli impegni transnazionali. E degli impegni assunti dal governo anche per attingere alle risorse europee già assegnate per oltre 300 milioni di euro. Con l’approvazione dell’istruttoria sono infine garantiti gli impegni assunti, anche in tempi recenti, dal Governo, nei confronti degli enti locali e territoriali interessati dalla realizzazione dell’opera, portando a quasi 100 milioni di euro il valore delle misure di accompagnamento.(ANSA).

ANSA-FOCUS/ Tav: ok Cipe a primi 2 lotti, partono gare e lavori
Rispettati tempi e impegni. Fondi compensativi salgono a 100mln
TORINO
(ANSA) – TORINO, 7 AGO – Via libera ai primi due lotti della tratta transnazionale della Torino-Lione, che rende disponibili i fondi per l’avvio dei lavori definitivi. Sia in Italia che in Francia. La decisione nella riunione di oggi del Cipe che “dà gambe solide” alla nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità dopo i dubbi della Francia che, pur confermando gli impegni internazionali, aveva espresso l’intenzione di prendersi una “pausa di riflessione” sulla Tav. Il progetto, dunque, va avanti. La decisione del Cipe, ricorda Mario Virano, direttore generale di Telt, la scoietà incaricata di realizzare e poi di gestire la Torino-Lione, arriva dopo che a fine luglio il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha dato il via libera al progetto dello svincolo di Chiomonte, in Valle di Susa. Poco prima, il ministero dell’Ambiente aveva riconosciuto il raggiungimento di tutti gli obiettivi geognostici del tunnel di Chiomonte, ritenendo adeguata la decisione di terminare lo scavo a 7.020 metri. Decisioni che, sottolinea Virano, “dimostrano l’impegno e le sinergie messe in campo a tutti i livelli, dal governo, a partire dal ministero delle Infrastrutture e a quello dell’Economia, al commissario di governo e alla Regione Piemonte”. Il via libera odierno del Cipe consente infatti l’avvio delle gare e, quindi, l’inizio dei lavori, nel rispetto delle tempistiche e degli impegni transnazionali. Compresi quelli assunti dal governo per attingere alle risorse europee già assegnate per oltre 300 milioni di euro. Con l’approvazione dell’istruttoria sono infine garantiti gli impegni assunti, anche in tempi recenti, dal Governo, nei confronti degli enti locali e territoriali interessati dalla realizzazione dell’opera. Nella riunione di oggi sono infatti stati stanziati altri 57,26 milioni di euro, portando a 100 milioni di euro i fondi già stanziati per le opere compensative per i territori interessati dai lavori. “A settembre ci aspetta, nell’ambito dell’Osservatorio, un importante lavoro di condivisione e progettazione comune. Con la conferma delle disponibilità economiche daremo corso insieme alla Regione Piemonte e a Telt al Patto del Territorio”, commenta Paolo Foietta, commissario di governo per l’opera.(ANSA).

Con i soldi dei cittadini. Cornuti, mazziati e contenti!

ECOLOGIE RADICALE : CRISE DES OEUFS CONTAMINES (II). CE MINISTRE ALLEMAND QUI DENONCE L’OMERTA DU GOUVERNEMENT BELGE SUR CE SCANDALE CRIMINEL !

# LUCMICHEL. NET/
Crise des œufs contaminés :
Le gouvernement belgicain savait depuis juin et s’est tu ! Complicité, laxisme ou incapacité (typiquement belgicaine) ? Une commission parlementaire enquêtera …

2017-08-09_074658

CHRISTIAN SCHMIDT, LE MINISTRE ALLEMAND QUI TANCE LA Belgique

En tout cas le ministre allemand de l’agriculture n’est pas tendre avec le gouvernement belge. Même si lui-même est loin d’être exempt de tout reproche … « Qui est M. Schmidt ?” se demandait voilà quelques mois le magazine allemand “Die Zeit” dans un portrait du ministre de l’Agriculture et de l’Alimentation allemand (CSU, conservateur), commente La Libre (Bruxelles). Cela faisait pourtant trois ans qu’il était en poste. Peu habitué à faire des vagues, Christian Schmidt est aujourd’hui un homme dans la lumière, et sous pression. Son attitude depuis le début de la crise des œufs contaminés suscite des réactions en Allemagne, parfois vives (…) Samedi dernier déjà, il était au cœur d’une passe d’armes avec les écologistes du parti Les Verts/Alliance 90 qui l’accusaient de faire l’autruche, alors que les consommateurs s’inquiétaient. Il avait alors déclaré qu’il jugeait inapproprié de “faire campagne sur ce thème”, à quelques semaines des élections législatives. Depuis, il a visiblement sorti la tête du sable. Même s’il s’en défend, le contexte électoral peut expliquer pourquoi Christian Schmidt a décidé de durcir le ton, envers la Belgique notamment. Ainsi, il se présente comme un ministre qui défend les intérêts de ses agriculteurs, en l’occurrence de ses éleveurs de volailles. »

* Lire sur LLB :
http://www.lalibre.be/actu/belgique/christian-schmidt-le-ministre-allemand-qui-tance-la-belgique-5989fe9acd70d65d25431b7c
(attention Média de l’OTAN ! Lire avec esprit critique …)

COMMISSION D’ENQUETE PARLEMENTAIRE EN BELGIQUE

En tout cas les suites en Belgique même semblent donner raison aux accusations du ministre allemand ! Ce mercredi a lieu la commission parlementaire Economie et Santé publique consacrée à l’affaire des œufs contaminés au fipronil. Seront auditionnés les ministres Maggie De Block (Santé publique) et Denis Ducarme (Agriculture), deux « grandes gueules » plus préoccupées par les effets médiatiques de leurs actions sur leur carrières respectives que par autre chose. Herman Diricks, administrateur délégué, et Jean-Marie Dochy, directeur général du contrôle de l’Afsca, seront également présents. Voici quelques questions que pose cette affaire.

POURQUOI L’AFSCA – AVERTIE DEPUIS LE 2 JUIN – N’A-T-ELLE PAS RÉAGI PLUS VITE ?

C’est le 2 juin que l’Asfca est alertée pour la première fois par une entreprise d’Alost. “On voit qu’il y a une très faible quantité de fipronil. On part sur différentes pistes. A ce moment-là, personne n’a encore aucune idée que plus d’entreprises sont touchées” (sic), nous a expliqué le porte-parole Jean-Sébastien Walhin. On peut imaginer que l’Afsca dira la même chose ce mercredi : impossible à l’époque d’anticiper une telle crise (resic).

LM

* Ma position pour l’Ecologie radicale (Deep Ecology) :
Lire sur LUC MICHEL/ ЛЮК МИШЕЛЬ/
LA NATURE A DES DROITS … L’ÉCOLOGIE RADICALE ET MOI !
http://www.lucmichel.net/2017/03/31/luc-michel-la-nature-a-des-droits-lecologie-radicale-et-moi/

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ECOLOGIE RADICALE : LA MAL-BOUFFE PILIER DE LA VISION CAPITALISTE ANTIECOLOGIQUE. LE CAS DE LA CRISE DES ŒUFS CONTAMINES

# LUCMICHEL. NET/

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« J’attends des autorités compétentes qu’elles élucident ce dossier rapidement et minutieusement. En particulier la Belgique et les Pays-Bas (…) Quelqu’un a clairement procédé avec une énergie criminelle pour frelater des oeufs avec un produit interdit »
– le ministre de l’Agriculture allemand, Christian Schmidt.

Crise des œufs contaminés : comment elle s’est propagée !?
Et comment elle est exemplative de la mal-bouffe industrielle qui menace directement la santé des européens avec la complicité de leurs gouvernement !
Venue des Pays-Bas, l’affaire a été révélée au grand public le 4 août mais en réalité, elle couvait depuis la fin du mois de juin …

JUSQU’OU IRA LA CRISE DES OEUFS CONTAMINES ?

Partie des Pays-Bas, elle s’étend à l’Allemagne, la Suisse, la Suède, la Belgique et aujourd’hui la France, ainsi qu’au Royaume-Uni. Ce feuilleton estival a débuté aux yeux du grand public le 4 août, lorsque la chaîne de supermarchés Aldi retire brusquement tous ses oeufs de la vente en Allemagne. Mais d’autres épisodes se sont joués en amont, en toute discrétion, dès la fin juin. Cette décision du discounteur fait suite à la découverte dans certains oeufs néerlandais et allemands d’un taux trop élevé de fipronil, un insecticide interdit dans le traitement des animaux destinés à la chaîne alimentaire par l’Union européenne, car dangereux pour le foie, les reins et la thyroïde. Au moins 10 millions d’oeufs sont concernés. Une mesure « de pure précaution », rassure toutefois le groupe allemand. Même en grande quantité, le fipronil est en effet considéré comme « modérément toxique » pour l’homme par l’Organisation mondiale de la santé (OMS).

QUI A ORGANISE SE SCANDALE CRIMINEL ?

« J’attends des autorités compétentes qu’elles élucident ce dossier rapidement et minutieusement. En particulier la Belgique et les Pays-Bas », pointe le ministre de l’Agriculture allemand, Christian Schmidt, dont le pays est le plus touché par ce scandale. « Quelqu’un a clairement procédé avec une énergie criminelle pour frelater des oeufs avec un produit interdit » !

Comment cet insecticide s’est-il retrouvé dans les étals des supermarchés de nos voisins européens ?

A l’origine, des éleveurs néerlandais et allemands ont acheté à la société basée aux Pays-Bas Chickfriend un antiparasitaire : le Dega-16. Sauf que celui-ci contenait illégalement le fameux fipronil, une molécule antipoux et tiques utilisée couramment dans les colliers insecticides pour chiens et chats. Selon les journaux allemands, Chickfriend se serait fourni auprès d’un distributeur belge de produits chimiques. L’homme est aujourd’hui soupçonné par les enquêteurs d’avoir commandé à une usine roumaine un médicament pour animaux contenant du fipronil et de l’avoir mélangé au Dega-16, avant de le commercialiser.

L’OMERTA DU GOUVERNEMENT BELGE DEPUIS JUIN …

Les autorités belges sont aujourd’hui clairement critiquées sur cette affaire. Elles ont en effet reconnu savoir depuis juin qu’il y avait « un problème » avec la contamination des oeufs, mais elles avaient gardé le secret pour éviter de gêner le déroulement de l’enquête pour « fraude ». Elles n’ont alerté les pays voisins que le 20 juillet …

… FAIT ECHO A CELLE DU GOUVERNEMENT FRANÇAIS !

Après avoir affirmé dans un premier temps que l’Hexagone n’était pas concerné, le ministère de l’Agriculture a annoncé hier que 13 lots d’oeufs contaminés en provenance des Pays-Bas avaient été livrés en France « entre le 11 et le 26 juillet ». Deux établissements de fabrication de produits à base d’oeufs, dans la Vienne et le Maine-et-Loire, sont concernés, précise le ministère. Celui-ci n’était toutefois pas en mesure de dire dans l’immédiat si les produits incriminés s’étaient retrouvés dans le commerce. L’enquête continue donc.

LUC MICHEL / 2017 08 08 /

* Lire sur LE PARISIEN :

http://www.leparisien.fr/societe/crise-des-oeufs-contamines-comment-elle-s-est-propagee-08-08-2017-7181259.php

(attention Média de l’OTAN ! Lire avec esprit critique …)

 * Ma position pour l’Ecologie radicale (Deep Ecology) :

Lire sur LUC MICHEL/ ЛЮК МИШЕЛЬ/

LA NATURE A DES DROITS … L’ÉCOLOGIE RADICALE ET MOI !

http://www.lucmichel.net/2017/03/31/luc-michel-la-nature-a-des-droits-lecologie-radicale-et-moi/

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TAV, STANZIATI 57 MILIONI DI EURO PER LE COMPENSAZIONI IN VAL SUSA: “ENTRO FINE ANNO FINANZIEREMO I PRIMI PROGETTI”

http://www.valsusaoggi.it/tav-stanziati-57-milioni-di-euro-per-le-compensazioni-in-val-susa-entro-fine-anno-finanzieremo-i-primi-progetti/

dall’UFFICIO STAMPA DELLA REGIONE PIEMONTE

Nell’odierna riunione, il CIPE ha approvato lo stanziamento di ulteriori 57,26 milioni per le opere compensative per i territori interessati dai lavori della Torino-Lione, che si aggiungono ai 9,56 già approvati con delibera 62/2016 e ai 32,13 già inclusi nel costo certificato, portando a circa 100 milioni le risorse complessivamente stanziate per le misure di accompagnamento.

Il Ministero delle infrastrutture, su proposta del Commissario di Governo e della Regione Piemonte trasmetterà al CIPE un primo programma di attuazione delle misure di accompagnamento non appena concluso il processo di condivisione con i soggetti partecipanti all’Osservatorio dell’asse ferroviario Torino-Lione.

Il CIPE ha inoltre preso atto della nuova articolazione in 5 Lotti costruttivi non funzionali della sezione transfrontaliera.

Un particolare ringraziamento al lavoro svolto dai funzionari del settore infrastrutture del MIT è stato espresso dal commissario di Governo – Paolo Foietta e dall’assessore ai trasporti della regione Piemonte, Francesco Balocco.

“Il lavoro congiunto con il commissario Foietta – ha dichiarato l’assessore Balocco – ha portato al riconoscimento e alla formalizzazione delle somme destinate agli interventi di accompagnamento come aveva dichiarato il ministro Delrio. Arriveranno importanti risorse che dovranno essere utilizzate per realizzare, con il pieno coinvolgimento di tutto il territorio, opere e progetti in grado di portare in valle uno sviluppo reale e  duraturo”.

“A settembre ci aspetta, nell’ambito dell’Osservatorio, un importante lavoro di condivisione e progettazione comune. Con la conferma delle disponibilità economiche daremo corso insieme alla Regione Piemonte e TELT al Patto del Territorio” dichiara il commissario Paolo Foietta “L’obiettivo è arrivare entro la fine dell’anno, insieme alla sottoscrizione del Patto, al finanziamento dei primi progetti, collegando così cronologicamente le misure di accompagnamento e di sviluppo del territorio, con l’inizio dei lavori nel cantiere principale del tunnel di base in Valle di Susa”

MEDITERRANEO – VENEZUELA: UOMINI E TOPI

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/08/mediterraneo-venezuela-uomini-e-topi.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 7 AGOSTO 2017

Insistendo nella mia campagna, nobilmente venefica e correttamente politicamente scorretta, contro i falsari, ipocriti, infiltrati, infingardi, onanisti del pulviscolo sinistro e di richiamo a quelli sedicenti della sponda opposta che tuttavia sui primi spargono foglie di fico, annuncio che, dopo aver rosicchiato il fondo nel corso degli ultimi anni nel segno di Soros, la più grande mistificazione giornalistica del pur poco limpido panorama storico e attuale italiano ha in questi giorni sfondato il fondo.

Il manifesto non raschia, sfonda.

Prima di passare all’argomento sul quale “il manifesto”, perfezionando il trapanamento del fondo, ha esercitato la punta d’acciaio, il Venezuela degli inviati all’ombra della Casa Bianca e di Langley sostituiti, con schietta adesione al Jobs Act, alla reproba caracasiana Colotti, mi s’impone un parallelo. Di Geraldina Colotti non condivido l’affermazione categorica, orba se non cieca, dell’integrità delle Brigate Rosse e affini (mica eravamo nella Germania di Baader-Meinhof, eravamo nell’Italia di Cia, mafia e P2), che mi pare piuttosto una non necessaria difesa della propria integrità. Ma le sue corrispondenze dall’America Latina sono stati in Italia l’unico controcanto cartaceo e audiovisivo, professionalmente impeccabile, al diluvio che pecore e scagnozzi al seguito della riconquista imperialista del continente hanno belato e latrato dall’inizio dell’assalto a Maduro e alla rivoluzione bolivariana. E che i nuovi washingtoniani del “manifesto” hanno ripreso con la solita perizia dell’infiltrato scaltro che dà un colpetto al cerchio e una mazzata alla botte.

Anche a me è capitato, tanto per confermarci nella convinzione che quanto si dice di sinistra, o con faccia tosta inaudita “comunista”, grattando anche poco poco (volendo grattare, vero Dinucci e Co.?), si rivela il volto sporco dell’ opportunismo, se non della controrivoluzione. 2003, dalle parti di maggio. La solita canea tuona contro Cuba (ancora in piedi) per aver arrestato spioni, terroristi e provocatori pagati dall’incaricato d’affari Usa. Per tutti, dal Corriere all’Avvenire, erano nobili “dissidenti”, “intellettuali”, “giornalisti”. Anche Bertinotti, appena emerso da un congresso in cui aveva abolito l’imperialismo, sposato il sub Marcos e Luca Casarini e proclamato la non-violenza, anche retroattiva per i partigiani. Avevo una rubrica su “Liberazione”, Mondocane, e quella puntata sfuggì al maggiordomo Sandro Curzi e rivendicò a Fidel il diritto di proteggere popolo e quanto restava della rivoluzione dagli sguatteri dell’imperialismo. Mi si licenziò come Geraldina. Su due piedi, alla faccia di norme, leggi e contratto. E di un granello anche microscopico di decenza morale. Procedimenti di destra per chi della destra ha assunto gli orizzonti.

Geraldina se lo poteva aspettare. Quando i duri scendono in campo, i molli gli raccattano le palle.

Torniamo alla stupro del fondo. Un bell’ “approfondimento” verso abissi maleodoranti “il manifesto” l’ha compiuto il giorno 6 agosto 2017 con uno sfondamento su quattro fronti: una velina sulla Somalia, in continuità con gli spurghi obamiani sull’Eritrea renitente alla sottomissione, dove tutto il terrorismo è degli Shabaab che colpiscono i mercenari dell’Amisom, forza interafricana che da anni brutalizza i somali per puntellare il fantoccio Imposto (per “il manifesto”, eletto) da neocolonialismo a guida Usa. Di lieve passaggio si parla poi dei comprensibilissimi bombardamenti Usa sui civili somali (finalizzati, come a Mosul, Raqqa e Deir Ezzor, a colmare i barconi dei trafficanti libici e le barcone dei trafficanti Ong). E neanche un’ombra di passaggio si dedica a chi ha scientemente e pervicacemente ridotto la Somalia nello stato contro cui gli Shabaab si ribellano. Per esempio la Folgore e i carabinieri, passati alle cronache per il fugone dalla Somalia dopo avervi lasciato tracce su prigionieri torturati e donne violentate.

Di prammatica e, nel contesto, facile facile, la stilettata alla Corea del Nord che con quattro missili in mare salvaguarda la propria esistenza da chi la circonda, e circonda il mondo intero, di basi (forze d’occupazione, 90 in Italia), esercitazioni e installazioni missilistiche, tipo il THAAD, proprio ai piedi del Nordcorea. Nulla ha da aggiungere “il manifesto” ai consiglieri militari (McMaster) di Triump quando si stracciano le vesti sulle “mortali minacce” di Kim Jong Un.. Chi tace, si sa, acconsente.

Per nulla sorprendente, alla luce di una russofobia storica (Astrid Dakli, albanese con la bava alla bocca, ricordate?) che non ha nulla da invidiare alle creatività paranoide di Hillary e dei suoi scagnozzi e padrini nello Stato Profondo, che il fidato giornale rilancia l’ennesima bufala di Novaja Gazeta, il quotidiano della “martire” Politovskaja che, oltreche lì, spargeva le sue intemerate contro Putin sull’ emittente Cia Radio Liberty/Free Europe. Giornale credibilissimo, dunque, che, a dispetto della repressione di ogni libertà di stampa dello Zar, esce regolarmente e oggi può pure imbastire un caso sul fermo di un immigrato clandestino ricercato in Uzbekistan. Niente fonti, niente verifiche, ma oltre ogni dubbio, maltrattamenti e pestaggi da parte dei secondini russi. Lo dice, e come potrebbe non dirlo, Amnesty International e, noblesse oblige, lo dice “il manifesto”.

Pinzillacchere, quisquilie rispetto all’armata di carri armati e la flotta di bombardieri che “il manifesto” lancia contro chi ha osato mettere in dubbio, no, addirittura sospettare, macchè, perfino, oddio!, indagare, accusare, confiscare, esibire prove di reati immondi, santi rigogli dell’umanitarismo europeo. Piccoli eroi della guerra che, a nome di dominanti globali, Soros e soci e subalterni, conducono contro chi pretende di essere lasciato in pace e a casa. Noi come campione di questa congerie abbiamo nientemeno che Roberto Saviano. Quello che, con libro e film, insegna ai napoletani come fare il boss. Mediatori del meticciato a perdere che, a costi immani e a prebende pur esse cospicue di operatori e finanziatori, agevolano la tratta di esseri umani a partire da chi li induce o costringe a lasciar casa, terra, famiglia, identità e, passando per traversie varie, compreso il do ut des tra trafficanti e Ong, arriva tra caporali e imprenditori schiavisti che, secondo Tito Boeri, gli fanno produrre l’1% del PIL

Scoperto con il sorcio tedesco di “Juventa” in bocca, anziché chiedere scusa ai suoi lettori per avergli fatto passare manigoldi della tratta umana per soccorritori, “il manifesto” si è attaccato alle pantegane Medici senza Frontiere e Save the children, appena un attimo prima che pure queste venissero inchiodate dagli inquirenti. Sfiga.

E così, anche per oggi, “il manifesto” ha fatto la sua porca figura e il suo porco lavoro. Sotto a chi tocca. Parliamo di Venezuela, recente tacca sul fucile con cui sinistri e destri sparano alla verità.

Venezuela: uomini e topi. E papi

Basta sapère chi c’è dietro la cosiddetta opposizione venezuelana per sapere chi va sostenuto, costi quel che costi. Dietro e con i golpisti del 2016-17, gli stessi del 2002 (Capriles, Lopez, Ledezma) che obliterarono presidenza, parlamento e tutte le istituzioni e instaurarono una dittatura sotto la guida di Bush, del suo consigliere Kissinger (quello dell’operazione nazista Condor), del segretario di Stato Colin Powell (quello delle armi di distruzione di massa di Saddam, a proposito di fake news), ci sta lo Stato Profondo Usa, cioè quel carcinoma planeticida composto da servizi segreti, armieri, banchieri e imprenditori apicali come i maltusiani Rothschild, Warburg, Goldman Sachs, Rockefeller, Bill Gates, tutta la lobby talmudista.

A dirci dello stato del mondo basta vedere come agli ordini e al servizio della suddetta consorteria si siano congiunti in unico blocco di cemento, da appendere al collo del popolo venezuelano, sinistre radicali, sinistre moderate, destre moderate, destre radicali, i grandi media e la manovalanza tipo “manifesto”, violenti e nonviolenti, lobby ebraica, cristiani integralisti e cattolici detti progressisti (un controsenso). In testa a tutti, svettante di bianco, il nonviolento par excellence, il caudillo del Vaticano con tutti i suoi cacicchi locali. Dismessa la maschera del “mediatore”, si è trovato con naturalezza dalla parte dei suoi: “Non riconosco la Costituente di Maduro!” ha tuonato. Segue scomunica? I suoi sono quelli stessi con i quali ha serenamente convissuto e collaborato quando torturavano e ammazzavano gli oppositori, ne passavano i figli ai carnefici e, al largo delle coste argentine, facevano volare dagli aerei migliaia di chavisti ante litteram. Dalla Siria al Venezuela, dai divorziati, pur sempre peccatori, al diavolo, pur sempre tra noi: è l’infallibilità del pontefice.

Intanto, dalla pioggia di merda fake news piovutaci addosso da questi facilitatori di imprese kissingeriane, estraiamo e buttiamo subito quel pacco di melma dei presunti brogli nelle votazioni per la Costituente. Il risultato certificato dalla Commissione Nazionale Elettorale di 8.089.320 è stato certificato dopiamente dalla scheda e dal controllo delle impronte digitali di ogni elettore. I documenti sono a disposizione dell’opposizione e di qualunque verificatore. Cosa mai verificatasi per la farsa del plebiscito del MUD del 16 luglio: elettori senza documenti, voti ripetuti a volontà dagli stessi votanti, tutti i registri bruciati una volta conclusa la buffonata. Verifiche impossibili.

I Black Bloc delle manifestazioni europee, additati dai benpensanti al ludibrio e all’ostracismo, anatemizzati come violenti fascistoidi, bastonati e carcerati dalle forze dell’ordine democratico (che, così provocate, possono magari anche trascendere, come a Genova), rispetto a quanto s’è visto in piazza in Venezuela a partire dal 2014, sono angeli del mutuo soccorso. Qui una vetrina infranta è vandalismo, un cassonetto di traverso un attentato all’ordine costituito. Lì, fili di ferro attraverso la strada per tagliare teste di poliziotti, assalti all’arma bianca, alla bottiglia incendiaria, alla rivoltella, agenti incendiati, sedi chaviste, negozi, edifici istituzionali dati alle fiamme, cecchini infilati tra i dimostranti (come li avevo visti al tempo del golpe del 2002). Si tratta di democratica protesta di popolo contro la dittatura. E chi difende l’ordine legittimo con idranti e pallottole di gomma, di quella dittatura è il custode.

Sono i classici due pesi e due misure cui siamo abituati dai primordi della lotta di classe. E anche da prima, quando bruciare pagani era buono e fare martiri cristiani era cattivo. Ma non è questo il punto. Il punto è che ogni schierarsi con la manovalanza sanguinaria che l’oligarchia sconfitta 18 anni fa spedisce in piazza (si parla di 15mila teppisti bene addestrati) equivale a far fare all’umanità tutta un passo indietro. Che poi equivale a un passo avanti verso l’abisso. E questo dovrebbe essere pacifico. Il punto è anche che una mattanza orrenda come quella del Messico dei 130mila ammazzati sotto gli ultimi due presidenti, delle 30mila sparizioni forzate, del giornalista ammazzato al giorno, degli innumerevoli femminicidi, del narcostato che, con la supervisione anche armata Usa, finge la guerra alla droga per massacrare contadini, lavoratori, studenti e sterminare oppositori, non solleva un ciglio. E neppure l’Honduras, che dopo il golpe di Obama e Hllary, è diventato il nuovo hub della droga per i mercati Usa e il mattatoio dei difensori del popolo e dei suoi diritti, come la grandissima Berta Caceres. E neppure la Colombia. Dove dall’inizio dell’anno sono stati uccisi 46 leader di movimenti sociali, mentre tra il 2012 e il 2017 ne sono stati eliminati 678. Sono specialisti dello sguardo orbo le sedicenti sinistre. Il PC argentino ha preferito stare con Videla piuttosto che con Peron.

Colpetto al cerchio, mazzata alla botte

Ma il punto vero è ancora un altro ed è l’immonda complicità dei cerchiobottisti in malafede e l’ottusità di quelli che, in buonafede, vanno lì a misurare col bilancino torti e ragioni. Tanto sono democratici i capi della sedizione venezuelana, Ledezma, Capriles e Lopez, da essere stati tra i promotori del colpo di Stato contro Chavez nel 2002 e dei successivi pochi giorni di dittatura vera. Sono gli stessi che per i loro pogrom di oggi godono del sostegno dei presidenti dei paesi neocolonizzati dagli Usa: Macri, Temer, Santos e Pena Nieto. E basterebbe per prendere posizione.

Il nemico principale di una sinistra che si ponga a difesa delle masse da riscattare o da difendere sono le destre reazionarie e l’imperialismo. Schiacciarli è la priorità assoluta. Allende sbagliò su diversi piani, ma come non stare dalla sua parte contro Pinochet? Quando si intravvede un golpe è essenziale individuare i responsabili della crisi: coloro che provocano un disastro non sono gli stessi che non sanno risolverlo. Vale per l’economia. Gli errori compiuti da Maduro e che Geraldina Colotti dovrebbe illustrarci con maggiore severità, sono numerosi e gravi. Ma i colpevoli della situazione attuale sono gli oligarchi teleguidati dagli Usa, del cui mostruoso tasso di criminalità sarebbe cecità dubitare. Non si devono confondere responsabilità di diversa natura.

Errori hanno riguardato gli andirivieni incerti su valuta, cambio e circolazione monetaria, su ricerca di consenso negli ambienti strutturalmente ostili (grande distribuzione, proprietà terriera, finanza), l’inaccettabile debito esterno causato in gran parte dal mancato sviluppo manifatturiero e agricolo e dalla dipendenza dal petrolio, gli insufficienti controlli sui prezzi e contrabbando e su chi li manipolava e gestiva, su chi non tagliava gli artigli a coloro che, utilizzando i non nazionalizzati circuiti privati, imboscavano e creavano penurie artificiali. La crescita di una cosiddetta bolibourgeoisie all’ombra di Chavez e Maduro ha prodotto inefficienze e corruzione, connivenza con miliardari travestiti da chavisti.

Ma il collasso della produzione, l’inflazione che ha comportato (insieme alla caduta del prezzo del petrolio) il taglio a interventi sociali, i limiti alla redistribuzione della ricchezza, insomma una frenata al più grandioso processo di emancipazione mai visto in America Latina dopo i primi anni della rivoluzione cubana, sono opera dell’oligarchia spodestata. Opera finalizzata a rovesciare Maduro, bloccare il processo bolivariano, recidere i legami, già insufficientemente curati, tra masse e istituzioni.Tornare al prima di Chavez. Cioè a quella diseguaglianza spaventosa, quella totale soppressione di diritti sociali e democratici, la miserabile dipendenza dal padrone yankee, che ha caratterizzato l’America Latina quando gli Usa ne avevano fatto il cortile di casa e che ora si è riaffermata in Honduras, Argentina, Brasile, Cile.

Nel bene e nel male che sta facendo, tipo riuscire a mobilitare la stragrande maggioranza del popolo, invisibile ai media occidentali; tipo non smantellare la burocrazia che ha soffocato la marcia verso il socialismo, Maduro non cede. Non è Tsipras. Non è Raul. Il chavismo non si arrende. Non è Syriza. La Costituente è una sacrosanta risposta al golpismo: fa emergere quello che vuole il popolo. Costituisce un’espressione democratica rispetto a un parlamento delegittimato, non solo dal golpismo endemico, quando dall’aver rifiutato di annullare l‘elezione di deputati segnata da crimini. Che le “sinistre”, se conservano un briciolo di onestà intellettuale e di integrità morale (non parlo del “manifesto”), piuttosto che con un Maduro, aggredito da tutti i fronti e da tutto il peggio del mondo, come Gheddafi, come Saddam, come Assad, come Milosevic, se la prendano con gli stronzissimi ricchi del Venezuela (infestati di predatori italiani), con i razzisti anti-indigeni e anti-proletari di Plaza Altamira, con la Cia e sue dependances, Amnesty International e Ong varie.

O vogliono Kiev a Caracas?

 

storie da libro cuore 2

no violenzasono solo bravate da ragazzi, niente di serio. Qualche stupro ed accoltellamento, magari le vittime sono state pagate per testimoniare il falso e seminare ODIO. Poi la gente non si fida più e non ci fa amicizia.
Aiuta un’anziana a portare a casa le buste della spesa e poi la violenta: 26enne in carcere
La 75enne è al momento ricoverata in ospedale per le ferite riportate: l’uomo l’avrebbe picchiata prima del presunto stupro
30 luglio 2017 10:09
Si sarebbe offerta di accompagnarla a casa per portarle la spesa e, una volta lì, l’avrebbe prima picchiata e poi violentata. Questa la ricostruzione dei carabinieri di Gioia del Colle relativa all’episodio denunciato da una 75enne venerdì scorso, finita in ospedale al Miulli per le ferite riportate durante il presunto stupro.
 
La ricostruzione della vicenda
Tutto sarebbe iniziato davanti ad un supermercato di Gioia dove l’aggressore, un nigeriano 26enne, era solito chiedere l’elemosima. All’arrivo della donna, secondo quanto raccontato da quest’ultima, l’uomo le ha dato una mano con le buste della spesa e insieme hanno raggiunto l’abitazione della 75enne. A quel punto sarebbe partita la violenza: prima calci e pugni, poi lo strupro. Il nigeriano poi sarebbe tornato davanti al supermercato come era solito fare ogni mattina. La donna è poi riuscita a chiamare il figlio per chiedere aiuto ed è stata trasportata da quest’ultimo all’ospedale Miulli di Acquaviva. Secondo le prime informazioni sarebbe in condizioni gravi viste le ferite riportate.
 
I carabinieri sono riusciti a risalire all’identità del presunto aggressore e ad arrestarlo. Il nigeriano, che sarebbe un ospite del Cara di Palese, è in carcere a Bari, accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni personali. È in attesa che il fermo venga convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale barese.
Vibo, anziano aggredito a bastonate e rapinato da un extracomunitario
E’ stato direttamente l’ottantenne a denunciare l’accaduto alla polizia. Ha riportato diverse ferite e sarebbe stato derubato di 70 euro in pieno giorno
 
Sarebbe stato aggredito a bastonate e rapinato di 70 euro da un extracomunitario. E’ quanto denunciato da un anziano di 80 anni residente nella zona della biblioteca comunale di Vibo Valentia. E’ qui che l’uomo, questa mattina, si era recato a buttare la spazzatura quando una persona di colore lo ha sorpreso alle spalle picchiandolo con un bastone e strappandogli da dosso il portafoglio con all’interno non più di 70 euro. Seppur ferito, l’anziano è tornato a casa e ha chiamato il 113. Sul posto si sono quindi recati i poliziotti della Squadra volente, diretta da Gianfranco Scarfone, ai quali l’uomo ha raccontato quanto accaduto. In corso le indagini per identificare il presunto aggressore e rapinatore. (mi.fa.)
Siena, migrante accoltella autista, spari per bloccarlo: doveva essere espulso
L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata
Un ivoriano di 19 anni ha colpito con tre coltellate al torace l’autista di un pullman di linea dopo una lite a bordo del mezzo pubblico a Monteriggioni (Siena). L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Chiamati da alcuni passanti, i militari sono stati a loro volta aggrediti dal migrante, che prima avrebbe scagliato contro una damigiana di vetro e poi li avrebbe attaccati con la lama. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata.
L’aggressione e l’intervento dei Carabinieri
Secondo la prima ricostruzione, dopo aver esploso alcuni colpi in aria, i carabinieri hanno potuto neutralizzare l’ivoriano sparandogli un colpo di arma da fuoco a una gamba.L’autista è ricoverato all’ospedale Le Scotte di Siena: per le ferite gravi subite dai fendenti tirati dall’ivoriano, avrebbe perso molto sangue. Il giovane africano è piantonato in reparto. Nessun carabiniere è rimasto ferito. Il fatto è successo verso l’ora di pranzo in località Santa Colomba, vicino a Monteriggioni, zona di forte richiamo turistico.
L’aggressore era ubriaco
I carabinieri hanno interrogato anche i passeggeri del bus e alcuni passanti. E’ emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita al conducente: alcuni passanti, che aspettavano il pullman al capolinea per ritornare in città, sono intervenuti e, facendosi «scudo», hanno interrotto la violenta aggressione. L’ivoriano è poi risultato essere in stato di ubriachezza. Il bus stava concludendo la corsa al capolinea di Santa Colomba di Monteriggioni (Siena). Sceso a terra, forse per una discussione avuta con l’autista perché non aveva pagato il biglietto (i carabinieri gli hanno trovato in tasca un’altra multa per non aver pagato il biglietto dell’autobus), l’ivoriano sarebbe andato di corsa a prendere il coltello in una casa vicina, che conosce, dove era stato ospitato come richiedente asilo. Quindi, ritornato alla fermata, si sarebbe scagliato contro l’autista, accoltellandolo. Dopo i primi tre colpi – sempre secondo la ricostruzione dei militari – l’autista, cinquantenne, sarebbe stato sbalzato fuori dal posto di guida, finendo a terra. Così, sarebbero intervenuti alcuni passanti, che l’hanno sottratto all’aggressione mentre, intanto, qualcuno ha dato l’allarme ai carabinieri. All’arrivo di una pattuglia, l’africano non si è fermato. Sono stati sparati dei colpi di pistola in aria e poi, uno, per bloccarlo, a una gamba. Ma l’ivoriano ha tentato la fuga in un bosco, dove è stato raggiunto poco dopo dai militari. Il coltello è stato poi recuperato dai militari vicino all’aggressore.
Era in attesa di espulsione
L’africano non risulta essere un islamico radicalizzato, ma un migrante problematico, con difficoltà legate all’alcol e già noto ai gestori dei programmi di accoglienza e alle forze dell’ordine per le sue intemperanze. Proprio a causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di richiedente asilo ed è in attesa di espulsione dall’Italia. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi. Sarebbe la stessa struttura, vicina al capolinea, dove si è procurato il coltello per aggredire l’autista. Ora è senza fissa dimora. Appena il 18 luglio scorso, alla stazione di Poggibonsi (Siena), il 19enne è stato arrestato dalla polizia ferroviaria per aver tirato un pugno a un controllore che gli aveva chiesto il biglietto causandogli un trauma commotivo.
29 luglio 2017 (modifica il 29 luglio 2017 | 22:32
Trieste, tre profughi arrestati per violenza sessuale su minorenne
I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19
Tre giovani migranti, un afghano e due pakistani, ospiti in un centro di accoglienza a Trieste, sono stati portati in carcere, perché ritenuti responsabili di due episodi di violenza sessuale su una dodicenne; il primo avvenuto sulla Scala dei Giganti e il secondo presso il giardino pubblico di Via Giulia. Per quanto riguarda quest’ultima vicenda, l’accusa è pesantissima: stupro di gruppo. I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19.
Minorenne stuprata a Trieste
Secondo la ricostruzione resa nota dalla Questura, la dodicenne si sarebbe incontrata con l’afghano in un locale di Piazza Goldoni e sarebbe stata quindi condotta sulla Scalinata dei Giganti, verso il parco di San Giusto. L’afghano avrebbe iniziato a baciarla e a molestarla. La ragazzina l’avrebbe respinto ripetutamente ma il giovane sarebbe riuscito ad immobilizzarla ed a violentarla. La dodicenne è ospite di una struttura di accoglienza ed è qui che l’educatrice, a cui ha raccontato il fatto, ha deciso di accompagnarla in ospedale per una visita. Il referto ha accertato la violenza. Alcuni giorni dopo, lo stupro di gruppo, sempre contro la minore. La Questura ha reso noto che gli accertamenti investigativi hanno consentito di appurare che gli arrestati erano consapevoli dell’età della ragazzina e che avevano abusato di lei. La Questura spiega ancora che la custodia cautelare, oltre che per la gravità degli atti compiuti, è stata disposta anche perché vi è il concreto ed attuale pericolo della reiterazione del reato.
 
Lega: “Castrazione chimica”
La Lega chiede la castrazione chimica. – “Nessuno sconto, nessun finto buonismo per i 3 criminali che hanno violentato la ragazza di 14 anni a Trieste. Delinquenti che non meritano nulla, solamente la castrazione chimica e l’immediata espulsione dal nostro Paese”. Lo ha dichiarato il capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga sull’arresto a Trieste di tre profughi con l’accusa di stupro di gruppo a danno di una quattordicenne.
 
“Siamo giunti al colmo – ha affermato il capogruppo della Lega- e la principale responsabilità di tali fatti incresciosi risiede nella vergognosa politica del Pd che ha permesso a questa gente di entrare e fare i porci comodi, senza il minimo rispetto dell’altro e di ogni base sociale. Un disastro che ha delle responsabilità politiche ben precise. Chi ha permesso e favorito l’ingresso incontrollato di questa gente, chi ha voluto la cosiddetta “accoglienza diffusa”, permettendo a queste persone di girare liberamente sul territorio senza alcun tipo di controllo, oggi deve solamente chieder scusa, dimettersi e andare a casa. Non ci sono più parole. E’ giusto che i responsabili paghino mettendoci la faccia e non con le solite frasi di circostanza. Serve un cambio di rotta radicale”.
 
Pd: “Condannare i colpevoli”
“La violenza –  commenta Ettore Rosato, capogruppo alla Camera del Pd – in particolare quella contro le donne è inaccettabile. Quella di gruppo, commessa a Trieste contro una ragazzina quattordicenne, spinge a chiedersi dove può arrivare la malvagità umana. Da padre, ne rimango ancor più colpito e mi aspetto che tutti agiscano con rigore e rapidità per accertare responsabilità e condannare i colpevoli”. “Suggerirei però sommessamente di non usare una vicenda così drammatica per fare polemica contro istituzioni che lavorano ogni giorno per garantire tra mille difficoltà la sicurezza della città”, conclude Rosato.
28 luglio 2017 07:44
L’ivoriano aveva picchiato un controllore appena dieci giorni fa
L’arrestato era stato rimesso in libertà ed era in attesa di espulsione
Proseguono le indagini dei carabinieri sul grave episodio accaduto a Santa Colomba (LEGGI Grave autista Train accoltellato da immigrato ivoriano). I testimoni sono stati sentiti dai militari ed è emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita all’uomo.
 
L’ivoriano, risultato ubriaco, pare non abbia gradito qualcosa detto dall’autista al capolinea di Santa Colomba, sia corso all’interno dell’abitazione dove fino a qualche tempo fa viveva come profugo, e sia tornato all’autobus armato di coltello, con il quale ha colpito l’autista, quarantaquattrenne di Rapolano Terme, più volte.
 
Il giovane della Costa d’Avorio era finito alla ribalta della cronaca lo scorso 18 luglio (LEGGI In treno senza biglietto picchia controllore) quando era stato arrestato dalla Polfer per aver picchiato un controllore sul treno a Poggibonsi. Ed in tasca gli è stata trovata una multa con la data di ieri. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi.
 
A causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di ‘richiedente asilo’ ed è in attesa di espulsione dall’Italia.
29 luglio 2017 20:29 Susanna Guarino
Romeno accoltellato da un giordano che viene colpito a martellate da un marocchino
Brutale rissa tra stranieri in mattinata in via Marocchesa a Mogliano Veneto, all’interno di un’abitazione abitata da senza tetto. Indagano i carabinieri
 
14 novembre 2016 17:49
MOGLIANO VENETO Un cittadino giordano di 27 anni ed un romeno di 26 anni sono ricoverati presso l’ospedale di Mestre per le ferite riportate nel corso di una violentissima rissa che ha coinvolto anche un terzo straniero, un giovane marocchino. L’episodio, sanguinoso, è avvenuto in mattinata a Mogliano Veneto in via Marocchesa, all’interno di un’abitazione diroccata divenuta negli ultimi anni un alloggio di fortuna per senza tetto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, impegnati nelle indagini sull’episodio, il cittadino giordano, al culmine di una violenta lite, ha afferrato un coltello ferendo con un fendente al petto il romeno. Per difenderlo dalla furia del suo aggressore il giovane marocchino ha a sua volta preso un martello e colpito il giordano. Il nordafricano si è poi dileguato. Entrambi i feriti, non in pericolo di vita, sono stati trasportati all’ospedale di Mestre per essere sottoposti alle cure del caso.
 
Questo è solo il primo round della vicenda, perché poi il paziente alle prese con i traumi al capo, il giordano, nel primo pomeriggio si riprende e pensa bene di mettere a soqquadro mezzo pronto soccorso. Pare volesse raggiungere l’accoltellato per “fargliela pagare”. I motivi li sanno loro. Dice che vuole ucciderlo. Sul posto intervengono i carabinieri, mentre l’esagitato dà filo da torcere a medici e guardie giurate. Sanitari e personale in divisa hanno il loro da fare per arginare la furia del giordano, il quale durante la colluttazione con la guardia giurata pare abbia addirittura cercato di impossessarsi dell’arma d’ordinanza. Senza riuscirci per fortuna.
 
Provvidenziale l’arrivo dei militari dell’Arma che, secondo testimoni, avrebbero ammanettato il giovane portandolo via. La sua posizione è al vaglio, visto il comportamento tenuto anche di fronte ai militarii. Per lui potrebbe scattare una misura di limitazione della libertà personale.
Venezia choc, gondoliere circondato e picchiato dalle borseggiatrici
VENEZIA – Piazzale Roma e stazione sono il termometro dell’esasperazione. Perché a volte l’assenza di decoro sfocia nell’allarme sicurezza, con ladri e malfattori di ogni genere in azione, al punto da mettere a dura prova la sopportazione di chi lavora in quelle zone. Clima teso, nervi a fior di pelle. La scena si ripete ogni giorno, tra la stazione e gli Scalzi: le borseggiatrici che adocchiano un malcapitato turista e gli esercenti dei banchetti di fronte alla chiesa degli Scalzi che le allontanano. Tra il ponte della Costituzione, la stazione ferroviaria ed i pontili delle fermate Actv, i flussi sono notevoli e le occasioni ghiotte per queste malfattrici, ormai ben conosciute dai commercianti.
 
Martedì, verso le 15.30, a tentare di mandar via le borseggiatrici ci ha pensato un gondoliere dello stazio Stazione, il quale è stato oggetto della reazione delle donne. Queste, secondo le testimonianze, erano tre, una cinquantenne e due ragazze più giovani. Hanno preso ad inveire contro il gondoliere e lo hanno circondato, colpendolo a una gamba e ferendolo con una bottiglia di vetro che avevano acquistato in un bar. Sono seguiti spintoni e nel frattempo sono intervenuti i colleghi del gondoliere aggredito, che è finito in ospedale per farsi refertare la ferita. La rissa, fra ingiurie e botte, è continuata per un po’, fino all’intervento di una pattuglia della polizia, che ha placato gli animi. Le borseggiatrici se ne sono andate e non si sono più fatte vedere.
Mercoledì mattina ce n’erano altre due, tanto per presidiare il posto di lavoro. Anche in questa occasione sono state allontanate dai venditori, che non le vogliono davanti ai loro banchetti e tentano quotidianamente di tenere pulita la zona nella quale lavorano. Impresa non facile: «Ci sono i neri con le borse all’angolo di Lista di Spagna – raccontano i commercianti – poi chi chiede la carità con i cani in braccio; dal tintinnare delle monete nella ciotola, questi questuanti, attività proibita con animali per ordinanza comunale, guadagnano un bel po’.
Più il là decine di porter con i carretti, che spesso li piazzano davanti ai nostri banchi e non sono rare risse per accappararsi i clienti. Sul ponte degli Scalzi operano gli scatolettisti. Per finire, le borseggiatrici. Coppie o terzetti di donne che si alternano. La polizia le conosce benissimo e talvolta le hanno anche fermate, ma evidentemente la legislazione è carente, tanto che poco dopo il fermo tornano imperterrite nella zona. Questa è la situazione nella quale lavoriamo e questa è l’istantanea della maggiore porta d’ingresso alla città».
di Tullio Cadorna
Venerdì 28 Luglio 2017, 19:15 – Ultimo aggiornamento: 28-07-2017 21:35