PACCHI DI REGIME – IL GIORNALISTA MARTIRE, IL SACRO VACCINO, IL BANDITO “RUSSO”

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/pacchi-di-regime-il-giornalista-martire.html

MONDOCANE

SABATO 22 APRILE 2017

Cari amici, avete tutto il tempo per spalmare la lettura su vari giorni. I miei interventi qui per un paio di mesi si diraderanno parecchio, visto che torno in strada con la telecamera. Teniamoci in contatto.

Alle prefiche che si stracciano le vesti su certi vittime, di questi loro clienti non gliene importa una beata cippa. Gli importa di estrarne quanta più merda possibile da lanciare sui nemici, propri e della cricca”. (Il sottoscritto)

Io NON sto con Gabriele

Momento magico per le fake news (notizie finte, false, contraffatte, truffaldine…). Cominciamo dal giornalista Gabriele Del Grande. Fake news possono essere anche rappresentazioni false di una persona o di una cosa. Nel senso del cetriolo dipinto di giallo per passare da banana, o del pubblicitario di hamburger presentato come dietologo. O di Mr. Hyde che si presenta come Dr. Jekill. E’ il caso del nostro concittadino detenuto nei CIE del Minniti turco. Evitiamo ora di fare il sillogismo “Erdogan non sta con Del Grande, Fulvio proclama di non stare con Del Grande, ergo Fulvio sta con Erdogan”. Sbagliato e anche becero. Lo auguro libero istantaneamente, ma non sto con Gabriele, come non stavo con Regeni e come “je ne suis pas Charlie”.  Non sto con Gabriele perché in tutto quello che ha prodotto e ahinoi diffuso, tra libri, articoli e filmati, la scarsa qualità contenutistica e formale è ampiamente compensata da una perfetta sintonia con quanto vanno dicendo e facendo in termini di guerre e stermini, inganni e calunnie, i peggiori arnesi dell’imperialismo e sub-imperialismo mondiale. Tutto qui.

Sono giornalista anch’io, ma non è che per questo devo stare con tutti i giornalisti cui capiti una seccatura, o un guaio. Sarebbe essere corporativi. Come lo sono, da autentici professionisti della corporazione, Beppe Giulietti, segretario FNSI e tutto il cucuzzaro della stampa di regime. Sto a ragion veduta, per dire. Con grande fervore sto con il direttore e il reporter di Cumhurijet che da messi languono nelle carceri  per aver documentato, in verbo e immagine, la fornitura di armi ai terroristi di Al Nusra e Isis da parte di Erdogan. E sto con le centinaia di loro colleghi fatti fuori, o dentro, per aver contato al sultano  i sozzi peli nel naso.

Del Grande, il Regeni.2

Sto per la stessa ottima ragione con quei comunicatori fuori dal giro, dalle prebende e dai ricatti, che la nuova legge di Frau Merkel destina a colonna infame e carcere, o che la magistratura austriaca sbatte al gabbio perché hanno tolto due unità alla conta dei sei milioni dell’Olocausto. Sto con rispetto e devozione con Udo Ulfkotte  della Frankfurter Allgemeine Zeitung che ci ha documentato come l’80% dei notabili della categoria in Europa fossero a libro paga della Cia (e, dunque, morì a 56 anni, nel gennaio scorso, senza aver avuto il minimo sintomo di malattia). Sto con  tanti colleghi in rete, con o senza la consacrazione dell’Ordine dei Giornalisti, che duellano con i bonzi e mistificatori dei grandi media come Davide con Golia, come Hans e Sophie Scholl (martiri antinazisti) con Goebbels.

Non sto con nessun giornalista del “manifesto”, prima pagina e gigantografia ”Sto con Gabriele”, tanto meno con quelli che gli forniscono foglie di fico e finiscono anch’essi con l’essere solo chiacchiere e distintivo. E come non stavo con Giulio Regeni, santo e martire, perché uomo legato a centrali spionistiche angloamericane dirette da delinquenti patentati e inventori di squadroni della morte, così non sto con Gabriele Del Grande, uomo con dietro un gangster finanziario, sociocida e genocida, George Soros. Spero che esca libero subito subito, quanto i suoi famigliari e quelli che, perfettamente a loro agio nelle fake news del tipo “occultamento di chi c’è dietro”, starnazzano come ossessi contro la morte della libertà d’espressione in Turchia e ora ci rinnovano i fasti del Regeni con chiassate di piazza e gigantografie sui municipi (figuratevi cosa ci scaraventeranno addosso al suo ritorno!).   

Due Simone, Vanessa e Greta, il gioco è sempre quello

Ci risiamo. La messinscena è sempre quella. E pure il fine. Ricordate la farsa delle “Due Simone” in Iraq nel 2004, sottratte alla resistenza anti-Usa, accolte incappucciate in mezzo al deserto da due guitti istituzionali con telecamere allineate. Ci costarono milioni per il riscatto. Ricordate le due crocerossine di Al Nusra, Vanessa e Greta, spedite in Siria da un emissario dei terroristi, recuperate dopo che erano state “sequestrate” dai jihadisti a cui avevano portato kit di pronto soccorso. Ci sono costate 11 milioni. Del Grande ci costerà di più: forse niente riscatto, ma una vaccinazione di massa contro il virus della verità.

Fortress Europe, blog da vedere, ma con protezioni ABC

Dei 136 giornalisti incarcerati in Turchia (la metà di tutto il mondo), 135 sono dentro perché di fastidio al sultano, al suo despotismo, alla sua guerra e ai suoi traffici con i terroristi. Uno, l’italiano, no. Il suo lavoro era perfettamente in linea con opera e strategia di Erdogan. Salvo che forse Erdogan non gode delle sovvenzioni del gangster kazaro ungherese. Non ne ha bisogno: le spreme dall’UE, dal suo stesso popolo e dai suoi mercenari Isis-Al Nusra. Invece Del Grande ne gode. Il suo blog, “Fortress Europe”, nei contenuti e nella forma del tutto assimilabile alle vulgate diffuse a giustificazione dei propri crimini da Cia, Mossad, Soros e l‘intero establishment Impero-vassalli, ottiene finanziamenti della Open Society Foundation di Soros. La stessa che da Kiev a Caracas, da Beirut a Bengasi, da Tblisi a Budapest e a Damasco, fomenta insurrezioni più o meno violente, più o meno armate, contro i governi legittimamente costituiti e ne sprofonda nel caos e nello spopolamento i paesi.

Si vedano le due linee guida dei lavoro di Del Grande come emergono chiare e coerenti dal blog “Fortress Europe”: l’entusiastico sostegno ai partigiani e democratici rivoluzionari che hanno ridotto in frantumi un paese prospero e pacifico come la Libia e stanno provando, di nuovo per conto Nato, Usa, Israele e tirannie del Golfo, a fare la stessa cosa in Iraq e Siria, insieme alla demonizzazione di chi vi resiste e del quale non ascolta o riferisce la minima voce; la ossessiva denuncia dei migranti vittime del razzismo e della chiusura europee, occultando meticolosamente di individuare correttamente le cause, i mandanti e gli obiettivi del fenomeno. Tutto questo è in perfetta sintonia con pensiero ed azione dell’equipe del Dr. Frankenstein, operante nei laboratori sparsi tra Pentagono, Langley, Wall Street, Londra, Parigi, Tel Aviv, Ankara, Riad, come dei suoi apprendisti stregoni impiegati sul territorio.

Erdogan-Del Grande, trova le differenze

Con i massacratori misuratini  di migranti e di libici neri, i cui orrori su prigionieri e donne mi sono stati riferiti nel dettaglio da un jihadista di Misurata pentito (vedi il docufilm “Maledetta Primavera”) e che fecero addirittura fuggire dalla città i pur solidali Medici Senza Frontiere, promossi a rivoluzionari democratici (alla stregua di Rossana Rossanda); con i tagliagole, scuoiatori, crocifiggitori, stupratori di Isis, Al Nusra, FSA, elevati a “partigiani”, Soros e consorteria imperialista varia non potrebbe sognare portavoce migliore. Come è possibile allora che, con un padrino naturale come Erdogan, sostenitore, fornitore e armatore dei jihadisti, Del Grande sia stato rinchiuso dalla polizia dello stesso Erdogan? Perchè ha contattato “terroristi”? Ma se sono l’armata di complemento di Erdogan! Perché gironzolava senza permesso stampa? Perché passava il confine non autorizzato? Ma se lo fanno 24 ore su 24 (per non dire la scemenza “h24”) tutti gli agenti, sicari, spioni, trafficanti, mercenari che Nato e il sultano vogliano!

Non scherziamo. Lasciamo minchiate di questo genere agli utili idioti e amici del giaguaro che ne alluvionato i giornali e ne fanno colare i liquami dagli schermi (tutti i TG, tutti i talkshow, “Gazebo” del satirico di regime Zoro, “Nemo Nessuno Escluso” della coppia vanesia-svampito Petrini-Lucci, che riattaccano i cocci della bufala armi chimiche di Assad e, dato che escludono nessuno, escludono categoricamente le prove della bufala). Provino a chiedere al loro Gabriele di esprimersi sui 70 bambinelli fatti a pezzi dai suoi “partigiani” che, mentre rientravano nella patria liberata, li avevano attirati con le patatine Questa foto è di una bimbetta lì sopravvissuta.

Gli chiedano perché, oltre che delle vittime del satanico Assad, non si occupa dei 1.546 bimbi sterminati in Yemen dal 2016, degli 8,1 milioni messi alla fame, dei 150 presidi pediatrici distrutti dai protettori sauditi dei suoi “rivoluzionari democratici” .

E’ gente che sancisce il proprio discredito, la propria ignoranza o sudditanza, spappagallando falsità e raggiri commissionati dalle note centrali e negando pervicacemente il diritto alla parola dell’altro. Il per niente infondato sospetto è quello di una messa in scena sapientemente orchestrata da Erdogan d’intesa con i regimi e servizi Nato e Sion. Abbiamo per le mani un eroe della battaglia mediatica contro i turpi dittatori Gheddafi e Assad, un vindice dei disperati che il mare divora e l’Europa respinge. Come nel caso del Saviano anti-camorra di “Gomorra” il piedistallo c’è. Per ergervi la statua occorreva il martirio: la prolungata detenzione, le vessazioni, il diniego all’incontro con i propri diplomatici e legali, lo sciopero della fame, la paura del peggio. Sai quanto, a felice soluzione combinata, gli allori di cui Del Sette cinge i sicari dei genocidi e le falsità e gli anatemi che lancia sui loro nemici diverranno testi sacri con cui, come tutti i testi sacri fanno, coglionarci tutti!

Fate caso al sincronismo tra un New York Times che, finalmente mostra le carte proclamando che è tempo di collaborare con l’Isis, naturale alleato, e di farlo vincere (era l’intenzione dall’inizio, ma poi s’erano inventati la “guerra al terrorismo”); la False Flag delle armi chimiche e lo scatenamento missilistico di Trump sulla Siria, con annuncio di imminente invasione; e la vicenda Del Grande, propedeutica al suo nuovo libro sui “partigiani jihadisti” e sulla naturale alleanza che si è stabilita tra loro e le popolazioni che felicemente se ne fanno governare (come, del resto, ampiamente dimostrato dai fuggiaschi controvoglia dall’Isis a Mosul e da Al Nusra ad Aleppo).

La gloria del martire, le fatiche di Sisifo

E lo tsunami è subito partito, con i soliti primi attori, attori non protagonisti, figuranti, comparse, veline. Una magnifica troupe di presstitute. La stessa del caso Regeni. Altrettanto graniticamente impegnati a occultare la vera identità del soggetto, per quanto documentata dai suoi trascorsi e presenti. Se non lo rilasciano presto, avremo le gigantografie sui municipi e i presidi di Amnesty e pacifinti in piazza. Sarà peggio dello sbarco in Normandia. Se lo lasciano presto, ce lo vedremo rifilato, insieme al nuovo libro, a schermi ed edicole unificate, fino a quando  non apparirà, come Zelig, accanto al papa nella finestra dell’Angelus. Il libro andrà a ruba e il macigno che noi, altrettanti Sisifo, dobbiamo  tornare continuamente a spingere su per la montagna sarà ancora più pesante.

Ho parlato di utili idioti e amici del giaguaro. Eccovene un campione tra quelli che hanno firmato l’appello per Del Grande. Trovate un po’ voi chi appartiene all’una o all’altra categoria. Tutti amici di “Fortress Europe”, molti senza averne mai neanche annusato gli afrori kosher.

Tra le associazioni e gli enti firmatari catanesi figurano: Borderline Sicilia; Borderline-Europe; Asgi sezione Sicilia; Rete Antirazzista Catanese; Cooperativa Quetzal – La Bottega Solidale – Modica; Filieque Iblee – Modica; Chiesa Cristiana Evangelica Battista – Catania; Chiesa Evangelica Valdese – Catania; Associazione culturale Gammazita; Catania Prc; Catania Coordinamento regionale dei comitati No MUOS; Circolo Città futura – Catania.

Pensierino cattivo. Chissà se spunta qualcuno che faccia un po’ di casino per il giornalista del Senegal, arrivato clandestino in gommone e detenuto da sei mesi nel CIE di Ponte Galera? Gli hanno mandato l’avvocato e il console? Hanno tappezzato di sue foto i municipi? Si sono mossi Alfano, Manconi,  il manifesto, la lobby, Saviano e Formigli? Ha monitato Mattarella? Si sono stracciati le vesti tv e giornali? Hanno iniziato a costruirgli un monumento?

E ora, brevemente, alle altre due grosse fake news del momento.

A morte il negazionista. Anche del vaccino.

Forse se l’aspettavano, come quelli che, dopo Regeni contro Al Sisi, in questi giorni  si giocano Del Grande contro Assad. Entrambe battaglie mirate a far prosperare la quinta colonna già colonialista, ora imperialista, dei Fratelli Musulmani. Un’ineccepibile, per completezza, correttezza, equilibrio, deontologia, trasmissione di Report, realizzata dal mio bravissimo ex-collega e amico al TG3, Sigfrido Ranucci, sulla questione vaccini ha commesso il crimine massimo, l’imperdonabile. Dopo aver ribadito la sua fede nell’utilità dei vaccini in generale (che io non ho e lo pagherò sul rogo), ha dato voce anche all’altro versante. A quella nutrita e del tutto responsabile schiera di scienziati, medici, cittadini, onorati anche dall’ospitalità offertagli dalle più rispettate riviste mediche, e a quei portatori di tragici casi con molta evidenza derivati dal vaccino contro il Papilloma virus che attacca la cervice dell’utero, i quali, sulla base di ricerche e dati statistici, ritengono ci sia il sospetto di effetti negativi, anche gravissimi, di quel vaccino e di altri, e che di conseguenza andrebbe, intanto, applicato il principio di precauzione e, poi, approfondita la ricerca.

Anche qui sbarco di Normandia. Il negazionista Ranucci va raso al suolo con tutti i ciarlatani complottisti che propagano irresponsabili negazionismi suscettibili di provocare danni irreparabili a milioni di bambini, fino a, quasi quasi, l’estinzione dell’umanità. Scatenamenti virulenti di supercompetenze mediche, scientifiche, istituzionali, come quelle della ministra Lorenzin, di tutt’altra estrazione e per la quale la formazione medica vale la mia in astrofisica dei buchi neri. Indignazione parossistica, bimbetti a rischio di venire sterminati dai criminali negazionisti, l’urlo “scienza! scienza! “a sfondare i timpani  e il diritto ad avere un pacato confronto in tv, sui giornali, nelle aule scolastiche e universitarie. L’aspettavano, il botto di Ranucci. Sapevano bene che la contestazione ai dogmi miliardari di Big Pharma montava. Occorreva il pretesto. Difatti subito, come le emergenze antidemocratiche permanenti dopo un attentato terroristico, regioni che impongono il vaccino obbligatorio (visto che la morte, obbligatoriamente sotto controllo di Stato o di Chiesa, gli è sfuggita), ordini dei medici che radiano membri dal curriculum eccellente, ma macchiato dal dovere costituzionale che lascia ai cittadini il sacrosanto diritto di scelta. Manco fosse stata presa a schiaffi Eva Curie. E non una consorteria di speculatori truffaldini dal curriculum nero come Mengele. Hanno resuscitato Urbano VIII e hanno riprocessato Galileo Galilei. Un regresso di mezzo millennio.

Tutto la mia ammirata solidarietà al dr. Roberto Gava di Treviso, radiato dai pretoriani di Lorenzin e Big Pharma tutto il mio eticissimo odio a Big Pharma e ai suoi innumerevoli delitti. Come anche al Tribunale d’Ivrea che, nel quadro di un vero e proprio contrappasso rispetto a quelli che ululano contro chi non concorda sui vaccini, ha riconosciuto che un telefonino aveva provocato il cancro al cervello a un operatore di Telecom, sancendo così il legame tra cellulari e tumori, mai ammesso e tantomeno comunicato dalla “scienza”. Per la verità, bastava aver visto un bicchiere d’acqua bollire se posto accanto a uno di questi aggeggi.

Big Pharma, verso la sesta grande estinzione?

Non mi addentro nella diatriba, non ne ho la qualifica. Ma qualcosa so molto bene. Che tutto quello che fa Big Pharma e fa fare ai medici trattati a vacanze nei mari del Sud, prebende, convegni, riconoscimenti, è ombreggiato da un retro pensiero: avere (produrre) tante malattie per vendere tanti farmaci, fare tanti soldi e lobbizzare alla sudditanza la politica. Finchè c’è gente. Poi si vedrà. Il mio primo reportage sul tema lo feci per Paese Sera ad Aquisgrana, dove l’illustrissima Chemie Gruenenthal fu processata per aver mantenuto in commercio per anni  il Talidomide, farmaco antinausea per puerpere,  di cui i dirigenti sapevano che stava producendo migliaia di malformazioni nei nascituri. Anni ’60.

Anni ’90: viene ritirato dal commercio e sparisce l’AZT che, per gli indiscutibili propugnatori dell’esistenza del virus HIV e, dunque, dell’AIDS, ricettori di fantastilioni per le loro ricerche e i loro istituti e associazioni, doveva curare quella sindrome. Ma non la curava. Anzi, ammazzava quelli che alla sindrome scampavano. L’avevano creato negli anni ’60. Non serviva a niente. Bisognava trovare una malattia su cui fargli produrre profitti. La trovarono con l’AIDS, un virus che per sei Premi Nobel è una truffa. Come con l’amianto, come con l’uranio, lo sapevano. Ma  lo tacevano. E uccidevano. Come le divinità dell’elettronica, Steve Jobs, Bill Gates, Tim Cook, sapevano che le onde elettromagnetiche dei loro apparati ci avrebbero distrutto il cervello. Ma ci puntavano proprio, via tumori, o via rimbecillimento e perdita del rapporto con la realtà. E’ il mandato affidatogli.

Pochi sono in grado di sancire chi, in fatti di scienza abbia ragione. Ma mille indizi, vale a dire mille malefatte, fanno una prova granitica di cosa siano e come operano i farmaceutici e i chimici in generale. Basterebbe solo la successione di epidemie farlocche che di Big Pharma fanno uno dei tre poteri dittatoriali del mondo, insieme ai petrolieri e agli armieri. Oppure quel trucco “scientifico” per cui ogni tanto le case farmaceutiche abbassano la soglia oltre la quale colesterolo, pressione e altri fenomeni diventano pericolosi e richiedono terapie. Scendere da 150 di pressione a 135 vuol, dire solo unacosa: milioni di ipertesi in più, milioni di dosi di statine (nocivissime) in più, milioni di talleri in più. Facile, no?

Una certezza però c’è sui negazionismi, fondati o meno che siano, di vaccini, olocausti, verginità di Maria, scie chimiche, santità di Padre Pio, sbarco sulla Luna, l’11 settembre. Chi li sfotte, perseguita, proibisce, punisce, manifesta debolezza della convinzione, insicurezze sull’argomento. Ne ha paura. Il che produce un perché grande come le Torri Gemelle. Complimenti ai 5 Stelle, gli unici che hanno espresso una posizione corretta, democratica.

Da Gladio a Igor il russo

La qualifica, del tutto infondata di russo e, addirittura di ex-membro dei terribili reparti siberiani di Putin, per poi finire riconosciuto serbo, comunque slavo, è solo l’effetto collaterale dell’operazione Igor Vaclavic, alias Ezechiele Norberto Feher. Per capire l’obiettivo principale basta ravvivare un tantino la nostra maltrattata memoria e andare a ritroso attraverso una serie di serial killer, la Banda delle Coop, i poliziotti e agenti killer della Uno Bianca, il terrorismo Stato-mafia, tutti attorno allo spartiacque tra prima e seconda repubblica, dopo il crollo del Muro, grande ricambio di gruppi d’interesse e relativi rappresentanti politici. E, risalendo, la strategia della tensione, le stragi e il golpe Borghese quando l’assetto capitalista-atlantista vacillava sotto i colpi di un movimento di massa, De Lorenzo tentato golpista e Stay Behind formalmente per sabotare un’occupazione sovietica, effettivamente per spostare a destra l’asse del paese. E dietro, sempre, la Cia.

Il fenomeno Igor è un episodio minore, ma forse il segnale di qualcosa che va avviato e di cui si sperimenta l’effetto. L’effetto collaterale è l’inserimento del ferocissimo ectoplasma (finora è solo presunto killer di due persone) nel filone geopolitico della russofobia e, per estensione, della serbo- e dunque slavofobia che, oltre tutto, ci assolve dal peccato di aver ucciso la Jugoslavia. Eccelso il razzismo hitleriano, o l’eugenetica Usa, con cui tale Veronica Tomassini sul “Fatto Quotidiano” ha tratto dall’operazione Igor lo spunto per parlare di una ”crudeltà slava e balcanica che è intraducibile e che risale alla radice di uno spirito nazionalista nel quale i giovani militari serbi venivano addestrati alla dissoluzione cieca e all’esaltazione del delitto… a uccidere una colomba a morsi… fino a sentirne la carne palpitare,  il liquido rovinare tra i denti, in bocc… Igor, eccola la crudeltà slava chiusa con una smorfia… riassume il gene… che distrugge per distruggere”. Vi risparmio il resto di questo delirio, anche perché fa abbastanza schifo. Qualche boia come Clinton, Woytila, Schroeder e D’Alema,  ne trarrà conforto.

Un finto russo per abituarci al gendarme a capo del letto.

E’ in corso l’impiego, delirante come i rigurgiti della Tomassini, di uno schieramento da invasione della Polonia, poliziesco e militar,e come non s’era mai vista sul territorio nazionale: forze speciali, truppe da sbarco, arditi incursori, carabinieri del Tuscania, reparti d’assalto di tutte le armi e polizie. Mancano solo le armate dell’Impero Galattico. Insomma Kabul. La più gigantesca e tecnologica caccia all’uomo mai scatenata, sul modesto spazio di 50 km quadrati, tra Bologna e Ferrara, dove tutto è piatto come un bigliardo, senza un anfratto, una grotta, un cunicolo, uno sprofondo. Quattro spegassi per alberi. Hanno mezzi per registrare ogni nostro passo e pensiero anche solo bisbigliato, ogni nostra intenzione, beccano il dna dal colpo di tosse per strada, hanno droni e satelliti che individuano scarafaggi tra le zolle. Ma da inizio aprile Igor è imprendibile. Bastano quattro canne, un canale, una zattera, a sottrarcelo.

Basta scherzi. Ricordate i Ros del colonello Mori che non perquisisce il covo di Riina e non cattura un Provenzano bell’e inchiodato? Qui si deve far grancassa mediatico-militare, sperimentare il controllo militare del territorio come in Val Susa, disorientare e spaventare la popolazione, tutta quanta a rischio di essere sgozzata da Igor, lo sa bene laTomassini. E più è spaventata la popolazione e più si ritrae nel suo guscio e si frantuma la società e meno si pensa alla catastrofe sociale, culturale, economica e politica italiana, che è peggio della pioggia di rane sull’Egitto, e più diventiamo come gli americani: ognuno titolato dalla legge sulla legittima difesa ad armarsi e a sparare al prossimo se solo fa bau. Così si dissolve la società e l’élite si rafforza.

Lo prenderanno, Igor, o lo faranno sparire per sempre. Una volta che anche l’effetto principale risulterà bene avviato. 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:09

ADDIO ADRIATICO: SPECTRUM DA’ IL COLPO FINALE

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/07/addio-adriatico-la-spectrum-da-il-colpo.html

Su La Testa!

di Gianni Lannes
E’ una condanna a morte decretata a tavolino, mentre tanta gente se la spassa in riva al mare, nel cuore di un’altra estate anomala, e lacasta dei politicanti italidioti (abominevoli parassiti sociali) al servizio degli interessi stranieri vomita futilità. Comunque, sisprofonda in tutta fretta verso il disastro finale, però, con tutte le autorizzazioni previste in carta bollata dalla legalità mafiosa. 

«Non è attività di ricerca»: in base a questa incredibile motivazione i giudici amministrativi regionali del Lazio hanno respinto l’istanza della Provincia di Teramo, di 7 Comuni della costa teramana e di altri 2 Comuni marchigiani contro il decreto di Via rilasciato in favore della Spectrum Geo Limited. Che quindi potrà cercare gas e petrolio in una zona che va dalle coste della Romagna fino al Salento, per poi vendersi i diritti a rubare gli idrocarburi alle solite multinazionali impresentabili come la Shell o la Total. 

Gargano: uno dei 7 capodogli assassinati dalle attività disumane – dicembre 2009

Si tratta di un’area vasta ben 29.910 chilometri quadrati, a cui vanno sommati altri 35 mila chilometri quadrati concessi dalla Croazia alla stessa società. E’ il totale che fa la somma: 64.910 chilometri quadrati vuole dire accaparrarsi tutto il mare Adriatico, con conseguenze ambientali incalcolabili sul fronte dell’inquinamento, della subsidenza e dell’erosione costiera. Notoriamente, le estrazioni di idrocarburi minano la stabilità del sottosuolo e possono provocare terremoti. Inoltre, hanno un grave impatto sulla fauna, soprattutto a danno dei sensibili cetacei.    

L’autorizzazione a devastare l’Adriatico, definita “compatibilità ambientale”, è stata rilasciata dai ministri dell’Ambiente e dei Beni e attività culturali. I ministri Galletti e Franceschini (entrambi nati in Emilia Romagna), come hanno potuto dare il via libera, quando il mare Adriatico impiega un secolo per ripulire la sue acque superficiali?


L’attività è quella di prospezione descritta da due istanze presentate il 26 gennaio 2011 per altrettante aree dell’Adriatico, la d1 BP SP (per 13.700 chilometri quadrati, da Rimini a Termoli) e la d1 FP SP (per 16.210 chilometri quadrati, da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme) entrambe riperimetrate il 29 gennaio 2016. Gli enti locali contestavano la procedura seguita dai ministeri competenti e che ha portato al decreto favorevole di Via, fino alla mancata valutazione ambientale strategica (VAS).


Dunque per il Tar, la Via è legittima, soprattutto perché non si tratta di attività di ricerca, ma di prospezione. Secondo il noto dizionario della lingua italiana Zingarelli, il termine “prospezione” vuol dire testualmente: «esplorazione del sottosuolo condotta con vari metodi e per molti scopi». La parola “esplorazione” significa alla lettera: «indagine diretta su cose o zone sconosciute». Vale a dire, inequivocabilmente, ricerca propedeutica all’estrazione di idrocarburi di pessima qualità (petrolio amaro). Allora, queimagistrati amministrativi non conoscono la lingua italiana. Ma quei togati come l’hanno avuto il posto fisso? O c’è di peggio dietro certe inqualificabili motivazioni per distruggere l’Italia?

Il presidente della Spectrum, Rune Eng, conferma che i dati finora raccolti «Indicano una grande potenzialità della parte croata dell’Adriatico», ma invita alla prudenza: «È ancora troppo presto per parlare delle quantità ma l’Adriatico orientale è senza dubbio molto attraente per le corporations internazionali dato che il mare non è molto profondo, fatto che riduce notevolmente il costo delle piattaforme per l’estrazione, in paragone ad altre parti del mondo, come in Africa o in Brasile».

I giacimenti di petrolio e di gas, sia pure di pessima qualità, fanno gola ad una ventina di multinazionali petrolifere che hanno già acquistato dalla Spectrum  la documentazione raccolta. La Croazia ha pubblicato un primo bando per le concessioni gasiere e petrolifere. Una procedura forse un po’ troppo “svelta” rispetto alle normative che l’Unione europea ha approvato dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Infatti il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas e prevede norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali e dalle maree nere derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare. Ma Ivan Vrdoljak, ministro dell’Economia croato nel 2014 ha dichiarato: «Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione». Secondo Vecernji list l’operazione porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in 4 anni.

Il 25 novembre 2013, l’eurodeputato Andrea Zanoni ha  presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la Spectrum sta conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando «La pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino».

Mentre dal lato italiano dell’Adriatico la contrarietà a prospezioni e trivellazioni offshore di petrolio e gas si fa sempre più forte, la Croazia, ultima entrata nell’Unione europea, punta molto sullo sfruttamento dei giacimenti che ci sarebbero davanti alle sue coste dove è tornata la foca monaca. Due anni fa il ministro dell’economia della Croazia, Ivan Vrdoljak, aveva invitato i giornalisti sulla Seabird Northern Explorer, la nave della compagnia norvegese Spectrum, che per conto del governo di Zagabria ha realizzato l’esplorazione delle risorse petrolifere offshore, confermando che «Ci sono forti e concreti indizi che nel sottofondo marino della parte croata dell’Adriatico potrebbero esserci ingenti risorse ancora non scoperte di petrolio e di gas».

La “Multi-Client 2D seismic acquisition survey offshore Croatia” della Spectrum  copre la maggior parte dell’off-shore croato  con una griglia 5 km x 5 km. L’indagine si collega a dati sismici dell’Adriatico italiano rielaborati da Spectrum, fornendo così una  valutazione a livello di bacino e «Confronti con analoghi campi di produzione di petrolio e gas nel vicino Adriatico italiano Adriatico – dice la società norvegese – l’acquisizione sismica iniziata nel settembre 2013 e si è conclusa il 19 gennaio 2014. Prodotti i finali saranno disponibili dall’aprile 2014».

I dati raccolti dai norvegesi dimostrerebbero quello che gli ambientalisti italiani e croati temono: «L’esistenza di giacimenti di petrolio e di gas» che fanno già gola ad una ventina di multinazionali petrolifere che hanno già acquistato dalla Spectrum la documentazione raccolta, cosa che non disturba Vrdoljak, che anzi ha detto che «Numeri più precisi sulle quantità delle risorse si sapranno dopo un’analisi dettagliata dei dati e un ulteriore ciclo di esplorazioni» e intanto ha annunciato che la Croazia pubblicherà già ad aprile un primo bando per le concessioni gasiere e petrolifere. Una procedura forse un po’ troppo “svelta” rispetto alle normative che l’Unione europea ha approvato dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Infatti, il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas e prevede norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali e dalle maree nere derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare. Ma Vrdoljak tira dritto: «Sembra che la Croazia possa essere uno dei pochi Paesi europei che possiedono molte più risorse di gas e petrolio del loro fabbisogno e potrebbe, entro la fine di questo decennio, trovarsi nella posizione di una piccola Norvegia, diventando uno snodo energetico dell’intera regione». Secondo Vecernji list l’operazione porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in 4 anni.

Attualmente esistono 107 piattaforme offshore dedicate all’estrazione di gas naturale, che sono ubicate per la quasi totalità nel mare Adriatico. In particolare 68 sono operative nel Nord Adriatico (costa romagnola), e 33 in Centro Adriatico.  Proprio  nel  settore petrolifero, attualmente ci sono oltre 12.290 kmq nell’Adriatico centro meridionale italiano, interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività  di esplorazione che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive.

Il 25 novembre 2013, l’eurodeputato Andrea Zanoni ha  presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la Spectrum sta conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando «La pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino».

I burocrati dell’Ue ha risposto il 23 luglio 2014: «La Commissione è a conoscenza delle attività di ricerca subacquea menzionate dall’onorevole deputato. Gli operatori devono rispettare le disposizioni delle direttive Uccelli selvatici(1) e Habitat(2), sotto la responsabilità dell’autorità competente croata. In particolare, gli Stati membri devono adottare provvedimenti che vietino di perturbare deliberatamente le specie marine rigorosamente tutelate come i cetacei e le tartarughe marine, in conformità all’articolo 12, paragrafo 1, lettera b), della direttiva Habitat. Tra gli elementi da tenere in considerazione ai fini del rilascio dei permessi vanno annoverati anche gli effetti prodotti sugli ecosistemi marini e sugli habitat vulnerabili, e ciò nel rispetto del protocollo offshore della Convenzione di Barcellona per la protezione dell’ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, alla quale l’UE ha aderito nel 2012. La Commissione è attualmente impegnata a verificare se tutti gli obblighi sono stati rispettati ed è in attesa che le autorità croate competenti le forniscano chiarimenti sul progetto in questione. Inoltre, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino(3) fa obbligo agli Stati membri di elaborare strategie per l’ambiente marino finalizzate al conseguimento di un buono stato ecologico delle rispettive acque entro il 2020. L’inquinamento acustico subacqueo costituisce uno dei principali problemi da affrontare. I Direttori delle Acque degli Stati membri hanno approvato recentemente un documento, di prossima pubblicazione, contenente delle linee guida per il monitoraggio dell’inquinamento acustico subacqueo».

Dopo due anni le autorità governative croate non hanno ancora fornito delucidazioni, mentre si moltiplicano i rischi e l’insensatezza della nuova corsa all’oro nero. Secondo informazioni riportate dal Vecernji list di Zagabria, ci sarebbe la possibilità di attivare circa venti centri estrattivi su piattaforma. Ad oggi le riserve certe sotto tutto il mare italiano sono di appena 9,7 milioni di tonnellate e nei fondali di fronte le coste di M arche, Abruzzo e Puglia, mentre si stima siano presenti 5,4 milioni di tonnellate di greggio nelle acqua prospicienti la Croazia. 

riferimenti:

http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/428

http://sinva.ancitel.it/mapviewer/index.html?collection=http://sinva.ancitel.it/WMC/Collection/VA/68ED4BFC-9C14-C14E-B8ED-7522801F106A

http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/istanze/elenco.asp?tipo=PPM&ord=A&numerofasi=4

http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/istanze/dettaglio.asp?cod=405&numerofasi=4

http://unmig.mise.gov.it/unmig/buig/60-1/60-1.pdf

http://www.spectrumgeo.com/wp-content/uploads/Spectrum-SDX-Adriatic-New-Life-July-2012.pdf

http://www.spectrumgeo.com/wp-content/uploads/2011-06-16-Adriatic-Sea-Reprocessing-Jun-20111.pdf

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/pubblicazioni/buigmare2015.pdf

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-%2F%2FEP%2F%2FTEXT%2BWQ%2BE-2013-013366%2B0%2BDOC%2BXML%2BV0%2F%2FIT&language=IT

http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2013-013366&language=IT

http://www.jutarnji.hr/vijesti/hrvatska/raskrinkan-sadrzaj-tajnog-ugovora-bivsi-ministar-gospodarstva-vrdoljak-norvezanima-dao-monopol-na-jadran-i-kopno-od-cak-25-godina/29791/

http://republika.eu/novost/16612/dok-se-vrdoljak-pravda-stern-tvrdi-da-je-vrdoljak-izbjegao-natjecaj-i-da-je-to-pitanje-nacionalne-sigurnosti-dorh-za-sada-suti

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/08/addio-adriatico-lassalto-delle.html 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=petrolio

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=idrocarburi 

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/08/italia-lo-stato-svende-i-mari-alle.html 

Pubblicato da Gianni Lannes a 11:36

Chiomonte, bufera sul ruolo di Imprendoc e le compensazioni TAV

Valsusaoggi

11 aprile 17

di seguito un testo dei consiglieri di minoranza di Chiomonte (disponibile anche su Valsusa oggi) che illustrano l’andamento dell’ultimo consiglio comunale svoltosi la scorsa settimana.

di GIORGIO GUGLIELMO, GIUSEPPE JOANNAS e REMO SIBILLE (Consiglieri comunali di opposizione)

CHIOMONTE – Giù la maschera! Infine il sindaco Ollivier e la sua maggioranza (seppure in numero ridotto, per la defezione di un assessore e di un consigliere), hanno gettato la maschera, dichiarando implicitamente il proprio favorevole assenso all’ormai certo ampliamento del cantiere della Maddalena.
L’occasione è stata rappresentata dal Consiglio comunale, convocato su specifica istanza del nostro gruppo consiliare e tenutosi martedì 11 aprile. Al I° punto all’ordine del giorno era prevista la discussione di una proposta di delibera di CONFERMA della NETTA CONTRARIETÀ, del Consiglio Comunale di Chiomonte, alla ipotesi di ampliamento del cantiere della Maddalena.

Perché conferma?

Perché in data 27 febbraio 2015 il Consiglio Comunale si era già pronunciato in senso negativo, rispetto alle voci sempre più ricorrenti di un probabile ampliamento del cantiere (ipotesi a quel tempo aleatoria, in quanto non suffragata da documenti).
In realtà il voto di contrarietà all’ampliamento era stato espresso unicamente dal nostro gruppo consiliare, ma la Mozione oggetto della delibera, aveva acquisito piena efficacia grazie al voto di astensione dei consiglieri di maggioranza, compatti.

Per quale motivo i consiglieri di maggioranza si erano astenuti?

Per la mancanza di atti che suffragassero l’ipotesi dell’ampliamento; così dissero nel dibattito.
Ora è pur vero che a tutt’oggi non è pervenuto al Comune alcun documento, da cui sia possibile rilevare la concreta ipotesi dell’allargamento del cantiere, ma di riscontro la questione è ormai maturata ed è di dominio pubblico, tanto che persino il quotidiano IL SOLE 24, in un articolo datato 23 febbraio, ha dato per certo l’ampliamento definendo “….Chiomonte il più grande cantiere della Torino/Lione……dopo l’indicazione del C.I.P.E. di spostare da Susa alla Maddalena l’area di scavo del Tunnel di Base, con la variante del progetto, attesa per la primavera del corrente anno 2017…”.
Per questo motivo, come gruppo, abbiamo ritenuto improcrastinabile discutere nuovamente sull’argomento in Consiglio Comunale e riproporre una DICHIARAZIONE di NETTA CONTRARIETÀ all’eventuale uso del cantiere della Maddalena in sostituzione del cantiere di Susa che, da sempre, era indicato come la sede naturale del cantiere principale dei lavori.

Speravamo che i consiglieri di maggioranza non ripetessero l’errore che portò, anni fa (grazie soprattutto alla disponibilità della amministrazione comunale allora in carica), alla apertura del cantiere del Tunnel Geognostico della Maddalena, motivo per cui chiedemmo loro un voto di contrarietà, quale gesto di coraggio e di onestà, nei confronti della popolazione.

Non è andata come speravamo.

Sei consiglieri di maggioranza (di cui cinque, per inciso, con residenza altrove ovvero a Torino, in Bassa Valle, a Susa, a Gravere ed uno a Chiomonte, ma solo sulla carta) hanno respinto la Delibera che esprimeva contrarietà all’ampliamento.
Siccome come dicevano i Latini due negazioni affermano, il voto contrario del gruppo consiliare di maggioranza è equivalso tout-court alla approvazione dell’ampliamento del cantiere, tanto che il Sindaco al termine della votazione ha sollecitato il Segretario all’invio della documentazione all’Osservatorio, a Telt, alla Regione ecc.

Tralascio le motivazioni che il capogruppo ha con fatica tentato di sostenere in una contro-mozione (che, correttezza e regolamento comunale, volevano fosse depositata agli atti nei termini regolamentari, cosa che non è avvenuta) per giustificare il voto del suo gruppo.
Tralasciamo altresì di commentare la richiesta, sostenuta dal Sindaco, in sede di dibattito (fra parentesi dibattito molto sintetico su di un argomento così importante e delicato, che potrebbe portare a nefaste conseguenze sul futuro di Chiomonte), di una illustrazione in Consiglio Comunale del Progetto, da parte di rappresentanti di Telt, della Regione e del Governo, minacciando, nel caso non avesse luogo tale incontro, non si è capito quale decisione.

Il discorso di fondo non è tanto quello di sentire una edulcorata illustrazione, da parte di Telt, dell’ormai deciso allargamento del cantiere. Respingiamo a priori la decisione di allocare a Chiomonte l’ampliamento del cantiere. Chiomonte ha già dato a sufficienza alla causa del Tav!

Un minimo senso, in base al principio della partecipazione, avrebbe potuto avere un confronto preventivo sulla decisione di allocare il cantiere a Chiomonte, non una illustrazione a posteriori a progetto confezionato.
In conclusione ci rivolgiamo ora direttamente ai Chiomontini:
– se nei prossimi 10 anni (sicuri), 15 anni (prevedibili), vorranno andare a visitare i propri terreni, nelle aree del cantiere (presumibilmente allargato), dalla centrale Iren in avanti, controllino prima i propri documenti di identificazione;
– se le vigne, rigenerate in gran parte dal progetto della allora Comunità Montana Alta Valle di Susa, saranno ricettacolo di polveri sottili;
– se le notti saranno allietate dal rumore di fondo del cantiere;
– se circoleranno h 24 automezzi per il trasporto del materiale di scavo (…ma come…ci ricordiamo della affermazione di un Responsabile di LTF che tuonava: “Mai trasporto del materiale di scavo con i camion!”);
– se non si vedrà più un turista circolare per Chiomonte……
i Chiomontini ed i loro eredi si ricordino che il sindaco Silvano Ollivier, il vicesindaco Alessandro Baretta, i consiglieri Alessandro Battagliotti, Giuseppe Garbati, Daniela Mesiti, Roberto Perol, hanno fattivamente contribuito a tale situazione.

Cordialmente

I consiglieri del gruppo “Insieme Chiomonte”, Giorgio GUGLIELMO, Giuseppe JOANNAS, remo SIBILLE.

Longo lascia, sarà Sanna il nuovo questore di Torino

18 aprile 2017

Angelo Sanna sarà il nuovo questore di Torino. Succederà a Salvatore Longo che ricopre l’incarico dal 26 gennaio 2015 e che  sta per andare in pensione. Sanna, 62 anni,  è nato a Roma, ha due figli ed una moglie. Ex Ufficiale del Corpo delle Guardie di  polizia, dopo aver frequentando l’Accademia ha prestato servizio ad Alessandria, prima alla Scuola per la formazione degli agenti e poi in questura fino al 1995, dove ha ricoperto gli incarichi di dirigente del personale, di capo della Digos e di capo di Gabinetto.
 
Nel periodo tra il 1995 ed il 1999, ha diretto prima il commissariato di Olbia in Sardegna, poi l’Ufficio Immigrazione della questura di Genova.
Sanna è stato più volte in Piemonte. Dopo l’esperienza alessandrina è stato alla questura del Verbano Cusio Ossola  e poi questore di Asti tra l’agosto 2008 e l’ottobre 2010. E’ stato questore di Venezia dal 1 agosto 2014.
Nel giugno 2009 è stato insignito dell’onorificenza di Commendatore al Merito della  Repubblica Italiana e il 30 marzo 2015 è stato nominato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dirigente Generale.

TANGENTI SULLA TAV, ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI ALTI PAPAVERI. ECCO CHI SONO I PARASSITI DI QUESTO STATO INFAME E PARASSITA

http://direttanfo.blogspot.it/2017/04/tangenti-sulla-tav-arrestati-figli-di.html

Diretta Informazioni

lunedì 17 aprile 2017

 Photo by fabiolopiccolo:

Spiccano due nomi illustri nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti e corruzione delle grandi opere. Uno è l’imprenditore Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’altro, che risulta indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi, anch’egli imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti e alle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi.

Sono in totale ventuno gli arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri di Roma e denominata «Amalgama» (per simboleggiare i legami stretti). Ipotizza la corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi» (Alta Velocità Milano-Genova), del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa. Agli indagati i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione.

Uno scambio di favori tra dirigenti e imprenditori. Falsi certificati sui lavori in cambio di subappalti. Ruolo «chiave» era quello del direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis, considerato il «promotore e organizzatore» della banda insieme all’imprenditore calabrese Domenico Gallo. Era proprio lui che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale», svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati a ditte riferibili a parenti o amici.

Il complesso meccanismo è spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le quali i carabinieri, agli ordini del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i due principali protagonisti e gli altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta. Tantissime le telefonate ascoltate dagli inquirenti. C’è ad esempio quella dell’aprile 2015, nella quale Gallo dice a un coindagato: «Chi fa il lavoro… la stazione appaltante… i subappaltatori… deve crearsi l’amalgama, mo’ è tutt’uno… Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti… Quando tu fai un lavoro diventi… parte integrante di quell’azienda là… E devi fare di tutto perché le cose vadano bene… è giusto?».

I carabinieri annotano nel verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo nell’apprendere che il suo interlocutore credeva che i controlli sui lavori venissero svolti secondo le regole: «Ah, perché pensavi che erano…». Quello risponde: «Io sì», e Gallo chiarisce: «Nooo… non pensare…. Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia mai».

FONTE:

LA STAMPA

IL MARCIO TRA TULIPANI E MULINI A VENTO . COLPO DI MANO DELL’AJA CONTRO L’ERITREA

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/il-marcio-tra-tulipani-e-mulini-vento.html

MONDOCANE

MERCOLEDÌ 19 APRILE 2017

L’Olanda, balilla Nato, non per nulla ospita all’Aja il Tribunale Penale  per la Jugoslavia. Quello che o ammazza, o condanna patrioti serbi e manda liberi delinquenti kosovari e croati, a seconda di come gli assassini della Jugoslavia dispongono. Alla luce di quanto in Olanda s’è combinato nei giorni scorsi, non ci potrebbe essere sito migliore per questo scempio della democrazia, della giustizia, della verità.

Il 13 aprile a Veldhofen in Olanda si sarebbe dovuto tenere il convegno mondiale dell’organizzazione giovanile del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, il movimento che ha condotto e vinto la trentennale guerra di liberazione dal colonialismo dell’Etiopia e delle potenze che ne appoggiavano l’occupazione. Fronte che è oggi al governo del paese sul Mar Rosso. Ma sono intervenute le forze coalizzate che da anni perseguitano questo paese libero, autodeterminato e antimperialista con aggressioni militari, sabotaggi, sanzioni e campagne di diffamazione affidate dal despotismo imperialista ai soliti latifondisti della mediacrazia. Se ne sono fatti protagonisti membri del governo olandese, il sindaco della città, Mikkers,  la stampa, tutta atlantista, la solita Ong griffata George Soros, “EEPA”, diretta da Mirjam Van Reisen, docente all’università di Tilburg.

Far saltare una generazione che funziona

Quella di Soros, Open Society, è’ una ragnatela di vedove nere che copre tutti i paesi e ottiene il neanche più tanto paradossale sostegno delle pseudo sinistre involutesi in sinistre imperialiste, in questi giorni particolarmente infervorate sulle Ong che trafficano migranti dalla Libia. In Italia, a fianco del “manifesto”, abbiamo visto esibirsi prima Pippo Civati, assolutamente ignorante di cose africane, ma disciplinato proponitore in parlamento di mozioni che accusano l’Eritrea delle solite scelleratezze. Il suo gruppetto di reperti sinistri, Sinistra Italiana-Possibile, si è coerentemente anche precipitato a convalidare le porcherie russofobe diffuse in questi giorni da Cia e Soros sulla Cecenia. Ne ho scritto la volta scorsa.

La tecnica è quella consolidata. L’arrivo dai cinque continenti dei 650 delegati della diaspora giovanile eritrea per la loro 13ma conferenza internazionale, che avrebbe dovuto tenersi durante tre giorni nell’albergo Koningshof di Veldhofen, era stato preceduto dagli avvertimenti di ministri del governo, che avevano qualificato come “inopportuna” e “disturbante” l’iniziativa dei giovani. A contribuire a preparare il terreno ha poi provveduto la Van Reisen, rinnovando sul sito della Ong sorosiana le solite, truculente, accuse allo Stato eritreo che il governo Usa, quelli Nato, i loro manutengoli nella commissione ONU per i Diritti Umani  e la stampa sguattera, muovono da anni a un  paese sovrano, indipendente, non allineato, che non accetta diktat Nato, UE o FMI, Eritrea Stato “terrorista, dittatoriale, repressivo, violatore dei diritti umani, stupratore di donne, promotore di lavoro schiavistico e fonte della fuga in massa dei suoi cittadini”.

Si trattava dell’atmosfera necessaria perché si giustificasse la chiassata violenta di una trentina di teppisti del Corno d’Africa, fatti passare per eritrei, ma nella loro maggioranza, come si capiva da lingua e dialetto, etiopi. Questo manipolo di provocatori ha assediato l’albergo dei convegnisti e aggredito fisicamente, al loro arrivo, le vetture dei diplomatici e politici eritrei. Significative, tra i dimostranti, le bandiere azzurre della vecchia federazione tra Etiopia e Eritrea, imposta dalle Grandi Potenze, ma liquidata dalla lotta per l’indipendenza.

Comportamento civilissimo dei delegati, che non hanno risposto all’aggressione e al comportamento scandalosamente complice della mezza dozzina di poliziotti olandesi che, bonariamente, respingevano i più facinorosi,  non senza lasciarli arrivate, urlando minacce di morte, a tempestare di pugni la macchina che trasportava Yemane Gebreab, consigliere politico del presidente Isaias Afewerki, suo braccio destro ed effettivo numero due dello Stato. A chiassata esaurita, ne fermavano alcuni che venivano rimessi immediatamente in libertà dal tribunale. Tutto questo doveva funzionare come prodromo alla decisione del sindaco della città di proibire il raduno.

Ai 600 giovani riuniti nell’albergo, prenotato per tre giorni e che avevano iniziato i lavori, è stato intimato di abbandonare l’albergo e la località nella stessa serata, costringendoli a disperdersi istantaneamente e a rimediare soluzioni di alloggio e trasporto di fortuna. Il che non gli ha impedito di riorganizzarsi e portare avanti i lavori, divisi in gruppi di lavoro e distribuiti in tre nuovi alberghi. I link elencati riportano alcuni video della vicenda.

https://youtu.be/6o7zJWbKhDA  scontri a Veldhofen

https://youtu.be/_xNghf0A8zs  inizio convegno, sindaco, dimostranti

https://youtu.be/gMN5eWpUSmk attacco alla vettura, sindaco, scontri, momenti del convegno poi diviso tra tre città.

Due paesi, due governi, quale quello libero e democratico, quale quello nessuna delle due cose?

Tutto questo viene inflitto a un paese pacifico, reduce da una lotta anticoloniale che lo ha dissanguato, ma non gli ha impedito di rimettersi in piedi e costruire il suo progresso, la sua autosufficienza, la libertà dei suoi cittadini, a dispetto di tutte le manovre che insistono a voler eliminare una nazione che, unica in Africa a non accettare presenze e basi militari Usa, né imposizioni degli organismi sovranazionali, rischia di essere un contagioso modello per altre popolazioni. Nel Continente e non solo.

Tutto questo viene inflitto da un paese che passa per essere un modello di democrazia, rispetto dei diritti umani, protagonista di quelli civili. E che, dunque, è un attore di primo piano, a dispetto della sua modesta dimensione geografica e demografica, nel protagonismo militarista dell’Occidente, “a salvaguardia dei diritti umani e con la responsabilità di proteggere”. Dinamico e assertivo membro della Nato, risponde con prontezza e fervore indistintamente a tutte le chiamate di Pentagono, Cia, Wall Street. Che si tratti di sfasciare l’Afghanistan, o partecipare alle varie “coalizioni dei volenterosi” a guida Usa incaricate di radere al suolo paesi in Medioriente, provocarne lo spopolamento, rapinarne le risorse, sradicarli dalla storia e dal mappamondo. La logica applicata a Veldhofen è la stessa che l’Olanda sostiene con i suoi alleati in giro per il mondo.

Zoccoli, mulini a vento, tulipani e campioni Nato

Ha l’onore di far parte della coalizione che ha recentemente tolto di mezzo 300 civili a Mosul, di quelli che potevano infastidire i propri mercenari Isis; di condividere le pratiche Usa, Nato e Cia, espressesi nell’uno due della provocazione chimica di Idlib, allestita dai propri amici terroristi moderati, e della successiva risposta dei 59 missili Tomahawk sul campo d’aviazione siriano. Esaurito il torrente di lacrime spese sui finti bambini asfissiati a Khan Shaikhun, l’Olanda non ne ha più avute per piangere i 78 bambini che, dai villaggi di Fua e Kefraya assediati, andavano a rifugiarsi ad Aleppo liberata, e  che un furgone dei “ribelli moderati”, gestiti da turchi e Nato, aveva attratto a sé con la promessa di patatine e con il carico di esplosivo che li avrebbe fatto a pezzi.

C’è anche il papa

Come l’Olanda e i suoi media, anche tutti gli altri fratelli in Nato (e in Fratellanza Musulmana e derivati Isis-Al Nusra) si erano visti seccare le riserve di pianto dopo che i fatti chimici di  Khan Shaikhun erano risultati il contrario di ciò che erano stati fatti apparire. Così per i bimbetti siriani affamati, con gli occhi pieni di patatine spenti dal tritolo, non ne è rimasto, di pianto. Chi dice che il disseccamento delle ghiandole lacrimali era dovuto al fatto che i bambini che stanno con Assad sono diabolici, mentre quelli dalle parti dei “ribelli moderati” sono angelici è senz’altro uno sporco complottista diffusore di bufale settarie. E se papa Bergoglio, provvido monarca e protettore di tutti i cristiani, quello contro tutte le armi, riprende il governo di Damasco per la sua “violenza”  e nulla dice sul fatto che,  se cade Assad, laico e garante di ogni minoranza, arrivano quelli che i cristiani li scuoiano, bruciano vivi e crocifiggono, è perché un papa non può sbilanciarsi, ha da essere ecumenico, no?

Assaltano il numero 2 eritreo. Tutti zitti. Pensa se fosse stato Pence.

Ho partecipato a un altro convegno mondiale dei giovani eritrei, quella volta in Italia a Montesilvano, Pescara. Un centinaio di convenuti da tutto il mondo per discutere del loro paese, di come affrontarne l’ostilità e le calunnie subite dai necolonialisti e dai loro clienti e mercenari nella regione. Raramente ho incontrato tanta maturità politica, tanto amor patrio, tanta perizia organizzativa. Vi ha parlato anche Yemane Gebreab, il vice del presidente che poi ho avuto la fortuna di intervistare a Keren per il docufilm “Eritrea, una stella nella notte dell’Africa”. E non rischio l’agiografia se dico che, tra i tanti che ho incontrato in una lunga vita, mi ha colpito come uno degli uomini di Stato più saggi, colti, ideologicamente e culturalmente preparati , con uno spessore morale e una sensibilità umana di cui andiamo, nel nostro emisfero, cercando le tracce. Vox clamantis in deserto.

Eritrei veri ed eritrei farlocchi

Ho incontrato larghi settori della diaspora della nostra ex-colonia. Sono presenti e attivi in molte delle nostre città. La vecchia generazione è scampata alla guerra di sterminio degli etiopi. Quella nuova è qui per trovare occasioni di vita e lavoro rese scarse in un paese che, da pochissimi anni e tra grandi difficoltà, esce da guerre distruttrici e soffre di ingiuste sanzioni, che hanno aggravato un sottosviluppo di cui anche l’Italia è responsabile. Altro che fuga da una dittatura. Di quelli che se ne dicono fuggiaschi non se n’è mai visto manco uno nei miei incontri con chi evidentemente rappresentava adeguatamente la comunità. In tutta l’Olanda, con lo zuccherino dell’asilo politico, sono riusciti a rastrellarne una quarantina. E neanche tutti eritrei.

I disobbedienti non sono accettati, specie se occupano quella posizione strategica all’imbocco del Mar Rosso, la giugulare dell’economia tra Nord e Sud, Est e Ovest. Specie se non stanno alle regole. Siccome anche a noi quelle regole non piacciono, dobbiamo stare con l’Eritrea. Sempre più. Un altro avamposto della liberazione umana non deve cadere. E che agli olandesi di regime e di sudditanza il loro formaggio gli rimanga nella strozza. 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 08:49

ISIS E LGBT: USO E ABUSO

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/isis-e-lgbt-uso-e-abuso.html

MONDOCANE

SABATO 15 APRILE 2017

 

Case e prostitute chiuse, media e presstitute in divisa e en travesti

Ho fatto giusto in tempo, a Genova, a conoscere quelle case che chiamavano chiuse. Chiuse non tanto a chi vi entrava quanto a chi ne avrebbe voluto uscire: le prestatrici d’opera. Godevano di un permesso di qualche ora la domenica, perlopiù per brevi incontri con una loro creaturina affidata a qualche parente, si spostavano a plotoni ogni 15 giorni da una città all’altra (perciò, salivando, ci si informava sulle “quindicine” nuove arrivate al popolare ed effervescente “Castagna”, o all’esclusivo e pomposamente formale “Lepri”) e non credo che il suffragio universale esteso alle donne dopo la guerra riguardasse anche loro. Per gli adolescenti era una specie di romanzo di iniziazione. La rete di lenoni che amministrava il business da noi non cavò un granchè. Squattrinati, s’andava lì nelle ore di sega all’università a pizzicare tette e cosce con gli occhi e a far casino nel casino, fino al momento in cui la “madama” al banco dei gettoni, stufa di sollecitare “ragazzi in camera!”, ci cacciava fuori.

M’è capitato uno strano accostamento tra quei postriboli e quelli, per molti versi sovrapponibili, in cui oggi si fabbricano  giornali e telegiornali. In tutte e due la merce è bene impacchettata (o spacchettata), ma, al consumo, risulta avariata, perché falsa, simulata, recitata. Difficilmente, allora,  alle tue frementi aspettative, rispondeva qualcosa di più di un povero singulto, più o meno stancamente recitato. Difficilmente, oggi, al tuo interessamento per le cose del mondo corrisponde una risposta sincera. In entrambi i casi si fa finta, si ha a che fare con impostori che in cambio dei tuoi quattrini e diritti ti rifilano un prodotto contraffatto. Sto parlando di organi d’informazione di cui, datine i fini e loro mandanti, non c’è da nutrire neanche il dubbio che se ne ricavi qualcosa di onesto. Sono i grandi giornaloni e telegiornaloni e talkshowoni. Non vale la pena occuparsene. Mai termine più preciso di presstitute fu inventato.

Ma con l’involversi dei tempi anche il lenocinio ha saputo superare i propri limiti e si è passati dal bordello dichiarato ed evidenziato dalle persiane permanentemente chiuse, a tipologie analoghe, a finestre aperte con tanto di tendine di pizzo: escort, per le quali il dopocena è sottinteso, estetiste e fitness che occultano (non tutte ovviamente) la funzione principale dietro a un’altra socialmente accettabile, case d’appuntamento ove la recita include anche qualche prurito di autenticità. Avete già immaginato con chi va fatto l’accostamento. Media che, per rimanere nella metafora, incantatoti con l’aperitivo dalla gradevole gradazione alcolica e con una happy hour di tartine al lardo di Colonnata, unioni civili e migranti, ti rifilano la bistecca guasta, o agli ormoni, o addirittura neanche di carne, ma di soia: il mondo, le guerre, nemici e amici. Sono quelli che si proclamano di opposizione, menano gran vanto di come sanno cantargliela alla successione di ciarlatani, biscazzieri  e strozzini che sfilano nei palazzi del potere, ma poi tornano “quindicina” di regime non appena a portarle in camera siano i grandi signori  che ti pagano tante marchette. Presstitute en travesti.

La confessione bomba del NYT: L’Isis siamo tutti noi

Nell’edizione del 12 aprile di quello che i boccaloni definiscono lo “standard aureo” del giornalismo, il New York TImes, è esplosa una bomba al confronto con la quale la MOAB gettata sull’Afghanistan, a celebrare 16 anni di sconfitte e spese Usa e Nato, è poco più di un petardo (Del resto, sensazionalizzare come  apocalisse senza precedenti quella bombona serve solo a intimidire qualcuno. Non era affatto la prima volta. Era il 20 marzo 2003 e nel mio albergo di Bagdad, “Al Mansur”, venivano giù vetri e pareti mentre dal balcone filmavo una MOAB uguale a quella afghana, esplosa a 10 km, oltre il Tigri, a polverizzare l’intera area delle strutture delle telecomunicazioni. C’è tutto nel docufilm “Un deserto chiamato pace” ).

Cosa ci rivela il NYT, giornale portavoce di Netaniahu, guerrafondaio e razzista etnocentrico in ogni sua cellula e, più che mai, con il rinomato editorialista e pitbull da attacco, Thomas Friedman? Ciò che in tanti sapevamo, anche perché ce lo aveva detto Hillary Clinton, ma che le presstitute dei bordelli che passano per saloni di bellezza occultano: Isis, Al Qaida e rispettivi derivati cosa nostra sono. Vabbè, si sussurrava che sauditi e qatarioti qualche soldo ai wahabiti, veri o finti, l’avevano passato; che Erdogan s’era arricchito col petrolio dei suoi giannizzeri col vessillo nero rubato; si vociferava di campi d’addestramento Usa in Giordania; ci si chiedeva pensosi come mai avessero tante armi Nato e israeliane; si apprezzava lo spirito umanitario degli ufficiali sanitari israeliani che, sul Golan, allestivano cliniche per jihadisti feriti. Ma su tutto questo si passava rapidamente una mano di vernice: le nequizie del sanguinario dittatore Assad.

Ora, però, il grande quotidiano della Grande Mela ha abbandonato ogni scrupolo. Esaltato dall’improvvisa trasformazione del nefasto isolazionista in combutta con Putin in signore della guerra come pochi prima di lui, ha gettato alle ortiche ogni prudenza o doppiezza. Il nerboruto “commander in chief” ha calato il poker d’assi (bufalona delle armi chimiche e dei  tanti bambini morti, invincibile armada verso Pyongyang, MOAB sterminatrice sull’Afghanistan, dito medio sparato a Putin a Mosca), si gioca a viso e trucchi aperti.

Si chiede dunque il NYT: “Perché mai il nostro obiettivo dovrebbe ora essere quello di sconfiggere lo Stato Islamico in Siria?” Stupefacente onestà. Cinica, oscena, ma verità. Scrive l’acrobatico Friedman: “Di Isis ce ne sono due. Quella satanica, crudele e amorfa è l’Isis Virtuale. E’ quella che compie attentati a Londra, Parigi, Cairo. L’altra è l’Isis territoriale che controlla qualche zona in Iraq e vaste aree in Siria. Suo obiettivo è sconfiggere il regime di Assad insieme ai suoi alleati russi, iraniani e hezbollah e anche il regime filo-iraniano in Iraq, rimpiazzando entrambi con il califfato. Credo che se l’Isis territoriale venisse battuto, quello virtuale diverrebbe ancora più virulento”. L’abbiamo partorito (sottinteso), ora facciamolo fiorire e moltiplicarsi, ché, senza, di Siria e Assad non ci liberiamo più.

Concede , il NYT, che il fine degli Usa in Siria è schiacciare Assad, la Russia, l’Iran e Hezbollah, al punto che questi  si accordino con i “ribelli moderati” sull’eliminazione di Assad. “Serve dunque una no-fly-zone perché si costituisca, accanto a quella curda intorno a Raqqa, anche un’entità jihadista a Idlib, dove sono concentrati i moderati e dove Assad ha buttato le sue bombe chimiche. Cosa dunque potremmo fare? Aumentare drammaticamente il nostro sostegno militare ai ribelli e smettere di combattere l’Isis territoriale. Se dovessimo sconfiggere l’Isis territoriale permetteremmo ad Assad, Iran, Russa e Hezbollah di distruggere gli ultimi ribelli moderati…. E’ tempo che Trump faccia il Trump, cinico e imprevedibile. L’Isis è la più grande minaccia per Iran, Hezbollah, Russia e milizie scite… Perché mai sconfiggere l’Isis in Siria? Manco per niente. Non ora. Gli Usa devono aiutare l’Isis a essere il mal di testa di Assad, Iran, Hezbollah e Russia… Questo è il Trump che ci serve…” E che fino a ieri il NYT, gazzetta liberal dei progressisti del mondo, considerava alla stregua di un rigurgito gastrico. Muri, migranti, gay, flirt con Putin, misoginia, tutto  perdonato. Sono bastati una MOAB sui civili afghani e il colpaccio armi-chimiche-59 Tomahawk sulla Siria. E così, incoraggiati da tanto riconoscimento del Sion-NYT, gli eroi Isis hanno celebrato la Pasqua esibendosi nell’agghiacciante massacro di Aleppo e Mosul, ordinatogli per punire le popolazioni decise a tornare sotto la protezione del loro sanguinario dittatore.

A questo punto avremmo tutti le idee più chiare. Anche se il reo confesso Friedman non arriva ad ammettere che non è solo ora che agli Usa balena l’opportunità di lanciare l’Isis contro il resto del mondo. Che lo strumentino fine-del-mondo Al Qaida e poi Isis l’hanno inventato proprio loro. Ma nell’occhio che Friedman ci strizza, mentre ci racconta dell’Isis da portare alla vittoria, tutto questo è implicito. I sonnambuli della fede cieca nei media dovrebbero ricavarne un brusco risveglio. Tutti quelli dagli occhi aperti e le sinapsi in ordine che da anni sanno come terrorismo e USraele siano la quadratura del cerchio per il dominio sul mondo, dovrebbero poter godere della conferma. E invece, avete visto o sentito anche un solo accenno a questa deflagrazione di verità nei media delle nostre presstitute?

La stella di Davide sulla Casa Bianca, sull’Isis, sui curdi

Quando parla il NYT parla Israele. E quando parla Israele, gli Usa ascoltano, obbediscono e si tirano dietro il resto della sedicente “comunità internazionale”. Lo garantisce il ruolo e il numero di kazari talmudisti installati dove si informa, si incassa, si paga, si decide. E, per inciso, Israele, all’Isis da sostenere, affianca anche i curdi. Quelli iracheni da sempre. Quelli siriani da mo’. Quelli turchi….Come ci informa Stefano Zecchinelli: tra quelli impegnati nella pulizia etnica contro gli arabi a Rojava ci sono anche volontari israeliani. E vi appare addirittura il filosofo apostolo di tutti i terroristi, Bernard-Henry Levy. Sentite cosa ha detto Salih Muslim, leader dell’YPG curdo, a proposito del bombardamento di Trump: “Gli Usa non devono solo bombardare il regime, ma tutte le forze che usano la violenza contro i civili (ovviamente escluso l’YPG che spazza via i civili arabi dalle loro terre)… In ogni modo Trump ci aiuta più di Obama”. Trattasi dei cocchi democratici e femministi  ddella nostra sinistra.

C’è di peggio nel tramonto dell’Occidente che i russofobi di “sinistra”?

Quella sinistra che non ha perso l’occasione per confermarsi al servizio delle più sporche e squalificanti operazioni delle centrali di disinformazione, indirizzate a fomentare una sempre più demenziale psicosi di guerra. Sono detriti di una storia tradita e gettata alle ortiche, spiaggiati sulle rive di una palude frequentata da caimani, dove operano da procacciatori di vittime. Oggi il loro impegno è di contribuire con i loro sibili di rettili a gonfiare le vele della flotta in rotta verso la guerra. Se per vele intendiamo la russofobia, l’uragano che le muove ha assunto via via varie colorature: Putin omofobo, autocrate e assassino di oppositori, libertà d’espressione annientata, sport russo dopato in ogni sua specialità, hacker russi che hanno determinato la sconfitta di Hillary, Mosca che finanzia populisti e ultradestre per mandare in vacca l’Europa, Russia imperialista che divora l’Ucraina  e si risente se la democrazia installa una selva di missili ai suoi confini, Igor, il pluri-assassino, che imperversa tra i bravi cristiani terrorizzati delle lande emiliane, è ovviamente “Igor il russo”, militare siberiano nientemeno (la Siberia, i gulag…), anche se poi decade in serbo, sempre slavo è… La fantasia dei detrattori è sconfinata.

L’antesignano Sofri e i succedanei di Novaja Gazeta: è la volta dei LGBT

Amici ceceni di Sofri e della Politovskaja

Oggi hanno riesumato i fasti ceceni del Sofri, illustre editorialista di regime, che diffondeva le gesta dei sequestratori e tagliatori di teste ai tempi della prima attivazione dei banditi jihadisti in Cecenia, poi glorificati da quella Politovskaja, fiduciaria Cia e sua inviata perRadio Liberty, il cui giornale, Novaja Gazeta, attiva, a dispetto dei diversi non manipolabili, una delle quinte colonne imperialiste più care a George Soros e alla sua panoplia di sinistri liberal dirittoumanisti: l’ala LGBT che nel bandito affossatore di valute e nazioni si riconosce. Non manca l’occasione di guadagnarsi il riconoscimento dei suoi sponsor “il manifesto”,  che imbratta una pagina con un copia e incolla dal quotidiano russo sugli orrori anti-LGBT perpetrati in Cecenia sotto lo sguardo iniettato di sangue dell’omofobo Putin. Tanto per ribadire che in Russia l’autocrazia dell’ex-KGB non consente la minima libertà di stampa, come vuole la vulgata  dell’industria di fake news occidentale. E per farci rimpiangere che a Mosca non ci sia nessuno come l’ungherese Orban che impedisca alle Ong dei sabotatori finanziati da Soros e dalla NED di destabilizzare il paese diffondendo falsità e reclutando agenti provocatori.

Il Grand Guignol di “Novaja Gazeta” e “manifesto” ci dipinge un quadro splatter di orrori inflitti ai gay ceceni. Guardate qua, la prosa degli sceneggiatori di bufale ripresa con fervore orgasmatico dal giornaletto dei “diritti civili” come interpretati dai pubblicitari di

genocidi: “Picchiati con tubi di gomma, attaccati alla corrente elettrica, costretti a sedersi su bottiglie, lasciati senza cibo né acqua, a volte fino alla morte…Auschwitz(l’accostamento non manca mai), la segregazione del disumano… nella prigione segreta scoperta da due giornaliste di “Novaja Gazeta”….” E sapete come l’hanno scoperta? Leggete e ammirate l’inconfutabile prova: “Le due reporter (si fa per dire) non sono entrate nel centro di segregazione, ma hanno ricostruito attraverso testimoni dove e  cosa succede lì dentro”. Tre testimoni. Anonimi. Poi gli ho telefonato, anonimo anch’io, e gli ho rivelato che Putin si ciba di cuori strappati a neonati ebrei. Esce nel prossimo numero del giornale della Politovskaja. Le due reporter badino che i loro mandanti non gli facciano fare la fine nell’ascensore della loro collega martire. Ci penserà comunque  il “manifesto” a consacrarle.

I numeri di convenienza delle pene di morte

Non si fa mancare nulla “il manifesto”. A completare il servizio del quotidiano socialimperialista (stavolta il termine calza), la boiata cecena è sovrastata da una denuncia agghiacciante. La Cina, proclama sgomenta la filiale del Dipartimento di Stato, capeggia la classifica delle esecuzioni capitali. 85 tra il 2014 e il 2016. Non dice niente  delle 27 degli Usa nel solo 2016. Ovviamente ci si astiene dal fare il rapporto tra esecuzioni e popolazioni. Quanto fa 85 in tre anni su 1miliardo e 400 milioni, rispetto a 27 in un anno su 300? Ma Amnesty International, fonte prediletta della sinistra imperialista, trascura qualche particolare. Per esempio, che ai 27 interventi del boia americano vanno aggiunte le 5000 esecuzioni  extragiudiziali annuali di civili disarmati, quasi tutti neri, da parte della polizia (e magari anche qualche decina di migliaia di quelle commissionate ai terroristi in Siria e Iraq). Amnesty, che è scaltra, si aspetta l’obiezione e prontamente, la rintuzza: le 85 esecuzioni cinesi nei tre anni sono invece “almeno 931, però non riportate nei registri”. Lo dice Amnesty. E se lo dicono loro… Non sono quelli che ci hanno rivelato che Assad ha fatto strangolare 13mila detenuti nelle sue carceri? E mica  perché queste fossero troppo affollate. Perché gli andava. Quando si è amici di Putin….

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:17

No Tav intossicate dai lacrimogeni, il gip archivia ma la Cassazione riapre il caso

http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/04/13/news/no_tav_intossicate_dai_lacrimogeni_il_gip_archivia_ma_la_cassazione_riapre_il_caso-162930600/

No Tav intossicate dai lacrimogeni, il gip archivia ma la Cassazione riapre il caso
Nicoletta Dosio, “pasionaria No Tav” 

La “pasionaria” Dosio e un’altra attivista avevano lamentato “lesioni da gas” dopo incidenti con la polizia nel 2011. La Suprema Corte: va celebrato il processo 

13 aprile 2017

 
La Corte di Cassazione ha annullato per un problema di procedura il decreto di archiviazione di un’ inchiesta nata dalla denuncia di due attiviste No Tav che lamentavano lesioni da inalazione di gas lacrimogeni lanciati dalle forze di polizia. Il tribunale di Torino, così come richiesto dagli avvocati delle due donne, Federico Milano e Valentina Colletta, dovrà fissare un’udienza per discutere il caso.

Gli episodi denunciati risalgono al 3 luglio 2011, giorno in cui in valle di Susa vi fu un grande corteo No Tav. Nel corso della manifestazione centinaia di attivisti attaccarono le recinzioni che circondavano l’area in cui, nelle settimane successive, sarebbe stato allestito il cantiere del tunnel preliminare per la nuova ferrovia. Nicoletta Dosio e Rosanna Vighetto, 71 e 59 anni, non furono coinvolte negli incidenti ma – hanno spiegato – si trovavano in una zona che fu bersagliata da un fitto lancio di lacrimogeni; i medici certificarono disturbi fisici da intossicazione con qualche giorno di prognosi.

Il pm Nicoletta Quaglino aveva chiesto l’archiviazione del procedimento (a carico di ignoti) affermando, tra l’altro, che la sentenza del maxi-processo ai No Tav parla di comportamento corretto da parte delle forze dell’ordine. Il gip, il 16 marzo 2016, aveva chiuso il caso prima ancora che scadesse il termine di venti giorni stabilito per le “persone offese” che avessero voluto opporsi. Gli avvocati delle due No Tav hanno interpellato la Cassazione e hanno ottenuto ragione.

CRIMINALI PAZZI E LORO CORIFEI – QUELLI CHE REGENI MARTIRE, QUELLI CHE BRUCIANO LE CHIESE, QUELLI CHE LE FORMICHE CI PROVOCANO

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/criminali-pazzi-e-loro-corifei-quelli.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 10 APRILE 2017

 

(Con alcuni importanti commenti al mio articolo precedente)

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI – IL GIORNO DELL’ORSO D…“:

150.000 riservisti americani hanno ricevuto la lettera di tenersi pronti per essere operativi entro quindici giorni. Invasione della Siria? La Germania approva il decreto anti fake news per i social e i siti non allineati alla narrazione globalista, questa sì, realmente fake. Provvedimento dunque di censura pre guerra. Navi americane in avvicinamento alla Corea del nord. Solo muscoli tesi? E poi, attentati ovunque e false flags sempre più ignobili, l’escalation purtroppo sta aumentando vertiginosamente. Dobbiamo aspettarci di tutto. Lo confesso, non sono per niente tranquillo.
Max

La firma è Isis, l’inchiostro e nostro

Visto che l’ininterrotto genocidio Usa e Nato non è considerato terrorismo, neanche quando mette in mano ai suoi sicari armi chimiche, per poi bombardarne le vittime, parliamo di attentati islamici.

Tutti gli attentati sono rivendicati vuoi da Al Qaida, prima, vuoi dall’ISIS. Tranne quelli, come sempre appaltati dai servizi atlantico-talmudisti, ma attribuiti ad Assad. A Parigi, Londra, Monaco, Nizza, Berlino, Tunisi, San Pietroburgo, Stoccolma, il Cairo. L’ISIS e la consociata Al Qaida (nelle sue varie mimetizzazioni) sono stati creati, organizzati, reclutati, finanziati, riforniti, armati, protetti dalle aviazioni israeliana, Usa e Nato. Tutto questo è documentato, occasionalmente anche ammesso (Hillary Clinton),  esibito (Erdogan), vantato (McCain). Le basi sono state poste in Afghanistan dove Al Qaida è stata fondata dagli Usa e incaricata di rastrellare combattenti integralisti per cacciare i sovietici e abbattere il primo governo laico, socialista, emancipatore di donne, esclusi  e minoranze, eletto in quel paese. Il capo di quel governo, il comunista Najibullah, è stato poi impiccato a un lampione di Kabul.Poi sono arrivati i Taliban che hanno liberato il paese dai mercenari mujaheddin capeggiati da Masud. Agli Usa è stato necessario tirare giù tre torri e bucare il Pentagono per  avere la scusa di andarci direttamente, in Afghanistan. Per l’Iraq gli è bastata la provetta di Powell. Per la Siria, battuti anche qui i loro mercenari, sono ricorsi alle armi chimiche.

Ci martellano con la memoria di quelle attribuite agli altri, false, mentre noi facciamo del nostro meglio per accorciare la memoria sulle loro, chè, se l’avessimo presenti avremmo tanto materiale chimico da asfissiare una volta per sempre, se non i gasatori, coloro che se ne fanno i chierichetti. E allora chiediamoci, e chiediamolo a coloro che riteniamo ultimo baluardo contro l’apocalisse: se questi cianciano di linea rossa da loro arrogantemente posta a chi si difende e che affermano superata tanto da meritare l’obliterazione di paese e popolo, quando mai abbiamo, e hanno, posto e difeso una linea rossa contro i crimini chimico-biologico-radioattivi veri di Usa e Nato? Napalm (diossina) su Vietnam, Uranio e bombe a grappolo su Iraq e Serbia, bombe a grappolo, bombe al fosforo bianco e bombe che distruggono gli organi interni su Gaza e Libano, bombe al fosforo bianco su Fallujah. Armi ABC usate da Usa e Israele per uccidere non solo lì per lì, ma nei secoli. Senza neanche contare l’arma chimica, di pace ma ancora più sterminatrice, di Monsanto e Co. Quanti milioni, miliardi, bisogna aggiungere al conto USraeliano dei 5 milioni di vittime dal loro 11 settembre in qua?

Quelli che  la formica ci provoca

Per la Corea del Nord, oltre alla caricatura demenziale che si fa di quel capo di Stato, occorre convincere la gente che un piccolo paese assediato da 60 anni, che ha ben visto che fine si fa a non munirsi di deterrente e ha due, tre bombe atomiche e qualche razzo vettore per arrivare al mare, è un pericolo infinitamente maggiore per la sopravvivenza del pianeta, della massima potenza militare atomica mondiale. Una potenza che dalla nascita fa in media una guerra all’anno, che, dopo aver spaccato il paese in due, rumoreggia da anni ai confini coreani con esercitazioni e provocazioni armate, possiede armi nucleari e mezzi militari da distruggere venti volte l’intero globo, cinge il mondo con basi e ammazza più gente. Però eccoli là, tutti quanti i democratici e buoni e sinistri, ad agitare l’orrendo bau bau nordcoreano. Dire che la Corea del Nord provoca è come dire che mi ha provocato l’ortica mentre estirpavo funghi.

 Micce, botti, firme e sillogismi

La miccia che avrebbe connesso gli attentati, approntati o da approntare, finalizzati a spianare la marcia alla dittatura mondiale di un capitalismo nella sua fase di imperialismo eugenetico e maltusiano,  l’hanno accesa l’11 settembre i servizi atlantico-talmudisti. La catena di  deflagrazioni ha provocato il sacrificio di alcune centinaia di occidentali (tutti ordinari cittadini spendibili, plebei, nessun notabile, comandante, oligarca, prelato) e di oltre 5 milioni di musulmani, in maggior parte arabi. Ma ha anche offerto un’autostrada per far spianare dai carri armati nazioni disobbedienti e dare ai regimi amici gli strumenti per impaurire i loro popoli al punto da accettare telecamere in camera da letto e robocop a ogni passo. E chi potrebbe rompere le uova nel paniere, Russia, Cina, lo chiudiamo nel cilicio di 900 basi americane. Una figata.

L’errore fatale sta nella firma. Costantemente dell’Isis/Daish. Anche quando si tratta di marginali squinternati, avanzi di galera ricattati, sbronzoni, spacciatori, puttanieri, la quintessenza della negazione di un martire della fede che s’immola per Allah. Firmi Isis, ma tutti sanno che in Medioriente chi compra il petrolio rubato dall’Isis, chi gli fornisce colonne di Toyota nuove di pacca, chi gli cuce le divise e bandiere, chi gli paga il soldo, chi gli mette in mano armi di fabbricazione Nato e israeliana, chi gli spiana la strada bombardando eserciti nazionali, chi gli dice di sloggiare perché è arrivato il momento del turnover curdo, sono Usa, Nato, Golfo e Israele. Il sillogismo è cristallino: Isis rivendica l’attentato, l’Isis è in mano a quelli, sono quelli che fanno gli attentati.

Senza coro, il solista sarebbe nudo

Non solo sillogismo. Con competenza e precisione tecnico-logico-scientifica, che sistematicamente demolisce la sicumera degli autori, basata su approssimazione  e faciloneria, ognuna delle operazioni è stata smascherata e ricondotta ai propri autentici mandanti e mandatari. La qual cosa, se ha illuminato di striscio qualche area di non decerebrati, è stata frantumata e sepolta dai fiancheggiatori mediatici e dai ragazzi di bottega politici che, instancabili, ripuliscono il pavimento delle tracce dei delitti. Sappiamo di chi parliamo. Parliamo dalla consorteria di giornalisti di cui già il pentito Udo Ulfkotte (recentemente scomparso a meno di  56 anni….),  della “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, ci aveva rivelato che all’80% in Europa è a libro paga della Cia. Il Mossad ne vanta anche di più. Sono i coristi che non hanno mai stonato una nota quando si trattva di celebrare l’indiscutibile, la  sacra verità delle versioni ufficiali, cioè di quelle dei responsabili: Torri Gemelle, Metro di Londra, treno di Madrid, Charlie Hebdo, Bataclan e Bruxelles, Nizza e Boston, Bali e Amman. Sono coloro che avallano per vocazione, o per convenienza. Oggi, con più impeto che mai, a cospetto e a dispetto di una “destra” che si fa sfiorare da indecenti sospetti e, per esempio ieri su armi chimiche e Assad, ha capovolto la narrazione del Trump, che invece viene riabilitato per meriti hillariani dalla “sinistra”. Il mondo a rovescio. Il problema è che i Salvini e i Willers li hanno messi lì per screditare chi dice che la UE fa schifo, che gli americani spaccano i marroni al mondo e che i russi hanno ragione.

La sinistra del “vai figluolo, ti assolvo, non peccare più”

Questo subalterno consociativismo da sicofanti del monarca è una qualità da qualche anno acquisita con trasporto da tutta una consorteria che insiste a definirsi di “sinistra”.  Non ha mai mancato di assegnare patenti di verità alle più demenziali balle delle vulgate imperialiste sul terrorismo. Deplora i peccati, ma ne condivide le ragioni e ne accetta le scuse. Un esempio. Liberiamo il campo dall’abacadabra per cui i Fratelli Musulmani sono una cosa giusta e buona, per quante sharìe vogliano  spararci addosso (vanno bene quando gli islamisti sono ascari, vanno male quando, come i Taliban, ci danno contro), mentre il loro braccio armato, Isis o Al Qaida, è roba deforme, che con i moderati alla Erdogan o alla Morsi non c’entra una cippa. Va bene che Morsi ordinava di bruciare le chiese cristiane copte. Ma mica le faceva saltare per aria con tutta la gente dentro come usa l’Isis. E poi, guai a parlare male di Morsi. Le sue chiese bruciate, i suoi scioperanti sparati, i suoi voti rubati, vengono ampiamente bilanciati, anzi, benevolmente cancellati,  dallo sdegno per le nefandezze del successore (“golpista”, per quanto eletto con il quintuplo dei voti di Morsi) che cattura, tortura e uccide ogni egiziano che non ne veneri l’immagine. E, soprattutto, da Giulio Regeni.

A tenaglia sull’Egitto

Veniamo al fatto. L’Egitto, con la svolta laica e pluridirezionale in politica estera di Al Sisi , con il suo ruolo preponderante in Libia, con la perizia mostrata nel raddoppio del Canale di Suez e, soprattutto, con il protagonismo energetico acquisito con la scoperta del colossale giacimento di Zohr, non va per niente bene. Così gli hanno incendiato il più redditizio dei resort, Sharm el Sheik, fatto saltare l’Hilton sul Mar Rosso, tirato giù un aereo di linea suo e uno russo che veniva da Sharm el Sheik. Ora, dopo aver fallito il colpo politico con la, da sempre, quinta colonna colonialista, Fratellanza Musulmana, coloro che non accettano stati nazionali arabi (a meno che non siano petrosatrapi, compari di merende), sistemati Libia, Iraq, Siria, Yemen, Sudan, vanno alla chiusura dei conti col bersaglio grosso.

La manovra è a tenaglia. La longa manus dell’Impero USraeliano e  braccio armato della Fratellanza, Isis, si occupa della destabilizzazione seminando insicurezza e paura a forza di bombe, assalti alle forze dell’ordine, assassinii di alti esponenti dello Stato, come del Procuratore Generale. Il sabotaggio economico che vi è collegato e le misure repressive che il governo è costretto ad adottare per contenere un fenomeno che, grazie all’elemento religioso, è capillarmente infiltrato nella società, permettono l’attivazione dell’altro braccio della tenaglia: la campagna di demonizzazione. Qui entrano in campo le “sinistre” dei diritti umani, le bande “disarmate” di George Soros, il coacervo atlantico-talmudista-massonico, quell’élite giornalistico-editoriale di cui, senza aver neppure letto Ulfkotte, subiamo la quotidiana esibizione di codardo oltraggio e servo encomio.

In Iraq, Siria e Yemen lo spappolamento di una consolidata coesione sociale e culturale è stato provocato agendo su sciti e sunniti (con il corredo del terrore islamico sui cristiani) , in Afghanistan e Libia su articolazioni tribali o etniche. In Egitto hanno toppato con la carta Fratelli contro laici (22 milioni di firme egiziane l’hanno respinta) e ora, c’era da aspettarselo, ci riprovano con i copti. Sono 10 milioni su 82, niente male per un bel divide et impera. Morsi, da buon fratello musulmano, aveva già governato una bella persecuzione dei copti, con tanto di chiese bruciate. Ora due kamikaze si sono fatti saltare, al Cairo e ad Alessandria, e hanno massacrato una cinquantina di fedeli in chiesa. Per chi ha satanizzato Al Sisi, alleato di Assad, ostacolo alla neocolonizzazione della Libia, abile manovratore tra Mosca e Washington, padrone del Canale e di gran parte del gas mediterraneo, capo di 82 milioni di arabi egiziani, le stragi di copti, logica o no logica, non possono che addebitarsi al “dittatore”. Un tiranno  che non solo opprime, tortura e uccide la sua gente, ma che “non sa nemmeno dare sicurezza ai sopravvissuti”.

Nessuno più bravo del “manifesto”

Per i destabilizzatori dei regime change, per i criminalizzatori dei governi riluttanti a farsi ammanettare, per tutta la ragnatela delle Ong dirittoumaniste di George Soros, incluse quelle che coprono di umanitarismo una tratta dei migranti gestita a profitto di schiavisti europei e trafficanti africani, “il manifesto” cosa nostra è. Dopo aver acquisito onorificenze al merito della russofobia, della civilizzazione Usa dell’Afghanistan, e delle rivoluzioni democratiche in Libia, in coppia con la nota Amnesty International , ha dato il meglio di sé sull’Egitto. Dove la nota impresa di spionaggio, provocazione, infiltrazione “Oxford Analytica” le ha offerto su un piatto d’argento il modo per acquisire meriti perenni,  a garanzia di perenne sopravvivenza, lettori o non lettori: Giulio Regeni.

Il giornale è un giornaletto tenuto in vita dalle multinazionali e dalla sintonia con il più delinquente dei delinquenti bancari internazionali,  Soros.  Godetevi l’articolo di tale Congiu, titolato “Università, approvata la misura anti-Soros”, in cui si deplorano i provvedimenti adottati dal governo ungherese sulla Central European University, fondata dal bandito delle speculazioni e destabilizzazioni (500 milioni di dollari per la Maidan). La CEU è una delle tante batterie chiamati a sfornare polli d’allevamento funzionali ai progetti di distruzione degli Stati. Come la Open Society Foundation, casa madre di Soros, che ha anche fraterni rapporti con il nostrano Giglio magico. Il cerchio si chiude.

Negroponte, principale di Regeni

Quello che non fa Isis, Regeni fa

Anche l’operazione Regeni ha visto un andamento a tenaglia. Il “manifesto” ha fatto da pesce pilota della martirizzazione del giovane italiano. Impiegato alle dipendenze di spioni angloamericani, mandato in Egitto a individuare, a forza di promesse di denaro, potenziali avversari del governo, ma smascherato e quindi bruciato e, con ogni probabilità, fatto fuori dai suoi mandanti. L’uso residuale era quello della carta da giocare contro il “brutale dittatore”, assassino  e torturatore di un difensore dei diritti umani. Dal canto suo “Il Fatto Quotidiano” (il cui direttore, noto fustigatore di malcostume giornalistico, ha dato il meglio di sé rigurgitando inenarrabili schifezze e idiozie su Assad e Putin, in occasione della bufala dei gas, 9/4/17), ha lavorato sul meno sputtanato versante economico-scandalistico nostrano. Edizioni ed edizioni, paginoni e paginoni di attacchi all’ENI  che, per un giacimento in Nigeria, avrebbe pagato tangenti  a esponenti di quel governo.

Roba brutta, ma così fan tutte le 7 sorelle ed è un dato acquisito poichè, in mancanza, non si fanno affari con quelli che sul petrolio stanno seduti. Ma nel caso del “Fatto”, e prima di lui, di Report della Gabanelli e, in sincronismo con lui, di Report di Ranucci lunedì sera, l’attacco puzza di strumentalismo. Fondato, nel caso di Report, su confidenze di anonimi oscurati e, peggio, di spioni britannici con a cuore la concorrente britannica Shell, parte in simultanea con il mega-affare Al Sisi-ENI per Zohr, con i grossi accordi Italia-Egitto che il nostro ministro dello Sviluppo stava concludendo al Cairo e mira allo stretto connubio tra ENI e l’orrido orso russo. Soros, Exxon, Rockefeller, Shell, BP e Co. ne sono felici. Tanto più che, vedrai, a forza di menarla, ENI, massima industria pubblica rimastaci, verrà mangiata dai privati. Esteri.

Svolta cruciale nel quadro energetico  e geostrategico della regione e nei rapporti di forza nel petrolio, altamente invisa a Israele e ai suoi amici del Golfo. “Il Fatto” sion-atlantista e “il manifesto”, “quotidiano comunista”, uniti nella lotta  E le stelle e strisce e le stelle di David stanno a guardare. Contente di brillare anche di luce altrui.

Aggiungo alcuni commenti al mio ultimo post. Ve li raccomando. Mi onoro di avere interlocutori di rango. C’è quello strepitoso con il link alle nefandezze degli Elmetti Bianchi, c’è quello davvero severo all’indirizzo dei russi.
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Mauro Murta

Continuo a pensare che l’intervento russo in Siria sia cialtronesco e offensivo verso i siriani, che dovrebbero come minimo porgere un ultimatum ai loro “protettori”. Un piccolo paese che resiste eroicamente ad una feroce aggressione, dopo QUATTRO anni riceve l’aiuto della “superpotenza” della quale ospita una base sul proprio territorio. E, guarda caso, questa interviene solo quando la sua base è minacciata. La Russia, una volta scongiurato l’imminente collasso del governo siriano, si è accordata con gli aggressori per una vergognosa spartizione: io bombardo fino a qui, voi bombardate un po’ più in là. Cosa ne ha guadagnato la Siria? Una presunta stabilizzazione in un non-stato che non recupererà mai il suo territorio. Nonostante questa “moderazione” messa in atto per astrusi calcoli geopolitici, la Russia continua ad essere bersagliata dall’Uccidente con sanzioni, minacce e attentati. Uno “stile” che del resto mantiene ai suoi confini. Una volta recuperata la preziosa Crimea, la Russia ha dato un minimo aiuto al Donbass, che gli ha permesso di sopravvivere ma lo ha lasciato alla mercé delle continue aggressioni dei nazisti ucraini. Sarebbero bastati pochi bombardamenti mirati per calmare il regime di Kiev e, magari, farlo collassare. Questo fanno le superpotenze, non fare di tutto per compiacere la superpotenza rivale che, intanto, continua a menare martellate sui denti.

8 aprile 2017 09:31 

Mauro Murta

La Cina, se possibile, è anche peggio della Russia. Gli americani sostengono incondizionatamente tutti i loro alleati, inclusi e soprattutto i più fetenti. I cinesi, in nome del “business as usual”, mangiavano tartine con Trump mentre questi bombardava la Siria, forse soprattutto per minacciare la Corea del Nord. Invece che sostenere un paese confinante e amico nel sacrosanto tentativo di difendersi, i cinesi lo trattano con fastidio, unendosi alle sanzioni in nome degli affari con il regime fantoccio di Seul. Rinsaldare i legami con i nordcoreani, anche militari, facendo esercitazioni congiunte e assicurando l’impegno a difendere il vicino, esattamente come succede a sud del 38° parallelo, gioverebbe fra l’altro alla serenità del governo nordcoreano, con conseguente allentamento della presunta repressione interna tanto sbandierata dalle presstitute.
Non importa se il gatto sia bianco o nero. Tanto arriva il mastino e li sbrana tutti e due

ALEX 1

@Mauro Murta.
Per quanto riguarda il Donbass bastava non forzare la resistenza a fermarsi per negoziare ad ogni costo dopo le vittorie di Ottobre 2014 e del Febbraio 2015. Potevano essere liberate altre citta’ e forse I golpisti sarebbero fuggiti o scesi a piu’ miti consigli. Non era necessario invadere nulla, solo favorire l’afflusso di armi cibo e medicine nelle retrovie di Donesk e della Novorossia. Invece dopo la vittoria di Debalsevo I resistenti dovettero addirittura retrocedere, con gli “osservatori OSCE” che fingono di non vedere che dall dalla linea di demarcazione I golpisti riarmatisi usano I calibri pesanti per colpire di nuovo Donesk ed altri centri. Gli accordi di Minsk, gia’al ribasso, adesso sono carta straccia. Probabilmente la Russia sperava di utilizzare I negoziati per riallacciare le relazioni commerciali con l’UE e mettere pace ai loro confini. Ma niente di tutto questo. Grave errore di valutazione? Illusione di rientrare da grande Potenza nel G8? Ha veramente aiutato I russofoni dell’Ucraina ed I siriani o li usa per esercitarsi sul piano militare e diplomatico?

8 aprile 2017 22:29 

Paolo Selmi

In ultimo, ma non da ultimo, qualche approfondimento sui cosiddetti “caschi bianchi”. Gli eroi della notte degli oscar, subito dopo la liberazione di Aleppo furono accusati di traffico di organi e di cadaveri. Inchiesta insabbiata, ma riesumiamola così, per cultura generale (fonti: http://www.syrianews.cc/local-syrian-residents-call-white-helmets-organ-traders/ – tradotto, in italiano, da https://aurorasito.wordpress.com/2017/03/16/i-caschi-bianchi-sono-trafficanti-di-organi/). In sostanza, i “ribelli” bombardavano e loro subito lì, a prelevare con le ambulanze… poi i residenti tornavano a casa senza qualche pezzo. Ovviamente, non interessa a nessuno questo dato. Ma andiamo avanti: l’associazione svedese SWEDHR (per inciso, che abbiano voluto mandargli un messaggio…) pubblica a Marzo di quest’anno un report dettagliato dove dimostra che i Caschi Bianchi cammuffano i video (in particolare quello del bimbo cui viene praticata un’iniezione sul petto, fonte: http://reports.swedhr.org/white-helmets-video-swedish-doctors-denounce-medical-malpractice-and-misuse-of-children-for-propaganda-purposes/). Report ripreso dall’associazione veterantoday.com due giorni fa (http://www.veteranstoday.com/2017/04/06/swedish-medical-associations-says-white-helmets-murdered-kids-for-fake-gas-attack-videos/). Questi son materiali in inglese, è inutile neanche che li commenti. Parlano da soli.
Ciao e a presto!
Paolo

Mauro Murta

Guardate qua:
https://southfront.org/swed…
Il mese scorso l’associazione svedese SWEDHR (Swedish Doctors for Human Rights) ha pubblicato un rapporto che denuncia gli orrori degli “Elmetti Bianchi”, vincitori dell’Oscar, che fra l’altro hanno ucciso bambini per filmare le presunte cure a loro somministrate.
Indovinate dove si è svolto il primo attentato dopo l’aggressione americana alla Siria?
Ringrazio Nicola, commentatore sul sito Sakeritalia, per la segnalazione.

8 aprile 2017 21:41 

Paolo Selmi

Caro Fulvio,
Colonel Cassad di domenica da il meglio di sé…

http://colonelcassad.livejournal.com/3348409.html

Dal vecchietto che recita prima sotto le macerie (con la kefia) e poi col gas chimico (senza kefia), al nasone che compare dopo in ben sei ruoli da non protagonista (con relative “maschere” in inglese e arabo), al barbetta che, dopo il set, è così intelligente da farsi anche un selfie… tutte le nomination agli Oskar!

il pezzo conclude con la fatidica formula “Riceve l’Oskar” (И Оскар получает)…

Buona domenica!
Paolo

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 21:20

SERPEGGIANO DUBBI SULLA TORINO-LIONE

Serpeggiano i dubbi sulla Torino-Lione e l’editorialista de La Stampa Stefano Lepri,
scrive il 6/4/2017, tra l’altro :

“E mentre in altri casi di grandi opere si può discutere se servano, ad esempio nel caso della Torino-Lione se valga la ingente spesa, ….”


L'immagine può contenere: 1 persona, treno, auto e spazio all'aperto
Stefano Lepri
Pubblicato 06/04/2017 alle ore 14:32
E’ mai possibile che un organo di giustizia amministrativa risulti determinante in decisioni che spettano ai rappresentanti eletti dai cittadini? Sì, è possibile, nel pasticcio giuridico in cui l’Italia da anni si è avvitata. Non si sa mai a chi precisamente spettino le responsabilità, cosicché se si fa qualcosa che poi si rivela sbagliato nessuno paga, ma soprattutto di fronte a un groviglio di interessi contrastanti la via più sicura per evitare impopolarità è non fare nulla.
Nel caso degli ulivi abbattuti per far passare il gasdotto (e che comunque sarebbero poi stati ripiantati o sostituiti con altri ulivi) c’è un conflitto di competenze tra due organi elettivi, il governo nazionale e il governo regionale. E’ causato dalle lacune dell’attuale Costituzione (bocciata la riforma Renzi, occorre non dimenticare che una riforma ci vuole) a causa delle quali il Tar acquista un potere arbitrale spropositato.
A monte c’è una questione di sostanza. Democrazia significa far decidere ai rappresentanti eletti dei cittadini interessati. Ora, chi è interessato a un gasdotto che rifornirebbe di energia l’intera collettività nazionale? L’intera collettività nazionale, dunque chi la rappresenta. E mentre in altri casi di grandi opere si può discutere se servano, ad esempio nel caso della Torino-Lione se valga la ingente spesa, qui si tratta di energia pulita, utile a proteggere l’ambiente.
E’ poi dubbio se la Regione Puglia qui interpreti gli interessi di tutti i pugliesi, dato che se il gasdotto fosse spostato da quella spiaggia si dovrebbe scavare su un’altra, con disturbo di altri cittadini. Rendiamoci conto che ci stiamo ficcando in una situazione in cui non solo ai politici conviene decidere il meno possibile, ma anche ai privati non conviene investire salvo in campi già praticati e sperimentati.
E’ facile oggi lamentarsi di chi ha governato, e ce ne sono buoni motivi. Molto pesa anche l’inefficienza delle burocrazie. Ma il declino del Paese è conseguenza anche di investimenti non fatti da privati scoraggiati dal rischio di possibili inconvenienti. Ogni interesse circoscritto, legittimo quanto si vuole, ma che andrebbe conciliato con altri interessi ugualmente legittimi, che si esprimono meno rumorosamente, trova terreno favorevole per fermare ogni cosa.
Si arriva al paradosso, più volte segnalato dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, che esistono imprese edilizie più specializzate nel far soldi con i ricorsi al Tar che materialmente costruendo case, ponti, strade; che danno lavoro più agli avvocati che a ingegneri e muratori. E’ questo il Paese in cui vogliamo vivere?