Telt, l’amianto c’è. Ma ci sarà solo nel Tunnel di Base, oggi no.

https://www.tgvallesusa.it/2016/03/telt-lamianto-ce-ma-ci-sara-solo-nel-tunnel-di-base-oggi-no/

TG Valle Susa - Informazione indipendente

Nel progetto definitivo c’è scritto che “considerando i risultati ottenuti dai sondaggi S9 ed S11 è ipotizzabile che le metabasiti attese per circa 400 metri dall’imbocco E del Tunnel di Base siano caratterizzate da concentrazioni in amianto localmente anche elevate; la variabilità nei tenori in amianto rende difficile la previsione di un sistema di scavo che permetta una discriminazione certa del marino ‘pericoloso’ e non”

Nella certificazione dei costi della Torino-Lione, fatta da  e resa pubblica due giorni fa dal movimento no tav, vi sono alcune ipotesi di modifiche progettuali che cambiano radicalmente la prevista cantierizzazione. Due in particolare toccano direttamente chi abita in Valle: le rocce contenenti  sarebbero stoccate nel tunnel geognostico di Chiomonte e lo smarino destinato a Susa trasportato su camion dalla Maddalena.

Partiamo dall’amianto. Nel progetto definitivo c’è scritto che “considerando i risultati ottenuti dai sondaggi S9 ed S11 è ipotizzabile che le metabasiti attese per circa 400 metri dall’imbocco E del Tunnel di Base siano caratterizzate da concentrazioni in amianto localmente anche elevate; la variabilità nei tenori in amianto rende difficile la previsione di un sistema di scavo che permetta una discriminazione certa del marino ‘pericoloso’ e non”. L’ipotesi progettuale era quindi quella di impacchettare il materiale contenente amianto – 160.000 metri cubi – caricarlo su treni e spedirlo in apposite discariche speciali in Germania. Lo scenario delineato nell’ipotesi progettuale contenuto nella certificazione dei costi è diverso. Lo scavo del tunnel di base verrebbe effettuato partendo dalla Maddalena, scavando in direzione di Susa, e questa soluzione “ha un impatto sul trattamento delle rocce verdi potenzialmente presenti nei primi 350 m di tunnel di base sul lato italia”. Gli estensori della certificazione scrivono che “tra le diverse soluzioni previste per il loro stocaggio [delle pietre verdi], TELT ha scelto la soluzione V6b, che consiste nello stoccaggio in sotterraneo nella parte finale della galleria geognostica de La Maddalena prolungando all’occorrenza la galleria”. Alcuni chilometri della galleria geognostica verrebbero quindi riempiti dal materiale contenente amianto scavato a Susa. Una montagna di materiale pericoloso spostato fin dentro al cunicolo in Clarea. L’amianto non sarebbe quindi più spedito in Germania via treno, ma intampato a Chiomonte/Giaglione. Non sappiamo concretamente come vorrebbero realizzare tale progetto, ma ci sembra grave che i valsusini non vengano informati di una cosa del genere.

Deposito pietre verd

Elaborazione sulla base dele informazioni contenute nella certificazione dei costi. In blu il tracciato del tunnel di base, in giallo e in rosso il tracciato del tunnel geognostico de La Maddalena

E veniamo ai camion. Per anni i proponenti l’opera e la politica che li sosteneva hanno ripetuto la storia dello smarino trasportato esclusivamente via treno, Virano nel 2010, solennemante affermava che “i camion vengono sostanzialmente eliminati”.  Il trasporto dello smarino via treno era anche una prescrizione prevista del Cipe nell’approvazione del progetto preliminare (delibera 57 del 2011). Scopriamo ora che nell’attuale ipotesi progettuale le cose sono cambiate. Nella certificazione dei costi scrivono che “dal cantiere de la Maddalena, lo smarino riciclabile viene trasportato in camion a Susa Autoporto”. Solo lo smarino non recuperabile “viene trasportato mediante un nastro trasportatore fino alla zona di Chiomonte, poi tramite ferrovia verso i siti di deposito”. In pratica lo smarino che può essere usato per i rilevati e per il calcestruzzo viene caricato su camion a Chiomonte e spedito a Susa (da progetto stiamo parlando di circa un milione e centomila di metri cubi di materiale). Il progetto è ancora talmente vago che nella certificazione dei costi non indicano come verrà riportato a Chiomonte il materiale lavorato a Susa: “i materiali valorizzati (inerti) vengono trasportati a La Maddalena o tramite ferrovia o in camion attraverso l’autostrada”. Mentre a Chiomonte, tramite nastro trasportatore verrebbero portati i materiali destinati ai siti di deposito, stiamo parlando anche qui di una montagna di materiale, secondo il progetto circa ottocentomila metri cubi.

Le ipotesi progettuali contenute in questa stima dei costi non sono mai state presentate alla popolazione. Come da venticinque anni a questa parte i progetti vengono calati dall’alto senza informare minimamente gli abitanti.

E infine avremmo una domanda ingenua: a chi giovano queste continue modifiche progettuali che allungano i tempi e aumentano i costi?

IL MOSE È UNA PORCATA, SE NE SONO ACCORTI ANCHE LORO

http://ilcorrosivo.blogspot.it/2017/10/il-mose-e-una-porcata-se-ne-sono.html

mercoledì 11 ottobre 2017

Marco Cedolin

Quando nel 2008 andava in stampa Grandi Opere, con un intero capitolo dedicato alla truffa del Mose, tutti i media mainstream nessuno escluso, cantavano in coro le lodi della nuova opera, magnificandone le proprietà taumaturgiche, pronti a giurare che il “mostro” in costruzione avrebbe salvato la città di Venezia ed altrettanto pronti nel bollare come antimoderna e demagogica qualsiasi critica venisse portata nei confronti del progetto.
Oggi, a nove anni di distanza, La Stampa di Torino pubblica un articolo Venezia e il suo Mose, storia di un fallimento”, nel quale racconta esattamente le stesse cose che a suo tempo ventilai in Grandi Opere, declinandole ovviamente al presente e non al futuro (come feci io) ed aggiornandole con il rendiconto di una serie di disastri ancora peggiori di quanto la Cassandra che alligna in me fosse stata in grado di vaticinare a suo tempo….
Il “mostro” non ancora completato (dovrebbe esserlo nel 2022) a fronte degli 1.6 miliardi di euro previsti (e dei 4,5 che ventilavo io) è già costato 5,5 miliardi del contribuente italiano e sostanzialmente la struttura versa in rovina, dal momento che per riparare gli elementi già rovinati dalla salsedine e dalle cozze prima ancora che l’opera sia entrata in funzione serviranno come minimo altri 700 milioni di euro, sempre che bastino, dal momento che stando a quanto scrive La Stampa anche buona parte delle strutture non ancora posate in mare si stanno arruginendo a causa della salsedine. Al tutto andranno sommati almeno 105 milioni di costo annuale per la manutenzione, sempre che bastino e la sensazione che emerge leggendo l’articolo è proprio quella che non basteranno.
Anche nel caso che l’opera riesca un giorno ad entrare in funzione, cosa di cui i giornalisti della Stampa dimostrano di dubitare fortemente, a Venezia non salverà un bel niente, dal momento che come scrivevo io allora e scoprono loro oggi, il Mose entrerà (se entrerà) in funzione solamente con le maree eccezionali oltre i 110 cm di altezza e resterà inerte con quelle inferiori che sono le più frequenti e la maggiore causa di danno per i veneziani.
Come se non bastasse intorno all’opera (come sostenevo in Grandi Opere) sulla Stampa viene fatto notare come abbia proliferato un giro di corruzione miliardario “per coprire lavori e opere mal progettati e peggio realizzati”, parte del quale sarebbe già stato svelato dalla magistratura.
E ciliegina sulla torta “secondo una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture, il MOSE rischia cedimenti strutturali per la corrosione elettrochimica dell’ambiente marino e per l’uso di acciaio diverso da quelli dei test. Le cerniere che collegano le paratoie mobili alla base in cemento – ce ne sono 156, ognuna pesa 36 tonnellate, un appalto da 250 milioni affidato senza gara al gruppo Mantovani – sono ad altissimo rischio (probabilità dal 66 al 99 per cento) di essere già inutilizzabili.”
Il tutto porta i giornalisti della Stampa (che come i loro colleghi 9 anni fa sostenevano l’opera contro la nostra miopia) ad affermare che il Mose sarebbe una vera e propria “antologia degli orrori”, che “non sempre il gigantismo paga” e che “il MOSE è il simbolo di quel che non si deve fare.”
Peccato che lor signori non abbiano preso coscienza della realtà prima che i miliardi dei contribuenti italiani venissero sperperati e la laguna veneta devastata, quando ancora le marchette in favore del Mose rendevano molti quattrini ed erano funzionali alla costruzione di fulgide carriere giornalistiche.
 

Torino, violenta lite al mercato: uomo ucciso con una coltellata alla gola

mercato_torino3Niente di che alla fine, un banale incidente sul lavoro alla fine.  Anche la famiglia della vittima sembra più preoccupata di far consenso politico. Peccato che a parti invertite, quando la vittima è uno straniero queste parole non le pronuncia nessuno ma si invoca a leggi speciali.

Omicidio al mercato a Torino, i familiari della vittima: “Non usate il nostro dolore per prediche razziste”


Lite finita in tragedia a Torino, dove un 52enne italiano è morto per una coltellata al collo. È successo alla periferia nord della città, al mercatino del libero scambio “Il Barattolo” in via Carcano. Erano le 7.30 di mattina quando Maurizio Gugliotta, originario di Catanzaro ma residente a Settimo Torinese, è stato aggredito da un 27enne nigeriano, che l’ha colpito alla gola.

Khalid Be Greata, questo il suo nome, è stato arrestato dalla municipale. Aveva aggredito anche un altro uomo, ferito solo lievemente al petto, grazie agli abiti spessi che indossava. I soccorritori hanno cercato inutilmente di rianimare la vittima per quasi 40 minuti, ma non c’è stato niente da fare. Inizialmente era stata recintata solo l’area in cui era avvenuto il delitto. Il mercatino del libero scambio è rimasto aperto per l’intera mattinata, poi sono cominciate le operazioni di chiusura delle attività.

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/torino_mercato_libero_scambio_omicidio-3303367.html

in attesa che l’episodio si ripeta??? Ma facciamo finta di niente, anzi, raccontiamoci che son tutte bufale

Cagliari, allarme furti al mercato di piazza del Carmine. La protesta dei commercianti
Il mercato di piazza del Carmine
I furti e gli scippi sono in continuo aumento a Cagliari e gli operatori del mercato della domenica protestano: “Piazza del Carmine è diventata un luogo pericoloso, siamo preoccupati”, afferma una commerciante.
“I gruppi di ragazzi extracomunitari prendono di mira i nostri banchi, soprattutto quelli in cui lavorano persone da sole, ci rubano le cose, – fa eco un’altra – e ne approfittano quando c’è un momento di distrazione”.
La situazione per chi lavora nella zona è diventata insostenibile.
(Redazione Online/P)
IL SERVIZIO DEL TG DI VIDEOLINA

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/10/08/cagliari_allarme_furti_al_mercato_di_piazza_del_carmine_la_protes-68-653155.html

Ospite in casa di due anziani chiede 10mila euro per liberare la stanza

la jpeg si riferisce ad un altro episodio di "amore fraterno"

la jpeg si riferisce ad un altro episodio di “amore fraterno”

condivisione culturale. Il romeno sarà presto libero, come i poveri ragazzi che presero in ostaggio i bambini di un asilo. Ma non è violenza, meglio tacerle al TG

A Cinisi due bambini sono stati presi in ostaggio da un gruppo di extracomunitari
CINISI. Ieri una decina di extracomunitari minorenni si sono barricati dentro un asilo con due bambini per protesta. La situazione, che ha provocato non poche tensioni, è stata controllata dai carabinieri che sono intervenuti sul posto…FONTE

Ospite in casa di due anziani chiede diecimila euro per liberare la stanza

I carabinieri hanno arrestato il 65enne con l’accusa di estorsione

Diecimila euro, questa la somma che due anziani avrebbero dovuto versare nelle casse di un ospite che la coppia aveva accolto in casa 5 anni fa. Per questo i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia Roma Cassia hanno arrestato un cittadino romeno di 65 anni, incensurato, con l’accusa di estorsione ai danni dei due anziani coniugi. L’uomo era ospite in casa delle vittime da circa 5 anni: da qualche tempo, però, aveva iniziato a manifestare la tendenza all’abuso di alcolici e, probabilmente a causa di ciò, ad assumere atteggiamenti violenti nei confronti degli anziani che, dopo alcuni episodi preoccupanti, hanno deciso di chiedergli di lasciare la loro casa.

Buonauscita per lasciare la stanza 

Il cittadino romeno non solo si è rifiutato di allontanarsi dall’abitazione, ma con toni violenti e minacciosi, ha preteso dai padroni di casa ingenti somme di denaro, fino ad arrivare alla richiesta di 10.000 euro, quale “buona uscita”.

Denuncia ai carabinieri

La coppia ha, quindi, deciso di chiedere aiuto ai Carabinieri che, ben compresa la situazione, hanno arrestato il cittadino romeno.ì L’uomo è stato portato nel carcere di Regina Coeli dove rimane in attesa di essere processato.

http://www.romatoday.it/cronaca/estorsione-stanza-coinquilino-anziani.html

Tentano un furto in casa. Ladri sorpresi e arrestati 

tutte bufale razziste

13 ottobre 2017

A processo due incensurati. La segnalazione è arrivata da un vicino. I carabinieri li hanno colti sul fatto mentre stavano forzando alcuni infissi

GONZAGA. Furto aggravato in abitazione, danneggiamento e violazione di domicilio: con queste accuse sono stati arrestati un 37enne e un 34enne di origine indiana che stavano tentando di rubare in una casa di Gonzaga. Ma il loro piano è stato mandato all’aria da un vicino che ha notato i loro movimenti sospetti e ha chiamato i carabinieri. I due ladri sono comparsi ieri mattina davanti al giudice del tribunale di Mantova.

L’udienza è stata rinviata e nel frattempo i due sono stati messi agli arresti domiciliari. L’episodio è avvenuto giovedì a Gonzaga, in una strada in pieno centro abitato. In casa non c’era nessuno, e i due ladri credevano di poter agire indisturbati. Non avevano fatto i conti con lo spirito d’osservazione di un vicino di casa, che ha notato i loro movimenti circospetti intorno all’abitazione.

Quando poi ha visto che erano intenti a controllare una finestra, non ha avuto più dubbi sulle loro intenzioni, ha preso il telefonino e ha chiamato il 112. Quando i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Gonzaga sono arrivati, hanno sorpreso i due ladri proprio in flagranza di reato. Si erano arrampicati per raggiungere una finestra al piano rialzato e stavano forzando gli infissi con un attrezzo da scasso. Un atteggiamento inequivocabile. I militari li hanno bloccati, portati in caserma e arrestati. Hanno passato la notte in camera di sicurezza fino a ieri mattina, quando sono comparsi davanti al giudice.

http://m.gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2017/10/13/news/tentano-un-furto-in-casa-ladri-sorpresi-e-arrestati-1.15983733?ref=hfmamaer-2

Chaouki, figuraccia: l’icona dei diritti ai migranti non paga i contributi all’assistente

chaoukiL’assistente è una donna, magari non è dovuto secondo certe culture, per fortuna che la Boschi lotta per la parità di stipendio tra calciatori e calciatrici. Il deputato Chaouki si batte per i diritti dei migranti, mica delle donne.

Diritti un tanto al chilo. Roba da non farsi vedere in giro per Chaouki. Ma come. È il paladino dei diritti ai musulmani, l’icona dell’accoglienza. Si batte per l’equiparazione dei diritti tra italiani e stranieri e il Pd lo manda nei talk-show per questo. Lui entra in rotta di collisione con tutti con il suo buonismo che cozza contra le più elementari ragioni di buon senso. Diritti? ma quali diritti? Per gli immigrati, certo, ma per la sua ssistente parlamentare no.  Figuraccia del deputato Pd, Khalid Chaouki, che da cinque anni non versa un euro di contributi alla sua assistente parlamentare, totalizzando la cifra di 12.500 euro. I diritti per Chaouki vanno a corrente alternata. La doppia morale personificata. L’ipocrisia allo stato puro.
Chaouki ha pure il coraggio di scioperare per lo Ius soli
Secondo Il Fatto Quotidiano che ha reso nota l’imbarazzante e squallida vicenda, Chaouki – che tra l’altro mantiene le questioni di forma aderendo allo sciopero della fame per lo Ius soli – appena eletto ha assunto una collaboratrice parlamentare. E nonostante le ripetute richieste di regolarizzazione, per cinque anni non ha pagato niente alla previdenza. È stato allora trascinato in tribunale dalla donna. Ma Chaouki non ha neanche avuto il buon gusto  presentarsi ed  è stato dichiarato contumace, si legge nella ricostruzione del Fatto.
Da Chaouki neanche la tredicesima
«Dopo due anni di contratti co.co.pro, Chaouki ha assunto la donna a tempo indeterminato, beneficiando degli incentivi previdenziali previsti dal Jobs act. Quando ha capito che questi non coprivano tutti gli oneri con l’Inps, e che avrebbe dovuto sborsare i soldi di tasca propria, ha deciso di non pagare». Altra sorpresa,  Chaouki è stato infatti citato in giudizio per non aver pagato nenache la 13esima alla donna, denaro che le era dovuto sulla base del nuovo contratto stipulato dopo l’entrata in vigore del Jobs act. Destinatario di un decreto ingiuntivo del giudice, il deputato ha pagato. Rimane però ancora l’arretrato dei contributi previdenziali.

 Lavoro prima agli immigrati. Nelle scuole la Fedeli assume stranieri come bidelli

elezione-presidente-repubblicaRoma, 7 ott 2017 – Disoccupazione giovanile alle stelle? Dati sulla disoccupazione generale sempre più allarmanti? Nessun problema, il ministro dell’Istruzione senza titoli Valeria Fedeli, ha la ricetta che fa per voi, anzi per loro. Tramite un suo decreto ha stabilito infatti una corsia preferenziale per gli immigrati come lavoratori nelle scuole. Con un semplice permesso di soggiorno gli stranieri hanno ora la possibilità di accedere alla graduatoria Ata per le scuole con requisiti più vantaggiosi per ottenere il posto. Basta essere “titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente”.
A rivelarlo è il quotidiano La Verità, che ha intervistato il presidente nazionale del sindacato Feder.ata, Giuseppe Mancuso: “Negli ultimi anni si sono persi posti di lavoro nel settore del personale non docente della scuola. I pensionati – ha specificato Mancuso – non sono stati rimpiazzati e circa 15- 20.000 precari attendono un inserimento stabile: sono precari che hanno già avuto una formazione e hanno un’esperienza del lavoro, molto delicato, da compiere nella scuola”. Nella scuola pubblica da anni, come ben noto, c’è un problema di stabilizzazione per docenti e bidelli, tra precariato e incertezze continue. E il ministro dell’Istruzione come pensa di porre rimedio a tutto ciò? Assumendo gli immigrati.
È decisamente irrazionale – afferma il presidente di Feder.ata – scavalcare i precari italiani che attendono da anni e immettere cittadini di altri Paesi che possono avere tutte le qualità e anche titoli equivalenti ma non possono avere l’esperienza già maturata sul campo dai precari italiani”. Irrazionale e, aggiungiamo noi, decisamente vergognoso. Eppure la Fedeli ha deciso sul serio così, puntando a regalare posti di lavoro come bidelli nelle scuole ai nuovi arrivati piuttosto che regolarizzare gli italiani che da anni si barcamenano nei meandri della burocrazia statale in attesa appunto di stabilizzarsi. Il ministero dell’Istruzione apre quindi le graduatorie di terza fascia per il personale Ata anche a profughi ed extracomunitari. In questo modo circa 20 mila precari italiani, come gli aspiranti bidelli, rischiano di essere scavalcati dagli immigrati.
 
Alessandro Della Guglia

Il «Titanic delle montagne»: la gigantesca stazione abbandonata tra Spagna e Francia

http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/17_ottobre_02/titanic-montagne-gigantesca-stazione-abbandonata-spagna-francia-98e6fa16-a77f-11e7-8b29-3c19760df94c.shtml?refresh_ce-cp

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Il progetto era quello di creare un passaggio attraverso i Pirenei che mettesse in omunicazione Spagna e Francia. E così, ecco nascere nella comunità autonoma dell’Aragona la gigantesca stazione di Canfranc. In territorio spagnolo, tranne un binario, a tutt’oggi considerato francese. Un’opera imponente, in ferro e vetro, con tanto di ospedale, un ristorante e degli alloggi per chi ci lavorava. Nel 1928, quando venne inaugurata, era soprannominata “il Titanic delle montagne”. Nel 1970, un convoglio merci deragliò all’ingresso del ponte L’Estanguet in Francia, da allora il traffico internazionale in quella tratta venne interrotto e la gigantesca stazione è abbandonata. Ma conserva intatto il suo fascino (foto canfranc.es)pirenei2

 

 

 

 

 

 

 

 

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STAZIONI… INTERNAZIONALI: QUANDO L’”INUTILE E’ MONUMENTALE”…

Nell’albero genealogico dei “SiTav” ci sono antichi e “valorosi” divoratori di denaro pubblico che destinarono ad appalti di Grandiopere vecchielire, franchi e peseta: i nonnetti dei lobbysti contemporanei, (ieri come oggi dissipatori di risorse collettive), hanno già colpito e sulla stessa (improbabile) rotta del corridoio mediterraneo… e già sulle ferrovie di montagna, per giunta: nei Pirenei, tra Francia e Spagna, e proprio sulla linea di confine, che addirittura – in questo caso – corre tra un binario e l’altro(!), davanti all’ imponente facciata di un edificio oggi in totale stato di abbandono: “la madre di tutte le cattedrali nel deserto”!
E’ (anzi doveva essere) la stazione di Canfranc, inaugurata nel 1928 e (infelicemente) soprannominata “il Titanic delle montagne”). Il progetto – niente di nuovo sotto il sole – fantasticava di un nuovo collegamento tra i due paesi e sicuramente immaginare che “l’offerta avrebbe creato al domanda” – come ancora oggi si ostinano ad affermare le Chiambresso, i Foiano e i Viretta…E che domanda, se è vero che nelle migliaia di metri-cubi edificati in mezzo a boschi di conifere e tra pareti di roccia erano stati ricavati un albergo, il ristorante, addirittura un ospedale e gli alloggi per i capistazione e il personale di gestione!
Ma la decadenza pare che iniziò appena terminata la cerimonia solenne di inaugurazione in presenza delle massime autorità delle due nazioni e di quelle (illuse) della Comunità di Aragona sul cui territorio era stata realizzata l’opera. Una agonia lenta ma inesorabile su cui si abbatté il definitivo abbandono che ebbe come pretesto il deragliamento (su un ponte in territorio francese) di un treno merci, nel 1970!
Forse per non restare troppo indietro nel disincanto che pervade le redazioni arruolate nella celebrazione (prematura e azzardata) del “Tav Lyonturin ne fa cenno il sito del Corriere.it pubblicando alcune delle innumerevoli fotografie che è possibile reperire in rete oltre che scattandole – ovviamente – viaggiando (coi mezzi che passa il convento) tra Lisbona e Kiev tra pianure sovraffollate e monti in abbandono, sulle tracce di “Binario morto”, il libro scritto Luca Rastello e Andrea De Benedetti per Chiarelettere nel 2013. Una inchiesta che mantiene intatta la sua attualità: Lisbona si è chiamata fuori per ridurre il debitopubblico portoghese, a Kiev hanno altro che il Tav per correre ad alta velocità verso la bancarotta;
…della LyonTurin sono rimaste le varianti (permanenti) di progetto della sola galleria sotto le Alpi e della… stazione internazionale di Susa: la “gemma” che sta alle Alpi come l’ametista di Canfranc sta ai Pirenei.

Grandi manovre nucleari alla Camera

https://ilmanifesto.it/grandi-manovre-nucleari-alla-camera/

manifesto

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci

03.10.2017

Il giorno prima che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari venisse aperto alla firma alle Nazioni Unite, alla Camera dei deputati è stata approvata il 19 settembre, a grande maggioranza (296 contro 72 e 56 astenuti), una mozione Pd a firma Moscatt e altri.

Essa impegna il governo a «continuare a perseguire l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari attraverso la centralità del Trattato di non-proliferazione (Tnp), valutando, compatibilmente con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica, la possibilità di aderire al Trattato per vietare le armi nucleari, approvato dall’Assemblea generale dell’Onu».

La mozione Pd, «su cui il governo ha espresso parere favorevole», è una cortina fumogena per nascondere il fatto che l’Italia è accodata al crescente riarmo nucleare Usa/Nato ospitando, in completa violazione del Tnp, le bombe nucleari Usa B-61 che dal 2020 saranno sostituite dalle ancora più pericolose B61-12.

La vera posizione del governo Gentiloni è emersa il giorno dopo quando, attraverso il Consiglio nord-atlantico di cui fa parte insieme agli altri 28 governi della Nato, ha respinto in toto e attaccato il Trattato Onu. Alla Camera dei deputati la mozione Pd è stata votata da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Scelta Civica, Alternativa Popolare, Democrazia Solidale e Gruppo Misto.

La Lega Nord, assente in aula al momento del voto, con una sua mozione chiama il governo «a non rinunciare alla garanzia offerta dalla disponibilità statunitense a proteggere anche nuclearmente l’Europa e il nostro stesso paese, non necessariamente rispetto alla Russia».

Come se l’Italia fosse in grado di stabilire contro chi debbano essere puntate le armi nucleari Usa. Sinistra Italiana e Articolo 1, nelle loro mozioni respinte dalla Camera, chiedono la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione e l’adesione dell’Italia al Trattato Onu. Però, sulla mozione Pd, entrambi i gruppi non hanno votato contro ma si sono astenuti. Ha invece espresso voto contrario il Movimento 5 Stelle.

Nella sua mozione, anch’essa respinta, esso non chiede però al governo né la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione, né l’adesione dell’Italia al Trattato Onu, ma di «relazionare al Parlamento sulla presenza in Italia di armi nucleari, non facendosi più paravento di un vincolo atlantico alla riservatezza inesistente per i cittadini e i parlamentari Usa» e di «dichiarare l’indisponibilità dell’Italia ad utilizzare armi nucleari, a non acquisire le componenti necessarie per rendere gli aerei F-35 idonei al trasporto di armi nucleari».

La mozione del M5S rispecchia la posizione espressa dall’aspirante premier Luigi Di Maio che «non vogliamo uscire alla Nato» (come ha dichiarato lo scorso aprile in una conferenza negli Usa), che (come ha dichiarato in un’intervista lo scorso giugno) «vogliamo restare nella Nato, ma vogliamo parlamentarizzare gran parte delle scelte».

Illusione o peggio.

Nel Consiglio nord-atlantico, stabiliscono le norme Nato, «non vi è votazione né decisione a maggioranza», ma «le decisioni vengono prese all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con gli Stati uniti cui spettano per diritto la carica di Comandante supremo alleato in Europa e gli altri comandi chiave, compreso quello del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato.

Promettere che gli F-35, aerei concepiti per l’attacco nucleare soprattutto con le B61-12, possano essere usati dall’Italia con una sorta di sicura che impedisca l’uso di armi nucleari, equivale a una favola raccontata ai bambini per fargli dormire sonni tranquilli.