YO TENGO MIEDO – IN MARGINE A BARCELLONA

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/08/yo-tengo-miedo-in-margine-barcellona.html

MONDOCANE

SABATO 19 AGOSTO 2017

False Flag, che palle

Con tutto il rispetto per le 14 vittime e i tanti feriti di Barcellona, con tutto, lo sconcerto per i morti “cattivi” ammazzati, o saltati per aria (prassi ricorrente e risolutrice), con ogni apprensione per gli arrestati, predestinati o a casaccio, con tutto l’orrore possibile per il viluppo terroristico in cui ci  hanno rinchiuso e con cui ci stanno sterilizzando, viene ormai a noia occuparsi dell’ennesimo attentato False Flag. E’ diventato sfessante ogni volta  gridarne al vento obiettivi immediati, scopi finali, lacerazioni logiche, elenco di chi se ne avvantaggia e chi ci rimette, parallelismi con episodi identici, analoghi, affini, contraddizioni, incongruenze, veri e propri buchi neri, colmati soltanto dalla dabbenaggine della gente assordata dal coro complice delle presstitute. Lo facciamo dall’11 settembre, dove l’arrogante insipienza degli autori e il lavoro meticoloso e inconfutabile del contradditorio scientifico e tecnico, ci avevano reso il lavoro facilotto.

Un operativo anti-islamico serio mai?

Ora, dopo Nizza, Berlino, due volte Parigi, due volte Londra, siamo all’ennesimo veicolo lanciato nel mucchio, a falcidiare una folla qualunque, priva di qualificazioni politiche, culturali, sociali, militari, composta da cittadini comuni, inermi e inoffensivi di 38 paesi, compresi i musulmani. Come in tante altre occasioni, da Charlie Hebdo – operazioni guardata e protetta da mezzi della polizia, vedi video – in poi, il conducente se la svigna, ma lascia sul cruscotto un documento che consente a chi interessa di indovinare non il, ma un esecutore da offrire a folle e schermi. Che, con ogni probabilità, non è quello che guidava, ma quello che dovrà essere catturato o, meglio, ucciso.

E subito sgorga imperiosa la domanda, bloccata in gola a tutti dal tappo mediatico made in regime: ma com’è che questi fanatici islamici se la prendono sempre con chi non si sogna di torcergli un capello, anzi, perlopiù ne favorisce, con l’accoglienza senza se e senza ma, l’invasione a casa sua? E com’è che non riescono neanche una volta a fare cianchetta, o tirare una pietra, o tagliare i freni dell’auto, a uno che di torti massicci ai musulmani è inequivocabilmente responsabile? Non dico arrivare a Obama o Blair, ma a un deputato della maggioranza bellicista, un carceriere a riposo di Guantanamo, un AD la cui multinazionale depreda la Nigeria, un caporale nei campi di pomodoro pugliesi, un velinaro di Stampubblica, o del “manifesto” che scriva sotto dettatura Cia… Se quelli in villa e i loro guardiani se la ridono, sapranno perché.

Tutte canaglie schedate, tutti radicalizzati che se ne fottono

Dopo queste, come in un rosario, si snocciolano altre domande che ad alcuni di noi, pochi, il tappo del concorso mediatico in associazione a delinquere non lo ha ricacciato in gola. Com’è che, con monotona regolarità (segno evidente di carenza di immaginazione negli organi preposti), i presunti attentatori sono tutti schedati, seguiti da tempo nel loro andirivieni tra mondo islamico ed Europa, spesso carcerati, facili dunque al ricatto, tutti detti “radicalizzati”, ma tutti assolutamente indifferenti a fede e pratiche religiose, anzi fortemente e viziosamente laici in quelle di vita, specie notturne. Pronti ad immolarsi nel segno del Corano, di cui non conoscono una sura. Tutti di cui ai giornali, nel giro di minuti, vengono comunicati nomi, cognomi, età, residenza, famigliari, viaggi, gusti, taglio dei capelli, caccole nel naso.

E, avanti, ci volete spiegare come tutti costoro, pur schedati e tenuti d’occhio, pedinati, perquisiti, fermati, ascoltati a distanza, al momento del botto risultano sfuggiti sistematicamente a qualsiasi consapevolezza e controllo? Mentre noi no, di noi, tramite telecamere più frequenti delle zanzare, aggeggi telematici e informatici che di ogni istante della nostra vita, di ogni comunicazione, di ogni spostamento, danno contezza a un qualche software centrale, di noi che, appena formuliamo un pensierino cattivo in rete, ci salta addosso la Boldrini e ci disintegra con i suoi strali anti-odio, di noi si sa tutto, prima, durante e dopo?

Un thriller che neanche Hitchcock. Talmente ingarbugliato che alla fine rinunci di trarne qualche filo o senso logico. E questo è lo scopo. A 200 km da Barcellona, Alcanar, la notte prima delle Ramblas, salta per aria una casetta e  si trovano bombole e resti carbonizzati di due sconosciuti. Sconosciuti, ma opportunamente “sospetti”. Come fa a non esserci un legame tra una bombola esplosa a 200 km di distanza e un furgone che falcia passeggiatori a Barcellona?!  Hai visto mai che volevano caricare bombole di gas su un camion e farlo esplodere nelle Ramblas. E’ che poi è andata storta e, nel giro del mattino successivo, hanno noleggiato un furgone, trovato l’autista, elaborato il piano B e predisposto un giro miracoloso che avrebbe evitato di incocciare nei mezzi blindati e nelle pattuglie che guardavano le Ramblas. Obiettivo perennemente affollato di possibili vittime, quindi obiettivo del tutto alieno agli interessi dei terroristi. Che, come si sa e come ho ricordato sopra, prediligono colpire in alto, i bonzi che li bombardano….

Tutto fila liscio, tranne la sicurezza dei cittadini

Passa il furgone, fa il suo bravo macello e il conducente riesce a darsi alla fuga. Tra migliaia di persone e decine di poliziotti tutt’intorno. Vabbè. In compenso, il passaporto del personaggio da incriminare ce l’abbiamo, trovato sul cruscotto. Vabbè. Visto quanto di interessante era successo a 200 km a sud di Barcellona, vediamo un po’ cosa succede a 100 km a nord, Ripoll. Senza il minimo dubbio, la cellula islamista stava qua. Così ne arrestiamo un po’, altri li dichiariamo in fuga e la stampa avrà l’osso da rosicchiare e i congiunti delle vittime di che confortarsi.. I media inondano foliazione e i schermi di valanghe di sciropposa e stereotipata retorica sulla Barcellona che non ha paura, che in centomila urla “No tengo miedo”, o come si dice in catalano. I poveretti lo fanno invece  proprio per esorcizzare una paura che gli viene rovesciata addosso a grandine. Con il re, Rajoy e i secessionisti catalani che si ritrovano uniti e circonfusi nell’unica bandiera nazionale. Una roba quasi più micidiale degli exploit della Guardia Civil.

Carosello catalano

Non è finita. Torniamo a sud di Barcellona, a 115 km, poche ore dopo la mattanza delle Ramblas. Cambrils, esterni notte. Al posto di blocco per prendere il conducente delle Ramblas (17 anni, no 22, boh, chissà, alla faccia del passaporto ritrovato), transita un’Audi A3. Dopo pochi metri, inspiegabilmente, cappotta e così la ritroviamo nelle foto. Succede una baraonda, al termine della quale i cinque passeggeri della vettura restano stecchiti per terra. Tutti fulminati, ci raccontano, da un unico poliziotto. Clint Eastwood era un bamba al confronto.  Gli altri del posto di blocco, si stavano accendendo sigarette. E i cinque del macchinone sportivo erano altrettanti imbranati persi, ansiosi di fare la figura dell’orso nel tirassegno. Quella delle esecuzioni extragiudiziali di massa pare una specialità della polizia spagnola. 11 marzo 2004: strage terroristica alla stazione Atocha di Madrid, 191 morti, 1.858 feriti. I colpevoli, tali definiti dalla polizia, stanno tutti rinchiusi in una casa. Li prendono per fame, per gas asfissianti, per granate acustiche? No, fanno saltare per aria l’intero edificio. Nessun superstite. Nessun pentito. Però, stesso annuncio di oggi: “Totalmente smantellata cellula islamica”. O qualcosa.

Quelli bravi sapevano. E facevano?

Altra ricorrenza rituale. La Cia da Langley e il Mossad dal Marocco (che ci sta a fare?)  avevano avvertito con grande precisione: attentato a Barcellona. Azzardare il pensiero che chi sa fa, è davvero qualcosa che la Boldrini considererebbe un  crimine dell’odio. Da evitare, se non vogliamo che la presidente della Camera ci rada al suolo.

Vabbè, vabbè, vabbè. Passiamo all’inevitabile cui prodest. Siamo stravaganti a fare questa domanda, secondo le persone normali domanda inutile, tautologica, stupidina e anche un po’ maleducata. Pazienza, abbiamo i nostri limiti. Ci sono, come sempre, i soliti prodest che si ripetono fin dall’11 settembre 2001 e anche da molto prima. Prodest vecchi come il mondo. Da quando gli Usa fecero saltare per aria la nave Maine per poter fregare Cuba agli spagnoli. Avere per le mani un pretesto per muovere guerra a chi si vuole togliere di mezzo è pratica che risale a Ulisse.

Paura glocal, dittatura global

In questi anni i motivi ricorrenti sono quelli strategici: fomentare lo scontro di civiltà e di religione per giustificare ai mortali comuni l’assalto e la rapina della parte migliore e più ricca del Terzo Mondo. Alla faccia dei poveri catalani e loro amici parigini, londinesi, berlinesi, che urlano di non avere paura e di non voler cambiare vita, istituzionalizzare lo stravolgimento della vita e la paura dell’altro, dentro e fuori di noi, al punto da invocare poliziotti fin in camera da letto, sorveglianza totale, militarizzazione di ogni centimetro quadrato (in Spagna il raggio militarizzato nell’occasione è di qualcosa come 500 km da sud a nord di Barcellona), tanto da rendere rivolte antisistema, e anche solo manifestazioni incazzate, gozzaniane “buone cose di pessimo gusto”, una foto ingiallita di Nonna Speranza, un vaso di fiori secchi su un centrino a punto e croce.

Nello specifico iberico, c’è il bonus addizionale del ricompattamento, nel segno delle lacrime e della comune lotta al terrorismo, dei gruppi dirigenti di Spagna e Catalogna, proprio alla vigilia di quel referendum sulla secessione che farebbe degli uni e degli altri qualcosa di poco più rilevante del Kosovo o del Nord Irlanda e, comunque, susciterebbe perpetua turbolenza nel Sud-ovest d’Europa. Con un pezzo, la Catalogna, che, oltretutto, viaggia a un alto tasso di sinistrismo. Tutte cose, ci sembra, poco gradite alla Nato e ai neoliberisti, da Washington a Bruxelles.

Aggiungo una considerazione che potrebbe sembrare balzana. Ma il fatto che quelli che allestiscono tutto l’ambaradan da qualche tempo mandano avanti la loro strategia a forza di veicoli guidati contro folle qualunque, Nizza, Berlino, Parigi, Londra, Barcellona, vorrà pure dire qualcosa. Per avere la patente, comprare una macchina, noleggiarla, guidarla, ti ci vorranno la fedina penale intonsa, il curriculum erotico, le impronte digitali, la parentela perbene fino al 7° grado, la presenza di un controllore, un chip sottocute? O si vuole farla finita con l’auto privata e imbarcarci tutti su blindati?

Tra le varie possibilità riferisco la riflessione di uno che di solito ci prende, Claudio Messora del canale web Byoblu. Le più grandi industrie automobilistiche e del software (da Google a Telint, da BMW a Fiat-FCA) stanno investendo miliardi nello sviluppo dell’automobile senza guidatore. L’auto con conducente è un auto controllata da chi la guida e da nessun altro. L’auto che si guida da sola, e i suoi passeggeri, vengono guidati da fuori. Il software centrale che ne dispone, sa tutto dei tuoi movimenti. E, al limite, può farti sbattere contro un muro. Auto uguale autonomia. Quel poco di autonomia che ci resta. Troppa.

Vedete voi. 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 16:33

Dichiarazioni Del Rio: Finora sono stati scavati 20 km di galleria, ovvero il 14 percento dei lavori.

questa sfacciata affermazione dei 20 km l’aveva già fatta Virano giorni fa e il suo ministro se la beve.
Ma se 20 km sono il 14%, allora il tunnel è lungo 142,8/2 km = 71,4 km per canna.
Resta da capire cosa sono le 42 tonnellate su gomma delle quali “ più della metà potrà usare l’alta velocità già nel 2018”.
Qui tutte le fandonie TELT-ANSA, compresi lavori per €5,5 miliardi tra il 2017 e il 2019.
Qui sotto le bufale ufficiali del sig. Del Rio che parla di scavo dei tunnel di base già effettuato per 20 Km cioè il 14%!!
Ma non si vergogna a dire certe fandonie?.
Se il Tunnel TAV è di 57Km, di che c…o di % sta parlando?
Ma la sua promessa di cento milioni di compensazioni ai Comuni della Valle mette a tacere molti Sindaci compiacenti.

Non metteranno certo a tacere i cittadini “homo sapiens” che ieri sera erano presenti all’Assemblea a Chiomonte ove il Gruppo Consiliare di Minoranza ha presentato il progetto “Variante del cantiere Maddalena” del TAV : le loro facce di montanari esprimevano la chiara volontà di continuare la lotta ultraventennale per impedire un ulteriore e maggior disastro di quanto già attuato al loro piccolo Paese, in salita per il tentativo di un rilancio in termini di turismo agro-culturale.

Dichiarazioni di Del Rio a Torino – 18/08/2017
Pochi giorni fa – ha premesso il ministro del governo Gentiloni – abbiamo riportato a cento milioni i soldi per le opere compensative della Tav, i soldi ci sono e siamo felici di avere incontrato i sindaci. Abbiamo messo poi 40 milioni nel trasporto metropolitano. La Tav diventa una realtà, non è più un’opera teorica, finora sono stati scavati 20km di galleria, ovvero il 14 percento dei lavori. Vogliamo fare le opere sobrie e in tempi ragionevoli“.
“Abbiamo – ha proseguito Delrio – 42 tonnellate di merci che viaggiano su gomma e più della metà potrà usare l’alta velocità già nel 2018, abbiamo chiuso un accordo per fare viaggiare le merci sulla Tav già esistente e abbiamo approvato lo svincolo di Chiomonte per 80 milioni di euro“.
“Sulla Tav – ha ricordato Chiamparino – con le compensazioni riportate a livello degli accordi originali, e  i lavori che vanno avanti stiamo rispettando i tempi, insieme al Terzo valico che procede”. 

PURGE A LA MAISON BLANCHE: LES GENERAUX REMPLACENT LES CONSEILLERS DE TRUMP

PCN-TV/

PURGE A LA MAISON BLANCHE:

LES GENERAUX REMPLACENT LES CONSEILLERS POLITIQUES DE TRUMP (PRESS TV, IRAN)

2017 08 19/

Video sur https://vimeo.com/230273566

presstv trump

Le commentaire du géopoliticien Luc MICHEL :

Donald Trump a limogé, ce vendredi 18 août, son conseiller stratégique Steve Bannon, l’un des architectes de sa victoire à l’élection présidentielle américaine en novembre dernier, pilier de l’extrême-doite conservatrice (site Breitbar) et l’un des promoteurs au sein de la Maison-Blanche d’une vision ultranationaliste pour les États-Unis.

Son limogeage intervient en outre au terme d’une semaine au cours de laquelle Donald Trump a paru de plus en plus isolé, aussi bien vis-à-vis du reste de la classe politique que des milieux d’affaires et de la société américaine en général, pour ses propos renvoyant dos à dos suprémacistes blancs et contre-manifestants antiracistes après les violences survenues à Charlottesville, en Virginie.

MAIS surtout la présidence Trump tombe chaque jour davantage dans les mains des généraux du Pentagone, qui avaient conduit au choix et à la victoire de Trump (*) et dont j’avais analysé l’émergence dès décembre 2016, avec une toute autre vision du « America first », celle du « XXIe siècle américain » similaire à celles des neocons de Bush II mais aussi des géostratèges de STRATFOR !

Nos amis de PRESS TV voient déjà une « démission » de Trump à l’horizon !?

Ils vont vite en besogne. D’une part parce que une démission ou un impeachment de Trump verrait comme alternative la victoire de la « Purple Revolution » (mouvements « sorösiens » liés : « Bonnets roses » féministes, « Move On », « Blackmatter ») de Sorös-Clinton-Obama.

Mas surtout parce que l’issue la plus probable serait une Présidence Pence, l’homme lié depuis plus de 30 ans à l’AIPAC, le lobby pro-israeélien US. Pence qui est avant Trump lui-même le choix des généraux faucons du Pentagone …

(*) Lire sur EODE THINK TANK (2016 12 04)/ Luc MICHEL, LA PRESIDENCE TRUMP : VERS UN NOUVEAU STADE DE L’IMPERIALISME AMERICAIN … sur http://www.eode.org/eode-think-tank-la-presidence-trump-vers-un-nouveau-stade-de-limperialisme-americain/

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THE VENEZUELA AT THE TWILIGHT OF THE «BOLIVARIAN REVOLUTION»

 

Bibeau.robert@videotron.ca    Éditeur.   http://www.les7duquebec.com

16.8.2017

THE ARTICLE IS AVAILABLE ON THE WEBMAGAZINE:

http://www.les7duquebec.com/7-au-front/le-venezuela-au-crepuscule-de-la-revolution-bolivarienne/

In 1998, a faction of Venezuelan capital, supported by the army and by a large section of the nationalist and leftist petty bourgeoisie (tasked with mobilizing the poor population of the Barrios), took power “El Comandante” Hugo Chavez after two failed coups. In order to consolidate his staggering power, Hugo Chavez financed a package of social measures (nurseries, schools, higher education, dispensaries, medicines, food aid, etc.) from the nationalized oil rent, which he called “Revolution“. “The Bolivarian Revolution is the name given by his partisans to the movement of reforms and redistribution of the oil pension introduced by Hugo Chávez in Venezuela after his coming to power” (1).

It was through the development of these public services that the left-wing petty-bourgeoisie found its way to employment and cessation of its migration abroad. This type of service is common in advanced but non-existent industrial countries, at least for the poor, in “emerging” capitalist countries. Hugo Chavez presented this upgrading of national social services as a populist social Revolution – much like “The Thunder Team” in Quebec carried out the “Quiet Revolution” in 1960. After a phase of “take off“, an expanding industrial economy always demands such an upgrade in order to ensure the training of workers and the reproduction of an increasingly expensive and skilled labor force. What recognize the experts with leftist bias who study the “Bolivarian Revolution” as model of modernization of the capitalist mode of production on the Latin American continent: “Beyond only Venezuela, the study of the Bolivarian revolution is all the more interesting, as it began the passage to the left of numerous Latin American countries at this beginning of XXIth century, causing deep and unpublished changes through the continent, with more or less success as the case may be”(2).

Obviously, the latifundians and a fraction of the big Venezuelan capital, incapable of understanding that the social peace and their global expansion called for this upgrading of social services, rose up against these “largesse” made to the poor populace, which had the habit of starving or repressing. These wealthy, ignorant people did not understand that if one million isolated rural peasants can be exterminated by the army, the situation is different when it comes to massacring a million of solidarized urban proletarians. Still, the landlords and a part of the Venezuelan capitalists organized coups and repeated insurrections against the Bolivarian power. They appealed to their friend and protector in the United States to give them a helping hand to put an end to this “waste” of capital in favor of the “worthless” cities (3). Hugo Chavez , bearing high oil prices, had no difficulty in imposing his power on behalf of his social class. Thus, oil accounts for 25% of the country’s GDP and for 95% of foreign exchange inflows (4). However, at his death in 2013, “El Comandante” left a troubled Venezuelan economy and his successor 

Nicolas Maduro experienced the cataclysm of a barrel of oil at 50 US dollars. The Bolivarian Reform government found itself in a very bad position vis-à-vis its international creditors, as this excerpt demonstrates: “In January 2015, the website Dolar Today  [archive]  (whose access is prohibited by the Venezuelan government) announces an exchange rate of 180 VEF for 1 USD on the black market, which would correspond to a depreciation of nearly 98% of the value of the local currency in 12 years. The private sector holds 70% of the economy. According to the IMF, the inflation could jump to 2068% in 2018 after 720% in 2017; Venezuela’s GDP is expected to contract by 12 per cent in 2017 after falling by 18 per cent in 2016. According to the Colombian authorities, 300,000 Venezuelans have fled their country to seek refuge in Colombia … (5).

As it does in every capitalist country “emerging”, the reactionary faction of world capital to take this unfavorable economic climate to undermine the nickname “Bolivarian Revolution” and regain power under the indolent eyes of the poor Barrios of indifferent to the fact to be cut off social services by Maduro the left-wing capitalist, or by right-wing capitalists. The Venezuelan proletariat had not understood that under capitalism in imperialist phase these so-called “social gains” are never acquired nor poorer countries or in rich countries, and that the proletariat must lead a permanent war to defend its working and living conditions. The world leftist petty-bourgeoisie rises to barricades to protect and extend the life of its most recent vote-catching reformist “miracle” which crumbles off as all the previous national – chauvinistic – progressive governments of the history…. the next one could well be the Bolivia of Morales, or Cuba, or …

The trick of the Constituent Assembly (a referendum that the Venezuelan proletariat has shunned) will not save the governance of the bleating Venezuelan left, nor will it eventually save the reformist power of Mélenchon in France, or the “reformist solidarity” in Quebec, wherever the go-left proposes to share the power of the rich by making the “people” believe that it has any power at the end of its voting pencil or in the presence of a constituent assembly. The Venezuelan proletarians, like the other contingents of the international proletariat, will not be spared a true proletarian world revolution, probably after a severe nuclear war … unfortunately

NOTES

 

Traduction   by  Claudio Buttinelli.  Roma.

APRES L’ESPAGNE, L’ALLEMAGNE ET LA FINLANDE : LA RUSSIE FRAPPEE PAR UN ATTENTAT DJHADISTE DE DAECH !

Luc MICHEL/En Bref/ 2017 08 19/

En Russie, un homme armé d’un couteau blesse 7 personnes: l’EI revendique l’attaque !

surgout siberie

APRES L’Espagne, l’Allemagne et la Finlande : la Russie frappée par un attentat djhadiste de Daech … Ils ont bonne mine tous les « experts autoproclamés » des médias de l’OTAN qui nous annonçaient « la déroute de Daech » (beaucoup sont des agents d’influence du Mossad – comme le belge Moniquet ou l’américaine Katz – et/ou des services secrets de l’Otan (Moniquet est aussi un ancien de la DGSE) !

Cette attaque intervient au lendemain d’un assaut en Finlande où un homme a poignardé à mort deux personnes et en a blessé huit autres dans la ville de Turku (sud-ouest).

Jeudi et vendredi, l’Espagne a aussi été la cible d’un double attentat meurtrier, à Barcelone et Cambrils en Catalogne (nord-est), qui a fait au moins 14 morts et 120 blessés.

SOURGOUT, EN SIBERIE : CE QUE L’ON SAIT …

Un homme armé d’un couteau a été abattu par la police après avoir poignardé sept personnes en pleine rue à Sourgout, en Sibérie, ont annoncé samedi les enquêteurs russes. La piste terroriste n’est pas privilégiée. L’assaillant a été identifié. L’homme “a attaqué des passants, blessant au couteau huit personnes”, alors qu’il se trouvait “dans les rues centrales” de cette ville de 330.000 habitants, aux alentours de 11H20 heure locale (06H20 GMT), a précisé le Comité d’enquête russe, organe chargé des principales investigations criminelles. La police a “neutralisé” l’attaquant, a ajouté le comité, dans un communiqué. Deux des blessés sont dans un état grave, a indiqué le gouvernement de la région de Khanty-Mansi dans un communiqué. L’attaquant n’a pas été identifié, selon la même source.

DAECH/EI REVENDIQUE L’ATTAQUE EN RUSSIE

Le « groupe » (dit sans rire l’AFP d’une menace mondiale paraétatique) jihadiste Etat islamique (EI) a revendiqué dans un communiqué l’attaque samedi à Sourgout, en Sibérie, où un homme a poignardé plusieurs personnes en pleine rue avant d’être tué.

L’ « organisation ultraradicale » (toujours la négation de la réalité paraétatique de Daech), qui a également revendiqué les attentats en Espagne (14 morts), a précisé que “l’assaillant dans la ville de Sourgout en Russie est un soldat de l’EI”, selon le communiqué diffusé par son agence de propagande Amaq.

LUC MICHEL/ ЛЮК МИШЕЛЬ/

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La Francia: stop all’inutile Torino-Lione, totem del potere

http://www.libreidee.org/2017/08/la-francia-stop-allinutile-torino-lione-totem-del-potere/

 
Lo chiamano ancora Tav, treno ad alta velocità, ma ormai è chiaro a tutti che l’eventuale linea Torino-Lione, doppione perfetto della già esistente (e deserta) Torino-Modane, sempre in valle di Susa, non sarebbe altro che il totem ultra-lento di un potere antico, sordo, primitivo, pronto a bruciare 680 milioni di euro per costruire una galleria esplorativa, a Chiomonte, con anni di ritardo rispetto agli analoghi tunnel geognostici aperti sul versante transalpino. Un vettore (lentissimo, vecchissimo) di grandi affari e grandi interessi, l’improbabile Tav valsusino, lungo una direttice rimasta senza più passeggeri né merci, nella “ribelle” valle di Susa che lotta da decenni contro l’infrastruttura più inutile della storia europea. Se n’è finalmente accorta la Francia, da sempre più tiepida dell’Italia rispetto all’impegno per la grande opera: il governo Macron ha annunciato una “pausa di riflessione” di almeno un anno, per valutare se è davvero il caso di finanziarlo, l’euro-tunnel da 54 chilometri sotto le montagne che, tra Susa e Modane, separano l’Italia dalla Francia. A Parigi costerebbe almeno 10 miliardi. Servirebbe? No, rispondono in coro i tecnici indipendenti.
Tecnici peraltro suffragati dai controllori (svizzeri) del traffico transalpino per conto dell’Ue: quella linea non avrebbe alcun senso – né per i passeggeri, inesistenti, né per le merci, che sono in calo storico e viaggiano sull’attuale linea internazionale, largamente inutilizzata, per la quale l’Italia ha speso recentemente 400 milioni di euro, riammodernando il Traforo del Fréjus, attraverso il quale oggi possono transitare anche convogli con a bordo i grandi container “navali”. Per anni, prima che la contesa finisse in rissa (con feriti e arresti) i NoTav hanno tentato di intavolare un civile dibattito con le isituzioni: la storia racconta di petizioni firmate da centinaia di esperti universitari, rivolte a Palazzo Chigi e persino al Quirinale, rimaste sempre senza risposta. Una realtà imbarazzante: le istituzioni non hanno mai accettato di esaminare i più autorevoli studi, che dimostrano la completa inutilità di un’opera ferroviaria faraonica e anche pericolosa, date le implicazioni ambientali (amianto, uranio) e idrogeologiche, senza contare l’impatto urbanistico dei cantieri e la compromissione, per molti aspetti irreparabile, del territorio alpino.
Sarebbe un sacrificio immenso, dunque, tuttora senza giustificazioni: mai, neppure per sbaglio, gli addetti ai lavori hanno fornito del maxi-progetto Torino-Lione una motivazione tecnica, chiara, esplicita, che non fosse grossolanamente dogmatica, fatta di slogan arcaici come “progresso” e “modernità”. Tutti gli studi prodotti riferiscono che la grande direttrice delle merci nel Nord Italia è l’asse sud-nord, Genova-Rotterdam, mentre la linea est-ovest ormai è marginale, come il trasporto – residuale, e ormai solo regionale – di pochissime merci tra Piemonte e Rhône-Alpes. Per contro, spiegano gli strateghi europei dei trasporti, un vero e proprio collo di bottiglia è rappresentato dal valico di Ventimiglia: quello sì avrebbe bisogno di essere “raddoppiato”, visto che le merci sbarcate a Genova si dirigono, via Liguria e Provenza, in tutta l’Europa sud-occidentale. L’unica cosa che certamente non serve, a quanto pare, è proprio la linea Tav in valle di Susa. Impossibile, per il governo italiano, finire per far ragione agli impresentabili, irriducibili NoTav? Eppure è quello che accadrà, se la Francia – nel 2018 – dovesse confermare l’attuale orientamento, scettico di fronte alla realizzazione dell’inutile maxi-opera.
Quando prese avvio la protesta popolare, locale, contro i primi progetti per la Torino-Lione, l’Italia non era ancora entrata nell’euro: era un paese in crescita, stabilmente piazzato tra le prime economie del pianeta, alla prese coi valori del primo ambientalismo destinato a tradursi in disposizioni legislative. Il mondo non era ancora così piccolo: l’11 Settembre era ancora di là da venire, con le sue “guerre infinite” e i suoi terrorismi funzionali e cronicizzati. La globalizzazione non aveva ancora cominciato a produrre il flagello cosmico della disoccupazione, non si avvertivano i micidiali effetti dell’euro né quelli della crisi finanziaria di Wall Street. Era un mondo con coordinate visibili e definite, brandelli ideologici ancora vivi, certezze relative e credibili aspettative di benessere, lontano anni luce dalla precarizzazione universale, il delirio dell’austerity e la rassegnazione terminale, via Facebook, alla mediocrità come destino. Insorse, la piccola valle di Susa, minuscola periferia italiana: era la fine degli anni ‘90, oggi pare trascorso un millennio. E ancora si parla di Torino-Lione, cioè di archeologia dell’assurdo, mentre il mondo – intorno – sta finendo di crollare.

Lo chiamano ancora Tav, treno ad alta velocità, ma ormai è chiaro a tutti che l’eventuale linea Torino-Lione, doppione perfetto della già esistente (e deserta) Torino-Modane, sempre in valle di Susa, non sarebbe altro che il totem ultra-lento di un potere antico, sordo, primitivo, pronto a bruciare 680 milioni di euro per costruire una galleria esplorativa, a Chiomonte, con anni di ritardo rispetto agli analoghi tunnel geognostici aperti sul versante transalpino. Un vettore (lentissimo, vecchissimo) di grandi affari e grandi interessi, l’improbabile Tav valsusino, lungo una direttice rimasta senza più passeggeri né merci, nella “ribelle” valle di Susa che lotta da decenni contro l’infrastruttura più inutile della storia europea. Se n’è finalmente accorta la Francia, da sempre più tiepida dell’Italia rispetto all’impegno per la grande opera: il governo Macron ha annunciato una “pausa di riflessione” di almeno un anno, per valutare se è davvero il caso di finanziarlo, l’euro-tunnel da 54 chilometri sotto le montagne che, tra Susa e Modane, separano l’Italia dalla Francia. A Parigi costerebbe almeno 10 miliardi. Servirebbe? No, rispondono in coro i tecnici indipendenti.

Tecnici peraltro suffragati dai controllori (svizzeri) del traffico transalpino per conto dell’Ue: quella linea non avrebbe alcun senso – né per i passeggeri, inesistenti, né per le merci, che sono in calo storico e viaggiano sull’attuale linea internazionale, Élisabeth Borne, ministro dei trasporti franceselargamente inutilizzata, per la quale l’Italia ha speso recentemente 400 milioni di euro, riammodernando il Traforo del Fréjus, attraverso il quale oggi possono transitare anche convogli con a bordo i grandi container “navali”. Per anni, prima che la contesa finisse in rissa (con feriti e arresti) i NoTav hanno tentato di intavolare un civile dibattito con le istituzioni: la storia racconta di petizioni firmate da centinaia di esperti universitari, rivolte a Palazzo Chigi e persino al Quirinale, rimaste sempre senza risposta. Una realtà imbarazzante: le istituzioni non hanno mai accettato di esaminare i più autorevoli studi, che dimostrano la completa inutilità di un’opera ferroviaria faraonica e anche pericolosa, date le implicazioni ambientali (amianto, uranio) e idrogeologiche, senza contare l’impatto urbanistico dei cantieri e la compromissione, per molti aspetti irreparabile, del territorio alpino.

Sarebbe un sacrificio immenso, dunque, tuttora senza giustificazioni: mai, neppure per sbaglio, gli addetti ai lavori hanno fornito del maxi-progetto Torino-Lione una motivazione tecnica, chiara, esplicita, che non fosse grossolanamente dogmatica, fatta di slogan arcaici come “progresso” e “modernità”. Tutti gli studi prodotti riferiscono che la grande direttrice delle merci nel Nord Italia è l’asse sud-nord, Genova-Rotterdam, mentre la linea est-ovest ormai è marginale, come il trasporto – residuale, e ormai solo regionale – di pochissime merci tra Piemonte e Rhône-Alpes. Per contro, spiegano gli strateghi europei dei trasporti, un vero e proprio collo di bottiglia è rappresentato dal valico di Ventimiglia: quello sì avrebbe bisogno di essere “raddoppiato”, visto che le merci sbarcate a Genova si dirigono, via Liguria e Provenza, in tutta lEuropa sud-occidentale. Polizia a ChiomonteL’unica cosa che certamente non serve, a quanto pare, è proprio la linea Tav in valle di Susa. Impossibile, per il governo italiano, finire per dar ragione agli impresentabili, irriducibili NoTav? Eppure è quello che accadrà, se la Francia – nel 2018 – dovesse confermare l’attuale orientamento, scettico di fronte alla realizzazione dell’inutile maxi-opera.

Quando prese avvio la protesta popolare, locale, contro i primi progetti per la Torino-Lione, l’Italia non era ancora entrata nell’euro: era un paese in crescita, stabilmente piazzato tra le prime economie del pianeta, alla prese coi valori del primo ambientalismo destinato a tradursi in disposizioni legislative. Il mondo non era ancora così piccolo: l’11 Settembre era ancora di là da venire, con le sue “guerre infinite” e i suoi terrorismi funzionali e cronicizzati. La globalizzazione non aveva ancora cominciato a produrre il flagello cosmico della disoccupazione, non si avvertivano i micidiali effetti dell’euro né quelli della crisi finanziaria di Wall Street. Era un mondo con coordinate visibili e definite, brandelli ideologici ancora vivi, certezze relative e credibili aspettative di benessere. Uno scenario lontano anni luce dalla precarizzazione universale, il delirio dell’austerity e la rassegnazione terminale, via Facebook, alla mediocrità come destino. Insorse, la piccola valle di Susa, minuscola periferia italiana: era la fine degli anni ‘90, oggi pare trascorso un millennio. E ancora si parla di Torino-Lione, cioè di archeologia dell’assurdo, mentre il mondo – intorno – sta finendo di crollare.

GOLDEN STANDARD E BIGIOTTERIA – GLI INFAMI DELLE FAKE NEWS – ORDIGNO REGENI SU MEDIORIENTE E MEDITERRANEO

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/08/golden-standard-e-bigiotteria-gli.html

MONDOCANE

MERCOLEDÌ 16 AGOSTO 2017

Da quelli che danno la caccia alle informazioni che disturbano l’establishment dei ladri, corrotti, mafiosi, massoni, assassini seriali, che governano i vari paesi dell’area euro-atlantica, che hanno già stabilito sanzioni, radiazioni, eliminazioni, punizioni per chi insiste a diffondere quelle per le quali hanno inventato il termine “fake news” (notizie farlocche), o che, come la Boldrini, le promuovono da noi, il New York Times, house organ della lobby insraelo-talmudista internazionale viene giudicato la Bocca della verità, il Golden Standard del giornalismo mondiale.

E non potrebbe che essere così, dato che questo giornale è stato negli anni dell’assalto terroristico, militare, agrochimico, farmaceutico e finanziario, dei globalisti all’umanità, del trasferimento della ricchezza globale dal 99% all’1%, ben rappresentato da quegli 8 individuo che hanno più di quanto hanno 3, 5 miliardi di conseguentemente poveri, delle 7 guerre di Obama, lo strumento principale della lobotomia transorbitale operata sui cervelli dei sudditi dell’Impero.

Il giornale che, con i suoi soci nelle campagne di demolizione della verità, Washington Post, CNN, Guardian, giù giù fino agli sguatteri mediatici italiani, è diventato la bandiera di uno storicamente inusitato blocco nichilista sinistre-destre nel fiancheggiamento delle ragioni per le quali l’apparato bellicista Usa viene lanciato contro paesi e popoli, con meta finale l’armageddon Occidente-Russia, s’è prodotto nell’ennesima bufala galattica mirata ad avvicinarci a quella “soluzione finale”.

Non è bastato che il NYT si fosse totalmente squalificato con gli avalli a tutti i falsi pretesti che hanno consentito ai  predecessori di Donald Trump, primatista Barack Obama, di sbattere al muro un paese debole dopo l’altro, o invadendolo,  o riducendolo con le bombe all’età della pietra, o scatenandogli contro  branchi di subumani ben retribuiti, o rovesciandone i governi legittimi con colpi di Stato. Godendo nell’opera dell’apporto sussidiario di specialisti umanitari della menzogna e della diffamazione, come Amnesty International, HRW, Save the Children, MSF, giornaluccoli e partitini sedicenti di sinistra.

L’occasione era propria per un nuovo colpo grosso. Ridotto, a forza di ricatti dei servizi segreti, colpi di maglio mediatici, il mastino pre-elettorale che, vaneggiando di intese con la Russia,  si azzardava a intralciare l’armageddon, a botolo ringhiante contro il Venezuela e la Corea del Nord; costrettolo a firmare nuove sanzioni contro il falso scopo Russia e il vero scopo Europa, ecco che occorreva colmare una defaillance del concerto bellico tra Mediterraneo e Medioriente.

Mediterraneo-Medioriente: dove Trump latita, il NYT provvede

Erano successi fatti intollerabili per lo Stato profondo USraeliano e sul quale il presidente-ostaggio aveva manifestato titubanze ed esitazioni. Lo stop ai finanziamenti della Cia ai jihadisti Isis e Al Qaida; una mancata risposta all’esuberanza militare e diplomatica di siriani e russi che stavano rimettendo le cose a posto, come erano prima del 2011; l’Iraq che ribadisce la sua ritrovata coscienza nazionale con la liberazione di Mosul, la definitiva messa in crisi del mercenariato jihadista e, anatema!, l’intesa con Mosca addirittura per aiuti militari ed economici; l’Iran che, alle nuove sanzioni appioppiategli a dispetto della sua ottemperanza all’accordo nucleare, minaccia di bruciarlo, quell’accordo. Questo per il Medioriente.

Bloccato “l’evento naturale” emigrazione

Nel Mediterraneo di male in peggio. Quattro scalzacani giuridici e politici della colonia Italia, a Trapani, Catania e al Ministero degli Interni romano, si permettono di mettere il sale sulla coda alla flotta delle Ong messe in campo dal destabilizzatore umanitario di fiducia George Soros. Viene buttata una mappata di sabbia negli ingranaggi perfetti della filiera criminale dell’”accoglienza”, che inizia con l’induzione del meglio delle società africane e del Sud del mondo (quelle dei paesi rigurgitanti di risorse) a mollare terra, popolo, Stato, cultura, identità, e che si conclude nei bassifondi sociali di un’Europa meridionale da sprofondare in default vari, economici, sociali, culturali. Due piccioni con la fava del “inarrestabile fenomeno epocale”, evento naturale quanto il crollo dei nostri cavalcavia, o i fuochi della terra dei fuochi.

Mica basta. Forse l’offesa più grave è che, anziché trattare il presidente egiziano Al Sisi da lebbroso che di notte esce per infettare bambinelli, magari europei, come auspica la solita alleanza del buoncostume sinistro, dal “manifesto” a Stampubblica, Roma ha la tracotante impudicizia di ristabilire con lui rapporti normali, quasi quanto quelli di Obama e successori con i nazisti di Kiev e i narcogolpisti dell’Honduras. E addirittura di ingolosirsi alla prospettiva che l’Egitto, detentore con l’ENI del più vasto giacimento di gas dell’intero Mediterraneo, possa rifornirci di energia a costo molto più basso del gas fracking da scisti, che Washington cerca di rifilare all’Europa. E senza i condizionamenti “anti-antisemiti” legati al gas israeliano.

Non si era spento l’inquinamento acustico provocato dalle geremiadi della famiglia Regeni e dai suoi sponsor, da Luigi Manconi alla solita Boldrini, al solito “manifesto”, per il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo (quelli Usa, Germania, Regno Unito, Francia, mondo intero, ci stanno, forse perché se ne fottono, forse perché sanno chi era Regeni), che dal NYT è arrivato l’ordigno acustico nucleare. Tirato fuori 17 mesi dopo l’evento culminante dell’”Operazione Regeni”, il ritrovamento del corpo senza vita e torturato.

Il Regeni reinnescato

Dunque, secondo quella bocca della verità, della quale se te ne fidi finisci con la mano mozzata, i servizi di Obama avevano subito capito tutto e avevano immediatamente fornito al governo italiano le prove inconfutabili dell’assassinio ad opera di un servizio segreto egiziano, ordinato dall’orrido Al Sisi in persona. Incidentalemtne, Al Sisii è un altro di quelli con i quali Trump pensava di poter intrattenere un modus vivendi, ma lo Stato Profondo Usa, Israele, “il manifesto”, i “sinistri”, no. Con uno che amoreggia con Putin, che possiede tanto gas da ridurci, noi Usa, a subappaltatori, che si permette di mettere le dita nella marmellata libica sostenendo un generale che, oltreché amico dei Gheddafi,  pare potere addirittura ricostituire l’unità del paese che abbiamo tanto fatto perchè evaporasse, tocca andarci giù pesanti.

E dunque la colossale bufala. Il governo non poteva che negare, dato che non ne aveva mai avuto, di prove o documenti “inconfutabili”.  E anche, perché, a dispetto di tutta la sua ontologica  buffoneria, cialtronaggine, piaggeria, davanti ai propri elettori come faceva a vantare un minimo di credibilità se, avendo in mano fin da subito la prova provata di Al Sisi assassino, non ne ha fatto l’uso che ossessivamente le prefiche coloniali, da Manconi al Manifesto, a tutta la “sinistra”, gli chiedevano?  Ovviamente non esiste nessuna prova. Ovviamente il NYT si è ripetuto come quando riempiva di stronzate le provette di Colin Powell. Ovviamente si trattava solo di far starnazzare un po’ più forte i propri dipendenti italioti e mettere Roma sull’avviso per quanto concerne Egitto, Libia e migranti.

Gli obamiani  fanno la loro parte nello Stato Profondo della guerra per la guerra, il Golden Standard del giornalismo fa la sua parte di cloaca maxima dell’informazione, le sinistre degli infiltrati e lobotomizzati fanno la loro parte sotto lo sguardo benevolo dei Rothschild, Rockefeller, Warburg, Goldman Sachs, Soros. Quello che inchioda tutti costoro alla loro infamia (mentre la Boldrini mi inchioderà alla mia “propaganda dell’odio”) è la fenomenale malafede che imbratta ogni loro parola.

Tutti sanno che Giulio Regeni (lo ripeto per la ventesima volta) era dipendente e collaboratore di un’accolita di delinquenti della massima categoria, specializzati in spionaggio industriale, politico, destabilizzazioni, regime change, repressione, uccisioni di massa. Uno così come lo definisci?  Uno che dal 2013 ha lavorato per John Negroponte, inventore dei Contras e degli squadroni della morte tra Latinoamerica e Medioriente, un pendaglio da forca se ce n’è uno; per Colin McColl, già capo del Mi6, servizio segreto britannico, che organizza operazioni sporche in giro per il mondo; per David Young, fondatore della ditta, Oxford Analytica, già carcerato per aver lavorato per Nixon, da “idraulico”,  nell’operazione Watergate.

Tutti hanno visto e, quando non  lobotomizzati, hanno capito che al Cairo Regeni cercava di assoldare elementi con la prospettiva di fargli avere denari dalla sua organizzazione britannica (quale? Quella di Negroponte?), purchè presentasse “progetti”. E a chi, nel noto video, Regeni prospettava questi finanziamenti per “progetti”? A Mohamed Abdallah, capo di un sindacato di ambulanti, cui Regeni, manifestatosi come possibile elargitore di quattrini, negava però un caritatevole uso personale, per la moglie ammalata di cancro. “Ci vogliono progetti, avete progetti?” Il sindacalista, che Regeni cercava di infilare in qualche oscura operazione, aveva ogni motivo per denunciare l’ambiguo straniero di Cambrdige alla polizia.

Regeni, Negroponte

Questi sono fatti. Sono fatti enormi. Sono mattoni di una storia che porta dritto all’eliminazione del provocatore nel momento in cui un cittadino non sobillabile, denunciandolo, ne aveva lacerato la copertura. Lo aveva bruciato. Lo sanno tutti, da Washington a Roma, dal Cairo al “manifesto” e a Cambridge (che apposta mantiene il riserbo sul suo “ricercatore”). Non vi pare che quelli che fanno finta di niente, ma piangono e imprecano sul “martire” della resistenza ad Al Sisi, non abusino di una vittima, tradita dai suoi mandanti? Non meritino la qualifica di infami?

Infami di sinistra che si fanno sbugiardare dai giornali di Berlusconi, quelli “di destra”. Ma a che punto siamo arrivati!

Ora aspettiamo i fatti dei servizi Usa e di Obama il retto. Ovvio che sanno tutto. La NSA che spia tutti, Merkel compresa, ce la siamo scordati? Vediamo se, quanto a fake news, saranno più bravi almeno di quelli dell’11 settembre.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 17:43

POURQUOI ET COMMENT DAMAS EST EN TRAIN DE GAGNER LA GUERRE EN SYRIE !?

SYRIA COMMITTEES/ COMITES SYRIE/

КОМИТЕТЫ СИРИИ/ 2017 08 15/

Les articles et les videos qui expliquent comment et pourquoi Damas (avec Moscou et Téhéran) est en train de gagner la guerre en Syrie …

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* Lire sur SYRIA COMMITTEES WEBSITE :

FIN DE PARTIE EN SYRIE POUR LES SAOUDIENS !

http://www.syria-committees.org/syria-committees-fin-de-partie-en-syrie-pour-les-saoudiens/

* Lire sur SYRIA COMMITTEES WEBSITE :

DAMAS REJETTE TOUTE DEMEMBREMENT DE LA SYRIE AU PROFIT D’UN PSEUDO-ETAT KURDE !

http://www.syria-committees.org/syria-committees-damas-rejette-toute-demembrement-de-la-syrie-au-profit-dun-pseudo-etat-kurde/

* Voir sur SYRIA.COMMITTEES.TV :

LUC MICHEL. POUTINE – ASSAD – DEBY ITNO. LES TROIS PRESIDENTS QUI COMBATTENT VRAIMENT LE DJIHADISME !

LA VERITABLE GUERRE CONTRE LE TERRORISME (I)

http://www.syria-committees.org/syria-committees-tv-luc-michel-poutine-assad-deby-itno-les-trois-presidents-qui-combattent-vraiment-le-djihadisme/

* Lire sur SYRIA COMMITTEES WEBSITE :

LA VERITABLE GUERRE CONTRE LE TERRORISME (II): L’ARMEE ARABE SYRIENNE LIBERE RAQQA !

http://www.syria-committees.org/syria-committees-la-veritable-guerre-contre-le-terrorisme-ii-larmee-arabe-syrienne-libere-raqqa

* Lire sur SYRIA COMMITTEES WEBSITE :

LUTTE ANTI-DAECH: L’ARMEE LIBANAISE N’EXCLUT PAS UNE EVENTUELLE COOPERATION MILITAIRE AVEC DAMAS

http://www.syria-committees.org/syria-committees-lutte-anti-daech-larmee-libanaise-nexclut-pas-une-eventuelle-cooperation-militaire-avec-damas/

* Voir sur SYRIA.COMMITTEES.TV :

DAMAS LIBERE LE TERRITOIRE NATIONAL VILLE PAR VILLE – VILLAGE PAR VILLAGE – RUE PAR RUE !

(SOKHNA LIBEREE PAR L’ARMEE ARABE SYRIENNE: CAP SUR DEIR EZ-ZOR !)

http://www.syria-committees.org/syria-committees-tv-damas-libere-le-territoire-national-ville-par-ville-village-par-village-rue-par-rue/

* Voir sur SYRIA.COMMITTEES.TV :

BASES MILITAIRES US ET FRANCAISES EN SYRIE : UNE INVASION ETRANGERE ILLEGALE AU REGARD DU DROIT INTERNATIONAL ET REFUSEE PAR DAMAS !

http://www.syria-committees.org/syria-committees-tv-bases-militaires-us-et-francaises-en-syrie-une-invasion-etrangere-illegale-au-regard-du-droit-international-et-refusee-par-damas/

SYRIA COMMITTEES WEBSITE

http://www.syria-committees.org

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https://www.facebook.com/suriye.komitesi

https://vimeo.com/syriacommitteestv

LUC MICHEL DECRYPTE LA NOUVELLE FRANCAFRIQUE / MACRON, LA FRANCAFRIQUE ET LA NOUVELLE ARMEE FRANCAISE

PCN-TV/ 

Dans une série de 4 émissions réalisées pour « REPORTAGE » sur PRESS-TV (Iran), Luc MICHEL décrypte la « nouvelle Françafrique » du président Macron et les raisons de la réorganisation d’une nouvelle Armée française, aux service et aux ordres des USA, de l’OTAN et de l’AFRICOM : la nouvelle « infanterie sénégalaise » du Pentagone. Ironie de l’Histoire … coloniale !

LM serie afromacron

* PCN-TV/ LUC MICHEL SUR PRESS-TV (IRAN):
POURQUOI MACRON EPURE-T-IL SON ARMEE ?
(I- MACRON, LA FRANCAFRIQUE ET LA NOUVELLE ARMEE FRANCAISE) sur https://vimeo.com/228493578

PRESS TV, la télévision iranienne internationale francophone, interroge Luc MICHEL (géopoliticien) :
« Nous voudrions revenir sur ce fameux changement de chef d’état-major en France. D’après les premières informations, le général Pierre de Villiers a démissionné en dénonçant des coupes budgétaires, mais de votre point de vue quelles étaient les réelles raisons de ce changement radical de chef d’état-major en France ? »

* PCN-TV/ LUC MICHEL SUR PRESS-TV (IRAN):
USA ET FRANCAFRIQUE RIVAUX OU COMPLICES ?
(II- MACRON, LA FRANCAFRIQUE ET LA NOUVELLE ARMEE FRANCAISE) sur https://vimeo.com/228493598

PRESS TV, la télévision iranienne internationale francophone, interroge Luc MICHEL (géopoliticien) :
« Suite au rapprochement politique entre la France et l’Amérique, mis en lumière lors de la fête nationale française, nous nous sommes intéressés à leurs rapports de rivalité ou de complicité en Afrique. Luc Michel, géopoliticien et expert politique, nous l’explique. »

* PCN-TV/ LUC MICHEL SUR PRESS-TV (IRAN):
LA FACE CACHEE DU GENERAL LECOINTRE DEVOILEE
(III- MACRON, LA FRANCAFRIQUE ET LA NOUVELLE ARMEE FRANCAISE) sur https://vimeo.com/228493613

PRESS TV, la télévision iranienne internationale francophone, interroge Luc MICHEL (géopoliticien) :
« Suite aux changements au sein de l’une des plus puissantes armées de la planète, nous nous sommes intéressés à son nouveau commandant, le général Lecointre, nouveau chef d’état major de l’armée française. Mais à peine nommé chef d’état-major des armées en remplacement du général Pierre de Villiers, François Lecointre pourrait d’ores et déjà faire face à une polémique durable : celle du rôle des militaires français lors du génocide rwandais. Luc Michel, géopoliticien et expert politique, analyse la question.»

* PCN-TV/ LUC MICHEL SUR PRESS-TV (IRAN):
QUE VEUT ET QUE FAIT MACRON EN LIBYE ?
(IV – MACRON, LA FRANCAFRIQUE ET LA LIBYE) sur https://vimeo.com/229477464

PRESS TV, la télévision iranienne internationale francophone, interroge Luc MICHEL (géopoliticien, président de PANAFRICOM) :
« En marge de la visite d’un centre d’hébergement de réfugiés à Orléans, le président français a annoncé la création de “hotspots” en Libye “dès cet été”. Cette annonce a suscité beaucoup de polémique notamment au HRW. Pour beaucoup d’activistes des droits de l’homme, ce qui est très inquiétant, c’est cette volonté de la France de sous-traiter et d’externaliser la demande d’asile. Par ailleurs, Emmanuel Macron a invité, Fayez al-Sarraj, et le maréchal Khalifa Haftar, qui se disputent le contrôle de la Libye à Paris et a joué le médiateur entre les deux hommes. Que cherche Macron en Libye ? Pourquoi a-t-il invité ces deux hommes ? Luc Michel, analyste des questions géopolitiques, nous répond.» ____________________

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VALSUSA, TELT GESTIRÀ LA LINEA FERROVIARIA DA BUSSOLENO A BARDONECCHIA E IL TUNNEL DEL FREJUS: “SIAMO PREOCCUPATI, DIVENTERÀ COME LA LINEA FELL?”

http://www.valsusaoggi.it/valsusa-telt-gestira-la-linea-ferroviaria-da-bussoleno-a-bardonecchia-e-il-tunnel-del-frejus-siamo-preoccupati-diventera-come-la-linea-fell/

Alta Val Susa, alcuni consiglieri comunali sollevano il problema per pendolari e turisti. La replica di Virano e Foietta: “Preoccupazioni infondate, diventerà la Metropolitana di Valle”


Il Tgv passa sotto il Tunnel del Frejus a Bardonecchia (foto da littorina.net)

di FABIO TANZILLI

Che ne sarà della linea ferroviaria storica dell’alta Val Susa da Bussoleno a Bardonecchia, compreso il Tunnel del Frejus, visto che nei prossimi anni sarà gestita da Telt, la società  pubblica italo-francese che sta costruendo la nuova linea Tav, e che quindi potrebbe avere tutto l’interesse a sostituirla?

Telt (società che sta realizzando la Torino-Lione) ha come principale scopo economico e politico quello di far diventare la futura linea il vero ramo importante nel traffico internazionale tra Italia e Francia non solo per le merci, ma anche per il turismo. Se da oltre un secolo il punto di riferimento è Bardonecchia con il Tunnel del Frejus, con il nuovo progetto ad alta velocità la stazione principale sarà quella di Susa con il futuro tunnel di base del Moncenisio.

Forse non tutti sanno che la legge 1/2017 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.9 del 12 gennaio, assegna a Telt il ruolo di nuovo gestore “della linea storica Bussoleno – Saint Jean de Maurienne”, escluse le stazioni ferroviarie. Occupandosi quindi del servizio pubblico di trasporto per residenti, studenti, pendolari e turisti e dei treni che viaggeranno da Bussoleno all’Alta Valle e i Comuni Olimpici. Ed ovviamente del tunnel ferroviario del Frejus che collega Bardonecchia a Modane.

La decisione di affidare a Telt la gestione della linea storica da Bardonecchia a Bussoleno, compreso il Tunnel del Frejus, ha delle motivazioni pratiche legate ai futuri cantieri della Tav: come già anticipato da ValsusaOggi, a Salbertrand nascerà il nuovo sito industriale dello smarino, collegato direttamente con la stazione ferroviaria per il trasporto dei materiali che arriveranno coi camion dal cantiere di Chiomonte, diretti al deposito di Caprie attraverso la stazione di Condove e al deposito di Torrazza.

Ma la notizia crea preoccupazione per il futuro, da tempo anche tra gli operatori turistici dell’alta Val Susa, in quanto il progetto di Telt prevede la costruzione della stazione internazionale a Susa, sostituendo di fatto nel ruolo di stazioni internazionali quelle di Oulx e Bardonecchia, che in realtà sono ben più vicine e comode per gli sciatori che arrivano oggi in alta Valle coi treni regionali e i Tgv (da Oulx partono tutti i bus diretti a Sestriere, Sauze d’Oulx, Monginevro e Sansicario).

Con la costruzione della nuova linea Tav, quel ruolo di stazione turistica per le Montagne Olimpiche sarà assegnato a Susa: “La nuova stazione internazionale di Susa, a partire dal 2030, grazie al nuovo tunnel sarà a poche ore dalle più importanti capitali europee ed è inserita sulla rete che collegherà la città alle principali stazioni sciistiche delle Alpi – scrive Mario Virano, direttore di Telt – è tuttavia importante che questa opportunità sia adeguatamente preparata, prima dell’apertura della nuova linea, attraverso azioni progressive di accompagnamento”. Secondo i progetti di Telt, gli sciatori che prenderanno i treni veloci internazionali dovranno scendere a Susa, e da qui saliranno sui bus diretti a Sestriere in Via Lattea o a Bardonecchia. Il tutto a beneficio anche della Sitaf, considerando il passaggio obbligato lungo l’autostrada A32.

LA LETTERA DEI CONSIGLIERI DELL’ALTA VAL SUSA: “LA LINEA STORICA FARÀ LA FINE DELLA FERROVIA FELL?”

Alcuni consiglieri comunali e dell’Unione Montana Alta Val Susa hanno deciso di sollevare la questione, inviando una lettera ai sindaci e a tutto il consiglio dell’ente. La lettera è firmata dai consiglieri comunali di minoranza di Giaglione (Ronsil, Pozzato, Gagliardi), Chiomonte (Joannas e Guglielmo) e Meana (Comba).

Con l’ingresso di Telt come gestore “quali garanzie si avrebbero nel mantenimento del servizio di trasporto ferroviario pubblico che interessa tutta l’Alta Valle di Susa?” chiedono i consiglieri. “Come può il promotore pubblico della Torino-Lione diventare allo stesso tempo anche gestore della linea ferroviaria che intende sostituire?”. I consiglieri fanno emergere il problema presentando un esempio avvenuto in passato: “Quando nel 1871 entrò in funzione la tratta Torino – Modane, la ferrovia Fell, costruita pochi anni prima, venne definitivamente abbandonata e dismessa. Se la storia di ripete, dobbiamo forse aspettarci che un giorno anche la ferrovia Torino – Modane subisca la stessa sorte?”.

Dell’argomento si è dibattuto nell’ultimo consiglio dell’Unione Montana Alta Val Susa tenutosi a Oulx, grazie ad una mozione presentata dai consiglieri Bianco, Comba e Gagliardi. Nel testo, oltre a sollevare la questione del “cantiere diffuso sul territorio che può comportare problemi per la salute, rumore, ambiente, economia locale e turismo” si sottolineano “le preoccupazioni forti da parte dei ferrovieri che attualmente lavorano sulla linea storica” e per queste ragioni è stato chiesto al presidente dell’Unione Montana e al consiglio dell’ente “di esprimersi in modo chiaro sulle garanzie di mantenimento dell’attuale linea storica”.

La maggioranza e il consiglio dell’Unione Montana Alta Val Susa, composto dai vari sindaci, ha recepito i contenuti essenziali di questa mozione, chiedendo garanzie sul mantenimento della linea storica tra Bussoleno e Bardonecchia/Saint Jean e che si tenga conto delle esigenze occupazionali dell’alta Val Susa anche in vista dei futuri cantieri della Tav.

LA RISPOSTA DI TELT: “PREOCCUPAZIONI INFONDATE, SI TRASFORMERÀ IN METROPOLITANA DI VALLE”


Mario Virano

Il direttore di Telt Mario Virano e il Commissario dell’Osservatorio, Paolo Foietta, hanno risposto con due lettere alle preoccupazioni sollevate nella lettera e nella mozione dai consiglieri comunali dell’Alta Val Susa.

“La tesi secondo la quale risulterebbe scontato il fatto che la gestione diretta della tratta storica da parte di Telt agevolerebbe il promotore della nuova linea nelle fasi di cantiere, è assolutamente priva di fondamento – replica Virano – in primo luogo perché prima che Telt possa entrare in possesso della tratta di linea storica è necessario che la convenzione del 1951 sia revisionata dai Governi (atto che richiederà un accordo binazionale, non compatibile con i tempi di avvio dei lavori del tunnel), in secondo luogo perché in ogni caso non si tratterebbe della zona a servizio della piana di Salbertrand, ma solamente della tratta compresa tra le due stazioni di confine”.

“Le preoccupazioni rispetto alla centralità dell’Alta Valle e alla sua accessibilità turistica non sono fondate per il periodo dei lavori – aggiunge Virano – né tanto meno per il futuro dell’esercizio del sistema integrato “linea nuova – linea storica”, così come non è fondata l’idea di un cantiere diffuso. Le attività saranno infatti limitate al cantiere di Chiomonte e ai siti di deposito, senza alcuna influenza consistente sulle abitudini degli abitanti.

A proposito del turismo, Virano ha addirittura rilanciato l’idea che il cantiere della Maddalena possa essere un luogo di attrattiva: “A seguito dell’inaugurazione dell’iniziativa “Tunnel Art Work” diversi tour operator (compreso un giapponese) hanno inserito la tappa del cantiere di Chiomonte nell’ambito del pacchetto turistico di visita alla Valle. Queste iniziative potranno essere ripetute e valorizzate con il nuovo cantiere e generare indotto per un’ampia zona circostante (i circa 800/1000 addetti diretti previsti nei cantieri genereranno una domanda molto variegata, comprese soluzioni per il tempo libero e per il divertimento)”. Sulla questione della salute, il direttore di Telt afferma che “è salvaguardata, come dimostra la recente Valutazione dell’Impatto sulla Salute dei cittadini, mentre per quanto riguarda il rumore, la maggior parte dei lavori avviene in sotterraneo o al chiuso, senza rumore percepito”.

Virano promette che la linea storica non farà la fine della Ferrovia Fell, al contrario ipotizza che si trasformi in “Metropolitana di Valle”: “In fase di esercizio si prevede che la tratta di montagna esistente, sgravata dei traffici a lunga distanza e dei treni merci (che sono lenti e quindi fortemente limitativi della capacità della linea) si trasformi in “metropolitana di Valle” e collegamento interregionale, con collegamenti veloci
con Modane, con il nodo di Torino e con l’aeroporto di Caselle (dove si prevede l’attestamento a regime della linea SFM3)”.

Infine, a proposito del futuro dei trasporti e del turismo sulle Montagne Olimpiche, Virano annuncia che “Telt sta avviando uno studio sull’economia dei trasporti e sul turismo della montagna (alta Valle Susa, Maurienne e Brianzonese) in collaborazione con i territori ed in particolare in partnership con la Conferenza Alte Valli, che li rappresenta tutti” citando il “buon esempio di dialogo con gli stakeholder in Maurienne con la Démarche Grand Chantier per sfruttare le opportunità economiche del cantiere”.

LA RISPOSTA DELL’OSSERVATORIO TAV: “IL GESTORE UNICO EVITERÀ DI PENALIZZARE LA LINEA STORICA”


Paolo Foietta

Nella sua risposta, il commissario Paolo Foietta spiega che la scelta dei due governi di assegnare a Telt la gestione della linea storica dell’Alta Val Susa servirebbe proprio ad evitarne la morte. “La realizzazione del tunnel di base del Moncenisio tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, corre il rischio di determinare per le alte valli montane collocate al confine tra Francia ed Italia la perdita degli attuali collegamenti di lungo raggio, di cui godono in ragione della vicinanza al traforo ferroviario del Fréjus” scrive nella lettera in risposta ai consiglieri comunali “Per questo la scelta dei Governi di Italia e Francia, fin dall’Accordo 2012, è stata quella di evitare che la nuova linea, con il miglioramento delle connessioni tra le grandi aree metropolitane italiane (Torino – Milano) e francesi (Lione – Parigi), penalizzasse le connessioni interregionali (anche europee) e locali”.

Per Foietta la decisione di avere un unico operatore evita l’azzardo di due gestioni separate, evitando che da un lato ci sia “la nuova opera (ricca e che produce valore), che ha utili e quindi la possibilità di fare investimenti,  e un gestore della linea storica (povera e su cui sarà necessario comunque investire) che dovrà misurarsi con i costi di un servizio a fronte di entrate limitate e quindi con difficoltà di investimento”.

Secondo Foietta, l’affidamento a Telt servirebbe proprio a salvaguardare il traffico tra Bussoleno e Bardonecchia/Frejus: “Tenere insieme sia la nuova linea (moderna, efficiente, senza vincoli e limitazioni ed estremamente produttiva), con la vecchia tratta di valico (il Frejus ndR), certamente svantaggiata in termini di capacità e di caratteristiche tecniche e prestazionali, integrandole in un sistema di mobilità unitario”.

“Una gestione unica presuppone la condivisione di un progetto integrato per costruire servizi transnazionali e turistici di rango europeo che collegano centri a grande vocazione turistica della Valle di Susa e della Maurienne e che si attestano sulle stazioni internazionali di Susa e Saint Jean de Maurienne” aggiunge il commissario “Lo sviluppo del traffico passeggeri sulle due linee (la nuova linea e la linea storica) passa attraverso una riuscita integrazione dei trasporti locali con l’insieme della mobilità, pensando allo sviluppo dei territori (anche turistico) che determinerà la domanda di mobilità di domani. Questo progetto di sviluppo della rete delle infrastrutture e di costruzione di servizi di qualità, deve essere unitario e deve poter contare sulla nuova linea per investire sul rilancio del servizio passeggeri della vecchia in chiave transnazionale e turistica”.

LA RIFLESSIONE FINALE DEI CONSIGLIERI FIRMATARI DELLA LETTERA

“Il Consiglio dell’Unione Alta Val Susa ha fatto sua e ampliata la mozione che abbiamo presentato – commenta la consigliera Monica Gagliardi – dieci minuti prima di cominciare il consiglio abbiamo trovato nelle nostre cartelline le lettere del Foietta e Virano. Non ritengo corretto che questi documenti che portano la data del 4 agosto ci siano stati  presentati in questo modo. Inoltre altra documentazione è arrivata via mail solo dopo il Consiglio: era pubblicità alla tav Torino-Lione. In tutti questi documenti della linea storica che attualmente utilizziamo per la mobilità quotidiana, non ci sono altro che ” faremo” vedremo” interverremo”. Nulla di concreto però. Rimangono tutti i dubbi che come minoranza abbiamo espresso, benché vi sia stato un voto favorevole e unanime”.

A proposito di come si è svolto il consiglio dell’ente a Oulx, la Gagliardi aggiunge: “Sottolineo il consistente numero di forze dell’ordine quali Carabinieri e Digos all’interno della sala consiliare e all’esterno del Comune di Oulx: questa insicurezza da parte delle amministrazioni e dei proponenti dell’opera si vede molto bene in questo sistema di controllo sociale e politico che fa sì che alle parole chiave TELT TAV scattino timori ingiustificati anche per un semplice confronto in consiglio dell’ unione. Mi auspico si possano organizzare incontri pubblici e con la  popolazione anche con tecnici indipendenti da Telt, quindi non di parte, che possano chiarire meglio il progetto”.