UNA VOCE DA BUDAPEST

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/una-voce-da-budapest.html

MONDOCANE

VENERDÌ 28 APRILE 2017

Ricevo da Budapest questo articolo. Utile, perchè in genere di quel paese, bersaglio di demonizzazioni di ogni genere dagli atlantosionisti, sappiamo poco.Sicuramente io ne so meno dell’amico che scrive, ma avanzerei qualche riserva sulla drasticità del giudizio su Orban e sulla descrizione eufemistica della CEU di Soros. Soros non sarà la fonte di ogni male, ma di moltissimi e decisivi lo è, in tutto il mondo. La CEU non è altro che uno dei mille nodi della sua rete di ragno velenoso mirata a diffondere una cultura turbocapitalista e genocida, travestita da progressismo e diritti civili. Uno dei massimi criminali del nostro tempo. Ultima manifestazione, le Ong che trafficano carne umana insieme ai negrieri africani, sotto lo sguardo compiaciuto dei maltusiani alla Soros impegnati a svuotare delle proprie migliori energie i paesi da depredare e distruggere, a fornire manovalanza schiavista per il dumping sociale dalle nostre parti e a mettere in ginocchio l’Europa. Per fortuna, in questo caso ci sono un procuratore e i 5 Stelle a raccontarcela giusta.

Fulvio

 Caro Fulvio,

ringraziandoti molto per la possibilità che mi dai di esprimermi in merito a fatti che mi riguardano e mi toccano personalmente, ti presento qui un mio contributo, che scrivo sotto forma di lettera scritta a te. Il mio scopo è quello di dare un contributo per fare capire meglio certe dinamiche che stanno succedendo qui in Ungheria, soprattutto per quanto riguarda la chiusura della Ceu.

Dopo che è stata annunciata la chiusura della Ceu, le proteste hanno preso un po’ una deriva russofoba. Cosa forse non tanto strana perché in questo paese c’è tanta idiozia e slogan tipo “russi a casa” sono già stati urlati in contesti dove non c’entravano niente. Ora, facciamo un’analisi di questo slogan. Urlare “russi a casa” in una manifestazione contro la chiusura di un’università come minimo non c’entra niente, come massimo è uno slogan stupido, razzista e xenofobo che prende in blocco un intero popolo colpevole di vivere sotto Putin. E ho trovato molto grave che certe persone alla Ceu abbiano giustificato questi slogan. Evidentemente non sanno che paese è l’Ungheria. È un paese-mondezzaio ideologico, dove tante varie forme di incitazione all’odio sono mescolate le une con le altre, e non si capisce dove inizia una e dove finisce l’altra. Come minimo, uno che non capisce questo e avvalla certi modi di dire non ha capito niente di questo paese, e sta rimestando feccia nel ginepraio.

Ma questa giustificazione di certi slogan russofobi va spiegata meglio, nel contesto dell’ideologia che la scusa, cioè il “liberalismo” di “sinistra”, “europeista” e atlantista. Quante chiacchiere, quante belle parole alla Ceu su diversità, rispetto per tutti, “società aperta” ecc., e poi si avvallano slogan razzisti. E questo in uno di quei posti che portano il “politicamente corretto” a estremi ridicoli, tipo: togliamo la parola “obeso” dal dizionario perché è offensiva. Il bello è che talvolta, in quel circo equestre che per certi versi è la Ceu, si sfiora davvero il ridicolo. Un esempio? Ecco uno slogan per aiutare le donne senza casa: “Rendere la mestruazione un’esperienza di dignità per le donne senza casa”. Incredibile. Nella mia ignoranza, pensavo che il miglior modo per aiutare le donne e gli uomini che vivono per strada fosse dar loro una casa, risolvendo il problema alla radice. Forse sarebbe meglio che fare pietose campagne per raccogliere assorbenti.

Detto questo, devo fare una precisazione. Conoscendo la Ceu, posso dire che non tutti quelli che ci studiano e ci lavorano sono dei decerebrati servi della finanza internazionale. Ci sono diverse persone, molte indifferenti, molte ingenuamente convinte di slogan vuoti e ipocriti, altri critici e che, nonostante tutto, non si fanno abbindolare, e sono costretti a mantenere un basso profilo. Non sarebbe giusto accusarli perché studiano o lavorano lì. Sarebbe come accusare un operaio colombiano di una fabbrica Coca Cola di essere un imperialista.

Ma insomma, che cos’è la Ceu? Un ottimo contributo per rispondere a questa domanda è in un buon articolo di Nicolas Guilhot sul “filantropismo di sinistra” e su che origini e obbiettivi ha (consultabile qui:http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1163/156916307X188988 ). Certamente è stato un progetto di cooptazione ideologica e per il raggiungimento dell’egemonia culturale dopo la fine del socialismo reale. Guilhot spiega bene come questo “filantropismo”, che ha radici antiche e precedenti illustri, dai Rockfeller, London School of Economics ecc., ha intenzione di irreggimentare le istanze di cambiamento sociale, incanalandole verso soluzioni “moderate”, “riformiste” e controllabili dallo status quo. In parole povere, ma questo veniva fatto già nell’800 da alcuni capitalisti, si cerca di controllare e castrare la lotta di classe e le vere istanze di cambiamento sociale con scartoffie, libri, soluzioni moderate e riformiste ecc. ecc. La cosa non ci è nuova neanche in Italia: quante volte abbiamo sentito parlare di “buon padrone”, paternalismo industriale ecc.? Secondo me così devono essere interpretati la storia e il ruolo della Ceu. Non bisogna farsi abbindolare da parole d’ordine che suonano bene, ma neanche lasciarsi andare al complottismo e pensare che adesso la Ceu e Soros siano la causa di tutti i mali del mondo. Spero di essermi spiegato.

Tornando alla critica degli slogan russofobi e di quelli alla Ceu che li giustificano, come minimo questi sono degli ipocriti e delle anime belle “liberali” che hanno un attaccamento religioso a certe parole d’ordine che suonano bene, ma non si rendono contro dell’incoerenza che c’è dietro. Appunto, dopo tante chiacchiere contro razzismo e intolleranza, si giustificano slogan xenofobi. Ma non è tutto qui, c’è un’ipocrisia di fondo. Si protesta contro la chiusura di un’università spalleggiati dal Dipartimento di Stato Usa e dalla finanza internazionale. Si dice che Orban è un fascista e un dittatore, ma per esempio si sono sostenuti moralmente – e forse non solo moralmente – i neonazisti ucraini, la cosiddetta “rivoluzione” del Maidan e la junta nazista che si è instaurata dopo. Si dice che manifestazioni di rabbia per un’offesa ai caduti sovietici sono “incitazioni alla guerra civile”. Come se i “liberali” americani non avessero sostenuto e fomentato guerre civili in Ucraina, Siria, Libia, e Afghanistan solo per citarne alcune. E che dire del ruolo degli Stati Uniti nella nascita dello Stato Islamico? E dell’alleanza con l’Arabia Saudita e le altre petro-monarchie del Golfo? Evidentemente non c’è logica, ma forse è vano cercare logica in atteggiamenti di tipo religioso. Certe persone, con scarsa o nulla conoscenza della vita reale, preferiscono starsene rinchiusi in una biblioteca col loro sapere ammuffito, per non essere toccati nella loro purezza “liberale”. Vera metafora della “torre d’avorio” e del “ghetto d’oro”. Sembra davvero che certe persone si possano far abbindolare da qualche fiorino di borsa di studio. Ma non tutti, per fortuna.

In conclusione, dico qualcosa sul ruolo di Orban. Dobbiamo capire chi è questa persona. Assurdo sarebbe considerarlo un “antiimperialista” o rappresentante di una qualsivoglia “alternativa”. Niente di tutto questo. Orban è un nazionalista ungherese che si è costruito un piccolo satrapato orientale autoritario, e che strizza l’occhio alla Russia. Ma attenzione, strizzare l’occhio non significa averci intrapreso una relazione completa. Orban è in realtà un ottimo doppiogiochista, tanto che sembra incredibile come riesce a prendere per il culo tanta gente (ma non bisogna mai sottovalutare l’umana idiozia). Blatera di Russia, “aperture a Est” ecc., retorica antieuropea e antiamericana, chiacchiere populiste contro il capitale straniero. Ma sono tutte prese per il culo, e per capirlo basta guardare la struttura politica ed economica, che è sotto gli occhi di tutti per essere vista. L’Ungheria è membro UE e Nato. Non solo, ma è tra i paesi che ricevono più soldi dall’UE per una miriade di progetti (basta che chiunque si faccia una passeggiata per Budapest o per altre città ungheresi, non si vedono altro che cantieri o altre cose finanziate con soldi comunitari). E non ho sentito che voglia uscire dall’UE o dalla Nato. Quando mai?

Veniamo ora alla retorica contro il capitale straniero. Quelli che dicono che qui c’è chissà quale “influenza russa” evidentemente non hanno capito niente di questo paese. Semmai, è un paese colonizzato dalle multinazionali americane e europee, ce ne sono tantissime. Queste multinazionali sfruttano i lavoratori di qua come limoni approfittando della mancanza di sindacati e del fatto che i lavoratori ungheresi sono docili e disciplinati (preferiscono sempre prendersela con l’ebreo-zingaro-frocio-comunista della situazione). Inoltre, queste multinazionali occidentali fanno profitti miliardari perché questo è ancora un Far West rispetto ad altri paesi dell’Europa Occidentale: condizioni peggiori, meno diritti, meno garanzie, malattia e gravidanza non totalmente pagate, liquidazione chissà che cosa sia, poi bisogna pagare di meno perché è un paese povero. Queste multinazionali occidentali fanno profitti enormi anche perché pagano pochissime tasse, e da poco hanno ricevuto ulteriori sgravi. In alcuni casi, praticamente è stato il governo ungherese che ha pagato delle multinazionali per venire qui e assumere qualche lavoratore (solo che le multinazionali sloggiano dall’oggi al domani come li pare: “essere competitivi” significa trasferirsi in continuazione verso il paese dove si può fare maggiore macelleria sociale, che ogni tanto cambia). Conosco bene le multinazionali di qui, perché ci ho lavorato.

Detto questo, spero si chiaro che la retorica antiamericana, antieuropea e “anticapitalista” di questo politico è una presa per il culo, solo che convince parecchia gente. Orban è un maestro nel mungere due vacche, e sinora ci ha guadagnato molto.            

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 18:52

UNA VOCE DA BUDAPESTultima modifica: 2017-04-28T22:02:12+00:00da davi-luciano
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