Gas nervino, attentati e dissidenti: cosa li unisce?

white helmets fakeCosa unisce il gas nervino usato in un villaggio del Governatorato di Idlib in Siria, un attentato (e un altro fallito) alla metropolitana di Pietroburgo e una serie d’improvvise manifestazioni di dissidenti in Russia e Bielorussia? Francamente dietrologie e complottismi non ci appassionano, il più delle volte nascondono bufale colossali o depistaggi, ma nella sequenza che abbiamo elencato la logica c’è, eccome.
Gas nervino attentati e dissidenti cosa li unisce
Atto primo: il 26 marzo, in circa ottanta città della Russia si sono tenuti cortei e manifestazioni, tutti rigorosamente non autorizzati ma nella gran parte con la copertura dei media occidentali presenti al gran completo per dargli risonanza. A dirla tutta, fra i partecipanti, nella massima parte giovanissimi, diversi hanno dichiarato d’aver ricevuto un cospicuo “gettone di presenza”.
Ad ispirare gli eventi sarebbe stato Aleksej Navalny, un avvocato dissidente che sfrutta il web, nei fatti con un mediocre seguito popolare (i suoi ripetuti tentativi elettorali sono stati dei flop imbarazzanti) ed un curriculum politico singolare: ha spaziato dai nazionalisti fascisti ai tecnocrati filo occidentali dichiaratamente iperliberisti. Un soggetto fatto per stare sotto i riflettori, e ciò malgrado zeppo d’ombre: la sua Fondazione ha almeno 30 impiegati fissi e raccoglie notizie di prima mano (anche riservate) su tutto e tutti; pensare che si finanzi con le donazioni dei militanti è una panzana che solo chi è in malafede può sostenere di bersi.
Sia come sia, gli eventi e il fermo di Navalny (con tanto di post con selfie mentre attendeva di apparire dinanzi al giudice per manifestazione non autorizzata) che in Russia hanno riscosso un’attenzione assai limitata, sono stati su tutte le prime pagine dei media occidentali come notizia “clamorosa”. A completare la sceneggiatura, quasi in contemporanea, sono andate in scena proteste a Minsk e alcune altre città della Bielorussia, che avevano per obiettivo Lukasenko, eterno Presidente alleato di Putin.
Atto secondo: due giorni fa, in una carrozza della metropolitana di Pietroburgo, un attacco suicida compiuto da un kirghiso di 22 anni, cittadino russo, ha provocato sinora 14 morti e una sessantina di feriti, di cui una decina gravi. L’ordigno, da due a trecento grammi di esplosivo potenziato da biglie e frammenti di ferro, è stato fatto esplodere lo stesso giorno in cui Putin era nella città per incontrarsi con Lukasenko. Un secondo ordigno, più potente e piazzato nella stazione di Vosstanya, non sarebbe esploso.
 
L’Fsb (il Servizio russo) batte la pista del terrorismo internazionale anche per la provenienza del giovane, la Valle di Fergana, patria di un’infinità di foreign fighters. Nella sostanza, l’attacco può essere interpretato in molti modi: vendetta per l’impegno russo in Siria o ritorno del terrorismo caucasico, mai del tutto sopito e che sta dando segnali di vitalità, anche per il ritorno di centinaia di foreign fighters partiti per il Siraq; tuttavia, l’attentato in una città mai colpita dal terrorismo tocca un aspetto fondamentale del patto fra i Russi e il loro Presidente: la sicurezza ormai da anni garantita dopo la guerra feroce che ha distrutto le cellule cecene e daghestane.
Sia come sia, la narrazione fatta dai media occidentali dei due fatti, parla in maniera stucchevolmente unanime di un Putin in difficoltà dinanzi al ritorno dell’opposizione (che non c’è) e indebolito per l’attacco portato dal terrorismo alla sua città.
Atto terzo: appena dopo l’attentato terroristico, i media globali, con in testa al-Jazeera ed al-Arabiya a cui si sono accodate tutte le agenzie, hanno sparato la notizia di un raid aereo con gas nervino a Khan Sheikhoum, un piccolo villaggio siriano nel Governatorato di Idlib; a tutt’ora si parla di almeno 74 morti e molti altri feriti.
Testimoni del bombardamento al gas nervino sarebbero stati gli immancabili “white elmets”, i caschi bianchi sin qui distintisi per faziosità, essere al soldo di chi i terroristi li foraggia e raccontare balle spettacolari (vedi le fenomenali corbellerie dispensate al tempo della battaglia per Aleppo), e quel sedicente Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra, che non è altro che una cassa di risonanza di “ribelli” e qaedisti pilotata da Servizi occidentali.
 
Per il circo mediatico, il fatto che un attacco isolato contro un villaggetto non abbia alcuna valenza militare, che l’abitato fosse controllato da al-Nusra (che i gas nervini forniti da Turchi e occidentali li ha usati più volte sia pur nel più completo disinteresse della comunità internazionale), che nel villaggio fosse stato segnalato un deposito dei qaedisti, non ha alcuna importanza.
 
Si è giunti a risparare in prima pagina la strage causata da gas nervino nel sobborgo damasceno di Ghouta nel 2013, continuando in perfetta malafede ad attribuirla al Governo siriano quando è arcinoto da tempo, con tanto di prove e dichiarazioni, che fu opera dei “ribelli” con l’auto di Cia ed altri Servizi.
 
Sia come sia, in tutto il pianeta si urla contro Al-Assad, nel migliore dei casi definito un macellaio, e contro Putin che ne coprirebbe i crimini. E vedi caso, tutto ciò accade appena dopo che Washington e Bruxelles avevano lasciato cadere la vecchia pregiudiziale contro il Presidente siriano, facendo intravedere spiragli di normalizzazione dei rapporti, e appena prima la Conferenza per il sostegno al futuro della Siria, organizzata dalla Ue insieme all’Onu. E vedi caso ancora, mentre il Presidente russo, il principale alleato politico della Siria, viene descritto in difficoltà (che non esiste).
 
Se poi aggiungiamo l’ossessiva campagna investigativa e mediatica, che ha di fatto paralizzato il tentativo della goffa quanto sprovveduta Amministrazione Trump di operare un “reset” sui rapporti con la Russia, archiviando una contrapposizione alimentata ad arte, abbiamo il quadro completo; il quadro di un’offensiva condotta dai centri di potere che non si rassegnano alla sconfitta in Medio Oriente ed Europa.
 
Centri di potere, che sulla contrapposizione con la Russia e il mantenimento degli antichi equilibri nel Levante basano enormi interessi. Del resto, sarebbe ingenuo che possano accettare un radicale ridimensionamento senza tentare il tutto per tutto fino alla fine, come del resto stanno facendo.
Tentativi d’indebolire Putin e i suoi alleati, come pure di confondere le carte sulla scena mediorientale sono in atto e ce ne saranno ancora, purtroppo, come la tragedia del gas nervino dimostra; resta il fatto che i processi avviati sono ormai troppo avanti perché qualcuno possa pensare di fermare la Storia.
Apr 06, 2017 Gas nervino ed attentati  di Salvo Ardizzone
Gas nervino, attentati e dissidenti: cosa li unisce?ultima modifica: 2017-04-08T21:12:21+00:00da davi-luciano
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