FOG – SAN PIETROBURGO, IDLIB. NOTTE. NEBBIA. MORTI VIVENTI. MENTRE IL CALIFFATO USA-ISIS, DIVENTA KURDISTAN USA-YPG

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MONDOCANE

MERCOLEDÌ 5 APRILE 2017

Napalmizzati fino all’esaurimento delle nostre capacità di reazione dall’alternarsi parossistico di orrendi crimini di sangue, sconvolgimenti geopolitici, tempeste mediatiche, fatti e controfatti che cancellano ogni sensatezza, molti di noi si limitano a grida di orrore, lampi di sdegno, improvvisati squarci di valutazione, slogan, ripiegamenti su analisi degne del giurassico. In tale bufera emotiva, capisco, è difficile tenere ferma la barra e dirigere la barca in modo che colleghi scoglio a scoglio, puntino a puntino, come ai bambini insegnava Maria Montessori.. Però, prima di farci annichilire dal peso dei troppi avvenimenti e asfaltare dallo schiacciasassi delle menzogne, proviamoci.Schiamazzi di lupanare
E’ per un irrazionale e obsoleto senso di decenza che ancora alberga nel profondo del nostro essere che ci sorprendiamo, indignamo, restiamo attoniti di fronte a come i politici e relativi inservienti mediatici riescano continuamente a superarsi nel dare il meglio di sé. Pervertendo, oltre il più temerario immaginabile, il flusso luminoso dell’informazione che, di per sé, dovrebbe schiarire le ombre che la sconoscenza dissemina nei cervelli, in liquami fetidi che di quelle ombre fanno palude nera, vero e proprio coma cerebrale. Sfidando le logiche più stringenti, dati di fatti solidi come rocce, razionalità inoppugnabili. Al culmine delirante di una campagna forsennata contro la Russia, costruita su invenzioni demenziali, tesa, insieme, a squalificare al suo incarico un presidente americano regolarmente eletto e a impedire che questi tagli i fondi che i congiurati traggono da guerre e relative psicosi, questi apologeti di ogni crimine di guerra e contro l’umanità arrivano ad argomentare che Putin se l’è fatta lui la strage di Pietroburgo. A che scopo? Per intimidire quei quattro figuranti della produzione di rivoluzioni colorate “Open Society” e per suscitare un clima di unità nazionale intorno a lui in vista delle presidenziali del 2018.

Lo stereotipo dell’autobombardamento
La tesi tafazzista, per cui un leader sotto attacco concentrico di torme di licantropi sceglie di cavarsela sbranando il proprio popolo dal cui consenso dipendono suoi potere e vita, è espressa in sfrontata prima persona dagli atlantisti manifesti, con in testa la perenne mosca talmudista. Quelli mascherati, cripto-Nato e cripto-Soros, per dire “il manifesto”, dovendo la sopravvivenza ai padrini del Grande Giro e la credibilità a chi si presta a fornirgli ancora foglie di fico di sinistra, sono virtuosi del cerchiobottismo. Fino a un certo punto. Alla resa dei conti, pencolano dalla parte “giusta”, noblesse atlantiste oblige, magari nascondendosi dietro autorevoli fonti, tipo accademici e giornalisti russi d’opposizione (che pure esistono sotto la ferrea tirannia dello “zar”, guarda un po’). A nessuno di questi, tra lenoni e presstitute, importa un fico secco che la teoria dell’autobombardamento assunta per Saddam, Gheddafi o Assad sia poi stata incenerita da evidenze contrarie e addirittura da ripiegamenti dei suoi autori. Dall’ininterrotto bombardamento di notizie, tanto false quanto splatter, la memoria e chiaroveggenza del popolino ricava gli stessi effetti distorcenti dell’uranio impoverito sul dna delle donne vietnamite, irachene o serbe, poi mamme di creature deformi.

Lo sprezzo per neanche un accenno di coerenza fa loro superare la staccionata della realtà, con la stessa disinvoltura di un bevitore di OlioCuore, quando tirano un frego tra l’attentato islamista alle Torri Gemelle, o al Bataclan, o alla metro di Londra, o al mercatino di Berlino, o all’aeroporto di Bruxelles, e quello di San Pietroburgo.Un frego che distingue i primi, mirati contro democrazia, diritti umani, valori dell’Occidente, dal secondo, finalizzato invece alla stretta autocratica del regime di polizia, ora insidiato da armate di oppositori. I primi, poi, a dispetto delle lampanti bugie che ne lacerano le versioni ufficiali, sono da tutti quanti attestati crimini del nemico terrorista esterno. Potrebbero scoprire il capo del Mossad con il cerino della miccia accesa in mano e giurerebbero che è stato Osama. L’avallo di ogni più trasparente False Flag da parte del “manifesto” è una delle tacche che questo giornale incide sulla sua carabina di sussidiario dell’imperialismo. Quando le stesse sigle e gli stessi sicari compiono stragi terroristiche in Russia, l’accredito ai jihadisti diventa una ipotesi, neanche quella preminente, che è piuttosto da attribuire ai turpi obiettivi dello “zar”,. Un dittatore noto per ammazzare giornalisti dissidenti, torturare e imprigionare politici d’opposizione e, omofobo e misogeno al tempo stesso, verginali Pussy Riot.

L’uno-due di Rocky IV a Ivan Drago
L’uno-due inflitto ai russi vede, accanto a San Pietroburgo, Khan Sheikhoun, la cittadina siriana nella provincia di Idlib, occupata da turchi e loro surrogati jihadisti, dove una nube tossica ha ucciso decine di persone e suscitato un tambureggiare di guerra tra Turchia, Golfo, Europa e oltreoceano come non lo si era udito da quando Obama, al tempo delle armi chimiche usate a Est Ghouta, 2014, aveva blaterato di “linea rossa” oltrepassata.. Invece, quella linea rossa, oltre la quale ci sarebbe stata la “libizzazione” della Siria, dai satelliti russi fu proprio cancellata: avevano dimostrato la provenienza dei proiettili di gas da zone presiedute dai “ribelli”. Non solo, tra i corpicini di bambini, anche allora trionfalmente esibiti dagli orchi di regimi e media usi a cibarsene, parecchi ne furono riconosciuti dai genitori.. Al Nusra glieli aveva rapiti settimane prima vicino a Latakia. La “linea rossa” di Obama e del coacervo di freak bellicisti e securitari che lo ha partorito, sparì del tutto quando, con molta generosità, siriani e russi concessero l’evacuazione dal paese di ogni arma e sostanza chimica, fino all’ultimo candelotto del noto gas tossico con cui, da noi, ci si esercita sui manifestanti. Senza che nessuna anima bella se ne risenta quanto si scandalizza degli spintoni inflitti agli “oppositori democratici” dagli sgherri di Putin.


Est Ghouta, l’altra false flag

L’accusa istantanea, prima ancora che un “elmetto bianco” abbia potuto mostrarsi con un bimbetto imbrattato di sangue in braccio e il dito puntato contro Assad e Putin, viene dal solito Rami Abdel Rahman, espatriato siriano incaricato dal governo di Londra e finanziato dai suoi servizi perchè, fin dall’inizio dell’assalto alla Siria, trasformasse la sua jeanseria a Coventry in “Syrian Observatory for Human Rights”, una specie di agenzia in cui riversare di ogni, purchè splatter e anti-Assad. Dotato di facoltà mediatiche invidiabili, aveva subito individuato sul posto chi aveva la certezza granitica, prima ancora che il fumo delle esplosioni si fosse diradato, che il primo cellulare avesse scattato la prima foto, che il primo Elmetto Bianco fosse giunto sul posto, che di aerei russi e di gas Sarin si trattava e che la gente, e soprattutto i bambini, stavano morendo come le mosche.

Il misto di ottusità, ignoranza, servilismo che il regime Renzi ha lasciato in dote all’UE perchè facesse finta di governare la sua subpolitica estera, si è manifestato in tutta la sua protervia quando questa rappresentante delle donne al potere ha quasi bruciato sul tempo lo zelante Abdel Rahman, intimando ad Assad di “difendere il suo popolo, anziché commettere crimini contro l’umanità attaccandolo”. Questo, detto da una incaricata solo di lustrare gli stivali a qualsiasi SS occidentale si metta in marcia, all’indirizzo di chi, con il suo popolo, il suo esercito, le sue forze volontarie, i suoi amici, in sei anni di aggressione da mezzo mondo, eroicamente difende il paese, la civiltà, il diritto, la sovranità, la libertà, la dignità, l’umanità tutta, fa il paio con una stampa che titola “L’intoccabile Assad ha gasato 60 civili col Sarin” (Il Fatto Quotidiano”, quello della appassionata battaglia per la deontologia giornalistica). Ma si affianca anche all’inane, dolorante, bla bla bla, che tutti incolpa e nessuno nomina (salve una stoccatina a Damasco, da dittatore a “dittatore”) e quindi tutti esonera, di colui che al presidente Mattarella contende la palma del primato del populismo (inteso come lo intendono coloro i quali lo addebitano ai fuori-sistema). Il molto trendy monarca assoluto del Vaticano.

Se a tutta questa masnada di falsari e valletti di falsari fosse rimasto un afflato di buonafede e di serietà, quando mai al mondo avrebbero potuto vomitare le loro certezze prima ancora di aver mandato osservatori davvero indipendenti sul posto, aver formato una commissione d’inchiesta internazionale, fatto fare indagini sul posto da esperti sanitari e chimici? Occorre forse una mazzetta Cia nei loro conti per provarne la complicità?

Una False Flag che blocchi Trump e risolva la questione Assad
Dovevano essere aerei russi. Ma gli strumenti d’osservazione, di cui tutte le parti in scena dispongono, rivelano che non ve n’erano in volo. Erano aerei siriani e hanno bombardato. Esatto. Ma non con armi chimiche, di cui era stata provata dagli osservatori internazionali la rimozione integrale. E qui arriva ancora una volta addosso ad Abdel Rahman e ai suoi vindici e in soccorso alla realtà dei fatti, il sistema satellitare russo: Idlib, illegittimamente invaso e occupato da lanzichenecchi turchi e sgozzatori Al Nusra-Al Qaida-Fatah al Islam- FSA, è stato legittimamente bombardato dal legittimo governo siriano. Che ha colpito obiettivi militari. Tra i quali, guardacaso, proprio davanti alla caserma dei celebrati Elmetti Bianchi (in modo che potessero esibirsi istantaneamente), un deposito di…armi chimiche. A un passo dal confine turco, quello da cui transitano i rifornimenti ai tagliagole, anche quelli di armi chimiche, come documentato in passato. Guardacaso dello stesso tipo esibito con orgoglio dai miliziani Al Nusra mentre lo testavano su conigli. Guardacaso rivelato proveniente dai laboratori di Erdogan da terroristi catturati e pentiti. Ma di questi ultimi dettagli, al signoraggio mediatico poco gliene cale.

Forse, addirittura, neanche gas Sarin, visto che i divi di Hollywood, gli Elmetti Bianchi, fondati da un dirigente dell’intelligence britannica, in video e foto appaiono tra macerie, fumi e bimbi agonizzanti, minuti dopo la diffusione del veleno, senza guanti né protezioni, eppure indenni, nonostante il gas mantenga i suoi effetti per almeno 48 ore e visto che in un attacco al gas Sarin in zona densamente abitata dovrebbero morire migliaia di persone. Di ceto c’è che il gas nervino è stato sparato all’opinione pubblica occidentale. Dai media.

Da Truman in qua: una sola linea
E veniamo ai puntini montessoriani. In versione popolare sono sulla Settimana Enigmistica. Dal Truman che, con i genocidi atomici di Hiroshima e Nagasaki, avvia una Guerra Fredda grazie alla quale, al riparo della spartizione di Yalta, gli Usa riescono a lanciare 35 guerre e innumerevoli colpi di Stato, all’Eisenhower che sente gravare sul mondo la mannaia del complesso militar-industriale, dall’impennata bellicista affidata dalla Cupola (o Stato Profondo, o Bilderberg, o complesso militar-securitario-finanziario) al sestetto dell’Apocalisse Carter-Reagan-Bush-Clinton-Bush Jr.-Obama, allo scombiccherato Trump, gli Usa perseguono la stessa politica estera, raramente con i guanti, perlopiù con la clava. Nessuno nella Casa Bianca l’ha mai messa in discussione. E’ la globalizzazione, versione imperialista del colonialismo d’antan, ma dotatasi degli strumenti per la definitiva obliterazione di ogni resistenza al dominio unipolare del mondo e per la completa riduzione in schiavitù degli strati esclusi. Lotta di classe mediante l’arma della geopolitica. Questo era il contesto ieri, questo lo è oggi.

Trump c’era, o ci faceva?
L’accenno a una possibile convivenza con la Russia fatto durante la campagna elettorale da chi, recando offesa al giusto e bello, aveva prevalso sulla candidata del sistema tritacarne che si era perpetuato senza serie incrinature dal dopoguerra, ha innescato una reazione a catena. Una dopo l’altra si sono attivate le varie mine che la Cupola tiene disseminate sul percorso di eventuali dirazzanti: servizi segreti, Pentagono, Wall Street, Soros, collateralisti come le Ong dei diritti umani, il movimento che si dice delle donne, pacifinti di ogni colore, il rinoceronte mediatico, i saltimbanchi di Hollywood… E Trump ha incominciato a …ragionare. Le minacce all’Iran, la mobilitazione di quinte colonne e regimi clienti contro gli eterodossi di Venezuela, Bolivia, Ecuador, sfracelli promessi alla Corea del Nord, i bombardamenti a tappeto su civili e infrastrutture perché mai più si parli di Iraq e Siria in termini di Stati, l’ingresso in forze in Siria per iniziare la spartizione del paese con un primo feudo coloniale affidato al proconsole curdo.

Non è ancora chiaro, e forse non lo sarà mai, se quell’ossimoro con zazzera di Trump ci sia, o sia costretto a farci. Le anticipazioni su un approdo della politica estera Usa a sponde di pace e d’affari erano una finta elettoralistica, o erano sincere, epperò ne è rientrata la realizzazione in seguito all’agitar di cappi di Cia, militari, media, lobby ebraica e pseudo-sinistre? Vai a sapere.

Due punti collegati, però, danno da pensare. Putin per l’ennesima volta è stato colpito alle spalle da un terrorismo che, in ogni singolo caso, ha prodotto fasti a coloro che se ne dicevano vittime e nefasti a chi ne veniva incolpato. Alcune migliaia di morti in Occidente, tutto sommato in pace, milioni di morti nel Medioriente in perenne apocalissi terroristica e bellica.(e noi sappiamo chi ha inventato, formato, armato, finanziato e spedito qua e là tale terrorismo, sotto le insegne degli ectoplasmi Cia Osama, Zawahiri , Al Baghdadi ). Trump, tornato un attimo quello che era parso, correva a esprimere a Putin una calorosa solidarietà. Gesto umano, ma anche realistico, visto che si ha a che fare con uno avversato da quattro sgangherati sorosiani, ma sostenuto da un sempre crescente consenso della sua nazione, oggi all’84%. Una roba, quindi, in stridente e sconveniente contrasto con la linea dei castigamatti mediatici, tutti suoi nemici, che si affannano a marchiare Putin di criminale pluriassassino. L’ennesimo “nuovo Hitler”, ma molto peggio.

Secondo: sia Trump che il Segretario di Stato Tillerson, sempre realisticamente, visto che sei anni di assalti con ogni più micidiale e turpe mezzo non avevano fatto che crescere il consenso per Assad e progredire il suo esercito, avevano ripreso ad andare in giro proclamando che la soluzione della crisi siriana poteva lasciare al suo posto il presidente siriano. Che è però colui per il quale Erdogan, i petrotiranni del Golfo, Israele, i neocon con i reggicoda dirittoumanisti, l’intera canea mediatica, avevano impegnato sforzi, soldi e credibilità. Oltrechè un’apoteosi di virtuosismo della menzogna.

E’ una coincidenza che, pochissimo tempo dopo le pacche sulla spalla di Donald a Putin e ad Assad, Netaniahu strepiti che Assad debba andarsene (con Assad sempre lì, una spartizione favorevole al Grande Israele e un’annientamento dei palestinesi diventano problema) e che, all’istante, si verifichi il pretesto, con l’inaccettabile strage al Sarin, per farla finita con lo Stato-nazione sovrano Siria, odioso residuo laico panarabo. E con Assad che, tutti lo sanno, ne è la riconosciuta bandiera?

Frantumare la Siria con o senza Assad. Questo è il problema.
Trump pensava a un’altra soluzione, ad aggirare sabbie mobili tipo Afghanistan dove, da 16 anni, a parte l’oppio, non si cava un ragno dal buco. Ci aveva già pensato Obama, ma c’era andato piano e senza pensare di lasciare in piedi e in vita Assad. Trattavasi di liberarsi del fardello, moralmente oltreché politicamente oneroso, del terrorismo tagliagole, rimediare una bella figura accettando di combatterlo assieme ai russi e sostituire al mercenariato islamista quello dei curdi, altrettanto spacca-Siria e spacca-Iraq. I colpi micidiali di San Pietroburgo e di Idlib ci dicono che questa strategia, pur corrispondente ai piani israelo-americani di frantumazione degli Stati arabi formulati decenni fa, non va bene se contempla la sopravvivenza di Assad e quindi anche di un solo pezzo di Siria viva, sovrana, antimperialista, antisionista.  Rimane il grosso punto interrogativo: ma è Trump che decide, o decidono quelli che lo schiaffano davanti ai fatti compiuti?E i russi? Spartizione pro bono pacis?
Restano alcune domande da fare ai russi. Drammatiche. Nell’ultima conferenza stampa a Mosca, il ministro degli esteri Lavrov, rispondendo a un cronista che gli chiedeva dell’intervento Usa a fianco dei curdi in direzione Raqqa e di come queste forze avessero bloccato l’avanzata dell’esercito siriano verso quella città, non rispondeva. Si augurava piuttosto “un migliore coordinamento tra americani e russi nella lotta al terrorismo”. Ma Lavrov, i terroristi in Siria, quelli che fanno da carne da cannone alle potenze siricide, sono essenzialmente i curdi. Alla stessa maniera con cui lo erano e lo sono i curdi dell’Iraq, tanto più prossimi all’indipendenza vaticinata dalla “comunità internazionale” (Nato-Israele), quanto più le truppe irachene, riprendendo Mosul, lavorano alla ricomposizione unitaria dell’Iraq (per sventare la quale arrivano anche sempre nuove troppe Usa).

Quanto ai vecchi surrogati, resteranno quelli fatti passare per moderati, FSA e Al Nusra, utilizzati dai turchi per il controllo della fascia di Siria conquistata. Il califfato, già in fuga da Mosul, dovrà sloggiare anche da Raqqa. I curdi dell’YPG hanno già fatto buona pratica con brutali pulizie etniche in altri territori arabi occupati, con il concorso delle bombe e delle forze speciali Usa. A Raqqa, capitale del Kurdistan, cioè del primo arto staccato dal corpo della Siria, si installerà un presidio curdo sotto bandiera Usa, prima governo “autonomo” e poi “indipendente”. Alla faccia dell’ONU. E con la sua criminale benedizione. Le frattaglie arabe, assire e turcomanne che, nelle cosiddette Forze Democratiche Siriane, fungono da cosmetico interetnico, vedranno monetizzata la perdita della propria nazione e identità. Quando, con protervia senza limiti, americani invasori e mercenari quinta colonna curdi si sono impadroniti della strada tra Aleppo e Raqqa, bloccando l’avanzata siriana, non si capiva che era in gioco buona parte del destino della Siria? Non si doveva prevenire e, semmai, intervenire, con tutti i mezzi? Magari paracadutando forze a sbaragliare il perfido progetto?

Fidarsi è bene….
Al Nord i turchi, tanto amici dei russi da aver divorato un pezzo di territorio del loro principale alleato, dall’averne definito il capo “assassino da eliminare” e dall’aver con ogni probabilità avuto una manina nei fatti di Idlib, presidiano l’altro segmento autonomo, quello neo-ottomano, che non risponderà mai più a Damasco. Che dicono i russi a Erdogan? A sudovest, dal Golan incombono gli sponsor israeliani che, facendo perno sulla tuttora non pacificata area sunnita, dai piedi delle alture, attraverso Deraa fino al confine giordano, pensano di creare le condizioni per un’altra regione “autonoma”. Lo spezzatino siriano ha cominciato a cuocere. I compromessi al ribasso sono sempre perdenti. Lo dimostrano con tragica evidenza le incompiute esperienze rivoluzionarie in America Latina. Che dicono i russi a Israele?

E allora, Putin, che vogliamo fare? Insistere a sognare una guerra comune con gli Usa, padrini del terrorismo, contro il terrorismo? Continuare a corteggiare i curdi, che, lingua in bocca con gli americani, salivano pensando alla distruzione della Siria? Sacrificare la nazione unita e sovrana siriana all’attenuazione della russofobia verbale e militare e a un Assad degradato da presidente della nazione a capo-protettorato, tipo Barzani in Iraq? Credete che Assad, che i siriani, accetteranno? Puntare su un do ut des tra Ucraina, Iran e Medioriente? Tenersi buoni questi turchi, questi israeliani, pronti a qualsiasi nequizia contro di te? Considerare la stabilità geopolitica prevalente su ogni principio di diritto e di morale? Aspettare Trump? Mi sa che avrebbe migliore esito aspettare Godot.
 
FOG – SAN PIETROBURGO, IDLIB. NOTTE. NEBBIA. MORTI VIVENTI. MENTRE IL CALIFFATO USA-ISIS, DIVENTA KURDISTAN USA-YPGultima modifica: 2017-04-05T20:47:43+00:00da davi-luciano
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