Trump alle aziende: “Punirò chi va all’estero”. E spunta il n.1 di Exxon per il dopo Kerry

L’annuncio su Twitter: dazi del 35% sui beni delle “compagnie che lasceranno il nostro Paese, licenzierà i dipendenti o costruirà una fabbrica altrove”. E spunta il nome del numero uno di Exxon Mobile come prossimo segretario di StatoTrump-Tariff

New York, 4 dicembre 2016 – Nuova mossa via twitter del presidente eletto Donald Trump, che ora minaccia di punire severamente le aziende che decidono di trasferire le proprie attività all’estero. Trump insomma ricorre al tradizionale bastone e carota per convincere le società a stelle e strisce a lasciare la produzione, e conseguentemente i posti di lavoro, in Usa.

Trump vorrebbe ridurre l’aliquota al 15% dall’attuale 35% mentre ha annunciato oggi che imporrà dazi del 35% su ogni bene prodotto da “qualsiasi compagnia che lascerà il nostro Paese, licenzierà i propri dipendenti o costruirà una nuova fabbrica in un altro e che alla fine rivenderanno i prodotti (creati all’estero) negli Usa”.
Questo, in sintesi, il senso di uno tsunami di tweet con cui Trump ha inondato la rete stamane. Tweet in cui peraltro si è limitato a confermare quanto già annunciato in campagna elettorale. In particolare mentre sull’abbassamento della coporate tax al 15% – finora solo promessa in campagna – c’è stato un coro di consensi unanime, alcuni economisti ritengono che la politica protezionistica di Trump potrebbe danneggiare in primis l’economia Usa.

Anche il Wall Street Journal di Rupert Murdoch ha criticato l’eventuale tassa: per la Bibbia di Wall Street Trump non dovrebbe interferir con le decisioni delle società che vanno lasciate libere di massimizzare i loro profitti. Tra l’altro Trump ha l’enorme vantaggio di partire con la disoccupazione al minimo dal 2006 (4,6%), prima dello scoppio della crisi di Wall Street, così come nel 2000 George W.Bush si trovò da Bill Clinton in eredità un avanzo di bilancio di 1.000 miliardi di dollari.

Intanto, continuano le ricerce del futuro segretario di Stato dell’amministrazione Trump. E secondo il Wall Street Journal, nella rosa dei nomi papabili è spuntato anche quello di Rex Tillerson, numero uno di Exxon Mobile, il colosso energetico che è il più ricco al mondo dopo Apple, e che negli scorsi anni ha chiuso molti accordi energetici con il leader russo Vladimir Putin ed è quindi contrario alle sanzioni contro Mosca. Alla Exxon dal 1975, Tillerson ha 64 anni e viene dal Texas: dovrebbe andare in pensione il prossimo anno. Quello di Tillerson, comunque, è solo uno dei nomi possibili.

In ballo resta anche un altro candidato, che anziché alla Russia guarda questa volta alla Cina: è Jon Huntsman, l’ex ambasciatore Usa a Pechino. Diplomatico in Cina e a Singapore, Huntsman ha 56 anni ed è stato anche governatore dello Utah. Nel 2012 si è candidato alla Casa Bianca, ma è uscito di scena alle primarie repubblicane (vinte poi da Mitt Romney). Le quotazioni di Huntsman come segretario, comunque, parrebbero però al momento in calo: molti fedelissimi di Trump infatti si sono opposti a questo incarico per l’ex governatore, accusandolo di avere contrastato il tycoon durante la campagna elettorale. Allo stesso modo sembra ormai fuori dalla gara sembra anche l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani. Restano invece in corsa l’ex generale e direttore della Cia David Petraeus e il senatore Bob Corker.

http://www.quotidiano.net/esteri/donald-trump-1.2729315

Trump alle aziende: “Punirò chi va all’estero”. E spunta il n.1 di Exxon per il dopo Kerryultima modifica: 2016-12-05T01:33:32+00:00da davi-luciano
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9 pensieri su “Trump alle aziende: “Punirò chi va all’estero”. E spunta il n.1 di Exxon per il dopo Kerry

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