Evento NO con Ferdinando Imposimato

Di seguito la locandina del convegno per il NO al referendum sulla riforma costituzionale a Manziana (RM), sabato 11 giugno, nella Sala del Consiglio Comunale, Largo Fara. (Manziana si trova a 6 km da Bracciano, sulla Braccianese Claudia, stazione ferroviaria Manziana-Canale Monterano, linea Roma Ostiense-Viterbo).)
Ferdinando Imposimato è uno dei più illustri magistrati italiani, senatore e poi deputato della Repubblica, è Presidente Onorario della Corte di Cassazione, è stato giudice del Processo Moro, è consulente dell’ONU per la lotta alla droga, è vicepresidente dell’ANPI Roma, ha illustrato in numerose opere le trame che hanno prodotto i tanti misteri italiani, è un combattente contro la dipendenza del nostro Stato da potenze spesse occulte.
 
Ha fondato un Comitato per il NO al referendum costituzionale collegato alla legge elettorale fascista  detta Italicum, che si aggiunge ai tanti Comitati del NO che si stanno moltiplicando in tutta Italia.
 
Al Convegno di Manziana in cui verranno illustrate le ragioni del NO a un provvedimento che finge di eliminare il bicameralismo, ma sostituisce al Senato elettivo un Senato di nominati dalle regioni, cioè dalla più inquinata  classe politica italiana, svuota il ruolo della Camera dei Deputati per accentrare tutto il potere nelle mani del governo e dell’uomo solo al comando, priva gli enti locali di qualsiasi competenza sul territorio, attribuisce con l’Italicum una maggioranza assoluta al primo partito, annullando ogni opposizione, peggiorando il Porcellum di Calderoli, sancisce la sostanziale fine della democrazia in Italia.
 
A Ferdinando Imposimato si affiancherà l’intervento di un portavoce del Movimento 5 Stelle.
 
Modera Fulvio Grimaldi, giornalista, scrittore e documentarista, già RAI-TG3 e BBC.ù
Imposimato loc. definitiva

Hillary Clinton: Bisogna “distruggere la Siria perchè è un bene per Israele”!

ma certo, ovviamente è TRUMP la minaccia per il mondo
lunedì, maggio 30, 2016
 
Hillary Clinton svela che la presidenza Obama ha deliberatamente influenzato la guerra civile in Siria, perchè  il “modo migliore per aiutare Israele” era quello di “usare la forza” per rovesciare il governo Assad.
HILLARY
                                              di Patrizio Ricci
 
Secondo un documento ‘rubato’ da Weakileaks, Hillary Clinton è tra le promotrici più attive della guerra asimmetrica che infuria in Siria dal 2011. L’aspirante alla presidenza degli Stati Uniti, ha rivelato in una sua corrispondenza ‘trafugata’ da Weakileaks che la guerra siriana è stata organizzata deliberatamente da Washington
perchè rovesciare violentemente il governo siriano era “il modo migliore per aiutare Israele”.
 
Secondo la Clinton, il partneriato tra Siria e Iran rappresenta ”un pericolo per Israele e la fine del regime di Assad metterebbe fine a quell’alleanza pericolosa” – quindi –la leadership di Israele capisce bene il motivo per cui sconfiggere Assad è ora nel suo interesse“. L’ex Funzionaria, è arrivata persino a dire che ‘per essere presi sul seriola ‘cosa giusta da fare è di minacciare di morte la famiglia di Assad ‘. Il documento (*) in questione (protocollato con il numero F-2.014-20.439, Doc n C05794498)  è sbucato fuori tra quelli non classificati erroneamente immessi nel server di posta elettronica che la Clinton teneva incautamente a casa sua (nel periodo del segretariato di Stato negli anni 2009-2013).
 
C05794498-11
La contiguità di Israele con alcuni gruppi ribelli non è cosa nuova. Gli aerei con la stella di Davide sono entrati più volte in territorio siriano per colpire  depositi munizioni  e convogli militari in varie località ed in varie epoche. Sono stati effettuati anche alcuni omicidi mirati di ufficiali iraniani ed Hetzbollah. Inoltre  centinaia di combattenti anti-governativi sono stati curati negli ospedali israeliani. Inoltre, “I peacekeeper delle Forze Onu dell’Undof spiegano che ufficiali israeliani e miliziani sostenuti dall’estero “hanno collaborato direttamente” lungo il confine israelo-siriano negli ultimi 18 mesi, permettendo il transito di persone, feriti portati in Israele per essere curati, e casse consegnate a combattenti” in territorio siriano” (Sole 24 Ore).
israeliane sono intervenute con azioni belliche riconducibili ad azioni di sostegno all’opposizione armata.
 
Se tutto questo non bastasse, il quotidiano Haretz  riferisce l’ammissione da parte del vice ministro israeliano della cooperazione regionale, Ayub Kara di essersi recato clandestinamente ad Aleppo: lo scopo quello di visitare le postazioni dei miliziani anti-governativi e manifestare il proprio appoggio. Quest’ultima notizia arriva dopo quella del giornale statunitense ‘Veteran Today’ riferiva nell’ottobre dell’anno scorso , di  un alto ufficiale israeliano, il generale  di Brigata israeliano Yussi Elon Shahak, catturato ad ottobre in  Iraq  dall’Esercito iracheno mentre faceva da Ufficiale di collegamento con unità nemiche.
 
Credo che non ci siano dubbi sulle intenzioni di pace dei leader di questi paesi: ..ma che influenza esercitano costoro sulle politiche europee e quindi sulle decisioni politiche del nostro paese?
 
* nota: sebbene la trascrizione di Wikileaks fa risalire l’e-mail al 31 dicembre 2000 , si tratta di un errore formale, in quando il contenuto della e-mail (in particolare il riferimento al maggio 2012 – i colloqui tra l’Iran e l’Occidente sul suo programma nucleare a Istanbul) mostra che la stessa è stata invece inviata il 31 dicembre 2012.
 

La Spagna tradisce la NATO e i suoi alleati

di tradimento? E da quando la Spagna è colonia Usa? Tanto per chiarire chi comanda in Europa, e tanto per capire chi “infastidisca” tanto la sovranità nazionale…
La Spagna ha tradito il principio di solidarietà della Nato, quindi la NATO ha dichiarato ufficialmente NEMICA la Russia? Perché solo pochi giorni fa, all’inaugurazione dello scudo nell’europa dell’est ha dichiarato che lo scudo non è contro la russia…
 
 27.05.2016
 
Gli USA hanno accusato di tradimento la Spagna, perché Madrid consente alla navi militari russe l’accesso al porto della città autonoma spagnola di Ceuta situata nel Nord Africa di fronte a Gibilterra. Lo ha scritto oggi il Times.
 
“L’autorizzazione data dalla Spagna alle navi russe compromette il principio di solidarietà della NATO. I paesi del mondo intero permettono alla Russia di espandere la propria presenza militare attraverso l’accesso ai porti”, ha dichiarato il membro del Congresso USA Joe Pitts.
 
Secondo Pitts, “l’Alleanza dovrebbe avere una precisa strategia per impedire alla Russia questo accesso.”
 
La pubblicazione riporta le parole degli esperti militari americani che sostengono che Cueata è diventata di fatto una base della flotta russa nel Mar Mediterraneo Occidentale. Secondo il Times, dal 2011 il porto spagnolo avrebbe accolto almeno 57 navi e sottomarini russi.
 
La critica da parte di Washington verso Madrid è risuonata dopo che a maggio di quest’anno nel porto spagnolo ha sostato il pattugliatore “Ladnyj”. Nell’agosto dello scorso anno la sosta a Ceuta del sottomarino russo “Novorossijsk” ha suscitato il malcontento dei deputati britannici.
 
Madrid ha ribattuto dicendo che il ricevimento delle navi russe “non è in contrasto con il regime sanzionatorio”.

G7, raduno di oligarchi

OOhhh ma che cari, si riuniscono per risolvere i drammi nel mondo, ovviamente prolungando le sanzioni alla Russia colpevole di creare terrorismo e fomentare l’immigrazione
 
sanzioni russia
 
© AFP 2016/ STEPHANE DE SAKUTIN
 27.05.2016
 
Un altro G7 è alle spalle. In Giappone i leader hanno affrontato il tema della lotta al terrorismo, la questione della sicurezza, la pace e la prosperità. Come se non bastasse l’esclusione della Russia dai negoziati, si è deciso di prolungare le sanzioni contro Mosca. Che dire, tanto di cappello!
 
Al vertice di Ise Shima a risuonare a più riprese era proprio il bisogno di un “approccio globale” alla crescita economica, al terrorismo e al dramma dell’immigrazione. La soluzione starebbe nell’affrontare uniti le grandi sfide di oggi.
 
Com’è possibile in tale contesto escludere la Russia, attore fondamentale per la sicurezza internazionale?
Tiberio Graziani, Presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l’IsAG), direttore della rivista “Geopolitica”.
 
“Sembra più che altro un ritrovo di alcuni oligarchi, piuttosto che un forum per trovare soluzioni a beneficio dell’ordine mondiale” ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Tiberio Graziani, Presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l’IsAG), direttore della rivista Geopolitica.
 
— Al G7 in Giappone i leader hanno riconfermato il prolungamento delle sanzioni antirusse a giugno. Come potremmo interpretare questa decisione?
 
— È una decisione che già si sapeva, perché c’era stata un’anticipazione da parte della Merkel sul fatto che sarebbe stato importante prolungare le sanzioni. Questo poi è stato riportato con una certa durezza anche da Cameron.
 
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© Sputnik. Sergey Guneev
 
Il prolungamento delle sanzioni nuoce ovviamente all’economia dell’Unione europea, fa gli interessi invece geopolitici e geostrategici degli Stati Uniti. Ho avuto la sensazione che gli Stati Uniti abbiano parlato per bocca di Cameron.
 
— A questo vertice si è parlato molto di crescita, allo stesso tempo si prolungano le sanzioni antirusse e poi in generale Mosca è stata anche esclusa dal formato del G7. Non sembra poco coerente tutto questo discorso, almeno per l’Europa?
 
— Certamente non è coerente per l’Europa. C’è anche da dire che il formato attuale del G7 non risponde alle esigenze della politica e dell’economia internazionale. È un G7 depotenziato, perché c’è la mancanza di un attore importantissimo che è la Russia. Sembra più che altro un ritrovo di alcuni oligarchi, piuttosto che un forum per trovare soluzioni a beneficio dell’ordine mondiale.
 
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© REUTERS/ Rob Griffith/Pool
 
Probabilmente altri formati come il G20 o meglio ancora il vertice Brics sono forum in cui a mio avviso c’è un po’più di effervescenza e dibattito.
 
— Obama è in visita a Hiroshima. Forse non ci saranno le scuse nei confronti dei giapponesi, però è la prima visita di un presidente americano. È un momento storico?
 
— È un momento storico, gli Stati Uniti finalmente rendono omaggio alle vittime del disastro nucleare che combinarono molti anni fa, per chiudere una guerra già di per sé conclusa e come sappiamo non c’era bisogno di un massacro di quel tipo. Quel massacro aveva solo lo scopo di mostrare all’Unione Sovietica la forza nucleare degli Stati Uniti in quel momento.
 
È un passaggio storico molto importante quello di Obama, tuttavia c’è da dire che le sue recenti affermazioni riguardo il disarmo nucleare non corrispondono alla pratica statunitense in termini di dispositivi nucleari che hanno disseminato in tutto il mondo.
 
— Fra tutti non possiamo non citare il caso dell’Italia, dove sono presenti 80 o 90 bombe atomiche statunitensi. A parole Obama è per il disarmo, ma i fatti lo contraddicono, no?
 
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— C’è un grande iato fra quello che dicono gli attuali governanti del mondo, Obama in questo caso, e le prassi che adottano a beneficio della loro supremazia mondiale. Siamo oramai abituati a questo scarto fra la retorica e le azioni che conducono. Bisogna essere coscienti della presenza di ordigni nucleari disseminati in Europa e in particolare nella penisola italiana, che ha una posizione geostrategica molto importante. Dagli Stati Uniti e dalla NATO l’Italia viene considerata come un Paese di una rilevanza importante sul piano militare.
 
— L’Italia è una piattaforma di slancio per possibili guerre americane, vedi la Libia. Per l’Italia il fatto di avere tutti questi ordigni nucleari sul proprio territorio è pericoloso?
 
— Per l’Italia è una condizione molto pericolosa, perché il nostro Paese si pone al centro del Mediterraneo e quindi fa da cerniera con il Nord Africa. L’Italia non deve essere strumentalizzata per fini geostrategici e geopolitici di potenze extra continentali.
 

Rasmussen consiglia a Kiev come convincere Occidente a prolungare sanzioni contro Russia

 29 Maggio 2016

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© AFP 2016/ LEON NEAL
Rasmussen “ha intenzione di dibattere con l’Occidente il fatto che l’Ucraina abbia già intrapreso riforme economiche e politiche di ampia portata.”
Se Kiev realizzerà con successo le riforme economiche e lotterà efficacemente contro la corruzione, potrà convincere l’Occidente ad estendere le sanzioni contro la Russia, ha dichiarato l’ex segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, nominato recentemente dal presidente ucraino Poroshenko suo consigliere personale. Lo scrive il tabloid tedesco “Deutsche Welle”.
Il giornale fa notare che Rasmussen “ha intenzione di dibattere con l’Occidente il fatto che l’Ucraina abbia già intrapreso riforme economiche e politiche di ampia portata.”
“D’altra parte l’ex segretario generale della NATO prevede di portare alla leadership ucraina le priorità politiche dell’Occidente nei confronti dell’Ucraina”, — scrive “Deutsche Welle”.
 
Inoltre, secondo Rasmussen, le sanzioni rappresentano l’unico modo per fare pressione sulla Russia nel contesto del conflitto nel Donbass.
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‘Passeggiata’ cantiere, No Tav dispersi

http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2016/06/04/passeggiata-cantiere-no-tav-dispersi_0a4f4b6e-d8ec-44db-97b0-45ec8c335e6b.html

Forze ordine impediscono a manifestanti di avvicinarsi a lavori

(ANSA) – TORINO, 4 GIU – ‘Passeggiata’ No Tav, nella notte, nei pressi del cantiere della Torino-Lione. Alcune decine di attivisti del movimento che si oppone alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità hanno tentato di avvicinarsi al cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa. Partiti da Giaglione, i manifestanti hanno però trovato le forze dell’ordine che li aspettava sui sentieri. Prima di disperdersi tra i boschi della zona, i No Tav hanno esploso alcuni fuochi d’artificio.

“SE DICO LA VERITA’ SU BANCA ETRURIA CADE IL GOVERNO”: PARLA FLAVIO CARBONI, IL FACCENDIERE MASSONE CHE SIN DAI TEMPI DEL BANCO AMBROSIANO E’ PROTAGONISTA DELLE MALEFATTE ITALICHE

e figuriamoci se mai la sapremo la verità, è il Pd moralmente superiore che certo nono può avere la coscienza sporca, mica sono gli scontrini del trota. La massoneria non esiste, è cosa buona e giusta, si prodiga tanto per il progresso ed il bene dell’umanità, raccontano.
Se Carboni volesse vuotare il sacco, farebbe la fine di DAVID ROSSI
 
Flavio Carboni mette nei guai la Boschi e Renzi: “Se parlo cade il governo”
Il noto faccendiere sardo, già coinvolto nella morte del banchiere Calvi e nella P3, parla dei suoi rapporti con i padri della Boschi e di Renzi e fa rivelazioni scottanti su Banca Etruria
 
“Questa cosa qui è una bomba atomica se esplode è un casino e nientepopodimeno cadono tutti e due (Renzi e la Boschi ndr) e appresso a loro il governo…”.
 
Parola del faccendiere Flavio Carboni che, in un’intervista a Libero racconta i suoi rapporti con Pier Luigi Boschi, Tiziano Renzi e l’amico Valeriano Mureddu, imprenditore di origini sarde, cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno e poi stabilitosi ad Arezzo.
 
Nell’estate del 2014, infatti, si sarebbe tenuto a Roma un summit tra Mureddu e il padre della Boschi a cui avrebbe partecipato anche Lorenzo Rosi, ex presidente di Banca Etruria, con lo scopo di trovare un nuovo direttore generale e nuovi patner esteri per ripianare il buco della banca. “Ma non ho partecipato a quelle riunioni, non avrei portato nessun contributo e allora ho lasciato che parlassero loro. Io gli ho messo a disposizione l’ufficio… La mia era veramente solo ospitalità”, precisa Carboni, già coinvolto nell’inchiesta sulla morte di Guido Calvi e nel processo sulla P3.
 
QUANDO BOSCHI LA CIALTRONA SI OFFENDEVA PERCHE’ LE DAVANO DELLA MASSONA (VIDEO)
Carboni conferma anche al Fatto Quotidiano di aver incontrato per bene tre volte il papà della Boschi e di avergli fatto il nome di Fabio Arpe, fratello di Matteo Arpe, come direttore generale per la sua banca. Il nome di Fabio Arpe viene fatto a Carboni da un altro massone, l’ex leghista Gianmario Ferramonti. Pier Luigi Boschi, poi, sarebbe intervenuto attivamente cercando di inserire sull’assetto bancario cercando di inserire l’amico comune Mureddu che diventa di fatto l’intermediario di tutta l’operazione, come racconta lui stesso con una telefonata al Fatto. “Non c’è nulla di male a rivolgersi alle persone che si ritengono intelligenti e affidabili”, premette Mureddu. “Quando Boschi, parlando a tavola del più e del meno, mi ha chiesto se per caso conoscessi qualcuno da inserire in banca, ho pensato di rivolgermi a chi sapevo avere una rete affidabile di persone”. Quindi contatta Carboni, “che stimo profondamente”, spiega. Mureddu, poi, conferma di conoscere benissimo Matteo Renzi e suo padre Tiziano ma precisa di non averli più sentiti da quando lui è diventato premier “per non dare adito a strani pensieri”, mentre con Pier Luigi Boschi divenne amico quando andò ad Arezzo per occuparsi di agricoltura. Ma Boschi padre “non mi ha dato alcun incarico, chiariamo”, chiarisce Mureddu. “Semplicemente mi ha chiesto un consiglio come si fa tra persone che si stimano”.
 
Dalle pagine di Repubblica traspare, invece, la posizione del padre della Boschi che ha rilasciato a Bankitalia la sua versione dei fatti in una memoria difensiva in cui spiega di aver sempre agito in accordo con la Vigilanza e che la mancata verbalizzazione di certi incontri della Commissione “è pienamente giustificata dal carattere informale, e comunque solo consultivo e di raccordo della stessa, nonché dal fatto che è stata solo in rarissime circostanze convocata collegialmente. Avevamo l’obbligo, puntualmente adempiuto, di riferire al cda. Non si comprende dunque il cenno degli ispettori alla mancanza di trasparenza”. Ora Le dichiarazioni di Carboni e Mureddu sembrano smentire questa versione.

Usa computer del Senato per inviarsi minacce da solo: indagato deputato Pd

senato
 
Aveva denunciato la sua ex amante per stalking, accusandola di averlo perseguitato e minacciato più e più volte via mail, ma la sentenza di assoluzione della giovane ha fatto emergere un’altra verità: sarebbe stato lui, il deputato del Pd, Ernesto Carbone, a introdursi nella casella di posta elettronica dell’ex compagna e inviarsi quelle mail di minaccia.
 
La giovane fu assolta un anno fa e nelle motivazioni il giudice Anna Tavernese precisava chel’istruttoria ha fornito sufficienti elementi per affermare che sicuramente la persona offesa era abusivamente entrata nell’indirizzo di posta elettronica dell’imputata e da questo stesso indirizzo aveva poi inviato dei messaggi.
 
Oggi, a dodici mesi di distanza, Ernesto Carbone è stato iscritto nel registro degli indagati per accesso abusivo al sistema informatico e falsa testimonianza nell’ambito di un’indagine appena avviata. Qualche dettaglio in più su questa vicenda arriva dalle stesse motivazioni, secondo le quali. La testimonianza del Carbone è stata oltremodo lacunosa, disseminata di continui non ricordo, quasi a voler evitare di dichiarare il falso, ma comunque costellata di false dichiarazioni.
 
Poi un particolare ancor più curioso: quelle mail di minaccia inviate dalla casella di posta elettronica della donna a quella di Carbone sarebbero state inviate dai luoghi in cui lo stesso Carbone lavorava, in molti casi inaccessibili alla sua ex amante, a cominciare da Palazzo Madama. Il deputato, secondo l’accusa, avrebbe approfittato anche di un momento libero in Parlamento per inviarsi da solo email minatorie.
 
Lui nega ogni addebito e scarica la colpa su altri: “Non ho mai utilizzato la mail di quella persona e anche la mia casella è stata oggetto di intrusioni. E non è possibile che io abbia inviato mail dai pc del Senato, non ho mai avuto l’account necessario a usarli”.
 
Saranno le indagini, ancora in corso, a fare chiarezza sull’accaduto.
 

TEMPO DI CONFESSIONI ( E CHE CONFESSIONI!)

ora fingono di ignorare che la Ue ha tradito la sua “mission” di prosperità per i popoli e “cascano” dal pero. Sapevano benissimo che soggiogare interi popoli, distruggere le sovranità nazionali per sottomettere le nazioni al volere delle banche era il solo ed unico obiettivo di questo mostro chiamato UE
Mag 28, 2016
Eurogruppo-con-Tsipras
L’economista francese  J.Sapir segnala le importanti affermazioni svolte recentemente, proprio a Roma, da due dei più potenti eurocrati. Affermazioni che la stampa e le Tv italiane hanno fatto passare, guarda un po’, sotto silenzio.
di Jacques Sapir
È il momento delle confessioni. Oh, non quello delle dolci confessioni che si fanno gli innamorati, né quello delle confessioni estorte con la forza e la sofferenza. NO, semplicemente le confessioni di persone che si sono sbagliate e che hanno ingannato il pubblico e ciò davanti all’evidenza. Parliamo delle vergognose confessioni di politici con le spalle al muro e le cui costruzioni stanno crollando.
Confessioni europee
Alcune di queste confessioni riguardano l’Europa. Cominciamo dunque dalla più bella ; quella dell’onorevole Martin Schulz, presidente socialdemocratico (SPD) del Parlamento europeo, che è stata fatta in occasione di una conferenza sull’Europa che si è tenuta a Roma [1]. Cosa dice allora il signor Schulz ? Che l’Europa “era una promessa fatta ogni giorno per più posti di lavoro, servizi, crescita” ma che conduce a “un senso di ingiustizia, questa non è l’Europa che volevano vedere”. Riconosce che i sacrifici richiesti agli europei dovevano salvare le banche. Ne prendiamo atto onorevole Schulz. Aggiungiamo che non c’era bisogno di Lei per capirlo.
 
Juncker-Schulz-Tusk
Donald Tusk, Martin Schulz & Jean-Claude Juncker
 
Così in Grecia, su tutti gli aiuti stanziati, solo 9,7 miliardi di euro sono andati al governo greco, ossia esattamente il 4,9 per cento [2]. Ora, la Doxa europea, ma anche francese, era che avevamo già aiutato molto la Grecia. La verità è che i contribuenti dei diversi Paesi hanno salvato degli investitori privati [3], delle banche, principalmente tedesche e francesi. Ma, quando si è socialisti, si dovrebbe lottare contro questo stato di cose. Ora, la verità è che, come i socialisti francesi, belgi, spagnoli e altri (e non dei migliori), Lei è stato connivente con questa politica. È singolare piangere sul disastro che si è causato. Ricordiamo che Guglielmo II, imperatore della Germania, davanti al carnaio della prima guerra mondiale pronunciò un famoso “non avevo voluto questo”… Però, ciò che caratterizza l’uomo (o la donna) politico e, intendiamoci bene, parlo del vero uomo politico, non è versare lacrime, ma agire, e in questo caso agire per riparare il disastro commesso.
 
Ma il signor Tusk, il presidente (polacco) del Consiglio europeo non è stato da meno. Nella stessa conferenza, ha dichiarato : “il sogno di un singolo Stato europeo, di una sola nazione europea è un’illusione. Dobbiamo accettare di vivere in un’Europa con diverse valute, con diverse forze politiche, e la cosa peggiore è far finta di non saperlo”.
È come riconoscere che la strategia del “federalismo furtivo” che è quella adottata dall’Unione europea, si è rivelata un fallimento. Un fallimento perché lo scopo che ci si era prefissi era un’illusione, e lo dice il Presidente del Consiglio europeo, poi anche perché il desiderio di raggiungere questa illusione (e questo è stato il ruolo politico dell’Euro) ha distrutto il progetto europeo. Ma allora ci si può porre una domanda : se il signor Tusk fosse onesto dovrebbe, o convocare una riunione al più alto livello affinché i Paesi dell’Unione Economica e Monetaria (nome tecnico dell’Eurozona) si mettano d’accordo sulle condizioni della dissoluzione di questa zona, oppure dimettersi.
Confessioni francesi
Ma queste confessioni non sono le uniche. In Francia, il Presidente e il governo riconoscono, molto tardivamente, il che il Ttip non è ratificabile nelle condizioni in cui siamo. Come se non lo sapessimo! Significa tenere in poco conto parecchi anni di dibattiti che hanno mostrato gli effetti nocivi di questo futuro trattato. Ma c’è anche molta ipocrisia. Poiché ciò che il governo e il Presidente rimproverano al Ttip, è semplicemente che questo trattato non stabilisce l’uguaglianza nell’accesso ai mercati pubblici. È importante, naturalmente, ma è poca cosa rispetto alle potenziali conseguenze di questo trattato in materia di norme alimentari o ambientali, o anche in materia di spossessamento di sovranità degli Stati e, di conseguenza, dei cittadini. Sì, anche qui c’è molta ipocrisia.
Un’ipocrisia che non è la prerogativa dei “socialisti”. Così, Natacha Polony può giustamente [4] denunciare la risposta inadeguata e tutto sommato miserabile che Alain Juppé ha dato al Generale Soubelet e che gli è valsa un articolo vendicativo del Generale Desportes [5]. Il caso del generale Soubelet è esemplare. Costretto dal governo a dare le dimissioni per aver denunciato, nel corso di un’audizione parlamentare, lo stato deplorevole della gendarmeria e aver messo in discussione il funzionamento della giustizia. Non possiamo condividere tutte le constatazioni fatte dal Generale Soubelet. Ma, davanti a dei parlamentari, doveva dire cosa pensava, prendendo il rischio che questi parlamentari interrogassero altri responsabili e non tenessero conto di queste osservazioni. La sanzione che subisce è inaccettabile e costituisce un errore imperdonabile da parte del governo. Ma che il signor Juppé prenda partito per questi lupi è una confessione dal pesante significato. Così, questo ex ministro degli esteri preferisce il silenzio complice alla verità che fa male. Ecco che cosa dobbiamo dire a tutti quando egli, forse, verrà ad elemosinare i nostri voti.
 
Queste confessioni sono diverse, ma hanno tutte una cosa in comune. La verità, sia quella sulla situazione che quella sulla natura degli uomini non può essere nascosta eternamente. Quando le illusioni si spezzano, gli uomini (e le donne) politici sono messi davanti alla realtà.
E’ dunque venuto il momento di confessare e questo ci fa capire quanto valgono questi politici.
Fonte: RusseEurope
Traduzione: Sollevazione
NOTE

MA COS’E’ LA DESTRA, COS’E’ LA SINISTRA: QUEGLI INFAMONI DI CURDI, REGENI E FRATELLI MUSULMANI, MARÒ, ALBERTAZZI, BERLINGUER-INGRAO-IOTTI, VARIE ED EVENTUALI…

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2016/05/ma-cose-la-destra-cose-la-sinistra.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 30 MAGGIO 2016

Curdi di Rojava e jihadisti mercenari Nato
 
Tutti noi ce la prendiamo con la Storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra. 
(Giorgio Gaber “E pensare che c’era il pensiero”, 1991)
 
Una nazione di fucilatori ed eroi
Tutti a festeggiare il rientro dei marò dall’India. Eroi baciati a destra e sinistra. Noi festeggeremo quando constateremo, dopo cinquant’anni, che hanno smesso di fucilare poveretti inermi per conto di padroni privati a cui lo Stato li aveva affittati. E, soprattutto, quando a mogli, madri, padri e figli di due pescatori, nei quali solo energumeni certi di immunità potevano fingere di aver visto dei pirati, avranno avuto giustizia. E non da una magistratura dell’Aja di cui si sa chi serve, come la Corte Internazionale di Giustizia, che processa solo gente con la pelle scura, o come Il Tribunale dell’Aja per la Jugoslavia, che ammazza gli imputati di cui non riesce a provare la colpa. Intanto alla Pinotti, nel bacio a Girone, gli rimanga in bocca il sapore di un morto ammazzato.
 
Su Albertazzi i vermi prima ancora di essere sepolto
 
 
Con Giorgio Albertazzi è morto un grandissimo attore, a 92 anni, sul palcoscenico, da Adriano imperatore. Un uomo che ha cosparso la Terra di conoscenza, cultura, poesia, verità. Ci ha portato Shakespeare, il sommo arciere contro i despoti e i truffatori, Dante, nel modo in cui oggi ci può aiutare a essere italiani dignitosi, Brecht, il fustigatore dei potenti,  Pirandello che taglia a fette le doppiezze e miserie della borghesia, Adriano, il saggio che cuce la vita alla morte e viceversa. Miseria infinita sotterra quei ciarlatani che hanno rimasticato nelle gengive purulente, tra un infimo pettegolezzo e l’altro (il “vanitoso”, lo “sciupafemmine”), l’eterna condanna per il suo volontariato da ragazzo nella Repubblica Sociale (ovviamente in vetta “il manifesto”). 
 
Anch’io sono stato Balilla, peggio sono stato nella Hitlerjugend. Degli idioti privi di argomenti ne hanno fatto strumento per avvolgermi in ombre di sospetto, se non di condanna. Peggio ancora, mia madre e io abbiamo avuto per caro amico un poeta, un appassionato del suo paese, anche lui un ex-volontario di Salò. Si chiamava Alessandro Guarnieri. Era il 1950, io avevo 16 anni, lui 25 ed era segretario dei giovani di una formazione neofascista. Una delle persone più gentili e colte che abbia conosciuto. Insegnava lettere italiane al liceo. Qualche anno dopo ho saputo che si era suicidato. Da tempo aveva mollato i camerati. Era uscito così dal conflitto tra il suo animo gentile e nobile e la vicenda in cui la storia lo aveva infilato. Sto alla tomba di Giorgio e Alessandro. Da bambino e ragazzo ne ho condiviso tempi e scelte. Come loro ho saltato il guardrail. Li rispetto. Mi aspetto un colpo alla nuca da quelli che si dicono comunisti.
 
Berlinguer &Co reclutati? No, volontari.
Ah, l’indignazione, lo scandalo, il turbamento profondo, la collera! Questi cialtroni si sono permessi di schierare nell proprie file nientemeno che Berlinguer, Ingrao, Nilde Jotti! Quale aberrazione, quale ingiuria alla verità, quale falsificazione storica!  Ma vi pare? Non dico che i cialtroni non siano cialtroni e, per non sapere di cosa stavano parlando, non abbiano cercato di truffare la gente facendosi i soliti selfie da deficienti accanto ai cartonati di quei padri del PCI, ma che dico PCI, del comunismo tout court, della democrazia, di tutto ciò che si oppone alla sciagurata truffa della riforma costituzionale. Gli hanno fatto dire “sì”, quei mistificatori, quegli appropriatori indebiti.
 
E invece, se non mi lapidate (come usa tra i vostri amici sauditi, e non tra i miei iraniani), dirò che avevano quasi ragione, per quanto a dispetto loro che sono in malissima fede. Nessuno può far dire a cadaveri, oltre tutto già abbondantemente decomposti, dei “sì” o dei “no”. Ma affinità, convergenze, parentele, quelle, sì, le può ben rivendicare. Si Tratta di tre soggetti, tutti laureati padri della Patria da destra e sinistra, cioè da destrasinistra, che per quanto ci è capitato tra capo e collo alcuni anni dopo, neanche tanti, hanno messo in corso i lavori.
 
Ingrao era una specie di Cadorna, o Badoglio, che diceva ai suoi “armiamoci e partite” e quelli del “manifesto”, dopo averli allevati e istigati, li lasciò al freddo del girone degli eretici, mentre lui se ne restò al caldo del sole dell’onnipotente. Una formula che, pur ornata di pessime poesie e di sproporzionata autostima, non ha mai abbandonato. Ne ricordo con una certa impressione l’occhio sospettoso, cattivo, da questurino. Berlinguer, con il suo tappeto rosso-comunista steso alla più feroce belva della storia, la Nato, con il suo, ahinoi, non morganatico sposalizio con i cannibali della classe che pretendeva di difendere, detto compromesso storico, ha spianato la strada a tutti i discendenti della stirpe dei consociativi, da Occhetto a D’Alema, ai vendipatria e mafiocapitalisti di oggi Per quel che riguarda la togliattianissima Ninfona Egeriona del Migliore, Nilde Jotti, basta l’ordine imperativo impartito dall’alto del suo togliattismo al PCI in corso di suicidio concordato da Napolitano e Occhetto con quelli di Washington: “Lo stesso Togliatti avrebbe dato il proprio assenso a questo profondo cambiamento del PCI”. Sic stantis rebus, quale misfatto avrebbero mai commesso quelli che al “si” per quanto gli Usa ordinano oggi hanno reclutato gli antesignani destrisinistri che il “sì” lo dissero agli Usa allora? Una e costante la strategia. Uni e costanti i suoi utili idioti.
 
 
 
Quando Gaber cantava queste cose ci sembravano un po’ qualunquiste. Ma come, non eravamo stati in piazza giorno dopo giorno fino a poco prima per smantellare il sistema capitalista e patriarcale? Non c’era il  Partito Democratico della Sinistra, erede del più Grande Partito Comunista d’Occidente, ma scevro del detestato stalinismo, con in capo tanto di figlioli di Berlinguer e nipotini di Togliatti? Non ci eravamo appena ripresi dal riflusso degli anni ’80 e non ci stavamo lanciando a testa bassa contro la fascistoide vandea di destra berlusconiana? Non stavamo tutti con Oslo e i due Stati in Palestina? Non avevamo appena deplorato le bombe all’uranio sull’Iraq, pur amettendo che quel mostro di Saddam Hussein doveva essere tolto di mezzo insieme a tutti quei dittatori che rifiutavano la nostra democrazia, i nostri diritti umani?
 
Invece Giorgio Gaber aveva avuto la vista lunga. Dai germogli di gramigna nascosti sotto la collisione-collusione tra rossi papaveri e fiordalisi azzurri aveva tratto la visione di un campo sconfinato nel quale indistinte erbacce – cos’è la destra, cos’è la sinistra – si sarebbero fuse in un’unica distesa di piante parassite, utili solo a nutrire grossi, tossici insetti di bocca buona. Questo è il nostro panorama interno. Ma, fuori, oltre all’orizzonte chiuso da rampicanti saprofiti, qualcosa ci sarà di bello, di colorato? Vediamo.
 
Panorama destrosinistro dalla finestra
Dover percepire quasi come un sollievo dedicarsi alle questioni internazionali, anche le più drammatiche, tragiche, scellerate, pur di sfuggire allo smisurato squallore, all’infinita cialtroneria, alla bassezza immonda del nostro quadro domestico, ci dà già l’idea di a che cosa siamo ridotti. Ci eravamo appena liberati di un ciarlatano che per mezzo secolo aveva rotto i coglioni e disseminato nequizie politiche e scioperi della fame a favore dell’antropofagia capital- imperialista, da lui definita liberale, che abbiamo dovuto sottostare all’assordante cacofonia di coloro che lo esaltavano da padre della patria dopo averlo trattato da zimbello reazionario da schiaffeggiare, non solo figuratamente. Così coloro che, avendolo sbertucciato, per ottime o pessime ragioni, durante tutta la durata dei suoi schiamazzi finto-antagonisti, poi lo hanno elevato al rango di un Cavour o di un Mazzini, sono riusciti a incastrarsi nella Storia perfino a un piano più basso di lui.
 
E allora fuggiamo all’estero. Ecco qua cos’è la destra, cos’è la sinistra, in Siria. Un unico pappone offerto a nutrimento dei meravigliosi rivoluzionari curdi di Kobane che, avendo reclutato a copertura alcuni siriani sbandati e confusi, subito nobilitati dall’etichetta Forze Democratiche Siriane, avendo offerto una base e un aeroporto agli Usa su un pezzo di Siria e avendone ottenuto in cambio copertura aerea, ora si apprestano a “liberare” Raqqa, “capitale” di Daish. L’intera faccenda, a parte essere rivoltante e l’ennesima conferma della doppiezza dei curdi siriani, non dissimile da quella dei fratelli iracheni pratici di contrabbando, narcotraffico e vendutisi a Israele, è essenzialmente propaganda. La stessa che sta pompando una presunta offensiva dei curdi iracheni sulla roccaforte Daish di Mosul. IL motivo è che a Raqqa, come a Mosul dopo aver liberato gran parte della provincia di Fallujah, si stanno avvicinando le forze lealiste dei rispettivi governi legittimi, esercito iracheno e milizie popolari in Iraq, Esercito Arabo Siriano, Hezbollah, milizie iraniane in Siria.
Gli infami e loro idolatri
 
 US boots on the ground in Kobane
 
I curdi di Kobani stanno ancora a una cinquantina di km da Raqqa, ma intanto lo schiamazzo suscitato dalla loro presunta offensiva è riuscita oscurare totalmente la costante avanzata dei patrioti  (a cui il mercenariato Isis di Nato, Turchia e Golfo, battuto sul terreno, reagisce con la classica arma imperialista, le stragi terroristiche contro civili  Baghdad, Damascso, Latakia). E qui è di un’evidenza abbagliante la natura di vera destra di una sinistra che, spesasi con passione a sostenere le campagne di diffamazione imperialiste contro Assad, ora inneggia a forze curde che hanno, sì, inglobato alcuni sbandati siriani per potersi presentare come forza siro-curda e non insospettire l’opinione pubblica sui propri intenti strategici. Che sono quelli dell’imperialismo e dei suoi scagnozzi turco e del Golfo: distruggere lo Stato nazionale siriano, frantumare il paese in tre o più parti di cui quella preminente, legata alle quinte colonne curde in Iraq e Turchia, diverrebbe il Kurdistan siriano. Allo scopo sono presenti e attivi in prima linea qualcosa come 300 ultratecnologici Berretti Verdi Usa, che, senza minimamente scomporre i nostri sinistri quando riconoscono a quei curdi la qualifica di “eroica avanguardia democratica e libera” di tutto il Medioriente, recano sulla divisa sia le insegne loro, a stelle e strisce, sia quella comuni a PKK e a YPG, con la famosa stella rossa rivoluzionaria in campo giallo o verde. Berretti Verdi di provata esperienza criminale e partigiani curdi di provata fede rivoluzionaria.
  
 Berretti Verdi con doppie insegne
 
Come da decenni in Iraq, questi curdi non sono che la quinta colonna della strategia sion-imperialista di divisione in frammenti dei grandi Stati arabi laici e sovrani. Si sono assunti ilruolo che negli ambienti di mafia viene definito degli infami. La loro presunta identità progressista, rivoluzionaria, emancipata, su cui intessono peana i destrisinistri, non è niente di più  di ciò che caratterizza i combattenti che da 6 anni resistono al moloch Nato e ai macellai jihadisti che la Nato e le dittature antropofaghe della regione gli hanno lanciato contro. Anzi. Offrire nel Rojava una base aerea agli Usa, permettere al devastatore imperialista dei popoli di incistarsi nella Siria martoriata da un vero genocidio, farsi aprire la strada da Forze Speciali Usa nell’invasione e occupazione di territorio arabo allo scopo di dividere la Siria, è forse la cosa più abbietta che la sedicente sinistra abbia sostenuto.
 
Gli Usa, a cui il popolo siriano e i suoi alleati, russi in testa, hanno impedito di risolvere la questione alla libica e rotto il giocattolo della guerra surrogata, affidata a clienti locali e ai loro mozzateste da mille euro al mese, importati da ogni dove, ora chiederanno ai mercenari di prima scelta di sloggiare e di farsi sostituire dai curdi, meglio accetti in tutto l’arco “democratico”. Costoro conterranno di venirne ripagati con un boccone di Siria che sarebbe il doppio di quanto storicamente è territorio abitato da una maggioranza curda. Come avvenuto in Iraq, con Niniveh e Kirkuk.e come si vorrebbe che succedesse con Mosul, dove i curdi non ci sono mai stati, se non ora per commerciare con l’Isis in petrolio rubato.
 
Tutto questo apre una considerevole contraddizione tra Washington e la Turchia del mattoide con gli artigli Erdogan, pilastro Nato nella regione, cui ogni ipotesi di presenza curda siriana collegata a quella in corso di sterminio dal suo lato della frontiera, fa venire attacchi epilettici che poi scarica facendo saltare per aria un po’ della propria gente, quella che non mostra di amarlo intensamente. Ma dei curdi USraele evidentemente non può fare a meno, se deve disintegrare la Siria. E difficilmente i russi liquideranno gli invasori e spartitori curdi come hanno fatto con l’Isis. Tanto che li stanno ancora corteggiando, illudendosi di strapparli agli avversari. Cosa che appare remota, alla luce di quanto Usa e Israele hanno intessuto finora con le altre componenti della regione curda.
 
A Erdogan non va tanto bene, ora che i russi gli hanno tagliato i traffici di petrolio con l’Isis (ma l’UE compensa con i soldi-premio per trattenere i migranti) e che i curdi siriani occupano quasi tutta quella zona di confine che avrebbe dovuto diventare la famosa “zona cuscinetto” all’interno della Siria, dalla quale manovrare verso il cuore del paese. In compenso hanno i propri jihadisti nel nordovest, intorno ad Aleppo, che continuano a essere riforniti alla stessa maniera e con maggiore intensità rispetto a quando ne denunciarono l’ingresso dalla Turchia i due giornalisti di Cumhurriet, Can Dundar ed Erdem Gul, che Erdogan vuole all’ergastolo. Il sultano lucidamente fuori di testa ha dalla sua anche Angela Merkel, padrona d’Europa, e l’UE che, terrorizzata dalla spada di Damocle dei migranti che Erdogan gli agita sul muso, magari allestendo qualche corpicino di bimbo siriano sulla spiaggia, con 3 miliardi e mezzo all’anno gli finanzia la guerra santa alla Siria. Mica i lager della fame e dell’abiezione in cui rinchiude un paio di milioni di siriani.
 
 Masskiller Usa con insegna YPG
 
Erdogan? Un modello.
Una lezione subito appresa dai Fratelli di Erdogan della Fratellanza Musulmana in Libia, quella prediletta tanto dai riorganizzatori genocidiali del Medioriente, quanto dai nostri destrisinistri, quelli con per house organ “il manifesto” o l’agenziuccola “Pressenza” del Partito Umanista (vedere, nell’ultimo bollettino, l’orgasmo per l’Obama “antinucleare” a Hiroshima). Vengono tutti dalla Tripolitania sotto controllo dei FM e delle loro bande jihadiste, e in particolare da Sabratha, specializzata in ricatti all’Italia  anche mediante esecuzione di ostaggi, le ondate di annegati e sopravvissuti, ora riorientate, dai soliti padrini delle migrazioni di massa anti-europee, dai Balcani otturati alle coste italiane. A Erdogan, per tappare il rubinetto che lui controlla, l’UE paga quanto basterebbe per ricostruire un bel po’ di Siria. A Tripoli, alla marionetta  con burattinaio, ma senza teatro, Al Serraj, non servono soldi (li hanno già sottratti alle casse del popolo libico), ma armi e, se non basta, armigeri Nato. Non tanto per cacciare l’Isis che i turchi hanno fatto arrivare via mare e installato a Sirte. Quelli sono cugini e si toglieranno di mezzo quando arriva il fischio del pecoraro. Piuttosto per neutralizzare la minaccia di una Libia libica e laica come quella che si coltiva in Cirenaica con il governo unitario (compresi ghedddafiani) di Al Thinni e del generale Haftar e grazie al concorso dell’Egitto, alla faccia dei sabotaggi tipo Regeni (rampollo dello spionaggio anglo-americano) o tipo aerei di linea fatti esplodere.
 
Ma torniamo un attimo a Erdogan. E’ vero che guarda di sottecchi agli Usa con gli occhi iniettati di sangue per come questi si stanno coccolando e allevando i curdi siriani (che si dicono parenti stretti del PKK turco). Ma voglio fare una previsione. Tutto si accomoderà. Non s’è trovato d’amore e d’accordo con i curdi di quel bandito di Massud Barzani, contro il quale si sta rivoltando metà della sua popolazione? Non trafficano insieme in petrolio e non gli prospetta un’occupazione curda del Nord Iraq lo sminuzzamento di un grande paese rivale a forte presenza scita e inclinazione iraniana? E se alla fine si rassegnerà alla sopravvivenza della Siria, non lo farà anche perché, pur non avendocela fatta wahabiti e Fratelli Musulmani a cancellarla dalla faccia della Terra, perlomeno l’hanno mutilata e fratturata proprio i curdi di quel paese? Quanto ai suoi, di curdi, tra un Ocalan che da tempo ha calato le braghe e si è riconosciuto turco, purchè un pochino federato, e una repressione capillare e senza freni, un qualche modus vivendi si verrà pure a creare. Scommettiamo?
 
Del resto non fidatevi dei leggeri arricciamenti di naso che i boss europei esibiscono di fronte ai pinochettismi di questo satrapo sanguinario, quando elimina giornalisti, giudici, investigatori, quando toglie l’immunità a parlamentari d’opposizione, quando passa leggi antiterrorismo di taglio nazista, pretende visti liberi per i suoi di terroristi e manda affanculo Bruxelles, quando per l’ennesima volta si scopre che senza i rifornimenti turchi gli assassini della Siria sarebbero alla canna del gas. Alla vista di quanto Hollande e gli altri Al Capone nelle capitali europee stanno infliggendo alle proprie società con l’alibi del terrorismo (autogenerato e, soprattutto, autogestito), non è difficile rendersi conto che, sotto gli arricciamenti di quei lunghissimi nasi, si allarga a 32 denti il sorriso di chi apprezza nella Turchia di Erdogan il modello del proprio futuro nazionale ed europeo.
 
A noi perciò la soddisfazione di essere visti dai nostri governanti e sorveglianti come Erdogan vede i curdi. Quelli suoi.
 
Intanto in Francia e Belgio
Sempre che il virus del 1789 non infetti anche noi, quello che ora sta imperversando in Francia con cose da noi non più viste dal 1947, con occupazione di fabbriche, blocco di raffinerie e centrali nucleari, fermo dei trasporti ferroviari e su gomma, scioperi generali, studenti e lavoratori e intellettuali e donne sulle barricate, banche in fiamme e difesa ad oltranza della piazza da un mese e vai, con il contagio che supera il confine col Belgio. Che ci faccia capire come per prendere la Bastiglia, o cacciare l’alieno che ci sta sul groppone (che si chiami padrone o Nato), oggi non serva più l’arma delle armi, chè per quella saremmo fottuti subito, ma l’arma del blocco di massa del paese. Che contro quello non bastano neppure le catene delll’emergenza, dello stato d’assedio , della brutalità bestiale del repressore, dell’occhio del nemico fin dentro il tuo cervello, tutta roba per cui i noti servizi, per niente deviati, hanno fornito ottimo pretesti. Non farlo funzionare, lo Stato, significa farlo cadere come un castello di carta cui venga meno la base. E’ già successo nei nostri tempi, in Venezuela, in Bolivia, in Ecuador, in Argentina. In Grecia sarebbe successo se non si fossero fidati di uno sporco rinnegato e delle luride destresinistre europee che con il belletto ne hanno coperto le brutture.
 
 
Magari nei prossimi giorni si vedrà che era solo un sogno. E che a noi di virus arrivano solo quelli dell’aviaria, o della mucca pazza.
 
 
L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa
dove non si sa. (
Giorgio Gaber)
 
Pubblicato da alle ore 23:00